domenica 2 novembre 2014

IPCC, CAMBIAMENTO CLIMATICO E FUTURO... #CRISISENZASOSTA

Da quanto sembra leggendo fra i dati emessi dall'ente Ipcc, pare esserci sempre meno tempo per provare a salvare il pianeta Terra. Gli avvisi sul clima emersi sono drammatici e sempre più allarmanti, stando a quanto riscontrato e diffuso dai mass media.
Leggendo dal sito di Ansa, infatti, è possibile riportare quanto segue:

"[...] Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli 'in 800 mila anni', 'resta poco tempo' per riuscire a mantenere l'aumento della temperatura entro i 2 gradi centigradi. [...]"

In altre parole, pertanto, mai tanto inquinamento si era registrato nell'atmosfera terrestre dalla comparsa dell'essere umano.
Tale quadro ha tinte fosche ulteriormente perpetuate da quanto sintetizzato dal giornale La Repubblica:

"[...] Tra il 1880 e il 2012 la temperatura della superficie terrestre e degli Oceani è salita di 0,85°C, a un ritmo troppo veloce. Resta poco tempo per intervenire e mantenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei  2°C. [...] Oltre all'impatto dell'uomo, analizza come i cambiamenti climatici siano già in corso e possano diventare irreversibili a meno che le emissioni di gas serra non siano tagliate. [...] gli scienziati sono certi al 95% che l'aumento dei gas serra dovuto a combustione di carboni fossili e la deforestazione siano le principali cause del riscaldamento dalla metà del ventesimo secolo. [...]"

Esisterebbe, pertanto, una probabilità assai consistente che l'aumento dei gas serra sia imputabile a fenomeni generatisi strettamente per cause umane: (ab)uso di combustibili fossili e deforestazione. Tali fattori intervengono infatti, sin dalle loro componenti minime, sul ciclo di produzione di ossigeno ed anidride carbonica; in termini minimali la presenza di meno alberi può abbattere il ricambio di ossigeno, aumentando quindi la componente carbonica nell'atmosfera. Tale fenomeno sembra avere numeri sempre più lancinanti ed allarmanti, stando a quanto diffuso da studi richiamati su internet.
Citando infatti uno studio dell'anno 2013, intitolato "High-Resolution Global Maps of 21st-Century Forest Cover Change", è possibile richiamare quanto segue dal sito greenreport.it:

"[...] il mondo sta perdendo 50 campi di calcio di foresta ogni minuto di ogni giorno, l’equivalente di 68.000 campi da calcio ogni giorno nel corso degli ultimi 13 anni. [...]"

Vengono statisticamente bruciati, da quanto pare, 2mila chilometri quadrati di foreste tropicali.
Mediamente, ogni singolo anno. Con tutto quel che può conseguirne a livello mondiale.
Dati climatici come quelli denunciati da Ipcc possono realizzarsi, purtroppo, anche (o soprattutto) per via di fenomeni troppo sottovalutati come questi.
La crisi climatico-ambientale attualmente in corso dovrebbe essere percepita come enormemente più importante (ed urgente) di quella economico-finanziaria, in quanto notevolmente ridotti sembrano essere i margini di manovra per scongiurare ulteriori peggioramenti.
Peggioramenti da cui, è necessario scriverlo, non potranno che trarne cattiva sopravvivenza soprattutto le generazioni future.
Servono urgentemente soluzioni, tanto radicali quanto capaci di andare in manifesta controtendenza con le forme attualmente perpetuate di: sviluppo economico, politiche energetiche, politiche industriali, provvedimenti di politica sostenibile, [...].
Quali risultati sembra necessario adoperarsi per raggiungere, in un quadro di ottimizzazione delle politiche globali?
A tale domanda rispondono entrambi gli articoli diffusi su internet; il sito Ansa definisce infatti quanto richiamato nel seguito:

"[...] Le emissioni mondiali di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% tra il 2010 e il 2050 e sparire dal 2100 [...]"

Quanto tempo resta, pertanto, prima del raggiungimento del punto di non ritorno?
Cosa potrebbe accadere, invece, qualora dovessimo scoprire di averlo già raggiunto?
Le domande sono molte, moltissime; è urgente fornire pronte risposte da non esercitare solamente a parole. Cosa potrebbe succedere con l'aumentare delle alterazioni ambientali già largamente in corso d'opera? Stando a report e testi diffusi, le conseguenze che sembrano definibili come minime potrebbero essere richiamate dal seguente elenco:

  • Innalzamento dei mari a livello globale;
  • Peggioramento dell'azione indotta dai gas serra stessi;
  • Uragani più intensi e più frequenti, con possibilità di avere anche un aggravamento dei fenomeni metereologici estremi;
  • Creazione potenziale di milioni di sfollati, a seguito di un concentrarsi di fenomeni differenti;
  • Pericolo per la sopravvivenza della specie umana e di altre specie animali;
  • Aumento dei periodi di siccità, parimenti a quelli di precipitazioni anche eccessive;
  • Destabilizzarsi delle produzioni alimentari, con aggravamento delle condizioni di vita globali. 

Non sembra esserci, pertanto, più adeguato tempo per fermarsi a riflettere.
La prima questione su cui concentrare i dibattiti nelle prossime conferenze ambientali sembra essere, al netto di diplomazie e dichiarazioni rituali, una sola ed ottimamente sintetizzata da La Repubblica:

"[...] La sfida più difficile sarà decidere chi dovrà fare cosa. Ma già si prevede una lotta tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. I primi chiederanno a tutti di abbracciare obiettivi ambiziosi, mentre i secondi potrebbero continuare a sostenere che ci sono nazioni che storicamente hanno maggiori responsabilità e dovrebbero essere in prima linea per aiutare i Paesi più poveri a far fronte all'impatto del riscaldamento globale. [...]"

Non sembrano, pertanto, esserci più margini disponibili per tardare nell'intraprendere azioni concrete. Azioni complesse, adatte all'enorme difficoltà della situazione che l'umanità pare trovarsi davanti.



Fonti:

"Allarme Onu sul clima", Ansa.it
(http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2014/11/02/onu-gas-serra-ai-massimi-da-800-mila-anni_6f15e6f1-2047-4312-9bbf-fc59ecd195f9.html)

"Climate change 2014 - Synthesis report", Ipcc.ch
(http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar5/syr/SYR_AR5_SPM.pdf)

"Clima - Agire subito per fermare il riscaldamento globale", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/11/02/news/clima_le_concentrazioni_di_gas_serra_al_massimo_da_800_000_anni-99571639/)

"Deforestazione senza fine", greenreport.it
(http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/deforestazione-senza-fine-alber/)


sabato 1 novembre 2014

FRA SOGNO E "FANCIULLEZZA", INCROCIANDO MUSICA E POESIA...


"[...] Era un tempo che la malvagità umana e le sciagure della virtù mi movevano a sdegno, e il mio dolore nasceva [...]. Ma ora io piango l’infelicità degli schiavi e de’ tiranni, degli oppressi e degli oppressori, de’ buoni e de’ cattivi, e nella mia tristezza non è più scintilla d’ira [...]. 
E molto meno ho forza di conservar mal animo contro gli sciocchi e gl’ignoranti [...]; e perché l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono [...] infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre di quel benedetto e beato tempo, dov’io sperava e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato né tornerà mai più, certo mai più; vedendo con eccessivo terrore che insieme colla fanciullezza è finito il mondo e la vita per me e per tutti quelli che pensano e sentono; sicché non vivono fino alla morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita. [...]" (G.Leopardi, cit.)

giovedì 30 ottobre 2014

"MILIONI DI GIORNI", ALLA RICERCA DI UN FUTURO DIFFERENTE...


"[...] Non nascondere a nessuno/ Il pensiero e la dignità./ 
La minoranza non è una debolezza/ La maggioranza non è una qualità/ 
Ma la voce più convincente/ è spesso quella che ti spiega meno/ 
perché conforta, non ti contrasta, ti dice solo quello che vuoi sentire. [...] 
L'infinito umano è tutto qui [...]"

lunedì 27 ottobre 2014

FRA ARTE ED UMANA IMMEDESIMAZIONE, SCOPRENDO LEONARDO DA VINCI... #GENIOASSOLUTO

"[...] Leonardo considerava il suo obiettivo più nobile quello di suscitare sentimenti in chi guardava un'opera d'arte. Gli artisti erano secondo lui nipoti di Dio, poiché, attraverso 'fantasie infernali' potevano, se volevano, atterrire interi popoli. 
Ma come potevano suscitare emozioni materiali inanimati come una tavola o un pezzo i tela? 
Leonardo si spiegò i sentimenti congetturando che l'osservatore di un'opera d'arte si immedesimasse inconsciamente nelle figure del quadro.
In tale immedesimazione non si serviva della ragione, bensì riviveva inconsciamente nel proprio corpo le emozioni dei personaggi dipinti. [...]
a volte ci basta vedere il corpo di un'altra persone contorcersi per il dolore per sperimentare dolori interiori. [...]
E [a] Leonardo [furono attribuite le parole seguenti]

'La più importante cosa che ne' discorsi della pittura trovare si possa, sono li movimenti appropriati alli accidenti mentali di ciascun animale, come desiderio, sprezzamento, ira, pietà e simili.' 

Se il pittore riesce nel suo intento, nell'osservatore vengono suscitate emozioni simili: 

'Li componimenti delle istorie dipinte debbono movere i risguardatori e contemplatori di quello medesimo effetto, che è quello per il quale tale istoria è figurata; cioè se quella istoria rappresenta terrore, paura o fuga, o veramente dolore, pianto e lamentazione, o piacere, gaudio e riso, e simili accidenti, che le menti d'essi consideratori movino le membra con atti che paiano ch'essi sieno congionti al medesimo caso di che esse istorie figurate sono rapresentatrici; e se così non fanno, l'ingegno di tale operatore è vano.' 

Le emozioni si trasmettono perciò attraverso i movimenti del corpo. [...]"

Fonte: L'eredità di Leonardo - Il genio che reinventò il mondo, S.Klein, Editore Bollati Boringhieri


sabato 25 ottobre 2014

"RETE PADRONA": QUALI PROSPETTIVE, FRA INTERNET E REALTA'?

In un periodo storico come quello attuale, sembrano essere tante ed in costante aumento le compenetrazioni fra virtuale e reale; l'impiego degli strumenti multimediali sta concorrendo nel trasformare ciò che è virtuale in una sempre rinnovata appendice della realtà.
In un contesto caratterizzato da una fortissima crisi socio-economica che ancora in alcune zone del mondo non tarda a passare, l'utilizzo di internet può aprire prospettive di confronto e descrizione precedentemente impensabili: è possibile vedere e/o trarre spunto da quel che succede dall'altra parte del mondo, in maniera molto più diretta rispetto ad epoche precedenti.
Innovazioni tecnologiche e consapevolezze riescono pertanto a viaggiare sui fili di quella (seconda) realtà che è solito essere identificata come rete.
Bastano pochi clic per raggiungere identità virtuali, conversare anche a migliaia di chilometri di distanza, approfondire le proprie conoscenze su siti specializzati, [...]. E' possibile impiegare la rete per migliorarsi, per pescare ed attingere a fonti di conoscenza diverse e diversificate.
Se con la rete si può pescare, però, è anche possibile essere pescati dalla stessa?
In altre parole, pertanto, la rete è veramente quella che sembra a prima impressione?
Potrebbero esistere altresì alcuni aspetti critici, dannosi per la nostra quotidianità, capaci di debilitare le nostre ordinarie abitudini non assimilabili al virtuale? Quali aggettivi è possibili impiegare per definire in maniera chiara, consapevole ma soprattutto trasparente questa generica parola chiamata rete? Attorno a queste e molte altre considerazioni si muove il libro "Rete padrona - Amazon, Apple, Google & Co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale", scritto dal giornalista Federico Rampini e pubblicato da Feltrinelli.
Quale è il pilastro su cui è declinata l'intera opera, sfruttando il generico detto secondo cui "niente è come sembra"? Dall'anteprima di copertina è possibile riportare quanto segue:

"[...] La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l'organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti.
Ma la Rete ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli iealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti. I nuovi padroni [...] si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter. 
Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell'era digitale. 
E poi i regimi autoritari [...] hanno imparato a padroneggiare [...] le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet. 
Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente. [...]"

L'assuefazione a queste forme di comodità comporta il pagamento di alcuni prezzi, definibili soprattutto come inconsapevoli ed incolpevoli.
Dentro alla rete riescono a nascondersi anche attitudini e comportamenti che vanno oltre la padronanza dello schermo di un computer: molti di questi fenomeni sono tanto invisibili quanto determinanti (direttamente ed indirettamente) per le nostre vite.
L'impiego di internet e delle realtà ad esso collegate ha agevolato il fatto che parte della crescente complessità di questo mondo venisse scaricata anche (o soprattutto) su questo livello del reale. Il mix fra queste consapevolezze varie può produrre esiti anche definibili come imprevedibili e concretamente sottovalutabili. Parte di questa tendenza si richiama ad una citazione attribuita al sociologo Manuel Castells:

"Internet è il prodotto di una combinazione unica di strategia militare, di cooperazione scientifica e d'innovazione contestataria." (att. - 1996)

Sin dalla sua nascita, infatti, questo strumento è stato oggetto di una progressione quasi esponenziale nelle proprie potenzialità.
Parimenti alle potenzialità, però, sembrano essersi sviluppati anche (e/o forse ancor di più) i limiti imposti all'essere umano fruitore.
La commistione fra elementi tanto lontani fra loro ha generato un ibrido che, anche inconsapevolmente, può generare rischi e/o delimitare nuovi confini nei quali doversi (auto)esiliare per una forma di sopravvivenza: quanto mettere della propria vita privata nella rete?
Ogni profilo su social network può essere una porta aperta su noi stessi, senza che siano dagli utenti firmate e/o concesse autorizzazioni o firmati particolari permessi. Il nostro mondo può essere rappresentato tanto fuori quanto dentro, in questa generica rete.
Stabilire un punto di equilibrio nel concedersi è molto difficile: spettano agli utenti consapevolezze e capacità di giudizio.
Il fine estremo di questo concetto è descritto dallo stesso Rampini nella sua ultima opera:

"[...] capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo. [...]"

Il bilancio può essere di volta in volta diversificato, internamente ad un calderone che vede sempre più fondersi ciò che è realtà con quanto è virtualità.
Ricerca di un punto di equilibrio? Domanda con risposta asintotica, pari al limite che separa il cielo dalla terra sulla linea dell'orizzonte.


venerdì 24 ottobre 2014

INSEGUENDO LA STORIA, A PROPOSITO DI LEONARDO DA VINCI...

"[...] Melzi [allievo di Leonardo] cominciò ad esaminare l'eredità.
Leonardo gli aveva lasciato i suoi diecimila fogli, che prescindendo dai dipinti erano la sua opera più monumentale. [...] non gli sarebbe bastata una vita per fare ordine in tutti quei materiali. [...]
Essi rivelavano molto di più di quanto non potessero fare gli abbozzi di un artista, per quanto straordinario. Vi si poteva osservare la rappresentazione di tutta una vita [...] 
chi avesse osservato i suoi schizzi, avrebbe anche gettato uno sguardo su un futuro lontano: avrebbe intuito qualcosa di un tempo in cui gli uomini sarebbero pervenuti a comprendere le forze della natura e si sarebbero circondati di macchine. 
Nei suoi disegni si potevano vedere macchine volanti, terribili catapulte, automi in figura umana, montagne forate da gallerie. A volte bastava che il visitatore voltasse un foglio per entrare in un mondo del tutto diverso, ma non meno fantastico. 
Con penna, china seppia e matita, Leonardo aveva disegnato l'interno di un cuore umano, o anche come un feto cresca nell'utero materno. Altre raffigurazioni presentavano paesaggi e città italiane come li sarebbe potuti vedere da un aereo. 
Lo spirito di Leonardo si manifestava anche nella camera stessa di Francesco Melzi. 
Vi erano scritti pensieri e sogni; Leonardo vi aveva annotato profezie e una filosofia della vita, teorie sull'origine del mondo, progetti di libri e persino elenchi di spese. [...]
Chi capiva i disegni di Leonardo poteva seguire il maestro nei suoi alti voli e comprendere i suoi dubbi e le sue contraddizioni. 
I disegni documentavano [...] il monologo interiore  di un uomo solitario, il timore di non essere all'altezza delle proprie aspirazioni, e la consapevolezza dei costi della fama [...]
Oggi [...] il tesoro di Melzi non esiste più. [...] I saccheggiatori [...] ebbero via libera. [...]
Delle probabili diecimila pagine un tempo in possesso di F.Melzi, quasi metà sono andate perdute. 
Chi studiò quanto ne restava poté [...] ammirare disegni spettacolari del maestro, ma le connessioni erano distrutte. Lo spirito di Leonardo non si svelava più. 
Tuttavia i saccheggiatori di Leonardo non poterono scalfirne la fama. 
Dove infatti le orme si sono cancellate, può avere origine un mito. [...]
Leonardo [...] continua ad affascinare oggi milioni di persone, a distanza di quasi mezzo millennio dalla sua morte. [...] come riuscì un uomo ad unificare apparentemente in sé il sapere del mondo intero, e a tradurre in modo impareggiabile le sue conoscenze in un'opera? 
Come riuscì a creare dipinti d'importanza fondamentale, e al tempo stesso a riflettere con grandissima intensità su macchine volanti, automi, altre apparecchiatura di ogni sorta, e su una grande varietà di problemi scientifici? [...] oggi Leonardo può offrirci molto più di un sogno. 
Il vero significato del suo creare si è chiarito in verità solo negli ultimi tempi [...]
Leonardo ha visto infine crescere, accanto alla sua fama di artista, anche quella di ricercatore scientifico. [...] La sua eredità più preziosa non sono [...] né i 21 dipinti né i circa 100mila fra disegni e schizzi che ci ha lasciato. La cosa più importante è che Leonardo ha scoperto un modo nuovo di pensare, che più che mai può essere per noi una fonte di ispirazione. 
Nel suo modo di affrontare la realtà, Leonardo trovò la risposta ai problemi di un'epoca in cui d'improvviso antiche certezze avevano perduto ogni valore e in cui le persone si trovavano a dover affrontare problemi mai immaginati prima, proprio come accade a noi oggi. 
Leonardo fu molto più di un artista straordinario: egli investigò il mondo e lo inventò di nuovo. [...]"

(Fonte: L'eredità di Leonardo, S.Klein, Editore Bollati Boringhieri)






martedì 21 ottobre 2014

A PROPOSITO DI ANGUILLE, CITANDO I 99 POSSE...


"[...] Come un'anguilla mi muovo veloce sguscio/ [...] il mercato è già pronto,/
[...] ma io [...] cambio gioco e mando a..ancu.o/ te e il tuo mercato di gente per bene/ 
fatto di video e canzoni per bene/ buone per la tua realtà virtuale [...] 
non credere a chi/ promette miracoli/ parla di money money [...] 
non puoi fidarti di chi/ parla solo dei soldi/ al tuo bene non pensa ma/ a quello dell'azienda sì./ 
No no tu non credere a chi/ parla di marketing/ 
quando parla dei sogni/ e delle tue passioni [...]
Le strategie da manuale/ su di me non le puoi applicare/ quante volte lo dovrò spiegare [...] 
Ma che cosa ci posso fare/ se non mi lascio ammaestrare [...]"


domenica 19 ottobre 2014

"SBLOCCA ITALIA", PASSI (ANNI LUCE) INDIETRO PER AMBIENTE ED ENERGIA?

Sul cosiddetto Decreto "Sblocca-Italia" ne sono state dette, scritte e lasciate passare molte argomentazioni, anche differenti le une dalle altre.
Le ragioni che si nascondono dietro a questo soprannome, capace una volta di più rispetto alla tradizione italiana di radicalizzare un concetto impiegando una sigla impropria, sono chiare sin dalla prefazione al corpus legislativo in oggetto:

"[...] ritenuta la [...] necessita' e urgenza di emanare disposizioni per accelerare e semplificare la realizzazione di opere infrastrutturali [...], nonche' per favorire il potenziamento delle reti autostradali e di telecomunicazioni e migliorare la funzionalita' aeroportuale;
ritenuta [...] la straordinaria necessita' e urgenza di emanare disposizioni in materia ambientale per la mitigazione del rischio idrogeologico, la salvaguardia degli ecosistemi, l'adeguamento delle infrastrutture idriche e il superamento di [...] situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti, nonche' di introdurre misure per garantire l'approvvigionamento energetico e favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali;
ritenuta infine la [...] necessita' e urgenza di emanare disposizioni per la semplificazione burocratica, il rilancio dei settori dell'edilizia e immobiliare, il sostegno alle produzioni nazionali attraverso misure di attrazione degli investimenti esteri e di promozione del Made in Italy, nonche' per il rifinanziamento e la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente al fine di assicurare un'adeguata tutela del reddito dei lavoratori e sostenere la coesione sociale; [...]"

Si dovrebbe pertanto essere davanti, a parole, ad un Decreto Legge (apparentemente) pensato per riabilitare il futuro italiano mediante radicali provvedimenti volti a tutelare e migliorare il del territorio mediante una grandissima forma di provvedimenti coordinati e rivolti a più tematiche contemporaneamente: semplificazione e potenziamento infrastrutturale, miglioramento delle reti di telecomunicazione, mitigazione del rischio idrogeologico ed ambientale, adeguamento delle infrasturtture idriche, rivisitazione delle normative afferenti al ciclo di rifiuti, introduzione di misure "innovative" nel campo delle politiche energetiche, investimenti nel settore dell'edilizia, [...].
Da una prima impressione, è (purtroppo) molto facile ipotizzare che la definizione di provvedimenti capaci di sintetizzare un gran numero di argomenti come questi possa portare ad un caos e/o ad una sottovalutazione di aspetti legati alla "solite" tematiche: ambiente, energia, sostenibilità ambientale, mobilità sostenibile, [...]. Queste sono infatti le prime voci che, purtroppo, potrebbero finire per subire danni perseguendo una certa fretta legislativa di operare. Impiegare questi settori per innescare tentativi (ulteriori, quelli fatti fino ad ora non hanno evidentemente sortito gli effetti sperati) di ripresa economica è una missione che è (purtroppo) facile definire piuttosto complessa ed articolata.
E' difficile procedere senza fare danni, per scriverla il più breve possibile.
Fare danni in maniera permanente (o quasi), solo per (provare a) sbloccare l'Italia.
Scendendo maggiormente nel dettaglio, nel Decreto in esame vi sono alcuni punti su cui le attenzioni vanno ottimamente direzionate, indirizzate ed articolate: informarsi per evitare che certi provvedimenti vengano presi a discapito di generazioni ed italiani futuri, appunto.
Non dovrebbe esserci crisi che tenga, davanti alla necessità di tutelare e/o migliorare un ambiente ormai da troppi percepito come bisognoso di cure ed articolate forme di salvaguardia. Al netto degli articoli e dei contenuti legislativi, il corpus legislativo prevede una larga serie di punti di cui sarebbe necessario esaminare il più attentamente possibile costi e benefici.
L'approccio è lanciato da un report redatto da Valigia blu che, nella maniera più divulgativa possibile, cerca di fare luce sul presente testo.
Semplificando l'intero Decreto per punti, è possibile definire al dettaglio i punti schematicamente riepilogati nel seguito:


  • Italia a rischio cementificazione? 

"[...] Matteo Renzi [...] aveva promesso che con lo Sblocca Italia sarebbero stati sbloccati 43 miliardi per il 1 settembre. [...] i numeri però si sono sgonfiati, tanto che Giorgio Santilli [...] ha scritto che tutti quei soldi erano infondati, una farsa.
Arrivati all’approvazione del decreto i soldi trovati e destinati a grandi “opere cantierabili in date certe” sono 3,9 miliardi e si trovano all’articolo 3. 
Soldi che 'però [...] generano una complessiva disponibilità di soli 65 milioni nel biennio 2013-2014 e 390 milioni nel biennio 2015-2016, ma di ben 3,4 miliardi dal 2017 in avanti.' A queste considerazioni si aggiungono quelle dei tecnici del servizio Bilancio della Camera che hanno chiesto al Governo come intenda far fronte alle coperture delle spese, essendo state utilizzate 'risorse inerenti opere infrastrutturali strategiche già approvate.'
Anna Donati, su Rottama Italia [...] denuncia che questi fondi sono destinati 'allo sviluppo dell’asfalto. 'Secondo l’ambientalista 'sommando le previsioni tra i diversi progetti, si ottiene che ben il 47% andrà a strade e autostrade, il 25% a ferrovie e solo l’8,8% a reti tramviarie e metropolitane.' [...]"


  • Rischio di conflitti di interesse:

"[...] l’ad delle Ferrovie dello Stato [...] è stato nominato [...] 'Commissario per la realizzazione delle opere relative alla tratta ferroviaria Napoli – Bari'. Una carica che non prevede 'nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica', né 'compensi aggiuntivi'. Ma Raffaele Cantone [...] durante l’audizione in commissione Ambiente della Camera, ha sollevato alcune criticità. Il magistrato ha parlato di '(teorici) conflitti di interesse, per l’ambito dei poteri riconosciuti di incidere su interessi di enti e comunità locali'. Cantone si riferisce [al punto] in cui viene stabilito che nelle decisioni da prendere, in caso di dissenso da parte di un’amministrazione pubblica, l’ultima parola spetta al Commissario straordinario. Per il presidente dell’anticorruzione il rischio è che in questo modo si 'verrebbe a creare un commissariamento di scelte politiche locali da parte dell’amministratore di una società per azioni, anche se pubblica.' [...]"


  • Rischi potenziali a fronte di deroghe e semplificazioni:

"[...] Cantieri riaperti e lavori portati a termine più velocemente. Questo l’obiettivo [...] per raggiungerlo sono previste deroghe al codice degli appalti e semplificazioni delle procedure concorsuali. In questo modo, però, il rischio è di abbassare i livelli di trasparenza e di lotta alla corruzione. [...]
Fabrizio Salassone [Banca d'Italia] ha invocato 'massima trasparenza', visto che [...] il provvedimento basato 'sull’estrema urgenza', introduce 'un sistema generale di deroghe molto pervasivo al Codice dei contratti pubblici'. Un metodo che in passato si è rivelato 'non sempre pienamente efficace, con ripercussioni negative sui tempi e sui costi nella successiva fase di esecuzione dell’opera e vulnerabilità ai rischi di corruzione'. [...] La stessa norma [...] permette alle imprese coinvolte nei lavori di non dover fornire alcuna garanzia a corredo dell’offerta.
Questa disposizione [...] potrebbe portare gli operatori economici a non rispettare gli impegni assunti, senza subire per questo alcun danno. Un altro aspetto poco chiaro [...] sta nella possibilità di avviare 'procedure negoziali' senza dover pubblicare un bando, ma solo invitando almeno tre operatori economici, anche per importi molto elevati (l’attuale soglia comunitaria è infatti di 5 milioni e 800 mila euro). [...]"


  • Misure urgenti per patrimonio culturale ed ambientale:

"[...] 'Accelerazioni' e 'misure urgenti' coinvolgono anche procedure riguardanti il patrimonio culturale e l’ambiente. Proprio per questi motivi sono emerse denunce e avvertimenti di rischi della salvaguardia del territorio. Per Andrea Carandini [FAI] la cosa più preoccupante è la trasformazione 'della deroga in regola'. [...] consentirà 'ai Comuni di rilasciare l’autorizzazione edilizia in aree sottoposte a vincolo paesaggistico anche in assenza del parere della Soprintendenza, al momento, invece, vincolante', o [...] vuole 'facilitare il recupero degli immobili non più utilizzati del patrimonio pubblico (caserme, scuole e palazzi) semplificando la procedura per determinare la loro diversa finalità d’uso', ma prevedendo 'che questa sia stabilita nell’ambito di trattative ‘privatistiche’ tra enti [...] non garantendo la trasparenza.' [...]"


  • Inceneritori:

"[...] al Governo viene consentito di individuare 'gli impianti di smaltimento dei rifiuti urbani o speciali, esistenti o da realizzare per attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti'. Le regioni con più inceneritori nel proprio territorio [...] hanno chiesto lo stralcio dell’articolo. Nel testo si legge che 'negli impianti deve essere data priorità al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale' e 'autorizzati a saturazione del carico termico [...] L’intera procedura, inoltre, prevede il dimezzamento dei termini previsti 'per la valutazione di impatto ambientale e l’autorizzazione ambientale degli impianti.' [...]"


  • Gas e idrocarburi, aumentando le estrazioni:

"[...] Per 'aumentare la sicurezza delle forniture di gas' e per 'valorizzare le risorse energetiche nazionali' il decreto concede il carattere di 'interesse strategico' e di 'pubblica utilità' [...] ai gasdotti, rigassificatori, alle infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale [...] e alle coltivazioni di idrocarburi e di stoccaggio sotterraneo di gas. Il risultato [...] è il raddoppio di estrazione di petrolio e gas. L’accusa a questi provvedimenti è di concedere lo sfruttamento di terra e mare a favore delle multinazionali del settore. Secondo quanto detto dal Wwf in audizione alla Camera l’effetto dell’articolo 37 sarà quello di 'una enorme bolla speculativa del gas, nascosta dietro la solita motivazione emergenziale, che porterà non già ad aumentare la sicurezza di approvvigionamento, ma a moltiplicare le infrastrutture senza che si sia fatta una valutazione a monte delle necessità e delle priorità.' [...] Matteo Renzi [...] aveva elencato i numeri del progetto per sviluppare le risorse geotermiche, petrolifere e di gas naturale: 'previsti investimenti privati nazionali e internazionali per oltre 17 miliardi di euro, con un effetto sull’occupazione di 100mila unità e un risparmio in bolletta energetica per 200 miliardi in 20 anni.' Dietro questi numeri [...] c’è il lavoro di Assomineraria, associazione di Confindustria, che durante l’audizione in commissione Ambiente ha dato l’ok al provvedimento, affermando che la tutela dell’ambiente ne esce rafforzata e che si eliminano 'sovrapposizioni che negli anni hanno creato il blocco di molti processi decisionali.' Infatti, il decreto per accorciare i tempi fa passare la competenza dalle Regioni al governo [...]. Proprio su questo punto i presidenti delle Regioni si sono schierati contro il decreto [...]. Anche Wwf, Legambiente e Greenpace hanno bocciato il provvedimento, chiedendone [...] modifiche tese a un coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Inoltre, il Wwf ha definito 'fantasiose' le stime fornite da Assomineraria, aggiungendo che 'secondo le valutazioni dello stesso ministero dello Sviluppo economico nei nostri fondali marini ci sarebbero circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane' e che 'anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata [...] il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.' [...]"

Questi sono solo alcuni dei punti critici a cui il sito Valigiablu fa riferimento, relativamente al Decreto in questione; altre "zone d'ombra" sono ascrivibili a settori quali: variazione delle competenze fra Regioni ed Enti Locali, definizione di provvedimenti assai discutibili in materia di concessioni autostradali, variazioni al Patto di Stabilità con ripercussioni sostanziali anche sui fondi per cultura ed istruzione, rischio di crollo per competenze comunali e/o simili.
Il rischio, alla luce dei punti presentati, riguarda quello di adoperarsi per "sbloccare" l'intero Paese abbandonando logiche di prevenzione, tutela e sostenibilità ambientale. Tutto questo in un contesto che, nella sua complessità, risulta già terribilmente gravato da devastanti problemi di ordine strutturale: si guardi al dissesto idrogeologico come primo "esempio" possibile.
Al netto dei provvedimenti, non stupisce ormai più la demagogica e continua semplificazione introdotta dalle Autorità Governative nella presentazione di provvedimenti che dovrebbero (in teoria) semplificare migliorando il contesto specifico nazionale. A questo punto, sembra essere purtroppo sufficiente ascoltare le parole pronunciate dallo stesso Presidente del Consiglio relativamente all'estrazione di petrolio ed idrocarburi in terra di Basilicata: https://www.youtube.com/watch?v=Zx6b5BU3FkM
Una politica più attenta e meno populista andrebbe a soppesare pregi, difetti e dati di questa scelta: confrontando anche le previsioni esistenti, scendendo nel dettaglio, similmente a quelle richiamate precedentemente nel dualismo Assomineraria - Wwf.
Non è sempre colpa di comitati e comitatini vari, fortunatamente. Esistono cause assai più recondite per suscitare indignazione e/o scetticismo collettivo. Informarsi per non essere fregati e/o strumentalizzati: la sola via possibile per sfuggire alla necessità di subire certi luoghi comuni sembra essere questa, purtroppo.
I punti maggiormente critici, sottostando allo schema precedentemente richiamato, sono quelli richiamati nel seguito:

  1. Inceneritori;
  2. Gas ed idrocarburi, aumentando le estrazioni.

Il punto 2 è, su questo fronte, indice di una mancata occasione colta per rispondere alla crisi dei nostri tempi: la sfida energetica, appunto.
E' nel tentativo di fuoriuscita da uno stato di crisi che si potrebbero/dovrebbero trovare le risposte più importanti per provare a riabilitare le sorti di un Paese, strutturando consistenti tentativi per dimensionarne il domani. La sfida dovrebbe essere quella di farlo senza danneggiare, però, le generazioni future. Condizionale d'obbligo, per una lunghissima serie di motivazioni: le previsioni sono fallaci quanto le tecnologie esistenti, la ricerca ha margini di sviluppo molto ampi e consistenti, la strumentalizzazione e la banalizzazione illudono ed offuscano la reale verità dei fatti, [...].
La serietà, rispetto al punto 2 ma anche relativamente all'intero corpus legislativo, dovrebbe ammettere punti di vista differenti: chi giudica tali provvedimenti in maniera discutibile ed anche sbagliata non deve essere additato come gufo, rosicone e/o membro del comitatino locale di ignoranti e surclassati dalle contingenze. E' a questo proposito che, per rilevare una battaglia che deve essere portata avanti in maniera seria ed il più obiettiva possibile, serve analizzare le prospettive future alla luce delle condizioni attuali: che ne sarebbe di una società inserita in un contesto futuro che vede un ambiente già largamente devastato nel presente? Che ne sarebbe delle previsioni e della sostenibilità energetica in un'Italia che voglia prolungare il proprio periodo di consapevole agonia in materia di ambiente? Che cosa ne sarebbe di un quadro continentale e mondiale che ha già consegnato al nostro Paese opportune previsioni, controlli e discipline in materia energetico-ambientale?
Il cambiamento dovrebbe essere consapevole, strutturale, imponente e non certo transitorio.
Sono saliti in campo, a questo proposito, scienziati e docenti dell'Università di Bologna.
Hanno fatto sentire le loro voci, in una lettera aperta al Presidente del Consiglio, relativamente al quadro a tinte fosche che un Decreto come lo "Sblocca Italia" potrebbe regalare al Paese.
Si riporta, nel seguito, la lettera da loro sottoscritta:

"Caro Presidente,
siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna.
In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.
Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale.
I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:
1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.
2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni.
3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.
4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.
5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).
L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve  di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.
Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo.
D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto, mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa trivellazione del territorio.
L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia,  ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy.
Nella speranza che si possa aprire un costruttivo dibattito sui problemi riportati in questo appello, con uno spirito di leale e piena collaborazione auguriamo a Lei e al Suo Governo un proficuo lavoro per il bene della Nazione.

Il Comitato Promotore
Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA"

La speranza più grande è, al netto di guferie e slogan vari, quella di aprire un confronto costruttivo e utile alla collettività su argomenti tanto importanti e complicati. Scelte sbagliate e non adeguatamente pesate nel presente potrebbero comportare devastanti sbagli per il futuro.

Per saperne di più:

"Sblocca Italia, uno scempio da bloccare: ecco perchè", Valigiablu
(http://www.valigiablu.it/sblocca-italia-uno-scempio-da-bloccare-ecco-perche/)

"Sblocca Italia: l'incubo quotidiano del Paese rottamato", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/15/sblocca-italia-lincubo-quotidiano-del-paese-rottamato/1156620/)

"Sblocca Italia: il Decreto Legge pubblicato in Gazzetta", Altalex
(http://www.altalex.com/index.php?idnot=68802)

"Energia, scienziati contro Sblocca Italia: 'Investire sulle rinnovabili, non sul petrolio'", L'Espresso
(http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/10/17/news/energia-grandi-esperti-contro-sblocca-italia-investire-sulle-rinnovabili-non-sul-petrolio-1.184534)

"Le trivellazioni in Basilicata, Matteo Renzi e la vergogna energetica", Ilfattoquotidiano.it
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/16/le-trivellazioni-in-basilicata-matteo-renzi-e-la-vergogna-energetica/1061203/)

"Dal Wwf a Slow Food la rivolta verde contro il cemento: 'così asfaltate l'Italia'", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/09/news/dal_wwf_a_slow_food_la_rivolta_verde_contro_il_cemento_cos_asfaltate_l_italia-97698681/?ref=search)

"Sblocca Italia, allarme di BankItalia: 'Altissimo il rischio di corruzione'", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/economia/2014/09/30/news/sblocca_italia_allarme_di_bankitalia_dalle_deroghe_rischio_corruzione-96991439/?ref=search)

"Sblocca Italia, scatta l'allarme inceneritori: 'A rischio la qualità dell'aria'", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/09/26/news/scatta_lallarme_inceneritori_a_rischio_la_qualit_dellaria-96714903/?ref=search)

"Energia per l'Italia - Lettera al Governo", EnergiaperlItalia.it
(http://www.energiaperlitalia.it/lettera-al-governo/)

Fonte immagine: Il Manifesto, Mauro Biani

venerdì 17 ottobre 2014

FRA (PERDITA DI) UMANITA' E (CRESCITA DI) TECNOLOGIA...QUALI PREZZI PAGARE?

"[...] La scena ci è fin troppo familiare: è una riunione di lavoro, stiamo parlando al nostro capo o ai colleghi, ma i loro sguardi scivolano continuamente altrove, a consultare gli sms o le mail [...], lo schermo sempre aperto del tablet o computer portatile. 
La metà di quel che diciamo va perduto, nella distrazione intermittente. 
Non è solo la nuova maleducazione che dilaga. 
E' anche produttività persa; tempo, denaro e creatività che vanno in fumo. [...] Invece di aumentarla, ormai diminuiscono la nostra efficienza. 
Le aziende sono le prime a dover correre ai ripari. Perché la 'sindrome compulsiva' che sposta la nostra attenzione 'altrove' [...] ha costi immensi. [...] in media sono 10800 dollari di perdite all'anno per ogni dipendente. E' il valore del lavoro non fatto, o fatto così male da essere inutile o controproducente, perchè interrotto da troppe sollecitazioni esterne. 
Spesso futili, irrilevanti, ma irresistibili.[...]
Il vecchio gossip resiste, naturalmente, ma ha trovato nuovi e poderosi canali di comunicazione su Facebook, Twitter, LinkedIn.
Dal calcolo del nostro tempo sprecato è escluso ovviamente l'uso funzionale e produttivo di questi strumenti. Ma tutti sappiamo che le email veramente essenziali, quelle che servono a lavorare meglio, sono annegate in un mare di distrazioni: spam, pubblicità, amici e colleghi che non trovano di meglio da fare che inviare circolari elettroniche con barzellette, foto comiche, commenti superflui a nostre mail precedenti, messaggi ridondanti. 
Per non parlare dell'irresistibile attrazione dei siti porno, una 'tassa' pesante sulla produttività della forza lavoro in prevalenza maschile. [...]
'Overhelmed', cioè 'oberata', 'travolta', è il titolo di un altro libro, di Brigid Schulte del 'Washington Post'. Sposata, madre di due figli, la Schulte ha aggiunto un sottotitolo: 'Il lavoro e gli affetti in un'epoca in cui nessuno ha il tempo'.
Si chiede se la sua vita 'disintegrata, frammentata, spossante' non sia il segnale di 'un problema sociale molto più vasto'. [...]"
(Fonte: Rete padrona, F.Rampini - Feltrinelli Editore)

"[...] Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti. [...]"
(A.Einstein - att. incerta)


lunedì 13 ottobre 2014

ITALIA IN DISSESTO...QUALE IL FUTURO E QUALI I (POTENZIALI) PROGETTI?

A prescindere dai punti di vista possibili relativamente al concorso di colpa fra fenomeni naturali e (de)meriti umani, servirebbe più di ogni altra cosa provare a capire, con i fatti, a quali forme di futuro potrebbe andare incontro l'umanità negli anni a venire.
Sarà ormai inevitabile assistere ad un costante peggioramento climatico? Il ripercuotersi di fenomeni sempre più altalenanti e rigidi è una casualità o un dato di necessità a cui dovremo inevitabilmente abituarci? Si parlerà di sopravvivenza e/o di necessario adattamento agli sferzanti episodi di variabilità climatica? Di fronte ad episodi come quello accaduto a Genova, viene legittimamente da chiedersi di chi siano le colpe.
Se le colpe fossero assimilabili a radici di un albero marcio da abbattere, sarebbe perfettamente lecito chiedersi quale tronco individuare fra tanti per l'abbattimento successivo; pochi, però, sembrano domandarsi con competenza e consapevolezza quanto siano lunghe e quanto si perdano nelle profondità del terreno, queste radici.
La lentezza burocratica (senza colpevoli chiari per la nota etica dello 'scaricabarile', in questa Italia) rischia di apparire come semplice venticello, a confronto di certi fenomeni ormai radicati e consolidati a livello globale.
Potrebbe esserci un problema di complessità enormemente più difficile da sbrogliare, vincolato ad una serie di perpetuati ed errati comportamenti adottati (anche, non solo) dalla mano dell'uomo?
A questa domanda possono rispondere, più o meno esaurientemente, le tematiche afferenti a delirio e cambiamento climatico. Le variazioni metereologiche, sulla cui origine è lecito sorvolare per necessaria brevità, sembrano propagarsi nella direzione di far percepire sempre più la loro pesante, (pre)potente e devastante presenza nelle situazioni umane.
Un peggioramento climatico potrebbe condurre, nel medio-lungo termine, ad ottenere effetti simili a quelli richiamati dal libro "Le stranezze del clima - Che cosa sta cambiando, e perché" edito da Zanichelli:

  1. probabile innalzamento dei livelli del mare da qui all'orizzonte 2100;
  2. effetti prodotti dai gas-serra con un'azione da monitorare da qui all'anno 2100;
  3. uragani atlantici al contempo più rari ma più intensi, con probabile aumento di altri fenomeni estremi;
  4. aumento del numero di onde distruttive, qualora i livelli del mare dovessero alzarsi di molto;
  5. potenziale creazione di milioni di sfollati, a seguito degli effetti derivanti dal cambiamento climatico;
  6. pericoli collegati anche alla salute umana;
  7. aumenti del rischio di estinzioni di specie animali;
  8. acqua dolce potenzialmente destinata a scarseggiare;
  9. aumento dei periodi di siccità, parimenti a quelli di precipitazioni anche eccessive;
  10. destabilizzarsi delle produzioni alimentari.

L'umanità non dovrebbe certo attendere il verificarsi più o meno puntuale di ognuno dei precedenti dieci punti; potrebbe/dovrebbe altresì adoperarsi al meglio per studiare/analizzare/prevenire/[...] i fenomeni in corso d'opera. Tali considerazioni valgono, ovviamente, anche (o soprattutto, a seconda dei punti di vista) per la sola Italia. E' proprio da una questione come questa che si potrebbe partire, al fine di individuare quanto lunghe e profonde siano le radici dell'albero da abbattere e/o da curare.
Le immagini e le scene accadute a Genova si sono ormai cronicizzate, tanto nell'opinione pubblica quanto nei fatti e nelle cronache più o meno recenti.
Sono purtroppo eloquenti i molti dati che vengono diffusi, ogni volta e puntualmente solo nell'emergenza, da autorità ed associazioni italiane.
Citando un report de La Stampa dal titolo "Italia, territorio fragile", infatti, è possibile desumere un quadro allarmante:

  1. 10% quasi della superficie nazionale in stato di elevata criticità;
  2. 90% quasi dei Comuni interessabili potenzialmente a fenomeni derivanti da dissesto idrogeologico;
  3. 6250 scuole e 550 ospedali potenzialmente a rischio;
  4. 4mila morti totali nel periodo compreso fra 1963 e 2012;
  5. 10% quasi degli italiani abitano in zone ad elevato rischio idrogeologico;
  6. 62 miliardi quasi di Euro concorrono a "comporre" il costo complessivo dei danni per frane e inondazioni, nel periodo compreso fra 1944 e 2012;
  7. 40 miliardi di Euro servirebbero per mettere in maggior sicurezza il Paese, andando a promuovere opere di piccola-media manutenzione diffuse a livello capillare.

Altri report, come quello promosso da Legambiente ed aggiornato al 2010, denunciano cifre ben maggiori e pesanti:

  1. 10mila persone (feriti, morti, dispersi) in Italia, dal 1900 all'anno di fine monitoraggio;
  2. 350mila circa di senza tetto e/o sfollati, dal 1900 all'anno di fine monitoraggio, per fenomeni legati a dissesto idrogeologico. 

Emerge la necessità di affrontare un quadro su cui, fino ad oggi, è oggettivo dire che il mix di politica, tecnica e burocrazia abbia prodotto esiti non certo definibili come lieti e felici. Gli stanziamenti effettuati, da ultimo, ammontano a circa 180 milioni di Euro dilazionati nel triennio 2014-2016.
Per rendere l'idea di quanto questa cifra sia desolante e poco utile, si ritenga necessario basarsi sui dati diffusi da La Stampa per un calcolo di massima. Ricollegandosi ai 62 miliardi di Euro di danni riscontrati nel periodo 1944-2012, è possibile ottenere un "costo medio annuo" pari a poco meno di un miliardo di Euro (910 milioni circa).
Le cifre medie stanziate si aggirano attorno a 60 milioni di Euro, più o meno.
In altre parole, pertanto, lo stanziamento copre poco meno del 7% del costo medio annuo riscontrato dalle statistiche storiche definite.
Dovrebbe essere questa la pietra miliare su cui edificare una politica di salvaguardia e prevenzione per il territorio italiano?
Potrebbero altresì esistere altri spunti che, a prescindere dalla quantificazione economica, potrebbero essere colti e resi operativi dal contesto di decisori tecnico-politico-burocratici addetti? Citando il quadro presentato da Legambiente, sarebbe possibile avere il ventaglio seguente di operazioni:

  1. attuazione di interventi di delocalizzazione degli edifici a rischio frane ed alluvioni;
  2. adeguamento dello sviluppo territoriale e revisione delle mappe del rischio esistenti nel territorio nazionale;
  3. restituire spazio alla natura, progettando apposite aree per favorire il rispetto delle "fasce di pertinenza" fluviali;
  4. porre particolari attenzioni a torrenti e corsi d'acqua minori;
  5. rendere strutturali le opere di manutenzione ordinaria del territorio;
  6. rendere il più strutturali possibile le politiche di "prevenzione del rischio", predisponendo sistemi di allerta, piani di protezione civile aggiornati e piani di comunicazione/informazione presso la popolazione;
  7. lotta agli illeciti ambientali, combattendo illegalità come captazioni abusive di acqua, estrazione illegale di inerti ed abusivismo edilizio;
  8. investimenti pesanti e capillari nella difesa del suolo, concorrendo alla prevenzione di fenomeni pericolosi ed ormai inevitabilmente in aumento. 

Questi sono solo alcuni dei punti che potrebbero contribuire, a costo e/o al minor risparmio possibile, a rendere l'Italia uno Stato un pò meno vincolato a dipendere dalle previsioni meteo e dal cambiamento climatico.
Un ulteriore report che va ad incidere sulla carne viva della questione espone, nei fatti, le opinioni promulgate dal tema afferente la tutela e la definizione delle risorse.
Tale dossier è stato fatto dall'Ance, sigla che abbrevia l'Associazione Nazionale Costruttori Edili.
Il quadro complessivo di opinioni ed interventi è desumibile e consultabile all'indirizzo http://www.ance.it/docs/docDownload.aspx?id=17238.
Esulando dal contesto complessivo, ad inizio 2014 sono state formulate le seguenti proposte valide per migliorare la situazione nel breve-medio termine degli eventi specifici:

  1. rapido sblocco ed utilizzo dei fondi disponibili, allora quantificati in 1.6 miliardi di Euro circa;
  2. nuove risorse da ascrivere al bilancio per la riduzione del rischio idrogeologico, impiegando fondi Europei e per lo sviluppo 2014-2020;
  3. escludere degli investimenti per la prevenzione dal Patto di stabilità interno degli Enti territoriali;
  4. incrementare la regia ed il costante monitoraggio di risultati conseguiti;
  5. tempi rapidi e certi per l'impiego delle risorse scelte: stabilire in un congruo tempo pari a 60 giorni l'attesa per gli appalti;
  6. trasparenza maggiore delle gare d'appalto, provando a realizzare miglioramenti anche per quel che riguarda la velocità degli stessi;
  7. ricostruire un tessuto imprenditoriale specializzato, investendo anche in attività ulteriori di ricerca e sviluppo.

Le proposte non mancano, a fronte di rallentamenti le cui colpe sembrano non essere ascrivibili a nessun chiaro mandante; è in questo aspetto che trova conferme in più l'italiana (contro)etica dello scaricabarile: i problemi ci sono, non sono però attribuibili a nessuno.
Sarebbe possibile migliorare, attraverso queste proposte, il quadro strutturale di adattamento al degrado clinico nazionale precedentemente riassunto?
Le emergenze sembrano essere sempre più incessanti e destinate a ripercuotersi su larga scala.
Non c'è veramente più tempo per aspettare.

Fonte immagine: greenreport.it

Per saperne di più:

"Dissesto idrogeologico - Italia, un territorio fragile", La Stampa
http://www.lastampa.it/medialab/data-journalism/dissesto-idrogeologico

"Dissesto idrogeologico", Legambiente
http://www.legambiente.it/temi/territorio/dissesto-idrogeologico

"Temi dell'attività parlamentare - Dissesto idrogelogico", camera.it
http://www.camera.it/leg17/465?area=5&tema=206&Dissesto+idrogeologico

venerdì 10 ottobre 2014

"MORTE DI UN UOMO FELICE": LE CORDE DIFFICILI DI UN PAESE VISSUTE (E SUBITE) DA UN'ANIMA INQUIETA

Storia di un magistrato costantemente alla ricerca di qualche forma di equilibrio con la sua umanità.
E' in estrema sintesi questo il quadro descritto dal libro "Morte di un uomo felice", scritto da Giorgio Fontana e pubblicato da Sellerio editore. Il bilancio di tentativi che, giorno dopo giorno, un essere umano prova a costruire per mantenere in costante equilibrio vita individuale e dimensione lavorativa. La sua vita si muove in un contesto storico difficile, proibitivo, specialmente per chi ha il dovere di mantenere l'ordine delle cose. Il prospetto della dimensione storica risulta chiaro sin dalla copertina:

"[...] Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. 
Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività i una nuova banda armata, responsabile dell'assassinio di un politico democristiano. [...]"

Il quadro di fatti, luoghi, ansie e vicende prova a bilanciarsi al meglio possibile con le dimensioni esistenziali di questo uomo, costantemente alla ricerca di un punto di minor dolore e maggior felicità individuali possibili:

"[...] Il dubbio e l'inquietudine lo accompagnano da sempre. 
Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. 
E' di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. E' sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. 
Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemice, ama le periferie incerte, il calcio, gli incontri nelle osterie. [...]"

La trattazione narrativa si muove provando a riabilitare il presente ed il passato personale e personalmente intimo di questo uomo-magistrato.
Alla dimensione esistenziale fatta di conflitti e di ricerche personali ne è affiancata un'altra, ben più pesante e profonda, capace di radicalizzare forme conflittuali di complicata risoluzione:

"[...] Dall'inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un'azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all'ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell'unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla. [...]"

Da questo punto emerge pertanto il tentativo di "bilanciare" l'esistenza di una trama complessa, affidando le trame narrative alla storia del figlio Giacomo e del padre Ernesto. Tanto lontani nella storia, eppure così vicini e vivi nella lotta verso forme di male a loro contemporanee.
Storie di ordinaria ricerca della giustizia, in un contesto storico nel quale il senso di ingiustizia provava a sfregiare il complesso mosaico di una società in procinto di espletare una trasformazione. Storie di ordinari crepuscoli, raccolti al tavolo di osterie collezionando dialoghi con persone sulla soglia della loro stessa (potenziale) umanità. Le forme di ricerca intima ed individuale di punti di equilibrio convergono, al meglio possibile, verso la necessità di poter indagare attraverso le fibre di un Paese ferito mortalmente.
Lo squilibrio che certe vicende causano nell'anima di chi "indaga vivendo" (per lavoro e non solo per indole) è determinato dai pesi che certe indagini possono causare in una singola anima. E' anche questa una parte del quadro attraverso cui il magistrato-uomo Colnaghi cerca di dar voce ai propri timori ed alle proprie individuali ansie per un'Italia in disfacimento:

"[...] L'inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. 
Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all'uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l'origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. 
Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri [...] per riconciliare la giustizia che amministra con l'esercizio della compassione.
Una corsa e un'immersione pervase da un sentimento dominante di morte. [...]"

Una storia, quella di Giacomo Colnaghi, che sembra muoversi in parallelo a quelle di un padre mai conosciuto e di un Paese devastato anche nelle sue fibre emozionali. Le storie che si dipanano per realizzare questo equilibrio si acuiscono e si radicalizzano in un dialogo con "il" catturato, con quell'uomo che contribuirà a rendere realizzato il lavoro e l'opera del magistrato Colnaghi.
Un attacco alle ragioni, una volontà di non resa nei confronti di atti che erano votati alla distruzione delle fondamenta su cui uno Stato deve basarsi: dal dialogo fra i due si evince un conflitto che va oltre le parti, oltre il lavoro di magistrato, oltre la dimensione del "devo sapere cosa ti ha spinto ha fare questo". Un bilancio fatto fra arrestato ed accusante, un tentativo di descrizione dei problemi di un Paese descritti mediante due diversi, complessi e distanti punti di vista:

"[...] se vuole capire deve cominciare ad ammetterlo: non abbiamo cominciato noi. 
Ha cominciato lo Stato. Io non avrei nemmeno alzato un dito se non ci fossero stati anni, decenni di violenza da parte dei padroni.
I cortei di operai dispersi con la forza, con le armi.
Le proteste che finiscono ogni volta nel sangue. Stai zitto, china la testa e lavora, altrimenti ti portiamo via tutto, ti facciamo morire di fame. 
E le bombe, dottore, le bombe. I depistaggi della Dc.
I silenzi. Il sostegno ai fascisti, lo stato di polizia. 
Milano, Brescia, Bologna, il treno Italicus: tutta roba piovuta dall'alto, senza rimorso. E voi chiamate noi terroristi? 
No, così è troppo comodo. Noi [...] siamo parte di tutto ciò che avete fatto. 
Ne siamo la diretta conseguenza, e lottiamo perché tutto questo schifo non ci sia più. 
Lottiamo per i deboli e per la rivoluzione. [...]"

All'opinione dell'arrestato si contrappone il giudizio del magistrato, mediante una disvelata concretizzazione di un equilibrio umano difficile da perseguire e concretizzare in un momento così delicato:

"[...] non è così che si risolve il problema.
E tutta questa violenza chiederà vendetta. La sta già chiedendo. 
La gente comune a cui avete tolto un padre, o un fratello, o un amico; i deboli di cui vorrebbe farsi difensore [l'arrestato] e che mai hanno pensato di mettersi a sparare; tutti, tutti stanno chiedendo vendetta. Andrà sempre peggio, lo capisce? State facendo il gioco degli oppressori. [...] comunque io non servo lo 'Stato' che ha in mente lei. Io servo la giustizia. [...] I mezzi e i fini evono stare alla stessa altezza [...] Altrimenti è tutto perduto.
E naturalmente non vi è mai passato per la testa che quelle persone che giudicate siano persone qualsiasi, vero? Senza connessione alcuna con i centri del potere che volete piegare.
Padri di famiglia senza colpe, semplici individui che facevano il loro lavoro. 
Che cercavano di rendere migliore lo Stato che tanto odiate. 
No, erano tutti dei boia, tutti meritevoli di un proiettile nelle gambe o nello stomaco. E' così, vero?
Nessun appello, nel tribunale popolare. [...]"

Si costruisce così un discorso complicato, radicalizzato da decenni di conflitti e vicende che hanno finito per radicalizzare quel senso corrisposto del sospetto che ha spinto categorie sociali ad essere messa l'una contro l'altra. In una crisi che non è solo economico-finanziaria, purtroppo.
E' sullo sfondo di questa opera, dal titolo già indicativo della fine, che si muovono le storie di un uomo-magistrato alla ricerca di una discussione radicale con i punti di riferimento di un Paese impegnato più di tutto a ritrovarsi, a ricostruirsi.
E' veramente possibile adoperarsi, come Colnaghi, per rendere merito e giustizia al proprio Paese?
E' davvero possibile trovare merito e felicità in questo tanto duro quanto sottovalutato lavoro?
In queste (così come in moltissime altre) domande risiede la necessità di adoperarsi per "rendere migliore lo Stato" odiato da tanti, troppi.
Svolgere un'opera sconosciuta ai più, al fine di innescare una ricostruzione che non lasci segni visibili nell'immediato.
Nonostante questo, però, un'opera come questa potrebbe bastare a rendere più serena l'anima di chi ha avuto intimamente a che fare con la giustizia.
Condizionale d'obbligo, in quanto troppo grande potrebbe essere il prezzo da pagare.
E anche da far pagare, a coloro che vivono attorno e possono contribuire alla realizzazione di una felicità contagiosa.
Dietro tutto questo, davanti ad un senso di disperazione ed incuria (pur)troppo collettivo, cerca di muoversi il lavoro dell'uomo Giacomo Colnaghi.
Senza mai scordare, sullo sfondo ma in un parallelo narrativo convincente, il contributo fornito da un padre mai conosciuto.


martedì 7 ottobre 2014

CANTARE, CON VOCE E/O CON CUORE...RICORDANDO AUGUSTO DAOLIO


"Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere.
Canta con il cuore, affinché non dovrai mai tacere."
(Augusto Daolio, att.)

lunedì 6 ottobre 2014

A PROPOSITO DI UMANITA', FRA SIGNIFICATI E PENSIERI...

"[...] Umanità significa identità: tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; 
nessuna differenza, almeno quaggiù, nella predestinazione; 
la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. 
Ma l'ignoranza mescolata all'impasto umano lo rende nero incurabile 
penetrando nell'interno dell'uomo vi diventa il male. [...]"
(V.Hugo, I miserabili)

"[...] Non v'è nulla di più delizioso dell'ingenua e presuntuosa esaltazione 
che la razza umana fa di se stessa: senza ombra di vergogna o di modestia, 
l'umanità sostiene di essere l'opera più nobile di Dio. [...]"
(M.Twain, Lettere dalla Terra)

"Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, 
vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale 
fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, 
una specie di cinghiale laureato in matematica pura."
(F.De Andrè, att.)


giovedì 2 ottobre 2014

PARTITO COME "DITTA"? #DIKTATDELLADITTA #MAMIFACCIAILPIACERE

Come potrebbe comportarsi la (vera o presunta) minoranza del Pd in un eventuale voto di fiducia per la delega relativa al (non meglio precisato) Jobs Act? Quanto finirebbero per contare i paletti innalzati nelle discussioni, a più ripresi, da leader e protagonisti fino ad ora dissidenti (a parole, in un dibattito già di per sé proteso all'appiattimento)?
In altre parole, quanto conterebbe alla prova dei fatti il peso delle intenzioni manifestate?
A queste domande risponde (o cerca di farlo, al meglio che può/possibile) una dichiarazione attribuita all'ex-Segretario Pier Luigi Bersani:

"[...] [sul voto finale] certamente non mancherà la lealtà verso il Partito e il Governo. [...] Che sia ben chiaro che quando voto non ho bisogno di farmi spiegare cosa è una ditta dai neofiti. [...]"

Ritorna un'altra volta una metafora che, tanto appannata quanto irreal(izzabil)e, prova ad assimilare il Partito ad una non meglio precisata ditta.
Ditta che è lecito mettere davanti agli interessi dei singoli, in quanto luogo finalizzato al creare sintesi utili alla collettività. Ditta dove, nel modo migliore possibile, si cerca di portare un non meglio precisabile "proprio contributo" alla discussione.
E' la ditta a costituire il luogo adeguato a formulare proposte, a presentare osservazioni e a produrre quant'altro di utile alla collettività.
Fin qui, metafora (teoricamente) ineccepibile. Nella pratica, però, sembra inevitabile produrre scontri su un'ulteriore serie di questioni importanti.
Argomenti direttamente proporzionali alla complessità del tempo che stiamo vivendo, parimenti ad un periodo di crisi senza precedenti: quale prodotto potrebbe generare la ditta qualora i contributi (costruttivi e non distruttivi) dei singoli non vengano ascoltati e ponderati a dovere?
Cosa potrebbe accadere qualora l'opinione maturata dalla sintesi della ditta risultasse in netta controtendenza con quella che si è provato a portare avanti attraverso il contributo personale fornito? Cosa accadrebbe nel caso in cui gli ideali percepiti della ditta risultassero nettamente differenti da quelli personali e/o individuali? Uscire dalla ditta sarebbe l'unica scelta, direbbe qualcuno.
Stare dentro la stessa ditta, masticando amaro per provare a migliorare le cose "da dentro": questo lo direbbero altr(ettant)i.
Poco o nulla importa di quali prezzi si possano pagare per sottostare a quelle due parole. Poco o nulla importa del fatto che la ditta, incarnando di fatto la realizzazione della governance della res publica, possa e debba essere una delle questioni più fragili ed importanti che l'uomo possa costruire.
Poco nulla importa se, nell'ubbidire alla (presunta) sintesi della ditta, si possa finire per far precipitare i propri livelli di credibilità, coerenza, affidabilità e competenza nell'incarnare le volontà di un elettorato (già mortalmente sfiduciato).
Gli esempi sono infiniti, anche ponendo lo sguardo alle battaglie recenti: dall'ambiente al dibattito (tanto elusivo quanto assurdo) attorno all'Articolo 18, dalle discussioni sul confine fra precarietà e flessibilità alle battaglie fatte nel campo dei diritti civili, dalle politiche per il lavoro a quelle per l'energia, dai provvedimenti in materia di sviluppo economico a quelli in materia di welfare e/o tutela delle fasce deboli, [...].
Si potrebbero fare infiniti esempi, a corredo di una ditta che dovrebbe avere il compito di (contribuire a) governare il cambiamento nel mondo.
Senza contare, inoltre, il terreno ampliamente pericolante sul quale strutturare il paragone fra ditta e (disciplina di) Partito: la ditta è un termine riconducibile al settore commerciale, non certo ad un insieme di millemila settori riconducibili al controllo ed alla cura della stessa res publica.
Anche su questo primo eventuale piano di discussione, pertanto, tale accostamento si conferma come un paragone tanto azzardato quanto illusorio.
Il richiamarsi al conoscere la "ditta" presuppone, in termini chiari, il richiamo ad un altro campo di pressoché sterminata discussione: disciplina di partito, appunto.
In altre parole, la (cosiddetta) disciplina di Partito dovrebbe tradursi in una serie di step successivi:

  1. Portare le proprie proposte e/o le proprie perplessità nelle (presunte) sedi opportune;
  2. Incrementare la discussione nelle (presunte) sedi opportune;
  3. Valutare e/o decidere a maggioranza come predisporre la sintesi che dovrà diventare "made in ditta";
  4. Far diventare propria la (presunta) sintesi finale;
  5. Divulgare e difendere la (presunta) sintesi finale in tutti i luoghi predisposti, dal piano istituzionale a quello "di Partito".

Le zone d'ombra presenti in questi cinque step sono notevoli, ad una prima analisi: come si fa ad inserire le proprie proposte se l'apertura alla discussione è solo strumentale e non reale? Come fare ad incrementare la discussione se quello di cui si deve discutere coincide con troppo fumo?
Come valutare nel concreto una serie di provvedimenti redatti sotto forma di relazioni piene di slogan e di pochi punti seri su cui concentrare le proprie attenzioni? Il punto più importante dovrebbe essere non solo votare il qualcosa, ma anche deliberare da subito (e in maniera chiara, senza giri di parole) sul come raggiungere quel qualcosa che ci si propone come obiettivo da conseguire.
Dal punto 4 in poi (anche prima, senza culto dell'apparenza) chi pone domande (scomode?) è considerato, in libero ordine: sbagliato, troppo critico, gufo, rosicone, interessato al culto dello sfascio perenne, interessato alla devastazione del proprio Paese, [...].
Tutto questo, ovviamente, per il rispetto della ditta: predisposta per tutelare gli interessi della cosa pubblica e non certo pensata per la tutela del lavoro in ambito privato e/o commerciale, è sempre meglio precisarlo.
Da questo fronte, emerge una volta di più quanto lo spirito incarnato dalla ditta e dalla disciplina di Partito possa finire per costituire un cancro capace di produrre danni incalcolabili per il futuro e la sostenibilità di un Paese: chi può assicurare, fino a prova contraria, che la decisione presa dalla ditta sia la sola utile e (pro)positiva per un Paese? Chi può assicurare, fino a prova contraria, che seguire la ditta nei suoi deliri non finisca per condurre lo stesso Paese a sprofondare in un baratro peggiore del precedente conosciuto?
Tutto quel che partorisce la ditta è sempre buono, in quanto frutto del dibattito collettivo?
Senza contare, inoltre, i rapporti che (a livello nazionale) dovrebbero esistere fra ditta e Governo di un Paese: è la ditta a proporre qualcosa al Governo? Oppure è il Governo che deve inoculare alla ditta un qualcosa di non meglio precisato/precisabile da validare ed approvare?
In tal caso, pertanto, il confronto interno alla ditta diventerebbe formale e non più sostanziale: la stessa diventerebbe passacarte di un qualcosa di buttato già da (presunti) piani alti. Quando quel qualcosa di inoculato è somministrato sotto forma di #millegiornidislogan, la fase di approvazione della ditta perde ancora di ulteriore importanza: dal voto al diktat della ditta, dunque.
Come porre rimedio, in chiave futura, ad eventuali diktat per la ditta sbagliati?
Da cosa ripartire, quando uno sbagliato diktat può causare perdite di credibilità, fiducia ed affidabilità nei confronti di chi ha votato sottostando ad una sempre più antiquata e ridicola disciplina di Partito-ditta? Il perpetuarsi di azioni simili può causare, inevitabilmente, un ulteriore allontanamento da una classe politica (giustificabilmente) percepita come ridicola, vergognosa e/o non all'altezza del compito assegnatole.
Per informazioni (pur)troppo emblematiche e significative del punto di bassa a cui è possibile arrivare, si guardi al contesto di pessima richiamato dal frammento di articolo seguente:

"[...] Il senatore Ugo Sposetti, depositario di memorie e patrimoni comunisti e diessini, non contesta la percentuale: il 99,7% delle volte ha votato come Denis Verdini, ha pigiato lo stesso pulsante, ha accolto o respinto. Il marchingegno di Open Polis non lo imbarazza [...]: 'Ragazzi miei, non c’è nulla da studiare perché non c’è nulla da apprendere. E la domanda è mal posta, il destinatario è sbagliato'. E perché? 'Io mi adeguo, io seguo la linea del Nazareno. Se mi portano in braccio a Forza Italia, se ci fanno confondere, non è colpa mia, e non dovete chiedere a me.'  [...]
Quasi perfetta coincidenza, quasi un movimento unico, un partito unico. Maurizio Bianconi [...] un deputato forzista [...], vuole commentare [...]: 'Non c’è bisogno di fondere i gruppi di Camera e Senato, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi gestiscono la stessa macchina: si supportano, si spartiscono le poltrone, la gente non se ne accorge. [...]' Un obbligo, Bianconi: 'E allora non prendiamoci per i fondelli. Attenti, però, che un pezzo di Forza Italia si sta organizzando, guarda altrove, chissà se pure al Nazareno si ribellano un pochino'. [...] Oltre i numeri, ci sono le azioni, le trame. E le telefonate. [...]" (Fonte: Sposetti confessa: 'Il Partito ci fa votare con Verdini', C.Tecce, Il Fatto Quotidiano via triskel182.wordpress.com

E' (pur)troppo evidente che, in questo caso, la disciplina di Partito-ditta può finire per produrre solo confusione, danni, perdita di fiducia e credibilità in un elettorato che (teoricamente ed a scanso di strumentalizzazioni) ha espresso una differenza di voto per indicare una differenza di vedute.
Esiste quindi un confine che renda ulteriormente più riduttiva, antiquata, obsoleta e tragicomica l'etica della disciplina di Partito?
O è ancora la stessa funzionale per il perpetuarsi di una forma anche embrionale di dibattito democratico? A questo punto, è spontaneo proporre un'ulteriore involuzione dello strumento Partito: sempre meno democratico e sempre meno democritico, appunto. La formula vincente pare annichilire il dissenso, schiacciare le volontà alternative attraverso slogan e diktat (stra)colmi di vuoto pneumatico.
Esiste una possibile soluzione a questo declinante ed obsoleto strumento, legato ad una classe dirigente che passerà alla storia dell'opinione pubblica come protagonista di eccezionalmente negativi traguardi fatti raggiungere al proprio Paese?
Può esistere una soluzione che sappia proporsi l'obiettivo di inseguire un cambiamento, facendo al contempo crescere la società italiana in partecipazione e conoscenza della res publica? Le possibili vie da intraprendere passano per un solo cartello: aumentare/coltivare la partecipazione dei cittadini su un piano diretto, reale. Sfatando il mito della delega in bianco e del "ghe pensi mi" che (grazie anche ad una controparte che ha fatto più danni della grandine) ha contribuito a trasformare il Paese più bello del mondo in un cumulo di macerie ancora fumanti.
Quali spazi esistono già per predisporre un cambiamento sinergico con la società in liquefazione che stiamo ereditando da questa crisi?
Il coinvolgimento dei cittadini, restando nell'ambito di un Partito che ambisca a definirsi democratico, dovrebbe forzatamente passare attraverso l'istituzione principale che possa consentire l'allargamento della partecipazione: il referendum, appunto.
Qualcosa che possa consentire di strutturare una partecipazione vera e non farlocca, costruttiva e non teleguidata da fronde di potere incancrenite che ambiscono solamente a tutelare un'effimera conservazione protesa ad influenzare il presente.
Le vie per (ri)strutturare questa disciplina esistono, sono scritte e strutturate nello Statuto che il Partito (presunto) democratico ha approvato (o finto di approvare?) in sedi istituzionali non molti anni or sono. Ai principi per regolare la democrazia interna (cit.) sono infatti riportate parole inequivocabili:

"[...] 2. Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali. [...]"
(Capo I, Articolo 1, Comma 2)

L'inappropriato paragone fra ditta e Partito è, al netto del ridicolo, presente giusto pochi commi più sotto del precedente:

"[...] 5. Il Partito Democratico riconosce e rispetta l’autonomia e il pluralismo delle organizzazioni sociali e del lavoro, riconosce e rispetta la distinzione tra la sfera dell’iniziativa economica privata e la sfera dell’azione politica. [...]"
(Capo I, Articolo 1, Comma 5)

Allargarsi per partecipare, in maniera strutturalmente innovativa e non occasionalmente farlocca.
Come potrebbe il PD sopravvivere strutturando una più ampia partecipazione, cercando quindi il mezzo più adatto a rendersi funzionale, trasparente e scalabile per la società che si propone di governare? A questa domanda potrebbe rispondere, nella maniera più breve possibile, la parola referendum.
Tale concetto è già richiamato abbondantemente nello Statuto richiamato; per informazioni guardare all'Articolo 27, definito non a caso come "Referendum e altre forme di consultazione".
Si può quindi far partecipare per forma, per necessità, per sopravvivenza, per desiderio di abbattere le frontiere annullando/migliorando/attualizzando quella disciplina di Partito che tanti danni sembra aver prodotto in questi anni di storia politica. Il banco di prova è il futuro di una stessa politica che, per allungare il suo sguardo sul futuro, non potrà ritardare in eterno l'inevitabile cambiamento che è già (in maniera sconnessa e distratta) percepibile nella società stessa.
Arroccarsi nella difesa esclusiva della ditta, degli interessi di bottega e della disciplina di Partito è un traguardo che potrebbe condurre (in breve tempo?) il Paese intero verso una ben peggiore catastrofe socio-culturale.
Le correnti interne al Partito, in quell'eventualità, dovrebbero salvarsi probabilmente dall'incedere inarrestabile di tremende mareggiate.


mercoledì 1 ottobre 2014

A PROPOSITO DI AMORE, FRA PRENDERE E DARE...


"Se è vero che adesso possiamo parlare/ di libera scelta del bene e del male/ 
di tecnologia votata a cambiare/ ti chiedi a che prezzo e chi deve pagare./ 
Le grandi manovre di pochi potenti/ decidono la vita di uomini stanchi/ 
di generazioni costrette a sparare/ 
per credo o per noia ma spesso per fame./ 
E se vuoi scrivere una canzone apri il giornale c'è l'ispirazione. 
[...] non farti ingannare non fermarti mai/ 
non chiudere gli occhi non chiuderli mai/ 
l'amore che prendi l'amore che dai."