sabato 12 gennaio 2019

NON DIMENTICANDO (E RICORDANDO) FABER

"[...] la mia operazione, proprio quella delle origini, è stata di trasportare nella canzone dei temi che erano bagaglio della letteratura. Cosa che avevano già fatto prima di noi i tedeschi, attraverso operazioni certo più intuite che pensate:Kurt Weill o Bertolt Brecht in Germania; oppure i contemporanei Brassens, Brel, in Francia. Ho cercato di trasferire, nella loro stessa maniera, certi temi appartenenti esclusivamente alla letteratura in quella ch’era considerata, in Italia almeno, e a torto, un’arte minore quale la canzone [...] Nel trasformare in musica cantata una poesia non esiste un’antinomia radicale (sostanziale), esiste semmai l’esigenza formale di volgarizzare quella poesia nel senso di modificarne il lessico interpolandolo con un linguaggio volgare, cioè più popolare, che possa raggiungere sentimento e ragione di un uditorio più vasto, tutto ciò con l’ausilio della magia della musica che rimane l’unico linguaggio universale che io conosca. [...]"
(F. De André, cit.)


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