martedì 21 maggio 2013

TORNA(N)DO NEL RAPPORTO FRA NATURA ED UOMO: QUALI PERCHE'? QUALI LIMITI?


La Scala Fujita, misura empirica dell'intensità di un tornado in rapporto ai danni inflitti alle strutture causate dall'uomo, pone purtroppo chiare condizioni sulla natura di fenomeni naturali simili a quello accaduto poco tempo fa nei pressi di Oklahoma City. Considerando una scala "graduata" da F1 ad F5, il tornado è stato classificato come F5; le caratteristiche minime di questa "spirale mortale" sono le seguenti: 

a) Velocità dei venti maggiore od uguale a circa 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione pari allo 0,1%. 

Altre previsioni fatte da esperti riguardano invece la necessità di "declassare" il fenomeno, richiamando invece un probabile tornado di natura F4. Le caratteristiche dello stesso sarebbero comunque notevolmente devastanti per le costruzioni e le economie umane:

a) Velocità dei venti compresa in un intervallo fra 267 e 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione prossima all'1,1% circa.

Altri ancora scomodano addirittura la cosiddetta "Scala Fujita potenziata", riportando un'intensità graduata massima pari ad EF5 per il fenomeno atmosferico verificatosi ieri. 
Tale scala è stata infatti resa operativa a partire dal 2007, anno in cui venne rimpiazzata ed "attualizzata" la precedentemente utilizzata Scala Fujita. 
La sommaria descrizione per fenomeni simili a quello maturato ieri, che nel peggiore dei casi non superano il 2% di probabilità, è sinteticamente riportata sulla stessa pagina di Wikipedia: 

"Danni incredibili. Case sollevate dalle fondazioni e scaraventate talmente lontano da essere disintegrate; automobili scaraventate in aria come missili per oltre 100 metri; alberi sradicati."

A prescindere da qualunque giudizio tecnico-scientifico e competente, le immagini illustrate ieri sembrano commentare affermativamente la "sintesi distruttrice" precedentemente riportata: case rase al suolo, scuole, uffici e cinema ridotti in fiamme, alberi e pali della luce divenuti improvvisamente esili canne al vento. 
Dalle televisioni e dalle fotografie arrivano scorci devastanti, nei quali è purtroppo evidente, ancora una volta, quanti e quali danni riesca a fare la natura se interprete (costretta?) della parte del ribelle. 
Questo e molto altro può purtroppo accadere quando la natura giunge ad una ribellione: quanto matura nella coscienza umana a seguito del verificarsi periodico di eventi così largamente imprevedibili? 
Tornano alla mente sforzi ed indagini fatti da menti tecnicamente e scientificamente formate, capaci di indagare la natura per matematizzare anche l'impossibile al fine di rendere merito alle citazioni attribuite a scienziati e filosofi: "Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano." (K.Popper)
Di fronte all'improvviso ed all'imprevedibile, per fortuna o purtroppo, lo stesso spirito umano può "involversi" nel proprio istinto di realizzazione? Ritornano alla mente, in questa regressione intellettuale, le parole consegnate alla storia della letteratura mondiale da Giacomo Leopardi nel canto "La ginestra", da tutti considerato manifesto ultimo su una visione aspra ma forse dimostrabile della stessa natura: 

"[...]E la possanza/ Qui con giusta misura/ Anco estimar potrà dell'uman seme,/ Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,/ Con lieve moto in un momento annulla/ In parte, e può con moti/ Poco men lievi ancor subitamente/ Annichilare in tutto [...] Nobil natura è quella/ Che a sollevar s'ardisce/ Gli occhi mortali incontra/ Al comun fato, e che con franca lingua,/ Nulla al ver detraendo,/ Confessa il mal che ci fu dato in sorte,/ E il basso stato e frale;/ Quella che grande e forte/ Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire/ Fraterne, ancor più gravi/ D'ogni altro danno, accresce/ Alle miserie sue, l'uomo incolpando/ Del suo dolor, ma dà la colpa a quella/ Che veramente è rea, che de' mortali/ Madre è di parto e di voler matrigna. [...]"

Fenomeni come questi causano una visione di natura indifferente, estranea alle sorti di bambini morti sepolti sotto scuole distrutte o, forse quasi utopisticamente, al riparo ed in attesa di salvezza dentro cantine e sotterranei: perchè questo? Fenomeni come questi rientrano nel "comun fato [...] dell'uman seme" o potrebbero avere anche ragioni un pò meno casuali? 
Ritornano alla mente ospedali colpiti, in quelli ed in altr(ettant)i terribili minuti che hanno devastato zone ovunque nel mondo: potremmo mai dare una logica od una razionalità a manifestazioni come queste?
A questa domanda risponde, per fortuna o purtroppo, una citazione attribuita a Leonardo Da Vinci: 

"La natura è piena d'infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia."

Se non è possibile ricondurre le manifestazioni della natura all'esperienza, tornano alla mente altre citazioni attribuite a Giacomo Leopardi sulle ombre che manifestazioni improvvise come queste consegnano al rapporto uomo-natura: 

"La natura per costume e per istinto è carnefice impassibile e indifferente della sua propria famiglia, de' suoi figlioli e, per così dire, del suo sangue."

"[...]O natura, o natura/ perchè non rendi poi/ quel che prometti allor?/ Perchè di tanto inganni i figli tuoi?[...]"

Se la natura fosse costretta in quanto creatrice a restare indifferente nel subire contemporaneamente le "cattive influenze" determinate da aberranti comportamenti dell'essere umano, sarebbe possibile attribuire ad altr(ettant)e cause le ragioni di tali improvvise manifestazioni? Quanto potrebbero influenzare fattori quali cambiamento climatico, inquinamento ed abuso su questa "matrigna" che sembra alle volte muoversi per ingannare noi esseri umani? 
Siamo destinati ad avere a che fare con fenomenologie sempre più devastanti, improvvise ed ancora più oltre la definizione di ciò che è umanamente imprevedibile? Qualunque domanda rischia di diventare insufficiente, davanti a scuole distrutte, bambini morti e strutture ospedaliere rase al suolo, [...] purtroppo solo per citarne alcune. 
Nel mentre, indifferentemente, continuano a mancare riflessioni per lasciare autostrade piene di (auto?)distruzione. 
Per il resto, in chiave semplicemente umana, spunti di riflessione maturati da pezzi di canzone: 
"[...]poi dì, soprattutto perché? Perché ci dovrà essere un motivo, no? Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.[...]"
Sempre ammesso ovviamente che natura e divinità, qualora esistente, si conoscano e sappiano parlarsi meglio di quanto riesca(no) a fare (con) l'essere umano.

Per saperne di più: 

"Scala Fujita", Wikipedia,

"Enhanced Fujita Scale", Wikipedia,

"Lista dei tornado di classe F5", Wikipedia, 

"List of F5 and EF5 tornadoes", Wikipedia, 


Fonte immagine: ansa.it

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