lunedì 27 aprile 2015

SCIENZA, FRA PERCORSI E TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE...

"[...] Siamo ossessionati da noi stessi. Studiamo la nostra storia, la nostra psicologia, la nostra filosofia, la nostra letteratura, i nostri dèi. Molto del nostro sapere è un rigirare dell'uomo intorno a se stesso, come fossimo noi la cosa più importante dell'Universo. [...]
Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta. Che fosse ferma al centro del mondo.
Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso.
Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali.
Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo. 
L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto.
L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti.
Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità. 
Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati.
Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo strutture profonde. [...]
Quello che sappiamo sulla grammatica elementare del mondo sta continuando a crescere. [...]
Nel mito famoso che Platone racconta nel Libro VII della Repubblica, gli uomini sono incatenati nel fondo di una caverna buia e vedono solo ombre, proiettate da un fuoco alle loro spalle sulla parete davanti a loro. Pensano che quella sia la realtà. Uno di loro si libera, esce e scopre la luce del Sole e il vasto mondo. All'inizio la luce lo stordisce, lo confonde: i suoi occhi non sono abituati.
Ma riesce a guardare e torna felice dai compagni per dire loro quello che ha visto.
I compagni stentano a credergli. Noi siamo tutti in fondo a una caverna, legati alla catena della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi, e i nostri deboli sensi ci mostrano ombre. 
Cercare di vedere più lontano spesso ci confonde: non siamo abituati. Ma ci proviamo.
La scienza è questo. Il pensiero scientifico esplora e ridisegna il mondo, ce ne offre immagini via via migliori: ci insegna a pensarlo in modo più efficace. 
La scienza è un'esplorazione continua di forme di pensiero. 
La sua forza è la capacità visionaria di far crollare idee preconcette, svelare territori nuovi del reale e costruire nuove e più efficaci immagini del mondo. 
Questa avventura poggia sull'intera conoscenza accumulata, ma la sua anima è il cambiamento.
Guardare più lontano. Il mondo sterminato è iridescente; vogliamo andarlo a vedere. 
Siamo immersi nel suo mistero e nella sua bellezza, e oltre la collina ci sono territori ancora inesplorati. L'incertezza in cui siamo immersi, la nostra precarietà, sospesa sull'abisso dell'immensità di ciò che non sappiamo, non rende la vita insensata: la rende preziosa. [...]
La scienza è leggere il mondo da un punto di vista via via più ampio. [...]"

Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare", C.Rovelli,
Cortina Editore

Fonte immagine: quinonprofit.it

venerdì 24 aprile 2015

FRA (R)ESISTENZA E LUCE...

"Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce.

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce."
(P.P.Pasolini, cit.)



giovedì 23 aprile 2015

FRA LEGGERE...E (PROLUNGABILI) TEMPI DI LETTURA

"[...] I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: 
sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. 
Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, 
censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori. [...]"
(C.Augias, att.)

mercoledì 22 aprile 2015

"HOMO FABER", FRA ESSERI UMANI E FUTURO

A quali traguardi è giunto l'essere umano grazie all'impiego di elementi quali cervello, creatività e curiosità? Quali strade avrebbe potuto percorrere in più, qualora avesse cercato di spingere i suoi limiti un po' oltre rispetto al livello (fino ad ora) raggiunto?
Quali potenzialità ha saputo sfruttare in termini evolutivi, raggiungendo opere e scopi di enorme rilevanza per il futuro della propria specie (ma non solo)?
Quali limiti hanno permesso invece all'essere umano di compiere veri e propri attentati alla propria astronave Terra, parimenti alle specie animali e vegetali che su essa dimorano?
La marcia evolutiva (ed eternamente in corso) attraverso quali passi ha reso e rende possibile la stesura di un 'bilancio' finalizzato al calcolare se l'essere umano sia o meno stato utile al pianeta Terra? Attraverso quali 'voci' è possibile attingere per (cercare di) ridefinire il percorso che ha portato l'umanità ad arrivare fino al punto odierno?
Gli spunti non possono mancare, per un'analisi corretta è necessario (cercare di) pesare ogni singolo elemento utile per la discussione. A questo proposito fornisce qualche spunto interessante il libro "Homo faber - Storia dell'uomo artefice alla preistoria alle biotecnologie", scritto a quattro mani da Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta e pubblicato da Baldini&Castoldi.
L'intento del libro appare chiaro e lucido sin dalla copertina:

"L'aspetto del fare è il più importante nella storia umana, essendo quello che nel tempo ha concretamente migliorato le condizioni di vita degli uomini, aiutandoli nella loro eterna lotta contro la fame, la fatica, le malattie e il dolore; perfino nel procrastinarne la morte!"

Definendo un percorso fatto di penalizzazioni evolutive fisiche rapportate inevitabilmente ad aggiuntive peculiarità mentali, per l'essere umano è stato oggettivamente possibile lasciare un impronta grande sul pianeta che lo ha visto (fino a quando?) attore fra i protagonisti.
Il punto più importante di tutta l'analisi svolta ha riguardato, non a caso, i puri aspetti del fare e del produrre qualcosa:

"[...] nel presente libro abbiamo [...] voluto porre l'attenzione sul momento del fare, cioè sull'attitudine dell'uomo a concepire e realizzare oggetti, oppure a escogitare tecniche e processi per adattare di volta in volta la materia agli scopi ritenuti utili o necessari.
E' la storia dell'uomo artefice - homo faber - che cerca di far fronte alla necessità, di superare ostacoli, di realizzare aspirazioni, di concretizzare i propri sogni. [...]"

L'idea di far parte della razza degli homo faber può aiutare a capire quali e quanti passi in avanti siano stati fatti in certi settori, proprio per rendere merito a quell'eterna lotta precedentemente definita. Le scelte e le ragioni che hanno da sempre caratterizzato questo viaggio dovrebbero essere assolutamente degne di attenzione, di controllo e di studio costante:

"[...] Siamo abituati a concepire la Storia come il susseguirsi sanguinoso di imperi e dinastie. 
Ma il cammino dell'uomo può essere studiato anche in ambiti specifici del suo impegno - nell'arte, nella filosofia, o nelle scienze. Questo libro propone una chiave [...] attraverso cui 'ricapitolare' la storia dell'umanità,: quella che vede l'essenza del nostro genere nell'essere artefice. 
Perché, a pensarci bene, dietro ogni passo dell'uomo c'è sempre un'invenzione o un manufatto che ha avuto nei secoli imprevedibili sviluppi. Dall'agricoltura è nata la produzione di tessuti. 
Metallurgia e alchimia sono gli antenati dell'odierna chimica. 
Non ci sarebbero state scoperte di nuovi mondi senza i progressi nella navigazione oceanica, e senza i primi aerei di legno non saremmo sbarcati sulla Luna. Dalla clava come arma siamo arrivati all'atomica, e dal libro stampato alla comunicazione multimediale. [...]"

Cosa ha significato, alla fine del percorso, cercare di ambire al titolo di 'artefice'?
A questa domanda cerca di rispondere, in maniera tanto complessa quanto importante, la stessa opera in questione:

"[...] Diventare artefice ha significato per la nostra specie cambiare le regole del 'grande gioco' della vita, non subire passivamente le circostanze, prendere in mano il proprio destino. [...]"

I campi attorno a cui si è cercato di analizzare la strada percorsa sono molti, parimenti alla complessità sia della società che del mondo contemporanei:

  • Strumenti decisivi per favorire la transizione da primate ad essere umano;
  • Soddisfazione delle prime necessità, promuovendo agricoltura e stanzialità rispetto al nomadismo iniziale;
  • Storia dell'abbigliamento e del lavoro, coerentemente con l'accrescersi delle complessità contemporanee;
  • Evoluzione a forze variabili, cercando di superare i propri limiti biologici;
  • (Cercare di) Dominare la materia, inseguendo un punto di equilibrio e conoscenza fra metallurgia, alchimia e scienza;
  • Adoperandosi per l'arte del movimento, fra terra e mare;
  • Evoluzione delle armi e degli strumenti di attacco/difesa, dalla clava alla bomba atomica;
  • Fra salute e longevità, cercando una 'ricetta' per vivere più a lungo;
  • Evoluzione delle sensibilità e dei sentimenti, cercando di dare un volto ai colori della vita;
  • Ambizioni forse impossibili da soddisfare, cercando di imitare gli uccelli in volo per sfuggire alle proprie naturali limitazioni;
  • Sfida all'evoluzione umana fra percezioni, illusioni ed (inevitabili?) inganni con cui convivere;
  • Discussioni e traguardi da raccogliere su pensiero umano, intelligenza ed informatica;
  • Connessione globale v/s comunicazione universale, inseguendo sviluppi e risolvendo contraddizioni;
  • Progettare la vita, nell'epoca di progresso e biotecnologie;
  • Immaginare l'uomo che verrà, fra futuro da sostenere e probabile trans-umanesimo da controllare attentamente. 
Sullo sfondo, evitando di prevedere un sempre tanto incerto quanto precario futuro, qualche consapevolezza di fondo riguardo all'importante ruolo assegnato/conquistato/rivestito dall'homo faber

"[...] Gli homo faber [...] hanno imparato a sfruttare con sempre maggiore consapevolezza le potenzialità di questo insieme di conoscenze, ideando, sviluppando e producendo in grande quantità attrezzi, macchine, materiali e metodiche, atti a perseguire i loro molteplici scopi, e a conoscere sempre meglio le leggi della natura. Abituati come siamo a fruire di tutto questo, forse non ci rendiamo conto di quanti e quali benefici comporta e di come ha migliorato la nostra vita [...]"

Anche sbagliando si è imparato, quindi. O almeno si spera. 


martedì 21 aprile 2015

A PROPOSITO DI STORIE DA (POTER/DOVER) CONOSCERE...


"[...] una storia che non conosci/ non è mai di seconda mano/ 
è come un viaggio improvvisato/ a chilometraggio illimitato./ 
Una storia in cui [...] ti specchi/ con i tuoi occhi da marziano/ 
e come una lanterna magica/ che non si ferma. [...]"

domenica 19 aprile 2015

AFFONDARE NEL CAVO DELLE ONDE, NEL SILENZIO QUOTIDIANO...

"Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte
che ci rovescia a sacco.

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura.

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l’odore che perdeste
l’uguaglianza che avete sottomesso.

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati.

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l’insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo.

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto 'non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno'.

In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terra-chiusa.
Li lasciamo annegare per negare."

(Fonte: Emigrazioni, Erri De Luca)




sabato 18 aprile 2015

CERCANDO UNA RIPRESA, FRA ECONOMIA E SOSTENIBILITA' AMBIENTALE...

"[...] L'economia mondiale sta lentamente uscendo dalla crisi finanziaria globale che ha avuto inizio più di cinque anni fa. Tuttavia, il recupero non è stato lo stesso per tutti. 
Gli Stati Uniti sono tornati a un ritmo di crescita sostenuto, l'economia giapponese si sta riprendendo, ma l'economia europea rimane alquanto fragile. 
L'Italia è stata invischiata in una crescita lenta seguita dalla recessione per un tempo più lungo di molti altri Paesi europei. Mentre ci occupiamo di problemi immediati come l'elevata disoccupazione, ridotti gettiti fiscali e grandi debiti pubblici, dobbiamo guardare al futuro ed elaborare nuovi modi per garantire che la crescita e il progresso siano assicurati negli anni a venire. 
Proiezioni a lungo termine suggeriscono che senza cambiamenti di politica, i modelli di sviluppo e la crescita business as usual saranno insostenibili. Essi potrebbero determinare un'accresciuta scarsità d'acqua, carenza di risorse, inquinamento dell'aria e dell'acqua, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità che sarebbero irreversibili e [...] imporrebbero costi umani e impedimenti allo sviluppo economico futuro. Cambiare il nostro modello di sviluppo e renderlo più green e più inclusivo è l'unica strategia credibile che abbiamo. 
Se vogliamo continuare a fare progressi importanti nel livello di vita, dobbiamo trovare nuovi modi di produrre e consumare. Abbiamo anche bisogno di ridefinire ciò che intendiamo per progresso e come lo vogliamo misurare. [...]  le strategie di green growth possono restituire opportunità di crescita economica e di maggiore benessere per tutti attraverso una serie di canali: contribuendo al consolidamento fiscale, aumentando la produttività attraverso una maggiore efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse naturali, mediante l'apertura di nuovi mercati per le tecnologie, i beni e i servizi green, e con la creazione di nuove opportunità di lavoro. 
Allo stesso tempo, la transizione verso un modello di crescita green può aiutare a garantire che la crescita futura sia al riparo dai [...] colli i bottiglia della scarsità delle risorse e dai rischi sistemici derivanti dalle pressioni sull'ambiente, che altrimenti potrebbero compromettere l'attività economica e il benessere umano. Le politiche di green growth comprendono tutte le politiche che favoriscono la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio con un uso efficiente delle risorse; che consentono di migliorare la gestione del capitale naturale; che aumentano la qualità ambientale della vita; e che creano opportunità economiche connesse con i cambiamenti nel consumo e nella produzione. Queste politiche sono interdipendenti e come tali non possono essere valutate in modo isolato. I responsabili politici dovrebbero [...] concentrarsi sulle sinergie e i legami tra le politiche ambientali, sociali ed economiche al fine di mettere in campo una strategia di sviluppo coerente. 
I Governi devono integrare gli obiettivi della green growth  nella politica economica generale e nella pianificazione dello sviluppo. La capacità istituzionale e di Governo di attuare riforme politiche di ampio respiro è una condizione essenziale per dar corso ad una green growth. [...]"
Fonte: Presentazione - S.Upton, Direttore Dipartimento Ambiente - OECD
Green Economy - Rapporto 2013, E.Ronchi, R.Morabito, T.Federico, G.Barberio - Edizioni Ambiente

Fonte immagine: www.ambienteambienti.com

venerdì 17 aprile 2015

FRA MONDO, MAFALDA E DESTINAZIONI POSSIBILI...

"[...] Dove si va?/ Come si fa/ a stringere la vita/ 
Intanto fuori scoppia la notte./ 
Dove si va/ Come si fa/ 
se vivere da queste parti/ è come tirare a sorte./ 
Sai, il tempo è scivolato via/ ma non è stato tutto inutile./
Io, saprò vederti crescere [...]"
(Dove si va, Nomadi)


mercoledì 15 aprile 2015

"LA RAGIONE PER CUI CORRO", QUANDO CORSA SIGNIFICA SOPRAVVIVENZA...

In alcune zone del mondo (anche impensabili e) molto più diffuse ed estese di quanto sembri, sono tantissimi i bambini costretti ad interpretare vite le cui dimensioni sono per loro esasperate ed inadatte. Citando una tanto celebre quanto stupenda canzone, infatti, è possibile ritrovare le sorti di tanti futuri uomini e future donne di tutto il mondo:

"[...] Bambino/ armato e disarmato in una foto/ senza felicità/ sfogliato e impaginato in questa vita sola/ che non ti guarirà [...] un'altra guerra mi cullerà. [...] Ragazzini corrono sui muri neri di città [...] sanno vendere il silenzio e il male [...] Vendono polvere bianca ai nostri anni/ e alla pietà. [...] Bambino [...] lo sai che ogni tua lacrima futura ha un prezzo [...] Bambino [...] sfogliato e impaginato in questa vita sola/ che ti sorriderà [...]"

Fra questi bambini, aventi vite strappate ad una normalità che rimarrà forse sempre sconosciuta, ce ne sono stati e ce ne saranno molti in qualsiasi momento storico e sociale.
Servirebbe interessarsi ad ognuno di loro, adoperarsi per migliorare concretamente certe dinamiche di vita. Si dovrebbe lottare per concedere loro maggiori sorrisi e soddisfazioni nella 'vita sola' che hanno da vivere. Vivere per non sopravvivere, dunque. Condizionali d'obbligo, visto l'attuale status quo perdurante in tutto il mondo. Storie di vite strappate, racconti di esistenze svuotate di essenziali 'dosi' di normalità e moralità. Quanti casi simili potrebbero esistere ed esistono tutt'ora, in tutto il mondo?
La necessità di porsi questa domanda è un obiettivo che potrebbe condurre ad un'approfondita analisi dei fenomeni che nel mondo intero hanno condotto a questa realtà.
Quale potere può avere, in questo senso, la narrativa contemporanea?
Quali armi può avere nelle sue mani un libro capace di raccontare e/o far immedesimare il lettore nella complessità (e nella quotidianità) di certe realtà?
Uno spaccato di queste possibili situazioni è riportato nel libro "La ragione per cui corro", scritto da James A.Levine e pubblicato da Piemme Edizioni. La ragione costituente di questo testo richiama la storia di un ragazzo costretto a vendere quella 'polvere bianca' ai 'nostri anni e alla pietà', assieme al suo tentativo di cercare di scappare ad una certa prospettiva di vita alienante, desolante e straniante.
La storia di un corriere della droga chiamato Bingo. Una storia con poch(issim)e regole da rispettare ma con molt(issim)i obblighi stringenti:

"[...] Ogni giorno lo comincio come ho finito il precedente: solo io, Bingo.
Non mi porto dietro niente da ieri. Il passato ti appesantisce: troppo passato e non vai più avanti. 
Io sono Bingo. Sono uno che corre. Sono il più grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo. [...]"

Questa prospettiva di vita rende inevitabile il maturarsi di un desiderio di fuga, l'ardente realizzarsi di una prospettiva di riscatto. Per cercare una via di fuga e/o di uscita, se si è corrieri, non resta che una sola ricetta da seguire: correre, appunto.

"[...] Quando il mondo intorno a te sta crollano, e tu sei solo un ragazzino senza santi in paradiso, non ti resta che correre. E Bingo corre. Corre per le strade devastate [...] di Nairobi, corre per luoghi dove la speranza è stata dimenticata e il futuro è un buco nero. 
Corre trasportando piccole buste contenenti la cosa più preziosa che c'è, la polvere bianca che luccica più dell'oro. L'eroina. Quella per cui a Nairobi non si esita a uccidere, ma grazie alla quale Bingo e gli altri come lui - ragazzi che non hanno niente e nessuno al mondo - riescono, in qualche modo, a sopravvivere. Perché Bingo - un orfano di quindici anni, che per  un disturbo della crescita ha ancora le fattezze dolci di un bambino - ha imparato presto il compromesso. 
Eppure sarà proprio lui a raccontarci che a volte, anche quando intorno c'è l'inferno, la bellezza si può trovare nelle piccole cose. [...]"

Quali saranno queste piccole cose? Quali potrebbero essere quelle scelte che potrebbero forse consentire a Bingo una fuga od un allontanamento da questa realtà fatta di quotidiane corse per una complicata sopravvivenza? A proposito di lacrime future con un prezzo da versare, appunto.
In ciascuna pagina sarà possibile trovare una qualche possibile forma di (desiderata e/o desiderabile) fuga.



domenica 12 aprile 2015

"ENERGIA PER L'ITALIA", CERCANDO INFORMAZIONI E DOMANDE SU TEMATICHE COMPLESSE

Definire quanto la questione energetica sia importante e fondamentale, specialmente in tempi di crisi, non è certo argomento da poco. Dal soddisfacimento o meno della domanda energetica derivano una lung(hissim)a serie di problemi, complicanze ed opportunità da poter sfruttare per l'umanità intera; l'energia può definirsi quindi come fattore di freno o sviluppo della società intera, a seconda che sia possibile o meno sfruttarne al meglio risorse e potenzialità.
La necessità di adoperarsi per inquadrare il 'da farsi' è un'attività da compiersi con estrema attenzione, andando ad individuare quali siano le complicanze ed i problemi che possono derivare dall'impiego o meno di una determinata fonte energetica: su questo piano, pertanto, si conferma importante una volta di più il piano costituito da ricerca scientifica ed avanzamento tecnologico.
Parimenti a questa dimensione, emerge come (soltanto teoricamente?) spontaneo il principio secondo il quale informare e sensibilizzare la cittadinanza riguardo a limiti ed opportunità in campo energetico sia fondamentale: quanto di questa attività è stato svolto con consapevolezza e competenza, nei decenni passati? E' stato sbagliato qualcosa di grande, magari anche in profondità?
La tematica dell'energia è, alla luce di tutti questi motivi, un argomento da trattare in maniera tanto delicata quanto incisiva e seria. L'azione prima da compiere per (cercare di) capirne di più è, da questo punto di vista, informarsi e leggere qualcosa che sappia spiegare e/o fare luce su una realtà tanto complessa ed articolata. Cercare di saperne di più, salvo poter poi maturare una consapevolezza finale simile a quella attribuita al fisico R.Feynman:

"[...] È importante tener presente che nella fisica odierna, noi non abbiano cognizione di ciò che l'energia è. Non abbiamo un modello che esprima l'energia come somma di termini definiti. [...]"

Nonostante questo, deve essere comunque fondamentale cercare di saperne di più in maniera strutturale ed essenziale. E' attività utile per l'intera umanità, non costituisce vantaggio solo per pochi fortunati ed 'addetti' ai lavori.
Per quanto concerne la realtà energetica applicata allo Stato italiano, è possibile trovarsi di fronte alla ferma necessità di dover intraprendere un'analisi molto approfondita relativamente a bisogni ed occasioni da (poter) sfruttare per l'intero popolo. Come informarsi e poterne sapere qualcosa di più?
Il primo passo dovrebbe essere, a tal proposito, quello di informarsi seguendo le coordinate di esperti del settore che sappiano concretamente divulgare informazioni su un argomento tanto complesso ed intricato. Il secondo passo, non certo meno importante, riguarda la necessità di accrescere nozioni ed informazioni per padroneggiare un argomento non facile ed immediato da comprendere.
Inutile precisare quanto la seconda attività sia enormemente legata e vincolata alla prima.
Per (contribuire a) superare questi scogli, pertanto, è opportuno provare a farsi una cultura nel merito; a questo proposito è possibile leggere l'opera "Energia per l'Italia", curato da Giovanni Caprara ed edito da Saggi-Bompiani Editore.
Il presente libro è un testo che, sfruttando opinioni e contributi di esperti nel settore, cerca di fare luce su un argomento difficoltoso anche per le stesse persone che devono deciderne le sorti.
La necessità di approfondire questa tematica, nonostante tutte le complessità possibili, è chiara anche allo stesso curatore della presente opera:

"[...] Se il futuro è legato alle energie rinnovabili, è in questa direzione che deve puntare la ricerca. 
Purtroppo quello che manca è un Piano di ricerca nazionale, mentre i quattro decenni trascorsi hanno messo in evidenza una carenza fondamentale del nostro Paese: un distacco abissale fra le tecnologie energetiche da installare nei territori e la popolazione che le deve accettare.
Questa situazione ha riguardato ogni tipo di impianti e qualsiasi tipo di intervento [...]
Si tratta del famoso 'effetto NIMBY', acronimo inglese di 'Not In My Back Yard', letteralmente 'non nel mio cortile', che indica un atteggiamento di protesta e di rifiuto contro le opere di interesse pubblico che si teme abbiano un impatto negativo sull'ambiente. 
Ma per evitare o ridimensionare simili rischi che impediscono la realizzazione di ogni tipo di opera, l'unica terapia possibile è l'informazione adeguata costante e approfondita. 
La paura dei cittadini può essere trasformata in coscienza civica capace di accettare gli interventi soltanto avviando un rapporto diretto con la popolazione fondato sulla correttezza dei problemi e delle soluzioni adottate per il benessere comune della Nazione. 
Solo la conoscenza può abbattere il muro NIMBY. [...]"

Abbattere il 'muro NIMBY' e promuovere operazioni di sensibilizzazione e di trasparenza sono due possibili ricette per (cercare di) colmare il gap tecnico e di consapevolezza che le popolazioni hanno nei confronti di un argomento intricato come quello energetico.
I contenuti attraverso cui cerca di muoversi e far luce la presente opera sono pesanti e fondamentali, sotto una lunghissima serie di punti di vista e tematiche:

  • Energia, fra Italia ed Europa;
  • Organizzazione del mondo energetico;
  • Attori e protagonisti in consumo e domanda energetica;
  • Protagonisti verso la produzione di energia - fonti fossili: gas, shale gas, petrolio;
  • Protagonisti verso la produzione di energia - fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse, geotermia, idroelettrico, cogenerazione, idrogeno;
  • Modalità di fruizione e di distribuzione dell'energia: energia elettrica, gas naturale, olio, raffinazione e rete dei carburanti;
  • Efficienza, risparmio e fabbisogno energetico rapportati ai cambiamenti climatici;
  • Discussioni attorno alla tematica nucleare, sia nel contesto tecnico che strettamente italiano;
  • Modalità di composizione e definizione del prezzo energetico;
  • Approfondimenti su eventuali legami esistenti fra energia, tecnologie e sostenibilità;
  • Ricerca in campo energetico e sostanziale;
  • Nuove regole e nuove tecnologie impiegabili in campo sia energetico che ambientale.
Approfondire per saperne di più, nella speranza di poter comprendere maggiori informazioni riguardo ad una tematica tremendamente complessa ed importante per le sorti dell'umanità e del pianeta Terra.


venerdì 10 aprile 2015

FRA SOLITUDINE ED INTROVERSIONE, NELL'ATTESA DI UN PUNTO DI (PRECARIO) EQUILIBRIO...

"[...] In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. 
Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. 
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili. [...]"
(A.Einstein, att.)


mercoledì 8 aprile 2015

FRA BUONE IDEE E CRISI AMBIENTALE...

"[...] C'è una parte di mondo, piccola, che ha capito benissimo la portata della crisi ambientale, energetica e delle risorse che stiamo vivendo, e l'ha messa in connessione con la crisi economica, che ne è conseguenza. Al contrario, una larga parte di mondo pensa che vi sia solo una vasta crisi economico-finanziaria, disgiunta dalla crisi ambientale, che anzi [...] diviene sempre più secondaria, trascurabile, marginale rispetto all'urgenza delle prescrizioni monetarie. 
Se i danni climatici, la tossicità degli inquinamenti, la perdita di biodiversità, l'esaurimento di materie prime, non dipendessero da meccanismi fisici ma fossero solo questioni culturali, basterebbe aspettare: prima o poi le idee nuove si diffondono e prendono piede, sostituendo quelle vecchie, e così quella piccola parte di mondo diventerebbe predominante e risolverebbe via via i problemi. 
Ma poiché le leggi fisiche che governano il mondo reale non aspettano che la cultura dell'umanità faccia i suoi lenti progressi, ma procedono sempre più rapide e inesorabili verso il deterioramento del nostro benessere ambientale e sanitario, il fattore tempo diviene strategico. 
Abbiamo assoluto bisogno che le buone idee di quella parte di mondo sostituiscano rapidamente quelle vecchie e inadatte di quell'altra maggior parte, perché - come di fronte alla prospettiva di un grave malanno - la prevenzione ha senso solo se viene fatta precocemente. [...]"

Fonte: Prefazione - "Il Patto dei Sindaci - Le città come protagoniste della Green Economy", A.Lumicisi, L.Mercalli, G.Silvestrini, Edizioni Ambiente

Fonte immagine: meteoweb.eu

venerdì 3 aprile 2015

CONSIDERAZIONI SUL LABIRINTO DELLA CRISI, FRA GRECIA ED EUROPA... #RISCHIOALTO

"[...] Ricapitolando: salvataggio delle banche francesi e tedesche senza alcun taglio del debito, quindi costo dell'aggiustamento tutto sul debitore [...], trasferimento del credito dalle banche private alla collettività europea [...], misure di austerità così gravose da far precipitare il prodotto interno lordo greco e da aumentare il peso del debito. 
E infatti oggi il prodotto interno lordo greco è inferiore del 26% ai dati pre-crisi, e il debito è aumentato di circa 30 punti percentuali e ha superato il 180% del PIL [...]
Si tratta di un debito semplicemente non ripagabile, nonostante un primo abbuono parziale già concesso nel 2012 [...]. Il nuovo Governo greco guidato da Syriza [...] ora chiede di dare un taglio a queste politiche distruttive: vuole rinegoziare il debito, mettere un freno alla politica di austerity e al piano di privatizzazioni [...] portato avanti dai Governi precedenti su ordine delle istituzioni europee [...], e aumentare i salari che dopo gli ultimi tagli erano precipitati a livelli da fame [...]
Anche se [...] non risolverebbe il problema della competitività dei prodotti greci all'interno dell'Eurozona. Anche il 19 febbraio sembrava che il negoziato con le Istituzioni europee si fosse interrotto a causa dell'oltranzismo del Governo tedesco [...], giunto a rigettare anche la richiesta greca di proroga per altri 6 mesi dei finanziamenti internazionali alla Grecia in scadenza il 28 febbraio. Sostanzialmente [...] non accettava che l'attuale Governo greco intendesse ridimensionare gli impegni presi dai predecessori. 
Intuizione più che ragionevole, visti i risultati delle politiche sin qui seguite in termini di immiserimento del Paese e anche della stessa capacità i ripagare il debito. 
Le conseguenze di una rottura sarebbero state la riduzione e poi il blocco del rifinanziamento di emergenza delle banche greche da parte della BCE e in tempi brevi il default della Grecia e la sua uscita dall'Eurozona. 
L'accordo siglato il 20 febbraio tra la Grecia e l'Eurogruppo allontana questa eventualità e dà fiato alla Grecia per 4 mesi, ma a un prezzo politicamente molto elevato. 
In primo luogo, la presentazione di un programma che, essendo soggetto all'approvazione degli altri Paesi Europei, non potrà discostarsi troppo dal programma di austerity del precedente Governo di Samaras; soltanto in presenza dell'approvazione europea saranno [...] sbloccati anche i Fondi teoricamente posti a disposizione dell'accordo raggiunto. 
In secondo luogo, ribadendo l'impegno delle autorità a onorare il debito e a rispettare tutte le relative scadenze [...] L'accordo non risolve nessuno dei problemi sul tappeto, a cominciare dall'oggettiva impagabilità del debito greco. 
Si compra tempo, ma in assenza di una strategia la cosa può risultare addirittura controproducente. 
La sgradevole impressione che questo accordo lascia è che il Governo greco abbia per ora dovuto piegare la testa rispetto ai diktat tedeschi. 
E a noi non resta che augurargli di non farsi intrappolare nel labirinto del Minotauro europeo. 
Una cosa è certa: la gestione di quest'area valutaria è stata e resta fallimentare, e le sue contraddizioni interne anziché risolversi si accentuano. 
Questo dicono i fatti. Che notoriamente hanno la testa dura. [...]"
(Fonte: La Grecia contro il Minotauro europeo, V.Giacché, Linus - marzo 2015)

Fonte immagine: controlacrisi.org

mercoledì 1 aprile 2015

"MEGLIO SE TACI": CENSURE, IPOCRISIE E BUGIE SULLA (PRESUNTA) LIBERTA' DI PAROLA IN ITALIA...

I controsensi e le incoerenze in materia di web sono tanto palesi quanto destabilizzanti, soprattutto in un momento storico nel quale la società liquida sembra essere in esponenziale crescita.
Le potenzialità di quanto è multimediale non sono forse state ancora colte e/o valutate a dovere, in un'Italia che sembra vedere digitalizzazione ed avanzamento tecnologico come non prioritari rispetto ad altri settori. Nonostante questa arretratezza di fondo resta, comunque, la necessità di studiare ed inquadrare un fenomeno nel quale qualcuno già cerca di muoversi (in?)disturbato.
E' attorno al concetto di web e multimedialità che cerca di districarsi il libro "Meglio se taci", scritto da Alessandro Gilioli e Guido Scorza e pubblicato da Baldini&Castoldi Editore.
La complessità della situazione italiana è chiara sin dalle prime righe:

"[...] Siamo un Paese in cui per aprire un blog bisogna obbedire a una legge del 1948, altrimenti si rischia un processo penale; siamo un Paese in cui non puoi fare il giornalista se non hai la tessera dell'Ordine, ma per avere la tessera devi fare il giornalista. 
Siamo un Paese in cui un'autorità amministrativa può chiudere un sito web senza nemmeno passare da un giudice. Siamo un Paese insomma nel quale tutto sembra suggerire che 'è meglio se taci'. 
Lo scrivere, diffondere e fare informazione è disincentivato dalla paura dei processi, dalla minaccia i risarcimenti milionari, dalla confusione delle norme e dalla burocrazia. [...]"

La necessità di strutturare un'informazione in forma liquida è un'attività che va condotta dentro pericolanti canali, attraverso strade precarie che sembrano con ogni mezzo possibile scoraggiare la ricerca di forme di trasparenza ed equilibrio. Possono essere anche forme simili di perbenismo ipocritico a destrutturare la percezione collettiva di sistema trasparente o quantomeno da migliorare?
Non si avvertono su questo tema punti forti per una lung(hissim)a serie di difetti e complessità rimaste quasi del tutto irrisolte:

"[...] Big di internet e censura preventiva, privacy e tribunali, un'inchiesta che spiega perché l'Italia è 49esima nella classifica mondiale sulla libertà d'espressione. [...]"

Emerge pertanto come spontanea la necessità di ragionare attorno ai limiti di un Paese che vede nella multimedialità e nel virtuale una minaccia da estirpare il prima possibile.
E' su questo fronte che risulta necessario adoperarsi concretamente per incidere veramente nella carne viva del dibattito, sperando che sia veramente possibile migliorare veramente qualcosa:

"[...] [questo libro] è invece un'inchiesta basata su casi molto concreti e su vicende realmente avvenute, talvolta anche minori, che tuttavia ci mostrano come la rete non sia il paradiso della libertà in terra anche per motivi molto più pratici e quotidiani di quelli su cui si anima la controversia teoretica. Ragioni connesse [...] con la pulsione quasi naturale di ogni establishment (politico e economico) a conservare e ad estendere se stesso, a impedire ciò che viene visto come potenziale diminuzione del proprio potere o [...] rischiosa entropia. 
Insomma, attorno alla rete - nel mondo, in Europa, in Italia - ci sono talvolta sciocchi poteri e talvolta raffinati che non si fanno troppe domande sulle contraddizioni della rivoluzione digitale, ma che semplicemente temono ciò che non avvertono come un loro dominio. [...]"

Le reazioni da intraprendere dinanzi a questi fenomeni vanno nella direzione di (far) cercare una fuga degli utenti da una realtà liquida e perennemente in ebollizione come quella multimediale.
Quali sono gli strumenti e le parole chiave per (cercare di) scoraggiare qualsivoglia tentativo di comprensione e codificazione del mondo mediante lente multimediale?

"[...] in modo spesso silenzioso l'effetto che ne deriva è quello del 'meglio se taci'; o, magari, 'meglio se non leggi e se non guardi'; o ancora 'meglio se conosci meno cose', 'meglio se conosci solo quelle che vogliamo noi', 'meglio se possiamo incanalare ciò che leggi e filtrare ciò che scrivi'. [...]"

Attraverso quali gesti e potenzialità potrebbe essere possibile (nonché necessario) muoversi, al fine di rendere web e multimedialità un'opportunità da raccogliere e non una sfida da cui sia essenziale mantenere un(a qualche forma di) distacco?

"[...] La rivoluzione digitale e telematica, negli ultimi quindici anni, ha modificato l'ecosistema mediatico e le dinamiche dell'informazione più di ogni altro mercato e settore.
Eppure, in Italia, i regolatori hanno preferito far finta di non accorgersene, mantenendo in vita in modo artificiale un sistema di norme anacronistico, in buona parte pensato e scritto [...] nel 1948, dai padri Costituenti, quando ancora la stampa di Gutenberg, l'inchiostro e le rotative rappresentavano la più evoluta frontiera dell'informazione [...].
E' urgente quindi riscrivere le regole della comunicazione, stabilire un principio semplice e senza eccezioni in forza del quale chiunque può esercitare davvero la propria libertà di informazione, con ogni mezzo e senza bisogno di nessun genere di autorizzazione o altro adempimento burocratico salvo [...] rispondere di ogni eventuale abuso di tale libertà. [...]"

Informarsi per (cercare di) migliorarsi, dunque.
Come cittadini prima che come Stato, in qualsivoglia termine si voglia intendere e strutturare le questioni di web, equilibrismi democratici e multimedialità.



martedì 31 marzo 2015

ASCOLTANDO I TEMPI MODERNI, FRA FRETTA E COSTANTE (FUGA DAL) VUOTO...

Fonte video: youtube.com

"[...] Tempo non c'è tempo/ sempre più in affanno/ 
inseguo il nostro tempo/ vuoto di senso/ senso di vuoto. [...] 
tante persone/ un mare di gente nel vuoto. [...] 
Danni fisici/ psicologici/ collera e paura stress/ 
sindrome da traffico/ ansia/ stati emotivi/ 
primordiali malesseri/ pericoli imminenti/ 
e ignoti disturbi sul sesso./ 
Venti di profezia/ parlano di nuovi dei 
che avanzano [...]"

venerdì 27 marzo 2015

NAVIGANDO (IN)CONSAPEVOLMENTE, NELLA RETE...

"[...] La rete è libera. Libera per natura, per definizione, si pensa spesso. 
Perché chiunque può aprire un blog o postare quello che preferisce sui social network.
Chiunque può leggere online le opinioni più diverse, comprese quelle strampalate, eccentriche, assurde, complottiste, perfino razziste e violente. 
Chiunque può caricare o scaricare un video a piacimento [...]; c'è tutto, in Internet [...].
E così via. La rete è libera e anche grazie alla rete negli ultimi dieci anni è successo un po' di tutto, nel panorama politico mondiale: sono scoppiate rivoluzioni dal Nord Africa all'Asia centrale; negli Stati Uniti un candidato nero e outsider è arrivato alla Casa Bianca contro ogni previsione; in Italia un movimento nato attorno a un blog [...] ha conquistato quasi un terzo dei voti alle elezioni parlamentari. Eccetera: perché - si dice - la rete è completamente libera, disintermediante, orizzontale, plurale e conversativa. 
Però, però. Però sarebbe un po' ingenuo pensare che questa libertà digitale sia senza zone d'ombra e senza rischi di inganno. Perché così non è; nessuna medaglia è priva dell'altra faccia e nessuna conquista è tale per sempre. Per tanti motivi, alcuni dei quali sono stati messi in luce nel dibattito mondiale tuttora in corso tra studiosi, sociologi, filosofi. 
[...] ha fatto molto discutere il fatto che la rete talvolta diventi strumento anche di spionaggio governativo sui cittadini [...] e possa talvolta trasformarsi in un'arma che agevola la repressione dei regimi dittatoriali [...]; o possa ridurre la persona a un oggetto, a un 'gadget' [...]; o tenda in alcuni casi a banalizzare le relazioni affettive portandoci a nuove forme di solitudine [...].
E, ancora, si sa che la rete può diventare strumento di dumping salariale, precarizzazione e sfruttamento cognitivo. [...] Altri studiosi [...] sostengono addirittura che lo sviluppo tecnologico porterà a un positivo e radicale mutamento della stessa natura umana: sono i cosiddetti 'transumanistiì o teorici della 'singolarità' [...]
Tutto questo [...] è oggetto di stimolanti discussioni intellettuali, utili in ogni caso a dotarsi degli strumenti per metabolizzare in maniera critica, quindi non passiva, la rivoluzione digitale. [...]
attorno alla rete - nel mondo, in Europa, in Italia - ci sono poteri talvolta sciocchi e talvolta raffinati che non si fanno troppe domande sulle contraddizioni della rivoluzione digitale, ma che semplicemente temono ciò che non avvertono come un loro dominio. 
E allora, in modo spesso silenzioso, l'effetto che ne deriva è quello del 'meglio se taci'; o, magari, 'meglio se non leggi e se non guardi'; o ancora 'meglio se conosci meno cose', 'meglio se conosci solo quelle che vogliamo noi', 'meglio se possiamo incanalare ciò che leggi e filtrare ciò che scrivi'. [...]"

Fonte: Perché 'è meglio se taci', Meglio se taci, A.Gilioli - G.Scorza, Baldini&Castoldi Editore


Fonte immagine: 
www.hubstrat.it

martedì 24 marzo 2015

LEGGENDO "LA REPUBBLICA DEL SELFIE"...RITRATTO DI UN'ANOMALA STORIA ITALIANA

Quali possono essere i limiti di un agire politico in un contesto come italiano, sferzato da una crisi economico-sociale senza precedente alcuno? E' possibile davvero promettere qualcosa di importante, nonostante ristrettezze e disparità siano sempre più evidenti e pesanti?
Per mantenere alte le percentuali di consenso fino a che punto deve essere opportuno promettere, inseguendo quindi quel 'margine' democratico che dovrebbe consentire alle popolazioni di maturare un giudizio sereno ed informato su coloro che governano?
Quali potrebbero diventare le opinioni, qualora venissero alterate e/o gonfiate le azioni realizzate? La prima (in)evitabile risposta a questa domanda rischia di andare nella direzione di mantenere il più possibile elevate le percentuali di gradimento. Poco sembra importare poi di quanto piccoli e denigrati possano diventare sul lungo termine i margini di credibilità ed autorevolezza; nulla di più vicino e svilente per una politica che dovrebbe invece (cercare di) guardare al come progettare per proiettare un Paese verso il domani. Da questo punto di vista rischia di emergere, quindi, una potenzialmente pericolosa ambivalenza nei confronti di numerosi provvedimenti assunti: quel che si è fatto contro quel che si crede si sia fatto. A quali punti di cortocircuito può potenzialmente condurre questo modo di operare ed agire politico?
L'inno allo slogan ed alla banalizzazione continua dell'esistente è un'attività molto pericolosa e pericolante, specialmente per il futuro che si deve costruire. Sotto questo aspetto, pertanto, risulta importante insistere per cercare di definire a chi possano essere attribuite le colpe primarie per questo modo di agire e di comportarsi. A questo contesto e molte altre domande cerca di rispondere "La Repubblica del Selfie", libro scritto dal giornalista Marco Damilano e pubblicato da Rizzoli Editore. Le ragioni di questa anomalia italiana sono da ricercarsi attraverso una sterminata serie di colpe e colpevoli. Senza trascurare, ovviamente, quelle consapevolezze che hanno causato lo status quo attualmente in voga:

"[...] La scalata all'Italia di Matteo Renzi è stata raccontata dal suo protagonista come una guerra-lampo dalle cadenze napoleoniche, un cambiamento di stagione epocale, contro nemici di ogni tipo. In realtà è stata una resa senza condizioni Senza opporre resistenza, partiti, industriali, intellettuali si sono consegnati al giovane conquistatore: una bandiera bianca collettiva, la dissoluzione della rete di alleanze ed equilibri su cui si reggeva la Repubblica Italiana. 
Quella Repubblica nata settant'anni fa con i ragazzi scesi dalle montagne per sedersi al tavolo della Costituente. Erano i padri della democrazia, i buoni maestri che tenevano insieme cattolici e comunisti, radicali e liberali, e intanto costruivano autostrade e conficcavano milioni di antenne sui tetti delle loro case. Ma poi i padri invecchiarono e arrivarono i figli, la meglio gioventù della tv a colori e dell'aria di piombo. Una menzogna. [...]"

Il peso ed il calibro delle menzogne cumulatesi hanno prodotto quel che tutti abbiamo (purtroppo) sotto agli occhi: una terra sfibrata, un Paese distrutto, depauperato da una classe dirigente avente una fortissima carenza di credibilità. Quale futuro può avere un'Italia che parta già con questa enorme mole di problemi irrisolti e/o irrisolvibili?

"[...] Un vuoto durato quarant'anni. In quel vuoto è nata e cresciuta la nuova razza padrona, che ha il volto di Matteo Renzi e si presenta senza passato, avida di presente, proiettata al futuro. 
Detesta il fardello della memoria, rifiuta la responsabilità dei decenni precedenti: noi non c'eravamo, ripete. Invece va inserita in una storia. 
In quella che arriva da lontano, nel lunghissimo processo che attraversa gli ultimi anni Settanta, gli Ottanta e Novanta fino a Tangentopoli. E in quella più recente, il crack di una classe dirigente provocato dalla crisi economica e da un divorzio irreparabile tra cittadini e politica. 
'Una lunga caduta, come nei sogni. Il risveglio tocca ai figli. Nel vuoto si sono mossi, in mezzo al vuoto hanno conquistato il potere, puntando sul vuoto rischiano di perdere. 
O di invecchiare precocemente. [...]"

Dovrebbe quindi essere necessario intraprendere con occhio severamente critico un esame molto attento, nei confronti di tutto quel che è stato compiuto per portare un Paese come l'Italia sull'orlo del dissesto socio-economico-finanziario-ambientale- [...].
Chi ha generato quello stesso vuoto pneumatico, dal quale sono emersi (o finiranno per emergere ulteriormente) i leader che andranno a gestire nel futuro prossimo il futuro italiano?
E' da questa domanda che sarà fondamentale muoversi per promuovere un'indagine approfondita che sappia essere il più attenta e consapevole possibile. Senza dimenticare quali siano realtà e consapevolezze di un popolo stremato:

"[...] Quella di Renzi è una generazione di mezzo, nata tra la fine di un secolo e l'inizio di un altro. Cresciuta tra riflussi, paligenesi annunciate, rivoluzioni soltanto giudiziarie, grandi riforme rimaste nei cassetti, nuovi miracoli mai avverati [...]. E' questo il patrimonio che ha ricevuto dagli ultimi quarant'anni di storia italiana. Il Vuoto. Il vuoto della politica e il pieno apparente di chi si è candidato a sostituirla. Le lobby e le criminalità [...], le incrostazioni amministrative, [...]le dazioni ambientali, il sistema della corruzione, le massonerie. [...] Il vuoto della politica [...] progressivamente ha invaso tutto, è diventato vuoto di rappresentanza, di produzione, di cultura. Quarant'anni fa ad essere delegittimati erano solo i democristiani, i capi del Partito-Chiesa e del Partito-Stato, poi tutti i politici, infine i capitani d'impresa, registi e scrittori, cantautori e direttori di giornale, alti burocrati e uomini di Chiesa, i grandi capi della Sinistra e della destra. 
Sono tutti diventati immagini di un potere che non c'è più. Maschere funebri. 
Il vuoto si è aggrumato. Si è fatto un vuoto denso. Un vuoto pieno.
Una lunga caduta, come nei sogni. Il risveglio tocca ai figli. [...]
Sono i figli di una Repubblica che non può morire. 
L'eredità è una rinascita. Hanno predicato e praticato la Rottamazione. 
E invece serve la Ri-generazione. Non di uno solo. [...]"

La missione più importante dovrà quindi essere quella votata al riempimento del vuoto creatosi, pena la possibile ripetizione ulteriore di errori già commessi in passato. La promozione di un'indagine costante e coerente è forse la sola mission costruibile per cercare di far compiere all'intero popolo italiano qualche passo avanti:

"[...] C'è stata la Repubblica della rappresentanza. Poi è arrivata la Repubblica fondata sulla rappresentazione. Quella che sta nascendo è la Repubblica dell'auto-rappresentazione. 
Una selfie-Repubblica. [...]"


giovedì 19 marzo 2015

A PROPOSITO DI (S)COMPARSA DELLA POLITICA...

"[...] L'Italia è un Paese scalabile. [...] I talk show sono pieni, nel 2011, di immagini di distruzione. 
Imprenditori che si danno fuoco. Stabilimenti che chiudono, nel Sulcis o a Termini Imerese, nelle periferie italiane, senza mai incontrare l'ombra di un politico che rappresenti l'agonia di un territorio. [...] I talk che sono stati la palestra in cui si formavano le leadership della Seconda Repubblica si trasformano nel principale veicolo dell'indignazione verso i politici, insieme alla Rete. Una piazza Tahrir virtuale che entra in tutte le case.
'I partiti sono tutti morti. Sono tutti zombie, sono il passato, sono polvere' dichiara Beppe Grillo il 20 aprile. Il suo Movimento 5 Stelle ha da poco superato il primo anno e  mezzo di vita, è nato il giorno di S.Francesco [...] del 2009, nessuno lo prende sul serio, né i politici né la stampa. Eppure il comico mostra un'incredibile fiducia nei suoi mezzi, comincia a preparare la grande prova delle elezioni 2013. [...] I politici di professione si affrettano a chiamarla anti-politica, per demonizzarla. 
E invece sarebbe più corretto chiamarla Politica della Crisi. 
Il Movimento 5 Stelle è il primo Partito della Crisi in Italia e in Europa. Anticipa Syriza, il Partito di Alexis Tsipras, in Grecia e Podemos in Spagna. 
Si nutre della scomparsa della politica, durata quarant'anni, con l'abdicazione dei Partiti nei confronti dei tecnici, la percezione che la democrazia sta diventando sempre di più un ostacolo, un incidente, qualcosa da imbrigliare o da educare perché non si sbagli. 
Ogni stagione storica è il frutto di quella che l'ha preceduta, perché nella storia non esistono cesure e rotture. Quella che si incarna in Grillo e nel Movimento 5 Stelle, nel suo elettorato più giovane, è coerente con quanto hanno fatto altre generazioni nella storia. 
I giovani fascisti di un secolo fa, tra il 1919 e il 1922, erano gli eredi della Prima Guerra Mondiale e delle delusioni risorgimentali, i ragazzi del Sessantotto e della contestazione erano nati e cresciuti negli anni della Repubblica anti-fascista e del boom economico.
E ora hanno costruito un invalicabile e opaco muro di gerontocrazia e di privilegio, da buttare giù.
Vincerà chi si è tenuto fuori dal Sistema, chi non condivide colpe con il passato, chi può dichiararsi innocente, immacolato, chi non ha partecipato agli utili della grande abbuffata. [...]"
(Fonte: L'Italia è scalabile, "La Repubblica del Selfie", M.Damilano, Rizzoli Editore)

Fonte immagine: lavocedelmartedi.it

mercoledì 18 marzo 2015

ASCOLTANDO O CERCANDO UNA RIVOLUZIONE...


"[...] Don't you know/ they're talkin' bout a revolution/ 
It sounds like a whisper/ don't you know/ 
they're talkin' about a revolution/ 
It sounds like a whisper [...]"

domenica 15 marzo 2015

FRA TERRA ED EMISSIONI: ESISTE UN LIMITE DI SOSTENIBILITA'?

Nonostante tempi sia socialmente che economicamente difficili, la risorsa ambientale appare come primaria e fondamentale da tutelare. Come fare per assicurarle sostenibilità e futuro, garantendo all'umanità stessa un pianeta vivibile per un tempo indefinito?
Gli accordi di tutela a livello globale che sono stati messi in campo, al netto di vuote e spesso sterili diplomazie, prevedono la necessità di muoversi su alcune macro-aree fondamentali: abbattimento delle emissioni in atmosfera, minimizzazione dei consumi elettrici e termici, contenimento dei livelli specifici di surriscaldamento globale.
La disciplina è complicatissima da perseguire, dovendo concretizzare su scala globale una serie di buone pratiche molto difficili da inquadrare e certificare.
Cosa potrebbe accadere qualora gli obiettivi di tutela ambientale ed energetica non dovessero essere raggiunti? Quali potrebbero essere i primi segnali di un punto di non ritorno?
Cosa potrebbe invece succedere qualora il punto di non ritorno fosse già stato raggiunto e/o abbondantemente superato? Al netto di tutte queste domande, un articolo de Le Scienze riporta la testimonianza di un ennesimo campanello d'allarme da non sottovalutare:

"[...] Febbraio è uno dei primi mesi [...] a poter vantare concentrazioni di anidride carbonica pari a 400 parti per milione [...]. Concentrazioni simili di CO2 in atmosfera forse non si vedevano da 23 milioni anni, quando finì l'Oligocene, un'epoca di progressivo raffreddamento climatico che assai probabilmente vide le concentrazioni di CO2 crollare da livelli ben superiori a 1000 ppm. [...]"

I livelli potrebbero forse salire ulteriormente? Cosa potrebbe comportare una presenza così massiccia di anidride carbonica nell'atmosfera? E' davvero un segno tangibile di un declino ormai irrecuperabile nei confronti delle possibilità per il futuro dell'umanità e del pianeta Terra?
Sono moltissime le domande che un dato come questo può porre, in quanto enormemente complicata risulta essere la disciplina da dover cercare di definire nel loro aspetto globale.
I livelli delle emissioni registrate potrebbero aggravarsi in un futuro non lontano?
A questa domanda non pare esserci risposta negativa, purtroppo. Citando l'articolo è infatti possibile riportare i dati ed i potenziali rischi definiti nel seguito:

"[...] le concentrazioni atmosferiche di CO2 aumentano di più di due ppm all'anno. Un incremento dello 0,04 per cento può sembrare un'inezia, ma è bastato a far aumentare finora la temperatura media annuale globale di 0,8 °C. [...] un ulteriore riscaldamento è in arrivo, dato che esiste un ritardo tra le emissioni di CO2 e il calore in più che ogni sua molecola intrappolerà nel corso del tempo, avvolgendo il pianeta in una coperta sempre più spessa. [...]"

Potrebbero esserci aumenti di temperatura assai superiori a quello di 2°C stimato per la sostenibilità umana? Il punto di vita del pianeta Terra non coincide, infatti, con quello di sostenibilità umana ed animale. La nostra astronave sembra infatti essere abituata a livelli ben più incrinati:

"[...] questo può essere un cambiamento climatico superiore a quello che può gestire la civiltà umana, come pure molti altri animali e piante che vivono sulla Terra [...]. Il pianeta [...] se la caverà: sulla base della documentazione geologica gli scienziati stimano che in passato la Terra abbia visto livelli anche superiori alle 1000 ppm. [...]"

A quali risultati potrebbe portare questa china, qualora non si riuscisse a dare effettiva operatività ai piani per la razionalizzazione energetica e la diminuzione di emissioni attualmente messi in campo dalle autorità sovranazionali? Sembrano essere infatti molte, nonostante le premesse maturate fino ad oggi, le aspettative riposte negli Stati più grandi a livello globale:

"[...] Il cambiamento climatico è inevitabile e [...] può esserlo anche un cambiamento di regime alimentare. [...] Oggi le nazioni hanno difficoltà a definire un piano globale per ridurre l'inquinamento che provoca i cambiamenti climatici: il testo su cui si sta attualmente negoziando conta [...] 90 pagine. [...] I piani elaborati da Cina, Unione Europea e Stati Uniti sono [...] ampiamente noti, se non formalmente presentati. Complessivamente, sono i passi più impegnativi mai intrapresi per affrontare il riscaldamento globale, ma le analisi scientifiche suggeriscono che sono probabilmente inadeguati alla prevenzione dei fenomeni di cambiamento climatico. Unione europea, Stati Uniti e Cina fanno ancora affidamento sui combustibili fossili e finora il mondo è stato lento nel cambiare questa abitudine. [...]"

Quale futuro poter avere dunque davanti? La difficoltà più grande dovrà essere cercare di gestire e migliorare l'enorme spread esistente a livello ambientale. Non è solo questione finanziaria, i problemi esistenti sembrano essere infinitamente maggiori e più complessi.

Fonte: "CO2: raggiunti i livelli più alti in 23 milioni di anni", LeScienze.it
(http://www.lescienze.it/news/2015/03/11/news/superamento_limite_co2_atmosfera_400_ppm_riscaldamento-2519479/)

Fonte immagine: arpat.toscana.it

sabato 14 marzo 2015

FRA MUSICA...E MONDO ATTORNO


"[...] Per niente facili/ uomini così poco allineati/ 
li puoi chiamare ai numeri di ieri/ se nella notte non li avranno cambiati./ 
Per niente facili/ uomini sempre poco affezionati/ 
li puoi tenere fra i pensieri di ieri/ se non ci avranno scordati./ 
Sarà la musica che gira intorno/ quella che non ha futuro./ 
Sarà la musica che gira intorno/ 
saremo noi che abbiamo nella testa/ 
un maledetto muro. [...]"


giovedì 12 marzo 2015

"LA POESIA DEI NUMERI": ESPLORANDO IL MONDO, FRA REALTA' E MATEMATICA

Un libro sulla matematica, scritto da chi ha una grandissima passione/debolezza per le scienze matematiche. Tono (e contenuto) dell'opera "La poesia dei numeri - Come la matematica mi illumina la vita", scritto da Daniel Tammet ed edito da Chiavi di lettura - Zanichelli, sembra essere chiaro sin dalla prefazione:

"[...] La maggior parte delle persone pensa con le parole o con le immagini. 
Daniel Tammet pensa con i numeri perché ha la sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo che lo rende particolarmente sensibile alla matematica. 
Tammet coglie i numeri in ogni aspetto della vita quotidiana, [...]"

Cogliere le magie della matematica, sfruttando uno spirito ed un'anima contemporaneamente più fragili ma più matematicamente consapevoli rispetto a quelle di moltissimi altri.
Vedere numeri in ogni singolo aspetto della realtà è una visione strettamente applicata al presente testo, nel quale storia e progresso concorrono a fondersi in un'analisi mai troppo pesante su una delle discipline maggiormente temute e respinte sin dalla più tenera età.
Tutto può dirsi matematico; molto più di quel che sembra a prima vista.
Occhi e percezioni dell'autore contribuiscono ad allargare e informare le consapevolezze del lettore:

"[...] dai lati in un fiocco di neve ai risultati delle partite di cricket.
I numeri [...] saltano all'occhio [dell'autore] perfino quando legge Shakespeare e immagina il grande poeta a scuola, da bambino, mentre scopre lo zero, una novità assoluta per l'epoca. [...]
Le tabelline sono per Tammet le 'molecole' della matematica o l'essenza delle nostre conoscenze numeriche,  ma sono difficili da imparare: se vanno a memoria è per l'aiuto di voci concise, bilanciate e in rima, come nei proverbi. Pi greco è il numero più fascinoso per l'autore, che nel 2004 all'Università di Oxford ne ha recitato a memoria i primi 22514 decimali [...]"

E' probabilmente in questa diversità, legata alla citata Sindrome di Asperger, che riesce a forgiarsi il segreto per una differente visione sia del mondo esterno che delle scienze.
Da questo punto, per l'autore, emerge una consapevolezza con cui ha cercato di fare i conti sin dalla tenerissima età:

"[...] avevo visitato il Center or Brain and Cognition di San Diego, in California. 
I neurologi del centro mi avevano sottoposto a una batteria di test. 
Mi era sembrato di tornare ai giorni della mia infanzia passati in un ospedale londinese, quando i medici mi avevano collegato a un encefalografo per cercare segni di attività epilettica nel mio cervello. I cavi avvolgevano la mia testolina come la rete con cui il pescatore tira su il suo bottino dal profondo del mare. [...] In America gli scienziati [...] mi diedero molte addizioni da calcolare e lunghe sequenze di numeri da imparare a memoria. 
Mentre pensavo, apparecchi all'avanguardia misuravano il mio e il mio battito cardiaco. 
Il risultato di tutti questi esperimenti mi incuriosiva da morire: volevo assolutamente scoprire il segreto della mia infanzia. La mia autobiografia inizia [...] con quella diagnosi che aveva finalmente dato un nome alla mia diversità. Prima di allora c'era stata una sfilza di pseudonimi fantasiosi: sarei stato un timido patologico, un ipersensibile, un 'mani di pastafrolla' [...]
Per gli scienziati invece ero un autistico altamente funzionale, con una sindrome del savant, dato che le connessioni neurali del mio cervello avevano formato sin dalla nascita circuiti insoliti. [...]"

L'aver ricevuto una differente visione delle cose ha costituito, per l'autore, motivo ed occasione per scoprire un amore per le scienze matematiche. Tale percezione è integralmente riportata nella presente opera, cercando di spaziare al meglio possibile fra gli infiniti spazi della dimensione numerica: dall'algebra alla geometria, dalla bellezza della relatività alla poesia dei numeri primi, dalla rappresentazione della realtà alla possibilità di trovare infinite applicazioni in ogni singola componente del mondo. Solo esplorando i confini che la Storia ha imposto all'essere umano è possibile comprendere al meglio possibile quali possano essere limiti e potenzialità riguardanti la comprensione delle stesse scienze matematiche: quali traguardi dobbiamo agli arabi e alla loro invenzione del concetto di zero? Cosa si nasconde dentro ai concetti di scienza e relatività?
Quali rapporti possono esistere fra rime e rapporti matematici da bilanciare e/o ricercare?
Dalla possibilità di vincere una partita di scacchi alle opportunità offerte per (cercare di) stimare il 'grado' di solitudine umana nell'universo: sono anche queste le opportunità che la scienza matematica può mettere a piena disposizione dell'essere umano.
Attraverso gli occhi e la sensibilità dell'autore si possono ritrovare molte storie, intrecciate e mescolate con fili conduttori capaci di legare numeri ad episodi di vita e consapevolezze.
Tutto questo potrà essere possibile fino a quando la matematica resterà una fondamentale lente primaria (o prioritaria, a seconda dei punti di vista) con cui (cercare di) indagare il mondo circostante.


mercoledì 11 marzo 2015

FRA LIBRI...E PAGINE DI (UMANA) VITA

"I libri mi riempivano il cranio e mi allargavano la fronte. 
Leggerli somigliava a prendere il largo con la barca, il naso era la prua, le righe onde.
(E. De Luca, att.)

"I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito.
(M.Yourcenar, att.)

"Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira." (J.D.Salinger, att.)

"Certi libri costituiscono un tesoro, un fondamento; 
letti una volta, vi serviranno per il resto della vita.
(E. Pound, att.)




martedì 10 marzo 2015

FRA BELLEZZA E MATEMATICA, CERCANDO UNA FORMULA DI EQUILIBRIO...

"[...] Parlando di suo padre, Hans Albert Einstein ha detto una volta: 'Aveva più il carattere dell'artista che dello scienziato come lo intendiamo di solito. Per esempio, quando voleva esprimere il massimo apprezzamento per una buona teoria o un buon lavoro, non diceva che era corretto, né che era esatto, ma che era bello.' 
Che Einstein mettesse l'estetica davanti a tutto è stato confermato da diverse persone che lo conoscevano, fra cui il fisico Hermann Bondi, che una volta gli mostrò un suo lavoro sulla teoria unificata dei campi. 'Oh, che brutto', commentò Einstein. 
Cercare un qualche tratto universale che accomuni i matematici è un compito perlopiù ingrato. 
Tranne per una rara eccezione: la famosa predilezione di Einstein per la bellezza. 
I matematici possono essere alti o bassi, socievoli o introversi, lettori accaniti o nemici dei libri, multilingui o monosillabi, stonati come campane o dotati per la musica, devoti o mangiapreti, isolati o attivisti, ma praticamente tutti sarebbero d'accordo col matematico ungherese Paul Erdos: 'Io so che i numeri sono belli. Se non lo sono loro, niente lo è.' 
Einstein era un fisico, eppure le sue equazioni hanno suscitato l'interesse e l'ammirazione di molti matematici, che lodarono la sua teoria della relatività per come univa la parsimonia a una grande eleganza. Lo spazio e il tempo newtoniano erano rifondati da zero con una manciata di formule succinte, che davano il giusto peso a ogni simbolo e a ogni numero. 
Nei libri divulgativi sulla matematica abbondano le spiegazioni discorsive delle dimostrazioni matematiche per illustrarne la bellezza. Mi viene il dubbio che si tratti di una strategia sbagliata. 
Secondo me ciò che noi profani ammiriamo davvero nel lavoro di un Euclide o di un Einstein non è tanto la bellezza, quanto la genialità. Ne siamo ammirati, non commossi. 
Ma nessun ostacolo insormontabile impedisce di apprezzare la bellezza della matematica. [...]
La bellezza ammirata dai matematici si può ritrovare nel quotidiano: nei giochi, nella musica e nella magia. [...]"

(Fonte: "La poesia dei numeri - Come la matematica mi illumina la vita", D.Tammet, Chiavi di Lettura - Zanichelli)

Fonte immagine: lescienze.it

domenica 8 marzo 2015

A PROPOSITO DI #8MARZO, FRA #MENOAUGURI E #PIU'DIRITTI...CON #MENODIFFERENZE


"[...] Il silenzio imbarazzato/ di chi sa di non tornare/ 
la lasciò senza parole. / 
Della porta che si chiuse/ non sentì neanche il rumore/ 
tanto forte era il suono del suo rancore./ 
Per guardarsi nello specchio/ mise l'abito migliore/ 
perché fosse più elegante il suo dolore./ 
Da quello che le ha sputato addosso/ 
perché non ha detto/ 
perché non ha fatto/ 
ora si sente soffocare./ 
Quando si comincia a recriminare/ 
è il momento in cui si sta per sparire. / 
Mimosa bella/ riposa/ che il sogno ti dona./ 
Così pensò al loro primo incontro/ 
alla magia di quell'incanto/ 
alla sua gioia elementare/ 
alle grida di piacere/ 
soffocate dal cuscino/ 
quando un gesto primitivo/ si fa divino/ 
e a quella esaltazione del presente/ 
di un amore che ancora non ti ha chiesto niente/ 
niente da sacrificare./ 
Poi del lasciarsi il solito rituale/ 
dove ogni uomo diventa così banale./ 
Mimosa bella/ riposa che il sogno ti dona. [...]"