Quale è la salute del pianeta Terra, in un tempo nel quale sembra rimangano sempre pochi a pensare alla protezione dello stesso? Qualora non dovesse più continuare a garantirci sostenibilità ed esistenza su quale altro pianeta potremmo (o dovremmo?) essere costretti a scappare?
La necessità di porre queste domande equivale alla ferma intenzione di proporre soluzioni adeguate e capaci di strutturare percorsi capaci di incidere sul lungo termine con ferma consapevolezza della natura precaria nella quale siamo immersi.
Natura precaria e che, con ogni mezzo possibile, stiamo sfruttando senza soste.
Da questo punto dovrebbe emergere come importante e fondamentale la necessità di costruirsi una coscienza adeguatamente protesa al percepire quanto certe situazioni siano diventate e diventeranno sempre più pressanti e dirompenti per il futuro dell'umanità (e non solo).
Sono moltissime le componenti che sono legate l'una all'altra, in questa corsa per garantire vita e sostenibilità alle generazioni future: natura, lotta ai cambiamenti climatici, pianificazione energetica, tutela ambientale, sostenibilità territoriale e resilienza solo per citarne alcune.
L'approfondimento adeguato di argomenti simili può condurre, se ben strutturato e doverosamente analizzato, ad una maggiore comprensione di quali siano le radici della disuguaglianza su cui ad oggi si sorreggono squilibri e devastanti difetti che stanno contribuendo ad annichilire questo Pianeta.
Una tematica essenziale e sostanziale su cui vale la pena concentrare sforzi ed attenzioni è quella costituita dal ciclo delle materie prime e delle produzioni, internamente alle quali sarà in futuro sempre più stringente ed opportuno porre sotto il fuoco dell'analisi alcuni concetti chiave ad oggi non doverosamente considerati: riciclo, recupero, studi su LCA, valorizzazione delle materie prime e dell'economia circolare solo per citare alcune essenziali tematiche.
Su questo fronte cerca di fare luce un articolo riportato sul sito di divulgazione ambientale greenreport, richiamante a sua volta il rapporto 'Global material flows and resource productivity' diffuso dall'International Resource Panel.
L'obiettivo fondamentale dello stesso rapporto converge verso la necessità di rapportarsi alla dimensione correlata allo sfruttamento delle risorse terrestri effettuato da mano umana.
A questo proposito lo stesso articolo risulta essere fortemente esplicativo sul tema:
"[...] La quantità di materie prime estratte dalla Terra è passata dalle 22 miliardi di tonnellate/anno nel 1970 all’impressionante cifra di 70 miliardi di tonnellate nel 2010, e se il mondo continuerà a fornire case, trasporti, cibo, energia e acqua come fatto finora nel 2050 (quando il pianeta sarà abitato da nove miliardi di persone) dovremmo estrarre 180 miliardi di tonnellate di materiale ogni anno per soddisfare la domanda. Si tratta di un importo grande quasi tre volte quello attuale. Sarà sostenibile? [...]"
L'articolo citato ed approfondito si intitola "Radici della disuguaglianza: i Paesi ricchi consumano 10 volte più materie prime dei poveri", scritto da Luca Aterini e collocato sul sito precedentemente citato. La domanda da cui partire per svolgere qualsivoglia analisi in tema di futuro è quella secondo cui vale la pena chiedersi se tutto questo sarà sostenibile.
Relativamente alla sostenibilità dell'intero sistema, l'articolo in questione riporta l'opinione non certamente definibile come ambigua della co-presidente Irp:
"[...] Il ritmo allarmante al quale i materiali vengono estratti ha già ora un grave impatto sulla salute umana e sulla qualità della vita dei popoli. [...] Questo dimostra che i modi di produzione e di consumo attuali non sono sostenibili. Dobbiamo riflettere urgentemente su questo problema, prima che le risorse che alimentano le nostre economie e sollevano le persone dalla povertà siano irrimediabilmente finite. Questa complessa questione, che rappresenta una delle più grandi sfide di fronte alle quali è l’umanità, esige di ripensare la governance dell’estrazione delle risorse naturali. [...]"
La questione citata nell'articolo riguarda l'urgenza di ripensare integralmente i meccanismi di regolamentazione e controllo inerenti l'estrazione delle risorse naturali.
Favorendo l'impiego di nuovi metodi di contabilizzazione sia dell'estratto che dell'esistente, andando verso la necessità di favorire il più possibile metodi di riciclo e recupero dell'esistente una volta giunto al termine della propria (prima) vita utile.
Il link all'articolo è disponibile al seguente collegamento: http://www.greenreport.it/leditoriale/radici-della-disuguaglianza-paesi-ricchi-consumano-10-volte-piu-materie-prime-dei-poveri/
Leggerne per informarsi, rendendo maggiormente strutturata e stabile la propria conoscenza nei confronti di un importante sistema come questo. Ancora tutto da scoprire ed esplorare.
La necessità di porre queste domande equivale alla ferma intenzione di proporre soluzioni adeguate e capaci di strutturare percorsi capaci di incidere sul lungo termine con ferma consapevolezza della natura precaria nella quale siamo immersi.
Natura precaria e che, con ogni mezzo possibile, stiamo sfruttando senza soste.
Da questo punto dovrebbe emergere come importante e fondamentale la necessità di costruirsi una coscienza adeguatamente protesa al percepire quanto certe situazioni siano diventate e diventeranno sempre più pressanti e dirompenti per il futuro dell'umanità (e non solo).
Sono moltissime le componenti che sono legate l'una all'altra, in questa corsa per garantire vita e sostenibilità alle generazioni future: natura, lotta ai cambiamenti climatici, pianificazione energetica, tutela ambientale, sostenibilità territoriale e resilienza solo per citarne alcune.
L'approfondimento adeguato di argomenti simili può condurre, se ben strutturato e doverosamente analizzato, ad una maggiore comprensione di quali siano le radici della disuguaglianza su cui ad oggi si sorreggono squilibri e devastanti difetti che stanno contribuendo ad annichilire questo Pianeta.
Una tematica essenziale e sostanziale su cui vale la pena concentrare sforzi ed attenzioni è quella costituita dal ciclo delle materie prime e delle produzioni, internamente alle quali sarà in futuro sempre più stringente ed opportuno porre sotto il fuoco dell'analisi alcuni concetti chiave ad oggi non doverosamente considerati: riciclo, recupero, studi su LCA, valorizzazione delle materie prime e dell'economia circolare solo per citare alcune essenziali tematiche.
Su questo fronte cerca di fare luce un articolo riportato sul sito di divulgazione ambientale greenreport, richiamante a sua volta il rapporto 'Global material flows and resource productivity' diffuso dall'International Resource Panel.
L'obiettivo fondamentale dello stesso rapporto converge verso la necessità di rapportarsi alla dimensione correlata allo sfruttamento delle risorse terrestri effettuato da mano umana.
A questo proposito lo stesso articolo risulta essere fortemente esplicativo sul tema:
"[...] La quantità di materie prime estratte dalla Terra è passata dalle 22 miliardi di tonnellate/anno nel 1970 all’impressionante cifra di 70 miliardi di tonnellate nel 2010, e se il mondo continuerà a fornire case, trasporti, cibo, energia e acqua come fatto finora nel 2050 (quando il pianeta sarà abitato da nove miliardi di persone) dovremmo estrarre 180 miliardi di tonnellate di materiale ogni anno per soddisfare la domanda. Si tratta di un importo grande quasi tre volte quello attuale. Sarà sostenibile? [...]"
L'articolo citato ed approfondito si intitola "Radici della disuguaglianza: i Paesi ricchi consumano 10 volte più materie prime dei poveri", scritto da Luca Aterini e collocato sul sito precedentemente citato. La domanda da cui partire per svolgere qualsivoglia analisi in tema di futuro è quella secondo cui vale la pena chiedersi se tutto questo sarà sostenibile.
Relativamente alla sostenibilità dell'intero sistema, l'articolo in questione riporta l'opinione non certamente definibile come ambigua della co-presidente Irp:
"[...] Il ritmo allarmante al quale i materiali vengono estratti ha già ora un grave impatto sulla salute umana e sulla qualità della vita dei popoli. [...] Questo dimostra che i modi di produzione e di consumo attuali non sono sostenibili. Dobbiamo riflettere urgentemente su questo problema, prima che le risorse che alimentano le nostre economie e sollevano le persone dalla povertà siano irrimediabilmente finite. Questa complessa questione, che rappresenta una delle più grandi sfide di fronte alle quali è l’umanità, esige di ripensare la governance dell’estrazione delle risorse naturali. [...]"
La questione citata nell'articolo riguarda l'urgenza di ripensare integralmente i meccanismi di regolamentazione e controllo inerenti l'estrazione delle risorse naturali.
Favorendo l'impiego di nuovi metodi di contabilizzazione sia dell'estratto che dell'esistente, andando verso la necessità di favorire il più possibile metodi di riciclo e recupero dell'esistente una volta giunto al termine della propria (prima) vita utile.
Il link all'articolo è disponibile al seguente collegamento: http://www.greenreport.it/leditoriale/radici-della-disuguaglianza-paesi-ricchi-consumano-10-volte-piu-materie-prime-dei-poveri/
Leggerne per informarsi, rendendo maggiormente strutturata e stabile la propria conoscenza nei confronti di un importante sistema come questo. Ancora tutto da scoprire ed esplorare.
Immagine tratta dalla pagina riportante l'articolo in questione























