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mercoledì 27 aprile 2016
domenica 24 aprile 2016
SU RESISTENZA ED UMANA INDOLE, GIORNO DOPO GIORNO
"[...] Questo è un mondo/ che ti logora di dentro/ ma non vedo/ come fare ad essere contro./ Non mi arrendo/ ma per essere sincero/ io non trovo proprio niente/ che assomigli al vero. [...]
Non a caso la nostra coscienza/ ci sembra inadeguata/ quest'assalto di tecnologia/ ci ha sconvolto la vita. [...] Io che non riesco più a giudicare/ non so neanche che cosa dire/ della mia solitudine. [...] Ma noi siamo talmente toccati/ da chi sta soffrendo/ ci fa orrore la fame, la guerra/ le ingiustizie del mondo./ Com'è bello occuparsi dei dolori/ di tanta, tanta gente/ dal momento che in fondo/ non ce ne frega niente. [...] il falso è un'illusione che ci piace/
il falso è quello che credono tutti/ è il racconto mascherato dei fatti/
il falso è misterioso/ e assai più oscuro/ se è mescolato/ insieme a un po' di vero [...]"
(Il tutto è falso, G.Gaber, cit.)
Fonte immagine: redbiancoenero.wordpress.com
venerdì 22 aprile 2016
"IL MUSEO DEI NUMERI", CERCANDO RISPOSTE PER IL MONDO DELLA MATEMATICA
Quali e quanti sono i significati che è possibile attribuire a numeri, matematica e discipline scientifiche? Il percorso dell'essere umano è da tantissimo tempo (contras)segnato dal saper fare di conto e dalla possibilità di rendere numerabile tutto ciò che può esserlo.
Di pari passo con questa storia il numero è da sempre invenzione e convenzione, stabilita dall'uomo per poter dare una struttura alla realtà. Contemporaneamente a questo dato di sostanza sono arrivate, nei secoli, altr(ettant)e parole ad accompagnare questo percorso: ricerca, infinitamente grande, infinitamente piccolo.
L'approccio scientifico nei confronti del reale presuppone, in prima istanza, la realizzazione di quel metodo sperimentale di galileiana memoria fondato sull'analisi specifica di modellazioni matematiche o matematico-fisiche. Senza queste nessun tentativo di comprensione e descrizione del reale potrebbe essere possibile. Dietro a tutto questo rimangono, come comuni denominatori, sempre ed identicamente loro: i numeri. Ciò che è numero può rendere pregio e possibilità nell'analisi di ciò che è reale. Cosa si potrebbe scrivere qualora si volesse provare ad effettuare un parallelo fra storia dell'essere umano e diffusione dei numeri?
A questa domanda cerca di rispondere l'opera "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", scritto da Piergiorgio Odifreddi e pubblicato da Rizzoli.
Un libro che prova a partire da una serie di domande che, in quanto uomini, prima o poi dovrebbe essere opportuno cercare di porre. Una prima possibilità viene fornita dall'introduzione alla presente opera, riportata sin dalla copertina:
"[...] 'Cos'è il numero, che l'uomo lo può capire? E cos'è l'uomo, che può capire il numero?' A porsi queste domande fu nel 1960 il neurofisiologo Warren McCulloch, evidentemente insoddisfatto delle molte rigide e vuote definizioni che erano state sciorinate fino ad allora dai filosofi. [...]"
Il tentativo fatto dall'autore converge verso la necessità di dare ordine e storia al pensiero che ha costruito e permesso a numeri e scienze matematiche di diffondersi:
"[...] In questo libro Piergiorgio Odifreddi affronta le [...] domande con approccio tecnico e pratico: invece di provare inutilmente a dirci cos'è il numero in astratto, ci mostra utilmente una serie di numeri in concreto. [...]"
Le potenzialità di illustrare cosa possano essere i numeri sia da un punto di vista tecnico che da un aspetto pratico permette di avere, prescindendo dai contesti storici, un terreno sempre fertile per favorire la nascita di un pensiero e la crescita di metodi capaci di favorire una ricerca verso 'porti' a cui ancora nulla è attraccato:
"[...] [L'autore] ne ha scelti una cinquantina tra quelli che meglio si prestano a essere raccontati, e ce li illustra come se fosse la guida di un museo, mostrandoci di ciascuno la struttura globale e i particolari locali. Passeggiando tra i quadri di questa esposizione, il lettore troverà i piccoli grandi numeri da 0 a 9, accorgendosi di non conoscerli così bene come pensava.
Scoprirà il fascino di numeri che credeva senza interesse [...]. Proverà a immaginare numeri tanto grandi da essere quasi inafferrabili e inconcepibili. E arriverà infine a intuire perché i matematici pensano che i numeri siano la cosa più vicina al divino che l'uomo possa percepire: perché lo sono. [...]"
Sullo sfondo, fra storie e numeri da esplorare, la possibilità di capirne di più per quanto riguarda la storia umana:
"[...] Che legame c'è [...] fra numeri e uomini? Gli uomini hanno inventato i numeri dal nulla, o li hanno scoperti nell'esistente? E sono gli unici esseri viventi a intenderli, o anche altri li percepiscono? [...]" Fonte: Contare con le dita, "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", P.Odifreddi, Rizzoli Editore
Di pari passo con questa storia il numero è da sempre invenzione e convenzione, stabilita dall'uomo per poter dare una struttura alla realtà. Contemporaneamente a questo dato di sostanza sono arrivate, nei secoli, altr(ettant)e parole ad accompagnare questo percorso: ricerca, infinitamente grande, infinitamente piccolo.
L'approccio scientifico nei confronti del reale presuppone, in prima istanza, la realizzazione di quel metodo sperimentale di galileiana memoria fondato sull'analisi specifica di modellazioni matematiche o matematico-fisiche. Senza queste nessun tentativo di comprensione e descrizione del reale potrebbe essere possibile. Dietro a tutto questo rimangono, come comuni denominatori, sempre ed identicamente loro: i numeri. Ciò che è numero può rendere pregio e possibilità nell'analisi di ciò che è reale. Cosa si potrebbe scrivere qualora si volesse provare ad effettuare un parallelo fra storia dell'essere umano e diffusione dei numeri?
A questa domanda cerca di rispondere l'opera "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", scritto da Piergiorgio Odifreddi e pubblicato da Rizzoli.
Un libro che prova a partire da una serie di domande che, in quanto uomini, prima o poi dovrebbe essere opportuno cercare di porre. Una prima possibilità viene fornita dall'introduzione alla presente opera, riportata sin dalla copertina:
"[...] 'Cos'è il numero, che l'uomo lo può capire? E cos'è l'uomo, che può capire il numero?' A porsi queste domande fu nel 1960 il neurofisiologo Warren McCulloch, evidentemente insoddisfatto delle molte rigide e vuote definizioni che erano state sciorinate fino ad allora dai filosofi. [...]"
Il tentativo fatto dall'autore converge verso la necessità di dare ordine e storia al pensiero che ha costruito e permesso a numeri e scienze matematiche di diffondersi:
"[...] In questo libro Piergiorgio Odifreddi affronta le [...] domande con approccio tecnico e pratico: invece di provare inutilmente a dirci cos'è il numero in astratto, ci mostra utilmente una serie di numeri in concreto. [...]"
Le potenzialità di illustrare cosa possano essere i numeri sia da un punto di vista tecnico che da un aspetto pratico permette di avere, prescindendo dai contesti storici, un terreno sempre fertile per favorire la nascita di un pensiero e la crescita di metodi capaci di favorire una ricerca verso 'porti' a cui ancora nulla è attraccato:
"[...] [L'autore] ne ha scelti una cinquantina tra quelli che meglio si prestano a essere raccontati, e ce li illustra come se fosse la guida di un museo, mostrandoci di ciascuno la struttura globale e i particolari locali. Passeggiando tra i quadri di questa esposizione, il lettore troverà i piccoli grandi numeri da 0 a 9, accorgendosi di non conoscerli così bene come pensava.
Scoprirà il fascino di numeri che credeva senza interesse [...]. Proverà a immaginare numeri tanto grandi da essere quasi inafferrabili e inconcepibili. E arriverà infine a intuire perché i matematici pensano che i numeri siano la cosa più vicina al divino che l'uomo possa percepire: perché lo sono. [...]"
Sullo sfondo, fra storie e numeri da esplorare, la possibilità di capirne di più per quanto riguarda la storia umana:
"[...] Che legame c'è [...] fra numeri e uomini? Gli uomini hanno inventato i numeri dal nulla, o li hanno scoperti nell'esistente? E sono gli unici esseri viventi a intenderli, o anche altri li percepiscono? [...]" Fonte: Contare con le dita, "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", P.Odifreddi, Rizzoli Editore
giovedì 21 aprile 2016
FRA ESSERI UMANI, OSSESSIONI E REALTA' MULTIFORMI
"[...] Siamo ossessionati da noi stessi. Studiamo la nostra storia, la nostra psicologia, la nostra filosofia, la nostra letteratura, i nostri dèi. Molto del nostro sapere è un rigirare dell'uomo intorno a se stesso, come fossimo noi a cosa più importante dell'Universo. [...]
Quello che vediamo [...] non fa che meravigliarci. Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta.
Che fosse ferma al centro del mondo. Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso. Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali.
Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo.
L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto. L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti. Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità.
Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati.
Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo cose profonde. [...]"
Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", C.Rovelli, Scienza e Idee - Raffaello Cortina Editore
Quello che vediamo [...] non fa che meravigliarci. Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta.
Che fosse ferma al centro del mondo. Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso. Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali.
Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo.
L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto. L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti. Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità.
Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati.
Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo cose profonde. [...]"
Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", C.Rovelli, Scienza e Idee - Raffaello Cortina Editore
Fonte immagine: greenme.it
martedì 19 aprile 2016
FRA POESIA, POETI E DECLIN(ANT)I UMANI(TA')...
"[...] Se dovessi sparire nei meandri della terra
e non vedere più la luce del giorno
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di New York il poeta è da solo e nessuno lo salverà [...]
è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di Parigi il poeta è da solo e nessuno lo salverà.
Vecchia sporca Dublino per un figlio che ritorna
sei una madre che attende al tramonto
con la puzza di alcool, coi baci e le canzoni
per chi è stato un prigionero lontano
c'è una bomba e una pistola, un inglese da accoppare
e una divisa dell'esercito in verde
ma è sempre soltanto la stessa vacchia storia e nessuna lo capirà
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di Dublino il poeta è da solo e nessuno lo salverà. [...]"
(Morte di un poeta, Modena City Ramblers, cit.)
Fonte immagine:
"Poesia e convivialità, verso un'ecologia del vivere umano",
italiachecambia.org
sabato 16 aprile 2016
FRA TRAGUARDI, CASTELLI E CREATURE DI PRIMAVERA...
"[...] Costruiremo un bel castello/ e poi lo sfasceremo/ in seguito a un duello immaginario./ Saremo due turisti col naso sempre in aria/ e le valigie che aspettano in albergo./ Sei una creatura di prima scelta [...] Ti piacciono i difetti e ascolti/ il lato b dei dischi vecchi/ che stendi sopra il letto./ Sei una creatura di primavera/ fuori intanto sta soffiando una bufera [...]" (Pensandoti, S.Bersani, cit.)
Il compleanno, M.Chagall
mercoledì 13 aprile 2016
"QUANDO E' TROPPO E' TROPPO", LEGGENDO DI BERNARD SANDERS
Quale sia l'effetto che la candidatura di Bernie Sanders stia producendo nella società americana è cosa ormai risaputa ed acclarata, in quanto molto grandi sono le eco che sta riuscendo a produrre una figura fuori dalle tradizionali convenzioni.
Le ragioni di un certo modo di fare ed interpretare la politica sembrano essere dirette conseguenze di un'esistenza vissuta dalla parte di convinzioni ben precise, dilazionate sui differenti livelli istituzionali rivestiti.
Alcune di queste sfaccettature sono contenute nell'opera "Quando è troppo è troppo - contro Wall Street, per cambiare l'America", raccolta di scritti e frammenti d'esistenza del candidato alla Casa Bianca curata da Rosa Fioravante e pubblicata da Castelvecchi per la collana Radar.
La forza che promuove un'opera simile è imperniata su convinzioni che hanno prodotto (o cercato di produrre), grazie ad una serie di battaglie tanto imponenti quanto frontali su alcuni squilibri chiave, precise consapevolezze in seno alla società americana.
La ventata di novità che ha trascinato questa candidatura ad un progressivo affermarsi nei confronti di precisi segmenti della società americana è stata dettata da linee cardine che il presente testo concorre al definire sin dalla copertina:
"[...] Un socialista alla Casa Bianca? Bernard [...] Sanders sta sconvolgendo l'America e il mondo. Primo candidato nella storia USA a rifiutare i finanziamenti dei grandi donatori, delle lobby e di Wall Street, Sanders ha presentato un programma di cambiamento radicale, una vera e propria 'rivoluzione politica', come lui stesso la definisce, dalla parte dei giovani, dei disoccupati, dei lavoratori, della classe media impoverita dalla crisi. [...]"
Mediante una selezione dei suoi maggiori discorsi è quindi possibile delineare un pensiero politico, capace di incidere in maniera importante su una serie di squilibri non sanati (e/o forse non sanabili?) sia nel contesto americano che nelle sfere legate al contesto mondiale.
La storia del candidato concorre a definire una rilevante figura che ha saputo istituzionalizzarsi senza forse perdere la spinta propulsiva data dal percepire ciò che di distorto esiste nella società come essenziale da abbattere. Leggendo una sua brevissima biografia è possibile accorgersi di quale portata siano state le battaglie intraprese negli anni di politica, prescindendo dai livelli istituzionali strutturati nel tempo:
"[...] Nato nel 1941 a Brooklyn da genitori ebrei emigrati dalla Polonia, viene eletto Sindaco per un pugno di voti come candidato indipendente a Burlington (Vermont) nel 1981.
Dopo l'elezione a Deputato nel 1990, entra in Senato, sempre nel Vermont, nel 2006, dove porta avanti dure battaglie contro gli sgravi fiscali ai più ricchi e a favore di politiche sociali più avanzate. Nel maggio 2015 si candida alla Presidenza degli Stati Uniti. [...]"
Fra discorsi e citazioni viene tratteggiata la serie di intenzioni e di progetti che la sua candidatura cerca di portare all'attenzione della società americana (ma non solo), concorrendo al definire una serie di obiettivi non privi di problematiche, controversie e difficoltà sostanziali da (provare ad) abbattere:
"[...] E' ora che milioni di famiglie di lavoratori si uniscano per ridare vita alla democrazia americana, eliminare i privilegi delle oligarchie economico-finanziarie, fermare il collasso della classe media, assicurare ai nostri figli e nipoti una vita di qualità, garantendo loro salute, benessere, sicurezza e felicità. [...]"
Leggere per approvare, discutere, approfondire ed anche confutare.
Oppure semplicemente per saperne di più.
martedì 12 aprile 2016
SULL'ANDARE CONTROCORRENTE, PER PARTE UMANA
"[...] Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo [...]
la maggioranza sta [...]
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie.
Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna [...]
per chi viaggia in direzione ostinata e contraria [...]
Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere. [...]"
(Smisurata preghiera, F. De Andrè, cit.)
L'Heureux Donateur, R.Magritte
domenica 10 aprile 2016
VERSO CHI (E CIO' CHE) E' ELEMENTARE
"[...] Un uomo sta seduto con un'ombra accanto
osserva l'ingresso del suo labirinto
ma il futuro che lo insegue, il passato gli è davanti, ma lui, lui resta lì [...]
all'incrocio tra il niente e una vita indegna
ma una mano leggera gli sfiora dolce il viso [...]
Un uomo che cammina lungo un
precipizio, sembra indifferente e non guarda in basso
con quella sensazione di essere immortale di chi ha perso tutto
poi vede quella stanza in fondo al corridoio,
quella in cui quando si entra tutto quanto è buio
così afferra la maniglia respira, chiude gli occhi,
apre la porta e tutto è lì [...]"
(Elementare, N.Fabi, cit.)
giovedì 7 aprile 2016
SU FELICITA' (PRESUNTA)...E DOMANDE
"Quando, all'alba, dall'ombra s'affaccia,
discende le lucide scale
e vanisce; ecco dietro la traccia
d'un fievole sibilo d'ale,
io la inseguo per monti, per piani,
nel mare, nel cielo: già in cuore
io la vedo, già tendo le mani,
già tengo la gloria e l'amore.
Ahi! ma solo al tramonto m'appare,
su l'orlo dell'ombra lontano,
e mi sembra in silenzio accennare
lontano, lontano, lontano.
La via fatta, il trascorso dolore,
m'accenna col tacito dito:
improvvisa, con lieve stridore,
discende al silenzio infinito."
(La felicità, G.Pascoli, cit.)
lunedì 4 aprile 2016
SU NUOVE PROSPETTIVE DI VITA, NEL MONDO E PER L'ESSERE UMANO
"[...] Io come uomo io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo che tocca il fondo
ma forse al peggio non c'è mai una fine.
Nel frattempo la vita non si arrende
e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni tante storie
con l'inutile idea di colmare
la mancanza [...] di una vera coscienza.
E' come se dovessimo riempire, un vuoto profondo.
E allora ci mettiamo dentro rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale,
brandelli di antichi ideali, un po' di antirazzismo [...].
La decadenza che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano. [...]
E' come se la vecchia morale non ci bastasse più.
In compenso se ne sta diffondendo una nuova,
che consiste nel prendere in considerazione più che altro,
i doveri degli altri, verso di noi.
Sembrerà strano,
ma sta diventando fortemente morale,
tutto ciò che ci conviene. Praticamente un affare. [...]
E pensare che basterebbe pochissimo.
Basterebbe spostare a stacco, la nostra angolazione visiva.
Guardare le cose come fosse la prima volta.
Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. [...]
Dubitare dei nostri pensieri fermi sicuri, inamovibili.
Dubitare delle nostre convinzioni, presuntuose e saccenti.
Basterebbe smettere una volta per tutte, di sentirsi sempre delle brave persone. [...]
Basterebbe smascherare, smascherare tutto. [...]
Smascherare la nostra falsa coscienza individuale. Subito. [...]
Sì basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile.
Basterebbe smettere di piagnucolare criticare affermare fare il tifo, e leggere i giornali.
Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. [...]
Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione.
Rendersi conto che l'unico obiettivo non può essere il miglioramento delle nostre condizioni economiche, perché la vera posta in gioco, è la nostra vita.
Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del destino del lavoro, e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza della stupidità degli uomini.
Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare le nostre presunte sicurezze. [...]"
(Una nuova coscienza, G.Gaber, cit.)
sabato 2 aprile 2016
FRA FELICITA', PAURE ED ATTIMI (IR)RAGGIUNGIBILI
"[...] Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case. [...]"
Felicità raggiunta, E.Montale
venerdì 1 aprile 2016
"IL CLIMA CHE CAMBIA", VALUTANDONE EFFETTI E RISCHI
Quali potrebbero e possono essere le implicazioni che il cambiamento climatico causerà sul pianeta Terra e, conseguentemente, sull'essere umano e sulle intere specie animali e vegetali?
Attraverso quali ambiti specifici è possibile comprendere le serie di degenerazioni e peggioramenti a cui l'umanità può o potrebbe andare incontro qualora non venissero pienamente comprese le questioni attualmente in corso di progressiva concretizzazione?
Il punto sul cambiamento climatico contribuisce ad innescare un circolo vizioso che potrebbe condurre ad implicazioni fortemente negative su un'altra grande serie di settori: società, politica, economia, sopravvivenza delle specie, sviluppo economico e dinamiche regolanti lo sviluppo nei Paesi poveri solo per citare alcune delle potenziali conseguenze.
Le domande da muovere attorno ad una questione sostanziale come questa possono, alla luce delle questioni riferite, essere potenzialmente sterminate: quali sono le misure prese dalle Istituzioni per far fronte a politiche di mitigazione e/o di adattamento verso ciò che è appare ormai inevitabile?
Quali potrebbero essere le questioni più scottanti da regol(ament)are, tenendo presenti le concrete problematiche di azione e definizione di provvedimenti che sappiano incidere sulla carne viva del dibattito? Mediante quali perimetri sarebbe necessario adoperarsi per effettuare opere di formazione e sensibilizzazione in materia di energia e cambiamento climatico?
Quali sono le modalità attivabili o già presenti di finanziamento e promozione economica, vincolate alla necessità di affrontare con capacità critica le degenerazioni derivanti dal cambiamento climatico?
A queste ed a molt(issim)e altre domande risulterà sempre più puntuale ed urgente rispondere in futuro, proprio in virtù del fatto che certe forme di cambiamento ed inasprimento saranno inevitabili.
Su queste linee si muove il libro "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", scritto da Carlo Carraro ed Alessandra Mazzai ed edito da Il Mulino - Upm.
Le serie di punti ed argomentazioni che si muovono attorno ai cambiamenti climatici sono citate esplicitamente dagli stessi autori come inevitabili:
"[...] La temperatura media globale è in crescita ormai da più di cent'anni.
Con sempre maggiore frequenza eventi estremi come uragani, piogge torrenziali o siccità prolungate rovesciano sul nostro habitat e le nostre vite i loro effetti disastrosi.
Al pari della disoccupazione e delle crisi monetarie internazionali, il cambiamento climatico è uno dei grandi problemi economici (oltre che etici) da fronteggiare. Possiamo ancora farlo?
La direzione giusta [...] è quella dello sviluppo sostenibile: una strada che, agendo con urgenza, è ancora possibile percorrere. [...]"
L'urgenza di prendere una "direzione giusta" si muove verso la possibilità di costruire una strada che sappia essere strutturalmente imperniata su una serie di dati di fatto dai quali è impossibile ormai prescindere. Da questi dati discendono una lunga serie di questioni a cui, allo stato attuale, è essenziale rispondere con pragmatica operatività:
"[...] Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in tempi rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare?
In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Il limitare sprechi e disuguaglianze deve essere un imperativo strutturale entro il quale circoscrivere scelte future e provvedimenti attuali, proprio perché si dovrà cercare di costruire percorsi nei quali strutturare progressivamente nuovi modi di percepire sia l'ambiente che l'economia ambientale legata alle potenziali perdite subite dalla società e dal mondo intero.
Diffusione e sensibilizzazione su questo argomento ruotano attorno ad una serie di imperativi che è e sarà in futuro sempre più complicato nascondere e/o sottovalutare:
"[...] Da un lato, è necessario cambiare i nostri comportamenti di consumo e i nostri sistemi produttivi, in particolare in campo energetico, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, principale causa del cambiamento climatico. Dall'altro, dobbiamo costruire quelle infrastrutture e sviluppare quelle tecnologie che ci difenderanno dagli impatti dei cambiamenti del clima.
Le conseguenze del clima che cambia rappresentano sicuramente un problema ambientale e sociale, ma costituiscono soprattutto una fondamentale questione economica, che pervade ogni possibile decisione di Governi, Istituzioni e imprese. Controllare il clima che cambia significa orientare oggi, con urgenza, investimenti per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non servono molte spese aggiuntive: serve soprattutto ri-direzionare quelle già messe in campo, in modo che tengano conto della minaccia del cambiamento climatico. [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Risulterà quindi sostanziale adoperarsi per definire concretamente gli ambiti d'azione entro i quali poter procedere, andando ad innescare progressivi miglioramenti su una definita serie di argomentazioni concrete. Da queste specificità sarà possibile descrivere una serie di capitoli e peculiarità pienamente strutturate:
Attraverso quali ambiti specifici è possibile comprendere le serie di degenerazioni e peggioramenti a cui l'umanità può o potrebbe andare incontro qualora non venissero pienamente comprese le questioni attualmente in corso di progressiva concretizzazione?
Il punto sul cambiamento climatico contribuisce ad innescare un circolo vizioso che potrebbe condurre ad implicazioni fortemente negative su un'altra grande serie di settori: società, politica, economia, sopravvivenza delle specie, sviluppo economico e dinamiche regolanti lo sviluppo nei Paesi poveri solo per citare alcune delle potenziali conseguenze.
Le domande da muovere attorno ad una questione sostanziale come questa possono, alla luce delle questioni riferite, essere potenzialmente sterminate: quali sono le misure prese dalle Istituzioni per far fronte a politiche di mitigazione e/o di adattamento verso ciò che è appare ormai inevitabile?
Quali potrebbero essere le questioni più scottanti da regol(ament)are, tenendo presenti le concrete problematiche di azione e definizione di provvedimenti che sappiano incidere sulla carne viva del dibattito? Mediante quali perimetri sarebbe necessario adoperarsi per effettuare opere di formazione e sensibilizzazione in materia di energia e cambiamento climatico?
Quali sono le modalità attivabili o già presenti di finanziamento e promozione economica, vincolate alla necessità di affrontare con capacità critica le degenerazioni derivanti dal cambiamento climatico?
A queste ed a molt(issim)e altre domande risulterà sempre più puntuale ed urgente rispondere in futuro, proprio in virtù del fatto che certe forme di cambiamento ed inasprimento saranno inevitabili.
Su queste linee si muove il libro "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", scritto da Carlo Carraro ed Alessandra Mazzai ed edito da Il Mulino - Upm.
Le serie di punti ed argomentazioni che si muovono attorno ai cambiamenti climatici sono citate esplicitamente dagli stessi autori come inevitabili:
"[...] La temperatura media globale è in crescita ormai da più di cent'anni.
Con sempre maggiore frequenza eventi estremi come uragani, piogge torrenziali o siccità prolungate rovesciano sul nostro habitat e le nostre vite i loro effetti disastrosi.
Al pari della disoccupazione e delle crisi monetarie internazionali, il cambiamento climatico è uno dei grandi problemi economici (oltre che etici) da fronteggiare. Possiamo ancora farlo?
La direzione giusta [...] è quella dello sviluppo sostenibile: una strada che, agendo con urgenza, è ancora possibile percorrere. [...]"
L'urgenza di prendere una "direzione giusta" si muove verso la possibilità di costruire una strada che sappia essere strutturalmente imperniata su una serie di dati di fatto dai quali è impossibile ormai prescindere. Da questi dati discendono una lunga serie di questioni a cui, allo stato attuale, è essenziale rispondere con pragmatica operatività:
"[...] Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in tempi rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare?
In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Il limitare sprechi e disuguaglianze deve essere un imperativo strutturale entro il quale circoscrivere scelte future e provvedimenti attuali, proprio perché si dovrà cercare di costruire percorsi nei quali strutturare progressivamente nuovi modi di percepire sia l'ambiente che l'economia ambientale legata alle potenziali perdite subite dalla società e dal mondo intero.
Diffusione e sensibilizzazione su questo argomento ruotano attorno ad una serie di imperativi che è e sarà in futuro sempre più complicato nascondere e/o sottovalutare:
"[...] Da un lato, è necessario cambiare i nostri comportamenti di consumo e i nostri sistemi produttivi, in particolare in campo energetico, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, principale causa del cambiamento climatico. Dall'altro, dobbiamo costruire quelle infrastrutture e sviluppare quelle tecnologie che ci difenderanno dagli impatti dei cambiamenti del clima.
Le conseguenze del clima che cambia rappresentano sicuramente un problema ambientale e sociale, ma costituiscono soprattutto una fondamentale questione economica, che pervade ogni possibile decisione di Governi, Istituzioni e imprese. Controllare il clima che cambia significa orientare oggi, con urgenza, investimenti per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non servono molte spese aggiuntive: serve soprattutto ri-direzionare quelle già messe in campo, in modo che tengano conto della minaccia del cambiamento climatico. [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Risulterà quindi sostanziale adoperarsi per definire concretamente gli ambiti d'azione entro i quali poter procedere, andando ad innescare progressivi miglioramenti su una definita serie di argomentazioni concrete. Da queste specificità sarà possibile descrivere una serie di capitoli e peculiarità pienamente strutturate:
- Cosa dice la scienza, in materia di cambiamento climatico e di specificità riguardo a mitigazione ed adattamento;
- Quali politiche per il controllo dei cambiamenti climatici è possibile mettere progressivamente in atto, pesando con attenzione possibilità ed opportunità in materia operativa;
- Quali potrebbero essere gli impatti legati ai cambiamenti climatici, includendo nell'ipotetico "conteggio" sia rischi per la salute che pericoli legati ad insicurezza alimentare e crescita della popolazione;
- Definizione, trascorso ed evoluzione dei cambiamenti climatici in rapporto ad alcune zone critiche e fragili del pianeta Terra;
- Specificità sui provvedimenti sempre più urgenti e necessari da adottare in materia di cambiamenti climatici, cercando parimenti di comprendere quanto possa essere fondamentale fronteggiare le strade complementari di mitigazione ed adattamento strutturali;
- Metodi per quantificazione e riduzione di gas serra ed emissioni, cercando di inquadrare da vicino le tematiche legate sia al prezzo delle emissioni che ai progressi climatici da assegnare ai Paesi emergenti ed alla loro crescita soprattutto futura;
- Prospettive legate all'adattamento ai cambiamenti climatici, inquadrando sia strategie europee che cosiddette "buone pratiche" urbane per favorire percorsi di presa di consapevolezza e miglioramento;
- Provvedimenti e misure intraprese e/o da poter intraprendere per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile e la cosiddetta green economy.
La necessità di direzionare e strutturare percorsi entro cui (cercare di) strutturare il futuro è un procedere che non dovrebbe, in nessun modo, prescindere dalla possibilità di definire come prioritari i provvedimenti da realizzare in tema di mitigazione ed adattamento legati al cambiamento climatico.
Non solo un problema ambientale, appunto. Come da titolo.
domenica 27 marzo 2016
venerdì 25 marzo 2016
SU POVERTA' ENERGETICA, STATISTICHE E RISCHI AMBIENTALI
"[...] alcuni dei numeri che raccontano la povertà energetica nel mondo di oggi [...]:
- oltre 1.3 miliardi di persone, pari a circa il 19% della popolazione globale, non ha accesso a forniture affidabili ed efficienti di energia elettrica;
- oltre l'80% della popolazione mondiale che non ha accesso a forme energetiche moderne vive in aree rurali;
- nonostante gli investimenti previsti, al 2030 ancora 1 miliardo di persone non avrà accesso all'elettricità, a causa della crescita della popolazione mondiale;
- l'area geografica più penalizzata è l'Africa Sub-Sahariana, in cui è localizzata la gran parte delle popolazioni senza accesso all'energia.
La povertà energetica è allo stesso tempo un problema economico, sociale e ambientale.
In assenza di moderne reti elettriche, l'uso massivo di fonti energetiche quali legna e carbone [...] produce inquinanti nocivi per la salute di bambini ed adulti, accresce il problema della deforestazione e rilascia in atmosfera sostanze che contribuiscono a peggiorare ulteriormente il problema del riscaldamento globale [...].
Senza contare che, senza accesso all'energia, mancano le precondizioni per uscire dalla povertà.
Non c'è istruzione, non ci sono comunicazione, trasporto, produzione. Non c'è crescita economica, non c'è benessere. E i cambiamenti climatici che colpiranno le aree più povere del pianeta non faranno che rendere ancora più drammatiche le conseguenze della povertà energetica. [...]"
Fonte: "La sfida globale alla povertà energetica", "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C. Carraro - A. Mazzai, Il Mulino
Fonte immagine: Povertà energetica, iccgov.org
http://www.iccgov.org/hot-topics/poverta-energetica/
mercoledì 23 marzo 2016
VIVENDO E PROTEGGENDO, IN TEMPO TREMENDO
"[...] it's the terror of knowing
what this world is about [...]"
(Under Pressure, Queen - David Bowie, cit.)
martedì 22 marzo 2016
PESCANDO ASTERISCHI...
"[...] C'è un quaderno che nascondo
ma non ho mai scritto cosa sei
per me [...]
se gli errori li cancello
resta la peggior calligrafia
che ho avuto in vita mia
nuda lì sul foglio
io sono un pescatore di asterischi
sotto un'onda a forma di parentesi rotonda che mi porta via
non si può partecipare
subito a un concorso di poesia
che idea, intitolarla 'apnea'
vale un primo posto
in questo gioco di pensieri sporchi sopra a un letto [...]
un cielo che si appoggia sul mare
e tu impari chi sei
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare
il senso gravitazionale che non c'è [...]
siamo giocolieri non sprechiamo il tempo a cercare
il senso gravitazionale che non c'è [...]"
domenica 20 marzo 2016
"SENZA FILTRO", APPROFONDENDO LE DINAMICHE IN MATERIA DI INFORMAZIONE
Quali (e quanti) sono i vincoli che gestiscono mo(vi)menti e dinamiche capaci di regolare 'flussi' e specifiche caratteristiche dell'informazione?
Le dinamiche percepite da persone ed uomini sono vincolate strettamente ai contenuti espressi dall'informazione, in quanto la stessa dovrebbe (quantomeno teoricamente) essere veicolo di verità od almeno di conoscenza rispetto alle decisioni chiave prese dal (reputato o fondato) potere.
I conflitti che l'informazione può (contribuire ad) accendere in un contesto estremamente complesso come quello attuale possono essere potenzialmente dirompenti: cosa potrebbe accadere qualora l'informazione non riuscisse ad effettuare al meglio possibile il suo dovere?
Mediante quali 'leve' sarebbe possibile esercitare un controllo il più capillare e consapevole possibile dei mezzi e canali di informazione esistenti? Quali 'dinamiche' potrebbero sopravvivere in eventuali rapporti malati e/o compromessi fra poteri, informazione e percezione degli stessi nei confronti dei vari destinatari esistenti? Per rispondere a domande simili dovrebbe essere importante fornire esempi specifici e dinamiche puntuali mediante i quali riferirsi alla costruzione di un quadro generale utile per comprendere alcune dinamiche specifiche altrimenti (inevitabilmente) sottovalutate.
Risulta possibile agire nel solco di questi contenuti per (cercare di) definire cosa sia e come si qualifichi l'informazione nel contesto attuale, potendo attingere all'opera "Senza filtro - Chi controlla l'informazione" scritta dal saggista Alessandro Gazoia e pubblicata dall'editrice Minimum Fax.
Il contenuto del libro appare estremamente chiaro sin dal fondo dello stesso:
"[...] Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone.
Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come 'inconscio' e 'mercato' si miscelino in combinazioni diverse.
Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. [...]"
La necessità di inserirsi al meglio possibile nel dibattito esistente rischia di essere una strada alquanto ripida e scoscesa da percorrere, proprio perché moltissime sono le variabili che rischiano di non essere controllabili o definibili in un quadro estremamente fluido quale è quello contemporaneo.
Alcuni elementi chiave di incertezza ci vengono forniti dal quadro generalmente presente a livello globale, proprio perché tante sono le dinamiche di opportunità e di realtà attualmente incerte.
Dinamiche che è impossibile chiarire con certezza, in quanto può (purtroppo spesso) succedere che i controllati dell'informazione ne siano anche controllanti.
Il punto cruciale di questo circolo vizioso può (contribuire a) produrre un cortocircuito potenzialmente devastante, su una lunghissima serie di realtà: credibilità, etica, affidabilità dell'informazione, competenza od accrescimenti culturali mancati solo per citare alcuni fra gli esempi maggiormente definibili.
I settori su cui si definisce l'opera riguardano la definizione di un'importante serie di esempi specifici entro i quali poter rilevare specifiche e dinamiche capaci di spiegare e/o di compromettere le componenti informative esistenti nella società. Le realtà illustrate portano a convergenze e rapporti stretti l'informazione con una precisa serie di argomenti concreti:
Le dinamiche percepite da persone ed uomini sono vincolate strettamente ai contenuti espressi dall'informazione, in quanto la stessa dovrebbe (quantomeno teoricamente) essere veicolo di verità od almeno di conoscenza rispetto alle decisioni chiave prese dal (reputato o fondato) potere.
I conflitti che l'informazione può (contribuire ad) accendere in un contesto estremamente complesso come quello attuale possono essere potenzialmente dirompenti: cosa potrebbe accadere qualora l'informazione non riuscisse ad effettuare al meglio possibile il suo dovere?
Mediante quali 'leve' sarebbe possibile esercitare un controllo il più capillare e consapevole possibile dei mezzi e canali di informazione esistenti? Quali 'dinamiche' potrebbero sopravvivere in eventuali rapporti malati e/o compromessi fra poteri, informazione e percezione degli stessi nei confronti dei vari destinatari esistenti? Per rispondere a domande simili dovrebbe essere importante fornire esempi specifici e dinamiche puntuali mediante i quali riferirsi alla costruzione di un quadro generale utile per comprendere alcune dinamiche specifiche altrimenti (inevitabilmente) sottovalutate.
Risulta possibile agire nel solco di questi contenuti per (cercare di) definire cosa sia e come si qualifichi l'informazione nel contesto attuale, potendo attingere all'opera "Senza filtro - Chi controlla l'informazione" scritta dal saggista Alessandro Gazoia e pubblicata dall'editrice Minimum Fax.
Il contenuto del libro appare estremamente chiaro sin dal fondo dello stesso:
"[...] Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone.
Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come 'inconscio' e 'mercato' si miscelino in combinazioni diverse.
Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. [...]"
La necessità di inserirsi al meglio possibile nel dibattito esistente rischia di essere una strada alquanto ripida e scoscesa da percorrere, proprio perché moltissime sono le variabili che rischiano di non essere controllabili o definibili in un quadro estremamente fluido quale è quello contemporaneo.
Alcuni elementi chiave di incertezza ci vengono forniti dal quadro generalmente presente a livello globale, proprio perché tante sono le dinamiche di opportunità e di realtà attualmente incerte.
Dinamiche che è impossibile chiarire con certezza, in quanto può (purtroppo spesso) succedere che i controllati dell'informazione ne siano anche controllanti.
Il punto cruciale di questo circolo vizioso può (contribuire a) produrre un cortocircuito potenzialmente devastante, su una lunghissima serie di realtà: credibilità, etica, affidabilità dell'informazione, competenza od accrescimenti culturali mancati solo per citare alcuni fra gli esempi maggiormente definibili.
I settori su cui si definisce l'opera riguardano la definizione di un'importante serie di esempi specifici entro i quali poter rilevare specifiche e dinamiche capaci di spiegare e/o di compromettere le componenti informative esistenti nella società. Le realtà illustrate portano a convergenze e rapporti stretti l'informazione con una precisa serie di argomenti concreti:
- Rapporti esistenti fra informazione e potere;
- Relazioni tra frammentazioni del quadro informativo, filtri nella percezione della realtà esistente e convergenza verso argomenti strutturalmente predominanti in campi vicini a quello dell'informazione;
- Attività legate a presa di parola, innovazione ed ideologia nel campo informativo in richiamo a coesistenza di più sfere d'influenza nel campo dell'informazione;
- "Passioni" e componenti specifiche dell'informazione, in rapporto a settori ad essa solo apparentemente estranei.
L'approfondimento di argomenti tanto vicini quanto importanti e legati al settore dell'informazione dovrà essere un compito radicalmente importante da gestire, in quanto è attraverso quel canale che 'scorrono' le opportunità principali di lettura ed analisi della realtà circostante.
Il contenuto contenuto sia nel libro che nella realtà dei fatti esistenti può contribuire ad innescare, come già affermato, un circolo vizioso dal quale una società molto difficilmente può riprendersi:
"[...] Se i media vigilano sul potere politico, chi vigila sul potere dei media?
Un saggio che ci racconta la realtà complessa che sta dietro quello che ogni giorno si affaccia sui nostri schermi e ci costruisce come esseri sociali.
Una critica culturale ai pericoli della tecnocrazia, per affermare che non può esistere libertà senza conoscenza. [...]"
L'impossibilità di annullare le componenti di libertà e conoscenza di una società non può prescindere da un'informazione il più possibile corretta e svincolata da qualsivoglia dinamica di potere possibile.
Leggerne per criticare, proporre od approfondire.
sabato 19 marzo 2016
SULLA CITTA' CHE HA PERSO...QUALCOSA E/O QUALCUNO
"[...] Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio
alle uscite autostradali.
Hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano vicino agli aeroporti
le tangenziali [...] e i centri commerciali
nel fine settimana.
Hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari [...]
hanno vinto i pendolari.
Ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.
Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte [...]
Hanno vinto [...] i locali modaioli
frequentati solamente da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
Hanno vinto le filiali delle banche hanno perso i calzolai
e ha perso la città
ha perso un sogno [...]"
("Ha perso la città", N.Fabi, cit.)
("Ha perso la città", N.Fabi, cit.)
giovedì 17 marzo 2016
SU PAZZIE ED ALLEGORIE, CITANDO SAMUELE BERSANI...
"[...] Crazy Boy oggi fa la mummia
gira attorno alla sua colonna
nel palazzo del Museo [...]
Le pozzanghere e le nuvole
vanno via col sole
Crazy Boy resiste fuori, fermo non si muove
aspetta immobile [...]
Crazy Boy come prima cosa
si presenta a una grande statua [...]
Le pozzanghere e le nuvole sono di cartone
i palazzi con la luna sopra sono un'illusione
intanto è notte si anneriscono tutti i corridoi
ma c'è una stella accesa solo per Crazy Boy.
Crazy Boy nello spazio greco
crede di essere in un presepio [...]
Le pozzanghere e le nuvole corrono verso il mare
Crazy Boy ha ancora molti, troppi vetri da lavare
In mezzo al traffico, salta in piedi sul suo straccio per volare
su quella stella accesa, stella di Crazy Boy [...]"
martedì 15 marzo 2016
CLIMA, FRA DOMANDE E PE(N)SANTI ESEMPI
"[...] Che il clima sia cambiato e stia cambiando è sotto gli occhi di tutti.
Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent'anni e gli impatti del clima che cambia stano diventando concreta realtà.
Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità.
E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L'uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello Stato del New Jersey e il 4.5% del PIL dello Stato di New York.
Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzione agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell'Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell'Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica. Quali sono le origini del cambiamento climatico?
Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare?
Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente?
E cosa si potrebbe fare, in termini rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica?
E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C.Carraro, A.Mazzai, Il Mulino Società Editrice
Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent'anni e gli impatti del clima che cambia stano diventando concreta realtà.
Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità.
E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L'uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello Stato del New Jersey e il 4.5% del PIL dello Stato di New York.
Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzione agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell'Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell'Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica. Quali sono le origini del cambiamento climatico?
Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare?
Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente?
E cosa si potrebbe fare, in termini rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica?
E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C.Carraro, A.Mazzai, Il Mulino Società Editrice
Fonte immagine: nogeoingegneria.com
sabato 12 marzo 2016
SU MILIONI DI VITE, FRA PENSIERI E GIORNI...
"[...] Non c'è più tempo per aspettare
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare
Non puoi vedere solo il bene
Non puoi temere solo il male [...]
Non confondere il denaro con la ragione. [...]
Non nascondere a nessuno
Il pensiero e la dignità.
La minoranza non è una debolezza
La maggioranza non è una qualità
Ma la voce più convincente
E' spesso quella che ti spiega meno
Perchè conforta, non ti contrasta,
ti dice solo quello che vuoi sentire. [...]"
giovedì 10 marzo 2016
"DISUGUAGLIANZA": COSA POTER FARE PER (CERCARE DI) ANNULLARE LE DISPARITA' ESISTENTI?
Quanti squilibri hanno finito per essere aumentati internamente ad un mondo che ha visto una crisi economica capace di perdurare con una devastante continuità?
Quanta parte dell'umanità ha livello globale ha risentito di questi anni difficoltosi, andando a raggiungere purtroppo livelli di precarietà strutturale e tali da rendere invalicabile qualsiasi soglia di esistenza dignitosa?
Dietro a queste domande si nasconde, imperante e (pur)troppo incisivo, il concetto legato alla disuguaglianza. Quali sono i pilastri che hanno contribuito (e stanno contribuendo, anche ad oggi) a rendere una serie di disuguaglianze strutturali e protese all'incunearsi in un mondo tanto complesso come quello attuale? Effettuare una trattazione sulle disuguaglianze esistenti in un contesto sferzato da una crisi socio-economica come quella attuale rischia di essere una missione tremendamente complessa ed intricata da svolgere. Troppi sembrano quindi essere i punti di potenziale criticità, moltissime sono le questioni di interesse sensibile a cui dover rispondere in un contesto reso enormemente difficoltoso.
Superate le fasi di definizione e descrizione dei fenomeni vincolati all'esistenza delle disuguaglianze, dovrebbe risultare opportuno esporsi anche sui metodi legati alla definizione di politiche e provvedimenti specifici legati alla mitigazione delle stesse. Cosa sarebbe possibile implementare in contesti statali o continentali per l'implementazione di politiche rivolte all'abbattimento delle disuguaglianze? Parte delle risposte a questa domanda è possibile trovarle dalla lettura del libro "Disuguaglianza - Che cosa si può fare?", scritto da Anthony Barnes Atkinson e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Il primo passo per verificare la fattibilità di specifici metodi atti alla risoluzione del problema riguarda la necessità di analizzare con la maggior obiettività possibile quale sia lo status quo esistente in materia di società e squilibri economici.
A questo proposito, pertanto, la stessa opera illustra quale sia il quadro entro cui potersi ricondurre per la descrizione di fenomeni legati all'instaurarsi delle disuguaglianze in un contesto globale e tremendamente complesso quale è quello attuale:
"[...] La disuguaglianza è uno dei problemi più urgenti con cui ci confrontiamo oggi. Conosciamo la dimensione del problema [...] ma poco si è discusso di che cosa si possa fare al riguardo, a parte disperare. Secondo l'illustre economista Anthony Atkinson, possiamo fare molto di più di quanto immaginano gli scettici. [...]"
Sono spesso questi stessi scettici a frenare l'implementarsi del cambiamento, proprio perché poco votati alla realizzazione di politiche dedite a frenare il dipanarsi di squilibri e differenze su scala globale ed estesa. A questo proposito i passi da poter compiere sembrano essere imponenti:
"[...] Il punto non è semplicemente che i ricchi stanno diventando più ricchi, ma che non riusciamo a contrastare la povertà e che la rapida trasformazione dell'economia sta lasciando indietro la maggioranza delle persone. Se si vuole ridurre la disuguaglianza, non bastano le proposte di nuove tasse sui più abbienti per finanziare i programmi già esistenti. Occorrono idee originali. [...]"
E' proprio questa necessità di implementare e perseguire la realizzazione di idee originali che rende inevitabile la necessità di inseguire al meglio possibile schemi nuovi con i quali poter guardare al mondo circostante. Su questo fronte si muovono, pertanto, le trame e le argomentazioni perorate dall'economista in questione:
"[...] Atkinson raccomanda politiche innovative in cinque campi: la tecnologia, l'occupazione, i sistemi di sicurezza sociale, la condivisione del capitale e la tassazione.
E difende la validità di tali politiche a fronte degli usuali argomenti contrari e delle scuse addotte per l'inazione, ossia che un simile intervento farà contrarre l'economia, che la globalizzazione rende impossibile agire e che i costi per metterle in atto sono troppo alti.
Più che un semplice programma per il cambiamento, questo libro è una voce di speranza e di consapevole ottimismo sulle possibilità dell'azione politica. [...]"
Speranza e fiducia nelle possibilità dell'azione politica dovrebbero quindi essere caratteristiche essenziali con le quali guardare all'articolarsi potenziale del futuro, in virtù del fatto che dovrebbe proprio essere la politica a governare (o quantomeno adoperarsi per migliorare) quel che viene genericamente identificato come res publica.
Se le conseguenze dell'eventuale azione sono incerte, quelle dell'inazione potrebbero essere molto più devastanti in termini ragionevolmente più certi e radicati nelle consapevolezze collettive.
Parte da questo assunto, infatti, la prefazione all'edizione italiana scritta da Chiara Saraceno.
Traendo spunto da una citazione del sociologo svedese Goran Therborn viene descritto un quadro di massima assai poco propenso a multilinguismi o biunivocità interpretative:
"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita.
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio. E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"
Su questi fronti si declinano pertanto i quadri di proposte riscontrati, anche se tarati maggiormente sul Regno Unito; tutto questo viene svolto in quanto risulta essenziale inquadrare nella giusta maniera la definizione e la descrizione delle proposte globalmente effettuate in rapporto al quadro complessivo esistente. E' la stessa Chiara Saraceno a palesare questa necessità, attingendo sempre alla medesima prefazione allegata all'opera:
"[...] Pur occupandosi di disuguaglianza negli esiti e non solo nelle opportunità, Atkinson non è un ingenuo utopista che vagheggia una società di uguali. Piuttosto ritiene che, smontando analiticamente i meccanismi che producono disuguaglianze eccessive o non giustificate da particolari meriti, sia possibile anche mettere a punto istituti, contro-meccanismi che riequilibrino almeno in parte i rapporti di potere.
Per questo le due parti del libro - quella analitica e quella propositiva in cui vengono illustrate dettagliatamente quindici proposte di policy - vanno lette insieme.
Se si condivide l'analisi ma non le proposte, o non tutte, si è sfidati a elaborarne di migliori, o più fattibili, o più adeguate a uno specifico contesto nazionale (molte delle proposte di Atkinson sono articolate in relazione al contesto istituzionale britannico). [...]"
Le sezioni in cui si articola e si definisce la presente opera sono esplicitamente definite, seguendo un quadro esplicitamente sintetico, mediante l'elenco di seguito richiamato:
- Diagnosi e presentazione del quadro macro-economico esistente: disuguaglianze esistenti e cumulatesi, evoluzioni storiche e (dis)valori attribuibili a politiche sbagliate;
- Proposte per l'azione concreta, dipanate su una specifica serie di temi ed argomentazioni: cambiamento ed innovazione tecnologica, evoluzione di politiche occupazionali e retribuzioni, condivisione di capitali e meccanismi di tassazione progressiva, estensione collettiva di forme di sicurezza sociale - adoperarsi per minimizzare l'estensione delle disuguaglianze esistenti;
- Come adoperarsi in termini reali, valutando sostenibilità e fattibilità delle misure da intraprendere nel quadro generale: destreggiarsi nella miglior maniera possibile, tenendo presente quali siano gli ostacoli con i quali sia inevitabile destreggiarsi.
La necessità di definire e strutturare una visione alternativa parte dal presupposto che sia ormai irrimandabile il punto secondo il quale strutturare nuovi percorsi e nuove versioni della società circostante. La questione principale dalla quale iniziare a muoversi per strutturare un ragionamento serio parte dall'assunto secondo cui serve porsi domande finalizzate al potersi dare risposte adeguate sia al contesto che all'importanza delle tematiche attuali.
Cosa potersi attendere dalla lettura e dalla disamina sia del quadro di proposte che del contesto specifico? A tale questione risponde lo stesso autore, attingendo alla propria esperienza accademica:
"[...] mi è stato insegnato a chiedere 'Chi guadagna e chi perde?' da un cambiamento o da una misura economica. E' una domanda che oggi spesso manca nelle discussioni sui media e nel dibattito politico. Molti modelli economici presuppongono agenti rappresentativi identici che mettono in atto raffinati processi decisionali, in cui i problemi di distribuzione sono eliminati e non si lascia spazio a una considerazione della giustizia dell'esito risultante. [...]"
Nell'esercitarsi relativamente alla definizione di vincitori e sconfitti in tema di riforme economiche e miglioramenti sociali, pertanto, dovrà essere prioritario cercare di qualificare con piglio critico quali misure possano al contempo appartenere ad una 'diversa visione' ed essere adattabili ad un contesto statale specificamente differente da quello esplicitato dall'autore.
La sfida sembra essere tanto grande quanto grave è stata la crisi socio-economica sopportata in questi ultimi anni. A lettori, critici, detrattori e sostenitori le ulteriori sentenze.
lunedì 7 marzo 2016
SU DISUGUAGLIANZA E SU (RISCHI DI) PERDITA DI VITA
"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita.
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio.
E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"
Fonte: G.Therborn, cit. in "Prefazione all'edizione italiana", C.Saraceno - Disuguaglianza, Che cosa si può fare?, A.B.Atkinson, Raffaello Cortina Editore
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio.
E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"
Fonte: G.Therborn, cit. in "Prefazione all'edizione italiana", C.Saraceno - Disuguaglianza, Che cosa si può fare?, A.B.Atkinson, Raffaello Cortina Editore
Fonte immagine: "La disuaglianza. Un nemico da conoscere, capire e sconfiggere", luissefinanceclub.it
venerdì 4 marzo 2016
SU DISSESTO IDROGEOLOGICO, CIFRE E MESSA IN SICUREZZA DEL PAESE: FOCUS SU DATI ISPRA
La messa in pratica di politiche per la sicurezza e tutela del territorio dovrebbe costituire, alle soglie dell'anno 2016, una radicata consapevolezza capace di mantenere un Paese come l'Italia lontano il più possibile da fenomeni di pericolosità quali dissesto idrogeologico o smottamenti ciclici.
Servirebbe una 'fotografia' il più possibile fedele della situazione, proprio perché dovrebbe essere obbligatorio definire con urgenza quali provvedimenti concreti poter attuare.
Misure da rendere il più possibile capillari, mettendo l'intera popolazione a conoscenza (il più possibile approfondita) dei pericoli relativi al territorio che la circonda.
Quanta parte dell'Italia potrebbe teoricamente essere rovinata da fenomeni legati alla mancata tutela del territorio? A tale domanda dovrebbe essere necessario rispondere con urgenza, in quanto il presentarsi di variabili differenti legate a cambiamento climatico od esasperazione dei fenomeni meteo potrebbe certificare il realizzarsi di conseguenze strutturalmente negative per parte della popolazione italiana.
A questioni simili (cerca di) risponde(re) il report redatto da Ispra, in occasione dell'appuntamento rivolto al monitoraggio ed intitolato "Frane e Alluvioni: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma WEB di #italiasicura". Andando oltre slogan e proposizioni da social network, il lavoro effettuato da tecnici ed esperti ha consentito di stendere un rapporto avente lo scopo esplicitamente definito nel seguito:
"[...] l’ISPRA presenta il 'Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio'. Il Rapporto, con dati elaborati nel 2015, offre una conoscenza [...] sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale. Il Rapporto contiene [...] indicatori di rischio per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elementi fondamentali per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio e delle politiche di coesione nel Paese. [...]"
Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it
Le conseguenze esplicite di tale report hanno quindi riguardato, nei fatti, le conseguenze legate a fenomeni quali frane od alluvioni. Conseguenze sempre meno potenziali, in quanto scelte sbagliate e (prosecuzione dei) cambiamenti climatici potrebbero un domani far aumentare i rischi già presenti.
La definizione di specifici fenomeni legati a queste realtà contribuisce a delineare un quadro di tanto possibili quanto preoccupanti episodi legati al concetto di dissesto idrogeologico.
Sarà possibile trovarne una declinazione realistica nel seguito, citando quanto definito da coloro che hanno redatto la versione divulgativa del Rapporto in oggetto:
"[...] Il dissesto idrogeologico costituisce un tema di [...] rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. L’Italia, per la sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto. L’intensa urbanizzazione, avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio idrogeologico ed idraulico, unita ai fenomeni come eventi pluviometrici estremi, piene improvvise anche in area urbana, o colate rapide di fango dovuti alle evoluzioni in atto del clima hanno portato un [...] aumento degli elementi esposti e vulnerabili e quindi del rischio. La conoscenza dei fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio. [...]" Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it
Il report predisposto dagli addetti ai lavori è quindi un risultato combinato, definito per punti sintetici come focalizzato sulle tematiche riportate:
"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", isprambiente.gov.it, http://www.isprambiente.gov.it/it/events/frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura
"Rapporto ISPRA dissesto idrogeologico: 7 milioni di italiani a rischio", greenstyle.it, http://www.greenstyle.it/rapporto-ispra-dissesto-idrogeologico-7-milioni-italiani-rischio-187124.html
"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", regioni.it, http://www.regioni.it/news/2016/03/02/ispra-frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura-02-03-2016-446985/
"Dissesto idrogeologico, il report dell'Ispra: 'Anche ottantamila imprese esposte a frane e smottamenti.'", radio24.ilsole24ore.com, http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/dissesto-idrogeologico-report-ispra-110821-gSLATQNsYB?refresh_ce=1
Servirebbe una 'fotografia' il più possibile fedele della situazione, proprio perché dovrebbe essere obbligatorio definire con urgenza quali provvedimenti concreti poter attuare.
Misure da rendere il più possibile capillari, mettendo l'intera popolazione a conoscenza (il più possibile approfondita) dei pericoli relativi al territorio che la circonda.
Quanta parte dell'Italia potrebbe teoricamente essere rovinata da fenomeni legati alla mancata tutela del territorio? A tale domanda dovrebbe essere necessario rispondere con urgenza, in quanto il presentarsi di variabili differenti legate a cambiamento climatico od esasperazione dei fenomeni meteo potrebbe certificare il realizzarsi di conseguenze strutturalmente negative per parte della popolazione italiana.
A questioni simili (cerca di) risponde(re) il report redatto da Ispra, in occasione dell'appuntamento rivolto al monitoraggio ed intitolato "Frane e Alluvioni: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma WEB di #italiasicura". Andando oltre slogan e proposizioni da social network, il lavoro effettuato da tecnici ed esperti ha consentito di stendere un rapporto avente lo scopo esplicitamente definito nel seguito:
"[...] l’ISPRA presenta il 'Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio'. Il Rapporto, con dati elaborati nel 2015, offre una conoscenza [...] sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale. Il Rapporto contiene [...] indicatori di rischio per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elementi fondamentali per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio e delle politiche di coesione nel Paese. [...]"
Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it
Le conseguenze esplicite di tale report hanno quindi riguardato, nei fatti, le conseguenze legate a fenomeni quali frane od alluvioni. Conseguenze sempre meno potenziali, in quanto scelte sbagliate e (prosecuzione dei) cambiamenti climatici potrebbero un domani far aumentare i rischi già presenti.
La definizione di specifici fenomeni legati a queste realtà contribuisce a delineare un quadro di tanto possibili quanto preoccupanti episodi legati al concetto di dissesto idrogeologico.
Sarà possibile trovarne una declinazione realistica nel seguito, citando quanto definito da coloro che hanno redatto la versione divulgativa del Rapporto in oggetto:
"[...] Il dissesto idrogeologico costituisce un tema di [...] rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. L’Italia, per la sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto. L’intensa urbanizzazione, avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio idrogeologico ed idraulico, unita ai fenomeni come eventi pluviometrici estremi, piene improvvise anche in area urbana, o colate rapide di fango dovuti alle evoluzioni in atto del clima hanno portato un [...] aumento degli elementi esposti e vulnerabili e quindi del rischio. La conoscenza dei fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio. [...]" Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it
Il report predisposto dagli addetti ai lavori è quindi un risultato combinato, definito per punti sintetici come focalizzato sulle tematiche riportate:
- Episodi franosi;
- Rappresentazione dei fenomeni legati a pericolosità da frana dei piani di assetto idrogeologico;
- Episodi legati ad alluvioni;
- Rappresentazione dei fenomeni legati a criticità idrauliche;
- Fenomeni legati ad erosione costiera;
- Sviluppo e definizione dei potenziali indicatori di rischio.
Lo sviluppo dei fattori legati a potenziali indicatori di rischio concorre a definire una serie di argomenti grazie ai quali poter circoscrivere una serie di tematiche tanto complesse ed importanti per il futuro collettivo. Gli stessi indicatori di rischio sono esplicitamente definiti nel seguito:
- Popolazioni a rischio di frane;
- Industrie e servizi sottoposti a rischio di frane;
- Beni culturali sottoposti a rischio di frane;
- Popolazioni a rischio di alluvioni;
- Industrie e servizi sottoposti a rischio di alluvioni;
- Beni culturali sottoposti a rischio di alluvioni.
A fronte di queste declinazioni, pertanto, quali potranno essere le coordinate emerse dal quadro globalmente tratteggiato da tecnici ed autorità competenti? Le cifre funzionali al rispondere a tale domanda sono esplicitamente riportate nel seguito, citando dal report specifico in questione:
"[...] Supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni [...].
Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è a rischio l’88,3% dei comuni italiani. [...]
In totale, sono 7.145 (esattamente l’88,3%), i comuni a rischio frane e/o alluvioni: di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni.
Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle D'Aosta, Liguria, Emilia -
Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni. I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2.
In Italia, quasi 80.000 unità locali di imprese (circa l'1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana
elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.
Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico.
I Beni Culturali architettonici, monumentali e archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata. Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le Regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana.
Tra i Comuni, spiccano le città d'arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento.
Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media. [...]"
Fonte: Comunicato stampa, isprambiente.gov.it, http://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2016/frane-alluvioni/comunicato_stampa2mar.pdf
Il quadro di criticità dimostrate andrà quindi ad articolarsi nel rispetto di una tutela territoriale da osservare, valutando nel dettaglio quali siano i numeri e le caratteristiche di un fenomeno sempre presente nelle cronache e (teoricamente) anche nelle misure di prevenzione da intraprendere a livello di singole dimensioni territoriali.
Per saperne di più:
"Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico: oltre 7 milioni gli abitanti a rischio nell'88% dei Comuni", rivistageomedia.it, http://rivistageomedia.it/201603029293/scienze-della-terra-evidenza/rapporto-ispra-sul-dissesto-idrogeologico-oltre-7-milioni-gli-abitanti-a-rischio-nell-88-dei-comuni.html
"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", isprambiente.gov.it, http://www.isprambiente.gov.it/it/events/frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura
"Rapporto ISPRA dissesto idrogeologico: 7 milioni di italiani a rischio", greenstyle.it, http://www.greenstyle.it/rapporto-ispra-dissesto-idrogeologico-7-milioni-italiani-rischio-187124.html
"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", regioni.it, http://www.regioni.it/news/2016/03/02/ispra-frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura-02-03-2016-446985/
"Dissesto idrogeologico, il report dell'Ispra: 'Anche ottantamila imprese esposte a frane e smottamenti.'", radio24.ilsole24ore.com, http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/dissesto-idrogeologico-report-ispra-110821-gSLATQNsYB?refresh_ce=1
giovedì 3 marzo 2016
FRA VITA E COLORI, CERCANDO IL RITMO GIUSTO
"[...] un ragazzo cammina cammina,
arriva ad un muro
chiude gli occhi un momento
e davanti si vede il futuro già
[...] il futuro e' un'astronave
che non ha tempo né pietà
va su Marte va dove vuole
niente mai, lo sai, la fermerà
se ci viene incontro non fa rumore [...]
siamo tutti in ballo,
siamo sul più bello
in un acquarello che scolorirà,
che scolorirà [...]"
martedì 1 marzo 2016
" UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA' ", FRA SPECIE UMANA DA RIABILITARE E PIANETA TERRA DA CURARE
Quali potrebbero essere le 'ricette' da seguire per tutelare il pianeta Terra e, con esso, tutto lo straordinario patrimonio racchiuso al suo interno? Il peso delle attività umane sembra essere sempre più schiacciante e dirompente, in rapporto diretto ad una serie di complicanze che si stanno abbattendo con preoccupante frequenza: questioni economico-finanziarie, problematiche ambientali, difficoltà trasversali, [...].
Le problematiche che l'astronave Terra deve (e dovrà) affrontare si muovono attraverso una lunga serie di ostacoli, difficoltose vie di compromesso diplomatico (spesso insufficienti), rischi di peggioramento o tracollo. Il sistema rischia di essere totalmente indebolito, a fronte di un aggravarsi di alcune delle questioni precedentemente citate: cambiamento climatico, eccessive forme di finanziarizzazione rapportate all'andamento di società ed economie reali, progressivo esasperarsi delle tensioni sociali. Sono moltissimi i 'sintomi' che sembrano segnalare la necessità di (ri)strutturare le percezioni collettive rivolte al mondo progettato dall'essere umano: qualora questa opera di 'bonifica' non venisse fatta entro quanto tempo potrebbe sopraggiungere un tracollo definitivo?
A prescindere da qualsiasi interpretazione possibile, sembra lecito constatare quanto svariate tematiche siano enormemente collegate le une alle altre: società, clima, politica, ambiente, sviluppo e programmazione, politiche per il lavoro, provvedimenti per (limitare la dis)uguaglianza, [...].
La necessità di far fronte ad uno di questi argomenti potrà generare, inevitabilmente, l'apporto di conseguenze ulteriori nei confronti di altri 'settori' solo apparentemente lontani l'uno dall'altro.
Nell'articolare quindi una serie di ragionamenti relativi ad una caratteristica complicata quale è quella del clima e dei cambiamenti climatici, pertanto, risulta essenziale far riferimento diretto ad una larghissima serie di potenziali accezioni, conseguenze e considerazioni: alterazioni della società, questioni geo-politiche alle quali potersi riferire, equilibri diplomatici da non poter alterare eccessivamente a livello mondiale, esigenze di sostenibilità per gli equilibri ambientali, riguardi concreti nei confronti del solo pianeta a disposizione, [...].
A fronte di questi 'riferimenti' e del loro progressivo incedersi dovrebbe risultare quindi prioritario analizzare con occhio il più possibile critico e consapevole le possibili evoluzioni (od involuzioni) dei fenomeni futuri. Il dipanarsi di vicende simili dovrà articolarsi in un'opera il più possibile completa e trasversale, consapevolmente votata al discutere a tutto tondo di problemi aventi vasto approccio.
Una recente opera che si richiama a questo punto essenziale è "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", scritto da Naomi Klein e pubblicato da Bur Editore.
La non sostenibilità del sistema economico contemporaneo è qui vincolata all'alterarsi di una lunga serie di punti concreti, aventi uno sguardo a trecentosessanta gradi verso la necessità di implementare quell'approccio integrato citato in precedenza. Certezze reali nei confronti di denunciare queste compenetrazioni sempre maggiori provengono dalla stessa opera:
"[...] Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche - con i consumi e le emissioni che negli ultimi decenni sono aumentati vertiginosamente - non c'è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? [...]"
Davanti a questa domanda sembrano essere moltissime le possibili risposte, in riferimento alla necessità di azione o di inazione. Dietro alle possibili scelte da compiere sembrano nascondersi (non troppo velatamente) problematiche che hanno negli anni contribuito a generare la situazione di bassa dentro cui siamo allo stato attuale incuneati: come poter strutturare un modello economico alternativo capace di salvaguardare gli equilibri e la sostenibilità del pianeta Terra?
Le risposte affidate all'opera in questione sono le stesse che l'autrice ha sperimentato in anni ed anni di lavoro ed intervento territoriale:
"[...] La risposta di Naomi Klein è dirompente: se vogliamo salvarci, l'unica possibilità è mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia, la crescita del PIL come priorità assoluta. E se da anni siamo fermi in un irresponsabile stallo 'perché le azioni che garantirebbero ottime chance di catastrofe rappresentano una minaccia per quell'élite che tiene le redini della nostra economia e del nostro sistema politico', oggi una trasformazione profonda del nostro stile di vita non è più rinviabile - sia nelle grandi politiche industriali sia nelle scelte che coinvolgono tutti noi.
Perché, che lo vogliamo o no, 'la crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica. E' una questione di sopravvivenza.' [...]"
La questione di sopravvivenza riporta nel concreto tutto quell'insieme di urgenze che ad oggi sono state svilite, sottovalutate o ricondotte alla non azione. L'impossibilità di rendere immediate le procedure di risoluzione di problematiche e conflitti imponenti può solo contribuire a far peggiorare od aggravare la serie di squilibri già esistenti su scala globale.
Vi è, da fondo, la percezione che tutto sia vincolato e sottoposto a cambiamenti importanti e potenzialmente capaci di alterare l'insieme di 'status quo' esistenti:
"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà. La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico.
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"
Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur
Il testo in questione cerca quindi di analizzare in maniera strutturale questi problemi e questi approcci, partendo dal presupposto di definire una crisi che appare ormai tanto oggettiva quanto essenziale da circoscrivere o delimitare.
Quanta parte di vittoria o di sconfitta è ancora nelle mani dell'umanità intera?
A lettori ed interessati le complesse risposte.
Le problematiche che l'astronave Terra deve (e dovrà) affrontare si muovono attraverso una lunga serie di ostacoli, difficoltose vie di compromesso diplomatico (spesso insufficienti), rischi di peggioramento o tracollo. Il sistema rischia di essere totalmente indebolito, a fronte di un aggravarsi di alcune delle questioni precedentemente citate: cambiamento climatico, eccessive forme di finanziarizzazione rapportate all'andamento di società ed economie reali, progressivo esasperarsi delle tensioni sociali. Sono moltissimi i 'sintomi' che sembrano segnalare la necessità di (ri)strutturare le percezioni collettive rivolte al mondo progettato dall'essere umano: qualora questa opera di 'bonifica' non venisse fatta entro quanto tempo potrebbe sopraggiungere un tracollo definitivo?
A prescindere da qualsiasi interpretazione possibile, sembra lecito constatare quanto svariate tematiche siano enormemente collegate le une alle altre: società, clima, politica, ambiente, sviluppo e programmazione, politiche per il lavoro, provvedimenti per (limitare la dis)uguaglianza, [...].
La necessità di far fronte ad uno di questi argomenti potrà generare, inevitabilmente, l'apporto di conseguenze ulteriori nei confronti di altri 'settori' solo apparentemente lontani l'uno dall'altro.
Nell'articolare quindi una serie di ragionamenti relativi ad una caratteristica complicata quale è quella del clima e dei cambiamenti climatici, pertanto, risulta essenziale far riferimento diretto ad una larghissima serie di potenziali accezioni, conseguenze e considerazioni: alterazioni della società, questioni geo-politiche alle quali potersi riferire, equilibri diplomatici da non poter alterare eccessivamente a livello mondiale, esigenze di sostenibilità per gli equilibri ambientali, riguardi concreti nei confronti del solo pianeta a disposizione, [...].
A fronte di questi 'riferimenti' e del loro progressivo incedersi dovrebbe risultare quindi prioritario analizzare con occhio il più possibile critico e consapevole le possibili evoluzioni (od involuzioni) dei fenomeni futuri. Il dipanarsi di vicende simili dovrà articolarsi in un'opera il più possibile completa e trasversale, consapevolmente votata al discutere a tutto tondo di problemi aventi vasto approccio.
Una recente opera che si richiama a questo punto essenziale è "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", scritto da Naomi Klein e pubblicato da Bur Editore.
La non sostenibilità del sistema economico contemporaneo è qui vincolata all'alterarsi di una lunga serie di punti concreti, aventi uno sguardo a trecentosessanta gradi verso la necessità di implementare quell'approccio integrato citato in precedenza. Certezze reali nei confronti di denunciare queste compenetrazioni sempre maggiori provengono dalla stessa opera:
"[...] Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche - con i consumi e le emissioni che negli ultimi decenni sono aumentati vertiginosamente - non c'è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? [...]"
Davanti a questa domanda sembrano essere moltissime le possibili risposte, in riferimento alla necessità di azione o di inazione. Dietro alle possibili scelte da compiere sembrano nascondersi (non troppo velatamente) problematiche che hanno negli anni contribuito a generare la situazione di bassa dentro cui siamo allo stato attuale incuneati: come poter strutturare un modello economico alternativo capace di salvaguardare gli equilibri e la sostenibilità del pianeta Terra?
Le risposte affidate all'opera in questione sono le stesse che l'autrice ha sperimentato in anni ed anni di lavoro ed intervento territoriale:
"[...] La risposta di Naomi Klein è dirompente: se vogliamo salvarci, l'unica possibilità è mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia, la crescita del PIL come priorità assoluta. E se da anni siamo fermi in un irresponsabile stallo 'perché le azioni che garantirebbero ottime chance di catastrofe rappresentano una minaccia per quell'élite che tiene le redini della nostra economia e del nostro sistema politico', oggi una trasformazione profonda del nostro stile di vita non è più rinviabile - sia nelle grandi politiche industriali sia nelle scelte che coinvolgono tutti noi.
Perché, che lo vogliamo o no, 'la crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica. E' una questione di sopravvivenza.' [...]"
La questione di sopravvivenza riporta nel concreto tutto quell'insieme di urgenze che ad oggi sono state svilite, sottovalutate o ricondotte alla non azione. L'impossibilità di rendere immediate le procedure di risoluzione di problematiche e conflitti imponenti può solo contribuire a far peggiorare od aggravare la serie di squilibri già esistenti su scala globale.
Vi è, da fondo, la percezione che tutto sia vincolato e sottoposto a cambiamenti importanti e potenzialmente capaci di alterare l'insieme di 'status quo' esistenti:
"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà. La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico.
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"
Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur
Il testo in questione cerca quindi di analizzare in maniera strutturale questi problemi e questi approcci, partendo dal presupposto di definire una crisi che appare ormai tanto oggettiva quanto essenziale da circoscrivere o delimitare.
Quanta parte di vittoria o di sconfitta è ancora nelle mani dell'umanità intera?
A lettori ed interessati le complesse risposte.
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