venerdì 26 aprile 2019

'UNO NON VALE UNO', QUALI I POSSIBILI ORIZZONTI PER LE FORME DEMOCRATICHE E PER LA DEMOCRAZIA (IN)DIRETTA?

Quali potrebbero essere limiti, pregi e difetti degli attuali sistemi democratici?
Quante sono state le condizioni e le considerazioni che sono state portate recentemente all'attenzione delle moltitudini di persone interessate a farsi governare dai sistemi democratici mediante principi di rappresentanza? Quali sono le 'leggi' a cui i principi di rappresentanza devono sottostare per rinnovarsi senza alterare la loro 'natura' ed i 'meccanismi' per i quali sono stati a loro tempo strutturati? Quali sono le innovazioni che recenti proposte politiche si propongono di predisporre per riportare in voga l'interesse per le forme democratiche nella loro interezza?
A queste ed a moltissime altre possibili domande cerca di rispondere il libro 'Uno non vale uno - Democrazia diretta e altri miti d'oggi', scritto da Massimiliano Panarari e pubblicato da Editore Marsilio. Le ragioni che hanno spinto alla scrittura di un saggio come questo e che dovrebbero spingerne alla lettura sono riportate prioritariamente in copertina:

"[...] La democrazia diretta è un sistema realmente democratico? La politica deve parlare al popolo o come il popolo? E, poi, di cosa parliamo quando parliamo di popolo? 
Se davvero la cosiddetta 'gente comune' potesse esercitare pienamente il potere, tutto andrebbe per il meglio? Dalla retorica del Nuovo a quella del cambiamento, dalla costruzione del mito del Popolo a quella del Nemico, fino ai sogni (o incubi) della rivoluzione digitale: le parole d'ordine ossessivamente ripetute, i concetti feticcio e i luoghi comuni della nuova ideologia al potere decodificati [...]"

Come potrebbero le attuali forme di democrazia sopravvivere e/o modificarsi a fronte delle 'spinte' provenienti da nuove modalità di gestione del potere? A chi potrebbe spettare il compito di custodirle per impedire che vengano - a più riprese - distrutte od abbattute (quasi) integralmente?
Sullo sfondo rimane, per quanto concerne lo status quo, il concetto di neopopulismo così ripreso dallo stesso autore:

"[...] Il neopopulismo non è una fase transitoria. E' un cambio di paradigma della politica a tutti gli effetti, la trasfigurazione, in apparenza senza ritorno, dell'idea illuministica di opinione pubblica. [...]"

Leggerne per (provare a) saperne di più, dunque. Leggerne per condividere o confutare le argomentazioni 'qui' presenti.



giovedì 18 aprile 2019

AVENDO MALE AL (E PER IL) MONDO...

“[...] Mi fanno male i partiti. [...] 
Mi fanno male i politici sempre più viscidi, 
sempre più brutti. 
Mi fanno male i loro modi accomodanti imbecilli ruffiani. [...]
 Ma certo, hanno bisogno di noi, che li dobbiamo appoggiare, preferire, 
li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello, 
in questo grande libero mercato delle facce. [...] 
facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. 
Facce che non sanno niente e dicono di tutto. 
Facce suadenti e cordiali con il sorriso di plastica. [...] 
Facce compiaciute e vanitose che si auto incensano come vecchie baldracche. [...] 
Facce che dietro le belle frasi hanno un passato vergognoso da nascondere. [...] 
Facce megalomani da ducetti dilettanti. 
Facce ciniche da scuola di partito allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi. [...]
 Facce che straboccano solidarietà. Facce da mafiosi che combattono la mafia.
 Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta. 
Facce scolpite nella pietra, che con grande autorevolezza sparano cazzate. 
Non c’é neanche una faccia, neanche una, che abbia dentro con il segno di un qualsiasi ideale; una faccia che ricordi, il coraggio il rigore, l’esilio, la galera. No. 
C’é solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, 
l’avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere, 
facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno. 
E voi credete ancora che contino le idee. Ma quali idee? [...]”


venerdì 12 aprile 2019

DI LIBERTA' IN LIBERTA', CITANDO I NOMADI PER (LA VOGLIA DI) VOLARE

“[...] Dimmi cosa vuoi fare,/ è come stare alla catena./ 
Senza saper dove andare,/ e respirare a malapena./ 
Aspetti ancora un sorriso,/ che ti permette di sperare./ 
Che ti fa sentire vivo, fedele alla tua linea e continuare/ 
ma ti piacerebbe fuggire lontano/ e fermare chi si è permesso/ 
di legare ad un muro le tue speranze [...] 
E allora tiri di più/ e ti arrabbi di più./ 
Vivi, corri per qualcosa,/ corri per un motivo/ 
che sia la libertà di volare/ o solo di sentirsi vivo. [...] 
Vedrai che prima o poi/ qualcuno verrà di sicuro a liberarti./ 
Vedrai che ce la farai/ non è detto che per forza devi fermarti. [...]” 
(‘La libertà di volare’, Nomadi) 


martedì 9 aprile 2019

ASCOLTANDO BRUCE SPRINGSTEEN...


“[...] ‘C’est la vie’, say the old folks, 
it goes to show you never can tell. [...]”

mercoledì 3 aprile 2019

martedì 2 aprile 2019

‘LE COSE CHE NON ABBIAMO DETTO’, ASCOLTANDO NICCOLÒ FABI


“[...] Verranno a cercarci,
a disturbarci il sonno, 
come una fitta improvvisa sotto il costato,
le cose che abbiamo ignorato,
che non abbiamo detto [...]”

lunedì 1 aprile 2019

‘BUONA SORTE’, PER ANIMA E CUORE


“[...] Io non so niente di niente
e poco avrò da spiegarti
perché qui niente è facile
e spesso cambiano le regole. [...]”

sabato 23 marzo 2019

'LE MIE INVENZIONI', SCOPRENDO QUEL CHE FU TESLA

Leggere di pagine riguardanti la vita e le scoperte di uno dei più grandi (e controversi, secondo alcuni) geni dell'umanità intera può contribuire a fornire qualche delucidazione in più riguardo alle ragioni di una grandezza in vita e di un grande sviluppo delle sue scoperte ed invenzioni per il futuro dell'umanità. A questo proposito e per queste finalità è possibile leggere l'opera 'Le mie invenzioni - Autobiografia di un genio', contenente parole del grande scienziato Nikola Tesla e pubblicato da Piano B - La mala parte.
Stando a quanto richiamato dalla stessa opera, il presente testo è un adattamento tratto dall'opera 'My inventions', pubblicata nel 1919 in sei puntate nella rivista 'Electrical Experimenter'.
Lo stesso libro riassume le fasi della vita ed i pensieri di Nikola Tesla che sono passati e rimasti alla storia in quanto protagonisti della nascita di alcune considerazioni che hanno generato la nascita di sue opere ed invenzioni.
Dall'infanzia alla maturità sono state tantissime le ragioni e gli episodi che hanno prodotto il portentoso bilancio di Nikola Tesla in termini di invenzioni e capacità ingegneristiche.
Le conferme di queste evidenze si trovano sin dalle prime righe della stessa opera:

"[...] Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende esclusivamente dalle sue invenzioni. 
Esse sono il prodotto più importante della sua creatività. Il fine ultimo delle invenzioni è il dominio completo della mente sul mondo materiale, la sottomissione delle forze della natura a favore delle necessità umane. Questo è il difficile compito dell'inventore, molte volte incompreso e non ricompensato a dovere. Egli però viene ampiamente ripagato dal piacere di applicare le proprie abilità e dalla consapevolezza di far parte di una classe privilegiata, senza la quale la razza umana sarebbe già scomparsa molto tempo fa, nel corso della dura lotta contro gli spietati elementi naturali. [...]"

Leggerne per capir(n)e e scoprir(n)e di più, riguardo alla vita ed alle opere del grande Genio che fu Nikola Tesla.


domenica 10 marzo 2019

SOLO ESSERI UMANI, CITANDO NICCOLÒ FABI


“[...] È solo un uomo, ma lo voglio raccontare
perché la gioia come il dolore
si deve conservare,
si deve trasformare. [...]”

venerdì 1 marzo 2019

CERCANDO PERSONE, NEL MONDO E PER IL MONDO

"[...] Esistono persone al mondo, poche per fortuna, che credono di poter barattare una intera via crucis con una semplice stretta di mano o una visita ad un museo e che si approfittano della vostra confusione per passare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi di parole d'amore. [...]” (A. Pazienza, cit.)


domenica 24 febbraio 2019

IMPRESSIONI, FRA JAZZ E STORIA



“[...] Cos’era? Non lo so.
Quando non sai cos’è, allora è Jazz. [...]”
(A. Baricco, att.)

venerdì 22 febbraio 2019

'BOLOGNA, DICONO DI LEI', SFOGLIANDO PAGINE DI STORIA E DI ETERNITA'

Quanti hanno scritto e composto su Bologna? Quali sono state le arti che si sono concentrate in una città che, come quella di Bologna, ha avuto e da sempre ha tanto da 'dire' in materia di creatività ed attenzione alla cultura? Quali sono e quanti ancora saranno i nomi di quelli che hanno impiegato Bologna come (s)oggetto della loro Arte? A queste ed a moltissime altre domande può rispondere il libro 'Bologna - Dicono di lei, La città nella letteratura' edito da Elleboro.
Attraverso un giro immaginario nella città vengono passati al setaccio libri, canzoni e frammenti di storia riguardanti le vite di quanti - autori e non - sono passati per la città regalando prospettive di vita eterna alla stessa. Su questo proposito viene così descritta, con estrema brevità, l'opera ad oggetto:

"[...] Le più belle citazioni, poesie, cronache, strofe ed illustrazioni dedicate a Bologna. Dall'impero romano al web. Con la mappa dei luoghi letterari. [...]"

Su questo fronte emergono i luoghi ed i temi che fanno da soggetto per le 'trame' della raccolta d'opere in questione:

  • Sguardi d'insieme, fra centro e colline;
  • Monumenti e pittori;
  • Curiosità e prodotti tipici;
  • Bologna che ha sete di conoscenza;
  • Cibo e ristoranti;
  • Amori dei poeti, donne e 'stelle';
  • Stato pontificio, storia e grandi famiglie;
  • Bologna nelle Guerre, fra Risorgimento e Resistenza;
  • Combattenti per la libertà;
  • Contraddizioni cittadine mal sanate;
  • Fine delle ideologie e fuga/ricerca della modernità;
  • Città dei gialli e dei libri 'noir'.
Leggendo e cercando spunti fra le pagine si trovano nomi di autori famosi, storicamente passati alle cronache con onori e pubblicazioni importantissime; volti e storie che, almeno per una volta, hanno intrecciato il loro percorso con quello della città bolognese. Leggendo e cercando autori citati, trovando luoghi sconosciuti o non conosciuti che hanno fatto da sfondo ad alcune piccole vicende di grandi autori e personaggi storici. Leggerne e cercarne per, forse, trovare spunti utili a definire percorsi di (ri)scoperta di luoghi non conosciuti come 'fonti di ispirazione' per grandi personaggi della letteratura, dell'arte o della storia. Sullo sfondo, da migliore attrice protagonista, rimane -sempre ed eternamente immutabile sia nei pregi che nei difetti - Bologna. 


domenica 17 febbraio 2019

SU BOLOGNA, DIVISA DALLE TORRI...

"[...] Sta di fatto che le due Torri, come un punto geometrico, o come un punto astrologico, 
fisso nella pleiade delle case urbane, dividono la città in due parti, di destino, civiltà e inclinazioni diverse. Nella parte occidentale, che la collega al Nord dell'Italia, e ai paesi di lingua lombarda, la strada romana è percorsa dai grandi traffici; carri fragorosi nella notte, e gente dall'aspra parlata, che piomba nelle affumicate locande quando è già ora di letto a chieder vino; e stringe commerci, col piede sulla vettura che si muove; e qui sosta, a volte, attratta dal viso illuminato di una donna; e mette casa. Nella parte d'Oriente, la via Emilia è, fin dalla porta Ravegnana, tutta una lenta, naturale preparazione alle terre marine. Di qui si va in Romagna e nelle Marche, dove le campagne sono di un fertile umore salso. [...]"
('Giuseppe in Italia', G. Rimondi, 
cit. in 'Bologna - Dicono di lei, La città nella letteratura')

Fonte immagine: 'Le torri di Bologna dall'alto (ma dal basso)', torridibologna.it


lunedì 4 febbraio 2019

ESSERE ‘DENTRO’, FRA MUSICA E VITA


“[...] Hai dentro la tua malattia, 
hai dentro la tua cura. 
Hai pioggia dentro il Sole, 
hai ruggine e capriole. [...]”

lunedì 21 gennaio 2019

(LEGGENDO DELLA) STORIA DI BOLOGNA, DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI

Leggere di Bologna per leggere una Storia su Bologna.
Leggere delle trasformazioni che la Storia ha 'regalato' ad una città come quella di Bologna equivale a delineare un quadro futuro (od almeno futuribile) per quella che era, è e rimarrà a lungo - forse - una delle città più belle al mondo.
Leggere dei personaggi che ne hanno delineato le gesta, le fasi storiche ed i corsi o ricorsi storici può contribuire a migliorarne le prospettive e le progressive disamine socio-politiche presenti e, specialmente, future. Quale testo può essere usato per esplorare Bologna quasi come se si fosse a bordo di una macchina del tempo?
La mente vola ad un opera recentemente letta, chiamata 'Storia di Bologna - Dalle origini ai giorni nostri' - scritta da Alessandro Goldoni e pubblicata da Edizioni Biblioteca dell'Immagine.
Le ragioni che si nascondono dietro a questa lettura sono delineate nel seguito, sin dalla copertina del libro ad oggetto:

"[...] Per conoscere il carattere di una città, spesso basta osservare nelle ore di punta il barista della macchina espresso o il salumiere, cioè i mestieri da nervi a pezzi. 
Bene, il barista riesce a conversare con i clienti nella vertigine dei ristretti, lunghi, caldi in tazza fredda, macchiati, corretti, che smazza come carte da briscola. 
Il salumiere col negozio intasato, butta sulla bilancia, incarta, si toglie la biro dall'orecchio e dice battute in dialetto, un cliente, una battuta. 
Ci tornate il giorno dopo per vedere se era roba da repertorio. 
Macché è proprio uno che si diverte a tener banco, lavorando convulso come una macchina oleopneumatica. [...]" (L. Goldoni, cit.)

E' per queste ragioni che si definiscono, nella storia di Bologna, le singole storie di ognuno dei suoi abitanti i quali progressivamente vanno avanti - giorno dopo giorno, senza sosta.
L'incedere si definisce e viene come 'ospitato' da questa città, accogliendo le trasformazioni in ogni singolo anno. Per questa ragione e per questo motivo si ritrovano, fra le pagine, riferimenti storici in grandissima quantità:

"[...] Nobile e popolana, dotta e ironica, passionale e ospitale. 
Bologna dalle cento torri, che nel Medioevo la rendevano unica al mondo, appena arrivi ti abbraccia e non ti lascia più. Ti riempie di piccole attenzioni e ti invita a scoprire, ogni portico, ogni angolo, ogni pietra della sua antica e affascinante storia. 
E, come in un misterioso déjà vu, ti sembra di abitare lì da sempre, di aver frequentato l'Università più antica del mondo dove studiarono o insegnarono Dante, Copernico, Malpighi, Galvani, Carducci. Anche i colori, i suoni, i sapori diventano subito familiari. 
Bologna, semplicemente, città Madre. [...]"

Leggerne per saperne di più, dunque.



sabato 12 gennaio 2019

NON DIMENTICANDO (E RICORDANDO) FABER

"[...] la mia operazione, proprio quella delle origini, è stata di trasportare nella canzone dei temi che erano bagaglio della letteratura. Cosa che avevano già fatto prima di noi i tedeschi, attraverso operazioni certo più intuite che pensate:Kurt Weill o Bertolt Brecht in Germania; oppure i contemporanei Brassens, Brel, in Francia. Ho cercato di trasferire, nella loro stessa maniera, certi temi appartenenti esclusivamente alla letteratura in quella ch’era considerata, in Italia almeno, e a torto, un’arte minore quale la canzone [...] Nel trasformare in musica cantata una poesia non esiste un’antinomia radicale (sostanziale), esiste semmai l’esigenza formale di volgarizzare quella poesia nel senso di modificarne il lessico interpolandolo con un linguaggio volgare, cioè più popolare, che possa raggiungere sentimento e ragione di un uditorio più vasto, tutto ciò con l’ausilio della magia della musica che rimane l’unico linguaggio universale che io conosca. [...]"
(F. De André, cit.)


lunedì 7 gennaio 2019

domenica 6 gennaio 2019

CERCANDO ANIME E POSSIBILITA'


"[...] If the night turned cold 
and the stars looked down 
and you hug yourself 
on the cold cold ground, 
you wake the morning 
in a stranger's coat.
No-one would you see, 
you ask yourself, 'Who'd watch for me?' [...]"

venerdì 4 gennaio 2019

SU BOLOGNA, FRA EPOCHE ED ARTI

"[...] Da Montpellier andammo a Bologna, della quale io non credo luogo più bello e più libero trovar si potesse nel mondo intero. 
Ricorderai tu bene l'affluenza degli scolari, l'ordine, la vigilanza, la maestà dei Professori che a vederli parevano antichi giureconsulti. [...]
Ora più non avvenne e il posto di tanti e tali valentuomini nella città venne occupato dall'ignoranza [...] Bologna fu detta la grassa? [...]
Ma ficcando addentro nelle sue viscere, nelle sue midolle lo sguardo, 
tu la vedessi, ti farebbe paura la sua magrezza [...]
Delle quali cose io mi sento astretto a parlare perché tanto viva dell'antica Bologna la memoria conservo che questa d'ora vedendo, mi sembra quasi sognare, né vorrei pure a questi occhi far fede, se già per molti anni alla pace succeduta la guerra, alla libertà la schiavitù, alla abbondanza la miseria, la tristezza alla letizia e dove erano canti e balli di donzelle ridendo solo pianti dogliosi e cozzo di armi ladre e feroci, dalle torri infuori e dalle chiese che si sostennero in piedi, e mirando dall'alto le sottoposte miserie, questa che un dì fu Bologna, 
tutt'altro che Bologna a me non mi paresse. [...]"
(F. Petrarca su Bologna, 1368 
citato in 'Storia di Bologna - Dalle origini ai giorni nostri', 
Edizioni Biblioteca dell'Immagine)

"[...] A Bologna i portici tengono in piedi le case,
hanno i reumatismi e le artriti di braccia operaie,
fingono di non sentire o di non sapere
chi sta prendendo la città a calci nel sedere. [...]
a piccole dosi ci si rende immuni ai veleni [...]
Io resto immobile
chiudendo gli occhi per
riaprirli altrove. [...]
Siamo le cavie di nuovi divieti
abbiamo esaurito i passaggi segreti [...]
Non ci son angeli sul cornicione
ma telecamere anti-intrusione
al ritmo dei semafori,
io resto immobile
chiudendo gli occhi per
riaprirli altrove.
Al centro esatto di Piazza Maggiore
con leggerezza da pattinatore
Bologna adesso voltati
mi fai commuovere
lo sai che esagero con le parole. [...]"
('A Bologna', S. Bersani, cit.)

Il mercato in Piazza Maggiore - Bologna, 1855
Fonte immagine: www.bolognachecambia.it 





giovedì 3 gennaio 2019

SOMMANDO PICCOLE COSE...


"[...] Mi hai visto [...] toccare il fondo,
hai visto tutte quelle cose di cui io mi vergogno.
Hai fatto finta di non vedere quando tradivo, giocavo e imbrogliavo
Ma io [...] so perché
ancora adesso stringiamo i pugni
 e non ce ne andiamo da qui.
Conosci tutti quelli che amo [...]"

martedì 1 gennaio 2019

APPENA ARRIVATI...AL 2019

“[...] Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno/ spendono, spandono/ 
e sono quel che hanno. [...] Sono come me,/ ma si sentono meglio. [...] 
Vivono col timore di poter sembrare poveri./ 
Quel che hanno ostentano, tutto il resto invidiano,/ 
poi lo comprano,/ in costante escalation col vicino costruiscono/ 
parton dal pratino e vanno fino in cielo,/ han più parabole sul tetto/ 
che S.Marco nel Vangelo./ 
Sono quelli che di sabato lavano automobili/ 
che alla sera sfrecciano tra l'asfalto e i pargoli,/ 
medi come i ceti cui appartengono,/ terra-terra come i missili cui assomigliano./ 
Tiratissimi, s'infarinano, s'alcolizzano/ e poi s'impastano su un albero. [...] 
Sono come me, ma si sentono meglio./ Sono intorno a me,/ ma non parlano con me. [...]” 
(‘Quelli che ben pensano’, Frankie Hi Nrg, cit.)


domenica 23 dicembre 2018

"UN GIORNALISTA DA MARCIAPIEDE", LEGGENDO DI BOLOGNA E DI RICORDI

Mediante quali 'corde' un giornalista sportivo può raccontare, negli anni e nei decenni, l'evolversi di una città non solo da un punto di vista sportivo? Quali esperienze è necessario vivere, sopportare e subire per potersi veramente definire come 'parte portante' di una città? 
Le risposte possono essere estremamente complesse, specialmente se la città è di importanza notevole quale è Bologna. Per ogni giorno dovrebbe esserci un episodio, per ogni settimana una serie di storie da raccontare...limitate non solo allo sport, altrimenti è molto difficile diventare un'Istituzione di una città complessa quale è quella del capoluogo emiliano-romagnolo. 
Su questi concetti di fondo si muove "Un giornalista da marciapiede", ultimo libro del giornalista bolognese Gianfranco Civolani edito da Minerva. L'obiettivo del testo è chiaro sin dal titolo ed - anche - dalle frasi richiamate in copertina: 

"[...] Una città ricca di luoghi e storie incredibili, di personaggi e aneddoti. 
Gianfranco Civolani in questa sua ventesima opera letteraria si veste da Cicerone, ci prende sottobraccio e ci porta a spasso nel tempo con originalità e classe: da Via Aglebert a Via della Zecca, passando per Via Petrarca e Via San Felice; angoli di Bologna che si incontrano con uomini e donne che hanno scritto pagine e pagine della storia cittadina. 
I Mondiali del 1958 visti da Zanarini e il PalaDozza, la Zelinda e Arduino in Via Nosadella, Via Zamboni e l'Università, le ragazze della Libertas e i virgulti rossoblù, la Virtus e la Fortitudo, i politici e gli artisti passati sotto le Due Torri, Franco Janich in Via Bambaglioli e la sezione socialista in Via dei Coltellini...
Ma il Civ riserva anche diverse pagine e grandi ricordi a molte città del mondo che per il suo lavoro da giornalista ha frequentato. Un album dei ricordi o una guida? 
Forse entrambi, o forse, più semplicemente, quello del Civ è un atto d'amore verso la sua Bologna contro il Resto del Mondo. [...]"

Descrivere una città, consapevole dei suoi difetti e delle sue possibilità - molte delle quali espresse non appieno ed al meglio nel corso dell'incedere della Storia.
Sono tante le vie ed i ricordi che si dipanano nel corso della 'trama' e dei racconti storici: Viale Aldini, Via Altabella, Via Augusto Righi, Piazza Azzarita, Via Azzogardino, Viale Carnacini, Porta Castiglione, Via Centrotrecento, Via Dante, Via Emilio Lepido, Via Fondazza, Piazza Galvani, Via Garibaldi, Via Indipendenza, Via Lame, Piazza della Mercanzia, Via Oberdan, Via Montegrappa, Via Nosadella, Viale Panzacchi, Viale Pietramellara, Vicolo Ranocchi, Via Rizzoli, Via San Felice, Via San Mamolo, Via Stalingrado, Viale Togliatti, Via Ugo Bassi, Via Zamboni, Via della Zecca e tante altre località di una città tanto ambiziosa quanto a dimensione d'uomo. 
In ogni via, incrocio, piazza o viale citato un ricordo personale o collettivo - scritto a 'quattro mani' sia dal giornalista che dall'uomo Civolani - con molti dei suoi pregi, limiti e contraddizioni. 
Leggerne per saperne di più, per esplorare una città tanto (il)limitata fra le pagine di un libro: 

"[...] Improvvisamente mi è venuta un'idea. 
Se la città di Bologna conta centro o trecento strade, perché non potrei e dovrei raccontare cosa accadde di importante e rilevante in un centinaio di esse e perché non ricordare e raccontare cosa ci facevo lì io giovane e meno giovane? Ma allora ecco che l'idea ha preso corpo, e i personaggi elencati e citati sono una marea ed ecco che per sovrappiù ho aggiunto poi strade nel e del mondo, la Quinta Strada a Manhattan e la Gorki a Mosca e ancora Barcellona, Parigi, Mendoza e quant'altro. [...]"



mercoledì 19 dicembre 2018

CERCANDO ILLOGICHE ALLEGRIE, IN TEMPI DI DIFFICOLTA' E VELOCITA'

"[...] Da solo lungo l'autostrada/ 
alle prime luci del mattino/ 
a volte spengo anche la radio/ 
e lascio il mio cuore incollato al finestrino./ 
Lo so del mondo e anche del resto [...] che [...] va in rovina [...] 
Mi può bastare un niente/ forse un piccolo bagliore [...] 
Io sto bene/ come uno che si sogna/ 
non lo so se mi conviene/ 
ma sto bene [...] 
Non è mica colpa mia/ 
se mi capita così./ 
È come un'illogica allegria/ 
di cui non so il motivo [...]” 
(‘L’illogica allegria’, G. Gaber, cit.)

'Velocità d'automobile', G. Balla

domenica 16 dicembre 2018

FRA REGALI, FESTE E CONSAPEVOLEZZA...


“[...] Ti regalo le mie scarpe, sono nuove, 
prendi anche qualche libro, può servire, 
saprò alzarmi in volo e vedere dove sei. [...]”

mercoledì 12 dicembre 2018

LONTANO DA INDIVIDUI, MONDI E SISTEMI


“[...] Si parte per dimenticare
o per cercare un lungomare,
per avere un’altra vita
e per poter ricominciare. [...]”

domenica 9 dicembre 2018

ALLA RICERCA DELLE LIBERTA' PERDUTE...E DELLE LIBERTA' DA PAGARE

"[...] Mi basterà varcare quella porta 
e un mondo nuovo si aprirà davanti incerto 
ma pulito dagli inganni [...] 
non avrò nessuno a cui badare [...]
non una donna da dovere amare,
ma un solo amore la mia libertà. 
[...] dovrei buttare la paura di uscire nudo
 e stanco dalle mura 
di questo mondo piccolo e banale 
dove regna chi bara e chi non vale. 
Specchiarmi e farlo senza ipocrisia 
nell'acqua dove affonda la bugia [...]"
('Voglia di libertà', P. Bertoli, cit.)

Fonte immagine: 'Divina Commedia', G. Doré

venerdì 7 dicembre 2018

'OSTINATAMENTE', CITANDO NICCOLO' FABI


"[...] Sono solo 
e non mi sento neanche un poco di parlare 
e tanto meno di spiegare cosa è capitato 
ci fosse poi qualcosa da spiegare 
sembra tutto così assurdo 
quasi che qualcuno si sia divertito 
a farmi un dispetto [...]
sempre meno amanti 
ma compagni di una storia 
in cui si è tralasciato 
o forse dimenticato il motivo reale 
per il quale si sta insieme [...]"

lunedì 3 dicembre 2018

domenica 2 dicembre 2018

DI STANCHEZZE IN STANCHEZZE, CERCANDO REDUCI

“[...] E allora ti torna la voglia di fare un'azione/ ma ti sfugge di mano/ 
e si invischia ogni gesto che fai/ la sola certezza che resta è la tua confusione/ 
il vantaggio di avere coscienza di quello che sei. [...] 
E allora ci siamo sentiti/ insicuri e stravolti/ come reduci laceri e stanchi/ 
come inutili eroi./ Con le bende perdute per strada/ 
e le fasce sui volti. [...]” 
(‘I reduci’, G. Gaber)

Fonte immagine: 'Dottor Manhattan' - Watchmen

martedì 20 novembre 2018

'DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI', LEGGENDO DI CLAUDIO LOLLI

Quanto la canzone italiana di una certa epoca (e di certi Autori) ha inciso e lasciato profondissimi solchi nella storia? Quanto è stata decisiva la 'mano' e la 'voce' di alcuni Autori nell'incedere di epoche e fasi per l'intera storia umana? Un Autore fra tanti, tanto importante quanto profond(issim)o e poco conosciuto, è Claudio Lolli; la sua traccia nel panorama musicale italiano è stata tanto ricca quanto importante, sia per formazione 'sparsa' che per talento lasciato emergere con continuità nel corso del tempo. Da Claudio Lolli e su Claudio Lolli si dirama l'opera 'Disoccupate le strade dai Sogni - I testi delle canzoni, le note a margine, le fotografie, tutta la storia raccolta per la prima volta in un libro' edito da Goodfellas.
Il bilancio fondamentale di questa opera risiede nella trama, corredata da un'Antologia poetica e musicale costituita dalle canzoni dello stesso autore.
Ne costituiscono capitoli i titoli delle canzoni, con un esplicito richiamo alla definizione scelta per il titolo dell'opera costituita e 'qui' esposta:

"[...] Perché questo titolo? Ho proposto io a Claudio di intitolare questo libro come un suo celebre album del passato. 'Disoccupate le strade dai sogni' è un disco al quale avrei dovuto collaborare [...], ma è soprattutto un monito/consiglio che ha oggi più che mai la sua validità. 
Allora come ora vuol dire quello che recita, ma suggerisce anche il suo contrario...continuiamo a farli i nostri sogni e a impedire che ce li levino! [...]"

Un artista che sa di essere artista viene delineato più comunemente da un atteggiamento fuori dalla 'norma', anche a livello umano. Questa traccia di umanità mai tramontante viene spesso definita in qualsiasi gesto, in qualsiasi opportunità fra quelle possibili:

"[...] Lo scorso anno Claudio ha vinto la Targa Tenco per il miglior album 'Il grande freddo', ma non ha potuto venire a Sanremo a ritirare il premio. Ci siamo scambiati un paio di mail dove non si parlava di musica, di riconoscimenti, di comunicati. Ma semplicemente di valori umani e di sentimenti. Anche per questo voglio bene a Claudio Lolli. [...]"

Voler bene a Claudio Lolli può significare, per un cultore o per un interessato alla musica in generale, leggere con attenzione i testi delle sue canzoni per (provare a) comprendere quanto di poetico vi sia in esse. Un monito di attualità, un richiamo di musica e metodo per non perdere di vista l'Arte fatta da chi ha avuto a cuore il ruolo - vero e/o verificabile - del musicista.


lunedì 19 novembre 2018

lunedì 12 novembre 2018

DI UOMO IN UOMO, OVUNQUE VE NE SIANO...DI REAL(IZZABIL)I

“[...] C'è un uomo nascosto in ogni vestito,/ 
in ogni maschera in ogni sorriso,/ 
in ogni parola non detta, un gesto, in ogni espressione del viso./ 
C'è un uomo nascosto/ in ognuno di noi. [...] 
C'è chi si nasconde in un'anima pura,/ 
e vive evitando i peccati mortali. [...] 
C'è chi si nasconde in una chitarra,/ 
e canta canzoni a chi non conosce,/ 
c'è chi si nasconde in un paio di cosce/ 
e chi si fa solo i fatti suoi./ 
C'è un uomo nascosto in ognuno di noi. [...] 
quell'uomo nascosto/ andiamo a cercare. [...] 
C'è chi si nasconde/ in un televisore,/ 
e passa le sere a dimenticare,/ 
il tempo [...] che non gli dà niente,/ 
il tempo [...] che tarda a finire. [...] 
C'è un uomo nascosto dentro un lavoro,/ 
in quella tuta sporca di grasso,/ 
c'è un uomo nascosto/ dietro ogni passo [...]. 
C'è un uomo nascosto dietro la fame,/ 
in quel bidone di spazzatura,/ 
cercando magari un vecchio cartone,/ 
cercando una vita/ un po' meno dura./ 
C'è un uomo nascosto in ogni paura. [...] 
Alza [...] di più le nostre bandiere,/ 
quell'uomo nascosto/ andiamo a cercare. [...]” 
(‘Un uomo nascosto’, C. Lolli, cit.

'Due attori', E. Hopper

venerdì 9 novembre 2018

DI BEATITUDINE IN BEATITUDINE, PARAFRASANDO CONTEMPORANEITA'...

"[...] Beati i bulli di quartiere 
perché non sanno ciò che fanno 
ed i parlamentari ladri 
che sicuramente lo sanno.
Beata è la guerra
chi la fa e chi la decanta 
ma più beata ancora 
è la guerra quando è santa. [...]
Beati i professori.
Beati gli arrivisti,
i nobili e i padroni [...].
Beata la frontiera.
Beata la finanza.
Beata è la fiera 
ad ogni circostanza [...]"
(Le beatitudini, R. Gaetano, cit.)

'The melancholy of a beautiful day', G. De Chirico



giovedì 8 novembre 2018

ESPLORANDO CONFINI E (INN)AMOR(AT)I

"[...] When the rain is blowing in your face, 
and the whole world is on your case, 
I could offer you a warm embrace 
to make you feel my love. 
When the evening shadows and the stars appear, 
and there is no one there to dry your tears, 
I could hold you for a million years 
to make you feel my love. [...]"
(Make you feel my love, Bob Dylan, cit.)

Vincolo d'unione, M. C. Escher

martedì 6 novembre 2018

FRA CITTA' E (RICERCA DI) SOSTENIBILITA', DELLA MUSICA CHE FU...


"[...] Com'è bella la città,
com'è grande la città.
Com'è viva la città
com'è allegra la città. [...]
Che stai a fare in campagna?
Se tu vuoi farti una vita
devi venire in città. [...]
Com'è allegra la città
piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce. [...]"

lunedì 5 novembre 2018

CERCANDO QUEL CHE (NON) VALE


"[...] Amico, amico caro guarda più in alto
dalle formiche hai imparato solo a metterti in fila.
Molliche come sempre per cena.
La regina ci nasconde qualcosa [...].
Il sogno di un uomo che tende la mano
La speranza reale di una sveglia collettiva.
Oggi non vale più.
Oggi non basta più. [...]"

domenica 4 novembre 2018

CERCANDO TERRE DI SPERANZE E (BI)SOGNI...


"[...] I said now this train dreams 
will not be thwarted
this train faith 
will be rewarded
this train hear the steel wheels singin’
this train bells of freedom ringin' [...]"

venerdì 2 novembre 2018

RICORDANDO PIER PAOLO PASOLINI...E FU MEMORIA

"[...] E così, tu – come si dice – hai tagliato la corda.
In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato e alla fine te ne sei persuaso anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.
I vecchi ti compativano dietro le spalle pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami
e i “giovani” ti sputavano in faccia
perché fascisti come i loro baffi:
(già, tu glielo avevi detto, però
avevi sbagliato in un punto:
questi sono più fascisti dei loro baffi)
ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro
ti chiedevano la propaganda per i loro volantini
e i soldi per le loro squadrette.
E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti davi
E loro pigliavano e poi: “lui dà”– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –
“per amore di se stesso”. Viva, viva
chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.
Loro odiano gli altri come se stessi
e in tale giustizia magari si credono
di fondare una rivoluzione.
Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso 
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada 
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso
non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
Non ti curi più dei giornali– [la] preghiera del mattino – con le crisi di governo
e i cali della lira, e decretoni e decretini
e leggi e leggione. Io spero
che un’ultima sola grazia terrena ti resti ancora – per poco –
ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto
dove ti trovi ora di passaggio –
che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc. Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIV, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro
Pier Paolo, amico mio. [...]"
(E. Morante, cit.)


giovedì 1 novembre 2018

CERCANDO UOMINI E FAVOLE...

[...] voi intellettuali/ non avete mai discusso/ 
di come torna l'onda/ alla fine del riflusso [...]” 
(‘Il paese delle favole’, Nomadi)

Fonte immagine: 'Corto Maltese', H. Pratt

venerdì 19 ottobre 2018

'SAGHE MENTALI', ESPLORANDO GLI ORIZZONTI DEL CANTANTE CAPAREZZA

Come potrebbe essere dimorare nella mente di un genio? Come sarebbe possibile trovarsi dentro a quei processi mentali che conducono alla formazione di canzoni, testi, opere od armonie uniche nel loro genere? Quali percorsi e quali 'sentieri' potremmo seguire noi 'normali' e/o 'normalmente dotati' per la composizione di un'armonia degna di essere chiamata tale? 
Dentro al panorama musicale italiano, nel bel mezzo di infinite tristezze, emerge la figura del geniale Caparezza. Definirlo cantante è scrivere poco, essendo lo stesso un artista a tutto tondo su più 'livelli'.
E' di poche settimane fa la ristampa dell'opera 'Saghe mentali - Viaggio allucinante in una testa di capa', recante impressioni e storia discografica ed esistenziale del cantautore che ad oggi molti riescono ad apprezzare - ogni volta con testi sempre più 'avanti' rispetto alla tragi(comi)ca normalità di buona parte della musica italiana. Le ragioni di una ristampa sono definite dallo stesso autore in un'introduzione aggiornata per l'opera stessa: 

"[...] Col passare degli anni, tra le classiche domande che di solito mi rivolgono, fece capolino questa: 'Capa, non si trova più il tuo libro, perché non lo ristampi?'
Saghe mentali aveva esaurito le copie, lo si poteva comprare solo su e-Bay [...].
Poi, qualche mese fa, durante un firmacopie di Prisoner 709, album in cui il 7 e il 9 sono numeri dominanti, una ragazza mi chiese come mai sulla biografia del libro avessi inserito la data del mio decesso. Le risposi che quella era una biografia surreale e per esagerarla mi ero inventato l'anno della mia dipartita: 2052. 
La ragazza mi fece allora notare che nel 2052 avrei avuto 79 anni. Rimasi sbigottito. 
Ormai era chiaro che quel libro stava in tutti i modi tentando di attirare la mia attenzione e allora mi convinsi a ristamparlo. [...]"

La struttura dell'opera è sintetizzata in maniera efficace nel retro di copertina dell'opera in questione: 

"[...] Saghe Mentali è un viaggio alla scoperta del favoloso mondo di Caparezza, poliedrico artista refrattario alle definizioni [...]. Un libro in quattro tomi, sulla traccia della discografia ufficiale, che raccoglie pagine e pagine di stramberie caparezziane e tutti i testi delle sue canzoni, meticolosamente analizzati da critici partoriti dalla sua stessa mente. 
Il primo tomo [...] è un finto diario segreto che raccoglie fotografie imbarazzanti e documenti mai pubblicati prima d'ora [...]. Nel secondo, i brani dell'album 'Verità supposte' ispirano una raccolta di 'fiabe senza fronzoli' per bambini troppo cresciuti: stralunate, surreali e senza nemmeno l'ombra di un lieto fine. Nel terzo, i brani di 'Habemus Capa' diventano i canti di una personalissima versione dell'Inferno dantesco [...]
Il quarto è un vero e proprio 'fonoromanzo': un racconto di fantascienza, sullo stile della storica collana 'Urania', che si dipana in quattordici capitoli, le tracce dell'album 'Le dimensioni del mio caos'. Idee, immagini e provocazioni si combinano in un caleidoscopio fantastico [...] che rivela la sferzante ironia e la travolgente energia polemica di un vero funambolo della parola. [...]"

Leggerne per comprenderne, saperne e (provare a) capire se e cosa ci sia oltre il livello conosciuto del cantante (super)apprezzato ma mai a dovere ed approfonditamente ascoltato. 

 

domenica 14 ottobre 2018

COSA (NON) INSEGNARE AI BAMBINI, CITANDO GIORGIO GABER



"[...] Non elogiate il pensiero/ 
che è sempre più raro/ non indicate [...]/ 
una via conosciuta/
ma se proprio volete/ 
insegnate soltanto la magia della vita. [...] 
Non insegnate ai bambini/ 
non divulgate illusioni sociali/ 
non gli riempite il futuro di vecchi ideali/ 
l'unica cosa sicura è tenerli lontano/ 
dalla nostra cultura. [...]"

mercoledì 10 ottobre 2018

'LONTANO DA TUTTO', CITANDO NICCOLO' FABI


"[...] Lascio libero uno spazio
 per potermi avvicinare 
per sentire la mancanza 
e un vuoto da riempire 
mi allontano dal tuo abbraccio 
per poterci ritornare 
perché sia sempre una scelta 
e non un patto da onorare [...]"


domenica 7 ottobre 2018

DI AUTUNNO IN RITMI...(RAL)LENT(AT)I

"[...] Un'oca che guazza nel fango, 
un cane che abbaia a comando, 
la pioggia che cade e non cade 
le nebbie striscianti che svelano e velano strade [...]
Profilo degli alberi secchi, 
spezzarsi scrosciante di stecchi, 
sul monte, ogni tanto, gli spari 
e cadono urlando di morte gli animali ignari [...]
L'autunno che sfuma i contorni 
consuma in un giorno più giorni, 
ti sembra sia un gioco indolente [...]
Rinchiudersi in casa a aspettare 
qualcuno o qualcosa da fare, 
qualcosa che mai si farà, 
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà [...]
Rinchiudersi in casa a contare 
le ore che fai scivolare [...]
La notte è di colpo calata, 
c'è un'oscurità perforata 
da un'auto che passa veloce 
lasciando soltanto al silenzio la buia sua voce [...]
Rumore che appare e scompare, 
immagine crepuscolare 
del correre tuo senza scopo, 
del tempo che gioca con te come il gatto col topo [...]
Le storie credute importanti 
si sbriciolano in pochi istanti: 
figure e impressioni passate 
si fanno lontane e lontana così è la tua estate. 
E vesti la notte incombente 
lasciando vagare la mente 
al niente temuto e aspettato 
sapendo che questo è il tuo autunno [...]"
(Autunno, F. Guccini, cit.)

'Les Alyscamps', V. Van Gogh