venerdì 19 febbraio 2016

A PROPOSITO DI DOLORI (RI)CONOSCIUTI, DESCRIVENDO LA VITA


"[...] Ho conosciuto il dolore [...]
e lui mi ha conosciuto: 
siamo amici da sempre, 
io non l’ho mai perduto; 
lui tanto meno [...]
Ho conosciuto il dolore 
e mi è sembrato ridicolo, [...] 
quando gli dico in faccia: 
'Ma a chi vuoi far paura?' 
Ho conosciuto il dolore: 
ed era il figlio malato, 
la ragazza perduta all'orizzonte, 
il sogno strozzato, 
l’indifferenza del mondo alla fame, 
alla povertà, alla vita [...] 
Dio, che non c’era 
e giurava di esserci, [...] 
se giurava, di esserci e non c’era 
ho conosciuto il dolore 
e l’ho preso a colpi di canzoni e parole 
per farlo tremare, 
per farlo impallidire, 
per farlo tornare all'angolo, 
cosi pieno di botte, 
cosi massacrato stordito imballato [...] 
Ho conosciuto il dolore 
e ho avuto pietà di lui, 
della sua solitudine, 
delle sue dita da ragno 
di essere condannato al suo mestiere 
condannato al suo dolore; 
l’ho guardato negli occhi, 
che sono voragini e strappi 
di sogni infranti: respiri interrotti 
ultime stelle di disperati amanti. 
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto - 
[...] Ti vuoi sedere? [...] 
ascoltami [...] e non fiatare! [...] 
Hai fatto di tutto 
per disarmarmi la vita 
e non [...] puoi sapere 
che mi passi come un'ombra sottile sfiorente [...]
Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno 
una di quelle notti che assomigliano a un giorno [...]"
(Ho conosciuto il dolore, R.Vecchioni, cit.)


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