Un proverbio italiano diffuso in rete, senza però aver alcuna specificata origine geografico-sociale, sembra riportare una sintesi perfetta dell'infinita serie di controsensi emersa in questi giorni:
"Dal disordine vien la legge."
I contenuti del decreto soprannominato "Imu-Bankitalia" ed i ruoli esercitati dalle varie controparti sembrano aver incarnato con la minor imperfezione possibile il detto popolare precedente.
Il disordine è stato istituzionalizzato e concretizzato seguendo le più svariate modalità: risse nelle Commissioni Parlamentari, accuse a Parlamentari donne a cui sono seguite querele, accorpamento in un unico decreto legge di argomenti sostanzialmente sconnessi l'uno dall'altro, rissa all'interno delle Aule Parlamentari in prossimità dei banchi del Governo, gesti discutibili (eufemismo) fatti da un questore parlamentare nei confronti di una portavoce del M5S, ghigliottina parlamentare per la prima volta inaugurata all'interno di un dibattito votato all'ostruzionismo, [...]. Quante di queste singole situazioni sono riferibili ad uno "stato" di ordine istituzionale?
Se l'informazione italiana è troppo abituata a concentrarsi su gesti e ritualità, per controparte troppo poco abituata sembra a (far) riflettere su contenuti, discorsi reali ed obiettivi.
In un momento social-economico in cui sembra essere il caos a farla da padrone, troppo poco si è riflettuto sul contenuto del decreto brevemente liquidato come "Imu-BankItalia".
Da un dibattito esauriente ed esaustivo sui contenuti, sempre ammesso che i proponenti non abbiano niente da nascondere al pubblico, sia maggioranza che opposizione avrebbero potuto trarre opportuni benefici nella difesa delle loro idee ed opinioni.
Nonostante tutte le buone e possibili intenzioni, è stato (fatto e percepito) disordine assoluto.
Le forme di possibile disordine sono estendibili più o meno ad ogni categoria riconducibile alle questioni di questi giorni, su vari e svariati campi. Primo fra tutti sembra essere stato, volente o nolente, il campo afferente ai contenuti del testo in esame nelle Aule parlamentari. Scendendo nei dettagli, infatti, è possibile riassumere tale contesto attraverso i seguenti punti specifici:
I punti più critici sbattuti in prima pagina da comportamenti (eufemisticamente) discutibili sembrano essere riconducibili, nei fatti concreti, ai contenuti riportati rispettivamente nei punti 1, 4 e 6.
Sarebbe possibile affermare e classificare il più oggettivamente possibile, a prescindere dalle opinioni maturate e maturabili, il contenuto dei presenti punti? Esistono ragioni e/o domande scomode che possono rendere un decreto come questo soggetto a critiche razionali e non aggressive (per ottenere visibilità?)?
Scendendo ulteriormente nei dettagli, è possibile ridefinire i punti 1 e 4 come facenti direttamente parte di un paradosso che è stato definito vincolante per la formazione del Governo (che fu) delle cosiddette larghe intese.
Il traguardo dell'abolizione dell'Imu, salvo sua ripresentazione sotto diverse vesti dall'anno corrente 2014, è stato infatti un vero e proprio regalo fatto a seguito del ricatto promosso dal (fu) PdL e dal (decaduto e mai presente in Aula) Senatore B. per partecipare alla composizione del Governo delle passate larghe intese.
Un altro elemento di critica razionale all'azione promossa potrebbe riguardare parte dell'esborso economico utilizzato come clausola di salvaguardia per la copertura della prima rata Imu.
Dentro tale discorso potrebbero inserirsi, stando a quanto contenuto in un articolo tratto da La Stampa, i proventi ottenuti dalla "sanatoria sui videopoker" quantificabile in circa 600 milioni di Euro.
L'utilizzo del termine sanatoria, infatti, rischia di non rendere idea del baratro che è stato ignorato per ottenere veri e propri spiccioli di una pandemia che ha costi sociali ben più elevati rispetto alle cifre introitate al momento dallo Stato italiano.
A conferma di ciò vengono, nei fatti, report e dossier che mai troppo allarmanti di così possono essere.
Basti riportare i contenuti di articoli comunemente reperibili anche su internet, in siti non certo completamente inattendibili o dequalificati:
"[...] Secondo gli ultimi dati elaborati dal Cnr e dell’Eurispes aggiornati a fine 2013 i giocatori patologici in Italia oscillano fra i 900 mila e un milione con un crescita del circa 24% rispetto a un anno fa.
Quelli a rischio patologia [...] sono due milioni.
Mentre più in generale, secondo i ricercatori, gli italiani che giocano d’azzardo sono arrivati a 36 milioni. Un dato impressionante, se si pensa che[...] nel nostro Paese si contano in tutto 59 milioni di persone.
Una piaga che brucia vite e famiglie e che vanta costi non indifferenti anche per lo Stato. Si parla di quasi sei miliardi di euro all’anno di spesa sociale. [...]"
(Fonte: Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno, L'Espresso on line)
"[...]Nel nostro Paese esiste un mercato che non conosce crisi, quello del gioco d’azzardo legale che nel 2011 si stima potrà raggiungere la dimensione record di 70 miliardi di euro [...]. Negli ultimi 8 anni, il volume della raccolta da gioco d’azzardo è cresciuto addirittura del 450% e conseguentemente l’incidenza del fatturato dell’industria dei giochi sul Pil nazionale è passata da un valore di poco superiore al punto percentuale nel 2003 (1,15%) a 4,1 punti nel 2010, che dovrebbero incrementare a 4,6 nel 2011. Ciò con somma soddisfazione dell’Erario, che dalle giocate degli italiani ricaverà quest’anno una cifra probabilmente superiore ai 10 miliardi di euro. [...]"
(Fonte: Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi, linkiesta.it)
A prescindere dalle possibili differenziazioni, necessarie per non qualificarsi (od essere qualificati) come demagogici populisti da informati e dottoroni d'altri tempi, a fronte di cifre così imponenti (e al 2014 assai più elevate) una 'sanatoria' capace di muovere soli 600 milioni di Euro rischia di essere uno schiaffo in faccia a tutti coloro che hanno avuto, hanno ed avranno esistenze distrutte a seguito di questa piaga troppo sottovalutata.
Tutto ciò rischia di essere a maggior ragione giustificabile se, purtroppo, si sceglie di guardare al provvedimento secondo il quale tali importi sono stati messi a bilancio come clausola di salvaguardia per l'obbedienza ad un ricatto parlamentare.
E' inoltre superfluo scrivere che la mancata approvazione del decreto nei tempi previsti dai regolamenti avrebbe prodotto un caos anche maggiore di quello avuto sino ad oggi: il contenuto dell'approvato Imu-BankItalia racchiude infatti provvedimenti relativi alla cosiddetta mini Imu già pagata qualche giorno fa in molti Enti Locali.
Relativamente ai punti deboli esposti ai numeri 1 e 4, pertanto, sembra essere assolutamente possibile e lecito intravedere qualche fondamento critico e/o criticabile.
Discorsi ben più complessi sembrano poter essere fatti nei confronti del punto 6, esponente norme precise sul cosiddetto "riassetto" di BankItalia.
Stando a quanto diffuso dagli organi di informazione e di stampa, infatti, tale decreto è andato ad incidere sulla modifica strutturale dei "partecipanti al capitale" della Banca d'Italia.
Se esistono plurivalenti versioni ed interpretazioni sulle misure prese da esperti e competenti, è facile intuire quante differenze e baratri di non conosciuto possano esistere per ignoranti e/o per non addetti ai lavori.
Stando al contenuto diffuso, infatti, rispetto al punto 6 è possibile scrivere quanto di seguito riportato:
"[...] Con il sì al decreto [...] si dà via libera alla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia possedute dalle banche, una operazione che consentirà agli istituti di credito di rafforzare il capitale. La rivalutazione, una volta tassata, frutterebbe in corso d'anno 1-1,5 miliardi di euro alle casse dello Stato.[...]
Viene autorizzato l'aumento di capitale della banca d'Italia, mediante utilizzo delle riserve statuarie, all'importo di 7,5 mld di euro.
Le quote nominativa, fissate a 20.000 euro dal decreto legge uscito da palazzo Chigi, nel passaggio a palazzo madama sono state aumentate a 25.000 euro.
Ciascun partecipante non può possedere unaquota di capitale superiore al 3% (nel provvedimento uscito da palazzo Chigi la quota era fissata al 5%).
Le categorie di investitori che possono acquistare le quote sono: banche e imprese di assicurazione che hanno sede all'interno dell'Ue, fondazioni bancarie, enti ed istituti di previdenza e assicurazione con sede in Italia e fondi pensione.[...] il Consiglio superiore della Banca d'Italia «valuterà la professionalità e la onorabilità dei soggetti entranti e delle relative compagini, con un diritto di veto». L'italianità è salvaguardata dall'obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisognerà necessariamente vendere la propria quota di partecipazione. [...]"
(Fonte: Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S, ilmattino.it)
La mossa di rivalutare le quote costituenti BankItalia ha riguardato, nei fatti, la necessità di intervenire al fine di modificare in maniera permanente quanto riportato nello statuto che regola questo Ente.
E' infatti possibile desumere, attingendo dalla sezione "Partecipanti al capitale" del sito bancaditalia.it, quanto riportato sinteticamente nel seguito:
"[...] La partecipazione al capitale della Banca d'Italia è disciplinata dagli artt. 3 e 49 dello Statuto. Il capitale, di ammontare pari a 156.000 euro, è rappresentato da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna. La disciplina della titolarità delle quote di partecipazione fa rinvio alle disposizioni legislative.
E’ altresì stabilito che la cessione di quote del capitale avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio “nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e di una equilibrata distribuzione”. [...]"
Grazie al Decreto brevemente liquidato come Imu-BankItalia, infatti, si è proceduto ad una modifica sostanziale delle informazioni presenti dentro tale argomento. E' infatti possibile leggere quanto di seguito riportato:
"[...] Il capitale della Banca d’Italia è di 7.500.000.000 euro ed è rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale è indicato dalla legge.[...]"
(Fonte: Art.3 - Statuto "Banca d'Italia")
La precedente capitalizzazione era risalente a 156mila Euro, similmente a quanto riportato nel citato precedente: era sostanziale aggiornare tale dato, alla luce del fatto che l'oggi sembra essere sia economicamente che socialmente diverso da ciò che era ieri. A cosa si deve l'importo pari a 156mila Euro sopra riportato?
A tale domanda rispondono frammenti di articolo tutt'ora reperibili in rete.
Sia possibile leggere quanto segue:
"[...] Il primo passo per farlo è stata la rivalutazione del capitale rimasto fermo alla cifra – 300 milioni di lire - versata alla costituzione dell’Istituto, nel 1936.
La conversione in euro ha reso forse più evidente l’esiguità del valore pari a 156 mila euro, anche di fronte a quello delle altre banche centrali europee che si sono invece adeguate nel tempo. Il decreto propone quindi la rivalutazione di quei 156 mila euro a 7,5 miliardi. L’ammontare è stato definito direttamente dagli esperti della Banca d’Italia coadiuvati da 3 «saggi»[...] sulla base della rivalutazione di quella parte del capitale [...] legata all’attività cosiddetta di signoraggio, cioè quella di battere moneta e farla circolare. In altre parole, all’attività centrale originaria dell’ex Istituto di emissione. [...]"
(Fonte: Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d'Italia, corriere.it)
Od ancora sarà possibile riportare quanto segue:
"[...] Dell’ipotesi di rivalutare le quote della Banca d’Italia si è parlato [...] a partire da [...]novembre 2013, quando è cominciato a diventare pressante il problema di trovare i soldi per l’abolizione della seconda rata dell’IMU. Alla base di tutto c’è il fatto che il capitale nominale della Banca d’Italia era fino a ieri di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca (l’elenco completo e la distribuzione delle quote è qui). A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai grandi gruppi Intesa e Unicredit. [...]"
(Fonte: La questione Banca d'Italia, spiegata bene, ilpost.it)
Le procedure di rivalutazione della Banca d'Italia sono pertanto riconducibili ad un'opera che, forse, avrebbe dovuto essere svolta con ben altre cadenze temporali: se era dal 1936 che tale dato non era più aggiornato, forse, si sarebbe potuto procedere con ben (più) alt(r)a urgenza.
Alla luce di questo dato di fatto, cosa è possibile scrivere a proposito degli enti che hanno sottoscritto tali accordi stabiliti troppi anni fa?
Questa sembra essere un'altra domanda importante in quanto, volente o nolente, la struttura e la tipologia dei cosiddetti 'partecipanti al capitale' si è in questi anni notevolmente trasformata.
Per informazione su quote e capitali movimentati, è possibile fare riferimento al documento riportato al link seguente: http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf
Le critiche più feroci riguardanti questo complicatissimo ed intricato punto 6 hanno riguardato, nei fatti, gli argomenti ed i punti fragili di seguito descritti:
"[...]il regalo alle banche azioniste dell’istituto – Intesa e Unicredit in testa, che dal provvedimento incasseranno un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi – s’aveva da fare a tutti i costi e prima possibile. Lo dimostra tutto l’iter della normativa varata in fretta e furia dal consiglio dei ministri il 27 novembre scorso [...]
Un provvedimento al quale era seguita un’assemblea straordinaria della banca centrale convocata alla velocità della luce e a porte chiuse l’antivigilia di Natale, per adeguare lo statuto [...] alla normativa non ancora vagliata dal Parlamento. [...]
il provvedimento [...] darà ottimi motivi per festeggiare agli azionisti dell’istituto. Prima di tutto, appunto, per la generosa rivalutazione del capitale che hanno in mano: [...] si passa da una valutazione complessiva di 156mila euro a quella nuova di 7,5 miliardi di euro [...].
L’operazione verrà concretizzata tramite una ricapitalizzazione di BankItalia a carico delle riserve dell’istituto che sono composte prevalentemente d’oro, metallo prezioso le cui quotazioni sono ultimamente in netta discesa. [...]
rivalutazione contabile più moneta sonante in arrivo per i due istituti, che si presenteranno così agli esami della Bce dotati di un comodo cuscinetto. Sconto, poi, sulle uscite che dovranno sostenere: le tasse sulla plusvalenza a carico degli azionisti sono state fissate al 12%, contro il tradizionale 20% e il 16% inizialmente previsto[...].
Infine il tema dei dividendi. Con le nuove regole gli azionisti di Bankitalia, a parità di utili, incasseranno un dividendo potenziale pari a sei volte quanto ricevuto negli anni passati: 450 milioni di euro contro i circa 70 degli anni scorsi secondo calcoli del M5S che stima una perdita per lo Stato di quasi 400 milioni.
In cambio però a tutte le banche italiane [...] è stato imposto di farsi tassare per coprire parte del buco creato con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. [...]"
(Fonte: Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche, ilfattoquotidiano.it)
A smentire supposizioni e discussioni sulle alternative verità ci ha pensato (con quanta attendibilità?) una nota divulgata il giorno 29 gennaio dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il contenuto di tale nota è parzialmente riportato nel seguito:
"[...] la polemica politica ha spesso preso il sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati.
In particolare, in merito alle nuove regole relative alla partecipazione al capitale della Banca d'Italia, nessun "regalo" è stato fatto alle banche, perché la rivalutazione del capitale e una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d'Italia non comportano alcun onere per lo Stato.
La riforma di un assetto risalente al 1936 era peraltro divenuta ormai urgente in vista dell'entrata in vigore del nuovo sistema unico di supervisione bancaria in ambito europeo. [...]"
(Fonte: DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche, tesoro.it)
La tragedia economica nella quale siamo immersi rende giustificabile un dibattito pressochè eterno attorno ai contenuti ed alle misure prese all'interno del precedentemente citato punto 6.
Tale aggiornamento non poteva essere svolto prima? Era necessario arrivare a ridosso di un ulteriore declassamento ed a poco tempo dai cosiddetti stress test a cui anche le banche italiane dovranno essere sottoposte? Altre voci sembrano delineare, per fortuna o purtroppo, i contorni di un decreto legge che sembra aver accolto al suo interno davvero troppa "carne al fuoco":
"[...]per molte aziende la privatizzazione e trasformazione in public company di Bankitalia suona più come uno schiaffo per le PMI in difficoltà nell’accesso al credito: "l’aumento del valore delle quote della banca centrale andava vincolato a un incremento dei prestiti a famiglie e imprese, in modo da favorire un sostegno alla crescita e alla ripresa dell’economia reale. L’impianto del decreto, invece, configura una operazione che si apre e si chiude nel recinto della finanza, avanzando ancora una volta il sospetto che le scelte legislative siano ispirate proprio in quegli ambienti."[...]"
(Fonte: Decreto Imu-BankItalia: pro e contro per banche e imprese, pmi.it)
Altre voci critiche evidenziano, pertanto, la possibilità di ottenere misure che vadano incontro ad una fase anticiclica rispetto ai provvedimenti che dovrebbe essere necessario mettere in campo per fronteggiare la presente crisi economica.
La necessità di accorpare provvedimenti Imu a misure per il riassetto di BankItalia è una decisione che, a prescindere da contenuti ed informazioni possibili, ha come conseguenza minima quella di poter gettare fumo negli occhi di italiani e/o di persone volenterose di informarsi adeguatamente su un argomento tremendamente complesso. Il tono della protesta, sicuramente sbagliato, esasperato ed esasperante, non va assolutamente sottovalutato.
Si sarebbe potuto fare meglio, scorporando in due parti il decreto appena approvato?
A tale domanda risponde, con un senso del sospetto ormai inevitabile visti i tempi e le verità per troppo tempo occultate, un frammento di articolo tratto dal blog del giornalista Gad Lerner:
"[...] Cioè un decreto-omnibus in cui il governo ha riunito surrettiziamente capra e cavoli: la sospensione ddl pagamento della seconda rata dell’Imu; e il riassetto delle quote azionarie della Banca d’Italia. Una furbata, una scorrettezza. [...] Fra l’altro la fretta con cui il governo ha preteso di imporre tale scelta, rifiutando la ragionevole richiesta di uno scorporo, desta allarme e sospetto: ci viene nascosto qualcosa sulla reale condizione dei bilanci delle banche italiane, se dobbiamo ricorrere con celerità a un rinforzo patrimoniale? [...]"
(Fonte: E pensare che sul decreto Imu-BankItalia i M5S avrebbero ragione, gadlerner.it)
Affiancarsi alla corrente del perbenismo di maniera, allinearsi ai diktat di Partito e/o di (violento) Movimento senza promuovere alcun distinguo, rinunciare ad approfondire e/o a sperare miglioramenti anche in ciò che non è più possibile cambiare sono attività che non dovrebbe più essere possibile e lecito condurre.
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
Troppa sembra essere la complessità del sistema economico-finanziario, troppa sembra essere la carenza di competenze e conoscenze per smistare le difficoltà dentro ad un provvedimento facilmente classificabile come fritto misto. Se mal preparato, può causare indigestioni.
E' necessario, conviene ancora una volta ripeterlo, rispondere in maniera chiara ed obiettiva a poche ma fondamentali domande. Sempre ammesso che sia ancora possibile cambiare strada, ovviamente.
Per saperne di più:
"Imu-Bankitalia a rischio caos Corsa per salvare il decreto", corriere.it
(http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_29/imu-bankitalia-rischio-caos-corsa-salvare-decreto-468661ea-88ab-11e3-9f25-fc2a5b09a302.shtml)
"Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti)
"Banca d'Italia - Statuto", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/statuto/statuto.pdf)
"Banca d'Italia - Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf)
"Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d’Italia", Corriere.it
(http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_30/cosa-dice-decreto-riassetto-banca-d-italia-921b8fc6-89a1-11e3-be5b-d457abaa7165.shtml)
"La questione Banca d'Italia, spiegata bene", ilpost.it
(http://www.ilpost.it/2014/01/31/banca-ditalia-quote-proprieta/)
"DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche"
(http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/comunicati/2014/comunicato_0027.html)
"Imu-Bankitalia, decreto approvato dalla Camera con la “ghigliottina” della Boldrini", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/imu-bankitalia-decreto-approvato-dalla-camera-con-la-ghigliottina-della-boldrini/861923/)
"Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/24/dl-imu-bankitalia-ecco-perche-il-decreto-del-governo-e-un-regalo-alle-banche/856309/)
"Decreto IMU-Bankitalia: pro e contro per banche e imprese", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/articolo/73370/decreto-imu-bankitalia-pro-e-contro-per-banche-e-imprese.html)
"IMU: si arena il Decreto di abolizione saldo", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/news/73362/imu-si-arena-il-decreto-di-abolizione-saldo.html)
"Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S", ilmattino.it
(http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/POLITICA/imu-bankitalia-cosa-prevede-il-decreto-contestato-dal-m5s/notizie/483499.shtml)
"Dl Imu-BankItalia: ecco cosa prevede", lastampa.it
(http://www.lastampa.it/2014/01/29/economia/dl-imubankitalia-ecco-cosa-prevede-lAQC9j25nDocshlq0BSt7M/pagina.html)
"E pensare che sul decreto Imu-Bankitalia i M5S avrebbero ragione", gadlerner.it
(http://www.gadlerner.it/2014/01/30/e-pensare-che-sul-decreto-imu-bankitalia-i-m5s-avrebbero-ragione)
"Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno", L'Espresso on line
(http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/19/news/vite-bruciate-alle-slot-una-piaga-che-costa-allo-stato-sei-miliardi-l-anno-1.141480)
"Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi", linkiesta.it
(http://www.linkiesta.it/gioco-d-azzardo-di-stato-l-epidemia-vale-70-miliardi)
"Dal disordine vien la legge."
I contenuti del decreto soprannominato "Imu-Bankitalia" ed i ruoli esercitati dalle varie controparti sembrano aver incarnato con la minor imperfezione possibile il detto popolare precedente.
Il disordine è stato istituzionalizzato e concretizzato seguendo le più svariate modalità: risse nelle Commissioni Parlamentari, accuse a Parlamentari donne a cui sono seguite querele, accorpamento in un unico decreto legge di argomenti sostanzialmente sconnessi l'uno dall'altro, rissa all'interno delle Aule Parlamentari in prossimità dei banchi del Governo, gesti discutibili (eufemismo) fatti da un questore parlamentare nei confronti di una portavoce del M5S, ghigliottina parlamentare per la prima volta inaugurata all'interno di un dibattito votato all'ostruzionismo, [...]. Quante di queste singole situazioni sono riferibili ad uno "stato" di ordine istituzionale?
Se l'informazione italiana è troppo abituata a concentrarsi su gesti e ritualità, per controparte troppo poco abituata sembra a (far) riflettere su contenuti, discorsi reali ed obiettivi.
In un momento social-economico in cui sembra essere il caos a farla da padrone, troppo poco si è riflettuto sul contenuto del decreto brevemente liquidato come "Imu-BankItalia".
Da un dibattito esauriente ed esaustivo sui contenuti, sempre ammesso che i proponenti non abbiano niente da nascondere al pubblico, sia maggioranza che opposizione avrebbero potuto trarre opportuni benefici nella difesa delle loro idee ed opinioni.
Nonostante tutte le buone e possibili intenzioni, è stato (fatto e percepito) disordine assoluto.
Le forme di possibile disordine sono estendibili più o meno ad ogni categoria riconducibile alle questioni di questi giorni, su vari e svariati campi. Primo fra tutti sembra essere stato, volente o nolente, il campo afferente ai contenuti del testo in esame nelle Aule parlamentari. Scendendo nei dettagli, infatti, è possibile riassumere tale contesto attraverso i seguenti punti specifici:
- Imu 2013 tutta cancellata, resta Mini-Imu: Scompare anche la seconda rata Imu prima casa 2013 e con lei la `storia´ dell’imposta municipale che dal 2014 cambia nome e fisionomia. Viene confermata però anche la mini-Imu pagata la scorsa settimana, cioè la differenza tra quanto dovuto con l’aliquota base o con l’aliquota aumentata dal Comune;
- Acconti banche-assicurazioni: Arriva una conferma [...] per l’acconto Ires, salito al 128,5% per il periodo d’imposta 2013, per gli enti creditizi e finanziari, per la Banca d’Italia e per le società e gli enti che esercitano attività assicurativa. Quota che poi un decreto ministeriale, con un punto e mezzo in più, ha portato al 130%;
- Acconti per imprese: Acconti Ires e Irap più salati anche per le imprese: per il 2013 sono arrivati al 102,5% mentre per l’anno d’imposta 2014 si torna al 101,5%;
- Clausola salvaguardia prima rata Imu: Scatta e si modifica la clausola posta a salvaguardia degli incassi, ottenuti in parte, previsti dalla sanatoria sui videopoker (600 mln di euro) e al maggior gettito Iva per il pagamento dei debiti pregressi delle P.a. (925 mln di euro);
- Rischio aumento benzina da 2015: Slitta al 2015 l’eventuale aumento delle accise sulla benzina;
- Riassetto BankItalia: Il Consiglio superiore della Banca d’Italia «valuterà la professionalità e la onorabilità dei soggetti entranti e delle relative compagini, con un diritto di veto». Il tetto delle quote passa dal 5% al 3% con un periodo transitorio che passa da 24 a 36 mesi. L’italianità è salvaguardata dall’obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisognerà necessariamente vendere la propria quota di partecipazione. È poi fissata al 12% l’imposta sostitutiva sulle quote di Bankitalia;
- Stretta sulle dismissioni: Ministero dell’Ambiente e Ministero dei Beni culturali potranno dire la loro sulle dismissioni di immobili pubblici, individuando quelli di particolare interesse culturale o paesaggistico per i quali è considerato prioritario mantenere la proprietà dello Stato. Il tutto però senza compromettere gli introiti previsti dal piano di vendita.
I punti più critici sbattuti in prima pagina da comportamenti (eufemisticamente) discutibili sembrano essere riconducibili, nei fatti concreti, ai contenuti riportati rispettivamente nei punti 1, 4 e 6.
Sarebbe possibile affermare e classificare il più oggettivamente possibile, a prescindere dalle opinioni maturate e maturabili, il contenuto dei presenti punti? Esistono ragioni e/o domande scomode che possono rendere un decreto come questo soggetto a critiche razionali e non aggressive (per ottenere visibilità?)?
Scendendo ulteriormente nei dettagli, è possibile ridefinire i punti 1 e 4 come facenti direttamente parte di un paradosso che è stato definito vincolante per la formazione del Governo (che fu) delle cosiddette larghe intese.
Il traguardo dell'abolizione dell'Imu, salvo sua ripresentazione sotto diverse vesti dall'anno corrente 2014, è stato infatti un vero e proprio regalo fatto a seguito del ricatto promosso dal (fu) PdL e dal (decaduto e mai presente in Aula) Senatore B. per partecipare alla composizione del Governo delle passate larghe intese.
Un altro elemento di critica razionale all'azione promossa potrebbe riguardare parte dell'esborso economico utilizzato come clausola di salvaguardia per la copertura della prima rata Imu.
Dentro tale discorso potrebbero inserirsi, stando a quanto contenuto in un articolo tratto da La Stampa, i proventi ottenuti dalla "sanatoria sui videopoker" quantificabile in circa 600 milioni di Euro.
L'utilizzo del termine sanatoria, infatti, rischia di non rendere idea del baratro che è stato ignorato per ottenere veri e propri spiccioli di una pandemia che ha costi sociali ben più elevati rispetto alle cifre introitate al momento dallo Stato italiano.
A conferma di ciò vengono, nei fatti, report e dossier che mai troppo allarmanti di così possono essere.
Basti riportare i contenuti di articoli comunemente reperibili anche su internet, in siti non certo completamente inattendibili o dequalificati:
"[...] Secondo gli ultimi dati elaborati dal Cnr e dell’Eurispes aggiornati a fine 2013 i giocatori patologici in Italia oscillano fra i 900 mila e un milione con un crescita del circa 24% rispetto a un anno fa.
Quelli a rischio patologia [...] sono due milioni.
Mentre più in generale, secondo i ricercatori, gli italiani che giocano d’azzardo sono arrivati a 36 milioni. Un dato impressionante, se si pensa che[...] nel nostro Paese si contano in tutto 59 milioni di persone.
Una piaga che brucia vite e famiglie e che vanta costi non indifferenti anche per lo Stato. Si parla di quasi sei miliardi di euro all’anno di spesa sociale. [...]"
(Fonte: Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno, L'Espresso on line)
"[...]Nel nostro Paese esiste un mercato che non conosce crisi, quello del gioco d’azzardo legale che nel 2011 si stima potrà raggiungere la dimensione record di 70 miliardi di euro [...]. Negli ultimi 8 anni, il volume della raccolta da gioco d’azzardo è cresciuto addirittura del 450% e conseguentemente l’incidenza del fatturato dell’industria dei giochi sul Pil nazionale è passata da un valore di poco superiore al punto percentuale nel 2003 (1,15%) a 4,1 punti nel 2010, che dovrebbero incrementare a 4,6 nel 2011. Ciò con somma soddisfazione dell’Erario, che dalle giocate degli italiani ricaverà quest’anno una cifra probabilmente superiore ai 10 miliardi di euro. [...]"
(Fonte: Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi, linkiesta.it)
A prescindere dalle possibili differenziazioni, necessarie per non qualificarsi (od essere qualificati) come demagogici populisti da informati e dottoroni d'altri tempi, a fronte di cifre così imponenti (e al 2014 assai più elevate) una 'sanatoria' capace di muovere soli 600 milioni di Euro rischia di essere uno schiaffo in faccia a tutti coloro che hanno avuto, hanno ed avranno esistenze distrutte a seguito di questa piaga troppo sottovalutata.
Tutto ciò rischia di essere a maggior ragione giustificabile se, purtroppo, si sceglie di guardare al provvedimento secondo il quale tali importi sono stati messi a bilancio come clausola di salvaguardia per l'obbedienza ad un ricatto parlamentare.
E' inoltre superfluo scrivere che la mancata approvazione del decreto nei tempi previsti dai regolamenti avrebbe prodotto un caos anche maggiore di quello avuto sino ad oggi: il contenuto dell'approvato Imu-BankItalia racchiude infatti provvedimenti relativi alla cosiddetta mini Imu già pagata qualche giorno fa in molti Enti Locali.
Relativamente ai punti deboli esposti ai numeri 1 e 4, pertanto, sembra essere assolutamente possibile e lecito intravedere qualche fondamento critico e/o criticabile.
Discorsi ben più complessi sembrano poter essere fatti nei confronti del punto 6, esponente norme precise sul cosiddetto "riassetto" di BankItalia.
Stando a quanto diffuso dagli organi di informazione e di stampa, infatti, tale decreto è andato ad incidere sulla modifica strutturale dei "partecipanti al capitale" della Banca d'Italia.
Se esistono plurivalenti versioni ed interpretazioni sulle misure prese da esperti e competenti, è facile intuire quante differenze e baratri di non conosciuto possano esistere per ignoranti e/o per non addetti ai lavori.
Stando al contenuto diffuso, infatti, rispetto al punto 6 è possibile scrivere quanto di seguito riportato:
"[...] Con il sì al decreto [...] si dà via libera alla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia possedute dalle banche, una operazione che consentirà agli istituti di credito di rafforzare il capitale. La rivalutazione, una volta tassata, frutterebbe in corso d'anno 1-1,5 miliardi di euro alle casse dello Stato.[...]
Viene autorizzato l'aumento di capitale della banca d'Italia, mediante utilizzo delle riserve statuarie, all'importo di 7,5 mld di euro.
Le quote nominativa, fissate a 20.000 euro dal decreto legge uscito da palazzo Chigi, nel passaggio a palazzo madama sono state aumentate a 25.000 euro.
Ciascun partecipante non può possedere unaquota di capitale superiore al 3% (nel provvedimento uscito da palazzo Chigi la quota era fissata al 5%).
Le categorie di investitori che possono acquistare le quote sono: banche e imprese di assicurazione che hanno sede all'interno dell'Ue, fondazioni bancarie, enti ed istituti di previdenza e assicurazione con sede in Italia e fondi pensione.[...] il Consiglio superiore della Banca d'Italia «valuterà la professionalità e la onorabilità dei soggetti entranti e delle relative compagini, con un diritto di veto». L'italianità è salvaguardata dall'obbligo di mantenere per i soci la sede legale in Italia. Perdendola bisognerà necessariamente vendere la propria quota di partecipazione. [...]"
(Fonte: Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S, ilmattino.it)
La mossa di rivalutare le quote costituenti BankItalia ha riguardato, nei fatti, la necessità di intervenire al fine di modificare in maniera permanente quanto riportato nello statuto che regola questo Ente.
E' infatti possibile desumere, attingendo dalla sezione "Partecipanti al capitale" del sito bancaditalia.it, quanto riportato sinteticamente nel seguito:
"[...] La partecipazione al capitale della Banca d'Italia è disciplinata dagli artt. 3 e 49 dello Statuto. Il capitale, di ammontare pari a 156.000 euro, è rappresentato da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna. La disciplina della titolarità delle quote di partecipazione fa rinvio alle disposizioni legislative.
E’ altresì stabilito che la cessione di quote del capitale avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio “nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e di una equilibrata distribuzione”. [...]"
Grazie al Decreto brevemente liquidato come Imu-BankItalia, infatti, si è proceduto ad una modifica sostanziale delle informazioni presenti dentro tale argomento. E' infatti possibile leggere quanto di seguito riportato:
"[...] Il capitale della Banca d’Italia è di 7.500.000.000 euro ed è rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale è indicato dalla legge.[...]"
(Fonte: Art.3 - Statuto "Banca d'Italia")
La precedente capitalizzazione era risalente a 156mila Euro, similmente a quanto riportato nel citato precedente: era sostanziale aggiornare tale dato, alla luce del fatto che l'oggi sembra essere sia economicamente che socialmente diverso da ciò che era ieri. A cosa si deve l'importo pari a 156mila Euro sopra riportato?
A tale domanda rispondono frammenti di articolo tutt'ora reperibili in rete.
Sia possibile leggere quanto segue:
"[...] Il primo passo per farlo è stata la rivalutazione del capitale rimasto fermo alla cifra – 300 milioni di lire - versata alla costituzione dell’Istituto, nel 1936.
La conversione in euro ha reso forse più evidente l’esiguità del valore pari a 156 mila euro, anche di fronte a quello delle altre banche centrali europee che si sono invece adeguate nel tempo. Il decreto propone quindi la rivalutazione di quei 156 mila euro a 7,5 miliardi. L’ammontare è stato definito direttamente dagli esperti della Banca d’Italia coadiuvati da 3 «saggi»[...] sulla base della rivalutazione di quella parte del capitale [...] legata all’attività cosiddetta di signoraggio, cioè quella di battere moneta e farla circolare. In altre parole, all’attività centrale originaria dell’ex Istituto di emissione. [...]"
(Fonte: Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d'Italia, corriere.it)
Od ancora sarà possibile riportare quanto segue:
"[...] Dell’ipotesi di rivalutare le quote della Banca d’Italia si è parlato [...] a partire da [...]novembre 2013, quando è cominciato a diventare pressante il problema di trovare i soldi per l’abolizione della seconda rata dell’IMU. Alla base di tutto c’è il fatto che il capitale nominale della Banca d’Italia era fino a ieri di soli 156 mila euro: 300 milioni delle vecchie lire che furono versati nel 1936 dagli istituti di credito italiani, allora pubblici. Quegli istituti di credito sono oggi le banche private italiane e una sessantina di loro, insieme a qualche assicurazione e a INAIL e INPS, sono ancora oggi formalmente i proprietari della banca (l’elenco completo e la distribuzione delle quote è qui). A causa di una serie di acquisizioni e cessioni, oltre il 50 per cento delle quote è in mano ai grandi gruppi Intesa e Unicredit. [...]"
(Fonte: La questione Banca d'Italia, spiegata bene, ilpost.it)
Le procedure di rivalutazione della Banca d'Italia sono pertanto riconducibili ad un'opera che, forse, avrebbe dovuto essere svolta con ben altre cadenze temporali: se era dal 1936 che tale dato non era più aggiornato, forse, si sarebbe potuto procedere con ben (più) alt(r)a urgenza.
Alla luce di questo dato di fatto, cosa è possibile scrivere a proposito degli enti che hanno sottoscritto tali accordi stabiliti troppi anni fa?
Questa sembra essere un'altra domanda importante in quanto, volente o nolente, la struttura e la tipologia dei cosiddetti 'partecipanti al capitale' si è in questi anni notevolmente trasformata.
Per informazione su quote e capitali movimentati, è possibile fare riferimento al documento riportato al link seguente: http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf
Le critiche più feroci riguardanti questo complicatissimo ed intricato punto 6 hanno riguardato, nei fatti, gli argomenti ed i punti fragili di seguito descritti:
"[...]il regalo alle banche azioniste dell’istituto – Intesa e Unicredit in testa, che dal provvedimento incasseranno un guadagno compreso fra i 2,7 e i 4 miliardi – s’aveva da fare a tutti i costi e prima possibile. Lo dimostra tutto l’iter della normativa varata in fretta e furia dal consiglio dei ministri il 27 novembre scorso [...]
Un provvedimento al quale era seguita un’assemblea straordinaria della banca centrale convocata alla velocità della luce e a porte chiuse l’antivigilia di Natale, per adeguare lo statuto [...] alla normativa non ancora vagliata dal Parlamento. [...]
il provvedimento [...] darà ottimi motivi per festeggiare agli azionisti dell’istituto. Prima di tutto, appunto, per la generosa rivalutazione del capitale che hanno in mano: [...] si passa da una valutazione complessiva di 156mila euro a quella nuova di 7,5 miliardi di euro [...].
L’operazione verrà concretizzata tramite una ricapitalizzazione di BankItalia a carico delle riserve dell’istituto che sono composte prevalentemente d’oro, metallo prezioso le cui quotazioni sono ultimamente in netta discesa. [...]
rivalutazione contabile più moneta sonante in arrivo per i due istituti, che si presenteranno così agli esami della Bce dotati di un comodo cuscinetto. Sconto, poi, sulle uscite che dovranno sostenere: le tasse sulla plusvalenza a carico degli azionisti sono state fissate al 12%, contro il tradizionale 20% e il 16% inizialmente previsto[...].
Infine il tema dei dividendi. Con le nuove regole gli azionisti di Bankitalia, a parità di utili, incasseranno un dividendo potenziale pari a sei volte quanto ricevuto negli anni passati: 450 milioni di euro contro i circa 70 degli anni scorsi secondo calcoli del M5S che stima una perdita per lo Stato di quasi 400 milioni.
In cambio però a tutte le banche italiane [...] è stato imposto di farsi tassare per coprire parte del buco creato con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. [...]"
(Fonte: Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche, ilfattoquotidiano.it)
A smentire supposizioni e discussioni sulle alternative verità ci ha pensato (con quanta attendibilità?) una nota divulgata il giorno 29 gennaio dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il contenuto di tale nota è parzialmente riportato nel seguito:
"[...] la polemica politica ha spesso preso il sopravvento sulla realtà dei fatti così che alcuni interventi hanno prospettato effetti del provvedimento del tutto fantasiosi e infondati.
In particolare, in merito alle nuove regole relative alla partecipazione al capitale della Banca d'Italia, nessun "regalo" è stato fatto alle banche, perché la rivalutazione del capitale e una più equilibrata ripartizione delle quote di partecipazione alla Banca d'Italia non comportano alcun onere per lo Stato.
La riforma di un assetto risalente al 1936 era peraltro divenuta ormai urgente in vista dell'entrata in vigore del nuovo sistema unico di supervisione bancaria in ambito europeo. [...]"
(Fonte: DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche, tesoro.it)
La tragedia economica nella quale siamo immersi rende giustificabile un dibattito pressochè eterno attorno ai contenuti ed alle misure prese all'interno del precedentemente citato punto 6.
Tale aggiornamento non poteva essere svolto prima? Era necessario arrivare a ridosso di un ulteriore declassamento ed a poco tempo dai cosiddetti stress test a cui anche le banche italiane dovranno essere sottoposte? Altre voci sembrano delineare, per fortuna o purtroppo, i contorni di un decreto legge che sembra aver accolto al suo interno davvero troppa "carne al fuoco":
"[...]per molte aziende la privatizzazione e trasformazione in public company di Bankitalia suona più come uno schiaffo per le PMI in difficoltà nell’accesso al credito: "l’aumento del valore delle quote della banca centrale andava vincolato a un incremento dei prestiti a famiglie e imprese, in modo da favorire un sostegno alla crescita e alla ripresa dell’economia reale. L’impianto del decreto, invece, configura una operazione che si apre e si chiude nel recinto della finanza, avanzando ancora una volta il sospetto che le scelte legislative siano ispirate proprio in quegli ambienti."[...]"
(Fonte: Decreto Imu-BankItalia: pro e contro per banche e imprese, pmi.it)
Altre voci critiche evidenziano, pertanto, la possibilità di ottenere misure che vadano incontro ad una fase anticiclica rispetto ai provvedimenti che dovrebbe essere necessario mettere in campo per fronteggiare la presente crisi economica.
La necessità di accorpare provvedimenti Imu a misure per il riassetto di BankItalia è una decisione che, a prescindere da contenuti ed informazioni possibili, ha come conseguenza minima quella di poter gettare fumo negli occhi di italiani e/o di persone volenterose di informarsi adeguatamente su un argomento tremendamente complesso. Il tono della protesta, sicuramente sbagliato, esasperato ed esasperante, non va assolutamente sottovalutato.
Si sarebbe potuto fare meglio, scorporando in due parti il decreto appena approvato?
A tale domanda risponde, con un senso del sospetto ormai inevitabile visti i tempi e le verità per troppo tempo occultate, un frammento di articolo tratto dal blog del giornalista Gad Lerner:
"[...] Cioè un decreto-omnibus in cui il governo ha riunito surrettiziamente capra e cavoli: la sospensione ddl pagamento della seconda rata dell’Imu; e il riassetto delle quote azionarie della Banca d’Italia. Una furbata, una scorrettezza. [...] Fra l’altro la fretta con cui il governo ha preteso di imporre tale scelta, rifiutando la ragionevole richiesta di uno scorporo, desta allarme e sospetto: ci viene nascosto qualcosa sulla reale condizione dei bilanci delle banche italiane, se dobbiamo ricorrere con celerità a un rinforzo patrimoniale? [...]"
(Fonte: E pensare che sul decreto Imu-BankItalia i M5S avrebbero ragione, gadlerner.it)
Affiancarsi alla corrente del perbenismo di maniera, allinearsi ai diktat di Partito e/o di (violento) Movimento senza promuovere alcun distinguo, rinunciare ad approfondire e/o a sperare miglioramenti anche in ciò che non è più possibile cambiare sono attività che non dovrebbe più essere possibile e lecito condurre.
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
Troppa sembra essere la complessità del sistema economico-finanziario, troppa sembra essere la carenza di competenze e conoscenze per smistare le difficoltà dentro ad un provvedimento facilmente classificabile come fritto misto. Se mal preparato, può causare indigestioni.
E' necessario, conviene ancora una volta ripeterlo, rispondere in maniera chiara ed obiettiva a poche ma fondamentali domande. Sempre ammesso che sia ancora possibile cambiare strada, ovviamente.
Per saperne di più:
"Imu-Bankitalia a rischio caos Corsa per salvare il decreto", corriere.it
(http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_29/imu-bankitalia-rischio-caos-corsa-salvare-decreto-468661ea-88ab-11e3-9f25-fc2a5b09a302.shtml)
"Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti)
"Banca d'Italia - Statuto", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/statuto/statuto.pdf)
"Banca d'Italia - Partecipanti al capitale", Banca d'Italia
(http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf)
"Cosa dice il decreto di riassetto della Banca d’Italia", Corriere.it
(http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_30/cosa-dice-decreto-riassetto-banca-d-italia-921b8fc6-89a1-11e3-be5b-d457abaa7165.shtml)
"La questione Banca d'Italia, spiegata bene", ilpost.it
(http://www.ilpost.it/2014/01/31/banca-ditalia-quote-proprieta/)
"DL Imu-BankItalia: nessun regalo alle banche"
(http://www.tesoro.it/ufficio-stampa/comunicati/2014/comunicato_0027.html)
"Imu-Bankitalia, decreto approvato dalla Camera con la “ghigliottina” della Boldrini", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/29/imu-bankitalia-decreto-approvato-dalla-camera-con-la-ghigliottina-della-boldrini/861923/)
"Dl Imu-Bankitalia, ecco perché il decreto del governo è un regalo alle banche", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/24/dl-imu-bankitalia-ecco-perche-il-decreto-del-governo-e-un-regalo-alle-banche/856309/)
"Decreto IMU-Bankitalia: pro e contro per banche e imprese", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/articolo/73370/decreto-imu-bankitalia-pro-e-contro-per-banche-e-imprese.html)
"IMU: si arena il Decreto di abolizione saldo", pmi.it
(http://www.pmi.it/impresa/normativa/news/73362/imu-si-arena-il-decreto-di-abolizione-saldo.html)
"Imu-Bankitalia, sì definitivo: ecco cosa prevede il decreto contestato dal M5S", ilmattino.it
(http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/POLITICA/imu-bankitalia-cosa-prevede-il-decreto-contestato-dal-m5s/notizie/483499.shtml)
"Dl Imu-BankItalia: ecco cosa prevede", lastampa.it
(http://www.lastampa.it/2014/01/29/economia/dl-imubankitalia-ecco-cosa-prevede-lAQC9j25nDocshlq0BSt7M/pagina.html)
"E pensare che sul decreto Imu-Bankitalia i M5S avrebbero ragione", gadlerner.it
(http://www.gadlerner.it/2014/01/30/e-pensare-che-sul-decreto-imu-bankitalia-i-m5s-avrebbero-ragione)
"Vite bruciate alle slot. Una piaga da sei miliardi l'anno", L'Espresso on line
(http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/11/19/news/vite-bruciate-alle-slot-una-piaga-che-costa-allo-stato-sei-miliardi-l-anno-1.141480)
"Gioco d'azzardo di Stato: l'epidemia vale 70 miliardi", linkiesta.it
(http://www.linkiesta.it/gioco-d-azzardo-di-stato-l-epidemia-vale-70-miliardi)



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