lunedì 11 marzo 2013

"IL LATO OSCURO DELLE STELLE": POSSIBILI ALTRE VERITA' NEL M5S?


Ad urne elettorali ormai ampliamente aperte, con un esito che ha visto forse il M5S come l'unica forza politica capace di fregiarsi del titolo (benchè minoritaria in Parlamento) di "vincitore", l'Italia e gli italiani interi si trovano con una nuova creatura fra le "mani". 
Si tratta di un essere nuovo, (solo apparentemente?) non assimilabile alle precedenti categorie politico-partitiche che hanno contraddistinto le due "prime" Repubbliche; il M5S uscente dalle urne appare infatti come un MoVimento che è stato capace di conseguire mirabili risultati grazie ad un contemporaneo "fluire" di varie e differenti componenti:
  • (eufemisticamente) scarsa credibilità del sistema politico pre-esistente;
  • delusione e stanchezza (eufemistiche anche queste) nei confronti di classi dirigenti che hanno ridotto il Paese più bello del mondo ad un cumulo di macerie senza quartiere;
  • ingigantimento del senso di "caccia all'untore", secondo la quale l'italiano medio è sempre vittima e mai carnefice per le pessime ed attuali situazioni;
  • esasperazione del concetto di "delega elettorale", secondo la quale è sempre meglio avere un leader capace di risolvere ogni problema (o di diffondere fumo?) all'insegna di un "ghe pensi mi" di berlusconiana memoria; 
  • contemporanea riscoperta del principio secondo il quale "uno vale [o dovrebbe valere?] uno", capace di regalare all'italiano nuove e ragionevoli speranze di riscatto dal basso;
  • credibilità costruita negli anni e nella carriera da parte di chi, come Beppe Grillo, è riuscito in tempi non sospetti a fare battaglie condivisibili (e tremendamente ignorate) od a svelare scheletri e polveri da occultati armadi (cfr. Parmalat).
E' così maturato un percorso che, in pochi anni, ha trascinato un MoVimento dall'avere poche liste civiche certificate in sparuti comuni italiani al raccogliere un 25%-26% di consenso medio nell'ultima tornata elettorale. Sono così arrivati numeri molto oltre a quel "centinaio" di parlamentari che lo stesso comico-megafono Grillo aveva promesso di poter raggiungere; al di là di meri discorsi di percentuali, da qualunque punto la si guardi, il "boom" di questo MoVimento è stato veramente cosa così inaspettata ed imprevedibile?
Sono rintracciabili anche altre componenti che potrebbero aver contribuito al raggiungimento di queste alte percentuali? Nonostante la luce che sembra aver ultimamente invaso le questioni relative al M5S, rimangono comunque zone d'ombra a cui sarebbe meglio continuare a prestare attenzione? 
Quali lati oscuri ha al suo interno il M5S, secondo cui è sempre vero (ma non verificabile?) il principio secondo cui "uno vale uno"? 
In un momento nel quale tutto sembra perfetto, è sempre necessario continuare a farsi qualche domanda; potrebbero esserci dietro l'angolo altr(ettant)e condizioni per innescare nei confronti del M5S e del suo (eterogeneo) elettorato una tempesta altrettanto perfetta? 
In momenti di trionfo come quello passato, gli aspetti negativi vanno a [o vengono fatti?] decadere. 
Rimangono, comunque, alcune domande che sarebbe sempre meglio porre a chi ha costruito una "rete" di cittadini che vuole prendersi l'esclusiva e totale purezza su fattori che le classi politiche precedenti hanno per molti(ssimi) versi disatteso senza quartiere: trasparenza, democrazia interna, programmi elettorali ed amministrativi, finanziamenti, circolazione di intenti ed informazioni, [...].
Il M5S ha sempre affermato, sin dall'inizio, la sua "natura di rottura" nei confronti di tutto ciò che esisteva in politica (ma non solo!): abolizione della democrazia rappresentativa, svalutazione della politica come professione, affermazione della democrazia partecipativa coltivata all'interno di un mondo chiamato "rete", annullamento intero dei partiti politici contemporaneamente intesi, [...]. 
Così come è stato per alcuni versi ridicolo fare cenno al M5S come semplice "antipolitica", è altrettanto banale sentire nell'oggi di un M5S che voglia evitare a prori di chiamarsi "Partito": vi sono tendenze ed elementi preoccupanti che sembrano sempre più indirizzare il "timone" del MoVimento verso quella linea che si sarebbe voluto [dovuto?] eliminare con ogni sforzo. 
Rimane, in fondo ad ogni possibile discorso, sempre l'ormai celeberrimo concetto di "rete": grazie ad internet ed al multimediale sarebbe possibile, per chiunque, fare qualsiasi tipo di cosa. 
La Rete ha tentacoli infiniti, può arrivare dovunque, sa smontare in pochissimo tempo credibilità costruite in maniera finta, riesce a valorizzare sempre chi si è "fatto il mazzo", sa essere giusta con tutti, è la stessa per tutti, [...]. E' inevitabile affermare che, a prescindere da qualunque punto di vista, la "Rete" sia stata da sempre un punto di forza inarrivabile per lo stesso M5S: dal blog beppegrillo.it ai Meetup, dai comunicati politici ai contributi audio-video fatti circolare in forme virali, [...]. 
Può il M5S aver costruito "in solitaria" questa meravigliosamente democratica "rete"? 
Cosa potrebbe accadere qualora la stessa "rete" dimostrasse di avere maglie piuttosto strette con cui potersi confrontare nel tentativo di ricostruire una nuova forma di democrazia?
Sarebbe possibile definire come "rete" qualcosa che in realtà può anche intrappolare l'elettore medio, altrettanto mediamente alla ricerca di svolte e risoposte dopo decenni di politiche (eufemisticamente) discutibili? Attorno a queste e moltissime altre domande cerca di fare luce il libro "Il lato oscuro delle stelle", scritto dal giornalista Federico Mello. 
Lo scopo di tale opera è riportato, sinteticamente, sin dal retro del libro stesso: 

"Il M5S è pronto a prendersi una grossa fetta del Parlamento italiano: [...]. 
Ma come è stato possibile questo successo incredibile e velocissimo? 
Grillo e Casaleggio richiamano la forza della Rete: Internet per loro è una sorta di divinità alla quale affidarsi per risolvere ogni problema e sostituire la classe politica con un network di 'cittadini connessi'. Ma davvero la Rete ha queste capacità taumaturgiche?
Federico Mello spiega come in realtà questa si presti ad abusi e manomissioni, e come Grillo e Casaleggio abbiano usato a piene mani tecniche manipolatorie per creare un Movimento che [...]risulta [...]chiuso e rigidamente verticale [...].
Questo libro non è solo il racconto di un protagonista della vita pubblica italiana, ma anche un 'case study' su progetti politici che proliferano tra le maglie di internet, le cui emulazioni [...] saranno certamente numerose. Se il XXI secolo è il secolo della Rete, è importante cominciare ad attrezzarsi per poterlo affrontare al meglio.

Affrontare al meglio un fenomeno come quello della "rete" significa informarsi, superando anche le barriere imposte dal principio secondo cui "tutto è bene perchè tutto sta andando bene". 
Risulta infatti necessario muovere passi come questi soprattutto nel momento in cui tutto sembra procedere per il meglio: chi può (r)esistere dietro alle urla ed ai comizi del comico divenuto politico e cammuffato da megafono? Cosa può rendere la Rete un fenomeno inadatto alla perfezione ed alla collettiva visibilità?
Per rispondere a domande come queste è necessario affrontare con consapevolezza parole simi a quelle riportate nel seguito: web-marketing, rating, web-engagement, "tweet-bombing", astroturfing, [...]. 
Esistono quindi tecniche o metodi che possono rendere la rete più sbilanciata ed iniqua di come realmente venga esaltata dalla quotidiana propaganda del M5S? Quali "sospetti" gravitano attorno ai dipendenti della Casaleggio Associati, curatrice del blog e dei meetup di riferimento del M5S? 
Parte del successo del M5S può essere attribuita a (de)meriti provenienti da ipotesi e congetture elaborate da GianRoberto Casaleggio e dal suo figlio Davide? 
La risposta all'ultima domanda sembra essere, alla luce dei moltissimi elementi esposti nel libro, assolutamente scontata: sì, buona parte del consenso affidato al M5S è attribuibile a teorie elaborate dal duo sopra riportato.
Informazioni importanti sono riferite e contenute in opere che, quando ancora era possibile, avrebbero potuto essere adeguatamente considerate per rendere un pò "meno imprevedibile" il "boom" maturato: per informazioni si rimanda ad un'opera edita da Casaleggio Junior. 
Il titolo di tale libro, pubblicato ormai qualche anno fa, è emblematico di quanto è poi avvenuto dopo pochi anni su scala nazionale: "Tu sei Rete - La rivoluzione del business, del marketing e della politica attraverso le reti sociali." Concetti presenti in tale opera sembrano anticipare quanto poi verificatisi su scala nazionale, specialmente per quanto concerne il ruolo assegnato ad una rete che è riuscita a diventare plasmatrice di consensi. Per qualunque confronto ulteriore, si rimanda alla pagina presente nel sito della stessa Casaleggio Associati (cfr. http://www.casaleggio.it/2008/12/tu_sei_rete.php) od al libro scritto dal giornalista Mello. 
Può accadere quindi che la "rete" possa condurre ad una forma di vera e propria auto-organizzazione, assimilabile per esempio alla struttura ed alle fenomenologie che avvengono all'interno di un formicaio? 
L'autore del libro è, a questo proposito, chiarissimo su uno dei possibili coni d'ombra del M5S: 

"[...] Le formiche non devono sapere di essere tali, non devono conoscere le regole del formicaio: la natura farebbe venir fuori comportamenti non il linea con "l'interesse generale" della Rete e con l'obiettivo deciso a monte. [...] Se traduciamo tutto ciò in un movimento politico, c'è da rimanerne basiti: è inevitabile che in una struttura di questo tipo non sia dato spazio ad alcun tipo di dissenso.[...]"

Cosa può accadere all'auto-organizzazione di un formicaio quando sopraggiungono "formiche pensanti" che si interrogano sui perchè di un continuo e sempre identico andirivieni? 
Da queste domande si dipartono, più o meno indirettamente, altrettante domande relative alla struttura ed al futuro che il M5S vorrebbe [potrebbe/dovrebbe] regalare all'Italia dopo lo straordinario consenso ricevuto da queste elezioni politiche: 
  • Forte di un programma politico (reputato) unico e perfetto, è possibile chiedersi chi e come ne abbia contribuito alla stesura? Attraverso quali modalità partecipative è stato possibile formulare le (troppo generiche?) proposte in esso contenute?
  • Cosa ne è stato/ cosa ne sarà della piattaforma "wiki" tanto promossa e promessa dal comico-megafono Grillo, utile a concretizzare il principio secondo cui "uno vale uno", permettendo ad ogni iscritto di dare un contributo e/o sottoporre a votazione ogni singolo punto del programma?
  • Chi si nasconde dietro al famigerato nickname "staffgrillo"? Quali sono le deleghe ed i compiti assegnati ai singoli dipendenti della Casaleggio Associati? I post presenti al sito beppegrillo.it sono opera del solo comico-megafono od attribuibili anche ad altre persone dipendenti dall'azienda sopra riportata? 
  • E' ancora valido il principio secondo cui "uno vale uno" nei casi in cui il vertice di un MoVimento strutturato "piramidalmente" possa espellere od allontanare un membro qualunque della base? 
  • Se il principio secondo cui "uno vale uno" è valido, è altrettanto confermabile il credo secondo cui è opportuno "bandirne uno per zittirne cento"? 
  • A chi è intestato il marchio del M5S? Chi ne detiene i diritti? 
  • Per quali motivi è possibile essere espulsi da un MoVimento attraverso post scriptum od attraverso lettere provenienti da uno studio di avvocati? 
  • Quali passi eseguire per potenziare le forme di democrazia partecipativa, in un contesto nel quale a zero euro è stata sviluppata una piattaforma capace di far scegliere parlamentari a (stimate) 30mila persone circa? 
  • Può un "non eletto" [e non-eleggibile!] impartire ordini politici tramite "tweet" o post a parlamentari "eletti" ed ormai "intrappolati" all'interno dello stesso sistema democratico da abbattere?
  • Quali esperienze e curriculum si nascondono dietro ai dipendenti della Casaleggio Associati? Possono avere gli stessi un ruolo importante all'interno del M5S? 
A queste poche domande se ne potrebbero far seguire moltissime altre, in numero direttamente proporzionale al peso acquisito dal MoVimento su scala nazionale. 
Può un MoVimento con queste zone d'ombra pretendere l'esclusiva sui fattori riportati in precedenza? 
Pretendere risposte da (Staff)Grillo sembra praticamente impossibile, in quanto comunicante solo con l'estero o con la sua stessa identità multimediale: tutto ciò che è stampa e giornalismo in Italia sembra essere degno solamente di essere abbatutto, sfottuto o denigrato. 
Con l'arrivo su scala nazionale di un M5S trascinato da giustificabilissima indignazione ed altrettanto sacrosanta volontà di cambiamento, sembra essere sempre più urgente il tempo di ottenere chiarimenti a certe spinose questioni che profumano sempre più di contraddizioni. 
Sarebbe forse possibile trovarsi di fronte ad una tempesta perfetta, prima o poi? 
Le domande potrebbero essere infinite, con risposte direttamente proporzionali alla straordinaria responsabilità che un elettorato stanco ed indignato ha consegnato loro. 
E' altrettanto possibile chiedersi, citando Mello, quanto segue: 

"[...] Numerosi pasdaran in difesa di Grillo chiedono spesso: 'Dove sarebbero i Favia, i Tavolazzi, le Salsi, senza Beppe Grillo?'. La domanda a mio avviso va ribaltata. 
Dove sarebbero Grillo e Casaleggio se persone comuni, cittadini stufi della solita politica, non si fossero spesi in prima persona, non avessero dedicato tempi e risorse a banchetti, incontri, dibattiti, attività sul territorio? Cosa ne sarebbe stato di Grillo senza i grillini? [...]" 

Le responsabilità stanno diventando pesanti, forse neppure ipotizzate da quanti hanno (giustificabilmente) lottato per un progetto che appare alle volte confuso e troppo eterogeneo per incamerare percentuali sempre più dilaganti di consenso. Sarebbe possibile porre altrettante infinite riflessioni, altrettante domande e discussioni: serve principalmente riflettere, su moltissime altre questioni.

domenica 10 marzo 2013

"IL CALCIO DEI RICCHI"...IN ANNI DI CRISI


Quali sono le nuove "leggi" del calcio? Esistono regole che, anche se non precisate, riescono a descrivere sinteticamente il funzionamento di partite, l'esito di schedine e l'assegnazione di trofei? 

"[...]La prima legge del Calcio dice che 'vince solo chi spende molto'. 
La seconda legge specifica che 'non basta spendere molto per essere sicuri di vincere, dal momento che è uno solo a vincere'. 
La terza legge aggiunge che 'chi non ha l'obbligo di vincere può guadagnare molto; ma [...] deve non dover vincere.' 
Vincere e guadagnare non è ancora riuscito a nessuno. 
Per quanto tempo si potrà andare avanti così? 
E a quali cambiamenti porterà la ricerca di cambiamenti? [...]" 

Il calcio è un mondo complicato, per moltissimi lati anche malato e profondamente immorale, a maggior ragione se paragonato con i tanto amati/odiati/temuti "tempi che corrono": stipendi elevatissimi, contratti firmati confusi con ricatti per l'insperato "ritocco all'ingaggio", coni d'ombra e zone nascoste, giustizia ed onestà alle volte ridotte ai minimi termini, intrecci non troppo malcelati con il consenso politico, [...]. 
Se il calcio è definibile come "sport nazionale", come ha vissuto e come sta vivendo la crisi economico-finanziaria che ormai da anni sta imperando (non solo) in Italia? 

"[...]questi cinque anni sono stati soprattutto il perioodo in cui il problema economico ha mostrato la faccia reale del calcio: vincono solo i molto ricchi. 
La bravura sta quasi soltanto nell'avere soldi. E' questo che seleziona davvero la grandezza sul campo.[...]"

Grandezza sul campo che, nel tempo, ha finito per fare rima stretta con aumento dei diritti televisivi, concessioni stimate e poi tradite relativamente al fair play finanziario, ingresso nel calcio europeo di capitali e finanziatori provenienti da altri continenti, ribalta di nuovi palcoscenici in cui cercare talenti/prospettive, [...].
Potrebbero "geometrie" come queste contribuire a descrivere un nuovo orizzonte con cui "fare" calcio?
Entro quali argini possono collocarsi l'Italia ed il tifoso medio italiano?
Riflessioni a queste e moltissime altre domande sono presentate nel libro "Il calcio dei ricchi", scritto dal giornalista e commentatore televisivo Mario Sconcerti. 
Dentro tale opera vengono delineati i nuovi confini attraverso cui è possibile descrivere un'idea di calcio più moderna e funzionale ai "tempi che corrono": competenza e talento dello spettatore medio, diritti televisivi ed informazione, impatto di internet e della multimedialità, cali e crolli della partecipazione negli stadi, giornalismo, [...]. 
Il calcio moderno si configura, pertanto, come una componente del "sistema-Italia" sottoposta ad inevitabili deformazioni e cambiamenti: quali e quanti ruoli rivestono i soldi, di fatto confondibili con una nuovo perdurare della cosiddetta "dittatura delle disuguaglianze"? 
Quando potranno tornare, se mai sapranno farlo, scudetti simili a quello del Verona '85 o della Samp '91? Sarà possibile vincere per "meriti" non economici? Quanto potranno pesare competenze, professionalità e ricerca di giovani promettenti su palcoscenici sconosciuti? Quanto possono influenzare (o falsare?) gli equilibri delle competizioni le decisioni di procuratori, arbitri, [...]?
Ragionare attorno al calcio ed ai suoi squilibri presuppone la necessità di discutere attorno al ruolo rivestito dai suoi "attori": calciatori, arbitri, fuoriclasse di ieri e domani, campioni di oggi, allenatori ed allen-attori, bambini e ragazzi, scuole calcio e genitori, procuratori, [...]. 
Se tutto questo riesce ad identificarsi come "calcio", fino a quando le competenze non riusciranno a prevalere sulle disponibilità economiche? 
A queste (e moltissime altre) domande potranno seguire risposte e riflessioni, di qualunque tipo. 
Ragionare attorno al calcio ed ai suoi significati equivale a ragionare su "giochi" equivale al discutere su componenti ben più pesanti? Rimane, a risposta, un paragone importante:

"Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.
È rito nel fondo, anche se è evasione.
Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. 
Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro."

giovedì 7 marzo 2013

"EPPURE SOFFIA": FRA VIDEO E PAROLE, RICORDANDO PIERANGELO BERTOLI...



" [...] Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale/ ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale/ ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario/ e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario/ e presto la chiave nascosta di nuovi segreti/ così copriranno di fango persino i pianeti/ vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli/ i crimini contro la vita li chiamano errori. [...]"

venerdì 1 marzo 2013

FRA ELEZIONI E FUTURO: QUALI ATTORI? QUALI RESPONSABILITA'? QUALI SCENARI?


A fronte degli esiti elettorali, l'incertezza si trova ancora una volta ad essere sovrana sull'Italia intera. 
Si (ri)scopre un'incertezza sovrana per una vastissima serie di cause, tutte discutibili ma oggettive: comunicazione forse inadeguata da parte di chi avrebbe potuto (dovuto/voluto) vincere, proposte imbonitrici che hanno addormentato (per l'ennesima volta) buona parte dell'elettorato da parte di chi ha lasciato il Paese in macerie, "tsunami" demolitore da parte di chi ha più volte dichiarato di essere in guerra con l'intero sistema socio-economico italiano, [...]. 
Ad ogni fallimento, si è detto, sono attribuibili precise cause: può l'informazione aver rivestito un ruolo determinante in questo sfondo? Media e giornali sono riuscite a dare larg(hissim)o spazio a voci e proposte di chi aveva, certamente non molto tempo fa, contribuito a devastare uno dei Paesi reputati più belli al mondo: abolizione dell'Imu, restituzione della precedente Imu versata, alleanze prima respinte e poi adorate, dirette e collegamenti in posti impensabili, importanza forse eccessiva attribuita a qualunque comizio elettorale, abolizione di Equitalia, revisione dell'Irap, abbassamento della pressione fiscale, acquisto di Balotelli [!!], [...]. 
Può l'informazione aver contribuito a restituire forme di consenso e credibilità a chi avrebbe dovuto vederle polverizzate e mai più restituite poco meno di due anni fa? 
Possono le colpe degli italiani arrivare a sovrastare largamente i (de)meriti di buona parte dell'informazione? 
Il consenso nuovamente attribuito a certi volti e certe proposte è il segno più evidente dell'incapacità di smentire una frase che, più di ogni altra cosa, dovrebbe essere inadatta a descrivere la natura del popolo italiano: 

"L'Italia è una comunità nazionale che prova, di fronte al suo recente passato, un sentimento di estraneità."

Sono bastate promesse riempite di ridicolo per rigenerare un consenso che, in una coalizione "imbottita" di liste civetta all'insegna dello 0,x e schieramenti dagli intenti opposti (cfr. Lega Nord-Grande Sud), è rimasto di poco inferiore al risultato (fra il magro ed il pessimo) ottenuto dalla coalizione di centrosinistra Pd-Sel-Cd-Psi-Svp? Sono bastati comizi, fidanzate nuove, dirette televisive ad ogni ora del giorno ed urla fatte dal solito uomo che è riuscito nella (negativamente) straordinaria impresa di impedire la liquefazione del proprio Partito? 
Sono anche tornate utili le "timidezze" di qualche italiano che, incoraggiato forse dal segreto dell'urna, ha votato quel pifferaio magico di cui si è (successivamente/precedentemente) vergognato? Sono forse esistite altre componenti che è preferibile non riferire?
Le domande sono tante, a fronte di una rimonta così eclatante e, per alcune componenti razionali, non pienamente giustificabile.
Estranei al proprio passato per potersi sentire, forse, anche meno colpevoli nei confronti del futuro collettivo. Cosa poter scrivere, invece, a proposito della divenuta lontana "Italia giusta" brandita in campagna elettorale? Si era detto/scritto, forse non a caso, che la coalizione di centrosinistra era la sola "legittimata" a vincere le passate elezioni politiche. 
Questa convinzione, a posteriori bocciata dall'azione mista di consenso ed indegna legge elettorale (non modificata per tempo), era sembrata a molti "autorizzata" da un percorso lungo ed intessuto di tappe importanti: primarie (non obbligatorie) per leader di coalizione e per parlamentari, perimetro stabile di coalizione precedentemente delineato, (ambiguo/polivalente) patto di successiva collaborazione parlamentare con forze reputate contemporaneamente "europeiste e non populiste", dose di credibilità non minata ma accresciuta dalla responsabilità dimostrata nel continuo sostegno al Governo Monti, presenza di sfidanti che (anche per loro stessa ammissione) erano inadatti od impreparati a responsabilità di Governo, accresciuta componente femminile interna al "vento di cambiamento" che avrebbe dovuto contribuire a ricostruire le componenti base di uno Stato quasi completamente devastato, [...]. 
Nonostante queste e molte altre premesse possibili, non è bastato. 
Si sono aggiunti "alcuni" errori di percorso che hanno contribuito, senza dubbi alcuni, a dilapidare il consenso (attribuito) allo stesso schieramento: crollo della componente "più sinistra" della coalizione, sconfitte nelle Regioni "chiave" per l'attribuzione del numero di Seggi funzionali all'avere una maggioranza stabile al Senato, "orrori" comunicativi di vario tipo, proposte non delineate in concreto e ritenute (a torto) troppo "reali" rispetto alle oniriche altrui, [...].
Grazie a questa commistione, pertanto, l'esito delle elezioni è stato fin troppo chiaro: maggioranza inesistente, in virtù della maggioranza inesistente al Senato. 
Esiste anche un'altra componente che è stata largamente e colpevolmente sottovalutata negli anni scorsi: è stato veramente così imprevedibile e soprendente lo "tsunami" generato dall'affermazione del M5S? 
E' così largamente inaspettato il consenso pari al 25%-26% che ha condotto il MoVimento ad essere il primo partito del Paese? Esistono ragioni a lungo inascoltate che hanno condotto molti italiani ad optare per questo voto? E' veramente tutto merito esclusivamente delle gesta compiute dal comico divenuto politico e dal visionario capellone regista di un inquietante futuro chiamato "Gaia"?  
Il consenso attribuito al M5S è riconducibile a questioni meramente afferenti al successo di strategie elettorali web o nasconde cause ben più radicate ma largamente inascoltate quando ancora "era possibile intervenire"? L'assoluto successo conseguito da un M5S nelle mani di due persone che avevano dichiarato di essere in guerra con il mondo è radicato e proteso, inevitabilmente, verso un futuro che potrebbe essere ancora più deflagrante. 
Per qualunque informazione in merito si rimanda alla lettura del libro "Siamo in guerra", scritto proprio dal comico e dal visionario di cui sopra.
All'interno di questo libro sono presenti elementi che richiamano l'attenzione ad una guerra fra due mondi, tra diverse concezioni della realtà. Questo conflitto, apparentemente lento ed impercettibile, è in realtà rapido e feroce. Questo stesso conflitto, incarnato dal M5S, dovrebbe condurre ad un inevitabile cambiamento nascosto dai mezzi di informazione, temuto dalla classe politica e contrastato da chi detiene il potere nelle sue mani. 
Tutto crollerà sotto al peso di queste istanze di cambiamento: sistema partitico in primis, ovviamente.
Il veicolo di questo cambiamento è incarnato dalla parola "Rete".
Quale importanza dare, dentro al consenso ottenuto ed ai discorsi sopra riportati, alla cosiddetta "rete"? Come è definibile questa "rete"? In cosa consiste esattamente?
E' solo riassumibile attraverso la semplice parola "internet"? 
Quale futuro potrebbe dare al mondo un domani? Può la politica aver mortalmente sottovalutato l'affermarsi dei concetti riassunti dalla parola "rete"?
La Rete consisterebbe, riassumendo i contenuti presenti nel libro, in un'occasione unica per affrontare i problemi e le emergenze sempre più tremende della società. 
Il percorso di affermazione della Rete sarà un'altra guerra, interminabile e prepotente; cosa accadrà al termine di questo conflitto, durante il quale il definito "vecchio mondo" venderà cara la pelle per non scomparire definitivamente? 
Grazie a questa "Rete", pertanto, sembra possibile superare qualunque tipo di barriera fra cittadino ed Istituzioni. All'interno della "Rete" torna a valere veramente il principio svilito e tradito del cosiddetto "Ognuno vale uno": la prima traditrice di tale istanza è stata, a memoria d'uomo, proprio quell'urna elettorale che ha prodotto per troppo tempo "politici-dipendenti" incapaci ed inadeguati. 
Attraverso processi vari sarebbe possibile, pertanto, arrivare ad uno Stato capace di essere governato solo ed esclusivamente da cittadini armati di competenze e conoscenze: via strutture intermedie, via Stato, via Ministeri, via Enti Locali, via tutto quanto faccia parte di quel "vecchio mondo" precedentemente citato. 
Tutto questo grazie alla equa, perfetta, imperturbabile e stupenda "Rete": cosa accadrebbe se la "rete" fosse in realtà un pò meno bella di quanto possa sembrare a prima lettura o ad ennesimo comizio? 
Cosa potrebbe accadere se lo sbandierato principio secondo cui "ognuno vale uno" fosse destinato ad incrinarsi sotto ai colpi di una realtà differente?
Se questo principio fa da fondamento al valore del M5S, potrebbe essere ragionevole inquadrare zone d'ombra anche dentro questa (apparente) macchina perfetta?
Per informazioni relative si rimanda, di controcanto, alla lettura del libro "Il lato oscuro delle stelle" scritto dal giornalista Federico Mello.
Al di là di qualsiasi ragionamento ed opinione possibile resta, comunque, un 26% medio di consenso cumulato. Consenso prodotto da una politica che non ha saputo ascoltare, da classi dirigenti che non hanno saputo comunicare i loro (eventuali) buoni sforzi e provvedimenti. 
Consenso prodotto da un'insoddisfazione crescente, da una caccia all'untore senza precedente alcuno, da una crisi economica-sociale-[...] senza "precedenti recenti". 
Consenso ragionevole, quindi. Consenso anche meritato, alla luce soprattutto dei demeriti altrui. 
Consenso figlio di un programma non "sbilanciato" su alcune tematiche delicate, consenso derivante da quella "guerra" contemporaneamente non capita ed osteggiata fino in fondo dai vecchi apparati. 
Consenso derivante da ragioni, appunto, perfettamente condivisibili ed appoggiabili. 
Quello stesso consenso ha fruttato, ad oggi, un cospicuo numero di Deputati e Senatori neo-eletti. 
Il numero di Senatori potrebbe essere funzionale, stando all'indegna e vergognosa legge elettorale vigente, a consentire una "maggioranza" a tempo per promuovere alcune riforme chiave e funzionali all'impedire il ritorno nel baratro economico-finanziario. 
Senza una maggioranza funzionale inziale, infatti, chi ha "vinto" formalmente le elezioni sembra impossibilitato al mettere in piedi un Governo.
Sembrano rimanere solo "governissimi", realizzabili mettendo in piedi alleanze con altr(ettant)i loschi figuri. 
Potrebbe la responsabilità dettata dal principio secondo cui "ognuno vale uno" mettersi al servizio di un Governo a tempo capace di promuovere misure rapide ma funzionali per cercare di scongiurare instabilità e nuovo baratro? A quali idee e provvedimenti reali sarebbe opportuno assegnare, di volta in volta, fiducia ed approvazione? Lo chiarisce, nel mezzo della tempesta e degli errori commessi, il Segretario (dimissionario?) e Candidato Premier Bersani in un'intervista odierna a "La Repubblica": 

"[...]mi assumerò la responsabilità [...] di fare la proposta di un governo di cambiamento, che segnali in modo netto il cambio di fase con sette-otto punti programmatici. Il primo tema è l'Europa. Voglio che il prossimo Governo ponga una questione dirimente[...]: l'austerità da sola ci porta al disastro.
In sede europea, tutti devono mettersi in testa che il rientro dal debito e dal deficit è un tema che va spostato nel medio periodo: ora c'è un'altra urgenza assoluta, il lavoro.
Il secondo tema è quello sociale. Il disagio è troppo forte, i comuni devono poter aprire sportelli di sostegno, bisogna sbloccare subito i pagamenti della PA alle imprese e introdurre sistemi universalistici negli ammortizzatori sociali. Il terzo tema è la democrazia. Il nuovo governo, immediatamente, deve dimezzare il numero dei parlamentari, abbattere gli stipendi al livello di quelli dei sindaci, varare leggi che regolino la vita dei partiti e non solo per i finanziamenti, che inaspriscano drasticamente le norme anticorruzione e che regolino finalmente i conflitti di interessi. Ciascuno di questi punti si tradurrà in un specifico disegno di legge, che giorno dopo giorno farò pubblicare in rete già da giovedì mattina. Questo mi offrirà la gradevole opportunità di rilanciare anche qualche vecchia idea, come la creazione di un ministero per lo Sviluppo Sostenibile, visto che l'economia verde deve essere il cuore del nuovo governo che ho in testa.[...]"

La declinazione reale di un intento renderebbe ugualmente impossibile una qualunque forma di dialogo, anche se svolta con un "morto che parla" (cit.) e con il suo terribile seguito di eletti e parassiti?
Si ricordi, a questo proposito, un altro celeberrimo paragone promosso dal rispettabile comico divenuto politico: 

"Dobbiamo abituarci a pensare al politico come ad un nostro dipendente. 
Un dipendente che fallisce tutti i suoi obiettivi è licenziato dal datore di lavoro. 
Noi siamo il datore di lavoro."

Ognuno dei parlamentari eletti dagli elettori del M5S rappresenta, a tutti gli effetti delle citate dichiarazioni, un dipendente del popolo italiano. Cosa potrebbe accadere, qualora risultasse impossibile garantire governabilità e stabilità anche momentanee, all'Italia intera ed agli italiani tutti? 
Quali colpe potrebbero ricadere, pertanto, su dipendenti eletti che hanno sottoscritto impegni ed ordini di un secondo datore di lavoro non eletto democraticamente? 
Le responsabilità pesano, specialmente in un contesto storico-sociale-economico-politico-[...] come questo.
"Da grandi poteri derivano grandi responsabilità", si ripeteva per farsi forza un famoso arrampicamuri non troppo tempo fa. Cosa accade quando le stesse "grandi responsabilità" vengono tradite? 
Ai posteri ed elettori le ardue sentenze...con rispetto e senza "vaffa". 
In caso di fallimenti, è risaputo, le bastonate rischiano di essere collettive.


Per saperne di più:

"L'Intervista a Bersani su Repubblica: un muro di gomma", Giovanna Cosenza
(http://giovannacosenza.wordpress.com/2013/03/01/lintervista-a-bersani-su-repubblica-un-muro-di-gomma/)

"Il mio piano per governare", La Repubblica
(http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1T72EX)



domenica 24 febbraio 2013

"BECAUSE WE CAN", FRA BON JOVI E VITA...


"[...] I don’t wanna be another wave in the ocean/ I am a rock not just another grain of sand/ I wanna be the one you run to when you need a shoulder/ I ain’t a soldier but I’m here to take a stand/ 
Because we can [...]

"[...] Non voglio essere un’altra onda nell’oceano/ Io sono una roccia, non semplicemente un altro granello di sabbia/ Voglio essere quello da cui corri quando hai bisogno di una spalla/ Non sono un soldato ma sono qui per prendere una posizione/ 
Perchè noi possiamo [...]"

venerdì 22 febbraio 2013

FRA ELEZIONI, SPERANZE ED ILLUSIONI: SERVONO STELLE DANZANTI


Le ormai imminenti elezioni potrebbero contribuire a smentire alcuni (tristemente) celebri detti riguardo agli italiani ed alla loro memoria:

"L'Italia è una comunità nazionale che prova, di fronte al suo recente passato, un sentimento di estraneità." (Marcel Detienne, cit.)
"Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani." (Indro Montanelli, cit.)

Potrebbe forse capitare, di fronte al caos ormai costante e perdurante, di perdersi ulteriormente in infiniti dimenticatoi tutto ciò che è stato negli anni/ legislature precedenti?
In occasione di un elezione così economicamente, socialmente, politicamente, [...] importante sarebbe veramente stupendo vedere collocato qualche nuovo mattone capace di sfatare il lamento e la tremenda insoddisfazione caratteristiche di questi "ultimi" tempi: 

"Per fare una partita alla "Repubblica" occorre/ essere iscritti a una compagine politica:/ ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore [...]. 
Una volta che si è in squadra - o in squadraccia - è/ importante aver le natiche al posto della faccia per/ riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni:/ la campagna acquisti, detta anche "le elezioni"./ Caratteristica della "Repubblica" è di esser gioco a/ palla multipla, ma senza limiti di numero, volume o/ qualità di sorta: ognuno inventa le sue palle e poi le spara a propria volta./  
E il pubblico pagante che finora è stato zitto/ decide chi tifare, esercitando un suo diritto, credendo a quelle palle che lo fanno più contento/ e premiandone l'autore con un posto in Parlamento.[...] 
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati/ che sei la colonna di un sistema. [...] Scegli attentamente il tuo prossimo problema./ II Parlamento è uno stadio tutto pazzo: 2 curve a gradinate senza un vero campo in mezzo,/ rinchiuse in 2 palazzi in cui s'attizzano gli scazzi tra schiamazzi e rubamazzi, istituzionalizzando gli intrallazzi./
Si aprono le danze tra le squadre elette e parte il walzer delle alleanze,/ in cui vengono stretti tutti i gatti con i sorci,/ i cani con i porci,/ in quell'unico bestiario che dovrebbe governarci./
La maggioranza vince,/ il resto fa l'opposizione,/ un manipolo di eletti forma una delegazione,/ va dall'arbitro sul colle per prestare giuramento forgiando nuove palle da buttare in Parlamento. [...] "
(Frankie Hi-Nrg Mc, Rap Lamento)

Giocando la fatidica "schedina", forse, questa volta potrebbe essere possibile allontanarsi un altro pò dal baratro (anche culturale) per porre nuove basi su cui strutturare una qualche forma di rinascita: serve una rinascita per porre un freno alle ingiustizie endemiche ormai diffuse. 
Servirebbe una rinascita, anche comunicativa, per far comprendere quanto l'impopolarità di certe future scelte potrebbe comportare, sul medio-lungo termine, qualche beneficio. 
Servirebbe imporre una rinascita capace di stabilire le vere priorità dell'economia in rapporto alla speculazione finanziaria. Servirebbe una rinascita per l'industria, per la società, per l'ambiente, per la produttività, per la cultura, [...] per tutto ciò che è da troppo tempo al palo. 
Servirà anche memoria per non dimenticare il voto dato a chi ha illuso, offeso e brutalizzato qualsiasi forma di Italia ed ogni italiano; serviranno voti utili per arginare chi ha trascinato all'ordine del giorno gli "scazzi, schiamazzi e rubamazzi" di cui sopra. 
Servirà ricordare le troppe promesse tradite e le troppe pagliacciate onorate, in un ventennio che non può essere liquidato come semplice "recente passato". 
Servirà ricordare, nel segreto di una cabina, quanto siano da evitare tutti gli ulteriori "prossimi problemi" che potrebbero derivare da fattori come instabilità o precarietà politica: sembrano restare purtroppo dietro l'angolo tragiche parole come fallimento e "default". 
Servirebbe anche fare attenzione ai demolitori costanti, ai fondatori di movimenti "ad-personam" o "ad-marchium"; servirebbe diffidare di ex-leader di Partito e scarti di Prime Repubbliche riuniti (appositamente?) in "cartelli" civici, così come servirebbe guardare con occhio costantemente critico chi si è proposto, attraverso un indubbio percorso di rinnovata credibilità, per ricostruire l'alternativa unica e reale per rendere più giusta ed equa questa Italia.
Servirebbe lottare per ricostruire la sanità, combattere per impedire la lenta demolizione di capisaldi come l'istruzione ed evitare di rendere il bilancio nazionale una semplice sommatoria di manovre "lacrime e sangue". 
Servirebbe incentivare la crescita, studiando nel dettaglio dove e come intervenire per rendere questa Italia migliore e competitiva su scala europea e globale: quali "insegnamenti" vogliamo "ereditare" da questa crisi? Quali opportunità potrebbero nascondersi dentro ad un declino da fermare ad ogni costo? Servirebbe una politica capace di "educare" l'italiano alla tremenda complessità dell'architettura che lo circonda: non è tutto facile e/o facilmente risolvibile con qualche schiamazzo. 
Servirebbe un sistema partitico capace di capire che, volente o nolente, la tornata elettorale prossima rischia di rappresentare, anche giustamente, una vera e propria "ultima spiaggia": disperso questo segnale, il naufragio potrebbe diventare inevitabile. 
Ogni italiano dovrebbe, inoltre, studiare ed aggiornarsi di più per capire come poter andare oltre al problema apparentemente/volutamente irrisolubile: servirebbe curarsi di conoscere qualcosa, smentendo quanto precedentemente attribuito ad Indro Montanelli.
Servirebbe ritrovare un'idea di comunità, una convinzione forte con cui (ri)scoprire una "nuova visione" perfettamente realizzata in musica dai Queen: 

"[...] I had a dream/ When I was young/ A dream of sweet illusion/ A glimpse of hope and unity/ And visions of one sweet union/ But a cold wind blows/ And a dark rain falls/ And in my heart it shows/ Look what they've done to my dreams/ So give me your hands/ Give me your hearts/ I'm ready/ There's only one direction/ One world one nation/ Yeah one vision [...]"

"[...] Ho fatto un sogno/ Quand'ero giovane/ Un sogno di dolce illusione/ Un barlume di speranza e unità/ E visione di una dolce unione/ Ma soffia un vento freddo/ E cade una pioggia scura/ E nel mio cuore questo si vede/ Guarda cos'hanno fatto ai miei sogni/ Quindi datemi le vostre mani/ Datemi i vostri cuori/ Sono pronto/ C'è solo una direzione/ Un mondo, una nazione/ Yeah una visione [...]"

Fra visione, sogno, unione ed illusione può nascere una nuova idea di Italia ed una nuova anima di italiano? 
Sarà possibile oltrepassare il velo di Maya imposto da "spread", default, "Fiscal Compact", "Mes", Btp, Bund [...]? Sarà lecito adoperarsi per provare ad andare oltre questo caos interno ed esterno al sistema Italia? 
Abbiamo, oggi più che mai, il dovere di tenere accesa ogni speranza possibile: 

"Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
(F. Nietzsche)


giovedì 21 febbraio 2013

"ONE VISION", RICORDANDO I QUEEN...


" [...] I had a dream/ When I was young/ A dream of sweet illusion/ 
glimpse of hope and unity/ And visions of one sweet union/ 
But a cold wind blows/ And a dark rain falls/ 
And in my heart it shows/ Look what they've done to my dreams/ 
So give me your hands/ Give me your hearts/ I'm ready/ 
There's only one direction/ One world one nation/ Yeah one vision [...]"

sabato 16 febbraio 2013

"IL PARTITO DI GRILLO", PER SAPERNE DI PIU'


Può un comico trasformarsi in politico credibile, svolgendo un'attività da lui definita assimilabile a quella di un "megafono" portavoce delle istanze dei singoli? 
Può questo comico divenuto politico ragionare, in un Paese dalla politica fortemente minata nella credibilità, attorno a consensi oscillanti fra 15-20% occupando piazze ed intrattenendo comizi all'insegna dello "Tsunami tour" di turno? Come potrebbero svolgersi e svilupparsi le dinamiche interne ad un "Movimento" il cui scopo principale sembra essere quello di trascinare la protesta, senza preoccuparsi di costruire proposta?
Quale fascia di elettorato sembra "tendere" verso la scelta dell'abbreviato M5S
Chi sceglie di votarsi al M5S appartiene in maggioranza alla (reputata) vetusta "corrente" di destra o sinistra?
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere il libro "Il Partito di Grillo", edito da Il Mulino; le intenzioni fondamentali di critica e discussione attorno alla figura del non-partito sono razionalmente giustificate sin dalla prima pagina: 

"[...]Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai tumori e alle ripulse, il "grillismo" sembra più di una meteora del costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse - come promette e minaccia - li farà saltare. In ogni caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del clamore giornalistico. [...]"

Conoscere il fenomeno più da vicino equivale a promuovere specifiche discussioni attorno ad alcuni argomenti che, in forma più o meno velata, anche lo stesso comico-megafono cerca di nascondere e/o arginare: 

"[...] il lettore potrà scoprire le ragioni del successo del M5S e potrà quindi [...] inquadrare il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l'uso delle tecnologie e della 'web-democracy', il ruolo delle tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale. [...]"

Grazie a contributi scritti da numerosi esperti del settore, le riflessioni principali si mobilitano attorno ad alcuni importanti macro-argomenti:
  • figura del comico divenuto politico: dalla Tv ai tour, dal blog al "Movimento";
  • shock elettorale;
  • elettorato del M5S: il Movimento riesce a catturare voti più a destra o più a sinistra? "Prende" forme di consenso fra indecisi, incerti, delusi, astenuti o non votanti?
  • "dentro" al Movimento: organizzazione, attivisti e programmi. Chi critica o cerca di promuovere riflessioni attorno al M5S viene spesso accusato di fare propaganda spicciola, non conoscendo le reali dinamiche interne e le vere modalità di funzionamento dell'intera struttura: argomentazioni reali od ennesime illusioni?
  • fra Movimento e "Rete": ragionando attorno al misterioso mondo della Rete, può capitare di chiedersi chi ci sia a (far?) parlare l'uomo-comico-megafono? Può capitare di domandarsi chi e cosa ci sia dietro alla (troppo poco) studiata Casaleggio Associati? Può essere legittimo chiedersi quale sogno ci sia dentro alla sviluppata idea di "Gaia", promossa proprio dalla stessa Casaleggio? (rif.: http://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU) Può parte della democrazia interna ed esterna al Movimento essere vincolata ad argomenti di pubblicità e/o tecniche di marketing?
  • M5S, fra politica e populismo: può il Movimento avere componenti assimilabili ad una forma moderna ma non certo meno innocua di "populismo"? Può essere più facile rastrellare consensi in un momento storico-social-economico-[...] in cui tutte le "architetture" sembrano crollare impietosamente?
E' da quest'ultimo punto che si dipanano quelle che sembrano essere le conclusioni con cui ragionare attorno a quello che può/potrebbe essere il futuro di questo Movimento che dovrà, per forza, istituzionalizzarsi e "trasformarsi" in Partito. 
Attraverso quali "binari" è possibile inquadrare la tanto decantata definizione di "populismo"?
Quali sono le caratteristiche di un partito/movimento "populista" coagulatosi in fase di protesta e tensione sociale? Le giuste e/o giustificabili ragioni di fondo causate da "criticabili" classi dirigenti giustificano anche il deflagrante consenso verso il M5S?
Il termine "populista" esprime connotazioni sempre e comunque negative? 
La necessità di approfondire la tematica del M5S è argomento figlio di tendenze anti-politiche od anti-partitiche? In termini espliciti, il populismo viene descritto come assimilabile alla definizione riportata nel seguito: 

"[...] il populismo è "senz'anima", cioè non dispone di una vera ideologia, intesa come un sistema di idee e di valori [...] connessi all'azione politica, in grado di interpretare il passato, leggere il presente e proiettarsi sul futuro guidando la formulazione di un programma e di una strategia per la sua realizzazione. [...]
è stato definito "un'ideologia debole". [...]"

Quali sono gli elementi costitutivi per etichettare un fenomeno come populistico? 
Quanti di questi sono assimilabili a componenti specifiche e caratteristiche del M5S? 
Il populismo sembra presupporre, su basi generalizzabili, argomentazioni per sufficienti tratti assimilabili a quelli caratteristici del M5S?
Vengono fornite argomentazioni per affermare se sia possibile o meno identificare, sia nel presente che nel futuro, il M5S come partito populista; quale futuro potrebbe presentarsi per un movimento che oggi ama definirsi "oltre" le normali barriere imposte da ideologie ormai spacciate per decadute o vetuste?
Quali problemi (interni ed esterni) ha il dovere di elaborare e risolvere per superare i possibili potenziali scogli futuri extra-crisi?
A queste ed altr(ettant)e domande cerca di rispondere il libro "Il Partito di Grillo", edito da Il Mulino e curato da Piergiorgio Corbetta ed Elisabetta Gualmini. 

sabato 9 febbraio 2013

"BENZINE, LE ENERGIE DELLA TUA MENTE"


A quali confini può spingersi la mente umana? 
Quanto è conosciuta, quanto ha conosciuto ed approfondito della realtà circostante fino ad oggi? 
Quali "leve" ne consentono lo sviluppo, quali leve ne frenano il potere inventivo?
La mente umana è, guardandola da qualunque punto di vista, una macchina organica straordinaria ed, al contempo, anche terribilmente complessa: reti di neuroni riescono a regolare conoscenze, competenze, registrando esperienze ed abitudini. 
Impulsi elettrici particolari hanno saputo generare intuizioni, scoperte e/o invenzioni anche casuali: quanti "lampi di genio" si sono succeduti nella ancora corta storia umana? Cosa hanno prodotto le competenze e le esperienze di quello che può essere identificato come "genio"? 
Scienza e conoscenza sono riuscite a regalare traguardi straordinari all'umanità intera: ingegneria, medicina, biologia, architettura, chimica, fisica, matematica, informatica, [...] solo per citarne alcune. 
Tutto questo è nato superando i confini imposti (d)alla mente umana e dalle esperienze compiute. 
Da cosa nascono fattori apparentemente casuali quali creatività, scoperta ed invenzione? 
Richiedono capacità innate od è sufficiente una non meglio precisata quantità di esercizio ed allenamento per raggiungere i risultati tipici di chi è geniale? 
La risposta a questa domanda risiede, probabilmente, nel mezzo: genio è al contempo intuizione ed allenamento costante delle proprie capacità? 
Quali sono gli argini ed i confini che le massime classi dirigenti hanno messo a disposizione (od a freno?) dello sviluppo della mente umana? Quali scelte differenti sarebbe stato possibile compiere? 
Guardando invece al confine sempre troppo labile fra scienza e società, a domande come queste sembrano non esistere purtroppo risposte univoche ed oggettive. Qualche spunto di riflessione può essere, comunque, fornito per aiutare a cercare una serie di risposte personali: sembra essere soprattutto questo l'obiettivo di "Benzine", mostra allestita presso Palazzo Re Enzo a Bologna nell'ambito della rassegna "Arte e Scienza in Piazza 2013". 
Come può essere descritto l'obiettivo principale e fondamentale della mostra? Il proposito più sintetico è rintracciabile nella pagina rispondente alla mostra in questione: 

"[...] la mostra intende aiutare il visitatore a capire cosa sono le risorse mentali, come si usano e perché oggi sono molto più preziose di ieri. [...]"

Sembra quindi essenziale contestualizzare l'importanza delle risorse mentali in termini sociali, storici, economici, ambientali, politici, [...] per avere un competente sguardo ed un ragionevole giudizio da esercitare. Guardando al nome dato alla rassegna, inoltre, è lecito chiedersi cosa siano esattamente queste "benzine": 

"[...] In una visione culturale ampia le BENZINE sono le “energie” della nostra mente.
Energie che già tutti noi possediamo e potremo riattivare per poter guardare al futuro e sperare in una ripresa dello sviluppo sociale ed economico del nostro Paese, soprattutto in un momento di forte crisi come questo. [...]"

La ricerca delle "benzine mentali" può quindi essere un'opera capace di apportare benefici anche nella tremenda crisi (di sistema e di vedute?) che stiamo vivendo? 

"[...] Queste  BENZINE [...] sono già dentro di noi, dobbiamo acquisirne consapevolezza e dobbiamo trovare la capacità di utilizzarle al meglio: scopriamo “le energie della nostra mente” per progettare il futuro e forse, quella che oggi chiamiamo crisi, domani ci sembrerà una grande trasformazione in un nuovo mondo completamente rivoluzionato, ma che noi sapremo interpretare appieno perché ne saremo stati gli artefici proattivi e non le vittime. [...]" 

Serve così individuare connessioni fra queste "benzine", al fine di poter individuare punti di vista nuovi con cui osservare il presente per codificare le possibile forme di futuro: come "mescolare" fra loro concetti come creatività, passione, nuovo, arte e capacità di apprendere?
Quali le intersezioni possibili fra scienza, cultura, creatività ed arte in contesti come quello italiano, continentale e mondiale? E' sempre vero e verificabile che con la cultura non si mangia? 

"[...] dopo uno studio European House – Ambrosetti dimostra che l’impatto economico di ogni euro investito nel settore culturale genera 2,49 euro di risultato economico (diretto, indiretto e indotto).[...]"

L'imposizione di un netto cambiamento nei confronti culturali è un altro degli elementi fondanti del cosiddetto "pianeta" arricchito da queste "benzine mentali".
Nella riflessione sugli intrecci fra scienza e discipline culturali è fondamentale interrogarsi sull'importanza che fattori come questi possono assumere all'interno del contesto di crisi mordente attuale:

"[...] Quella che oggi chiamiamo “crisi” domani ci sembrerà forse soprattutto una grande trasformazione. Siamo infatti in mezzo alla transizione fra un’economia industrIale novecentesca e un’economia basata sulla conoscenza e la creatività, nella quale l’innovazione, a qualsiasi livello e in qualsiasi settore, ha un valore centrale. Tra una società e un’economia in cui tutti sanno che cosa devono fare e una società e un’economia in cui sempre più persone devono trovare soluzioni nuove a problemi nuovi. [...]"

Le "benzine" fondamentali per arginare e vincolare questo momento di crisi ad un miglioramento sono, pertanto, quelle definibili nel seguito: 
  1. arte: capacità di vedere in modo nuovo ed immaginare qualcosa di nuovo;
  2. idee: vera moneta del nuovo mondo;
  3. creatività: capacità di produrre idee originali;
  4. altri: collaborazione con altre persone;
  5. nuovo: capacità di capire, adeguarsi e guidare i cambiamenti;
  6. saper imparare: voglia e strumenti per continuare ad imparare od usare quanto appreso in situazioni nuove; 
  7. passione: capacità di motivarsi da soli per riuscire sempre meglio in vista di obiettivi più grandi.
All'incrocio fra arte, scienza, consapevolezza e riflessione: elementi di "benzine".


Per saperne di più:

Pagina internet della mostra: http://www.benzinelamostra.it/

Catalogo della mostra: http://www.benzinelamostra.it/Benzine-Catalogo.pdf


lunedì 4 febbraio 2013

"SEMPRE E PER SEMPRE", CITANDO DE GREGORI...


"[...] Pioggia e sole abbaiano e mordono/ ma lasciano,/ lasciano il tempo che trovano./ E il vero amore può/ nascondersi,/ confondersi/ ma non può perdersi mai./ Sempre e per sempre/ dalla stessa parte mi troverai./ Sempre e per sempre/ dalla stessa parte mi troverai."