Quali potrebbero essere limiti, pregi e difetti degli attuali sistemi democratici?
Quante sono state le condizioni e le considerazioni che sono state portate recentemente all'attenzione delle moltitudini di persone interessate a farsi governare dai sistemi democratici mediante principi di rappresentanza? Quali sono le 'leggi' a cui i principi di rappresentanza devono sottostare per rinnovarsi senza alterare la loro 'natura' ed i 'meccanismi' per i quali sono stati a loro tempo strutturati? Quali sono le innovazioni che recenti proposte politiche si propongono di predisporre per riportare in voga l'interesse per le forme democratiche nella loro interezza?
A queste ed a moltissime altre possibili domande cerca di rispondere il libro 'Uno non vale uno - Democrazia diretta e altri miti d'oggi', scritto da Massimiliano Panarari e pubblicato da Editore Marsilio. Le ragioni che hanno spinto alla scrittura di un saggio come questo e che dovrebbero spingerne alla lettura sono riportate prioritariamente in copertina:
"[...] La democrazia diretta è un sistema realmente democratico? La politica deve parlare al popolo o come il popolo? E, poi, di cosa parliamo quando parliamo di popolo?
Se davvero la cosiddetta 'gente comune' potesse esercitare pienamente il potere, tutto andrebbe per il meglio? Dalla retorica del Nuovo a quella del cambiamento, dalla costruzione del mito del Popolo a quella del Nemico, fino ai sogni (o incubi) della rivoluzione digitale: le parole d'ordine ossessivamente ripetute, i concetti feticcio e i luoghi comuni della nuova ideologia al potere decodificati [...]"
Come potrebbero le attuali forme di democrazia sopravvivere e/o modificarsi a fronte delle 'spinte' provenienti da nuove modalità di gestione del potere? A chi potrebbe spettare il compito di custodirle per impedire che vengano - a più riprese - distrutte od abbattute (quasi) integralmente?
Sullo sfondo rimane, per quanto concerne lo status quo, il concetto di neopopulismo così ripreso dallo stesso autore:
"[...] Il neopopulismo non è una fase transitoria. E' un cambio di paradigma della politica a tutti gli effetti, la trasfigurazione, in apparenza senza ritorno, dell'idea illuministica di opinione pubblica. [...]"
Leggerne per (provare a) saperne di più, dunque. Leggerne per condividere o confutare le argomentazioni 'qui' presenti.
Quante sono state le condizioni e le considerazioni che sono state portate recentemente all'attenzione delle moltitudini di persone interessate a farsi governare dai sistemi democratici mediante principi di rappresentanza? Quali sono le 'leggi' a cui i principi di rappresentanza devono sottostare per rinnovarsi senza alterare la loro 'natura' ed i 'meccanismi' per i quali sono stati a loro tempo strutturati? Quali sono le innovazioni che recenti proposte politiche si propongono di predisporre per riportare in voga l'interesse per le forme democratiche nella loro interezza?
A queste ed a moltissime altre possibili domande cerca di rispondere il libro 'Uno non vale uno - Democrazia diretta e altri miti d'oggi', scritto da Massimiliano Panarari e pubblicato da Editore Marsilio. Le ragioni che hanno spinto alla scrittura di un saggio come questo e che dovrebbero spingerne alla lettura sono riportate prioritariamente in copertina:
"[...] La democrazia diretta è un sistema realmente democratico? La politica deve parlare al popolo o come il popolo? E, poi, di cosa parliamo quando parliamo di popolo?
Se davvero la cosiddetta 'gente comune' potesse esercitare pienamente il potere, tutto andrebbe per il meglio? Dalla retorica del Nuovo a quella del cambiamento, dalla costruzione del mito del Popolo a quella del Nemico, fino ai sogni (o incubi) della rivoluzione digitale: le parole d'ordine ossessivamente ripetute, i concetti feticcio e i luoghi comuni della nuova ideologia al potere decodificati [...]"
Come potrebbero le attuali forme di democrazia sopravvivere e/o modificarsi a fronte delle 'spinte' provenienti da nuove modalità di gestione del potere? A chi potrebbe spettare il compito di custodirle per impedire che vengano - a più riprese - distrutte od abbattute (quasi) integralmente?
Sullo sfondo rimane, per quanto concerne lo status quo, il concetto di neopopulismo così ripreso dallo stesso autore:
"[...] Il neopopulismo non è una fase transitoria. E' un cambio di paradigma della politica a tutti gli effetti, la trasfigurazione, in apparenza senza ritorno, dell'idea illuministica di opinione pubblica. [...]"
Leggerne per (provare a) saperne di più, dunque. Leggerne per condividere o confutare le argomentazioni 'qui' presenti.

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