Una storia di un uomo, Vittorio Vicenti, vissuta fra svariate passioni ed innumerevoli viaggi: è questa (in brevissimo) la sintesi del libro "Tretrecinque" scritto dal cantante Ivano Fossati ed edito da Einaudi - Stile libero. La sintesi della personalità e delle vicende che si muovono attorno alla sua figura è richiamata da poche ma chiare righe:
"[...]Distaccato e sveglio, divertente e un pò cinico, sempre su di giri, Vittorio Vicenti - o Vic Vicent, come lo chiamano in America - è uno che si butta, nella vita e con le donne. Tretrecinque è la sua storia, così come ce la racconta lui: gli anni scintillanti e quelli più scriteriati e difficili.
L'esistenza avventurosa, e ordinaria, di un italiano che resta tale anche quando viene scagliato lontano nel mondo. [...]"
Vic Vicent, nome d'arte, è un eterno ragazzo che prova a districarsi dentro una vita di musicista, tanto ribelle quanto precaria ed esasperata; Vic Vicent è l'alter ego di un giovane che, fuggendo dalla propria piccola ma stabile realtà di provincia fra Vercelli e Santhià, ha provato a rincorrere dietro ad un suo sogno per realizzarlo. Vivere di musica, trovare in ogni nota un'occasione di vita e/o di rinascita: sono queste le missioni che il protagonista di questa romanzo spera (e dispera) di realizzare nell'unica esistenza a sua disposizione.
Sforzandosi di perseguire questa occasione, però, è più volte costretto a fare i conti con la realtà più intima e riservata relativa al fare (e vivere facendo) musica in qualsiasi tempo storico e (a maggior ragione) contemporaneo:
"[...] con una chitarra in mano si può scegliere tra la musica che si ama e fare il professionista, cioè suonare quello che piace agli altri.
Io avevo scelto la seconda strada e il lavoro l'avevo sempre trovato. [...]"
Fare musica, nel libro in questione così come nella realtà, può davvero e sempre coincidere con uno "svendersi per vendere"?
La storia e le vicende di questo ragazzo sfuggito ad una realtà anonima ed opprimente vengono trascinate in un'esistenza nella quale vengono svolti moltissimi lavori e, contemporaneamente, provate moltissime esperienze.
Durante la sua vita, ovviamente ed inevitabilmente, il protagonista finisce per commettere abbastanza errori e per sperimentare molte vicende; tali dimensioni sono percorse e vissute, appunto, all'insegna dell'esistenza "on the road" a cui Vic Vicent ha inevitabilmente scelto di non sottrarsi.
La costante di questo viaggio è, neanche a scriverlo apposta, la chitarra che presta anche il proprio nome al titolo dell'opera: una tretrecinque, appunto.
Cosa possa essere per un musicista il proprio strumento è superfluo scriverlo: vita, estensione del pensiero, portavoce di sentimenti ed emozioni, sfogo materiale di ossessioni e paure, strumento per metabolizzare dolore e sofferenza, [...].
Nonostante la vita (dentro e fuori dal romanzo) finisca per scorrere, la chitarra del protagonista finisce sempre per trasformarsi nel solo mezzo a disposizione per esorcizzare lavori limitanti, dolori lancinanti, esperienze esaltanti e tragi(comi)che.
Un uomo e la sua chitarra, appunto. Quasi come fosse possibile realizzare davvero un frammento attribuito ad un pezzo cantato dall'italiano Edoardo Bennato. Perché uno strumento può far crescere, far evolvere, ferire e far comporre mitragliate dirette ad anime (rese) sorde da un mondo sempre incasinato e perennemente indaffarato:
"[...] E nei sogni di bambino | la chitarra era una spada | e chi non ci credeva era un pirata [...]"
Armato di questa spada, pertanto, l'autore prova a muoversi sin da una giovanissima età per scappare ad una realtà troppo inclusiva, troppo poco sfuggente, eccessivamente limitante e troppo poco caratterizzante.
Attraverso un pellegrinaggio attraverso i luoghi dove fare musica poteva coincidere con lavoro e vita, pertanto, il protagonista prova a costruirsi un futuro ed una notorietà componendo però "quello che piace agli altri".
Orchestre, ruolo d'accompagnamento prima e da primo strumento poi, componendo e rincorrendo un'esistenza fatta di sacrifici e di (innumerevoli e contemporanei) lavori per garantirsi la possibilità di galleggiare nel fiume degli eventi. Tutto qui, appunto.
Fiume degli eventi che lo conduce, piacevolmente ed inevitabilmente, ad intrattenere molti e multiformi rapporti con donne affascinate ed affascinanti.
Da ognuna di queste relazioni il protagonista finirà per portarsi dietro un bagaglio che contribuirà a riaccendere sempre più la passione sopita per la musica e per l'arte in generale: rimpianti e rimorsi per il primo amore, assenza di rapporto con un figlio avuto in età (più mentale che biologica) non pienamente consapevole, serenità e consapevolezza per un rapporto maturo poi bruscamente interrotto da un male troppo grande.
In mezzo a questo mare di eventi, compagni ed amici di una vita a condividere palco e passione con il protagonista principale dell'opera: sempre con l'amore per un linguaggio universale come quello musicale, sempre con la voglia di sconvolgere e sudare per un pubblico sempre diverso.
Fra musica ed amicizia, dunque, con la consapevolezza che la costruzione di solidi rapporti su cui radicare un'intera esistenza sia un fattore fondamentale per potersi definire davvero e veramente completi:
"[...] in quel momento Yisel mi raccontò di quando sua madre le aveva insegnato che l'amicizia è un insieme di punti magnetici sparsi per il mondo.
E che i punti sono sempre in contatto. Non c'è bisogno di telefono, nè dell'aereo.
La madre di Yisel diceva che si chiama amore. Amore per le persone che non dimentichi.
Non roba che va via lavandosi le mani. [...]"
Amicizia, amore sconfinato per le donne e venerazione incommensurabile per la musica: è questa forse la sintesi migliore possibile per personalità e passioni del musicista Vittorio Vicenti? A questi piani descrizione è necessario e letterario affiancare quanto sintetizzato dal poeta Giuseppe Carducci nella poesia "Davanti a San Guido", "dialogando" con i cipressi della propria infanzia:
"[...] Or non è più quel tempo e quell'età [...]"
Ossessione e timore per l'incedere inevitabile del tempo, dunque; terrore per le convenzioni e le convinzioni che lo scorrere dello stesso si porta dietro, da un corpo che non ti segue più come la testa vorrebbe ad una lenta ma inevitabile trasformazione nelle abitudini, nei ritmi, nella vita di ogni giorno.
E' anche questa una paura costante che il protagonista dell'opera si trascina dietro e dentro la propria anima, lentamente ma inevitabilmente; è questo il peso più grande della vita che può essere (almeno parzialmente) silenziato ed allontanato grazie alla musica?
Racchiudere il tempo in note, nascondere minuti e secondi dentro ad un giro armonico la cui serratura può essere aperta solo grazie ad una chiave di violino e/o ad un ritmo particolare: è anche questo il segreto che si nasconde dietro alla passione di Vittorio Vicenti per la musica?
Oltre domande rimangono, insoluti e/o forse anche insolubili, rapporti e relazioni nell'esistenza del protagonista: parenti stretti che ne accompagnano a distanza lo scorrere dei giorni, un parente e giovane amante della musica da istruire paternalmente e spingere verso la verità dell'arte più bella ed al tempo stesso più complessa del mondo, città e volti visti e mai dimenticati. Un primo amore e prime fugaci sensazioni mai scordate e poi, per rimpianto e/o per rimorso, senza consapevolezza cosciente, intimamente rivissute.
Nonostante tutto il tempo trascorso e tutti i lavori fatti per vivere, anche secoli luce lontani dalla passione principale, il protagonista riesce sempre a cavarsela. Fino alla fase "declinante" (o diversamente inclinata, a seconda dei punti di vista) della vita.
Sempre con la stessa chitarra fra le mani, stanche ma sempre protese a mitragliare componimenti e storia della musica.
Sono questi i contorni ed i confini di "Tretrecinque", primo romanzo composto dal cantautore (davvero ritiratosi definitivamente dalle scene musicali?) Ivano Fossati.
Bilanciando l'assenza quasi totale di dialoghi e discorsi diretti, lo scrittore prova ad instaurare uno stretto rapporto fra il lettore e la coscienza del protagonista. Sullo sfondo di questo perenne rapporto interiore, invece, una lunghissima serie di canzoni destinate a fare (e diventare) Storia.
Che sia l'inizio di un nuovo rapporto con una platea pressochè sterminata di fan, ammiratori ed interessati alla musica di uno dei più complessi ed affascinanti cantautori del panorama italiano?
A lettori (ed ascoltatori) le ardue sentenze.
"[...]Distaccato e sveglio, divertente e un pò cinico, sempre su di giri, Vittorio Vicenti - o Vic Vicent, come lo chiamano in America - è uno che si butta, nella vita e con le donne. Tretrecinque è la sua storia, così come ce la racconta lui: gli anni scintillanti e quelli più scriteriati e difficili.
L'esistenza avventurosa, e ordinaria, di un italiano che resta tale anche quando viene scagliato lontano nel mondo. [...]"
Vic Vicent, nome d'arte, è un eterno ragazzo che prova a districarsi dentro una vita di musicista, tanto ribelle quanto precaria ed esasperata; Vic Vicent è l'alter ego di un giovane che, fuggendo dalla propria piccola ma stabile realtà di provincia fra Vercelli e Santhià, ha provato a rincorrere dietro ad un suo sogno per realizzarlo. Vivere di musica, trovare in ogni nota un'occasione di vita e/o di rinascita: sono queste le missioni che il protagonista di questa romanzo spera (e dispera) di realizzare nell'unica esistenza a sua disposizione.
Sforzandosi di perseguire questa occasione, però, è più volte costretto a fare i conti con la realtà più intima e riservata relativa al fare (e vivere facendo) musica in qualsiasi tempo storico e (a maggior ragione) contemporaneo:
"[...] con una chitarra in mano si può scegliere tra la musica che si ama e fare il professionista, cioè suonare quello che piace agli altri.
Io avevo scelto la seconda strada e il lavoro l'avevo sempre trovato. [...]"
Fare musica, nel libro in questione così come nella realtà, può davvero e sempre coincidere con uno "svendersi per vendere"?
La storia e le vicende di questo ragazzo sfuggito ad una realtà anonima ed opprimente vengono trascinate in un'esistenza nella quale vengono svolti moltissimi lavori e, contemporaneamente, provate moltissime esperienze.
Durante la sua vita, ovviamente ed inevitabilmente, il protagonista finisce per commettere abbastanza errori e per sperimentare molte vicende; tali dimensioni sono percorse e vissute, appunto, all'insegna dell'esistenza "on the road" a cui Vic Vicent ha inevitabilmente scelto di non sottrarsi.
La costante di questo viaggio è, neanche a scriverlo apposta, la chitarra che presta anche il proprio nome al titolo dell'opera: una tretrecinque, appunto.
Cosa possa essere per un musicista il proprio strumento è superfluo scriverlo: vita, estensione del pensiero, portavoce di sentimenti ed emozioni, sfogo materiale di ossessioni e paure, strumento per metabolizzare dolore e sofferenza, [...].
Nonostante la vita (dentro e fuori dal romanzo) finisca per scorrere, la chitarra del protagonista finisce sempre per trasformarsi nel solo mezzo a disposizione per esorcizzare lavori limitanti, dolori lancinanti, esperienze esaltanti e tragi(comi)che.
Un uomo e la sua chitarra, appunto. Quasi come fosse possibile realizzare davvero un frammento attribuito ad un pezzo cantato dall'italiano Edoardo Bennato. Perché uno strumento può far crescere, far evolvere, ferire e far comporre mitragliate dirette ad anime (rese) sorde da un mondo sempre incasinato e perennemente indaffarato:
"[...] E nei sogni di bambino | la chitarra era una spada | e chi non ci credeva era un pirata [...]"
Armato di questa spada, pertanto, l'autore prova a muoversi sin da una giovanissima età per scappare ad una realtà troppo inclusiva, troppo poco sfuggente, eccessivamente limitante e troppo poco caratterizzante.
Attraverso un pellegrinaggio attraverso i luoghi dove fare musica poteva coincidere con lavoro e vita, pertanto, il protagonista prova a costruirsi un futuro ed una notorietà componendo però "quello che piace agli altri".
Orchestre, ruolo d'accompagnamento prima e da primo strumento poi, componendo e rincorrendo un'esistenza fatta di sacrifici e di (innumerevoli e contemporanei) lavori per garantirsi la possibilità di galleggiare nel fiume degli eventi. Tutto qui, appunto.
Fiume degli eventi che lo conduce, piacevolmente ed inevitabilmente, ad intrattenere molti e multiformi rapporti con donne affascinate ed affascinanti.
Da ognuna di queste relazioni il protagonista finirà per portarsi dietro un bagaglio che contribuirà a riaccendere sempre più la passione sopita per la musica e per l'arte in generale: rimpianti e rimorsi per il primo amore, assenza di rapporto con un figlio avuto in età (più mentale che biologica) non pienamente consapevole, serenità e consapevolezza per un rapporto maturo poi bruscamente interrotto da un male troppo grande.
In mezzo a questo mare di eventi, compagni ed amici di una vita a condividere palco e passione con il protagonista principale dell'opera: sempre con l'amore per un linguaggio universale come quello musicale, sempre con la voglia di sconvolgere e sudare per un pubblico sempre diverso.
Fra musica ed amicizia, dunque, con la consapevolezza che la costruzione di solidi rapporti su cui radicare un'intera esistenza sia un fattore fondamentale per potersi definire davvero e veramente completi:
"[...] in quel momento Yisel mi raccontò di quando sua madre le aveva insegnato che l'amicizia è un insieme di punti magnetici sparsi per il mondo.
E che i punti sono sempre in contatto. Non c'è bisogno di telefono, nè dell'aereo.
La madre di Yisel diceva che si chiama amore. Amore per le persone che non dimentichi.
Non roba che va via lavandosi le mani. [...]"
Amicizia, amore sconfinato per le donne e venerazione incommensurabile per la musica: è questa forse la sintesi migliore possibile per personalità e passioni del musicista Vittorio Vicenti? A questi piani descrizione è necessario e letterario affiancare quanto sintetizzato dal poeta Giuseppe Carducci nella poesia "Davanti a San Guido", "dialogando" con i cipressi della propria infanzia:
"[...] Or non è più quel tempo e quell'età [...]"
Ossessione e timore per l'incedere inevitabile del tempo, dunque; terrore per le convenzioni e le convinzioni che lo scorrere dello stesso si porta dietro, da un corpo che non ti segue più come la testa vorrebbe ad una lenta ma inevitabile trasformazione nelle abitudini, nei ritmi, nella vita di ogni giorno.
E' anche questa una paura costante che il protagonista dell'opera si trascina dietro e dentro la propria anima, lentamente ma inevitabilmente; è questo il peso più grande della vita che può essere (almeno parzialmente) silenziato ed allontanato grazie alla musica?
Racchiudere il tempo in note, nascondere minuti e secondi dentro ad un giro armonico la cui serratura può essere aperta solo grazie ad una chiave di violino e/o ad un ritmo particolare: è anche questo il segreto che si nasconde dietro alla passione di Vittorio Vicenti per la musica?
Oltre domande rimangono, insoluti e/o forse anche insolubili, rapporti e relazioni nell'esistenza del protagonista: parenti stretti che ne accompagnano a distanza lo scorrere dei giorni, un parente e giovane amante della musica da istruire paternalmente e spingere verso la verità dell'arte più bella ed al tempo stesso più complessa del mondo, città e volti visti e mai dimenticati. Un primo amore e prime fugaci sensazioni mai scordate e poi, per rimpianto e/o per rimorso, senza consapevolezza cosciente, intimamente rivissute.
Nonostante tutto il tempo trascorso e tutti i lavori fatti per vivere, anche secoli luce lontani dalla passione principale, il protagonista riesce sempre a cavarsela. Fino alla fase "declinante" (o diversamente inclinata, a seconda dei punti di vista) della vita.
Sempre con la stessa chitarra fra le mani, stanche ma sempre protese a mitragliare componimenti e storia della musica.
Sono questi i contorni ed i confini di "Tretrecinque", primo romanzo composto dal cantautore (davvero ritiratosi definitivamente dalle scene musicali?) Ivano Fossati.
Bilanciando l'assenza quasi totale di dialoghi e discorsi diretti, lo scrittore prova ad instaurare uno stretto rapporto fra il lettore e la coscienza del protagonista. Sullo sfondo di questo perenne rapporto interiore, invece, una lunghissima serie di canzoni destinate a fare (e diventare) Storia.
Che sia l'inizio di un nuovo rapporto con una platea pressochè sterminata di fan, ammiratori ed interessati alla musica di uno dei più complessi ed affascinanti cantautori del panorama italiano?
A lettori (ed ascoltatori) le ardue sentenze.

Nessun commento:
Posta un commento