venerdì 2 ottobre 2015

FRA VITA E (VALORE DELLA) SCONFITTA, CERCANDO DIVERSE PROSPETTIVE

"[...] Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. 
Alla sua gestione. All'umanità che ne scaturisce. 
A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. 
A non divenire uno sgominatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. 
In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare. 
A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. 
E’ un esercizio che mi riesce bene. 
E mi riconcilia con il mio sacro poco.
 'Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. 
Grave colpa da parte mia, lo so! 
E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.' [...]" ‪

‎Pier Paolo Pasolini‬, "Dialoghi con Pasolini" - settimanale Vie Nuove, n° 42 - ottobre 1961

"L'albero della vita", Gustav Klimt

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