martedì 1 settembre 2015

"I NUMERI DELL'UNIVERSO": COME POTREBBE ESSERE LA REALTA' CON COSTANTI AVENTI VALORI DIVERSI DALL'ABITUDINE?

Cosa ne sarebbe del mondo e della nostra quotidianità qualora alcune leggi della fisica venissero più o meno parzialmente alterate e/o stravolte? Che ne potrebbe restare della forza di gravità qualora la costante g non fosse più pari al valore abitualmente conosciuto pari a 9.81 metri per secondo quadrato? Come si vivrebbe sul pianeta Terra?
Quali teorie e strade avrebbe perseguito la disciplina scientifica qualora altre costanti non avessero valori abitualmente conosciuti? Cosa ne sarebbe di un pianeta a gravità variabile? Cosa ne resterebbe di cerchi, circonferenze e geometrie varie qualora il celeberrimo pi greco avesse declinazione non simile al conosciuto 3.14?
L'importanza di alcune costanti è tanto celebre quanto, nei fatti, largamente sottovalutata internamente alle dinamiche di ogni giorno. Come potrebbe modificarsi la vita quotidiana qualora alcune dinamiche e parametri fossero fatti variare rispetto alle attuali abitudini?
Il pianeta Terra resterebbe quello che è o potrebbero verificarsi anche ingenti e/o non immaginabili cambiamenti qualora alcuni parametri caratterizzanti le sue dinamiche dovessero variare?
Le domande afferenti campi non ancora esplorati dalle scienze fisico-matematiche non si sprecano, in un contesto nel quale la parola chiave sembra essere ogni giorno di più ricerca.
Dietro e dentro a questi campi è opportuno muoversi, specialmente per capire soprattutto quali potrebbero essere le dinamiche anche extra-terrestri: quanto è oggi conosciuto in termini di spazio ed Universo? Cosa si è in grado di sapere di galassie, di pianeti lontani e di presunti esopianeti che potrebbero ospitare forme di vita anche intelligenti?
Quali i punti di forza e di debolezza rispetto alle relazioni che intercorrono fra queste vicende e la ricerca di costanti aventi valori differenti rispetto alle 'abitudini' terrestri?
A questa ed a molte altre domande cerca di rispondere l'opera "I numeri dell'Universo - Le costanti di natura e la Teoria del Tutto", scritto da John D.Barrow e pubblicato da Oscar Mondadori.
L'intento divulgativo e riflessivo dell'opera risulta chiaro sin dalle informazioni riportate in copertina esterna al testo:

"[...] I più recenti risultati della ricerca scientifica hanno portato all'identificazione di quei numeri misteriosi che stanno alla radice di tutti i fenomeni del mondo e ne determinano il ripetersi sempre uguale. Sono i numeri dell'Universo: quei valori che definiscono l'intensità della forza di gravità e del magnetismo, la velocità della luce o la massa delle più piccole particelle di materia. 
In questo libro John D.Barrow ci conduce in un'emozionante esplorazione dei loro enigmi: perché hanno certi valori e non altri? Sono davvero 'costanti' oppure, come nuove ricerche sembrano dimostrare, evolvono nel tempo? [...] esistono altri universi governati da codici differenti da quelli a noi noti? Le costanti di natura sono allo stesso tempo l'espressione della nostra più vasta conoscenza e della nostra più profonda ignoranza del cosmo. Solo quando avremo chiarito il mistero che ancora le circonda, avremo davvero fatto luce sui suoi meccanismi più intimi. [...]"

Quando potrebbe essere fissata questa data? Tale incedere rappresenta un limite temporale qualificabile o solo asintoticamente raggiungibile? Quali potenzialità può avere il progresso scientifico internamente ai processi di indagine e (ri)costruzione di un mondo maggiormente conosciuto in termini di minori ombre? Le potenziali risposte a domande simili passano ancora una volta attraverso quel processo ricollegabile alla tanto celebre quanto sottovalutata parola chiave, la ricerca:

"[...] Di recente, un'importante notizia circa le costanti di natura ha richiamato l'attenzione dei mezzi di comunicazione e proposto l'esigenza di una ricerca scientifica approfondita. 
Tale notizia pone la questione in assoluto fondamentale: le costanti di natura sono in ultima analisi davvero costanti? Un nuovo metodo per valutare accuratamente le costanti di natura nel corso degli ultimi undici miliardi di anni di storia dell'Universo è stato messo a punto [...]
Esaminando le configurazioni atomiche codificate nella luce che ci giunge da quasar lontani possiamo apprendere che aspetto avevano gli atomi quando quella luce iniziò il suo viaggio miliardi di anni fa. Le costanti di natura sono state sempre uguali? La risposta [...] schiude nuove possibilità per quanto riguarda l'Universo e le leggi che lo governano. [...]"

I confini entro i quali (cercare di) qualificare l'importanza delle potenzialità espresse od esprimibili in termini di cambiamento risultano essenziali da definire, specialmente per le pagine di un libro che deve essere giocoforza tanto sintetico quanto circoscritto nelle sue tematiche fondamentali.
A questo proposito, pertanto, l'opera in questione si muove su una serie di tratti fondamentali di seguito indicativamente richiamati:


  • Realtà vicina in termini di spazio e tempo, qualificando quanto rispetto alla realtà terrestre sia stato definito e determinato nel corso dei 'binari' storici fino ad oggi battuti;
  • Definizione e contestualizzazione rispetto a standard extra-umani da poter valutare, considerando l'evoluzione dei principi fisici per l'analisi e la comprensione di eventuali altri mondi ad oggi sconosciuti;
  • Ricerca di una Teoria del Tutto, grazie alla quale poter rendere più facilmente esprimibili (e quindi forse governabili?) alcuni fenomeni ad oggi quasi sconosciuti in termini precisi;
  • Sinfonie incompiute di scienziati e matematici, individuando i limiti strutturali che matematica e fisica hanno dimostrato possedere nel corso della storia relativamente alla descrizione specifica della realtà esterna (ed interna) all'essere umano;
  • Focus su biologia ed Universo, per comprendere quali possano essere i limiti e le potenzialità riscontrabili nell'indagine di un mondo tanto sterminato quanto sterminata appare l'ignoranza umana nei confronti della sua più intima e specifica decifrazione;
  • Evoluzione dei principi antropici e delle costanti capaci di definire la Storia fino ad oggi realizzatasi, inquadrando alcuni principi chiave nella definizione di un equilibrio tanto delicato quanto precario fra realtà e sue possibili interpretazioni storico-fisiche;
  • Esplorazione di nuove e differenti dimensioni, cercando di comprendere quali possibilità siano ancora oggi inesplorate nella descrizione del mondo circostante; 
  • Potenzialità di poter arrivare al cielo, verso la potenzialità di comprendere altri mondi nel tentativo forse mai risolubile di rispondere il più razionalmente possibile ad alcuni immensi interrogativi. 

Cosa potrebbe rimanerne di eventuali multiversi? Quali prospettive assegnare ad eventuali mondi senza 'fine'? Cosa potrebbe esserne della nostra fisica qualora alcune delle proprietà ad oggi ritenute eterne, indissolubili ed incrollabili potessero in qualche remota zona dell'Universo venire meno?
Per ulteriori e più approfondite risposte a queste e molt(issim)e altre domande, pertanto, si consiglia la possibilità di esplorare i mondi circostanti mediante la sola lente a disposizione dell'essere umano:

"[...] La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi. [...]" (E. Fermi, att.)

Fare ricerca, appunto. Sempre con la stessa ed identica parola chiave precedentemente citata.


domenica 30 agosto 2015

A PROPOSITO DI MATEMATICA E DI COSTANTI MATEMATICHE...

"[...] Alcune cose non cambiano mai. [...] Molto tempo fa, a essere considerate degne di memoria erano le irregolarità dell'esperienza: l'evento inatteso, quello catastrofico, quello di cattivo augurio. 
Poi, via via, gli scienziati presero ad apprezzare le meraviglie della regolarità e della predicibilità del mondo. La nostra esperienza, nonostante la concatenazione di moti caotici e imprevedibili che caratterizza gli atomi e le molecole, ci parla di un mondo dotato di coerenza e continuità.
La ricerca dell'origine di tale coerenza si indirizzò in un primo tempo verso le 'leggi' di natura che governano il modo in cui le cose cambiano. 
Ma in seguito si è venuti progressivamente identificando una serie di numeri misteriosi che stanno alla radice dell'assetto coerente dell'esperienza. Tali numeri sono le costanti di natura, che conferiscono all'universo il suo carattere distintivo e lo differenziano da altri che potremmo immaginare. Esse rappresentano a un tempo la nostra massima conoscenza e la nostra estrema ignoranza dell'universo. 
Infatti, benché misuriamo con sempre maggiore precisione, e basiamo le nostre unità fondamentali di massa e di tempo sulla loro invarianza, nondimeno non sappiamo spiegarne i valori. 
Non siamo mai riusciti a spiegare il valore numerico di nessuna delle costanti di natura. 
Ne abbiamo scoperte di nuove, abbiamo messo in relazione quelle vecchie e abbiamo compreso il loro ruolo cruciale nel rendere il mondo qual è, ma la ragione dei loro valori rimane avvolta nel buio più fitto. [...]"
(Fonte: Prefazione, I numeri dell'Universo, John D. Barrow, Oscar Mondadori)

Fonte immagine: buoncompleannofederico.unina.it

sabato 29 agosto 2015

FRA SPAZIO, ORIGINI ED UMANE OPINIONI...

"[...] Ciò che veramente mi interessa è se Dio avrebbe potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lascia qualche libertà. [...]"
(A.Einstein, att.)

"[...] 'Da dove è venuta la materia?' 
'Che  differenza fa? Il segreto dell'Universo è l'apatia. 
La Terra, il Sole, le pietre, sono tutti indifferenti, e ciò costituisce una sorta di forza passiva. 
Forse indifferenza e gravità sono la stessa cosa.' [...]"
(I.B.Singer, att.)


giovedì 27 agosto 2015

SU CIELO E STELLE, FRA ARTE E LETTERATURA...

"[...] Per quanto difficile possa essere la vita, c'è sempre qualcosa che è possibile fare. 
Guardate le stelle invece dei vostri piedi. [...]"
(S.Hawking, att.)

"[...] La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in sé stessi la loro legge e il loro cammino. [...]"
(H.Hesse, Siddharta, att.)

"[...] E tu, Cielo, dall'alto dei mondi/ sereni, infinito, immortale,/ 
oh! d'un pianto di stelle lo inondi/ quest'atomo opaco del Male! [...]"
(G.Pascoli, X Agosto, cit.)


Notte stellata, V.Van Gogh

martedì 25 agosto 2015

A PROPOSITO DI DISCORSI, FRA MUSICA E CITAZIONI...


"[...] L'uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso. 
Li animali l'hanno piccolo, ma è utile e vero, 
e meglio è la piccola certezza che la gran bugia. [...]"
(Leonardo Da Vinci, Codice F, att.)

"[...] La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. [...]"
(Italo Calvino, Le città invisibili, att.)

lunedì 24 agosto 2015

(PRE)VISIONI SUL FUTURO, FRA AMBIZIONI DI UOMINI E SOGNI DI ANIMALI...

"[...] Scrutiamo tanto volentieri nel futuro, perché tanto volentieri volgeremmo a nostro favore, con taciti desideri, ciò che in esso oscilla, l'incerto. [...]"
(J.W.Goethe, Le affinità elettive, att.)


domenica 23 agosto 2015

"IL TRAMONTO DELL'EURO": QUALI LE PROSPETTIVE DA AVVALLARE E/O DA CONFUTARE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO PUBBLICO?

Possono i cosiddetti luoghi comuni o stereotipi avere diffusione tanto capillare e radicalmente ineliminabile internamente al dibattito pubblico? Quali potrebbero gli argomenti maggiormente degni di nota per i quali il confronto è fossilizzato e/o completamente assente, specialmente se su tesi contrapposte su cui sembra imperare un silenzio tanto assoluto quanto imbarazzante?
A queste domande può richiamarsi in maniera quasi totalizzante il concetto richiamato dalla crisi economico-finanziaria da tanti anni avviata e, in alcuni Stati, ormai almeno apparentemente conclusa nella sua fase più grave e dirompente.
I danni che ha prodotto in questi anni il cortocircuito fra economia e società risultano ormai chiari a tutti, senza ambiguità e doppi sensi possibili: società completamente trasformate, squilibri accentuati ed alimentati da modi di agire politico alquanto discutibili, interessi statali annichiliti nei confronti della prospettiva di (ri)costruire un'Europa unita (ancora oggi missione rimasta per quanta parte campata per aria?), indici di debito pubblico che comportano interessi elevatissimi da pagare.
Queste sono solamente alcune delle conseguenze che la serie di squilibri esistenti fra società ed economia ha prodotto, nel tempo ed in maniera ormai tanto totalizzante quanto radicale per il futuro.
Per comprendere quanto è stato fatto in termini specifici e pragmatici, però, servirebbe avere conoscenze che oggettivamente non tutti possono avere.
Per capire i meccanismi economico-finanziari alle loro radici (potendo quindi meglio esplorare a maggior ragione i danni ed i benefici da loro prodotti) serve avere informazioni alquanto specifiche, dettagliate, non pienamente comprensibili senza un'educazione ed un'istruzione degne di tanto elevata complessità. Con quanta ragione si potrebbe sostenere che le conseguenze della crisi economica sono maturate anche a seguito di non piene comprensioni delle dinamiche che regola(va)no le discipline citate in precedenza?
A prescindere dalla polivalenza di risposte possibili, servirebbe davvero uscire dall'impeto esercitato da luoghi comuni e slogan continui. Per comprendere appieno quali danni possa fare nel tempo il ripercuotersi pressante dei luoghi comuni, si potrebbe ricorrere alla seguente citazione attribuita allo scrittore Victor Hugo:

"[...] Ogni pensatore che vorrà diventare oratore, ogni uomo di spirito e di cuore che vorrà diventare ed essere eloquente, muovere le masse, dominare le assemblee [...] non avrà da far altro che passare dalla ragione delle idee al dominio dei luoghi comuni. [...]"
(V. Hugo, Oceano, att.)

Il percorso di transizione verso ciò che è (o sembra essere) luogo comune può essere allargato alla questione economica, cercando di analizzare quali possano essere elementi di forza (o di ripetuta debolezza?) di tesi apparentemente lontane dall'essere percorribili o quantomeno realizzabili senza incorrere in ingenti danni anche nell'immediato. Restringendo il piano dei campi ove sia possibile incidere, è possibile analizzare quali possano essere i settori caratterizzanti il binomio Euro ed Europa. La moneta unica è parsa davvero in questi anni la sola via possibile (anche se non auspicabile?) per pervenire alla realizzazione di un continente unito nella sua globalità?
L'unione politica è un processo ancora oggi in (lentissimo?itinere oppure avranno davvero tremenda ragione le moltitudini che invocano un'impossibilità radicalizzata nel poter costruire un'altra Europa?
Chi ha sbandierato di voler impostare un continente differente ha finito con il piegarsi ai comandamenti delle istituzioni europee, seguendo i binari di accordi che sembravano avere poco o nulla di coerente con i proclami inizialmente sbandierati in tempo di campagna elettorale e/o in tempo di referendum. E' questo il caso della Grecia, riferibile alla transizione maturata nella stesura dei 'compromessi' raggiunti con la (vecchia?) Troika.
Potrebbe essere possibile inquadrare ulteriori elementi sullo sfondo, senza limitarsi ad individuare la sola Grecia come fattore sul quale concentrare le proprie attenzioni: situazione e prospettive valide per la sola Italia, rapporti esistenti fra Stati deboli e Stati forti, influenza della Germania nella definizione di una sorta di profilo guida entro cui ricondurre le sorti dell'intera Unione Europea, [...].
Sembrano essere molt(issim)e le aree su cui si possa tentare di discutere ed argomentare cercando strade che non siano semplicistiche, demagogiche o più banalmente stereotipate.
Il tratto d'unione fra crisi economico-finanziaria, Stati Europei e futuro dell'Unione Europea risulta essere molto complicato da delimitare ed esaurire tramite argomentazioni convincenti anche se non univoche; tutto questo proprio perché sono esistite e rimangono tutt'ora troppe occasioni in cui la divulgazione di argomenti tanto complicati ed imponenti rischia di trasformarsi in semplificazione strumentale e strumentalmente esasperante per chi prova/cerca di capirci qualcosa.
Quale futuro può essere consegnato ad un'Europa avente una moneta unica percepita sempre più come cappio al collo che come opportunità da cogliere per migliorare gli evidenti limiti di un'architettura istituzionale ormai radicalmente depauperata?
Quanta credibilità potrebbero avere le autorità governative continentali nei confronti di una base elettorale potenzialmente tanto sterminata quale è quella europea?
Le domande sono potenzialmente infinite, nei confronti del tratto d'unione precedentemente definito. Attraverso quali passi potrebbe essere necessario adoperarsi per esaminare o vagliare prospettive differenti da quelle riscontrate fino ad oggi?
A questa domanda, tanto occultata quanto importante, ha cercato di rispondere un libro scritto ormai tre anni or sono da Alberto Bagnai, Professore Associato di Politica Economica.
L'opera in questione si intitola "Il tramonto dell'Euro - Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere  in Europa", pubblicato da Imprimatur Editore.
Il fine specifico della dissertazione è richiamato chiaramente sin dalla copertina del testo:

"[...] Dopo anni di recessione i testi sulla crisi non mancano. 
La maggior parte però propone ricette per salvare l'Euro da se stesso, modificando le regole europee. Ne mancava uno che si ponesse il problema di salvare i cittadini dall'Euro.
Sfondando la barriera dei luoghi comuni, questo libro illustra il legame fra l'Euro e la disintegrazione economica e politica dell'Eurozona, descrive le modalità e le conseguenze pratiche di un eventuale percorso di uscita e [...] indica la direzione lungo la quale riprendere [...] un reale percorso di integrazione culturale, sociale ed economica europea. 
Un altro Euro non è possibile. La sua fine segnerà l'inizio di un'altra Europa, possibile e desiderabile. [...]"

Il confine di prospettiva risulterebbe quindi inequivocabile, stando alle parole dello stesso autore.
Al netto di possibili avvalli o confutazioni rispetto alle tesi in esso formulate, date sia da esperti che da semplici lettori interessati, dovrebbe emergere come imperante la necessità di uscire da quell'orrenda atmosfera di banali luoghi comuni precedentemente definiti.
La possibilità di evadere dai confini imposti da stereotipi dovrebbe essere sempre tanto chiara quanto lampante da percorrere, proprio perché dovrebbe risultare altrettanto necessario (cercare di) inseguire le giuste dosi di approfondimento e conoscenza di questioni importantissime per il futuro collettivo:

"[...] Caro lettore, magari ti chiederai cosa ci sia che non va [...].
E' [il racconto] che da tempo ti senti fare dai politici, dagli editorialisti, dai commentatori nei quali riponi la tua fiducia, che te lo ripetono da ogni possibile mezzo d'informazione. [...]
Eppure [il racconto medesimo] più che un resoconto oggettivo di fatti è un manifesto ideologico: il manifesto del luogocomunismo, l'ideologia del luogo comune, che ha ucciso le menti di milioni d'italiani conducendoli a una supina accettazione della catastrofe che stanno vivendo.
Ideologia insidiosa, proprio perché si appoggia su una serie di asserzioni che sono (o sembrano) di per sé evidenti: i luoghi comuni, appunto. 
Costruire una gigantesca menzogna, usando come mattoni piccole verità: questa tecnica le assicura un grande successo. [...]"

Quali argini rimangono da abbattere per dichiarare certi luoghi comuni debilitati?
Quali prospettive di critica possono esserci nei confronti delle prospettive e delle argomentazioni riassunte nell'opera in questione? Quali potenziali bontà d'argomentazione rimangono radicate internamente al testo presentato? Quali smentite hanno consegnato gli anni passati alle argomentazioni riportate nella presente opera?
La realtà globale di economia e finanza, divenuta ormai matassa apparentemente irrisolubile a livello mondiale, rende le situazioni di disgregazione monetaria davvero simili a quelle realizzatesi nel passato? Quali armi si potrebbero impiegare per (cercare di) confutare i luoghi comuni presenti nelle opinioni sia a torto che a favore della prospettiva monetaria imposta dall'Euro?
Le questioni da porre risultano di una quantità direttamente proporzionale alle dosi di difficoltà ed importanza che la questione economica ha raggiunto nei confronti del sistema mondiale.
Leggere per (cercare di) ampliare le prospettive, per approfondire, per debellare, per avvallare ipotesi o per poter meglio confutare tesi assurde. Con o senza tramonto dell'Euro(pa) di mezzo, ovviamente.


venerdì 21 agosto 2015

ANDAMENTI E RICHIESTE, FRA ESISTENZA E MONDO...


"[...] Tra castelli di carta e promesse 
han dettato le regole senza di te. 
Ti han svegliato che ancora dormivi 
hanno scelto la strada più giusta per te.
E se questo non fosse abbastanza 
ti hanno chiesto di più.
C'è da pagare il conto e chi paga sei tu. [...] 
Ti hanno chiesto di fare carriera 
barattando il tuo tempo al servizio di chi 
ti vorrebbe dalla sua parte per usarti di più 
e poi quando finisce per buttarti giù. 
Tra castelli di carta e promesse 
non è tempo di chiedere quello che è tuo 
e se invece volessi parlare 
ti rispondono che 
ci dispiace ma non c'è più posto per te. [...]" 

(Come va la vita, Nomadi)

giovedì 20 agosto 2015

A PROPOSITO DI DECADENZA E CRISI (NON ECONOMICA)...


"[...] In piena decadenza 
Le parole non hanno chance 
È proprio una faccenda inquietante 
Il pensiero che degenera [...]
In mezzo a tanta oscurità 
Le speranze non hanno chance [...] 
Qui serve un segno di rispetto per la gente 
In questa bassa marea 
Serve un lampo nell'aria che si accenda 
Oppure un'idea [...]"
(La decadenza, I.Fossati, cit.)

mercoledì 19 agosto 2015

FRA DUBBIO E DUBBIOSI, CITANDO E IMMAGINANDO...

"[...] Il dubbio cresce con la conoscenza. [...]" 
(J.W.Von Goethe, att.)

"[...] Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, 
non già di raccogliere certezze. [...]"
(Norberto Bobbio, cit.)

Immagine tratta da "La bambina filosofica", V. Vinci

venerdì 14 agosto 2015

LEGGENDO "GOAL ECONOMY", VERSO LE NUOVE FRONTIERE DEL (FARE) CALCIO...

Cosa ne rimane del calcio sportivamente inteso in un'epoca di tanto globale quanto ormai non circoscrivibile finanziarizzazione? Può la crisi economica ancora in corso di smaltimento aver contaminato i metodi di fare e vivere lo sport?
Il calcio risponde solo ad etica ed ottica di gioco, coinvolgendo meccanismi caratteristici del fare squadra quali possono essere schemi di marcature o di azioni finalizzate alla rete?
Possono invece esistere altre variabili non ponderate e/o non visibili, capaci di influenzare (seppur nella legalità) i meccanismi di vittoria e di costruzione di team vincenti?
A queste e molt(issim)e altre possibili domande cerca di rispondere il libro "Goal economy - come la finanza globale ha trasformato il calcio", scritto da Marco Bellinazzo ed edito da Baldini&Castoldi.
Le ragioni di un'opera simile sono richiamate esplicitamente sin dalla copertina:

"[...] Molti sono i gossip su Cristiano Ronaldo [...] ma pochi sanno quale potente fondo d'investimento è nato grazie al suo primo procuratore o dell'ambigua lotta della Fifa contro queste super agenzie dalle remunerazioni stratosferiche. 
Un Risiko di sponsorizzazioni e televisioni che invadono i mercati emergenti dove il calcio conquista popolarità a ritmi vertiginosi. La neonata Lega del Nordamerica, quella australiana, indiana e quelle mediorientali hanno risorse e pubblico tali da poter arrivare fra pochi anni a far concorrenza alle [...] leghe europee, soprattutto a chi come la nostra Serie A non ha saputo innovarsi. 
La stessa geopolitica di Russia e Cina, con le manovre dei loro oligarchi, s'interseca sempre più spesso con i meccanismi mediatici del calcio. [...]"

La radice per analizzare le presenti e soprattutto future prestazioni, pertanto, potrebbe essere afferente alla necessità di valutare con piglio il più possibile critico quali possano essere le dinamiche che si articolano fuori dal campo di gioco. Risulta essere questo il punto più scottante su cui adoperarsi per (provare a) valutare i possibili punti di futura destinazione per le frontiere calcistiche:

"[...] Seguire il filo delle multinazionali che foraggiano squadre nei più diversi Paesi ci dà l'immagine vivida di cosa sia la 'globalizzazione'. 
Questo libro è un viaggio nel cuore del calcio globalizzato di oggi. Continente per continente, lega per lega, spiega cosa c'è dietro le cifre, gli uomini e gli intrecci di un business multimiliardario che ha superato tutti gli altri sport per ricavi e giro d'affari.
Perché se è vero che i fatturati non fanno goal, scrivono però la storia del calcio e ci rivelano dove andrà. [...]"

Le dinamiche nascoste o che stanno sul 'pelo libero' del visibile aiutano a comprendere quali possano essere le frontiere non ancora percorse da tutto quel modo di 'fare calcio' che si muove fuori dal rettangolo di gioco. Fino a che livello si è spinto e potrà un domani arrivare il modo di fare business afferente all'arte del pallone? I confini di certi meccanismi e di certe trattative mai saranno chiari(ti e/o chiaribili) fino in fondo a chi crede che il percorso per giungere alla vittoria sia solo quello conseguibile invocando campo e risultati favorevoli:

"[...] Se volete disquisire di linee di fuorigioco, calciomercato e arbitraggi fate pure. 
Ma poi leggete questo libro e capirete chi tiene le redini del calcio mondiale. [...]"

Le frontiere ed i confini di questi prepotenti fenomeni risultano essere definibili seguendo il filo conduttore descritto dai capitoli entro cui è racchiusa l'opera in oggetto di recensione:

  • Descrizione e definizione dei bastioni caratteristici della Vecchia Europa: Fair play, Champions League e regolamenti economico-finanziari a cui i club dovranno ottemperare per assicurarsi continuità e competitività nelle coppe;
  • Analisi e contestualizzazioni dei campionati Europei più importanti, fra prospettive di ripresa e decadimento da croniche politiche di affossamento: Serie A, Premier League, Bundesliga, Liga Spagnola e Ligue 1;
  • Definizione dei percorsi di accrescimento dei campionati attualmente in maggiore crescita, analizzando in dettaglio aspetti più e (molto) meno visibili anche agli interessati più attenti: investimenti economico-finanziari, quotazioni in borsa e meccanismi di acquisto di club tramite fondi d'investimento. 
Leggere per accrescere le proprie conoscenze, per informarsi e (forse) per esercitare forme di tifo maggiormente consapevoli e meno dettate dai vari impulsi del momento. 




domenica 9 agosto 2015

SUL VALORE DEL TEMPO...E DEI MOMENTI DI VITA ANDATI


"[...] Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; 
le passioni che proviamo lo dilatano, 
quelle che ispiriamo lo restringono, e l'abitudine lo riempie. [...]"

(Marcel Proust, cit.)

mercoledì 5 agosto 2015

RIFLESSIONI E CONTENUTI DEL "CLEAN POWER PLAN": QUANTO PROMESSO? QUANTO ANCORA DA FARE?

Il desiderio di un mondo libero dai drammi costituiti dal cambiamento climatico, dal surriscaldamento globale e dalle problematiche socio-economiche connesse ai problemi sopra riportati dovrebbe essere, fino a prova contraria, di primario interesse collettivo.
Buona parte degli Stati del mondo intero dovrebbero collettivamente depositare le armi di una stantia diplomazia per privilegiare, coerentemente con l'urgenza delle situazioni, l'attuazione concreta di programmi votati alla realizzazione di punti tanto precisi quanto ormai collettivamente necessari.
Sono state tante le occasioni di discussione ed incontro, moltissime le opportunità che non sembrano essere state raccolte sino in fondo. Al netto di tutto, pertanto, sembra che qualcosa di molto grande debba ancora essere compiuto fino in fondo.
Cosa potrebbe accadere qualora le ulteriori (o residue?) speranze venissero ulteriormente tradite? Sarebbe davvero possibile paventare concrete possibilità di scongiurare il verificarsi ed il perpetuarsi del cambiamento climatico attualmente in tanto palese quanto concreta manifestazione?
Al netto di domande e punti di vista, sembra più che mai urgente adoperarsi per predisporre in campo soluzioni reali e concrete. Può essere fatto rientrare in questo campo il piano attuato dal Presidente USA Barack Obama ed identificato brevemente sotto il nome di "Clean Power Plan"?
E' possibile definire per punti il presente provvedimento riferendosi a quanto riportato nell'articolo "Clima, il piano di Obama in 5 punti" pubblicato sul sito wired.it. Sintetizzando il tutto, si potrà scrivere quanto richiamato nel seguito:

  1. Taglio delle emissioni, prevedendo la possibilità di tagliare le emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 32% rispetto ai livelli registrati nell'anno 2005;
  2. Quantificazione il più esatta possibile dei costi del piano energetico, concentrandosi ai livelli concentrati e riportati per il periodo compreso fra 2020 e 2030;
  3. Predisporre una crescita sostanziale delle energie rinnovabili, identificando in circa quindici anni il periodo in cui le fonti di energia rinnovabili dovranno coprire il 30% circa dell'energia prodotta su scala nazionale;
  4. Associare forme di minore assenteismo con possibilità di ottenere miglioramenti anche sostanziali nella salute, vagliando la concreta possibilità di poter prevenire almeno 3600 morti premature per cause riconducibili all'inquinamento;
  5. Piena libertà per gli Stati membri di attuare e perseguire gli obiettivi prefissati dal testo vagliato dal Presidente Obama, considerando come data limite per l'adeguamento normativo l'anno fissato del 2022.
Le parole del Presidente Obama, pronunciate alla presentazione del piano in questione, sono sembrate alquanto emblematiche e significative nel merito della presente questione specifica: 

"[...] Niente minaccia di più il nostro futuro e quello delle generazioni future del cambiamento climatico. [...] Siamo la prima generazione a sentire l'impatto del cambiamento climatico e l'ultima generazione che può fare qualcosa. Dobbiamo affrontare il problema nel modo giusto altrimenti rischiamo il punto di non ritorno. Esiste la possibilità di arrivare troppo tardi. [...]"
(Fonte: Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2030, greenme.it, D.Trunfio)

Vale quindi la pena muoversi per cercare di evitare che il 'troppo tardi' giunga puntualmente a verificarsi. Sempre ammesso che non si sia già superato il limite auspicabile od esistente, ovviamente. I costi complessivi del piano di Barack Obama saranno, stando alle ultime stime, prossimi a sfiorare gli 8.4 miliardi di dollari circa. 
Parimenti a queste spese, inoltre, i potenziali risparmi per i consumatori dovrebbero attestarsi nel decennio 2020-2030 su un ammontare prossimo a circa 155 miliardi di dollari. 
Dovrà essere l'Agenzia Federale per la Protezione dell'Ambiente (Epa) a definire criteri attuativi più stringenti e predisporre piani concreti per le singole realtà componenti il quadro federale, similmente a quanto definito anche dall'articolo "Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere" riportato su Panorama.it

"[...] Il programma [...] prevede che l'Epa [...] lavori per la riduzione delle emissioni di diossido di carbonio delle centrali elettriche degli Stati Uniti. [...] stabilisce per ciascun stato federale un obiettivo di riduzione delle emissioni delle proprie centrali elettriche. Gli Stati possono decidere come arrivare all'obiettivo: possono per esempio passare dal carbone al gas naturale, incrementare le energie rinnovabili, fissare programmi per incentivare il risparmio energetico e la razionalizzazione della case private. Gli Stati devono presentare il piano entro il 2018 e cominciare a tagliare le emissioni entro il 2022. Se uno Stato non presenta il proprio piano dovrà applicare quello preparato dall'Epa. [...]"


(Fonte: Clean Power Plan, Panorama.it, L.Gavazzi)

La possibilità di strutturare un cambiamento reale ed importante potrà passare, pertanto, dalla primaria possibilità di quantificare e qualificare quanto i costi siano potenzialmente inferiori rispetto a risparmi e teorici benefici. Senza contare successivamente quanto si dovrà ancora cercare di fare, perseguendo strade che ad oggi le direttive di questo piano non sembrano aver percorso. 
Quantomeno nelle forme divulgate da stampa e mezzi di informazione nazionali: responsabilità sociale di impresa abbinata a tematiche ambientali ed energetiche, quantificazioni esplicite di consumi da ridurre anche nei settori privato ed industriale, potenziali risparmi e migliorie da contabilizzare per misure afferenti sia per riqualificazione che per risparmio energetico. 
Solo per citare alcuni potenziali riferimenti e punti di differente vista fra i moltissimi possibili. 
La potenzialità di definire un Clean Power Plan adeguato dovrà scorrere necessariamente, un domani non troppo lontano, anche da queste opportunità e possibilità. 
Tale piano potrebbe essere strutturato anche su scala europea, andando ad incentivare e rendere vincolanti meccanismi di 'burden sharing' per gli Stati facenti parte dell'ormai palesemente dissestato 'Vecchio Continente'. Non sembrano esservi più molti istanti da poter perdere, per (cercare di) scongiurare un tanto perentorio quanto lancinante adattamento ad un futuro ambientalmente e climaticamente assai precario.

Fonte immagine: ambientequotidiano.it

Per saperne di più:

"Clima, il piano di Obama in 5 punti", Wired.it
(http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/08/04/obama-clima-5-punti/)

"Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2020", Greenme.it (http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/17314-clean-power-plan-obama-2030)

"Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere, Panorama.it
(http://www.panorama.it/scienza/green/clean-power-plan-obama-5-cose-da-sapere/#gallery-0=slide-6)

domenica 2 agosto 2015

RICORDANDO IL 2 AGOSTO, DOPO 35 ANNI...

"I treni partivano
i treni arrivavano
“al mare” dicevano i treni
“alla montagna” dicevano i treni.
I treni ridevano
cantavano
erano felici i treni.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Il cielo era con nuvole azzurre
all’improvviso
il cielo è diventato nero
il cielo è diventato fuoco
il treno non è più partito
il treno non è più arrivato
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).
(Mai più! Mai più! Mai più!)

A un tratto il cielo
il cielo è diventato di fuoco
i bambini piangevano
le mamme gridavano
stesi per terra in silenzio
uomini donne bambine
mentre il sangue cadeva dal cielo.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Le nubi non erano più bianche
erano rosse di sangue
erano nere di fumo.
Poi il tempo è passato
i morti sono ancora con noi
con noi in partenza col treno
al mare in montagna.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascolto
ascolto
ascolto
Quello che vola lassù:
ci porta in vacanza
al mare o in montagna
fra le nuvole bianche
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate guardate
guardate la grande nave
passare
le onde
le onde calde del mare
nuotare
andiamo al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate
ascoltate
guardate
il treno
che arriva a Bologna
noi nella stazione aspettare
allegri per correre al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)"

(R.Roversi, cit.)


sabato 1 agosto 2015

"TREDICI MILIARDI DI ANNI", LEGGENDO LA STORIA DELL'UNIVERSO E DELLA SPECIE UMANA...

Quali immagini potrebbe vedere un generico spettatore qualora fosse invitato a vedere un film riguardante la formazione del nostro Universo? Su quali scene sarebbe più opportuno soffermarsi, seguendo un percorso iniziato con la formazione dei primi atomi e fino ad oggi arrivato con il perseguimento di nuovi obiettivi tecnologici e di progresso da parte dell'umanità intera?
La storia del pianeta Terra e delle specie in essa racchiuse finiscono per essere, guardando con più attenzione alla grandezza dell'intero Universo, una parte infinitesima di tutto ciò che un film intero sull'Universo potrebbe (o dovrebbe?) riuscire a racchiudere.
Quanto tempo servirebbe per rendere giusti onore e merito ad una trama tanto complessa, intricata, difficile da sintetizzare ed esprimere in termini il più possibile semplificati?
A domande simili e tanto complesse può cercare di rispondere al meglio possibile una scienza che sappia essere semplificata, divulgata e resa enormemente meno complessa rispetto al peso rivestito dalla stessa nella realtà. Servirebbe, in altre parole, qualcuno di particolarmente adatto per rendere raccontabile ed efficace una narrazione altrimenti incomprensibile ai più.
Questo identikit, internamente al panorama italiano, può ricondurre ad una fra le persone forse più esperte ed efficaci in materia di divulgazione scientifica: Piero Angela, senza ambiguità e fraintendimenti. Specializzato da sempre nel rendere comprensibile ciò che è infinitamente complesso e/o complicabile, quest'uomo ha votato da sempre una buona parte della sua esistenza verso la necessità di far comprendere la scienza specialmente a chi non ha cultura e nozioni basilari per poterlo fare.
L'ultima opera redatta e curata da questo autore riguarda, non a caso, il tema legato all'origine ed allo sviluppo sia dell'Universo che della specie umana. Il presente testo, dal titolo "Tredici miliardi di anni - Il romanzo dell'Universo e della vita", riporta una sintesi il più possibile fedele e semplificata su quanto l'umanità sia riuscita (ad oggi) a conoscere sia del passato che del proprio percorso svolto sulla piccola astronave Terra dalla quale è possibile (sperare di) esplorare sempre più l'Universo.
Lo scopo della presente opera risulta essere chiaro sin dalla prefazione:

"[...] Peccato che nessun cronista e nessun cameraman abbia potuto assistere in diretta all'evoluzione dell'Universo e della vita sulla Terra. Sarebbe stato il più grande reportage della storia. Ma oggi qualcosa del genere si può fare: [...] tutte le conoscenze e le immagini che gli scienziati hanno accumulato [...] possono essere rimontate insieme per diventare un grandioso film, un racconto straordinario del nostro passato. E' proprio quello che cercherà di fare questo libro: osservare le concatenazioni degli eventi che hanno portato la nube di gas iniziale a trasformarsi in stelle, pianeti e poi in esseri viventi, e infine in esseri viventi intelligenti. [...]"

La necessità di strutturare un percorso simile rischia di essere una missione complicatissima, anche se svolta in maniera semplificata: tante sono ancora le zone d'ombra, i punti non completamente conosciuti nei quali la disciplina scientifica sta cercando di indagare.
Nonostante questi punti deboli, vale la pena rinunciare ad un tentativo e ad una narrazione così motivanti? L'opinione dell'autore risulta essere alquanto chiara, in proposito:

"[...] molte cose rimangono ancora oscure, difficili da spiegare, ma il tracciato d'insieme di questi 13 miliardi di anni riemerge oggi in modo abbastanza chiaro dal passato. 
Sarà un po' come seguire il racconto di un cronista che, dialogando con un interlocutore curioso, ripercorrerà questa fantastica storia, soffermandosi soprattutto sui passaggi cruciali, sui momenti di svolta che hanno modellato [...] l'Universo e che hanno scandito il percorso della vita sulla Terra. 
Un'occasione per fare luce, attraverso il dialogo, su alcuni [...] meccanismi che sono alla base dell'evoluzione, sia della materia nello spazio sia della vita sul nostro pianeta. [...]"

Quali possono essere le modalità narrative per articolare lo svolgimento di un viaggio così lungo ed intricato? Le modalità scelte risultano essere, nel merito, molto chiare:

"[...] il racconto si varrà di 20 immaginarie telecamere piazzate lungo il percorso, un po' come quelle telecamere di videosorveglianza che offrono agli investigatori immagini rivelatrici. [...]"

Vale davvero la pena ricostruire una trama tanto complessa, soffermandosi successivamente su una piccola ma forse grande parentesi sperduta nell'intero Universo che cerca di osservare al meglio possibile sia l'Universo intero che la propria (ancora) breve storia.
Molti dei capitoli scelti, ognuno dei quali viene fatto coincidere con una 'telecamera' in grado di osservare e monitorare le situazioni raccontate, riguardano nel dettaglio alcuni punti chiave per l'intera storia dell'Universo: stelle, buchi neri, evoluzione e crescita dell'Universo, nascita della Terra, origine e sviluppo della vita, DNA ed evoluzione delle prime forme cellulari, nascita e sviluppo di forme pluricellulari, comparsa dei primi animali complessi.
Dal contesto universale sarà possibile poi analizzare, seguendo i binari di un passato più recente in termini di annualità, alcune delle più importanti questioni legate ad evoluzione e sviluppo delle specie terrestri: da dinosauri a mammiferi, per arrivare fino alla comparsa ed alla diffusione della specie umana su scala globale. Le questioni su cui interrogarsi sono, capitolo dopo capitolo, enormemente importanti per comprendere quanto possa essere complicata la questione anche a seguito di tentativi anche notevoli di semplificazione a fini divulgativi: relazioni fra materia ed energia oscura, universi paralleli ed a più dimensioni, ipotesi di diffusione della vita nel 'brodo primordiale', ricostruzione e diffusione di esseri pluricellulari e di animali complessi, incremento delle dimensioni cerebrali per la specie umana, nascita e sviluppo delle disuguaglianze su scala non solo evolutiva, questioni etico-scientifiche non ancora risolte (e/o forse non risolvibili nel medio/lungo termine?).
Vale la pena seguire questo lung(hissim)o viaggio, per non perdersi altr(ettant)e fondamentali tappe per il futuro collettivo che dovranno/dovrebbero (o potranno/potrebbero?) ancora verificarsi.


mercoledì 29 luglio 2015

FRA ESSERE UMANO E PUBBLICITARIE (IN)CERTEZZE...


"[...] La pubblicità unisce sempre l'inutile al dilettevole. [...]" 
(E.Flaiano, att.)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che [...] possediamo, e che magari [...] svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]"
(U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

martedì 28 luglio 2015

PERDERSI PER (CERCARE DI) RITROVARSI, FRA VOLTI E MASCHERE...


"[...] Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita 
incontrerai tante maschere e pochi volti. [...]" 
(L.Pirandello, Uno, nessuno e centomilaatt.)

domenica 26 luglio 2015

CERCANDO PIANETI SIMILI ALLA TERRA...IN UN UNIVERSO STERMINATO E COMPLICATO

Quanti pianeti potrebbero esserci nell'Universo intero simili alla Terra?
Siamo davvero dispersi ed isolati su una piccol(issim)a astronave o c'è qualche altro luogo che potrebbe essere teoricamente abitabile e vivibile da parte della specie umana e/o anche da altre specie ad oggi non ancora conosciute?
La grandezza estrema del nostro Universo potrebbe finire per qualificare l'umanità come una sorta di estrema appendice, qualificandola in una posizione dalla quale potrebbe essere possibile studiare l'Universo senza però potersi spostare per grandi 'tratte'.
Su alcune domande simili a queste e su alcuni temi vicini a quelli affrontati l'umanità può venire periodicamente 'chiamata' a ragionare, anche in virtù di quei desideri di scoperta e curiosità che ne hanno contraddistinto per molti tratti sia l'operare che l'incedere in molte epoche storiche.
Quali caratteristiche dovrebbe soddisfare un eventuale pianeta, simile magari a quelli scoperti od individuati nell'intero Universo fino ad ora, per essere consapevolmente definito come assimilabile al pianeta Terra? A questa domanda è possibile ricondursi, tenendo presenti ed esaminando specialmente le cronache recenti che hanno inquadrato la possibilità di scoperta di un altro pianeta simile a quello terrestre.
Nel rispondere a questa domanda è possibile ricondursi a quanto descritto dall'astrofisico e ricercatore Amedeo Balbi, internamente all'articolo "Bella scoperta" pubblicato sul sito de Il Post.
Secondo l'autore, infatti, l'aver identificato un pianeta simile alla Terra non dovrebbe trarre in inganno riguardo alla natura dello stesso fatto trovato. Citando l'articolo in questione, è infatti possibile affermare quanto riportato nel seguito:

"[...] cosa rende la Terra la Terra? [...] il fatto di trovarsi a una distanza dal Sole tale da non essere né troppo calda né troppo fredda [...] nella cosiddetta 'zona abitabile' [...] che [...] per gli astrofisici implica solo la possibilità che l’acqua possa trovarsi allo stato liquido alla pressione della nostra atmosfera [...]. Poi le sue dimensioni, la sua massa, un’atmosfera con una certa composizione e pressione, e tutta una serie di altri fattori secondari [...] un’orbita non troppo eccentrica, un asse di rotazione stabile, la presenza di un campo magnetico [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Alterando uno qualunque di questi fattori, seppur citati in condizioni estremamente semplificate, ciò che è definibile come pianeta Terra smetterebbe di esserlo quasi sicuramente.
Non sembrano bastare dunque le semplici dimensioni a rendere la Terra quel che è, sia in termini fisici che sostanziali; vi è nel sistema solare un pianeta che solo dimensionalmente le somiglia molto, seppur essendo sostanzialmente inospitale in termini reali ed impossibilitato ad ospitare la vita nella versione conosciuta e familiare per l'essere umano. Tale pianeta è Venere, le cui condizioni reali sono da sempre rilevate come assai inospitali con temperature che possono superare i 400°C.
La ricerca di pianeti simili alla Terra sembra quindi essere una questione da affiancare, contemporaneamente, alla ricerca di pianeti idonei ad ospitare la vita quale è quella abitualmente intesa per la specie umana. Tale discorso risulta essere chiarificato in maniera completa dallo stesso Amedeo Balbi nell'articolo già citato in precedenza:

"[...] la ricerca di un pianeta con caratteristiche simili al nostro è un processo che dovrà avvenire per gradi [...]. Nel caso del pianeta annunciato da Kepler, conosciamo il raggio (simile a quello terrestre) e sappiamo che si trova alla 'giusta' distanza dalla stella [...]. Manca tutto il resto [...]"
(Fonte: Bella scoperta, A.Balbi, Il Post)

Servirà quindi conoscere una lunga serie di parametri e condizioni specifiche per inquadrare un pianeta capace di avere condizioni di abitabilità e vita in tutto e per tutto identiche a quelle esplicative della nostra piccola e sperduta astronave Terra.
La perfetta conoscenza dell'atmosfera dovrà essere una condizione essenziale per determinare le probabilità di esistenza di vita o no, similmente a quanto esplicato dall'articolo "Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", pubblicato da Anna Lisa Bonfranceschi sul sito di Wired.
Nel rispondere a questa questione, infatti, risulta prioritario cercare di fare luce piena o almeno maggiore rispetto allo status quo attuale su una serie di parametri quali quelli riportati nel seguito:


  • Densità caratteristica;
  • Forza di gravità esistente;
  • Natura e caratteristiche dell'atmosfera;
  • Valori abituali di pressione planetaria;
  • Eventuali fattori che potrebbero comprometterne l'eventuale abitabilità.
Si aprirebbero poi eventuali dispute legate alla presenza o meno di acqua, condizione essenziale e prioritaria per l'innesco di possibilità tanto estremamente future quanto largamente futuribili per l'innesco di condizioni favorevoli alla vita umana. 
Dagli elementi emersi sino ad ora è possibile definire, dunque, una lunghissima serie di fattori che possono rendere solo potenziale la presenza effettiva di pianeti simili alla Terra in cui possano essere presenti forme di vita. Quali sono i passi che la scienza è solita compiere per (cercare/sperare di) individuare pianeti simili al nostro nella sterminata grandezza di un Universo ancora largamente sconosciuto? A questa domanda può rispondere il più sinteticamente possibile l'articolo "C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa" pubblicato sul sito internet del quotidiano La Stampa
Se ne riporta, a tal proposito, un frammento nel seguito:

"[...] Come si fa a capire che si è scoperto davvero un pianeta extrasolare?  

Con tecniche fotometriche e spettroscopiche assai sofisticate. Questi apparati vengono puntati verso una stella, tra le molte della regioni galattiche che si intende esplorare; quando uno di questi corpi passa davanti alla stella [...] è già la prova importante che il pianeta esiste. Poi, ulteriori e dettagliate analisi da parte degli scienziati a Terra, ne danno conferma o meno. [...]"
(Fonte: C'è vita? Ci andremo mai?, A. Lo Campo, La Stampa)

L'altro passo importante per la ricerca di pianeti simili alla nostra piccola astronave Terra riguarderà, appunto, la possibilità di svolgere analisi approfondite riguardo ad una questione che un domani ancora remoto potrebbe rivelarsi di sostanziale importanza per l'intero pianeta Terra. 

Per saperne di più: 

"Bella scoperta", A.Balbi, Il Post
(http://www.ilpost.it/amedeobalbi/2015/07/23/pianeta-terra-kepler/)

"Perché Kepler-452b non è (ancora) il gemello della Terra", A.L.Bonfranceschi, Wired.it
(http://www.wired.it/scienza/spazio/2015/07/24/perche-kepler-452b-non-gemello-terra/)

"C'è vita? Ci andremo mai? 13 domande e risposte su Kepler 452b, l'altra Terra scoperta dalla Nasa", A.Lo Campo, La Stampa
(http://www.lastampa.it/2015/07/24/scienza/c-vita-ci-andremo-mai-domande-e-risposte-sullaltra-terra-scoperta-dal-satellite-della-nasa-eK2BRceHCdbbtXnS9Kv2eL/pagina.html)



venerdì 24 luglio 2015

FRA TEMPO ED EMOZIONI, IN MUSICA...


"[...] L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. 
Così il tempo presente. [...]"
(L. Da Vinci, Codice Trivulziano, att.)


mercoledì 22 luglio 2015

FRA SCRITTURA E PARTENZE, PER CITAZIONI...

"[...] L'arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s'accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla. [...]" (I.Calvino, Il cavaliere inesistente, cit.)



domenica 19 luglio 2015

"NOTIZIE CHE NON LO ERANO", COME EVITARE LA CATTIVA INFORMAZIONE?

Quanto peso può rivestire l'informazione in un contesto complesso ed intriso di problemi socio-economici di rilevante impronta quale è, ad esempio, quello italiano?
Quali potrebbero essere i doveri di chi cerca di attuare correttamente il mestiere di informare, raccontando e diffondendo notizie le cui dosi di inaffidabilità dovrebbero essere il più possibile contenute e ridotte? Quali passi sbagliati può (far) compiere chi, contravvenendo al proprio ruolo, finisce per disinformare e quindi depauperare una società delle proprie opportunità di conoscenza e consapevolezza di ciò che accade?
Anche a queste domande cerca di rispondere il libro "Notizie che non lo erano - Perché certe storie sono troppo belle per essere vere", scritto da Luca Sofri ed edito da Rizzoli.
Le finalità dell'opera risultano essere estremamente chiare sin dalle prime righe:

"[...] Se il nostro Paese fosse proprio come ce lo raccontano i giornali, l'Italia sarebbe un posto molto più strano di quanto già non si creda. Infatti, stando a quello che negli ultimi anni hanno affermato le più rinomate fonti di informazione, gli italiani dovrebbero essere un popolo composto da una marea di analfabeti (sei milioni), da un esercito di persone sotto ipnosi a fini terapeutici (otto milioni) e da una sorprendente percentuale di donne ossessionate dall'idea di portarsi a letto un arbitro. Non serve avere un gran fiuto per rendersi conto che si tratta di invenzioni. [...]
Eppure queste storie, insieme a tante altre altrettanto inventate, sono state spacciate per vere da testate che dovrebbero avere la nostra fiducia. Con l'arrivo di internet, i giornalisti di tutto il mondo si sono dovuti abituare al confronto con lettori che possono mettere in dubbio, contestare o [...] smentire le loro affermazioni. Il mito del web come fucina di leggende metropolitane va ribaltato: oggi la rete testa la veridicità delle notizie, mentre i falsi giornalistici sono quasi sempre il risultato di errori o leggerezze compiuti dai media tradizionali, che hanno ormai rinunciato al ruolo di filtro e alla propria funzione di controllo. [...]"

Il compito più grande ed importante di giornalismo ed informazione dovrebbe quindi essere quello di costruire e definire un percorso attento con il quale (cercare di) educare la società, adoperandosi per migliorare consapevolezze e percezioni dei cittadini nei confronti della stessa res publica.
Quando questo compito non viene svolto in maniera esaustiva ed esauriente, quali sono le fasce della società a farne per prime le spese? La risposta a questa domanda può coincidere con la forte diffusione di una società profondamente inconsapevole di molt(issim)i drammi che la riguardano, finendo implicitamente per dimenticarli o sminuirli:

"[...] Le notizie false corrono più veloci di quelle vere. 
Mentre carta stampata e web si screditano a vicenda, la pratica del giornalismo diventa sempre più complessa e indefinita. Di chi possiamo ancora fidarci? [...]"

La descrizione e la definizione di certi metodi per fare informazione sono argomenti strutturabili cercando di rispondere il più consapevolmente possibile a certe tematiche di fondo:

  • Studio delle modalità di produzione ed 'arrivo' delle notizie;
  • Insediamento e strutturazione delle stesse internamente alle redazioni giornalistiche;
  • Definizione dei titoli giornalistici, individuando difetti derivanti da ricerca del 'sensazionalismo' da copertina;
  • Errate percezioni di notizie errate o sbagliate;
  • Modalità di 'guarigione';
  • Definizioni per cercare e favorire la diffusione di notizie vere, verificabili od almeno 'depurate' da elementi di esagerazione e sensazionalismo.
Quali possibilità ci sono per definire forme ed argini di una corretta informazione? 
Ai lettori eventuali risposte ad altr(ettant)e complessive domande nel merito di simili argomentazioni.


martedì 14 luglio 2015

FRA SOLE E NECESSITA' DI VITA, IN MUSICA FRA VARIE EPOCHE...


"[...] i miei cattivi pensieri che mi aspettano braccano,/ 
parlano e parlano dove sono i raggi che scaldavano un guaglione/
 dove sono gli altri della mia ballotta/
 mo' che sono nel ciclone/
 in dopa trovo la mia cura/
 in dopa mischio le radici e la cultura,/
 l'energia pura la musica mi detta le parole/
 caccio queste rime e so che prima o poi ritorna il Sole [...]"

"[...] Vedo che salgo a rubare il sole/
 per non aver più notti,/
 perché non cada in reti di tramonti,/
 l'ho chiuso nei miei occhi,/
 e chi avrà freddo/
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare [...]"
(F. De Andrè, cit.)

sabato 11 luglio 2015

"LA FELICITA' AL POTERE", LEGGENDO DI JOSE' 'PEPE' MUJICA...

Quale segno può lasciare un solo uomo davanti al mondo intero, in un momento storico nel quale varie forme di crisi sia sociale che economica stanno trasformando o hanno già quasi completamente rivoluzionato i profili di Stati ed intere popolazioni?
La storia di José "Pepe" Mujica può entro quali cardini e gesti inserirsi dentro ad una cornice simile a quella rievocata dalla precedente domanda?
Quale percorso dentro alle Istituzioni ha caratterizzato la vita di questo Presidente, venuto al potere in uno Stato come l'Uruguay dopo una prima parte di vita trascorsa fra battaglie e stenti?
Quali discorsi e quali gesta ne hanno caratterizzato l'operato, in un contesto tanto complicato quanto assai difficile da sradicare e disinnescare completamente? A queste domande risponde il libro "La felicità al potere - José 'Pepe' Mujica", scritto da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi ed edito da Eir Editore. Le ragioni per informarsi e (cercare di) capire qualche elemento in più sulla vita di quest'uomo sono contenute in alcuni suoi discorsi ed interviste, citate e racchiuse nella citata opera.
Gli argomenti di un'esistenza intera sono qui espressamente definiti:

"[...] Vivere per quattordici anni nelle condizioni più disumane che un uomo possa sopportare, ostaggio di una dittatura feroce fino a dimenticare il proprio volto.
Essere prima guerrigliero e poi deputato, senatore, ministro e, infine, Presidente della Repubblica dell'Uruguay. Rinunciare al 90% dello stipendio per vivere felice dedicando il tempo della vita alla terra e al rapporto con gli altri. 
Questo e molto altro è José 'Pepe' Mujica, il Presidente più famoso del mondo. A quasi ottant'anni è l'esempio più scomodo che esista per l'intera classe politica planetaria, perché [...] è l'esempio vivente di come si può pensare al bene comune senza avere brame di potere e di ricchezza vivendo [...] come qualsiasi cittadino della propria nazione. 
Questo libro ospita un'intervista esclusiva [...] nonché i discorsi più importanti e famosi del Presidente, fra cui spicca il discorso sulla felicità [...] proferito dal Presidente al G20 in Brasile nel giugno 2012. Inoltre è corredato da una biografia romanzata di Mujica [...], da alcune pagine che Mujica ha scritto di suo pugno per questa prima edizione italiana [...].
Fra i temi che emergono dai discorsi di Mujica, oltre i riferimenti costanti alla sua storia - gli anni della sua battaglia come guerrigliero Tupamaro contro la dittatura in Uruguay, l'isolamento in carcere, poi il ritorno alla vita e la carriera politica fino alla Presidenza - vi sono le ragioni della sua inusuale scelta di restare a vivere da Presidente nella sua casetta di campagna, donare il 90% del proprio stipendio ai più poveri, tentare l'esperimento sociale di liberalizzare la marijuana o aprire per la prima volta un Paese sudamericano ai matrimoni gay, la lotta contro la mafia, il tema dell'auto-gestione delle imprese, il raporto tra il Mercosur e i Paesi del Brics, l'Europa, il mondo globalizzato, la decrescita, la cura dell'ambiente, e molto altro. [...]"

I temi cardine di proposta e discussione per la presente opera sono declinati coerentemente seguendo binari che fino ad oggi non sono stati adeguatamente percorsi per (cercare di) salvare una certa parte di mondo dalla crisi socio-economica che tutti abbiamo ormai sotto gli occhi e/o dentro anima e memoria. Alcuni esempi di titoli, paragrafi e contenuti della presente opera sono nel seguito brevemente richiamati:
  • L'uomo può salvare il mondo;
  • Diffondete per strada il piacere della conoscenza!;
  • Il sogno di una confederazione dei popoli;
  • Lottare davvero per l'ambiente;
  • C'era una volta la Sinistra;
  • Economia e amore per la vita;
  • La bellezza della passione;
  • Un patto con l'avvenire;
  • Un esercito contro la povertà;
  • America Latina a confronto con l'Europa;
  • L'Italia a Montevideo;
  • America e Cina: la mano o il cappio;
  • Un appello urgente all'azione. 
Leggere per informarsi, avvallare, ipotizzare, congetturare od eventualmente confutare su quanto si sia sentito/appreso relativamente alla storia di questo uomo rapportato sia al nostro tempo che a questa tremenda e confusa epoca storica.


giovedì 9 luglio 2015

A PROPOSITO DI SCRUTATORI E DI (POTENZIALI) ESSERI UMANI...


"[...] Lo scrutatore non votante/ è sempre stato un uomo fragile./ 
Poteva essere farfalla/ ed è rimasto una crisalide./ 
Telefonate al cartomante / che non contatta neanche l'aldiquà/ 
siccome è calvo usa il turbante/ e quando è freddo anche la coppola. / 
Lo scrutatore non votante/ con un sapone che non scivola/ 
si fa la doccia 10 volte/ e ha le formiche sulla tavola./ 
Prepara un viaggio ma non parte/ pulisce casa ma non ospita./ 
Conosce i nomi delle piante/ che taglia con la sega elettrica. [...]"

lunedì 6 luglio 2015

FRA CONSAPEVOLE IGNORARE...E NECESSITA' DI RESPIRARE?

"[...] It's the terror of knowing 
What this world is about 
Watching some good friends 
Screaming 'Let me out' 
Pray tomorrow - gets me higher higher high 
Pressure on people people on streets 
Turned away from it all like a blind man 
Sat on a fence but it don't work 
Keep coming up with love but it's so slashed and torn [...]"


domenica 5 luglio 2015

FRA EUROPA E RICERCA DI COLPE(VOLI), CITANDO PEPE MUJICA

"[...] Il movimento sindacale, le idee socialiste, anarchiche e comuniste, ancor più tutte le idee di progresso, hanno le loro radici in Europa. E' nel vostro continente che sono nati i primi grandi movimenti popolari, i principali propositi di cambiamento sociale.
L'Italia e il suo movimento operaio, la sua singolare esperienza di unione dei contadini, le sue cooperative, le rivolte garibaldine, la lucidità di molti intellettuali liberali e [...] l'eroismo della lotta antifascista e l'insurrezione partigiana, il peso e l'influenza dei suoi due grandi partiti di sinistra, diedero all'interno di questa cornice continentale un contributo di particolare rilievo. [...]
La Sinistra, il movimento popolare, gli intellettuali europei, hanno un enorme debito pendente nei confronti dei militanti di tutto il mondo. 
In quale altro luogo esiste tanta intelligenza accumulata, a livello d'economia, di ricerca sociologica, di politica e di movimenti sociali, come in Europa? Quali altri Paesi possono essere laboratori migliori per avanzare nella generazione di altre forme di produzione, di altre forme di convivenza che superino lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo?
Quali altri Paesi possono essere migliori di quelli in cui lo sviluppo economico e sociale ha raggiunto livelli tanto alti come nella maggior parte dei Paesi d'Europa.
I nostri Paesi latino-americani hanno davanti a sé decenni di lotte per raggiungere livelli di vita e di convivenza che possano essere anche solo comparati a quelli oggi abituali nel Nord Europa, forme di produzione che somiglino a quelle che ho potuto vedere nel Paese Basco o che predominano nella valle del Po. Noi stiamo provando a fare la nostra parte, cerchiamo il nostro cammino, a volte centriamo il bersaglio, altre volte commettiamo errori, ma abbiamo bisogno delle vostre idee, del vostro impegno, del vostro desiderio di cambiare le condizioni materiali e ideali di vita di questa umanità. Non potete rifuggire questo impegno, dovete assumere la sfida, pensare, lottare, provare e anche sbagliarvi, ma con lo sguardo rivolto a migliorare la vita dei vostri popoli, a superare questo sistema e questo modello di società, che deve essere cambiato prima che ci conduca tutti alla catastrofe. [...]"
Fonte: Un debito pendente, La felicità al potere - José "Pepe" Mujica, C.Guarnieri - M.Sgroi, Eir editori

Fonte immagine: ticinolive.ch

sabato 4 luglio 2015

FRA (CATTIVA?) INFORMAZIONE E POLITICA...QUALI I POSSIBILI SPUNTI?

Cosa potrebbe esserne di uno Stato accompagnato da una politica e da una informazione degne di essere chiamate davvero tali? Laddove un'informazione fosse realmente (e/o più o meno completamente) distorta quali potrebbero essere le percezioni che un cittadino potrebbe nutrire nei confronti del proprio Stato e/o della stessa res publica più in generale?
Lo scopo e la finalità di un'informazione meritevole di essere chiamata tale sono riportati nella seguente citazione attribuita a Joseph Pulitzer:

"[...] Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri. [...]"

Cosa potrebbe succedere qualora l'informazione non riuscisse ad essere sufficiente o quantomeno necessaria per espletare le proprie funzioni minime per rendere uno Stato degno di essere vissuto e visto come tale? Il rischio più grande, qualora l'informazione non fosse all'altezza, sarebbe in ogni caso quello di vedere precipitare i livelli di decenza, moralità e percezione della res publica.
Solo per fare alcuni esempi, fra i primi concetti da definire.
Alla luce delle molteplici relazioni esistenti fra politica ed informazione, di cui gli esempi citati rischiano di essere un miserrimo ago in un pagliaio dalle dimensioni immense, cosa si potrebbe affermare a proposito della situazione italiana?
Essendo davanti ad un Paese quasi completamente devastato in ogni sua fibra, secondo dimensioni e correlazioni non solamente economiche e sociali, l'italiano medio potrebbe (a pieno titolo) trovarsi davanti anche alla possibilità di dover definire la percentuale di colpe concorrenti esistenti fra politica ed informazione. Quanti sono stati i giornalisti che hanno sono riusciti a fare al meglio il loro dovere in questo Paese? Non può esservi forse risposta assoluta a questa domanda, in quanto molti sono stati i tempi e molte le storie differenti che hanno contraddistinto varie fasi politico-social-economiche della nostra storia passata e recente. Nonostante tutto e tutti i punti di vista diversi, comunque, potrà e dovrà essere opportuno cercare di individuare quali sorgenti informative siano state migliori o quantomeno meno incomplete.
Prima di fare l'elenco degli esempi da fare, fino a prova contraria, potrà essere opportuno cercare di definire quali possano essere i controesempi esistenti in materia di (presunta e/o finta) informazione.
Quali saranno gli esempi da non seguire? Quali potrebbero essere gli spunti da osservare per denunciare un'informazione vergognosamente complice ed asservita nei confronti di un potere magari indecente e capace di annichilire percezioni e spirito critico di un intero popolo?
Alcuni spunti di risposta a domande simili possono essere  trovati nell'opera "Slurp - Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati", scritta da Marco Travaglio ed edito da ChiareLettere. Lo scopo del presente libro, esplicante una raccolta delle peggiori 'citazioni' asservite alle varie forme di potere che si sono susseguite in tempi recenti in questa Italia, risulta essere chiaro sin dall'inizio:

"[...] Ecco perché l'Italia non è una democrazia compiuta [...]. Marco Travaglio racconta [...] giornalisti e opinionisti di chiara fama (e fame) hanno beatificato la peggior classe dirigente d'Europa. Basta dar loro la parola. Cronache da Istituto Luce, commenti da Minculpop, ritratti da vite dei santi...un esercito di adulatori in servizio permanente effettivo. 
Ecco un'antologia, a tratti irresistibilmente comica, di tutto quello che ha cloroformizzato l'opinione pubblica per assicurare consensi e voti a un sistema di potere politico-economico incapace, mediocre e molto spesso corrotto. [...] Altro che giornalisti e cani da guardia del potere. 
Il virus del leccacu.ismo è inarrestabile e con la Seconda Repubblica si è trasformato in una vera epidemia. Dalla tv alle radio ai giornali: un esercito di adulatori in ogni campo, dal calcio allo spettacolo. Questo libro propone un catalogo ragionato della zerbinocrazia italiota.
Un dizionario dei migliori adulatori e cortigiani dei politici e degli imprenditori italioti che, a leggere i giornali e a vedere le tv, avrebbero dovuto regalarci benessere, prosperità e felicità.

E invece ci hanno rovinati. Con la complicità della cosiddetta informazione. [...]"

Senza pretesa di essere chiari, esaustivi o completamente imparziali si dovrebbe sperare, comunque, nella definizione di forme importanti di consapevolezza e spirito critico all'altezza della gravità della situazione italiana. Condizionale ancora una volta d'obbligo, visti sia i precedenti che lo status quo.
Spirito critico inteso, ovviamente, in maniera assolutamente polidirezionale: sia nei confronti dell'autore che nei confronti dei citati. Senza dimenticare, ovviamente, le dosi di competenza specifica degli (e)lettori.



giovedì 2 luglio 2015

FRA MUSICA ED ASTERISCHI, RIEVOCAZIONI LIVE....


"[...] nella vita c'è sempre un però 
un cielo che si appoggia sul mare 
e tu impari chi sei 
come un giocoliere spendi tutto il tempo a cercare 
il senso gravitazionale che non c'è 
e c'è un grillo che nascondo 
ogni tanto esce e dice che 
chissà [...]"

mercoledì 1 luglio 2015

A PROPOSITO DI FALLIMENTI AFFASCINANTI...


"[...] She knows there's no success like failure,/ 
and the failure's no success at all. [...]"
(Love minus zero, Bob Dylan, cit.)