sabato 27 febbraio 2016

PERCORRENDO UNA STRADA, CERCANDO UNA CONDIZIONE


"[...] Nelle case 
non c'è niente di buono 
appena una porta si chiude 
dietro un uomo.
Succede qualcosa di strano 
non c'è niente da fare 
è fatale quell'uomo 
incomincia a ammuffire. [...]
Ne ho conosciute tante di famiglie, 
la famiglia è più economica e protegge di più. 
Ci si organizza bene, una minestra per tutti, 
tranquillanti aspirine per tutti [...] 
soltanto quattrocento lire per purgare tutta la famiglia, un affare. 
Si caga, in famiglia, si caga bene, lo si fa tutti insieme. [...]
Quell'uomo è pesante 
e passa di moda sul posto 
incomincia a marcire 
a puzzare molto presto. [...]
C'è solo la strada 
su cui puoi contare 
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire 
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case 
le case dove noi ci nascondiamo 
bisogna ritornare nella strada 
nella strada per conoscere chi siamo.
C'è solo la strada su cui puoi contare 
la strada è l'unica salvezza
c'è solo la voglia e il bisogno di uscire 
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale
non passa per le case 
e gli angeli non danno appuntamenti 
e anche nelle case più spaziose
non c’è spazio per verifiche e confronti. [...]
Perché il giudizio universale 
non passa per le case
in casa non si sentono le trombe
in casa ti allontani dalla vita
dalla lotta dal dolore e dalle bombe. [...]"

mercoledì 24 febbraio 2016

SULLA NECESSITA' DI COMPIERE UNA RIVOLUZIONE VALORIALE

"[...] Noi [...] dobbiamo sottoporci a una rivoluzione radicale nel campo dei valori. Dobbiamo iniziare subito a passare da una 'società orientata alle cose' a una 'società orientata alle persone'. 
Quando le macchine e i computer, le ragioni del profitto e i diritti di proprietà sono considerati più importanti delle persone, è impossibile sconfiggere la gigantesca triade formata dal razzismo, dal materialismo estremo e dal militarismo. [...]"
Martin Luther King Jr., Beyond Vietnam, 1967
cit. da Un salto di civiltà - Appena in tempo per compiere l'impossibile, Una rivoluzione ci salverà, N.Klein, Best Bur

"[...] I Paesi sviluppati hanno creato una crisi globale basata su un sistema di valori sbagliato. Non c'è nessuna ragione per cui dovremmo essere costretti ad accettare una soluzione improntata a quello stesso sistema. [...]" Marlene Moses, 2009
cit. da Un salto di civiltà - Appena in tempo per compiere l'impossibileUna rivoluzione ci salverà, N.Klein, Best Bur


domenica 21 febbraio 2016

INSEGUENDO LE RIFLESSIONI, FRA UMANITA' E (POTERE DI) PENSIERO

"[...] Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a pensare. [...]" (F. De Andrè, att.)

Fonte immagine: Corto Maltese - Il mito letterario del Novecento, 10 febbraio 2016

venerdì 19 febbraio 2016

A PROPOSITO DI DOLORI (RI)CONOSCIUTI, DESCRIVENDO LA VITA


"[...] Ho conosciuto il dolore [...]
e lui mi ha conosciuto: 
siamo amici da sempre, 
io non l’ho mai perduto; 
lui tanto meno [...]
Ho conosciuto il dolore 
e mi è sembrato ridicolo, [...] 
quando gli dico in faccia: 
'Ma a chi vuoi far paura?' 
Ho conosciuto il dolore: 
ed era il figlio malato, 
la ragazza perduta all'orizzonte, 
il sogno strozzato, 
l’indifferenza del mondo alla fame, 
alla povertà, alla vita [...] 
Dio, che non c’era 
e giurava di esserci, [...] 
se giurava, di esserci e non c’era 
ho conosciuto il dolore 
e l’ho preso a colpi di canzoni e parole 
per farlo tremare, 
per farlo impallidire, 
per farlo tornare all'angolo, 
cosi pieno di botte, 
cosi massacrato stordito imballato [...] 
Ho conosciuto il dolore 
e ho avuto pietà di lui, 
della sua solitudine, 
delle sue dita da ragno 
di essere condannato al suo mestiere 
condannato al suo dolore; 
l’ho guardato negli occhi, 
che sono voragini e strappi 
di sogni infranti: respiri interrotti 
ultime stelle di disperati amanti. 
-Ti vuoi fermare un momento?- gli ho chiesto - 
[...] Ti vuoi sedere? [...] 
ascoltami [...] e non fiatare! [...] 
Hai fatto di tutto 
per disarmarmi la vita 
e non [...] puoi sapere 
che mi passi come un'ombra sottile sfiorente [...]
Ti ho conosciuto dolore in una notte di inverno 
una di quelle notti che assomigliano a un giorno [...]"
(Ho conosciuto il dolore, R.Vecchioni, cit.)


mercoledì 17 febbraio 2016

"NO LOGO", (RI)LEGGENDO LE CRITICHE AL CONSUMISMO

Effettuare una full immersion in un libro uscito più di qualche anno fa può aiutare molto a riflettere sui passi in avanti (od all'indietro) compiuti dal mondo e dall'umanità nel corso del tempo.
Le critiche da muovere ai modelli economici esistenti ed alle teorie consumistiche che hanno gestito le coordinate di sviluppo possono (e devono) essere sostanziali, motivate ed illustrate alla luce di una serie di situazioni che sembrano non poter reggere più. In alcun modo.
Dalla lettura il più approfondita possibile di un'opera capace di attaccare (in maniera consapevole) sia modelli che pregiudizi economici può successivamente essere lecito intraprendere una specifica disamina di varie situazioni: quanto è stato confermato o smentito dall'incedere dei fatti e dallo scorrere del tempo? Quante conferme e smentite ci sono state relativamente a critiche, argomentazioni e supposizioni svolte?
A queste e molte altre domande può essere possibile rispondere, confrontando il passato letterario con i fatti realizzatisi nel presente reale. Tali ragionamenti possono essere applicati alla lettura critica del libro di Naomi Klein, intitolato "No Logo" e pubblicato da Bur Editore.
I contenuti dell'opera sono riportati esplicitamente nel seguito della trattazione:

"[...] Il mondo è nelle mani delle multinazionali, che hanno creato bisogni e miti di cui, per decenni, siamo stati schiavi. Ma lo sforzo dei grandi colossi per rendere omogenee le nostre comunità e monopolizzare il linguaggio condiviso ha generato una forte ondata di resistenza, testimoniata da diverse proposte. Dallo sfruttamento nelle fabbriche dell'Indonesia e delle Filippine, in cui viene calpestato ogni diritto umano, ai centri commerciali propagatori di life-style del Nord America, fino alle campagne [...] di attivisti, manifestanti e hacker, Naomi Klein spiega e analizza le ragioni della contestazione e le contraddizioni dell'economia globale.
No Logo, definito la Bibbia del movimento no-global, racconta una storia di ribellione e autodeterminazione nei confronti dello strapotere dei marchi, proponendo un'analisi socio-economica alternativa alle tesi neo-liberiste osannate per anni. [...]"

Risulta quindi essenziale, dalla lettura e dalla disamina di situazioni e vicende passate, effettuare un confronto con gli sviluppi maturati di alcune fra le vicende descritte. Quali possono essere state le sorti maturate dai percorsi di ribellione ed autodeterminazione che hanno contraddistinto le sfide principali definite dall'autrice nel corso dello svolgimento narrativo?
Quali progressi si sono verificati nei confronti delle forme di resistenza e resilienza ai diritti umani calpestati e descritti dall'autrice nel dipanarsi dell'opera? In quali modalità ha continuato a proliferare e strutturarsi la 'rete di marchi' enormemente sviluppata dall'autrice stessa nel corso dell'opera?
I contenuti da analizzare e (ri)attualizzare sono molteplici, rispetto al tempo trascorso dalla prima edizione. Le tematiche affrontate nel corso dell'opera sono molteplici e, pertanto, meritevoli di osservazioni specifiche rispetto a quanto è successo nel corso degli anni:

  • Storia ed evoluzione dei marchi e del loro sviluppo nel corso del tempo;
  • Evoluzioni e necessità maturate nel mondo giovanile in rapporto alle esigenze di marketing ed esigenze promozionali su più riprese;
  • Creazione di 'utopie' e giganti commerciali, generati a seguito di fusioni e costruzione di sinergie fra marchi di minore rilevanza;
  • Storie di disprezzo e di svalutazione della dimensione umana in rapporto alle metodologie produttive costruite nell'era dei super-marchi;
  • Involuzioni e variazioni dei principi di retribuzione della manodopera umana, rispetto al variare di dinamiche e di meccanismi precedenti alla crisi economico-finanziaria generatesi successivamente alla pubblicazione dell'opera stessa; 
  • Forme di attivismo anti-aziendale ed anti-marchio, sviluppatesi all'ombra di proteste e movimenti diffusi endemicamente nelle società mondiali;
  • Politiche e provvedimenti assunti sia da Governi che da movimenti locali, costretti a gettarsi nella mischia per 'pesarsi' e per (cercare di) valere qualcosa in termini di coesione;
  • Limiti specifici delle strategie anti-marchio.
Sullo sfondo rimangono doverose battaglie, capaci di strutturarsi in termini specifici per contrapporre forme di civismo critico a metodi di consumismo esasperato e capace di debilitare anche pesantemente la società intera. Risulta necessario impostare il più coerentemente possibile una lotta per i beni comuni, nel tentativo (fra l'esasperato e l'utopistico?) di salvaguardare forme ed idee di società differenti rispetto al pietoso status quo passato ed attuale.
L'epilogo dell'opera si proponeva di costruire un percorso che cercasse di fare il possibile per andare oltre i simboli, costruendo una società maggiormente consapevole delle proprie possibilità di (dis)intermediazione e capacità interpretative dei bisogni umani. 
Quanto di quell'epilogo è stato realizzato, a distanza di anni? Quante di quelle speranze sono state tradite o vanificate da una resa utopistica forse mal pe(n)sata ai tempi della prima pubblicazione? 
Quanto di quel mondo si è prepotentemente modificato, facendo anche peggiorare quel che già esisteva in termini di marketing e propaganda? Ai lettori il compito di formulare ipotesi successive, sentenze specifiche ed ardue risposte.





martedì 16 febbraio 2016

CITAZIONI IN LIBERTA', FRA OMOLOGAZIONI E NATURE UMANE

"[...] Il conformista/ è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta [...] 
ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa/ è un concentrato di opinioni/ 
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani. [...] 
quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire [...] 
si adegua senza farci caso/ e vive nel suo paradiso./ 
Il conformista/ è un uomo a tutto tondo che si muove/ 
senza consistenza [...] s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza/ 
è un animale assai comune/ che vive di parole da conversazione. [...]"
(Il conformista, G.Gaber, cit.)

"[...] Avrete notato che ognuno di voi si muove con la sua particolare andatura. 
Per esempio Pitts, se la prende comoda, tanto [...] arriverà. 
Invece Cameron sta pensando 'Andrà bene? Forse si, ma sì, certo, certo. O forse no, chi lo sa?' 
E il nostro Overstreet è mosso da profonda passione. 
Lo sappiamo tutti, non è vero? 
Ma non li ho fatti marciare per deriderli, li ho fatti marciare per illustrare la questione del conformismo, la difficoltà di mantenere le proprie convinzioni di fronte agli altri. 
Alcuni di voi hanno l'aria di pensare: 'Ah, io avrei marciato diversamente!'. 
Allora chiedetevi: perché battevate le mani? 
Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, 
anche se ad altri sembrano strani e impopolari, 
anche se il gregge può dire 'Non è bene'. 
Come ha detto Frost: 'Due strade trovai nel bosco e io, | 
io scelsi quella meno battuta. | Ed è per questo che sono diverso'. 
Voglio che troviate la vostra camminata adesso, 
il vostro modo di correre e passeggiare, in ogni direzione, 
comunque vogliate, che sia fiero o che sia sciocco, sta a voi. [...]"
(L'attimo fuggente, cit.)

"[...] Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria/ 
col suo marchio [...] di speciale disperazione/ 
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi/ 
per consegnare alla morte una goccia di splendore/ 
di umanità di verità. [...]" 
(Smisurata preghiera, F.De André, cit.)

Fonte immagine: vocidallastrada.com


lunedì 15 febbraio 2016

SU LETTURE E SOLITUDINI (ARGINABILI)

"[...] Per dare un po' di luce alla solitudine e amaro scacco alle incertezze piccole-grandi di ogni giorno. Là dove entra un libro, o si ascolta una voce, esce rapido un cattivo pensiero. 
E la nebbia della noia è soffocata o spazzata via dal vento di una buona sorpresa; e i luoghi sembrano popolarsi di gente amica.
Nessuno è mai solo con un libro in mano. [...]"
Fonte: R.Roversi da il manifesto di "Ad alta voce "

Fonte immagine: agoraterapia.it

sabato 13 febbraio 2016

CONSIDERAZIONI SU UOMINI, SENTIMENTI E MODELLI DA SEGUIRE...CITANDO GIORGIO GABER

"[...] L'uomo che sto seguendo 
ha l'aspetto di un uomo medio, direi banale 
non sa bene che cosa cerca e che cosa vuole
si addormenta intontito e si alza senza soffrire [...] 
L'uomo che sto seguendo 
non ha la forza per un dolore vero 
è troppo inerte [...]
l'uomo che sto seguendo è un uomo sincero [...]
per distinguere il falso e il vero basta poco 
[...] un vero sentimento 
per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo. 
L'uomo che sto seguendo 
ha l'aspetto di un uomo onesto, direi perbene
ma è colpevole di gesti inutili e di omissione 
la sua vita gli passa sopra [...]
l'uomo che sto seguendo è un uomo normale [...] 
per difendere quel mistero che era l'uomo [...] 
per ridare un senso alle cose non puoi fare a meno 
di un sentimento. [...]"


mercoledì 10 febbraio 2016

CERCANDO, FRA IDEE E FELICITA'...


"[...] La felicità, nonostante la pubblicità vi illuda, non ci viene dall'ultima generazione di telefonini o di computer, e più in generale di 'prodotti', ma da uno straccio di 'relazione in più'. [...]"
(U.Galimberti, att.)

lunedì 8 febbraio 2016

"INNOVATORI", SUL COME PENSARE PER (PROVARE A) CAMBIARE IL MONDO

Come pensa chi (cerca di) cambia(re) il mondo?
Attraverso quali passi si cerca di sperimentare, innovare e migliorare il bagaglio di esperienze a disposizione del genere umano? Quali sono e saranno, nella storia, le armi da poter impiegare per ottemperare alla necessità di migliorare le esistenze degli esseri umani?
Per rispondere a queste domande rischia di essere alquanto complicato tracciare un quadro univoco e monocorde delle tematiche afferenti a mente umana ed innovazione, proprio perché sono molte le variabili che interferiscono con realtà quali (quelle costituite da) progresso e ricerca: tempi storici, opportunità da cogliere, formazione ed aggiornamento continuativo, protagonisti e professionisti dei settori interessati, [...].
Tracciare un quadro dell'innovazione e dell'innovatore medio rischia di essere, quindi, un percorso altamente complesso da inquadrare ed esaurire con competenze adeguate.
Una delle questioni più interessanti e complesse al tempo stesso potrebbe essere quella di definire, in termini specifici, il rapporto che intercorre fra realtà innovative ed autori della stessa innovazione: attraverso quali 'passi' una singola mente può arrivare all'elaborazione di un progetto capace di aprire nuova breccia nei campi di ricerca e sviluppo? Quali dinamiche potrebbero regolare invece il lavoro di gruppo, qualora si cerchi di osservare all'eventuale apporto collettivo che una precisa realtà può fornire? Si potrebbe anche ridefinire il potere dell'innovazione in rapporto all'incedere della storia: quanti e quali sono stati i profili ed i potenziali di novità frenati da epoche storiche e/o da decisioni avventate? Le risposte a queste domande sono potenzialmente infinite, per una lunghissima serie di motivazioni e ragioni difficili da sintetizzare adeguatamente.
Può comunque essere fornita una panoramica delle situazioni, delle dinamiche e delle specifiche che hanno contribuito a regolare negli anni i processi di innovazione e di gestione della novità.
Elementi essenziali di questo insieme di realtà possono essere rintracciate nell'opera "Innnovatori - Come pensano le persone che cambiano il mondo (Breve storia del futuro)", scritto da Massimo Temporelli e pubblicato da Microscopi - Hoepli.
La peculiarità afferente al mettere in rete le vite di molti inventori con altrettante prospettive storiche formate dal susseguirsi di epoche anche contraddittorie è lo scopo fondamentale di un'opera che si prefigge lo scopo di fornire qualche linea guida per comprendere come abbiano ragionato volti e protagonisti di passi importanti. Traccia simile di tale impronta è definita esplicitamente nella stessa opera in questione, attingendo alla prefazione specifica fatta da Alex Bellini:

"[...] Leggere il libro sugli innovatori [...] è un po' come leggerne uno su esploratori e avventurieri. [...] Nella personalità di queste due categorie di uomini trovo caratteristiche molto simili: coraggio, intuito, egoismo, disciplina, competenze pratiche, fervida immaginazione e capacità di pensare obliquamente. E' come se queste due tipologie di uomini, innovatori ed esploratori, abitanti oggi di due pianeti distinti e separati, avessero avuto, all'origine, gli stessi progenitori [...]"

Sono state anche (o soprattutto?) le componenti sopra citate a diventare fonte esclusiva di produzione e generazione di valore, attingendo ai 'bagagli' culturali ed esperienziali di uomini che hanno contribuito a (far) compiere passi straordinariamente pe(n)santi all'umanità intera.
Quali sono invece le ragioni che fanno sì che la spinta innovatrice e sperimentatrice dell'umanità intera non si sia ancora arrestata? E' la stessa prefazione a fornire qualche possibile risposta che sarà sviluppata ed articolata nel dipanarsi della trama e della documentazione tecnica:

"[...] Si esplora per passione, per denaro, per fama, per riconoscimento , ma mi piace pensare che la spinta verso l'esplorazione sia una modificazione genetica, importante per lo sviluppo e la sopravvivenza della specie. [...]"

L'opportunità di cogliere le potenzialità di miglioramento e progresso della specie umana è un'occasione che non dovrebbe essere persa o gettata al vento.
In alcun modo, proprio in virtù del fatto che combattere per cambiare e migliorare le condizioni degli esseri umani è essenziale muoversi ed ascoltare specialmente le voci di quanti sono riusciti ad innovare in maniera prepotente i vari e desolanti status quo che si sono susseguiti nel corso della storia. I capitoli di analisi e di specifica declinazione di tematiche tanto complesse sono articolate su 'blocchi' di capitoli sostanziali ed essenziali:
  • Prospettive e declinazione degli eroi dell'innovazione;
  • Età anagrafica (e di prospettiva) degli innovatori, in relazione alle varie epoche storiche di appartenenza; 
  • Esplorazioni ed errori compiuti in chiave storico-progettuale, con regole dell'innovazione da definire per far progredire le consapevolezze di lettori o semplici interessati;
  • Caratteristiche degli innovatori in relazione alle epoche storiche di appartenenza, adoperandosi per incrociare prospettive di sviluppo con limiti dettati da (inevitabili?) contingenze esterne; 
  • Progettisti di Stato ed innovatori di rilievo collettivo;
  • Progetti e volti riconducibili a figure specifiche di inventori imprenditori, aventi maggior potere anche economico in sede di trattativa ed elaborazione di novità;
  • Relazioni che intercorrono fra prospettive di ricerca e modernità, concretizzando l'affermarsi di centri R&D accanto a figure maggiormente contemporanee di innovatori-sperimentatori.
La scelta di arrendersi o di avanzare nel gioco storico è un passo essenziale che deve (o può) essere compiuto ed organizzato da pensate e progetti decisivi degli innovatori.
Ai lettori le ardue sentenze, con le giuste dosi di consapevolezza e caparbietà necessarie per muoversi nella direzione di anticipare (o almeno direzionare correttamente) i cambiamenti. 

"[...] Le biografie degli innovatori hanno questo potere incredibile: muovono la storia, la accelerano, la rendono più ricca, in tutti i sensi. E' [...] un nostro dovere continuare a raccontarle ed è un privilegio poterle leggere o anche semplicemente sentirle raccontare. [...]"
Fonte: Introduzione - Gli eroi dell'innovazione, "Innovatori - Come pensano le persone che cambiano il mondo (Breve storia del futuro)", Microscopi Hoepli


Fonte immagine: hoepli.it

domenica 7 febbraio 2016

CONSIDERAZIONI FRA SPAZIO, DISTANZE ED UMANE RIFLESSIONI...CON SINCERITA'

"[...] Nello spazio esterno sviluppi una consapevolezza globale istantanea, un orientamento verso le persone, un'intensa insoddisfazione per lo stato del mondo, e senti in dovere di fare qualcosa in proposito. Da là fuori, sulla Luna, la politica internazionale sembra così meschina. 
Ti viene voglia di prendere per la collottola un politico, trascinarlo lontano quattrocentomila chilometri e dirgli: 'Guardati intorno, stron.o'. [...]" 
(Edgar Mitchell, cit.)

Fonte immagine: "I fucking love science", 
Pagina Facebook, 6/02/2016

venerdì 5 febbraio 2016

CADERE GIU', FRA NUVOLE E VITA...


"[...] Da piccolo, fermando la ruota del luna-park 
bloccavo il mondo [...] 
Anno dopo anno [...] ho imparato anch'io [...]
Potevo incularmi le nuvole 
sputare da lassù 
invece di provare a fare il geometra. 
Adesso no 
rimango coi piedi sul limite di questo 
mondo [...] in bilico [...] se scivolo e cado giù. [...]
Vertigine, volando al ritmo degli angeli [...] 
è vivere succhiando la vita dagli angoli. [...]"

mercoledì 3 febbraio 2016

FRA LETTORI, LETTURE...ED UMANE AMBIZIONI

"[...] Il lettore vuole lasciarsi incidere da quello che legge, 
conservare un graffio nella memoria che gli permetta un giorno di mostrare la sua conoscenza attraverso un nome, un titolo, un personaggio. [...]"
(Impressioni di un lettore spettatore, Erri De Luca, att.)

"Il libraio", Giuseppe Arcimboldo

martedì 2 febbraio 2016

FRA SCONTRI, (PERDITE DI) TEMPO E (RISCHIO DI) SCONFITTE...A PROPOSITO DI CAMBIAMENTO CLIMATICO

"[...] Presentando il cambiamento come uno scontro fra il capitalismo e il pianeta, non sto dicendo nulla di nuovo. La battaglia è già iniziata, ma per ora il capitalismo sta vincendo a mani basse.
Vince ogni volta che la necessità della crescita economica viene accampata come scusa per rimandare [...] le iniziative a favore del clima o per infrangere gli impegni già presi sul fronte delle emissioni. Vince quando ai greci viene detto che la loro unica via d'uscita dalla crisi economica consiste nell'aprire i loro splenditi mari a trivellazioni ad alto rischio per l'estrazione di gas e petrolio. Vince quando i canadesi si sentono dire che la loro unica speranza di non fare la fine della Grecia è permettere che le foreste boreali vengano spianate per poter estrarre il bitume semi-solido dalle sabbie dell'Alberta. Vince quando un parco di Istanbul viene abbattuto per far posto all'ennesimo centro commerciale. 
Vince quando a Pechino i genitori si sentono dire che il fatto di mandare i loro figli a scuola ansimanti sotto le maschere antinquinamento [...] è un prezzo accettabile da pagare per il progresso economico. Vince ogni volta che ci rassegniamo a dover scegliere soltanto fra cose negative: austerità o trivellazioni, avvelenamento o povertà. 
La sfida [...] non si riduce a spendere tanto denaro e cambiare molte politiche: prima che tali cambiamenti divengano anche solo possibili, dobbiamo imparare a pensare in un modo diverso, radicalmente diverso. Oggi il trionfo della logica di mercato [...] sta paralizzando quasi tutti i tentativi seri di rispondere al cambiamento climatico. 
L'accanita competizione fra le nazioni ha bloccato per decenni i negoziati climatici all'ONU: i Paesi ricchi puntano i piedi e dichiarano che non taglieranno le emissioni, perché rischierebbero di perdere la loro posizione privilegiata nella gerarchia globale; i Paesi poveri [...] affermano che non intendono rinunciare al loro diritto di inquinare tanto quanto hanno fatto i Paesi ricchi nella loro strada verso il successo, anche se ciò significa aggravare un disastro che colpisce soprattutto i poveri. Perché una simile situazione possa cambiare, occorre una visione del mondo in cui la natura, le altre nazioni e i nostri vicini non siano considerati come avversari bensì come partner in un grande progetto comune di re-invenzione. [...]"

Fonte: "Una tempistica davvero pessima" - "In un modo o nell'altro, tutto cambia", "Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur

Fonte immagine: "Cambiamento climatico, sfuggita la bozza dell'Ipcc", daily.wired.it


lunedì 1 febbraio 2016

"BUCHI NERI E SALTI TEMPORALI", ESPLORANDO RICERCHE NELLA STORIA DELLA SCIENZA...

Quanto è conosciuto e quanto ancora è da scoprire dello spazio?
Esistono metodi e piani di ricerca non ancora sfiorati dalle armi che la scienza (cerca di) mette(re) a disposizione dell'essere umano e della sua sete di conoscenza?
Le informazioni e le nozioni in materia di astronomia, fisica, scienza e matematica possono diventare enormemente complicate, qualora si cerchi di approfondire con occhio critico certi fenomeni.
Uno fra gli obiettivi principali di chi (cerca di) fa(re) ricerca nel campo dell'infinitamente grande dovrà essere quello di saper divulgare al meglio possibile le scoperte fatte; quanta cultura può servire per descrivere i moti di un pianeta? Quante nozioni potrebbero servire per costruire modelli fisico-matematici capaci di descrivere al meglio possibile fenomeni e realtà 'celesti' estremamente complesse? A prescindere da queste domande i concetti chiave per rendere diffuse ed estese nozioni tanto approfondite dovrebbero essere pochi, prioritari ed essenziali: capacità di divulgazione, consapevolezza di astrazione, voglia di approfondimento, curiosità, caparbietà, conoscenza delle realtà fisico-matematiche esistenti.
E' da questi punti che si diparte il 'campo semantico' a cui può essere ricondotto il 'fare' ricerca; da questi punti è possibile arrivare ad un'altra infinita marea di dimensioni, piani e specifiche progettualità che riescono ad intersecarsi le une con le altre.
Fra i "punti" dello spazio che riescono a suscitare maggior curiosità ed inquietudine vi sono i cosiddetti buchi neri. Le teorie che si nascondono dietro a questi fenomeni sono le più disparate, proprio perché sono ancora oggi moltissime le domande che si nascondono dietro a queste 'realtà' immerse fra spazio ed oscurità.
In che cosa consiste quella cosa che viene chiamata 'singolarità'?
Quali leggi fisico-matematiche potrebbero riuscire a governarne nel dettaglio movimenti, esistenza e 'dinamiche' di azione? Cosa potrebbe accadere ad un essere umano qualora dovesse essere posto a 'contatto' con un buco nero? Da che punto potrebbe dipanarsi il cosiddetto 'orizzonte degli eventi'?
Le possibili domande legate a questa tematica sono pressoché infinite.
Potrebbe essere altrettanto infinito il campo che la ricerca e lo sviluppo scientifico hanno davanti nel cercare di descrivere questi fenomeni immersi nel profondo dello spazio-tempo?
La scienza che si articola dietro ai 'buchi neri' è come 'figlia' di storie e di uomini che si sono susseguiti nel corso degli anni e dei secoli, contribuendo in maniera decisiva alla definizione di un nuovo orizzonte scientifico con il quale poter guardare verso l'infinitamente grande.
E' su questa dimensione che si muove l'opera "Buchi neri e salti temporali - L'eredità di Einstein", scritto da Kip Thorne e risalente in prima edizione all'anno 1994.
Nonostante sia passato del tempo da scrittura e pubblicazione, il punto più interessante del testo rimane intatto e risiede nella divulgazione storica che si è mossa sul fronte della ricerca per quanto riguarda la realtà dei buchi neri.
La trama del testo si articola mediante traguardi, risultati raggiunti, errori conseguiti ed esperimenti andati a male. E' possibile desumere quanto segue, attingendo dalla medesima opera in questione:

"[...] Kip Thorne racconta le scoperte e le false piste della ricerca sui buchi neri, da Einstein a Hawking, esamina le conseguenze della teoria dello spazio curvo e le possibilità offerte dalla fisica di quanti, fino a prendere in esame l'ipotesi dei wormholes, ovvero le scorciatoie che permetterebbero di viaggiare da un punto all'altro più rapidamente della luce. [...]
'Buchi neri e salti temporali' dimostra la sorprendente capacità della mente umana di sondare le complessità dell'Universo e di rivelare l'intima semplicità, l'eleganza e la [...] bellezza delle leggi fondamentali che lo governano. Il libro [...] contiene un glossario, delle note di approfondimento, una cronologia sintetica e un'ampia bibliografia. [...]"

Si dipanano, da questo punto, storie di uomini, di esperimenti e di ricerche.
Le opportunità di conoscenza e di esperienza nei confronti di una tematica tanto complessa ed 'in divenire' sono definite e sviluppate entro capitoli specifici, al fine di non disperdere un capitale di informazioni che risulta già incredibilmente lungo di per sé. Le ragioni che hanno portato l'autore alla scrittura di un testo tanto approfondito sono riportate da Stephen Hawking nella 'Prefazione':

"[...] Questo libro tratta di una rivoluzione della nostra concezione dello spazio e del tempo, e delle sue notevoli conseguenze, alcune delle quali devono ancora essere chiarite. 
E' anche il racconto affascinante [...] degli sforzi compiuti e dei successi ottenuti nel tentativo di comprendere quelli che sono probabilmente gli oggetti più misteriosi dell'Universo, i buchi neri. 
[...] C'è molto che ancora non sappiamo, come ad esempio cosa accade agli oggetti e alle informazioni che cadono in un buco nero. Riemergono da qualche parte nell'Universo, o in un altro Universo? E possiamo deformare lo spazio e il tempo così tanto da viaggiare indietro nel tempo?
Queste domande fanno parte del nostro attuale cammino verso la comprensione dell'Universo. 
Forse qualcuno tornerà indietro dal futuro e ci darà le risposte. [...]"

La necessità di avere risposte su argomenti tanto complessi è una specifica essenziale a cui poter (cercare di) arrivare mediante un capillare lavoro di ricerca ed approfondimento di tematiche simili.
Le parole chiave che l'autore sviluppa nel dipanarsi della trama sono afferenti ed estese a campi anche lontani l'uno dall'altro. I contenuti principali sono riportati nel seguito: relatività e deformazione dello spazio-tempo, scoperta e corsi storici legati ai buchi neri, ricerca e percorsi scientifici legati a progetti intrapresi su tali contenuti, tesi al confine fra filosofia e scienza riguardo agli stessi buchi neri.
L'interesse specifico nei confronti di argomenti simili è esposto dallo stesso autore nel prologo di un'opera tanto imponente:

"[...] Di tutte le cose concepite dalla mente umana [...] la più fantastica è forse il buco nero: un buco nello spazio con un margine definito in cui tutto può cadere dentro e dal quale non può fuoriuscire nulla; un buco con una forza gravitazionale talmente potente da catturare e tenere in pugno perfino la luce; un buco che curva lo spazio e deforma il tempo. [...]
i buchi neri sembrano appartenere più al mondo della fantascienza e dei miti antichi che a quello dell'Universo reale. Ciononostante, leggi della fisica accuratamente verificate ne predicono con certezza l'esistenza. Solo nella nostra galassia potrebbero essercene milioni, ma la loro oscurità li nasconde alla vista. [...]"

Le curiosità nei confronti di realtà tanto complesse potrebbero essere, non solo per gli addetti ai lavori, degne sicuramente di nota ed approfondimento. A lettori ed interessati le ardue sentenze.
Le premesse dello stesso autore possono sicuramente aiutare nell'elaborazione di consapevolezze necessarie ad assimilare (al meglio possibile) un argomento tanto esteso:

"[...] Per trent'anni ho preso parte a una grande ricerca: una ricerca volta a comprendere l'eredità lasciata da Albert Einstein alle generazioni future, la teoria della relatività e le sue previsioni sull'Universo, e a scoprire dove e in che modo la relatività non funzioni e cosa ne prenda il posto. 
Questa ricerca mi ha condotto attraverso labirinti di oggetti esotici: buchi neri, nane bianche, stelle di neutroni, singolarità, onde gravitazionali, cunicoli temporali, deformazioni temporali e macchine del tempo. [...] La ricerca mi ha fatto vedere in che modo lavorano le menti degli scienziati e le enormi differenze che esistono tra una mente e l'altra [...] e perché occorrano molti tipi diversi di scienziati per dare sostanza alla nostra comprensione dell'Universo. 
La nostra ricerca [...] mi ha aiutato ad apprezzare il carattere internazionale della scienza, i diversi modi in cui l'impresa scientifica è organizzata in società diverse e l'interconnessione della scienza con le tendenze politiche [...]"



mercoledì 27 gennaio 2016

DI VITA IN VITA, CERCANDO UN TEMPO...


"[...] Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno che hai voglia ad aspettare 
un tempo sognato che viene di notte 
e un altro di giorno teso 
come un lino a sventolare. 
C'è un tempo negato e uno segreto 
un tempo distante che è roba degli altri 
un momento che era meglio partire [...]. 
C'è un tempo perfetto per fare silenzio 
guardare il passaggio del sole d'estate 
e saper raccontare ai nostri bambini quando 
è l'ora muta delle fate. [...] 
È tempo che sfugge, niente paura 
che prima o poi ci riprende 
perché [...] c'è tempo 
per questo mare infinito di gente. [...]
C'è un tempo d'aspetto come dicevo 
qualcosa di buono che verrà 
un attimo fotografato, dipinto, segnato 
e quello dopo perduto via 
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata 
la sua fotografia. [...]
Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno più lungo per aspettare 
io dico che c'era un tempo sognato 
che bisognava sognare. [...]"

domenica 24 gennaio 2016

FRA CLIMA, ATTIVITA' UMANE ED EFFETTI DI "RITORNO"

"[...] La maggior parte delle proiezioni sul mutamento climatico presumono che i futuri cambiamenti - le emissioni di gas serra, gli aumenti della temperatura, e gli effetti come l'innalzamento del livello dei mari - avverranno in modo incrementale: che [...] una data quantità di emissioni provocherà un determinato aumento della temperatura il quale, a sua volta, porterà a una progressiva e regolare crescita del livello dei mari. Tuttavia, i dati geologici climatici ci mostrano dei casi in cui una variazione relativamente piccola in un particolare elemento del clima ha portato a repentini cambiamenti nell'intero sistema: in altri termini, spingendo le temperature globali oltre certe soglie potremmo innescare trasformazioni improvvise, imprevedibili e potenzialmente irreversibili, con impatti sconvolgenti e su larga scala. A quel punto, anche se smettessimo di scaricare CO2 nell'atmosfera, si sarebbero ormai messi in moto dei processi in potenza inarrestabili.
Sarebbe come ritrovarsi all'improvviso a bordo di un'auto con il volante e i freni bloccati: non avremmo più nessun controllo sul problema del clima e sulle sue conseguenze. [...]"

Fonte: Rapporto dell'American Association for the Advancement of Science, 2014
Citato in "Introduzione - In un modo o nell'altro, tutto cambia", 
"Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur

Fonte immagine: impattoecosostenibile.it

sabato 23 gennaio 2016

"OGNUNO POTREBBE", IMMOBILITA' CONTRAPPOSTA ALLA (RICERCA DI) NORMALITA'

Cosa può produrre un vuoto esistenziale (anche) forzato nelle vite quotidiane di uomini, donne, giovani e meno giovani? L'insieme di situazioni che potrebbero regolare forme di (in)esistenza quotidiane sono pressoché infinite, per una lunghissima serie di cause e ragioni.
Interne ed esterne all'esistenza di quanti cercano di fare del proprio meglio per (soprav)vivere.
Cosa può accadere ad un essere umano quando i giorni si trascinano?
Cosa potrebbe succedere ad un essere umano quando le proprie specifiche esistenziali siano annullate od azzerate per cause ovviamente non volute?
Le situazioni possibili non si sprecano, in un universo che vede una valanga di problemi umani per una lunghissima serie di cause: disoccupazione, alienamenti sociali, devianze, tragicità territoriali e moltissime altre possibili ragioni. Cosa finisce per provare chi è costretto a vivere realtà simili?
A questa domanda può rispondere una condizione di allenamento esistenziale quasi strutturale, difficile da descrivere a parole. E' su tale dimensione che possono articolarsi forme di desolazione, destrutturazione ed involuzione della società intera. Situazioni simili potrebbero forse essere descritte in alcune righe di una canzone tanto vera quanto tremendamente attuale.
Le stesse sono senza margine alcuno riportate nel seguito, dal celeberrimo componimento "Dio è morto" del cantante Francesco Guccini:

"[...] Ho visto/ la gente della mia età andare via/ lungo le strade che non portano mai a niente,/ cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano/ nel mondo che hanno già [...] lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,/ essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà [...]"

E' in queste righe che può nascondersi la stasi quotidiana di chi insegue prospettive di vita invisibili, di quanti si adoperano per sfuggire a situazioni difficoltose senza però riuscire ad evaderne pienamente con adeguate consapevolezze.
Nella morte dell'elemento divino, citato nella canzone, possono risiedere la liquefazione della società, l'annullamento dell'essere umano o la crisi di qualsiasi valore etico possibile.
E' su queste strade che possono consumarsi quotidiane forme di indifferenza, pacatamente lontane dal clamore quotidiano di una società che non sembra lasciare visibilità alcuna ad un'infinità di casi tremendamente complicati e silenziati.
Su questi scenari di quotidiano trascinamento e giornaliera indolenza si muove l'ultimo libro di Michele Serra, dal titolo "Ognuno potrebbe" e pubblicato da Feltrinelli.
Il contenuto della trama si articola seguendo una serie di situazioni che fanno da sfondo ad un'esistenza precaria, instabile, svincolata dall'incedere del tempo e dallo scorrere inarrestabile di un vuoto da colmare in qualche modo. Le specifiche narrative sono definite seguendo criteri citati dallo stesso autore in copertina, cercando di dare un contenuto ad una vita immersa nel vuoto:

"[...] Perché la parola 'io' è diventata un'ossessione? Perché fare spettacolo di ogni istante del proprio vivacchiare? Giulio non lo sopporta, e soprattutto non lo capisce. 
Si sente fuori posto e fuori tempo. Ma di questa sua estraneità non si compiace: sospetta di essere un 'rompiballe stabile', come lo definisce la fidanzata Agnese. 
In un'imprecisata pianura che fu industriale e non è quasi più niente, Giulio si aggira in attesa che qualcosa accada. Per esempio che qualcuno gli spieghi a cosa servono [...] le rotonde stradali; o che qualcuno compri il capannone di suo padre, che fu un grande ebanista. 
Una bottega un tempo florida e adesso silenziosa e immobile, come un grande orologio fermo. [...]"

L'incedere di queste situazioni concorre al definire giornate sempre uguali, stanche ma anche lancinanti. Lancinanti nel soffocamento delle istanze di cambiamento e di rinnovamento, lancinanti nell'assenza di progresso e sostenibilità delle proprie esistenze.
Può essere su questi fronti che si declinano le riflessioni sconsolate ed amare del protagonista:

"[...] Scritto quasi solo al presente, come se passato e futuro fossero temporaneamente sospesi, 'Ognuno potrebbe' è il rimuginare sconsolato e comico di un vero e proprio eroe dell'insofferenza. 
Un viaggio senza partenza e senza arrivo che tocca molte delle stazioni di una società in piena crisi.
Nella quale la morte del lavoro e della sua potenza materiale ha lasciato una voragine che il narcisismo digitale non basta a riempire. [...]"

Si tratta quindi di leggere fra le righe di una vita in perenne divenire, di un'esistenza che non riesce a concretizzare molte delle proprie volontà. Essenza che resta in potenza senza divenire atto, vita impossibilitata al migliorarsi ed al compiere rivoluzioni sia interiori che esteriori.
I contenuti di una vita normale e normalmente svuotata, in perenne controtendenza rispetto all'overdose della parola "io"sopra citata, sono riassunte dalle poche parole esposte in ultima pagina della copertina della medesima opera:

"Mi sono perso a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita."

A prescindere dall'architettura assegnata ad una trama sferzata dalle indolenze precedentemente definite, quanto sarà possibile sperare in una rivalsa delle quotidianità non solo riconducibili al Giulio della trama? Cosa potrebbero realizzare i molt(issim)i Giulio dissolti ed endemicamente diffusi nella società italiana (e non solo), qualora dovessero prendere maggiore consapevolezza del proprio peso?
In condizioni passate (od anche compassate?) dalla canzone precedentemente citata si sarebbero potute trovare parole fortissime e, purtroppo, forse altrettanto utopistiche:

"[...] penso/ che questa mia generazione è preparata/ a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,/ ad un futuro che ha già in mano,/ a una rivolta senza armi [...]"

L'attesa e l'indolenza quotidiana di generazioni intere potrebbero forse finire per gonfiare anche le corde inconsce di una società, forzando l'instaurarsi di cambiamenti in precedenza respinti, ignorati o non sufficientemente considerati:

"[...] Don't you know/ They're talkin' bout a revolution/ It sounds like a whisper/ Don't you know/ They're talkin' about a revolution [...] While they're standing in the welfare lines/ Crying at the doorsteps of those armies of salvation/ Wasting time in the unemployment lines/ Sitting around waiting for a promotion [...] Poor people gonna rise up/ And get their share/ Poor people gonna rise up/ And take what's theirs [...]" Fonte: Talkin'bout a revolution, T.Chapman

Da questi pilastri è davvero realistico affermare tanto imperativamente quanto genericamente che 'ognuno potrebbe', qualora davvero lo volesse? Ognuno potrebbe ambire a realizzarsi, ognuno potrebbe aumentare le proprie speranze verso qualcosa di migliore, ognuno potrebbe cercare differenti prospettive del proprio modo di essere. 'Ognuno potrebbe', forse, anche se in un'Italia sideralmente distante da quella presente e passata.


venerdì 22 gennaio 2016

"QUALI ALIBI", CERCANDO LE (MOLTEPLICI) RAGIONI DI UN DECLINO


"[...] mi era sembrato di vedere 
qualcosa di strano
tipo un esercito nemico 
in uno Stato sovrano
tipo un’aperta violazione 
degli accordi che abbiamo
io te lo dico 
e tu mi dici di parlare piano.
Mi era sembrato di notare 
un fatto poco chiaro
come una specie di Governo 
ma di terza mano
con un programma mai approvato 
che però seguiamo
e neanche posso non votare 
perché non votiamo.
[...] fa finta di niente
che tanto il mondo gira 
ancora come sempre
finché c’è vita bene [...] 
e quali macabri crimini, tragici o comici 
mi dici che c’è chi ti recriminerà
per quali metodi, meriti la tua indennità, 
quali labili crediti credi di avere qua
per quali taciti traffici illeciti eviti 
che c’è di dire che c’è chi ti recriminerà. [...]
Zitto zitto fa finta di niente
che tanto il mondo gira ancora come sempre
finché c’è vita bene [...]"
"Quali alibi", D.Silvestri, cit.

martedì 19 gennaio 2016

FRA RIPOSTIGLI, MALINCONIE, SMARRIMENTI ED ERRORI...

"[...] Ho ancora la forza che serve a camminare, 
picchiare ancora contro e non lasciarmi stare [...]
Abito sempre qui da me, 
fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è [...]
Ho ancora la forza di starvi a raccontare 
le storie che ho già visto e quelle da vedere [...]
Ho ancora la forza e guarda che ne serve 
per rendere leggero il peso dei ricordi 
e far la conta degli amici andati [...]"
(Ho ancora la forza, F.Guccini, cit.)


domenica 17 gennaio 2016

SU MAGGIORANZA INVISIBILE E SU BISOGNI (LATENTI?) DI ITALIA (ED ITALIANI?)

"[...] per 'maggioranza invisibile' intendiamo oggi un gruppo sociale in potenza, che, non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico, favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti, smorzando la domanda di politiche redistributive che avrebbero l'effetto di rendere l'Italia più coesa ed efficiente. 
La maggioranza invisibile è costituita da cinque gruppi che vivono forti condizioni di disagio economico e sociale: 

  1. I disoccupati;
  2. I neet;
  3. I pensionati meno abbienti;
  4. I migranti;
  5. I precari.
Si tratta [...] di 25 milioni di persone, a fronte dei 47 milioni di aventi diritto al voto [...].
Un Partito politico o movimento sociale capace di mobilitare una parte sostanziosa di questa maggioranza, attraverso un progetto politico articolato e coerente, potrebbe sconvolgere la geografia elettorale. [...] La maggioranza di cui parliamo è invisibile per due ragioni interconnesse. 
Primo, perché è ancora incapace di riconoscersi e rappresentarsi come gruppo coeso, a causa di un sistema socioeconomico iniquo che ne fiacca la partecipazione a tutti i livelli. 
A conferma di ciò, molti studi dimostrano come la crescita delle disuguaglianze contribuisca drasticamente a ridurre la partecipazione sociale e politica dei meno abbienti. 
Secondo, perché ignorata da chi, come se nulla fosse cambiato negli ultimi decenni, continua a difendere i garantiti e a ricercare soprattutto il voto dell'elettore mediano [...]
Ma [...] la maggioranza invisibile ricopre funzioni fondamentali nella società italiana.
Precari e migranti sono centrali nei processi di produzione e scambio [...]
Disoccupati, neet e pensionati, pur se non integrati nell'economia formale, sono attivi nei lavori di cura, contribuendo al mantenimento di forme non remunerate di welfare familiare. [...]
l'analisi dei soggetti che compongono la maggioranza invisibile mostra come in Italia esista una coalizione potenziale e maggioritaria che avrebbe tutto l'interesse a supportare politiche redistributive. [...]"
Fonte: La base sociale del cambiamento, La maggioranza invisibile - Chi sono gli italiani per i quali la politica non fa nulla, e come potrebbero cambiare davvero l'Italia, E.Ferragina, Bur Editori

Fonte immagine: Sergio Romano: perché l'Italia non sa pensarsi come un Paese unito
lanostrastoria.corriere.it

venerdì 15 gennaio 2016

FRA PUBBLICITA', (DIS)VALORI, UOMO...E MARKETING (EVITABILE?)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che già possediamo, e che magari ancora svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] La pubblicità politica sempre meno si distingue dalla pubblicità delle merci, per cui i sondaggi, lungi dal sondare l'opinione pubblica, sondano di fatto la capacità di persuadere dei mezzi di
comunicazione, con conseguente riduzione della democrazia a esercizio di scelte di consumo. 
Che fare? Nulla. Perché l'identità personale a cui fare appello per arginare gli inconvenienti del consumismo non c'è più, essendo stata a sua volta risolta in un insieme di bisogni e desideri programmati dal mercato. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] In una società opulenta come la nostra, dove l'identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede, i quali non solo sono sostituibili, ma 'devono' essere sostituiti, ogni pubblicità è un appello alla distruzione. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)


giovedì 14 gennaio 2016

CONSIDERAZIONI SU (E RICERCA DI) UNA SOSTENIBILITA'...FORZATA?

"[...] Il World Population Prospects, realizzato dalle Nazioni Unite ogni due anni, è il più autorevole rapporto sullo stato della popolazione mondiale e sulla sua evoluzione. 
Normalmente, per quanto riguarda gli scenari futuri, il rapporti individua tre varianti principali per la crescita della popolazione, definite alta, media e bassa. La variante media è ritenuta maggiormente attendibile. Nella nuova revisione 2010 la variante media indica una popolazione mondiale al 2050 di 9 miliardi e 310 milioni di persone [...]
Il [...] rapporto ricorda che l'attuale popolazione umana dovrebbe raggiungere entro il 2100 la cifra di 10.1 miliardi, toccando [...] nel 2050, la cifra di 9.3 miliardi di abitanti. 
La maggior parte dell'incremento che si verificherà riguarderà i Paesi ad alta fertilità, che comprendono 39 paesi africani, nove asiatici, sei in Oceania e quattro in America Latina. 
E' bene ricordare le tappe percorse dalla crescita della nostra popolazione sulla Terra, con la previsione relativa ai valori che saranno raggiunti nel futuro:

  • il primo miliardo è stato raggiunto nei primi anni dell'Ottocento;
  • il secondo nei primi decenni del Novecento;
  • il terzo miliardo è stato raggiunto il 25 ottobre del 1959;
  • il quarto il 27 giugno del 1974;
  • il quinto il 21 gennaio del 1987;
  • il sesto il 5 dicembre del 1998;
  • il settimo dovrebbe essere raggiunto il 31 ottobre 2011;
  • l'ottavo il 15 giugno del 2025;
  • il nono il 18 febbraio del 2043;
  • e il decimo, il 18 giugno del 2083.
Dalle ricostruzioni sin qui fatte che hanno portato a delle stime relative alla popolazione umana presente nel passato, sembra che alla fine dell'ultimo periodo di glaciazione, intorni ai 10mila anni prima di Cristo, la popolazione umana fosse stimabile intorno ai 5 milioni [...].
La crescita della popolazione ha subito una straordinaria accelerazione negli ultimi due secoli, e si incrocia inevitabilmente con i nostri modelli di uso e consumo delle risorse e di crescente produzione di scarti e rifiuti. Ogni giorno che passa indeboliamo la capacità di 'supportarci' dei sistemi naturali e la loro capacità di metabolizzare gli 'scarti' della nostra attività. 
[...] sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo [...], ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendo seriamente le capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Risulta, da queste semplici (o sempicistiche?) affermazioni, quanto sia ormai essenziale e prioritario ridefinire ed impostare un nuovo modello di concepire l'economia ed il modo che la società ha di costruire valore e benessere. Quali potrebbero essere le 'chiavi' maggiormente adatte e funzionali a compiere una missione tanto complessa ed intricata? 
Le opportunità di migliorare quel tant(issim)o che resta da fare sono legate ad una lunghissima serie di fattori essenziali da descrivere e monitorare con la maggior attenzione possibile: andamento della popolazione, tempo a disposizione, andamento delle risorse naturali, tendenze legate a fattori quali inquinamento e smog, [...]. Da questo insieme di fattori e parametri, pertanto, risulterà necessario strutturare una serie di percorsi che sappiano essere il più costanti e dettagliati possibile. 
La missione risulta tanto ardua quanto necessaria da strutturare, in quanto devono essere focalizzati obiettivi concreti e pe(n)santi su una lunga serie di fattori da raggiungere: clima, sviluppo economico, ambiente, cooperazione, pianificazione energetica e cultura solo per citare qualcuno dei possibili campi. Il metodo di descrizione puntuale richiede di pianificare un'opera attenta e costante, afferente al raggiungimento di una precisa serie di obiettivi realistici. 
Quali potrebbero essere, in termini realistici, i 'pilastri' entro cui (cercare di) collocare il processo di sostenibilità forzata? Il primo punto di azione potrebbe (o dovrebbe) fare rima con le caratteristiche e le peculiarità su cui si costruiscono fattori quali progresso e ricerca:

"[...] E' evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada. Le alternative esistono e la conoscenza scientifica [...] ci ha messo a disposizione accurate analisi per comprendere lo stato in cui ci troviamo, ed è anche capace di elaborare notevoli e concrete proposte operative destinate a modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici. [...]"

Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

La costruzione di una sostenibilità forzata potrà articolarsi nella proposizione di migliori forme di operatività e cooperazione tra i singoli Stati, superando le divisioni imposte da burocrazie e diplomazie capaci di svuotare o sgonfiare qualsiasi buona intenzione. 
Le tendenze imposte dalle modalità di sviluppo recenti dovranno, su questo fronte, ricondursi a forme più eque e puntuali di crescita. Il trend conseguito risulterà, a questo proposito, implacabile nel giudicare gli squilibri esistenti e maturatisi: 

"[...] I dati presentati dai World Economic Outlook [...] riportano che oggi il prodotto globale lordo delle nazioni del mondo ha sorpassato i 70mila miliardi di dollari. 
Se analizziamo le serie storiche del prodotto lordo globale [...], possiamo osservare che nel 1950 questo veniva calcolato in 6700 miliardi di dollari, nel 1960 in 10700 miliardi di dollari, nel 1970 in 17500, nel 1980 in 25300, nel 1990 in 34200 e nel 2000 in 46000 miliardi di dollari.
Dal 1950 a oggi l'economia globale è diventata oltre cinque volte più grande. 
Se continuerà a crescere allo stesso ritmo, nel 2100 sarà 80 volte quella che era nel 1950. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Potrà quindi emergere, dall'analisi il più possibile critica di questi e di moltissimi altri possibili dati, la necessità di strutturare forme di ripresa e crescita che sappiano essere tanto durevoli quanto diversificate. Il tempo da impiegare per (sperare di) raggiungere l'insieme di procedimenti etichettabili come 'sostenibilità forzata' è una variabile pesante da definire, qualora si voglia davvero argomentare con competenza la necessità di imprimere una svolta ai sistemi sia globali che locali. 

Fonte immagine: mondoeco.it

mercoledì 13 gennaio 2016

CERCANDO QUALCOSA...FRA TANT(ISSIM)E COSE


"[...] È come il giorno che cammina,
come la notte che si avvicina [...]
È come un albero nel deserto,
come un trucco non ancora scoperto [...]
È fulmine, è grandine, è polvere, è siccità,
acqua che rompe l’argine e lascia una riga nera [...]
c’è qualcosa che passa in questa stanza vuota.
Come una sagoma sul pavimento,
come sabbia sotto al cemento [...] 
Come una terra che diventa straniera,
come un mattino che diventa sera [...]
Come un lungo saluto,
come un sorriso che dura un minuto,
come uno squarcio buttato al futuro [...]
Come dal nocciolo di un’esplosione,
come dal chiuso di una nazione [...]
come io e te che stiamo a guardare
tutte queste cose passare. [...]
Troppe volte zero, non vuol dire uno,
e c’è qualcosa che brucia in tutto questo fumo. [...]"


domenica 10 gennaio 2016

SU PAROLE E LORO PESO, IN SOCIETA' DISTRATTE (O DISTRUTTE?)

"[...] Per l'onestà del dialogo, le parole non devono essere ingannatrici. 
Parole precise e dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; 
lasciar parlare le cose attraverso le parole, non far crescere parole su parole. 
Le parole [...] devono rispettare, non corrompere il concetto. [...]" 
(G.Zagrebelsky, cit. in "Con parole precise - Breviario di scrittura civile", G.Carofiglio)

"[...] La parola è un'ala del silenzio. [...]" 
(P.Neruda, cit.)

"[...] Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi. [...]" 
(G.Galilei, cit.)

"[...] La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. 
Lo avvicina. [...]" (G.Ungaretti, cit.)

Fonte immagine: magazine.menthalia.com

sabato 9 gennaio 2016

ALLA RICERCA DELLA GHIRLANDA BRILLANTE: FRA CULTURA, FILOSOFIA E PROGRESSO...

Il ragionare ed il discutere a proposito delle facoltà umane in materia di pensiero, organizzazione dello stesso e cultura non sono affatto compiti facili da gestire ed 'eseguire'.
La difficoltà più grande, forse, potrebbe essere quella di tradurre in chiave divulgativa le infinite potenzialità che mente e storia umana in fatto di cultura hanno da proporre.
Sia nel passato che, soprattutto, nel futuro vicino e lontano.
Sono infinite le dinamiche e le 'specializzazioni' che definiscono cosa siano parole chiave quali mente, cultura e consapevolezza: pensiero, scienza, medicina, matematica, arte, geometria, informatica ed immaginazione. Solo per citarne alcune.
Alla luce di questi concetti chiave, pertanto, la necessità di strutturare un'opera che cerchi di essere il più completa ed esaustiva possibile in questi campi rischia di essere un compito terribilmente arduo.
Ogni livello dovrebbe essere infatti scomposto in ulteriori sotto-livelli, aventi minore complessità: quali potrebbero essere i 'passi' minimi con cui cercare di capire le difficili caratteristiche del cervello e del pensiero umano? Quanto di questi campi è ancora da scoprire, più o meno integralmente, nella loro infinita complessità? Fino a quale punto è possibile inserirsi per effettuare utili semplificazioni?
Nei 'settori' aperti od apribili basandosi sul campo semantico aperto da questioni simili si può inserire la questione filosofico-interpretativa della realtà: quali sono i 'mattoni' più adatti con i quali (provare a) costruire un'opera di semplificazione e diffusione di argomenti tanto complessi ed in corso di scoperta? Su quali ambiti si potrebbero inaugurare forme di consapevolezza adeguate all'importanza di questioni di ambito simile a quelle precedentemente citate?
Le riflessioni in ambito umanistico potrebbero forse finire per essere, in questo ambito, talmente imponenti da non poter essere ricondotte a semplificazioni funzionali alla comprensione totale di certi argomenti. Nonostante questo, comunque la si pensi, potrebbe essere importante (o quantomeno utile ed interessante) attingere a fonti che abbiano cercato una strada per trasporre su carta riflessioni in questi fronti. A tal proposito si dovrebbe gettare almeno uno sguardo su un'opera forse datata ma ancora oggi estremamente interessante ed attuale in più di un frangente: "Godel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante", scritto da Douglas R.Hofstadter e ripubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi. Fra le pagine in questione è possibile ritrovare un concentrato di scienza, matematica e filosofia che cerca di tracciare un sentiero piccolo ma enormemente lungo.
Questo stesso sentiero si trasforma ben presto in una strada; tale strada è capace di mescolare fra loro questioni solo apparentemente lontane l'una dall'altra, dai minimi termini della mente umana fino ad alcune grandi questioni che l'intelligenza artificiale si proponeva di risolvere 'solo' qualche decennio fa. Il computo della trama segue nel suo incedere moltissime strade, finendo con il definire un immenso percorso che non riesce ad avere risposta univoca su tanti campi di quelli affrontati.
Lo sviluppo delle trame risulta pressoché impossibile da riassumere con efficacia, in quanto moltissimi sono i temi affrontati (di pari passo con i tempi impiegati) in un dipanarsi narrativo impressionante. Una frase che colpisce è la sintesi riportata nel retro del libro in questione:

"[...] Il libro che ha svelato a una immensa quantità di lettori, in tutto il mondo, gli incanti e le trappole di un'Eterna Ghirlanda Brillante i cui fili si chiamano intelligenza artificiale, macchina di Turing, Teorema di Godel. Una 'fuga metaforica' nel variegato mondo che si dispiega fra la mente, il cervello e i computer. [...]"

Le componenti narrative sono articolate seguendo quindi una lunga serie di 'filoni' narrativi, capaci di diffondersi ed estendersi su tematiche ancora oggi in corso di ricerca e di svolgimento.
A strutturare e fare da completamento alla trama filosofico-scientifica vi sono dialoghi immaginari su svariate tematiche, condotti fra personaggi ideali quali Achille, Tartaruga, Granchio ed altri.
Ognuno di loro definisce, partendo da opere di Escher o da componimenti simil-inventati, metodi e spazi per livelli successivi della narrazione. Cercando anche di esemplificare ed anticipare al meglio possibile i capitoli successivi, oppure provando a spiegare i contenuti sviluppati in precedenza.
Le componenti dell'opera sono sviluppate in lunghi capitoli che affrontano una specifica serie di argomenti, solo apparentemente distanti le une dalle altre:

  • Significati e forme attribuibili alle scienze matematiche;
  • Coerenza, completezza e geometria delle scienze umane;
  • Forme ed articolazioni di strutture e processi ricorsivi;
  • Sviluppi e trame diffuse fra aritmetica, calcoli di proposizioni e metodi di calcolo;
  • Costruzioni di sistemi di calcolo equiparati a sviluppo di processi di descrizione, varianti per singole discipline specifiche;
  • Allargamento costruttivo dei punti di vista, ricercando collegamenti e tratti d'unione fra cervelli, menti e pensieri;
  • Uscita dai sistemi pre-figurati per innescare potenziali sviluppi su tematiche di volta in volta rinnovate dai punti di vista (o vita) espressi dalla ricerca scientifica;
  • Storia e cronaca delle scoperte (esaminate anche in chiave tecnico-filosofica) consegnate al genere umano da persone quali ad esempio Turing;
  • Prospettive e questioni (ancora) irrisolte espresse dalle frontiere dell'intelligenza artificiale;
  • Fronti gerarchico-specifici raggiungibili da parte dell'intelligenza artificiale, con uno sguardo su alcune prospettive etico-tecniche non risolte ancora oggi.
Il peso delle frontiere e degli obiettivi da raggiungere potrà essere quindi identicamente imponente ancora oggi, in virtù di uno sviluppo ancora tendenzialmente infinito nei confronti di tematiche non completamente sviscerate in tutta la loro imponenza. Dalla complessità e polivalenza delle opere di Escher fino ad arrivare ai punti limite descritti sia dalle scienze che dalle intelligenze più disparate. 
Leggere un'opera simile equivale ad argomentare complessità, affrontare nuove prospettive non ancora oggi sfiorate dalla ricerca, documentarsi ed arricchirsi. 
Eventualmente (ed ovviamente) criticare e confutare aspetti legati a forme di complessità non spiegabili od affrontabili efficacemente in maniera divulgativa.


venerdì 8 gennaio 2016

CERCANDO PORTE PER LA MUSICA, FRA ANIMA E SPINTE AL MIGLIORAMENTO


"[...] La musica è la parte principale dell’educazione 
perché il ritmo e l’armonia sono particolarmente adatte 
a penetrare l’anima. [...]"
(Platone, att. inc.)

giovedì 7 gennaio 2016

CON LA TESTA FRA NUVOLE, CITAZIONI E MUSICA...

"[...] Vanno 
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto
una voglia di pioggia [...]"
(F. De André, cit.)

"[...] [Vento] e nuvola e cielo; comuni denominatori della perfezione, eterni. 
Puoi cambiare la terra. Estirpare l'erba, spianare le colline, versare su tutto questo una città. 
Ma puoi estirpare il vento? Seppellire una nuvola nel cemento? 
Deformare il cielo per adattarlo all'immagine che l'uomo se ne fa? Mai. [...]"
(R. Bach, cit.)

"[...] Colui che crede in se stesso vive coi piedi fortemente poggiati sulle nuvole. [...]"
(E. Flaiano, cit.)

"La Corde sensible", R. Magritte


lunedì 4 gennaio 2016

"CATTIVA", DA SAMUELE BERSANI...


"[...] chiedi un autografo all'assassino 
chiedigli il poster e l'adesivo 
e approfitta finché resta dov'è 
toccagli la gamba 
fagli una domanda 
cattiva [...] 
è la mia curiosità impregnata 
di pioggia televisiva 
comincia un'altra partita [...]"