domenica 20 marzo 2016

"SENZA FILTRO", APPROFONDENDO LE DINAMICHE IN MATERIA DI INFORMAZIONE

Quali (e quanti) sono i vincoli che gestiscono mo(vi)menti e dinamiche capaci di regolare 'flussi' e specifiche caratteristiche dell'informazione?
Le dinamiche percepite da persone ed uomini sono vincolate strettamente ai contenuti espressi dall'informazione, in quanto la stessa dovrebbe (quantomeno teoricamente) essere veicolo di verità od almeno di conoscenza rispetto alle decisioni chiave prese dal (reputato o fondato) potere.
I conflitti che l'informazione può (contribuire ad) accendere in un contesto estremamente complesso come quello attuale possono essere potenzialmente dirompenti: cosa potrebbe accadere qualora l'informazione non riuscisse ad effettuare al meglio possibile il suo dovere?
Mediante quali 'leve' sarebbe possibile esercitare un controllo il più capillare e consapevole possibile dei mezzi e canali di informazione esistenti? Quali 'dinamiche' potrebbero sopravvivere in eventuali rapporti malati e/o compromessi fra poteri, informazione e percezione degli stessi nei confronti dei vari destinatari esistenti? Per rispondere a domande simili dovrebbe essere importante fornire esempi specifici e dinamiche puntuali mediante i quali riferirsi alla costruzione di un quadro generale utile per comprendere alcune dinamiche specifiche altrimenti (inevitabilmente) sottovalutate.
Risulta possibile agire nel solco di questi contenuti per (cercare di) definire cosa sia e come si qualifichi l'informazione nel contesto attuale, potendo attingere all'opera "Senza filtro - Chi controlla l'informazione" scritta dal saggista Alessandro Gazoia e pubblicata dall'editrice Minimum Fax.
Il contenuto del libro appare estremamente chiaro sin dal fondo dello stesso:

"[...] Chi ha, oggi, il potere sulla comunicazione? I canali tradizionali stanno perdendo sempre più peso a favore dei nuovi attori, i social media e il web, e lo strumento dominante non è più rinchiuso nelle pareti domestiche ma nelle nostre mani e nelle nostre tasche, lo smartphone. 
Nel ricambio tecnologico, gli strumenti di interpretazione e le nostre stesse coscienze stanno subendo una mutazione profonda. Il crollo delle usuali mediazioni fa sì che concetti fondamentali della democrazia, quali il diritto di parola e la libertà d'informazione, vengano ridiscussi accanto a nuove categorie, come l'imperante sharing economy e i dati azionari, e parole come 'inconscio' e 'mercato' si miscelino in combinazioni diverse. 
Tutti siamo coinvolti: la stessa salute democratica passerà dalla nostra consapevolezza di fruitori e produttori di informazione. [...]"

La necessità di inserirsi al meglio possibile nel dibattito esistente rischia di essere una strada alquanto ripida e scoscesa da percorrere, proprio perché moltissime sono le variabili che rischiano di non essere controllabili o definibili in un quadro estremamente fluido quale è quello contemporaneo.
Alcuni elementi chiave di incertezza ci vengono forniti dal quadro generalmente presente a livello globale, proprio perché tante sono le dinamiche di opportunità e di realtà attualmente incerte.
Dinamiche che è impossibile chiarire con certezza, in quanto può (purtroppo spesso) succedere che i controllati dell'informazione ne siano anche controllanti.
Il punto cruciale di questo circolo vizioso può (contribuire a) produrre un cortocircuito potenzialmente devastante, su una lunghissima serie di realtà: credibilità, etica, affidabilità dell'informazione, competenza od accrescimenti culturali mancati solo per citare alcuni fra gli esempi maggiormente definibili.
I settori su cui si definisce l'opera riguardano la definizione di un'importante serie di esempi specifici entro i quali poter rilevare specifiche e dinamiche capaci di spiegare e/o di compromettere le componenti informative esistenti nella società. Le realtà illustrate portano a convergenze e rapporti stretti l'informazione con una precisa serie di argomenti concreti:

  • Rapporti esistenti fra informazione e potere;
  • Relazioni tra frammentazioni del quadro informativo, filtri nella percezione della realtà esistente e convergenza verso argomenti strutturalmente predominanti in campi vicini a quello dell'informazione;
  • Attività legate a presa di parola, innovazione ed ideologia nel campo informativo in richiamo a coesistenza di più sfere d'influenza nel campo dell'informazione;
  • "Passioni" e componenti specifiche dell'informazione, in rapporto a settori ad essa solo apparentemente estranei. 
L'approfondimento di argomenti tanto vicini quanto importanti e legati al settore dell'informazione dovrà essere un compito radicalmente importante da gestire, in quanto è attraverso quel canale che 'scorrono' le opportunità principali di lettura ed analisi della realtà circostante. 
Il contenuto contenuto sia nel libro che nella realtà dei fatti esistenti può contribuire ad innescare, come già affermato, un circolo vizioso dal quale una società molto difficilmente può riprendersi: 

"[...] Se i media vigilano sul potere politico, chi vigila sul potere dei media?
Un saggio che ci racconta la realtà complessa che sta dietro quello che ogni giorno si affaccia sui nostri schermi e ci costruisce come esseri sociali. 
Una critica culturale ai pericoli della tecnocrazia, per affermare che non può esistere libertà senza conoscenza. [...]"

L'impossibilità di annullare le componenti di libertà e conoscenza di una società non può prescindere da un'informazione il più possibile corretta e svincolata da qualsivoglia dinamica di potere possibile. 
Leggerne per criticare, proporre od approfondire.



sabato 19 marzo 2016

SULLA CITTA' CHE HA PERSO...QUALCOSA E/O QUALCUNO



"[...] Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio
alle uscite autostradali.
Hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano vicino agli aeroporti
le tangenziali [...] e i centri commerciali
nel fine settimana.
Hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari [...]
hanno vinto i pendolari.
Ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.
Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte [...]
Hanno vinto [...] i locali modaioli
frequentati solamente da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
Hanno vinto le filiali delle banche hanno perso i calzolai
e ha perso la città 
ha perso un sogno [...]"
("Ha perso la città", N.Fabi, cit.)

giovedì 17 marzo 2016

SU PAZZIE ED ALLEGORIE, CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] Crazy Boy oggi fa la mummia 
gira attorno alla sua colonna 
nel palazzo del Museo [...]
Le pozzanghere e le nuvole 
vanno via col sole 
Crazy Boy resiste fuori, fermo non si muove 
aspetta immobile [...] 
Crazy Boy come prima cosa 
si presenta a una grande statua [...] 
Le pozzanghere e le nuvole sono di cartone 
i palazzi con la luna sopra sono un'illusione 
intanto è notte si anneriscono tutti i corridoi 
ma c'è una stella accesa solo per Crazy Boy. 
Crazy Boy nello spazio greco 
crede di essere in un presepio [...] 
Le pozzanghere e le nuvole corrono verso il mare 
Crazy Boy ha ancora molti, troppi vetri da lavare 
In mezzo al traffico, salta in piedi sul suo straccio per volare 
su quella stella accesa, stella di Crazy Boy [...]"

martedì 15 marzo 2016

CLIMA, FRA DOMANDE E PE(N)SANTI ESEMPI

"[...] Che il clima sia cambiato e stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. 
Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent'anni e gli impatti del clima che cambia stano diventando concreta realtà.
Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità.
E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L'uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello Stato del New Jersey e il 4.5% del PIL dello Stato di New York.
Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzione agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell'Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell'Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica. Quali sono le origini del cambiamento climatico?
Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare?
Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente?
E cosa si potrebbe fare, in termini rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica?
E' solo sull'innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze? [...]"
Fonte: Premessa, "Il clima che cambia - Non solo un problema ambientale", C.Carraro, A.Mazzai, Il Mulino Società Editrice

Fonte immagine: nogeoingegneria.com

sabato 12 marzo 2016

SU MILIONI DI VITE, FRA PENSIERI E GIORNI...


"[...] Non c'è più tempo per aspettare 
Non puoi usarlo ancora come scusa e rimandare 
Non puoi vedere solo il bene 
Non puoi temere solo il male [...] 
Non confondere il denaro con la ragione. [...]
Non nascondere a nessuno 
Il pensiero e la dignità.
La minoranza non è una debolezza 
La maggioranza non è una qualità 
Ma la voce più convincente 
E' spesso quella che ti spiega meno 
Perchè conforta, non ti contrasta, 
ti dice solo quello che vuoi sentire. [...]"

giovedì 10 marzo 2016

"DISUGUAGLIANZA": COSA POTER FARE PER (CERCARE DI) ANNULLARE LE DISPARITA' ESISTENTI?

Quanti squilibri hanno finito per essere aumentati internamente ad un mondo che ha visto una crisi economica capace di perdurare con una devastante continuità? 
Quanta parte dell'umanità ha livello globale ha risentito di questi anni difficoltosi, andando a raggiungere purtroppo livelli di precarietà strutturale e tali da rendere invalicabile qualsiasi soglia di esistenza dignitosa? 
Dietro a queste domande si nasconde, imperante e (pur)troppo incisivo, il concetto legato alla disuguaglianza. Quali sono i pilastri che hanno contribuito (e stanno contribuendo, anche ad oggi) a rendere una serie di disuguaglianze strutturali e protese all'incunearsi in un mondo tanto complesso come quello attuale? Effettuare una trattazione sulle disuguaglianze esistenti in un contesto sferzato da una crisi socio-economica come quella attuale rischia di essere una missione tremendamente complessa ed intricata da svolgere. Troppi sembrano quindi essere i punti di potenziale criticità, moltissime sono le questioni di interesse sensibile a cui dover rispondere in un contesto reso enormemente difficoltoso. 
Superate le fasi di definizione e descrizione dei fenomeni vincolati all'esistenza delle disuguaglianze, dovrebbe risultare opportuno esporsi anche sui metodi legati alla definizione di politiche e provvedimenti specifici legati alla mitigazione delle stesse. Cosa sarebbe possibile implementare in contesti statali o continentali per l'implementazione di politiche rivolte all'abbattimento delle disuguaglianze? Parte delle risposte a questa domanda è possibile trovarle dalla lettura del libro "Disuguaglianza - Che cosa si può fare?", scritto da Anthony Barnes Atkinson e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Il primo passo per verificare la fattibilità di specifici metodi atti alla risoluzione del problema riguarda la necessità di analizzare con la maggior obiettività possibile quale sia lo status quo esistente in materia di società e squilibri economici. 
A questo proposito, pertanto, la stessa opera illustra quale sia il quadro entro cui potersi ricondurre per la descrizione di fenomeni legati all'instaurarsi delle disuguaglianze in un contesto globale e tremendamente complesso quale è quello attuale: 

"[...] La disuguaglianza è uno dei problemi più urgenti con cui ci confrontiamo oggi. Conosciamo la dimensione del problema [...] ma poco si è discusso di che cosa si possa fare al riguardo, a parte disperare. Secondo l'illustre economista Anthony Atkinson, possiamo fare molto di più di quanto immaginano gli scettici. [...]"

Sono spesso questi stessi scettici a frenare l'implementarsi del cambiamento, proprio perché poco votati alla realizzazione di politiche dedite a frenare il dipanarsi di squilibri e differenze su scala globale ed estesa. A questo proposito i passi da poter compiere sembrano essere imponenti:

"[...] Il punto non è semplicemente che i ricchi stanno diventando più ricchi, ma che non riusciamo a contrastare la povertà e che la rapida trasformazione dell'economia sta lasciando indietro la maggioranza delle persone. Se si vuole ridurre la disuguaglianza, non bastano le proposte di nuove tasse sui più abbienti per finanziare i programmi già esistenti. Occorrono idee originali. [...]"

E' proprio questa necessità di implementare e perseguire la realizzazione di idee originali che rende inevitabile la necessità di inseguire al meglio possibile schemi nuovi con i quali poter guardare al mondo circostante. Su questo fronte si muovono, pertanto, le trame e le argomentazioni perorate dall'economista in questione: 

"[...] Atkinson raccomanda politiche innovative in cinque campi: la tecnologia, l'occupazione, i sistemi di sicurezza sociale, la condivisione del capitale e la tassazione. 
E difende la validità di tali politiche a fronte degli usuali argomenti contrari e delle scuse addotte per l'inazione, ossia che un simile intervento farà contrarre l'economia, che la globalizzazione rende impossibile agire e che i costi per metterle in atto sono troppo alti. 
Più che un semplice programma per il cambiamento, questo libro è una voce di speranza e di consapevole ottimismo sulle possibilità dell'azione politica. [...]"

Speranza e fiducia nelle possibilità dell'azione politica dovrebbero quindi essere caratteristiche essenziali con le quali guardare all'articolarsi potenziale del futuro, in virtù del fatto che dovrebbe proprio essere la politica a governare (o quantomeno adoperarsi per migliorare) quel che viene genericamente identificato come res publica
Se le conseguenze dell'eventuale azione sono incerte, quelle dell'inazione potrebbero essere molto più devastanti in termini ragionevolmente più certi e radicati nelle consapevolezze collettive. 
Parte da questo assunto, infatti, la prefazione all'edizione italiana scritta da Chiara Saraceno. 
Traendo spunto da una citazione del sociologo svedese Goran Therborn viene descritto un quadro di massima assai poco propenso a multilinguismi o biunivocità interpretative:

"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita. 
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio. E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"

Su questi fronti si declinano pertanto i quadri di proposte riscontrati, anche se tarati maggiormente sul Regno Unito; tutto questo viene svolto in quanto risulta essenziale inquadrare nella giusta maniera la definizione e la descrizione delle proposte globalmente effettuate in rapporto al quadro complessivo esistente. E' la stessa Chiara Saraceno a palesare questa necessità, attingendo sempre alla medesima prefazione allegata all'opera: 

"[...] Pur occupandosi di disuguaglianza negli esiti e non solo nelle opportunità, Atkinson non è un ingenuo utopista che vagheggia una società di uguali. Piuttosto ritiene che, smontando analiticamente i meccanismi che producono disuguaglianze eccessive o non giustificate da particolari meriti, sia possibile anche mettere a punto istituti, contro-meccanismi che riequilibrino almeno in parte i rapporti di potere. 
Per questo le due parti del libro - quella analitica e quella propositiva in cui vengono illustrate dettagliatamente quindici proposte di policy - vanno lette insieme. 
Se si condivide l'analisi ma non le proposte, o non tutte, si è sfidati a elaborarne di migliori, o più fattibili, o più adeguate a uno specifico contesto nazionale (molte delle proposte di Atkinson sono articolate in relazione al contesto istituzionale britannico). [...]"

Le sezioni in cui si articola e si definisce la presente opera sono esplicitamente definite, seguendo un quadro esplicitamente sintetico, mediante l'elenco di seguito richiamato: 
  • Diagnosi e presentazione del quadro macro-economico esistente: disuguaglianze esistenti e cumulatesi, evoluzioni storiche e (dis)valori attribuibili a politiche sbagliate; 
  • Proposte per l'azione concreta, dipanate su una specifica serie di temi ed argomentazioni: cambiamento ed innovazione tecnologica, evoluzione di politiche occupazionali e retribuzioni, condivisione di capitali e meccanismi di tassazione progressiva, estensione collettiva di forme di sicurezza sociale - adoperarsi per minimizzare l'estensione delle disuguaglianze esistenti;
  • Come adoperarsi in termini reali, valutando sostenibilità e fattibilità delle misure da intraprendere nel quadro generale: destreggiarsi nella miglior maniera possibile, tenendo presente quali siano gli ostacoli con i quali sia inevitabile destreggiarsi.
La necessità di definire e strutturare una visione alternativa parte dal presupposto che sia ormai irrimandabile il punto secondo il quale strutturare nuovi percorsi e nuove versioni della società circostante. La questione principale dalla quale iniziare a muoversi per strutturare un ragionamento serio parte dall'assunto secondo cui serve porsi domande finalizzate al potersi dare risposte adeguate sia al contesto che all'importanza delle tematiche attuali. 
Cosa potersi attendere dalla lettura e dalla disamina sia del quadro di proposte che del contesto specifico? A tale questione risponde lo stesso autore, attingendo alla propria esperienza accademica: 

"[...] mi è stato insegnato a chiedere 'Chi guadagna e chi perde?' da un cambiamento o da una misura economica. E' una domanda che oggi spesso manca nelle discussioni sui media e nel dibattito politico. Molti modelli economici presuppongono agenti rappresentativi identici che mettono in atto raffinati processi decisionali, in cui i problemi di distribuzione sono eliminati e non si lascia spazio a una considerazione della giustizia dell'esito risultante. [...]"

Nell'esercitarsi relativamente alla definizione di vincitori e sconfitti in tema di riforme economiche e miglioramenti sociali, pertanto, dovrà essere prioritario cercare di qualificare con piglio critico quali misure possano al contempo appartenere ad una 'diversa visione' ed essere adattabili ad un contesto statale specificamente differente da quello esplicitato dall'autore. 
La sfida sembra essere tanto grande quanto grave è stata la crisi socio-economica sopportata in questi ultimi anni. A lettori, critici, detrattori e sostenitori le ulteriori sentenze. 


lunedì 7 marzo 2016

SU DISUGUAGLIANZA E SU (RISCHI DI) PERDITA DI VITA

"[...] 'La disuguaglianza è una violazione della dignità umana; è la negazione della possibilità che ciascuno possa sviluppare le proprie capacità. Prende molte forme e ha molte conseguenze: morte prematura, salute cattiva, umiliazione, subordinazione, discriminazione, esclusione dalla conoscenza e/o da dove si svolge prevalentemente la vita sociale, povertà, impotenza, mancanza di fiducia in se stessi e di opportunità e possibilità della vita. 
Non è quindi solo questione delle dimensioni del proprio portafoglio. 
E' un ordinamento socio-culturale che riduce le capacità, il rispetto e il senso di sé, così come le risorse per partecipare pienamente alla vita sociale.' [...]"
Fonte: G.Therborn, cit. in "Prefazione all'edizione italiana", C.Saraceno - Disuguaglianza, Che cosa si può fare?, A.B.Atkinson, Raffaello Cortina Editore

Fonte immagine: "La disuaglianza. Un nemico da conoscere, capire e sconfiggere", luissefinanceclub.it

venerdì 4 marzo 2016

SU DISSESTO IDROGEOLOGICO, CIFRE E MESSA IN SICUREZZA DEL PAESE: FOCUS SU DATI ISPRA

La messa in pratica di politiche per la sicurezza e tutela del territorio dovrebbe costituire, alle soglie dell'anno 2016, una radicata consapevolezza capace di mantenere un Paese come l'Italia lontano il più possibile da fenomeni di pericolosità quali dissesto idrogeologico o smottamenti ciclici.
Servirebbe una 'fotografia' il più possibile fedele della situazione, proprio perché dovrebbe essere obbligatorio definire con urgenza quali provvedimenti concreti poter attuare.
Misure da rendere il più possibile capillari, mettendo l'intera popolazione a conoscenza (il più possibile approfondita) dei pericoli relativi al territorio che la circonda.
Quanta parte dell'Italia potrebbe teoricamente essere rovinata da fenomeni legati alla mancata tutela del territorio? A tale domanda dovrebbe essere necessario rispondere con urgenza, in quanto il presentarsi di variabili differenti legate a cambiamento climatico od esasperazione dei fenomeni meteo potrebbe certificare il realizzarsi di conseguenze strutturalmente negative per parte della popolazione italiana.
A questioni simili (cerca di) risponde(re) il report redatto da Ispra, in occasione dell'appuntamento rivolto al monitoraggio ed intitolato "Frane e Alluvioni: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma WEB di #italiasicura". Andando oltre slogan e proposizioni da social network, il lavoro effettuato da tecnici ed esperti ha consentito di stendere un rapporto avente lo scopo esplicitamente definito nel seguito:

"[...] l’ISPRA presenta il 'Rapporto sul Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio'. Il Rapporto, con dati elaborati nel 2015, offre una conoscenza [...] sulla pericolosità da frana, idraulica e di erosione costiera dell’intero territorio nazionale. Il Rapporto contiene [...] indicatori di rischio per frane e alluvioni, relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali, elementi fondamentali per la programmazione degli interventi strutturali e non strutturali di mitigazione del rischio e delle politiche di coesione nel Paese. [...]"
Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it

Le conseguenze esplicite di tale report hanno quindi riguardato, nei fatti, le conseguenze legate a fenomeni quali frane od alluvioni. Conseguenze sempre meno potenziali, in quanto scelte sbagliate e (prosecuzione dei) cambiamenti climatici potrebbero un domani far aumentare i rischi già presenti.
La definizione di specifici fenomeni legati a queste realtà contribuisce a delineare un quadro di tanto possibili quanto preoccupanti episodi legati al concetto di dissesto idrogeologico.
Sarà possibile trovarne una declinazione realistica nel seguito, citando quanto definito da coloro che hanno redatto la versione divulgativa del Rapporto in oggetto:

"[...] Il dissesto idrogeologico costituisce un tema di [...] rilevanza a livello nazionale a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. L’Italia, per la sua conformazione geologica, geomorfologica e idrografica, è naturalmente predisposta ai fenomeni di dissesto. L’intensa urbanizzazione, avvenuta dal dopoguerra ad oggi senza tener conto delle aree a rischio idrogeologico ed idraulico, unita ai fenomeni come eventi pluviometrici estremi,  piene improvvise anche in area urbana, o colate rapide di fango dovuti alle evoluzioni in atto del clima hanno  portato un [...] aumento degli elementi esposti e vulnerabili e quindi del rischio.  La conoscenza dei fenomeni di dissesto, in termini di distribuzione territoriale e di pericolosità, è un passo fondamentale per programmare adeguate politiche di mitigazione del rischio. [...]" Fonte: Frane e alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura, isprambiente.gov.it

Il report predisposto dagli addetti ai lavori è quindi un risultato combinato, definito per punti sintetici come focalizzato sulle tematiche riportate:

  • Episodi franosi;
  • Rappresentazione dei fenomeni legati a pericolosità da frana dei piani di assetto idrogeologico;
  • Episodi legati ad alluvioni;
  • Rappresentazione dei fenomeni legati a criticità idrauliche;
  • Fenomeni legati ad erosione costiera;
  • Sviluppo e definizione dei potenziali indicatori di rischio.
Lo sviluppo dei fattori legati a potenziali indicatori di rischio concorre a definire una serie di argomenti grazie ai quali poter circoscrivere una serie di tematiche tanto complesse ed importanti per il futuro collettivo. Gli stessi indicatori di rischio sono esplicitamente definiti nel seguito:
  • Popolazioni a rischio di frane;
  • Industrie e servizi sottoposti a rischio di frane;
  • Beni culturali sottoposti a rischio di frane;
  • Popolazioni a rischio di alluvioni;
  • Industrie e servizi sottoposti a rischio di alluvioni;
  • Beni culturali sottoposti a rischio di alluvioni.
A fronte di queste declinazioni, pertanto, quali potranno essere le coordinate emerse dal quadro globalmente tratteggiato da tecnici ed autorità competenti? Le cifre funzionali al rispondere a tale domanda sono esplicitamente riportate nel seguito, citando dal report specifico in questione: 

"[...] Supera i 7 milioni il numero degli abitanti residenti in aree a rischio frane e alluvioni (12% del totale), dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4), mappate nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e quasi 6 milioni vivono in zone alluvionabili classificate a pericolosità idraulica media P2 con un tempo di ritorno fra 100 e 200 anni [...].

Campania, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna, sono le regioni con i valori più alti di popolazione a elevato rischio frana, mentre i numeri più rilevanti di popolazione a rischio alluvione, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, si riscontrano in Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lombardia e Liguria. A livello comunale, è a rischio l’88,3% dei comuni italiani. [...] 
In totale, sono 7.145 (esattamente l’88,3%), i comuni a rischio frane e/o alluvioni: di questi, 1.640 hanno nel loro territorio solo aree ad elevata propensione a fenomeni franosi, 1.607 solo quelle a pericolosità idraulica, mentre in 3.898 coesistono entrambi i fenomeni.
Sette le regioni con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico: Valle D'Aosta, Liguria, Emilia -
Romagna, Toscana, Marche, Molise e Basilicata. A queste, si aggiungono Calabria, Provincia di Trento, Abruzzo, Piemonte, Sicilia, Campania e Puglia con una percentuale di comuni interessati maggiore del 90%. Sono, invece, 51 le province con il 100% dei comuni a rischio per frane e inondazioni. I livelli elevati di pericolosità da frana e quelli medi per la pericolosità idraulica, riguardano il 15,8% del territorio nazionale, per una superficie complessiva di 47.747 km2.
In Italia, quasi 80.000 unità locali di imprese (circa l'1,7%) si trovano in aree a pericolosità da frana
elevata e molto elevata per un totale di oltre 200.000 addetti a rischio. Le regioni con il numero più alto di unità locali a rischio sono Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte.
Esposte, invece, al pericolo inondazione nello scenario medio, 576.535 unità, per un totale di oltre 2 milioni di addetti. Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Liguria e Lombardia, sono le regioni con il numero più elevato di imprese vulnerabili al fenomeno idraulico.
I Beni Culturali architettonici, monumentali e archeologici potenzialmente soggetti a fenomeni franosi sono 34.651 (18,1% del patrimonio totale), dei quali oltre 10.000 rientrano in aree a pericolosità elevata e molto elevata. Nello scenario di pericolosità media delle alluvioni ricadono circa 29.000 monumenti, mentre oltre 40.000 sono i beni culturali a rischio nello scenario relativo a eventi estremi P1(meno probabili, ma più intensi). Le Regioni con il numero più alto di beni a rischio nello scenario medio, sono Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Toscana. 
Tra i Comuni, spiccano le città d'arte di Venezia, Ferrara, Firenze, Ravenna e Pisa. Roma si aggiunge, invece, se consideriamo lo scenario a scarsa probabilità di accadimento.
Il forte incremento del territorio urbanizzato a partire dal secondo dopoguerra assume nel contesto del dissesto idrogeologico una particolare rilevanza in quanto ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti e quindi del rischio. Attualmente, nelle aree classificate a più elevata pericolosità da frana si trovano 476 km2 di superfici artificiali, pari al 2,7% del totale, mentre oltre 2.000 km2 (11,5%) ricadono nello scenario di pericolosità idraulica media. [...]"
Fonte: Comunicato stampa, isprambiente.gov.ithttp://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2016/frane-alluvioni/comunicato_stampa2mar.pdf

Il quadro di criticità dimostrate andrà quindi ad articolarsi nel rispetto di una tutela territoriale da osservare, valutando nel dettaglio quali siano i numeri e le caratteristiche di un fenomeno sempre presente nelle cronache e (teoricamente) anche nelle misure di prevenzione da intraprendere a livello di singole dimensioni territoriali. 



Per saperne di più: 
"Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico: oltre 7 milioni gli abitanti a rischio nell'88% dei Comuni", rivistageomedia.ithttp://rivistageomedia.it/201603029293/scienze-della-terra-evidenza/rapporto-ispra-sul-dissesto-idrogeologico-oltre-7-milioni-gli-abitanti-a-rischio-nell-88-dei-comuni.html

"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", isprambiente.gov.ithttp://www.isprambiente.gov.it/it/events/frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura

"Rapporto ISPRA dissesto idrogeologico: 7 milioni di italiani a rischio", greenstyle.ithttp://www.greenstyle.it/rapporto-ispra-dissesto-idrogeologico-7-milioni-italiani-rischio-187124.html

"Frane e Alluvioni in Italia: le mappe dell'ISPRA e la nuova piattaforma web di #italiasicura", regioni.ithttp://www.regioni.it/news/2016/03/02/ispra-frane-e-alluvioni-in-italia-le-mappe-dellispra-e-la-nuova-piattaforma-web-di-italiasicura-02-03-2016-446985/

"Dissesto idrogeologico, il report dell'Ispra: 'Anche ottantamila imprese esposte a frane e smottamenti.'", radio24.ilsole24ore.comhttp://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/dissesto-idrogeologico-report-ispra-110821-gSLATQNsYB?refresh_ce=1


giovedì 3 marzo 2016

FRA VITA E COLORI, CERCANDO IL RITMO GIUSTO


"[...] un ragazzo cammina cammina, 
arriva ad un muro
chiude gli occhi un momento 
e davanti si vede il futuro già
[...] il futuro e' un'astronave 
che non ha tempo né pietà
va su Marte va dove vuole 
niente mai, lo sai, la fermerà
se ci viene incontro non fa rumore [...]
siamo tutti in ballo, 
siamo sul più bello
in un acquarello che scolorirà, 
che scolorirà [...]" 

martedì 1 marzo 2016

" UNA RIVOLUZIONE CI SALVERA' ", FRA SPECIE UMANA DA RIABILITARE E PIANETA TERRA DA CURARE

Quali potrebbero essere le 'ricette' da seguire per tutelare il pianeta Terra e, con esso, tutto lo straordinario patrimonio racchiuso al suo interno? Il peso delle attività umane sembra essere sempre più schiacciante e dirompente, in rapporto diretto ad una serie di complicanze che si stanno abbattendo con preoccupante frequenza: questioni economico-finanziarie, problematiche ambientali, difficoltà trasversali, [...].
Le problematiche che l'astronave Terra deve (e dovrà) affrontare si muovono attraverso una lunga serie di ostacoli, difficoltose vie di compromesso diplomatico (spesso insufficienti), rischi di peggioramento o tracollo. Il sistema rischia di essere totalmente indebolito, a fronte di un aggravarsi di alcune delle questioni precedentemente citate: cambiamento climatico, eccessive forme di finanziarizzazione rapportate all'andamento di società ed economie reali, progressivo esasperarsi delle tensioni sociali. Sono moltissimi i 'sintomi' che sembrano segnalare la necessità di (ri)strutturare le percezioni collettive rivolte al mondo progettato dall'essere umano: qualora questa opera di 'bonifica' non venisse fatta entro quanto tempo potrebbe sopraggiungere un tracollo definitivo?
A prescindere da qualsiasi interpretazione possibile, sembra lecito constatare quanto svariate tematiche siano enormemente collegate le une alle altre: società, clima, politica, ambiente, sviluppo e programmazione, politiche per il lavoro, provvedimenti per (limitare la dis)uguaglianza, [...].
La necessità di far fronte ad uno di questi argomenti potrà generare, inevitabilmente, l'apporto di conseguenze ulteriori nei confronti di altri 'settori' solo apparentemente lontani l'uno dall'altro.
Nell'articolare quindi una serie di ragionamenti relativi ad una caratteristica complicata quale è quella del clima e dei cambiamenti climatici, pertanto, risulta essenziale far riferimento diretto ad una larghissima serie di potenziali accezioni, conseguenze e considerazioni: alterazioni della società, questioni geo-politiche alle quali potersi riferire, equilibri diplomatici da non poter alterare eccessivamente a livello mondiale, esigenze di sostenibilità per gli equilibri ambientali, riguardi concreti nei confronti del solo pianeta a disposizione, [...].
A fronte di questi 'riferimenti' e del loro progressivo incedersi dovrebbe risultare quindi prioritario analizzare con occhio il più possibile critico e consapevole le possibili evoluzioni (od involuzioni) dei fenomeni futuri. Il dipanarsi di vicende simili dovrà articolarsi in un'opera il più possibile completa e trasversale, consapevolmente votata al discutere a tutto tondo di problemi aventi vasto approccio.
Una recente opera che si richiama a questo punto essenziale è "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", scritto da Naomi Klein e pubblicato da Bur Editore.
La non sostenibilità del sistema economico contemporaneo è qui vincolata all'alterarsi di una lunga serie di punti concreti, aventi uno sguardo a trecentosessanta gradi verso la necessità di implementare quell'approccio integrato citato in precedenza. Certezze reali nei confronti di denunciare queste compenetrazioni sempre maggiori provengono dalla stessa opera:

"[...] Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche - con i consumi e le emissioni che negli ultimi decenni sono aumentati vertiginosamente - non c'è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? [...]"

Davanti a questa domanda sembrano essere moltissime le possibili risposte, in riferimento alla necessità di azione o di inazione. Dietro alle possibili scelte da compiere sembrano nascondersi (non troppo velatamente) problematiche che hanno negli anni contribuito a generare la situazione di bassa dentro cui siamo allo stato attuale incuneati: come poter strutturare un modello economico alternativo capace di salvaguardare gli equilibri e la sostenibilità del pianeta Terra?
Le risposte affidate all'opera in questione sono le stesse che l'autrice ha sperimentato in anni ed anni di lavoro ed intervento territoriale:

"[...] La risposta di Naomi Klein è dirompente: se vogliamo salvarci, l'unica possibilità è mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia, la crescita del PIL come priorità assoluta. E se da anni siamo fermi in un irresponsabile stallo 'perché le azioni che garantirebbero ottime chance di catastrofe rappresentano una minaccia per quell'élite che tiene le redini della nostra economia e del nostro sistema politico', oggi una trasformazione profonda del nostro stile di vita non è più rinviabile - sia nelle grandi politiche industriali sia nelle scelte che coinvolgono tutti noi. 
Perché, che lo vogliamo o no, 'la crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica. E' una questione di sopravvivenza.' [...]"

La questione di sopravvivenza riporta nel concreto tutto quell'insieme di urgenze che ad oggi sono state svilite, sottovalutate o ricondotte alla non azione. L'impossibilità di rendere immediate le procedure di risoluzione di problematiche e conflitti imponenti può solo contribuire a far peggiorare od aggravare la serie di squilibri già esistenti su scala globale.
Vi è, da fondo, la percezione che tutto sia vincolato e sottoposto a cambiamenti importanti e potenzialmente capaci di alterare l'insieme di 'status quo' esistenti:

"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà.  La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico. 
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"

Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur



Il testo in questione cerca quindi di analizzare in maniera strutturale questi problemi e questi approcci, partendo dal presupposto di definire una crisi che appare ormai tanto oggettiva quanto essenziale da circoscrivere o delimitare.
Quanta parte di vittoria o di sconfitta è ancora nelle mani dell'umanità intera?
A lettori ed interessati le complesse risposte.


sabato 27 febbraio 2016

PERCORRENDO UNA STRADA, CERCANDO UNA CONDIZIONE


"[...] Nelle case 
non c'è niente di buono 
appena una porta si chiude 
dietro un uomo.
Succede qualcosa di strano 
non c'è niente da fare 
è fatale quell'uomo 
incomincia a ammuffire. [...]
Ne ho conosciute tante di famiglie, 
la famiglia è più economica e protegge di più. 
Ci si organizza bene, una minestra per tutti, 
tranquillanti aspirine per tutti [...] 
soltanto quattrocento lire per purgare tutta la famiglia, un affare. 
Si caga, in famiglia, si caga bene, lo si fa tutti insieme. [...]
Quell'uomo è pesante 
e passa di moda sul posto 
incomincia a marcire 
a puzzare molto presto. [...]
C'è solo la strada 
su cui puoi contare 
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire 
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case 
le case dove noi ci nascondiamo 
bisogna ritornare nella strada 
nella strada per conoscere chi siamo.
C'è solo la strada su cui puoi contare 
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire 
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case 
e gli angeli non danno appuntamenti 
e anche nelle case più spaziose
non c’è spazio per verifiche e confronti. [...]
Perché il giudizio universale 
non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta dal dolore e dalle bombe. [...]"

mercoledì 24 febbraio 2016

SULLA NECESSITA' DI COMPIERE UNA RIVOLUZIONE VALORIALE

"[...] Noi [...] dobbiamo sottoporci a una rivoluzione radicale nel campo dei valori. Dobbiamo iniziare subito a passare da una 'società orientata alle cose' a una 'società orientata alle persone'. 
Quando le macchine e i computer, le ragioni del profitto e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, è impossibile sconfiggere la gigantesca triade formata dal razzismo, dal materialismo estremo e dal militarismo. [...]"
Martin Luther King Jr., Beyond Vietnam, 1967
cit. da Un salto di civiltà - Appena in tempo per compiere l'impossibile, Una rivoluzione ci salverà, N.Klein, Best Bur

"[...] I Paesi sviluppati hanno creato una crisi globale basata su un sistema di valori sbagliato. Non c'è nessuna ragione per cui dovremmo essere costretti ad accettare una soluzione improntata a quello stesso sistema. [...]" Marlene Moses, 2009
cit. da Un salto di civiltà - Appena in tempo per compiere l'impossibileUna rivoluzione ci salverà, N.Klein, Best Bur


domenica 21 febbraio 2016

INSEGUENDO LE RIFLESSIONI, FRA UMANITA' E (POTERE DI) PENSIERO

"[...] Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a pensare. [...]" (F. De Andrè, att.)

Fonte immagine: Corto Maltese - Il mito letterario del Novecento, 10 febbraio 2016

venerdì 19 febbraio 2016

A PROPOSITO DI DOLORI (RI)CONOSCIUTI, DESCRIVENDO LA VITA


"[...] Ho conosciuto il dolore [...]
e lui mi ha conosciuto: 
siamo amici da sempre, 
io non l’ho mai perduto; 
lui tanto meno [...]
Ho conosciuto il dolore 
e mi è sembrato ridicolo, [...] 
quando gli dico in faccia: 
'Ma a chi vuoi far paura?' 
Ho conosciuto il dolore: 
ed era il figlio malato, 
la ragazza perduta all'orizzonte, 
il sogno strozzato, 
l’indifferenza del mondo alla fame, 
alla povertà, alla vita [...] 
Dio, che non c’era 
e giurava di esserci, [...] 
se giurava, di esserci e non c’era 
ho conosciuto il dolore 
e l’ho preso a colpi di canzoni e parole 
per farlo tremare, 
per farlo impallidire, 
per farlo tornare all'angolo, 
cosi pieno di botte, 
cosi massacrato stordito imballato [...] 
Ho conosciuto il dolore 
e ho avuto pietà di lui, 
della sua solitudine, 
delle sue dita da ragno 
di essere condannato al suo mestiere 
condannato al suo dolore; 
l’ho guardato negli occhi, 
che sono voragini e strappi 
di sogni infranti: respiri interrotti 
ultime stelle di disperati amanti. 
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto - 
[...] Ti vuoi sedere? [...] 
ascoltami [...] e non fiatare! [...] 
Hai fatto di tutto 
per disarmarmi la vita 
e non [...] puoi sapere 
che mi passi come un'ombra sottile sfiorente [...]
Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno 
una di quelle notti che assomigliano a un giorno [...]"
(Ho conosciuto il dolore, R.Vecchioni, cit.)


mercoledì 17 febbraio 2016

"NO LOGO", (RI)LEGGENDO LE CRITICHE AL CONSUMISMO

Effettuare una full immersion in un libro uscito più di qualche anno fa può aiutare molto a riflettere sui passi in avanti (od all'indietro) compiuti dal mondo e dall'umanità nel corso del tempo.
Le critiche da muovere ai modelli economici esistenti ed alle teorie consumistiche che hanno gestito le coordinate di sviluppo possono (e devono) essere sostanziali, motivate ed illustrate alla luce di una serie di situazioni che sembrano non poter reggere più. In alcun modo.
Dalla lettura il più approfondita possibile di un'opera capace di attaccare (in maniera consapevole) sia modelli che pregiudizi economici può successivamente essere lecito intraprendere una specifica disamina di varie situazioni: quanto è stato confermato o smentito dall'incedere dei fatti e dallo scorrere del tempo? Quante conferme e smentite ci sono state relativamente a critiche, argomentazioni e supposizioni svolte?
A queste e molte altre domande può essere possibile rispondere, confrontando il passato letterario con i fatti realizzatisi nel presente reale. Tali ragionamenti possono essere applicati alla lettura critica del libro di Naomi Klein, intitolato "No Logo" e pubblicato da Bur Editore.
I contenuti dell'opera sono riportati esplicitamente nel seguito della trattazione:

"[...] Il mondo è nelle mani delle multinazionali, che hanno creato bisogni e miti di cui, per decenni, siamo stati schiavi. Ma lo sforzo dei grandi colossi per rendere omogenee le nostre comunità e monopolizzare il linguaggio condiviso ha generato una forte ondata di resistenza, testimoniata da diverse proposte. Dallo sfruttamento nelle fabbriche dell'Indonesia e delle Filippine, in cui viene calpestato ogni diritto umano, ai centri commerciali propagatori di life-style del Nord America, fino alle campagne [...] di attivisti, manifestanti e hacker, Naomi Klein spiega e analizza le ragioni della contestazione e le contraddizioni dell'economia globale.
No Logo, definito la Bibbia del movimento no-global, racconta una storia di ribellione e autodeterminazione nei confronti dello strapotere dei marchi, proponendo un'analisi socio-economica alternativa alle tesi neo-liberiste osannate per anni. [...]"

Risulta quindi essenziale, dalla lettura e dalla disamina di situazioni e vicende passate, effettuare un confronto con gli sviluppi maturati di alcune fra le vicende descritte. Quali possono essere state le sorti maturate dai percorsi di ribellione ed autodeterminazione che hanno contraddistinto le sfide principali definite dall'autrice nel corso dello svolgimento narrativo?
Quali progressi si sono verificati nei confronti delle forme di resistenza e resilienza ai diritti umani calpestati e descritti dall'autrice nel dipanarsi dell'opera? In quali modalità ha continuato a proliferare e strutturarsi la 'rete di marchi' enormemente sviluppata dall'autrice stessa nel corso dell'opera?
I contenuti da analizzare e (ri)attualizzare sono molteplici, rispetto al tempo trascorso dalla prima edizione. Le tematiche affrontate nel corso dell'opera sono molteplici e, pertanto, meritevoli di osservazioni specifiche rispetto a quanto è successo nel corso degli anni:

  • Storia ed evoluzione dei marchi e del loro sviluppo nel corso del tempo;
  • Evoluzioni e necessità maturate nel mondo giovanile in rapporto alle esigenze di marketing ed esigenze promozionali su più riprese;
  • Creazione di 'utopie' e giganti commerciali, generati a seguito di fusioni e costruzione di sinergie fra marchi di minore rilevanza;
  • Storie di disprezzo e di svalutazione della dimensione umana in rapporto alle metodologie produttive costruite nell'era dei super-marchi;
  • Involuzioni e variazioni dei principi di retribuzione della manodopera umana, rispetto al variare di dinamiche e di meccanismi precedenti alla crisi economico-finanziaria generatesi successivamente alla pubblicazione dell'opera stessa; 
  • Forme di attivismo anti-aziendale ed anti-marchio, sviluppatesi all'ombra di proteste e movimenti diffusi endemicamente nelle società mondiali;
  • Politiche e provvedimenti assunti sia da Governi che da movimenti locali, costretti a gettarsi nella mischia per 'pesarsi' e per (cercare di) valere qualcosa in termini di coesione;
  • Limiti specifici delle strategie anti-marchio.
Sullo sfondo rimangono doverose battaglie, capaci di strutturarsi in termini specifici per contrapporre forme di civismo critico a metodi di consumismo esasperato e capace di debilitare anche pesantemente la società intera. Risulta necessario impostare il più coerentemente possibile una lotta per i beni comuni, nel tentativo (fra l'esasperato e l'utopistico?) di salvaguardare forme ed idee di società differenti rispetto al pietoso status quo passato ed attuale.
L'epilogo dell'opera si proponeva di costruire un percorso che cercasse di fare il possibile per andare oltre i simboli, costruendo una società maggiormente consapevole delle proprie possibilità di (dis)intermediazione e capacità interpretative dei bisogni umani. 
Quanto di quell'epilogo è stato realizzato, a distanza di anni? Quante di quelle speranze sono state tradite o vanificate da una resa utopistica forse mal pe(n)sata ai tempi della prima pubblicazione? 
Quanto di quel mondo si è prepotentemente modificato, facendo anche peggiorare quel che già esisteva in termini di marketing e propaganda? Ai lettori il compito di formulare ipotesi successive, sentenze specifiche ed ardue risposte.





martedì 16 febbraio 2016

CITAZIONI IN LIBERTA', FRA OMOLOGAZIONI E NATURE UMANE

"[...] Il conformista/ è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta [...] 
ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa/ è un concentrato di opinioni/ 
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani. [...] 
quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire [...] 
si adegua senza farci caso/ e vive nel suo paradiso./ 
Il conformista/ è un uomo a tutto tondo che si muove/ 
senza consistenza [...] s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza/ 
è un animale assai comune/ che vive di parole da conversazione. [...]"
(Il conformista, G.Gaber, cit.)

"[...] Avrete notato che ognuno di voi si muove con la sua particolare andatura. 
Per esempio Pitts, se la prende comoda, tanto [...] arriverà. 
Invece Cameron sta pensando 'Andrà bene? Forse si, ma sì, certo, certo. O forse no, chi lo sa?' 
E il nostro Overstreet è mosso da profonda passione. 
Lo sappiamo tutti, non è vero? 
Ma non li ho fatti marciare per deriderli, li ho fatti marciare per illustrare la questione del conformismo, la difficoltà di mantenere le proprie convinzioni di fronte agli altri. 
Alcuni di voi hanno l'aria di pensare: 'Ah, io avrei marciato diversamente!'. 
Allora chiedetevi: perché battevate le mani? 
Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, 
anche se ad altri sembrano strani e impopolari, 
anche se il gregge può dire 'Non è bene'. 
Come ha detto Frost: 'Due strade trovai nel bosco e io, | 
io scelsi quella meno battuta. | Ed è per questo che sono diverso'. 
Voglio che troviate la vostra camminata adesso, 
il vostro modo di correre e passeggiare, in ogni direzione, 
comunque vogliate, che sia fiero o che sia sciocco, sta a voi. [...]"
(L'attimo fuggente, cit.)

"[...] Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria/ 
col suo marchio [...] di speciale disperazione/ 
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi/ 
per consegnare alla morte una goccia di splendore/ 
di umanità di verità. [...]" 
(Smisurata preghiera, F.De André, cit.)

Fonte immagine: vocidallastrada.com


lunedì 15 febbraio 2016

SU LETTURE E SOLITUDINI (ARGINABILI)

"[...] Per dare un po' di luce alla solitudine e amaro scacco alle incertezze piccole-grandi di ogni giorno. Là dove entra un libro, o si ascolta una voce, esce rapido un cattivo pensiero. 
E la nebbia della noia è soffocata o spazzata via dal vento di una buona sorpresa; e i luoghi sembrano popolarsi di gente amica.
Nessuno è mai solo con un libro in mano. [...]"
Fonte: R.Roversi da il manifesto di "Ad alta voce "

Fonte immagine: agoraterapia.it

sabato 13 febbraio 2016

CONSIDERAZIONI SU UOMINI, SENTIMENTI E MODELLI DA SEGUIRE...CITANDO GIORGIO GABER

"[...] L'uomo che sto seguendo 
ha l'aspetto di un uomo medio, direi banale 
non sa bene che cosa cerca e che cosa vuole
si addormenta intontito e si alza senza soffrire [...] 
L'uomo che sto seguendo 
non ha la forza per un dolore vero 
è troppo inerte [...]
l'uomo che sto seguendo è un uomo sincero [...]
per distinguere il falso e il vero basta poco 
[...] un vero sentimento 
per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo. 
L'uomo che sto seguendo 
ha l'aspetto di un uomo onesto, direi perbene
ma è colpevole di gesti inutili e di omissione 
la sua vita gli passa sopra [...]
l'uomo che sto seguendo è un uomo normale [...] 
per difendere quel mistero che era l'uomo [...] 
per ridare un senso alle cose non puoi fare a meno 
di un sentimento. [...]"


mercoledì 10 febbraio 2016

CERCANDO, FRA IDEE E FELICITA'...


"[...] La felicità, nonostante la pubblicità vi illuda, non ci viene dall'ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di 'prodotti', ma da uno straccio di 'relazione in più'. [...]"
(U.Galimberti, att.)

lunedì 8 febbraio 2016

"INNOVATORI", SUL COME PENSARE PER (PROVARE A) CAMBIARE IL MONDO

Come pensa chi (cerca di) cambia(re) il mondo?
Attraverso quali passi si cerca di sperimentare, innovare e migliorare il bagaglio di esperienze a disposizione del genere umano? Quali sono e saranno, nella storia, le armi da poter impiegare per ottemperare alla necessità di migliorare le esistenze degli esseri umani?
Per rispondere a queste domande rischia di essere alquanto complicato tracciare un quadro univoco e monocorde delle tematiche afferenti a mente umana ed innovazione, proprio perché sono molte le variabili che interferiscono con realtà quali (quelle costituite da) progresso e ricerca: tempi storici, opportunità da cogliere, formazione ed aggiornamento continuativo, protagonisti e professionisti dei settori interessati, [...].
Tracciare un quadro dell'innovazione e dell'innovatore medio rischia di essere, quindi, un percorso altamente complesso da inquadrare ed esaurire con competenze adeguate.
Una delle questioni più interessanti e complesse al tempo stesso potrebbe essere quella di definire, in termini specifici, il rapporto che intercorre fra realtà innovative ed autori della stessa innovazione: attraverso quali 'passi' una singola mente può arrivare all'elaborazione di un progetto capace di aprire nuova breccia nei campi di ricerca e sviluppo? Quali dinamiche potrebbero regolare invece il lavoro di gruppo, qualora si cerchi di osservare all'eventuale apporto collettivo che una precisa realtà può fornire? Si potrebbe anche ridefinire il potere dell'innovazione in rapporto all'incedere della storia: quanti e quali sono stati i profili ed i potenziali di novità frenati da epoche storiche e/o da decisioni avventate? Le risposte a queste domande sono potenzialmente infinite, per una lunghissima serie di motivazioni e ragioni difficili da sintetizzare adeguatamente.
Può comunque essere fornita una panoramica delle situazioni, delle dinamiche e delle specifiche che hanno contribuito a regolare negli anni i processi di innovazione e di gestione della novità.
Elementi essenziali di questo insieme di realtà possono essere rintracciate nell'opera "Innnovatori - Come pensano le persone che cambiano il mondo (Breve storia del futuro)", scritto da Massimo Temporelli e pubblicato da Microscopi - Hoepli.
La peculiarità afferente al mettere in rete le vite di molti inventori con altrettante prospettive storiche formate dal susseguirsi di epoche anche contraddittorie è lo scopo fondamentale di un'opera che si prefigge lo scopo di fornire qualche linea guida per comprendere come abbiano ragionato volti e protagonisti di passi importanti. Traccia simile di tale impronta è definita esplicitamente nella stessa opera in questione, attingendo alla prefazione specifica fatta da Alex Bellini:

"[...] Leggere il libro sugli innovatori [...] è un po' come leggerne uno su esploratori e avventurieri. [...] Nella personalità di queste due categorie di uomini trovo caratteristiche molto simili: coraggio, intuito, egoismo, disciplina, competenze pratiche, fervida immaginazione e capacità di pensare obliquamente. E' come se queste due tipologie di uomini, innovatori ed esploratori, abitanti oggi di due pianeti distinti e separati, avessero avuto, all'origine, gli stessi progenitori [...]"

Sono state anche (o soprattutto?) le componenti sopra citate a diventare fonte esclusiva di produzione e generazione di valore, attingendo ai 'bagagli' culturali ed esperienziali di uomini che hanno contribuito a (far) compiere passi straordinariamente pe(n)santi all'umanità intera.
Quali sono invece le ragioni che fanno sì che la spinta innovatrice e sperimentatrice dell'umanità intera non si sia ancora arrestata? E' la stessa prefazione a fornire qualche possibile risposta che sarà sviluppata ed articolata nel dipanarsi della trama e della documentazione tecnica:

"[...] Si esplora per passione, per denaro, per fama, per riconoscimento , ma mi piace pensare che la spinta verso l'esplorazione sia una modificazione genetica, importante per lo sviluppo e la sopravvivenza della specie. [...]"

L'opportunità di cogliere le potenzialità di miglioramento e progresso della specie umana è un'occasione che non dovrebbe essere persa o gettata al vento.
In alcun modo, proprio in virtù del fatto che combattere per cambiare e migliorare le condizioni degli esseri umani è essenziale muoversi ed ascoltare specialmente le voci di quanti sono riusciti ad innovare in maniera prepotente i vari e desolanti status quo che si sono susseguiti nel corso della storia. I capitoli di analisi e di specifica declinazione di tematiche tanto complesse sono articolate su 'blocchi' di capitoli sostanziali ed essenziali:
  • Prospettive e declinazione degli eroi dell'innovazione;
  • Età anagrafica (e di prospettiva) degli innovatori, in relazione alle varie epoche storiche di appartenenza; 
  • Esplorazioni ed errori compiuti in chiave storico-progettuale, con regole dell'innovazione da definire per far progredire le consapevolezze di lettori o semplici interessati;
  • Caratteristiche degli innovatori in relazione alle epoche storiche di appartenenza, adoperandosi per incrociare prospettive di sviluppo con limiti dettati da (inevitabili?) contingenze esterne; 
  • Progettisti di Stato ed innovatori di rilievo collettivo;
  • Progetti e volti riconducibili a figure specifiche di inventori imprenditori, aventi maggior potere anche economico in sede di trattativa ed elaborazione di novità;
  • Relazioni che intercorrono fra prospettive di ricerca e modernità, concretizzando l'affermarsi di centri R&D accanto a figure maggiormente contemporanee di innovatori-sperimentatori.
La scelta di arrendersi o di avanzare nel gioco storico è un passo essenziale che deve (o può) essere compiuto ed organizzato da pensate e progetti decisivi degli innovatori.
Ai lettori le ardue sentenze, con le giuste dosi di consapevolezza e caparbietà necessarie per muoversi nella direzione di anticipare (o almeno direzionare correttamente) i cambiamenti. 

"[...] Le biografie degli innovatori hanno questo potere incredibile: muovono la storia, la accelerano, la rendono più ricca, in tutti i sensi. E' [...] un nostro dovere continuare a raccontarle ed è un privilegio poterle leggere o anche semplicemente sentirle raccontare. [...]"
Fonte: Introduzione - Gli eroi dell'innovazione, "Innovatori - Come pensano le persone che cambiano il mondo (Breve storia del futuro)", Microscopi Hoepli


Fonte immagine: hoepli.it

domenica 7 febbraio 2016

CONSIDERAZIONI FRA SPAZIO, DISTANZE ED UMANE RIFLESSIONI...CON SINCERITA'

"[...] Nello spazio esterno sviluppi una consapevolezza globale istantanea, un orientamento verso le persone, un'intensa insoddisfazione per lo stato del mondo, e senti in dovere di fare qualcosa in proposito. Da là fuori, sulla Luna, la politica internazionale sembra così meschina. 
Ti viene voglia di prendere per la collottola un politico, trascinarlo lontano quattrocentomila chilometri e dirgli: 'Guardati intorno, stron.o'. [...]" 
(Edgar Mitchell, cit.)

Fonte immagine: "I fucking love science", 
Pagina Facebook, 6/02/2016

venerdì 5 febbraio 2016

CADERE GIU', FRA NUVOLE E VITA...


"[...] Da piccolo, fermando la ruota del luna-park 
bloccavo il mondo [...] 
Anno dopo anno [...] ho imparato anch'io [...]
Potevo incularmi le nuvole 
sputare da lassù 
invece di provare a fare il geometra. 
Adesso no 
rimango coi piedi sul limite di questo 
mondo [...] in bilico [...] se scivolo e cado giù. [...]
Vertigine, volando al ritmo degli angeli [...] 
è vivere succhiando la vita dagli angoli. [...]"

mercoledì 3 febbraio 2016

FRA LETTORI, LETTURE...ED UMANE AMBIZIONI

"[...] Il lettore vuole lasciarsi incidere da quello che legge, 
conservare un graffio nella memoria che gli permetta un giorno di mostrare la sua conoscenza attraverso un nome, un titolo, un personaggio. [...]"
(Impressioni di un lettore spettatore, Erri De Luca, att.)

"Il libraio", Giuseppe Arcimboldo

martedì 2 febbraio 2016

FRA SCONTRI, (PERDITE DI) TEMPO E (RISCHIO DI) SCONFITTE...A PROPOSITO DI CAMBIAMENTO CLIMATICO

"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. 
Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà. 
La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico. 
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"

Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur

Fonte immagine: "Cambiamento climatico, sfuggita la bozza dell'Ipcc", daily.wired.it


lunedì 1 febbraio 2016

"BUCHI NERI E SALTI TEMPORALI", ESPLORANDO RICERCHE NELLA STORIA DELLA SCIENZA...

Quanto è conosciuto e quanto ancora è da scoprire dello spazio?
Esistono metodi e piani di ricerca non ancora sfiorati dalle armi che la scienza (cerca di) mette(re) a disposizione dell'essere umano e della sua sete di conoscenza?
Le informazioni e le nozioni in materia di astronomia, fisica, scienza e matematica possono diventare enormemente complicate, qualora si cerchi di approfondire con occhio critico certi fenomeni.
Uno fra gli obiettivi principali di chi (cerca di) fa(re) ricerca nel campo dell'infinitamente grande dovrà essere quello di saper divulgare al meglio possibile le scoperte fatte; quanta cultura può servire per descrivere i moti di un pianeta? Quante nozioni potrebbero servire per costruire modelli fisico-matematici capaci di descrivere al meglio possibile fenomeni e realtà 'celesti' estremamente complesse? A prescindere da queste domande i concetti chiave per rendere diffuse ed estese nozioni tanto approfondite dovrebbero essere pochi, prioritari ed essenziali: capacità di divulgazione, consapevolezza di astrazione, voglia di approfondimento, curiosità, caparbietà, conoscenza delle realtà fisico-matematiche esistenti.
E' da questi punti che si diparte il 'campo semantico' a cui può essere ricondotto il 'fare' ricerca; da questi punti è possibile arrivare ad un'altra infinita marea di dimensioni, piani e specifiche progettualità che riescono ad intersecarsi le une con le altre.
Fra i "punti" dello spazio che riescono a suscitare maggior curiosità ed inquietudine vi sono i cosiddetti buchi neri. Le teorie che si nascondono dietro a questi fenomeni sono le più disparate, proprio perché sono ancora oggi moltissime le domande che si nascondono dietro a queste 'realtà' immerse fra spazio ed oscurità.
In che cosa consiste quella cosa che viene chiamata 'singolarità'?
Quali leggi fisico-matematiche potrebbero riuscire a governarne nel dettaglio movimenti, esistenza e 'dinamiche' di azione? Cosa potrebbe accadere ad un essere umano qualora dovesse essere posto a 'contatto' con un buco nero? Da che punto potrebbe dipanarsi il cosiddetto 'orizzonte degli eventi'?
Le possibili domande legate a questa tematica sono pressoché infinite.
Potrebbe essere altrettanto infinito il campo che la ricerca e lo sviluppo scientifico hanno davanti nel cercare di descrivere questi fenomeni immersi nel profondo dello spazio-tempo?
La scienza che si articola dietro ai 'buchi neri' è come 'figlia' di storie e di uomini che si sono susseguiti nel corso degli anni e dei secoli, contribuendo in maniera decisiva alla definizione di un nuovo orizzonte scientifico con il quale poter guardare verso l'infinitamente grande.
E' su questa dimensione che si muove l'opera "Buchi neri e salti temporali - L'eredità di Einstein", scritto da Kip Thorne e risalente in prima edizione all'anno 1994.
Nonostante sia passato del tempo da scrittura e pubblicazione, il punto più interessante del testo rimane intatto e risiede nella divulgazione storica che si è mossa sul fronte della ricerca per quanto riguarda la realtà dei buchi neri.
La trama del testo si articola mediante traguardi, risultati raggiunti, errori conseguiti ed esperimenti andati a male. E' possibile desumere quanto segue, attingendo dalla medesima opera in questione:

"[...] Kip Thorne racconta le scoperte e le false piste della ricerca sui buchi neri, da Einstein a Hawking, esamina le conseguenze della teoria dello spazio curvo e le possibilità offerte dalla fisica di quanti, fino a prendere in esame l'ipotesi dei wormholes, ovvero le scorciatoie che permetterebbero di viaggiare da un punto all'altro più rapidamente della luce. [...]
'Buchi neri e salti temporali' dimostra la sorprendente capacità della mente umana di sondare le complessità dell'Universo e di rivelare l'intima semplicità, l'eleganza e la [...] bellezza delle leggi fondamentali che lo governano. Il libro [...] contiene un glossario, delle note di approfondimento, una cronologia sintetica e un'ampia bibliografia. [...]"

Si dipanano, da questo punto, storie di uomini, di esperimenti e di ricerche.
Le opportunità di conoscenza e di esperienza nei confronti di una tematica tanto complessa ed 'in divenire' sono definite e sviluppate entro capitoli specifici, al fine di non disperdere un capitale di informazioni che risulta già incredibilmente lungo di per sé. Le ragioni che hanno portato l'autore alla scrittura di un testo tanto approfondito sono riportate da Stephen Hawking nella 'Prefazione':

"[...] Questo libro tratta di una rivoluzione della nostra concezione dello spazio e del tempo, e delle sue notevoli conseguenze, alcune delle quali devono ancora essere chiarite. 
E' anche il racconto affascinante [...] degli sforzi compiuti e dei successi ottenuti nel tentativo di comprendere quelli che sono probabilmente gli oggetti più misteriosi dell'Universo, i buchi neri. 
[...] C'è molto che ancora non sappiamo, come ad esempio cosa accade agli oggetti e alle informazioni che cadono in un buco nero. Riemergono da qualche parte nell'Universo, o in un altro Universo? E possiamo deformare lo spazio e il tempo così tanto da viaggiare indietro nel tempo?
Queste domande fanno parte del nostro attuale cammino verso la comprensione dell'Universo. 
Forse qualcuno tornerà indietro dal futuro e ci darà le risposte. [...]"

La necessità di avere risposte su argomenti tanto complessi è una specifica essenziale a cui poter (cercare di) arrivare mediante un capillare lavoro di ricerca ed approfondimento di tematiche simili.
Le parole chiave che l'autore sviluppa nel dipanarsi della trama sono afferenti ed estese a campi anche lontani l'uno dall'altro. I contenuti principali sono riportati nel seguito: relatività e deformazione dello spazio-tempo, scoperta e corsi storici legati ai buchi neri, ricerca e percorsi scientifici legati a progetti intrapresi su tali contenuti, tesi al confine fra filosofia e scienza riguardo agli stessi buchi neri.
L'interesse specifico nei confronti di argomenti simili è esposto dallo stesso autore nel prologo di un'opera tanto imponente:

"[...] Di tutte le cose concepite dalla mente umana [...] la più fantastica è forse il buco nero: un buco nello spazio con un margine definito in cui tutto può cadere dentro e dal quale non può fuoriuscire nulla; un buco con una forza gravitazionale talmente potente da catturare e tenere in pugno perfino la luce; un buco che curva lo spazio e deforma il tempo. [...]
i buchi neri sembrano appartenere più al mondo della fantascienza e dei miti antichi che a quello dell'Universo reale. Ciononostante, leggi della fisica accuratamente verificate ne predicono con certezza l'esistenza. Solo nella nostra galassia potrebbero essercene milioni, ma la loro oscurità li nasconde alla vista. [...]"

Le curiosità nei confronti di realtà tanto complesse potrebbero essere, non solo per gli addetti ai lavori, degne sicuramente di nota ed approfondimento. A lettori ed interessati le ardue sentenze.
Le premesse dello stesso autore possono sicuramente aiutare nell'elaborazione di consapevolezze necessarie ad assimilare (al meglio possibile) un argomento tanto esteso:

"[...] Per trent'anni ho preso parte a una grande ricerca: una ricerca volta a comprendere l'eredità lasciata da Albert Einstein alle generazioni future, la teoria della relatività e le sue previsioni sull'Universo, e a scoprire dove e in che modo la relatività non funzioni e cosa ne prenda il posto. 
Questa ricerca mi ha condotto attraverso labirinti di oggetti esotici: buchi neri, nane bianche, stelle di neutroni, singolarità, onde gravitazionali, cunicoli temporali, deformazioni temporali e macchine del tempo. [...] La ricerca mi ha fatto vedere in che modo lavorano le menti degli scienziati e le enormi differenze che esistono tra una mente e l'altra [...] e perché occorrano molti tipi diversi di scienziati per dare sostanza alla nostra comprensione dell'Universo. 
La nostra ricerca [...] mi ha aiutato ad apprezzare il carattere internazionale della scienza, i diversi modi in cui l'impresa scientifica è organizzata in società diverse e l'interconnessione della scienza con le tendenze politiche [...]"