Cercare di definire chi e quali siano le personalità e gli equilibri che più concorrono a determinare (dis)ordine nel mondo rischia di essere cosa enormemente difficile e complessa da svolgere, proprio perché tante sono le forze in gioco.
La necessità di inquadrare al meglio possibile certe condizioni e modalità d'azione strutturate può ricondurre ad avere versioni e visioni più chiare - o quantomeno più complete - del mondo attorno e di come esso stesso si è strutturato e definito nel corso dei secoli.
Tale lavoro di approfondimento deve essere strutturato ed inquadrato su più 'livelli', senza oltrepassare mai il confine imposto da complottismo e visioni parziali (e parzialmente pessimistiche?) dei fatti. A questo sfondo si richiama l'opera "Chi sono i padroni del mondo", scritto da Noam Chomsky e pubblicato da "Ponte alle Grazie".
Le finalità di questo testo risultano essere chiare sin dalla copertina, seguendo la presentazione brevemente riportata:
"[...] In questo volume [...] Noam Chomsky affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l'Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla 'minaccia' iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra NATO e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all'espansione cinese, alla liberazione dell'America Latina... Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al 'discorso ufficiale' e prigionieri di una 'memoria autorizzata' che troppo spesso dimentica.
Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant'anni nello studio dei 'sistemi di potere' e nella denuncia dei crimini perpetrati dai 'padroni dell'umanità', ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo.
E ancora una volta emerge la follia di un'umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l'autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso [...] di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello.
Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti.
Ma in fretta. Il tempo sta per scadere. [...]"
L'imperativo della riflessione - precedente a quello dell'azione consapevole - deve diventare di tanto imponente quanto necessaria urgenza.
Leggerne per comprenderne di più, leggerne per cercare di carpire quali possano essere le dinamiche future di un mondo sempre più tanto confuso quanto difficilmente comprensibile.
Leggerne per provare ad attivare quell'istinto di azione/reazione tanto importante per comprendere quali possano essere le scelte determinanti che ognuno di noi possa (cercare di) compiere, fino in fondo. Sullo sfondo, inevitabilmente ed implacabilmente, delle condizioni al contorno di rispondente complessità:
"[...] Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate multinazionali, le enormi Istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: 'Tutto per noi e niente per gli altri'. [...]"
La necessità di inquadrare al meglio possibile certe condizioni e modalità d'azione strutturate può ricondurre ad avere versioni e visioni più chiare - o quantomeno più complete - del mondo attorno e di come esso stesso si è strutturato e definito nel corso dei secoli.
Tale lavoro di approfondimento deve essere strutturato ed inquadrato su più 'livelli', senza oltrepassare mai il confine imposto da complottismo e visioni parziali (e parzialmente pessimistiche?) dei fatti. A questo sfondo si richiama l'opera "Chi sono i padroni del mondo", scritto da Noam Chomsky e pubblicato da "Ponte alle Grazie".
Le finalità di questo testo risultano essere chiare sin dalla copertina, seguendo la presentazione brevemente riportata:
"[...] In questo volume [...] Noam Chomsky affronta le più attuali questioni di politica internazionale: dal terrorismo che sconvolge l'Occidente alle tensioni mediorientali, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla 'minaccia' iraniana, dalla situazione potenzialmente esplosiva al confine tra NATO e Russia al riallacciarsi delle relazioni tra Usa e Cuba, all'espansione cinese, alla liberazione dell'America Latina... Lo fa costringendoci a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere, assuefatti al 'discorso ufficiale' e prigionieri di una 'memoria autorizzata' che troppo spesso dimentica.
Con la competenza e la caparbietà di un osservatore (e attivista) impegnato da più di cinquant'anni nello studio dei 'sistemi di potere' e nella denuncia dei crimini perpetrati dai 'padroni dell'umanità', ancora una volta ci indica le costanti del modo di agire di chi governa il mondo.
E ancora una volta emerge la follia di un'umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l'autodistruzione. Ma la logica stringente e impietosa su cui si fonda il discorso [...] di Chomsky non conduce alla disperazione e alla resa. Bensì a un appello.
Perché, e qui risiede la vera grandezza di Noam Chomsky, resta sempre saldissima la convinzione che ognuno di noi possa, debba, fare qualcosa per cambiare il destino di tutti.
Ma in fretta. Il tempo sta per scadere. [...]"
L'imperativo della riflessione - precedente a quello dell'azione consapevole - deve diventare di tanto imponente quanto necessaria urgenza.
Leggerne per comprenderne di più, leggerne per cercare di carpire quali possano essere le dinamiche future di un mondo sempre più tanto confuso quanto difficilmente comprensibile.
Leggerne per provare ad attivare quell'istinto di azione/reazione tanto importante per comprendere quali possano essere le scelte determinanti che ognuno di noi possa (cercare di) compiere, fino in fondo. Sullo sfondo, inevitabilmente ed implacabilmente, delle condizioni al contorno di rispondente complessità:
"[...] Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate multinazionali, le enormi Istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: 'Tutto per noi e niente per gli altri'. [...]"

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