venerdì 25 aprile 2014

RE-ESISTENZA, CON GLI OCCHI DEL FUTURO... #25APRILESEMPRE


"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione."

(Piero Calamandrei)

giovedì 24 aprile 2014

"A SINISTRA!", RICERCANDO UN ORIZZONTE...

In un contesto socio-economico-[...] in cui vengono da molt(issim)i (o troppi, a seconda dei punti di vista) fraintesi i concetti di fondo e le linee di "confine" fra destra e sinistra, è lecito provare a fare luce su alcune zone tutt'ora rimaste eccessivamente in ombra.
Su questo fronte cerca di sbrogliare qualche matassa il libro "A Sinistra!", scritto da Stefano Corradino e Giorgio Santelli per Melampo Editore.
Le domande da porsi per indagare se questi confini (r)esistano ancora sono numerosissime; ne possono esistere infatti mille per ogni tragedia non risolta di questa crisi, tanto per fermarsi con lo sguardo al "recente".
Alcune delle possibili questioni da porsi sono riportate nel retro del libro stesso:

"Che cosa significa oggi dichiararsi o sentirsi di Sinistra?
Esistono cose di Sinistra?
Quali valori, quali principi ideali, quali battaglie accomunano Partiti, Associazioni, Movimenti, cittadini che si identificano con questa parola?
Ha ancora senso una prospettiva di Sinistra nella società contemporanea?
E in che modo essere di Sinistra si differenzia dal passato? "

Per ognuna di queste domande quante risposte potrebbero esistere, in chiave teorica?
Il solo canale che può trasporre in pratica l'insieme di proposte virtuali è, fino a prova contraria, costituito da quella cosa tanto complicata che chiamiamo politica.
Politica che sia, ovviamente e logicamente, supportata da una tecnica all'altezza delle sfide da compiere.
Cosa potrebbe diversificare nel concreto, ammesso che esistano ancora anche flebili linee di confine, politiche di destra da politiche di sinistra?
Quali "settori" sono influenzabili? A queste domande cerca di rispondere l'introduzione dello stesso libro:

"[...] Cosa è di Sinistra e cosa di Destra? 'Canticchiar con la chitarra è di Sinistra.
Con il Karaoke è di Destra. I collant sono quasi sempre di Sinistra. Il reggicalze è più che mai di Destra', cantava Giorgio Gaber mettendo in risalto, ironicamente e magistralmente, le presunte differenze nei luoghi comuni di Destra e Sinistra.
Trasferiamo il gioco delle differenze sul piano dei valori: la pace, la libertà, il lavoro, l'eguaglianza, lo stato sociale, la giustizia, l'ambiente, le pari opportunità, i diritti civili, la solidarietà, la sicurezza...Quale di questi valori è di Destra e quale di Sinistra?
O forse sarebbe più opportuno affermare che questi sono, semplicemente, i 'temi', ma che diametralmente diversa è (o dovrebbe essere) la risposta fornita dalla Sinistra e dalla Destra? [...]"

La possibilità di indagare attraverso queste (reali od eventuali?) linee di confine consente la definizione di un'analisi attualizzata nei confronti dei tanti temi all'ordine del giorno nel dibattito contemporaneo. Lo ricordano, infatti, gli autori stessi riferendo anche le "modalità" concrete con cui intraprendere questa analisi:

"[...] Per rispondere a queste domande abbiamo dunque fatto dialogare a distanza dieci personalità con storie, esperienze, provenienze e professioni diverse.
Abbiamo chiesto loro di declinare la parola 'Sinistra' e spiegarci che valore assume oggi.
Lo abbiamo chiesto a un giurista (Stefano Rodotà), a un sindacalista (Maurizio Landini), a una scrittrice (Dacia Maraini), a una cantante (Fiorella Mannoia), a un attore di teatro (Moni Ovadia).
E abbiamo interpellato gli esponenti di alcuni Partiti e Movimenti politici: Pippo Civati (Pd), Nichi Vendola (Sel), Michele Giarrusso ('ortodosso' M5S) e Francesco Campanella ('dissidente' M5S), per cercare un doppio ponte: far dialogare personalità politiche di schieramenti (e per qualcuno inconciliabili) e trovare possibili minimi comuni denominatori fra la politica e la cosidetta 'società civile', le organizzazioni sindacali, il mondo giuridico e quello della cultura. [...]"

Quali punti di vista emergono dal confronto (o scontro, data l'urgenza delle questioni poste e dei temi affrontati) fra posizioni e mondi anche molto lontani l'uno dall'altro? Può esistere una sintesi comune, nonostante le (giustificabili) resistenze e diffidenze che i cittadini hanno nei confronti del mondo partitico?
Le sole alternative sono incompatibilità ed incomunicabilità?
Quali prospettive sono imputabili (realmente e concretamente) all'orizzonte della Sinistra, sempre ammesso che ne esistano ancora?
Gli autori del libro e delle interviste trovano una sintesi delle opinioni di ciascun intervistato parafrasando, ironicamente ma non troppo, una citazione attribuita ad Ennio Flaiano:

"[...]Riprendiamo e sviluppiamo [...] la domanda iniziale: è possibile tornare a immaginare una prospettiva di 'Sinistra' in questo Paese, non necessariamente in un unico soggetto politico ma che su alcuni temi possa fare un percorso comune e ottenere risultati utili a temperare il trionfo di un'Europa e di un'Italia che si sono affidate [...] all'incubo [...] neoliberista?
Se uno si ferma alle cronache parlamentari, alla discussione politica, quei ponti di dialogo restano precari e a volte semidistrutti.
Ma se ai giochi di potere, ai facili compromessi, ai trasformismi si sostituisse il principio del 'bene comune', una speranza per la sinistra-Sinistra sarebbe ancora possibile. [...] Parafrasando Flaiano, la situazione della Sinistra in Italia è grave, ma non è seria. [...]"

Ai lettori (ed elettori) le ardue sentenze.


martedì 22 aprile 2014

"E SE CI DIRANNO", CITANDO LUIGI TENCO...


"[...] E se ci diranno/ che nel mondo la gente/ 
o la pensa in modo diverso/ o non vale niente./ 
Noi che non abbiamo finito ancora di contare/ 
Quelli che il fanatismo ha fatto eliminare,/ 
Noi risponderemo, noi risponderemo/ 
no no no no [...]"

sabato 19 aprile 2014

A PROPOSITO DI PASQUA, FRA SPERANZA E FUTURO...

"Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
'Viva la pace,
abbasso la guerra.'"
["Dall'uovo di Pasqua", G.Rodari]


venerdì 18 aprile 2014

"ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO", FRA CULTURA E DOMANI

L'obiettivo del libro "Istruzioni per l'uso del futuro - Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà" sembra essere chiaro sin dalla citazione riportata nel retro della copertina del testo stesso:

"[...] Come si impara a essere cittadini, in Italia?
Sono fondamentali la famiglia, la scuola: ma da millenni qualcos'altro ci educa a essere quello che siamo, ci lega al nostro passato e ci permette di costruire il nostro futuro: questa cosa si chiama 'patrimonio culturale', ed è l'altra lingua degli italiani. Ne fanno parte il paesaggio, le opere d'arte, le biblioteche, gli archivi, i siti archeologici...
Chi lo ritiene 'il petrolio d'Italia' , un magazzino di oggetti da affittare al magnate di turno o da svendere nell'ennesima mostra-evento, è un nostro nemico: ci sta togliendo un bene primario come l'aria, ci sta privando di un diritto fondamentale [...].
Per questo [...] Tomaso Montanari scrive un libro sull'Italia possibile, su un progetto di comunità basato sulla cultura, su ciò che potrà essere la Repubblica italiana quando sapremo render finalmente concreto l'attualissimo disegno della Costituzione.
'Istruzioni per l'uso del futuro' è un piccolo alfabeto civile: ventuno idee che ci mostrano come per trasformare un Paese non bastano le nostalgie o le indignazioni ma servono responsabilità e conoscenza. [...]"

E' purtroppo risaputo che, in Italia, la parola cultura fa rima troppo spesso con concetti teoricamente diametralmente opposti e completamente inadatti al suo campo semantico: svalutazione, sottovalutazione, scontatezza, minimizzazione, [...].
Ne sono state dette moltissime, anche troppe (e fatte anche di più?), sul non-ruolo che la cultura dovrebbe avere nel sistema Italia; quanto e cosa si potrebbe riabilitare per cercare di riavviare al meglio possibile l'economia e la società di un'Itala completamente ribaltata?
La cultura, in chiave teorica ma non scontata, dovrebbe contribuire a far sentire l'essere umano, nella sola vita a disposizione, una specificità importante nell'Universo intero: il suo (soprav)vivere su questa Terra non dovrebbe essere per troppi motivi percepito come una casualità. Condizionale d'obbligo, visto lo status quo di degenerazione attuale.
Quali finalità può pertanto inseguire un'opera che si pone l'obiettivo fermo di restituire dignità ad un settore enormemente sottovalutato come quello afferente al campo culturale?
Il libro in esame fornisce informazioni importanti riguardo a questa tematica specifica:

"[...] l'ambiente e il patrimonio storico e artistico della nazione italiana dureranno solo se gli italiani 'trasmuteranno' la loro mentalità. Per farlo abbiamo bisogno di pensieri diversi, di parole che non siano quelle - fruste, inefficaci, fallimentari - che affondano ogni giorno il discorso pubblico.
Le pagine che seguono provano a costruire un vocabolario differente, un alfabeto rivoluzionario: un altro modo per guardare alla funzione della cultura. Un modo che riprenda le parole e lo spirito della Costituente: e soprattutto che ne riprenda  lo sguardo [...] libero dall'angoscia del presente e capace di guardare lontano.
E' di quel punto di vista che abbiamo disperatamente bisogno se vogliamo rompere l'opprimente stato delle cose nell'Italia di oggi: abbiamo bisogno di uno sguardo pieno di fiducia e amore, di un progetto carico di futuro. [...]"

Potrebbe quindi essere possibile riabilitare un'intera nazione, inseguendo un nuovo paradigma di pensiero ed impostazione del domani? Quali 'ingredienti' potrebbero teoricamente essere impiegati per ricostruire un alfabeto capace di esprimere una nuova lingua? Da quale spirito e da quali convinzioni è necessario ripartire per riavviare un sistema in evidente crisi come quello italiano? Il testo in questione prova di rispondere a quest'ultima e a molt(issim)e altre domande significative:

"[...] le nostre città, i nostri musei, il nostro paesaggio non contengono solo cose belle: contengono valori e prospettive che possono liberarci, innalzarci, renderci di nuovo umani, restituirci un'idea dell'uomo e un'idea di comunità che ci permettano di costruire un futuro diverso. [...]"

Si tratta quindi di proporre un alfabeto fatto di parole importanti, di concetti intrisi di 'buone pratiche' a cui poter attingere o di più teoriche (ma necessarie) dichiarazioni di intenti.
Ad ogni lettera dell'alfabeto una parola: parola conosciuta ma sottovalutata, parola forse neppure analizzata in un dibattito pubblico (pur)troppo abituato a discutere di tematiche economiche largamente maggioritarie.
Sarà quindi possibile leggere di Ambiente, di Bene comune, di Conoscenza, di Diritti e doveri.
Seguiranno raffronti e "conversazioni" su Educazione, Finanziamenti, Generazioni, Humanitas e 'Ius soli', in un contesto italiano che continua a sottovalutare troppe tematiche utili a creare potenzial(ment)e nuova forma di coesione sociale.
Si potranno leggere nel seguito di progetti afferenti al campo del Lavoro, di Musei e di Narrazione utile a divulgare al meglio una metafora culturale finalizzata al (tentativo di) salvare una larga parte del Paese.
Spazi maggiori saranno riservati alla necessità di imporre una (ri)Organizzazione al 'settore cultura', fornendo anche suggerimenti e proposte per restituire valore e pregio a comparti oggi spesso esclusi, come quello delle Periferie.
L'inseguimento di nuove frontiere potrà essere spiegato e definito ritrovando un Quotidiano con cui fare i conti e non solo far economicamente "di conto", effettuando una Ricerca costante per riabilitare competenze, percorsi di studio e di formazione allo stato attuale pressoché sepolti nel dimenticatoio delle buone intenzioni.
L'obiettivo di restituire alla cultura ed al pensiero costruttivo prevede la (ri)assegnazione di uno Spazio pubblico degno di tale nome, richiamandosi alla necessità di fornire sia Tutela che Uguaglianza per un settore ad oggi troppo scarsamente protetto e valorizzato.
Tutte queste attività andranno svolte sotto la ferma stella polare della Verità; parimenti a questo intento, infatti, il rapporto che intercorre fra questa virtù e l'arte sembra essere estremamente  radicato e consapevole:

"[...] Per secoli, e in qualche modo anche oggi, gli artisti sono state persone capaci di dire - malgrado tutto, e non di rado malgrado loro stessi, la verità. Le loro opere sono spesso la nostra sola possibilità di conoscerla, la verità. E più quelle  opere sono grandi, più è terribile la verità che svelano. [...]"

Quale potrebbe quindi essere lo Zenit finale a cui poter puntare in un orizzonte che veda la cultura come opportunità e non esclusivamente come costo da smaltire/ridurre/annullare/svilire/[...]?
Il testo informa, in maniera tale da suscitare adeguate riflessioni, nel seguente modo sotto riportato:

"[...] La sfida vera è dimostrare con i fatti che lo Stato esiste ancora.
Non lo Stato persona giuridica astratta: lo Stato comunità, la collettività.
Noi tutti. Dobbiamo dimostrare di saper fare il nostro stesso, vero interesse: l'interesse di tutti, l'interesse pubblico. Ma prima dobbiamo avere la forza, culturale e morale, per comprendere e affermare che quell'interesse non è solo materiale, economico, monetario. Ogni disputa sul ruolo del patrimonio chiama [...] in causa una disputa più grande: anzi, la disputa oggi fondamentale.
Quella tra la maggioranza che accetta la religione totalitaria del neoliberismo, che vuole l'uomo a una sola dimensione - l'homo oeconomicus - e quella della minoranza decisa a ribaltare il paradigma stesso della nostra epoca, cioè a fare una rivoluzione culturale e politica. [...]"

Leggere per riflettere e, forse, per innescare un circolo positivamente vizioso capace di reindirizzare verso alt(r)i livelli questa Italia confinata in uno sbando senza precedenti.


mercoledì 16 aprile 2014

FRA INSEGNAMENTO E RICHIESTA DI FUTURO, INSEGUENDO IL DOMANI...

"[...] L'onestà intellettuale ci comanda di mettere in chiaro che oggi tutti coloro i quali vivono in attesa di nuovi profeti e nuovi redentori si trovano nella stessa situazione che risuona in quel bel canto della sentinella di Edom durante il periodo dell'esilio, raccolto nell'oracolo di Isaia: 
'Una voce chiama da Seir in Edom: sentinella, quanto durerà ancora la notte? 
E la sentinella risponde: verrà il mattino, ma è ancora notte; se volete domandare, ritornate un'altra volta.'
Il popolo al quale veniva data questa domanda ha domandato e atteso ben più di due millenni, e conosciamo il suo sconvolgente destino. 
Ne vogliamo trarre l'insegnamento che anelare e attendere non basta, e faremo altrimenti: ci metteremo al nostro lavoro, e adempiremo 'alla richiesta di ogni giorno' come uomini, e nel nostro lavoro. [...]"

(Max Weber, La scienza come professione - 1917)

Fonte: "Istruzioni per l'uso del futuro - Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà", T.Montanari, Minimum fax Editore


martedì 15 aprile 2014

PER UNA LIRA (O PER UN EURO?), FRA OGGI E IERI... #ECONOMIAMUSICALE


"[...] E' un affare sai/ basta ricordare/ di non amare,/ di non amare./ 
Amico caro/ se c'e' qualcosa che non va./ Se ho chiesto troppo/ tu dammi pure la meta'./ 
E' un affare sai / basta ricordare/ di non amare [...]"


lunedì 14 aprile 2014

"INDAGINI SUL VENTENNIO": COSA RESTERA'?

Gli intenti presentati nell'ultima opera scritta da Enrico Deaglio e pubblicata da "Serie Bianca - Feltrinelli" sono chiari sin dal pezzo legato al fondo del testo in questione:

"[...] Stiamo parlando di un delitto, o perlomeno di un pasticciaccio brutto.
Questa è l'impostazione dell'Indagine. Se invece altri pensano che il Ventennio sia stato buono, che abbia portato freschezza, novità e liberalismo, devo avvilirli che questo libro non fa per loro. [...]"

Cosa rimarrà di questo Ventennio in fase di (probabile) esaurimento? E' possibile promuovere ulteriori (e scomode) analogie con un altro ventennio (pur)troppo noto alle cronache storiche?
Le premesse, per un confronto non rischioso ed esule da variabili scomodità, sono richiamate sin dall'incipit dell'introduzione:

"Il Ventennio è quello berlusconiano (1994-2014).
Purtroppo passerà alla storia con questa qualifica. Il secondo Ventennio.
Calcolando gli ultimi cento anni, quaranta sono stati così. [...]"

Vent'anni di maturate cronache che hanno regalato alla storia italiana "pacchi" clamorosi, in così largo numero che è impossibile sintetizzarli con consapevolezza.
Anno dopo anno, sembra essere maturato un quadro più vecchio ed orribile di un "Dorian Gray" vecchia maniera: nulla di più somigliante a quella "dittatura morbida" che il giornalista Enzo Biagi predisse in un confronto con il Collega, Indro Montanelli. Il secondo Ventennio segnato da un "ghe pensi mi" che ha finito per aggravare quel che tutti hanno (purtroppo) sotto gli occhi: un Paese in macerie, ancora fumanti.
La conduzione di un libro così complesso, definito in un quadro che dalla politica ha avuto "riflessioni" su argomenti afferenti ad ogni campo possibile (ed inimmaginabile) della società italiana, è da articolarsi prestando ascolto non alle opinioni di uno solo. In virtù di questa obiettività da ricercare, pertanto, è stato possibile definire un quadro specifico dentro il quale argomentare questi lungh(issim)i anni.
Anni misti fra distrazione e distruzione, appunto.
L'autore stesso informa sulle modalità perseguite per la definizione della presente opera:

"[...] Per scrivere questa indagine, ho chiesto il parere, il giudizio e le informazioni di numerose persone.
Ho chiesto [...] di darmi una definizione, se possibile, di berlusconismo; e poi di raccontarmi le loro riflessioni personali.
Ho cercato le persone per me più stimabili e 'informate dei fatti'.
Di diverse competenze, di diversa età. [...]
Parlano di politica, giustizia, televisione, economia, psicoanalisi, costume, mafia, parlano di Sud e di Nord, di esperienze personali (quando il berlusconismo ti prende da giovane, è davvero una gran brutta bestia, perchè cresci senza aver visto altro. Se ti prende da adulto, è ancora peggio, perchè ti viene il terrore di poter morire prima di lui. Il tempo, da adulti, è importante. Il Ventennio per me è stato soprattutto una enorme perdita di tempo). [...]"

Autori e fautori di questa immensa perdita di tempo sono sotto gli occhi (e nelle tasche) di tutti, in un continuo dibattito che concorre troppo spesso ad assolvere l'italiano medio.
Su questa figura sarebbe infatti necessario scaricare una buona dose di colpe per il maturato status quo: l'essere sempre vittima e mai carnefice del proprio destino, il votare senza controllare meticolosamente l'operato del proprio "delegato" nazional-regional-provincial-comunale-[...], l'etica secondo la quale sono "tutti uguali e tutti ugualmente incompetenti". A questo "leitmotiv" può essere (anche o soprattutto, a seconda dei punti di vista) associato il declino culturale ed etico che ha prodotto lo sfascio attuale.
Le ipotesi su cosa sia stato questo "ventennio" sono abbondanti, abbondate, discusse e discutibili:

"[...] Cos'è stata l'Italia degli ultimi vent'anni? Un regime parafascista?
Un Paese della cuccagna che si è svegliato rovinosamente? Un grande reality show, dove ha vinto chi la sparava più grossa? Una finta repubblica, dove il potere vero era in mano a cricche e mafie (se non alla mafia vera e propria)?
Tutte domande legittime, che è il momento di porsi e che, forse, possono persino trovare qualche risposta, ancorché provvisoria. Enrico Deaglio [...] segue l'evoluzione degli scenari politici, tratteggia le storie personali degli eroi e dei miracolati, racconta i retroscena di cui all'epoca non sapevamo nulla, presta attenzione alle nuove parole che hanno popolato il chiacchiericcio quotidiano, affronta senza paura le zone più controverse e male illuminate del Ventennio: dalle ragioni e gli antefatti della discesa in campo alla mirabolante apoteosi della 'gnocca', dal sottovalutato razzismo leghista all'incomprensibile subalternità della sinistra, fino a un rapporto riservatissimo inviato dalla Dia alla vigilia delle elezioni del 1994. [...]"

Un libro utile a promuovere un'opera di memoria, passata e recente, funzionale al realizzare una massima attribuita al filosofo greco Antistene:

"La scienza più necessaria è quella di non dimenticare ciò che si è appreso."
(Frammenti, V-IV sec. a.c.)

Quanto sarebbe importante, per Italia ed italiani, non dimenticare un certo passato ed i (penosi) volti che lo hanno contraddistinto?


venerdì 11 aprile 2014

COME SIAMO/ COME ERAVAMO: FRAMMENTI DA UN'ITALIA IN TRANSIZIONE...

"[...] I matrimoni religiosi nel 1994 rappresentavano l'80,9% del totale, nel 2013 il 60,8%. 
Il 2011 fu l'anno del sorpasso di quelli civili nelle regioni del Nord. [...]
Nell'Italia del 1994 le unioni gay non erano legalmente riconosciute. 
Come vent'anni più tardi, del resto. 
Le interruzioni volontarie di gravidanza fecero registrare un calo costante: nel 1994 furono 142mila, nel 2012 105mila. I ginecologi obiettori invece aumentarono: erano il 62,2% nel 1992, raggiunsero il 69,3% nel 2011 [...]. Dal 1994 al 2013 i suicidi nelle carceri furono 1108, venti volte superiore rispetto al tasso di suicidi tra la popolazione italiana.
Gli omicidi volontari diminuirono [...], dai 958 del 1994 ai 526 del 2012, la cifra più bassa mai registrata in Italia negli ultimi 150 anni. 
Contribuì a questo calo anche la criminalità organizzata: i delitti mafiosi passarono dai 181 del 1994 ai 53 del 2011. Solo i femminicidi aumentarono.
Nel 1994 si chiamavano ancora delitti passionali e ce ne furono 96. 
Centoventotto le donne uccise nel 2013. 
Le pensioni minime passarono dalle 602350 lire al mese del 1994 ai 495.43 Euro del 2013.
Nel 1994 lo stipendio minimo di un dirigente d'industria equivaleva a 2111 Euro lordi al mese. 
Vent'anni dopo ne guadagnava 3385.
Il salario minimo per operai e impiegati nel 1994 si aggirava attorno ai 768 Euro lordi mensili che salirono a 1223 nel 2013. 
L'Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro contò 571 vittime nel 2013. 
Nel 1994 furono 1325. Solo nel 2010 si scese per la prima volta sotto i mille. 
All'inizio del Ventennio [1992-1994, ndr] la pressione fiscale incideva per il 40,77%, nel 2012 il 44%. 
Il tasso di disoccupazione era al 10,6% nel 1994, fece segnare il minimo nel 2007 (6,1%) e continuò poi a crescere fino al 12,2% nel 2013.
Nel 1994 quasi 6 milioni e mezzo di persone vivevano in condizioni di povertà, l'11,5% della popolazione. Nel 2012 erano più di 9 milioni e mezzo, il 15,8%. 
Lo spread esisteva già. Nel maggio 1994 [...] era a 340 punti base; raggiunse il record minimo, sotto i 50 punti base, nel 1998 con l'ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria [...]
Nel novembre 2011 [...] il picco massimo: 575 punti base.
All'inizio del 2014 [...] lo spread oscillava attorno ai 200 punti base. 
I cittadini di origine straniera residenti in Italia erano mezzo milione nel 1994, vent'anni dopo se ne contavano almeno cinque milioni.
Secondo Fortress Europe, dal gennaio 1994 all'ottobre 2013 nel Canale di Sicilia morirono annegate 7065 persone mentre dal Nord Africa cercavano di raggiungere le coste italiane o maltesi. 
Nel tratto di mare tra Algeria e Sardegna le vittime furono 229. 
Almeno 705 persone salpate da Albania, Montenegro e Grecia non sopravvissero ai naufragi nelle acque dell'Adriatico e dello Ionio. [...]"

Tratto da: "Indagine sul ventennio", Enrico Deaglio - Serie Bianca Feltrinelli


mercoledì 9 aprile 2014

"CHE VITA!", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] Che vita!/ Ah, puoi dirlo, sento sempre il peso/ 
di un controllo appeso al collo./ Che vita!/ 
Si direbbe fuori dal contesto/ su nell'Universo nello spazio [...]"

lunedì 7 aprile 2014

"VITE RINVIATE", COMPRIMENDO ESISTENZE E SICUREZZE?

Il paradigma alla base di qualsiasi iniziativa sul lavoro sembra essere, in termini estremi ed estremamente sintetici, riconducibile ad una sola parola chiave fondamentale: flessibilità.
Grazie alla flessibilità la disoccupazione potrebbe diminuire, grazie alla flessibilità le realtà imprenditoriali potrebbero tornare ad investire in un Paese trasformatosi in una desolata landa di iniziativa, grazie alla flessibilità potrebbero in un medio-lungo termine (ri)tornare a lavorare tutti.
Se la parola flessibilità fosse stata coniugata e meglio tradotta in atti concreti, forse qualcosa di più si sarebbe potuto comprendere nel panorama socio-economico italiano; ad oggi, purtroppo, non sembrano essere queste le sensazioni di una larg(hissim)a parte del popolo italiano.
Il nucleo fondamentale delle (troppe) promesse fatte in questi anni di (contro)riforme troppo velocemente attuate è esponibile attraverso poche ma efficaci righe:

"[...] Il lavoro flessibile produce occupazione: è la promessa miracolosa che ha legittimato il progressivo smantellamento delle tutele del lavoro. La realtà è diversa, molto diversa. [...]"

Fino a che punto è possibile evidenziare, discutere ed analizzare in maniera il più possibile critica ed il meno possibile parziale un argomento così tanto importante e per troppo tempo sottovalutato nel dibattito contemporaneo?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Vite rinviate - Lo scandalo del lavoro precario", scritto dal Professore Emerito Luciano Gallino e pubblicato da Editori Laterza-La Repubblica nell'ambito del progetto multimedial-cartaceo iLibra.
Nonostante molte certezze definite tali in maniera ferrea ed inoppugnabile, infatti, sono molti gli aspetti critici di una tematica così radicalmente importante per la definizione di politiche social-economiche nazionali:

"[...] La flessibilità produce profonde disuguaglianze e ha costi personali e sociali che non si possono sottacere. Costa prospettive di carriera professionale. Costa percorsi formativi iniziati e interrotti. 
Costa rapporti familiari instabili. Costa fatica fisica e nervosa per il continuo riadattamento a un nuovo contesto. Ma ancor di più costa alla persona, per la sensazione rinnovata ogni giorno che la propria esistenza dipenda da altri. Costa la certezza amara che non è possibile guidare la propria vita come si vorrebbe, o come si pensa d'aver diritto di fare. Cosa la comprensione che la libertà è alla prova dei fatti una parola priva di senso. [...]"

Il concetto di una libertà sfuggente ed eccessivamente delimitabile presuppone la necessità di affiancare alla parola precedentemente sovracitata un ulteriore concetto chiave: sicurezza.
La parola sicurezza, potenzialmente richiamante un'infinita serie di differenti concetti, dovrebbe avere l'obiettivo di controbilanciare l'indeterminatezza delle conseguenze derivanti dalla parola flessibilità.
Tale analisi rischia di avere ancora maggiore importanza, se confrontata con un "terreno" abitualmente poco propenso ad assorbire in breve tempo radicali cambiamenti come quello italiano.
In cosa consisterà, in un futuro non lontano, la definizione specifica di "uomo flessibile"?
Sarà davvero solo un uomo disposto incondizionatamente ad adeguarsi a qualsivoglia tipo di cambiamento o finirà per flettersi fino a "rottura" socio-economica-caratteriale-[...]?
I margini di scelta e risposta ad una questione simile sono labili, sottili e complessi da inquadrare e definire: quanto è stretto e debole il confine che separa la flessibilità del lavoro dalla precarietà della vita?
Può la flessibilità estrem(izzat)a avere una pesante serie di costi umani attualmente non considerati e/o non adeguatamente valutati? Quali forme di sicurezza potrebbero potenzialmente essere messe in crisi e/o in cortocircuito da un'eccessiva ed esasperata idea di flessibilità?
Possono esistere altri modelli alternativi con cui costruire tematiche tanto importanti e qualificanti come quelle del lavoro e del cosiddetto welfare state, alla prima tematica enormemente legato?
Cosa ne sarebbe di una società plasmata integralmente e fedelmente rispetto al modello brevemente identificato come 7x24? Le opinioni e le possibilità a questo proposito non si sprecano:

"[...] Lavoro e consumo, cultura e intrattenimento, esercizio sportivo e rapporti con l'amministrazione pubblica: tutto è possibile per tutti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Inoltre [...] ciascuno ha la possibiltà di adattare le proprie condizioni e i tempi di lavoro alle sue esigenze e responsabilità familiari. 
La società 7x24 [...] trova un sostegno insostituibile nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. [...]"

Quale rapporto intercorre, in una società ambiziosa di definirsi moderna e modernamente concepita, fra società flessibile e lavoro flessibile? L'uno schiaccia l'altra o possono esservi reciproche relazioni di ambivalenza ed utilità?
Un Paese come l'Italia dovrebbe affrontare concretamente e pragmaticamente argomenti come questi, senza perdersi in slide dalla dubbia capacità di sintesi o in argomentazioni dalla (assai) discutibile presa diretta.
Una terra come quella italiana avrebbe il dovere di pesare l'impossibilità di effettuare riforme radicali in poco tempo, avendo preventivamente e doverosamente ragionato e valutato sulla "fertilità" del terreno circostante alla società da cambiare radicalmente.
In uno Stato nel quale gli indici di disoccupazione piangono, la crescita langue, l'inflazione è potenzialmente deflagrabile in una spirale negativa, scarseggiano i fondi per riformare con intervento attivo dello Stato l'economia ed il lavoro, [...] dovrebbe essere opportuno ridiscutere e definire rinnovati metodi di deliberazione e discussione.
Affinchè il percorso passato, presente e futuro non possa trasformarsi, in un domani non lontano, in una sorta di "cronologia dei diritti perduti" od ancora in una specie di "cimitero di infinite buone intenzioni".



venerdì 4 aprile 2014

FRA DESTRA E SINISTRA, IN UN MONDO CONFUSO...COSA NE RIMANE?

"[...] Il Novecento si è chiuso con una fuga disordinata dalle appartenenze politiche che ne avevano strutturato, nel bene e nel male, l'esperienza storica. 
E' quanto accaduto alla coppia 'Destra/Sinistra', valuta corrente essenziale dello scambio politico nelle democrazie occidentali, base di un sia pur precario 'ordine del discorso' dotato di una propria sintassi condivisa. [...]
Ciò che più sorprende è che le distanze politiche tra Destra e Sinistra si vanno riducendo nell'immaginario collettivo, fin quasi a perdere senso, proprio nel momento in cui le distanze sociali [...] sul piano planetario vanno crescendo o comunque rivelandosi in una dimensione fino a ieri ritenuta intollerabile. 
Che questo appannamento si manifesti proprio nel momento in cui, su scala globale, lo scandalo della diseguaglianza esplode in tutta la sua evidenza, la dice lunga sul male oscuro che sembra minare oggi, nel profondo, la razionalità politica e [...] la sfera stessa del 'politico', così come la nostra modernità l'ha concepito. [...] i professionisti della rassicurazione vanno da tempo ripetendo che va bene così. Che questo attenuarsi del contrasto tra opposte identità collettive è normale. 
Di più: che è il segno della compiuta normalizzazione, di un [...] passaggio della politica, finalmente, dallo stato adolescenziale a quello della maturità, [...] a una conquistata dimensione pragmatica, in cui la ricerca comune delle soluzioni possibili prevale sull'enfatizzazione dei problemi.
Tuttavia [...] non riescono a dissipare del tutto la sensazione di un 'disordine nuovo'.
L'impressione è che questa politica finalmente liberata dai propri consolidati 'riferimenti ideologici', più che pragmatica, sia caotica. [...] sia al contrario minata da una accentuata vuotezza, da una crescente inconsistenza di forme e figure. 
[...] le ragioni della 'famigerata' contrapposizione tra Destra e Sinistra sono ancora tutte lì, sul tappeto 'globale', [...] potenziate e ingigantite dall'unificazione dello spazio planetario.
Quello che manca [...] sembrano essere [...] le soluzioni e i soggetti politici disposti a farsene carico. 
Cosicché è difficile sottrarsi alla sensazione che questo indifferenziato convergere di programmi e proposte su un repertorio ristretto di atteggiamenti condivisi [...] non derivi, in realtà, dall'approdo a uno stile di risposta razionale alle sfide del tempo, ma da una non dichiarata né dichiarabile impotenza, da un'obiettiva assenza di risposte possibili, all'interno dell'orizzonte politico contemporaneo, alle questione vitali del nostro vivere in comune. 
Il che equivarrebbe [...] al fallimento della politica in quello che costituisce, in senso proprio, il suo compito qualificante. 
Per questo dobbiamo interrogarci sul carattere e sul destino della crisi d'identità delle tradizionali famiglie politiche: se si tratti [...] di un appannamento contingente, di un fenomeno di assestamento e di riallineamento destinato a essere più o meno rapidamente superato, o se, al contrario, non si sia di fronte a una caduta strutturale, alla 'cronaca' di una morte più volte annunciata. 
E più in generale, dobbiamo interrogarci sul rapporto che lega l'estenuazione dell'antitesi 'Destra/Sinistra' alle sorti e alla crisi del 'politico' in quanto tale: se questa perdita di consistenza delle consolidate identità contrapposte [...] non rinvii [...] a una parallela e più radicale perdita di contatto tra 'politica' e 'mondo', a una sua inedita 'inoperosità', che rivela a sua volta lo stato avanzato di decostruzione dei fondamenti stessi su cui essa si era fondata fino ad ora. [...]"

(da: Prologo - "Post-Sinistra, Cosa resta della politica in un mondo globalizzato", M.Revelli, iLibra, Editori Laterza-La Repubblica)


giovedì 3 aprile 2014

"COME VA LA VITA", RIABBRACCIANDO I NOMADI...



"[...] Come va la vita dentro te?/ Cosa vedi tra la gente intorno a te?/
Come va la vita dentro un cuore un pò più amaro che non ha né bugie e né verità? [...]"

lunedì 31 marzo 2014

"VIVA L'ITALIA", FRA PASSATO E FUTURO...


"[...] Viva l'Italia, presa a tradimento,/ l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,/ 
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,/ 
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.[...]"

"In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco.
(Ennio Flaiano)


venerdì 28 marzo 2014

FRA FLESSIBILITA' E SICUREZZA: QUALI EROSIONI?

"[...] Alla base degli aspetti della precarietà [...] c'è un processo ben determinato: la moltiplicazione dei lavori flessibili tende a erodere la maggior parte delle tutele che l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ha proposto [...] per definire il cosiddetto lavoro 'decente' o 'dignitoso'. 
Nel 1999 si svolse [...] l'Assemblea annuale dell'Organizzazione e il rapporto del direttore generale s'intitolava 'Pur un travail dècent'. 
In questo rapporto venivano delineate [...] forme base di sicurezza economica e sociale che dovrebbero essere garantite a tutti i lavoratori. 
Mi limiterò a ricordarne alcune, con qualche adattamento e un'aggiunta [...].
Sicurezza dell'occupazione, che significa non solo protezione contro i licenziamenti abusivi, ovvero senza causa, ma anche stabilità dell'occupazione compatibile con un'economia dinamica. 
Sicurezza professionale, che implica la possibilità di valorizzare la propria professione accrescendo via via le competenze tramite il lavoro e formandosi una riconoscibile e stabile identità professionale.
Sicurezza nei luoghi di lavoro, che comprende la protezione contro gli incidenti e le malattie professionali grazie a un'adeguata regolazione in tema di salute e sicurezza, che preveda anche limiti agli orari e agli straordinari, nonché la riduzione dello stress sul lavoro. 
Sicurezza del reddito, ovvero creazione e mantenimento d'un reddito adeguato, in grado di assicurare al lavoratore e ai suoi familiari la copertura  dei 'costi dell'uomo' a fronte d'un dato livello di sviluppo sociale. 
Sicurezza di rappresentanza, che rinvia alla garanzia offerta dalla possibilità di espressione collettiva sul mercato del lavoro grazie a organizzazioni sindacali libere e indipendenti, nonché ad altri organismi capaci di rappresentare gli interessi dei lavoratori.
Sicurezza previdenziale, ovvero la possibilità di assicurarsi attraverso il lavoro un reddito che permetta di mantenere, dopo l'uscita dal lavoro, un livello di vita comparabile a quello precedente. 
Questa forma di sicurezza non compare nell'elenco originale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 
La moltiplicazione dei lavori flessibili erode una parte notevole di queste forme di sicurezza. 
L'aumento dei lavori flessibili riduce [...] quella relativa alla stabilità dell'occupazione, mentre la formazione e la valorizzazione delle professionalità e dell'identità lavorativa sono rese difficili dalla varietà di ambienti lavorativi, esperienze tecniche, modelli di organizzazione del lavoro cui è esposto il lavoratore flessibile. [...]"


Fonte: "Vite rinviate - Lo scandalo del lavoro precario", L.Gallino, iLibra - La Repubblica

giovedì 27 marzo 2014

" L'ARCA DI NOE' ": QUALE (POSSIBILE) FUTURO COLLETTIVO?

L'impatto delle attività umane sull'ambiente quali risultati potrebbe (ulteriormente) produrre nel medio-lungo termine?
Si dice e si scrive che ci sia sempre meno tempo a disposizione per salvare il pianeta Terra da una serie di complicazioni senza possibilità di ritorno; quanto c'è di veritiero e/o di credibile in ipotesi come queste?
Sono veramente gli equilibri del pianeta Terra ad essere prepotentemente incrinati a seguito di degenerazioni climatico-ambiental-economiche-[...]? Quale futuro potrà mai avere un'umanità incapace di imporre una radicale sterzata a logiche di pensiero e realtà d'azione che rischiano di indurre una discesa ed una serie potenzialmente infinita di tracolli rispetto ai modelli di civiltà attualmente conosciuti?
Per rispondere a queste e moltissime altre domande è possibile ricavare qualche spunto di riflessione leggendo il libro "L'Arca di Noè - per salvarci tutti insieme" edito da Chiarelettere e scritto da Grammenos Mastrojeni.
Lo scopo del presente testo è chiarito sin dall'introduzione:

"[...] la tutela dell'ecosistema e un corretto rapporto con il territorio c'entrano eccome con la pace! E non solo: il rispetto dell'equilibrio ecosistemico è da porre in relazione anchecon la giustizia, con i diritti fondamentali dell'uomo, e pure [...] con l'economia e con lo sviluppo delle popolazioni, in un contesto ove tutto è interdipendente. 
In un ecosistema [...] tutto è collegato con tutto e pertanto non è poi così strano che la distruzione di una foresta abbia conseguenze sulla povertà, oppure sul rispetto dei diritti umani o [...] sulla pace. [...] Questo libro vuole spiegare che il principio di interdipendenza globale si basa sull'equilibrio planetario e si prefigge lo scopo di dimostrare che il degrado ambientale, interagendo con molti altri fattori d'instabilità, è un'enorme e inedita spada di Damocle che pende sopra le nostre ignare teste e getta un'inquietante ombra [...] sul futuro di tutti noi. 
Anzi, si profila un avvenire in cui su di noi incombe ben più di una spada, ma l'intero pianeta Terra e il suo fragile equilibrio, che potrebbe sgretolarsi e precipitare, travolgendoci. [...]
Il collasso dell'ecosistema prelude [...] a guerre e carestie, a un arresto nelle nostre ambizioni di giustizia, sviluppo e democrazia: senza tutelare l'ambiente sarà impossibile raggiungere la pace, la giustizia, la libertà e lo sviluppo e, viceversa, senza pace, senza uno sviluppo equo, senza far crescere la libertà e la dignità degli uomini, sarà impossibile proteggere l'equilibrio ambientale della [...] Terra. [...]"

A cosa potrebbe davvero condurre il collasso dell'ecosistema?
L'equilibrio del pianeta Terra (e dei suoi abitanti) è vincolato ad una serie di logiche che, se alterate anche in minima parte, potrebbero condurre ad una serie di conseguenze (inevitabili, incalcolabili ed imprevedibili?) anche in settori sideralmente lontani l'uno dall'altro.
Così come il degrado ambientale e l'inquinamento prodotti da un'umanità inevitabilmente aggrappata alla logica del "business as usual" potrebbero condurre al manifestarsi di problemi di natura  anche geo-politica, al tempo stesso anche l'ormai palese cambiamento climatico potrebbe portare l'umanità intera ad un ulteriore passo verso una soglia di non ritorno. Inutile scrivere che nessuno dovrebbe essere esente da questa consapevolezza, in quanto ciascun settore risulta legato all'altro. Non sembrano esistere infatti compartimenti stagni, fra una branca e l'altra dello scibile e del vivibile umano.
L'equilibrio terrestre dovrà reggersi comunque, nel futuro prossimo, su una serie di "componenti" nuove: sviluppo sostenibile, rinnovato modello di globalizzazione, finanza etica, mitigazione od adattamento alle conseguenze inferte dal cambiamento climatico, ripristino delle realtà pre-esistenti ove possibile, [...].
L'umanità intera dovrà adattarsi comunque a questo nuovo punto di "stabilità", indipendentemente dal proprio grado di consapevolezza e percezione dell'urgenza del problema.
Si è davvero in prossimità di un "limite" oltre il quale è dannoso spingersi?
Il fattore ambientale potrebbe risultare, nell'inseguimento di questa soglia, legato a molteplice filo ad un'infinita serie di altri settori solo apparentemente lontani l'uno dall'altro: pace e stabilità, sviluppo economico e modelli di crescita alternativa, rispetto dei diritti umani.
Il destino del mondo e dei suoi abitanti [siano essi uomini, vegetali od animali] dovrebbe esprimersi attraverso un'orizzonte temporale consapevole e consapevolmente realista delle eventuali (ma non troppo) conseguenze di certi abusi e sprechi incontrollati: cosa potrebbe esserne dell'uomo e dell'equilibrio terrestre al 2030?
A quali ulteriori squilibri potrebbe condurre questo senso di marcia al 2050?
L'interconnessione globale di tutte le attività umane è ormai comprovata e testimoniata da prove evidenti, non per forza ricollegabili ad una questione esclusivamente ambientale: il riferimento alle ripercussioni riscontrate nel sociale esercitate dalla crisi economico-finanziaria mondiale ancora in corso è ormai fin troppo evidente e tristemente dimostrabile. Attività umane globali producono cambiamenti sempre più globali; quante di queste attività hanno saputo generare, nel tempo, conseguenze globalmente irrimediabili e non evitabili?
Il principio di interdipendenza globale potrebbe condurre, in chiave non troppo irrealistica ed ipotetica, a conseguenze laceranti nel mondo reale: Nord Africa, Medio Oriente, America centrale e meridionale, Cina, India, Sud-est asiatico, Russia, Occidente e vecchio continente. Nessuno dovrebbe sentirsi esente da potenziali realtà ed aggravanti simili.
Condizionale d'obbligo, visto l'attuale status quo.
Può esistere una svolta concreta di fronte alla tremenda quantità di problemi fino ad oggi cumulatisi, l'uno sull'altro?
La risposta a questa domanda, anche se non facile e forse non unica ed univoca, è sicuramente necessaria ed urgente da fornire. Come poter attuare nel concreto quell'equilibrio umano solidale che sembra essere la sola via possibile per invertire (almeno parzialmente) la rotta?
Esistono altre possibilità per definire nuovi indicatori del benessere, superando i canoni espressi dal Prodotto Interno Lordo? Fra necessarie prese di coscienza e tipping points  di non ritorno sempre più evidenti, risulta essenziale effettuare una manutenzione del presente per poter sperare in una qualche forma di futuro migliore di quella stimabile attualmente. L'astronave Terra è, fino a prova contraria, il solo "strumento" che abbiamo per navigare in questo universo sterminato. Fare l'impossibile per non perderla sembra essere il minimo possibile.


lunedì 24 marzo 2014

BEN OLTRE IL SOLE, FRA MUSICA E POESIA...


"La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia."
(L. Van Beethoven, att. 1810)

giovedì 20 marzo 2014

ESSERE PIU' GUFI O ALLOCCHI? #LAVORARESUCOPERTURE

Prima si è definito "anacronistico" il 3% di deficit annuo da rispettare, con l'unica eccezione di affidarsi alla "spending review" capace di concretizzare un risparmio immediato quantificabile in una cifra oscillante fra 3 e 7 miliardi di Euro.
Poi ancora nessuna parola si è spesa sulla concretezza delle ingenti coperture economiche che dovrebbero essere necessarie per la realizzazione del programma sintetizzato con un hashtag come #lasvoltabuona: i margini dell'Italia sono infatti ridottissimi, ancor di più alla luce del bilaterale Italia-Germania nel quale nessun segnale di (necessaria) rottura sembra essersi visto. Le frasi attribuite alla cancelliera Merkel sembrano confermare la tendenza secondo cui Germania (ed Europa) non pagherà(nno) per accollarsi i debiti fatti da altri:

"[...]"Sono rimasta veramente impressionata, si tratta di un cambiamento strutturale" [...] é tornata anche a ribadire che sulle regole non si transige. E del resto, ha aggiunto, "se l'Italia ha detto che rispetterà il patto di stabilità non vedo perché dovrei dubitarne". [...]"

E' l'intransigenza sulle "regole" fiscal-economiche che rischia nel concreto di vanificare le (troppe) promesse fatte nella conferenza stampa spacciata per televendita (o viceversa?) nella quale si è inaugurata #lasvoltabuona.
Se è definibile come "anacronistico" il rispetto del 3% di deficit, potrebbe essere quantomeno opportuno definire come tutto fuorchè "anticiclici" ulteriori provvedimenti quali fiscal compact o six pack.
Riprendendo dall'Enciclopedia multimediale Treccani, infatti, sembra essere infatti molto chiaro il contenuto di una misura definibile come anticiclica:

"[...] In economia, si dice avere andamento a(nticiclico) [...] una variabile che tende a variare in direzione opposta ai principali indicatori del ciclo economico[...]. In tale senso, il termine è sinonimo di stabilizzatore automatico.
In politica economica, si definisce a(nticiclico) un provvedimento di politica fiscale o monetaria adottato per attenuare le fluttuazioni, intervenendo sul mercato per frenare la ripresa o contrastare la depressione dell’attività economica. [...]"

In questo senso, però, parametri ulteriormente restrittivi potrebbero definire criteri maggiormente stringenti e "funzionali" al rendere instabile un'eventuale ripresa economica.
Sono sempre più evidenti i segnali per cui, in Paesi già colpiti da una mordente recessione, il perpetuarsi delle politiche di austerità non potrebbe che produrre danno ed ulteriori fragilità per economie (e società) da ricollegare al treno della ripresa economica.
La realizzazione di un programma ambizioso ed ambiziosamente (pro)positivo è una missione che, stando alla fragilità delle condizioni al contorno, non sembra essere purtroppo attuabile in tutta la (dichiarata prima e sbandierata poi) sua interezza: a quali coperture economiche è necessario attingere per realizzare i "100 giorni di lotta durissima per cambiare" promessi dal Governo Renzi?
Le riforme strutturali di Pubblica Amministrazione, Fisco e Giustizia, contando alcune pachidermiche e tragicomiche situazioni italiane, non sembrano minimamente attuabili al grido di "una riforma al mese".
Sarebbe forse possibile definire al massimo un quadro di "linee guida", rimandando decreti attuativi e provvedimenti ad un tempo non stabilito e/o definibile.
Identiche dosi di sospetti sono da concretizzare per quanto riguarda i provvedimenti sbandierati per il miglioramento di occupazione ed economia: cosa poter dire a proposito della vendita online delle cento auto blu? Saranno venduti all'asta anche gli autisti o solamente macchine probabilmente non più nuove e pertanto non più appetibili?
La possibilità di sbloccare in un periodo pari a tre mesi e mezzo tutti i rimanenti debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese sembra essere, al netto delle (troppe) promesse fatte, nulla più di un'utopica promessa destinata a cadere (nuovamente) nel vuoto: dove poter trovare in un arco di tempo relativamente breve una quantità di fondi pari a quantificati 68 miliardi di Euro?
Basteranno davvero 3,5 miliardi di Euro per riabilitare completamente le situazioni afferenti all'edilizia scolastica?
Il miliardo e mezzo quantificato (e secondo alcuni già stanziato dal precedente Governo) per la tutela del territorio rischia di contribuire come semplice palliativo alla risoluzione delle problematiche afferenti al dissesto idrogeologico in terra italiana. A conferma di questo fatto vi è una citazione attribuita a Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente nel Governo Monti: "[...] Le risorse necessarie per eseguire interventi di messa in sicurezza [...] sono pari a circa 40 miliardi di euro per i prossimi 15 anni, di cui il 60% sarebbe destinato ad interventi pubblici, il 30% al sostegno delle iniziative delle imprese e il restante 10% alle associazioni e cooperative disponibili a recuperare le aree marginali. [...]"
Nulla più che un palliativo (o placebo, a seconda dei punti di vista), quindi, a fronte di un'emergenza destinata a ripercuotersi in media per altri 3,5 miliardi di Euro l'anno.
Analoghi ragionamenti si dovrebbero promuovere osservando il compenso ricollegabile al taglio dell'IRAP finanziato con un incremento di tassazione sulle rendite finanziarie, necessario ed urgente in un'ottica di redistribuzione della ricchezza di un Paese con più di un piede sull'orlo del fallimento.
Alla luce di queste e moltissime altre possibili considerazioni, relativamente a #lasvoltabuona, sembra necessario ed urgente porsi una giustificabilmente lunga serie di domande: con quali coperture sarà possibile finanziare una così ingente mole di promesse? Attraverso quali margini sarebbe possibile muoversi, a fronte soprattutto della mancata ridiscussione dei vincoli europei che le autorità italiane sembrano volersi imporre di non affrontare?
A queste e moltissime altre domande sembra richiamarsi il monito europeo di qualche giorno fa che, forse non casualmente, sembra ricordare all'Italia la concreta impossibilità di onorare certe promesse per via di altre promesse precedentemente sottoscritte:

"[...] Bruxelles "accoglie con favore le riforme" annunciate ieri dall'Italia, "le valuterà non appena avrà i dettagli legislativi", ma ricorda "l'importanza di rispettare le regole del patto di stabilità, cioè il pareggio in termini strutturali ed essere in regola con la regola del debito"[...]. Finora l'Italia "non ha fatto tangibili progressi rispetto alla raccomandazione della Commissione Ue" di far scendere il deficit, rimasto al 3% nel 2013 contro il 2,6% raccomandato dall'Europa. Lo scrive la Bce, chiedendo che Roma faccia "i passi necessari" per rientrare nel deficit e assicuri che il debito sia messo "in traiettoria discendente".[...]" (Fonte: ansa.it)

I capitoli di intervento principale su cui il Paese è indirizzato sembrano essere, pertanto, principalmente due: contenimento del deficit e riduzione del debito pubblico. Quanta parte dei fondi utili a concretizzare #lasvoltabuona possono essere attribuibili o ricollegabili allo sblocco di fondi europei?
A questo tema deve essere necessario ed urgente aggiungere anche la questione relativa all'innumerevole serie di scelte politiche che la "spending review" completata dal Commissario Cottarelli consegna alle autorità italiane.
Dentro al cumulato risparmio quantificabile in circa 34 miliardi di Euro per tre anni, si nascondono voci (ancora non opportunamente specificate) riferibili a settori già falcidiati o costituenti potenzialmente fattori di traino per un (da sempre rimandato) rilancio del Paese:  beni e servizi, corsi di formazione, digitalizzazione, sinergie corpi di polizia, Comuni e Regioni, trasferimenti ad imprese, trasferimenti trasporto ferroviario, sanità e costi standard.
Ognuna di queste voci, includendo anche quelle non critiche, dovrà essere ridiscussa e quantificata in maggiori dettagli. Alla luce di considerazioni simili, pertanto, la necessità di procedere per "saldi invariati" sembra essere la sola possibilità praticabile per realizzare #lasvoltabuona.
Nonostante le millemila promesse ed i troppi vincoli possibili, sarebbe possibile realmente iniziare ad intavolare una discussione nazional-continentale anche attorno all'inevitabile necessità di ridiscutere certi "ostacoli" potenzialmente trasformabili in cappi al collo capaci di devastare lo stato sociale? E' ridicolo, in questo senso, limitarsi a definire anacronistico un parametro di deficit nelle aule parlamentari nazionali senza poi intraprender azioni realmente rivolte alla modifica di problematiche largamente superiori.
Parole simili sembrano provenire, in questa direzione non ancora ufficialmente battuta, dal Responsabile Economico della Segreteria Pd Filippo Taddei. In un'intervista di qualche giorno fa concessa a "L'Unità" è esposto un frammento di quella consapevolezza che dovrebbe trasformarsi in prioritaria per restituire al continente rinnovati equilibri non solo economici:

"[...] D: Sulle coperture restano dei dubbi. Pare più probabile che l’Europa ci consenta di usare la leva del deficit per pagare i debiti della Pa rispetto alla riduzione del cuneo.
R: Dei 60 miliardi di debiti, la stragrande maggioranza è già conteggiata nel deficit. La piccola parte che riguarda gli investimenti viene invece conteggiata nel momento in cui viene pagata. Se anche comportassero, e non è affatto sicuro, cambiamenti del deficit sopra il 2,6% sono certo che la Commissione Ue sarà molto tollerante, visto che è proprio Bruxelles che ci chiede di pagare in tempi brevi.
D: E il grosso del debito come verrà pagato?
R: Gli strumenti esistono, si potrà fare con le banche private e con il sostegno della Cassa depositi e prestiti. Le parole di Bassanini sono state molto chiare su questo. [...] credo che di fronte a una riforma della spesa di questa portata [tagli per ottemperare alla copertura del provvedimento afferente la riduzione del cuneo fiscale], sia legittimo aspettarsi dai partner europei una certa dose di cooperazione. [...]
D: Quali risultati ci si può aspettare ragionevolmente da questo viaggio europeo del premier?
R: Ci si può aspettare cooperazione dai nostri partner. A differenza di quanto sostiene la propaganda antieuropeista, in Europa c’è grande attesa e fiducia verso di noi. Francesi, tedeschi e anche inglesi non vedono l’ora di avere a che fare con un governo italiano che presenta e realizza un serio piano di riforme.
D: Nel concreto?
R: Sono convinto che di fronte a fatti concreti l’Europa ci sarà tutto il sostegno del caso, sia sotto il profilo del deficit che di una rinegoziazione del Fiscal compact. L’idea di un’Italia depressa e di un’Europa costrittiva è una retorica utile a chi non vuole cambiare nulla. I partner Ue hanno problemi simili ai nostri, e sono pronti a sostenerci.
D: È immaginabile una proposta italiana di rinegoziazione del Fiscal compact?
R: Il rientro dal debito si può ottenere con la riduzione delle spese o con l’aumento della crescita. Quest’ultimo fattore è decisivo come correttore del debito pubblico. Nessun Paese potrebbe reggere a tagli di spesa per 50 miliardi l’anno, come sono previsti dal Fiscal compact. Sarà un negoziato molto delicato ma inevitabile. [...]"

L'idea di appoggiarsi allo spirito di cooperazione europea è giusto, specialmente in un contesto nel quale di Comunità sembra ai più essere rimasto ben poco. Ancor più incisiva dovrebbe essere la proposta di rinegoziazione del Fiscal Compact, da realizzarsi attraverso un negoziato definito dallo stesso Taddei come "molto delicato ma inevitabile".
Specialmente in questo senso sarebbe necessario inaugurare definitivamente #lasvoltabuona.
Si è maggiormente gufi nel valutare con diffidenza e scetticismo una proposta economica (apparentemente?) senza coperture solide o si è più allocchi nel sostenere "senza se e senza ma" un Governo le cui proposte non sembrano avere reali basi applicative? All'elettore le future sentenze.



Per saperne di più:

"Cottarelli dimezzato dalla campagna elettorale di Renzi", linkiesta.it
(http://www.linkiesta.it/spending-review-f35)

"Dissesto idrogeologico, Clini: 'Un piano nazionale da 40 miliardi di Euro.",
(http://www.ediltecnico.it/12792/dissesto-idrogeologico-clini-un-piano-nazionale-da-40-miliardi-di-euro/)

"Renzi-Merkel, la Germania attende le azioni (concrete) dell'Italia", lettera43.it
(http://www.lettera43.it/economia/macro/renzi-merkel-la-germania-attende-le-azioni-concrete-dell-italia_43675124856.htm)

"Taddei (Pd): «Rinegoziare il Fiscal compact è inevitabile»", unita.it
(http://www.unita.it/economia/taddei-fiscal-compact-renzi-ue-merkel-deficit-debito-patto-stabilita-3-per-cento-vincoli--1.557948?page=1)

"Merkel, molto colpita da Renzi, l'Italia cambia", ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2014/03/17/Bilaterale-Renzi-Merkel-apre-vertice-Italia-Germania-_10246834.html)

"Ue, bene riforme Italia ma rispetti il Patto di Stabilità. E da Bce doccia fredda", ansa.it
(https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2014/03/13/Bce-inflazione-bassa-lungo-pronti-agire_10224426.html)

martedì 18 marzo 2014

FRA AMBIENTE E SOCIETA': QUALI LE CONSAPEVOLEZZE PER IL RISCHIO?

"[...] La previsione di una fase di soglia di catastrofe sistemica non si può ancora basare su rigorosi modelli; ciò non significa, tuttavia, che essa sia irragionevole. [...] tali modelli non sono ancora computabili non soltanto perché troppo complessi, ma [...] perché non conosciamo la variabile fondamentale, senza la cui definizione non si possono rischiare previsioni. 
Possiamo tracciare ragionevoli proiezioni sul clima, sulle risorse, sulla biodiversità; possiamo [...] costruire modelli su fattori sociali come l'instabilità indotta dalla povertà o il conflitto per l'acqua che scarseggia. 
Ma non abbiamo la risposta alla questione fondamentale: quali scelte faremo noi - collettivamente e consapevolmente - come umanità libera di decidere il proprio destino? [...]
Fra i tanti futuri possibili, anche come conseguenza delle nostre scelte, possiamo quindi addentrarci in previsioni in un caso specifico, quello della nostra inerzia. 
Se la nostra scelta sarà di non scegliere, di chiudere gli occhi, è ragionevole delineare una valutazione globale del prossimo futuro sulla base del passato: un passato che somiglierebbe al futuro poiché anche in passato non abbiamo governato il nostro stesso destino e abbiamo invece reagito in maniera inconsapevole agli eventi, se non altro perché non avevamo la comprensione necessaria per fare altrimenti. [...]
in altri contesti [...] pesanti e rapide variazioni del clima sono state sopportate dalle civiltà che, malgrado dure conseguenze, si sono adattate. Anche in passato, altri eventi naturali hanno provocato impatti sociali gravi, in alcuni casi più rapidi e devastanti di quelli che potrebbe creare il riscaldamento globale [...]
c'è una pessima novità: collassi civili che in passato si verificavano su scala regionale, oggi si verificherebbero su scala globale. Si profila un salto di qualità del livello di rischio che affrontiamo e che rende la prossima fase diversa da tutte le altre a causa di due fattori inediti: la globalità delle fluttuazioni nella stabilità degli equilibri umani che interagisce con la globalità delle fluttuazioni degli equilibri ambientali.
La novità [...] sarebbe che le fragilità di una collettività umana globalizzata [...] stanno entrando in "risonanza" e in un rapporto di causa-effetto di tipo cumulativo con un ambiente globale sempre più sregolato. 
Su scala planetaria e globale [...] le vibrazioni sempre più scomposte di una collettività umana incapace di agire consapevolmente amplificano le oscillazioni disordinate dell'ambiente che abbiamo sregolato che [...] favoriscono condotte umane sempre più erratiche e irragionevoli. 
Uno stato di generale e crescente disordine sistemico che si autoalimenta, che disgrega sempre di più anche le poche capacità di scelta di cui avevano dato prova gli esseri umani, che vanifica i piani; uno stato di caos ove sempre più sarà necessario badare ognuno a se stesso giorno per giorno, senza contare sulla coesione dei gruppi o sulla certezza della primavera; una soluzione satura e imprevedibile, ove una goccia qualunque potrebbe far traboccare il vaso e deformare i parametri dell'intero ecosistema di cui siamo parte. 
Rispetto al passato [...] le novità dirompenti sarebbero due: 


  • l'interconnessione globale delle attività umane, che fa presagire sviluppi planetari come conseguenze di un unico degrado ambientale, piuttosto che sacche locali ed isolate di instabilità;
  • il carattere cumulativo e risonante del ciclo globale di interazioni fra umanità e ambiente; mentre in passato il ciclo si apriva e si chiudeva con mutamenti naturali che determinavano conseguenze umane, oggi attività umane globali producono alterazioni ambientali globali che [...] stimolano un certo disordine umano che fomenta ulteriore disordine nei cicli naturali [...] in un ciclo che si prospetta molto inquietante.

Quanto sia probabile la catastrofe sistemica, la scienza non sa ancora dircelo con precisione matematica; spetta a ciascun individuo farsi un'opinione. 
Per giudicare su un'eventualità possibile, occorre [...] rendersi conto di ciò che la scienza già considera probabile e scorrere le profezie puntuali - compilate dati alla mano degli oracoli di sventura. [...]"

Fonte: L'Arca di Noè - Per salvarci tutti insieme, Grammenos Mastrojeni, ChiareLettere

Fonte immagine: www.uniss.it

sabato 15 marzo 2014

"IN UN GIORNO DI PIOGGIA", FRA INVERNO E (PROSSIMA) PRIMAVERA...


"[...] E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,/ 
il vento dell'ovest rideva gentile/ e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti/ 
mi hai preso per mano portandomi via./ 
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,/ 
ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno e ti copri di rosso e fiorisci d'estate./ 
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,/ 
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.[...]"

mercoledì 12 marzo 2014

FRA AUSTERITA' E RIGORE: PRIORITARIO DEFINIRE UNA "STRADA" DIFFERENTE

Quale è il rischio più grande di una società dove finisca per perpetuarsi senza sosta e/o radicarsi definitivamente una crisi che imponga tempi dell'economia largamente differente da tempi delle vite dei singoli esseri umani e componenti di una società? A questa domanda è possibile rispondere provando ad analizzare quali conseguenze possano originarsi in futuro dal prolungarsi di una crisi che, al netto delle motivazioni strutturali, sembra avere una serie di profonde ragioni anche strumental(izzabil)i e fossilizzate.
Quali dovrebbero essere i compiti di una politica degna di essere chiamata tale e di una tecnica capace di tradurre le volontà ed i bisogni in provvedimenti efficaci e vincolanti per l'inaugurazione di una svolta?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la ripresa" scritto da Federico Rampini ed edito da iLibra - Editori Laterza e LaRepubblica.
Le conseguenze di un'economia ancora bloccata sono tutte definibili in una frase dal contesto cupo presente nella medesima opera in questione:

"[...] L'errore tragico dell'austerity, se dovesse rimanere senza correttivi e ripensamenti profondi, sarà un fattore determinante nel 'bruciare' un'intera generazione di giovani europei, le loro aspirazioni, le loro potenzialità. 
E' una responsabilità enorme, di cui bisognerà chieder conto a chi queste scelte ha fatto, o non ha saputo contrastare."

Il contesto europeo rischia di trasformarsi, a conti fatti, in un incendio senza ritorno di competenze e generazioni perdute. Quanti erano stati identificati dalla cantante Tracy Chapman sotto l'etichetta di "poor people" in una canzone senza tempo, rischiano oggi più che mai di arrivare a "bussare" violentemente alle porte di un mondo che sembra davvero rischiare di cancellare esistenze ed annullare prospettive esistenziali.
Il rischio è troppo grande per non poter neppure essere valutato o quantomeno esaminato in tutta la sua prepotenza:

"[...]Dall'America all'Asia, è un susseguirsi di buone notizie. Un mondo intero è in crescita, anche se gli europei fanno fatica ad accorgersene. Un mondo che ha voltato pagina rispetto alla crisi, anche perchè ha adottato terapie economiche diametralmente opposte a quelle dell'eurozona. 
Situazione diverse tra loro [...] unite da un tratto comune: ripresa manifatturiera, esportazioni che tirano, occupazione in aumento. E dietro questi segnali positivi c'è un armamentario di strumenti che va dagli investimenti pubblici alle politiche monetarie delle banche centrali. 
Casi da manuale, all'opposto di quel che sta facendo il Vecchio Continente, unico buco nero nella ripresa globale. [...]Tutti gli ingredienti che hanno aiutato la ripresa americana, cinese, giapponese e sudcoreana sono assenti nelle politiche dell'eurozona. Gli investimenti pubblici sono bloccati dall'interpretazione rigida dei parametri di Maastricht [...].
La politica monetaria della Bce ha prodotto finora una sopravvalutazione del cambio, deleteria per  gli esportatori. [...]
Gli aiuti della Bce alle banche, forniti direttamente attraverso crediti di favore, restano nelle mani degli istituti di credito e non defluiscono verso l'economia reale. [...]
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, e la sua fine consuma anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi [...] come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora: una forma di catarsi, di espiazione. 
E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che hanno prolungato la recessione. 
Spiega anche perchè interi pezzi dell'establishment europeo siano stati soggiogati dall'austerity fino ad accettarla come verità suprema. [...]
Lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffuso nei ceti più numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è la prova del fallimento storico delle politiche gemelle. 
Austerity e neoliberismo affondano abbracciati insieme.[...]"

Qualora affondassero abbracciati, purtroppo, rischierebbero di tirarsi dietro anche generazioni intere e popolazioni sterminate. Alla luce di tutte queste considerazioni, è lecito domandarsi da quali spunti sia opportuno partire per provare a tracciare una qualsivoglia forma di visione differente.
Dovendo (ri)costruire un universo socio-economico nei fatti smantellato e devastato, è più che mai necessario ed urgente provare ad imparare qualcosa di concreto attingendo dai molti sbagli commessi in passato: le misure anti-recessive devono essere progettate e pensate prendendo spunto realmente costruttivo dai drammi laceranti fino ad oggi commessi. E' impossibile attendere o posticipare ulteriormente prese di coscienza e svolte radicali, in questi momenti di estrema urgenza.

"[...] Oggi la profondità della crisi imporrebbe un'azione [...]. Abbiamo bisogno di riscrivere non solo le regole della finanza, ma anche quelle degli scambi globali, e di rifondare un patto sociale gravemente indebolito da decenni di allargamento delle disuguaglianze. [...]"

La necessità di ridefinire un nuovo sistema di regole presuppone la possibilità estrema di partire dall'obbligo di imporre ristrette regolamentazioni attorno a (pur)troppo evidenti squilibri ad oggi non più ignorabili. Riscrivere un mondo dovrebbe equivalere, nei fatti, a stabilire in primo luogo nuovi "binari" entro cui far viaggiare il "treno" socio-economico degli eventi:

"[...] E' l'11 aprile 201 quando il Fondo Monetario Internazionale pubblica il suo rapporto che descrive un 'mondo a tre velocità'. Quella europea è l'ultima. [...] Da qui comincia il viaggio nelle divergenti terapie per la ripresa economica. 
Perchè lo spread italiano è anche la conseguenza di eventi accaduti dalla parte opposta del pianeta [...]"

La morsa dell'austerity ridefinisce anche un universo di complicazioni a cui è stata costretta l'Italia intera, da troppo tempo a questa parte, senza apparenti soluzioni concrete od  almeno concretamente valutabili.
Succede così di leggere frammenti di un'intervista fatta a Joseph Stiglitz, nella quale l'opinione nei confronti del nostro Paese risulta essere fin troppo chiara e tendente al negativo:

"[...] L'Italia è vittima di un fallimento dell'austerity europea, state pagando un prezzo più elevato della Grande Depressione, le vostre iprese sono penalizzate a tutto vantaggio di quelle tedesche. [...]
L'eurozona deve cambiare le sue politiche di austerity. 
Perchè l'euro funzioni occorrono una vera unione bancaria con regole comuni, un'assicurazione unica peri depositi dei risparmiatori, una vigilanza europea; poi ci vuole la vera unione fiscale, l'emissione di eurobond. Il sistema attuale è instabile, incompiuto. [...]
[L'austerity] è come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a furia di salassi, togliendogli sempre più sangue. questa gente seleziona solo le informazioni che conferma le loro idee preconcette. L'austerity non funziona neppure per l'obiettivo che si prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo la capacità di trarre le lezioni da questa crisi [...] temo che saremo condannati ad un'ulteriore ricaduta. [...]"

La necessità di trarre lezioni adeguate da questa crisi non dovrebbe prescindere dall'obiettivo di ragionare sulla fattibilità dell'applicazione di nuove teorie economiche:

"[...] dall'America una nuova teoria s'impone all'attenzione. 
Si chiama Modern Monetary Theory [...]. Ha la certezza di poter trainare l'Occidente fori da questa crisi. A patto che i Governi si liberino di ideologie vetuste, inadeguate e distruttive. [...] E' un attacco frontale all'ortodossia vigente. Sfida l'ideologia imperante in Europa, che i 'rivoluzionari' della Mmt considerano alla stregua di un vero oscurantismo. Per loro l'austerity imposta dalla Germania non è soltanto sbagliata nei tempi [...] ma è concettualmente assurda. Un semplice esercizio mette a nudo quanto ci sia di 'religioso' nella cosiddetta saggezza convenzionale degli economisti. 
Qualcuno ha provato a interrogare i tecnocrati [...] per capire da quali Tavole della Legge abbiano tratto alcuni numeri 'magici'. Perchè il deficit pubblico nel Trattato di Maastricht non doveva superare il 3% del Pil? Perchè nel nuovo patto fiscale dell'eurozona lo stesso [...] è stato ridotto allo 0,5% del Pil?Chi ha stabilito che il debito pubblico totale diventa insostenibile  sopra  una soglia del 60% oppure [...] del 90% del Pil?Quali prove empiriche stanno dietro l'imposizione di questa cabala di cifre? Le risposte dei tecnocrati sono evasive, o confuse. 
La Teoria Monetaria  Moderna fa a pezzi questa bardatura di vincoli calati dall'alto, la considera ciarpame ideologico. [...]"

Alla luce di queste considerazioni, pertanto, non è blasfemia affermare che i cardini pratici dell'austerità possano essere largamente modificabili, discutibili o rivedibili. Gli esiti di questa mancata scelta sono (purtroppo) sotto gli occhi e le sensibilità di tutti. Quale ulteriore lezione è possibile imparare, in termini pratici e definitivi?

"[...] Certo che una famiglia non deve fare debiti che non potrà restituire. 
Ma questa regola non vale affatto per una nazione, che ha due prerogative esclusive: può stampar moneta [...] e riscuotere imposte. John Maynard Keynes insegnò che da una depressione si esce solo se la domanda pubblica si sostituisce alla [...] domanda privata. E quella lezione resta valida tuttora. [...]"

I contro-esempi di politiche e pensiero economico coltivabili in un momento di tremenda crisi come questo continuano ad essere chiari, espliciti e chiaramente definibili: dal lavoro "operaio" del 28enne Herndon, capace di smontare teorie economiche apparentemente invalicabili grazie ad un errore rintracciato su foglio Excel, al quantitative easing attuato dal passato banchiere centrale della Fed, Ben Bernanke.
La possibilità di descrivere una nuova rotta passa, inevitabilmente ed oggettivamente, dalla necessità estrema di ridiscutere o ridefinire quelli che da inossidabili punti di vista rischiano di trasformarsi in sordi e lontani stereotipi dall'indubbia negatività: è possibile tracciare nuovi margini di discussione, individuando rinnovati punti di forza su fronti fino ad oggi non adeguatamente battuti?
E' urgente rispondere a questa e molt(issim)e altre domande, facendo leva su capisaldi fondamentali da dover ribaltare completamente: dal rating ingiustamente imperante alle nazioni ancora definite come emergenti ma già economicamente superiori, da un nuovo "patto" socio-economico da restaurare ad una nuova mappatura del mondo nella quale poter ridefinire obiettivi e priorità da inseguire.

"[...] Il mondo è pieno di nazioni che hanno saputo 'svoltare', hanno reagito a decenni o perfino secoli di un declino che sembrava irreversibile [...] abbiamo formidabili esempi di popoli e classi dirigenti che hanno sconfitto la forza d'inerzia, hanno saputo imprimere un corso diverso alla propria storia. 
A noi l'opzione, a noi decidere quale modello considerare il nostro. E' molto più di una scelta. [...]"

Servirà fuggire dalla "foresta pietrificata" attualmente imperante, promuovendo azioni finalizzate alla definizione di un consistente ripensamento in ottica continentale (prima e mondiale poi) delle teorie economico-finanziarie da promulgare nuovamente. Serve informarsi, concentrandosi su fatti concreti e molto meno su parole vuote e desolatamente prive di numeri e dati reali.
Si impongono all'attenzione collettiva provvedimenti urgenti ed urgentemente necessari da realizzare.
La società in sfacelo non può più (permettersi di) attendere.






Fonte citazioni: "La trappola dell'austerity - Perchè l'ideologia del rigore blocca la ripresa", F.Rampini, iLibra