lunedì 7 ottobre 2013

FRA STORIA, MUSICA E CULTURA: PENSANDO A BOLOGNA...



"[...]Bologna ha un color rosso, rosso dei mattoni ond'è fabbricata, rosso delle tegole ond'è coperta, ma il tempo e la pioggia lo hanno un pò sbiadito: è vivida ancora, non fiammeggiante. [...] 
Vasta si estende la ricca campagna emiliana sino ai confini nebulosi dell'orizzonte, e Bologna ne sembra il gioiello, il gran gioiello antico e prezioso. Dalla città donde più forti, più saldi si librarono il pensiero e la scienza, l'arte e l'amore d'Italia, salgono al cielo nell'aria azzurra le sue torri, solidi monumenti che hanno sfidato il tempo e che sembrano sottili come frecce. [...]" 
(Matilde Serao, 1888)

giovedì 3 ottobre 2013

ALLE "PORTE" DI LAMPEDUSA, FRA SPERANZA E VITE DISTRUTTE.

"Le nostre isole sono lontane e troppo spesso dimenticate per i loro bisogni, ma sono così belle e così amate da chi le abita e da chi le visita, che sarà sempre più difficile continuare a mortificarle nei diritti e a maltrattarle nell'ambiente e nel territorio.
Il mio augurio è che gli abitanti di Lampedusa e Linosa possano essere accolti in un quadro effettivo di coesione nazionale e pari opportunità, perchè essere vicini all'Africa non sia più un disagio o addirittura una colpa, ma una grande opportunità di sviluppo sostenibile per l'ambiente solidale verso tutte e tutti. 
La nostra speranza è che nessuno - donna, uomo, bambina o bambino - debba essere costretto ad arrivare fin qui con i barconi, trovando troppo spesso la morte in mare mentre cercava una vita."
(Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa)


"Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d’avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiorie tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.
Ero una tartaruga che barcollava
sotto il peso dell’amore
molto lenta a capire
e svelta a benedire.
Così, figli miei,una volta vi hanno buttato nell’acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra
che vi salva
dalla morte dell’acqua."
(Una volta sognai, Alda Merini)


martedì 1 ottobre 2013

FRA INFORMAZIONE E FUTURO, COLTIVANDO QUALCHE SPERANZA...


"L’informazione non è un connotato facoltativo, ma una delle condizioni essenziali per l’esistenza dell’umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per l’informazione."
(J.M. Lotman, cit.)



sabato 28 settembre 2013

LARGHE INTESE A CASA: QUALCUNO NE DUBITAVA?

Squillino le trombe e rullino i tamburi: i ministri del PdL si sono dimessi un giorno dopo dei Parlamentari!
Qualcuno ha sospetti differenti dall'esito che sembra ora profilarsi dinanzi alle "larghe intese" spacciate fino a poco tempo fa come panacea a tutti i mali?
La "ragione" per tale gesto è stata ridicolmente attribuita alla mancata abolizione dell'innalzamento dell'Iva, ormai automatico dal prossimo primo ottobre: 

"[...] I ministri del Pdl presentino subito le dimissioni per non essere complici dell'aumento dell'Iva. [...] Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà al governo [...] a valutare l'opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani. [...]" 

Dove finiranno adesso i difensori a spada tratta delle "larghe intese" in favore di un'alta forma di "stabilità" da realizzare con coloro i quali hanno contribuito più di ogni altro a sfasciare l'Italia?
Le motivazioni divulgate rischiano di essere nient'altro che l'ennesima farsa dello stesso siparietto che si dirama da ormai vent'anni: la mancata abolizione dell'Iva rischia di essere infatti ricollegabile (legittimamente) alla mancanza di risorse. Per quali ragioni mancano le risorse economiche?
In un Paese come l'Italia la memoria di elett(or)i rischia di essere sempre troppo corta. Chi fu "costretto" ad approvare le condizioni tragico-economiche nelle quali immergere l'Italia per gli anni che stiamo attualmente vivendo? Fu lo stesso B. che oggi cerca di proclamarsi salvatore nazionale paventando la possibilità di "valutare l'opportunità di presentare immediatamente [...] le dimissioni" dei "suoi" Ministri. 
E' sufficiente andare indietro di qualche anno per avere la prova provata delle situazioni attualmente in corso d'opera: 

"[...]Anticipo di un anno, al 2013, del pareggio di bilancio previsto dalla manovra finanziaria; introduzione del vincolo di equilibrio dei conti nella Costituzione; [...]. Sono questi gli interventi con i quali il governo intende affrontare la crisi. [...]"

Chi oggi cerca di ergersi a salvatore della patria e delle famigerate "tasche degli italiani" fu lo stesso che, non troppo tempo fa, fu "costretto" a proclamare lo stato di guerra in conti pubblici dissestati e disastrati: 

"[...] Abbiamo pensato a misure che abbiamo introdotto nel decreto legge manovra con quindi la possibilità del raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 anzichè nel 2014. [...]"

Il pareggio di bilancio anticipato ha generato il pericoloso "figlio" dell'ormai famoso 3% da dover rispettare in fatto di deficit per l'anno corrente. In altre parole, pertanto, le attuali "manovre" economiche scontano le promesse fatte da un Governo a credibilità 0 in una lettera di impegni consegnata all'Europa nell'estate del 2011. Fu infatti da queste promesse politiche restrittive che discese la decisione (ingiusta e discutibilissima) di approvare per l'Italia la promessa di rimanere sotto alla soglia del precedente citato 3%.
Il controsenso ed i giochi di parole dovrebbero essere ormai palesi e conclamati: condizionale d'obbligo, viste certe (recenti) tristezze. La questione dell'Iva nient'altro è che l'ennesimo specchietto per le allodole volto a nascondere la stessa, ventennale, disgustosa, perpetuata, ineludibile ed identica motivazione: salvare B. ad ogni costo, anche a scapito del fallimento nazionale
Le ormai morenti "larghe intese" erano nate con il presupposto di affossare anche queste logiche? 
Qualcuno aveva avuto il coraggio di credere in un "lupo" diventato improvvisamente "agnello" al servizio dell'interesse nazionale? Chi sta ora facendo l'impossibile per far cadere un (discutibile) Governo per presunte "questioni economiche" è lo stesso che, giusto due anni fa, aveva spianato tutte le possibili strade per arrivare a questo tragi(comi)co punto.
Ha colpe evidenti solo chi aveva costruito questi sentieri dissestati e già votati allo sfascio socio-economico?
La risposta è evidentemente positiva, ma non esclusiva. 
Ha altr(ettant)e colpe chi ha visto nelle "larghe intese" e nel clima di moderazione-pacificazione-[...] nazionale la sola strada per direzionare un cambiamento che nei fatti non era (è e sarà) più rimandabile. 
Ha colpe chi ha favorito il clima attuale, "sparando" politicamente nel buio dell'urna per affossare un Candidato alla Presidenza della Repubblica dopo un'acclamazione (apparentemente) unanime ed universale. 
Ha colpe chi ha descritto come "eretici" tutti coloro che erano (e sono tutt'ora) scettici nei confronti di accordi presi con le istituzioni europee, soprattutto in un momento socio-economico nel quale il rispetto degli stessi era (ed è) impossibile. 
Hanno colpe tutti coloro che hanno difeso e votato a spada tratta larga parte di questi accordi, a maggior ragione in un momento nel quale era lecito cercare di intavolare discussioni per cercare di modificarli e/o migliorarli. 
La dipendenza dalle "larghe intese" è stata confusa con l'inevitabilità di ottenere "larghi compromessi" con cui consentire sviluppo e vita ad un Governo che poteva operare sulla scia del miliardo da raschiare dal barile, al fine di evitare quello che fra qualche tempo rischia di diventare inevitabile. 
Il tentativo patetico di scaricare le colpe solo ed esclusivamente sulle (solite) parti politiche non deve andare in porto, almeno questa volta: deve essere chiaro chi ha condotto questo Stato sulla rotta del fallimento sociale, chi ha inaugurato per primo l'ottica delle "manovre lacrime e sangue" per non far precipitare un Governo che aveva credibilità 0 nei confronti dell'intero globo. 
Deve essere chiaro chi ha difeso demagogicamente il traguardo dell'abolizione dell'Imu per l'anno 2013, salvo poi rivederla fare capolino sottoforma di nuova tassa "dei servizi" per i cittadini italiani. 
Avrebbero dovuti essere chiari sin dall'inizio i margini di impossibilità entro cui muoversi, dato che gli spazi per effettuare grandi manovre erano nulli un tempo così come sono azzerati oggi. 
Dovrebbe essere chiaro che i margini di manovra rischiano di essere impossibili anche nel domani, qualora non si cerchi di tagliare radicalmente ove necessario e/o di ridiscutere accordi vincolanti presi nelle sedi competenti. 
Chi si era proposto di parlare alla patria con il "linguaggio sovversivo della verità" (cit.) avrebbe dovuto rendere merito alle prospettive inaugurali fino in fondo. 
Grazie a queste dimissioni, pertanto, rischierebbero di realizzarsi misure demagogicamente propense al divenire scudo elettorale per il "solito noto" B.: ritorno dell'Imu, innalzamento dell'Iva, sforamento del 3% sul deficit annuale. Ognuno di tali punti rischia di diventare uno scudo per colui che, sin dall'inizio, ha cercato di tutelare la propria immunità giudiziaria a (di)scapito di un Paese intero.
Dovrebbero essere chiare sin da ora (difficile, visti i precedenti) le emergenze da risolvere per il futuro più immediato dell'intera nazione: 
  • chiusura della legge di stabilità;
  • modifica radicale della legge elettorale;
  • varie ed eventuali misure per la stabilizzazione dei conti pubblici. 
Siano verificati i pro ed i contro per la procedura di sforamento del deficit, si cerchino maggioranze alternative per cambiare radicalmente quell'obrobrio che nel dibattito collettivo è stato identificato come "legge elettorale". 
Quasi impossibile attendersi lealtà da coloro i quali non ne hanno dimostrata con i fatti nei confronti del Paese intero per oltre venti anni. 
Quasi impossibile aspettarsi lealtà da parte di coloro che avevano annunciato a più riprese "provvedimenti shock" per rialzare l'economia del Paese: che fine hanno fatto i mirabolanti piani di dismissioni pubbliche?
Che fine faranno le misure paventate come immediatamente adottabili per abbassare il costo del lavoro, il livello di tassazione e l'abbassamento del tetto del debito pubblico?
Se a queste (e moltissime) altre domande esistono risposte, si cerchi di mettere in pratica urgenti soluzioni. 
La stabilità non dovrà diventare immobilità, così come l'irresponsabilità dimostrata dagli stessi identici non ha saputo restare travestita da lealtà per molto tempo. 
L'aumento dell'Iva è una ragione ridicolmente fallace per giustificare un gesto come questo, soprattutto se si osserva il discorso alla luce degli avvenimenti storicamente documentabili negli anni precedenti.
L'urgenza di maggioranze alternative è quindi più inevitabile che mai, soprattutto per coloro che ad oggi potrebbero (teoricamente) scongelare le forze elettorali fino ad oggi preservate. 
Parte dell'appello per un futuro diverso va, per fortuna o purtroppo, alle fibre di coloro che sin dall'inizio si sono definiti "oltre" i normali schemi della politica del sistema partitico.
Se le forze di centrosinistra sono realmente così uguali alle altre, da oggi sono ricattabili: convincetele a ragionare sul vostro programma, a discutere  su reali punti su cui inseguire il cambiamento. 
Instaurate un dibattito pubblico costruttivo, applicando nella realtà collettiva i vostri (o sempre del solito?) piani di
"democrazia diretta". Qualora questo non vi vada bene, per ragioni anche giustificabili e legittime, cercate di discutere attorno alla concreta possibilità di promuovere una nuova legge elettorale. 
Serve responsabilità per l'approvazione della legge di stabilità, serve responsabilità per dibattere attorno ad una seria disposizione legislativa attorno al conflitto d'interessi.
Non sono tuttavia esclusi colpi di coda, ritiri e/o smentite, altri allegorici e demagogici annunci: il clima da "larghe intese" dovrebbe essersi comunque rotto, si spera definitivamente. 
Non è più possibile intavolare con "certe" parti politiche ragionamenti attorno a concetti qualiresponsabilità, pacificazione od inseguimento del bene collettivo.
Per alcuni non avrebbe mai dovuto essere possibile discutere di certi valori con "certe" parti politiche, ma questa è un'altra storia  che non è mai interessata (purtroppo) a nessuno. 
In caso contrario, il ritorno alle urne dovrebbe essere l'altra (alternativa) strada maestra. 

Per saperne di più: 

"Governo, crisi aperta: ministri PdL lasciano. Berlusconi: 'No a ultimatum a Letta e Pd'", La Repubblica

"Berlusconi e Tremonti: pareggio di bilancio anticipato al 2013.", Corriere.it

"Manovra, il PD: 'scelte irresponsabili'.", Corriere.it

"Lettera della BCE, la vera storia", Il Fatto Quotidiano


venerdì 27 settembre 2013

LARGHE INTESE IN PANCHINA: STABILITA' A CORRENTE ALTERNATA

Le scene politiche di questi giorni sembrano confermare un tragicomico gioco delle parti che, si spera, andrà a finire presto. Alla collezione di demagogiche dimissioni in massa (cfr.: http://www.ilpost.it/2013/09/26/dimissioni-parlamentari-pdl/) si affiancano le (in)decisioni di altri schieramenti che non vogliono staccarsi da uno schema di "larghe intese" che, alla fine della farsa, non sembra essere mai decollato.
E' infatti capitato che, illuso forse a dovere, chi ha accettato le "larghe intese" abbia compreso anche certe possibilità di "larghi compromessi": salvare B. per salvare l'Italia, per cominciare.
Poi si vedrà, in funzione del processo di turno e della prescrizione da arraffare.
Salvo poi discutere di Imu ed Iva, senza andare minimamente a dibattere su quelli che sono da anni i reali problemi di un'Italia tragicamente al palo: perdita di competitività su scala mondiale, assenza più totale di politiche energetiche, questione ambientale mai affrontata, tematiche di riconversione industriale lasciate nel dimenticatoio,[...]. Gli argomenti da "larghe intese", su cui instaurare un dibattito collettivo ed istruttivo, non avrebbero dovuto essere limitate alle tasse da annacquare od al b. da salvare.
Gli argomenti da "larghe intese" hanno riguardato la questione del rinvio continuo, di un "linguaggio sovversivo della verità" che troppo poco ha avuto a che fare con la necessità di modificare e/o rendere meno rigido quanto è stato sottoscritto nelle sedi europee.
Basterà davvero una crescita annua inferiore all'1% a mettere l'animo in pace?
Nonostante questa e moltissime altre domande possibili, la "ricetta" per risollevare questa Italia sembra essere riconducibile ad una sola parola: stabilità.
Serve stabilità per rassicurare i mercati finanziari, serve stabilità per impedire il default dello Stato italiano, serve stabilità per scongiurare il collasso finale ed ultimo.
Serve stabilità, ma a che prezzo? Si ottiene stabilità stravolgendo lo Stato di diritto, consegnando l'immunità ad un uomo condannato anche nell'ultima sede di giudizio. Si ottiene stabilità riscrivendo le norme di diritto civile e penale, per garantire a quest'uomo una salvezza definitiva "ad personam".
Serve davvero inseguire la stabilità a questi prezzi? Qualsiasi risposta possibile è sprecata, inutile, improduttiva.
La lettera aperta dei Capogruppo di Camera e Senato del PdL (o "Forza Italia"?) indirizzata al Presidente della Repubblica riporta una serie di controsensi ormai palesi anche a chi si rifiuta di vedere la cloaca nella quale siamo precipitati:

"[...] I gruppi parlamentari, nella loro autonomia costituzionalmente garantita, hanno ritenuto di riunirsi,[...]. L’assemblea non era finalizzata né ad assumere decisioni sul governo del paese né [...] ad assumere orientamenti operativi sulle decisioni della magistratura o sulle prerogative del Capo dello Stato.
Né la riunione era istituzionalmente volta a manifestare solidarietà al Presidente B. [...] pur essendo questa una eventualità che non costituirebbe [...] ipotesi di comportamento inappropriato o ingiustificabile da parte di coloro che condividono [...] i medesimi orientamenti politici e le medesime battaglie.[...]
L’oggetto della riunione riguardava [...] l’atteggiamento da assumere [...] rispetto all’orientamento del Senato della Repubblica, che sembra ormai farsi strada e che [...] rappresenta un’eventualità molto concreta, in ordine alle determinazioni sull’applicazione al Sen. Berlusconi della c.d. legge Severino.[...]"

E via di seguito, con sproloqui sull'incostituzionalità di una Legge da loro votata e sostenuta convintamente non troppo tempo fa. La riunione e la "raccolta firme" per le dimissioni in massa dei Parlamentari non hanno quindi riguardato in alcun modo la possibilità di mettere in crisi un Governo ed affossare un intero Paese.
A cosa è servito, quindi, l'aver inscenato una tale buffonata di proporzioni sovranazionali?
I falchi stanno mangiando le colombe? Sia falchi che colombe hanno subito avvelenamenti da parte delle pitonesse? Il punto è sempre il solito, quello per cui in Italia le "larghe intese" sembrano essere al momento identificabili appieno con "larghe concessioni" e "larghi compromessi": salvare sempre il solito per scongiurare delirio e dissesto generali.
Lo scenario prevede che la palla passi ad un Partito che, seppur pieno di "dalmata", si spera approverà e validerà la procedura di decadenza del sempre (in)utile Senatore B. (presente nello 0.08% delle Sedute parlamentari). In caso di "dalmata" o di franchi tiratori, infatti, la sua morte (quantomeno ideale, dato che quella programmatica non sta già da molto tempo bene) diventerebbe conclamata e certificata.
Si scontino le "larghe intese", si sconti l'assenza totale di compromessi e si revochi definitivamente la possibilità di modificare "ad personam" lo Stato di diritto.
La proposta di legge elettorale pensata dal M5S dovrebbe essere disponibile da qui a poco tempo, stando a quanto divulgato dal blog del comico (cfr.: http://www.beppegrillo.it/2013/09/la_legge_elettorale_del_m5s.html); si cerchino maggioranze alternative per cambiare quello schifo attualmente vigente e si cerchi successivamente di inquadrare scenari differenti dalla corrente alternata e dal mortifero stallo attuale.
Con buona pace, non in ordine di importanza, delle seguenti figure: moderati, falchi, pitonesse, stabilità, responsabilità, "larghe intese", mercati, [...].
Salvo imprimere alle "larghe intese" una sferzata costruttiva e realmente produttiva al finalizzare il dibattito pubblico e la ripresa dell'attività non solo economica.
All'elettore l'ardua sentenza.



Per saperne di più:

"Letta va da Napolitano: 'valuto fiducia'.
Epifani: 'verifica subito'. PdL diviso." 

"Lettera aperta di Brunetta e Schifani a Napolitano", 





mercoledì 25 settembre 2013

"DON'T STOP ME NOW", FRA MUSICA E VITA...



"[...] Don't stop me now I'm having such a good time/ I'm having a ball/ 
Don't stop me now/ If you wanna have a good time just give me a call/ 
Don't stop me now ('Cause I'm having a good time)/ Don't stop me now (Yes I'm havin' a good time)/ 
I don't want to stop at all. Yeah, I'm a rocket ship on my way to Mars/ On a collision course/ 
I am a satellite I'm out of control/ I am a sex machine ready to reload [...]"

domenica 22 settembre 2013

FRA PROGRESSO CULTURALE, MERCATO ED INNOVAZIONE: QUALI PROSPETTIVE?

"[...] Non ci può essere alcun dubbio sul fatto che l'intelligenza collettiva arricchisca la cultura e stimoli lo spirito. 
Gli intellettuali in genere snobbano il commercio, ritenendolo un'occupazione irrimediabilmente gretta, banale e di cattivo gusto, ma chi pensa che storia e filosofia non abbiano nulla a che fare con il mercato vada a studiare la storia di Atene e Baghdad e si chieda come mai Aristotele e al-Khwarizmi avessero il tempo per filosofare; visiti Firenze, Pisa e Venezia e si domani come fossero pagati Michelangelo, Galileo e Vivaldi; vada ad Amsterdam e a Londra e scopra chi finanziava Spinoza, Rembrandt, Newton e Darwin. 
Laddove prospera il commercio, fioriscono creatività e compassione. [...]
Anche se nel mondo ci sono livelli più alti di fiducia e livelli ridotti di violenza grazie allo sviluppo del mercato, ciò non significa che questo sia l'unico modo per diffondere fiducia, nè che sia sufficiente per crearla. 
Oltre a nuovi utensili, l'umanità ha dovuto inventare nuove regole. 
Le innovazioni che hanno reso migliore il mondo sono di carattere istituzionale e non tecnologico, come l'etica della reciprocità, lo Stato di diritto, la tutela della proprietà privata, la democrazia, l'indipendenza della magistratura, il credito, le norme a tutela del consumatore, lo Stato assistenziale, la libertà di stampa, l'etica religiosa, il diritto d'autore, [...]. Le regole hanno reso possibile il fiorire di commerci sicuri e basati sulla fiducia, e non solo il contrario. [...]"

Fonte: "La manifattura della virtù" - Un ottimista razionale, Matt Ridley - Le Scienze, Codice Edizioni



sabato 21 settembre 2013

FRA DISTRAZIONE, IVA ED IMU: QUALI REALI PROBLEMI PER L'ITALIA?

Dall'abolizione dell'Imu all'innalzamento dell'Iva, senza però dimenticare fantastiche giornate passate ad ascoltare dibattiti attorno alla decadenza di un condannato dalla poltrona di Senatore che ha avuto, fino ad oggi, il 99.92% di assenze dalle Sedute parlamentari. Il dibattito collettivo è stato, fino ad oggi, concentrato (od indirizzato?) su queste tematiche: aboliamo integralmente o rivediamo al ribasso l'Imu solamente per i meno abbienti? Quali profili far prendere ai Partiti coinvolti (stritolati) nelle (dalle) "larghe intese", su queste tematiche?
In un contraltare di dichiarazioni variegate ed eterne, sono stati comunque davvero affrontati e discussi i reali problemi per cercare di salvare il Paese?
La lacunosa informazione sta facendo emergere solamente ora quelli che dovrebbero essere i temi più importanti su cui concentrare sforzi ed attenzioni, specialmente nei mesi che attendono questa Italia. 
Chiunque avesse affrontato certe tematiche fino a poco tempo fa, sarebbe stato probabilmente etichettato come pessimista e/o troppo critico: la "grandinata" di dati e notizie che sono arrivate in questi giorni dipingono un contorno infatti sempre meno rassicurante per gli equilibri futuri.
Quanto ha infatti annunciato il nuovo Def rimanda nient'altro che ad un qualcosa che, nel male più che nel bene, era già nell'aria e nella sensibilità di chi osserva da sempre con occhio critico l'Italia: economia (ulteriormente) rallenta(ta) con PIL rivisto ancora una volta al ribasso, sforamento del deficit del 3%, probabili manovre di fine anno per assicurare la stabilità nei "confini" stabiliti dagli accordi fatti con le autorità europee. 
Continuano ad emergere anche notizie fortemente debilitanti sul fronte della produttività industriale, in crollo verticale secondo gli (ennesimi) ultimi indici statistici.
Risuonano, su questi fronti, le parole dette dal Presidente del Consiglio Enrico Letta nel suo discorso di insediamento: 

"[...] Il mantenimento degli impegni presi con il Documento di Economia e Finanza è necessario ad uscire [...] dalla procedura di disavanzo eccessivo e per recuperare margini di manovra all’interno dei vincoli europei. Nelle sedi europee e internazionali l’Italia si impegnerà poi per individuare strategie per ravvivare la crescita senza compromettere il processo di risanamento della finanza pubblica. [...] Di solo risanamento l’Italia muore. Dopo più di un decennio senza crescita le politiche per la ripresa non possono più attendere. Semplicemente: non c’è più tempo. [...] L’architrave dell’esecutivo sarà l’impegno a essere seri e credibili sul risanamento e la tenuta dei conti pubblici. [...] la riduzione fiscale senza indebitamento sarà un obiettivo continuo e a tutto campo. Anzitutto, quindi, ridurre le tasse sul lavoro [...].
Poi una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell’edilizia, [...] bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno per dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti.
Misure ulteriori dovrebbero essere il pagamento di parte dei debiti delle Amministrazioni pubbliche; l’allentamento del Patto di stabilità interno; la rinuncia all’inasprimento dell’IVA; l’aumento delle dotazioni del Fondo Centrale di Garanzie per le piccole e medie imprese e del Fondo di Solidarietà per i mutui. [...]"

La realizzazione di molti degli impegni sopra riportati è, ad oggi, inevitabilmente a fortissimo rischio? 
Si trattavano già allora di impegni ad elevata improbabilità di concretizzazione? 
Fanno da contrasto a queste tinte cupe le parole del Ministro dell'Economia Saccomanni, secondo cui l'Italia sarebbe all'ultimo giro di boa di una crisi ormai devastante. Quando arriverà la tanto cercata crescita economica?

"[...] E' iniziata in questo terzo trimestre e il quarto sarà positivo. La crescita continuerà nel 2014 e contiamo, nell'arco di 2 anni, di arrivare ad un tasso di crescita del 2%. [...] "

Si arriverà veramente ad un 2% di crescita, dopo anni di 0.x e crolli tendenzialmente prossimi al 3%?
Se la recessione fosse davvero in uscita, sarebbe anche ora di imbastire riflessioni ed informative serie sulla direzione da assegnare a questo Paese una volta che la crisi sarà 'passata' lasciando dietro sè milioni di posti di lavoro bruciati e troppi anni di tempo persi.
Possono le discussioni collettive concentrarsi solamente su Iva, Imu e videomessaggi di condannati in terzo grado quali B.? Possono i dibattiti cercare di definire l'etica ed i punti di vista da riportare nelle sedi Europee, dove sarà prossimamente necessario imbastire serie riflessioni attorno alla necessità inderogabile di rispettare Trattati ed Accordi Europei dalle assai dubbie  validità ed efficacia? 
Potrebbero i dibattiti affrontare non solo dinamiche partitiche ma anche questioni radicalmente fondamentali per riavviare il confronto su potenziali settori per (ri)avviare modalità di crescita "alternativa"?
Il momento per tirare fuori idee nuove per il futuro dell'Italia è infatti adesso, senza se e senza ma. 
Nel breve termine, invece, le promesse inaugurali del Premier Letta saranno probabilmente difficilmente rispettabili per un'Italia così disastrata. Non sono infatti da dimenticare, su questo versante, le parole attribuite  al Commissario UE per gli affari economici Olli Rehn di qualche tempo fa: 

"[...][L'Italia] ha margini di sicurezza molto piccoli per tenere il deficit sotto il 3% dopo le decisioni del nuovo governo sulla tassazione", riferendosi in particolare alla possibilità di togliere l'Imu [...]. Una gran parte di questi margini [...] è già stato usato per il pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione, soprattutto alle piccole e medie imprese. [...]"

La procedura di infrazione revocata avrebbe concesso una quota di investimenti pari a circa12 miliardi di Euro, da poter utilizzare sul breve-medio termine. Tali fondi avrebbero dovuto direzionarsi, in cofinanziamento con l'Unione Europea, su tre filoni fondamentali: 
  • infrastrutture;
  • pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione;
  • piano per l'Occupazione.

In virtù di quali provvedimenti era stata conclamata questa 'uscita' da tale procedura? Per informazioni: (Fonte:http://www.repubblica.it/economia/2013/05/29/news/la_decisione_del_consiglio-59905531/)
Ad oggi, quindi, con l'abrogazione dell'Imu si sono esaurite completamente le possibilità di manovra  ed i margini di sicurezza per non sforare il 'tetto' stabilito del 3%? 
Notizie come queste erano nell'aria da moltissimo tempo, avrebbero dovuto essere adeguatamente inserite ed affrontate nel dibattito collettivo. Cosa attenderci, dunque, per il breve termine? 
La questione dell'Iva è diventata infatti un "problema politico" legato vicendevolmente alla discutibile presa di posizione sull'abolizione dell'Imu: tale questione ha infatti assunto sin dall'inizio i contorni di questione politicamente conveniente prima che economicamente utile.
Quali provvedimenti attendono l'Italia nel futuro più immediato, o quantomeno per l'orizzonte di fine 2013? 
Le parole attribuite al Ministro Saccomanni sono a tal proposito molto chiare: 

"[...] normale manovra di fine anno, che possiamo fare senza ricorrere a particolari misure e che non avrà particolare impatto sulla situazione economica. [...]"

La 'normale manovra' sarà davvero capace di coniugare reali provvedimenti di taglio di spesa con miglioramento dell'equilibrio di bilancio senza intaccare ulteriormente la 'carne viva' del tessuto sociale italiano?
Su questo fronte, soprattutto nei Governi passati, sono state fatte troppe promesse di "equità" non adeguatamente rispettate e mantenute. Si spera che le tradizioni non verranno su questo piano rispettate. 
Sarà anche necessario aumentare le "dosi" di criticità nei confronti delle dichiarazioni di una certa parte politica che, a corrente alternata, continua a destabilizzare e rompere l'impossibile dopo aver contribuito a devastare uno Stato intero: le promesse elettorali di una certa parte politica non possono certo diventare manifesto elettorale di un Governo nato per favorire compromessi e "larghe intese" per fronteggiare un'emergenza devastante. 
Qualora fosse così, Governo e Partiti che lo hanno sostenuto avrebbero qualche buon motivo in più per andare a casa prima della fine della Legislatura. 
Se serve responsabilità, è necessario dosarla e distribuirla soprattutto verso coloro che ad oggi hanno dimostrato con fatti e statistiche di aver fatto aggravare il baratro entro cui Italia ed italiani continuano a navigare. 
Lo spazio di manovra assegnato dai fatti presentati nell'ultimo Def ha riguardato, nei fatti, la possibilità di immettere nel sistema 11 miliardi di Euro circa dilazionati su tre anni per la realizzazione di alcune opere infrastrutturali: 

"Risorse per oltre 11 miliardi di euro in tre anni. Sono le esigenze finanziarie necessarie nel triennio 2014-2016 indicate dal Ministero delle infrastrutture in allegato al Documento di economia e finanza (Def), per realizzare cinque priorità funzionali, tra cui rientrano tra l'altro interventi per le reti stradali e ferroviarie, Tav, Mose, completamento Salerno-Reggio Calabria. [...]"

Le voci che, ad ora, sembrano essere state utilizzate per alimentare il buco nero della spesa sono costituite dalle dolenti voci della Salerno-Calabria e dal Tav, progetto di recente "declassato" nelle priorità dello Stato francese. 
Tale analisi non può tuttavia prescindere dalla conoscenza di argomentazioni fortemente debilitanti per un Governo che si era proposto di interpretare "il linguaggio sovversivo della verità" (cit.): 
  • 'condono' relativo alle società connesse a gioco d'azzardo per far quadrare i conti;
  • clausole di salvaguardia alle misure intraprese che potrebbero attivarsi qualora le coperture prospettate non fossero sufficientemente elevate.
Per saperne di più:

"Governo, Letta incontra Napolitano: 'Non ho intenzione di farmi logorare", La Repubblica, 

"Def, PIL rivisto in calo dell'1,7%. Deficit al 3.1%, 'impegno' a rientrare", La Repubblica, 

"Via libera dalla Commissione UE alla chiusura della procedura sul deficit italiano", La Repubblica,

"Def, 11 miliardi in tre anni per rilanciare le infrastrutture", La Repubblica, 

"Commissione UE: 'Chiudere procedura deficit dell'Italia", La Repubblica, 

"Rischio aumento Ires-Irap e accise", Il Sole 24 Ore, 

"Le raccomandazioni della Commissione", La Repubblica,

"Le stime del Governo sui conti pubblici", La Repubblica,

lunedì 16 settembre 2013

FRA SCUOLA, PRESENTE E FUTURO...

"L'istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo."
(Nelson Mandela, cit.)

domenica 15 settembre 2013

SUL VALORE DELL'INDIPENDENZA, CITANDO NICCOLO' FABI...


"[...] Indipendenti vogliamo essere indipendenti/ e restare per sempre gli amanti di tutto/ 
vogliamo essere indipendenti/ non c'è cosa che sia più importante/ perchè solo da indipendenti si esiste, si resiste./ Ma chi è davvero indipendente ?/ 
tu vuoi essere indipendente/ è poi felice chi è indipendente da tutto ? [...]"

giovedì 12 settembre 2013

LAVORANDO CON PROBABILITA' DI MORTE

Due saldatori morti, grazie all'esplosione di un silo avvenuto durante "normali" operazioni di manutenzione. 
Un altro operaio gravemente ferito, con ustioni profonde su tutto il corpo. 
Tutto questo sembra avvenuto durante operazioni di manutenzione che dovrebbero essere di ordinaria abitudine. Condizionale d'obbligo, ovviamente. 
L'azienda, divenuta luogo di morte, è uno stabilimento che produce oli raffinati, glicerina e biodiesel: sostanze che, a rigor di logica e teorie ingegneristiche, dovrebbero essere adeguatamente considerate nei loro effetti negativi durante qualsivoglia procedura di lavorazione e/o manutenzione. 
Eppure, al verificarsi di situazioni come queste, quel poco che si potrebbe fare sembra non bastare mai.
Quanto valgono due vite perse? Quanto valgono le mancate sicurezze che hanno causato questi danni?
Se la sicurezza ha dei costi, purtroppo, essi sembrano spesso troppo facili da eliminare; ciò che non produce "core business" va tagliato, specialmente in tempi di crisi. 
Cosa fare qualora qualcuno pretenda maggiori tutele? Cosa fare qualora chi presta lavoro voglia avere garantita una benchè minima dose di sicurezza? Cosa fare quando chi lavora rifiuta qualsivoglia forma di tutela e/o sicurezza? 
A queste e molt(issim)e altre domande è possibile rispondere con la negazione estrema: in assenza di sicurezze, il lavoro può diventare fonte di morte. 
Più un lavoro è fonte di morte tanto più è rischioso, in termini sia fisici che psicologici. 
Dopo episodi come questi, si ricercano e si ricercheranno sempre dei perchè. 
Cosa ha portato a questo? Come è avvenuta la dinamica di questo tragico incidente? 
Era evitabile? Le procedure di stoccaggio e conservazione erano gestite in modo corretto? 
Gli impianti erano davvero conformi alle normative di sicurezza?
Fino ad un attimo prima di ogni incidente, per fortuna o purtroppo, queste domande sembrano non avere quasi mai il peso che dovrebbero meritare. 
Quando il peso perso è quello di una vita, invece, tutti i conti sembrano tornare. 
Quando il peso perso è quello di più di una vita ritornano a manifestarsi tante altre domande: cosa sarebbe potuto succedere se [...]? Quali misure sarebbero state necessarie per evitare che [...]?
Una vita spezzata finisce per produrre un "costo", sempre e comunque: sia esso reale o psicologico, sia esso individuale o collettivo. Quanto "costa" una morte sul lavoro ad una famiglia che rimane con un dolore interiore ed infinito? Quanto "costa" una morte ad un datore di lavoro in termini psicologici? 
Il valore attribuito a domande come queste è un prezzo solitamente inestimabile, incalcolabile, intangibile. 
Quando le condizioni di sicurezza mancano, arriva un'improvvisa fiammata a carbonizzare due operai e a rendere gravemente ustionato un altro. Ritornano alla mente tante parole che, in chiave teorico-legislativa, dovrebbero essere state scritte e spese per impedire il verificarsi di tragedie come queste: 

"[...] Requisiti di salute e di sicurezza [...] Obblighi del Datore di Lavoro [...] Requisiti di sicurezza [...] Informazione, formazione e addestramento [...] Uso dei dispositivi di protezione individuale [...] Relazione tecnica [...] Sanzioni [...] Segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro [...] Agenti fisici [...] Valutazione dei Rischi [...] Protezione dei Lavoratori da Rischi di(...) [...] Protezione da Agenti Chimici [...] Misure e Principi generali per la Prevenzione dei Rischi [...] Misure specifiche di protezione e prevenzione [...] Disposizioni in caso di incidenti od emergenze [...] Consultazione e Partecipazione dei Lavoratori [...] Valutazione del Rischio [...] Esposizione ad Agenti Biologici [...] Protezione da Atmosfere esplosive [...]Prevenzione e protezione contro le Esplosioni [...] Valutazione dei rischi di esplosione [...]Aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive [...] Disposizioni in materia penale e di procedura penale [...]"

Ognuna di queste parole comporta la necessità di essere tradotta in atti, gesti concreti e coerenti con l'ottica secondo cui il lavoro dovrebbe essere unicamente fonte di vita. 
Quando si verificano episodi come questi, però, la sicurezza sembra diventare solo ed esclusivamente fonte di costo: viene fatta passare per potenziale risparmio, per voce da tagliare.
Si può eliminare la sicurezza, tanto "non succede nulla".
In un momento storico-economico-sociale in cui le tasse sono fra l'elevato e l'insostenibile, in un momento nel quale la produttività ha avuto in pochi anni un crollo quasi verticale, in un momento in cui [...] qualsiasi forma di sicurezza sembra essere un costo da rimuovere. 
Poco importa se, quando quel "nulla" di cui sopra viene a decadere, la mancata sicurezza finisca per assumere un costo ancora più elevato, salato ed insostenibile per la vita e la dignità di quelli che rimangono a sopportare. 
Si nascondono mancate sicurezze dietro ad ogni morte, dietro ad ogni vita rovinata e spezzata. 
Alla fine, oltre il dolore da sopportare per chi rimane, sembrano restare solo statistiche intessute di tragedia. 
Tutto il resto sarà giustizia, si spera uguale per tutti. 


Per saperne di più: 
"Esplode silo in una fabbrica a Lamezia Terme: muoiono due operai, un terzo ferito è grave", La Repubblica

"Lamezia Terme, esplode fabbrica: 2 morti", Corriere.it


venerdì 6 settembre 2013

FRA RAP, POLITICA E SISTEMA PARTITICO: PUO' LA MUSICA ESSERE (ANCHE) PROTESTA E PROPOSTA?

In un'odierna intervista a La Repubblica, il "rapper" Moreno Donadoni ha riservato parole di distacco nei confronti della Festa Democratica di Genova, ove domani dovrà tenere un concerto di chiusura.
Per non parlare, poi, del tono critico (anche condivisibile) con il quale ha giudicato il sistema dei Partiti in Italia.
Alcuni dei concetti espressi ed attribuiti al ragazzo sono degni di essere sottoposti a qualche ragionamento e/o riflessione nel merito del genere musicale che questo "cantante" ha scelto di rappresentare.
I pezzi suscettibili di critiche e riflessioni sono riportati nel seguito: 

"[...]Fa un pò ridere che si dica che io suono alla Festa del Pd. 
Il mio concerto e la Festa democratica sono due cose diverse [...]. 
Sono entrambi a Genova, ma in due zone distinte, ci vogliono due autobus per andare da una all'altra. 
Io vado al concerto di Moreno, cioè al mio show. [...]"

"[...] Sono a casa (Genova), finalmente faccio la data a casa mia e non ho bisogno di essere appoggiato da un Partito, qualunque  sia. Non mi sento sotto nessun cappello, posso ringraziare ma una data a Genova l'avrei fatta comunque, sono convinto che la gente aspettasse da tempo il mio concerto, non c'è bisogno di altro. [...]"

"[...] alle Feste dell'Unità c'è sempre la musica, e quest'anno magari si saranno accorti che c'è il rap, di questo ne posso essere solo contento. [...]" 

"[...] Siamo in una situazione politica delicata, io mi voglio concentrare sulla musica e su nient'altro. 
E' importante interessarsi e votare, ma per il resto non dico di più. [...]"

Il concerto di Moreno è stato collocato, fino a prova contraria, dentro al Programma della Festa Democratica fissata nel capoluogo ligure. (Per info: http://www.festademocratica.it/doc/259035/il-programma-di-sabato-7-settembre.htm)
Questo fatto, fino a  prova impossibilmente contraria, dovrebbe far capire quanto tale esibizione sia collegata alla Manifestazione in oggetto. Bastano forse due luoghi differenti per "esiliare" la Festa Democratica?

"[...] Sono entrambi a Genova, ma in due zone distinte [...]" 

Può bastare un luogo per allontanare qualsivoglia anelito di militanza politica? 
Potrebbero davvero bastare solamente gli incassi previsti per suggellare una "convivenza" un pò meno traumatica e forzata? Questo "rapper" ha davvero così bisogno della vetrina di una Festa Democratica per incrementare profitti e successo? Può l'autore di un disco che ha venduto oltre 120mila copie aver bisogno di una vetrina politicizzata dalla quale si dichiara lontano secoli luce? 
Domande come queste, fatte assolutamente sul filo della retorica, indicano che non bastano certo due luoghi diversi a cancellare l'affiliazione ad una Manifestazione. 
Un'altra cosa maggiormente condivisibile e rispettabile attribuita al "rapper" è quella relativa al suo bisogno di praticare musica svincolata da qualsivoglia forma partitica: 

"[...]non ho bisogno di essere appoggiato da un Partito, qualunque sia. [...]"

E' grande prerogativa della musica (vera) quella di saper parlare al cuore ed alla mente degli esseri umani, facendo alle volte riflettere su temi e questioni da punti di vista che, a ragione od a torto, possono essere strumentalizzati dal sistema partitico. 
Le opinioni e le testimonianze che vincolano la musica ad un impegno neutrale ed apartitico nei confronti della società intera sono talmente evidenti nella Storia da risultare quasi scontate. Non si contano le citazioni util(izzabil)i per ricordare a tutti questo pilastro fondante di un'arte fondamentale per l'intero genere umano: 

"Informazione non è conoscenza, | conoscenza non è saggezza, | saggezza non è verità, | verità non è bellezza, | bellezza non è amore, | amore non è musica. | La musica è la cosa migliore che esista." 
(Frank Zappa, attribuito)

"La musica è il piacere che la mente umana prova quando conta senza essere conscia di contare."
(G.W. Von Leibniz)

"La musica ha una fondamentale componente spirituale. Rende meno arida, meno egoista, meno violenta la società. " (Uto Ughi)

"La musica può sicuramente aiutare un risveglio delle coscienze, perché un paese che scade moralmente inevitabilmente scade anche culturalmente." (Uto Ughi)

Leggendo citazioni simili, è possibile capire quanto la Musica dovrebbe riuscire ad innescare positive "mine" di riflessione e meditazione per la società intera. Se la Musica non deve giustamente essere partitica, non può comunque non essere politica.
Qualsiasi canzone applica, nel contesto e nella società in cui è esibita, una qualunque forma di politica: disinteresse verso i problemi reali, distacco verso gli schemi pre-esistenti, volontà di costruire canzonette per stordire, necessità di ragionare su temi reali per innescare riflessioni, [...]. 
Questo per scrivere che, volente o nolente, la Musica per chiamarsi tale ed essere realmente importante ed utile per la società potrebbe essere realmente  appoggiata a forme di "politica": può un artista avere anche una missione sociale nei confronti del suo pubblico?
Può un artista utilizzare la Musica come veicolo per esprimere valori quali solidarietà, rispetto, compassione, volontà, [...] al fine di rendere anche politicamente migliore una società? 
Su domande come queste potrebbe articolarsi la futura proposta del "rapper" Moreno, ad ora ancora abbastanza acerbo (eufemismo). Si potrebbe fare "politica in musica" componendo pezzi fedeli ad un detto attribuito a Bob Marley, seguendo la più completa assenza di fiducia e speranza: 

"La politica non mi interessa, è affare del demonio. 
I politici giocano con la testa delle persone. Mai giocare con la testa delle persone." 
(Bob Marley, attribuito)

Sia che politica e partiti facciano schifo, dovrebbe essere sempre bene non svuotare mai il "fare musica" della sua più autentica missione sociale. Alcune premesse anche nobili questo "rapper" le ha date, guardando a frammenti di alcune sue canzoni contenute nell'ultimo album "Stecca": 

"[...] la mia passione mi mette sotto pressione/ voi non lo vedete, voi che premete solo tasti in rete/ ti lascio in rete come pesci muti/ io canto navigando anche quando il mare è alto/ e se un guadagno non ci sarà/ farò stile libero in un bagno d’umiltà/ so che loro non lo sanno e un dito punteranno/ ma io resto uno smoking appena uscito dal fango. [...]"
(Non mi cambieranno mai, Stecca)

Ad ogni canzone un diverso significato, quindi? Si arriva quindi ad un'altra  frase, inevitabilmente da discutere: 

"[...] quest'anno magari si saranno accorti che c'è il rap, di questo ne posso essere solo contento. [...]"

E' davvero "rap" il genere musicale messo in circolo dal giovane ragazzo di Genova? 
Le forme più autentiche di rap sembrano essere sideralmente lontane da quanto questo "fuoriuscito" dai reality possa aver prodotto nella sua ancora giovane carriera. 
Possono bastare solo flow, slang e movenze per fare rap? Dove mettere alcuni importanti contenuti che sono stati attribuiti a questo genere musicale sin dalle sue origini? 
Una canzone rap non è tale solo se cantata quasi fosse un veloce scioglilingua. 
Le canzoni di Moreno non abbondano affatto, in questa veste, di tematiche importanti e contenuti fondamentali per far progredire intellettualmente e culturalmente la società: 

"[...] Sono in stato confusionale,/ come uno sciocco dopo sei shot.[...] Non sputo nel piatto in cui mangio,/ ogni rima è un gancio di boxe,/ chiuditi in box,/ ma se mi ascolti ti lascio il segno, Paolo Fox. [...]Hanno detto "ricicli le rime che butto",/ beh, fidati è brutto, ora le sbocchi distrutto,/ pensavi sugli occhi avessi il prosciutto? (No, no, no)/ Speravi che non me ne accorgessi?/ O rimanessi all'asciutto./ Nel gioco del rap, grande debutto./ Moreno alla Ralph, spaccatutto. [...] Da Adamo ed Eva, viene da chiedermi noi chi siamo./ I politici vanno con Eva ma adesso Eva c'ha il pomo d'Adamo./ Che confusione, di due non ne fate uno neanche con la fusione, man./ Super Saiyan di 'sta scena qua,/ intorno a me e Mister Satan./ Crisi fresca, vedi il fondo, non si disinnesca all'ultimo secondo./ Game over, come o cosa./ Ci siamo quasi, la bomba è esplosa. [...]"
(Che confusione, Stecca)

"[...] Sa-sa-sa, prova costume,/ in quest'ebrezza che accarezza come il fiume./ Metto via il piumino, prenoto il lettino,/ gonfio il materassino e abbasso il finestrino./ Per arrivare prima mi alzo di primo mattino,/ ma quando sono lì mi diverto come un bambino,/ perchè stare qui è divino,/ sono così rosso, posso sembrare in botta di vino. [...]Camicia bianca e occhiali, roba seria,/ ho visto più fondali marini di Valeria. L'estate incombe, con il suo calore, / sta a te capire qual è il posto migliore./ Prendo un estathè al limone,/ che sotto sotto questo sole si muore. Picchia sulla testa, c'è bisogno di un Aulin,/ ma è sapore di sale, come Gino Paoli. [...] Guardo che tutto vada al meglio, come il bagnino,/ a te non posso vederti infradito col calzino,/ non è carino creare una discussione,/ ma se ce l'hai con me avrei bisogno di protezione. Attenzione, che ti si accumula la rabbia,/ non fare il principe solo in un castello di sabbia,/ spero tu sappia che ho più inchiostro di una seppia,/ e dentro questa acqua libera c'è chi ci si rispecchia. [...]"
(Sapore d'estate, Stecca)

Dove sta il vero "rap", dentro testi come questi? 
L'impressione (e la probabile verità) è che il "rapper" Moreno sia nient'altro che prodotto della stessa generazione dei "made in talent show", luoghi nei quali musica ed arte sono sviliti e traditi ormai da troppi anni. 
Tale concezione distruttrice di talenti e  promesse, sacrificate all'insegna del profitto annuale per salvaguardare l'esistenza di major e case discografiche, è stata benissimo sintetizzata da una frase attribuite al (vero) rapper Caparezza: 

"Più che "saranno famosi?" dobbiamo chiederci "saranno capaci?". In questi programmi televisivi la prima cosa che noto è che il talento non conta: per l'audience si vanno a cercare pianti, litigi e storie d'amore. Nei partecipanti manca la creatività: la bella voce da sola non è creatività."

Alla bella voce è necessario abbinare contenuti alle volte pe(n)santi, sbattere ogni tanto "in faccia" scomode verità, approfittando della credibilità e della stima guadagnata soprattutto fra schiere di adoranti giovani e giovanissimi. Cantare ed intonare veloci scioglilingua non è fare rap, per fortuna. 
Risuonano altre parole che, forse, potrebbero chiarire maggiormente quali siano le prospettive e le (dis)illusioni del giovane "rapper" genovese: 

"[...]Sono in stato confusionale [...] Non sputo nel piatto in cui mangio [...]"

Se il piatto richiede banalità e neutralità nei contenuti per essere vendibile o commercializzabili, val bene adeguarsi per non perdere i profitti conquistati? A fan ed interessati l'ardua sentenza. 
Alla fine ma non da ultimo, la frase conclusiva dell'intervista in oggetto: 

"[...] Siamo in una situazione politica delicata, io mi voglio concentrare sulla musica e su nient'altro. 
E' importante interessarsi e votare, ma per il resto non dico di più. [...]"

Quali significati attribuire alla voce verbale "interessarsi"? 
Quali significati assegnare a quel "non dico di più"?
Il patrimonio di forze e persone racchiuso in ognuna delle Feste Democratiche è, di anno in anno, un fattore di partecipazione e condivisione politica che riesce ad andare avanti nonostante gli "errori" (sempre più insostenibili) fatto dal rispondente sistema partitico che dovrebbe portarne avanti le istanze: chiedere ai volontari ed agli ideali che annualmente vengono messi in circolo, per ulteriori conferme a riguardo. 

"[...] La prima gara l'ho fatta in un posto chiamato Fognazza,/ a bombazza c'ho messo la faccia. Girando per centri sociali, in più locali,/ vincendo i campionati regionali e nazionali. Sui piatti ho mangiato beat,/ la prima volta in TV sono stato in gabbia su MTV Spit.Non è stata una corsa in bici, cosa ne dici?/ Ho portato il freestyle persino ad Amici. Continuo senza mettere picchetti da campeggio,/ e tu ti permetti ancora di parlare? Sei il peggio.[...]"

Se chi critica è "il peggio", l'impressione è che un "rapper" possa fare sicuramente molto meglio per onorare un genere musicale dalle tradizioni saldamente forgiate a principi e volontà di una società migliore. 
Se chi canta è "il peggio", è comunque esistito (ed esiste, anche se non mediaticamente vendibile) chi ha costruito un rap fatto di protesta costruttiva, di canzoni per onorare e celebrare le fasce deboli di una società corrotta, di testimonianze vere per immaginare un domani differente. 
Qualche testimonianza? Basti riportare qualche frammento da canzoni (fra le molte possibili) riportate nel seguito: 

"[...]Se potessi rivivere i miei giorni da teppista/ Mi siederei a ricordare, amico, la felicità dei tempi andati/ Mi fermo e osservo i più giovani, il mio cuore va da loro/ Sono stati testati e ne è stata sottolineata l'inferiorità/ Ai giorni nostri le cose sono cambiate/ Tutti si vergognano dei giovani perché la verità appare strana/ E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato/ Un mondo tormentato, e fa male/ Perché un giorno qualsiasi premeranno il bottone/ e urleranno condannati come Malcolm x e Bobby Hunton,/ Che sono morti per niente/ Non lasciare che facciano riempire i miei occhi di lacrime,/ Il mondo sembra monotono/ Ma quando ti asciughi gli occhi, lo vedi chiaramente/ Non c'è bisogno che tu abbia paura di me/ Se ti prendi tempo per ascoltarmi,/ Forse puoi imparare a fare il tifo per me/ Non si tratta di nero o bianco, perché siamo umani [...]"
(Trad. Ghetto Gospel, Tupac A.S.)

"[...] Non vedo cambiamenti, mi sveglio al mattino e mi chiedo/ E degna di essere vissuta la vita, dovrei spararmi?/ Sono stanco di essere povero e peggio ancora sono nero./ Mi duole lo stomaco e sto cercando un borsellino da scippare/ Ai poliziotti non frega niente di un Negro/ Preme il grilletto, uccide [...] è un eroe/ Dà il crack ai ragazzini, chi diavolo se ne cura/ Una bocca da sfamare in meno sul welfare./ Prima spediscono loro la droga poi li lasciano trattare coi fratelli/ [...] Ho amore per il mio fratello ma non possiamo andare da nessuna parte/ Se non lo condividiamo l'uno con l'altro/ Dobbiamo cominciare a fare dei cambiamenti/ Impara a vedermi come fratello invece che essere due lontani stranieri. [...]Non vedo cambiamenti, vedo solo facce razziste./ L'odio fuori luogo è una disgrazia per le razze/ Noi quaggiù, mi chiedo cosa ci vuole per rendere questo/ Un posto migliore, cancelliamo l'immondizia/ Togli il male dalle persone, si comporteranno bene/ Perché sia il Nero che il bianco fumano crack stasera/ E solo quando ci raffreddiamo e quando ci uccidiamo l'un l'altro/ Ci vuole capacità per essere veri, e tempo di guarirci l'un l'altro/ E anche se sembra mandato dal cielo/ Non siamo pronti/ A vedere un Presidente Nero [...]Dobbiamo fare un cambiamento/ E' ora che noi, come popolo, cominciamo a fare dei cambiamenti/ Cambiamo il modo di mangiare, cambiamo il modo di vivere/ E cambiamo il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro./ Vedi, il vecchio modo non funzionava, allora sta a noi fare/ Quel che dobbiamo fare, per sopravvivere./ E ancora non vedo cambiamenti, un fratello non può avere un po di pace/ E' guerra nelle strade e guerra nel Medio Oriente/ Invece di fare guerra alla povertà, fanno la guerra alle droghe/ Così la polizia può darmi fastidio/ E non ho mai fatto un crimine e non ne ho da commettere/ [...] Non lasciare che tinnervosiscano, che ti facciano indietreggiare/ Che ti mettano fuori uso e che i papponi ti prendano a schiaffi/ Devi imparare a reggerti da te [...]"
(Trad. Changes, Tupac A.S.)

Poteva essere un altro Artista a chiudere una rassegna politica di rilievo nazionale?
E' davvero possibile provare a lanciare un nuovo modo di intendere l'arte, mettendo in soffitta o nel dimenticatoio quel tremendo vaso di Pandora costituito dal mondo del reality?
Ai posteri (ed a veri rapper passati) le ardue sentenze.


Per saperne di più: 
"Rap", wikipedia

"E il rapper Moreno ripudia la Festa: 'La mia musica non c'entra nulla col Pd'" , La Repubblica, C.Moretti