Sapere o non sapere, laddove il 'non sapere' può diventare una scusa equivalente all'ignorare.
Ignorare per quieto vivere, ignorare per non voler vedere qualcosa che resta - inalterato ma modificabile - sotto gli occhi di tanti.
L'ignorare consapevolmente qualcosa a cosa potrebbe equivalere, qualora proprio quel qualcosa fosse urgente da combattere e/o da denunciare?
Quante emergenze esistono nei tempi contemporanei che non vengono denunciate, sia per quieto vivere che per 'incombenze' derivanti da ben altre cause non meglio precisate?
Quanta volontà reale vi è di approfondire certe tragedie, di documentarsi riguardo altrettanti problemi non meglio descritti per esigenze di sintesi?
Laddove si ignorano alcune gravi problematiche, purtroppo, l'indifferenza viene a farla da padrone - con tutto quello che la stessa si porta dietro e dentro di grave ed assoluto.
Da queste domande 'parte' e cerca di delineare un quadro specifico l'opera 'Voi sapete - L'indifferenza uccide', scritto da Giuseppe Civati e pubblicato per la collana 'Le Onde'.
La stessa prefazione sulla copertina del libro concorre a chiarire il punto di vista di quanti vedono nel mondo attuale una forma di indifferenza tanto predominante quanto indolente:
"[...] I primissimi articoli della 'Dichiarazione Universale dei Diritti Umani' e della 'Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali' sono chiarissimi: nessuno può essere sottoposto a tortura, a trattamenti inumani e degradanti. Nessuno.
Abbiamo creato un sistema di garanzia dei diritti umani per evitare che l'orrore si ripetesse e l'abbiamo fatto dopo averlo visto con i nostri occhi di occidentali, l'orrore.
Abbiamo pero' evitato di dire che i diritti, come gli occhi, erano occidentali.
Pensavamo a noi stessi, e solo a noi stessi, bianchi, occidentali, quando parlavamo di 'umani'.
Per gli altri vale solo quando noi occidentali - o, meglio, noi nordici, perché stiamo più in alto, come se il mondo non fosse una palla ma una scala - diciamo che valgano anche per loro, per i sottouomini. [...]"
Così scrivendo dovrebbe emergere spontanea la necessità di non arrendersi, di avere coraggio ed intraprendenza nel relegare l'indifferenza ad attore secondario di questa epoca storica.
Tutto questo in quanto andrebbe considerata come fondamentale l'urgenza di non abbassare lo sguardo dinanzi a certe emergenze sociali, razziali, ambientali, umane, [...]:
"[...] Non ammettiamo certo le improbabili giustificazioni per cui le responsabilità fossero e siano sempre di qualcun altro, fatte risalire a chissà chi e a chissà quando.
Non possiamo nemmeno accettare che tutto ciò si qualifichi come mera difesa della patria, dei suoi confini, dello 'spazio vitale', perché da qualche parte sappiamo che quella era un'espressione tipica della società hitleriana. [...]"
Non voltare le spalle, non ignorare dunque una serie di problemi tanto imbarazzanti quanto evidenti per le reali difficoltà dei nostri tempi. Leggerne per saperne, capirne e confutarne di più.
Ignorare per quieto vivere, ignorare per non voler vedere qualcosa che resta - inalterato ma modificabile - sotto gli occhi di tanti.
L'ignorare consapevolmente qualcosa a cosa potrebbe equivalere, qualora proprio quel qualcosa fosse urgente da combattere e/o da denunciare?
Quante emergenze esistono nei tempi contemporanei che non vengono denunciate, sia per quieto vivere che per 'incombenze' derivanti da ben altre cause non meglio precisate?
Quanta volontà reale vi è di approfondire certe tragedie, di documentarsi riguardo altrettanti problemi non meglio descritti per esigenze di sintesi?
Laddove si ignorano alcune gravi problematiche, purtroppo, l'indifferenza viene a farla da padrone - con tutto quello che la stessa si porta dietro e dentro di grave ed assoluto.
Da queste domande 'parte' e cerca di delineare un quadro specifico l'opera 'Voi sapete - L'indifferenza uccide', scritto da Giuseppe Civati e pubblicato per la collana 'Le Onde'.
La stessa prefazione sulla copertina del libro concorre a chiarire il punto di vista di quanti vedono nel mondo attuale una forma di indifferenza tanto predominante quanto indolente:
"[...] I primissimi articoli della 'Dichiarazione Universale dei Diritti Umani' e della 'Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali' sono chiarissimi: nessuno può essere sottoposto a tortura, a trattamenti inumani e degradanti. Nessuno.
Abbiamo creato un sistema di garanzia dei diritti umani per evitare che l'orrore si ripetesse e l'abbiamo fatto dopo averlo visto con i nostri occhi di occidentali, l'orrore.
Abbiamo pero' evitato di dire che i diritti, come gli occhi, erano occidentali.
Pensavamo a noi stessi, e solo a noi stessi, bianchi, occidentali, quando parlavamo di 'umani'.
Per gli altri vale solo quando noi occidentali - o, meglio, noi nordici, perché stiamo più in alto, come se il mondo non fosse una palla ma una scala - diciamo che valgano anche per loro, per i sottouomini. [...]"
Così scrivendo dovrebbe emergere spontanea la necessità di non arrendersi, di avere coraggio ed intraprendenza nel relegare l'indifferenza ad attore secondario di questa epoca storica.
Tutto questo in quanto andrebbe considerata come fondamentale l'urgenza di non abbassare lo sguardo dinanzi a certe emergenze sociali, razziali, ambientali, umane, [...]:
"[...] Non ammettiamo certo le improbabili giustificazioni per cui le responsabilità fossero e siano sempre di qualcun altro, fatte risalire a chissà chi e a chissà quando.
Non possiamo nemmeno accettare che tutto ciò si qualifichi come mera difesa della patria, dei suoi confini, dello 'spazio vitale', perché da qualche parte sappiamo che quella era un'espressione tipica della società hitleriana. [...]"
Non voltare le spalle, non ignorare dunque una serie di problemi tanto imbarazzanti quanto evidenti per le reali difficoltà dei nostri tempi. Leggerne per saperne, capirne e confutarne di più.









