"[...] Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate.
Il difficile è scoprirle. [...]"
(G.Galilei, cit.)
"[...] Se vuoi diventare un vero ricercatore della verità, almeno una volta nella vita devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutte le cose. [...]"
(Cartesio, cit.)
"[...] Mi sembra di essere stato solo un fanciullo che gioca sulla riva del mare e che si diverte a trovare di tanto in tanto una pietra più liscia delle altre [...] mentre il grande oceano della verità giace inesplorato davanti a me. [...]"
(I.Newton, cit.)
"[...] La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente. [...]"
(A.Einstein, cit.)
"[...] Le indagini scientifiche sono una sorta di guerra combattuta contro tutti i propri contemporanei e predecessori. [...]" (T.Young, cit.)
Frasi riprese da "Il libro della scienza", Gribaudo - Feltrinelli Editore
Quali sono gli effetti che studi differenti causano nei modi di apprendere, vedere e comprendere il mondo? Possono esistere confini e/o metodi di apprendimento similari fra indirizzi di studio lontani (solo apparentemente?) gli uni dagli altri?
Come è portato a vedere la realtà un tecnico rispetto ad un letterato? Possono esistere punti in comune fra architetture mentali differenti? Come finisce per strutturarsi l'uomo in una società altamente complessa come la nostra? Quali orizzonti e prospettive può avere la ricerca di nuove opportunità di vita e/o di punti da cui guardare il mondo?
Ognuna di queste domande può avere altrettante risposte; ognuna delle quali fa leva sul principio cardine secondo cui il pensiero umano (adeguatamente sviluppato) è tanto sfuggente quanto non circoscrivibile da convenzioni e convinzioni.
Ad ogni modo di pensare sono associate (o associabili) prospettive differenti di sviluppo e di definizione di progetti con cui (cercare di) lasciare la propria impronta nel mondo.
Ognuno dei modi di pensare precedentemente definiti risulta anche figlio di un percorso specifico, condotto mediante ostacoli costituiti da variegate tematiche: istruzione, apprendimento, lacune non colmate a dovere, difficoltà nel reperimento di informazioni, obiettività e coerenza di divulgazione nell'impostazione del mondo solo per citarne alcune.
In questo oceano di prospettive differenti quale ruolo finisce per avere chi ha scelto di istruirsi nel merito dell'ingegneria? Quali prospettive e visioni del mondo può avere chi ha dedicato la sua vita allo studio di discipline tecniche e/o di scienze ingegneristiche?
Il punto di criticità sostanziale riguarda la necessità di comprendere quale visione del mondo possa avere chi è "ingegneristicamente" formato. Quali risulteranno essere gli impatti potenziali delle intelligenze umane applicate al settore dell'ingegneria?
Quali e quante sono le storie che si possono enumerare nei confronti delle vicende umane e dell'impatto dello stesso uomo sull'astronave Terra?
A questa ed a moltissime delle domande precedentemente definite cerca di rispondere con esperienze ed umane vicende l'opera "Come pensano gli ingegneri - Intelligenze applicate", scritto da Guru Madhavan e pubblicato da Raffaello Cortina Editore per la collana Scienze e Idee.
L'obiettivo di fondo della presente opera è descritto sia dal titolo che dall'introduzione richiamata nella copertina del testo:
"[...] Guru Madhavan indaga il particolare stile di pensiero degli ingegneri rivelando l'enorme influenza che esercitano grazie alla loro capacità di trasformare i problemi in opportunità.
Il racconto che ne deriva mette insieme i grandi innovatori [...] e le più diverse invenzioni [...].
Madhavan individua uno strumento intellettuale flessibile nel pensiero sistemico modulare, che coglie una struttura dove apparentemente non c'è, e spiega perché concetti quali ricombinazione, pensiero per prototipi, affidabilità, standardizzazione, ottimizzazione e bilanciamento vengano applicati in campi tanto diversi quanto lo sono i trasporti, il commercio, la sanità o lo spettacolo. [...]"
Risulterà quindi possibile definire un campo nel quale comprendere, mediante storie tanto piccole quanto essenziali per il progredire della storia e dell'essere umano, quali passi le scienze ingegneristiche abbiano compiuto e (ancora di più) fatto compiere all'uomo.
Inevitabilmente l'autore porterà il lettore a riflettere anche sull'apporto che l'ingegneria ha consegnato al genere umano, durante secoli di storia e di metodi sperimentali con cui (provare ad) indagare sul mondo. Le parole chiave con cui sono strutturati gli approcci "narrativi" e divulgativi si ritrovano fra i capitoli dell'opera: combinare e ricombinare informazioni e scoperte per (ri)costruire prospettive e visioni differenti, ottimizzazione e realizzazione di prodotti ad alte forme di sostenibilità ed affidabilità, procedure di standardizzazione flessibile, processi con cui ibridare ed adattare le scoperte umane, pensare per prototipi e comprendere quali siano gli errori potenzialmente realizzabili nelle sperimentazioni.
Grazie alle pagine della presente opera si potranno comprendere quali dinamiche rimangano nella testa degli ingegneri dopo anni di studio e/o di lavoro sul campo, nelle svariate branche che sono racchiuse sotto una scienza tanto complessa.
Si potranno comprendere quali saranno i settori nei quali queste stesse componenti troveranno spiegazioni e definizioni specifiche, al fine di definire opportunità con le quali cercare di strutturare il futuro che attende l'essere umano. Futuro che, per concretizzarsi, dovrà essere inaugurato sotto la luce di molti concetti chiave: sostenibilità, umanesimo tecnico, consapevolezza del ruolo rivestito dall'essere umano nel mondo, etica e pragmatismo morale.
Quale potrebbe essere l'apporto costruttivo che l'economia circolare potrebbe consegnare a sviluppo e definizione dei sistemi produttivi? Come potrebbero definirsi le basi per un differente tipo di modello su cui strutturare la società circostante?
A queste domande risponde un articolo alquanto interessante, riportato sul sito di divulgazione ed informazione ambientale greenreport.it e scritto da Luca Aterini.
Tale documento pone in relazione e cerca di rielaborare alcune informazioni specifiche definite dalla Banca d'Italia e da Autorità continentali in materia di ambiente e di modelli di sviluppo economico.
Il quadro sostanziale da cui partire viene delineato dalla Relazione annuale della Banca d'Italia, per la quale si cerca di strutturare gli effetti che varie dinamiche hanno contemporaneamente prodotto sull'economia italiana: riduzione delle quote petrolifere, andamento dei prezzi di consumo, valutazione dei rischi esistenti sulla sostenibilità del sistema economico, strutturazione dei profili di inflazione statali.
Gli andamenti di questi fattori vengono fatti corrispondere e posti in relazione, nello specifico, come determinanti per il quadro statale e per l'evoluzione delle prospettive economiche sia di medio che di lungo termine. A queste componenti se ne possono aggiungere altre di respiro anche maggiore, come è possibile qualificare relativamente all'andamento delle economie emergenti su scala mondiale.
Per quanto riguarda le prospettive esistenti relativamente alla definizione strutturata internamente alle materie prime, dovrà essere opportuno impostare un passaggio specifico relativo a quanto citato nella relazione della Banca d'Italia:
"[...] Nel 2015 [...] è proseguita la caduta dei corsi delle materie prime diverse dal petrolio, in atto dal 2011. La diminuzione media nell'anno è stata pari al 23% per i metalli industriali, con flessioni ancora più marcate per i minerali ferrosi, nickel e rame, che hanno risentito in misura maggiore del rallentamento in Cina nell'industria pesante e nelle costruzioni. I tagli alla produzione attuati da diverse compagnie minerarie nel corso dell’anno hanno fornito un sostegno alle quotazioni soltanto a partire dai primi mesi del 2016. I corsi dei beni agricoli alla fine del 2015 si collocavano di circa il 36% al di sotto dei picchi del 2011. [...]"
Fonte: Il ruolo delle materie prime nella crisi italiana, secondo BankItalia, L.Aterini, greenreport.it
A questa prospettiva andrà affiancata, sul medio e lungo termine ed in maniera sempre maggiore e preponderante, una serie di percorsi votati al recupero ed alla rivalutazione delle materie prime e dei cicli di vita esistenti o strutturabili.
L'articolo in questione risulta, a questo proposito, estremamente chiaro e specifico nella strutturazione di provvedimenti adeguati e/o di buone pratiche aventi dimensioni di matrice continentale:
"[...] L’economia circolare [...] darà impulso alla competitività dell’Unione mettendo al riparo le imprese dalla scarsità delle risorse e dalla volatilità dei prezzi e contribuendo a creare sia nuove opportunità commerciali sia modi di produzione e consumo innovativi e più efficienti. [...]"
Fonte: Il ruolo delle materie prime nella crisi italiana, secondo BankItalia, L.Aterini, greenreport.it
Il citato contributo, definito dalla Commissione Europea nel pacchetto legislativo proposto sul tema, andrà a concretizzare la messa in opera di uno strumento capace di ovviare agli scostamenti ed alle volatilità definibili in tema di materie prime e di approvvigionamento legato ai materiali.
Da questo proposito, pertanto, si potrebbero definire proposte sempre più strutturate anche per la sola Italia. Frammenti di un modello economico più strutturato sono, su questo livello, assolutamente sostanziali ed importanti da cogliere.
Per saperne di più:
"Il ruolo delle materie prime nella crisi, secondo BankItalia", L.Aterini, greenreport.it http://www.greenreport.it/news/economia-ecologica/ruolo-delle-materie-prime-nella-crisi-italiana-secondo-bankitalia/
Quali sono e rimangono i problemi economico-finanziari di cui l'Italia è afflitta, in un momento nel quale permangono crescite pari a vari zerovirgola a dominare report e mezzi di informazione?
Quali potrebbero essere gli impatti derivanti da misure economiche e riforme strutturali da mettere in campo per (cercare di) risollevare le sorti del sistema Italia?
E' possibile affrontare discorsi su argomenti tanto imponenti senza sfociare in semplificazioni estreme di questioni che rimangono tremendamente complesse?
Mediante quali passi si potrebbero (cercare di) spiegare e divulgare i mali che hanno attanagliato il Paese e costretto una popolazione intera a vedersi immersa in uno stato di crisi che pare (purtroppo) non avere avuto nell'opinione pubblica sia colpe che colpevoli ben precisi?
Il primo passo per rispondere a questa e moltissime altre domande simili dovrebbe essere quello di rendere esplicative e chiare sia le indicazioni che le informazioni attribuibili ad una lunga serie di campi: economia, finanza, politica, società, disuguaglianza sociale, meccanismi di Governo e di Amministrazione della res publica solo per scriverne alcune.
Deve essere considerata totalmente e pienamente meritevole quell'attività che preveda la necessità di adoperarsi per enunciare e diffondere conoscenze specifiche in materie simili a quelle citate.
Tutto questo divulgare deve essere svolto al di fuori di ogni possibile tendenza complottista, nel tentativo tanto estremo quanto estremamente importante di far comprendere fino in fondo come si muovano certe dinamiche e quali siano le evoluzioni storiche che le hanno generate.
Grazie a questo incedere si potrebbe meglio comprendere come l'attuale mole di problemi sia in realtà una conseguenza più o meno diretta di situazioni pregresse, di errori non corretti, di strategie non doverosamente assimilate.
E' su queste linee fondamentali che si muove l'opera "Il macigno - Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene", scritto dal passato Commissario alla revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli e pubblicato da Feltrinelli per la collana Serie Bianca.
Il presente testo si richiama direttamente alla prima opera redatta dall'ex Commissario, intitolata "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare" e pubblicata nell'anno 2015. L'intento e la volontà di trasmettere qualche idea molto utile riguarda alla complicatissima situazione italiana sono rese esplicite sin dalla copertina del libro:
"[...] Sono decenni che gli italiani lo sanno: il debito pubblico è un problema spaventosamente grande, tanto che sembra troppo enorme per essere affrontato. Solo Carlo Cottarelli può riuscire a raccontare in termini chiari e trasparenti come stanno davvero le cose, spiegando i concetti fondamentali senza tecnicismi e utilizzando una miriade di esempi che nascono dalla sua esperienza di dirigente al Fondo Monetario Internazionale e di Commissario per la Revisione della spesa. [...] Cottarelli torna [...] ad illuminare i conti pubblici italiani, puntando l'attenzione sul debito: come si forma? Perché è così difficile ridurlo? Come mai è così importante per l'economia delle nazioni? Ci si può convivere, e in che modo? Cottarelli ha avuto esperienza diretta di molte crisi generate dal debito pubblico [...] e può quindi illustrare rischi e opportunità delle varie, possibili soluzioni del problema: da quella più combattiva (non ti pago!) a quella più ortodossa (l'austerità), fino al cauto ottimismo di una possibile via di buon senso, fatta di credibilità, crescita e attenzione al lungo periodo. [...]"
Si definiranno varie pieghe fra le pagine del libro, anticipando possibili soluzioni e definendo quali fra quelle proposte possano risultare più o meno percorribili.
La propaganda di una soluzione viaggia molto oltre la ricerca di una serie di misure reali che sappiano cercare di causare al sistema Italia il male minore fra quelli possibili, sapendo appunto che non è praticamente possibile prendere misure che sappiano generare solo effetti benefici.
Specialmente nel breve e medio termine. I passi mediante i quali si articola l'opera sono specificamente richiamati nel seguito della presente trattazione:
Quantificazione del debito pubblico italiano e delle situazioni che ne hanno condotto ad una elevata generazione;
Contesti nei quali il debito pubblico riesce a generare crisi finanziarie e cali di crescita economica;
Possibili soluzioni impostabili, sia sul breve che sul medio-lungo termine: sovranità monetaria, ripudio del debito, soluzioni intermedie, definizione di errori e di scelte passate;
Riflessioni sul patrimonio pubblico e su forme di austerità differenti da quelle usualmente note nel dibattito pubblico;
Descrizione del regime di regole fiscali ed economiche che costituiscono il corpus normativo a cui sia l'Italia che l'Europa devono adeguarsi nel contesto continentale;
Definizione degli effetti producibili dalla crescita economica in rapporto al potenziale calo degli indici di debito pubblico.
Leggerne per (cercare di) capirne e comprenderne di più.
"[...] Per concludere, insegnate al vostro allievo ad amare tutti gli uomini, anche quelli che disprezzano i loro simili; [...] dinanzi a lui parlate del genere umano con tenerezza, con pietà, ma giammai con disprezzo. O uomo, non disonorare l'uomo. [...]"
Frammenti di un diario di viaggio, capace di trasmettere anche se tramite fumetto una serie notevole di sensazioni, paradossi e durissime realtà.
Diario di viaggio che, fra spontaneità e schegge di ironia fatta per r-esistere, finisce per trasformarsi in un eloquente diario di vita. Frammenti di viaggio che vengono fatti coincidere con attimi di vita; il tutto viene raccontato e descritto da una penna con quel poco di accento romano che non guasta mai.
Queste sono le linee guida con le quali è stata costruita "Kobane Calling", ultima opera del fumettista Zerocalcare edita da Bao publishing. Il tratto fondante di un libro come questo è definito da poche parole riportate nel retro della copertina dell'opera:
"[...] Un diario di viaggio tra Turchia, Siria e Iraq, verso una coraggiosa utopia possibile: il Rojava. [...]"
Esulando dal definire cosa e come sia affrontato il Rojava nelle descrizioni fatte dagli occhi dell'autore, è possibile chiedersi quale sia il punto di vista grazie al quale questo viaggio sia articolato. Diario di viaggio scritto con capacità e consapevolezza analitica; valori come questi sono, però, ricondotti inevitabilmente all'esperienza ed alle doti nascoste di alcuni uomini.
Uomini che, in questo caso, si identificano proprio con Zerocalcare. E' lo stesso a descrivere il controverso rapporto maturato nell'opera in oggetto:
"[...] A me risulta difficile concepire un'appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono altre cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere. [...]"
Questa opera si (pro)pone l'obiettivo fondante di parlare proprio a quelle corde nascoste che ognuno di noi ha ma non sa fino in fondo di possedere. Vi sono corde che hanno la metafora di cuori rotti e sconosciuti, altre ancora si ritrovano nei volti disegnati di persone che quotidianamente affrontano realtà estreme. Vi sono ancora corde vibranti impersonate da armadilli che fungono da amici immaginari, od ancora corde rappresentate da mammut e/o da proboscidati non meglio identificati aventi scopi di costruttiva interferenza con il vignettista/protagonista dell'opera.
Si ritrova nei meandri di questa testimonianza una serie di storie che non riescono a trovare esaurimento fra le sole pagine del libro, in quanto ancorate ad una realtà che a tutt'oggi è ancora dentro un'evoluzione fra il rapido ed il torbido:
"[...] E' difficile stabilire quando finisce un libro, se provi a raccontarci dentro la vita vera. Perché quella continua a scorrere in un'infinita sequenza di eventi concatenati, e un punto non ce lo puoi mai mettere. [...]"
E' inevitabile scrivere che la vita (ed il sangue, date le crudeltà quotidianamente commesse e raccontate fra le pagine) continuerà(nno) a grondare, scendendo inarrestabile ed oltrepassando il confine giocoforza imposto dalle pagine del libro.
Vi rimangono baratri impossibili da qualificare, dolori che non si possono quantificare come si dovrebbe. In molte di queste pagine sono racchiuse esistenze cessate, vite costrette ad incandescenti "morti in vita", altrettante testimonianze figlie di una realtà che non lascia sconti o margini a ciò che è sostanzialmente tanto imprevedibile quanto durissimo da sopportare.
Queste sono solo alcune delle linee di un racconto che non può essere eccessivamente sintetizzato e, quindi, sminuito della sua costruttiva (pre)potenza. Così come non può essere svilito del suo pe(n)sante significato. Trattasi di racconto immerso in una realtà resa tramite tratto di penna e fumetto:
"[...] Facce, parole e scarabocchi da Rebibbia al confine turco-siriano. [...]"
Leggerne, mantenendosi il più ricettivi e sentimentalmente aperti possibile.
"[...] Mio caro amico, disse,/ qui sono nato,/ in questa strada/ ora lascio il mio cuore./ Ma come fai a non capire,/ è una fortuna, per voi che restate/ a piedi nudi a giocare nei prati,/ mentre là in centro respiro il cemento. [...] Solo case su case,/ catrame e cemento./ Là dove c'era l'erba ora c'è/ una città,/ e quella casa in mezzo al verde ormai/ dove sarà./ Non so, non so perché,/ perché continuano/ a costruire, le case/ e non lasciano l'erba [...]"
"[...] Quanto è alto il debito pubblico rispetto al passato? [...] La serie storica del rapporto tra debito e PIL è stata ricostruita dalla Banca d'Italia dal 1861 [...] cioè dall'Unità d'Italia. Da allora, il rapporto tra debito e PIL ha ecceduto la soglia del 130% tra il 1919 e il 1924, per effetto degli alti deficit accumulati durante la Prima Guerra Mondiale [...]. Il Regno d'Italia iniziò la sua vita con un debito piuttosto basso, intorno al 40% del PIL, ma poi il debito iniziò a crescere per effetto delle spese causate dall'unificazione del Paese e dall'aumento delle infrastrutture pubbliche, sfiorando appunto il 130% de PIL verso la fine del secolo. La crescita fu quasi continua [...]. Inizia poi una discesa fino a un minimo del 77% del PIL prima della Grande Guerra. Ma con il conflitto bellico il debito esplode, sfiorando un picco storico del 160% nel 1920. La discesa successiva viene interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale, in cui [...] il debito sale 'solo' al 100% del PIL. L'inflazione del secondo dopoguerra erode il valore del debito pubblico, che crolla sotto il 20% del PIL nel 1947. [...] Siamo virtuosi per circa due decenni: il debito resta su livelli bassi (25-35% del PIL) fino alla fine degli anni Sessanta, quando il rapporto ricomincia a crescere [...] superando il 120% [...] nel 1994. Inizia poi una lenta discesa, ma il debito non scende mai sotto il 100% del PIL. La discesa è interrotta dalla crisi economica del 2008 che spinge il rapporto oltre i 130% [...]"
Fonte: "Il debito pubblico italiano: una cifra astronomica...", "Il macigno - Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene", C.Cottarelli, Feltrinelli Editore
Fonte immagine: "1990-2010: vent'anni, tanto debito e poca crescita", Linkiesta.it
Come possono matematica, fisica e scienza cercare di leggere al meglio possibile la realtà circostante? L'obiettivo principale della conoscenza scientifica dovrebbe essere quello di (pre)occuparsi su come qualificare il mondo esterno, rendendolo maggiormente adatto a prospettive favorevoli per l'essere umano.
Le specificità su cui strutturare un percorso simile sono state caratterizzate, nella storia, da una serie di parole e concetti chiave: ricerca, opportunità, disciplina, metodo scientifico, sperimentazione.
Sullo sfondo è spesso rimasta la necessità di dover prima o poi ridiscutere (più o meno) completamente modelli ritenuti fino a poco prima insindacabili, adeguandosi a redigere nuove forme di conoscenza alla luce di quanto appreso o nuovamente sperimentato.
Scienza, mondo e visione dell'essere umano vengono a legarsi in un percorso capace di raggiungere specifici traguardi con cui inaugurare nuovi potenziali percorsi; ad ognuno di questi spettano molteplici possibilità per migliorare ed amplificare le opportunità che l'umanità ha di rendere maggiormente comprensibile questa Terra e tutto l'Universo circostante.
Vi sono state teorie così come vi sono stati errori.
Errori fatti per far compiere all'umanità intera passi avanti, nella speranza di ottenere miglioramenti con cui (provare a) costruire progresso e futuro.
Sarebbe possibile redigere un diario di viaggio per l'umanità intera, nel quale fossero racchiusi volti e progetti che hanno contribuito a costruire nuove versioni di realtà e d'Universo?
Di quali e quante pagine potrebbe essere fatto un percorso così grande ed imponente?
A queste domande cerca di rispondere l'opera "La realtà non è come appare - La struttura elementare delle cose", scritto da Carlo Rovelli e pubblicato da Raffaello Cortina Editore - Collana Scienza e Idee. Gli scopi della presente opera sono richiamati esplicitamente nella copertina dello stesso libro:
"[...] Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari. Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l'obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell'indagine in modo semplice e avvincente. [...]"
Le modalità scelte per completare un racconto così ambizioso convergono verso la necessità di definire concretamente quali uomini e quali idee fondanti abbiano contribuito a costruire il percorso unico che l'umanità ha avuto fino a questo momento.
In questo viaggio l'autore sceglie una modalità di racconto e discussione degli elementi fondanti della narrazione capace di rendere merito a protagonisti esistiti ed errori commessi:
"[...] [L'autore] Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall'Antichità alle scoperte più recenti: l'evaporazione dei buchi neri, l'Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell'informazione e l'assenza dl tempo in fisica fondamentale. [...]"
Le modalità per comprendere ed articolare questo viaggio devono scorrere mediante il concetto chiave di divulgazione; l'arte consapevole di rendere semplice e trasmissibile ciò che è difficile o poco comprensibile è un mestiere che non si apprende in poco tempo.
Tale competenza dovrebbe essere vincolante e necessaria quando si cerca di fare scienza in maniera costruttiva ed istruttiva per il prossimo. E' dentro questo cuneo che l'autore cerca di impostare un confronto con il lettore:
"[...] L'autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porto al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni oggi aperte. Soprattutto, comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi. [...]"
Le potenzialità offerte dalla scienza e dal progresso nei confronti dell'essere umano esprimono un metodo concreto con cui potersi adoperare per costruire progresso in termini concreti.
Per queste ragioni i passi del libro si articolano seguendo un percorso finalizzato a costruire un'impronta storica con cui valutare i passi in avanti fatti compiere da scienza e tecnologia all'umanità intera. I passi compiuti vengono redatti ed analizzati dall'autore mediante capitoli e paragrafi specifici, finalizzati al definire margini per creare interesse ed attenzione.
Concetti e parole chiave impiegate vengono definite, semplificate e divulgate nella consapevolezza di dover tratteggiare un viaggio importantissimo: divisibilità, natura delle cose, rivoluzione della relatività, evoluzioni di matematica e fisica, quanti, campi e particelle, spazio quantistico, tempo relazionale, (in)esistenza del tempo in rapporto alle concezioni umane, big bang e segnali dalla natura circostante. Sullo sfondo buchi neri
I tentativi di esplorazione e scoperta del mondo convergono verso la necessità di definire un quadro che sappia essere utile per rendere merito a quanta strada l'umanità sia riuscita a percorrere fino ad oggi. Sullo sfondo emerge un enorme consapevolezza di divulgazione concreta e coerente:
"[...] In questo libro racconto lo stato attuale della ricerca di questa [...] immagine del mondo, così come lo capisco oggi, cercando di metterne a fuoco i nodi essenziali e i nessi logici. Come lo si racconterebbe a un collega e amico che ti chiedesse 'Ma tu, come pensi che stiano davvero le cose?', camminando lungo il mare in una lunga notte d'estate. [...]"
Leggerne per saperne di più, confutarne od apprendere qualcosa di più.
"[...] Quest’uomo, si disse il piccolo principe, quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti, dal re, dal vanitoso, dall'ubriacone, dall'uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo.
Forse perché si occupa di altro che non di se stesso. [...]"
"[...] Questo è un mondo/ che ti logora di dentro/ ma non vedo/ come fare ad essere contro./ Non mi arrendo/ ma per essere sincero/ io non trovo proprio niente/ che assomigli al vero. [...]
Non a caso la nostra coscienza/ ci sembra inadeguata/ quest'assalto di tecnologia/ ci ha sconvolto la vita. [...] Io che non riesco più a giudicare/ non so neanche che cosa dire/ della mia solitudine. [...] Ma noi siamo talmente toccati/ da chi sta soffrendo/ ci fa orrore la fame, la guerra/ le ingiustizie del mondo./ Com'è bello occuparsi dei dolori/ di tanta, tanta gente/ dal momento che in fondo/ non ce ne frega niente. [...] il falso è un'illusione che ci piace/
il falso è quello che credono tutti/ è il racconto mascherato dei fatti/
il falso è misterioso/ e assai più oscuro/ se è mescolato/ insieme a un po' di vero [...]"
Quali e quanti sono i significati che è possibile attribuire a numeri, matematica e discipline scientifiche? Il percorso dell'essere umano è da tantissimo tempo (contras)segnato dal saper fare di conto e dalla possibilità di rendere numerabile tutto ciò che può esserlo.
Di pari passo con questa storia il numero è da sempre invenzione e convenzione, stabilita dall'uomo per poter dare una struttura alla realtà. Contemporaneamente a questo dato di sostanza sono arrivate, nei secoli, altr(ettant)e parole ad accompagnare questo percorso: ricerca, infinitamente grande, infinitamente piccolo.
L'approccio scientifico nei confronti del reale presuppone, in prima istanza, la realizzazione di quel metodo sperimentale di galileiana memoria fondato sull'analisi specifica di modellazioni matematiche o matematico-fisiche. Senza queste nessun tentativo di comprensione e descrizione del reale potrebbe essere possibile. Dietro a tutto questo rimangono, come comuni denominatori, sempre ed identicamente loro: i numeri. Ciò che è numero può rendere pregio e possibilità nell'analisi di ciò che è reale. Cosa si potrebbe scrivere qualora si volesse provare ad effettuare un parallelo fra storia dell'essere umano e diffusione dei numeri?
A questa domanda cerca di rispondere l'opera "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", scritto da Piergiorgio Odifreddi e pubblicato da Rizzoli.
Un libro che prova a partire da una serie di domande che, in quanto uomini, prima o poi dovrebbe essere opportuno cercare di porre. Una prima possibilità viene fornita dall'introduzione alla presente opera, riportata sin dalla copertina:
"[...] 'Cos'è il numero, che l'uomo lo può capire? E cos'è l'uomo, che può capire il numero?' A porsi queste domande fu nel 1960 il neurofisiologo Warren McCulloch, evidentemente insoddisfatto delle molte rigide e vuote definizioni che erano state sciorinate fino ad allora dai filosofi. [...]"
Il tentativo fatto dall'autore converge verso la necessità di dare ordine e storia al pensiero che ha costruito e permesso a numeri e scienze matematiche di diffondersi:
"[...] In questo libro Piergiorgio Odifreddi affronta le [...] domande con approccio tecnico e pratico: invece di provare inutilmente a dirci cos'è il numero in astratto, ci mostra utilmente una serie di numeri in concreto. [...]"
Le potenzialità di illustrare cosa possano essere i numeri sia da un punto di vista tecnico che da un aspetto pratico permette di avere, prescindendo dai contesti storici, un terreno sempre fertile per favorire la nascita di un pensiero e la crescita di metodi capaci di favorire una ricerca verso 'porti' a cui ancora nulla è attraccato:
"[...] [L'autore] ne ha scelti una cinquantina tra quelli che meglio si prestano a essere raccontati, e ce li illustra come se fosse la guida di un museo, mostrandoci di ciascuno la struttura globale e i particolari locali. Passeggiando tra i quadri di questa esposizione, il lettore troverà i piccoli grandi numeri da 0 a 9, accorgendosi di non conoscerli così bene come pensava. Scoprirà il fascino di numeri che credeva senza interesse [...]. Proverà a immaginare numeri tanto grandi da essere quasi inafferrabili e inconcepibili. E arriverà infine a intuire perché i matematici pensano che i numeri siano la cosa più vicina al divino che l'uomo possa percepire: perché lo sono. [...]"
Sullo sfondo, fra storie e numeri da esplorare, la possibilità di capirne di più per quanto riguarda la storia umana:
"[...] Che legame c'è [...] fra numeri e uomini? Gli uomini hanno inventato i numeri dal nulla, o li hanno scoperti nell'esistente? E sono gli unici esseri viventi a intenderli, o anche altri li percepiscono? [...]" Fonte: Contare con le dita, "Il museo dei numeri - Da zero verso l'infinito, storie dal mondo della matematica", P.Odifreddi, Rizzoli Editore
"[...] Siamo ossessionati da noi stessi. Studiamo la nostra storia, la nostra psicologia, la nostra filosofia, la nostra letteratura, i nostri dèi. Molto del nostro sapere è un rigirare dell'uomo intorno a se stesso, come fossimo noi a cosa più importante dell'Universo. [...] Quello che vediamo [...] non fa che meravigliarci. Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta. Che fosse ferma al centro del mondo. Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso. Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali. Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo. L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto. L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti. Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità. Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati. Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo cose profonde. [...]"
Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", C.Rovelli, Scienza e Idee - Raffaello Cortina Editore
"[...] Costruiremo un bel castello/ e poi lo sfasceremo/ in seguito a un duello immaginario./ Saremo due turisti col naso sempre in aria/ e le valigie che aspettano in albergo./ Sei una creatura di prima scelta [...] Ti piacciono i difetti e ascolti/ il lato b dei dischi vecchi/ che stendi sopra il letto./ Sei una creatura di primavera/ fuori intanto sta soffiando una bufera [...]" (Pensandoti, S.Bersani, cit.)
Quale sia l'effetto che la candidatura di Bernie Sanders stia producendo nella società americana è cosa ormai risaputa ed acclarata, in quanto molto grandi sono le eco che sta riuscendo a produrre una figura fuori dalle tradizionali convenzioni.
Le ragioni di un certo modo di fare ed interpretare la politica sembrano essere dirette conseguenze di un'esistenza vissuta dalla parte di convinzioni ben precise, dilazionate sui differenti livelli istituzionali rivestiti.
Alcune di queste sfaccettature sono contenute nell'opera "Quando è troppo è troppo - contro Wall Street, per cambiare l'America", raccolta di scritti e frammenti d'esistenza del candidato alla Casa Bianca curata da Rosa Fioravante e pubblicata da Castelvecchi per la collana Radar.
La forza che promuove un'opera simile è imperniata su convinzioni che hanno prodotto (o cercato di produrre), grazie ad una serie di battaglie tanto imponenti quanto frontali su alcuni squilibri chiave, precise consapevolezze in seno alla società americana.
La ventata di novità che ha trascinato questa candidatura ad un progressivo affermarsi nei confronti di precisi segmenti della società americana è stata dettata da linee cardine che il presente testo concorre al definire sin dalla copertina:
"[...] Un socialista alla Casa Bianca? Bernard [...] Sanders sta sconvolgendo l'America e il mondo. Primo candidato nella storia USA a rifiutare i finanziamenti dei grandi donatori, delle lobby e di Wall Street, Sanders ha presentato un programma di cambiamento radicale, una vera e propria 'rivoluzione politica', come lui stesso la definisce, dalla parte dei giovani, dei disoccupati, dei lavoratori, della classe media impoverita dalla crisi. [...]"
Mediante una selezione dei suoi maggiori discorsi è quindi possibile delineare un pensiero politico, capace di incidere in maniera importante su una serie di squilibri non sanati (e/o forse non sanabili?) sia nel contesto americano che nelle sfere legate al contesto mondiale.
La storia del candidato concorre a definire una rilevante figura che ha saputo istituzionalizzarsi senza forse perdere la spinta propulsiva data dal percepire ciò che di distorto esiste nella società come essenziale da abbattere. Leggendo una sua brevissima biografia è possibile accorgersi di quale portata siano state le battaglie intraprese negli anni di politica, prescindendo dai livelli istituzionali strutturati nel tempo:
"[...] Nato nel 1941 a Brooklyn da genitori ebrei emigrati dalla Polonia, viene eletto Sindaco per un pugno di voti come candidato indipendente a Burlington (Vermont) nel 1981.
Dopo l'elezione a Deputato nel 1990, entra in Senato, sempre nel Vermont, nel 2006, dove porta avanti dure battaglie contro gli sgravi fiscali ai più ricchi e a favore di politiche sociali più avanzate. Nel maggio 2015 si candida alla Presidenza degli Stati Uniti. [...]"
Fra discorsi e citazioni viene tratteggiata la serie di intenzioni e di progetti che la sua candidatura cerca di portare all'attenzione della società americana (ma non solo), concorrendo al definire una serie di obiettivi non privi di problematiche, controversie e difficoltà sostanziali da (provare ad) abbattere:
"[...] E' ora che milioni di famiglie di lavoratori si uniscano per ridare vita alla democrazia americana, eliminare i privilegi delle oligarchie economico-finanziarie, fermare il collasso della classe media, assicurare ai nostri figli e nipoti una vita di qualità, garantendo loro salute, benessere, sicurezza e felicità. [...]"
Leggere per approvare, discutere, approfondire ed anche confutare.
Rendersi conto che l'unico obiettivo non può essere il miglioramento delle nostre condizioni economiche, perché la vera posta in gioco, è la nostra vita.
Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del destino del lavoro, e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza della stupidità degli uomini.
Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare le nostre presunte sicurezze. [...]"
Quali potrebbero e possono essere le implicazioni che il cambiamento climatico causerà sul pianeta Terra e, conseguentemente, sull'essere umano e sulle intere specie animali e vegetali?
Attraverso quali ambiti specifici è possibile comprendere le serie di degenerazioni e peggioramenti a cui l'umanità può o potrebbe andare incontro qualora non venissero pienamente comprese le questioni attualmente in corso di progressiva concretizzazione?
Il punto sul cambiamento climatico contribuisce ad innescare un circolo vizioso che potrebbe condurre ad implicazioni fortemente negative su un'altra grande serie di settori: società, politica, economia, sopravvivenza delle specie, sviluppo economico e dinamiche regolanti lo sviluppo nei Paesi poveri solo per citare alcune delle potenziali conseguenze.
Le domande da muovere attorno ad una questione sostanziale come questa possono, alla luce delle questioni riferite, essere potenzialmente sterminate: quali sono le misure prese dalle Istituzioni per far fronte a politiche di mitigazione e/o di adattamento verso ciò che è appare ormai inevitabile?
Quali potrebbero essere le questioni più scottanti da regol(ament)are, tenendo presenti le concrete problematiche di azione e definizione di provvedimenti che sappiano incidere sulla carne viva del dibattito? Mediante quali perimetri sarebbe necessario adoperarsi per effettuare opere di formazione e sensibilizzazione in materia di energia e cambiamento climatico?
Quali sono le modalità attivabili o già presenti di finanziamento e promozione economica, vincolate alla necessità di affrontare con capacità critica le degenerazioni derivanti dal cambiamento climatico?
A queste ed a molt(issim)e altre domande risulterà sempre più puntuale ed urgente rispondere in futuro, proprio in virtù del fatto che certe forme di cambiamento ed inasprimento saranno inevitabili.
Su queste linee si muove il libro "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", scritto da Carlo Carraro ed Alessandra Mazzai ed edito da Il Mulino - Upm.
Le serie di punti ed argomentazioni che si muovono attorno ai cambiamenti climatici sono citate esplicitamente dagli stessi autori come inevitabili:
"[...] La temperatura media globale è in crescita ormai da più di cent'anni. Con sempre maggiore frequenza eventi estremi come uragani, piogge torrenziali o siccità prolungate rovesciano sul nostro habitat e le nostre vite i loro effetti disastrosi. Al pari della disoccupazione e delle crisi monetarie internazionali, il cambiamento climatico è uno dei grandi problemi economici (oltre che etici) da fronteggiare. Possiamo ancora farlo? La direzione giusta [...] è quella dello sviluppo sostenibile: una strada che, agendo con urgenza, è ancora possibile percorrere. [...]"
L'urgenza di prendere una "direzione giusta" si muove verso la possibilità di costruire una strada che sappia essere strutturalmente imperniata su una serie di dati di fatto dai quali è impossibile ormai prescindere. Da questi dati discendono una lunga serie di questioni a cui, allo stato attuale, è essenziale rispondere con pragmatica operatività:
"[...] Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in tempi rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Il limitare sprechi e disuguaglianze deve essere un imperativo strutturale entro il quale circoscrivere scelte future e provvedimenti attuali, proprio perché si dovrà cercare di costruire percorsi nei quali strutturare progressivamente nuovi modi di percepire sia l'ambiente che l'economia ambientale legata alle potenziali perdite subite dalla società e dal mondo intero.
Diffusione e sensibilizzazione su questo argomento ruotano attorno ad una serie di imperativi che è e sarà in futuro sempre più complicato nascondere e/o sottovalutare:
"[...] Da un lato, è necessario cambiare i nostri comportamenti di consumo e i nostri sistemi produttivi, in particolare in campo energetico, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, principale causa del cambiamento climatico. Dall'altro, dobbiamo costruire quelle infrastrutture e sviluppare quelle tecnologie che ci difenderanno dagli impatti dei cambiamenti del clima. Le conseguenze del clima che cambia rappresentano sicuramente un problema ambientale e sociale, ma costituiscono soprattutto una fondamentale questione economica, che pervade ogni possibile decisione di Governi, Istituzioni e imprese. Controllare il clima che cambia significa orientare oggi, con urgenza, investimenti per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non servono molte spese aggiuntive: serve soprattutto ri-direzionare quelle già messe in campo, in modo che tengano conto della minaccia del cambiamento climatico. [...]"
Fonte: Premessa, Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale, C.Carraro - A.Mazzai, Il Mulino
Risulterà quindi sostanziale adoperarsi per definire concretamente gli ambiti d'azione entro i quali poter procedere, andando ad innescare progressivi miglioramenti su una definita serie di argomentazioni concrete. Da queste specificità sarà possibile descrivere una serie di capitoli e peculiarità pienamente strutturate:
Cosa dice la scienza, in materia di cambiamento climatico e di specificità riguardo a mitigazione ed adattamento;
Quali politiche per il controllo dei cambiamenti climatici è possibile mettere progressivamente in atto, pesando con attenzione possibilità ed opportunità in materia operativa;
Quali potrebbero essere gli impatti legati ai cambiamenti climatici, includendo nell'ipotetico "conteggio" sia rischi per la salute che pericoli legati ad insicurezza alimentare e crescita della popolazione;
Definizione, trascorso ed evoluzione dei cambiamenti climatici in rapporto ad alcune zone critiche e fragili del pianeta Terra;
Specificità sui provvedimenti sempre più urgenti e necessari da adottare in materia di cambiamenti climatici, cercando parimenti di comprendere quanto possa essere fondamentale fronteggiare le strade complementari di mitigazione ed adattamento strutturali;
Metodi per quantificazione e riduzione di gas serra ed emissioni, cercando di inquadrare da vicino le tematiche legate sia al prezzo delle emissioni che ai progressi climatici da assegnare ai Paesi emergenti ed alla loro crescita soprattutto futura;
Prospettive legate all'adattamento ai cambiamenti climatici, inquadrando sia strategie europee che cosiddette "buone pratiche" urbane per favorire percorsi di presa di consapevolezza e miglioramento;
Provvedimenti e misure intraprese e/o da poter intraprendere per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile e la cosiddetta green economy.
La necessità di direzionare e strutturare percorsi entro cui (cercare di) strutturare il futuro è un procedere che non dovrebbe, in nessun modo, prescindere dalla possibilità di definire come prioritari i provvedimenti da realizzare in tema di mitigazione ed adattamento legati al cambiamento climatico.
Non solo un problema ambientale, appunto. Come da titolo.