domenica 24 febbraio 2013

"BECAUSE WE CAN", FRA BON JOVI E VITA...


"[...] I don’t wanna be another wave in the ocean/ I am a rock not just another grain of sand/ I wanna be the one you run to when you need a shoulder/ I ain’t a soldier but I’m here to take a stand/ 
Because we can [...]

"[...] Non voglio essere un’altra onda nell’oceano/ Io sono una roccia, non semplicemente un altro granello di sabbia/ Voglio essere quello da cui corri quando hai bisogno di una spalla/ Non sono un soldato ma sono qui per prendere una posizione/ 
Perchè noi possiamo [...]"

venerdì 22 febbraio 2013

FRA ELEZIONI, SPERANZE ED ILLUSIONI: SERVONO STELLE DANZANTI


Le ormai imminenti elezioni potrebbero contribuire a smentire alcuni (tristemente) celebri detti riguardo agli italiani ed alla loro memoria:

"L'Italia è una comunità nazionale che prova, di fronte al suo recente passato, un sentimento di estraneità." (Marcel Detienne, cit.)
"Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani." (Indro Montanelli, cit.)

Potrebbe forse capitare, di fronte al caos ormai costante e perdurante, di perdersi ulteriormente in infiniti dimenticatoi tutto ciò che è stato negli anni/ legislature precedenti?
In occasione di un elezione così economicamente, socialmente, politicamente, [...] importante sarebbe veramente stupendo vedere collocato qualche nuovo mattone capace di sfatare il lamento e la tremenda insoddisfazione caratteristiche di questi "ultimi" tempi: 

"Per fare una partita alla "Repubblica" occorre/ essere iscritti a una compagine politica:/ ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore [...]. 
Una volta che si è in squadra - o in squadraccia - è/ importante aver le natiche al posto della faccia per/ riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni:/ la campagna acquisti, detta anche "le elezioni"./ Caratteristica della "Repubblica" è di esser gioco a/ palla multipla, ma senza limiti di numero, volume o/ qualità di sorta: ognuno inventa le sue palle e poi le spara a propria volta./  
E il pubblico pagante che finora è stato zitto/ decide chi tifare, esercitando un suo diritto, credendo a quelle palle che lo fanno più contento/ e premiandone l'autore con un posto in Parlamento.[...] 
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati/ che sei la colonna di un sistema. [...] Scegli attentamente il tuo prossimo problema./ II Parlamento è uno stadio tutto pazzo: 2 curve a gradinate senza un vero campo in mezzo,/ rinchiuse in 2 palazzi in cui s'attizzano gli scazzi tra schiamazzi e rubamazzi, istituzionalizzando gli intrallazzi./
Si aprono le danze tra le squadre elette e parte il walzer delle alleanze,/ in cui vengono stretti tutti i gatti con i sorci,/ i cani con i porci,/ in quell'unico bestiario che dovrebbe governarci./
La maggioranza vince,/ il resto fa l'opposizione,/ un manipolo di eletti forma una delegazione,/ va dall'arbitro sul colle per prestare giuramento forgiando nuove palle da buttare in Parlamento. [...] "
(Frankie Hi-Nrg Mc, Rap Lamento)

Giocando la fatidica "schedina", forse, questa volta potrebbe essere possibile allontanarsi un altro pò dal baratro (anche culturale) per porre nuove basi su cui strutturare una qualche forma di rinascita: serve una rinascita per porre un freno alle ingiustizie endemiche ormai diffuse. 
Servirebbe una rinascita, anche comunicativa, per far comprendere quanto l'impopolarità di certe future scelte potrebbe comportare, sul medio-lungo termine, qualche beneficio. 
Servirebbe imporre una rinascita capace di stabilire le vere priorità dell'economia in rapporto alla speculazione finanziaria. Servirebbe una rinascita per l'industria, per la società, per l'ambiente, per la produttività, per la cultura, [...] per tutto ciò che è da troppo tempo al palo. 
Servirà anche memoria per non dimenticare il voto dato a chi ha illuso, offeso e brutalizzato qualsiasi forma di Italia ed ogni italiano; serviranno voti utili per arginare chi ha trascinato all'ordine del giorno gli "scazzi, schiamazzi e rubamazzi" di cui sopra. 
Servirà ricordare le troppe promesse tradite e le troppe pagliacciate onorate, in un ventennio che non può essere liquidato come semplice "recente passato". 
Servirà ricordare, nel segreto di una cabina, quanto siano da evitare tutti gli ulteriori "prossimi problemi" che potrebbero derivare da fattori come instabilità o precarietà politica: sembrano restare purtroppo dietro l'angolo tragiche parole come fallimento e "default". 
Servirebbe anche fare attenzione ai demolitori costanti, ai fondatori di movimenti "ad-personam" o "ad-marchium"; servirebbe diffidare di ex-leader di Partito e scarti di Prime Repubbliche riuniti (appositamente?) in "cartelli" civici, così come servirebbe guardare con occhio costantemente critico chi si è proposto, attraverso un indubbio percorso di rinnovata credibilità, per ricostruire l'alternativa unica e reale per rendere più giusta ed equa questa Italia.
Servirebbe lottare per ricostruire la sanità, combattere per impedire la lenta demolizione di capisaldi come l'istruzione ed evitare di rendere il bilancio nazionale una semplice sommatoria di manovre "lacrime e sangue". 
Servirebbe incentivare la crescita, studiando nel dettaglio dove e come intervenire per rendere questa Italia migliore e competitiva su scala europea e globale: quali "insegnamenti" vogliamo "ereditare" da questa crisi? Quali opportunità potrebbero nascondersi dentro ad un declino da fermare ad ogni costo? Servirebbe una politica capace di "educare" l'italiano alla tremenda complessità dell'architettura che lo circonda: non è tutto facile e/o facilmente risolvibile con qualche schiamazzo. 
Servirebbe un sistema partitico capace di capire che, volente o nolente, la tornata elettorale prossima rischia di rappresentare, anche giustamente, una vera e propria "ultima spiaggia": disperso questo segnale, il naufragio potrebbe diventare inevitabile. 
Ogni italiano dovrebbe, inoltre, studiare ed aggiornarsi di più per capire come poter andare oltre al problema apparentemente/volutamente irrisolubile: servirebbe curarsi di conoscere qualcosa, smentendo quanto precedentemente attribuito ad Indro Montanelli.
Servirebbe ritrovare un'idea di comunità, una convinzione forte con cui (ri)scoprire una "nuova visione" perfettamente realizzata in musica dai Queen: 

"[...] I had a dream/ When I was young/ A dream of sweet illusion/ A glimpse of hope and unity/ And visions of one sweet union/ But a cold wind blows/ And a dark rain falls/ And in my heart it shows/ Look what they've done to my dreams/ So give me your hands/ Give me your hearts/ I'm ready/ There's only one direction/ One world one nation/ Yeah one vision [...]"

"[...] Ho fatto un sogno/ Quand'ero giovane/ Un sogno di dolce illusione/ Un barlume di speranza e unità/ E visione di una dolce unione/ Ma soffia un vento freddo/ E cade una pioggia scura/ E nel mio cuore questo si vede/ Guarda cos'hanno fatto ai miei sogni/ Quindi datemi le vostre mani/ Datemi i vostri cuori/ Sono pronto/ C'è solo una direzione/ Un mondo, una nazione/ Yeah una visione [...]"

Fra visione, sogno, unione ed illusione può nascere una nuova idea di Italia ed una nuova anima di italiano? 
Sarà possibile oltrepassare il velo di Maya imposto da "spread", default, "Fiscal Compact", "Mes", Btp, Bund [...]? Sarà lecito adoperarsi per provare ad andare oltre questo caos interno ed esterno al sistema Italia? 
Abbiamo, oggi più che mai, il dovere di tenere accesa ogni speranza possibile: 

"Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
(F. Nietzsche)


giovedì 21 febbraio 2013

"ONE VISION", RICORDANDO I QUEEN...


" [...] I had a dream/ When I was young/ A dream of sweet illusion/ 
glimpse of hope and unity/ And visions of one sweet union/ 
But a cold wind blows/ And a dark rain falls/ 
And in my heart it shows/ Look what they've done to my dreams/ 
So give me your hands/ Give me your hearts/ I'm ready/ 
There's only one direction/ One world one nation/ Yeah one vision [...]"

sabato 16 febbraio 2013

"IL PARTITO DI GRILLO", PER SAPERNE DI PIU'


Può un comico trasformarsi in politico credibile, svolgendo un'attività da lui definita assimilabile a quella di un "megafono" portavoce delle istanze dei singoli? 
Può questo comico divenuto politico ragionare, in un Paese dalla politica fortemente minata nella credibilità, attorno a consensi oscillanti fra 15-20% occupando piazze ed intrattenendo comizi all'insegna dello "Tsunami tour" di turno? Come potrebbero svolgersi e svilupparsi le dinamiche interne ad un "Movimento" il cui scopo principale sembra essere quello di trascinare la protesta, senza preoccuparsi di costruire proposta?
Quale fascia di elettorato sembra "tendere" verso la scelta dell'abbreviato M5S
Chi sceglie di votarsi al M5S appartiene in maggioranza alla (reputata) vetusta "corrente" di destra o sinistra?
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Il Partito di Grillo", edito da Il Mulino; le intenzioni fondamentali di critica e discussione attorno alla figura del non-partito sono razionalmente giustificate sin dalla prima pagina: 

"[...]Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai tumori e alle ripulse, il "grillismo" sembra più di una meteora del costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse - come promette e minaccia - li farà saltare. In ogni caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del clamore giornalistico. [...]"

Conoscere il fenomeno più da vicino equivale a promuovere specifiche discussioni attorno ad alcuni argomenti che, in forma più o meno velata, anche lo stesso comico-megafono cerca di nascondere e/o arginare: 

"[...] il lettore potrà scoprire le ragioni del successo del M5S e potrà quindi [...] inquadrare il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l'uso delle tecnologie e della 'web-democracy', il ruolo delle tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale. [...]"

Grazie a contributi scritti da numerosi esperti del settore, le riflessioni principali si mobilitano attorno ad alcuni importanti macro-argomenti:
  • figura del comico divenuto politico: dalla Tv ai tour, dal blog al "Movimento";
  • shock elettorale;
  • elettorato del M5S: il Movimento riesce a catturare voti più a destra o più a sinistra? "Prende" forme di consenso fra indecisi, incerti, delusi, astenuti o non votanti?
  • "dentro" al Movimento: organizzazione, attivisti e programmi. Chi critica o cerca di promuovere riflessioni attorno al M5S viene spesso accusato di fare propaganda spicciola, non conoscendo le reali dinamiche interne e le vere modalità di funzionamento dell'intera struttura: argomentazioni reali od ennesime illusioni?
  • fra Movimento e "Rete": ragionando attorno al misterioso mondo della Rete, può capitare di chiedersi chi ci sia a (far?) parlare l'uomo-comico-megafono? Può capitare di domandarsi chi e cosa ci sia dietro alla (troppo poco) studiata Casaleggio Associati? Può essere legittimo chiedersi quale sogno ci sia dentro alla sviluppata idea di "Gaia", promossa proprio dalla stessa Casaleggio? (rif.: http://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU) Può parte della democrazia interna ed esterna al Movimento essere vincolata ad argomenti di pubblicità e/o tecniche di marketing?
  • M5S, fra politica e populismo: può il Movimento avere componenti assimilabili ad una forma moderna ma non certo meno innocua di "populismo"? Può essere più facile rastrellare consensi in un momento storico-social-economico-[...] in cui tutte le "architetture" sembrano crollare impietosamente?
E' da quest'ultimo punto che si dipanano quelle che sembrano essere le conclusioni con cui ragionare attorno a quello che può/potrebbe essere il futuro di questo Movimento che dovrà, per forza, istituzionalizzarsi e "trasformarsi" in Partito. 
Attraverso quali "binari" è possibile inquadrare la tanto decantata definizione di "populismo"?
Quali sono le caratteristiche di un partito/movimento "populista" coagulatosi in fase di protesta e tensione sociale? Le giuste e/o giustificabili ragioni di fondo causate da "criticabili" classi dirigenti giustificano anche il deflagrante consenso verso il M5S?
Il termine "populista" esprime connotazioni sempre e comunque negative? 
La necessità di approfondire la tematica del M5S è argomento figlio di tendenze anti-politiche od anti-partitiche? In termini espliciti, il populismo viene descritto come assimilabile alla definizione riportata nel seguito: 

"[...] il populismo è "senz'anima", cioè non dispone di una vera ideologia, intesa come un sistema di idee e di valori [...] connessi all'azione politica, in grado di interpretare il passato, leggere il presente e proiettarsi sul futuro guidando la formulazione di un programma e di una strategia per la sua realizzazione. [...]
è stato definito "un'ideologia debole". [...]"

Quali sono gli elementi costitutivi per etichettare un fenomeno come populistico? 
Quanti di questi sono assimilabili a componenti specifiche e caratteristiche del M5S? 
Il populismo sembra presupporre, su basi generalizzabili, argomentazioni per sufficienti tratti assimilabili a quelli caratteristici del M5S?
Vengono fornite argomentazioni per affermare se sia possibile o meno identificare, sia nel presente che nel futuro, il M5S come partito populista; quale futuro potrebbe presentarsi per un movimento che oggi ama definirsi "oltre" le normali barriere imposte da ideologie ormai spacciate per decadute o vetuste?
Quali problemi (interni ed esterni) ha il dovere di elaborare e risolvere per superare i possibili potenziali scogli futuri extra-crisi?
A queste ed altr(ettant)e domande cerca di rispondere il libro "Il Partito di Grillo", edito da Il Mulino e curato da Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini. 

sabato 9 febbraio 2013

"BENZINE, LE ENERGIE DELLA TUA MENTE"


A quali confini può spingersi la mente umana? 
Quanto è conosciuta, quanto ha conosciuto ed approfondito della realtà circostante fino ad oggi? 
Quali "leve" ne consentono lo sviluppo, quali leve ne frenano il potere inventivo?
La mente umana è, guardandola da qualunque punto di vista, una macchina organica straordinaria ed, al contempo, anche terribilmente complessa: reti di neuroni riescono a regolare conoscenze, competenze, registrando esperienze ed abitudini. 
Impulsi elettrici particolari hanno saputo generare intuizioni, scoperte e/o invenzioni anche casuali: quanti "lampi di genio" si sono succeduti nella ancora corta storia umana? Cosa hanno prodotto le competenze e le esperienze di quello che può essere identificato come "genio"? 
Scienza e conoscenza sono riuscite a regalare traguardi straordinari all'umanità intera: ingegneria, medicina, biologia, architettura, chimica, fisica, matematica, informatica, [...] solo per citarne alcune. 
Tutto questo è nato superando i confini imposti (d)alla mente umana e dalle esperienze compiute. 
Da cosa nascono fattori apparentemente casuali quali creatività, scoperta ed invenzione? 
Richiedono capacità innate od è sufficiente una non meglio precisata quantità di esercizio ed allenamento per raggiungere i risultati tipici di chi è geniale? 
La risposta a questa domanda risiede, probabilmente, nel mezzo: genio è al contempo intuizione ed allenamento costante delle proprie capacità? 
Quali sono gli argini ed i confini che le massime classi dirigenti hanno messo a disposizione (od a freno?) dello sviluppo della mente umana? Quali scelte differenti sarebbe stato possibile compiere? 
Guardando invece al confine sempre troppo labile fra scienza e società, a domande come queste sembrano non esistere purtroppo risposte univoche ed oggettive. Qualche spunto di riflessione può essere, comunque, fornito per aiutare a cercare una serie di risposte personali: sembra essere soprattutto questo l'obiettivo di "Benzine", mostra allestita presso Palazzo Re Enzo a Bologna nell'ambito della rassegna "Arte e Scienza in Piazza 2013". 
Come può essere descritto l'obiettivo principale e fondamentale della mostra? Il proposito più sintetico è rintracciabile nella pagina rispondente alla mostra in questione: 

"[...] la mostra intende aiutare il visitatore a capire cosa sono le risorse mentali, come si usano e perché oggi sono molto più preziose di ieri. [...]"

Sembra quindi essenziale contestualizzare l'importanza delle risorse mentali in termini sociali, storici, economici, ambientali, politici, [...] per avere un competente sguardo ed un ragionevole giudizio da esercitare. Guardando al nome dato alla rassegna, inoltre, è lecito chiedersi cosa siano esattamente queste "benzine": 

"[...] In una visione culturale ampia le BENZINE sono le “energie” della nostra mente.
Energie che già tutti noi possediamo e potremo riattivare per poter guardare al futuro e sperare in una ripresa dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese, soprattutto in un momento di forte crisi come questo. [...]"

La ricerca delle "benzine mentali" può quindi essere un'opera capace di apportare benefici anche nella tremenda crisi (di sistema e di vedute?) che stiamo vivendo? 

"[...] Queste  BENZINE [...] sono già dentro di noi, dobbiamo acquisirne consapevolezza e dobbiamo trovare la capacità di utilizzarle al meglio: scopriamo “le energie della nostra mente” per progettare il futuro e forse, quella che oggi chiamiamo crisi, domani ci sembrerà una grande trasformazione in un nuovo mondo completamente rivoluzionato, ma che noi sapremo interpretare appieno perché ne saremo stati gli artefici proattivi e non le vittime. [...]" 

Serve così individuare connessioni fra queste "benzine", al fine di poter individuare punti di vista nuovi con cui osservare il presente per codificare le possibile forme di futuro: come "mescolare" fra loro concetti come creatività, passione, nuovo, arte e capacità di apprendere?
Quali le intersezioni possibili fra scienza, cultura, creatività ed arte in contesti come quello italiano, continentale e mondiale? E' sempre vero e verificabile che con la cultura non si mangia? 

"[...] dopo uno studio European House – Ambrosetti dimostra che l’impatto economico di ogni euro investito nel settore culturale genera 2,49 euro di risultato economico (diretto, indiretto e indotto).[...]"

L'imposizione di un netto cambiamento nei confronti culturali è un altro degli elementi fondanti del cosiddetto "pianeta" arricchito da queste "benzine mentali".
Nella riflessione sugli intrecci fra scienza e discipline culturali è fondamentale interrogarsi sull'importanza che fattori come questi possono assumere all'interno del contesto di crisi mordente attuale:

"[...] Quella che oggi chiamiamo “crisi” domani ci sembrerà forse soprattutto una grande trasformazione. Siamo infatti in mezzo alla transizione fra un’economia industrIale novecentesca e un’economia basata sulla conoscenza e la creatività, nella quale l’innovazione, a qualsiasi livello e in qualsiasi settore, ha un valore centrale. Tra una società e un’economia in cui tutti sanno che cosa devono fare e una società e un’economia in cui sempre più persone devono trovare soluzioni nuove a problemi nuovi. [...]"

Le "benzine" fondamentali per arginare e vincolare questo momento di crisi ad un miglioramento sono, pertanto, quelle definibili nel seguito: 
  1. arte: capacità di vedere in modo nuovo ed immaginare qualcosa di nuovo;
  2. idee: vera moneta del nuovo mondo;
  3. creatività: capacità di produrre idee originali;
  4. altri: collaborazione con altre persone;
  5. nuovo: capacità di capire, adeguarsi e guidare i cambiamenti;
  6. saper imparare: voglia e strumenti per continuare ad imparare od usare quanto appreso in situazioni nuove; 
  7. passione: capacità di motivarsi da soli per riuscire sempre meglio in vista di obiettivi più grandi.
All'incrocio fra arte, scienza, consapevolezza e riflessione: elementi di "benzine".


Per saperne di più:

Pagina internet della mostra: http://www.benzinelamostra.it/

Catalogo della mostra: http://www.benzinelamostra.it/Benzine-Catalogo.pdf


lunedì 4 febbraio 2013

"SEMPRE E PER SEMPRE", CITANDO DE GREGORI...


"[...] Pioggia e sole abbaiano e mordono/ ma lasciano,/ lasciano il tempo che trovano./ E il vero amore può/ nascondersi,/ confondersi/ ma non può perdersi mai./ Sempre e per sempre/ dalla stessa parte mi troverai./ Sempre e per sempre/ dalla stessa parte mi troverai."

martedì 29 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE ASTROFISICO", LEGGENDO MARGHERITA HACK


Come può sentirsi una mente umana impegnata nello studio dell'Universo, nell'analisi dell'infinitamente grande ed (almeno altrettanto) infinitamente sconosciuto? Quali consapevolezze possono acquisire scienziati e ricercatori sapendo che, nella nostra stessa galassia, potrebbero esserci fra le 180 e le 180mila civiltà tecnologicamente avanzate? 
Se il pianeta Terra fosse un semplice "puntino" nell'Universo, accompagnato magari dalla più classica delle scritte "voi siete qui", quanto potrebbe essere grande la "dimora" di stelle ed altr(ettant)i pianeti in essa dispersi? Prendendo a riferimento la definizione di "anno luce", identificata come la generica distanza percorsa dalla luce (velocità luce = 300mila km/s) nel vuoto in un anno, si possono scoprire dati impressionanti: 

"[...]La Galassia ha un diametro di circa 100mila anni luce. Al suo centro presenta un rigonfiamento spesso circa 15mila anni luce, mentre lo spessore del disco è 27mila anni [lucedal centro, dove si trova il Sole, è di soli 2mila anni luce.[...]"

Per poter ipoteticamente arrivare da un estremo all'altro della galassia, servirebbero (forse) 100mila anni di tempo andando ad una velocità teoricamente impossibile da raggiungere: quante generazioni di uomini servirebbero? In mezzo a questi numeri impressionanti, rimane la Terra e resta l'essere umano. 
In mezzo a questi dati dimorano, fino a prova contraria, anche le vite e le menti di coloro che tematiche come queste le hanno indagate ed esplorate a fondo: un percorso è, fra tutti i possibili, quello fatto dall'italiana Margherita Hack. 
La lettura del libro "Idee per diventare astrofisico" muove i suoi passi proprio al confine fra la scienza e la vita di questa grande scienziata italiana: quali sono stati i primi passi all'interno del mondo della ricerca, della formazione e dell'insegnamento? Quali evoluzioni ci sono state nel campo dell'astronomia e dell'astrofisica, nel percorso di esplorazione che l'essere umano va da secoli conducendo? 
Quali convinzioni e consapevolezze sono cambiate, nell'essere umano, a seguito di scoperte così grandi?
Quanto senso di impotenza dovrebbe/potrebbe nutrire l'essere umano, di fronte a tutto quello che è infinitamente grande ed ancora oggi largamente sconosciuto? 
In un "mare galattico" formato da oltre 400 miliardi di stelle, ci sono anche il Sole e la Terra: come cambia la percezione dello studioso, a seguito della conoscenza di numeri simili a questi? 
A queste e molte altre domande cerca di rispondere questo lungo dialogo con Margherita Hack, estendendosi anche a "sfere" appartenenti a tematiche differenti: ricerca scientifica, divulgazione, insegnamento, scoperte ed emozioni, ricerca e progresso, [...].
Risulta così possibile scoprire che la ricerca può avere, alle volte, anche fortissime componenti dettate dall'intuizione o da incidenti fortuiti: quanto può incidere il caso nel percorso del progresso?
Quanto può incidere una scoperta sul percorso e sulla vita di un singolo ricercatore, di un interessato alle discipline scientifiche? 
Come può sentirsi uno scienziato conoscendo l'infinito lavoro che rimane da fare nell'infinitamente grande ed ancora terribilmente sconosciuto?
Un libro come questo può contenere, senza dubbio, anche qualche utile idea per capire a quale "spaziale" carriera votarsi: rimangono molte galassie da esplorare, moltissimi pianeti da trovare. 
Qualche idea con cui inaugurare una propria consapevolezza personale? 

"[...]Nell'Universo dovrebbero esserci all'incirca un centinaio di miliardi di galassie. 
Quante ne siano state censite esattamente [...]saranno comunque parecchie decine di migliaia.[...]"

Rimane anche qui un larghissimo lavoro da intraprendere, senza però dimenticare le due più grandi sfide che occuperanno i secoli prossimi: materia oscura ed energia oscura su tutte. 
In questo sfondo, vita e suggerimenti di Margherita Hack possono costituire esempi molto utili con cui confrontarsi per far nascere un interesse, una consapevolezza e, perchè no, anche una carriera di lavoro e studio.
Resta, sullo sfondo, la (da) sempre presente curiosità umana. 


lunedì 28 gennaio 2013

27 GENNAIO 2013 : GIORNATA DELLA MEMORIA





27 GENNAIO 2013 - PER NON DIMENTICARE[..]


Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili". (Anna Frank) 




"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (Primo Levi)

giovedì 24 gennaio 2013

FRA SOGNO, CONSAPEVOLEZZA ED EMOZIONE...

"Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. 
Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione."
(M.Gramellini, Fai bei sogni, 2012)

sabato 19 gennaio 2013

"RIPARTE IL FUTURO", UN PIENO DI LEGALITA'


"[...] Oltre ad essere una battaglia di civiltà [...] che vuol far ripartire le migliori energie del paese e della buona politica, la campagna vuole essere uno strumento diverso, aperto alla partecipazione di tutti, senza colore nè partito. La corruzione [...] influisce sulle vite di ciascuno di noi a tal punto da essere tra le cause più importanti della stessa disoccupazione giovanile.[...]"

Sono queste le parole di Don Luigi Ciotti, utilizzate per spiegare le ragioni fondanti della campagna "Senza Corruzione Riparte il Futuro". 
Costruire un'Italia nuova può e dovrebbe significare, in primo luogo, liberarsi dai vincoli imposti da fondamenti ed elementi di cattiva amministrazione e/o scarsa competenza: quanto costa, in termini reali, la corruzione nel nostro Paese? Le cifre dipingono un conflitto perenne con tutti quelli che, all'interno di questo Stato, lottano ogni giorno per costruire un'Italia migliore. 
Al sito della campagna vengono presentati in maniera molto evidente e radicale i "vincoli" imposti da corruzione e/o mancata cultura della legalità: 

"[...] un Paese corrotto è un Paese in cui:
  • i servizi pubblici sono inefficienti;
  • l’innovazione e la ricerca si fermano;
  • le imprese oneste sono penalizzate;
  • la “furbizia” diventa “indispensabile”;
  • la reputazione del Paese peggiora;
  • gli investimenti scarseggiano;
  • la disoccupazione sale;
  • la democrazia e i legami sociali si inquinano nelle logiche del ricatto;
  • la criminalità organizzata trova facili strade per penetrare nei mercati. [...]"
Potrebbe la cultura della legalità costituire un (ennesimo) volano di rilancio per il Paese? 
Potrebbe la costruzione di una nuova classe politica e dirigente contribuire a costruire solide fondamenta sulle quali rilanciare il futuro italiano (e degli italiani)? 
Far ripartire il futuro dovrebbe significare, pertanto, fare di tutto per uscire dall'inverno in cui ci hanno precipitato corrotti e corruttori. Sono queste le basi della campagna "Riparte il futuro", promossa da persone ed associazioni che hanno deciso di non arrendersi di fronte alla triste e drammatica realtà dei fatti. Quale miglior momento per richiedere una presa di posizione forte e decisa davanti a queste tematiche, stando al periodo di elezioni politiche ormai imminente? 
La costruzione di un futuro migliore deve ad ogni costo passare attraverso la correzione e l'eliminazione completa di elementi indegni come quelli afferenti al campo della corruzione, dell'evasione, dell'illegalità, [...]. La campagna "Riparte il futuro!" vorrebbe, in questo senso, riaffermare l'istituzione di classi politiche e dirigenziali all'altezza della situazione imposta dai tempi. 
Firmare questo appello significa, pertanto, sottoscrivere un impegno forte e coerente con la necessità di riscrivere un'Italia migliore, libera da certi pesanti vincoli. Perchè firmare? 

"[...] Firmare per metterci in gioco noi e chiedere di mettersi in gioco a chi si è candidato. Creare insieme un nuovo patto: la lotta alla corruzione ha bisogno di graffiare le coscienze degli uni e degli altri in modo chiaro, pulito e trasparente. Un atto di democrazia. [...]"

E' questa la spiegazione promossa dallo stesso Don Ciotti. La costruzione di un "nuovo patto" è una dimensione che va sviluppata imponendo, alla classe politica veterana e/o esordiente alle prossime elezioni, una notevole presa d'atto morale per l'Italia che verrà. Firmare per far sottoscrivere un impegno forte, serio ed al tempo stesso semplice. Il fine della campagna è articolabile, infatti, in una sorta di "agenda" composta da cinque punti tremendamente semplici per uno Stato normalmente degno di essere identificato come tale. In sintesi estrema, ad ogni candidato dovrebbero essere sottoposti i seguenti punti: 
  1. Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”;
  2. Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti;
  3. Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato;
  4. Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale;
  5. Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari.
Sottoscrivere un appello come questo può bastare a riavviare il sistema moral-sociale dell'intero Paese? 
Per rispondere positivamente a questa domanda dovrebbe servire invece la forza del collettivo.
Per rispondere esaurientemente a questa domanda dovrebbero servire classi politiche e tecniche veramente all'altezza delle tensioni morali che amministrazione e responsabilità comportano. 
Sottoscrivere un appello come questo potrebbe significare,in termini reali, lanciare grida di dignità in un deserto di intenti ed azioni positive senza quartiere. 
Perchè firmare e perchè diffondere, dunque? 

"Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste.Firma adesso per un futuro senza corruzione."



Per saperne di più: 

www.riparteilfuturo.it


martedì 15 gennaio 2013

QUANTI PIANETI SIMILI ALLA TERRA? QUALI PROSPETTIVE PER L'UOMO?


Nel suo viaggio, fra Storia e Scienza, nella mente dell'uomo è balenata molto spesso (fra le molte altre domande) la questione facente rima stretta con la questione del "Siamo soli nell'Universo?
Da questa risposta sono 'scese' teorie, ricerche ed esperimenti finalizzati alla ricerca di altre forme di vita simili od almeno comprensibili per la nostra; potrebbero infatti esistere altre forme di esistenza da noi non conosciute e, pertanto, per noi assai difficilmente concepibili?
Lo sviluppo della vita sarebbe forse più facile all'interno di un pianeta simile a quello terrestre? 
Attraverso quali declinazioni si potrebbe pervenire alla scoperta di altre razze intelligenti, eventualmente complementari all'essere umano? 
Dalla ricerca di risposte a domande simili a queste sono nate teorie, formule e ricerche finalizzate alla definizione di certezze capaci di far sentire (forse) l'essere umano meno solo.
All'interno del dibattito scientifico, fra domande e questioni tutt'ora largamente irrisolte, rimangono solo pochi capisaldi destinati ad essere assunti come "certezze"; il primo su tutti è richiamato da una frase attribuita ad grandissimo scienziato (ed uomo) che, senza particolare sorpresa, riesce a riassumere al meglio due limiti (/potenzialità) del genere umano:

"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono ancora sicuro."

Intendendo la stupidità in termini "allargati", è forse possibile riferirla anche al percorso che rimane (e rimarrà) da fare per fare luce sui troppi elementi attualmente sconosciuti nei confronti dell'infinitamente grande? All'interno di un Universo infinito (ed infinitamente sconosciuto) sono stati moltissimi i tentativi promossi per capire quante altre forme di vita simili alla nostra potessero esserci. 
Sono state effettuate ricerche, elaborate formule, ripensati esperimenti e complesse teorie. 
Sono stati costruiti "palazzi " meravigliosi, utilizzando i medesimi criteri radicati nella sola disciplina che potrebbe (forse) farci sentire un pò meno "universalmente stupidi":

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Citando ancora una volta frasi attribuite al celeberrimo Albert Einstein, è sempre possibile trovare immense forme di spunto e riflessione: siamo veramente costretti a fare luce sui misteri che ci avvolgono utilizzando una luce al tempo stesso primitiva, infantile e preziosa? Saremo costretti a farlo per sempre? 
Quanta solitudine ha l'essere umano nell'infinitamente grande che lo circonda? 
In un Universo infinito ma stranamente in espansione, emerge una citazione abbastanza famosa nella letteratura e poi nella cinematografia: 

"Se fossimo soli nell'Universo allora l'Universo stesso sarebbe solo un grande spreco di spazio."

E' davvero solamente questo il punto centrale e risolutivo della questione? 
In un'eternità fisica piena di stelle, buchi neri, galassie, pianeti, asteroidi, [...] l'uomo può veramente definirsi "solo"? A domande come queste si sono aggiunte poi le riflessioni imposte dalle teorie religiose, seguendo un piano inclinato su cui la razionalità fa alle volte moltissima difficoltà a rimanere in equilibrio.
Quanto è solo l'essere umano, dentro ad un sistema immenso come questo?
Quanti pianeti simili alla Terra potrebbero esistere nell'Universo, rimanendo fedeli alla definizione di vita come esclusivamente similare a quella umana? A domande come queste hanno cercato di rispondere anche equazioni particolari (cfr. Equazione di Drake), quasi come se la determinazione della vita potesse essere una questione di rilevanza ed esattezza matematiche. 
Può essere la solitudine della Terra un'inevitabile verità con cui far di conto? 
Quali informazioni provengono da ultimi studi condotti nel settore scientifico? 
Stando a quanto riportato dai giornali, durante il meeting dell'American Astronomical Society, è stato presentato uno studio riguardante il numero presunto di pianeti extrasolari simili alla nostra astronave-Terra: tale report ha condotto ad un risultato pari a circa 17 miliardi di pianeti dalla "taglia" simile a quella terrestre, anche se nella sola Via Lattea. 
Alcuni di questi pianeti potrebbero essere, inoltre, sufficientemente predisposti alla formazione di un qualche cosa di assimilabile alla "vita": acqua ed illuminazione sono solo due delle condizioni minime per poter permettere la concreta formazione di questo grandissimo ma sconosciuto mistero. 
Condanna a rimanere soli o possibilità di vedere meglio sfruttato questo immenso spazio che ci avvolge? 
A posteri ed esperti le ardue sentenze. 
Maturate grazie a lenti scientifiche, ovviamente. 


Per saperne di più:

"Nella Via Lattea 17 miliardi di pianeti simili alla Terra", Corriere.it,
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/13_gennaio_08/via-lattea-pianeti-come-terra_245388a4-59a0-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml)

"L'equazione di Drake ieri ed oggi. Ma domani?", IlSole24Ore.com,
(http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-08-27/lequazione-drake-ieri-oggi-101908.shtml)


domenica 13 gennaio 2013

"PSYCO", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] C'è troppa pioggia e sto perdendo quota/ attraversando vuoti d'aria tra le nuvole./ 
Se piango in acqua non si nota/ e in mezzo agli altri si consiglia di sorridere./ 
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.  [...]"

lunedì 7 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE MATEMATICO", LEGGENDO ODIFREDDI


A quale disciplina appartengono le basi a cui si ancorano le scienze che oggi sembrano descrivere meglio il mondo circostante, fra infinitamente grande ed infinitamente piccolo? Attorno a quali fondamenti sono legate discipline come la fisica, l'ingegneria, la biologia o la medicina, solo per citarne alcune?
A domande come queste, il ruolo della matematica sembra rispondere in maniera esauriente: rimane veramente solo lei alla base di fattori come questi? 
Dalla scienza del calcolo si sono dipartite, nel corso dei secoli, moltissime altre branche grazie alle quali è stato possibile realizzare grandissime scoperte, oggi sottovalutate in quanto ritenute "all'ordine del giorno": cosa ne sarebbe, ad esempio, del controllo dell'elettricità senza matematica?
Cosa rimarrebbe dei computer e della logica informatica senza gli ordinamenti matematici? Cosa resterebbe della scienza e della fisica senza le basi matematiche? Alla modernità sono infatti collegate, a "cascata", altrettante branche oggi essenziali nelle esistenze di tutti: tecnologia, informatica, fisica ed applicazioni correlate (trasportienergia, [...]), impiantistica solo per citarne alcune. 
Se larga parte del mondo è matematizzabile, come è possibile descrivere la matematica ed il ruolo del matematico?
E' attorno a questioni come queste che si muove "Idee per diventare matematico", un libro-intervista-dialogo fatto con il famoso divulgatore e Professore Piergiorgio Odifreddi: grazie al racconto di una vita (lavorativa e non) dedicata allo studio ed all'approfondimento di questa disciplina, vengono fornite opinioni e pensieri riguardo all'importanza del "saper far di conto". 
Matematica intesa come sport per giovani, matematica vista come grande trama "intessuta" di volti, dimostrazioni ed esperimenti.
Matematica intesa come disciplina rigorosa, a cui è impossibile sfuggire definendola una semplice opinione: fino a quando potrà reggere il detto "La matematica non è un'opinione?
A cosa sono attribuibili le pessime opinioni sulla matematica che studenti ed alunni hanno (purtroppo) maturato dopo anni di studio?
Quali sono le storie e le vite di esseri umani che hanno donato la propria vita all'insegna della matematica? 
Quali sono i percorsi di vita del "matematico medio"? A quali esercizi e congetture mentali si deve sottoporre nel corso della vita? 
Sono tantissime le domande e moltissimi gli ostacoli che un testo come questo riesce a portare all'attenzione del lettore: quali confini può assumere la matematica, fra passione e lavoro? 
Cosa dovrebbe rimanere nelle menti di coloro che, pur non essendo matematici di professione, includono questa disciplina come principale fondamento della loro preparazione e formazione? A questa domanda risponde, in maniera significativa, la declinazione di cultura in chiave matematica (ma non solo!): 

"[...]La cultura matematica, così come la cultura in generale, in fondo è ciò che ti rimane quando ti sei 'dimenticato' tutto quello che hai letto od imparato. In altre parole, la cultura non è un fatto di nozioni da telequiz, che si dimenticano tanto velocemente quanto si sono apprese, ma è la forma mentale che quelle nozioni ti hanno dato, plasmandoti in qualche modo il cervello. 
In matematica [...] non è così importante ricordare a memoria mille teoremi o dimostrazioni o formule. 
Certo, le tabelline è utile saperle, così come bisogna saper muovere le dita per saper suonare. 
Ma ciò che è veramente importante è imparare un metodo che permetta di ritrovare da soli ciò che si è dimenticato, e magari ogni tanto anche di trovare qualcosa di nuovo che non si conosceva e che, se si è fortunati, non aveva mai saputo nessuno.[...]"

Può capitare di trovare qualcosa di nuovo, fra illuminazione e dimostrazione rigorosa: sono frequenti nella storia esempi di matematici che sono pervenuti a risoluzioni di dimostrazioni e problemi quasi per caso, magari a seguito di inconsce elaborazioni di nozioni e trasversali componenti della "cultura" sopra dall'autore definita. 
Quali prospettive dare infine a coloro che vedono ed immaginano la matematica come facente parte in una qualche maniera del loro percorso lavorativo e/o esistenziali? Quali suggerimenti ed esperienze raccontare a chi vuole avvicinarsi con ottimistico approccio allo studio di questa disciplina? 
A queste domande viene data risposta, cercando di illustrare soprattutto quelle fondamenta che fanno della matematica una scienza strettamente collegata a moltissime altre tematiche: 

"[...]La causa finale (della divulgazione scientifica intrapresa dall'intervistato) è stata l'esigenza di andare oltre il tecnicismo, per  capire e riuscire a far capire quanto e come la matematica sia parte della cultura in generale: qualcosa [...] che ha legami e interazioni non soltanto con tutte le scienze, ovviamente, ma anche con la filosofia, la musica, la pittura, la letteratura, la teologia, [...]"

Conoscere la matematica per poter conoscere meglio il mondo, dunque? 
E' attorno ad argomentazioni come queste che si muovono le trame di questo libro-intervista: quale ruolo può avere la matematica nelle esistenze di ognuno di noi? Conoscere bene la scienza matematica (e le sue applicazioni pratiche nella vita di ogni giorno) a cosa può servire? Quali potenzialità può "regalare"?

"[...]la matematica non è tutto, ma è già qualcosa: se la conosciamo, abbiamo a disposizione non solo un mezzo per capire la scienza e la tecnologia che permeano il mondo in cui viviamo, ma anche un linguaggio che ci serve per interpretare i fatti della vita quotidiana. 
Non mi sembra poco ed più di ciò che offrono le altre parrocchie, sacre o profane. 
Teniamola da conto, allora, e cerchiamo di farne un buon uso: non ci deluderà.[...]"

Leggere per conoscere, dunque.