Attraverso quali metodi e stime è possibile (cercare di) promuovere ragionevoli considerazioni attorno al concetto di spesa pubblica? A cosa può servire il cercare di razionalizzare sprechi e minimizzare quel tipo di spesa pubblica definibile come 'improduttiva'?
Attraverso quali voci di bilancio è possibile (cercare di) agire, facendo leva su contraddizioni non risolte e su meccanismi burocratici impossibili da recidere come nodi gordiani di altre tradizioni storiche? Quali sono le cifre e le voci che caratterizzano la spesa pubblica italiana, comparto per comparto e numero dopo numero? E' veramente così vero che razionalizzare equivale ad incidere negativamente sui livelli di spesa pubblica e su fattori quali il welfare?
In tempo di mordente crisi domande come queste sembrano avere una molteplicità immensa di risposte possibili, evidenziate dalla grande variabilità dei fenomeni e delle opinioni in gioco.
Nonostante tutte le opinioni, comunque, sembra ormai risaputo che certi vincoli economici dovranno costringere paesi come l'Italia a rivedere anche profondamente le strutture dei loro bilanci e delle loro economie. Quali discorsi di fondo è possibile promuovere, tenendo comunque ferma la necessità di riorganizzare il più positivamente possibile i livelli di spesa pubblico-privata di uno Stato depauperato da anni di crisi multiforme?
E' possibile rispondere a questa e moltissime altre domande leggendo "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", scritto dall'ex-Commissario alla 'spending review' Carlo Cottarelli. Lo scopo del presente testo risulta essere chiaro sin dalla copertina:
"[...] Carlo Cottarelli [...] è stato nominato commissario straordinario alla spending review, dal suo lavoro dovevano arrivare milioni di Euro per le esauste casse dello Stato italiano [...].
A distanza di mesi, Cottarelli affida a questo libro le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue diagnosi per cercare di spiegare al grande pubblico uno dei grandi misteri dell'Italia: quell'enorme calderone che è la nostra spesa pubblica. Senza tecnicismi ma non tralasciando nulla di importante, Cottarelli ci guida nei meandri del bilancio statale, facendo [...] scoprire il grande meccanismo che regola la nostra vita di cittadini, un meccanismo di cui abbiamo [...] una vaga percezione [...] minacciosa e sfocata. Dove vanno a finire tutti i soldi che paghiamo con le tasse?
Perché si finisce sempre a parlare di tagli alle pensioni? Sprecano di più i Comuni, le Regioni o lo Stato centrale? Perché tutti i politici dicono che taglieranno gli sprechi e nessuno lo fa mai?
Ma gli altri Paesi come fanno? Un libro [...] per fare le pulci alla macchina statale italiana, al di là dei luoghi comuni e delle polemiche giornalistiche: perché analizzare un bilancio statale può sembrare arido e difficile, ma con la guida giusta può diventare la lettura più acuta, sorprendente e accurata di un Paese intero. [...]"
Le aree ritenute di interesse per un'azione informata ed esplicita sull'entità delle spese da razionalizzare e/o studiare sono riportate il più sinteticamente possibile attraverso capitoli e comparti di trattazione tanto analitica quanto divulgativa:
Attraverso quali voci di bilancio è possibile (cercare di) agire, facendo leva su contraddizioni non risolte e su meccanismi burocratici impossibili da recidere come nodi gordiani di altre tradizioni storiche? Quali sono le cifre e le voci che caratterizzano la spesa pubblica italiana, comparto per comparto e numero dopo numero? E' veramente così vero che razionalizzare equivale ad incidere negativamente sui livelli di spesa pubblica e su fattori quali il welfare?
In tempo di mordente crisi domande come queste sembrano avere una molteplicità immensa di risposte possibili, evidenziate dalla grande variabilità dei fenomeni e delle opinioni in gioco.
Nonostante tutte le opinioni, comunque, sembra ormai risaputo che certi vincoli economici dovranno costringere paesi come l'Italia a rivedere anche profondamente le strutture dei loro bilanci e delle loro economie. Quali discorsi di fondo è possibile promuovere, tenendo comunque ferma la necessità di riorganizzare il più positivamente possibile i livelli di spesa pubblico-privata di uno Stato depauperato da anni di crisi multiforme?
E' possibile rispondere a questa e moltissime altre domande leggendo "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", scritto dall'ex-Commissario alla 'spending review' Carlo Cottarelli. Lo scopo del presente testo risulta essere chiaro sin dalla copertina:
"[...] Carlo Cottarelli [...] è stato nominato commissario straordinario alla spending review, dal suo lavoro dovevano arrivare milioni di Euro per le esauste casse dello Stato italiano [...].
A distanza di mesi, Cottarelli affida a questo libro le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue diagnosi per cercare di spiegare al grande pubblico uno dei grandi misteri dell'Italia: quell'enorme calderone che è la nostra spesa pubblica. Senza tecnicismi ma non tralasciando nulla di importante, Cottarelli ci guida nei meandri del bilancio statale, facendo [...] scoprire il grande meccanismo che regola la nostra vita di cittadini, un meccanismo di cui abbiamo [...] una vaga percezione [...] minacciosa e sfocata. Dove vanno a finire tutti i soldi che paghiamo con le tasse?
Perché si finisce sempre a parlare di tagli alle pensioni? Sprecano di più i Comuni, le Regioni o lo Stato centrale? Perché tutti i politici dicono che taglieranno gli sprechi e nessuno lo fa mai?
Ma gli altri Paesi come fanno? Un libro [...] per fare le pulci alla macchina statale italiana, al di là dei luoghi comuni e delle polemiche giornalistiche: perché analizzare un bilancio statale può sembrare arido e difficile, ma con la guida giusta può diventare la lettura più acuta, sorprendente e accurata di un Paese intero. [...]"
Le aree ritenute di interesse per un'azione informata ed esplicita sull'entità delle spese da razionalizzare e/o studiare sono riportate il più sinteticamente possibile attraverso capitoli e comparti di trattazione tanto analitica quanto divulgativa:
- La spesa pubblica in Italia: chi, quanto e per cosa si spende?
- La frammentazione degli acquisti di beni e servizi?
- La normalità delle auto blu
- Le spese militari: spendiamo troppo? Di certo spendiamo male;
- Il complicato mosaico della Pubblica Amministrazione;
- Le spese dei Comuni. Quanto serve davvero agli 8mila campanili d'Italia?
- Capitali coraggiosi: il capitalismo degli Enti Locali
- Tre milioni di lavoratori (e di buste paga)
- Intermezzo: le 'mancette'
- L'insostenibile leggerezza dei costi della politica
- I soldi alle imprese
- La spesa sanitaria: meglio della Germania, meglio degli Stati Uniti?
- Le spese previdenziali: quasi metà della spesa, quasi un terzo degli elettori
- Il futuro della revisione della spesa: una corsa a ostacoli?
Dietro ad ogni capitolo si nascondono problemi legati a variegate e parzialmente insolute cause: competenze distribuite fra Enti diversi, burocrazie auto-alimentatesi e divenute forse non sradicabili e/o migliorabili in tempi brevi, sprechi fossilizzati e radicatisi in una complessità pressoché sterminata per 'non addetti ai lavori', tempi decisionali ed esecutivi sul medio e lungo termine tanto immobili quanto insuperabili, [...].
Le ragioni che rendono palese il manifestarsi di sprechi attraverso voci di bilancio comprese fra quelle precedentemente definite sono tanto necessarie quanto enormemente complesse da comprendere e gestire al meglio possibile. A prescindere dalle scelte e dalle difficoltà, comunque, la necessità di reperire fondi da sprechi passati appare come una delle poche strade percorribili per segnare la differenza (ed una probabile via di uscita definitiva?) con i tempi di crisi socio-economica che stiamo vivendo. Ormai da troppi anni.
La necessità di ridefinire concetti moderni di spending review e di attualizzazione delle spese è un'attività da esercitare con la massima consapevolezza riguardo allo Stato che si vorrà costruire per i prossimi anni o decenni. La salvaguardia della spesa pubblica e dei suoi limiti è infatti un compito da eseguire tenendo ben presente una necessità ormai inderogabile che per molto tempo vari attori e situazioni sembrano aver largamente ignorato (o non pesato a dovere?):
"[...] Il livello di spesa pubblica appropriato dipende anche da quanto un Paese si può permettere. [...]"
Quando un Paese non può permettersi livelli adeguati di spesa pubblica quali leve può sollecitare per imprimere una direzione differente al proprio cammino? Esiste un'alternativa plausibile da mettere in campo a questo proposito, in alternativa a forme di austerità che ancora oggi sembrano imperversare senza possibilità di uscita? La definizione di un percorso alternativo di discussione ed uscita (solo eventuale?) da certe condizioni di crisi sembra essere quindi un percorso votato alla realizzazione ed esecuzione di provvedimenti allo stato attuale ancora rimasti (più o meno largamente?) inattuati.
Nonostante problematiche ed eventuali potenzialità rimaste (più o meno) disattese, la necessità di definire politiche di riduzione od ottimizzazione della spesa pubblica dovrebbe essere un'attività da condurre (e divulgare) mescolando fra loro una indefinita serie di ingredienti oggi alquanto complicati da amalgamare insieme: consapevolezza, competenza, lungimiranza, attenzione ai dettagli, capacità di effettuare stime plausibili, volontà di non peggiorare le condizioni sociali e di accesso a forme basilari e sempre più diffuse di welfare, consapevolezza di incidere in aree impiegate per anni quali produttrici di consenso e serbatoio politico, [...].
Nonostante tutto il difficile ed il complesso da raggiungere, emergono come spontanee e pienamente concrete le possibilità di ridefinire percorsi adeguati di risanamento e tutela della res publica.
In fondo, non a caso, la disponibilità di una "lista della spesa" da esaminare o controllare può (o deve?) essere molto utile soprattutto per ragioni simili a quelle precedentemente esplicitate.

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