sabato 16 maggio 2015

"TECNOBAROCCO", PUO' LA TECNOLOGIA DIRSI VERAMENTE UTILE?

Quale sono stati, sono e saranno (da sempre e per sempre) i rapporti esistenti fra essere umano, tecnologia, pianeta Terra e suoi abitanti?
Fenomeni quali crescita del benessere ed aumento dell'inquinamento a livello globale sono solo due delle moltissime risposte che l'impiego della tecnologia ha saputo generare, nel corso dei secoli, da parte dell'essere umano. E' possibile frenare e/o mitigare gli utilizzi della tecnologia e del progresso quali pilastri dell'agire umano? Citando Piero Angela, la risposta a questa domanda appare molto eloquente. Per fortuna e/o purtroppo:

"[...] nessuno di noi è in grado di fermare lo sviluppo tecnologico: perché è qualcosa che cammina per conto suo, attraverso sterminate ramificazioni che si estendono ormai in tutto il mondo. [...]. Limitarsi a denunciare i rischi dello sviluppo tecnologico non è quindi sufficiente, perché, comunque, la tecnologia continuerà ad avanzare (e la gente a usarla). [...] Quello che si può fare è prender atto di questa situazione e [...] governarla. [...]"

Cercando di analizzare la relazione fra essere umano e tecnologia, è quindi possibile affermare che la seconda si è progressivamente 'ribellata' al primo? Nel contesto moderno, qualsiasi siano i punti di vista, la tecnologia ha assunto molteplici vesti ed aspetti che hanno reso per alcuni versi l'essere umano assuefatto e pressoché impossibilitato al "fare senza" certe tecnologie progressivamente entrate nel vivere quotidiano. Nonostante questo, però, appare comunque normale chiedersi cosa potrebbe esserne dell'umanità qualora certe forme di tecnologia non fossero a piena disposizione.
Nell'indagine del rapporto fra umanità e tecnologia, risulta quindi essenziale cercare di pesare una lunga serie di aspetti ed azioni. Ciascuno di questi fattori dovrà essere attentamente valutato e ragionato, proprio per evitare di incorrere in rischi capaci di svalutare o sottovalutare potenziali negatività e positività. Da quali fonti è possibile trarre spunti il più possibile costruttivi per formarsi una opinione propria  e propriamente piena di spirito critico?
E' possibile rispondere a questa domanda attingendo al saggio "Tecnobarocco", pubblicato da Passaggi Einaudi e scritto da Mario Tozzi. Il perché di questo titolo 'composito' appare chiaro sin dalla copertina della stessa opera:

"[...] La tecnologia del terzo millennio non aiuta gli uomini a migliorare la loro esistenza né a ridurre  gli impatti sul pianeta. Non è semplice, né utile e nemmeno educativa. 
Essa, totalmente slegata dalla radice scientifica, è [...] fine a se  stessa, 'barocca', dannosa e insostenibile da un punto di vista ambientale. 
Viene spesso usata per rimediare ai danni perpetrati da una tecnologia precedente, incrementa i profitti basati sui bisogni indotti, accelera l'obsolescenza di molti oggetti e macchine, è costosa, fa perdere tempo. [...]"

Precedentemente all'avvento del terzo millennio, cosa si potrebbe dire dello sviluppo tecnologico che ha caratterizzato anche il primo ed il secondo millennio del passaggio umano su questo pianeta?
Qualora fosse possibile tracciare un bilancio dell'avvento tecnologico, sarebbe un conto economico in positivo od in negativo rispetto agli effetti assegnati al pianeta Terra che ha ospitato nel tempo tutto questo incremento di fenomeni incontrollabili?
E' sempre vero che il progresso tecnologico possa generare progressione culturale e presa di consapevolezza riguardo alla precaria sorte dell'essere umano?
Non sembrano esserci risposte pienamente affermative alle presenti domande:

"[...] Sono in molti a credere che progresso tecnologico sia sinonimo di progresso culturale. 
Visto che la tecnologia avanza così speditamente ed è tanto comoda, ci sentiamo al riparo da eventuali fatiche che l'elaborazione culturale dovrebbe [...] comportare. 
La conoscenza è un processo lungo che spesso costa fatica [...], ma la tecnologia ci illude di poterlo saltare a piè pari, senza rinunciare ad ampliare il sapere. 
E' possibile, invece, che la tecnologia abbia cambiato radicalmente il concetto di cultura? 
E, oltre a registrarlo, possiamo stabilire se questo è meglio o peggio rispetto al passato?
C'è una legge generale della tecnologia che è stata sempre rispettata: ogni nuova tecnologia distrugge un pezzo di cultura pre-esistente. Qualche volta con la scusa di conservarla, quasi sempre col pretesto di migliorarla. [...] La nuova tecnologia nasce quasi sempre per rimediare ai danni delle tecnologie precedenti. [...]"

Risulta  essere sempre così vera e/o quantomeno estremizzata l'ultima affermazione citata?
Vi sono state  forme di progresso e sviluppo tecnologico che hanno contribuito al benessere di umanità e  pianeta Terra senza aggravare le condizioni prodotte dai danni di tecnologie precedenti?
Potrebbero in linea teorica essere scoperte ancora oggi forme di tecnologia adeguate e 'non barocche', proprio in quanto finalizzate al regalare forme di benessere tanto esclusive quanto svuotate di eventuali effetti collaterali da dover pesare e valutare?
E' su domande come queste che si giocano moltissimi concetti, tutt'ora e forse per sempre senza piene e consapevoli risposte: etica, progresso, ricerca, autodeterminazione umana, libero arbitrio, sopravvivenza delle specie, [...].
La necessità di stilare una sorta di 'bilancio' non dovrebbe prescindere dall'opportunità di definire entro quali 'confini' costruire una proposta storico-sociale per certificare una valutazione positiva o negativa  legata allo sfruttamento delle infinite opportunità tecnologiche maturate dall'essere umano nel corso dei secoli:

"[...] Una tecnologia ridondante e fine a se stessa, che si auto-alimenta e che esaurisce le risorse naturali sostanzialmente impoverendo gli stessi uomini. Una tecnologia barocca, appunto. 
Il problema è lo squilibrio ormai insopportabile fra gli investimenti in tecnologia ed i vantaggi reali, concreti. Uno squilibrio [...] poco visibile ai più, perché la tecnologia sembra sempre indiscutibilmente utile: viviamo bombardati dalla notizia di scoperte scientifiche che si susseguono quotidianamente e che sembrano destinarci a un futuro illuminato dal progresso più grande mai vissuto [...]. Ci vuole poco a rendersi conto che così non sarà, anzi che l'impatto turbotecnologico rischia di mandare definitivamente in rovina quel poco di equilibrato che ancora esiste. [...]"

Attraverso quali forme di tecnologia potrebbe quindi essere sviluppabile ed articolabile il futuro dell'essere umano nel corso dei prossimi secoli? Sarà possibile davvero continuare a definire come irrealizzabile ed inevitabile l'avvento di tecnologie utili per il progresso ed il benessere di esseri umani ed animali? L'opinione dell'autore risulta essere, a questo proposito, alquanto chiara:

"[...] Credo che il livello tecnologico utile sia stato ormai raggiunto e superato e che non sia più incrementabile, se non a prezzo di disastri ambientali e ingenti spese, tali da far pensare che non sia meglio astenersi da ulteriori miglioramenti. Purtroppo la tecnologia va avanti globalmente e non è possibile selezionare quali invenzioni migliorare e quali no: avanza tutta insieme oppure non avanza affatto e il condizionamento pubblicitario, la globalizzazione e gli interessi economico-politici non consentono alcun margine di intervento dal basso: decide solo il mercato. [...]"

Senza valutare, poi, di quanto certe forme di tecnologia siano tanto barocche quanto parziali e/o anche mal distribuite sull'intero pianeta Terra:

"[...] Quando parliamo di tecnologia barocca parliamo [...] solo del mondo che se la può permettere, cioè quello nostro, occidentale, ricco e avanzato. In tutto il resto del mondo, al contrario, si vive spesso come prima della rivoluzione industriale. [...]"

A prescindere da punti di vista personali ed individuali, leggere ed approfondire tale tema quantomeno per disposizione di spirito critico potrebbe essere importante.
Oltreché produttivo, in chiave tanto futuribile quanto prospettica di indagini dettagliate.


mercoledì 13 maggio 2015

SU (AB)USO TECNOLOGICO, FRA ESSENZIALE ED INUTILE

"[...] Oggi la parola bellezza è desueta e la si sostituisce con il termine spettacolo che non è proprio la stessa cosa. La globalizzazione non è certo un fenomeno moderno [...], ma oggi è così supportato dalla tecnologia da non rendere più possibile alcuna resistenza. 
[...] qualcosa andrebbe comunque fatta per un minimo sentimento di decenza, come bandire per sempre l'usa e getta, figlio di una società in preda a un delirio di onnipotenza e che credeva le risorse illimitate. La tecnologia basilare per fare questo c'è: al solito cerca di riparare i danni provocati da altra tecnologia. Ma c'è.
Il sospetto è [...] che non ci si sia resi conto del limite delle risorse. 
Eppure ogni anno il giorno in cui gli uomini finiscono le risorse sostenibili del pianeta (overshoot day) arriva in anticipo, e comunque entro il mese di agosto: significa che da settembre a dicembre viviamo al di sopra delle nostre possibilità. 
Se [...] non vogliamo ridurre la questione solo all'aspetto meramente tecnologico, allora la soluzione è scardinare la globalizzazione. O, almeno, i suoi aspetti più dannosi e contraddittori. [...]
Cosa significa dare importanza ai circuiti enogastronomici regionali, al chilometro zero, se non opporsi alla globalizzazione del cibo? Fragole a Natale, angurie a Capodanno in tutto il mondo: ne possiamo fare a meno? E non varrebbe lo stesso per gli altri prodotti? [...]
Il commercio locale evita il ricorso all'usa e getta e alimenta circoli virtuosi: si producono meno rifiuti e si rispetta di più l'ambiente se il latte proviene dal pascolo regionale e si acquista portandosi da casa la bottiglia di vetro. Ma solo chi è nato prima degli anni Sessanta lo ha potuto imparare, dopo si è fatto di tutto per farlo apparire come un atteggiamento retrogrado, poco moderno, quando [...] era l'unico sostenibile. Il dubbio è [...] se tutto ciò sia, in pratica, possibile: la globalizzazione è effetto e causa della tecnologia barocca, non puoi prendere solo l'eventuale 'buono'. Tutto o niente. 
Possiamo discutere a lungo se il mondo degli uomini fosse migliore prima dell'agricoltura o della rivoluzione industriale. Due cose sono però certe: era un mondo più difficile e complicato ed era indiscutibilmente più bello. Per molti, non per tutti, la tecnologia è sempre un successo. 
Per tutti la grande bellezza di territori e paesaggi scompare sotto l'impatto della globalizzazione tecnologica barocca. E scompare per sempre. [...]
La tecnologia barocca è sostanzialmente inefficiente e non migliora quello per cui viene inventata. [...] La tecnologia barocca non si ripara, si cambia e così favorisce l'obsolescenza programmata di oggetti, materiali e strumenti. [...]
la tecnologia barocca non fa risparmiare denaro, anzi, attraverso meccanismi carsici, ne fa spendere sempre di più e arricchisce, di fatto, sempre i soliti. [...]
la tecnologia barocca distrugge la sfera personale e la vende sul libero mercato. 
[...] la tecnologia barocca, quando va bene, ripara danni provocati da altra tecnologia. [...]"


Fonte testo: "Tecnobarocco - Tecnologie inutili e altri disastri", M.Tozzi, Einaudi Editore

Fonte immagine: trendynews.it
(http://www.trendynews.it/wp-content/uploads/2013/10/tecnologia-1.jpg)

domenica 10 maggio 2015

FRA VITA E MUSICA, IMMAGINANDO UNIVERSI...


"[...] It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in
Shattered windows and the sound of drums
People couldn't believe what I'd become

Revolutionaries wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king? [...]"

sabato 9 maggio 2015

RICORDANDO PEPPINO IMPASTATO, FRA MEMORIA ED ESIGENZA DI FUTURO...

"Ti martoriarono, ti sfracellarono.
La tua voce, che per tanto tempo ha parlato,
tace per sempre, ma nel nostro cuore è rimasta,
e parla, continua a parlare,
fin quando i siciliani non capiranno.
Tante volte ti hanno ucciso, non una volta.
Peppino, ciò che tu hai fatto ci ha fatto capire
che da solo hai sconfitto una piccola mafia,
che da solo hai fatto tanto.
Tutto quello che noi non avremmo potuto.
E adesso ti salutiamo per non vederti mai più.
Allora addio, Peppino
e sappi che la tua lotta continua dentro di noi."

(Celestina La Femina, 1993 - Scuola media, Cinisi)


Fonte componimento: Poesie su Peppinopeppinoimpastato.com
 (http://www.peppinoimpastato.com/poesiesupeppino3.htm)

Fonte immagine: media.comicsblog.it
(http://media.comicsblog.it/P/Pep/PeppinoImpastato.JPG)

giovedì 7 maggio 2015

"LA REALTA' NON E' COME CI APPARE", ATTORNO AI DUBBI DEL FARE SCIENZA

Quali sono i 'confini' della realtà circostante che l'occhio ed i sensi umani riescono a fermare?
Quanto la scienza è riuscita ad indagare nei confronti di quel che ancora è (quantomeno parzialmente) sconosciuto e/o non si riesce a spiegare?
Quali dimensioni dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande rimangono tutt'ora incognite, velate di una dimensione che ancora non è stata risolta e/o tradotta in formule matematico-fisico-scientifiche? Attraverso quali 'codici' è possibile descrivere con consapevolezza quale sia davvero la struttura elementare delle cose? Quali paradigmi possono circoscrivere la realtà in termini scientifici ed aritmetici specifici? Quante ricerche devono ancora essere portate avanti per la traduzione del mondo esterno? A domande imponenti e pe(n)santi simili a queste la "lente" scientifica può e deve trovare le risposte necessarie per la piena comprensione del mondo esterno.
Per ogni domanda quante risposte potrebbero esistere?
Ad ognuna di queste domande cerca di fornire altre domande ed altr(ettant)e storie il libro "La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose", scritto da Carlo Rovelli e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Il perché di una pubblicazione simile risulta chiaro sin dal retro di copertina specifica:

"[...] Tempo, spazio e materia appaiono generati da un pullulare di eventi quantistici elementari.
Comprendere questa tessitura profonda della realtà è l'obiettivo della ricerca in gravità quantistica, la sfida della scienza contemporanea dove tutto il nostro sapere sulla natura viene rimesso in questione. Carlo Rovelli, uno dei principali protagonisti di questa avventura, conduce il lettore al cuore dell'indagine in modo semplice e avvincente. 
Racconta come sia cambiata la nostra immagine del mondo dall'Antichità alle scoperte più recenti: l'evaporazione dei buchi neri, l'Universo prima del big bang, la struttura granulare dello spazio, il ruolo dell'informazione e l'assenza del tempo in fisica fondamentale. 
L'autore disegna un vasto affresco della visione fisica del mondo, chiarisce il contenuto di teorie come la relatività generale e la meccanica quantistica, ci porta al bordo del sapere attuale e offre una versione originale e articolata delle principali questioni aperte. [...] comunica il fascino di questa ricerca, la passione che la anima e la bellezza della nuova prospettiva sul mondo che la scienza svela ai nostri occhi. [...]"

Si tratta quindi di una storia capace di attraversare tempo, spazio, materia e storia.
Si tratta di esaminare un percorso fatto di errori, di strategie disattese da tentativi che hanno smentito regole reputate ferree dopo secoli, di opere e personaggi che con merito hanno faticato una vita per regalare preziosi "piccoli passi" all'umanità intera.
La bellezza di definire questo percorso sotto la luce sempre preziosa e mai marginale della scienza e del pensiero scientifico. Chiedere ad uno scienziato cosa sia ed a cosa serva la scienza rischia di produrre una marea incontrollabile di potenziali risposte:

"[...] Noi siamo tutti in fondo a una caverna, legati alla catena della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi, e i nostri deboli sensi ci mostrano ombre. 
Cercare di vedere più lontano spesso ci confonde: non siamo abituati. 
Ma ci proviamo. La scienza è questo. Il pensiero scientifico esplora e ridisegna il mondo, ce ne offre immagini via via migliori: ci insegna a pensarlo in modo più efficace. 
La scienza è un'esplorazione continua di forme di pensiero. 
La sua forza è la capacità visionaria di far crollare idee preconcette, svelare territori nuovi del reale e costruire nuove e più efficaci immagini del mondo. [...]
Il mondo è sterminato e iridescente; vogliamo andarlo a vedere. 
Siamo immersi nel suo mistero e nella sua bellezza, e oltre la collina ci sono territori ancora inesplorati. L'incertezza in cui siamo immersi, la nostra precarietà, sospesa sull'abisso dell'immensità di ciò che non sappiamo, non rende la vita insensata: la rende preziosa. [...]"

Cercare di esplorare l'Universo circostante utilizzando gli occhi di chi sa di poter/dover rimettere continuamente in discussione gli esiti di risultati reputati (magari per moltissimo tempo) importanti.
Il fulcro della scienza consiste, non a caso, nella necessità di poter rimettere sotto la lente dello spirito critico umano infiniti elementi per nulla assoggettabili ad assenza di consapevolezza:

"[...] La scienza nasce da questo atto di umiltà: non fidarsi ciecamente delle proprie intuizioni.
Non fidarsi di quello che icono tutti. Non fidarsi della conoscenza accumulata dei nostri padri e dei nostri nonni. Non impariamo nulla, se pensiamo di sapere già l'essenziale, se pensiamo che l'essenziale sia già scritto in un libro o custodito dagli anziani della tribù. [...]
Qualche volta si rimprovera alla scienza di pretendere di spiegare tutto, di saper rispondere a tutte le domande. [...] La realtà è il contrario [...]: fare scienza significa significa scontrarsi quotidianamente con i propri limiti, con le innumerevoli cose che non si sanno e non si riesce a fare. Altro che pretesa di spiegare tutto! [...] Uno scienziato è qualcuno che vive sul bordo del sapere, a stretto contatto con i propri innumerevoli limiti e con i limiti della conoscenza. 
Se non siamo sicuri di nulla, come possiamo fare affidamento su quello che ci racconta la scienza?
La risposta è semplice: non è che la scienza sia affidabile perché ci dà risposte certe.
E' affidabile perché ci fornisce le risposte migliori che abbiamo al momento presente. 
Le migliori risposte trovate finora. La scienza rispecchia il meglio che sappiamo sui problemi che affronta. E' proprio la sua apertura all'apprendere, al rimettere in discussione il sapere, a garantirci che le risposte che offre sono le migliori disponibili: se si trovano risposte migliori, queste  nuove risposte diventano la scienza. [...] Le risposte della scienza [...] non sono affidabili perché sono definitive. Sono affidabili perché sono le migliori disponibili al momento. 
E sono le migliori che abbiamo proprio perché non le consideriamo definitive, per cui siamo sempre aperti a migliorarle. E' la  consapevolezza della nostra ignoranza che dà alla scienza la sua straordinaria affidabilità. Ed è di affidabilità che noi abbiamo bisogno, non di certezze. 
Perché di vere certezze non ne abbiamo e non ne avremo mai, a meno di accettare di credere a occhi chiusi a una cosa qualunque. Le risposte più affidabili sono le risposte scientifiche perché la scienza è la ricerca delle risposte più affidabili, non delle risposte certe. [...]
La natura del pensiero scientifico è critica, ribelle, insofferente di ogni concezione a priori, a ogni riverenza, a ogni verità intoccabile. La ricerca della conoscenza non si nutre di certezza: si nutre di una radicale mancanza di certezze. [...]"

E' proprio in questa tanto immensa quanto "radicale mancanza di certezze" che affondano le radici di una realtà tanto sostanziale quanto potenzialmente differente da come appare.
Quante esistenze potrebbero servire per cercare di spiegarla? Senza magari riuscirci, si intenda bene.



mercoledì 6 maggio 2015

BUCHI NERI: FRA SCIENZA, FISICA TEORICA, MERAVIGLIA E SCOPERTA...

"[...] I buchi neri sono oggetti che popolano numerosi il nostro Universo.
Sono regioni in cui lo spazio è così fortemente curvato da sprofondare su se stesso e in cui il tempo rallenta fino ad arrestarsi. Si formano [...] quando una stella ha bruciato tutto l'idrogeno di cui è costituita e crolla sotto il proprio peso. 
Spesso la stella collassata faceva parte di una coppia di stelle vicine, e allora il buco nero e la compagnia superstite ruotano l'uno intorno all'altra e il buco nero succhia in continuazione materia dall'altra stella [...]. Gli astronomi hanno trovato molti buchi neri di taglia [...] simile alle stelle come il nostro Sole. Ma anche buchi neri giganteschi. Uno di questi sta al centro di quasi tutte le galassie, compresa la nostra. [...] Ha una massa un milione di volte quella del nostro Sole. 
Ci sono stelle che gli orbitano intorno, come i pianeti orbitano intorno al nostro Sole. 
Ogni tanto una stella si avvicina troppo a questo mostruoso gigante, viene disgregata dalla forza gravitazionale e viene deglutita dal ciclopico buco nero come un pesciolino inghiottito da un pescecane. Immaginate un mostro grande un milione di Soli che inghiottisca in un attimo il nostro Sole e i suoi pianetini... [...]
Quello che entra nel buco nero non esce più. Neppure la luce ne esce. 
La superficie di un buco nero è come un presente che si sia rinchiuso in una sfera: al di là della sfera è un futuro, e dal futuro non si torna indietro. 
Capire che cosa sia un buco nero non è difficile. Basta ricordare che esiste una velocità massima, la velocità della luce, che nessun oggetto può superare. [...]
Quanto più un pianeta, o una stella, è massiccio e compresso, tanto più alta è la velocità di fuga. 
Una stella può essere così massiccia  e così compressa che la velocità di fuga diventerà maggiore della velocità della luce. Neppure la luce ha abbastanza velocità per sfuggire all'attrazione gravitazionale. Un raggio di luce che parta verso l'alto finisce per ricadere all'indietro, dopo aver raggiunto un'altezza massima. E poiché la velocità della luce è una velocità massima e niente può superare la luce, ne segue che qualunque oggetto ricade all'indietro, e nulla può sfuggire: nulla può uscire da questa altezza massima. Questo è un buco nero: visto da fuori, è come una sfera nella quale si possa solo entrare, ma dalla quale non si può uscire. 
Un razzo potrebbe mantenersi a una breve distanza fissa da questa sfera massima, chiamata orizzonte del buco nero. Ma per farlo dovrebbe mantenere i motori molto su di giri, così da resistere alla forza di attrazione gravitazionale del buco. 
La forte gravità in cui si verrebbe a trovare farebbe sì che, per qualcuno che fosse all'interno del razzo, il tempo rallenterebbe moltissimo. Dopo un'ora vicino all'orizzonte, il razzo potrebbe allontanarsi e quel qualcuno potrebbe scoprire che, fuori, sono nel frattempo passati secoli. 
Più vicino si tiene il razzo all'orizzonte, più per lui il tempo rallenta; più il tempo esterno corre rapido per lui. (Viaggiare nel passato è difficile, ma viaggiare nel futuro, in linea di principio, è facile: basta avvicinarsi con un'astronave a un buco nero, restare nelle sue vicinanze per un po' e poi allontanarsi di nuovo. Fuori possono essere passati millenni.)
Sull'orizzonte stesso il tempo si ferma: se ci avviciniamo a esso e ce ne allontaniamo dopo pochi (nostri) minuti, nel resto dell'Universo possono essere passati milioni di anni.
La cosa davvero sorprendente è che le proprietà di questi strani oggetti osservati comunemente sono state previste dalla teoria di Einstein, prima di essere effettivamente osservate. 
Oggi gli astronomi studiano questi oggetti nel cielo, ma solo fino a pochi anni fa i buchi neri erano una strana conseguenza della teoria, cui non molti davano credito. [...]"

Fonte: Il calore dei buchi neri, La realtà non è come ci appare - La struttura elementare delle cose, C.Rovelli, Raffaello Cortina Editore

Fonte immagine: corriere.it

martedì 5 maggio 2015

COSI' PARLARONO DEI NUMERI, FRA MATEMATICA E STORIA...

"[...] Puoi portarmi un uomo che non sappia contare con le dita? [...]"
(Libro dei morti egiziano, cit.)

"[...] Tutto è numero. [...]"
(Pitagora, att.)

"[...] Senza numeri, non si può né pensare, né conoscere. [...]"
(Filolao, Frammenti, cit.)

"[...] I numeri non servono solo ai mercanti per comprare e vendere, ma anche all'anima per arricchirsi. [...]"
(Platone, Repubblica, cit.)

"[...] Tu hai disposto tutto con lunghezze, numeri e pesi. [...]"
(Libro della Sapienza, cit)

"[...] Dio ama i numeri dispari. [...]"
(Virgilio, Bucoliche, cit.)

"[...] Per qualunque numero si possono trovare molti motivi di lode e di ammirazione. [...]"
(Plutarco, L'E di Delfi, cit.)

"[...] Togli i numeri alle cose, e tutte periranno. [...]"
(Agostino, Il libero arbitrio, cit.)

"[...] Dovunque c'è numero, c'è bellezza. [...]"
(Proclo, Commento a Euclide, cit.)

"[...] La musica è una disciplina che parla di numeri. [...]"
(Cassiodoro, Istituzioni, cit.)

"[...] I numeri sono tanto rari quanto gli uomini perfetti. [...]"
(René Descartes, Lettera a Marin Mersenne, cit.)

"[...] La musica è un esercizio inconscio di aritmetica da parte della mente che non sa di contare. [...]"
(Gottfried Leibniz, Lettera a Christian Goldbach, cit.)

"[...] I numeri sono le vocali della matematica. [...]"
(Novalis, Pensieri fuggitivi, cit.)

"[...] Dio ha creato i numeri interi. Il resto è opera dell'uomo. [...]"
(Leopold Kronecker, Lezione ai naturalisti di Berlino, cit.)

"[...] E' possibile che l'insinuazione dell'eterno sia la vera causa di quel piacere speciale che ci procurano le enumerazioni. [...]"
(Jorge Luis Borges, Storia dell'eternità, cit.)

"[...] Che cos'è il numero, che l'uomo può capire? E che cos'è l'uomo, che può capire il numero? [...]"
(Warren McCulloch, In memoria di Alfred Korzybski, cit.)

"[...] Non tutto ciò che conta si può contare. E non tutto ciò che si può contare conta. [...]"
(William Cameron, Sociologia informale, cit.)

"[...] Il mio numero preferito è 'un sacco'. [...]"
(Woody Allen, Manhattan, cit.)

"[...] Tutti i numeri sono notevoli, ma pochi sono stati notati. [...]"
(Francois Le Lionnais, I numeri notevoli, cit.)

"[...] Qui, dietro i muri, gli dèi giocano: giocano con i numeri, con i quali è fatto l'Universo. [...]"
(Le Corbusier a Sainte-Marie de la Tourette, att.)

Fonte: Così parlarono dei numeri, Il museo dei numeri, P.Odifreddi, Rizzoli Editore

Fonte immagine: wikipedia

sabato 2 maggio 2015

A PROPOSITO DI GIGANTI IN MUSICA...


"[...] You get a shiver in the dark/ 
It's been raining in the park but meantime/ 
South of the river you stop and you hold everything/ 
A band is blowing Dixie double four time/ 
You feel all right when you hear that music ring/ 
You step inside but you don't see too many faces/ 
Coming in out of the rain to hear the jazz go down / 
Too much competition too many other places [...]"

FRA ANNI E MUSICA, CERCANDO UN PASSAGGIO


"[...] I nostri anni sono pillole per il raffreddore/ 
sono i segni sulla pelle di chi ha perso l’onore/ 
un susseguirsi di facce nate col bianco e nero / 
che rimangono le stesse anche in multicolore 
sono/ le fotografie di chi ha visto la guerra/ 
la forza di un Paese che si alza da terra/ 
una musica muta composta da un’orchestra / 
una stanza chiusa a chiave senza neanche una finestra/ 
sono tanti i bambini che cercano la mano/ 
una mente predisposta per andare lontano/ 
la voglia di cambiare che non trova la pace/ 
un mare in una diga,un uomo messo in croce/ 
sono i giorni dove il popolo non alza la voce [...]"

venerdì 1 maggio 2015

"MISSIONE INCOMPIUTA", FRA (TENTATIVI DI) POLITICA E (RISCHIO DI) CRITICA...

Quanti sono stati i momenti della politica italiana che non si sono conclusi come avrebbero dovuto o potuto? Quali e quanti sono stati i volti dei personaggi che hanno contribuito, nel bene o nel male delle cronache, a definire queste fasi storiche (appunto) non terminate?
Entro quali 'cardini' si sarebbero potuti realizzare o consolidare cambiamenti finalizzati al rendere magari meno pesanti gli attuali problemi che allo stato attuale falcidiano società, economia e credibilità istituzionale? Cosa si potrebbe invece scrivere a proposito di altr(ettant)e mosse rivelatesi a priori sbagliate od inadeguate per la complessità della società italiana contemporanea?
E' possibile rispondere a queste domande esponendo critiche o dati (s)favorevoli documentandosi, agendo 'sul pezzo' ed addentrandosi nei dettagli, sforzando di intraprendere un'interlocuzione costruttive per contribuire a migliorare la visione del presente e delle sue stesse dinamiche fondanti.
E' parimenti lecito contestare i protagonisti dell'Italia che fu, accusandoli eventualmente (e non troppo remotamente?) di non aver saputo guidare e/o definire nella giusta maniera le trasformazioni che hanno devastato e radicalizzato la società italiana.
Un esempio di queste visioni diametralmente opposte l'una all'altra può essere sintetizzato nell'opera "Missione incompiuta", libro-intervista a Romano Prodi scritto dal giornalista Marco Damilano ed edito da Laterza.
Parimenti a questa visione, infatti, risulta essenziale adoperarsi per contestualizzare il colloquio con una persona che, a prescindere dalle visioni politiche riguardo al proprio operato, ha cercato di interpretare e farsi portavoce di una ben precisa fase di politica e società italiane.
Il contesto stabilito dai 'confini' del libro risulta essere, su questi confini, fin troppo chiaro:

"[...] 'Ci sono momenti in cui l'Italia ha bisogno di un'auto-illusione ed è disposta a non guardare dentro a se stessa pur di continuare a illudersi. Attraversiamo spesso questi momenti nella nostra storia nazionale [...]' Romano Prodi racconta le stagioni vissute da protagonista. 
Il ritratto di un Paese ricco di potenzialità, ma sempre tentato di fuggire dalle sue responsabilità, anche nelle classi dirigenti. E' stata la 'strada scomoda' il cuore dell'Ulivo, il tentativo più ambizioso di dare forza al riformismo italiano, un'azione di Governo, una visione complessiva, un popolo.
Il seme della democrazia dei cittadini, perché per Prodi la crisi potrà essere superata solo con il pieno coinvolgimento della società. Una missione incompiuta, anzi, in attesa di compimento. [...]"

Il dualismo fra missione incompiuta ed obiettivo di Governo (& cambiamento?) ancora in attesa di compimento è una vicenda che deve ancora strutturarsi per risolversi, una situazione che può sperare davvero di coagularsi ancora in qualcosa di nuovo e rinnovato?
La visione legata a questo punto risulta essere alquanto complessa ed intricata da dirimere:

"[...] l'Ulivo, e poi il Partito democratico, non sono riusciti a diventare quella forza di sinistra rispettosa del pluralismo, delle diversità e al tempo stesso capace di governare. 
Si sono lacerati nella guerra civile tra i capi e infine dissolti, in occasione della mancata elezione di Prodi al Quirinale nell'aprile 2013. Il ventennio del centrosinistra si apre e si chiude nel nome del Professore. Dopo quel suicidio politico comincia un'altra storia.
E oggi il Partito Democratico è al Governo del Paese, con un'altra leadership, quella di Matteo Renzi, e forse con un altro progetto: il Partito della Nazione. [...]
E' questa, da decenni, la grande questione democratica dell'Italia e ora di molte società europee, che non può essere superata soltanto dalle leadership fortemente personalizzate, ma dalla partecipazione e dal pieno coinvolgimento di tutti nei processi della decisione. [...]"

Quali idee poter maturare da un percorso-intervista fatto con uno dei leader tanto caratteristici quanto contestati della passata fase politica? Quanti sono i passi sbagliati che certi volti hanno fatto compiere al Paese e che, a posteriori, sono stati tanto sbagliati ed inadeguati per le moltitudini (dis?)informate?
Il senso di una missione incompiuta si è esaurito o è ancora potenzialmente esercitabile senza dover per forza sfociare nella realizzazione del cosiddetto Partito della Nazione?
Quali rischi potrebbero esserci qualora si cercasse di realizzare una sorta di schieramento unico capace di farsi portavoce delle istanze collettive?

"[...] E' una contraddizione in termini. Nelle democrazie mature non vi può essere un Partito della Nazione. Non lo era nemmeno la Dc quando, soprattutto in conseguenza della Guerra Fredda, poteva governare da sola. La Dc di De Gasperi rimase strettamente alleata ai partiti laici nonostante, nei confronti di questi, vi fossero sostanziali elementi di dissenso. 
E anche nei confronti del Pci di De Gasperi adottava la strategia di un 'anticomunismo democratico', con il quale il Partito Comunista veniva spinto a un dialogo [...] rivolto alla condivisione dei principi fondamentali della Costituzione. Anche se non era possibile un'alternanza di Governo, vi era un'aperta e riconosciuta dialettica politica. [...] il Partito della Nazione non esiste nei sistemi democratici. [...]"

Quali domani e discussioni, dunque, poter direzionare nei confronti dei responsabili (passati, presenti e futuri) di queste strutturali prese di posizione e di altr(ettant)i sostanziali cambiamenti?


lunedì 27 aprile 2015

SCIENZA, FRA PERCORSI E TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE...

"[...] Siamo ossessionati da noi stessi. Studiamo la nostra storia, la nostra psicologia, la nostra filosofia, la nostra letteratura, i nostri dèi. Molto del nostro sapere è un rigirare dell'uomo intorno a se stesso, come fossimo noi la cosa più importante dell'Universo. [...]
Abbiamo imparato moltissimo sull'Universo. Nel corso dei secoli abbiamo riconosciuto molti dei nostri errori. Credevamo che la Terra fosse piatta. Che fosse ferma al centro del mondo.
Che l'Universo fosse piccolo e rimanesse sempre uguale a se stesso.
Credevamo che gli uomini fossero una stirpe a parte, senza parentele con gli altri animali.
Abbiamo imparato che esistono quark, buchi neri, particelle di luce, onde di spazio e straordinarie architetture molecolari in ogni cellula del nostro corpo. 
L'umanità è come un bimbo che cresce e scopre con stupore che il mondo non è solo la sua stanzetta e il suo campo giochi, ma è vasto, ci sono mille cose da scoprire e idee da conoscere diverse da quelle fra le quali è cresciuto.
L'Universo è multiforme e sconfinato, e continuiamo a scoprirne nuovi aspetti.
Più impariamo sul mondo, più ci stupiamo della sua varietà, bellezza e semplicità. 
Ma più scopriamo, più ci rendiamo anche conto che quello che ancora non sappiamo è più di quanto abbiamo già capito. Più potenti sono i nostri telescopi, più vediamo cieli strani e inaspettati.
Più guardiamo i dettagli minuti della materia, più scopriamo strutture profonde. [...]
Quello che sappiamo sulla grammatica elementare del mondo sta continuando a crescere. [...]
Nel mito famoso che Platone racconta nel Libro VII della Repubblica, gli uomini sono incatenati nel fondo di una caverna buia e vedono solo ombre, proiettate da un fuoco alle loro spalle sulla parete davanti a loro. Pensano che quella sia la realtà. Uno di loro si libera, esce e scopre la luce del Sole e il vasto mondo. All'inizio la luce lo stordisce, lo confonde: i suoi occhi non sono abituati.
Ma riesce a guardare e torna felice dai compagni per dire loro quello che ha visto.
I compagni stentano a credergli. Noi siamo tutti in fondo a una caverna, legati alla catena della nostra ignoranza, dei nostri pregiudizi, e i nostri deboli sensi ci mostrano ombre. 
Cercare di vedere più lontano spesso ci confonde: non siamo abituati. Ma ci proviamo.
La scienza è questo. Il pensiero scientifico esplora e ridisegna il mondo, ce ne offre immagini via via migliori: ci insegna a pensarlo in modo più efficace. 
La scienza è un'esplorazione continua di forme di pensiero. 
La sua forza è la capacità visionaria di far crollare idee preconcette, svelare territori nuovi del reale e costruire nuove e più efficaci immagini del mondo. 
Questa avventura poggia sull'intera conoscenza accumulata, ma la sua anima è il cambiamento.
Guardare più lontano. Il mondo sterminato è iridescente; vogliamo andarlo a vedere. 
Siamo immersi nel suo mistero e nella sua bellezza, e oltre la collina ci sono territori ancora inesplorati. L'incertezza in cui siamo immersi, la nostra precarietà, sospesa sull'abisso dell'immensità di ciò che non sappiamo, non rende la vita insensata: la rende preziosa. [...]
La scienza è leggere il mondo da un punto di vista via via più ampio. [...]"

Fonte: Camminando lungo il mare - Premessa, "La realtà non è come ci appare", C.Rovelli,
Cortina Editore

Fonte immagine: quinonprofit.it

venerdì 24 aprile 2015

FRA (R)ESISTENZA E LUCE...

"Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce.

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce."
(P.P.Pasolini, cit.)



giovedì 23 aprile 2015

FRA LEGGERE...E (PROLUNGABILI) TEMPI DI LETTURA

"[...] I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: 
sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. 
Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, 
censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori. [...]"
(C.Augias, att.)

mercoledì 22 aprile 2015

"HOMO FABER", FRA ESSERI UMANI E FUTURO

A quali traguardi è giunto l'essere umano grazie all'impiego di elementi quali cervello, creatività e curiosità? Quali strade avrebbe potuto percorrere in più, qualora avesse cercato di spingere i suoi limiti un po' oltre rispetto al livello (fino ad ora) raggiunto?
Quali potenzialità ha saputo sfruttare in termini evolutivi, raggiungendo opere e scopi di enorme rilevanza per il futuro della propria specie (ma non solo)?
Quali limiti hanno permesso invece all'essere umano di compiere veri e propri attentati alla propria astronave Terra, parimenti alle specie animali e vegetali che su essa dimorano?
La marcia evolutiva (ed eternamente in corso) attraverso quali passi ha reso e rende possibile la stesura di un 'bilancio' finalizzato al calcolare se l'essere umano sia o meno stato utile al pianeta Terra? Attraverso quali 'voci' è possibile attingere per (cercare di) ridefinire il percorso che ha portato l'umanità ad arrivare fino al punto odierno?
Gli spunti non possono mancare, per un'analisi corretta è necessario (cercare di) pesare ogni singolo elemento utile per la discussione. A questo proposito fornisce qualche spunto interessante il libro "Homo faber - Storia dell'uomo artefice alla preistoria alle biotecnologie", scritto a quattro mani da Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta e pubblicato da Baldini&Castoldi.
L'intento del libro appare chiaro e lucido sin dalla copertina:

"L'aspetto del fare è il più importante nella storia umana, essendo quello che nel tempo ha concretamente migliorato le condizioni di vita degli uomini, aiutandoli nella loro eterna lotta contro la fame, la fatica, le malattie e il dolore; perfino nel procrastinarne la morte!"

Definendo un percorso fatto di penalizzazioni evolutive fisiche rapportate inevitabilmente ad aggiuntive peculiarità mentali, per l'essere umano è stato oggettivamente possibile lasciare un impronta grande sul pianeta che lo ha visto (fino a quando?) attore fra i protagonisti.
Il punto più importante di tutta l'analisi svolta ha riguardato, non a caso, i puri aspetti del fare e del produrre qualcosa:

"[...] nel presente libro abbiamo [...] voluto porre l'attenzione sul momento del fare, cioè sull'attitudine dell'uomo a concepire e realizzare oggetti, oppure a escogitare tecniche e processi per adattare di volta in volta la materia agli scopi ritenuti utili o necessari.
E' la storia dell'uomo artefice - homo faber - che cerca di far fronte alla necessità, di superare ostacoli, di realizzare aspirazioni, di concretizzare i propri sogni. [...]"

L'idea di far parte della razza degli homo faber può aiutare a capire quali e quanti passi in avanti siano stati fatti in certi settori, proprio per rendere merito a quell'eterna lotta precedentemente definita. Le scelte e le ragioni che hanno da sempre caratterizzato questo viaggio dovrebbero essere assolutamente degne di attenzione, di controllo e di studio costante:

"[...] Siamo abituati a concepire la Storia come il susseguirsi sanguinoso di imperi e dinastie. 
Ma il cammino dell'uomo può essere studiato anche in ambiti specifici del suo impegno - nell'arte, nella filosofia, o nelle scienze. Questo libro propone una chiave [...] attraverso cui 'ricapitolare' la storia dell'umanità,: quella che vede l'essenza del nostro genere nell'essere artefice. 
Perché, a pensarci bene, dietro ogni passo dell'uomo c'è sempre un'invenzione o un manufatto che ha avuto nei secoli imprevedibili sviluppi. Dall'agricoltura è nata la produzione di tessuti. 
Metallurgia e alchimia sono gli antenati dell'odierna chimica. 
Non ci sarebbero state scoperte di nuovi mondi senza i progressi nella navigazione oceanica, e senza i primi aerei di legno non saremmo sbarcati sulla Luna. Dalla clava come arma siamo arrivati all'atomica, e dal libro stampato alla comunicazione multimediale. [...]"

Cosa ha significato, alla fine del percorso, cercare di ambire al titolo di 'artefice'?
A questa domanda cerca di rispondere, in maniera tanto complessa quanto importante, la stessa opera in questione:

"[...] Diventare artefice ha significato per la nostra specie cambiare le regole del 'grande gioco' della vita, non subire passivamente le circostanze, prendere in mano il proprio destino. [...]"

I campi attorno a cui si è cercato di analizzare la strada percorsa sono molti, parimenti alla complessità sia della società che del mondo contemporanei:

  • Strumenti decisivi per favorire la transizione da primate ad essere umano;
  • Soddisfazione delle prime necessità, promuovendo agricoltura e stanzialità rispetto al nomadismo iniziale;
  • Storia dell'abbigliamento e del lavoro, coerentemente con l'accrescersi delle complessità contemporanee;
  • Evoluzione a forze variabili, cercando di superare i propri limiti biologici;
  • (Cercare di) Dominare la materia, inseguendo un punto di equilibrio e conoscenza fra metallurgia, alchimia e scienza;
  • Adoperandosi per l'arte del movimento, fra terra e mare;
  • Evoluzione delle armi e degli strumenti di attacco/difesa, dalla clava alla bomba atomica;
  • Fra salute e longevità, cercando una 'ricetta' per vivere più a lungo;
  • Evoluzione delle sensibilità e dei sentimenti, cercando di dare un volto ai colori della vita;
  • Ambizioni forse impossibili da soddisfare, cercando di imitare gli uccelli in volo per sfuggire alle proprie naturali limitazioni;
  • Sfida all'evoluzione umana fra percezioni, illusioni ed (inevitabili?) inganni con cui convivere;
  • Discussioni e traguardi da raccogliere su pensiero umano, intelligenza ed informatica;
  • Connessione globale v/s comunicazione universale, inseguendo sviluppi e risolvendo contraddizioni;
  • Progettare la vita, nell'epoca di progresso e biotecnologie;
  • Immaginare l'uomo che verrà, fra futuro da sostenere e probabile trans-umanesimo da controllare attentamente. 
Sullo sfondo, evitando di prevedere un sempre tanto incerto quanto precario futuro, qualche consapevolezza di fondo riguardo all'importante ruolo assegnato/conquistato/rivestito dall'homo faber

"[...] Gli homo faber [...] hanno imparato a sfruttare con sempre maggiore consapevolezza le potenzialità di questo insieme di conoscenze, ideando, sviluppando e producendo in grande quantità attrezzi, macchine, materiali e metodiche, atti a perseguire i loro molteplici scopi, e a conoscere sempre meglio le leggi della natura. Abituati come siamo a fruire di tutto questo, forse non ci rendiamo conto di quanti e quali benefici comporta e di come ha migliorato la nostra vita [...]"

Anche sbagliando si è imparato, quindi. O almeno si spera. 


martedì 21 aprile 2015

A PROPOSITO DI STORIE DA (POTER/DOVER) CONOSCERE...


"[...] una storia che non conosci/ non è mai di seconda mano/ 
è come un viaggio improvvisato/ a chilometraggio illimitato./ 
Una storia in cui [...] ti specchi/ con i tuoi occhi da marziano/ 
e come una lanterna magica/ che non si ferma. [...]"

domenica 19 aprile 2015

AFFONDARE NEL CAVO DELLE ONDE, NEL SILENZIO QUOTIDIANO...

"Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte
che ci rovescia a sacco.

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura.

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l’odore che perdeste
l’uguaglianza che avete sottomesso.

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati.

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l’insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo.

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto 'non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno'.

In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terra-chiusa.
Li lasciamo annegare per negare."

(Fonte: Emigrazioni, Erri De Luca)




sabato 18 aprile 2015

CERCANDO UNA RIPRESA, FRA ECONOMIA E SOSTENIBILITA' AMBIENTALE...

"[...] L'economia mondiale sta lentamente uscendo dalla crisi finanziaria globale che ha avuto inizio più di cinque anni fa. Tuttavia, il recupero non è stato lo stesso per tutti. 
Gli Stati Uniti sono tornati a un ritmo di crescita sostenuto, l'economia giapponese si sta riprendendo, ma l'economia europea rimane alquanto fragile. 
L'Italia è stata invischiata in una crescita lenta seguita dalla recessione per un tempo più lungo di molti altri Paesi europei. Mentre ci occupiamo di problemi immediati come l'elevata disoccupazione, ridotti gettiti fiscali e grandi debiti pubblici, dobbiamo guardare al futuro ed elaborare nuovi modi per garantire che la crescita e il progresso siano assicurati negli anni a venire. 
Proiezioni a lungo termine suggeriscono che senza cambiamenti di politica, i modelli di sviluppo e la crescita business as usual saranno insostenibili. Essi potrebbero determinare un'accresciuta scarsità d'acqua, carenza di risorse, inquinamento dell'aria e dell'acqua, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità che sarebbero irreversibili e [...] imporrebbero costi umani e impedimenti allo sviluppo economico futuro. Cambiare il nostro modello di sviluppo e renderlo più green e più inclusivo è l'unica strategia credibile che abbiamo. 
Se vogliamo continuare a fare progressi importanti nel livello di vita, dobbiamo trovare nuovi modi di produrre e consumare. Abbiamo anche bisogno di ridefinire ciò che intendiamo per progresso e come lo vogliamo misurare. [...]  le strategie di green growth possono restituire opportunità di crescita economica e di maggiore benessere per tutti attraverso una serie di canali: contribuendo al consolidamento fiscale, aumentando la produttività attraverso una maggiore efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse naturali, mediante l'apertura di nuovi mercati per le tecnologie, i beni e i servizi green, e con la creazione di nuove opportunità di lavoro. 
Allo stesso tempo, la transizione verso un modello di crescita green può aiutare a garantire che la crescita futura sia al riparo dai [...] colli i bottiglia della scarsità delle risorse e dai rischi sistemici derivanti dalle pressioni sull'ambiente, che altrimenti potrebbero compromettere l'attività economica e il benessere umano. Le politiche di green growth comprendono tutte le politiche che favoriscono la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio con un uso efficiente delle risorse; che consentono di migliorare la gestione del capitale naturale; che aumentano la qualità ambientale della vita; e che creano opportunità economiche connesse con i cambiamenti nel consumo e nella produzione. Queste politiche sono interdipendenti e come tali non possono essere valutate in modo isolato. I responsabili politici dovrebbero [...] concentrarsi sulle sinergie e i legami tra le politiche ambientali, sociali ed economiche al fine di mettere in campo una strategia di sviluppo coerente. 
I Governi devono integrare gli obiettivi della green growth  nella politica economica generale e nella pianificazione dello sviluppo. La capacità istituzionale e di Governo di attuare riforme politiche di ampio respiro è una condizione essenziale per dar corso ad una green growth. [...]"
Fonte: Presentazione - S.Upton, Direttore Dipartimento Ambiente - OECD
Green Economy - Rapporto 2013, E.Ronchi, R.Morabito, T.Federico, G.Barberio - Edizioni Ambiente

Fonte immagine: www.ambienteambienti.com

venerdì 17 aprile 2015

FRA MONDO, MAFALDA E DESTINAZIONI POSSIBILI...

"[...] Dove si va?/ Come si fa/ a stringere la vita/ 
Intanto fuori scoppia la notte./ 
Dove si va/ Come si fa/ 
se vivere da queste parti/ è come tirare a sorte./ 
Sai, il tempo è scivolato via/ ma non è stato tutto inutile./
Io, saprò vederti crescere [...]"
(Dove si va, Nomadi)


mercoledì 15 aprile 2015

"LA RAGIONE PER CUI CORRO", QUANDO CORSA SIGNIFICA SOPRAVVIVENZA...

In alcune zone del mondo (anche impensabili e) molto più diffuse ed estese di quanto sembri, sono tantissimi i bambini costretti ad interpretare vite le cui dimensioni sono per loro esasperate ed inadatte. Citando una tanto celebre quanto stupenda canzone, infatti, è possibile ritrovare le sorti di tanti futuri uomini e future donne di tutto il mondo:

"[...] Bambino/ armato e disarmato in una foto/ senza felicità/ sfogliato e impaginato in questa vita sola/ che non ti guarirà [...] un'altra guerra mi cullerà. [...] Ragazzini corrono sui muri neri di città [...] sanno vendere il silenzio e il male [...] Vendono polvere bianca ai nostri anni/ e alla pietà. [...] Bambino [...] lo sai che ogni tua lacrima futura ha un prezzo [...] Bambino [...] sfogliato e impaginato in questa vita sola/ che ti sorriderà [...]"

Fra questi bambini, aventi vite strappate ad una normalità che rimarrà forse sempre sconosciuta, ce ne sono stati e ce ne saranno molti in qualsiasi momento storico e sociale.
Servirebbe interessarsi ad ognuno di loro, adoperarsi per migliorare concretamente certe dinamiche di vita. Si dovrebbe lottare per concedere loro maggiori sorrisi e soddisfazioni nella 'vita sola' che hanno da vivere. Vivere per non sopravvivere, dunque. Condizionali d'obbligo, visto l'attuale status quo perdurante in tutto il mondo. Storie di vite strappate, racconti di esistenze svuotate di essenziali 'dosi' di normalità e moralità. Quanti casi simili potrebbero esistere ed esistono tutt'ora, in tutto il mondo?
La necessità di porsi questa domanda è un obiettivo che potrebbe condurre ad un'approfondita analisi dei fenomeni che nel mondo intero hanno condotto a questa realtà.
Quale potere può avere, in questo senso, la narrativa contemporanea?
Quali armi può avere nelle sue mani un libro capace di raccontare e/o far immedesimare il lettore nella complessità (e nella quotidianità) di certe realtà?
Uno spaccato di queste possibili situazioni è riportato nel libro "La ragione per cui corro", scritto da James A.Levine e pubblicato da Piemme Edizioni. La ragione costituente di questo testo richiama la storia di un ragazzo costretto a vendere quella 'polvere bianca' ai 'nostri anni e alla pietà', assieme al suo tentativo di cercare di scappare ad una certa prospettiva di vita alienante, desolante e straniante.
La storia di un corriere della droga chiamato Bingo. Una storia con poch(issim)e regole da rispettare ma con molt(issim)i obblighi stringenti:

"[...] Ogni giorno lo comincio come ho finito il precedente: solo io, Bingo.
Non mi porto dietro niente da ieri. Il passato ti appesantisce: troppo passato e non vai più avanti. 
Io sono Bingo. Sono uno che corre. Sono il più grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo. [...]"

Questa prospettiva di vita rende inevitabile il maturarsi di un desiderio di fuga, l'ardente realizzarsi di una prospettiva di riscatto. Per cercare una via di fuga e/o di uscita, se si è corrieri, non resta che una sola ricetta da seguire: correre, appunto.

"[...] Quando il mondo intorno a te sta crollano, e tu sei solo un ragazzino senza santi in paradiso, non ti resta che correre. E Bingo corre. Corre per le strade devastate [...] di Nairobi, corre per luoghi dove la speranza è stata dimenticata e il futuro è un buco nero. 
Corre trasportando piccole buste contenenti la cosa più preziosa che c'è, la polvere bianca che luccica più dell'oro. L'eroina. Quella per cui a Nairobi non si esita a uccidere, ma grazie alla quale Bingo e gli altri come lui - ragazzi che non hanno niente e nessuno al mondo - riescono, in qualche modo, a sopravvivere. Perché Bingo - un orfano di quindici anni, che per  un disturbo della crescita ha ancora le fattezze dolci di un bambino - ha imparato presto il compromesso. 
Eppure sarà proprio lui a raccontarci che a volte, anche quando intorno c'è l'inferno, la bellezza si può trovare nelle piccole cose. [...]"

Quali saranno queste piccole cose? Quali potrebbero essere quelle scelte che potrebbero forse consentire a Bingo una fuga od un allontanamento da questa realtà fatta di quotidiane corse per una complicata sopravvivenza? A proposito di lacrime future con un prezzo da versare, appunto.
In ciascuna pagina sarà possibile trovare una qualche possibile forma di (desiderata e/o desiderabile) fuga.



domenica 12 aprile 2015

"ENERGIA PER L'ITALIA", CERCANDO INFORMAZIONI E DOMANDE SU TEMATICHE COMPLESSE

Definire quanto la questione energetica sia importante e fondamentale, specialmente in tempi di crisi, non è certo argomento da poco. Dal soddisfacimento o meno della domanda energetica derivano una lung(hissim)a serie di problemi, complicanze ed opportunità da poter sfruttare per l'umanità intera; l'energia può definirsi quindi come fattore di freno o sviluppo della società intera, a seconda che sia possibile o meno sfruttarne al meglio risorse e potenzialità.
La necessità di adoperarsi per inquadrare il 'da farsi' è un'attività da compiersi con estrema attenzione, andando ad individuare quali siano le complicanze ed i problemi che possono derivare dall'impiego o meno di una determinata fonte energetica: su questo piano, pertanto, si conferma importante una volta di più il piano costituito da ricerca scientifica ed avanzamento tecnologico.
Parimenti a questa dimensione, emerge come (soltanto teoricamente?) spontaneo il principio secondo il quale informare e sensibilizzare la cittadinanza riguardo a limiti ed opportunità in campo energetico sia fondamentale: quanto di questa attività è stato svolto con consapevolezza e competenza, nei decenni passati? E' stato sbagliato qualcosa di grande, magari anche in profondità?
La tematica dell'energia è, alla luce di tutti questi motivi, un argomento da trattare in maniera tanto delicata quanto incisiva e seria. L'azione prima da compiere per (cercare di) capirne di più è, da questo punto di vista, informarsi e leggere qualcosa che sappia spiegare e/o fare luce su una realtà tanto complessa ed articolata. Cercare di saperne di più, salvo poter poi maturare una consapevolezza finale simile a quella attribuita al fisico R.Feynman:

"[...] È importante tener presente che nella fisica odierna, noi non abbiano cognizione di ciò che l'energia è. Non abbiamo un modello che esprima l'energia come somma di termini definiti. [...]"

Nonostante questo, deve essere comunque fondamentale cercare di saperne di più in maniera strutturale ed essenziale. E' attività utile per l'intera umanità, non costituisce vantaggio solo per pochi fortunati ed 'addetti' ai lavori.
Per quanto concerne la realtà energetica applicata allo Stato italiano, è possibile trovarsi di fronte alla ferma necessità di dover intraprendere un'analisi molto approfondita relativamente a bisogni ed occasioni da (poter) sfruttare per l'intero popolo. Come informarsi e poterne sapere qualcosa di più?
Il primo passo dovrebbe essere, a tal proposito, quello di informarsi seguendo le coordinate di esperti del settore che sappiano concretamente divulgare informazioni su un argomento tanto complesso ed intricato. Il secondo passo, non certo meno importante, riguarda la necessità di accrescere nozioni ed informazioni per padroneggiare un argomento non facile ed immediato da comprendere.
Inutile precisare quanto la seconda attività sia enormemente legata e vincolata alla prima.
Per (contribuire a) superare questi scogli, pertanto, è opportuno provare a farsi una cultura nel merito; a questo proposito è possibile leggere l'opera "Energia per l'Italia", curato da Giovanni Caprara ed edito da Saggi-Bompiani Editore.
Il presente libro è un testo che, sfruttando opinioni e contributi di esperti nel settore, cerca di fare luce su un argomento difficoltoso anche per le stesse persone che devono deciderne le sorti.
La necessità di approfondire questa tematica, nonostante tutte le complessità possibili, è chiara anche allo stesso curatore della presente opera:

"[...] Se il futuro è legato alle energie rinnovabili, è in questa direzione che deve puntare la ricerca. 
Purtroppo quello che manca è un Piano di ricerca nazionale, mentre i quattro decenni trascorsi hanno messo in evidenza una carenza fondamentale del nostro Paese: un distacco abissale fra le tecnologie energetiche da installare nei territori e la popolazione che le deve accettare.
Questa situazione ha riguardato ogni tipo di impianti e qualsiasi tipo di intervento [...]
Si tratta del famoso 'effetto NIMBY', acronimo inglese di 'Not In My Back Yard', letteralmente 'non nel mio cortile', che indica un atteggiamento di protesta e di rifiuto contro le opere di interesse pubblico che si teme abbiano un impatto negativo sull'ambiente. 
Ma per evitare o ridimensionare simili rischi che impediscono la realizzazione di ogni tipo di opera, l'unica terapia possibile è l'informazione adeguata costante e approfondita. 
La paura dei cittadini può essere trasformata in coscienza civica capace di accettare gli interventi soltanto avviando un rapporto diretto con la popolazione fondato sulla correttezza dei problemi e delle soluzioni adottate per il benessere comune della Nazione. 
Solo la conoscenza può abbattere il muro NIMBY. [...]"

Abbattere il 'muro NIMBY' e promuovere operazioni di sensibilizzazione e di trasparenza sono due possibili ricette per (cercare di) colmare il gap tecnico e di consapevolezza che le popolazioni hanno nei confronti di un argomento intricato come quello energetico.
I contenuti attraverso cui cerca di muoversi e far luce la presente opera sono pesanti e fondamentali, sotto una lunghissima serie di punti di vista e tematiche:

  • Energia, fra Italia ed Europa;
  • Organizzazione del mondo energetico;
  • Attori e protagonisti in consumo e domanda energetica;
  • Protagonisti verso la produzione di energia - fonti fossili: gas, shale gas, petrolio;
  • Protagonisti verso la produzione di energia - fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse, geotermia, idroelettrico, cogenerazione, idrogeno;
  • Modalità di fruizione e di distribuzione dell'energia: energia elettrica, gas naturale, olio, raffinazione e rete dei carburanti;
  • Efficienza, risparmio e fabbisogno energetico rapportati ai cambiamenti climatici;
  • Discussioni attorno alla tematica nucleare, sia nel contesto tecnico che strettamente italiano;
  • Modalità di composizione e definizione del prezzo energetico;
  • Approfondimenti su eventuali legami esistenti fra energia, tecnologie e sostenibilità;
  • Ricerca in campo energetico e sostanziale;
  • Nuove regole e nuove tecnologie impiegabili in campo sia energetico che ambientale.
Approfondire per saperne di più, nella speranza di poter comprendere maggiori informazioni riguardo ad una tematica tremendamente complessa ed importante per le sorti dell'umanità e del pianeta Terra.


venerdì 10 aprile 2015

FRA SOLITUDINE ED INTROVERSIONE, NELL'ATTESA DI UN PUNTO DI (PRECARIO) EQUILIBRIO...

"[...] In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. 
Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. 
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili. [...]"
(A.Einstein, att.)


mercoledì 8 aprile 2015

FRA BUONE IDEE E CRISI AMBIENTALE...

"[...] C'è una parte di mondo, piccola, che ha capito benissimo la portata della crisi ambientale, energetica e delle risorse che stiamo vivendo, e l'ha messa in connessione con la crisi economica, che ne è conseguenza. Al contrario, una larga parte di mondo pensa che vi sia solo una vasta crisi economico-finanziaria, disgiunta dalla crisi ambientale, che anzi [...] diviene sempre più secondaria, trascurabile, marginale rispetto all'urgenza delle prescrizioni monetarie. 
Se i danni climatici, la tossicità degli inquinamenti, la perdita di biodiversità, l'esaurimento di materie prime, non dipendessero da meccanismi fisici ma fossero solo questioni culturali, basterebbe aspettare: prima o poi le idee nuove si diffondono e prendono piede, sostituendo quelle vecchie, e così quella piccola parte di mondo diventerebbe predominante e risolverebbe via via i problemi. 
Ma poiché le leggi fisiche che governano il mondo reale non aspettano che la cultura dell'umanità faccia i suoi lenti progressi, ma procedono sempre più rapide e inesorabili verso il deterioramento del nostro benessere ambientale e sanitario, il fattore tempo diviene strategico. 
Abbiamo assoluto bisogno che le buone idee di quella parte di mondo sostituiscano rapidamente quelle vecchie e inadatte di quell'altra maggior parte, perché - come di fronte alla prospettiva di un grave malanno - la prevenzione ha senso solo se viene fatta precocemente. [...]"

Fonte: Prefazione - "Il Patto dei Sindaci - Le città come protagoniste della Green Economy", A.Lumicisi, L.Mercalli, G.Silvestrini, Edizioni Ambiente

Fonte immagine: meteoweb.eu

venerdì 3 aprile 2015

CONSIDERAZIONI SUL LABIRINTO DELLA CRISI, FRA GRECIA ED EUROPA... #RISCHIOALTO

"[...] Ricapitolando: salvataggio delle banche francesi e tedesche senza alcun taglio del debito, quindi costo dell'aggiustamento tutto sul debitore [...], trasferimento del credito dalle banche private alla collettività europea [...], misure di austerità così gravose da far precipitare il prodotto interno lordo greco e da aumentare il peso del debito. 
E infatti oggi il prodotto interno lordo greco è inferiore del 26% ai dati pre-crisi, e il debito è aumentato di circa 30 punti percentuali e ha superato il 180% del PIL [...]
Si tratta di un debito semplicemente non ripagabile, nonostante un primo abbuono parziale già concesso nel 2012 [...]. Il nuovo Governo greco guidato da Syriza [...] ora chiede di dare un taglio a queste politiche distruttive: vuole rinegoziare il debito, mettere un freno alla politica di austerity e al piano di privatizzazioni [...] portato avanti dai Governi precedenti su ordine delle istituzioni europee [...], e aumentare i salari che dopo gli ultimi tagli erano precipitati a livelli da fame [...]
Anche se [...] non risolverebbe il problema della competitività dei prodotti greci all'interno dell'Eurozona. Anche il 19 febbraio sembrava che il negoziato con le Istituzioni europee si fosse interrotto a causa dell'oltranzismo del Governo tedesco [...], giunto a rigettare anche la richiesta greca di proroga per altri 6 mesi dei finanziamenti internazionali alla Grecia in scadenza il 28 febbraio. Sostanzialmente [...] non accettava che l'attuale Governo greco intendesse ridimensionare gli impegni presi dai predecessori. 
Intuizione più che ragionevole, visti i risultati delle politiche sin qui seguite in termini di immiserimento del Paese e anche della stessa capacità i ripagare il debito. 
Le conseguenze di una rottura sarebbero state la riduzione e poi il blocco del rifinanziamento di emergenza delle banche greche da parte della BCE e in tempi brevi il default della Grecia e la sua uscita dall'Eurozona. 
L'accordo siglato il 20 febbraio tra la Grecia e l'Eurogruppo allontana questa eventualità e dà fiato alla Grecia per 4 mesi, ma a un prezzo politicamente molto elevato. 
In primo luogo, la presentazione di un programma che, essendo soggetto all'approvazione degli altri Paesi Europei, non potrà discostarsi troppo dal programma di austerity del precedente Governo di Samaras; soltanto in presenza dell'approvazione europea saranno [...] sbloccati anche i Fondi teoricamente posti a disposizione dell'accordo raggiunto. 
In secondo luogo, ribadendo l'impegno delle autorità a onorare il debito e a rispettare tutte le relative scadenze [...] L'accordo non risolve nessuno dei problemi sul tappeto, a cominciare dall'oggettiva impagabilità del debito greco. 
Si compra tempo, ma in assenza di una strategia la cosa può risultare addirittura controproducente. 
La sgradevole impressione che questo accordo lascia è che il Governo greco abbia per ora dovuto piegare la testa rispetto ai diktat tedeschi. 
E a noi non resta che augurargli di non farsi intrappolare nel labirinto del Minotauro europeo. 
Una cosa è certa: la gestione di quest'area valutaria è stata e resta fallimentare, e le sue contraddizioni interne anziché risolversi si accentuano. 
Questo dicono i fatti. Che notoriamente hanno la testa dura. [...]"
(Fonte: La Grecia contro il Minotauro europeo, V.Giacché, Linus - marzo 2015)

Fonte immagine: controlacrisi.org

mercoledì 1 aprile 2015

"MEGLIO SE TACI": CENSURE, IPOCRISIE E BUGIE SULLA (PRESUNTA) LIBERTA' DI PAROLA IN ITALIA...

I controsensi e le incoerenze in materia di web sono tanto palesi quanto destabilizzanti, soprattutto in un momento storico nel quale la società liquida sembra essere in esponenziale crescita.
Le potenzialità di quanto è multimediale non sono forse state ancora colte e/o valutate a dovere, in un'Italia che sembra vedere digitalizzazione ed avanzamento tecnologico come non prioritari rispetto ad altri settori. Nonostante questa arretratezza di fondo resta, comunque, la necessità di studiare ed inquadrare un fenomeno nel quale qualcuno già cerca di muoversi (in?)disturbato.
E' attorno al concetto di web e multimedialità che cerca di districarsi il libro "Meglio se taci", scritto da Alessandro Gilioli e Guido Scorza e pubblicato da Baldini&Castoldi Editore.
La complessità della situazione italiana è chiara sin dalle prime righe:

"[...] Siamo un Paese in cui per aprire un blog bisogna obbedire a una legge del 1948, altrimenti si rischia un processo penale; siamo un Paese in cui non puoi fare il giornalista se non hai la tessera dell'Ordine, ma per avere la tessera devi fare il giornalista. 
Siamo un Paese in cui un'autorità amministrativa può chiudere un sito web senza nemmeno passare da un giudice. Siamo un Paese insomma nel quale tutto sembra suggerire che 'è meglio se taci'. 
Lo scrivere, diffondere e fare informazione è disincentivato dalla paura dei processi, dalla minaccia i risarcimenti milionari, dalla confusione delle norme e dalla burocrazia. [...]"

La necessità di strutturare un'informazione in forma liquida è un'attività che va condotta dentro pericolanti canali, attraverso strade precarie che sembrano con ogni mezzo possibile scoraggiare la ricerca di forme di trasparenza ed equilibrio. Possono essere anche forme simili di perbenismo ipocritico a destrutturare la percezione collettiva di sistema trasparente o quantomeno da migliorare?
Non si avvertono su questo tema punti forti per una lung(hissim)a serie di difetti e complessità rimaste quasi del tutto irrisolte:

"[...] Big di internet e censura preventiva, privacy e tribunali, un'inchiesta che spiega perché l'Italia è 49esima nella classifica mondiale sulla libertà d'espressione. [...]"

Emerge pertanto come spontanea la necessità di ragionare attorno ai limiti di un Paese che vede nella multimedialità e nel virtuale una minaccia da estirpare il prima possibile.
E' su questo fronte che risulta necessario adoperarsi concretamente per incidere veramente nella carne viva del dibattito, sperando che sia veramente possibile migliorare veramente qualcosa:

"[...] [questo libro] è invece un'inchiesta basata su casi molto concreti e su vicende realmente avvenute, talvolta anche minori, che tuttavia ci mostrano come la rete non sia il paradiso della libertà in terra anche per motivi molto più pratici e quotidiani di quelli su cui si anima la controversia teoretica. Ragioni connesse [...] con la pulsione quasi naturale di ogni establishment (politico e economico) a conservare e ad estendere se stesso, a impedire ciò che viene visto come potenziale diminuzione del proprio potere o [...] rischiosa entropia. 
Insomma, attorno alla rete - nel mondo, in Europa, in Italia - ci sono talvolta sciocchi poteri e talvolta raffinati che non si fanno troppe domande sulle contraddizioni della rivoluzione digitale, ma che semplicemente temono ciò che non avvertono come un loro dominio. [...]"

Le reazioni da intraprendere dinanzi a questi fenomeni vanno nella direzione di (far) cercare una fuga degli utenti da una realtà liquida e perennemente in ebollizione come quella multimediale.
Quali sono gli strumenti e le parole chiave per (cercare di) scoraggiare qualsivoglia tentativo di comprensione e codificazione del mondo mediante lente multimediale?

"[...] in modo spesso silenzioso l'effetto che ne deriva è quello del 'meglio se taci'; o, magari, 'meglio se non leggi e se non guardi'; o ancora 'meglio se conosci meno cose', 'meglio se conosci solo quelle che vogliamo noi', 'meglio se possiamo incanalare ciò che leggi e filtrare ciò che scrivi'. [...]"

Attraverso quali gesti e potenzialità potrebbe essere possibile (nonché necessario) muoversi, al fine di rendere web e multimedialità un'opportunità da raccogliere e non una sfida da cui sia essenziale mantenere un(a qualche forma di) distacco?

"[...] La rivoluzione digitale e telematica, negli ultimi quindici anni, ha modificato l'ecosistema mediatico e le dinamiche dell'informazione più di ogni altro mercato e settore.
Eppure, in Italia, i regolatori hanno preferito far finta di non accorgersene, mantenendo in vita in modo artificiale un sistema di norme anacronistico, in buona parte pensato e scritto [...] nel 1948, dai padri Costituenti, quando ancora la stampa di Gutenberg, l'inchiostro e le rotative rappresentavano la più evoluta frontiera dell'informazione [...].
E' urgente quindi riscrivere le regole della comunicazione, stabilire un principio semplice e senza eccezioni in forza del quale chiunque può esercitare davvero la propria libertà di informazione, con ogni mezzo e senza bisogno di nessun genere di autorizzazione o altro adempimento burocratico salvo [...] rispondere di ogni eventuale abuso di tale libertà. [...]"

Informarsi per (cercare di) migliorarsi, dunque.
Come cittadini prima che come Stato, in qualsivoglia termine si voglia intendere e strutturare le questioni di web, equilibrismi democratici e multimedialità.