lunedì 26 giugno 2017

DI ARIA IN ARIE, CERCANDO PIEGHE (E PIAGHE) DI UNA SOCIETA'

"[...] su tutti i canali arriva la notizia/ un attentato uno stupro o, se va bene, una disgrazia/ 
che diventa un mistero di dimensioni colossali/ 
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero/ che chiamano giornali./ 
C'è un'aria [...] ed ogni avvenimento di fatto si traduce/ 
in tanti 'sembrerebbe', 'si vocifera', 'si dice'/ con titoli ad effetto che coinvolgono la gente/ 
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto/ senza dire niente./ 
C'è un'aria, un'aria,/ ma un'aria che manca l'aria [...] 
e c'è un gusto morboso nel mestiere d'informare,/ 
uno sfoggio di pensieri senza mai l'ombra di un dolore/ 
e le miserie umane raccontate come film gialli/ sono tragedie oscene che soddisfano la fame/ 
di certi avidi sciacalli. [...] Lasciateci il gusto dell'assenza,/ lasciatemi da solo con la mia esistenza/ 
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno/ finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno./ 
Ma la televisione che ti culla dolcemente/ presa a piccole dosi direi che è quasi un tranquillante/ 
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie/ 
con lo stesso rispetto che è giusto avere/ per una lavastoviglie [...]"


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