domenica 2 luglio 2017

"PROCESSO AL NUOVO", PER (RI)LEGGERE GLI ERRORI ITALICAMENTE DIFFUSI

Quali e quanti sono i cambiamenti che vengono periodicamente sbandierati - senza essere poi integralmente attuati - dalla politica in un Paese stremato e sfiduciato da repentini cambi di bandiera e/o di pensiero? Attraverso quali 'leve' è possibile ottemperare alla realizzazione di un rinnovamento che possa essere al tempo stesso teorico - nelle linee di pensiero - e pragmatico nella definizione di progettualità innovative per il Paese?
Quali e quante sono le colpe attribuibili agli italiani, in un momento storico nel quale sembra più che mai verificabile l'assunto secondo il quale il 'peso' morale della classe politica italiana è - per alcuni versi - proporzionale alla 'morale' dei cittadini che la hanno eletta?
Relativamente al rapporto fra politica, evoluzione della stessa e dinamiche dei cittadini che la subiscono quali specifiche sarebbe possibile impostare?
Prescindendo da opinioni trasversali e dissertazioni relative alla natura di un sistema come è possibile comportarsi per delineare le sorti di un'Italia (s)governata da quanti hanno smarrito ormai parte delle proprie credibilità ed opportunità di cambiare il Paese in (pro)positiva profondità?
Sarebbe possibile promuovere riflessioni tanto imponenti quanto indefinite, relativamente ad un'Italia come quella contemporanea.
Su questa cornice si assestano, inevitabili, le definizioni relative alle classi dirigenti che hanno/avrebbero dovuto avere il compito di condurla verso porti più sicuri di quelli ove attualmente è stata trascinata. Dentro questi confini matura, tanto inevitabilmente quanto irreversibilmente, uno scontro fra 'vecchio' e 'nuovo' nella gestione del potere.
Quali sono state le differenze che il 'nuovo' ha promesso per differenziarsi dal 'vecchio' e quali sono stati - invece - gli errori e gli sbagli che lo stesso ha promosso in un tempo particolarmente complesso quale è quello contemporaneo?
A queste domande e questi dualismi cerca di rispondere l'opera "Processo al nuovo", scritto dal giornalista Marco Damilano e pubblicato da "Tempi Nuovi - Editori Laterza".
Il peso dell'influenza esercitata da quanti si sono propugnati come estranei a vecchi sistemi e/o a vetuste logiche è tanto chiaro quanto - per molti versi - svuotato della propria originale consistenza.
Le ragioni di queste dinamiche sono chiarite dallo stesso autore sin dalla copertina:

"[...] Grandi riforme, palingenesi giudiziarie, rivouzioni liberali, rivolte in Rete, rottamazioni, referendum epocali. Per decenni l'Italia ha inseguito il mito del nuovo inizio. 
Il Nuovo ha modellato tutte le identità politiche: la sinistra, la destra, il centro. 
E' comparso negli anni Ottanta, si è espresso in tutta la sua potenza all'alba degli anni Novanta, dopo lo scatto felino della storia provocato dalla caduta del muro nel cuore dell'Europa. 
Ed è diventato senso comune con la Seconda Repubblica: il restyling dei nomi e dei simboli, i modernizzatori contro i conservatori, gli innovatori contro i nostalgici. 
Nuovo si è presentato il Cavaliere dell'eterno presente. Nuovi i tecnici come Mario Monti. 
Nuovissimi i cittadini scelti dalla Rete nel Movimento 5 Stelle. 
E ancor più nuovo il renzismo della rottamazione dove tutto poteva apparire mai visto, mai udito, senza precedenti. Il Nuovo è stato la via italiana al Governo e alla politica. 
Ora sembra smarrito, per incapacità di elaborazione, fragilità culturale, inconsistenza progettuale. 
Ma nessuna restaurazione del passato è possibile. E l'Italia ha bisogno di una nuova politica, per uscire da questo limbo senza riforme e senza partiti, senza destra e senza sinistra, senza vecchio e senza nuovo. Serve un Nuovo che sia ricostruzione, rigenerazione. [...]"

Possono essere queste le parole chiave mediante le quali poter (cercare di) strutturare un Nuovo che non sia ripetizione degli altrettanto 'finti nuovi' già abbondantemente visti ed altrettanto mal digeriti?
Se tutto (o quasi) potesse passare per termini pesanti quali ricostruzione e rigenerazione altrettanto - in termini chiari - potrebbe essere fatto per individuare le cause che hanno trascinato le tante (ed altrettanto finte?) novità proposte a smarrire il proprio peso di credibilità e la propria consistenza di rinnovamento strutturale. Su questo proposito l'occhio dell'elettore e/o del cittadino che voglia andare oltre la mediocrità informativa deve essere implacabile...ed implacabilmente allenato:

"[...] Il Nuovo ha consumato se stesso perché senza progetto. Con il passato, ha buttato via anche il futuro. I suoi paladini si sono rivelati clamorosamente inadeguati alle sfide, hanno deluso chi voleva cambiare l'Italia e tradito chi ci aveva creduto. Eppure di una nuova politica l'Italia ha bisogno. [...]"

I cardini attraverso cui (tentare di) ricostruire una nuova politica sembrano essere di complessa individuazione, articolata strutturazione e difficoltosa attribuzione.
Alla base potrebbe occorrere un cambiamento strutturale e strutturalmente impegnativo; su queste fondamenta si muove l'opera esaminata, affinché sia possibile circoscrivere od almeno comprendere parte degli errori fatti. La costruzione di una conoscenza collettiva scorre in argini che devono concorrere a delineare con precisione, metodo ed affidabilità rinnovati percorsi.


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