In un periodo storico come quello attuale, sembrano essere tante ed in costante aumento le compenetrazioni fra virtuale e reale; l'impiego degli strumenti multimediali sta concorrendo nel trasformare ciò che è virtuale in una sempre rinnovata appendice della realtà.
In un contesto caratterizzato da una fortissima crisi socio-economica che ancora in alcune zone del mondo non tarda a passare, l'utilizzo di internet può aprire prospettive di confronto e descrizione precedentemente impensabili: è possibile vedere e/o trarre spunto da quel che succede dall'altra parte del mondo, in maniera molto più diretta rispetto ad epoche precedenti.
Innovazioni tecnologiche e consapevolezze riescono pertanto a viaggiare sui fili di quella (seconda) realtà che è solito essere identificata come rete.
Bastano pochi clic per raggiungere identità virtuali, conversare anche a migliaia di chilometri di distanza, approfondire le proprie conoscenze su siti specializzati, [...]. E' possibile impiegare la rete per migliorarsi, per pescare ed attingere a fonti di conoscenza diverse e diversificate.
Se con la rete si può pescare, però, è anche possibile essere pescati dalla stessa?
In altre parole, pertanto, la rete è veramente quella che sembra a prima impressione?
Potrebbero esistere altresì alcuni aspetti critici, dannosi per la nostra quotidianità, capaci di debilitare le nostre ordinarie abitudini non assimilabili al virtuale? Quali aggettivi è possibili impiegare per definire in maniera chiara, consapevole ma soprattutto trasparente questa generica parola chiamata rete? Attorno a queste e molte altre considerazioni si muove il libro "Rete padrona - Amazon, Apple, Google & Co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale", scritto dal giornalista Federico Rampini e pubblicato da Feltrinelli.
Quale è il pilastro su cui è declinata l'intera opera, sfruttando il generico detto secondo cui "niente è come sembra"? Dall'anteprima di copertina è possibile riportare quanto segue:
"[...] La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l'organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti.
Ma la Rete ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli iealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti. I nuovi padroni [...] si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter.
Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell'era digitale.
E poi i regimi autoritari [...] hanno imparato a padroneggiare [...] le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet.
Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente. [...]"
L'assuefazione a queste forme di comodità comporta il pagamento di alcuni prezzi, definibili soprattutto come inconsapevoli ed incolpevoli.
Dentro alla rete riescono a nascondersi anche attitudini e comportamenti che vanno oltre la padronanza dello schermo di un computer: molti di questi fenomeni sono tanto invisibili quanto determinanti (direttamente ed indirettamente) per le nostre vite.
L'impiego di internet e delle realtà ad esso collegate ha agevolato il fatto che parte della crescente complessità di questo mondo venisse scaricata anche (o soprattutto) su questo livello del reale. Il mix fra queste consapevolezze varie può produrre esiti anche definibili come imprevedibili e concretamente sottovalutabili. Parte di questa tendenza si richiama ad una citazione attribuita al sociologo Manuel Castells:
"Internet è il prodotto di una combinazione unica di strategia militare, di cooperazione scientifica e d'innovazione contestataria." (att. - 1996)
Sin dalla sua nascita, infatti, questo strumento è stato oggetto di una progressione quasi esponenziale nelle proprie potenzialità.
Parimenti alle potenzialità, però, sembrano essersi sviluppati anche (e/o forse ancor di più) i limiti imposti all'essere umano fruitore.
La commistione fra elementi tanto lontani fra loro ha generato un ibrido che, anche inconsapevolmente, può generare rischi e/o delimitare nuovi confini nei quali doversi (auto)esiliare per una forma di sopravvivenza: quanto mettere della propria vita privata nella rete?
Ogni profilo su social network può essere una porta aperta su noi stessi, senza che siano dagli utenti firmate e/o concesse autorizzazioni o firmati particolari permessi. Il nostro mondo può essere rappresentato tanto fuori quanto dentro, in questa generica rete.
Stabilire un punto di equilibrio nel concedersi è molto difficile: spettano agli utenti consapevolezze e capacità di giudizio.
Il fine estremo di questo concetto è descritto dallo stesso Rampini nella sua ultima opera:
"[...] capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo. [...]"
Il bilancio può essere di volta in volta diversificato, internamente ad un calderone che vede sempre più fondersi ciò che è realtà con quanto è virtualità.
Ricerca di un punto di equilibrio? Domanda con risposta asintotica, pari al limite che separa il cielo dalla terra sulla linea dell'orizzonte.
In un contesto caratterizzato da una fortissima crisi socio-economica che ancora in alcune zone del mondo non tarda a passare, l'utilizzo di internet può aprire prospettive di confronto e descrizione precedentemente impensabili: è possibile vedere e/o trarre spunto da quel che succede dall'altra parte del mondo, in maniera molto più diretta rispetto ad epoche precedenti.
Innovazioni tecnologiche e consapevolezze riescono pertanto a viaggiare sui fili di quella (seconda) realtà che è solito essere identificata come rete.
Bastano pochi clic per raggiungere identità virtuali, conversare anche a migliaia di chilometri di distanza, approfondire le proprie conoscenze su siti specializzati, [...]. E' possibile impiegare la rete per migliorarsi, per pescare ed attingere a fonti di conoscenza diverse e diversificate.
Se con la rete si può pescare, però, è anche possibile essere pescati dalla stessa?
In altre parole, pertanto, la rete è veramente quella che sembra a prima impressione?
Potrebbero esistere altresì alcuni aspetti critici, dannosi per la nostra quotidianità, capaci di debilitare le nostre ordinarie abitudini non assimilabili al virtuale? Quali aggettivi è possibili impiegare per definire in maniera chiara, consapevole ma soprattutto trasparente questa generica parola chiamata rete? Attorno a queste e molte altre considerazioni si muove il libro "Rete padrona - Amazon, Apple, Google & Co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale", scritto dal giornalista Federico Rampini e pubblicato da Feltrinelli.
Quale è il pilastro su cui è declinata l'intera opera, sfruttando il generico detto secondo cui "niente è come sembra"? Dall'anteprima di copertina è possibile riportare quanto segue:
"[...] La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l'organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti.
Ma la Rete ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli iealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti. I nuovi padroni [...] si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter.
Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell'era digitale.
E poi i regimi autoritari [...] hanno imparato a padroneggiare [...] le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet.
Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente. [...]"
L'assuefazione a queste forme di comodità comporta il pagamento di alcuni prezzi, definibili soprattutto come inconsapevoli ed incolpevoli.
Dentro alla rete riescono a nascondersi anche attitudini e comportamenti che vanno oltre la padronanza dello schermo di un computer: molti di questi fenomeni sono tanto invisibili quanto determinanti (direttamente ed indirettamente) per le nostre vite.
L'impiego di internet e delle realtà ad esso collegate ha agevolato il fatto che parte della crescente complessità di questo mondo venisse scaricata anche (o soprattutto) su questo livello del reale. Il mix fra queste consapevolezze varie può produrre esiti anche definibili come imprevedibili e concretamente sottovalutabili. Parte di questa tendenza si richiama ad una citazione attribuita al sociologo Manuel Castells:
"Internet è il prodotto di una combinazione unica di strategia militare, di cooperazione scientifica e d'innovazione contestataria." (att. - 1996)
Sin dalla sua nascita, infatti, questo strumento è stato oggetto di una progressione quasi esponenziale nelle proprie potenzialità.
Parimenti alle potenzialità, però, sembrano essersi sviluppati anche (e/o forse ancor di più) i limiti imposti all'essere umano fruitore.
La commistione fra elementi tanto lontani fra loro ha generato un ibrido che, anche inconsapevolmente, può generare rischi e/o delimitare nuovi confini nei quali doversi (auto)esiliare per una forma di sopravvivenza: quanto mettere della propria vita privata nella rete?
Ogni profilo su social network può essere una porta aperta su noi stessi, senza che siano dagli utenti firmate e/o concesse autorizzazioni o firmati particolari permessi. Il nostro mondo può essere rappresentato tanto fuori quanto dentro, in questa generica rete.
Stabilire un punto di equilibrio nel concedersi è molto difficile: spettano agli utenti consapevolezze e capacità di giudizio.
Il fine estremo di questo concetto è descritto dallo stesso Rampini nella sua ultima opera:
"[...] capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo. [...]"
Il bilancio può essere di volta in volta diversificato, internamente ad un calderone che vede sempre più fondersi ciò che è realtà con quanto è virtualità.
Ricerca di un punto di equilibrio? Domanda con risposta asintotica, pari al limite che separa il cielo dalla terra sulla linea dell'orizzonte.

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