mercoledì 29 luglio 2015

FRA ESSERE UMANO E PUBBLICITARIE (IN)CERTEZZE...


"[...] La pubblicità unisce sempre l'inutile al dilettevole. [...]" 
(E.Flaiano, att.)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che [...] possediamo, e che magari [...] svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]"
(U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

martedì 28 luglio 2015

PERDERSI PER (CERCARE DI) RITROVARSI, FRA VOLTI E MASCHERE...


"[...] Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita 
incontrerai tante maschere e pochi volti. [...]" 
(L.Pirandello, Uno, nessuno e centomilaatt.)

domenica 26 luglio 2015

CERCANDO PIANETI SIMILI ALLA TERRA...IN UN UNIVERSO STERMINATO E COMPLICATO

Quanti pianeti potrebbero esserci nell'Universo intero simili alla Terra?
Siamo davvero dispersi ed isolati su una piccol(issim)a astronave o c'è qualche altro luogo che potrebbe essere teoricamente abitabile e vivibile da parte della specie umana e/o anche da altre specie ad oggi non ancora conosciute?
La grandezza estrema del nostro Universo potrebbe finire per qualificare l'umanità come una sorta di estrema appendice, qualificandola in una posizione dalla quale potrebbe essere possibile studiare l'Universo senza però potersi spostare per grandi 'tratte'.
Su alcune domande simili a queste e su alcuni temi vicini a quelli affrontati l'umanità può venire periodicamente 'chiamata' a ragionare, anche in virtù di quei desideri di scoperta e curiosità che ne hanno contraddistinto per molti tratti sia l'operare che l'incedere in molte epoche storiche.
Quali caratteristiche dovrebbe soddisfare un eventuale pianeta, simile magari a quelli scoperti od individuati nell'intero Universo fino ad ora, per essere consapevolmente definito come assimilabile al pianeta Terra? A questa domanda è possibile ricondursi, tenendo presenti ed esaminando specialmente le cronache recenti che hanno inquadrato la possibilità di scoperta di un altro pianeta simile a quello terrestre.
Nel rispondere a questa domanda è possibile ricondursi a quanto descritto dall'astrofisico e ricercatore Amedeo Balbi, internamente all'articolo "Bella scoperta" pubblicato sul sito de Il Post.
Secondo l'autore, infatti, l'aver identificato un pianeta simile alla Terra non dovrebbe trarre in inganno riguardo alla natura dello stesso fatto trovato. Citando l'articolo in questione, è infatti possibile affermare quanto riportato nel seguito:

"[...] cosa rende la Terra la Terra? [...] il fatto di trovarsi a una distanza dal Sole tale da non essere né troppo calda né troppo fredda [...] nella cosiddetta 'zona abitabile' [...] che [...] per gli astrofisici implica solo la possibilità che l’acqua possa trovarsi allo stato liquido alla pressione della nostra atmosfera [...]. Poi le sue dimensioni, la sua massa, un’atmosfera con una certa composizione e pressione, e tutta una serie di altri fattori secondari [...] un’orbita non troppo eccentrica, un asse di rotazione stabile, la presenza di un campo magnetico [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Alterando uno qualunque di questi fattori, seppur citati in condizioni estremamente semplificate, ciò che è definibile come pianeta Terra smetterebbe di esserlo quasi sicuramente.
Non sembrano bastare dunque le semplici dimensioni a rendere la Terra quel che è, sia in termini fisici che sostanziali; vi è nel sistema solare un pianeta che solo dimensionalmente le somiglia molto, seppur essendo sostanzialmente inospitale in termini reali ed impossibilitato ad ospitare la vita nella versione conosciuta e familiare per l'essere umano. Tale pianeta è Venere, le cui condizioni reali sono da sempre rilevate come assai inospitali con temperature che possono superare i 400°C.
La ricerca di pianeti simili alla Terra sembra quindi essere una questione da affiancare, contemporaneamente, alla ricerca di pianeti idonei ad ospitare la vita quale è quella abitualmente intesa per la specie umana. Tale discorso risulta essere chiarificato in maniera completa dallo stesso Amedeo Balbi nell'articolo già citato in precedenza:

"[...] la ricerca di un pianeta con caratteristiche simili al nostro è un processo che dovrà avvenire per gradi [...]. Nel caso del pianeta annunciato da Kepler, conosciamo il raggio (simile a quello terrestre) e sappiamo che si trova alla 'giusta' distanza dalla stella [...]. Manca tutto il resto [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Servirà quindi conoscere una lunga serie di parametri e condizioni specifiche per inquadrare un pianeta capace di avere condizioni di abitabilità e vita in tutto e per tutto identiche a quelle esplicative della nostra piccola e sperduta astronave Terra.
La perfetta conoscenza dell'atmosfera dovrà essere una condizione essenziale per determinare le probabilità di esistenza di vita o no, similmente a quanto esplicato dall'articolo "Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", pubblicato da Anna Lisa Bonfranceschi sul sito di Wired.
Nel rispondere a questa questione, infatti, risulta prioritario cercare di fare luce piena o almeno maggiore rispetto allo status quo attuale su una serie di parametri quali quelli riportati nel seguito:


  • Densità caratteristica;
  • Forza di gravità esistente;
  • Natura e caratteristiche dell'atmosfera;
  • Valori abituali di pressione planetaria;
  • Eventuali fattori che potrebbero comprometterne l'eventuale abitabilità.
Si aprirebbero poi eventuali dispute legate alla presenza o meno di acqua, condizione essenziale e prioritaria per l'innesco di possibilità tanto estremamente future quanto largamente futuribili per l'innesco di condizioni favorevoli alla vita umana. 
Dagli elementi emersi sino ad ora è possibile definire, dunque, una lunghissima serie di fattori che possono rendere solo potenziale la presenza effettiva di pianeti simili alla Terra in cui possano essere presenti forme di vita. Quali sono i passi che la scienza è solita compiere per (cercare/sperare di) individuare pianeti simili al nostro nella sterminata grandezza di un Universo ancora largamente sconosciuto? A questa domanda può rispondere il più sinteticamente possibile l'articolo "C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa" pubblicato sul sito internet del quotidiano La Stampa
Se ne riporta, a tal proposito, un frammento nel seguito:

"[...] Come si fa a capire che si è scoperto davvero un pianeta extrasolare?  

Con tecniche fotometriche e spettroscopiche assai sofisticate. Questi apparati vengono puntati verso una stella, tra le molte della regioni galattiche che si intende esplorare; quando uno di questi corpi passa davanti alla stella [...] è già la prova importante che il pianeta esiste. Poi, ulteriori e dettagliate analisi da parte degli scienziati a Terra, ne danno conferma o meno. [...]"
(Fonte: C'è vita? Ci andremo mai?, A. Lo Campo, La Stampa)

L'altro passo importante per la ricerca di pianeti simili alla nostra piccola astronave Terra riguarderà, appunto, la possibilità di svolgere analisi approfondite riguardo ad una questione che un domani ancora remoto potrebbe rivelarsi di sostanziale importanza per l'intero pianeta Terra. 

Per saperne di più: 

"Bella scoperta", A.Balbi, Il Post
(http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2015/07/23/pianeta-terra-kepler/)

"Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", A.L.Bonfranceschi, Wired.it
(http://www.wired.it/scienza/spazio/2015/07/24/perche-kepler-452b-non-gemello-terra/)

"C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa", A.Lo Campo, La Stampa
(http://www.lastampa.it/2015/07/24/scienza/c-vita-ci-andremo-mai-domande-e-risposte-sullaltra-terra-scoperta-dal-satellite-della-nasa-eK2BRceHCdbbtXnS9Kv2eL/pagina.html)



venerdì 24 luglio 2015

FRA TEMPO ED EMOZIONI, IN MUSICA...


"[...] L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. 
Così il tempo presente. [...]"
(L. Da Vinci, Codice Trivulziano, att.)


mercoledì 22 luglio 2015

FRA SCRITTURA E PARTENZE, PER CITAZIONI...

"[...] L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. [...]" (I.Calvino, Il cavaliere inesistente, cit.)



domenica 19 luglio 2015

"NOTIZIE CHE NON LO ERANO", COME EVITARE LA CATTIVA INFORMAZIONE?

Quanto peso può rivestire l'informazione in un contesto complesso ed intriso di problemi socio-economici di rilevante impronta quale è, ad esempio, quello italiano?
Quali potrebbero essere i doveri di chi cerca di attuare correttamente il mestiere di informare, raccontando e diffondendo notizie le cui dosi di inaffidabilità dovrebbero essere il più possibile contenute e ridotte? Quali passi sbagliati può (far) compiere chi, contravvenendo al proprio ruolo, finisce per disinformare e quindi depauperare una società delle proprie opportunità di conoscenza e consapevolezza di ciò che accade?
Anche a queste domande cerca di rispondere il libro "Notizie che non lo erano - Perché certe storie sono troppo belle per essere vere", scritto da Luca Sofri ed edito da Rizzoli.
Le finalità dell'opera risultano essere estremamente chiare sin dalle prime righe:

"[...] Se il nostro Paese fosse proprio come ce lo raccontano i giornali, l'Italia sarebbe un posto molto più strano di quanto già non si creda. Infatti, stando a quello che negli ultimi anni hanno affermato le più rinomate fonti di informazione, gli italiani dovrebbero essere un popolo composto da una marea di analfabeti (sei milioni), da un esercito di persone sotto ipnosi a fini terapeutici (otto milioni) e da una sorprendente percentuale di donne ossessionate dall'idea di portarsi a letto un arbitro. Non serve avere un gran fiuto per rendersi conto che si tratta di invenzioni. [...]
Eppure queste storie, insieme a tante altre altrettanto inventate, sono state spacciate per vere da testate che dovrebbero avere la nostra fiducia. Con l'arrivo di internet, i giornalisti di tutto il mondo si sono dovuti abituare al confronto con lettori che possono mettere in dubbio, contestare o [...] smentire le loro affermazioni. Il mito del web come fucina di leggende metropolitane va ribaltato: oggi la rete testa la veridicità delle notizie, mentre i falsi giornalistici sono quasi sempre il risultato di errori o leggerezze compiuti dai media tradizionali, che hanno ormai rinunciato al ruolo di filtro e alla propria funzione di controllo. [...]"

Il compito più grande ed importante di giornalismo ed informazione dovrebbe quindi essere quello di costruire e definire un percorso attento con il quale (cercare di) educare la società, adoperandosi per migliorare consapevolezze e percezioni dei cittadini nei confronti della stessa res publica.
Quando questo compito non viene svolto in maniera esaustiva ed esauriente, quali sono le fasce della società a farne per prime le spese? La risposta a questa domanda può coincidere con la forte diffusione di una società profondamente inconsapevole di molt(issim)i drammi che la riguardano, finendo implicitamente per dimenticarli o sminuirli:

"[...] Le notizie false corrono più veloci di quelle vere. 
Mentre carta stampata e web si screditano a vicenda, la pratica del giornalismo diventa sempre più complessa e indefinita. Di chi possiamo ancora fidarci? [...]"

La descrizione e la definizione di certi metodi per fare informazione sono argomenti strutturabili cercando di rispondere il più consapevolmente possibile a certe tematiche di fondo:

  • Studio delle modalità di produzione ed 'arrivo' delle notizie;
  • Insediamento e strutturazione delle stesse internamente alle redazioni giornalistiche;
  • Definizione dei titoli giornalistici, individuando difetti derivanti da ricerca del 'sensazionalismo' da copertina;
  • Errate percezioni di notizie errate o sbagliate;
  • Modalità di 'guarigione';
  • Definizioni per cercare e favorire la diffusione di notizie vere, verificabili od almeno 'depurate' da elementi di esagerazione e sensazionalismo.
Quali possibilità ci sono per definire forme ed argini di una corretta informazione? 
Ai lettori eventuali risposte ad altr(ettant)e complessive domande nel merito di simili argomentazioni.


martedì 14 luglio 2015

FRA SOLE E NECESSITA' DI VITA, IN MUSICA FRA VARIE EPOCHE...


"[...] i miei cattivi pensieri che mi aspettano braccano,/ 
parlano e parlano dove sono i raggi che scaldavano un guaglione/
 dove sono gli altri della mia ballotta/
 mo' che sono nel ciclone/
 in dopa trovo la mia cura/
 in dopa mischio le radici e la cultura,/
 l'energia pura la musica mi detta le parole/
 caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il Sole [...]"

"[...] Vedo che salgo a rubare il sole/
 per non aver più notti,/
 perché non cada in reti di tramonti,/
 l'ho chiuso nei miei occhi,/
 e chi avrà freddo/
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare [...]"
(F. De Andrè, cit.)

sabato 11 luglio 2015

"LA FELICITA' AL POTERE", LEGGENDO DI JOSE' 'PEPE' MUJICA...

Quale segno può lasciare un solo uomo davanti al mondo intero, in un momento storico nel quale varie forme di crisi sia sociale che economica stanno trasformando o hanno già quasi completamente rivoluzionato i profili di Stati ed intere popolazioni?
La storia di José "Pepe" Mujica può entro quali cardini e gesti inserirsi dentro ad una cornice simile a quella rievocata dalla precedente domanda?
Quale percorso dentro alle Istituzioni ha caratterizzato la vita di questo Presidente, venuto al potere in uno Stato come l'Uruguay dopo una prima parte di vita trascorsa fra battaglie e stenti?
Quali discorsi e quali gesta ne hanno caratterizzato l'operato, in un contesto tanto complicato quanto assai difficile da sradicare e disinnescare completamente? A queste domande risponde il libro "La felicità al potere - José 'Pepe' Mujica", scritto da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi ed edito da Eir Editore. Le ragioni per informarsi e (cercare di) capire qualche elemento in più sulla vita di quest'uomo sono contenute in alcuni suoi discorsi ed interviste, citate e racchiuse nella citata opera.
Gli argomenti di un'esistenza intera sono qui espressamente definiti:

"[...] Vivere per quattordici anni nelle condizioni più disumane che un uomo possa sopportare, ostaggio di una dittatura feroce fino a dimenticare il proprio volto.
Essere prima guerrigliero e poi deputato, senatore, ministro e, infine, Presidente della Repubblica dell'Uruguay. Rinunciare al 90% dello stipendio per vivere felice dedicando il tempo della vita alla terra e al rapporto con gli altri. 
Questo e molto altro è José 'Pepe' Mujica, il Presidente più famoso del mondo. A quasi ottant'anni è l'esempio più scomodo che esista per l'intera classe politica planetaria, perché [...] è l'esempio vivente di come si può pensare al bene comune senza avere brame di potere e di ricchezza vivendo [...] come qualsiasi cittadino della propria nazione. 
Questo libro ospita un'intervista esclusiva [...] nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spicca il discorso sulla felicità [...] proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012. Inoltre è corredato da una biografia romanzata di Mujica [...], da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana [...].
Fra i temi che emergono dai discorsi di Mujica, oltre i riferimenti costanti alla sua storia - gli anni della sua battaglia come guerrigliero Tupamaro contro la dittatura in Uruguay, l'isolamento in carcere, poi il ritorno alla vita e la carriera politica fino alla Presidenza - vi sono le ragioni della sua inusuale scelta di restare a vivere da Presidente nella sua casetta di campagna, donare il 90% del proprio stipendio ai più poveri, tentare l'esperimento sociale di liberalizzare la marijuana o aprire per la prima volta un Paese sudamericano ai matrimoni gay, la lotta contro la mafia, il tema dell'auto-gestione delle imprese, il raporto tra il Mercosur e i Paesi del Brics, l'Europa, il mondo globalizzato, la decrescita, la cura dell'ambiente, e molto altro. [...]"

I temi cardine di proposta e discussione per la presente opera sono declinati coerentemente seguendo binari che fino ad oggi non sono stati adeguatamente percorsi per (cercare di) salvare una certa parte di mondo dalla crisi socio-economica che tutti abbiamo ormai sotto gli occhi e/o dentro anima e memoria. Alcuni esempi di titoli, paragrafi e contenuti della presente opera sono nel seguito brevemente richiamati:
  • L'uomo può salvare il mondo;
  • Diffondete per strada il piacere della conoscenza!;
  • Il sogno di una confederazione dei popoli;
  • Lottare davvero per l'ambiente;
  • C'era una volta la Sinistra;
  • Economia e amore per la vita;
  • La bellezza della passione;
  • Un patto con l'avvenire;
  • Un esercito contro la povertà;
  • America Latina a confronto con l'Europa;
  • L'Italia a Montevideo;
  • America e Cina: la mano o il cappio;
  • Un appello urgente all'azione. 
Leggere per informarsi, avvallare, ipotizzare, congetturare od eventualmente confutare su quanto si sia sentito/appreso relativamente alla storia di questo uomo rapportato sia al nostro tempo che a questa tremenda e confusa epoca storica.


giovedì 9 luglio 2015

A PROPOSITO DI SCRUTATORI E DI (POTENZIALI) ESSERI UMANI...


"[...] Lo scrutatore non votante/ è sempre stato un uomo fragile./ 
Poteva essere farfalla/ ed è rimasto una crisalide./ 
Telefonate al cartomante / che non contatta neanche l'aldiquà/ 
siccome è calvo usa il turbante/ e quando è freddo anche la coppola. / 
Lo scrutatore non votante/ con un sapone che non scivola/ 
si fa la doccia 10 volte/ e ha le formiche sulla tavola./ 
Prepara un viaggio ma non parte/ pulisce casa ma non ospita./ 
Conosce i nomi delle piante/ che taglia con la sega elettrica. [...]"

lunedì 6 luglio 2015

FRA CONSAPEVOLE IGNORARE...E NECESSITA' DI RESPIRARE?

"[...] It's the terror of knowing 
What this world is about 
Watching some good friends 
Screaming 'Let me out' 
Pray tomorrow - gets me higher higher high 
Pressure on people people on streets 
Turned away from it all like a blind man 
Sat on a fence but it don't work 
Keep coming up with love but it's so slashed and torn [...]"


domenica 5 luglio 2015

FRA EUROPA E RICERCA DI COLPE(VOLI), CITANDO PEPE MUJICA

"[...] Il movimento sindacale, le idee socialiste, anarchiche e comuniste, ancor più tutte le idee di progresso, hanno le loro radici in Europa. E' nel vostro continente che sono nati i primi grandi movimenti popolari, i principali propositi di cambiamento sociale.
L'Italia e il suo movimento operaio, la sua singolare esperienza di unione dei contadini, le sue cooperative, le rivolte garibaldine, la lucidità di molti intellettuali liberali e [...] l'eroismo della lotta antifascista e l'insurrezione partigiana, il peso e l'influenza dei suoi due grandi partiti di sinistra, diedero all'interno di questa cornice continentale un contributo di particolare rilievo. [...]
La Sinistra, il movimento popolare, gli intellettuali europei, hanno un enorme debito pendente nei confronti dei militanti di tutto il mondo. 
In quale altro luogo esiste tanta intelligenza accumulata, a livello d'economia, di ricerca sociologica, di politica e di movimenti sociali, come in Europa? Quali altri Paesi possono essere laboratori migliori per avanzare nella generazione di altre forme di produzione, di altre forme di convivenza che superino lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo?
Quali altri Paesi possono essere migliori di quelli in cui lo sviluppo economico e sociale ha raggiunto livelli tanto alti come nella maggior parte dei Paesi d'Europa.
I nostri Paesi latino-americani hanno davanti a sé decenni di lotte per raggiungere livelli di vita e di convivenza che possano essere anche solo comparati a quelli oggi abituali nel Nord Europa, forme di produzione che somiglino a quelle che ho potuto vedere nel Paese Basco o che predominano nella valle del Po. Noi stiamo provando a fare la nostra parte, cerchiamo il nostro cammino, a volte centriamo il bersaglio, altre volte commettiamo errori, ma abbiamo bisogno delle vostre idee, del vostro impegno, del vostro desiderio di cambiare le condizioni materiali e ideali di vita di questa umanità. Non potete rifuggire questo impegno, dovete assumere la sfida, pensare, lottare, provare e anche sbagliarvi, ma con lo sguardo rivolto a migliorare la vita dei vostri popoli, a superare questo sistema e questo modello di società, che deve essere cambiato prima che ci conduca tutti alla catastrofe. [...]"
Fonte: Un debito pendente, La felicità al potere - José "Pepe" Mujica, C.Guarnieri - M.Sgroi, Eir editori

Fonte immagine: ticinolive.ch

sabato 4 luglio 2015

FRA (CATTIVA?) INFORMAZIONE E POLITICA...QUALI I POSSIBILI SPUNTI?

Cosa potrebbe esserne di uno Stato accompagnato da una politica e da una informazione degne di essere chiamate davvero tali? Laddove un'informazione fosse realmente (e/o più o meno completamente) distorta quali potrebbero essere le percezioni che un cittadino potrebbe nutrire nei confronti del proprio Stato e/o della stessa res publica più in generale?
Lo scopo e la finalità di un'informazione meritevole di essere chiamata tale sono riportati nella seguente citazione attribuita a Joseph Pulitzer:

"[...] Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri. [...]"

Cosa potrebbe succedere qualora l'informazione non riuscisse ad essere sufficiente o quantomeno necessaria per espletare le proprie funzioni minime per rendere uno Stato degno di essere vissuto e visto come tale? Il rischio più grande, qualora l'informazione non fosse all'altezza, sarebbe in ogni caso quello di vedere precipitare i livelli di decenza, moralità e percezione della res publica.
Solo per fare alcuni esempi, fra i primi concetti da definire.
Alla luce delle molteplici relazioni esistenti fra politica ed informazione, di cui gli esempi citati rischiano di essere un miserrimo ago in un pagliaio dalle dimensioni immense, cosa si potrebbe affermare a proposito della situazione italiana?
Essendo davanti ad un Paese quasi completamente devastato in ogni sua fibra, secondo dimensioni e correlazioni non solamente economiche e sociali, l'italiano medio potrebbe (a pieno titolo) trovarsi davanti anche alla possibilità di dover definire la percentuale di colpe concorrenti esistenti fra politica ed informazione. Quanti sono stati i giornalisti che hanno sono riusciti a fare al meglio il loro dovere in questo Paese? Non può esservi forse risposta assoluta a questa domanda, in quanto molti sono stati i tempi e molte le storie differenti che hanno contraddistinto varie fasi politico-social-economiche della nostra storia passata e recente. Nonostante tutto e tutti i punti di vista diversi, comunque, potrà e dovrà essere opportuno cercare di individuare quali sorgenti informative siano state migliori o quantomeno meno incomplete.
Prima di fare l'elenco degli esempi da fare, fino a prova contraria, potrà essere opportuno cercare di definire quali possano essere i controesempi esistenti in materia di (presunta e/o finta) informazione.
Quali saranno gli esempi da non seguire? Quali potrebbero essere gli spunti da osservare per denunciare un'informazione vergognosamente complice ed asservita nei confronti di un potere magari indecente e capace di annichilire percezioni e spirito critico di un intero popolo?
Alcuni spunti di risposta a domande simili possono essere  trovati nell'opera "Slurp - Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati", scritta da Marco Travaglio ed edito da ChiareLettere. Lo scopo del presente libro, esplicante una raccolta delle peggiori 'citazioni' asservite alle varie forme di potere che si sono susseguite in tempi recenti in questa Italia, risulta essere chiaro sin dall'inizio:

"[...] Ecco perché l'Italia non è una democrazia compiuta [...]. Marco Travaglio racconta [...] giornalisti e opinionisti di chiara fama (e fame) hanno beatificato la peggior classe dirigente d'Europa. Basta dar loro la parola. Cronache da Istituto Luce, commenti da Minculpop, ritratti da vite dei santi...un esercito di adulatori in servizio permanente effettivo. 
Ecco un'antologia, a tratti irresistibilmente comica, di tutto quello che ha cloroformizzato l'opinione pubblica per assicurare consensi e voti a un sistema di potere politico-economico incapace, mediocre e molto spesso corrotto. [...] Altro che giornalisti e cani da guardia del potere. 
Il virus del leccacu.ismo è inarrestabile e con la Seconda Repubblica si è trasformato in una vera epidemia. Dalla tv alle radio ai giornali: un esercito di adulatori in ogni campo, dal calcio allo spettacolo. Questo libro propone un catalogo ragionato della zerbinocrazia italiota.
Un dizionario dei migliori adulatori e cortigiani dei politici e degli imprenditori italioti che, a leggere i giornali e a vedere le tv, avrebbero dovuto regalarci benessere, prosperità e felicità.

E invece ci hanno rovinati. Con la complicità della cosiddetta informazione. [...]"

Senza pretesa di essere chiari, esaustivi o completamente imparziali si dovrebbe sperare, comunque, nella definizione di forme importanti di consapevolezza e spirito critico all'altezza della gravità della situazione italiana. Condizionale ancora una volta d'obbligo, visti sia i precedenti che lo status quo.
Spirito critico inteso, ovviamente, in maniera assolutamente polidirezionale: sia nei confronti dell'autore che nei confronti dei citati. Senza dimenticare, ovviamente, le dosi di competenza specifica degli (e)lettori.



giovedì 2 luglio 2015

FRA MUSICA ED ASTERISCHI, RIEVOCAZIONI LIVE....


"[...] nella vita c'è sempre un però 
un cielo che si appoggia sul mare 
e tu impari chi sei 
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare 
il senso gravitazionale che non c'è 
e c'è un grillo che nascondo 
ogni tanto esce e dice che 
chissà [...]"

mercoledì 1 luglio 2015

A PROPOSITO DI FALLIMENTI AFFASCINANTI...


"[...] She knows there's no success like failure,/ 
and the failure's no success at all. [...]"
(Love minus zero, Bob Dylan, cit.)

lunedì 29 giugno 2015

FRA GRECIA E CRISI, CERCANDO UNA COMPLICATA SVOLTA PER CITAZIONI...

"[...] A me pagano un diritto d'autore per le storie che scrivo, e alla Grecia che ha sparso nel mondo il suo vocabolario, neanche grazie. [...]"
(Erri De Luca, Storia di Irene, cit.)

"[...] La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. [...]"
(Albert Einstein, att.)

Fonte immagine: intermarketandmore.finanza.com


domenica 28 giugno 2015

FRA GRECIA E GREXIT, QUALI I POSSIBILI ORIZZONTI?

Quanto possa essere significativo in termini reali il referendum indetto dal governo greco in materia relativa al futuro europeo è cosa ormai risaputa. Quanto possa incidere in termini reali sul futuro della zona Euro(pa), escludendo od includendo eventuali rischi di contagio con altri Paesi, risulta essere cosa non altrettanto spiegata e/o smentita a dovere.
Ci si è (pur)troppo spesso chiesti quali possano essere le ragioni che spingano il popolo greco ad accettare o rifiutare accordi ulteriori con autorità europee che hanno già spinto sull'acceleratore per quanto riguarda pesanti misure di austerità. Un quadro macro-economico della 'medicina' che ha dovuto ingerire il popolo greco in questi anni di crisi è riportato nell'articolo "Grecia, come evitare l'errore fatale?" redatto da Andrea Boitani e pubblicato su lavoce.info:

"[...] Il deficit pubblico è stato portato dal 15.6% del 2009 al 3.5% nel 2014 [...]. Il surplus primario aggiustato per il ciclo supera il 5% del Pil [...]. Il Pil, nello stesso periodo, si è ridotto di 20 punti percentuali [...] riduzione dei dipendenti pubblici del 25% (255 mila unità); riduzione dei salari reali senza precedenti, dal momento che i salari nominali sono crollati ma i prezzi no; riforma delle pensioni che ha previsto di aumentare gradualmente l’età di pensionamento da 62 a 65 e poi a 67 anni per tutti [...]; 'riforme strutturali' che hanno portato la Grecia dal centonovesimo al sessantunesimo posto nel ranking del Doing Business Report tra 2010 e 2015. [...]"

Le conseguenze prodotte da questa cura avrebbero dovuto (con quanta credibilità?) contribuire a risollevare uno Stato; le armi e le cifre che hanno prodotto un'esasperata compressione della spesa pubblica sono ormai sotto gli occhi di tutti i cittadini del continente.
La teoria  applicata fino ad oggi ha previsto, al netto dei tecnicismi, l'applicazione del detto sintetico riportato nell'articolo in questione sopra citato da parte di creditori e detentori del debito greco:

"[...] sembra che i creditori vogliano imporre un piano basato su maggiori tagli di spesa e minori incrementi delle tasse, secondo la dottrina [...] che gli aumenti delle tasse sarebbero dannosi per la crescita mentre le riduzioni di spesa pubblica la favorirebbero. [...]"
(Fonte: Grecia: come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)


Quanti benefici potrebbero produrre ulteriori tagli alla spesa pubblica? A quali prezzi e cali di consenso sarebbe necessario procedere su una strada tanto piena di potenziali problemi ed ostacoli?
Per ogni misura presa o da prendere vi saranno conseguenze e rischi a cui dover sottostare, sia essa stessa presentata da governo greco, autorità europee o creditori internazionali.
L'articolo precedentemente definito elenca una precisa serie di provvedimenti potenziali o proposti, ognuno dei quali avente concreti costi o benefici che potrebbero scaricarsi anche sull'intero continente. Alcuni di questi punti sono richiamati nel seguito:

"[...] Se è difficile comprendere perché il governo greco voglia aumentare l’Iva, è incomprensibile perché i creditori glielo vogliano lasciar fare. Sarebbe utile nell'ambito di un’articolata strategia di svalutazione fiscale volta a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro per rilanciare la competitività delle esportazioni greche e [...] a ridurre i consumi interni grazie all'aumento dei prezzi al consumo [...]. Una strategia rischiosissima, dal momento che la Grecia al momento ha ben poco da esportare, anche guadagnando competitività, mentre deve assolutamente rilanciare i consumi interni se vuole sperare di tornare a crescere o quantomeno non decrescere [...] troppo. L’accelerazione dell’entrata a regime della riforma pensionistica e la riduzione dei prepensionamenti, come richiesto dai creditori, può essere un’idea ragionevole, purché non abbia effetti depressivi sulla domanda interna. [...]" (Fonte: Grecia, come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)

Il prezzo di certe misure andrebbe a penalizzare l'ammontare del mercato già realmente fragile  delle importazioni, dovendo contemporaneamente cercare di supportare e rielevare al meglio possibili i consumi interni per innescare un progressivo ricircolo di spesa e sostentamento della domanda.
Punti come questi confermano le debolezze ormai strutturali di un meccanismo europeo che non sembra prevedere, con o senza il problema greco, una pianificazione attenta e definita dei potenziali effetti sul medio e lungo termine. Da tale consapevolezza risultano essere tanto urgenti quanto sottovalutate sia le percezioni che le riflessioni nazionali prima e continentali poi:

"[...] Dove sono e quali sono le stime? Ci si limita agli effetti di impatto sul bilancio? O si guarda agli effetti complessivi, tenendo conto di quelli sul Pil? Nulla è chiaro in questa trattativa. [...] nessuno sembra capire, tra i creditori, che in Grecia più ancora che negli altri paesi della cosiddetta periferia dell’Eurozona, la crisi economica e finanziaria si è innestata su una debolezza strutturale per superare la quale si richiedono da cinque a dieci anni di lavoro costante, attento e cauto. [...]"
(Fonte: Grecia, come evitare l'errore finale, A.Boitani, lavoce.info)

Servirebbero moltissimi anni di tempo per risollevare tantissimi dei problemi attualmente connaturati per lo Stato greco e per il continente europeo: domanda interna, esposizioni estere alla ridiscussione del debito, credibilità nazionale, effetti sul bilancio in termini macro-economici, annullamento o superamento delle difficoltà strutturali sia della società che dell'economia.
Quanto spazio è stato lasciato al superamento di queste difficoltà ormai divenute fra il cronico e l'insanabile? Più che un problema legato al credito, è soprattutto una questione di pianificazione e di solidarietà nei confronti di un Paese che può ora essere tristemente derubricato ad anello debole della catena. La domanda più preoccupante sembra essere, a tal proposito, una sola: quale Stato sarebbe condannato a trasformarsi in anello debole del processo di (dis)integrazione europeo, qualora lo Stato greco dovesse essere invitato a farsi da parte mediante un default improvviso e/o controllato?
A questa domanda può rispondere quantomeno parzialmente il grado di esposizione debitoria che Stati ed investitori privati nutrono nei confronti dello Stato greco. Nel definire cifre e procedure, è possibile fare sintetico riferimento all'articolo "Quanto è esposta l'Italia verso il debito monstre della Grecia?", pubblicato da IlSole 24 Ore lo scorso gennaio. Leggendo è possibile notare la distribuzione schematicamente definita nel seguito:

  • Esposizione dell'Italia pari a circa 40 miliardi di Euro;
  • Esposizione di Germania e Francia pari, rispettivamente, a 60 e 46 miliardi di Euro;
  • 17% del totale del debito greco è in mano a soggetti privati;
  • 62% del totale del debito greco è in mano a Governi dell'Eurozona;
  • 20% circa del totale debitorio distribuito fra Bce, Fmi e banca centrale greca. 
Cosa potrebbe succedere ai titolari di questa suddivisione debitoria qualora l'insolvenza dello stato greco dovesse concretizzarsi passando da ufficiosa ad ufficiale? Tali dati risalgono allo scorso 2014, mettendo quindi in mostra una situazione che allo stato attuale potrebbe anche essersi aggravata. Quanto è reale il rischio di contagio? Quali potrebbero essere le misure da assumere politicamente 

e tecnicamente per scongiurare la rottura definitiva di un processo tecnocratico che sembra aver espresso, ad oggi, il peggio dell'esprimibile nei confronti di tematiche tanto importanti quali quelle in oggetto di discussione e decisione?
Quanta correttezza vi è nella decisione di restituire ad un referendum democratico, convocato fra l'altro in tempi brevissimi per la sensibilizzazione e la diffusione nazionale di una tematica tanto importante? A cosa potrebbe portare un'eventuale grexit, soprattutto in termini di consapevolezze nei confronti di un modello di unità continentale mai cresciuto veramente in tutte le sue potenzialità?
Osservando i termini legati ad ipotesi di contagio, risulta interessante osservare ai contenuti riportati nell'articolo "Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso" pubblicato da Nicola Borri e Gianfranco Di Vaio sul sito de lavoce.info. Schematizzando i toni del dibattito muscolare fino ad oggi maturato, sarà possibile citare quanto segue:

"[...] la crisi greca si è riacutizzata [...] per le dichiarate intenzioni del governo Tsipras di porre fine all’austerità imposta dall’UE e per le difficoltà di introdurre alcune delle riforme strutturali chieste dagli interlocutori internazionali. Le tensioni nei mercati finanziari dell’Eurozona si sono così nuovamente inasprite, alla luce dell’ipotesi sempre più probabile di un default e di una conseguente uscita della Grecia dall’area dell’euro [...]. Gli intensi negoziati hanno visto, da un lato, gli esponenti della Troika [...] fare pressioni sulla Grecia affinché garantisse determinati avanzi primari di bilancio e limitasse gli incrementi salariali e della spesa pensionistica e, dall’altro, i membri del governo greco sostenere l’inadeguatezza delle richieste, date le condizioni attuali dell’economia del paese. [...]"

Quale futuro ha prodotto questo riacutizzarsi della crisi? Da quanto si sapeva che questa partita mista fra rimpallo e ping pong avrebbe potuto produrre sul breve termine esiti nefasti?
Si tratterebbe di esiti nefasti per il singolo stato greco od anche per l'intero continente europeo, detentori maggioritari del debito greco davanti a tutti? Seguendo modelli descritti dai redattori de lavoce.info, è stato per loro possibile pervenire all'affermazione sotto citata:

"[...] L’ultima crisi greca [...] ha nuovamente aumentato le tensioni all’interno dell’Eurozona, questa volta contenute dal Quantitave easing messo in campo dalla Bce nel gennaio del 2015. Le ultime turbolenze dei mercati, iniziate ad aprile di quest’anno, tuttavia, hanno comportato un nuovo aumento delle tensioni, anche se il rischio contagio, a oggi, è quasi dimezzato rispetto alla prima crisi greca. [...] sicuramente i mercati dell’Eurozona potrebbero essere scossi da un eventuale default della Grecia, ma l’evidenza lascia intendere [...] che gli esiti non sarebbero catastrofici e ciò dovrebbe indurre il governo greco a cambiare strategia nel processo di negoziazione, prima che sia troppo tardi. [...]" (Fonte: Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso, N.Borri e G. Di Vaio, lavoce.info)

Sembrano quindi essere enormemente più elevati i rischi per lo stato greco che per l'intera Europa?
A prescindere dalle visioni e dalle interpretazioni di modelli economici non meglio precisabili, si tratta di provare a strutturare un percorso differente che sappia anche coinvolgere al meglio possibile i cittadini greci. Saranno infatti loro ad avere parola vincolante, a maggioranza, in un referendum che non ha visto ad oggi sensibilizzazione sufficiente nei confronti di una tematica tremendamente importante. Dovrebbe essere infatti necessario cercare di informare e sensibilizzare il popolo greco prima ed i cittadini europei successivamente su un argomento di stringente importanza.
Il rischio più grande, qualora questa missione non venga portata a termine con o senza Euro(pa), potrà essere legato alla mancata necessità di aver condiviso con i cittadini greci tale questione.
Così facendo si perpetuerebbe forse eternamente la versione che il blog phastidio.net definisce in termini non ambigui come failed state:

"[...] Che accade quando un paese scivola nel caos economico, che porta con sé quello istituzionale, sociale e civile, e vive immerso in una sensazione permanente di collasso imminente? Che le persone si sentono legittimate e giustificate a smettere di adempiere ai propri doveri di cittadini inseriti in un tessuto comunitario. [...] Parliamo di quel feeling [...] che segna la dissoluzione di una entità statuale e che può essere recuperato solo con un nuovo paradigma, che spesso nasce dal sangue e dalla sofferenza. [...]" (Fonte: Grecia, ormai failed state, phastidio.net)

Quali e quanti sono i segnali di distacco del cittadino e di dissoluzione statuale presenti nel territorio greco? A questa domanda dovrà cercare di rispondere, nei fatti, anche il prossimo referendum indetto e deliberato dalle autorità greche. Sullo sfondo di problemi legati alla gestione economica rimangono, quindi, anche potenziali drammi ben più elevati di arretratezza e gestione dei conflitti su scala sociale e di credibilità istituzionale su cui sia la Grecia che l'Europa intero sembrano aver recitato ruoli degni del peggior antagonista. Il rischio è efficacemente sintetizzato dall'intervento precedentemente riportato sul blog phastidio.net:

"[...]  se anche il negoziato coi creditori avesse un 'lieto fine', ammesso e non concesso che non si tratti [...] di una finzione di natura geopolitica, siamo certi che la Grecia non abbia [...] attraversato il punto di non ritorno? [...] Un sistema bancario impiombato di sofferenze e crediti ristrutturati che diventano rapidamente inesigibili è un sistema bancario destinato a trascinare con sé l’intero paese. Su tutto, la domanda sorge spontanea: le 'infrastrutture' giudiziarie ed amministrative greche sono in grado di recuperare quei crediti incagliati [...]? [...]"
(Fonte: Grecia, ormai failed state, phastidio.net)

Nelle discussioni che attendono ed attenderanno gli esiti delle prossime deliberazioni, pertanto, dovrebbe essere essenziale e prioritario cercare di adoperarsi per pesare al meglio possibile alcuni degli elementi fin qui marginalmente tratteggiati. Condizionale d'obbligo, visti sia il tempo che le immense difficoltà maturate e maturabili.

Per saperne di più:

"Grecia, ormai failed state", phastidio.net,
(http://phastidio.net/2015/06/23/grecia-ormai-failed-state/)

"Default di Atene? Il rischio contagio ora è basso", lavoce.info
(http://www.lavoce.info/archives/35794/default-di-atene-il-rischio-contagio-ora-e-basso/)

"Grecia: come evitare l'errore fatale?", lavoce.info
(http://www.lavoce.info/archives/35860/grecia-come-evitare-lerrore-fatale/)

"Quanto è esposta l'Italia verso il debito monstre della Grecia?", ilsole24ore.com
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-25/quanto-e-esposta-l-italia-il-debito-monstre-grecia-191548.shtml)

Fonte immagine: politipond.files.wordpress.com

giovedì 25 giugno 2015

A PROPOSITO DI VISIONI DI VITA, FRA PUNTI DI VISTA MUSICALI DIFFERENTI...


"[...] Che è tutta una vita che passo da qua,/ e ancora rischio di perdermi,/ 
magari è questione di troppa sensibilità,/ O sono soltanto motivi tecnici.
 E tu dici una bussola,/ dovevi almeno portarla con te,/ 
una bussola potevi almeno spiegarmelo come si usa. [...]
 E tu dici la vita dovevi almeno capire perché,/ 
La vita, il tempo che cambia col vento che arriva/ 
quest'anima stanca che pure respira/ 
quest'angolo piatto che gira,/ quest'anima
dolce e cattiva, che dice 'Guardami'/
dice 'Perché non parli?' dice 'sbrigati/
prima che sia troppo tardi/ guardami/ 
Perché non parli?/
Fermati prima che/ sia troppo tardi. [...]"

lunedì 22 giugno 2015

OSSERVANDO L'ORIZZONTE, FRA LETTERATURA E PITTURA...

"[...] I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette. [...]"
(V.Hugo, cit.)



domenica 21 giugno 2015

sabato 20 giugno 2015

"LA LISTA DELLA SPESA": QUALI SUGGERIMENTI E PROPOSTE PER RAZIONALIZZARE?

Attraverso quali metodi e stime è possibile (cercare di) promuovere ragionevoli considerazioni attorno al concetto di spesa pubblica? A cosa può servire il cercare di razionalizzare sprechi e minimizzare quel tipo di spesa pubblica definibile come 'improduttiva'?
Attraverso quali voci di bilancio è possibile (cercare di) agire, facendo leva su contraddizioni non risolte e su meccanismi burocratici impossibili da recidere come nodi gordiani di altre tradizioni storiche? Quali sono le cifre e le voci che caratterizzano la spesa pubblica italiana, comparto per comparto e numero dopo numero? E' veramente così vero che razionalizzare equivale ad incidere negativamente sui livelli di spesa pubblica e su fattori quali il welfare?
In tempo di mordente crisi domande come queste sembrano avere una molteplicità immensa di risposte possibili, evidenziate dalla grande variabilità dei fenomeni e delle opinioni in gioco.
Nonostante tutte le opinioni, comunque, sembra ormai risaputo che certi vincoli economici dovranno costringere paesi come l'Italia a rivedere anche profondamente le strutture dei loro bilanci e delle loro economie. Quali discorsi di fondo è possibile promuovere, tenendo comunque ferma la necessità di riorganizzare il più positivamente possibile i livelli di spesa pubblico-privata di uno Stato depauperato da anni di crisi multiforme?
E' possibile rispondere a questa e moltissime altre domande leggendo "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", scritto dall'ex-Commissario alla 'spending review' Carlo Cottarelli. Lo scopo del presente testo risulta essere chiaro sin dalla copertina:

"[...] Carlo Cottarelli [...] è stato nominato commissario straordinario alla spending review, dal suo lavoro dovevano arrivare milioni di Euro per le esauste casse dello Stato italiano [...]
A distanza di mesi, Cottarelli affida a questo libro le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue diagnosi per cercare di spiegare al grande pubblico uno dei grandi misteri dell'Italia: quell'enorme calderone che è la nostra spesa pubblica. Senza tecnicismi ma non tralasciando nulla di importante, Cottarelli ci guida nei meandri del bilancio statale, facendo [...] scoprire il grande meccanismo che regola la nostra vita di cittadini, un meccanismo di cui abbiamo [...] una vaga percezione [...] minacciosa e sfocata. Dove vanno a finire tutti i soldi che paghiamo con le tasse?
Perché si finisce sempre a parlare di tagli alle pensioni? Sprecano di più i Comuni, le Regioni o lo Stato centrale? Perché tutti i politici dicono che taglieranno gli sprechi e nessuno lo fa mai?
Ma gli altri Paesi come fanno? Un libro [...] per fare le pulci alla macchina statale italiana, al di là dei luoghi comuni e delle polemiche giornalistiche: perché analizzare un bilancio statale può sembrare arido e difficile, ma con la guida giusta può diventare la lettura più acuta, sorprendente e accurata di un Paese intero. [...]"

Le aree ritenute di interesse per un'azione informata ed esplicita sull'entità delle spese da razionalizzare e/o studiare sono riportate il più sinteticamente possibile attraverso capitoli e comparti di trattazione tanto analitica quanto divulgativa:


  • La spesa pubblica in Italia: chi, quanto e per cosa si spende?
  • La frammentazione degli acquisti di beni e servizi?
  • La normalità delle auto blu
  • Le spese militari: spendiamo troppo? Di certo spendiamo male;
  • Il complicato mosaico della Pubblica Amministrazione;
  • Le spese dei Comuni. Quanto serve davvero agli 8mila campanili d'Italia?
  • Capitali coraggiosi: il capitalismo degli Enti Locali
  • Tre milioni di lavoratori (e di buste paga)
  • Intermezzo: le 'mancette'
  • L'insostenibile leggerezza dei costi della politica
  • I soldi alle imprese
  • La spesa sanitaria: meglio della Germania, meglio degli Stati Uniti?
  • Le spese previdenziali: quasi metà della spesa, quasi un terzo degli elettori
  • Il futuro della revisione della spesa: una corsa a ostacoli?

Dietro ad ogni capitolo si nascondono problemi legati a variegate e parzialmente insolute cause: competenze distribuite fra Enti diversi, burocrazie auto-alimentatesi e divenute forse non sradicabili e/o migliorabili in tempi brevi, sprechi fossilizzati e radicatisi in una complessità pressoché sterminata per 'non addetti ai lavori', tempi decisionali ed esecutivi sul medio e lungo termine tanto immobili quanto insuperabili, [...].
Le ragioni che rendono palese il manifestarsi di sprechi attraverso voci di bilancio comprese fra quelle precedentemente definite sono tanto necessarie quanto enormemente complesse da comprendere e gestire al meglio possibile. A prescindere dalle scelte e dalle difficoltà, comunque, la necessità di reperire fondi da sprechi passati appare come una delle poche strade percorribili per segnare la differenza (ed una probabile via di uscita definitiva?) con i tempi di crisi socio-economica che stiamo vivendo. Ormai da troppi anni. 
La necessità di ridefinire concetti moderni di spending review e di attualizzazione delle spese è un'attività da esercitare con la massima consapevolezza riguardo allo Stato che si vorrà costruire per i prossimi anni o decenni. La salvaguardia della spesa pubblica e dei suoi limiti è infatti un compito da eseguire tenendo ben presente una necessità ormai inderogabile che per molto tempo vari attori e situazioni sembrano aver largamente ignorato (o non pesato a dovere?): 

"[...] Il livello di spesa pubblica appropriato dipende anche da quanto un Paese si può permettere. [...]" 

Quando un Paese non può permettersi livelli adeguati di spesa pubblica quali leve può sollecitare per imprimere una direzione differente al proprio cammino? Esiste un'alternativa plausibile da mettere in campo a questo proposito, in alternativa a forme di austerità che ancora oggi sembrano imperversare senza possibilità di uscita? La definizione di un percorso alternativo di discussione ed uscita (solo eventuale?) da certe condizioni di crisi sembra essere quindi un percorso votato alla realizzazione ed esecuzione di provvedimenti allo stato attuale ancora rimasti (più o meno largamente?) inattuati. 
Nonostante problematiche ed eventuali potenzialità rimaste (più o meno) disattese, la necessità di definire politiche di riduzione od ottimizzazione della spesa pubblica dovrebbe essere un'attività da condurre (e divulgare) mescolando fra loro una indefinita serie di ingredienti oggi alquanto complicati da amalgamare insieme: consapevolezza, competenza, lungimiranza, attenzione ai dettagli, capacità di effettuare stime plausibili, volontà di non peggiorare le condizioni sociali e di accesso a forme basilari e sempre più diffuse di welfare, consapevolezza di incidere in aree impiegate per anni quali produttrici di consenso e serbatoio politico, [...].
Nonostante tutto il difficile ed il complesso da raggiungere, emergono come spontanee e pienamente concrete le possibilità di ridefinire percorsi adeguati di risanamento e tutela della res publica
In fondo, non a caso, la disponibilità di una "lista della spesa" da esaminare o controllare può (o deve?) essere molto utile soprattutto per ragioni simili a quelle precedentemente esplicitate. 


mercoledì 17 giugno 2015

FRA SCRITTURA E ROMANZO, INFITTENDO INTRECCI E CERCANDO TEMPI...


"[...] romanzi lunghi scritti oggi forse sono un controsenso: la dimensione del tempo è andata in frantumi, non possiamo vivere o pensare se non spezzoni di tempo che s'allontanano ognuno lungo una sua traiettoria e subito spariscono. [...]"
(I.Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore, cit.)

sabato 13 giugno 2015

giovedì 11 giugno 2015

"ITALIA POPULISTA", QUALI LE (POSSIBILI) FRONTIERE PER POLITICA E SOCIETA'?

Attraverso quali percorsi si è costruita la politica italiana, nell'incedere della storia?
Quali spinte e pulsioni sono state interpretate in modo non pienamente costruttivo dalle classi dirigenti presenti e passate, contribuendo indubbiamente alla costruzione di un'Italia non pienamente consapevole della complessità e della difficoltà di certe situazioni createsi?
Quali potrebbero essere le parole chiave capaci di sintetizzare al meglio possibile la politica italiana degli ultimi n anni? Quanti sono stati gli statisti che, grazie alle loro opere politiche o tecniche, hanno contribuito a migliorare in maniera strutturale il Paese?
Quanti sono stati i volti che, impiegando le proprie 'dosi' di competenza e capacità, hanno cercato di contribuire in maniera costruttiva alla cura dei problemi dello stesso?
Quali contro-esempi sono invece esistiti ed esistono a tutt'oggi?
A queste ed a moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Italia populista - Dal qualunquismo a Beppe Grillo", scritto da Marco Tarchi e pubblicato da Il Mulino.
Il corso specifico degli eventi descritti concorre a quantificare e descrivere, a livello storico e sociale, gli sviluppi forniti da quel leitmotiv chiamato populismo alla storia del Paese Italia:

"[...] Guglielmo Giannini e Umberto Bossi, Achille Lauro e Antonio Di Pietro, le campagne della Lega e del Msi della prima segreteria di Fini contro l'immigrazione e le esternazioni di Cossiga, la rivolta di Reggio Calabria e gli show televisivi di Berlusconi, i referendum radicali contro il finanziamento pubblico dei Partiti e i girotondi capeggiati da Nanni Moretti, per finire [...] con Beppe Grillo ossessionato dagli zombie e dal 'tutti a casa': che cosa accomuna eventi e personaggi così disparati? In varia misura discendono tutti dal populismo, che in Italia ha avuto radici profonde e, dopo aver conosciuto un primo momento di fulgore, in epoca fascista, si è continuamente ripresentato nel dopoguerra sotto svariate spoglie. Un libro per capire come quella che era considerata una pericolosa patologia possa diventare una componente connaturata ai regimi democratici. [...]"

Per quali ragioni il populismo potrebbe essere pericoloso o potrebbe quantomeno contribuire a rendere pericolante l'equilibrio di un Paese già precario come quello italiano?
La questione tanto fondamentale quanto problematica delle spinte populiste è evidenziabile dalla definizione dello stesso populismo. Sarà infatti possibile definire il populismo come quella "[...] mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l'integrità all'ipocrisia, all'inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato, come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione. [...]"
Attraverso quali spinte è possibile individuare una serie complessa e strutturata di tratti comuni per i vari populismi che hanno contraddistinto e stanno caratterizzando il Paese, cercando di definire un modo di fare e costruire la politica volto all'annullamento voluto di qualsivoglia forma di complessità e problematicità di alcune vicende sensibili per l'interesse collettivo?
I capitoli principali su cui è strutturata l'opera sono definiti sinteticamente nel seguito:

  • Quantificare gli 'ospiti scomodi' della democrazia, andando a definire differenze e somiglianze intercorse anche a livello storico fra prototipo poujadista ed ondate euroscettiche;
  • Viaggio nelle radici del populismo italiano, cercando di analizzare le componenti derivanti da eredità fascista e qualunquismo;
  • Definizione e (tentativi di) interpretazione della società insoddisfatta, facendo esplicito riferimento alla storia italiana post-periodi specifici;
  • Azione e descrizione delle procedure di intervento fatte da 'profeti' dell'inquietudine, analizzando la storia italiana nei meandri presso Tangentopoli;
  • Argomentazione e circoscrizione del 'fenomeno' Lega, contribuendo a definire il populismo quale componente rilevante in un movimento di massa italiano;
  • Mito e (precaria) convinzione della società civile quale sorgente a cui attingere per la cosiddetta 'buona politica', fino ad arrivare all'ascesa al potere esercitata da Berlusconi;
  • Segmenti di 'antipolitica' sia in maggioranza che all'opposizione, circoscrivendo le spinte populiste realizzatesi anche nel centro-sinistra con Di Pietro ed i girotondi;
  • Volontà di andare 'oltre' le passate visioni di Destra e di Sinistra, precipitando in una generalizzazione politico-programmatica nella quale il dibattito quasi muscolare viene a prevalere sulla complessità di certi contesti socio-economici.
A prescindere dalle visioni politiche e personali, dovrà essere possibile concentrarsi con attenzione su quali siano state le crescite e le prese di posizione storicamente diffuse in materia di populismo e di letteratura caratteristica. La rilevanza attribuita a questi fenomeni è stata, in virtù di questo, estremamente importante e documentata: 

"[...] Nei mesi che hanno preceduto le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del 25 maggio 2014, sarebbe difficile scovare, nel dibattito pubblico [...] un termine e una fonte di aggettivazioni più utilizzati: l'ascesa dei partiti populisti, categoria nella quale spesso si sono incluse [...] tutte le formazioni sospettate di euroscetticismo, è diventata un vero leitmotiv. Pochi mesi prima una ricerca condotta tramite la rete bibliotecaria connessa all'Università della California aveva appurato l'impressionante moltiplicarsi di libri e articoli dedicati al populismo: dai 370 degli anni Sessanta si è passati, nei successivi tre decenni, a 557, 1336 e poi addirittura 2801 fra il 2000 e il 2009. 
E la tendenza delle voci non sembra affatto in via di riassorbimento, se il numero delle voci presenti fra il 2010 e i primi mesi del 2013 era già salito a 1046 [...]. L'impressione è dunque quella di trovarsi di fronte a uno dei concetti chiave della politica contemporanea. [...]"

La definizione delle spinte populistiche quale destino potrebbe produrre e quali conseguenze ha già prodotto nel tessuto socio-economico di un Paese come quello italiano e di un continente come quello europeo? L'analisi da strutturare rischia di essere tanto impietosa quanto estremamente consapevole, in un clima dove il dibattito generale appare tanto estremizzato quanto radicalizzato:

"[...] Negli ultimi quindici anni, l'affermazione dei partiti populisti ha scongelato la situazione politica di molti paesi europei e messo in discussione l'appartenenza di cospicue frange dell'elettorato alla destra e alla sinistra. Oggi, in Italia, quasi un terzo dell'elettorato [...] concede il proprio voto a formazioni che appartengono a questa famiglia. Ha avuto quindi ragione chi ha scritto, agli inizi di questo secolo, che l'Italia stava facendo scuola nell'aprirsi a un discorso populista diffuso attraverso l'intera arena politica [...]. La convergenza attorno ai temi e agli stili argomentativi populisti, nell'odierna politica italiana, è ormai talmente ampia da confermare il sospetto [...] a suo tempo [...] avanzato: che cioè quella che sino a qualche tempo fa era considerata [...] una patologia dei sistemi rappresentativi sia diventata ormai una loro componente fisiologica, con cui sia gli elettori, sia i partiti e i movimenti, sia gli studiosi della politica, volenti o nolenti, stanno abituandosi a convivere, sapendo che dovranno continuare a farlo per un periodo di tempo probabilmente non breve. [...]"

A prescindere dalla durata del periodo di tempo un'analisi piena e convinta appare essenziale da strutturare. Tutto questo, ovviamente, per poter arrivare a convivere con una consapevolezza il più piena possibile della complessità e della radicalità legate a questo argomento. 


mercoledì 10 giugno 2015

FRA PAZIENZA, LOTTA E (POSSIBILITA' DI) RESA...

"[...] We weren’t born to follow/ Come on and get up off your knees/ 
When life is a bitter pill to swallow/ You gotta hold on to what you believe./ 
Believe that the sun will shine tomorrow/ and that your saints and sinners bleed/ 
We weren’t born to follow/ You gotta stand up for what you believe [...]"
(We weren't born to follow, Bon Jovi)


lunedì 8 giugno 2015

CERCANDO E ALZANDO BANDIERA BIANCA, CITANDO BATTIATO...


"[...] Rimettiamoci la maglia i tempi/ stanno per cambiare./ 
Siamo figli delle stelle/ pronipoti di sua maestà il denaro./ 
Per fortuna il mio razzismo/ non mi fa guardare/ 
quei programmi demenziali/ con tribune elettorali. [...] 
C'è chi si mette/ degli occhiali da sole/ per avere più carisma e/ sintomatico mistero. [...] 
Quante squallide figure/ che attraversano il paese./ 
Com'è misera la vita/ negli abusi di potere [...]"

sabato 6 giugno 2015

FRA GRECIA ED EURO(PA): QUALI LE REALI(STICHE) POSSIBILITA' DI MIGLIORAMENTO E RISTRUTTURAZIONE?

Quali potrebbero essere le possibili sorti per la Grecia?
Le opinioni sembrano allargarsi ed ampliarsi, aumentando in maniera proporzionale al diffuso silenzi(ament)o che sembra regnare fra le autorità europee nel merito delle situazioni.
Si ha, al netto dei punti di vista, una sola situazione di fondo: uno Stato che, per galleggiare ed evitare il default, deve ottenere soldi dalle autorità europee promettendo in cambio ristrutturazioni e/o riforme della propria architettura statale.
Il quadro di desolazione e scarsa informazione attuale trova conferma in un passato articolo, redatto sul sito di economia Lavoce.info. La panoramica vede una situazione che, al netto delle opinioni, sembra diventare sempre più stringente ed eloquente di uno stato di cose in perentorio stallo (od insufficiente movimento):

"[...] La tragedia greca è diventata una [...] partita a poker, con tanto di aperture al buio, bluff e contro-bluff; ammesso che si riesca anche stavolta a evitare la Grexit, si tratterà solo dell’ennesima soluzione di basso profilo, per ritrovarsi nella stessa situazione nel giro di qualche mese. [...]
Nel frattempo, l’Europa nel suo complesso è ancora immersa nei postumi di una crisi finanziaria [...]. non parliamo, per carità di continente, dell’incapacità di formulare una strategia comune in termini di politica estera o di energia [...] le ragioni a favore dell’Unione Europea sembrano essere oggi più forti di ieri; con il ribaltamento delle fonti di crescita mondiale e il successo di grandi nazioni [...] un’Europa frantumata in tanti piccoli paesi sembra davvero avere poche chance future. [...]"
(Fonte: L'Europa che verrà, M.Bordignon, Lavoce.info)

Questi elementi di fondo, tratti dall'articolo "L'Europa che verrà" pubblicato sul sito lavoce.info, sembrano esplicitare un quadro dal quale ci sarebbero tant(issim)i ottimi motivi per fuggire.
Condizionale d'obbligo, vista quella che sembra una grande impassibilità dominante.
La prima condizione che potrebbe indurre alla creazione di un clima favorevole all'uscita dalla crisi dovrebbe essere, in condizioni ideali, la costruzione di un sistema capace di rendere efficienti e maggiormente sinergiche sia la sfera politica che quella economica.
Tale consapevolezza è richiamata come fondamentale dallo stesso articolo de lavoce.info precedentemente descritto:

"[...] ci si aspetterebbe un dibattito politico europeo all’altezza delle sfide. [...] A giugno, i [...] presidenti  [...] della Banca centrale europea e delle principali istituzioni europee [...] presenteranno la nuova versione del documento approvato tre anni fa per il rafforzamento dell’unione politica e economica dell’area euro. Ma di ciò che era previsto nel documento del 2012, eccetto [...] l’unione bancaria, non si è fatto in realtà nulla. [...] le cose che si dovrebbero fare appaiono piuttosto evidenti. Per l’Unione Europea [...] va trovata una nuova forma di convivenza tra i paesi che sono solo interessati a un’area di libero scambio e chi vuole invece forme di maggiore integrazione [...]. L’attuale modello istituzionale, con tutti i parlamentari europei che votano su politiche che interessano solo una parte [...] non ha senso. Così come non lo ha l’oscuro sistema di finanziamento del bilancio europeo, che serve solo [...] a impedire interventi che davvero potrebbero servire interessi europei comuni. Né funziona l’Unione monetaria, basata su complicatissime regole che nessuno capisce, affidate per la gestione a un organismo presumibilmente tecnico come la Commissione [...]. E con una politica fiscale dell’area fissata da un consesso dei paesi [...] dove poi di fatto decide solo la Germania sulla base dei propri interessi nazionali. [...]"
(Fonte: L'Europa che verrà, M.Bordignon, Lavoce.info)

A prescindere dalla validità di questi punti di vista, potrebbe risultare essenziale adoperarsi per cercare di far progredire il più possibile le sfere di politica ed economia su scala continentale.
Condizionale ancora una volta obbligatorio, visti i danni potenziali e reali che queste mancanti forme di integrazione hanno prodotto, stanno producendo e rischieranno di produrre ancora maggiormente nel seguito. Fra danni e danneggiati, il simbolo purtroppo più dirompente di tutti è stato in questi anni costituito dalla Grecia. Nel processo di tanto poco progressiva quanto tremendamente incompleta integrazione è (anche, non solo) lo stato greco a fare le spese più grandi e gravi di questa crisi di intenti oltreché economica.
Un quadro ultimo della situazione è ottimamente riassunto da Mario Seminerio, autore del blog phastidio.net. E' possibile trovare, nell'articolo dall'eloquente titolo "Grecia, senza via d'uscita", un quadro assai deprimente sulle situazioni economiche e sociali cumulatesi in questi anni.
Si riporta nel seguito un quadro legato alle sole situazioni pensionistiche, vicenda sulla quale le autorità europee vorrebbero maggiore incisività da parte delle autorità governative nazionali:

"[...] Dal 2010 ad oggi, l’assegno pensionistico medio è stato tagliato del 44-48%, a 700 euro mensili. Circa il 45% dei pensionati greci ricevono una pensione mensile inferiore a 665 euro, la soglia di povertà del paese. I creditori chiedono che il sistema sia messo in equilibrio e mantenuto tale sino al [...] 2060. Il dramma risiede nel fatto che i fondi pensione greci hanno perso, con il default del 2012, [...] 25 miliardi di euro di riserve [...] la contribuzione pensionistica è crollata in conseguenza dell’esplosione della disoccupazione e dei pensionamenti anticipati del settore pubblico, mentre le aliquote [...] sono talmente elevate da rappresentare un potente incentivo all’economia sommersa. [...]"
(Fonte: Grecia, senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Il rischio più grande è quello di perpetuare misure economiche finalizzate al salvare la pura formalità, compromettendo (ulteriormente?) la sostanza della società 'reale'. 
L'incentivo all'economia sommersa potrebbe finire per costituire un ulteriore deterrente al raggiungimento degli introiti fiscali prefissati, quantomeno in chiave teorica. 
I punti su cui le valutazioni greche si erano concentrati erano sostanzialmente incentrati, citando l'articolo in questione, su potenziali revisioni del sistema Iva e del regime pensionistico: 

"[...] Atene chiedeva di ridurre le due aliquote agevolate, dal 6,5 al 6% e dal 13 all’11%, mantenendo invariata al 23% quella ordinaria. Dal posizionamento dei beni tra aliquote emerge [...] il tentativo di aumentare il gettito, visto che alla prima aliquota erano assegnati [...] farmaci, libri e biglietti teatrali [...]. Riguardo alle pensioni [...] offriva l’innalzamento dell’età pensionabile per anzianità a 62 anni, ma con eccezioni tali da vanificare il tutto. [...] la specifica che 'i diritti pensionistici acquisiti' non sarebbero stati toccati, che le categorie 'protette' di baby pensionabili [...] sarebbero rimaste tali, che il percorso di innalzamento dell’età pensionabile sarebbe decorso dal primo gennaio 2016 al 2025 ma di fatto frenato nella progressione sino al 2022. [...] si manteneva la possibilità di ritiro anticipato con decurtazione massima del 16% dell'assegno [...]"
(Fonte: Grecia, senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Al netto di tutto, pertanto, le proposte di macro-economia proposte dalla Grecia risultavano finalizzate al rispetto di alcuni equilibri di bilancio per gli anni immediatamente successivi al 2015:

"[...] Pare che il documento governativo greco contenesse un percorso di ricostituzione dell’avanzo primario che, con l’eccezione del blando [...] obiettivo di avanzo primario allo 0.6% di Pil per il 2015, saliva rapidamente e ripidamente al target di mantenimento del 3.5% [...] dal 2018. [...]"
(Fonte: Grecia,senza via d'uscita, M.Seminerio, phastidio.net)

Verranno quindi fatti rispettare gli equilibri di bilancio e macro-economia? Saranno oppure sottoscritti patti capaci di tenere in conto gli equilibri sociali finalizzati al rimettere in careggiata un Paese che oggi appare devastato in molte delle sue fibre reali? 
Sarebbe possibile invece assistere ad un deterioramento ulteriore della società e dell'economia ellenica, specialmente per via di quei processi di mancate commistioni ed integrazioni da promuovere per realizzare quell'Europa che (non?) verrà? L'articolo sembra essere, a questo proposito, estremamente chiaro e limpido nel definire quelli che potrebbero essere gli obiettivi tanto futuri quanto attualmente sottovalutati per mantenere lo stato greco nel 'gioco' di un'Europa che sembra propensa a non completare i processi di integrazione necessari a migliorare tutta la "struttura" complessiva: 

"[...] comunque vada, la Grecia dovrà ristrutturare la propria economia [...]. Si può discutere delle responsabilità [...] interne ed esterne al paese. Ma la realtà non cambia. Il dramma nel dramma è che i greci forse non hanno compreso appieno quello che li attende. [...]"

Se il dramma nel dramma è destinato a consumarsi, non resta che vedere quali atteggiamenti e parti avranno i molti personaggi attualmente in cerca sia di autore che di sceneggiatura.

Per saperne di più: 
"Grecia, senza via d'uscita", M.Seminerio, phastidio.net
http://phastidio.net/2015/06/05/grecia-senza-via-duscita/

"L'Europa che verrà", M.Bordignon, lavoce.info
http://www.lavoce.info/archives/35515/leuropa-che-verra/

Fonte immagine: radioradio.it

giovedì 4 giugno 2015

A PROPOSITO DI SPESA PUBBLICA ITALIANA, RIPORTANDO "LA LISTA DELLA SPESA"...

"[...] Per capire come si possa ridurre la spesa pubblica in Italia senza causare 'danni collaterali', occorre [...] chiarire chi spende, quanto si spende e per cosa si spende. [...] una riduzione mirata della spesa pubblica può far bene all'economia italiana. [...]
La spesa pubblica in Italia ammontava nel 2013 (finora l'ultimo anno per cui l'Istat ha pubblicato dati definitivi) a 818 miliardi di Euro (un po' più della metà del Pil del Paese e circa 1700 Euro per ogni persona residente in Italia). Di questi, 78 miliardi sono interessi che le Pubbliche Amministrazioni pagano sul proprio debito.
Nel mio lavoro come commissario mi sono occupato della spesa al netto degli interessi, la cosiddetta spesa 'primaria' (i restanti 739 miliardi).
[...] La spesa per interessi si può ridurre solo in due modi. 
O ripagando il debito pubblico. Questo però richiede una riduzione delle spese primarie o un aumento delle tasse. O rifiutandosi di pagare gli interessi e di rimborsare il debito stesso (facendo default [...] o ripudiando il debito [...]). 
Se un paese fa default perde credibilità e diventa più difficile in futuro prendere a prestito. 
[...] Quindi fare default non è un'alternativa all'austerità se, come nel caso italiano, il debito è detenuto in gran parte da famiglie e imprese italiane o da paesi esteri molto integrati con l'economia nazionale [...]. Concentriamoci allora su questi 739 miliardi di spesa primaria. Chi li spende?
La parte del leone la fanno gli enti previdenziali [...] con [...] 320 miliardi, o il 43% del totale [...]
Si tratta soprattutto di pensioni ma anche di altri trasferimenti alle famiglie per forme i assistenza, o welfare [...].
Seguono le amministrazioni centrali dello Stato (ministeri e vari enti pubblici). Ma qui si scende [...] a un quarto della spesa (190 miliardi) [...].
Al terzo posto c'è la spesa delle regioni (138 miliardi [...]). Il grosso [...] è costituito dalla spesa sanitaria, un'altra voce del cosiddetto welfare. Quindi le due principali voci di welfare (previdenza e sanità) rappresentano insieme quasi il 60% della spesa totale. 
Dominano la spesa pubblica. [...] la spesa dei Comuni rappresenta solo l'8% del totale (61 miliardi). Quella delle bistrattate Province [...] rappresenta poco più dell'1% [...] ed è in rapida discesa. 
I restanti 21 miliardi sono spesi da enti classificati dall'Istat come 'locali' [...]"

Fonte citazione: "La spesa pubblica in Italia: chi, quanto e per cosa si spende?", "La lista della spesa - La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare", C.Cottarelli, Serie Bianca - Feltrinelli

Fonte immagine: datamanager.it


martedì 2 giugno 2015

2 GIUGNO, FRA PASSATO E (RICERCA DEL) FUTURO...

"[...] Questa Repubblica si può salvare. 
Ma, per questo, deve diventare la Repubblica della Costituzione. [...]"
(Nilde Iotti, att.)