martedì 21 maggio 2013

TORNA(N)DO NEL RAPPORTO FRA NATURA ED UOMO: QUALI PERCHE'? QUALI LIMITI?


La Scala Fujita, misura empirica dell'intensità di un tornado in rapporto ai danni inflitti alle strutture causate dall'uomo, pone purtroppo chiare condizioni sulla natura di fenomeni naturali simili a quello accaduto poco tempo fa nei pressi di Oklahoma City. Considerando una scala "graduata" da F1 ad F5, il tornado è stato classificato come F5; le caratteristiche minime di questa "spirale mortale" sono le seguenti: 

a) Velocità dei venti maggiore od uguale a circa 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione pari allo 0,1%. 

Altre previsioni fatte da esperti riguardano invece la necessità di "declassare" il fenomeno, richiamando invece un probabile tornado di natura F4. Le caratteristiche dello stesso sarebbero comunque notevolmente devastanti per le costruzioni e le economie umane:

a) Velocità dei venti compresa in un intervallo fra 267 e 322 chilometri orari;
b) Frequenza relativa di manifestazione prossima all'1,1% circa.

Altri ancora scomodano addirittura la cosiddetta "Scala Fujita potenziata", riportando un'intensità graduata massima pari ad EF5 per il fenomeno atmosferico verificatosi ieri. 
Tale scala è stata infatti resa operativa a partire dal 2007, anno in cui venne rimpiazzata ed "attualizzata" la precedentemente utilizzata Scala Fujita. 
La sommaria descrizione per fenomeni simili a quello maturato ieri, che nel peggiore dei casi non superano il 2% di probabilità, è sinteticamente riportata sulla stessa pagina di Wikipedia: 

"Danni incredibili. Case sollevate dalle fondazioni e scaraventate talmente lontano da essere disintegrate; automobili scaraventate in aria come missili per oltre 100 metri; alberi sradicati."

A prescindere da qualunque giudizio tecnico-scientifico e competente, le immagini illustrate ieri sembrano commentare affermativamente la "sintesi distruttrice" precedentemente riportata: case rase al suolo, scuole, uffici e cinema ridotti in fiamme, alberi e pali della luce divenuti improvvisamente esili canne al vento. 
Dalle televisioni e dalle fotografie arrivano scorci devastanti, nei quali è purtroppo evidente, ancora una volta, quanti e quali danni riesca a fare la natura se interprete (costretta?) della parte del ribelle. 
Questo e molto altro può purtroppo accadere quando la natura giunge ad una ribellione: quanto matura nella coscienza umana a seguito del verificarsi periodico di eventi così largamente imprevedibili? 
Tornano alla mente sforzi ed indagini fatti da menti tecnicamente e scientificamente formate, capaci di indagare la natura per matematizzare anche l'impossibile al fine di rendere merito alle citazioni attribuite a scienziati e filosofi: "Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano." (K.Popper)
Di fronte all'improvviso ed all'imprevedibile, per fortuna o purtroppo, lo stesso spirito umano può "involversi" nel proprio istinto di realizzazione? Ritornano alla mente, in questa regressione intellettuale, le parole consegnate alla storia della letteratura mondiale da Giacomo Leopardi nel canto "La ginestra", da tutti considerato manifesto ultimo su una visione aspra ma forse dimostrabile della stessa natura: 

"[...]E la possanza/ Qui con giusta misura/ Anco estimar potrà dell'uman seme,/ Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,/ Con lieve moto in un momento annulla/ In parte, e può con moti/ Poco men lievi ancor subitamente/ Annichilare in tutto [...] Nobil natura è quella/ Che a sollevar s'ardisce/ Gli occhi mortali incontra/ Al comun fato, e che con franca lingua,/ Nulla al ver detraendo,/ Confessa il mal che ci fu dato in sorte,/ E il basso stato e frale;/ Quella che grande e forte/ Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire/ Fraterne, ancor più gravi/ D'ogni altro danno, accresce/ Alle miserie sue, l'uomo incolpando/ Del suo dolor, ma dà la colpa a quella/ Che veramente è rea, che de' mortali/ Madre è di parto e di voler matrigna. [...]"

Fenomeni come questi causano una visione di natura indifferente, estranea alle sorti di bambini morti sepolti sotto scuole distrutte o, forse quasi utopisticamente, al riparo ed in attesa di salvezza dentro cantine e sotterranei: perchè questo? Fenomeni come questi rientrano nel "comun fato [...] dell'uman seme" o potrebbero avere anche ragioni un pò meno casuali? 
Ritornano alla mente ospedali colpiti, in quelli ed in altr(ettant)i terribili minuti che hanno devastato zone ovunque nel mondo: potremmo mai dare una logica od una razionalità a manifestazioni come queste?
A questa domanda risponde, per fortuna o purtroppo, una citazione attribuita a Leonardo Da Vinci: 

"La natura è piena d'infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia."

Se non è possibile ricondurre le manifestazioni della natura all'esperienza, tornano alla mente altre citazioni attribuite a Giacomo Leopardi sulle ombre che manifestazioni improvvise come queste consegnano al rapporto uomo-natura: 

"La natura per costume e per istinto è carnefice impassibile e indifferente della sua propria famiglia, de' suoi figlioli e, per così dire, del suo sangue."

"[...]O natura, o natura/ perchè non rendi poi/ quel che prometti allor?/ Perchè di tanto inganni i figli tuoi?[...]"

Se la natura fosse costretta in quanto creatrice a restare indifferente nel subire contemporaneamente le "cattive influenze" determinate da aberranti comportamenti dell'essere umano, sarebbe possibile attribuire ad altr(ettant)e cause le ragioni di tali improvvise manifestazioni? Quanto potrebbero influenzare fattori quali cambiamento climatico, inquinamento ed abuso su questa "matrigna" che sembra alle volte muoversi per ingannare noi esseri umani? 
Siamo destinati ad avere a che fare con fenomenologie sempre più devastanti, improvvise ed ancora più oltre la definizione di ciò che è umanamente imprevedibile? Qualunque domanda rischia di diventare insufficiente, davanti a scuole distrutte, bambini morti e strutture ospedaliere rase al suolo, [...] purtroppo solo per citarne alcune. 
Nel mentre, indifferentemente, continuano a mancare riflessioni per lasciare autostrade piene di (auto?)distruzione. 
Per il resto, in chiave semplicemente umana, spunti di riflessione maturati da pezzi di canzone: 
"[...]poi dì, soprattutto perché? Perché ci dovrà essere un motivo, no? Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.[...]"
Sempre ammesso ovviamente che natura e divinità, qualora esistente, si conoscano e sappiano parlarsi meglio di quanto riesca(no) a fare (con) l'essere umano.

Per saperne di più: 

"Scala Fujita", Wikipedia,

"Enhanced Fujita Scale", Wikipedia,

"Lista dei tornado di classe F5", Wikipedia, 

"List of F5 and EF5 tornadoes", Wikipedia, 


Fonte immagine: ansa.it

giovedì 16 maggio 2013

FRA MUSICA ED ENERGIA, ASCOLTANDO GLI AC/DC...


"Noi vogliamo che la gente riesca a sentire fisicamente l'energia che sprigioniamo. 
Vogliamo che ingoi ogni singolo Watt!"

martedì 14 maggio 2013

"NUN TE REGGAE PIU'", OGGI COME (PIU' DI) IERI...


Oggi, come accadde d'altronde anche "ieri", sembra rimanere "qualcosa" di grande a non funzionare.
O, quantomeno, è acclarato che molt(issim)e cose non "girano" come dovrebbero/potrebbero, a seconda dei punti di vista esistenti. Fuori c'è un Paese distrutto, ridotto in macerie da colpevoli oggi in mestieranza di "riutilizzo" o "riciclo".
Dentro rimangono, invece, molt(issim)i italiani afflitti da una preoccupante carenza di domande: saranno anche un pò loro i colpevoli di questa crisi economica, sociale, ambientale, culturale, [...] oltrechè politica?
Saranno anche un pò loro gli indiziati al gioco dell'untore che da troppo tempo viene trascinato avanti?
In un momento dove vengono fornite categorie e risposte spacciate per semplici a problemi e drammi di complicatissima risoluzione, in un contesto dove larga  parte della coscienza collettiva sembra appassita, tutto è da ricostruire: oggi come ieri, resta una malandata Italia da raddrizzare.
A quanti hanno contribuito a questa devastazione vorremmo dedicare, anche se non allegramente, un contemporaneo "nun te reggae più"? Quanti se lo meriterebbero, pur potendosi "guadagnare" anche appellativi e "vette verbali" anche peggiori?
Oggi come ieri, infatti, l'Italia sembra essere una terra sconsolata e sconsolante, un angolo vicino al mare depresso e sempre più deprimente; si ha una politica percepita come assieme di "canzoni/ senza fatti e soluzioni", si hanno politic(ant)i devoti ad interpretare il ruolo di "buffoni di corte", pur dichiarandosi "puliti" in partenza. Si hanno elettori che nuotano nella disinformazione, non interessandosi forse appieno ai reali problemi ed ai tragici orizzonti che uno Stato come questo ha davanti: economia privata di risorse sottratte da una virtualità finanziaria malata ma (fino a ieri l'altro) abbondantemente occultata e tollerata, società sbandata senza una programmatica lungimiranza degna di un Paese come il nostro, un tempo non lontano culla di uno straordinario Rinascimento.
Si ha un'Italia fatta di "super pensioni", (solo apparentemente?) impossibili da ridurre con effetto retroattivo, si ritrova un Paese nel quale "ladri di polli" sembrano a troppi essere peggio giudicati dei "ladri di Stato". A "diete politicizzate" vengono fatte corrispondere abolizioni e riforme disattese, illuse e rinviate, con il rischio di diminuire ancora di più la fiducia dell'elettore medio o di autorizzare definitivamente i sospetti di complottismo anche del più accanito sostenitore di tesi razionalistiche.
Spuntano "larghe intese" fino al giorno prima allontanate senza quartiere, nelle quali Partiti sembrano mescolarsi fino a diventare (volutamente?) un magma indistinto e confuso di buone intenzioni e propositi: si ricordano strofe nelle quali, dopo il "nuntereggaepiù" di turno, arrivavano promesse e buoni intenti quali "[...] mi sia consentito dire/ il nostro è un Partito serio/ disponibile al confronto/ nella misura in cui/ alternativo/ aliena ogni compromesso[...]". Ieri come oggi, dietro a queste sentenze, arrivano "stress" post-elettorali e condizioni al contorno economico-finanziarie (precedentemente non percepite?) a sconvolgere tutto: compromessi, "larghe intese", governissimi fatti con chi disprezza e più di ogni altro ha contribuito a devastare quello stesso Paese che oggi (dice di voler) prova(re) a salvare.
Arriva una cosa chiamata gioco d'azzardo ad ossessionare l'italiano desideroso di riscatto, sconvolgendo ed annullando qualunque traccia di impegno e voglia di (ri)vivere: "[...]indovina ma che illusioni/ lotteria per cento milioni/ mentre il popolo si gratta/ a dama c'è chi fa la patta/ a settemezzo c'ho la matta [...]" 
Distrarre per confondere, giocare per uccidere riscatti utili solo a dilapidare patrimoni umani ed economici restituendo utili ad uno Stato comunque distrutto (terminalmente?) in ogni sua fibra. 
Così come essere trasportati da "auto blu", senza dimostrare assolutamente una benchè minima forma di dignità intinta in un "sangue blu" d'altri tempi.
Tutto questo, ovviamente, mentre l'italiano medio vede "[...]tanta gente/ che non c'ha l'acqua corrente [...]". Verrebbe da scrivere anche "[...] ma chi me sente/ ma chi me sente [...]". 
Da qui all'arrendersi, comunque, ce ne passa. 
Ad ognuno de(gl)i (sconosciuti?) distruttori di nazione e di buone intenzioni, per il momento, solo un semplice ma chiarissimo "nun te reggae più". 

domenica 12 maggio 2013

"ZEROZEROZERO", SULLE STRADE DELLA "FARINA" PORTATRICE DI MORTE


La citazione impressa nel retro dell'ultimo libro di Roberto Saviano è chiarissima a proposito degli scopi che si prefigge tale opera: 

"Guarda la cocaina, vedrai polvere. Guarda attraverso la cocaina, vedrai il mondo."

Allungando lo sguardo oltre questa "farina del terzo tipo" è possibile immaginare un universo fatto di persone, tremende abitudini, vite distrutte. In ogni luogo del mondo, in ogni tempo ed in ogni attimo qualcuno la sta consumando: quasi come fosse un vero e proprio viaggio attorno al mondo, lo scrittore rende protagonista il lettore di un "pellegrinaggio" da incubo attorno a quella che sembra essere (forse) una vera e propria ossessione. 
Lo stesso Saviano sembra essere consapevole delle cause che possano trascinare ad una ricerca così meticolosa: 

"[...] Scrivere di cocaina è come farne uso. Vuoi sempre più notizie, più informazioni, e quelle che trovi sono succulente, non puoi più farne a meno. [...] E ti si ficcano in testa, finchè un'altra [...] prende il posto della precedente. Davanti vedi l'asticella dell'assuefazione che non fa che alzarsi e preghi di non andare mai in crisi di astinenza. Per questo continuo a raccoglierne fino alla nausea, più di quanto sarebbe necessario, senza accecanti. [...] Più scendo nei gironi imbiancati dalla coca, e più mi accorgo che la gente non sa.
C'è un fiume che scorre sotto le grandi città, un fiume che nasce in SudAmerica, passa dall'Africa e si dirama ovunque.[...]"

Il viaggio intrapreso dietro alla polvere portatrice di morte conduce il lettore, mano nella mano con lo scrittore, in un percorso senza sosta attorno ai percorsi di questa sostanza: dai narcos agli omicidi, dalle sparizioni allo spaccio, dall'Italia alla Russia, dalla mafia ai consumatori abituali.
Questa "farina" ha un elenco pressochè infinito di denominazioni segrete, nascoste, sconosciute od occultate: krava, farlopa, she, her, white lady, cocco, neive, schnee, branquinha, big bloke, [...].
Dietro ad ogni differente veste, rimane sempre lei. 
Dietro a lei, restano corpi divenuti tragicamente dipendenti da questa stessa bianca polvere. 
Qualsiasi sia il nome, il suo "atteggiamento" nei confronti degli utilizzatori finali sembra non cambiare mai: 

"[...] lei è nient'altro che lei stessa e basta.Lei consuma i suoi nomi come consuma i suoi amanti [...] puoi chiamarla come ti piace, lei risponderà sempre alla tua chiamata. [...]" 

Chi la va cercando, sin dal più piccolo utilizzatore, contribuisce a far muovere un'economia devastante, una (pre)potenza che rischia di essere tragicamente schiacciante per gli equilibri anche finanziari dell'intero pianeta: 

"[...] Una recente inchiesta [...] ha rivelato che il 97.4% degli introiti provenienti dal narcotraffico in Colombia viene puntualmente riciclato da circuiti bancari di Stati Uniti ed Europa attraverso varie operazioni finanziarie. Centinaia di miliardi di dollari. [...] Alcune banche si sono salvate solo grazie a questi soldi. 
Gran parte [...] è stata assorbita dal sistema economico legale, perfettamente riciclata.[...]" 

Quando lei si sente chiamata, non tarda ad arrivare. 
Arriva in fretta, prodotta e lavorata da uomini le cui esistenze sono appese ad un filo piccolo e labile quanto una "striscia" microscopica di questa mortifera farina. Si aprono e si scoprono storie di uomini e donne sradicate da idee di vita normali, costrette (anche volutamente) ad avere tempi e ritmi di vita cadenzati dai rintocchi causati da questa polvere bianca. A prescindere da chiunque la invochi, lei c'è. 
Rimane lì, quasi fosse perennemente in attesa, alla ricerca della prossima crisi d'astinenza o della più vicina voglia di stordirsi. Resta lì, immobile ed invisibile. 
E' così invisibile che, per essere raccontata e descritta, deve lasciare solchi profondi anche nell'anima di chi cerca di penetrare a fondo per scoprirne segreti e storie sepolte: 

"Non l'amore, non i soldi, non la fama, datemi la verità.

Riprendendo una massima di H.D. Thoreau, l'uomo Saviano sembra inquadrare la propria anima come prepontentemente provata dal meticoloso lavoro di documentazione svolto nella stesura del libro. 
Quanto può costare in termini umani questa perenne ricerca di verità e percorsi occult(tat)i? 
Come può trasformare la conoscenza consapevole di elementi così terribili? 
Come possono cambiare emozioni, caratteri ed interiorità di chi scrive?
Quali trasformazioni possono essere ascrivibili e riconducibili a chi legge?
La battaglia per la verità rischia di essere vinta lasciando, purtroppo, sul campo dei vinti il desiderio di una vita pienamente normale:

"[...] Sono un mostro, com'è mostro chiunque si è sacrificato per qualcosa che ha creduto superiore.
Ma conservo ancora rispetto. Rispetto per chi legge.
Per chi strappa un tempo importante della sua vita per costruire nuova vita. [...]
Leggere, sentire, studiare, capire è l'unico modo di costruire vita oltre alla vita, vita a fianco della vita.
[...] Conoscere è iniziare a cambiare. A chi queste storie non le butta via, non le tralascia, le sente proprie, a queste persone va il mio rispetto. [...]"

Leggere per consapevolezza, leggere per conoscenza, leggere per cultura ed impegno.
Leggere per rispetto, sia degli altri che di sè stessi.

giovedì 9 maggio 2013

"I CENTO PASSI": LOTTARE, RESTARE E CAMMINARE...



"Sei andato a scuola? Sai contare?"
"Come contare?"
"Come contare? 1,2,3,4... Sai contare?"
"Si,so contare!"
"Sai camminare?"
"So camminare"
"E contare e camminare insieme lo sai fare?"
"Si!Penso di si!"
"Allora forza!Conta e cammina! Dai... 1,2,3,4,5,6,7,8..."
"Dove stiamo andando?"
"Forza!Conta e cammina! 9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!
Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!"
"Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!
(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana) 

E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio/ 
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare/
Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato./
Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore.. 
"Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada"./
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi! 

"Noi ci dobbiamo ribellare" (dal film) 
Poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare.. 
Gli amici, la politica, la lotta del partito.. alle elezioni si era candidato.. 
Diceva da vicino li avrebbe controllati, ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato.. 
Il nome di suo padre nella notte non è servito, gli amici disperati non l'hanno più trovato.. 
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani" 
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte) 

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.. 
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l'alba dei funerali di uno stato.. 
"Allora dimmi se tu sai contare, dimmi se sai anche camminare, contare, camminare insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani".. 
Allora.. 1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!
..1,2,3,4,5,10,100 passi!(x 2 volte) 

"E' solo un mafioso, uno dei tanti" 
"E' nostro padre" "Mio padre! La mia famiglia! 
Il mio paese!Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! 
Io voglio urlare!"

lunedì 6 maggio 2013

"BREATHE"...RESPIRANDO, IN MUSICA.


"With every waking breath I breathe
I see what life has dealt to me 
With every sadness I deny
I feel a chance inside me die 
Give me a taste of something new 
To touch to hold to pull me through 
Send me a guiding light that shines 
Across this darkened life of mine.

Breathe some soul in me
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
Breathe to make me breathe.

For every man who built a home
A paper promise for his own 
He fights against an open flow 
Of lies and failures, we all know. 

To those who have and who have not 
How can you live with what you¹ve got? 
Give me a touch of something sure 
I could be happy evermore 
Breathe some soul in me 
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
To see to make me breathe. 

Breathe your honesty 
Breathe your innocence to me 
Breathe your word and set me free 
Breathe to make me breathe.

This life prepares the strangest things 
The dreams we dream of what life brings 
The highest highs can turn around 
To sow love¹s seeds on stony ground 

Breathe 
Breathe 
Breathe some soul in me 
Breathe your gift of love to me 
Breathe life to lay ¹fore me 
To see to make me breathe.

Breathe your honesty 
Breathe your innocence to me 
Breathe your word and set me free 
Breathe to make me breathe."

martedì 30 aprile 2013

E' NATO UN GOVERNO...FRA (IR)RESPONSABILITA', NUMERI ED ORIZZONTI


Si è composto un Governo che, al netto dell'evidenza, ha finito per seppellire molte delle "asce" brandite in campagna elettorale: coerenza elettorale, programmatica e politica (apparentemente?) abbandonate per un ribaltato quadro di alleanze e contenuti.
Possono il momento di tremenda emergenza sociale-economica-ambientale-pubblica-[...] ed il lunghissimo periodo di stallo politico giustificare appieno la formazione di un Governo "trasversalmente" alle forze precedentemente dichiaratesi (in)disponibili alle larghe intese?
Di fronte all'evoluzione (involuzione?) riscontratasi, sulle cui colpe e sui cui (de)meriti è necessario (far) riflettere, buona parte degli elettori "medi" sono stati posti davanti ad un'inevitabile serie di sentimenti e percezioni fra il contrastante ed il "negativo": scoramento, delusione, disillusione, rassegnazione, rabbia, indignazione, schifo, orrore, stupore, sfiducia [...].
Ognuna di queste reazioni risulta essere, per fortuna o purtroppo, pienamente fondata e consapevolmente giustificabile: quanto erano stati allontanati gli "spettri" del "governissimo" in tempi di campagna elettorale (ricerca del voto [in]utile?)? Era proprio necessario avviare un Governo di solidarietà [ricatto?] nazionale con coloro che hanno contribuito, numeri alla mano, più di molti altri a trasformare l'Italia in un campo di macerie senza quartiere?
Risuonano alla mente frasi "ambiziose" e, senza troppo senno di poi, diventate quasi ridicole e divertenti:

"Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile." (E. Letta, 8-4-2013)

"Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana."
(P.L. Bersani, 6-3-2013)

"In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d'emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme." (M. D'Alema, 8-3-2013)

"Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra."
(A. Finocchiaro, 5-3-2013)

"Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell'Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl." (R. Speranza, 8-4-2013)

Attribuire nette responsabilità "a posteriori" per comportamenti come questi può risultare, guardando al corso degli eventi maturati, largamente insufficiente: quanto hanno influito in queste scelte i comportamenti di "continua negazione alla negoziazione" del MoVimento 5 Stelle, inossidabilmente fermo nella volontà di non allearsi con Partiti? Quanto ha influito l'impossibilità (voluta?) relativamente alla messa in opera delle Commissioni permanenti in seno al nuovo Parlamento? Serviva costituzionalmente davvero un nuovo Governo per la loro nomina? Quali scenari si sarebbero potuti prospettare qualora il congelato M5S avesse optato per abbandonare la propria (inevitabile ed ineluttabile ai fini del consenso e della tremenda situazione economica?) condizione di stallo ed immobilismo? Sarebbero stati utili o quantomeno apprezzati comportamenti differenti da parte del precedente Premier incaricato? Il "semplice" voto a Rodotà avrebbe davvero potuto dirimere diversamente la questione relativa all'elezione del Presidente della Repubblica?
Quale peso ha avuto l'ottimo discorso tenuto, in occasione della sua rielezione, dal Presidente (per il non cambiamento?) Giorgio Napolitano?
Ci sono stati in esso componenti suscettibili di "estrema unzione" per gli schieramenti partitici facenti parte dell'attuale Parlamento? La sensazione è che, infatti, larga parte del discorso sia assimilabile ad un comando imperativo simile a "o larghe intese o ulteriore disastro istituzionale-sociale-economico".
Quanto ha influito una tragicomica legge elettorale, etichettata come "porcata" dallo stesso ideatore?
Nonostante queste e moltissime altre domande legittime e giustificabili, pertanto, è comunque nato un Governo.
E' nato un Governo magari rispettoso del Paese, capace di percepire (forse?) lo stato di tragica urgenza in cui tutto sembra rimanere, eventualmente autorizzato ad affrontare con mano ferma un momento di svolta forse epocale.
E' nato un Governo capace, però, di contraddire in maniera palese ed acclarata virtù che dovrebbero essere ineliminabili ed inestimabili per fare politica: coerenza, credibilità e verità su tutte, solo per citarne alcune.
E' innegabile che le cosiddette "larghe intese" siano suscettibili di "debolezza" in un Paese nel quale, per fortuna o purtroppo, permangono molte (troppe?) e non risolte "anomalie" concentrate specialmente (a maggioranza? Relativa od assoluta?) in una sola parte politica?
Rischia di diventare sempre più nauseabondo vedere, purtroppo, passati distruttori oggi travestiti da statisti inneggiare oggi a parole quali "bene comune" e "responsabilità".
Rischia di diventare sempre più nauseabondo vedere continui e rapidissimi cambi di opinione, all'insegna di quelle "larghe intese" da onorare anche (forse) sul piano partitico.
Rischia di diventare oltremisura nauseabondo il vedere leader quali Mario Monti cambiare completamente, nel giro di pochi mesi, la propria opinione nei confronti di un vecchio avversario (?) nella passata tornata elettorale: da "pifferaio di Hamelin" a "[uomopiù bravo di tutti [a fare politica]".
Quali limiti di sopportazione e decenza potranno avere in futuro queste (ed altrettante) "nausee"?
A prescindere da qualsiasi domanda, da qualsiasi punto di vista la si guardi, è nato un Governo.
Il Presidente del Consiglio prima incaricato ed ora "fiduciato", Enrico Letta, ha tenuto un discorso capace di sintetizzare (al meglio?) le larghe intese nuovamente (ri)avviate.
Cercando una sintesi ottimistica del discorso tenuto alla Camera dei Deputati ed al Senato, è possibile pervenire allo sbandierato pacchetto di provvedimenti riportato nel seguito:
  1. Blocco dell'Imu: "[...]bisogna superare l'attuale tassazione della prima casa, intanto con lo stop ai pagamenti di giugno, per dare il tempo di elaborare ed applicare una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.[...]" Le ampie arie attribuite a tale discorso risentono, inevitabilmente, di un compromesso (forse?) inesistente fra le proposte programmatiche portate avanti, in campagna elettorale, dai partiti delle "coalizioni-carcassa" rimaste in campo. 
  2. Aumento dell'Iva: si dovrebbe lavorare all'insegna di arrivare ad una "rinuncia dell'inasprimento dell'Iva", altrimenti inevitabile dal prossimo mese di luglio (da 21% a 22%);
  3. Tasse sul lavoro: "[...]vogliamo ridurre le tasse sul lavoro: quello stabile, quello sui giovani e sui neoassunti. [...] La burocrazia non deve opprimere la voglia creativa degli italiani, bisogna rivedere l'intero sistema delle autorizzazioni e snellire le procedure.[...]" Se lavorare sull'occupazione giovanile equivale ad inseguire le stesse direzioni perpetuate dalla linea montiana, quali prospettive migliori rimangono nell'immediato futuro, essenziale per l'Italia? Il concetto riguardo allo snellimento burocratico rischia di trasformarsi, per un Paese come quello italiano, nell'ennesima battaglia compresa nella stessa guerra da troppo tempo perpetuata senza alcuna risoluzione;
  4. La Convenzione: la nascita annunciata di una "Convenzione" per le modifiche costituzionali quali bicameralismo, abolizione delle Province o cambiamento della legge elettorale potrebbe potenzialmente riabilitare, qualora ogni sforzo impiegato non fosse già stato sufficiente, la (s)figura di B., da poco ritrasformatosi in statista votato e devoto alla responsabilità ed all'interesse comune;
  5. Italia solidale: "[...] Dobbiamo ricordarci che l'Italia migliore è un'Italia solidale. Ci vogliono misure tese al miglioramento dei servizi, da quelli sanitari a quelli del trasporto, locale e pendolare, con una particolare attenzione per i disabili e i non autosufficienti.[...]" Quali miglioramenti è possibile apportare al contenuto ed alle prestazioni sanitarie, in un momento storico-economico nel quale molti (troppi) danno per collassante il modello di gestione pubblico della sanità? Parte di questi miglioramenti potrebbero convergere verso l'impostazione di modelli efficaci ed efficienti di gestione pubblico-privata? Chiarire le parole aiuterebbe, in questo senso;
  6. Reddito minimo: "[...]Per un welfare attivo, più giovane e femminile, andranno migliorati gli ammortizzatori sociali, estendendoli a chi ne è privo, a partire dai precari; e si potranno studiare forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.[...]" L'inseguimento di un rinnovamento del welfare, annesso allo studio di nuove misure quali il reddito di cittadinanza, comporterebbe la necessità di annullare l'attuale sistema di ammortizzatori sociali? Potrebbe forse essere possibile accostarsi in maniera "complementare" ad esso?
  7. Soldi ai Partiti: "[...]La riduzione dei costi della politica diventa un dovere di credibilità. Partiamo dal finanziamento pubblico ai Partiti, abolendo la legge [...] approvata l'anno scorso introducendo misure di controllo e di sanzione anche sui gruppi parlamentari e regionali.[...]" E' inevitabile parlare di annullamento o miglioramento dei sistemi di finanziamento pubblico (rimborso elettorale) in termini maggiormente chiari, in quanto deve essere essenziale mantenere una forma di politica partitica aperta a tutti gli onesti interessati all'allontanare ladri e furbetti della "mancata rendicontazione" o del buco nero del rimborso;
  8. Stipendi e ministri: "[...]Ognuno deve fare la sua parte e per fare un esempio dico [...] che [...] il primo atto del Governo sarà eliminare con urgenza lo stipendi dei Ministri parlamentari in aggiunta all'indennità.[...]";
  9. Questione esodati: "[...]Senza crescita, anche gli interventi di urgenza su cui ci siamo impegnati sarebbero insufficienti. In particolare, con i lavoratori esodati la comunità nazionale ha rotto un patto, e la soluzione strutturale di questo tema è un impegno prioritario del Governo.[...]" Quali misure è necessario intraprendere per limitare il dissanguamento "social-esistenzial-previdenziale" a cui sono stati costretti troppi italiani? Quali numeri reali censiscono un'emergenza come questa?
  10. Edilizia scolastica: "[...]Dobbiamo impegnarci per diffondere la pratica sportiva sin dalle scuole elementari con un piano di edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale. L'intraprendenza dei giovani e la bellezza dei territori sono d'altra parte due risorse cruciali.[...]" Quanto potrebbe costare un piano credibile e radicale al tempo stesso che fosse capace di migliorare radicalmente la tragica situazione di emergenza in cui versano troppi Istituti scolastici a livello nazionale? 
A fronte di questi impegni largamente urgenti, pertanto, è nato un Governo. 
Sia esso un Governo a tempo pieno o parziale, sia esso un Governo tenuto in vita sotto l'esistenza di veti incrociati da parte delle forze politiche coinvolte nell'ennesima "strana maggioranza". 
Se ne sono viste talmente tante che, purtroppo, è ormai troppo facile scrivere il negativamente classico "non sarebbe la prima volta". 
E' nato un Governo, dunque. E' nato un Governo nel quale, si spera, il Presidente parlerà utilizzando "il linguaggio sovversivo della verità." Ad ora, punti programmatico-generici alla mano, la sovversione sembra essere un largo "miraggio". La questione sulla revisione/abolizione/attualizzazione/sospensione/[...] dell'Imu rischia di essere, inseguendo l'italiana tradizione del breve termine, un puro e semplice "specchietto per le allodole": cosa accadrebbe qualora non fosse possibile annullare definitivamente tale meccanismo di tassazione? 
Dove potrebbe precipitare il senso di responsabilità tanto sbandierato da parte di certi neo-statisti(ci) [dei sondaggi?]? Sul piano di buoni intenti presentato dal Governo pesano, incondizionatamente ed inevitabilmente, i "veti" imposti dall'Europa  e dalla tragica situazione economico-finanziaria nazionale: un PIL disperso fra contrazione e caduta libera, un debito pubblico attestato ormai al 130% dello stesso indice di ricchezza interno, un sistema di tassazione esasperata ed esasperante, un sistema di vincoli europei che rende inevitabile il dichiarare "lontana" qualsiasi forma di allentamento immediato del rigore. 
Non sono infatti novità recente meccanismi approvati, validati e ratificati durante la legislatura precedente quali Fiscal Compact europeo ed inasprimento del Patto di stabilità interno (cfr. nuova formulazione articolo 81 Costituzione): tali meccanismi impongono, in termini brevi, uguaglianza annuale fra entrate ed uscite. 
Non per caso, infatti, il nuovo Premier inaugurerà a breve un tour informativo con i principali leader europei per dissuadere dal rigidissimo rispetto di tutti i vincoli qualificati (fino a troppo poco tempo fa) come "tabù invalicabili". 
Il cosiddetto "piano-crescita" sembra comportare costi economici prossimi a (minimo?) dieci miliardi di Euro; i provvedimenti maggiormente suscettibili di attenzione sono definiti nel seguito:
  • sospensione dei versamenti Imu in giugno per poi rivedere i meccanismi di tassazione;
  • evitare l'inasprimento "automatico" dell'Iva;
  • riduzione delle tasse sul lavoro stabile e dei giovani neo-assunti;
  • soluzione strutturale e definitiva al problema degli esodati (= rimedio alla frettolosa riforma Fornero?);
  • introduzione di un reddito minimo per le famiglie bisognose con figli;
  • estensione del sistema di ammortizzatori sociali a quanti ne sono oggi priv(at)i;
  • realizzazione di un piano pluriennale per l'innovazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti "project bond";
  • nuovo finanziamento della cassa integrazione in deroga, pena il raggiungimento di vere e proprie "vette" di ulteriore disoccupazione;
  • approvazione di piano per l'edilizia scolastica, rifinanziando incentivi per le ristrutturazioni;
  • allentamento contemporaneo del Patto di stabilità interno con Regioni ed Enti Locali.
Se è dunque oggettivo affermare che è nato un Governo, è altrettanto lecito domandarsi con quali risorse sarà possibile mantenere fede ai (troppi?) fatti promessi. Dietro a questa domanda giace la speranza, forse non mal riposta, di un allentamento della morsa economico-finanziaria imposta dalle politiche europee. 
Fino a poco tempo fa era infatti "vietato" discutere di ridiscutere patti di stabilità economico-finanziaria a livello continentale.
Per non scrivere, poi, delle troppe promesse fatte all'auto-nominatosi (ma da altri legittimato?) "padre nobile" della Convenzione costituente e delle misure legislative da lui (tirannicamente?) detenute: conflitto d'interessi ed ineleggibilità solo per citarne alcune. Comunque vada, da qualsiasi punto di vista la si guardi, è nato un Governo. 

p.s.: quanto sono essenziali competenze e percorsi di studio-formazione per svolgere consapevolmente il ruolo di Ministri? Per Sanità ed Ambiente sono state individuate persone realmente competente per ruoli così importanti?
Ai posteri l'ennesimo post scriptum...

domenica 28 aprile 2013

"SEMPRE PIU' VELOCI", FRA UMANITA' E RINCORSA ALLA CONOSCENZA

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."
Fu un certo Albert Einstein a ricordare, riprendendo una citazione ancora oggi attuale, la reale importanza della scienza in un mondo confuso come quello contemporaneo. Nonostante il periodo di crisi economico-finanziaria, nonostante i dilemmi ancora irrisolti su ciò che ci circonda, nonostante quella (stra)grande maggioranza di universo che continuiamo a non conoscere, la scienza rimane lì; sembra restare immobile e disponibile, per essere perfezionata e migliorata nell'obiettivo di migliorare il proprio ruolo di "lente di ingrandimento" sul mondo.
In un anno fondamentale come quello appena passato, infatti, i pesi di scienza e ricerca sembrano essere aumentati a dismisura: con la scoperta e successiva conferma dell'esistenza del bosone di Higgs, infatti, le luci con cui illuminare l'universo sembrano essersi enormemente auto-alimentate ed aumentate.
L'esistenza e la possibilità di guardare "da vicino" certi traguardi ignoti sembrano condurre, infatti, ad un invisibile confine fra scienza e filosofia, fra consapevolezza ed ignoto.
Dinanzi a certe scoperte, infatti, quella stessa scienza "primitiva e infantile" sembra collegarsi ad un punto di vista inscindibile (ancora? fino a quando?) con una consapevolezza prettamente filosofico-umanistica.
Sono molte le citazioni attribuite  a scienziati ed esperti che sembrano identificare appieno questo invisibile "confine":

"
Con buona pace del bosone, che, con questa straordinaria storia del millenario dialogo tra l'uomo e Dio sul pianeta Terra non c'entra proprio per nulla. Preferiremmo soltanto che si smettesse di definire il bosone «particella di Dio». È una definizione che anche a noi laici suona irrispettosa e che può soltanto suscitare confusione."
(Arrigo Levi)

"
Il bosone di Higgs non solo ora lo abbiamo davanti agli occhi ma ha anche aperto una nuova fisica. Le sue caratteristiche sono un po' diverse da come la teoria l'aveva immaginato e presenta alcune anomalie che prospettano nuovi mondi della conoscenza da indagare. Ed è quello che faremo nei prossimi mesi."
(Guido Tonelli)

"
Io lo chiamo addirittura Dio poiché é la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto – le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani – questa particella è veramente Dio."
(Margherita Hack)

Grazie a quali strumenti si è arrivati, pertanto, alla scoperta ed al riconoscimento di questa incredibile particella?
L'applicazione attorno ad una scienza al tempo stesso "primitiva e infantile" ha prodotto, attraverso secoli di sforzo e ricerca, un risultato destinato forse ad aprire la porta su mondi e dimensioni non ancora esplorate.
Quanti infiniti piccoli passi sono stati compiuti per giungere ad un risultato (forse) così prepotente per l'intera umanità? A queste e moltissime altre possibili domande cerca di rispondere il libro "Sempre più veloci", scritto dal professore e studioso Ugo Amaldi.
Lo scopo fondamentale del libro, pubblicato all'interno della collana divulgativa "Chiavi di Lettura" edita da Zanichelli, sembra essere chiaro sin dalla sintesi presentata a fondo testo:

"Nell'estate 2012 l'annuncio della scoperta del bosone di Higgs a fatto conoscere a tutti il CERN di Ginevra e il suo anello sotterraneo LHC [...].
Ma perchè i fisici costruiscono acceleratori di particelle sempre più potenti? Che cosa vogliono scoprire?
E quegli acceleratori servono soltanto a produrre conoscenza, o hanno anche qualche applicazione nella vita quotidiana? [...] Un'avventura affascinante che ha anche straordinarie ricadute: da un lato permette di esplorare i primi istanti di vita dell'Universo, dall'altro produce apparecchi capaci di diagnosticare le malattie e perfino di curare il cancro."

Si delinea, pertanto, un percorso fatto di scoperte "trasversalmente" utili per l'umanità intera: dall'Universo fino ad arrivare a tutto ciò che di infinitamente piccolo ci circonda, da malattie oggi non diagnosticabili alla possibilità di gettare luci su tutto ciò che, ad oggi, rimane inalterato in tutto quello che è infinitamente grande.
Un altro suggerimento su come, fortunatamente, leggere equivalga al tempo stesso ad aumentare conoscenza e consapevolezza sul ruolo che l'umanità può rivestire in un mondo "alla svolta" come quello attuale. 


giovedì 25 aprile 2013

25 APRILE, FRA RE-ESISTENZA E MUSICA


"Benvenuta 
stava scritto sui fiori per te 
ma io rimango solo 
solo qui 
coi fiori e le speranze 
non chiedermi perché 
quanta gente aspetta un treno 
e come gli altri io sicuro 
aspettavo te 
Dio quanto tempo 
son felice di vederti 
hai fatto tardi non importa 
ma non ferirmi un'altra volta.

E ho comprato champagne e pasticcini 
e mi son sentito quasi un uomo 
a trattarti da signora 
e a scordarmi quel che è stato 
ti offrirò la mia allegria 
quel che non posso dare agli altri 
e anche io lo sai 
so ridere e scherzare 
preparo la faccia da proporti 
un po' stupita, un po' contenta 
ecco sono pronto ad incontrarti 
e ho una macchina nuova 
tutta pronta per portarti 
verso nuovi sentimenti 
più maturi, più contenti. 

Che amarezza però 
rimanere così da soli 
sul marciapiede 
mi vengono in mente le altre volte 
ad aspettare te 
e non c'è niente più da fare 
aspettare un altro treno 
tu non verrai e che stupido son stato 
venire subito da te 
chiederti perché 
ma non importa, 
che t'importa 
m'infilerò in questo locale jazz 
ti cerco un po' prendo una birra 
e un altro po' d'amore 
se ne va."

sabato 20 aprile 2013

"JUST THE WAY YOU ARE", CITANDO BILLY JOEL


"Don't go changing, to try and please me
You never let me down before
Don't imagine you're too familiar
And I don't see you anymore
I wouldn't leave you in times of trouble
We never could have come this far
I took the good times, I'll take the bad times
I'll take you just the way you are
Don't go trying some new fashion
Don't change the color of your hair
You always have my unspoken passion
Although I might not seem to care
I don't want clever conversation
I never want to work that hard
I just want someone that I can talk to
I want you just the way you are.
I need to know that you will always be
The same old someone that I knew
What will it take till you believe in me
The way that I believe in you.
I said I love you and that's forever
And this I promise from the heart
I could not love you any better
I love you just the way you are."

giovedì 18 aprile 2013

(SPERANDO IN UNA) "ITALIA D'ORO", CITANDO PIERANGELO BERTOLI


"Racconteranno che adesso è più facile 
che la giustizia si rafforzerà 
che la ragione è servire il più forte 
e un calcio in culo all'umanità.
Ditemi ora se tutto è mutevole 
se il criminale fu chi assassinò 
poi l'interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò. 
Romba il potere che detta le regole 
cade la voce della libertà 
mentre sui conti dei lupi economici 
non resta il sangue di chi pagherà.
Italia d'oro frutto del lavoro cinta dall'alloro 
trovati una scusa tu se lo puoi 
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi 
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai 
tanto non paghi mai.
Tutto si perde in un suono di missili 
mentre altri spari risuonano già 
sopra alle strade viaggiate dai deboli 
la nostra guerra non si spegnerà. 
E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà 
delle tangenti e dei boss tutti liberi 
di un'altra bomba scoppiata in città 
Spero soltanto di stare tra gli uomini 
che l'ignoranza non la spunterà 
che smetteremo di essere complici 
che cambieremo chi deciderà. 
Italia d'oro frutto del lavoro cinta dall'alloro 
trovati una scusa tu se lo puoi 
Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi 
mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai 
tanto non paghi mai. 
Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta 
dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa."

martedì 16 aprile 2013

"OGGI E' UN ALTRO GIORNO", QUALE POLITICA DOPO LA POLITICA?


"Da quanto tempo aspettiamo il futuro? [...] quando abbiamo dimenticato come si fa a costruirlo? [...]"
Inizia con queste semplici ed al tempo stesso terribili domande l'introduzione a "Oggi è un altro giorno", ultimo libro scritto da Giovanni Floris. L'Italia si configura, dunque, come un Paese da troppo tempo senza futuro e (da ancora più tempo) senza nessuna speranza: a chi spettano le colpe per aver "ucciso" i destini di troppi giovani che oggi vedono il futuro come inesistente?
E' (de)merito degli esclusivi eletti della classe politica od è anche responsabilità degli elettori che non hanno adeguatamente sorvegliato i loro "dipendenti" nelle fasi post-elettorali?
Le risposte a queste e moltissime altre possibili domande sono divenute, nel tempo di italiana memoria, veri e propri spot in un clima da perenne campagna elettorale:
"[...]Non è da ieri che il dibattito pubblico si avvita su sè stesso nell'ossessione di domande specifiche quanto sterili: Imu o non Imu? Intercettazioni sì od intercettazioni no?
Ma non sono questi i reali problemi.
[...]"
Se non sono queste le questioni reali su cui valga la pena discutere e decidere veramente, su quali fronti potrebbero concentrarsi informazione, tecnica e/o soprattutto politica?
"[...]Oggi che siamo reduci da un diluvio che ha cambiato radicalmente il panorama politico, oggi che siamo nel pieno della traversata nel deserto della crisi, il vero quesito non può che essere: che cosa resta?
In quali valori vogliamo ancora credere e soprattutto in quali vogliamo che credano coloro che ci rappresentano?
[...]" 
Il mondo intero e l'Italia stanno attraversando, da tempo ormai troppo lungo, un cambiamento forse non ancora opportunamente colto: quali direzioni dovranno prendere le politiche nazionali ed internazionali un domani che è stato, almeno in terra italiana, (pur)troppo spesso dato per posticipato o disperso?
In un tremendo magma di problemi sociali, politici, economici, ambientali, tecnologici, logistici, industriali, [...] attraverso quali "voci" cercare di riavviare il sistema? Dobbiamo veramente arrenderci ad un declino costante, inesorabile ed inarrestabile? E' ancora possibile svoltare per invertire la rotta?
A quali capisaldi è necessario aggrapparsi per non precipitare dentro un baratro di ancora più grave oscurità?
Le proposte dell'autore spaziano nella ricerca di valori fondamentali a cui è essenziale sorreggersi per non sprofondare:
"[...] L'apertura, la laicità, la competitività, la ricchezza, il rigore: obiettivi che non possiamo, a nessun costo, mancare.[...]"
Servirà declinare, quindi, una società che sappia essere (o diventare) capace di rispondere in tutto e per tutto a queste nuove ed imprescindibili esigenze per un domani diverso e, forse, anche migliore.
Il giorno in cui intraprendere questa svolta è già arrivato, non certo senza avvertirci: sono stati disattese e tradite per troppo tempo promesse e speranze di cambiamento.
Può bastare un lunghissimo periodo di "crisi" mondiale per convincerci davvero a svoltare e (ri)costruire un mondo diverso e migliore? Dietro ad ogni crisi ci sono, infatti, occasioni ed opportunità per cercare di risolverla.
Tornano alla mente, a questo proposito, parole attribuite al grandissimo scienziato-filosofo-fisico-[...] Albert Einstein:
"[...] Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E‘ nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell'incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia.
Senza crisi non ci sono meriti. E‘ nella crisi che il 
meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.[...]"
Parte della crisi italiana non è forse attribuibile a molte delle parole chiave esposte nel frammento sopra riportato? Non siamo precipitati in questo periodo di crisi per assenza di progresso, eccessiva incompetenza e pigrizia nell'innovare o nel trovare soluzioni ai nostri (secolari) problemi?
Non siamo precipitati in questa crisi per ragioni vicine alla mancanza (tendenzialmente asintotica verso lo zero) di meritocrazia, alla scarsità di "movimento" contestuale all'eccessiva presenza di fenomeni quali conformismo e perbenismo? L'enorme mole di problemi di questa Italia e degli italiani di domani è attribuibile solamente alla crisi? Esistevano fattori pre-esistenti che ne hanno progressivamente favorito la formazione e l'aggravarsi?
Risuonano ancora una volta, in risposta a questa domanda, frammenti del discorso attribuito ad Einstein:

"[...]Chi attribuisce le sue sconfitte ed i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni.[...]"

L'Italia è, su questo fronte, piena di talento inespresso, inascoltato ed ignorato: quali radici valoriali imporre alla società da riabilitare? I pilastri su cui ragionare sono definiti dall'autore attraverso il breve elenco sotto riportato:
  • apertura;
  • laicità;
  • competitività;
  • ricchezza;
  • rigore.
Così come ad ogni traguardo corrispondono solitamente buoni onori, è altrettanto vero che, riprendendo una bellissima canzone di Carmen Consoli, "[...]ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole [...]". 
Inseguendo questi valori per una riabilitazione della società italiana, a quali rinunce dovrem(m)o fare l'abitudine?
L'autore regala indizi sulle possibili risposte a questa pesante domanda attraverso altre domande degne di nota e considerazione: servirebbe una società aperta ad ogni possibile sviluppo ed a molte incertezze o sarebbe preferibile avere un'Italia "protetta" da uno Stato forte?
Servirebbe una società laica disposta ad accettare ogni credo, includendo anche persone con usi e costumi potenzialmente inconciliabili con i nostri? Sarebbe preferibile forse avere una terra capace di difendere la sua identità? A che punto risiede il confine fra queste domande?
In caso di società competitiva, dove sappiano regnare merito e competenze, a quanta tutela del più debole dovremmo eventualmente rinunciare? E' possibile davvero coniugare merito, solidarietà, competitività e cooperazione? Se no, quale strada dovrebbe comunque scegliere l'Italia per il suo futuro?
In caso di società ricca, si potrebbe parlare di responsabilità sociale per ricchi e poveri? Ricchezza equivale davvero a benessere? Esistono valori più attendibili per giudicare consapevolmente il benessere di una nazione, partendo magari da "voci" come felicità od armonia sociale?
In caso di società rigorosa, quale confine sarebbe opportuno mantenere per mantenere vive soglie di "misericordia"? Il rigore finisce per escludere sempre e comunque altri valori quali flessibilità, umanità, capacità di andare oltre gli schemi per contribuire a salvare l'uomo, assieme a tutte le sue contraddizioni?

"[...] dire sì è facile ma fare sì non è per niente ovvio.
Non lo sarà, per chi è stato scelto per governarci.
Occorre che vigiliamo affinchè affronti questi temi e che lo aiutiamo ad orientarsi.
[...]"

Su questo fronte, infatti, l'altro giorno è arrivato: oggi è già qui. 

mercoledì 10 aprile 2013

"HEY JUDE", AL CONFINE FRA POESIA E MUSICA

"Credo che la cosa più importante per un musicista sia quella di trasmettere a chi lo ascolta un'immagine di tutte le cose meravigliose che sente e avverte nell'Universo.
Questo è ciò che la musica significa per me, semplicemente una possibilità, tra le molte altre, di dire che viviamo in un mondo immenso e meraviglioso, un mondo che ci è stato donato."
(John Coltrane)