domenica 29 novembre 2015

ASCOLTANDO IL SILENZIO, TUTTO INTORNO...



"[...] Hello, darkness, my old friend
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision
That was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
Beneath the halo of a street lamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed
By the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share...
And no one dare
Disturb the sound of silence.

'Fools,' said I, 'you do not know
Silence like a cancer grows.'
'Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you.'
But my words like silent raindrops fell,
And echoed in the wells of silence.

And the people bowed and prayed
To the neon god they made.
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming.
And the signs said: 'The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls, 
And whisper'd in the sound of silence.' [...]"

martedì 24 novembre 2015

SAPERE E (SAPER) SPIEGARE POCO...ANCHE ALLA PROPRIA ANIMA

"[...] Io non so niente di niente e poco avrò da spiegarti 
perché qui niente è facile e spesso cambiano le regole 
ma cerca amore e amore dai e se puoi non negarti mai 
dovrai rischiare di perdere per vincere ogni tanto [...]
non chiedo niente di più [...] anima mia [...] 
Le amicizie verranno e passeranno col tempo 
e i dolori nel petto si agiteranno col vento 
ama il prossimo tuo e tutto quello che hai dentro 
e non svenderlo mai, non svenderti mai [...]"
(Buona sorte, Stadio, cit.)


domenica 22 novembre 2015

"NOI SIAMO CULTURA", ALLA RICERCA DEL SAPERE CHE RENDE LIBERI?

Quali sono i comuni denominatori che possono contribuire a rendere ciascun essere umano unico nel suo genere e l'intera umanità peculiarmente votata alla diffusione di intelligenza, arte e discipline tecnico-umanistiche? Attraverso quali leve è possibile impostare percorsi di crescita e consapevolezza capaci di estendersi fra generazioni differenti, valicando quindi i limiti temporali?
A queste e molte altre domande può (cercare di) rispondere, con tutti i possibili ed inevitabili limiti, il concetto di cultura. A questa parola viene ricondotto, anche etimologicamente, un processo di crescita ed accrescimento dell'esistente in termini di competenze e capacità degli esseri umani.
Non a caso, infatti, la stessa parola sembra avere radici imperniate sulla parola latina cultus.
La stessa rispondeva, in origine, al participio passato del verbo colere che significa coltivare.
Fare cultura può quindi significare, non a caso, coltivare e trasmettere nel tempo e nel suo perdurare specifiche forme di conoscenza e consapevolezza da estendersi su dimensioni extra-generazionali.
Cosa ne potrebbe essere dell'essere umano senza la cultura e la capacità di trasmettere e raccontare la stessa nel corso degli anni? Cosa può significare per l'essere umano avere una cultura ed una coscienza da trasmettere alle generazioni successive?
Il rispondere a domande simili rischia di essere una questione estremamente complessa, proprio perché moltissime sono le variabili che rendono la cultura un fenomeno fortemente esteso e prolungato (o prolungabile) nel tempo.
Ammesso che non sia possibile terminare esaurientemente la presente riflessione, potrà essere sempre lecito interrogarsi con consapevolezza relativamente a quanto la cultura possa essere importante per l'umanità intera. A prescindere dagli estremi temporali di riferimento.
A questa questione possono ricollegarsi, in termini espliciti, i concetti di sapere e crescita culturale; quali sono le "frontiere" verso le quali può spingersi il sapere? Come può rendere e trasformare la conoscenza? Il limite estremo (e/o di volta in volta rinviabile?) coinciderà, brevemente, con l'accezione secondo cui si perviene al celebre "sapere di non sapere"?
Attorno a queste domande è possibile imbastire una riflessione molto lunga ed elaborata, proprio perché infinite sono le possibilità ed i confini entro cui potersi al meglio destreggiare.
Tale riflessione potrebbe essere agevolata dalla lettura dell'opera "Noi siamo cultura - Perché il sapere ci rende liberi", scritto da Edoardo Boncinelli e pubblicato da Rizzoli Editore.
Il fine dell'opera risulta chiaro, sin dalla copertina principale:

"[...] Che cosa fa di noi quello che siamo? 
Se è vero che buona parte della nostra vita è già scritta nel nostro codice genetico, è altrettanto innegabile che le nostre esistenze sono influenzate dall'ambiente che ci circonda e da un infinito numero di elementi puramente casuali [...]
L'interazione di questi tre fattori (genoma, ambiente e caso) genera un numero potenzialmente infinito di individualità, ma questa ricetta sembra lasciare poco spazio alle nostre scelte personali: non siamo noi a comporre il nostro Dna, incidiamo sul mondo molto meno di quanto lui incida su di noi e [...] la nostra volontà è pressoché impotente davanti al caso. [...]"

Nonostante certe dinamiche possano rendere impotenti od anche svuotate le volontà degli esseri umani, dovrà essere importante adoperarsi per rendere al meglio possibile la consapevolezza di unicità ed esclusività degli esseri umani:

"[...] ogni giorno facciamo, pensiamo o diciamo qualcosa che rispecchia in pieno [...] la nostra unicità. E nel nostro continuo tentativo di affrancarci dall'idea di un destino immutabile abbiamo un alleato: la cultura. [...] Edoardo Boncinelli riflette sulla natura umana concentrandosi sulla pulsione che più di ogni altra ci distingue dagli animali: quella a sapere, conoscere, definire e regolamentare. E ci dimostra che la cultura scientifica e quella umanistica contribuiscono in egual misura nello sforzo collettivo di interpretare la realtà, fornendoci al tempo stesso gli strumenti per comprenderla.
'Noi siamo cultura' è un richiamo a dare un senso alla nostra libertà e un invito a coltivare l'umano bisogno di trasmetterla. Perché non c'è umanità senza conoscenza e non c'è conoscenza senza umanità. [...]"

Conoscenza ed umanità legano la cultura ed il suo accrescersi entro una serie assai precisa di confini e specifiche, definite proprio dalla necessità di accrescersi e migliorarsi il più consapevolmente possibile:

"[...] Chi possiede una buona cultura sta meglio. Sa di più e per questo può imparare di più. E' più al corrente delle cose del mondo ed è più in contatto e in sintonia con esse, senza perciò essere  supinamente conformista. Anzi, più sa, più è in grado di formarsi idee proprie su questo o quell'argomento. In che modo si può dunque acquisire cultura? Come se ne fruisce? 
Come si produce e come se ne possono incentivare l'appropriazione e la diffusione? 
Quali forme di cultura esistono e che senso può avere entrarne in possesso? [...]"

Le parole ed i concetti chiave che percorrono le fibre di questa opera cercando di fornire alcuni indirizzi di risposta alle domande precedenti sono riportate sinteticamente nel seguito:

  • Collettività e sua influenza rispetto al singolo;
  • Cervello e sue trappole di comprensione ed elaborazione delle informazioni;
  • Trasmissione del sapere;
  • Modalità di adattabilità rispetto ai contesti esterni;
  • Coltivare i semi del talento e della curiosità per costruirsi teste piene;
  • Libertà 'residente' nel concetto di cultura;
  • Elaborazione di particolari concezioni fra determinismo, libero arbitrio e crescenti complessità;
  • Definizione delle idee di meraviglia, fra arte e scienza; 
  • Impostazione di forme di progresso differenti le une dalle altre, arrivando a costruire saperi a più velocità;
  • Imprese collettive e rivoluzioni necessarie.
Fare cultura si richiamerà, pertanto, alla necessità di essere maggiormente liberi e sicuri delle proprie insicurezze. L'individuazione dei propri limiti è un percorso costante e da coltivare nel tempo, proprio per (cercare di) scoprire quali risorse sia possibile mettere in circolo per crescere e migliorare l'umanità intera e la percezione del proprio ruolo nel mondo. 

"[...] Possiamo rinunciare a tutto tranne che alla conoscenza. Perché è la nostra ricchezza più grande, l'unica eredità che conta e che non perde mai valore. [...]"



sabato 21 novembre 2015

SULLA POLITICA...ALL'EPOCA DELLA CRISI DELLA POLITICA

"[...] Non  solo una commedia italiana (o all'italiana).
Quello della 'cerimonia cannibale' [...] in cui l'uomo politico viene costantemente divorato dalla propria immagine sovraesposta, è un rito universale, che si celebra nell'intero Occidente dove la rappresentazione permanente è chiamata a simulare [...] una sovranità che è ormai evaporata. [...]
Tutti uniformati dalla comune funzione di camouflage: trompe l'oeil per occultare il trono vuoto, sostituendo al Governo l'annuncio. 
Alla decisione politica il segnale mediatico [...], come si addice a una generazione di uomini di Stato a cui si è dato di incarnare il paradosso di uno Stato insovrano: 'esser chiamati a governare el contesto del declino della sovranità statale' trasformando appunto la pratica del Governo in sua teatrale Rappresentazione. E trasformandosi, a loro volta, in caricatura di se stessi.
Sono la forma che la politica assume nell'epoca della crisi della politica. O, se si preferisce, sono l'incarnazione antropomorfa della post-politica, in un mondo nel quale l'esercizio effettivo del potere si è ritirato dietro le quinte, lasciando sulla scena solo l'effetto magico [...] della vuota parola. [...]"

(Fonte: La tecnica dell'illusionista, Dentro e contro - quando il populismo è di Governo, M.Revelli, Laterza Editori)

Cartolina, Prima Guerra Mondiale

mercoledì 18 novembre 2015

FRA TRENI E VAPORE, DI STAZIONE IN STAZIONE...DI DOLORE IN DOLORE


"[...] Io la sera mi addormento 
e qualche volta sogno [...]
e nel sogno stringo i pugni 
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare. 
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare 
altre notti sono vele piegate a navigare. 
Sono uomini e donne piroscafi e bandiere 
viaggiatori viaggianti da salvare. [...]
Come i treni a vapore come i treni a vapore 
di stazione in stazione di porta in porta [...] 
il dolore passerà. [...]
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono 
già domani. [...]
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera 
o qualche altra primavera da aspettare ancora [...]"

lunedì 16 novembre 2015

FRA TEMPI INCERTI, POTERE DI CONVINZIONE E (RICERCA DI) INTERPRETI ALL'ALTEZZA...

"[...] 1. Certezza [...] 
2. (al pl.) Insieme dei principi in cui una persona si riconosce [...]"
(Fonte: Convinzione - definizione, 
Dizionario di Italiano de Il Corriere della Sera)


sabato 14 novembre 2015

NOVEMBRE COME SETTEMBRE...#STAYHUMANFORPARIS, SENZA PAROLA ALCUNA

Novembre come settembre, senza parole con troppa amara armonia nel cuore.


"[...] L'amore [...] è un apparecchio momentaneo infilato sotto il petto./ 
Forse perché da quella data di settembre/ 
è aumentato il senso/ 
corrisposto del sospetto. [...]"
(Che Vita, S.Bersani, cit.)

giovedì 12 novembre 2015

FRA CULTURA, LETTURA E PUNTI DI VI(S)TA...

"[...] E se siamo responsabili del nostro agire, lo diventiamo ancora di più quando ci dotiamo di una cultura. A prescindere dalle strategie [...] che certe forme di potere escogitano per mantenere i cittadini in condizioni di ignoranza per meglio assoggettarli e controllarli, è innegabile che possedere cultura sia una grossa assunzione di responsabilità.
La cultura è una milizia senza fine, e non tutti hanno la forza o il coraggio di perseguirla fino in fondo, in un mondo in cui (in pubblico) ovunque si dicono le stesse cose [...]
Può darsi che in questo tenersi a distanza dal sapere pesi un retaggio dei tempi andati, quando la cultura era qualcosa di scandaloso, qualcosa di proibito, di riservato a pochi iniziati e spesso contrario alla morale. 
Non ci dimentichiamo che la democrazia greca è riuscita ad avvelenare Socrate perché 'rovinava' i giovani semplicemente cercando di allargare loro il cervello. 
Ma credo che in questo disinteresse giochi forse anche l'incapacità di provare piacere nell'acquisire conoscenza, un piacere che nasce dalla soddisfazione di colmare la propria sete di sapere. 
Se qualcuno non prova questa sete, se non sente il bisogno di placarla, per quanto mai definitivamente, è difficile che si accosti al pozzo del sapere, e tanto più che provi soddisfazione dall'attingervi. E' anche vero [...] che a volte basta una lettura azzeccata per accendere in qualcuno la voglia di avventurarsi in altre letture, e basta un libro per far mutare di corso una biografia. 
Non accade spesso, ma accade. La molla [...] è la curiosità, è il desiderio di capire quello che ancora non si è capito e di capire meglio quanto già si è capito: la soddisfazione, in entrambi i casi, è equiparabile a quella che può procurarci il riuscire a distinguere finalmente una forma da un insieme di punti colorati che parevano non averne una, o a estrarre un significato da una serie di parole che sembravano esserne prive. [...]"
Fonte: I miei libri - "Noi siamo cultura", Edoardo Boncinelli, Editore Rizzoli

"Still life with books and candle", H.Matisse

martedì 10 novembre 2015

A PROPOSITO DI ITALIA(NI), FRA EVOLUZIONE ED INVOLUZIONE...

"[...] Povera patria! 
Schiacciata dagli abusi del potere [...] 
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;/ e tutto gli appartiene./ 
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!/ Questo paese è devastato dal dolore [...]
Non cambierà, non cambierà [...] 
forse cambierà. [...]
Nel fango affonda lo stivale dei maiali. 
Me ne vergogno un poco [...] Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali/ che possa contemplare il cielo e i fiori [...] La primavera intanto tarda ad arrivare. [...]"
(Povera Patria, F.Battiato, cit.)

"La partenza dei Mille da Quarto"

lunedì 9 novembre 2015

"NON SO NIENTE DI TE": INSEGUIRE LE PROPRIE CONVINZIONI PER RIBALTARE COLLETTIVE CONVENZIONI?

Qualcuno ha pienamente la vita che vorrebbe vivere?
Quali confini può essere giusto (o necessario) attribuire al rapporto esistente fra lavoro e vita, in un momento di crisi economico-sociale come quello appena trascorso (e/o che sta ancora perdurando?)? Sono solo le prospettive di carriera a dover influenzare le componenti esistenziali della vita umana? Possono coesistere altri punti di vista eventualmente maggioritari internamente alla vita "unica" da vivere?
Non vi è mai un secondo tentativo, infatti, per bilanciare eventuali errori commessi nel definire il dualismo esistente fra le contemporanee prospettive di carriera ed umanità.
Quali potrebbero essere, nell'unica vita a disposizione per sbagli ed errori a cui rimediare, le possibili reazioni ad una serie di comportamenti per anni portati avanti (o trascinati, dipende dai punti di vista) senza le giuste convinzioni?
Quali potrebbero essere, nella sola vita ugualmente a disposizione, i pensieri e le convinzioni che possano accompagnare un insieme di cambiamenti tanto sentiti quanto necessari e repentini?
A domande simili potrebbero essere trovate molt(issim)e risposte, proprio perché infinite sono le sfumature che un'anima può costruirsi per reagire a certi schemi imposti.
Sempre ammesso che si abbia ovviamente tempo per porsele, per fortuna o purtroppo.
La velocità di certi tempi può annichilire o ribaltare l’opportunità di (pro)porre alla propria anima certe riflessioni. Attorno alle convinzioni di una vita da (ri)scrivere si muove la trama dell'opera "Non so niente di te", scritto da Paola Mastrocola e pubblicato da Einaudi Editore.
La trama narrativa, costruita attorno a concetti rievocanti una ribellione al sistema ed a certe convenzioni, è impostata sulla figura del giovane Filippo Cantirami:

"[...] Filippo Cantirami, un giovane e brillante economista italiano, è atteso nella Sala di uno dei più prestigiosi college di Oxford per tenere una Conferenza, anche se in realtà dovrebbe trovarsi a Stanford. E quando fa la sua apparizione è seguito da un gregge di pecore. 
Perché non è dove dovrebbe essere e non fa quello che dovrebbe fare?
Una commedia degli equivoci
[...] che racconta [...] il sogno di una vita diversa. [...]"

Sarà proprio quella stessa vita a dover essere ricostruita (anche se in momenti esistenziali differenti), sia dal giovane che dalla sua famiglia, tracciando un filo conduttore capace di individuare quali convinzioni sia necessario far maturare per ribellarsi ad alcune pe(n)santi convenzioni.
Il contesto dell'opera e quello reale si intersecano, strutturandosi in un doppio filo dal quale è potenzialmente impossibile distanziarsi. E' la stessa autrice dell'opera ad indicare, come iniziale "avvertenza", questo opportuno esercizio di identificazione fra dimensioni reale e narrativa:

"[...] questo è un romanzo storico impossibile. Impertinente. 
Parla del nostro presente, ma al passato, cioè da un futuro che fa diventare passato il presente. O, se preferite, parla di un passato che però per noi adesso è il presente e non può ancora in nessun modo farci da passato. E' come se il libro fosse scritto dopo il 2060 da un autore che sceglie di rappresentare una storia ambientata nel 2011. 
Ogni tanto si intromette: giudica e commenta il nostro tempo. 
E ogni tanto invece no: proprio quando dovrebbe dire - così ci svelerebbe un po' il futuro - se ne sta zitto. Insomma, è un romanzo un po' presbite e un po' miope. Forse ho messo insieme due difetti della vista. Forse sentivo il bisogno, per veder meglio, di allontanare gli oggetti e poi di riavvicinarli. 
E' un bisogno che viene, con l'età. [...]"

Avendo come cornice un tempo di crisi anche valoriale prima che socio-economica, pertanto, l'autrice cerca di definire quali possano essere le prospettive di una vita ambiziosa di ricostruirsi al di fuori di alcuni schemi troppo pesanti.
L'interprete del perenne conflitto fra prospettive di vita e desiderio di realizzarsi eticamente in un contesto di schemi blocca(n)ti è incarnato proprio dal protagonista del romanzo, tratteggiato e dipinto perlopiù attraverso parole ed esperienze di familiari, conoscenti e amici.
Familiari ed amici che si aspetta(va)no da lui una vita completamente differente, rispetto ad altrettanti binari percorsi durante un individuale viaggio.
Viaggio che si compie inevitabile, sullo sfondo di una società che sembra non lasciare mai abbastanza spazio a quanti vogliano costruirsi dimensioni alternative di vita od esistenza differenti a quelle plasmate da un pensiero unico imperante. Convinzioni che ribaltano convenzioni, dunque.
Sia vissute che sperimentate od imposte da altri, dunque.
I passi principali di azione sono quelli che promuovono una ribellione tanto essenziale quanto definitiva ad un certo sistema, fino al punto forse estremo a cui un familiare può spingersi nel giudicare una persona a lui particolarmente cara: "Non so niente di te", appunto e non per caso.
Inseguendo, sempre e comunque, quella linea della vita che è tanto importante tracciare per potersi riconoscere in qualcosa di autentico e vero. Sino alla fine dei propri giorni, proprio per essere spinti a credere in qualcosa che riesca ad avere un'anima anche in tempi che non sembrano permettere e neppure donare consapevolezza alcuna.
Tracciando la linea della vita, dunque, si può sempre finire per essere sorpresi dai confini scoperti di volta in volta:

"[...] tu dici la vita dovevi almeno capire perché/ la vita, il tempo che cambia col vento che arriva./ Quest'anima stanca che pure respira/ quest'angolo piatto che gira, quest'anima/ dolce e cattiva, che dice 'Guardami'/ dice 'Perché non parli?'/ dice 'Sbrigati/ prima che sia troppo tardi [...] Fermati/ prima che sia troppo tardi [...]" (La linea della vita, F.De Gregori, cit.)



domenica 8 novembre 2015

A PROPOSITO DI LUNA, FRA MUSICA E PITTURA...

"[...] Notte scura, notte senza la sera, 
notte impotente, notte guerriera. 
Per altre vie, con le mani le mie 
cerco le tue, cerco noi due. 
Spunta la luna dal monte [...]
Tra volti di pietra, tra strade di fango 
cercando la luna, cercando. [...]
Dovunque cada l 'alba sulla mia strada, 
senza catene vi andremo insieme. [...]
Tra volti di pietra, tra strade di fango 
cercando la luna, cercando. [...]
Un canto di sponde sicure di bimbi festanti in un prato, 
voce che sale più in alto di un sogno mancato. [...]"
(Spunta la luna dal monte, P.Bertoli - Tazenda, cit.)

"Costa al chiaro di luna", C.D.Friedrich

venerdì 6 novembre 2015

FRA INGEGNERIA, STORIA E PROGETTAZIONE: L'IMPORTANZA DELL'ERRORE

"[...] La più grande tragedia che soggiace agli errori di progettazione e ai fallimenti che ne derivano sta forse nel fatto che molti di essi potrebbero [...] essere evitati, e tuttavia proprio uno dei mezzi probabilmente più efficaci per migliorare il livello di affidabilità dell'Ingegneria sembra essere quello più trascurato. 
Pur essendo estremamente istruttiva per ciò che riguarda la natura della progettazione e le tecniche di costruzione, la casistica storica è in gran parte assente dai programmi accademici per ingegneri, forse perché la tecnologia moderna sembra sempre essere di gran lunga più avanzata rispetto a quella dei decenni [...] precedenti.
Eppure, spesso, la tecnologia è solo una manifestazione superficiale, ottenuta principalmente attraverso strumenti analitici e di calcolo, di quanto si è compreso della sostanza e del comportamento delle realizzazioni dell'ingegneria.
Chiunque dubiti di tale affermazione deve solo pensare agli errori di progettazione e ai cedimenti che si verificano nel clima di fiducia [...] creato da quella che viene chiamata la 'tecnologia moderna'. La natura fondamentale della progettazione ingegneristica trascende l'innovazione tecnologica. Di conseguenza, uno studio della casistica storica in grado di chiarire quegli aspetti di concettualizzazione, valutazione ed errore che sono costanti immutabili del processo di progettazione può rivelarsi altrettanto importante e prezioso ai fini della comprensione della tecnologia e dei suoi strumenti, quali il calcolo o il software più avanzato. 
Le lezioni del passato [...] non sono soltanto piene di ammonimenti sugli errori da evitare, ma forniscono anche molto ottimi esempi di valutazione tecnica. [...]"

Fonte: "Prefazione", "Gli errori degli Ingegneri - Paradigmi di progettazione"
Henry Petroski, Pendragon Editore

Leonardo Da Vinci - Macchine

giovedì 5 novembre 2015

EPPURE SENTIRE, FRA PERCEZIONI E MUSICA...


"[...] Eppure sentire 
nei fiori tra l'asfalto 
nei cieli di cobalto [...]
Eppure sentire 
nei sogni in fondo a un pianto 
nei giorni di silenzio - c'è [...]"

lunedì 2 novembre 2015

"CON PAROLE PRECISE", CERCANDO UNA SCRITTURA CIVILE PER MIGLIORARE LA SOCIETA'

Quale potrebbe essere il rapporto esistente fra linguaggio e contenuti dello stesso?
Le espressioni scritte e/o parlate che devono prefiggersi l'obiettivo di tradurre e concretizzare concetti e pensieri umani sono figlie di convenzioni radicatisi attraverso secoli di storia.
Il suo essere definita e regolata da schemi pre-costituiti ma in continua evoluzione rende la scienza linguistica una disciplina estremamente complessa da praticare e migliorare, in quanto sono tanto elevati quanto probabilmente (e positivamente) ineliminabili i rischi di contaminazione.
Il linguaggio è tanto potente quanto importante per la società e per i suoi meccanismi, proprio perché può teoricamente (contribuire a) plasmare ed arricchire qualcosa che somiglia ad una coscienza collettiva capace di indirizzare ed influenzare opinioni e destini di molt(issim)i esseri umani che si lasciano (anche inconsapevolmente ed inconsciamente) manipolare. Le radici del linguaggio e dell'arte della parola possono trovare spunto, quindi, sia nella storia che nelle vicende su cui si è plasmata la storia dell'essere umano. La mancata conoscenza delle stesse può comportare limiti nei confronti del vissuto e/o del vivibile, similmente a quanto richiamato in alcune massime filosofiche:

"[...] I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. [...]"
(L.Wittgenstein, att.)

Limiti alla parola possono quindi costruire e definire anche imponenti limiti sia al proprio mondo che al proprio vissuto; fino a che punto potrebbe essere possibile spingersi per migliorarsi e migliorare le arti della parola e dell'espressione? A quali livelli si potrebbe pervenire qualora tutto riuscisse ad essere curato ed accresciuto al meglio possibile? Come potersi adoperare per coltivare il vicendevole rapporto fra linguaggi ed uomini? Quale è l'attore principale e preponderante in questo 'schema'?
Fra le tantissime possibili risposte, è possibile ricondursi ad una massima per comprendere quale sia il vero 'vincitore' fra i due partecipanti al processo di miglioramento:

"[...] L'uomo agisce come se fosse lui a forgiare e a dominare il linguaggio, mentre è il linguaggio che resta signore dell'uomo. [...] Il linguaggio è il più alto e, ovunque, il più importante di quei consensi che gli esseri umani non sanno mai articolare valendosi soltanto dei propri mezzi. [...]"
(M.Heidegger, att.)

Il rapporto di (pre)potenza esistente fra linguaggio ed uomo può incarnarsi, ancora di più, nel conflitto riguardante le istanze collettive precedentemente citate.
Cosa può produrre a livello collettivo uno stile di comunicazione improntato a verità e realismo? Cosa potrebbero altresì generare modi di parlare, comunicare e (pro)porsi votati alla falsità, alla confusione ed alla mancata completezza di informazioni?
A prescindere da queste domande, le prove che il linguaggio possa contribuire ad innescare evoluzioni od involuzioni nelle società sono abbondanti e fondate per una lunghissima serie di possibili ragioni:

"[...] Ad opera del linguaggio è sorta una comunanza, una comunanza del sapere e quindi del volere mai prima esistita. [...]" (K.Lorenz, att.)

La citata 'comunanza del sapere' potrebbe declinarsi anche come concetto al negativo, qualora linguaggio e comunicazione non vengano articolati seguendo canoni adeguati al loro ruolo nella società. In altre parole, pertanto, può essere facile che comunicazione e linguaggi non all'altezza contribuiscano a costruire società e/o uomini non all'altezza del proprio (teorico) compito da perseguire nel mondo? Attorno a questi concetti ed all'importanza di linguaggio e comunicazione 'ruota' l'ultima opera di Gianrico Carofiglio, dal titolo "Con parole precise - Breviario di scrittura civile". L'intento principale di questo testo risulta essere definito in termini maggiormente espliciti nel seguito, mediante tale citazione:

"[...] Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza. Sono parole del filosofo J.Searle, teorico del rapporto fra linguaggio e realtà istituzionali. 
Le società vengono costruite e si reggono essenzialmente su una premessa linguistica: sul fatto cioè che dire qualcosa comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari. 
Non osservare questo impegno mette in pericolo il primario contratto sociale di una comunità, cioè la fiducia in un linguaggio condiviso. [...]"

Il citato 'contratto sociale' di una comunità può essere mantenuto in vita e/o anche salvato garantendo alla stessa comunità stipulante qualche forma di garanzia e di semplificazione di parole e strutture linguistiche:

"[...] L'antidoto è la scrittura civile, cioè quella limpida e democratica, rispettosa delle parole e delle idee. Scrivere bene, in ogni campo, ha attinenza con la qualità del ragionamento e del pensiero. Implica chiarezza di idee da parte di chi scrive e produce in chi legge una percezione di onestà. [...]"

Chiarezza di intenti ed onestà d'animo dovrebbero costituire, quantomeno in chiave teorica, due pilastri fondamentali su cui strutturare una società all'altezza piena della propria 'funzione educante'. La necessità di dare pieno e consapevole potere alla parola potrà comportare, nei fatti, la possibilità di contribuire a definire e strutturare una società migliore:

"[...] Questo è il messaggio che ti sto indirizzando/ il crimine sonoro che sto perpetrando/ violando quel tacito codice incivile del silenzio/ da cui mi differenzio/ in quanto presenzio e sentenzio/ ritmica la rima [...] dirada la nebbia luminosa come il sole/ perché la lingua batte se la mente vuole [...]"
('Potere alla parola', Frankie Hi Nrg, cit.)

L'obiettivo di sviluppare e/o adottare un linguaggio che sappia essere all'altezza di raccogliere le sfide della complessa società moderna è una finalità da perseguire cercando di fare il possibile per realizzare una serie di obiettivi che dovrebbero essere teoricamente finalizzati ad una qualche responsabilizzazione/maturazione delle società coinvolte:

"[...] Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno. [...]"
('Dello scrivere oscuro', P.Levi, cit.)

Il primo metodo per abbattere il silenzio e/o l'ipocrisia imperanti e (provare a) parlare un linguaggio maturo dovrà riguardare, invece, la necessità di essere chiari ed obiettivi nei confronti di (eventuali) nostre (in)coerenze personali. Si deve essere all'altezza di quanto detto/scritto/semplificato/[...], senza cedere a vincoli di subordinazione eccessiva od a declinanti forme di compromesso.
Le potenziali opportunità di miglioramento dovrebbero essere costruite ed arricchite mettendo in campo una lunga serie di azioni collegate a parole e concetti variegati. Ognuno di questi punti viene richiamato estesamente dall'opera in questione, anche applicandosi a nozionistica e semantica:

  • Utilizzo delle metafore e loro potere chiarificatore;
  • Pregi e difetti attribuibili a forme di scrittura (s)leale;
  • Impiego di parole utili senza abusare di inutilità semantiche;
  • Necessario impiego di forme di concretezza e linearità nell'esposizione sia orale che scritta;
  • Riflessioni sui possibili punti di vista esterni alla propria individualità.
Il linguaggio risulta essere efficace e comunicante, infatti, solo se viene adeguatamente compreso da chi ascolta o legge. Parole e gesti, infatti, possono finire per colpire in maniera importante (o imponente, a seconda dei punti di vista) solo se ben direzionati ed indirizzati verso il prossimo: 

"[...] Abituati a considerare con estrema attenzione le parole degli altri, e per quanto puoi entra nell'anima di chi sta parlando. [...]" (Marco Aurelio, att.)

Senza dimenticare, una volta di più, quella che dovrebbe essere una primaria responsabilità per ciascun essere umano che voglia ambire a chiamarsi davvero tale: 

"[...] Occuparsi del linguaggio pubblico e della sua qualità non è un lusso da intellettuali o una questione accademica. E' un dovere cruciale dell'etica civile. [...]"
(Fonte: Con parole precise - Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

L'imperativo per cercare di (ri)costruire una società completamente allo sbando potrebbe essere, quindi, riabilitare al meglio possibile forme adeguate (o quantomeno dignitose) di etica civile. 
Si dice, forse non a caso, che tutto parta da quel punto estremo. 





domenica 1 novembre 2015

SULL'ETERNO RITORNO DEL GENIALE, FRA RELATIVITA' E CONTESTI STORICI

"[...] Dunque, come ha fatto Einstein? Come ha fatto a dare un contributo così grande e duraturo? [...] è di certo lui il motivo per cui possiamo immaginare che qualcuno possa, nella solitudine della sua mente, riflettere a fondo e svelare le verità del cosmo.
Come scienziato Einstein collaborava con gli altri, ma i suoi massimi progressi giunsero in solitari istanti di chiarezza [...]. Forse queste intuizioni sono emerse perché il suo cervello aveva un'architettura insolita? Da un atteggiamento non conformista? 
Dalla capacità di concentrarsi con tenacia e senza compromessi? Forse. Sì. Probabilmente. 
La realtà, ovviamente, è che non lo sa nessuno. Possiamo raccontarci storie sul perché un certo tizio ha avuto questa o quella idea, ma alla fine pensiero e intuizione sono modellati da influssi troppo numerosi per essere analizzati. Fuggendo le iperboli, il meglio che possiamo dire è che Einstein ebbe la mente giusta nel momento giusto per risolvere una serie di profondi problemi della fisica. E fu un momento straordinario. I suoi tanti ma in confronto modesti contributi dei decenni successivi alla scoperta della relatività generale suggeriscono che il momento d'oro per quel particolare nesso intellettuale che Einstein aveva portato alla fisica era ormai passato. 
Con tutto quello che ha raggiunto, e l'eredità ancora viva, viene da porsi un'altra domanda: potrà mai esserci un altro Einstein? Se parliamo di un super-genio che spinga di forza in avanti il sapere, la risposta è senz'altro affermativa. Nel mezzo secolo passato dopo la sua morte ci sono stati scienziati del genere. Se invece intendiamo una mente superiore alla quale guarderemo [...] come a un esempio entusiasmante di quello che può ottenere la mente umana, allora la domanda è un'altra: che cosa è veramente prezioso e immortale? [...]"

Fonte: "Mente giusta al momento giusto" - "Perché è importante",
B.Greene, Le Scienze - novembre 2015.

"Relativity", M.C.Escher - dicembre 1953

sabato 31 ottobre 2015

FRA HALLOWEEN E MENTI IRREQUIETE, SALUTANDO OTTOBRE...

"[...] Non so se tutti hanno capito, Ottobre la tua grande bellezza:/ 
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza [...]
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,/ 
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse. [...]"
(F.Guccini, cit.)


lunedì 26 ottobre 2015

OSSERVANDO "BACI" FRA STELLE, NELL'INFINITO DELLO SPAZIO...

Cosa potrebbe accadere qualora possano esistere due stelle talmente vicine da toccarsi l'una con l'altra? Cosa ne sarebbe del loro moto perpetuo e reciproco, immerso in un Universo che vede altre infinità di corpi celesti galleggiare e muoversi?
A domande simili sarà possibile rispondere osservando una coppia di corpi celesti talmente vicini da toccarsi, immersi nella Grande Nube di Magellano a 'soli' 160mila anni luce dalle zone 'abitate' dagli esseri umani. Le due stelle, unitamente ad un vorticoso girare l'una accanto all'altra, sembra vadano a formare quella che gli astronomi hanno definito come stella binaria a contatto.
Le componenti che rendono tanto affascinante quanto imponente un fenomeno come questo devono essere valutate con estrema attenzione, parimenti ad una certa dose di fascino con la quale guardare a realtà tanto complesse. Pensando a quanto fascino stelle, pianeti e corpi celesti riescano ad esercitare nelle sensibilità degli esseri umani, è possibile ricondursi alla citazione definita nel seguito:

"[...] Perché noi occidentali crediamo nelle stelle e negli oroscopi che cadono dalle stelle e abbiamo dimenticato che i nostri gesti lenti, agili o violenti modificano le stelle, il loro equilibrio, la loro luce, il loro giro? [...]" (U.Galimberti, Il gioco delle opinioni, cit.)

Quanto di quel modificare stelle e loro equilibri può essere studiato ed analizzato dagli esseri umani con consapevolezze e conoscenze sempre maggiori? Nella ricerca delle relazioni esistenti fra esseri umani e stelle, risulterà di grande interesse conoscere quali potrebbero essere i destini di questo "bacio cosmico". Stando a quanto riportato in un articolo de La Repubblica, è possibile rispondere citando quanto segue:

"[...] Secondo le previsioni teoriche [...] queste due stelle potrebbero fondersi in un'unica stella gigante, oppure evolvere separatamente e formare una coppia di buchi neri. Pertanto, questo [...] 'ultimo bacio' non solo ci offre la possibilità di studiare un sistema stellare decisamente bizzarro, ma ci aiuta a capire meglio l'evoluzione dei sistemi stellari doppi, un capitolo [...] misterioso nello studio della vita delle stelle. [...]"
(Fonte: "L'ultimo bacio tra due stelle prima della catastrofe", M.Razzano, La Repubblica - Scienze)

I possibili destini di questo sistema di stelle si intersecano con la necessità di andare sempre più a fondo in questioni come queste, cercando con occhio critico e scientifico di padroneggiare con migliori competenze la complessità di realtà simili. I numeri che ad ora caratterizzano questo fenomeno si configurano come impressionanti, sotto una buona serie di punti di vista e di specificità:

"[...] i due giovani membri di questa strana coppia stellare hanno una massa di poco meno di 30 masse solari, e una temperatura superficiale [...] di circa 40 mila gradi. 
Fra i sistemi binari così stretti, detti appunto binarie a contatto, VFTS è quello che contiene infatti le stelle più calde e massicce. [...] ll team internazionale [...] ha [...] scoperto che i centri delle due stelle sono separati da soli 12 milioni di chilometri. Ciò significa che le superfici delle due stelle si sovrappongono e che si è formato un ponte di materia fra i due oggetti. Stelle così imponenti [...] hanno un ruolo molto importante nell'evoluzione delle galassie, soprattutto per la loro capacità di creare atomi di ossigeno. [...]"
(Fonte: "L'ultimo bacio tra due stelle prima della catastrofe", M.Razzano, La Repubblica - Scienze)

In quanto tempo sarà davvero possibile conoscere il destino di queste stelle? Quanta ricerca servirà per padroneggiare con competenza e consapevolezza fenomeni simili? Esistono altre realtà tanto misteriose quanto affascinanti nell'Universo circostante?
La sola parola chiave per (cercare di) rispondere a queste e moltissime altre domande sarà sempre ed identicamente una sola: scienza, appunto. 


Per saperne di più: 
"L'ultimo bacio tra le due stelle prima della catastrofe", M.Razzano, La Repubblica - Scienze
http://www.repubblica.it/scienze/2015/10/21/news/l_ultimo_bacio_delle_due_stelle_prima_della_catastrofe-125489486/#gallery-slider=125494215

domenica 25 ottobre 2015

TEMPI DI PIOGGIA, FRA PITTURA E MUSICA...

"[...] I want to know, have you ever seen the rain?
I want to know, have you ever seen the rain
Comin' down on a sunny day?
Yesterday, and days before,
Sun is cold and rain is hard, [...]
Been that way for all my time. [...]
I know; It can't stop, I wonder. [...]"
(Have you ever seen the rain, Creedence Clearwater Revival, cit.)

"Pioggia sul lago Buttermere", J.M.W. Turner, 1798 ca, Tate Gallery - Londra

sabato 24 ottobre 2015

VIVENDO ATTRAVERSO EPOCHE, FRA STORIA E MUSICHE PROFONDE...



"[...] Ho quarant'anni [...] 
troppo schifo per poter dimenticare. 
Ho vissuto il terrorismo [...]
Aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni.
Ho visto gladiatori sorridere [...]
i pestaggi dei nazisti [...]
Ho visto bombe di stato scoppiare [...] 
E anarchici distratti cadere [...] dalle finestre. [...] 
Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni, 
di politici corrotti, i miei amici son pancioni [...].
Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni 
Ho comprato Ministri, faccendieri e giornalisti 
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano 
E adesso cerco un'anima anche di seconda mano. [...]
Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio 
di essere ridotta ad uno straccio. 
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata [...]"

martedì 20 ottobre 2015

SUL SUCCESSO E SUL (POTER/VOLER/DOVER) DIVENTARE QUALCUNO, FRA MUSICA E CITAZIONI LETTERARIE...


"[...] C'era l'uomo qualunque,/ sostenuto dal Fronte dell'Uomo Qualunque./ 
Nella schiena dei partiti affondo le unghie:/ 
'Io non sono di destra né di sinistra,/ sono un uomo qualunque!/ 
E lo stato è demagogo, nel sistema bipolare non mi ci ritrovo.' [...] 
Il qualunquista milita in una banda/ che prende piede se la prendi sotto gamba. [...] 
E' una farsa,/ ha una cultura scarsa,/ 
ma non gli basta il ruolo della comparsa. [...]"
("Diventerò qualcuno", Caparezza, cit.)

"[...] Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. 
Per il resto è sordo. [...]"
(E.Canetti, att.)

"[...] Sia detto alla sfuggita, il successo è una cosa piuttosto lurida; 
la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini. [...]" 
(V.Hugo, att.)

lunedì 19 ottobre 2015

FRA DEMOCRAZIA E (PESO DELLE) PAROLE, IN SOCIETA' LIQUIDE...

"[...] Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo [...] vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. 
E' assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all'autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini [...], mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell'infanzia, ama i cittadini che si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l'unico agente e regolatore...non potrebbe esso togliere loro la fatica di pensare e la pena di vivere? [...]"
(Alexis De Tocqueville, cit. in "La democrazia vive di parole precise", Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

"[...] Uno dei pericoli maggiori per la democrazia è il linguaggio ipnotico che seduce le folle. [...]"
(Gustavo Zagrebelsky, cit. in "La democrazia vive di parole precise", Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

"[...] la teoria dell'argomentazione rifiuta le antitesi troppo nette: mostra che tra la verità assoluta degli invasati e la non-verità degli scettici c'è posto per le verità da sottoporsi a continua revisione mercé la tecnica di addurre ragioni pro e contro. Sa che quando gli uomini cessano di credere alle buone ragioni, comincia la violenza. [...]"
(Norberto Bobbio, cit. in "La democrazia vive di parole precise", Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

"[...] Per democrazia non intendo affatto qualcosa di vago come il Governo del popolo o il Governo della maggioranza, ma un insieme di Istituzioni che permettono il controllo pubblico dei governanti e il loro licenziamento da parte dei governati e che consentono ai governati di ottenere riforme senza ricorrere alla violenza [...]. La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. 
Non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia. [...]"
(Karl Popper, cit. in "La democrazia vive di parole precise", Breviario di scrittura civile, G.Carofiglio, Editori Laterza)

Fonte immagine: 
Il posto delle parole - I libri, le conversazioni, i pensieri
ilpostodelleparole.typepad.com

sabato 17 ottobre 2015

"LA PASSIONE RIBELLE": COLTIVARE LO STUDIO PER (CERCARE DI) RIBELLARSI

L'equilibrio che si raggiunge con lo studio fino a che punto può rendere precarie ed instabili la conoscenza del mondo ed il livello di sicurezza con cui guardare ad esso?
Le finalità dello studio contribuiscono a trasformare, nel tempo, le sensibilità e le percezioni dell'essere umano nei confronti dell'esterno: quali sono le relazioni che chi studia nel tempo può approfondire, rendendo quindi meno salde le proprie consapevolezze nei confronti di molte e svariate tematiche? Dove può nascondersi il confine ultimo dello studiare, se le certezze non risultano accresciute da un percorso di progressiva ma costante maturazione intellettuale? 
Tutto rischia di concludersi nel famoso "so di non sapere" di filosofica memoria? Potrebbero invece esistere altre 'leve' da sollecitare che, a loro volta, cerchino di modificare sensibilità ed attitudini 'nascoste' di chi spende il proprio tempo per approfondire? Come viene visto chi investe una parte (più o meno consistente) della propria vita a studiare? Quali sono le 'atmosfere' più adatte per incanalare nella propria testa conoscenze utili per (provare a) padroneggiare le sempre crescenti complessità del mondo esterno? Le attività di studio devono rispondere ad una serie di ragioni specifiche o devono muoversi in libertà con la sintonia che l'anima di qualcuno prova nei confronti di qualcosa di non meglio definito? Il perché (cercare di) investire del tempo a studiare rende piena consapevolezza di una massima attribuita ad Albert Einstein, strutturata valutando il rapporto che può arrivare ad esistere con il mondo circostante: 

"[...] Non considerate mai lo studio come un dovere, ma come una occasione invidiabile di imparare a conoscere l'effetto liberatorio della bellezza spirituale, non solo per il vostro proprio godimento, ma per il bene della comunità alla quale appartiene la vostra opera futura. [...]"

Lo studiare potrebbe e/o dovrebbe quindi costituire una sorta di 'missione' sociale, finalizzata alla presa di coscienza e conoscenza verso quanto è possibile fare individualmente per contribuire alla crescita del mondo. Lo studio è anche un'attività troppo spesso plasmata su convinzioni e convenzioni troppo poco flessibili, per nulla adatte all'anima di chi cerca in giovane età di assimilare tutto con spirito di 'spugna'. Quanti casi si potrebbero contare di persone disilluse ed allontanate dalla conoscenza, nonostante infinite potenzialità, qualora fosse possibile valutare con mano ferma le gesta di cattivi maestri e/o di metodi non adeguati di trasmissioni valoriali? A questo proposito ritorna, implacabile, un'altra massima attribuita allo scienziato Einstein: 

"[...] La scuola deve far sì che un giovane ne esca con una personalità armoniosa e non ridotto ad uno specialista. [...]"

Lo sviluppo di una personalità armoniosa potrebbe essere una questione di prioritaria importanza, proprio per (provare a) rendere pieno tributo alle difficoltà da 'smontare' caratteristiche del mondo circostante. Studiare per migliorarsi e provare a migliorare le cose, agendo nel cuneo di forme di complessità sempre crescenti e dilaganti. Studiare per (cercare di) ribellarsi in maniera positiva e propositiva al sistema, dunque. Su quali domande e campi può interrogarsi chi, studiando, si propone di migliorare il mondo in una fetta anche estremamente piccola di quanto si riesca a conoscere?
A questa ed altrettante domande cerca di rispondere il libro "La passione ribelle", scritto da Paola Mastrocola e pubblicato da Laterza Editori. 
La necessità di avere una passione da poter identificare come 'ribelle' presuppone la possibilità di analizzarla alla luce dei problemi, delle sottovalutazioni, delle questioni irrisolti che la stessa vive nella propria applicazione strutturata nel mondo esterno. Si arriva quindi alla consapevolezza di affiancare, una volta di più, la tematica dello studio a quella della ribellione (meno in)consapevole (possibile): 

"[...] Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette dall'altra parte rispetto al mondo e, a suo modo, ne contrasta la corsa. Chi studia si ferma e sta: così, si rende eversivo e contrario.
Forse, dietro, c'è sempre una scontentezza: di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga. 
E' solo una ribellione silenziosa  e, oggi più che mai, invisibile. [...]"

Chi studia per davvero, molto spesso, finisce per ribellarsi in silenzio ad un sistema circostante che (pur)troppo spesso finisce per esaltare trionfi di vuoto ed inconsistenza reali. 
Le atmosfere dello studio rischiano di essere cupe, minimali, riservate e prolungate nel tempo di vita ed esistenza di una generica persona. Tali circostanze vengono dalla stessa autrice sintetizzate e ricondotte ad una sorta di 'odor di muffa' che a troppa parte del mondo esterno causa disagio e stranezza: 

"[...] Lo studio è sparito dalle nostre vite. Nessuno studia più. Se ne può fare a meno. [...] Lo studio sa di muffa, è passato, è vecchiume. E' la scuola, l'adolescenza coi brufoli, la fatica, la noia, il dovere. Fuori c'è sempre il sole, e noi dentro a studiare. Gobbi, chiusi, soli. [...] Già solo la parola ci suscita un malessere, un'avversione. [...] Ci viene in mente l'immagine di un anziano professore seduto a un tavolo di biblioteca, ossa infreddolite, cappotto ancora addosso, [...], odor di armadio chiuso, buio, occhiali a metà naso, cordicella penzola, occhio presbite, a un palmo da pagine ovviamente ingiallite. [...]"
(Fonte: Odor di muffa - La passione ribelle, Editori Laterza)

Certe percezioni delle attività di studio rischiano quindi di influenzare pesantemente il contenuto e le scelte di quanti hanno determinate affinità nei confronti di precise materie e discipline. Il contesto nel quale adoperarsi restituisce pertanto visioni sbagliate di chi sceglie lo studio come attività di crescita e maturazione intellettuali: 

"[...] Chi studia è uno sfigato.. E chi è bravo lo è perché ha una bravura innata, spontanea, inconsapevole e selvaggia. Chi studia, diventa solo uno studioso. Genio invece si nasce. 
Il semplice studioso, di per sé, non porta da nessuna parte. E causa anche malattie, depressioni, errori di postura, mal di schiena, miopia, scoliosi. [...]"
(Fonte: Odor di muffa La passione ribelle, Editori Laterza)

Attraverso quali condizioni poter (cercare di) costruire piacere ed attitudine allo studio se le premesse rimangono queste? Il primo passo fondamentale consiste nell'adoperarsi davvero per abbattere certi pregiudizi e luoghi comuni; basta sottolineare quanto le attività di studio costante e/o prolungato senza perdere molto tempo possano costituire solide basi sulle quali costruire il futuro di un Paese civile e consapevole sia dei propri limiti che delle proprie potenzialità collettive. 
Le attività di studio si vivono e si elaborano in relativo silenzio, cercando di fare il possibile per trarre spunti costruttivi dal mondo esterno: 

"[...] Studiare vuol proprio dire questo, dal verbo latino studeo: impegnarsi, sforzarsi. [...] Impegno è in pegno, è mettere in pegno qualcosa per averne in cambio qualcosa. Perché ci piace così poco? [...] Lo studente che si impegna [...] mette in pegno qualche anno della vita che poi, con lavoro e fatica, si riprenderà, più arricchito perché quegli anni gli avranno reso dei guadagni. 
Naturalmente parlo di guadagni e ricchezze impalpabili, e indicibili. [...]"
(Fonte: Odor di muffa La passione ribelle, Editori Laterza)

La versione contrapposta a queste attività di impegno costante ed applicazione invisibile presuppone giudizi e sensibilità distorte, emesse da una società che (purtroppo) lascia sempre meno spazio all'introspezione ed alla riflessione interiore:

"[...] Oggi non si studia più. E' da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che perde la giovinezza, si rovina la salute e rimane solo come un cane. 
E' Pinocchio che vende i libri per andare a vedere le marionette. E' la scuola, l'adolescenza coi brufoli, la fatica, la noia, il dovere. E' un'ombra che oscura il mondo, è una crepa sul muro: incrina e abbuia la nostra gaudente e affollata voglia di vivere nel presente. Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono.
La cosa più incredibile è che non importa a nessuno. [...]"

La ribellione da esercitarsi quotidianamente prevede la possibilità di costruire una sorta di 'fuga', andando ad incidere in maniera complessiva e pesante sulla necessità di fuggire da certi stereotipi e luoghi comuni. Viene richiamata dall'autrice dell'opera, a questo proposito e per indicare l'ambiente e le consapevolezze entro le quali (cercare di) costruire una qualche forma di fuga, una poesia attribuita a Costantinos Kavafis: 

"E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti, 
fino a farne una stucchevole estranea."

Il meccanismo di ribellione deve e/o potrebbe presupporre, pertanto, una qualche forma di allontanamento e riflessione nei confronti di un mondo che sembra consumare tutto (o quasi) in un disperato 'viavai frenetico'. Come pervenire davvero a tale modo di agire ed operare? 
Il suggerimento dell'autrice risulta essere, a questo proposito, estremamente chiaro e consapevole. Magari non gradito ma estremamente lucido e metodico:

"[...] Abbiamo solo un modo di cambiare le cose, mandare a stendere questo nostro Universo: metterci a studiare. [...] Vorrebbe dire far girare diversamente la vita, allungare il viaggio, rallentare le lancette. Ti vogliono tutti di qua e di là? E tu non vai. Devi fare questo e quell'altro? E tu non lo fai. Non puoi. Stai studiando. Hai bisogno di pace, solitudine, concentrazione, silenzio. Andate a quel paese, io studio. [...] mi troverete poi. [...] Questo sarebbe ribellarsi al mondo: fare una cosa che gli va contro, che è per sua natura contrario a tutto ciò che il mondo ti impone di fare. Ti ribelli [...]. Spegni. Te ne vai. Tanti saluti. Pensi. Studi. Allora sì che lo studio diventerebbe il gesto più rivoluzionario che possiamo compiere. [...]"
(Fonte: E ribellarci? - La passione ribelle, Editori Laterza)

Rivoluzionare le abitudini per (cercare di) rivoluzionare sia la propria interiorità che le proprie consapevolezze nei confronti del mondo esterno. Sia mai che, prima o poi, riesca a migliorare anche lo stesso universo circostante ed estremamente complesso. 



venerdì 16 ottobre 2015

SUL PIACERE DI LEGGERE PER VIVERE ALTRI UNIVERSI...IN MUSICA


"[...] Una storia che non conosci 
non è mai di seconda mano 
è come un viaggio improvvisato 
a chilometraggio illimitato.
Una storia in cui tu ti specchi 
con i tuoi occhi da marziano 
è come una lanterna magica 
che non si ferma. [...]"

mercoledì 14 ottobre 2015

A PROPOSITO DI VIOLE E STAGIONI, FRA VITA ED ESISTENZE...


"[...] Bello è che non sei mai preparato,/ che tanto capita sempre agli altri,/ 
vivere in fondo è scontato/ che non ti immagini mai che basti / 
e resta indietro sempre un discorso/ e resta indietro sempre un rimorso [...]"

sabato 10 ottobre 2015

FRA AMBIZIONE ED UMANE IMPRESSIONI, INDIVIDUANDO (IN)EVITABILI LIMITI


"[...] L'origine di tutti i peccati è il senso d'inferiorità − detto altresì ambizione. [...]"
(C.Pavese, Il mestiere di vivere)

"[...] Le grandi ambizioni rendono grandi gli animi. [...]"
(Tito Livio, Ab urbe condita)

"[...] La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, 
mi sembra la soluzione più sensata. [...]" (Charles Bukowski, att.)

mercoledì 7 ottobre 2015

"LA TEORIA DEL TUTTO": QUALI I VOLTI ESISTITI E QUANTI GLI ESPERIMENTI FATTI PER COMPRENDERE L'UNIVERSO?

Le domande sul cosmo e sull'Universo hanno da sempre caratterizzato il percorso dell'essere umano su questa Terra; sin da tempi in cui il progresso non seguiva ancora strade tracciate sono stati moltissimi i tentativi che l'uomo ha fatto per (cercare di) interpretare i meccanismi che governavano i fenomeni esterni al nostro piccolo pianeta.
Tante credenze ed opinioni sono state affidate e riposte nei confronti di ciò che è infinitamente grande: a Stelle sono state fatte corrispondere divinità, a pianeti sono stati dati altrettanti nomi di dei.
Le attività di osservazione e scoperta dell'infinitamente grande hanno quindi costituito un punto fondamentale per gli esseri umani, fino al punto in cui metodo sperimentale e telescopio hanno fatto la loro ascesa nelle modalità di vedere ed interpretare tutte quelle cose che possono essere etichettate come 'scienza'. Da quel momento sono stati moltissimi i passi in avanti compiuti dalla quotidiana indagine dei meccanismi che governano la natura ed il moto di corpi celesti ed extra-solari.
Nonostante questo incedere, tuttavia, rimane (e forse rimarrà per sempre?) un punto invalicabile oltre il quale la scienza non riesce a spingersi? A quale limite potrebbe essere fatta tendere questa soglia? A domande simili vi sono (e vi saranno) risposte pressoché infinite, proprio perché va inseguendosi e coronandosi dietro (e dentro) ognuna di queste la celeberrima massima che fu attribuita allo scienziato Albert Einstein:

"[...] Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo. [...]"

Il percorso scientifico deve quindi intersecarsi con la necessità di fare luce sui fenomeni che sovrastano quanto è infinitamente grande. Ogni tentativo di strutturare e proporre una disciplina scientifica in un contesto ancora da scoprire e/o svelare va di pari passo con una lunghissima serie di possibilità ed obiettivi da qualificare: errori, sbagli, compromessi, tentativi e ripetizioni, possibilità di effettuare scoperte, raggiungimento di risultati a seguito di grandissimi ed interminabili sforzi.
Fare scienza equivale quindi a costruire storia, ad esaminare le vite e le teorie di individui che hanno speso una parte consistente della loro vita nella ricerca di quanto non era ancora conosciuto.
Nonostante qualsivoglia tentativo di scoperta possa essere primitivo ed infantile nel suo dispiegarsi, resta comunque classificabile come estremamente prezioso e fondamentale da non perdere.
Quanto è stato percorso dalla scienza nell'analisi dell'infinitamente grande? Quali teorie si sono susseguite, si susseguono e si susseguiranno nell'interpretazione di fenomeni altrimenti condannati a restare irrisolvibili? A queste e molte altre domande cerca di rispondere l'opera "La Teoria del Tutto - Origine e destino dell'Universo", scritta dallo studioso Stephen Hawking.
Lo scopo del testo appare chiaro sin dalla copertina, proponendo una serie di domande e spunti che non lasciano spazio a possibili interpretazioni:

"[...] Come ha avuto origine il cosmo? Qual è il destino che ci attende? 
Fino agli anni Venti del secolo scorso queste domande erano competenza della religione e della filosofia, mentre oggi è possibile affrontarle da un punto di vista scientifico. Hawking ci guida in un viaggio che - a partire dalla cosmologia di Aristotele attraverso le teorie di Copernico, di Newton e di Einstein - giunge fino alle ultime frontiere della fisica contemporanea per spiegarci i grandi misteri dell'Universo: dal big bang alla formazione delle galassie, dalla morte delle stelle ai buchi neri, dai limiti della teoria della relatività generale alla proposta della condizione di assenza dei confini. [...]"

Si tratta quindi di effettuare un riassunto avente durata tanto epocale quanto largamente sconosciuta, nel tentativo di delimitare e circoscrivere quali siano stati i tentativi compiuti per fare luce su una grande quantità di fenomeni esistenti. I 'campi' attraverso cui procedere per effettuare un'indagine adeguata ed adeguatamente divulgativa sono molteplici: scienza, storia, esperimenti e protagonisti degli stessi, modelli fisico-matematici impiegati per pervenire a scoperte importanti, errori e tentativi cumulatisi in centinaia di anni. Tutto questo è sintetizzabile come progresso, tutto questo fa parte di quel "Tutto" definito dall'autore come in grado di essere sintetizzato da una teoria particolare.
Serve un modello che cerchi di mettere ogni cosa insieme, collegando punti conosciuti e sconosciuti con un'unica linea continua e non interrotta. Il processo per arrivare a questo traguardo sembra essere uno solo ed unico: indagare. Effettuare studi ed approfondimenti con la miglior lente possibile: quella della ricerca. Su questo sfondo si innestano le sette 'lezioni' schematizzate e divulgate dallo stesso autore, il quale non ha fortunatamente bisogno di presentazione alcuna riguardo alle proprie teorie ed al proprio operato in campo scientifico:

"[...] Nella prima lezione prenderò brevemente in esame le concezioni dell'Universo che sono state sostenute in passato per poi vedere come siamo giunti alla nostra immagine attuale; [...].
Nella seconda lezione spiegherò come sia la teoria della gravità di Newton sia quella di Einstein ci portano a concludere che l'Universo non può essere una realtà immobile [...].
Nella terza lezione parlerò dei buchi neri, che si formano quando una stella
[...] collassa su se stessa, sotto la propria forza di attrazione gravitazionale. [...] Nella quarta lezione descriverò come, in base alla meccanica quantistica, è possibile che un buco nero emetta radiazioni energetiche. [...]
Nella quinta lezione applicherò i principi della meccanica quantistica al big bang e alle origini dell'Universo. Giungendo così all'idea secondo la quale lo spazio ed il tempo [...] possono essere privi di un confine, di un margine esterno che li delimiti [...].
Nella sesta lezione mostrerò come questa nuova proposta di interpretazione dei limiti dello spazio-tempo sia in grado di spiegare perché il passato - nonostante la simmetria che contraddistingue le leggi della fisica - sia così palesemente diverso dal futuro. [...] nella settima lezione [...] presenterò i nostri sforzi di trovare una teoria unificata che includa, in un'unica spiegazione coerente, la meccanica quantistica, la forza di gravità e le altre interazioni di cui parla la fisica. [...]"
(Fonte: Introduzione - "La teoria del tutto", S.Hawking, Bur Rizzoli)

Alla fine dei percorsi descritti, con l'incedere ed il sovrapporsi di anime e di storie che hanno cercato di donare un frammento della loro vita per la comprensione di fenomeni sconosciuti, ritorna sempre a prevalere quello spirito di umano sentimento che dovrebbe muoversi a vele spiegate fra i molti campi nei quali la scienza può dilungarsi e divulgarsi. L'obiettivo primario qui riconducibile e desumibile può impropriamente 'filtrare' rispolverando una massima attribuita al sempre citato Albert Einstein:

"[...] La preoccupazione dell'uomo e del suo destino devono sempre costituire l'interesse principale di tutti gli sforzi tecnici. Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi ed alle vostre equazioni. [...]"

Di pari passo, quindi, per cercare di comprendere quanto siano complicate ed intrecciate le vicende del nostro Universo non bisogna mai disperdere il legame esistente fra due qualità solo apparentemente lontane fra loro: tecnica ed umanità, non a caso e non per caso.
In parallelo allo spirito divulgativo per allargare gli argini della conoscenza collettiva, "La Teoria del Tutto" rimane comunque un'opera nella quale a volte è necessario possedere buone conoscenze fisico-matematiche e sufficienti capacità di astrazione ed immaginazione per comprendere al meglio possibile quali siano i punti su cui l'autore concentra maggiormente le proprie attenzioni ed i propri sforzi narrativi. Rimangono sette lezioni attraverso cui potrebbe essere davvero opportuno passare, qualora si voglia effettuare un viaggio nei meandri di quanto l'umanità intera ha da sempre guardato dal profondo basso. Dal profondo basso di un piccolissimo pianeta, tanto sperduto quanto unico da preservare e conservare con ogni sforzo possibile. In linea teorica, quantomeno.


lunedì 5 ottobre 2015

FRA STUDIO, VITA E CONSAPEVOLEZZE: CERCANDO UNA SILENZIOSA RIBELLIONE

"[...] Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un'altra parte rispetto al mondo e, a suo modo, ne contrasta la corsa. Chi studia si ferma e sta: così, si rende eversivo e contrario. 
Forse, dietro, c'è sempre una scontentezza: di sè, o del mondo. 
Ma non è mai una fuga. 
È solo una ribellione silenziosa e, oggi più che mai, invisibile. [...]" 
(P.Mastrocola, "La passione ribelle", cit.)


sabato 3 ottobre 2015

FRA MALINCONIA E PENSIERO...

"[...] Non c'è nulla che avvicini le persone più in fretta di una triste e malinconica comprensione. [...]" (Milan Kundera, Lo scherzo, 1967)

"[...] Un desiderio di desideri: la malinconia. [...]"
(Lev Tolstoj, Anna Karenina, 1887)

"[...] La malinconia non è altro che un ricordo inconsapevole. [...]"
(Gustave Flaubert, Pensieri, 1915 - postumo)

"[...] La melanconia è la tristezza diventata leggera. [...]"
(Italo Calvino, La leggerezza - Lezioni americane, 1988 - postumo)

"[...] Non è mica la morte che importa, è la tristezza, è la malinconia. 
Lo stupore. Le poche buone persone che piangono nella notte. 
La poca buona gente. [...]"
(Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia, 1972)

"[...] La malinconia [...] sembra quasi la felicità/ sembra quasi l'anima che va / sogno che si mischia alla realtà/ puoi scambiarla per tristezza ma/ è solo l'anima che sa/ che anche il dolore passerà./ E si ferma un attimo a consolare il pianto / di un amore ferito che non vuole morire mai. [...]"
(Luca Carboni, Malinconia)


"Melancholy", Edvard Munch - 1894