lunedì 29 giugno 2015

FRA GRECIA E CRISI, CERCANDO UNA COMPLICATA SVOLTA PER CITAZIONI...

"[...] A me pagano un diritto d'autore per le storie che scrivo, e alla Grecia che ha sparso nel mondo il suo vocabolario, neanche grazie. [...]"
(Erri De Luca, Storia di Irene, cit.)

"[...] La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. [...]"
(Albert Einstein, att.)

Fonte immagine: intermarketandmore.finanza.com


domenica 28 giugno 2015

FRA GRECIA E GREXIT, QUALI I POSSIBILI ORIZZONTI?

Quanto possa essere significativo in termini reali il referendum indetto dal governo greco in materia relativa al futuro europeo è cosa ormai risaputa. Quanto possa incidere in termini reali sul futuro della zona Euro(pa), escludendo od includendo eventuali rischi di contagio con altri Paesi, risulta essere cosa non altrettanto spiegata e/o smentita a dovere.
Ci si è (pur)troppo spesso chiesti quali possano essere le ragioni che spingano il popolo greco ad accettare o rifiutare accordi ulteriori con autorità europee che hanno già spinto sull'acceleratore per quanto riguarda pesanti misure di austerità. Un quadro macro-economico della 'medicina' che ha dovuto ingerire il popolo greco in questi anni di crisi è riportato nell'articolo "Grecia, come evitare l'errore fatale?" redatto da Andrea Boitani e pubblicato su lavoce.info:

"[...] Il deficit pubblico è stato portato dal 15.6% del 2009 al 3.5% nel 2014 [...]. Il surplus primario aggiustato per il ciclo supera il 5% del Pil [...]. Il Pil, nello stesso periodo, si è ridotto di 20 punti percentuali [...] riduzione dei dipendenti pubblici del 25% (255 mila unità); riduzione dei salari reali senza precedenti, dal momento che i salari nominali sono crollati ma i prezzi no; riforma delle pensioni che ha previsto di aumentare gradualmente l’età di pensionamento da 62 a 65 e poi a 67 anni per tutti [...]; 'riforme strutturali' che hanno portato la Grecia dal centonovesimo al sessantunesimo posto nel ranking del Doing Business Report tra 2010 e 2015. [...]"

Le conseguenze prodotte da questa cura avrebbero dovuto (con quanta credibilità?) contribuire a risollevare uno Stato; le armi e le cifre che hanno prodotto un'esasperata compressione della spesa pubblica sono ormai sotto gli occhi di tutti i cittadini del continente.
La teoria  applicata fino ad oggi ha previsto, al netto dei tecnicismi, l'applicazione del detto sintetico riportato nell'articolo in questione sopra citato da parte di creditori e detentori del debito greco:

"[...] sembra che i creditori vogliano imporre un piano basato su maggiori tagli di spesa e minori incrementi delle tasse, secondo la dottrina [...] che gli aumenti delle tasse sarebbero dannosi per la crescita mentre le riduzioni di spesa pubblica la favorirebbero. [...]"
(Fonte: Grecia: come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)


Quanti benefici potrebbero produrre ulteriori tagli alla spesa pubblica? A quali prezzi e cali di consenso sarebbe necessario procedere su una strada tanto piena di potenziali problemi ed ostacoli?
Per ogni misura presa o da prendere vi saranno conseguenze e rischi a cui dover sottostare, sia essa stessa presentata da governo greco, autorità europee o creditori internazionali.
L'articolo precedentemente definito elenca una precisa serie di provvedimenti potenziali o proposti, ognuno dei quali avente concreti costi o benefici che potrebbero scaricarsi anche sull'intero continente. Alcuni di questi punti sono richiamati nel seguito:

"[...] Se è difficile comprendere perché il governo greco voglia aumentare l’Iva, è incomprensibile perché i creditori glielo vogliano lasciar fare. Sarebbe utile nell'ambito di un’articolata strategia di svalutazione fiscale volta a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro per rilanciare la competitività delle esportazioni greche e [...] a ridurre i consumi interni grazie all'aumento dei prezzi al consumo [...]. Una strategia rischiosissima, dal momento che la Grecia al momento ha ben poco da esportare, anche guadagnando competitività, mentre deve assolutamente rilanciare i consumi interni se vuole sperare di tornare a crescere o quantomeno non decrescere [...] troppo. L’accelerazione dell’entrata a regime della riforma pensionistica e la riduzione dei prepensionamenti, come richiesto dai creditori, può essere un’idea ragionevole, purché non abbia effetti depressivi sulla domanda interna. [...]" (Fonte: Grecia, come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)

Il prezzo di certe misure andrebbe a penalizzare l'ammontare del mercato già realmente fragile  delle importazioni, dovendo contemporaneamente cercare di supportare e rielevare al meglio possibili i consumi interni per innescare un progressivo ricircolo di spesa e sostentamento della domanda.
Punti come questi confermano le debolezze ormai strutturali di un meccanismo europeo che non sembra prevedere, con o senza il problema greco, una pianificazione attenta e definita dei potenziali effetti sul medio e lungo termine. Da tale consapevolezza risultano essere tanto urgenti quanto sottovalutate sia le percezioni che le riflessioni nazionali prima e continentali poi:

"[...] Dove sono e quali sono le stime? Ci si limita agli effetti di impatto sul bilancio? O si guarda agli effetti complessivi, tenendo conto di quelli sul Pil? Nulla è chiaro in questa trattativa. [...] nessuno sembra capire, tra i creditori, che in Grecia più ancora che negli altri paesi della cosiddetta periferia dell’Eurozona, la crisi economica e finanziaria si è innestata su una debolezza strutturale per superare la quale si richiedono da cinque a dieci anni di lavoro costante, attento e cauto. [...]"
(Fonte: Grecia, come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)

Servirebbero moltissimi anni di tempo per risollevare tantissimi dei problemi attualmente connaturati per lo Stato greco e per il continente europeo: domanda interna, esposizioni estere alla ridiscussione del debito, credibilità nazionale, effetti sul bilancio in termini macro-economici, annullamento o superamento delle difficoltà strutturali sia della società che dell'economia.
Quanto spazio è stato lasciato al superamento di queste difficoltà ormai divenute fra il cronico e l'insanabile? Più che un problema legato al credito, è soprattutto una questione di pianificazione e di solidarietà nei confronti di un Paese che può ora essere tristemente derubricato ad anello debole della catena. La domanda più preoccupante sembra essere, a tal proposito, una sola: quale Stato sarebbe condannato a trasformarsi in anello debole del processo di (dis)integrazione europeo, qualora lo Stato greco dovesse essere invitato a farsi da parte mediante un default improvviso e/o controllato?
A questa domanda può rispondere quantomeno parzialmente il grado di esposizione debitoria che Stati ed investitori privati nutrono nei confronti dello Stato greco. Nel definire cifre e procedure, è possibile fare sintetico riferimento all'articolo "Quanto è esposta l'Italia verso il debito monstre della Grecia?", pubblicato da IlSole 24 Ore lo scorso gennaio. Leggendo è possibile notare la distribuzione schematicamente definita nel seguito:

  • Esposizione dell'Italia pari a circa 40 miliardi di Euro;
  • Esposizione di Germania e Francia pari, rispettivamente, a 60 e 46 miliardi di Euro;
  • 17% del totale del debito greco è in mano a soggetti privati;
  • 62% del totale del debito greco è in mano a Governi dell'Eurozona;
  • 20% circa del totale debitorio distribuito fra Bce, Fmi e banca centrale greca. 
Cosa potrebbe succedere ai titolari di questa suddivisione debitoria qualora l'insolvenza dello stato greco dovesse concretizzarsi passando da ufficiosa ad ufficiale? Tali dati risalgono allo scorso 2014, mettendo quindi in mostra una situazione che allo stato attuale potrebbe anche essersi aggravata. Quanto è reale il rischio di contagio? Quali potrebbero essere le misure da assumere politicamente 

e tecnicamente per scongiurare la rottura definitiva di un processo tecnocratico che sembra aver espresso, ad oggi, il peggio dell'esprimibile nei confronti di tematiche tanto importanti quali quelle in oggetto di discussione e decisione?
Quanta correttezza vi è nella decisione di restituire ad un referendum democratico, convocato fra l'altro in tempi brevissimi per la sensibilizzazione e la diffusione nazionale di una tematica tanto importante? A cosa potrebbe portare un'eventuale grexit, soprattutto in termini di consapevolezze nei confronti di un modello di unità continentale mai cresciuto veramente in tutte le sue potenzialità?
Osservando i termini legati ad ipotesi di contagio, risulta interessante osservare ai contenuti riportati nell'articolo "Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso" pubblicato da Nicola Borri e Gianfranco Di Vaio sul sito de lavoce.info. Schematizzando i toni del dibattito muscolare fino ad oggi maturato, sarà possibile citare quanto segue:

"[...] la crisi greca si è riacutizzata [...] per le dichiarate intenzioni del governo Tsipras di porre fine all’austerità imposta dall’UE e per le difficoltà di introdurre alcune delle riforme strutturali chieste dagli interlocutori internazionali. Le tensioni nei mercati finanziari dell’Eurozona si sono così nuovamente inasprite, alla luce dell’ipotesi sempre più probabile di un default e di una conseguente uscita della Grecia dall’area dell’euro [...]. Gli intensi negoziati hanno visto, da un lato, gli esponenti della Troika [...] fare pressioni sulla Grecia affinché garantisse determinati avanzi primari di bilancio e limitasse gli incrementi salariali e della spesa pensionistica e, dall’altro, i membri del governo greco sostenere l’inadeguatezza delle richieste, date le condizioni attuali dell’economia del paese. [...]"

Quale futuro ha prodotto questo riacutizzarsi della crisi? Da quanto si sapeva che questa partita mista fra rimpallo e ping pong avrebbe potuto produrre sul breve termine esiti nefasti?
Si tratterebbe di esiti nefasti per il singolo stato greco od anche per l'intero continente europeo, detentori maggioritari del debito greco davanti a tutti? Seguendo modelli descritti dai redattori de lavoce.info, è stato per loro possibile pervenire all'affermazione sotto citata:

"[...] L’ultima crisi greca [...] ha nuovamente aumentato le tensioni all’interno dell’Eurozona, questa volta contenute dal Quantitave easing messo in campo dalla Bce nel gennaio del 2015. Le ultime turbolenze dei mercati, iniziate ad aprile di quest’anno, tuttavia, hanno comportato un nuovo aumento delle tensioni, anche se il rischio contagio, a oggi, è quasi dimezzato rispetto alla prima crisi greca. [...] sicuramente i mercati dell’Eurozona potrebbero essere scossi da un eventuale default della Grecia, ma l’evidenza lascia intendere [...] che gli esiti non sarebbero catastrofici e ciò dovrebbe indurre il governo greco a cambiare strategia nel processo di negoziazione, prima che sia troppo tardi. [...]" (Fonte: Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso, N.Borri e G. Di Vaio, lavoce.info)

Sembrano quindi essere enormemente più elevati i rischi per lo stato greco che per l'intera Europa?
A prescindere dalle visioni e dalle interpretazioni di modelli economici non meglio precisabili, si tratta di provare a strutturare un percorso differente che sappia anche coinvolgere al meglio possibile i cittadini greci. Saranno infatti loro ad avere parola vincolante, a maggioranza, in un referendum che non ha visto ad oggi sensibilizzazione sufficiente nei confronti di una tematica tremendamente importante. Dovrebbe essere infatti necessario cercare di informare e sensibilizzare il popolo greco prima ed i cittadini europei successivamente su un argomento di stringente importanza.
Il rischio più grande, qualora questa missione non venga portata a termine con o senza Euro(pa), potrà essere legato alla mancata necessità di aver condiviso con i cittadini greci tale questione.
Così facendo si perpetuerebbe forse eternamente la versione che il blog phastidio.net definisce in termini non ambigui come failed state:

"[...] Che accade quando un paese scivola nel caos economico, che porta con sé quello istituzionale, sociale e civile, e vive immerso in una sensazione permanente di collasso imminente? Che le persone si sentono legittimate e giustificate a smettere di adempiere ai propri doveri di cittadini inseriti in un tessuto comunitario. [...] Parliamo di quel feeling [...] che segna la dissoluzione di una entità statuale e che può essere recuperato solo con un nuovo paradigma, che spesso nasce dal sangue e dalla sofferenza. [...]" (Fonte: Grecia, ormai failed state, phastidio.net)

Quali e quanti sono i segnali di distacco del cittadino e di dissoluzione statuale presenti nel territorio greco? A questa domanda dovrà cercare di rispondere, nei fatti, anche il prossimo referendum indetto e deliberato dalle autorità greche. Sullo sfondo di problemi legati alla gestione economica rimangono, quindi, anche potenziali drammi ben più elevati di arretratezza e gestione dei conflitti su scala sociale e di credibilità istituzionale su cui sia la Grecia che l'Europa intero sembrano aver recitato ruoli degni del peggior antagonista. Il rischio è efficacemente sintetizzato dall'intervento precedentemente riportato sul blog phastidio.net:

"[...]  se anche il negoziato coi creditori avesse un 'lieto fine', ammesso e non concesso che non si tratti [...] di una finzione di natura geopolitica, siamo certi che la Grecia non abbia [...] attraversato il punto di non ritorno? [...] Un sistema bancario impiombato di sofferenze e crediti ristrutturati che diventano rapidamente inesigibili è un sistema bancario destinato a trascinare con sé l’intero paese. Su tutto, la domanda sorge spontanea: le 'infrastrutture' giudiziarie ed amministrative greche sono in grado di recuperare quei crediti incagliati [...]? [...]"
(Fonte: Grecia, ormai failed state, phastidio.net)

Nelle discussioni che attendono ed attenderanno gli esiti delle prossime deliberazioni, pertanto, dovrebbe essere essenziale e prioritario cercare di adoperarsi per pesare al meglio possibile alcuni degli elementi fin qui marginalmente tratteggiati. Condizionale d'obbligo, visti sia il tempo che le immense difficoltà maturate e maturabili.

Per saperne di più:

"Grecia, ormai failed state", phastidio.net,
(http://phastidio.net/2015/06/23/grecia-ormai-failed-state/)

"Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso", lavoce.info
(http://www.lavoce.info/archives/35794/default-di-atene-il-rischio-contagio-ora-e-basso/)

"Grecia: come evitare l'errore fatale?", lavoce.info
(http://www.lavoce.info/archives/35860/grecia-come-evitare-lerrore-fatale/)

"Quanto è esposta l'Italia verso il debito monstre della Grecia?", ilsole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-25/quanto-e-esposta-l-italia-il-debito-monstre-grecia-191548.shtml)

Fonte immagine: politipond.files.wordpress.com

giovedì 25 giugno 2015

A PROPOSITO DI VISIONI DI VITA, FRA PUNTI DI VISTA MUSICALI DIFFERENTI...


"[...] Che è tutta una vita che passo da qua,/ e ancora rischio di perdermi,/ 
magari è questione di troppa sensibilità,/ O sono soltanto motivi tecnici.
 E tu dici una bussola,/ dovevi almeno portarla con te,/ 
una bussola potevi almeno spiegarmelo come si usa. [...]
 E tu dici la vita dovevi almeno capire perché,/ 
La vita, il tempo che cambia col vento che arriva/ 
quest'anima stanca che pure respira/ 
quest'angolo piatto che gira,/ quest'anima
dolce e cattiva, che dice 'Guardami'/
dice 'Perché non parli?' dice 'sbrigati/
prima che sia troppo tardi/ guardami/ 
Perché non parli?/
Fermati prima che/ sia troppo tardi. [...]"

lunedì 22 giugno 2015

OSSERVANDO L'ORIZZONTE, FRA LETTERATURA E PITTURA...

"[...] I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette. [...]"
(V.Hugo, cit.)



domenica 21 giugno 2015

sabato 20 giugno 2015

"LA LISTA DELLA SPESA": QUALI SUGGERIMENTI E PROPOSTE PER RAZIONALIZZARE?

Attraverso quali metodi e stime è possibile (cercare di) promuovere ragionevoli considerazioni attorno al concetto di spesa pubblica? A cosa può servire il cercare di razionalizzare sprechi e minimizzare quel tipo di spesa pubblica definibile come 'improduttiva'?
Attraverso quali voci di bilancio è possibile (cercare di) agire, facendo leva su contraddizioni non risolte e su meccanismi burocratici impossibili da recidere come nodi gordiani di altre tradizioni storiche? Quali sono le cifre e le voci che caratterizzano la spesa pubblica italiana, comparto per comparto e numero dopo numero? E' veramente così vero che razionalizzare equivale ad incidere negativamente sui livelli di spesa pubblica e su fattori quali il welfare?
In tempo di mordente crisi domande come queste sembrano avere una molteplicità immensa di risposte possibili, evidenziate dalla grande variabilità dei fenomeni e delle opinioni in gioco.
Nonostante tutte le opinioni, comunque, sembra ormai risaputo che certi vincoli economici dovranno costringere paesi come l'Italia a rivedere anche profondamente le strutture dei loro bilanci e delle loro economie. Quali discorsi di fondo è possibile promuovere, tenendo comunque ferma la necessità di riorganizzare il più positivamente possibile i livelli di spesa pubblico-privata di uno Stato depauperato da anni di crisi multiforme?
E' possibile rispondere a questa e moltissime altre domande leggendo "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", scritto dall'ex-Commissario alla 'spending review' Carlo Cottarelli. Lo scopo del presente testo risulta essere chiaro sin dalla copertina:

"[...] Carlo Cottarelli [...] è stato nominato commissario straordinario alla spending review, dal suo lavoro dovevano arrivare milioni di Euro per le esauste casse dello Stato italiano [...]
A distanza di mesi, Cottarelli affida a questo libro le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue diagnosi per cercare di spiegare al grande pubblico uno dei grandi misteri dell'Italia: quell'enorme calderone che è la nostra spesa pubblica. Senza tecnicismi ma non tralasciando nulla di importante, Cottarelli ci guida nei meandri del bilancio statale, facendo [...] scoprire il grande meccanismo che regola la nostra vita di cittadini, un meccanismo di cui abbiamo [...] una vaga percezione [...] minacciosa e sfocata. Dove vanno a finire tutti i soldi che paghiamo con le tasse?
Perché si finisce sempre a parlare di tagli alle pensioni? Sprecano di più i Comuni, le Regioni o lo Stato centrale? Perché tutti i politici dicono che taglieranno gli sprechi e nessuno lo fa mai?
Ma gli altri Paesi come fanno? Un libro [...] per fare le pulci alla macchina statale italiana, al di là dei luoghi comuni e delle polemiche giornalistiche: perché analizzare un bilancio statale può sembrare arido e difficile, ma con la guida giusta può diventare la lettura più acuta, sorprendente e accurata di un Paese intero. [...]"

Le aree ritenute di interesse per un'azione informata ed esplicita sull'entità delle spese da razionalizzare e/o studiare sono riportate il più sinteticamente possibile attraverso capitoli e comparti di trattazione tanto analitica quanto divulgativa:


  • La spesa pubblica in Italia: chi, quanto e per cosa si spende?
  • La frammentazione degli acquisti di beni e servizi?
  • La normalità delle auto blu
  • Le spese militari: spendiamo troppo? Di certo spendiamo male;
  • Il complicato mosaico della Pubblica Amministrazione;
  • Le spese dei Comuni. Quanto serve davvero agli 8mila campanili d'Italia?
  • Capitali coraggiosi: il capitalismo degli Enti Locali
  • Tre milioni di lavoratori (e di buste paga)
  • Intermezzo: le 'mancette'
  • L'insostenibile leggerezza dei costi della politica
  • I soldi alle imprese
  • La spesa sanitaria: meglio della Germania, meglio degli Stati Uniti?
  • Le spese previdenziali: quasi metà della spesa, quasi un terzo degli elettori
  • Il futuro della revisione della spesa: una corsa a ostacoli?

Dietro ad ogni capitolo si nascondono problemi legati a variegate e parzialmente insolute cause: competenze distribuite fra Enti diversi, burocrazie auto-alimentatesi e divenute forse non sradicabili e/o migliorabili in tempi brevi, sprechi fossilizzati e radicatisi in una complessità pressoché sterminata per 'non addetti ai lavori', tempi decisionali ed esecutivi sul medio e lungo termine tanto immobili quanto insuperabili, [...].
Le ragioni che rendono palese il manifestarsi di sprechi attraverso voci di bilancio comprese fra quelle precedentemente definite sono tanto necessarie quanto enormemente complesse da comprendere e gestire al meglio possibile. A prescindere dalle scelte e dalle difficoltà, comunque, la necessità di reperire fondi da sprechi passati appare come una delle poche strade percorribili per segnare la differenza (ed una probabile via di uscita definitiva?) con i tempi di crisi socio-economica che stiamo vivendo. Ormai da troppi anni. 
La necessità di ridefinire concetti moderni di spending review e di attualizzazione delle spese è un'attività da esercitare con la massima consapevolezza riguardo allo Stato che si vorrà costruire per i prossimi anni o decenni. La salvaguardia della spesa pubblica e dei suoi limiti è infatti un compito da eseguire tenendo ben presente una necessità ormai inderogabile che per molto tempo vari attori e situazioni sembrano aver largamente ignorato (o non pesato a dovere?): 

"[...] Il livello di spesa pubblica appropriato dipende anche da quanto un Paese si può permettere. [...]" 

Quando un Paese non può permettersi livelli adeguati di spesa pubblica quali leve può sollecitare per imprimere una direzione differente al proprio cammino? Esiste un'alternativa plausibile da mettere in campo a questo proposito, in alternativa a forme di austerità che ancora oggi sembrano imperversare senza possibilità di uscita? La definizione di un percorso alternativo di discussione ed uscita (solo eventuale?) da certe condizioni di crisi sembra essere quindi un percorso votato alla realizzazione ed esecuzione di provvedimenti allo stato attuale ancora rimasti (più o meno largamente?) inattuati. 
Nonostante problematiche ed eventuali potenzialità rimaste (più o meno) disattese, la necessità di definire politiche di riduzione od ottimizzazione della spesa pubblica dovrebbe essere un'attività da condurre (e divulgare) mescolando fra loro una indefinita serie di ingredienti oggi alquanto complicati da amalgamare insieme: consapevolezza, competenza, lungimiranza, attenzione ai dettagli, capacità di effettuare stime plausibili, volontà di non peggiorare le condizioni sociali e di accesso a forme basilari e sempre più diffuse di welfare, consapevolezza di incidere in aree impiegate per anni quali produttrici di consenso e serbatoio politico, [...].
Nonostante tutto il difficile ed il complesso da raggiungere, emergono come spontanee e pienamente concrete le possibilità di ridefinire percorsi adeguati di risanamento e tutela della res publica
In fondo, non a caso, la disponibilità di una "lista della spesa" da esaminare o controllare può (o deve?) essere molto utile soprattutto per ragioni simili a quelle precedentemente esplicitate. 


mercoledì 17 giugno 2015

FRA SCRITTURA E ROMANZO, INFITTENDO INTRECCI E CERCANDO TEMPI...


"[...] romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s'allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono. [...]"
(I.Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, cit.)

sabato 13 giugno 2015

giovedì 11 giugno 2015

"ITALIA POPULISTA", QUALI LE (POSSIBILI) FRONTIERE PER POLITICA E SOCIETA'?

Attraverso quali percorsi si è costruita la politica italiana, nell'incedere della storia?
Quali spinte e pulsioni sono state interpretate in modo non pienamente costruttivo dalle classi dirigenti presenti e passate, contribuendo indubbiamente alla costruzione di un'Italia non pienamente consapevole della complessità e della difficoltà di certe situazioni createsi?
Quali potrebbero essere le parole chiave capaci di sintetizzare al meglio possibile la politica italiana degli ultimi n anni? Quanti sono stati gli statisti che, grazie alle loro opere politiche o tecniche, hanno contribuito a migliorare in maniera strutturale il Paese?
Quanti sono stati i volti che, impiegando le proprie 'dosi' di competenza e capacità, hanno cercato di contribuire in maniera costruttiva alla cura dei problemi dello stesso?
Quali contro-esempi sono invece esistiti ed esistono a tutt'oggi?
A queste ed a moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Italia populista - Dal qualunquismo a Beppe Grillo", scritto da Marco Tarchi e pubblicato da Il Mulino.
Il corso specifico degli eventi descritti concorre a quantificare e descrivere, a livello storico e sociale, gli sviluppi forniti da quel leitmotiv chiamato populismo alla storia del Paese Italia:

"[...] Guglielmo Giannini e Umberto Bossi, Achille Lauro e Antonio Di Pietro, le campagne della Lega e del Msi della prima segreteria di Fini contro l'immigrazione e le esternazioni di Cossiga, la rivolta di Reggio Calabria e gli show televisivi di Berlusconi, i referendum radicali contro il finanziamento pubblico dei Partiti e i girotondi capeggiati da Nanni Moretti, per finire [...] con Beppe Grillo ossessionato dagli zombie e dal 'tutti a casa': che cosa accomuna eventi e personaggi così disparati? In varia misura discendono tutti dal populismo, che in Italia ha avuto radici profonde e, dopo aver conosciuto un primo momento di fulgore, in epoca fascista, si è continuamente ripresentato nel dopoguerra sotto svariate spoglie. Un libro per capire come quella che era considerata una pericolosa patologia possa diventare una componente connaturata ai regimi democratici. [...]"

Per quali ragioni il populismo potrebbe essere pericoloso o potrebbe quantomeno contribuire a rendere pericolante l'equilibrio di un Paese già precario come quello italiano?
La questione tanto fondamentale quanto problematica delle spinte populiste è evidenziabile dalla definizione dello stesso populismo. Sarà infatti possibile definire il populismo come quella "[...] mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l'integrità all'ipocrisia, all'inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato, come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione. [...]"
Attraverso quali spinte è possibile individuare una serie complessa e strutturata di tratti comuni per i vari populismi che hanno contraddistinto e stanno caratterizzando il Paese, cercando di definire un modo di fare e costruire la politica volto all'annullamento voluto di qualsivoglia forma di complessità e problematicità di alcune vicende sensibili per l'interesse collettivo?
I capitoli principali su cui è strutturata l'opera sono definiti sinteticamente nel seguito:

  • Quantificare gli 'ospiti scomodi' della democrazia, andando a definire differenze e somiglianze intercorse anche a livello storico fra prototipo poujadista ed ondate euroscettiche;
  • Viaggio nelle radici del populismo italiano, cercando di analizzare le componenti derivanti da eredità fascista e qualunquismo;
  • Definizione e (tentativi di) interpretazione della società insoddisfatta, facendo esplicito riferimento alla storia italiana post-periodi specifici;
  • Azione e descrizione delle procedure di intervento fatte da 'profeti' dell'inquietudine, analizzando la storia italiana nei meandri presso Tangentopoli;
  • Argomentazione e circoscrizione del 'fenomeno' Lega, contribuendo a definire il populismo quale componente rilevante in un movimento di massa italiano;
  • Mito e (precaria) convinzione della società civile quale sorgente a cui attingere per la cosiddetta 'buona politica', fino ad arrivare all'ascesa al potere esercitata da Berlusconi;
  • Segmenti di 'antipolitica' sia in maggioranza che all'opposizione, circoscrivendo le spinte populiste realizzatesi anche nel centro-sinistra con Di Pietro ed i girotondi;
  • Volontà di andare 'oltre' le passate visioni di Destra e di Sinistra, precipitando in una generalizzazione politico-programmatica nella quale il dibattito quasi muscolare viene a prevalere sulla complessità di certi contesti socio-economici.
A prescindere dalle visioni politiche e personali, dovrà essere possibile concentrarsi con attenzione su quali siano state le crescite e le prese di posizione storicamente diffuse in materia di populismo e di letteratura caratteristica. La rilevanza attribuita a questi fenomeni è stata, in virtù di questo, estremamente importante e documentata: 

"[...] Nei mesi che hanno preceduto le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014, sarebbe difficile scovare, nel dibattito pubblico [...] un termine e una fonte di aggettivazioni più utilizzati: l'ascesa dei partiti populisti, categoria nella quale spesso si sono incluse [...] tutte le formazioni sospettate di euroscetticismo, è diventata un vero leitmotiv. Pochi mesi prima una ricerca condotta tramite la rete bibliotecaria connessa all'Università della California aveva appurato l'impressionante moltiplicarsi di libri e articoli dedicati al populismo: dai 370 degli anni Sessanta si è passati, nei successivi tre decenni, a 557, 1336 e poi addirittura 2801 fra il 2000 e il 2009. 
E la tendenza delle voci non sembra affatto in via di riassorbimento, se il numero delle voci presenti fra il 2010 e i primi mesi del 2013 era già salito a 1046 [...]. L'impressione è dunque quella di trovarsi di fronte a uno dei concetti chiave della politica contemporanea. [...]"

La definizione delle spinte populistiche quale destino potrebbe produrre e quali conseguenze ha già prodotto nel tessuto socio-economico di un Paese come quello italiano e di un continente come quello europeo? L'analisi da strutturare rischia di essere tanto impietosa quanto estremamente consapevole, in un clima dove il dibattito generale appare tanto estremizzato quanto radicalizzato:

"[...] Negli ultimi quindici anni, l'affermazione dei partiti populisti ha scongelato la situazione politica di molti paesi europei e messo in discussione l'appartenenza di cospicue frange dell'elettorato alla destra e alla sinistra. Oggi, in Italia, quasi un terzo dell'elettorato [...] concede il proprio voto a formazioni che appartengono a questa famiglia. Ha avuto quindi ragione chi ha scritto, agli inizi di questo secolo, che l'Italia stava facendo scuola nell'aprirsi a un discorso populista diffuso attraverso l'intera arena politica [...]. La convergenza attorno ai temi e agli stili argomentativi populisti, nell'odierna politica italiana, è ormai talmente ampia da confermare il sospetto [...] a suo tempo [...] avanzato: che cioè quella che sino a qualche tempo fa era considerata [...] una patologia dei sistemi rappresentativi sia diventata ormai una loro componente fisiologica, con cui sia gli elettori, sia i partiti e i movimenti, sia gli studiosi della politica, volenti o nolenti, stanno abituandosi a convivere, sapendo che dovranno continuare a farlo per un periodo di tempo probabilmente non breve. [...]"

A prescindere dalla durata del periodo di tempo un'analisi piena e convinta appare essenziale da strutturare. Tutto questo, ovviamente, per poter arrivare a convivere con una consapevolezza il più piena possibile della complessità e della radicalità legate a questo argomento. 


mercoledì 10 giugno 2015

FRA PAZIENZA, LOTTA E (POSSIBILITA' DI) RESA...

"[...] We weren’t born to follow/ Come on and get up off your knees/ 
When life is a bitter pill to swallow/ You gotta hold on to what you believe./ 
Believe that the sun will shine tomorrow/ and that your saints and sinners bleed/ 
We weren’t born to follow/ You gotta stand up for what you believe [...]"
(We weren't born to follow, Bon Jovi)


lunedì 8 giugno 2015

CERCANDO E ALZANDO BANDIERA BIANCA, CITANDO BATTIATO...


"[...] Rimettiamoci la maglia i tempi/ stanno per cambiare./ 
Siamo figli delle stelle/ pronipoti di sua maestà il denaro./ 
Per fortuna il mio razzismo/ non mi fa guardare/ 
quei programmi demenziali/ con tribune elettorali. [...] 
C'è chi si mette/ degli occhiali da sole/ per avere più carisma e/ sintomatico mistero. [...] 
Quante squallide figure/ che attraversano il paese./ 
Com'è misera la vita/ negli abusi di potere [...]"

sabato 6 giugno 2015

FRA GRECIA ED EURO(PA): QUALI LE REALI(STICHE) POSSIBILITA' DI MIGLIORAMENTO E RISTRUTTURAZIONE?

Quali potrebbero essere le possibili sorti per la Grecia?
Le opinioni sembrano allargarsi ed ampliarsi, aumentando in maniera proporzionale al diffuso silenzi(ament)o che sembra regnare fra le autorità europee nel merito delle situazioni.
Si ha, al netto dei punti di vista, una sola situazione di fondo: uno Stato che, per galleggiare ed evitare il default, deve ottenere soldi dalle autorità europee promettendo in cambio ristrutturazioni e/o riforme della propria architettura statale.
Il quadro di desolazione e scarsa informazione attuale trova conferma in un passato articolo, redatto sul sito di economia Lavoce.info. La panoramica vede una situazione che, al netto delle opinioni, sembra diventare sempre più stringente ed eloquente di uno stato di cose in perentorio stallo (od insufficiente movimento):

"[...] La tragedia greca è diventata una [...] partita a poker, con tanto di aperture al buio, bluff e contro-bluff; ammesso che si riesca anche stavolta a evitare la Grexit, si tratterà solo dell’ennesima soluzione di basso profilo, per ritrovarsi nella stessa situazione nel giro di qualche mese. [...]
Nel frattempo, l’Europa nel suo complesso è ancora immersa nei postumi di una crisi finanziaria [...]. non parliamo, per carità di continente, dell’incapacità di formulare una strategia comune in termini di politica estera o di energia [...] le ragioni a favore dell’Unione Europea sembrano essere oggi più forti di ieri; con il ribaltamento delle fonti di crescita mondiale e il successo di grandi nazioni [...] un’Europa frantumata in tanti piccoli paesi sembra davvero avere poche chance future. [...]"
(Fonte: L'Europa che verrà, M.Bordignon, Lavoce.info)

Questi elementi di fondo, tratti dall'articolo "L'Europa che verrà" pubblicato sul sito lavoce.info, sembrano esplicitare un quadro dal quale ci sarebbero tant(issim)i ottimi motivi per fuggire.
Condizionale d'obbligo, vista quella che sembra una grande impassibilità dominante.
La prima condizione che potrebbe indurre alla creazione di un clima favorevole all'uscita dalla crisi dovrebbe essere, in condizioni ideali, la costruzione di un sistema capace di rendere efficienti e maggiormente sinergiche sia la sfera politica che quella economica.
Tale consapevolezza è richiamata come fondamentale dallo stesso articolo de lavoce.info precedentemente descritto:

"[...] ci si aspetterebbe un dibattito politico europeo all’altezza delle sfide. [...] A giugno, i [...] presidenti  [...] della Banca centrale europea e delle principali istituzioni europee [...] presenteranno la nuova versione del documento approvato tre anni fa per il rafforzamento dell’unione politica e economica dell’area euro. Ma di ciò che era previsto nel documento del 2012, eccetto [...] l’unione bancaria, non si è fatto in realtà nulla. [...] le cose che si dovrebbero fare appaiono piuttosto evidenti. Per l’Unione Europea [...] va trovata una nuova forma di convivenza tra i paesi che sono solo interessati a un’area di libero scambio e chi vuole invece forme di maggiore integrazione [...]. L’attuale modello istituzionale, con tutti i parlamentari europei che votano su politiche che interessano solo una parte [...] non ha senso. Così come non lo ha l’oscuro sistema di finanziamento del bilancio europeo, che serve solo [...] a impedire interventi che davvero potrebbero servire interessi europei comuni. Né funziona l’Unione monetaria, basata su complicatissime regole che nessuno capisce, affidate per la gestione a un organismo presumibilmente tecnico come la Commissione [...]. E con una politica fiscale dell’area fissata da un consesso dei paesi [...] dove poi di fatto decide solo la Germania sulla base dei propri interessi nazionali. [...]"
(Fonte: L'Europa che verrà, M.Bordignon, Lavoce.info)

A prescindere dalla validità di questi punti di vista, potrebbe risultare essenziale adoperarsi per cercare di far progredire il più possibile le sfere di politica ed economia su scala continentale.
Condizionale ancora una volta obbligatorio, visti i danni potenziali e reali che queste mancanti forme di integrazione hanno prodotto, stanno producendo e rischieranno di produrre ancora maggiormente nel seguito. Fra danni e danneggiati, il simbolo purtroppo più dirompente di tutti è stato in questi anni costituito dalla Grecia. Nel processo di tanto poco progressiva quanto tremendamente incompleta integrazione è (anche, non solo) lo stato greco a fare le spese più grandi e gravi di questa crisi di intenti oltreché economica.
Un quadro ultimo della situazione è ottimamente riassunto da Mario Seminerio, autore del blog phastidio.net. E' possibile trovare, nell'articolo dall'eloquente titolo "Grecia, senza via d'uscita", un quadro assai deprimente sulle situazioni economiche e sociali cumulatesi in questi anni.
Si riporta nel seguito un quadro legato alle sole situazioni pensionistiche, vicenda sulla quale le autorità europee vorrebbero maggiore incisività da parte delle autorità governative nazionali:

"[...] Dal 2010 ad oggi, l’assegno pensionistico medio è stato tagliato del 44-48%, a 700 euro mensili. Circa il 45% dei pensionati greci ricevono una pensione mensile inferiore a 665 euro, la soglia di povertà del paese. I creditori chiedono che il sistema sia messo in equilibrio e mantenuto tale sino al [...] 2060. Il dramma risiede nel fatto che i fondi pensione greci hanno perso, con il default del 2012, [...] 25 miliardi di euro di riserve [...] la contribuzione pensionistica è crollata in conseguenza dell’esplosione della disoccupazione e dei pensionamenti anticipati del settore pubblico, mentre le aliquote [...] sono talmente elevate da rappresentare un potente incentivo all’economia sommersa. [...]"
(Fonte: Grecia, senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Il rischio più grande è quello di perpetuare misure economiche finalizzate al salvare la pura formalità, compromettendo (ulteriormente?) la sostanza della società 'reale'. 
L'incentivo all'economia sommersa potrebbe finire per costituire un ulteriore deterrente al raggiungimento degli introiti fiscali prefissati, quantomeno in chiave teorica. 
I punti su cui le valutazioni greche si erano concentrati erano sostanzialmente incentrati, citando l'articolo in questione, su potenziali revisioni del sistema Iva e del regime pensionistico: 

"[...] Atene chiedeva di ridurre le due aliquote agevolate, dal 6,5 al 6% e dal 13 all’11%, mantenendo invariata al 23% quella ordinaria. Dal posizionamento dei beni tra aliquote emerge [...] il tentativo di aumentare il gettito, visto che alla prima aliquota erano assegnati [...] farmaci, libri e biglietti teatrali [...]. Riguardo alle pensioni [...] offriva l’innalzamento dell’età pensionabile per anzianità a 62 anni, ma con eccezioni tali da vanificare il tutto. [...] la specifica che 'i diritti pensionistici acquisiti' non sarebbero stati toccati, che le categorie 'protette' di baby pensionabili [...] sarebbero rimaste tali, che il percorso di innalzamento dell’età pensionabile sarebbe decorso dal primo gennaio 2016 al 2025 ma di fatto frenato nella progressione sino al 2022. [...] si manteneva la possibilità di ritiro anticipato con decurtazione massima del 16% dell'assegno [...]"
(Fonte: Grecia, senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Al netto di tutto, pertanto, le proposte di macro-economia proposte dalla Grecia risultavano finalizzate al rispetto di alcuni equilibri di bilancio per gli anni immediatamente successivi al 2015:

"[...] Pare che il documento governativo greco contenesse un percorso di ricostituzione dell’avanzo primario che, con l’eccezione del blando [...] obiettivo di avanzo primario allo 0.6% di Pil per il 2015, saliva rapidamente e ripidamente al target di mantenimento del 3.5% [...] dal 2018. [...]"
(Fonte: Grecia,senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Verranno quindi fatti rispettare gli equilibri di bilancio e macro-economia? Saranno oppure sottoscritti patti capaci di tenere in conto gli equilibri sociali finalizzati al rimettere in careggiata un Paese che oggi appare devastato in molte delle sue fibre reali? 
Sarebbe possibile invece assistere ad un deterioramento ulteriore della società e dell'economia ellenica, specialmente per via di quei processi di mancate commistioni ed integrazioni da promuovere per realizzare quell'Europa che (non?) verrà? L'articolo sembra essere, a questo proposito, estremamente chiaro e limpido nel definire quelli che potrebbero essere gli obiettivi tanto futuri quanto attualmente sottovalutati per mantenere lo stato greco nel 'gioco' di un'Europa che sembra propensa a non completare i processi di integrazione necessari a migliorare tutta la "struttura" complessiva: 

"[...] comunque vada, la Grecia dovrà ristrutturare la propria economia [...]. Si può discutere delle responsabilità [...] interne ed esterne al paese. Ma la realtà non cambia. Il dramma nel dramma è che i greci forse non hanno compreso appieno quello che li attende. [...]"

Se il dramma nel dramma è destinato a consumarsi, non resta che vedere quali atteggiamenti e parti avranno i molti personaggi attualmente in cerca sia di autore che di sceneggiatura.

Per saperne di più: 
"Grecia, senza via d'uscita", M.Seminerio, phastidio.net
http://phastidio.net/2015/06/05/grecia-senza-via-duscita/

"L'Europa che verrà", M.Bordignon, lavoce.info
http://www.lavoce.info/archives/35515/leuropa-che-verra/

Fonte immagine: radioradio.it

giovedì 4 giugno 2015

A PROPOSITO DI SPESA PUBBLICA ITALIANA, RIPORTANDO "LA LISTA DELLA SPESA"...

"[...] Per capire come si possa ridurre la spesa pubblica in Italia senza causare 'danni collaterali', occorre [...] chiarire chi spende, quanto si spende e per cosa si spende. [...] una riduzione mirata della spesa pubblica può far bene all'economia italiana. [...]
La spesa pubblica in Italia ammontava nel 2013 (finora l'ultimo anno per cui l'Istat ha pubblicato dati definitivi) a 818 miliardi di Euro (un po' più della metà del Pil del Paese e circa 1700 Euro per ogni persona residente in Italia). Di questi, 78 miliardi sono interessi che le Pubbliche Amministrazioni pagano sul proprio debito.
Nel mio lavoro come commissario mi sono occupato della spesa al netto degli interessi, la cosiddetta spesa 'primaria' (i restanti 739 miliardi).
[...] La spesa per interessi si può ridurre solo in due modi. 
O ripagando il debito pubblico. Questo però richiede una riduzione delle spese primarie o un aumento delle tasse. O rifiutandosi di pagare gli interessi e di rimborsare il debito stesso (facendo default [...] o ripudiando il debito [...]). 
Se un paese fa default perde credibilità e diventa più difficile in futuro prendere a prestito. 
[...] Quindi fare default non è un'alternativa all'austerità se, come nel caso italiano, il debito è detenuto in gran parte da famiglie e imprese italiane o da paesi esteri molto integrati con l'economia nazionale [...]. Concentriamoci allora su questi 739 miliardi di spesa primaria. Chi li spende?
La parte del leone la fanno gli enti previdenziali [...] con [...] 320 miliardi, o il 43% del totale [...]
Si tratta soprattutto di pensioni ma anche di altri trasferimenti alle famiglie per forme i assistenza, o welfare [...].
Seguono le amministrazioni centrali dello Stato (ministeri e vari enti pubblici). Ma qui si scende [...] a un quarto della spesa (190 miliardi) [...].
Al terzo posto c'è la spesa delle regioni (138 miliardi [...]). Il grosso [...] è costituito dalla spesa sanitaria, un'altra voce del cosiddetto welfare. Quindi le due principali voci di welfare (previdenza e sanità) rappresentano insieme quasi il 60% della spesa totale. 
Dominano la spesa pubblica. [...] la spesa dei Comuni rappresenta solo l'8% del totale (61 miliardi). Quella delle bistrattate Province [...] rappresenta poco più dell'1% [...] ed è in rapida discesa. 
I restanti 21 miliardi sono spesi da enti classificati dall'Istat come 'locali' [...]"

Fonte citazione: "La spesa pubblica in Italia: chi, quanto e per cosa si spende?", "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", C.Cottarelli, Serie Bianca - Feltrinelli

Fonte immagine: datamanager.it


martedì 2 giugno 2015

2 GIUGNO, FRA PASSATO E (RICERCA DEL) FUTURO...

"[...] Questa Repubblica si può salvare. 
Ma, per questo, deve diventare la Repubblica della Costituzione. [...]"
(Nilde Iotti, att.)

giovedì 28 maggio 2015

FRA POPULISMO E DEMAGOGIA ANTIPOPULISTA, LEGGENDO "ITALIA POPULISTA"...

"[...] Se Mény e Surel si erano limitato a sostenere che 'il populismo, nel senso stretto del termine, può concepirsi solo come un disaccordo un'interpretazione differente, una concezione alternativa rispetto ai modi [...] di gestione della sovranità del popolo', in un [...] contributo personale Surel lo ha raccolto attorno a tre proposizioni: 

  • il popolo è il fondamento dell'ordine politico e l'oggetto legittimo delle regole economiche e sociali proprie a una determinata comunità;
  • le élite e le Istituzioni esistenti non riescono a incarnare in maniera soddisfacente le aspirazioni e gli interessi del popolo o le manipolano a proprio aspetto;
  • occorre quindi ristabilire il popolo nelle prerogative che gli spettano e resuscitare un'età dell'oro segnata dall'autentico primato del sovrano popolare. 

Flavio Chiapponi ne ha sottolineato tre dimensioni: 

  • l'eticizzazione del popolo;
  • la protesta antielitaria;
  • l'insofferenza verso le mediazioni istituzionali.

Loris Zanatta ha ricondotto la ricerca [...] a 'sei piste chiave', le quali portano a sostenere che il populismo:

  • evoca un'idea di comunità;
  • è apolitico/antipolitico, dato che i valori a cui fa riferimento attengono [...] alla sfera sociale;
  • incarna un'aspirazione di rigenerazione fondata sula volontà di ridare al popolo la centralità e la sovranità che gli sono state sottratte;
  • ambisce a trapiantare nel presente i valori di armonia ed equità sociale che attribuisce ad un passato idealizzato;
  • è convinto di rivolgersi alla maggioranza del popolo, o addirittura alla sua totalità;
  • tende a emergere in società che si trovano in fasi delicate o convulse di modernizzazione o trasformazione.

Pierre Rosanvallon si è limitato a individuare una matrice della 'dottrina' [...] populista in una triplice semplificazione:

  • una semplificazione politica e sociologica, consistente nel considerare il popolo come un soggetto evidente;
  • una semplificazione procedurale e istituzionale, espressa nella convinzione che il sistema rappresentativo sia strutturalmente corrotto dai politici e che l'unica vera forma di democrazia sia l'appello diretto al popolo tramite referendum;
  • una semplificazione nella concezione del legame sociale, che porta a ritenere che sia l'identità e non la qualità dei rapporti fra i suoi membri a dare coesione a una società.

Maryse Souchard ha individuato sei aspetti caratterizzanti:

  • la sopravvalutazione del valore del pensiero, della cultura e delle pratiche popolari;
  • un atteggiamento paternalistico nei confronti del popolo;
  • l'appello al popolo;
  • l'invito rivolto al popolo a combattere i poteri esistenti giacché usano le loro prerogative per espropriarlo della sovranità;
  • la designazione delle élite come illegittime, corrotte e decadenti;
  • l'appello alla saggezza e al buonsenso per designare un capo che sappia dare corpo alle esigenze popolari. [...] 

definiamo perciò il populismo come la mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l'integrità all'ipocrisia, all'inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato, come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione. [...]
Mény e Surel hanno colto l'ampio spettro lungo il quale si svolge il controverso rapporto fra populismo e democrazia, considerando il primo come una dimensione eterodossa, ma nel contempo costitutiva, della seconda. [...] i populisti giocano al rialzo delle aspettative, giudicano distorcente della volontà popolare il sistema rappresentativo e criticano tutti i meccanismi procedurali che ne limitano l'espressione diretta. [...] [i populisti] interpretano la democrazia come espressione di una politica fatta di volontà e decisione, piuttosto che di accomodamenti e compromessi, ed elevano la regola di maggioranza alla 'dignità dell'oracolo che dichiara la volontà del popolo sovrano'. [...] [vi è] la pretesa di ottenere - o, se al Governo, di fornire - soluzioni istantanee a qualunque problema [...]. Tutto ciò, nella mentalità populista, si traduce in opacità dei processi decisionali, perdita di tempo, inefficienza. L'impazienza, la scarsa o nulla considerazione dei diritti delle minoranze - che [...] vengono in genere considerate troppo tutelate, a scapito della possibilità della maggioranza di veder realizzate le proprie aspettative - e la tendenza ad affidarsi a uomini forti che si ergono a portavoce esclusivi degli interessi della collettività possono [...] favorire latenti tentazioni autoritarie in contesti nei quali le istituzioni democratiche sono fragili. [...]
Più che respingere il principio di rappresentanza [...] i populisti puntano a modificarne la natura, accordandola con il massimo di rassomiglianza possibile fra governanti e governati, dal momento che la loro aspirazione è a veder incarnate, più che rappresentate, le loro istanze. [...]"

Fonte: "Italia populista - dal qualunquismo a Beppe Grillo", Marco Tarchi, Società editrice "Il Mulino"

Fonte immagine: digilander.libero.it/papinoroberto

lunedì 25 maggio 2015

PIATTAFORMA "PODEMOS": CONOSCERE IL CAMBIAMENTO PER (NON) IGNORARNE LE POTENZIALITA'

"[...] Regola numero uno: zero finanziamenti di grossi imprenditori o gruppi economici. Una campagna 'francescana', autotassazione e crowdfunding, molta presenza su internet con intenti 'virali'. 
Il presentarsi come 'né di destra né di sinistra' appare [...] strategia comunicativa vincente, anche se il programma è di sinistra, chiaramente antiliberista e antifascista. Un documento di 36 pagine, articolato su 6 pilastri preceduti da due verbi: 'conquistare' e 'recuperare'. 
Conquistare la libertà, l'uguaglianza, la sovranità. Recuperare l'economia, la fratellanza, la terra. 
Ogni punto è affiancato dalla formula 'construir la democracia'. 
A livello economico si punta su un piano di investimenti e rafforzamento dello Stato pubblico: l'abbandono dell'austerity per il rilancio di politiche espansive e di redistribuzione, un 'New Deal' con l'obiettivo di creare posti di lavoro puntando sempre sull'innovazione nel campo industriale.
Allo stesso momento incentivi per le piccole e medie imprese e grande attenzione per i diritti degli 'ultimi': nel programma è prevista la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali, l'abbassamento dell'età pensionabile a 60 anni [...], l'abrogazione delle riforme che hanno precarizzato il mercato del lavoro, l'eliminazione dei contratti a progetto [...] e l'introduzione del reddito di cittadinanza. Altro tassello fondamentale [...] la nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia iberica. Diritto alla casa, alla cultura, ad una mobilità sostenibile, all'istruzione, alla formazione, alla ricerca, alla sanità pubblica in tempi di privatizzazioni e tagli da parte del Governo conservatore [...]. Proposte in totale controtendenza con le vulgate moderniste. 
Ancora: togliere a chi possiede di più, attraverso una politica fiscale equa e finalizzata alla redistribuzione e al servizio di un nuovo modello di sviluppo. 
Poi la tassazione dei grandi capitali, la Tobin Tax sui movimenti transnazionali, una patrimoniale, la lotta all'evasione fiscale (introducendo la responsabilità penale per tutte le frodi fiscali superiori a 50mila Euro), l'eliminazione di paradisi fiscali nell'Unione Europea. 
Sono queste le ricette proposte per fare cassa e finanziare le riforme sociali. Grande valenza assumono il 'protagonismo dei cittadini' e le formule di partecipazione popolare. Una totale alterità rispetto ai Partiti del sistema spagnolo. Podemos è altro. 
Chiede l'estensione di pratiche di democrazia diretta: bilanci partecipativi, referendum e iniziative di leggi popolari sostenendo il diritto all'autodeterminazione per alcune Regioni [...]. L'indipendentismo ha senso, ragionano, solo se legato alle questioni sociali. [...]
Poi c' il vasto capitolo contro la casta e contro i costi della politica. Una nuova questione morale. 
Le assemblee cittadine [...] per monitorare e controllare il 'potere'. Quindi, democratizzazione delle Istituzioni e massima trasparenza: conti online [...] e riduzione degli stipendi, con gli eletti che possono guadagnare massimo tre volte il salario minimo. Per una politica autonoma dalle lobby.
Una nuova legge contro la corruzione e gli scandali dell'establishment: tetto salariale per i manager, indennità dei politici equiparata allo stipendio medio della popolazione, limitazione [...] delle cariche pubbliche (non superiore a due legislature), revocabilità degli eletti, abolizione dei doppi o tripli vitalizi. 
Sulle libertà individuali c'è un occhio di riguardo al sistema carcerario, che 'deve ritornare ad avere un ruolo di reinserimento sociale del detenuto' [...] 'Va rivisto il concetto di sicurezza in nome dei diritti costituzionali', quindi fine delle politiche antiterrorismo che violano la libertà di espressione, i diritti di associazione e protesta. [...] In una Spagna già avanzata sui diritti civili, il programma prevede le 'quote rosa' per incentivare la presenza femminile in politica [...] e si concentra sui diritti di lesbiche, gay, transessuali e intersessuali.
Netta separazione tra gli affari dello Stato e la Chiesa, in un Paese nel quale il cattolicesimo è ancora più oscurantista e schierato che in Italia. [...]
Pilastri della campagna alle europee sono il reddito di cittadinanza e il recupero della sovranità. 
Ma ciò senza adottare politiche di stampo nazionalista e xenofobo sull'immigrazione. [...]
Si parla di 'ius soli', di chiusura immediata dei centri di identificazione ed espulsione e di abrogazione dell'attuale legge; di [...] favorire una libera circolazione.
 [...] Rimettere al centro i cittadini, la 'gente', i loro bisogni, la nozione del 'basso' che lotta contro 'l'alto', contro la casta politica e finanziaria. 
Molta retorica e utopia, ma anche un chiaro obiettivo: togliere di mezzo l'ingombrante bagaglio ideologico della Sinistra e la cattiva fama che la parola in sé si  fatta in Spagna [...], riuscendo così a parlare a tutto il 'popolo', senza distinzioni di classe. 
Fatta esclusione [....] della famigerata 'casta', corrotta e ingorda. [...]"



Fonte citazione: Podemos - La Sinistra spagnola oltre la Sinistra, M.Pucciarelli - G.Russo Spena, Alegre Edizioni


sabato 23 maggio 2015

A PROPOSITO DI MUTEVOLI DECADENZE, FRA MUSICA E STORIA...

"[...] In piena decadenza/ le parole non hanno chance/ 
è proprio una faccenda inquietante/ il pensiero che degenera./ 
Facciamo un affare con Dio / ci lasci una seconda possibilità. [...]
Questa decadenza/ in mezzo a tanta oscurità/ le speranze non hanno chance [...] 
Qui serve un segno di rispetto per la gente/ in questa bassa marea./  
Serve un lampo nell'aria che si accenda/ oppure un'idea [...]"
(La decadenza, Ivano Fossati, cit.)


venerdì 22 maggio 2015

A PROPOSITO DI CIELO, FRA ANTICHITA' E PITTURA

"[...] I cieli dei nostri antenati incombevano bassi. Quando gli antichi astronomi [...] salivano faticosamente i gradini dei loro tozzi ziggurat per studiare le stelle, avevano motivo di dare per scontato che in tal modo avrebbero ottenuto una visione migliore [...] perché si erano avvicinati in misura apprezzabile alle stelle. [...]
Se avevano un'idea insufficiente della  profondità dello spazio, i nostri avi tuttavia conoscevano relativamente bene i moti bidimensionali delle stelle e dei pianeti sullo sfondo del cielo, e fu studiando questi moti che finirono per prendere in considerazione anche l'esistenza di una terza dimensione. Sin dal tempo degli antichi sumeri, e probabilmente da prima, c'erano stati studiosi del cielo notturno disposti a dedicare le ore serali alla solitaria fatica di aguzzare gli occhi [...] per osservare sopra pietre allineate e attraverso quadranti di legno o [...] attraverso un quadrante formato dalle dita, il cielo sopra di loro, tenendo pazientemente nota di tutto ciò che vedevano. [...]
Perché se ne davano pena? Può darsi che a spingerli fosse [...] l'incipiente desiderio [...] di esprimere la sensazione che l'uomo non era estraneo alla vita delle stelle. [...]
C'erano [...] evidenti incentivi pratici. La navigazione, per citarne uno.
I marinari potevano valutare la latitudine raggiunta dal loro vascello misurando l'altezza della stella polare, e potevano contare il tempo osservando la posizione delle stelle. 
Questi vantaggi erano già apprezzati a sufficienza quando i popoli navigatori li codificarono nella poesia e nella mitologia, molto prima dell'avvento della  parola scritta. 
Quando Omero afferma che l'Orsa non si bagna mai, ci tramanda la cognizione dei naviganti che l'Orsa Maggiore, la costellazione che contiene [...] quella che alcuni chiamano la 'Grande tuffatrice', a latitudine mediterranee è circumpolare, vale a dire non scompare mai al di sotto dell'orizzonte marino. Un altro movente pratico era la misurazione del tempo. 
Gli agricoltori di quelle epoche remote impararono a fare del cielo in movimento un orologio e un calendario, e consultavano almanacchi incisi nel legno o nella pietra per godere della guida degli astri nel decidere quando seminare e quando raccogliere le messi. [...]"

Fonte: L'avventura dell'Universo - Da Aristotele alla teoria dei quanti e oltre:una storia senza fine, T.Ferris, Castelvecchi Editore

"Notte stellata", V.Van Gogh - 1889

mercoledì 20 maggio 2015

PROVVEDIMENTO SU "ECOREATI": POSITIVO, NEGATIVO E/O SOPRATTUTTO DI PROSPETTIVA MIGLIORABILE?

L'introduzione della legge in materia di ecoreati nella 'sfera' ambientale può iniziare a mettere qualche solida pietra per (cercare di) arginare e fronteggiare una grave piaga caratteristica della società italiana ma non solo? La domanda è spontanea, alla luce dell'approvazione avvenuta nella giornata di ieri. E' possibile (cercare di) discutere nel merito della presente proposta, lasciando fuori dal dibattito argomentazioni da conversazione politica per (cercare di) innalzare il livello della discussione su una serie di tematiche estremamente importanti per lo Stato italiano?
La necessità di protezione dell'ambiente rischia di essere un argomento declinato in maniera estremamente generica; tale consapevolezza deve riscriversi per ritrovare 'argine' nei fatti concreti, andando ad incidere in maniera strutturale su alcune lacune legislative e tecniche che hanno consentito ad oggi il realizzarsi di sprechi e tragedie.
Entrando nel merito di quanto validato ieri dalle dinamiche parlamentari, è possibile descrivere quanto segue a proposito del corpus legislativo sottoscritto ed approvato:


  • provvedimenti in materia di inquinamento ambientale: "[...] Il nuovo articolo 452-bis del codice penale punisce l'inquinamento ambientale con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10mila a 100mila Euro a chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento 'significativi e misurabili' dello stato preesistente 'delle acque o dell'aria, o di porzioni [...] del suolo e del sottosuolo' o 'di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Sono inoltre previste delle aggravanti: reclusione da 2 anni e 6 mesi a 7 anni se dall'inquinamento ambientale derivi [...] una lesione personale; reclusione da 3 a 8 anni se ne derivi una lesione grave; reclusione da 4 a 9 anni se ne derivi una lesione gravissima reclusione da 5 a 12 anni in caso di morte della persona. [...]"
  • provvedimenti in materia di disastro ambientale: "[...] E' punito con la reclusione da 5 a 15 anni. Riguarda un'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema; un'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti [...] onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l'offesa all'incolumità pubblica determinata con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione ambientale o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte al pericolo. [...]"
  • provvedimenti in materia di traffico ed abbandono di materiali ad alta radioattività: "[...] L'Art. 452-sexies punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10mila a 50mila Euro il reato [...]. Il delitto è commesso da chiunque abusivamente 'cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale di alta radioattività ovvero [...] lo abbandona o se ne disfa illegittimamente'. [...]"
  • provvedimenti in materia di impedimento del controllo: "[...] Punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni [...]  negando o ostacolando l'accesso ai luoghi, ovvero mutando [...] il loro stato. Il delitto di inquinamento ambientale e quello di disastro ambientale commessi per colpa e non per dolo sono puniti con pene ridotte fino ad un massimo di due terzi . Una ulteriore diminuzione di un terzo [...] è prevista per il delitto colposo di pericolo per l'ambiente. [...]"
  • provvedimenti in materia di ravvedimento operoso: "[...] Diminuzione di pena dalla metà a due terzi per chi si impegna a evitare che l'attività illecita sia portata a conseguenze ulteriori o provvede alla messa in sicurezza, bonifica e [...] al ripristino dello stato dei luoghi [...] 'prima che sia dichiarata l'apertura del dibattimento di primo grado'. Se si collabora  concretamente con l'autorità di polizia o giudiziaria ricostruire i fatti illeciti e per rintracciare e gli autori ha una diminuzione della pena da un terzo alla metà. [...]"
  • provvedimenti in materia di confisca: "[...] In caso di condanna o patteggiamento [per reati certificati in materia ambientale] [...] il giudice deve [...] ordinare la confisca delle cose che sono il prodotto o il profitto del reato o che sono servite a commetterlo. Niente confisca quando i beni appartengano a terzi estranei al reato. Se la confisca dei beni non è possibile, il giudice ordina la confisca per equivalente. I beni e i proventi confiscati sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente [...]. Niente confisca quando l'imputato abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza dei luoghi e [...] alla loro bonifica e ripristino. In caso di condanna o patteggiamento per uno dei nuovi delitti ambientali, il giudice ordina al condannato il recupero e, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi. [...]"
  • provvedimenti afferenti alla procura antimafia: "[...] Il procuratore [...] che procede per  delitti contro l'ambiente, dà notizia dell'indagine all'Agenzia delle Entrate e al procuratore nazionale antimafia. [...]"
  • provvedimenti riguardanti illeciti amministrativi: "[...] Si prevede un procedimento per l'estinzione delle contravvenzioni collegato all'adempimento da parte del responsabile [...] di una serie di prescrizioni e del pagamento di una somma di denaro. Riguarda violazioni che non hanno provocato nè danno nè pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. [...]"

Alla luce dei precedenti citati punti, potrà essere possibile definire l'inaugurazione decisiva di una serie di provvedimenti con cui (cercare di) rendere strutturale e maggiormente importante la presenza della tematica ambientale nella quotidiana realtà italiana. 
E' veramente un passo sufficiente a rendere merito ad un argomento che ha visto per anni un'incertezza od una sostanziale non piena applicazione delle regole precedentemente vigenti? 
La risposta a questa domanda (e ad eventuali domande di miglioria simili alla precedente) dovrebbe trovarsi anche dietro la necessità di allargare il punto sulle discussioni in materia ambientale; si potrà quindi ampliare e rinnovare i punti di vista su un'ulteriore serie di argomenti capaci di produrre (quantomeno potenzialmente) miglioramenti su fronti non solo giuridici ma anche tecnici, operativi e di ratifica delle decisioni essenziali: questioni infrastrutturali, provvedimenti di delicata compensazione ambientale, definizione di intenzioni e metodologie di discussione da strutturare in sede decisionale, azioni tanto decise quanto decisive verso forme di promozione della contabilità ambientale quale pilastro essenziale dei processi decisionali da validare a qualsiasi livello istituzionale. La necessità di dare maggiore ordine e coesione alla tematica ambientale dovrà (e/o dovrebbe?) diventare un pilastro dell'agire strutturale, proprio nel tentativo di salvaguardare e dare merito ad un argomento di rilevanza essenziale per restituire importanza e voce ad un bene che è fra i più importanti e (fino ad oggi?) sottovalutati in Italia. 
Grazie a provvedimenti simili, sicuramente degni di discussione, ampliamento e migliorie, si spera potrà essere in futuro maggiormente possibile individuare e punire i colpevoli di certe tragedie passate troppo spesso in terzo piano nelle discussioni e nell'attribuzione di specifici meccanismi di colpa e di azione conseguente. 



Fonte del citato: "Ecoreati, cosa dice la nuova legge", La Repubblica
[http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/19/news/ecoreati_cosa_dice_la_nuova_legge-114772020/]

Per saperne di più: 
"Il Senato approva gli ecoreati. Pene fino a 15 anni di reclusione.", La Repubblica
[http://www.repubblica.it/ambiente/2015/05/19/news/ecoreati-114768600/?ref=HREC1-2]

"Ecoreati, fino a 100 mila Euro di multa e 6 anni di carcere, cosa prevede la legge", Il Corriere della Sera 
[http://www.corriere.it/politica/cards/chi-colpisce-ambiente-verra-punito-via-libera-legge-contro-ecoreati/inquinamento-ambientale.shtml]

Fonte immagine-infografica su ecomafie e reati ambientali: mondoallarovescia.com
[http://i0.wp.com/www.mondoallarovescia.com/wp-content/uploads/2014/06/ecomafia2014_infografica.jpg]

martedì 19 maggio 2015

FRA GIORNI DI PIOGGIA, PRIMAVERE ED (IN)EVITABILI MALINCONIE...


"[...] Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra,/
 hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,/
ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno/
 e ti copri di rosso e fiorisci d'estate. 
I tuoi esuli parlano lingue straniere,/ 
si addormentano soli sognando i tuoi cieli,/ 
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare/
 una terra di profughi e santi./
E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,/ 
il vento dell'ovest rideva gentile/
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti/
mi hai preso per mano portandomi via. [...]"

domenica 17 maggio 2015

MONDO, FRA PRESSIONE E MALATTIA...

"[...] Under pressure, that burns a building down/ splits a family in two/ puts people on streets./ 
It's the terror of knowing/ what this world is about/ 
watching some good friends/ screaming let me out./ 
Pray tomorrow, gets me higher/ Pressure on people, people on streets/ 
Chippin’around, kick my brains around the floor [...]"
(Fonte: Under pressure, Queen feat. David Bowie)


sabato 16 maggio 2015

"TECNOBAROCCO", PUO' LA TECNOLOGIA DIRSI VERAMENTE UTILE?

Quale sono stati, sono e saranno (da sempre e per sempre) i rapporti esistenti fra essere umano, tecnologia, pianeta Terra e suoi abitanti?
Fenomeni quali crescita del benessere ed aumento dell'inquinamento a livello globale sono solo due delle moltissime risposte che l'impiego della tecnologia ha saputo generare, nel corso dei secoli, da parte dell'essere umano. E' possibile frenare e/o mitigare gli utilizzi della tecnologia e del progresso quali pilastri dell'agire umano? Citando Piero Angela, la risposta a questa domanda appare molto eloquente. Per fortuna e/o purtroppo:

"[...] nessuno di noi è in grado di fermare lo sviluppo tecnologico: perché è qualcosa che cammina per conto suo, attraverso sterminate ramificazioni che si estendono ormai in tutto il mondo. [...]. Limitarsi a denunciare i rischi dello sviluppo tecnologico non è quindi sufficiente, perché, comunque, la tecnologia continuerà ad avanzare (e la gente a usarla). [...] Quello che si può fare è prender atto di questa situazione e [...] governarla. [...]"

Cercando di analizzare la relazione fra essere umano e tecnologia, è quindi possibile affermare che la seconda si è progressivamente 'ribellata' al primo? Nel contesto moderno, qualsiasi siano i punti di vista, la tecnologia ha assunto molteplici vesti ed aspetti che hanno reso per alcuni versi l'essere umano assuefatto e pressoché impossibilitato al "fare senza" certe tecnologie progressivamente entrate nel vivere quotidiano. Nonostante questo, però, appare comunque normale chiedersi cosa potrebbe esserne dell'umanità qualora certe forme di tecnologia non fossero a piena disposizione.
Nell'indagine del rapporto fra umanità e tecnologia, risulta quindi essenziale cercare di pesare una lunga serie di aspetti ed azioni. Ciascuno di questi fattori dovrà essere attentamente valutato e ragionato, proprio per evitare di incorrere in rischi capaci di svalutare o sottovalutare potenziali negatività e positività. Da quali fonti è possibile trarre spunti il più possibile costruttivi per formarsi una opinione propria  e propriamente piena di spirito critico?
E' possibile rispondere a questa domanda attingendo al saggio "Tecnobarocco", pubblicato da Passaggi Einaudi e scritto da Mario Tozzi. Il perché di questo titolo 'composito' appare chiaro sin dalla copertina della stessa opera:

"[...] La tecnologia del terzo millennio non aiuta gli uomini a migliorare la loro esistenza né a ridurre  gli impatti sul pianeta. Non è semplice, né utile e nemmeno educativa. 
Essa, totalmente slegata dalla radice scientifica, è [...] fine a se  stessa, 'barocca', dannosa e insostenibile da un punto di vista ambientale. 
Viene spesso usata per rimediare ai danni perpetrati da una tecnologia precedente, incrementa i profitti basati sui bisogni indotti, accelera l'obsolescenza di molti oggetti e macchine, è costosa, fa perdere tempo. [...]"

Precedentemente all'avvento del terzo millennio, cosa si potrebbe dire dello sviluppo tecnologico che ha caratterizzato anche il primo ed il secondo millennio del passaggio umano su questo pianeta?
Qualora fosse possibile tracciare un bilancio dell'avvento tecnologico, sarebbe un conto economico in positivo od in negativo rispetto agli effetti assegnati al pianeta Terra che ha ospitato nel tempo tutto questo incremento di fenomeni incontrollabili?
E' sempre vero che il progresso tecnologico possa generare progressione culturale e presa di consapevolezza riguardo alla precaria sorte dell'essere umano?
Non sembrano esserci risposte pienamente affermative alle presenti domande:

"[...] Sono in molti a credere che progresso tecnologico sia sinonimo di progresso culturale. 
Visto che la tecnologia avanza così speditamente ed è tanto comoda, ci sentiamo al riparo da eventuali fatiche che l'elaborazione culturale dovrebbe [...] comportare. 
La conoscenza è un processo lungo che spesso costa fatica [...], ma la tecnologia ci illude di poterlo saltare a piè pari, senza rinunciare ad ampliare il sapere. 
E' possibile, invece, che la tecnologia abbia cambiato radicalmente il concetto di cultura? 
E, oltre a registrarlo, possiamo stabilire se questo è meglio o peggio rispetto al passato?
C'è una legge generale della tecnologia che è stata sempre rispettata: ogni nuova tecnologia distrugge un pezzo di cultura pre-esistente. Qualche volta con la scusa di conservarla, quasi sempre col pretesto di migliorarla. [...] La nuova tecnologia nasce quasi sempre per rimediare ai danni delle tecnologie precedenti. [...]"

Risulta  essere sempre così vera e/o quantomeno estremizzata l'ultima affermazione citata?
Vi sono state  forme di progresso e sviluppo tecnologico che hanno contribuito al benessere di umanità e  pianeta Terra senza aggravare le condizioni prodotte dai danni di tecnologie precedenti?
Potrebbero in linea teorica essere scoperte ancora oggi forme di tecnologia adeguate e 'non barocche', proprio in quanto finalizzate al regalare forme di benessere tanto esclusive quanto svuotate di eventuali effetti collaterali da dover pesare e valutare?
E' su domande come queste che si giocano moltissimi concetti, tutt'ora e forse per sempre senza piene e consapevoli risposte: etica, progresso, ricerca, autodeterminazione umana, libero arbitrio, sopravvivenza delle specie, [...].
La necessità di stilare una sorta di 'bilancio' non dovrebbe prescindere dall'opportunità di definire entro quali 'confini' costruire una proposta storico-sociale per certificare una valutazione positiva o negativa  legata allo sfruttamento delle infinite opportunità tecnologiche maturate dall'essere umano nel corso dei secoli:

"[...] Una tecnologia ridondante e fine a se stessa, che si auto-alimenta e che esaurisce le risorse naturali sostanzialmente impoverendo gli stessi uomini. Una tecnologia barocca, appunto. 
Il problema è lo squilibrio ormai insopportabile fra gli investimenti in tecnologia ed i vantaggi reali, concreti. Uno squilibrio [...] poco visibile ai più, perché la tecnologia sembra sempre indiscutibilmente utile: viviamo bombardati dalla notizia di scoperte scientifiche che si susseguono quotidianamente e che sembrano destinarci a un futuro illuminato dal progresso più grande mai vissuto [...]. Ci vuole poco a rendersi conto che così non sarà, anzi che l'impatto turbotecnologico rischia di mandare definitivamente in rovina quel poco di equilibrato che ancora esiste. [...]"

Attraverso quali forme di tecnologia potrebbe quindi essere sviluppabile ed articolabile il futuro dell'essere umano nel corso dei prossimi secoli? Sarà possibile davvero continuare a definire come irrealizzabile ed inevitabile l'avvento di tecnologie utili per il progresso ed il benessere di esseri umani ed animali? L'opinione dell'autore risulta essere, a questo proposito, alquanto chiara:

"[...] Credo che il livello tecnologico utile sia stato ormai raggiunto e superato e che non sia più incrementabile, se non a prezzo di disastri ambientali e ingenti spese, tali da far pensare che non sia meglio astenersi da ulteriori miglioramenti. Purtroppo la tecnologia va avanti globalmente e non è possibile selezionare quali invenzioni migliorare e quali no: avanza tutta insieme oppure non avanza affatto e il condizionamento pubblicitario, la globalizzazione e gli interessi economico-politici non consentono alcun margine di intervento dal basso: decide solo il mercato. [...]"

Senza valutare, poi, di quanto certe forme di tecnologia siano tanto barocche quanto parziali e/o anche mal distribuite sull'intero pianeta Terra:

"[...] Quando parliamo di tecnologia barocca parliamo [...] solo del mondo che se la può permettere, cioè quello nostro, occidentale, ricco e avanzato. In tutto il resto del mondo, al contrario, si vive spesso come prima della rivoluzione industriale. [...]"

A prescindere da punti di vista personali ed individuali, leggere ed approfondire tale tema quantomeno per disposizione di spirito critico potrebbe essere importante.
Oltreché produttivo, in chiave tanto futuribile quanto prospettica di indagini dettagliate.