martedì 20 novembre 2018

'DISOCCUPATE LE STRADE DAI SOGNI', LEGGENDO DI CLAUDIO LOLLI

Quanto la canzone italiana di una certa epoca (e di certi Autori) ha inciso e lasciato profondissimi solchi nella storia? Quanto è stata decisiva la 'mano' e la 'voce' di alcuni Autori nell'incedere di epoche e fasi per l'intera storia umana? Un Autore fra tanti, tanto importante quanto profond(issim)o e poco conosciuto, è Claudio Lolli; la sua traccia nel panorama musicale italiano è stata tanto ricca quanto importante, sia per formazione 'sparsa' che per talento lasciato emergere con continuità nel corso del tempo. Da Claudio Lolli e su Claudio Lolli si dirama l'opera 'Disoccupate le strade dai Sogni - I testi delle canzoni, le note a margine, le fotografie, tutta la storia raccolta per la prima volta in un libro' edito da Goodfellas.
Il bilancio fondamentale di questa opera risiede nella trama, corredata da un'Antologia poetica e musicale costituita dalle canzoni dello stesso autore.
Ne costituiscono capitoli i titoli delle canzoni, con un esplicito richiamo alla definizione scelta per il titolo dell'opera costituita e 'qui' esposta:

"[...] Perché questo titolo? Ho proposto io a Claudio di intitolare questo libro come un suo celebre album del passato. 'Disoccupate le strade dai sogni' è un disco al quale avrei dovuto collaborare [...], ma è soprattutto un monito/consiglio che ha oggi più che mai la sua validità. 
Allora come ora vuol dire quello che recita, ma suggerisce anche il suo contrario...continuiamo a farli i nostri sogni e a impedire che ce li levino! [...]"

Un artista che sa di essere artista viene delineato più comunemente da un atteggiamento fuori dalla 'norma', anche a livello umano. Questa traccia di umanità mai tramontante viene spesso definita in qualsiasi gesto, in qualsiasi opportunità fra quelle possibili:

"[...] Lo scorso anno Claudio ha vinto la Targa Tenco per il miglior album 'Il grande freddo', ma non ha potuto venire a Sanremo a ritirare il premio. Ci siamo scambiati un paio di mail dove non si parlava di musica, di riconoscimenti, di comunicati. Ma semplicemente di valori umani e di sentimenti. Anche per questo voglio bene a Claudio Lolli. [...]"

Voler bene a Claudio Lolli può significare, per un cultore o per un interessato alla musica in generale, leggere con attenzione i testi delle sue canzoni per (provare a) comprendere quanto di poetico vi sia in esse. Un monito di attualità, un richiamo di musica e metodo per non perdere di vista l'Arte fatta da chi ha avuto a cuore il ruolo - vero e/o verificabile - del musicista.


lunedì 19 novembre 2018

lunedì 12 novembre 2018

DI UOMO IN UOMO, OVUNQUE VE NE SIANO...DI REAL(IZZABIL)I

“[...] C'è un uomo nascosto in ogni vestito,/ 
in ogni maschera in ogni sorriso,/ 
in ogni parola non detta, un gesto, in ogni espressione del viso./ 
C'è un uomo nascosto/ in ognuno di noi. [...] 
C'è chi si nasconde in un'anima pura,/ 
e vive evitando i peccati mortali. [...] 
C'è chi si nasconde in una chitarra,/ 
e canta canzoni a chi non conosce,/ 
c'è chi si nasconde in un paio di cosce/ 
e chi si fa solo i fatti suoi./ 
C'è un uomo nascosto in ognuno di noi. [...] 
quell'uomo nascosto/ andiamo a cercare. [...] 
C'è chi si nasconde/ in un televisore,/ 
e passa le sere a dimenticare,/ 
il tempo [...] che non gli dà niente,/ 
il tempo [...] che tarda a finire. [...] 
C'è un uomo nascosto dentro un lavoro,/ 
in quella tuta sporca di grasso,/ 
c'è un uomo nascosto/ dietro ogni passo [...]. 
C'è un uomo nascosto dietro la fame,/ 
in quel bidone di spazzatura,/ 
cercando magari un vecchio cartone,/ 
cercando una vita/ un po' meno dura./ 
C'è un uomo nascosto in ogni paura. [...] 
Alza [...] di più le nostre bandiere,/ 
quell'uomo nascosto/ andiamo a cercare. [...]” 
(‘Un uomo nascosto’, C. Lolli, cit.

'Due attori', E. Hopper

venerdì 9 novembre 2018

DI BEATITUDINE IN BEATITUDINE, PARAFRASANDO CONTEMPORANEITA'...

"[...] Beati i bulli di quartiere 
perché non sanno ciò che fanno 
ed i parlamentari ladri 
che sicuramente lo sanno.
Beata è la guerra
chi la fa e chi la decanta 
ma più beata ancora 
è la guerra quando è santa. [...]
Beati i professori.
Beati gli arrivisti,
i nobili e i padroni [...].
Beata la frontiera.
Beata la finanza.
Beata è la fiera 
ad ogni circostanza [...]"
(Le beatitudini, R. Gaetano, cit.)

'The melancholy of a beautiful day', G. De Chirico



giovedì 8 novembre 2018

ESPLORANDO CONFINI E (INN)AMOR(AT)I

"[...] When the rain is blowing in your face, 
and the whole world is on your case, 
I could offer you a warm embrace 
to make you feel my love. 
When the evening shadows and the stars appear, 
and there is no one there to dry your tears, 
I could hold you for a million years 
to make you feel my love. [...]"
(Make you feel my love, Bob Dylan, cit.)

Vincolo d'unione, M. C. Escher

martedì 6 novembre 2018

FRA CITTA' E (RICERCA DI) SOSTENIBILITA', DELLA MUSICA CHE FU...


"[...] Com'è bella la città,
com'è grande la città.
Com'è viva la città
com'è allegra la città. [...]
Che stai a fare in campagna?
Se tu vuoi farti una vita
devi venire in città. [...]
Com'è allegra la città
piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora
con tanta gente che produce. [...]"

lunedì 5 novembre 2018

CERCANDO QUEL CHE (NON) VALE


"[...] Amico, amico caro guarda più in alto
dalle formiche hai imparato solo a metterti in fila.
Molliche come sempre per cena.
La regina ci nasconde qualcosa [...].
Il sogno di un uomo che tende la mano
La speranza reale di una sveglia collettiva.
Oggi non vale più.
Oggi non basta più. [...]"

domenica 4 novembre 2018

CERCANDO TERRE DI SPERANZE E (BI)SOGNI...


"[...] I said now this train dreams 
will not be thwarted
this train faith 
will be rewarded
this train hear the steel wheels singin’
this train bells of freedom ringin' [...]"

venerdì 2 novembre 2018

RICORDANDO PIER PAOLO PASOLINI...E FU MEMORIA

"[...] E così, tu – come si dice – hai tagliato la corda.
In realtà, tu eri – come si dice – un disadattato e alla fine te ne sei persuaso anche se da sempre lo eri stato: Un disadattato.
I vecchi ti compativano dietro le spalle pure se ti chiedevano la firma per i loro proclami
e i “giovani” ti sputavano in faccia
perché fascisti come i loro baffi:
(già, tu glielo avevi detto, però
avevi sbagliato in un punto:
questi sono più fascisti dei loro baffi)
ti sputavano in faccia, ma ovviamente anche loro
ti chiedevano la propaganda per i loro volantini
e i soldi per le loro squadrette.
E tu non ti negavi, sempre ti davi e ti davi
E loro pigliavano e poi: “lui dà”– bisbigliavano nei loro pettegolezzi –
“per amore di se stesso”. Viva, viva
chi ama se stesso e gli altri ama come se stesso.
Loro odiano gli altri come se stessi
e in tale giustizia magari si credono
di fondare una rivoluzione.
Loro ti rinfacciavano la tua diversità
dicendo con questo: l’omosessualità.
Difatti, loro usano il corpo delle femmine
come gli pare. Liberi di usarlo come gli pare.
Il corpo delle femmine è carne d’uso 
ma il corpo dei maschi esige rispetto. E come no!
Questa è la loro morale. Se una femminella di strada 
avesse assassinato uno dei loro
non la giustificherebbero perché immatura.
Ma in verità in verità in verità
quello per cui tu stesso ti credevi un diverso
non era la tua vera diversità.
La tua vera diversità era la poesia.
È quella l’ultima ragione del loro odio
perché i poeti sono il sale della terra
e loro vogliono la terra insipida.
In realtà, LORO sono contro-natura.
E tu sei natura: Poesia cioè natura.
E così, tu adesso hai tagliato la corda.
Non ti curi più dei giornali– [la] preghiera del mattino – con le crisi di governo
e i cali della lira, e decretoni e decretini
e leggi e leggione. Io spero
che un’ultima sola grazia terrena ti resti ancora – per poco –
ossia ridere e sorridere. Che tu di là dove sei– ma per poco ancora – di là, dal Nessun Posto
dove ti trovi ora di passaggio –
che tu sorrida e rida dei loro profitti e speculazioni e rendite accumulate
e fughe dei capitali e tasse evase
e delle loro carriere ecc. Che tu possa riderne e sorriderne per un attimo
prima di tornartene
al Paradiso.
Tu eri un povero
E andavi sull’Alfa come ci vanno i poveri
per farne sfoggio tra i tuoi compaesani: i poveri,
nei tuoi begli abitucci da provinciale ultima moda
come i bambini che ostentano di essere più ricchi degli altri
per bisogno d’amore degli altri.
Tu in realtà questo bramavi: di essere uguale agli altri,
e invece non lo eri. DIV, ma perché?
Perché eri un poeta.
E questo loro non ti perdonano: d’essere un poeta.
Ma tu ridi[ne].
Lasciagli i loro giornali e mezzi di massa
e vattene con le tue poesie solitarie
al Paradiso.
Offri il tuo libro di poesie al guardiano del Paradiso
e vedi come s’apre davanti a te
la porta d’oro
Pier Paolo, amico mio. [...]"
(E. Morante, cit.)


giovedì 1 novembre 2018

CERCANDO UOMINI E FAVOLE...

[...] voi intellettuali/ non avete mai discusso/ 
di come torna l'onda/ alla fine del riflusso [...]” 
(‘Il paese delle favole’, Nomadi)

Fonte immagine: 'Corto Maltese', H. Pratt

venerdì 19 ottobre 2018

'SAGHE MENTALI', ESPLORANDO GLI ORIZZONTI DEL CANTANTE CAPAREZZA

Come potrebbe essere dimorare nella mente di un genio? Come sarebbe possibile trovarsi dentro a quei processi mentali che conducono alla formazione di canzoni, testi, opere od armonie uniche nel loro genere? Quali percorsi e quali 'sentieri' potremmo seguire noi 'normali' e/o 'normalmente dotati' per la composizione di un'armonia degna di essere chiamata tale? 
Dentro al panorama musicale italiano, nel bel mezzo di infinite tristezze, emerge la figura del geniale Caparezza. Definirlo cantante è scrivere poco, essendo lo stesso un artista a tutto tondo su più 'livelli'.
E' di poche settimane fa la ristampa dell'opera 'Saghe mentali - Viaggio allucinante in una testa di capa', recante impressioni e storia discografica ed esistenziale del cantautore che ad oggi molti riescono ad apprezzare - ogni volta con testi sempre più 'avanti' rispetto alla tragi(comi)ca normalità di buona parte della musica italiana. Le ragioni di una ristampa sono definite dallo stesso autore in un'introduzione aggiornata per l'opera stessa: 

"[...] Col passare degli anni, tra le classiche domande che di solito mi rivolgono, fece capolino questa: 'Capa, non si trova più il tuo libro, perché non lo ristampi?'
Saghe mentali aveva esaurito le copie, lo si poteva comprare solo su e-Bay [...].
Poi, qualche mese fa, durante un firmacopie di Prisoner 709, album in cui il 7 e il 9 sono numeri dominanti, una ragazza mi chiese come mai sulla biografia del libro avessi inserito la data del mio decesso. Le risposi che quella era una biografia surreale e per esagerarla mi ero inventato l'anno della mia dipartita: 2052. 
La ragazza mi fece allora notare che nel 2052 avrei avuto 79 anni. Rimasi sbigottito. 
Ormai era chiaro che quel libro stava in tutti i modi tentando di attirare la mia attenzione e allora mi convinsi a ristamparlo. [...]"

La struttura dell'opera è sintetizzata in maniera efficace nel retro di copertina dell'opera in questione: 

"[...] Saghe Mentali è un viaggio alla scoperta del favoloso mondo di Caparezza, poliedrico artista refrattario alle definizioni [...]. Un libro in quattro tomi, sulla traccia della discografia ufficiale, che raccoglie pagine e pagine di stramberie caparezziane e tutti i testi delle sue canzoni, meticolosamente analizzati da critici partoriti dalla sua stessa mente. 
Il primo tomo [...] è un finto diario segreto che raccoglie fotografie imbarazzanti e documenti mai pubblicati prima d'ora [...]. Nel secondo, i brani dell'album 'Verità supposte' ispirano una raccolta di 'fiabe senza fronzoli' per bambini troppo cresciuti: stralunate, surreali e senza nemmeno l'ombra di un lieto fine. Nel terzo, i brani di 'Habemus Capa' diventano i canti di una personalissima versione dell'Inferno dantesco [...]
Il quarto è un vero e proprio 'fonoromanzo': un racconto di fantascienza, sullo stile della storica collana 'Urania', che si dipana in quattordici capitoli, le tracce dell'album 'Le dimensioni del mio caos'. Idee, immagini e provocazioni si combinano in un caleidoscopio fantastico [...] che rivela la sferzante ironia e la travolgente energia polemica di un vero funambolo della parola. [...]"

Leggerne per comprenderne, saperne e (provare a) capire se e cosa ci sia oltre il livello conosciuto del cantante (super)apprezzato ma mai a dovere ed approfonditamente ascoltato. 

 

domenica 14 ottobre 2018

COSA (NON) INSEGNARE AI BAMBINI, CITANDO GIORGIO GABER



"[...] Non elogiate il pensiero/ 
che è sempre più raro/ non indicate [...]/ 
una via conosciuta/
ma se proprio volete/ 
insegnate soltanto la magia della vita. [...] 
Non insegnate ai bambini/ 
non divulgate illusioni sociali/ 
non gli riempite il futuro di vecchi ideali/ 
l'unica cosa sicura è tenerli lontano/ 
dalla nostra cultura. [...]"

mercoledì 10 ottobre 2018

'LONTANO DA TUTTO', CITANDO NICCOLO' FABI


"[...] Lascio libero uno spazio
 per potermi avvicinare 
per sentire la mancanza 
e un vuoto da riempire 
mi allontano dal tuo abbraccio 
per poterci ritornare 
perché sia sempre una scelta 
e non un patto da onorare [...]"


domenica 7 ottobre 2018

DI AUTUNNO IN RITMI...(RAL)LENT(AT)I

"[...] Un'oca che guazza nel fango, 
un cane che abbaia a comando, 
la pioggia che cade e non cade 
le nebbie striscianti che svelano e velano strade [...]
Profilo degli alberi secchi, 
spezzarsi scrosciante di stecchi, 
sul monte, ogni tanto, gli spari 
e cadono urlando di morte gli animali ignari [...]
L'autunno che sfuma i contorni 
consuma in un giorno più giorni, 
ti sembra sia un gioco indolente [...]
Rinchiudersi in casa a aspettare 
qualcuno o qualcosa da fare, 
qualcosa che mai si farà, 
qualcuno che sai non esiste e che non suonerà [...]
Rinchiudersi in casa a contare 
le ore che fai scivolare [...]
La notte è di colpo calata, 
c'è un'oscurità perforata 
da un'auto che passa veloce 
lasciando soltanto al silenzio la buia sua voce [...]
Rumore che appare e scompare, 
immagine crepuscolare 
del correre tuo senza scopo, 
del tempo che gioca con te come il gatto col topo [...]
Le storie credute importanti 
si sbriciolano in pochi istanti: 
figure e impressioni passate 
si fanno lontane e lontana così è la tua estate. 
E vesti la notte incombente 
lasciando vagare la mente 
al niente temuto e aspettato 
sapendo che questo è il tuo autunno [...]"
(Autunno, F. Guccini, cit.)

'Les Alyscamps', V. Van Gogh

sabato 6 ottobre 2018

MALINCONIE D'OTTOBRE, ASCOLTANDO LUCIO DALLA



"[...] Malinconia d'ottobre/ 
per tutto quello che non ho./ 
Un cane passa, piscia e ride e aspetta insieme a me./ 
Il tram di mezzanotte/ 
che han cancellato o non c'è più./ 
Adesso chiedo al cane [...] se,/ 
se mi porta lui da te. [...]"

venerdì 5 ottobre 2018

'SIGNOR GIUDICE', NELL'ATTESA DI UNA SENTENZA?


"[...] Signor giudice [...]
noi siamo tanti siam qua, 
già la chiamiamo papà 
di quei papà 
che non si conoscono.
Quel giorno quando verrà 
giudichi senza pietà
Ci vergogniamo tanto 
d'essere uomini così così [...]
Abbiamo nonne abbiamo mamme così così 
e quasi sempre sposiamo mogli così così.
Se ci riusciamo facciamo figli così così [...]

giovedì 4 ottobre 2018

ESSERE SPECIALE, FRA MUSICA ED UMANITA'


"[...] Voglio che tu sia diverso
 io voglio che tu sia speciale [...]
spero che tu sia meglio di me 
e che meriti di essere lì 
e anche se non fosse poi così 
è così che io voglio sperare [...]"

mercoledì 3 ottobre 2018

CERCANDO TRENI A VAPORE...E PRIMAVERE DA INSEGUIRE


"[...] E mi sogno i sognatori
che aspettano la primavera
o qualche altra primavera
da aspettare ancora [...]"

martedì 2 ottobre 2018

CITANDO CHIODI...PER CITARE ESSERI UMANI?

"[...] La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l'ha.
Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più d'una persona. [...]"
(La testa del chiodo, G. Rodari)

'The future of Statues', R. Magritte

lunedì 1 ottobre 2018

FRA ATTORE, EGOCENTRISMO...E MUSICA

“[...] La parola io/ è uno strano grido/ che nasconde [...] 
la paura di non essere nessuno/ è un bisogno esagerato/ 
e un po' morboso/ è l'immagine struggente del Narciso. [...] 
Io che non sono nato/ per restare per sempre/ 
confuso nell'anonimato/ io mi faccio avanti/ 
non sopporto l'idea di sentirmi/ un numero fra tanti/ 
ogni giorno mi espando;/ io posso essere il centro del mondo./ 
Io sono sempre presente/ son disposto a qualsiasi bassezza/ 
per sentirmi importante/ devo fare presto/ esaltato da questa mania/ 
di affermarmi ad ogni costo/ mi inflaziono, mi svendo/ 
io voglio essere il centro del mondo./ Io non rispetto nessuno/ 
se mi serve posso anche far finta/ di essere buono/ devo dominare/ 
sono un essere senza ideali/ assetato di potere/ 
sono io che comando/ io devo essere il centro del mondo. [...] 
La parola io/ questo dolce monosillabo innocente/ 
è fatale che diventi dilagante/ nella logica del mondo occidentale/ 
forse è l'ultimo peccato originale. Io. [...]” 
(‘La parola io’, G. Gaber) 


Fonte immagine: ‘L’attore’, P. Picasso

giovedì 20 settembre 2018

'VOI SAPETE', A PROPOSITO DELL'INDIFFERENZA E DELL'IGNORANZA CHE UCCIDONO

Sapere o non sapere, laddove il 'non sapere' può diventare una scusa equivalente all'ignorare.
Ignorare per quieto vivere, ignorare per non voler vedere qualcosa che resta - inalterato ma modificabile - sotto gli occhi di tanti.
L'ignorare consapevolmente qualcosa a cosa potrebbe equivalere, qualora proprio quel qualcosa fosse urgente da combattere e/o da denunciare?
Quante emergenze esistono nei tempi contemporanei che non vengono denunciate, sia per quieto vivere che per 'incombenze' derivanti da ben altre cause non meglio precisate?
Quanta volontà reale vi è di approfondire certe tragedie, di documentarsi riguardo altrettanti problemi non meglio descritti per esigenze di sintesi?
Laddove si ignorano alcune gravi problematiche, purtroppo, l'indifferenza viene a farla da padrone - con tutto quello che la stessa si porta dietro e dentro di grave ed assoluto.
Da queste domande 'parte' e cerca di delineare un quadro specifico l'opera 'Voi sapete - L'indifferenza uccide', scritto da Giuseppe Civati e pubblicato per la collana 'Le Onde'.
La stessa prefazione sulla copertina del libro concorre a chiarire il punto di vista di quanti vedono nel mondo attuale una forma di indifferenza tanto predominante quanto indolente:

"[...] I primissimi articoli della 'Dichiarazione Universale dei Diritti Umani' e della 'Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali' sono chiarissimi: nessuno può essere sottoposto a tortura, a trattamenti inumani e degradanti. Nessuno.
Abbiamo creato un sistema di garanzia dei diritti umani per evitare che l'orrore si ripetesse e l'abbiamo fatto dopo averlo visto con i nostri occhi di occidentali, l'orrore. 
Abbiamo pero' evitato di dire che i diritti, come gli occhi, erano occidentali. 
Pensavamo a noi stessi, e solo a noi stessi, bianchi, occidentali, quando parlavamo di 'umani'.
Per gli altri vale solo quando noi occidentali - o, meglio, noi nordici, perché stiamo più in alto, come se il mondo non fosse una palla ma una scala - diciamo che valgano anche per loro, per i sottouomini. [...]"

Così scrivendo dovrebbe emergere spontanea la necessità di non arrendersi, di avere coraggio ed intraprendenza nel relegare l'indifferenza ad attore secondario di questa epoca storica.
Tutto questo in quanto andrebbe considerata come fondamentale l'urgenza di non abbassare lo sguardo dinanzi a certe emergenze sociali, razziali, ambientali, umane, [...]:

"[...] Non ammettiamo certo le improbabili giustificazioni per cui le responsabilità fossero e siano sempre di qualcun altro, fatte risalire a chissà chi e a chissà quando. 
Non possiamo nemmeno accettare che tutto ciò si qualifichi come mera difesa della patria, dei suoi confini, dello 'spazio vitale', perché da qualche parte sappiamo che quella era un'espressione tipica della società hitleriana. [...]"

Non voltare le spalle, non ignorare dunque una serie di problemi tanto imbarazzanti quanto evidenti per le reali difficoltà dei nostri tempi. Leggerne per saperne, capirne e confutarne di più.




martedì 18 settembre 2018

CERCANDO GIORNI DI PIOGGIA...FRA MUSICA E TEMPO


"[...] Un vecchio compagno ti segue paziente, 
il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi.
Ti culla leggero nelle sere d'inverno, 
ti riporta le voci degli amanti di ieri. [...]"

martedì 11 settembre 2018

SOMMANDO PICCOLE COSE, IN UNA VITA

"[...] Una somma di piccoli passi, che arrivano a cento
di scelte sbagliate, che ho capito col tempo.
Ogni volta ho buttato ogni centimetro in più
come ogni minuto che abbiamo sprecato
e non ritornerà. [...]"
(Una somma di piccole cose, N. Fabi, cit.)


domenica 9 settembre 2018

'AGAINST THE WIND', FRA ROCK ED ISTINTI DI (R)ESISTENZA


"[...] Against the wind/ we were runnin' against the wind/ 
we were young and strong/ we were runnin' against the wind/ 
and the years rolled slowly past/ 
and I found myself alone/ 
surrounded by strangers I thought were my friends./ 
Found myself further and further from my home/ 
and I guess I lost my way/ there were oh so many roads./ 
I was livin' to run and runnin' to live [...] 
I'm still runnin' against the wind/ 
I'm older now but still runnin' against the wind [...]"

venerdì 7 settembre 2018

DI MIGRAZIONE IN MIGRAZIONI, FRA CITAZIONI ED ARTE

"[...] Puoi commuovere, puoi fare piangere, puoi sensibilizzare. 
Vado nelle scuole, nelle università, dove ci sono i giovani. 
Ma non basta: chi deve cambiare le cose e portarci in un mondo migliore è la politica, quella vera, fatta con passione, onestà, correttezza. 
E' servizio. Non quella che fanno alcuni sedicenti politici e quello che dicono alcuni sedicenti giornalisti, che non fanno altro che distribuire terrore e panico tra la gente, raccontando bugie che fanno male, creano terrore, paura, odio. 
Sono loro che provocano i conflitti sociali e le derive populiste, e le reazioni di xenofobia e razzismo: questo è terrorismo mediatico, è un crimine, un reato. 
Non siamo nemmeno riusciti a garantire il primo dei diritti umani, quello alla vita, perché migliaia di persone perdono la vita nel Mediterraneo sotto i nostri occhi.
E' inaccettabile, soprattutto quando c'è qualcuno che si vanta che grazie all'accordo abbiamo avuto una riduzione del quaranta per cento degli arrivi, e siamo contenti. 
Mi devono pero' spiegare che fine fa questo quaranta per cento. 
Noi lo sappiamo cosa succede a queste persone. 
Sono arrivate persone che hanno presentato ferite inimmaginabili. 
Ragazzini scuoiati. Crediamo di fare il nostro dovere. 
E fare il proprio dovere significa essere liberi. 
Ieri un uomo solo su un gommoncino è riuscito a scappare dai campi di concentramento.
E' riuscito a rubare un gommoncino e con un motore elettrico ha individuato le nostre navi. 
Ha raccontato una storia terribile.
Un mare che deve unire, un ponte, è diventato un cimitero. 
Questo è un genocidio, è un nuovo Olocausto.
E' peggio di quello che l'umanità ha vissuto settant'anni fa: allora qualcuno disse 'non sapevamo', ora lo sappiamo tutti quello che succede. 
Spero si possa mettere fine a questa brutta e vergognosa pagina della storia dell'umanità. [...]"
(P. Bartolo, 3 dicembre 2017, citato in 'Voi sapete - L'indifferenza uccide', G. Civati, Le Onde)


Fonte immagine: Particolare da 'La partenza degli emigranti italiani per l'America', A. Tommasi

giovedì 6 settembre 2018

COSA SARA'? INTERROGANDO FUTURO E PROSPETTIVE

"[...] Cosa sarà che fa crescere gli alberi/ 
la felicità che fa morire a vent'anni/ 
anche se vivi fino a cento [...] 
Cosa sarà che ti spinge/ a picchiare il tuo re/ 
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è./ 
Cosa sarà che ti porta a comprare di tutto/ 
anche se è di niente che hai bisogno./ 
Cosa sarà/ che ti strappa dal sogno./ 
Cosa sarà che ti fa uscire di tasca/ dei no non ci sto [...] 
Cosa sarà che dobbiamo cercare [...] 
Cosa sarà questo strano coraggio o paura/ 
che ci prende e ci porta ad ascoltare la notte che scende. [...]"



mercoledì 5 settembre 2018

'FOREVER YOUNG', CITANDO BOB DYLAN


"[...] May you grow up to be righteous,
may you grow up to be true,
may you always know the truth
and see the lights surrounding you.
May you always be courageous,
stand upright and be strong,
may you stay forever young,
forever young, 
forever young,
may you stay forever young. [...]"

martedì 4 settembre 2018

ALZARE LE MANI, ARRENDERSI O (RI)PROVARE?


"[...] Io non suonerò mai così
posso giocare, intrattenere, 
far tornare il buon umore o lacrimare
ma non suonerò mai così.
Non è solo cosa diversa, è una battaglia persa.
Alzo le mani. [...]"

domenica 2 settembre 2018

DI SHAMPOO IN SHAMPOO, CERCANDO PROSPETTIVE


"[...] Una brutta giornata
chiuso in casa a pensare.
Una vita sprecata, 
non c'è niente da fare. 
Non c'è via di scampo [...] 
quasi quasi mi faccio uno shampoo. [...]"

sabato 1 settembre 2018

giovedì 23 agosto 2018

'DUE MINUTI ALL'APOCALISSE', LEGGENDO NOAM CHOMSKY E DELL'UNIVERSO RESIDUO

Esporre punti ed analisi controverse, controvertibili, non condivisibili o degne di attenzione può essere un punto di partenza specifico dal quale ripartire per specifiche discussioni su quanto ci circonda. Una delle forme di allenamento più importanti che sempre troppi cercano volutamente di non compiere riguarda quella di confrontarsi con punti specifici aperti, differenti e stranianti rispetto a quanto il senso comune dovrebbe imporre.
Quanto tempo potrebbe mancare per ripristinare gli equilibri del mondo, sempre ammesso che sia ancora possibile - ovviamente - ripristinarli?
Quanti di questi equilibri sono stati posti a dur(issim)a prova ed avranno in futuro ulteriori minori probabilità di riabilitarsi e ripristinarsi?
Per individuare qualcuno di questi punti di vista serve svolgere analisi approfondite e specifiche riguardo ai possibili punti attuali ed a quelli di arrivo, considerando specialmente l'attitudine umana.
Per comprendere qualcuno di questi aspetti e quanto questi stessi possano concorrere ad influire nella morale comune e/o comunemente raggiungibile per tutti sarebbe opportuna la lettura dell'opera '2 minuti dall'Apocalisse - Guerra nucleare & Catastrofe ambientale', elaborato a quattro mani da Noam Chomsky e Laray Polk, edito da PIEMME.
Le ragioni riguardo al perché del titolo e della trama riguardano, al dettaglio, quanto richiamato dallo stesso autore nella copertina dell'opera in oggetto:

"[...] Due minuti a mezzanotte. 
E' stato dopo Hiroshima e Nagasaki che un gruppo di scienziati ha creato l'Orologio dell'Apocalisse, per sensibilizzare tutti su quanto gli esseri umani si possano avvicinare alla fine stessa del mondo, creando condizioni e situazioni scientificamente determinate. 
Solo una volta nel secondo dopoguerra, nel 1953, quando USA e URSS fecero detonare le bombe all'idrogeno, le lancette si sono avvicinate così tanto alla mezzanotte, l'ora fatale. 
Prima di adesso. Con la lungimiranza e l'acume che lo contraddistinguono, Noam Chomsky [...] affronta senza mezzi termini i due pericoli che minacciano l'esistenza dell'umanità: il cambiamento climatico e la guerra nucleare. 
Due pericoli concretissimi, tanto incombenti quanto trascurati e spesso ancora mistificati, e che si sono fatti ancor più pressanti e solidi dopo le ultime elezioni americane, dal momento che la nuova presidenza Trump nega addirittura le incontrovertibili risultanze del cambiamento ambientale. 
Interventi devastanti come il fracking o la trivellazione dei fondali marini, il disboscamento selvaggio, la conversione di terreni agricoli alla produzione di biocarburanti, stanno accelerando enormemente la folle corsa verso il baratro. A essi si aggiunge l'escalation nucleare, con la differenza, sostiene Chomsky, che mentre una guerra nucleare richiede azione, per la catastrofe ambientale è sufficiente una volenterosa inazione, una silenziosa indifferenza ai molteplici segnali di allarme che la Terra ci manda. [...]"

Imprimere agli argomenti richiamati un unico collegamento di fondo, quasi come se tutto fosse collegato. La condivisione o meno del punto di vista dell'autore principale non è cosa preferibile o tantomeno richiesta, in quanto lo spirito del confronto e della disillusione dovrebbe dominare la lettura di testi simili. Condividendone o meno il punto di vista, le analisi, lo spirito od il pensiero se ne suggerisce pertanto la lettura.
Il tutto può e dovrebbe essere funzionale al mantenimento di un'intelligenza critica strutturata alla confutazione od alla perorazione di argomenti e collegamenti racchiusi in questa raccolta di spunti, osservazioni e pensiero.
Senza mai dimenticare il nesso ed il collegamento più grandi in questo campo:

"[...] Distruggere l'ambiente equivale a una condanna a morte per l'umanità. 
Ma la cosa peggiore è che queste pratiche distruttive vengono portate avanti con leggerezza, nella convinzione che il problema non sussista. 
Se un Paese con il potere degli Stati Uniti avalla queste strategie politiche, le probabilità di sopravvivenza della specie umana sono ridotte al minimo. 
Un'argomentazione simile, per certi versi, a quella usata per le armi nucleari. 
Se un alieno ci stesse guardando da Marte, sarebbe allibito davanti a ciò che sta accadendo sulla Terra. [...]"





domenica 19 agosto 2018

‘MARIO’, ASCOLTANDO MUSICA FRA TEMI E SIGNIFICA(N)TI

“[...] Mario, ma tu guarda i miliardi che spendono/ a prendere i sassi nel cielo/ 
questi prendono, vanno, vengono,/ non fanno niente, è solo un volo/
 noi quaggiù ci sbraniamo, gridiamo ti amo/ ma chi la sente la povera gente [...]
e ognuno la pensa in maniera diversa/ ognuno ha la sua testa [...] 
Mario, la domenica arriva sempre in ritardo/ pallida e senza fiato/ 
con te spaesato che inciampi negli anni/ e affoghi in un fiasco di vino/ 
chi lo sa forse è giusto, forse è sbagliato/ forse sarà destino./ 
Mario, non ti resta che ascoltare [...] non c'è più la tua canzone [...] 
dicevi adesso io vado/ ad aprire l'ultima porta [...] dicevi adesso io vado via/
forse per l'ultima volta/ dicevi adesso io vado [...] a dissolvermi in cometa,/ 
quanto basta per non sentire più/ il ritmo strano della vita [...] 
lascia fare alla vita la sua vecchia fatica,/ siamo feriti quanto basta. [...]”


sabato 18 agosto 2018

RICORDANDO CLAUDIO LOLLI, FRA ARTE E MUSICA

“[...] Io ti racconto il sogno strano di inseguire con/ la mano un orizzonte sempre più lontano./ 
Io ti racconto la nevrosi di vivere con gli occhi chiusi,/ alla ricerca di una compagnia./ 
Ti dico la disperazione di chi non trova l'occasione/ per consumarsi un giorno da leone./ 
Di chi trascina la sua vita, in una mediocrità infinita/ con quattro soldi stretti tra le dita. [...] 
Ma tu che ascolti una canzone, lo sai che cos'e' una prigione?/ 
Lo sai a che cosa serve una stazione?/ Lo sai che cosa è una guerra?/ 
E quante ce ne sono in terra?/ E a cosa può servire una chitarra?/ 
Lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti,/ 
e continuiamo a dire e così sia. [...]” 
(‘Io ti racconto’, C. Lolli)

'Il figliol prodigo', G. De Chirico

domenica 12 agosto 2018

CERCANDO CARTE DA DECIFRARE, PER UMANE COMPRENSIONI


"[...] L'amore è tutto carte da decifrare
e lunghe notti e giorni per imparare.
Io se avessi una penna ti scriverei
se avessi più fantasia ti disegnerei
su fogli di cristallo da frantumare. [...]"

sabato 11 agosto 2018

CERCANDO RISPOSTE, FRA VENTI E CONDIZIONE UMANA

"[...] How many roads must a man walk down
before you call him a man?
How many seas must a white dove sail
before she sleeps in the sand? [...]
The answer, my friend, is blowin' in the wind [...]"
(Blowin' in the wind, B. Dylan, cit.)

Fonte immagine: La voce dei venti, R. Magritte

venerdì 10 agosto 2018

RITROVANDO DEMOCRAZIA E FORME DEMOCRATICHE DI AZIONE, NEL QUOTIDIANO


"[...] Non sai con quanta pazienza
ho dovuto aspettare. 
Non sai con quanta buona fede
sono stato ad ascoltare.
Sono giorni duri, 
sono giorni bugiardi.
Cara democrazia
ritorna a casa 
che non è tardi. [...]"

giovedì 9 agosto 2018

DI ANTIQUARIATO ED UMANITA', CITANDO NICCOLO' FABI


"[...] Non si può entrare in un negozio
e poi lamentarsi che tutto abbia un prezzo.
Se la vita è un'asta sempre aperta
anche i pensieri saranno in offerta. [...]"

domenica 5 agosto 2018

PERDERE COME UOMINI...MENTRE VINCE LA CITTA'

“[…] Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio […]
Hanno vinto i parcheggi in doppia fila […]
Le tangenziali alle otto di mattina e i centri commerciali
nel fine settimana
Gli alberi umani e le case popolari
[…]
Hanno vinto i superattici a tremila euro al mese […]
Ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità.
Abbiamo perso la voglia di aiutarci
hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
[…]
Le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
Le giornate a targhe alterne e le polveri sottili.
Hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai
e ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci.
Ha perso la città, ha perso la comunità
Abbiamo perso la voglia di aiutarci.
[…]”
(Ha perso la città, N. Fabi, cit.)


Fonte immagine: E. Hopper