“[...] Mi fanno male i partiti. [...]
Mi fanno male i politici sempre più viscidi,
sempre più brutti.
Mi fanno male i loro modi accomodanti imbecilli ruffiani. [...]
Ma certo, hanno bisogno di noi, che li dobbiamo appoggiare, preferire,
li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello,
in questo grande libero mercato delle facce. [...]
facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente.
Facce che non sanno niente e dicono di tutto.
Facce suadenti e cordiali con il sorriso di plastica. [...]
Facce compiaciute e vanitose che si auto incensano come vecchie baldracche. [...]
Facce che dietro le belle frasi hanno un passato vergognoso da nascondere. [...]
Facce megalomani da ducetti dilettanti.
Facce ciniche da scuola di partito allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi. [...]
Facce che straboccano solidarietà. Facce da mafiosi che combattono la mafia.
Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta.
Facce scolpite nella pietra, che con grande autorevolezza sparano cazzate.
Non c’é neanche una faccia, neanche una, che abbia dentro con il segno di un qualsiasi ideale; una faccia che ricordi, il coraggio il rigore, l’esilio, la galera. No.
C’é solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro,
l’avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere,
facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno.
E voi credete ancora che contino le idee. Ma quali idee? [...]”
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