giovedì 6 giugno 2013

"COME UN CANE IN CHIESA", LEGGENDO DON ANDREA GALLO

L'intento dell'opera postuma del "prete da marciapiede" deceduto poco tempo fa è chiaro sin dalla prefazione: 

"Le parole ribelli del Vangelo - [...] ho scelto di raccontare in questo libro le pagine più radicali e scandalose dei quattro Vangeli, quelle che amo di più, quelle a cui mi aggrappo da  sempre, [...]. Mi auguro che almeno una di queste 'schegge' possa diventare nel cuore di chi legge una 'buona novella' dei miti e degli umili, che soprende e scuote, diverte e rincuora.[...]"

Attraverso le parole di Don Andrea Gallo, corredate dalle vignette di Vauro, vengono commentati passi del Vangelo e delle Scritture ritenute dimora implicita di "cani in chiesa" oggi (purtroppo) tremendamente dimenticati: barboni, sbandati, trans, senzalavoro e senzadiritti solo per citarne alcuni. 
Le colpe di queste dimenticanze a chi vanno attribuite? 
A chi spettano le colpe per aver ucciso e/o colpito mortalmente fasce deboli(ssime) come quelle sopra citate
Le cause di questi comportamenti vanno ricercate, parafrasando il compianto prete, nella "[...]società del perbenismo di facciata[...]" che ha trasformato tutto e ribaltato qualsiasi valore possibile ed immaginabile.
Il viaggio di questo "cane" in chiesa si snoda, silenzioso ma efficace, lungo una serie di ostacoli impervi e votati (forse) all'impedire moti di demolizione di questa società "di facciata", qualsiasi possano essere i volti ed i sentimenti da assegnarle:

I. "Il giorno del giudizio" - Avevo fame e mi avete dato da mangiare: risuonano come lampi a ciel serenissimo le parole del prete ribelle, secondo cui è opportuno adoperarsi per ritrovare nella società e nei suoi squilibri da migliorare una forma anche embrionale di speranza per un domani diverso e rinnovato. 
Tutto questo percorso è svolto alla ricerca della misericordia vera, di quella forma di "pietas" oggi soffocata da quei troppi valori "di facciata" che si è soliti ribadire e difendere solamente a parol(acc)e;

II. "Anche i trans ci precederanno" - I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio: consapevole della (pre)potenza delle sue  parole, il "prete da marciapiede" ha continuato a ribadire fino all'ultimo le sue convinzioni: 
"[...] I miei lettori sanno che quel che faccio e dico dà fastidio a più di un benpensante. Don Gallo? Quello che parla solo di pu..ane e tossici? Ma pensi a fare il prete, che è meglio! Sono parole che sento dire nei miei confronti da anni, ma vorrei rassicurare quelli che nutrono per me simpatia umana: sono critiche che non toccano minimamente le mie convinzioni più profonde.[...]" 
Il punto fondamentale di un capitolo di indagine e denuncia si muove attorno a pochissimi valori chiave: uguaglianza, equità e recupero della dignità umana che deve (dovrebbe) essere assegnata (di diritto?) ad ogni essere umano (e non solo!);

III. "Beatitudini e felicità" - Beati gli operatori di pace: quale miglior augurio può essere dato oggi quando, senza retorica alcuna, si è soliti dire "siate felici"? Chi può definirsi realmente "felice"? 
Attraverso quali "strumenti" può essere costruita questa "felicità"? Dove dimora questo sentimento che sembra trovare alloggio addirittura in uno "Stupido Hotel" cantato da un Vasco che ha perduto l'amore? 
Possono esistere "tre C" per riequilibrare e restituire concetti importanti e di felicità? 
E' possibile diventare "felici" rendendo meno tristi gli altri? 
"[...] Sarebbe questa la giustizia umana? Sarebbe questo il cosiddetto sviluppo? 
Un abominio che prevede che per far crescere la qualità della vita di una parte del mondo l'altra si debba impoverire proporzionalmente? La frase latina 'a ciascuno il suo' è diventata 'a ciascuno il suo destino'. 
Se ti va bene, perchè nato nel nord del mondo, allora sei benestante e fortunato, se sei nato nel Sud del mondo, allora sei destinato alla fame ed alla miseria.[...]"

IV. "I sepolcri imbiancati di oggi" - Guai a voi, scribi e farisei ipocriti: a chi rivolgere il pacato epiteto di "sepolcri bianchi", storicamente sinonimo di fosse comuni di raccolta dei cadaveri coperte da pietre e calce bianca? 
Nell'attualizzare tale definizione, le parole del prete trovano troppo eloquente capacità chiarificatrice: 
"[...] E chi sono i sepolcri imbiancati di oggi? Non ho dubbi, sono i 'rispettabili' giocatori che muovono le pedine sulla scacchiera del mondo e tutte le incarnazioni del potere avido e perverso. 
E quando parlo di potere, intendo ogni genere di lobby di interesse: la politica, la finanza, le mafie dei colletti bianchi, le logge occulte, le caste degli ordini professionali...E, naturalmente, l'istituzione temporale della Chiesa, il primo tra i poteri ad essere ipocrita![...]"
La denuncia di certi ripetuti crimini è un'attività da compiere, stoicamente e continuamente, per consegnare alla storia testimonianze importanti con cui scongiurare il ripetersi di certi orrori: quali strumenti utilizzare? Quali convinzioni (auto)alimentare per sentirsi meno soli e meno silenziati in questo combattimento? Fratellanza, dovere civico, ricerca della verità o capacità di arginare gli abusi di potere;

V. "Quelli che si credono 'a posto'" - Non sono venuto a chiamare i giusti: Quale lessico della speranza assegnare ad un tempo (apparentemente?) senza riscatto come quello contemporaneo? Quali parole riabilitare e riutilizzare per cercare di riscrivere un futuro diverso? 
"[...] In questi ultimi anni non si è fatto altro che parlare di crisi economica, di recessione, di tagli e di disagi, come se i poveri non facessero già da sempre sforzi sovrumani per vivere decentemente.
La parola che sento dire da ogni parte è: sacrifici. Possibile che la politica non riesca a ritrovare un lessico della speranza? [...]" 
Basta dare voce a chi è mut(ilat)o per inaugurare un futuro migliore? Serve davvero combattere l'odio verso il fratello più prossimo? Quanto sforzo è necessario compiere  per lasciarsi alle spalle certi 'vizi'?

VI. "A tavola con gli ultimi" - Conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi: quali confini e quali voci si nascondono dentro coloro che cercano di lottare quotidianamente per restituire credibilità ed onore al mai cessato grido dei poveri? Quali colpe abbiamo come esseri umani, immersi in un tempo sempre più assurdo ed assurdamente frettoloso? 
"[...] Gli uomini di oggi, storditi dal rumore della loro vita, afferrati dall'ingranaggio dei propri affari, non sentono più il grido dei poveri. Passano accanto alla miseria senza vederla. Stanno troppo bene per capirla. Hanno troppo da fare per fermarsi. [...]"
Sono ragioni veritiere o scuse retoriche e parzialmente (completamente) smentibili alla luce del numero sempre più esteso ed allargato di poveri? 

VII. "Uomini che odiano le donne" - Chi di voi è senza peccato...: quale futuro attende la donna tradita e svilita sempre più spesso da forme indicibili ed assurde di quella forma di violenza travestita da "amore"? 
Quale domani attende quell'arcaico insieme di "reticolati" che tengono ancorati uomini e donne a forme cristallizzate di sessualità sempre identicamente valide per ogni tempo? 
Quali forme di educazione reale e realmente aperta è necessario insegnare per abituare le generazioni (passate e future) al rispetto nei confronti del corpo? Quante e quali cure spirituali è opportuno assegnare agli esseri umani bisognosi di punti di riferimento? 
"[...]La parola che usavano i primi cristiani per esprimere il perdono era 'metanoia',, che vuol dire letteralmente 'tagliar la testa e metterne una nuova', cioè cambiare idea, cambiar pensiero: questa è la vera penitenza, la vera conversione, la vera riconciliazione. Cambiare la testa e metterne una nuova: la dignità umana, la dignità dei figli e delle figlie di Dio, è a portata di mano. Cosa aspettiamo a prendercela?[...]"

VIII. "Gli altri siamo noi" - Amerai il tuo prossimo come te stesso: Cosa potrebbe accadere qualora fosse vero fino in fondo il modificato detto secondo cui si dice "Ama il prossimo, è te stesso"? 
Basta credere nell'uomo, recitando magari quanto riportato dal grandissimo Faber nella canzone "Laudate hominem"? "[...] Laudate hominem./ No, non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell'uomo, fratello anche mio. Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio./ Laudate hominem.[...]"
Quale sarebbe il punto di vista dell'essere umano credente (e non?) qualora al posto di "peccato originale" ci fosse la "benedizione originale"? 
"[...]Anzichè di peccato originale, io preferisco parlare di una 'benedizione originale' di Dio su ogni uomo che nasce, e questa benedizione originale, che riguarda tutti gli esseri umani, è l'immagine e somiglianza con Dio e la capacità di scegliere il bene. Certo, rimane il mistero della fragilità umana, della sua parte oscura.[...]" 
Quali confini può avere l'impronta d'amore che caratterizza l'essere umano?
A quanto serve credere nell'amore, avendo rispetto anche per sè stessi e per l'insieme di beni comuni che sono (oggi più che mai) da difendere con ogni sforzo possibile? 

IX. "Se l'altra guancia brucia" - Amate i vostri nemici: quale può essere la definizione di 'nemico'? Quanto può distanziarsi dal concetto di 'altro', semplicemente 'differente' dal nostro punto di vista abitualmente usato per guardare il mondo? Quali sono i "credenti credibili"? Dove sono nascosti, se esistono ancora? 
Può essere la mancanza d'amore il principale peccato esistente oggi? 
Basta solo questa cosa ad uccidere il mondo, giorno dopo giorno?
Quante e quali verità ha il punto di vista di chi è 'altro' differente da noi? Se l'amore è un sentimento inestimabile ed incommensurabile, quali confini e quali voci è necessario utilizzare per circoscrivere il significato del cosiddetto 'amore a perdere'? 
"[...]L'accoglienza dell'altro [...] è pratica dell'amore puro; un amore che non si nutre di pratiche devozionali, ma di gesti concreti: compagnia, soccorso, condivisione. E' un amore puro perchè i barboni, gli stranieri ed i disperati non potranno mai contraccambiare, ma proprio per questo la pratica di questo genere d'amore ci rende più umani e forse ci renderà degni, un giorno, di contemplare il volto di Cristo.[...]"

X. "La provvidenza non dimentica" - Guardate i gigli del campo: Quali forme di spiritualità e capacità di introspezione restano, nell'essere umano, in questi tempi di tragedie ed affanni collettivi senza apparente fine? 
La maledizione delle "tre A" sembra incombere sull'essere umano, finendo per devastare qualunque buona intenzione e bell'anima: apparire, appropriarsi ed avere. Questa maledizione ci ha definitivamente privato dell'etica dell'essere? Quali e quanti veli oscuri sono stati calati (definitivamente?) su creatività e laboriosità umane? E' possibile una qualsivoglia forma di riscatto e riconquista del bene comune? 
Quali confini avrà il dolore di esistere che l'umanità si trascina avanti sin dai tempi del decadentismo? 
A quali livelli l'essere umano riuscirà ad abitare il presente per migliorare il futuro, proprio e della collettività intera?

XI. "Una lezione di laicità" - Date a Cesare quel che è di Cesare: quali confini assegnare al rapporto fra Stato e Religione, all'insegna di valori fondamentali quali laicità ed onestà intellettuale? 
Possono convivere e convincere forme di rispettosa ricerca di un equilibrio fra credenti, scettici e totalmente estranei a qualsiasi forma di fede? Si tratta di una soluzione davvero così difficile da ricercare? 
"[...]Nel baratro dell'attuale scarsità globale di verità e giustizia, in cui tutto puzza di menzogna, la vigilanza e la denuncia sono la nostra unica salvezza. Vigiliamo affinchè il nostro Cesare amministri bene, con giustizia e lungimiranza.[...]";

XII. "Chiesa e Potere" - Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti: quali sono i punti deboli del potere temporale, per una Chiesa che deve essere riformata e modificata per poter ritornare ad essere credibile agli occhi della collettività intera? Quanto c'è di attualmente vero nel detto secondo cui è necessario essere "ultimi fra gli ultimi"? Quando potrà essere completata la transizione da obbedienza ad autenticità?

A seguito di tante letture, altrettante domande. 
A seguito di tante testimonianze, altrettante riflessioni. 
A ricordo di un "prete da marciapiede" che, fino all'ultimo, ha cercato di lottare per difendere la sua forma di verità. Ciao, Don. 


lunedì 3 giugno 2013

MESSAGGIO AI GIOVANI FRA MUSICA, LETTERATURA E POESIA: CITANDO TIZIANO TERZANI



"Capita a tutti, soprattutto ai giovani, di pensare di avere il mondo in pugno, e a volte è anche vero. 
Ma nell'attimo stesso in cui uno è convinto che tutto vada per il meglio, ci sono leggi statistiche che lavorano alle sue spalle, pronte a fregarlo."
(C.Bukowski)

martedì 28 maggio 2013

"BORN TO RUN", ASCOLTANDO BRUCE SPRINGSTEEN


"In the day we sweat it out in the streets of a runaway American dream
At night we ride through mansions of glory in suicide machines
Sprung from cages out on highway 9,
Chrome wheeled, fuel injected and steppin' out over the line
Baby this town rips the bones from your back
It's a death trap, it's a suicide rap
We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run.

Wendy, let me in, I wanna be your friend
I want to guard your dreams and visions
Just wrap your legs round these velvet rims
and strap your hands across my engines
Together we could break this trap
We'll run till we drop, baby we'll never go back
Will you walk with me out on the wire
`Cause baby I'm just a scared and lonely rider
But I gotta find out how it feels
I want to know if love is wild, girl I want to know if love is real.

Beyond the Palace hemi-powered drones scream down the boulevard
The girls comb their hair in rearview mirrors
And the boys try to look so hard
The amusement park rises bold and stark
Kids are huddled on the beach in a mist
I wanna die with you Wendy on the streets tonight
In an everlasting kiss.

The highway's jammed with broken heroes on a last chance power drive
Everybody's out on the run tonight but there's no place left to hide
Together Wendy we'll live with the sadness
I'll love you with all the madness in my soul
Someday girl I don't know when we're gonna get to that place
Where we really want to go and we'll walk in the sun
But till then tramps like us baby we were born to run."

sabato 25 maggio 2013

venerdì 24 maggio 2013

PENSIERI DI UN "PRETE DA MARCIAPIEDE", RICORDANDO DON ANDREA GALLO

Nello sforzo costante di cercare un pensiero positivo da applicare costantemente per (soprav)vivere in questi tempi, ritornano le parole di una canzone del primo Jovanotti di quasi vent'anni fa (1994) appunto intitolata "Penso positivo":

"[...] Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo/ io penso positivo in quanto credo, non credo nelle/ divise né tanto meno negli abiti sacri che più di una volta furono pronti a benedire massacri , non credo/ ai fraterni abbracci che si confondono con le catene./ Io credo soltanto che tra il male e il bene è più forte il bene.[...] Io credo che a questo mondo esista solo una grande/ chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa/ passando da Malcolm X attraverso Gandhi e San Patrignano/ arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano.[...]"

Fra tutti i preti di periferia, ne è esistito anche uno che ha amato vivere anche sui marciapiedi: Don Andrea Gallo, classe 1928, autodefinitosi più volte "prete da marciapiede". 
La missione più grande è stata, per questo Uomo, cercare di essere nobilmente coerente ed ancorato ai principi di una Fede oggi per molti(ssimi) percepita come lontana, dispersa e/o sperduta. 
La sua opera di ascolto e predicazione costante si è mossa, contemporaneamente in sordina ed in ribellione, nei luoghi dove i più deboli erano soliti dimorare e far defluire i loro mai doverosamente ascoltati dolori:

"[...]Ci sono tanti modi di vivere la scelta cristiana anche nella Chiesa, io sento di dover seguire Gesù quando dice andate, andate in tutti i posti, io mi sento dentro la strada, dove è possibile l'incontro e si può donare la conoscenza, donare amore, dare ascolto. L'incontro per me è un momento di luce in cui testimoniare l'amore di un salvatore e soprattutto far riconoscere a tutti la possibilità di emanciparsi.[...] Io da vecchio uomo, laico, quindi con la mia coscienza civile, e cristiano, con la mia coscienza di fede, voglio camminare insieme a tutti gli altri, con le leggi e le norme democratiche. E dare testimonianza di questo impegno.[...]"

Quanti sforzi e buone intenzioni ha rinnovato questo Uomo che è riuscito ad andare avanti per una vita nonostante il Vaticano? Quanto avrà faticato questo Uomo per rimanere fedelmente ancorato per una vita intera alle parole ed alle "leggi" promulgate da una stessa Fede per molti(ssimi) oggi sinonimo di miraggio od utopia?

"[...]Cammino, da anni, pellegrino nella mia Chiesa cattolica apostolica, che amo. Sono prete da oltre cinquant'anni, e da quaranta della Comunità ecclesiale di base, e cammino 'in compagnia degli uomini'.[...] Come cristiano, come prete soffro molto. Capisco che vengano difesi principi che per la tradizione della Chiesa non possono essere taciuti, nè sminuiti, ma non approvo il modo, lo stile, l'intransigenza, l'ossessione con cui essi vengono affermati.[...]"

Portandosi probabilmente dentro questa "tensione morale", questo Uomo ha cercato di fornire un esempio diverso e forse migliore di Chiesa, di speranza e di pensiero coerentemente collegato ai tempi tragici che stiamo vivendo: quanti sono riusciti a vedere anche (o soprattutto?) lui fra le pieghe di quel "[...]credo che a questo mondo esista una [...] Chiesa  che [...] arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano[...]"? 
Avrebbe risposto "presente!" ad un appello simile? Chissà, chi può dirlo, in fondo lui sembrava esserci sempre: dal marciapiede alla lettera scritta al carcerato, dalla preghiera per i giovani alla difesa dei valori costituzionali, dalla difesa della donna alla salvaguardia dell'Amore universalmente inteso. 
In alcuni suoi libri si trovano meravigliosi ed inusuali regali ai lettori, come una poesia raccolta in piazza da Claudio, morto di overdose nell'ormai lontano 1983. Il componimento in questione è intitolato "Mi hanno detto":

"Mi hanno detto che da una pianta secca 
può nascere un frutto 
e io ci credo.
Mi hanno detto che da una stanza buia, senza finestre
può filtrare un raggio di sole
e io ci credo.
Mi hanno detto che da una terra arida
può nascere un fiore
e io ci credo. 
Mi hanno detto che il mondo sta morendo
per mancanza d'amore
e io, assolutamente
non ci credo."

Crederebbe ad un mondo morente o quantomeno addormentato, quasi trent'anni dopo? 
A prescindere dalle possibili risposte, Don Andrea Gallo è rimasto sempre "", fermo sulla necessità di dover credere in qualcosa di migliore da (ri)costruire, soprattutto in questa controversa epoca. 
Doveva credere lui stesso per far credere altri, senza mai e poi mai lasciar morire le speranze per un domani differente e migliore: quanti scettici e (dis)illusi hanno detto o pensato, anche solo una volta, "se la Chiesa fosse come lui, quanto più facilmente potrei credere nel divino"? Quante parole ha detto e sparso al vento, sperando che attecchissero come semi nei cuori di quanti erano propensi, anche casualmente, all'ascolto ed alla comprensione? 
Se ne è così andato, questo "prete di periferia e da marciapiede" che è andato avanti nonostante il Vaticano. Le sue lucide forme di umore ed amore hanno lasciato riflessioni a trecentosessanta gradi fra politica, società, economia, ambiente, umanità, laicità, altruismo, comprensione, rispetto, dignità, [...].
Le sue lucide forme di umore ed amore hanno fatto trasparire l'immagine di un "prete da marciapiede" perennemente in cammino, con un animo che a dispetto dell'età era acceso e vivissimo: 

"[...] Sono più che indignato, sono proprio incazzato, non si può dire, ma è così.[...]"

In mezzo alla rabbia ed alla delusione per un domani oscur(at)o, rimaneva l'amore per l'uomo e per l'umanità intera: quanti e quali messaggi questo Uomo ha cercato di lasciare ai giovani, più di ogni altra "categoria" vittime di un futuro attualmente negativamente inimmaginabile?

"[...] Comprendo profondamente quello che i giovani vivono, e sono costernato, addolorato per l'assenza di futuro cui sembrano condannati. Come faccio ad avere la pretesa di sradicare questa assenza di futuro?
I responsabili [...] dei grandi poteri, delle Istituzioni sembrano interessati solo a giovani che 'servono', che rinunciano alla loro coscienza critica, alla loro autonomia, alla loro autogestione: il potere vuole solo giovani ubbidienti. [...] Con i giovani bisogna partire da questo assunto: condividiamo con voi l'assenza di futuro. [...] Naturalmente con i giovani devi essere trasparente, devi proporre esempi, non bastano le parole. [...]
Bisogna ricordare cosa scrisse Antonio Gramsci nel '19, il suo richiamo contro l'indifferenza e l'urgenza di scegliere da che parte stare. I giovani ci provano, stanno lavorando, elaborando proposte concrete, coerenti e costruttive, stanno arrivando alla scelta epocale della non violenza. [...] Oggi c'è una crisi che non è politica, ma di sistema. I giovani sanno che è di lunga durata e che bisogna costruire un tessuto nuovo. 
E' faticoso, ma anche entusiasmante, e noi non possiamo deluderli. 
La mia bussola è la Costituzione, l'articolo 3 in cui si parla della differenza tra previdenza e assistenza, della tutela della parità della donna lavoratrice, del lavoro minorile, della sicurezza sul lavoro: questa è la legalità da difendere. [...] La nostra è una 'Res publica', è di tutti. 
A partire dai giovani che devono essere coinvolti in prima persona nel processo di rinnovamento di questa democrazia e di difesa della Costituzione. La Costituzione è stata fatta per i giovani, per tutti i giovani che verranno.[...]" 

Sullo sfondo resta, non da ultimo, questo piccolo "prete di periferia e da marciapiede": servono pochissime parole per qualificarne l'operosità e la costante opera di ascolto e tutela del prossimo anche meno 'prossimo'. 
In una lettera a S.Francesco, contenuta nel libro "Se non ora, adesso!" da cui provengono integralmente le citazioni sopra riportate, questo Uomo immagina di porre al Santo una serie di domande sul passato, sul presente e sulle forme possibili di futuro che aspettano questa umanità:

"[...]Caro Francesco, dove troveremo la pace? In una nuova crociata del Nord contro il sud? 
Tu, Francesco, te la sei sempre cavata: eri in pace con te stesso e comunicavi anche gli gli uccelli, con il lupo di Gubbio...con tutta la natura.[...] A proposito, che ne dici, santo Francesco, della nostra amata Chiesa? [...] 
Pensi che si voglia nuovamente far risorgere uno scontro di civiltà? 
Francesco, ci devi dare una mano, una mano forte, per essere forti nella pace, nella giustizia, per denunciare, sconfiggere, isolare 'tutti' i terrorismi del pianeta. E sono tanti. 
Francesco, quale svolta epocale, quale terzo millennio ci attende? 
Tu lo sai, spesso siamo stanchi di lottare, sovrastati dalla manipolazione della comunicazione. 
Ci assale la paura. Vogliamo ritrovare l'ottimismo e far rinascere la speranza. 
Vorremmo tornare alle nostre case con più chiarezza e con un'altra invocazione della tua "Preghiera semplice": "Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce". Ciao Francesco.

Nel bel mezzo del cammino, questo "prete da marciapiede" se ne è andato. 
Come poter giustificare questa improvvisa dipartita? Hanno forse ragione i MCR ad aver scritto, pensando ad un altro grande Uomo della storia italiana, che "si sa dove si nasce ma non come si muore/ e non se un ideale ti porterà dolore"? Quanto dolore avrà dovuto provare e dominare questo piccolo grande prete nel denunciare per una vita intera squilibri e debolezze di un sistema ormai franato? 
Adesso che è 'precipitato' nell'aldilà, possiamo rivolgere lui qualche domanda: 

"Andrea, ci devi continuare a dare una mano, una mano forte, per essere forti nella pace, nella giustizia, per denunciare, sconfiggere, isolare 'tutti' i terrorismi del pianeta. E sono tanti. 
Andrea, quale svolta epocale, quale terzo millennio ci sta attendendo? 
Tu lo sai e lo hai denunciato, per un'esistenza intera; spesso siamo stanchi di lottare, sovrastati dalla manipolazione della comunicazione. Ci assale la paura. Vogliamo ritrovare l'ottimismo e far rinascere la speranza."

Ciao, Don Gallo.



Contributi e citazioni tratte da: "Se non ora, adesso!", Don Andrea Gallo, Ed. Chiarelettere, 2011

martedì 21 maggio 2013

TORNA(N)DO NEL RAPPORTO FRA NATURA ED UOMO: QUALI PERCHE'? QUALI LIMITI?


La Scala Fujita, misura empirica dell'intensità di un tornado in rapporto ai danni inflitti alle strutture causate dall'uomo, pone purtroppo chiare condizioni sulla natura di fenomeni naturali simili a quello accaduto poco tempo fa nei pressi di Oklahoma City. Considerando una scala "graduata" da F1 ad F5, il tornado è stato classificato come F5; le caratteristiche minime di questa "spirale mortale" sono le seguenti: 

a) Velocità dei venti maggiore od uguale a circa 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione pari allo 0,1%. 

Altre previsioni fatte da esperti riguardano invece la necessità di "declassare" il fenomeno, richiamando invece un probabile tornado di natura F4. Le caratteristiche dello stesso sarebbero comunque notevolmente devastanti per le costruzioni e le economie umane:

a) Velocità dei venti compresa in un intervallo fra 267 e 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione prossima all'1,1% circa.

Altri ancora scomodano addirittura la cosiddetta "Scala Fujita potenziata", riportando un'intensità graduata massima pari ad EF5 per il fenomeno atmosferico verificatosi ieri. 
Tale scala è stata infatti resa operativa a partire dal 2007, anno in cui venne rimpiazzata ed "attualizzata" la precedentemente utilizzata Scala Fujita. 
La sommaria descrizione per fenomeni simili a quello maturato ieri, che nel peggiore dei casi non superano il 2% di probabilità, è sinteticamente riportata sulla stessa pagina di Wikipedia: 

"Danni incredibili. Case sollevate dalle fondazioni e scaraventate talmente lontano da essere disintegrate; automobili scaraventate in aria come missili per oltre 100 metri; alberi sradicati."

A prescindere da qualunque giudizio tecnico-scientifico e competente, le immagini illustrate ieri sembrano commentare affermativamente la "sintesi distruttrice" precedentemente riportata: case rase al suolo, scuole, uffici e cinema ridotti in fiamme, alberi e pali della luce divenuti improvvisamente esili canne al vento. 
Dalle televisioni e dalle fotografie arrivano scorci devastanti, nei quali è purtroppo evidente, ancora una volta, quanti e quali danni riesca a fare la natura se interprete (costretta?) della parte del ribelle. 
Questo e molto altro può purtroppo accadere quando la natura giunge ad una ribellione: quanto matura nella coscienza umana a seguito del verificarsi periodico di eventi così largamente imprevedibili? 
Tornano alla mente sforzi ed indagini fatti da menti tecnicamente e scientificamente formate, capaci di indagare la natura per matematizzare anche l'impossibile al fine di rendere merito alle citazioni attribuite a scienziati e filosofi: "Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano." (K.Popper)
Di fronte all'improvviso ed all'imprevedibile, per fortuna o purtroppo, lo stesso spirito umano può "involversi" nel proprio istinto di realizzazione? Ritornano alla mente, in questa regressione intellettuale, le parole consegnate alla storia della letteratura mondiale da Giacomo Leopardi nel canto "La ginestra", da tutti considerato manifesto ultimo su una visione aspra ma forse dimostrabile della stessa natura: 

"[...]E la possanza/ Qui con giusta misura/ Anco estimar potrà dell'uman seme,/ Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,/ Con lieve moto in un momento annulla/ In parte, e può con moti/ Poco men lievi ancor subitamente/ Annichilare in tutto [...] Nobil natura è quella/ Che a sollevar s'ardisce/ Gli occhi mortali incontra/ Al comun fato, e che con franca lingua,/ Nulla al ver detraendo,/ Confessa il mal che ci fu dato in sorte,/ E il basso stato e frale;/ Quella che grande e forte/ Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire/ Fraterne, ancor più gravi/ D'ogni altro danno, accresce/ Alle miserie sue, l'uomo incolpando/ Del suo dolor, ma dà la colpa a quella/ Che veramente è rea, che de' mortali/ Madre è di parto e di voler matrigna. [...]"

Fenomeni come questi causano una visione di natura indifferente, estranea alle sorti di bambini morti sepolti sotto scuole distrutte o, forse quasi utopisticamente, al riparo ed in attesa di salvezza dentro cantine e sotterranei: perchè questo? Fenomeni come questi rientrano nel "comun fato [...] dell'uman seme" o potrebbero avere anche ragioni un pò meno casuali? 
Ritornano alla mente ospedali colpiti, in quelli ed in altr(ettant)i terribili minuti che hanno devastato zone ovunque nel mondo: potremmo mai dare una logica od una razionalità a manifestazioni come queste?
A questa domanda risponde, per fortuna o purtroppo, una citazione attribuita a Leonardo Da Vinci: 

"La natura è piena d'infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia."

Se non è possibile ricondurre le manifestazioni della natura all'esperienza, tornano alla mente altre citazioni attribuite a Giacomo Leopardi sulle ombre che manifestazioni improvvise come queste consegnano al rapporto uomo-natura: 

"La natura per costume e per istinto è carnefice impassibile e indifferente della sua propria famiglia, de' suoi figlioli e, per così dire, del suo sangue."

"[...]O natura, o natura/ perchè non rendi poi/ quel che prometti allor?/ Perchè di tanto inganni i figli tuoi?[...]"

Se la natura fosse costretta in quanto creatrice a restare indifferente nel subire contemporaneamente le "cattive influenze" determinate da aberranti comportamenti dell'essere umano, sarebbe possibile attribuire ad altr(ettant)e cause le ragioni di tali improvvise manifestazioni? Quanto potrebbero influenzare fattori quali cambiamento climatico, inquinamento ed abuso su questa "matrigna" che sembra alle volte muoversi per ingannare noi esseri umani? 
Siamo destinati ad avere a che fare con fenomenologie sempre più devastanti, improvvise ed ancora più oltre la definizione di ciò che è umanamente imprevedibile? Qualunque domanda rischia di diventare insufficiente, davanti a scuole distrutte, bambini morti e strutture ospedaliere rase al suolo, [...] purtroppo solo per citarne alcune. 
Nel mentre, indifferentemente, continuano a mancare riflessioni per lasciare autostrade piene di (auto?)distruzione. 
Per il resto, in chiave semplicemente umana, spunti di riflessione maturati da pezzi di canzone: 
"[...]poi dì, soprattutto perché? Perché ci dovrà essere un motivo, no? Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.[...]"
Sempre ammesso ovviamente che natura e divinità, qualora esistente, si conoscano e sappiano parlarsi meglio di quanto riesca(no) a fare (con) l'essere umano.

Per saperne di più: 

"Scala Fujita", Wikipedia,

"Enhanced Fujita Scale", Wikipedia,

"Lista dei tornado di classe F5", Wikipedia, 

"List of F5 and EF5 tornadoes", Wikipedia, 


Fonte immagine: ansa.it

giovedì 16 maggio 2013

FRA MUSICA ED ENERGIA, ASCOLTANDO GLI AC/DC...


"Noi vogliamo che la gente riesca a sentire fisicamente l'energia che sprigioniamo. 
Vogliamo che ingoi ogni singolo Watt!"

martedì 14 maggio 2013

"NUN TE REGGAE PIU'", OGGI COME (PIU' DI) IERI...


Oggi, come accadde d'altronde anche "ieri", sembra rimanere "qualcosa" di grande a non funzionare.
O, quantomeno, è acclarato che molt(issim)e cose non "girano" come dovrebbero/potrebbero, a seconda dei punti di vista esistenti. Fuori c'è un Paese distrutto, ridotto in macerie da colpevoli oggi in mestieranza di "riutilizzo" o "riciclo".
Dentro rimangono, invece, molt(issim)i italiani afflitti da una preoccupante carenza di domande: saranno anche un pò loro i colpevoli di questa crisi economica, sociale, ambientale, culturale, [...] oltrechè politica?
Saranno anche un pò loro gli indiziati al gioco dell'untore che da troppo tempo viene trascinato avanti?
In un momento dove vengono fornite categorie e risposte spacciate per semplici a problemi e drammi di complicatissima risoluzione, in un contesto dove larga  parte della coscienza collettiva sembra appassita, tutto è da ricostruire: oggi come ieri, resta una malandata Italia da raddrizzare.
A quanti hanno contribuito a questa devastazione vorremmo dedicare, anche se non allegramente, un contemporaneo "nun te reggae più"? Quanti se lo meriterebbero, pur potendosi "guadagnare" anche appellativi e "vette verbali" anche peggiori?
Oggi come ieri, infatti, l'Italia sembra essere una terra sconsolata e sconsolante, un angolo vicino al mare depresso e sempre più deprimente; si ha una politica percepita come assieme di "canzoni/ senza fatti e soluzioni", si hanno politic(ant)i devoti ad interpretare il ruolo di "buffoni di corte", pur dichiarandosi "puliti" in partenza. Si hanno elettori che nuotano nella disinformazione, non interessandosi forse appieno ai reali problemi ed ai tragici orizzonti che uno Stato come questo ha davanti: economia privata di risorse sottratte da una virtualità finanziaria malata ma (fino a ieri l'altro) abbondantemente occultata e tollerata, società sbandata senza una programmatica lungimiranza degna di un Paese come il nostro, un tempo non lontano culla di uno straordinario Rinascimento.
Si ha un'Italia fatta di "super pensioni", (solo apparentemente?) impossibili da ridurre con effetto retroattivo, si ritrova un Paese nel quale "ladri di polli" sembrano a troppi essere peggio giudicati dei "ladri di Stato". A "diete politicizzate" vengono fatte corrispondere abolizioni e riforme disattese, illuse e rinviate, con il rischio di diminuire ancora di più la fiducia dell'elettore medio o di autorizzare definitivamente i sospetti di complottismo anche del più accanito sostenitore di tesi razionalistiche.
Spuntano "larghe intese" fino al giorno prima allontanate senza quartiere, nelle quali Partiti sembrano mescolarsi fino a diventare (volutamente?) un magma indistinto e confuso di buone intenzioni e propositi: si ricordano strofe nelle quali, dopo il "nuntereggaepiù" di turno, arrivavano promesse e buoni intenti quali "[...] mi sia consentito dire/ il nostro è un Partito serio/ disponibile al confronto/ nella misura in cui/ alternativo/ aliena ogni compromesso[...]". Ieri come oggi, dietro a queste sentenze, arrivano "stress" post-elettorali e condizioni al contorno economico-finanziarie (precedentemente non percepite?) a sconvolgere tutto: compromessi, "larghe intese", governissimi fatti con chi disprezza e più di ogni altro ha contribuito a devastare quello stesso Paese che oggi (dice di voler) prova(re) a salvare.
Arriva una cosa chiamata gioco d'azzardo ad ossessionare l'italiano desideroso di riscatto, sconvolgendo ed annullando qualunque traccia di impegno e voglia di (ri)vivere: "[...]indovina ma che illusioni/ lotteria per cento milioni/ mentre il popolo si gratta/ a dama c'è chi fa la patta/ a settemezzo c'ho la matta [...]" 
Distrarre per confondere, giocare per uccidere riscatti utili solo a dilapidare patrimoni umani ed economici restituendo utili ad uno Stato comunque distrutto (terminalmente?) in ogni sua fibra. 
Così come essere trasportati da "auto blu", senza dimostrare assolutamente una benchè minima forma di dignità intinta in un "sangue blu" d'altri tempi.
Tutto questo, ovviamente, mentre l'italiano medio vede "[...]tanta gente/ che non c'ha l'acqua corrente [...]". Verrebbe da scrivere anche "[...] ma chi me sente/ ma chi me sente [...]". 
Da qui all'arrendersi, comunque, ce ne passa. 
Ad ognuno de(gl)i (sconosciuti?) distruttori di nazione e di buone intenzioni, per il momento, solo un semplice ma chiarissimo "nun te reggae più". 

domenica 12 maggio 2013

"ZEROZEROZERO", SULLE STRADE DELLA "FARINA" PORTATRICE DI MORTE


La citazione impressa nel retro dell'ultimo libro di Roberto Saviano è chiarissima a proposito degli scopi che si prefigge tale opera: 

"Guarda la cocaina, vedrai polvere. Guarda attraverso la cocaina, vedrai il mondo."

Allungando lo sguardo oltre questa "farina del terzo tipo" è possibile immaginare un universo fatto di persone, tremende abitudini, vite distrutte. In ogni luogo del mondo, in ogni tempo ed in ogni attimo qualcuno la sta consumando: quasi come fosse un vero e proprio viaggio attorno al mondo, lo scrittore rende protagonista il lettore di un "pellegrinaggio" da incubo attorno a quella che sembra essere (forse) una vera e propria ossessione. 
Lo stesso Saviano sembra essere consapevole delle cause che possano trascinare ad una ricerca così meticolosa: 

"[...] Scrivere di cocaina è come farne uso. Vuoi sempre più notizie, più informazioni, e quelle che trovi sono succulente, non puoi più farne a meno. [...] E ti si ficcano in testa, finchè un'altra [...] prende il posto della precedente. Davanti vedi l'asticella dell'assuefazione che non fa che alzarsi e preghi di non andare mai in crisi di astinenza. Per questo continuo a raccoglierne fino alla nausea, più di quanto sarebbe necessario, senza accecanti. [...] Più scendo nei gironi imbiancati dalla coca, e più mi accorgo che la gente non sa.
C'è un fiume che scorre sotto le grandi città, un fiume che nasce in SudAmerica, passa dall'Africa e si dirama ovunque.[...]"

Il viaggio intrapreso dietro alla polvere portatrice di morte conduce il lettore, mano nella mano con lo scrittore, in un percorso senza sosta attorno ai percorsi di questa sostanza: dai narcos agli omicidi, dalle sparizioni allo spaccio, dall'Italia alla Russia, dalla mafia ai consumatori abituali.
Questa "farina" ha un elenco pressochè infinito di denominazioni segrete, nascoste, sconosciute od occultate: krava, farlopa, she, her, white lady, cocco, neive, schnee, branquinha, big bloke, [...].
Dietro ad ogni differente veste, rimane sempre lei. 
Dietro a lei, restano corpi divenuti tragicamente dipendenti da questa stessa bianca polvere. 
Qualsiasi sia il nome, il suo "atteggiamento" nei confronti degli utilizzatori finali sembra non cambiare mai: 

"[...] lei è nient'altro che lei stessa e basta.Lei consuma i suoi nomi come consuma i suoi amanti [...] puoi chiamarla come ti piace, lei risponderà sempre alla tua chiamata. [...]" 

Chi la va cercando, sin dal più piccolo utilizzatore, contribuisce a far muovere un'economia devastante, una (pre)potenza che rischia di essere tragicamente schiacciante per gli equilibri anche finanziari dell'intero pianeta: 

"[...] Una recente inchiesta [...] ha rivelato che il 97.4% degli introiti provenienti dal narcotraffico in Colombia viene puntualmente riciclato da circuiti bancari di Stati Uniti ed Europa attraverso varie operazioni finanziarie. Centinaia di miliardi di dollari. [...] Alcune banche si sono salvate solo grazie a questi soldi. 
Gran parte [...] è stata assorbita dal sistema economico legale, perfettamente riciclata.[...]" 

Quando lei si sente chiamata, non tarda ad arrivare. 
Arriva in fretta, prodotta e lavorata da uomini le cui esistenze sono appese ad un filo piccolo e labile quanto una "striscia" microscopica di questa mortifera farina. Si aprono e si scoprono storie di uomini e donne sradicate da idee di vita normali, costrette (anche volutamente) ad avere tempi e ritmi di vita cadenzati dai rintocchi causati da questa polvere bianca. A prescindere da chiunque la invochi, lei c'è. 
Rimane lì, quasi fosse perennemente in attesa, alla ricerca della prossima crisi d'astinenza o della più vicina voglia di stordirsi. Resta lì, immobile ed invisibile. 
E' così invisibile che, per essere raccontata e descritta, deve lasciare solchi profondi anche nell'anima di chi cerca di penetrare a fondo per scoprirne segreti e storie sepolte: 

"Non l'amore, non i soldi, non la fama, datemi la verità.

Riprendendo una massima di H.D. Thoreau, l'uomo Saviano sembra inquadrare la propria anima come prepontentemente provata dal meticoloso lavoro di documentazione svolto nella stesura del libro. 
Quanto può costare in termini umani questa perenne ricerca di verità e percorsi occult(tat)i? 
Come può trasformare la conoscenza consapevole di elementi così terribili? 
Come possono cambiare emozioni, caratteri ed interiorità di chi scrive?
Quali trasformazioni possono essere ascrivibili e riconducibili a chi legge?
La battaglia per la verità rischia di essere vinta lasciando, purtroppo, sul campo dei vinti il desiderio di una vita pienamente normale:

"[...] Sono un mostro, com'è mostro chiunque si è sacrificato per qualcosa che ha creduto superiore.
Ma conservo ancora rispetto. Rispetto per chi legge.
Per chi strappa un tempo importante della sua vita per costruire nuova vita. [...]
Leggere, sentire, studiare, capire è l'unico modo di costruire vita oltre alla vita, vita a fianco della vita.
[...] Conoscere è iniziare a cambiare. A chi queste storie non le butta via, non le tralascia, le sente proprie, a queste persone va il mio rispetto. [...]"

Leggere per consapevolezza, leggere per conoscenza, leggere per cultura ed impegno.
Leggere per rispetto, sia degli altri che di sè stessi.

giovedì 9 maggio 2013

"I CENTO PASSI": LOTTARE, RESTARE E CAMMINARE...



"Sei andato a scuola? Sai contare?"
"Come contare?"
"Come contare? 1,2,3,4... Sai contare?"
"Si,so contare!"
"Sai camminare?"
"So camminare"
"E contare e camminare insieme lo sai fare?"
"Si!Penso di si!"
"Allora forza!Conta e cammina! Dai... 1,2,3,4,5,6,7,8..."
"Dove stiamo andando?"
"Forza!Conta e cammina! 9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!
Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!"
"Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana) 

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio/ 
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare/
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato./
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore.. 
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada"./
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi! 

"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film) 
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare.. 
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato.. 
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato.. 
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato.. 
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani" 
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte) 

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.. 
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato.. 
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani".. 
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte) 

"E' solo un mafioso, uno dei tanti" 
"E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! 
Il mio paese!Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! 
Io voglio urlare!"

lunedì 6 maggio 2013

"BREATHE"...RESPIRANDO, IN MUSICA.


"With every waking breath I breathe
I see what life has dealt to me 
With every sadness I deny
I feel a chance inside me die 
Give me a taste of something new 
To touch to hold to pull me through 
Send me a guiding light that shines 
Across this darkened life of mine.

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
Breathe to make me breathe.

For every man who built a home
A paper promise for his own 
He fights against an open flow 
Of lies and failures, we all know. 

To those who have and who have not 
How can you live with what you¹ve got? 
Give me a touch of something sure 
I could be happy evermore 
Breathe some soul in me 
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
To see to make me breathe. 

Breathe your honesty 
Breathe your innocence to me 
Breathe your word and set me free 
Breathe to make me breathe.

This life prepares the strangest things 
The dreams we dream of what life brings 
The highest highs can turn around 
To sow love¹s seeds on stony ground 

Breathe 
Breathe 
Breathe some soul in me 
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
To see to make me breathe.

Breathe your honesty 
Breathe your innocence to me 
Breathe your word and set me free 
Breathe to make me breathe."