mercoledì 27 gennaio 2016

DI VITA IN VITA, CERCANDO UN TEMPO...


"[...] Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno che hai voglia ad aspettare 
un tempo sognato che viene di notte 
e un altro di giorno teso 
come un lino a sventolare. 
C'è un tempo negato e uno segreto 
un tempo distante che è roba degli altri 
un momento che era meglio partire [...]. 
C'è un tempo perfetto per fare silenzio 
guardare il passaggio del sole d'estate 
e saper raccontare ai nostri bambini quando 
è l'ora muta delle fate. [...] 
È tempo che sfugge, niente paura 
che prima o poi ci riprende 
perché [...] c'è tempo 
per questo mare infinito di gente. [...]
C'è un tempo d'aspetto come dicevo 
qualcosa di buono che verrà 
un attimo fotografato, dipinto, segnato 
e quello dopo perduto via 
senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata 
la sua fotografia. [...]
Dicono che c'è un tempo per seminare 
e uno più lungo per aspettare 
io dico che c'era un tempo sognato 
che bisognava sognare. [...]"

domenica 24 gennaio 2016

FRA CLIMA, ATTIVITA' UMANE ED EFFETTI DI "RITORNO"

"[...] La maggior parte delle proiezioni sul mutamento climatico presumono che i futuri cambiamenti - le emissioni di gas serra, gli aumenti della temperatura, e gli effetti come l'innalzamento del livello dei mari - avverranno in modo incrementale: che [...] una data quantità di emissioni provocherà un determinato aumento della temperatura il quale, a sua volta, porterà a una progressiva e regolare crescita del livello dei mari. Tuttavia, i dati geologici climatici ci mostrano dei casi in cui una variazione relativamente piccola in un particolare elemento del clima ha portato a repentini cambiamenti nell'intero sistema: in altri termini, spingendo le temperature globali oltre certe soglie potremmo innescare trasformazioni improvvise, imprevedibili e potenzialmente irreversibili, con impatti sconvolgenti e su larga scala. A quel punto, anche se smettessimo di scaricare CO2 nell'atmosfera, si sarebbero ormai messi in moto dei processi in potenza inarrestabili.
Sarebbe come ritrovarsi all'improvviso a bordo di un'auto con il volante e i freni bloccati: non avremmo più nessun controllo sul problema del clima e sulle sue conseguenze. [...]"

Fonte: Rapporto dell'American Association for the Advancement of Science, 2014
Citato in "Introduzione - In un modo o nell'altro, tutto cambia", 
"Una rivoluzione ci salverà - Perché il capitalismo non è sostenibile", Naomi Klein, Best Bur

Fonte immagine: impattoecosostenibile.it

sabato 23 gennaio 2016

"OGNUNO POTREBBE", IMMOBILITA' CONTRAPPOSTA ALLA (RICERCA DI) NORMALITA'

Cosa può produrre un vuoto esistenziale (anche) forzato nelle vite quotidiane di uomini, donne, giovani e meno giovani? L'insieme di situazioni che potrebbero regolare forme di (in)esistenza quotidiane sono pressoché infinite, per una lunghissima serie di cause e ragioni.
Interne ed esterne all'esistenza di quanti cercano di fare del proprio meglio per (soprav)vivere.
Cosa può accadere ad un essere umano quando i giorni si trascinano?
Cosa potrebbe succedere ad un essere umano quando le proprie specifiche esistenziali siano annullate od azzerate per cause ovviamente non volute?
Le situazioni possibili non si sprecano, in un universo che vede una valanga di problemi umani per una lunghissima serie di cause: disoccupazione, alienamenti sociali, devianze, tragicità territoriali e moltissime altre possibili ragioni. Cosa finisce per provare chi è costretto a vivere realtà simili?
A questa domanda può rispondere una condizione di allenamento esistenziale quasi strutturale, difficile da descrivere a parole. E' su tale dimensione che possono articolarsi forme di desolazione, destrutturazione ed involuzione della società intera. Situazioni simili potrebbero forse essere descritte in alcune righe di una canzone tanto vera quanto tremendamente attuale.
Le stesse sono senza margine alcuno riportate nel seguito, dal celeberrimo componimento "Dio è morto" del cantante Francesco Guccini:

"[...] Ho visto/ la gente della mia età andare via/ lungo le strade che non portano mai a niente,/ cercare il sogno che conduce alla pazzia/ nella ricerca di qualcosa che non trovano/ nel mondo che hanno già [...] lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,/ essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà [...]"

E' in queste righe che può nascondersi la stasi quotidiana di chi insegue prospettive di vita invisibili, di quanti si adoperano per sfuggire a situazioni difficoltose senza però riuscire ad evaderne pienamente con adeguate consapevolezze.
Nella morte dell'elemento divino, citato nella canzone, possono risiedere la liquefazione della società, l'annullamento dell'essere umano o la crisi di qualsiasi valore etico possibile.
E' su queste strade che possono consumarsi quotidiane forme di indifferenza, pacatamente lontane dal clamore quotidiano di una società che non sembra lasciare visibilità alcuna ad un'infinità di casi tremendamente complicati e silenziati.
Su questi scenari di quotidiano trascinamento e giornaliera indolenza si muove l'ultimo libro di Michele Serra, dal titolo "Ognuno potrebbe" e pubblicato da Feltrinelli.
Il contenuto della trama si articola seguendo una serie di situazioni che fanno da sfondo ad un'esistenza precaria, instabile, svincolata dall'incedere del tempo e dallo scorrere inarrestabile di un vuoto da colmare in qualche modo. Le specifiche narrative sono definite seguendo criteri citati dallo stesso autore in copertina, cercando di dare un contenuto ad una vita immersa nel vuoto:

"[...] Perché la parola 'io' è diventata un'ossessione? Perché fare spettacolo di ogni istante del proprio vivacchiare? Giulio non lo sopporta, e soprattutto non lo capisce. 
Si sente fuori posto e fuori tempo. Ma di questa sua estraneità non si compiace: sospetta di essere un 'rompiballe stabile', come lo definisce la fidanzata Agnese. 
In un'imprecisata pianura che fu industriale e non è quasi più niente, Giulio si aggira in attesa che qualcosa accada. Per esempio che qualcuno gli spieghi a cosa servono [...] le rotonde stradali; o che qualcuno compri il capannone di suo padre, che fu un grande ebanista. 
Una bottega un tempo florida e adesso silenziosa e immobile, come un grande orologio fermo. [...]"

L'incedere di queste situazioni concorre al definire giornate sempre uguali, stanche ma anche lancinanti. Lancinanti nel soffocamento delle istanze di cambiamento e di rinnovamento, lancinanti nell'assenza di progresso e sostenibilità delle proprie esistenze.
Può essere su questi fronti che si declinano le riflessioni sconsolate ed amare del protagonista:

"[...] Scritto quasi solo al presente, come se passato e futuro fossero temporaneamente sospesi, 'Ognuno potrebbe' è il rimuginare sconsolato e comico di un vero e proprio eroe dell'insofferenza. 
Un viaggio senza partenza e senza arrivo che tocca molte delle stazioni di una società in piena crisi.
Nella quale la morte del lavoro e della sua potenza materiale ha lasciato una voragine che il narcisismo digitale non basta a riempire. [...]"

Si tratta quindi di leggere fra le righe di una vita in perenne divenire, di un'esistenza che non riesce a concretizzare molte delle proprie volontà. Essenza che resta in potenza senza divenire atto, vita impossibilitata al migliorarsi ed al compiere rivoluzioni sia interiori che esteriori.
I contenuti di una vita normale e normalmente svuotata, in perenne controtendenza rispetto all'overdose della parola "io"sopra citata, sono riassunte dalle poche parole esposte in ultima pagina della copertina della medesima opera:

"Mi sono perso a pochi chilometri da casa, lungo le strade che percorro da una vita."

A prescindere dall'architettura assegnata ad una trama sferzata dalle indolenze precedentemente definite, quanto sarà possibile sperare in una rivalsa delle quotidianità non solo riconducibili al Giulio della trama? Cosa potrebbero realizzare i molt(issim)i Giulio dissolti ed endemicamente diffusi nella società italiana (e non solo), qualora dovessero prendere maggiore consapevolezza del proprio peso?
In condizioni passate (od anche compassate?) dalla canzone precedentemente citata si sarebbero potute trovare parole fortissime e, purtroppo, forse altrettanto utopistiche:

"[...] penso/ che questa mia generazione è preparata/ a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,/ ad un futuro che ha già in mano,/ a una rivolta senza armi [...]"

L'attesa e l'indolenza quotidiana di generazioni intere potrebbero forse finire per gonfiare anche le corde inconsce di una società, forzando l'instaurarsi di cambiamenti in precedenza respinti, ignorati o non sufficientemente considerati:

"[...] Don't you know/ They're talkin' bout a revolution/ It sounds like a whisper/ Don't you know/ They're talkin' about a revolution [...] While they're standing in the welfare lines/ Crying at the doorsteps of those armies of salvation/ Wasting time in the unemployment lines/ Sitting around waiting for a promotion [...] Poor people gonna rise up/ And get their share/ Poor people gonna rise up/ And take what's theirs [...]" Fonte: Talkin'bout a revolution, T.Chapman

Da questi pilastri è davvero realistico affermare tanto imperativamente quanto genericamente che 'ognuno potrebbe', qualora davvero lo volesse? Ognuno potrebbe ambire a realizzarsi, ognuno potrebbe aumentare le proprie speranze verso qualcosa di migliore, ognuno potrebbe cercare differenti prospettive del proprio modo di essere. 'Ognuno potrebbe', forse, anche se in un'Italia sideralmente distante da quella presente e passata.


venerdì 22 gennaio 2016

"QUALI ALIBI", CERCANDO LE (MOLTEPLICI) RAGIONI DI UN DECLINO


"[...] mi era sembrato di vedere 
qualcosa di strano
tipo un esercito nemico 
in uno Stato sovrano
tipo un’aperta violazione 
degli accordi che abbiamo
io te lo dico 
e tu mi dici di parlare piano.
Mi era sembrato di notare 
un fatto poco chiaro
come una specie di Governo 
ma di terza mano
con un programma mai approvato 
che però seguiamo
e neanche posso non votare 
perché non votiamo.
[...] fa finta di niente
che tanto il mondo gira 
ancora come sempre
finché c’è vita bene [...] 
e quali macabri crimini, tragici o comici 
mi dici che c’è chi ti recriminerà
per quali metodi, meriti la tua indennità, 
quali labili crediti credi di avere qua
per quali taciti traffici illeciti eviti 
che c’è di dire che c’è chi ti recriminerà. [...]
Zitto zitto fa finta di niente
che tanto il mondo gira ancora come sempre
finché c’è vita bene [...]"
"Quali alibi", D.Silvestri, cit.

martedì 19 gennaio 2016

FRA RIPOSTIGLI, MALINCONIE, SMARRIMENTI ED ERRORI...

"[...] Ho ancora la forza che serve a camminare, 
picchiare ancora contro e non lasciarmi stare [...]
Abito sempre qui da me, 
fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c'è [...]
Ho ancora la forza di starvi a raccontare 
le storie che ho già visto e quelle da vedere [...]
Ho ancora la forza e guarda che ne serve 
per rendere leggero il peso dei ricordi 
e far la conta degli amici andati [...]"
(Ho ancora la forza, F.Guccini, cit.)


domenica 17 gennaio 2016

SU MAGGIORANZA INVISIBILE E SU BISOGNI (LATENTI?) DI ITALIA (ED ITALIANI?)

"[...] per 'maggioranza invisibile' intendiamo oggi un gruppo sociale in potenza, che, non riconoscendosi collettivamente e non esprimendosi nel campo sociale e politico, favorisce le rivendicazioni di una minoranza più compatta di garantiti, smorzando la domanda di politiche redistributive che avrebbero l'effetto di rendere l'Italia più coesa ed efficiente. 
La maggioranza invisibile è costituita da cinque gruppi che vivono forti condizioni di disagio economico e sociale: 

  1. I disoccupati;
  2. I neet;
  3. I pensionati meno abbienti;
  4. I migranti;
  5. I precari.
Si tratta [...] di 25 milioni di persone, a fronte dei 47 milioni di aventi diritto al voto [...].
Un Partito politico o movimento sociale capace di mobilitare una parte sostanziosa di questa maggioranza, attraverso un progetto politico articolato e coerente, potrebbe sconvolgere la geografia elettorale. [...] La maggioranza di cui parliamo è invisibile per due ragioni interconnesse. 
Primo, perché è ancora incapace di riconoscersi e rappresentarsi come gruppo coeso, a causa di un sistema socioeconomico iniquo che ne fiacca la partecipazione a tutti i livelli. 
A conferma di ciò, molti studi dimostrano come la crescita delle disuguaglianze contribuisca drasticamente a ridurre la partecipazione sociale e politica dei meno abbienti. 
Secondo, perché ignorata da chi, come se nulla fosse cambiato negli ultimi decenni, continua a difendere i garantiti e a ricercare soprattutto il voto dell'elettore mediano [...]
Ma [...] la maggioranza invisibile ricopre funzioni fondamentali nella società italiana.
Precari e migranti sono centrali nei processi di produzione e scambio [...]
Disoccupati, neet e pensionati, pur se non integrati nell'economia formale, sono attivi nei lavori di cura, contribuendo al mantenimento di forme non remunerate di welfare familiare. [...]
l'analisi dei soggetti che compongono la maggioranza invisibile mostra come in Italia esista una coalizione potenziale e maggioritaria che avrebbe tutto l'interesse a supportare politiche redistributive. [...]"
Fonte: La base sociale del cambiamento, La maggioranza invisibile - Chi sono gli italiani per i quali la politica non fa nulla, e come potrebbero cambiare davvero l'Italia, E.Ferragina, Bur Editori

Fonte immagine: Sergio Romano: perché l'Italia non sa pensarsi come un Paese unito
lanostrastoria.corriere.it

venerdì 15 gennaio 2016

FRA PUBBLICITA', (DIS)VALORI, UOMO...E MARKETING (EVITABILE?)

"[...] La pubblicità ha il compito di pareggiare il nostro bisogno di merci con il bisogno delle merci di essere consumate. I suoi inviti sono esplicite richieste a rinunciare agli oggetti che già possediamo, e che magari ancora svolgono un buon servizio, perché altri nel frattempo ne sono sopraggiunti, altri che 'non si può non avere'. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] La pubblicità politica sempre meno si distingue dalla pubblicità delle merci, per cui i sondaggi, lungi dal sondare l'opinione pubblica, sondano di fatto la capacità di persuadere dei mezzi di
comunicazione, con conseguente riduzione della democrazia a esercizio di scelte di consumo. 
Che fare? Nulla. Perché l'identità personale a cui fare appello per arginare gli inconvenienti del consumismo non c'è più, essendo stata a sua volta risolta in un insieme di bisogni e desideri programmati dal mercato. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)

"[...] In una società opulenta come la nostra, dove l'identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede, i quali non solo sono sostituibili, ma 'devono' essere sostituiti, ogni pubblicità è un appello alla distruzione. [...]" (U.Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, att.)


giovedì 14 gennaio 2016

CONSIDERAZIONI SU (E RICERCA DI) UNA SOSTENIBILITA'...FORZATA?

"[...] Il World Population Prospects, realizzato dalle Nazioni Unite ogni due anni, è il più autorevole rapporto sullo stato della popolazione mondiale e sulla sua evoluzione. 
Normalmente, per quanto riguarda gli scenari futuri, il rapporti individua tre varianti principali per la crescita della popolazione, definite alta, media e bassa. La variante media è ritenuta maggiormente attendibile. Nella nuova revisione 2010 la variante media indica una popolazione mondiale al 2050 di 9 miliardi e 310 milioni di persone [...]
Il [...] rapporto ricorda che l'attuale popolazione umana dovrebbe raggiungere entro il 2100 la cifra di 10.1 miliardi, toccando [...] nel 2050, la cifra di 9.3 miliardi di abitanti. 
La maggior parte dell'incremento che si verificherà riguarderà i Paesi ad alta fertilità, che comprendono 39 paesi africani, nove asiatici, sei in Oceania e quattro in America Latina. 
E' bene ricordare le tappe percorse dalla crescita della nostra popolazione sulla Terra, con la previsione relativa ai valori che saranno raggiunti nel futuro:

  • il primo miliardo è stato raggiunto nei primi anni dell'Ottocento;
  • il secondo nei primi decenni del Novecento;
  • il terzo miliardo è stato raggiunto il 25 ottobre del 1959;
  • il quarto il 27 giugno del 1974;
  • il quinto il 21 gennaio del 1987;
  • il sesto il 5 dicembre del 1998;
  • il settimo dovrebbe essere raggiunto il 31 ottobre 2011;
  • l'ottavo il 15 giugno del 2025;
  • il nono il 18 febbraio del 2043;
  • e il decimo, il 18 giugno del 2083.
Dalle ricostruzioni sin qui fatte che hanno portato a delle stime relative alla popolazione umana presente nel passato, sembra che alla fine dell'ultimo periodo di glaciazione, intorni ai 10mila anni prima di Cristo, la popolazione umana fosse stimabile intorno ai 5 milioni [...].
La crescita della popolazione ha subito una straordinaria accelerazione negli ultimi due secoli, e si incrocia inevitabilmente con i nostri modelli di uso e consumo delle risorse e di crescente produzione di scarti e rifiuti. Ogni giorno che passa indeboliamo la capacità di 'supportarci' dei sistemi naturali e la loro capacità di metabolizzare gli 'scarti' della nostra attività. 
[...] sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo [...], ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendo seriamente le capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Risulta, da queste semplici (o sempicistiche?) affermazioni, quanto sia ormai essenziale e prioritario ridefinire ed impostare un nuovo modello di concepire l'economia ed il modo che la società ha di costruire valore e benessere. Quali potrebbero essere le 'chiavi' maggiormente adatte e funzionali a compiere una missione tanto complessa ed intricata? 
Le opportunità di migliorare quel tant(issim)o che resta da fare sono legate ad una lunghissima serie di fattori essenziali da descrivere e monitorare con la maggior attenzione possibile: andamento della popolazione, tempo a disposizione, andamento delle risorse naturali, tendenze legate a fattori quali inquinamento e smog, [...]. Da questo insieme di fattori e parametri, pertanto, risulterà necessario strutturare una serie di percorsi che sappiano essere il più costanti e dettagliati possibile. 
La missione risulta tanto ardua quanto necessaria da strutturare, in quanto devono essere focalizzati obiettivi concreti e pe(n)santi su una lunga serie di fattori da raggiungere: clima, sviluppo economico, ambiente, cooperazione, pianificazione energetica e cultura solo per citare qualcuno dei possibili campi. Il metodo di descrizione puntuale richiede di pianificare un'opera attenta e costante, afferente al raggiungimento di una precisa serie di obiettivi realistici. 
Quali potrebbero essere, in termini realistici, i 'pilastri' entro cui (cercare di) collocare il processo di sostenibilità forzata? Il primo punto di azione potrebbe (o dovrebbe) fare rima con le caratteristiche e le peculiarità su cui si costruiscono fattori quali progresso e ricerca:

"[...] E' evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada. Le alternative esistono e la conoscenza scientifica [...] ci ha messo a disposizione accurate analisi per comprendere lo stato in cui ci troviamo, ed è anche capace di elaborare notevoli e concrete proposte operative destinate a modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici. [...]"

Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

La costruzione di una sostenibilità forzata potrà articolarsi nella proposizione di migliori forme di operatività e cooperazione tra i singoli Stati, superando le divisioni imposte da burocrazie e diplomazie capaci di svuotare o sgonfiare qualsiasi buona intenzione. 
Le tendenze imposte dalle modalità di sviluppo recenti dovranno, su questo fronte, ricondursi a forme più eque e puntuali di crescita. Il trend conseguito risulterà, a questo proposito, implacabile nel giudicare gli squilibri esistenti e maturatisi: 

"[...] I dati presentati dai World Economic Outlook [...] riportano che oggi il prodotto globale lordo delle nazioni del mondo ha sorpassato i 70mila miliardi di dollari. 
Se analizziamo le serie storiche del prodotto lordo globale [...], possiamo osservare che nel 1950 questo veniva calcolato in 6700 miliardi di dollari, nel 1960 in 10700 miliardi di dollari, nel 1970 in 17500, nel 1980 in 25300, nel 1990 in 34200 e nel 2000 in 46000 miliardi di dollari.
Dal 1950 a oggi l'economia globale è diventata oltre cinque volte più grande. 
Se continuerà a crescere allo stesso ritmo, nel 2100 sarà 80 volte quella che era nel 1950. [...]"
Fonte: Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità, G.Bologna - Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown, Edizioni Ambiente

Potrà quindi emergere, dall'analisi il più possibile critica di questi e di moltissimi altri possibili dati, la necessità di strutturare forme di ripresa e crescita che sappiano essere tanto durevoli quanto diversificate. Il tempo da impiegare per (sperare di) raggiungere l'insieme di procedimenti etichettabili come 'sostenibilità forzata' è una variabile pesante da definire, qualora si voglia davvero argomentare con competenza la necessità di imprimere una svolta ai sistemi sia globali che locali. 

Fonte immagine: mondoeco.it

mercoledì 13 gennaio 2016

CERCANDO QUALCOSA...FRA TANT(ISSIM)E COSE


"[...] È come il giorno che cammina,
come la notte che si avvicina [...]
È come un albero nel deserto,
come un trucco non ancora scoperto [...]
È fulmine, è grandine, è polvere, è siccità,
acqua che rompe l’argine e lascia una riga nera [...]
c’è qualcosa che passa in questa stanza vuota.
Come una sagoma sul pavimento,
come sabbia sotto al cemento [...] 
Come una terra che diventa straniera,
come un mattino che diventa sera [...]
Come un lungo saluto,
come un sorriso che dura un minuto,
come uno squarcio buttato al futuro [...]
Come dal nocciolo di un’esplosione,
come dal chiuso di una nazione [...]
come io e te che stiamo a guardare
tutte queste cose passare. [...]
Troppe volte zero, non vuol dire uno,
e c’è qualcosa che brucia in tutto questo fumo. [...]"


domenica 10 gennaio 2016

SU PAROLE E LORO PESO, IN SOCIETA' DISTRATTE (O DISTRUTTE?)

"[...] Per l'onestà del dialogo, le parole non devono essere ingannatrici. 
Parole precise e dirette; basso tenore emotivo, poche metafore; 
lasciar parlare le cose attraverso le parole, non far crescere parole su parole. 
Le parole [...] devono rispettare, non corrompere il concetto. [...]" 
(G.Zagrebelsky, cit. in "Con parole precise - Breviario di scrittura civile", G.Carofiglio)

"[...] La parola è un'ala del silenzio. [...]" 
(P.Neruda, cit.)

"[...] Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi. [...]" 
(G.Galilei, cit.)

"[...] La parola è impotente, la parola non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi, mai. 
Lo avvicina. [...]" (G.Ungaretti, cit.)

Fonte immagine: magazine.menthalia.com

sabato 9 gennaio 2016

ALLA RICERCA DELLA GHIRLANDA BRILLANTE: FRA CULTURA, FILOSOFIA E PROGRESSO...

Il ragionare ed il discutere a proposito delle facoltà umane in materia di pensiero, organizzazione dello stesso e cultura non sono affatto compiti facili da gestire ed 'eseguire'.
La difficoltà più grande, forse, potrebbe essere quella di tradurre in chiave divulgativa le infinite potenzialità che mente e storia umana in fatto di cultura hanno da proporre.
Sia nel passato che, soprattutto, nel futuro vicino e lontano.
Sono infinite le dinamiche e le 'specializzazioni' che definiscono cosa siano parole chiave quali mente, cultura e consapevolezza: pensiero, scienza, medicina, matematica, arte, geometria, informatica ed immaginazione. Solo per citarne alcune.
Alla luce di questi concetti chiave, pertanto, la necessità di strutturare un'opera che cerchi di essere il più completa ed esaustiva possibile in questi campi rischia di essere un compito terribilmente arduo.
Ogni livello dovrebbe essere infatti scomposto in ulteriori sotto-livelli, aventi minore complessità: quali potrebbero essere i 'passi' minimi con cui cercare di capire le difficili caratteristiche del cervello e del pensiero umano? Quanto di questi campi è ancora da scoprire, più o meno integralmente, nella loro infinita complessità? Fino a quale punto è possibile inserirsi per effettuare utili semplificazioni?
Nei 'settori' aperti od apribili basandosi sul campo semantico aperto da questioni simili si può inserire la questione filosofico-interpretativa della realtà: quali sono i 'mattoni' più adatti con i quali (provare a) costruire un'opera di semplificazione e diffusione di argomenti tanto complessi ed in corso di scoperta? Su quali ambiti si potrebbero inaugurare forme di consapevolezza adeguate all'importanza di questioni di ambito simile a quelle precedentemente citate?
Le riflessioni in ambito umanistico potrebbero forse finire per essere, in questo ambito, talmente imponenti da non poter essere ricondotte a semplificazioni funzionali alla comprensione totale di certi argomenti. Nonostante questo, comunque la si pensi, potrebbe essere importante (o quantomeno utile ed interessante) attingere a fonti che abbiano cercato una strada per trasporre su carta riflessioni in questi fronti. A tal proposito si dovrebbe gettare almeno uno sguardo su un'opera forse datata ma ancora oggi estremamente interessante ed attuale in più di un frangente: "Godel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante", scritto da Douglas R.Hofstadter e ripubblicato recentemente dalla casa editrice Adelphi. Fra le pagine in questione è possibile ritrovare un concentrato di scienza, matematica e filosofia che cerca di tracciare un sentiero piccolo ma enormemente lungo.
Questo stesso sentiero si trasforma ben presto in una strada; tale strada è capace di mescolare fra loro questioni solo apparentemente lontane l'una dall'altra, dai minimi termini della mente umana fino ad alcune grandi questioni che l'intelligenza artificiale si proponeva di risolvere 'solo' qualche decennio fa. Il computo della trama segue nel suo incedere moltissime strade, finendo con il definire un immenso percorso che non riesce ad avere risposta univoca su tanti campi di quelli affrontati.
Lo sviluppo delle trame risulta pressoché impossibile da riassumere con efficacia, in quanto moltissimi sono i temi affrontati (di pari passo con i tempi impiegati) in un dipanarsi narrativo impressionante. Una frase che colpisce è la sintesi riportata nel retro del libro in questione:

"[...] Il libro che ha svelato a una immensa quantità di lettori, in tutto il mondo, gli incanti e le trappole di un'Eterna Ghirlanda Brillante i cui fili si chiamano intelligenza artificiale, macchina di Turing, Teorema di Godel. Una 'fuga metaforica' nel variegato mondo che si dispiega fra la mente, il cervello e i computer. [...]"

Le componenti narrative sono articolate seguendo quindi una lunga serie di 'filoni' narrativi, capaci di diffondersi ed estendersi su tematiche ancora oggi in corso di ricerca e di svolgimento.
A strutturare e fare da completamento alla trama filosofico-scientifica vi sono dialoghi immaginari su svariate tematiche, condotti fra personaggi ideali quali Achille, Tartaruga, Granchio ed altri.
Ognuno di loro definisce, partendo da opere di Escher o da componimenti simil-inventati, metodi e spazi per livelli successivi della narrazione. Cercando anche di esemplificare ed anticipare al meglio possibile i capitoli successivi, oppure provando a spiegare i contenuti sviluppati in precedenza.
Le componenti dell'opera sono sviluppate in lunghi capitoli che affrontano una specifica serie di argomenti, solo apparentemente distanti le une dalle altre:

  • Significati e forme attribuibili alle scienze matematiche;
  • Coerenza, completezza e geometria delle scienze umane;
  • Forme ed articolazioni di strutture e processi ricorsivi;
  • Sviluppi e trame diffuse fra aritmetica, calcoli di proposizioni e metodi di calcolo;
  • Costruzioni di sistemi di calcolo equiparati a sviluppo di processi di descrizione, varianti per singole discipline specifiche;
  • Allargamento costruttivo dei punti di vista, ricercando collegamenti e tratti d'unione fra cervelli, menti e pensieri;
  • Uscita dai sistemi pre-figurati per innescare potenziali sviluppi su tematiche di volta in volta rinnovate dai punti di vista (o vita) espressi dalla ricerca scientifica;
  • Storia e cronaca delle scoperte (esaminate anche in chiave tecnico-filosofica) consegnate al genere umano da persone quali ad esempio Turing;
  • Prospettive e questioni (ancora) irrisolte espresse dalle frontiere dell'intelligenza artificiale;
  • Fronti gerarchico-specifici raggiungibili da parte dell'intelligenza artificiale, con uno sguardo su alcune prospettive etico-tecniche non risolte ancora oggi.
Il peso delle frontiere e degli obiettivi da raggiungere potrà essere quindi identicamente imponente ancora oggi, in virtù di uno sviluppo ancora tendenzialmente infinito nei confronti di tematiche non completamente sviscerate in tutta la loro imponenza. Dalla complessità e polivalenza delle opere di Escher fino ad arrivare ai punti limite descritti sia dalle scienze che dalle intelligenze più disparate. 
Leggere un'opera simile equivale ad argomentare complessità, affrontare nuove prospettive non ancora oggi sfiorate dalla ricerca, documentarsi ed arricchirsi. 
Eventualmente (ed ovviamente) criticare e confutare aspetti legati a forme di complessità non spiegabili od affrontabili efficacemente in maniera divulgativa.


venerdì 8 gennaio 2016

CERCANDO PORTE PER LA MUSICA, FRA ANIMA E SPINTE AL MIGLIORAMENTO


"[...] La musica è la parte principale dell’educazione 
perché il ritmo e l’armonia sono particolarmente adatte 
a penetrare l’anima. [...]"
(Platone, att. inc.)

giovedì 7 gennaio 2016

CON LA TESTA FRA NUVOLE, CITAZIONI E MUSICA...

"[...] Vanno 
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto
una voglia di pioggia [...]"
(F. De André, cit.)

"[...] [Vento] e nuvola e cielo; comuni denominatori della perfezione, eterni. 
Puoi cambiare la terra. Estirpare l'erba, spianare le colline, versare su tutto questo una città. 
Ma puoi estirpare il vento? Seppellire una nuvola nel cemento? 
Deformare il cielo per adattarlo all'immagine che l'uomo se ne fa? Mai. [...]"
(R. Bach, cit.)

"[...] Colui che crede in se stesso vive coi piedi fortemente poggiati sulle nuvole. [...]"
(E. Flaiano, cit.)

"La Corde sensible", R. Magritte


lunedì 4 gennaio 2016

"CATTIVA", DA SAMUELE BERSANI...


"[...] chiedi un autografo all'assassino 
chiedigli il poster e l'adesivo 
e approfitta finché resta dov'è 
toccagli la gamba 
fagli una domanda 
cattiva [...] 
è la mia curiosità impregnata 
di pioggia televisiva 
comincia un'altra partita [...]"

domenica 3 gennaio 2016

"A NOI!", PER (CERCARE DI) CAPIRE CHI E COSA SIA L'ITALIA(NO) OGGI...FRA INVOLUZIONE E CAMBIAMENTO

Può la storia degli italiani essere influenzata da alcuni tratti comuni, a prescindere dagli anni di riferimento ai quali si cerca di puntare lo sguardo?
Se la storia cambia porta, come è lecito che sia, altrettanti cambiamenti fondamentali in moltissime delle 'sfere' che riguardano lo scibile umano: politica, società, economia, classi dirigenti, medicina, ambiente, scienze e tecniche, discipline umanistiche, [...].
Sono tante le branche che subiscono modifiche con l'incedere della Storia, potendo imprimere alle società di riferimento cambiamenti anche consistenti.
La quantità di mutamenti può essere riconducibile in chiave allargata ad alcune caratteristiche di base delle popolazioni di riferimento che dovrebbero (in teoria) solo subire un cambiamento?
Con quanta credibilità è invece possibile sostenere la tesi secondo la quale sono anche i popoli ad esercitarsi ed applicarsi nella determinazione di modifiche anche importanti ad alcuni status quo?
A queste domande è possibile cercare risposte delineando profili specifici, nei quali italiani (ed italiani medi) si trovano inevitabilmente a muoversi: meccanismi di conoscenza e protezione della res publica, criteri di voto e di elezione delle classi politiche, padronanza dei meccanismi tecnico-economici che regolano le complessità esistenti ed altri infiniti esempi potenziali.
Da queste basi, pertanto, è lecito domandarsi davvero quanto i cambiamenti siano attribuibili a componenti esterne e quanto siano riconducibili a fattori interni e/o di proprie 'colpe'.
Sia che si tratti di evoluzione o di involuzione, dunque, sembrano essere molte le componenti che regolano il modificarsi della società.
Possono esistere, fra questi, alcuni tratti comuni caratteristici delle popolazioni che risiedono nelle varie nazioni genericamente identificate? Quanta parte di questi discorsi può essere estesa anche al contesto italiano? La società italiana riesce davvero ad adattarsi positivamente al cambiamento?
Risulta invece sferzata da alcuni suoi difetti 'interni', primo fra tutti l'ignoranza e la scarsa cultura a certi livelli più che diffuse? Di quanto riescono ad influire ancora oggi 'difetti' culturali e di varia matrice cumulatisi nel passato più e meno recente?
E' anche attorno a queste domande che cerca di promuovere una serie di ragionamenti l'opera "A noi! - Cosa resta del fascismo nell'epoca di Berlusconi, Grillo e Renzi", scritto dal giornalista Tommaso Cerno e pubblicato da Rizzoli Editore.
Il punto fondamentale dal quale partire potrà riguardare, nei fatti, quello di cercare di capire quali siano stati i cambiamenti principali che hanno caratterizzato la società italiana.
In tale contesto, la scelta del giornalista è stata quella di analizzare una certa realtà identificandosi al meglio possibile con il punto di partenza legato all'epoca fascista.
Tale necessità è chiarita in termini espliciti dallo stesso autore, sin dalla copertina:

"[...] Nella lingua italiana c'è una parola che, da più di 90 anni, non è mai passata di moda: fascismo. Definisce il Ventennio di Mussolini da cui [...] abbiamo preso espressamente le distanze. 
Eppure da allora non abbiamo mai smesso di utilizzare l'aggettivo 'fascista' per bollare uomini politici, movimenti, ma anche gruppi sociali e persino comportamenti comuni. [...]"

L'analisi di certe epoche storiche potrà e dovrà promuovere una lunga serie di considerazioni personali relativamente ai fondamenti storici che possono nascondersi dietro (apparentemente) semplici osservazioni linguistiche. Così facendo, infatti, il proseguimento dell'esposizione risulta più che chiaramente definibile:

"[...] In questo saggio, Tommaso Cerno parte da una semplice osservazione linguistica per riflettere sull'Italia di oggi. Perché continuiamo a usare un termine legato a un periodo storico ormai morto e sepolto? Vuol forse dire che qualcosa, di quel periodo, è rimasto nel modo di essere di noi italiani?
Unendo analisi storica e interpretazione dell'attualità, Cerno va alla ricerca di figure carismatiche, scelte politiche e fenomeni sociali che mostrino una matrice comune con l'era del Duce. [...]"

I meccanismi di analisi e descrizione della realtà presente e passata dovrebbero permettere di delineare il quadro grazie al quale cercare di definire specifici tratti di definizione di politiche future. Lo scopo di un compito simile sarà possibile da svolgere partendo da pochi ma ben saldi punti di riferimento, successivamente sviluppati estesamente nel dipanarsi dell'opera:

"[...] l'analisi di Cerno non si ferma alle biografie: interpreta gli stili di comunicazione [...]; sfata l'idea che certi comportamenti siano tipici del nostro tempo [...]; individua pregiudizi e forme di discriminazione [...]. E che dire dei disinvolti ribaltamenti di potere [...]? [...]"

L'obiettivo dell'opera risulta essere estremamente chiaro, alla luce delle dinamiche storiche che hanno gestito e stanno definendo i profili di azione ed esistenza di un popolo come quello italiano:

"[...] 'A noi!' [...] ci fa capire chi siamo stati, chi ci ha governato e ci governa. E soprattutto chi siamo, noi italiani. [...]"

Libro che si muove ricercando un preciso filo conduttore che, pertanto, sappia essere anche assoggettabile a critiche o difetti di argomentazione. Prescindendo dalle opinioni, comunque, dovrebbe risultare fondamentale la necessità di rincorrere certi limiti che sembrano (purtroppo) caratteristici di un popolo intero:

"[...] Difetti che non sono scomparsi, sono solo mutati di sembianza. E che ritroviamo ancora oggi. 
Se sappiamo dove andare a cercarli. [...]"

La parte più importante e difficile al tempo stesso consiste proprio nel saperli trovare, questi difetti quasi ancestrali del sistema Italia. Leggere per informarsi, dubitare, confermare.
Leggerne anche per confutare. Più e meno giustamente.


venerdì 1 gennaio 2016

SU ANNO NUOVO E SU RITUALI RICORRENZE...

"[...] Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è Capodanno. Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. 
Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. 
È un torto in genere delle date. Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. 
Sono anch'essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. 
Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell'animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati. [...]"
(Avanti! - rubrica Sotto la mole!, A.Gramsci, 1 gennaio 1916, cit.)


Fonte citazione: 
Odio il Capodanno, firmato Antonio Gramsci, internazionale.it
http://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci

giovedì 31 dicembre 2015

FRA AMBIENTE, SOCIETA', SCELTE DIFFICILI, APPROCCIO COORDINATO, LOGICA DI AZIONE "GLOCALE"...ED ANNO NUOVO

Il potenziale contenuto della riqualificazione totale che potrebbe attuarsi in chiave ambientale ed ecologica non pare riassumibile sottostando all'azione di poche semplici misure aventi più che altro lo scopo di tamponare una situazione grave.
Situazione che, andata progressivamente aggravandosi, è peggiorata per cause che un semplice post in chiusura d'anno non potrebbe in alcun modo riassumere con efficacia.
Ciò che appare (meno in)certo, allo stato attuale, è che lo stato di bassa attuale sarà destinato a ripetersi o perpetuarsi qualora non vengano assunti i giusti provvedimenti.
Misure che dovranno avere caratteristiche largamente strutturali e non certo occasionali, in quanto i rischi che il mondo intero va correndo sembrano essere sempre più globali ed interconnessi l'uno all'altro. In corrispondenza dell'anno che verrà la minaccia costituita dalla (fino ad oggi mancata) tutela dell'ambiente e degli ecosistemi potrà trasformarsi in un pericolo permanente ed ancora più lancinante, per tutta la società intera. A livello globale è forse questa l'urgenza che appare essere al contempo più palese e sottovalutata.
Nel definire nuove prospettive di azione, per fortuna o purtroppo, dovrebbe essere più che lecito attendersi un cambiamento radicale nel modo di concepire una lunghissima serie di argomenti che sembrano alquanto complessi da sintetizzare efficacemente: mobilità, sostenibilità, contabilità ambientale, transizione etica, cambiamenti energetici solo per citare alcuni capisaldi.
Di fronte al lavoro da fare per (sperare di) garantire futuro ed equità esistenziale al pianeta Terra potrebbero essere messe le misure caratteristiche del "pacchetto" ambientale promosse dalle autorità italiane nel percorso di "lotta" allo smog ed agli altissimi livelli di emissione registrati.
Si riporta nel seguito un quadro generico dei provvedimenti concordati fra Governo, Regioni e Comuni italiani tratto dall'articolo "Governo-Comuni: due gradi in meno di calore e auto più lente in caso di emergenza smog" tratto da La Repubblica:

  • Istituzione di un Comitato di Coordinamento ambientale, composto da rappresentanti di Regioni e Città metropolitane. Lo stesso potrebbe avere finalità di monitoraggio e controllo in materia di trasporti ed emissioni;
  • Incentivazione al passaggio verso forme di trasporto pubblico a bassa emissione, promuovendo quindi il rinnovo progressivo del parco mezzi attualmente esistente;
  • Possibile progetto di incentivazione specifica votata alla sostituzione del parco macchine privato, per quanto riguarda gli Euro 3.
In aggiunta a questi provvedimenti sono stati successivamente aggiunti limiti di velocità variabili in funzione delle circostanze e limitazioni agli impianti di riscaldamento ed alle temperature massime da assegnare agli edifici sia pubblici che privati. 
Può questo quadro essere pietra miliare nell'arginare le emissioni ed i consumi energetici che stanno contribuendo a causare danni ingenti a pianeta, Stati, uomini, animali, piante ed ecosistemi? 
La risposta a questa domanda, alquanto scontata per alcuni punti di vista, è riassunta da un contributo di Benedetta Tobagi contenuto in un numero de La Repubblica di pochi giorni fa. 
Lo stesso è stato segnalato dal blog ciwati.it qualche giorno fa, internamente al post "Fino a qui tutto bene". Si riporta nel seguito uno stralcio significativo del pezzo citato:

"[...] La sfida dell’inquinamento [...] richiede un approccio coordinato [...]: per trasformare gli impianti di riscaldamento [...], promuovere i trasporti su rotaia, incentivare il passaggio alle auto ibride ed elettriche. Di 'approccio coordinato' [...] non se ne vede granché. Nella metropoli assediata dall'emergenza inquinamento, balenano le contraddizioni. [...] (...)gli esperti [...] ricordano che una drastica riduzione del trasporto su gomma è conditio sine qua non per contrastare in modo efficace l’inquinamento atmosferico [...]. Il nodo sta qui. Pioverà, prima o poi; il livello delle polveri scenderà, il problema Pm10 tornerà mediaticamente invisibile, com'è fisicamente impercettibile nella vita quotidiana, e si andrà avanti come prima, tra sussulti di buona volontà dei cittadini ed amministrazioni più o meno virtuose, ma in assenza di un piano coordinato di prevenzione strutturale. L’approccio al problema delle polveri sottili, da questo punto di vista, non mi pare troppo diverso da quello alla prevenzione dei rischi sismici e idrogeologici, purtroppo. Che è poi quello della storiella raccontata nel [...] film di Mathieu Cassowitz L’odio: 'È la storia di una società che precipita, e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio ‘fino a qui tutto bene’, ‘fino a qui tutto bene’, ‘fino a qui tutto bene’. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio'. [...]"

Quando il problema mediaticamente generatosi troverà un abbassamento della gravità (riscontrata), pertanto, si rischierà inevitabilmente una crisi altrettanto mediaticamente gestita dei livelli di urgenza percepiti e di necessità di cercare soluzioni adeguate? 
Come poter articolare in maniera adeguata le forme di "approccio coordinato" necessarie per fronteggiare pericoli tanto prepotenti e tangibili? 
Le risposte a queste domande sono di una natura assai complessa per poter essere sintetizzata, in quanto si dovrebbe mescolare una serie di tematiche e di branche tecnico-scientifiche al meglio possibile le une con le altre: ingegneria, architettura, ecologia, biologia, statistica, fisica, analisi, [...]. 
Solo per citarne alcune; tutto questo in funzione del citato "approccio coordinato", ormai essenziale da inseguire e realizzare. Le specifiche deliberazioni assunte dalle autorità politico-tecniche nelle sedi sia continentali che mondiali dovranno (o dovrebbero, a seconda dei punti di vista) avere questo intento come punto tanto fermo quanto urgente da raggiungere. 
In prossimità del nuovo anno, pertanto, questo contesto sembra costituire e costruire la prima pietra miliare con cui molti buoni propositi dovrebbero cercare di tradursi in azioni concrete e capillari: da Parigi in avanti, senza ambiguità e con il minor numero di passi falsi possibile. 
L'urgenza di una tematica simile dovrebbe trovare una tanto urgente quanto profonda e prepotente risoluzione. Lo status quo di rischi e di male percepito risulta essere ormai chiaro a moltissimi esseri umani, sia in chiave presente che in voce futura. 
Servirebbe quindi, più che mai, promuovere un appello urgente all'azione. 
Parte di questo necessario appello è riportato in citazione nell'opera "La felicità al potere", pubblicato da Eir Editori. Lo stesso illustra un quadro delle politiche e della vita del Presidente uruguayano José Mujica, definito per via divulgativa da Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi. 
Il pezzo concernente l'emergenza ambientale è riportato, mediante una sorta di appello ineludibile, nel seguito della presente:

"[...] Se guardiamo [...] il pianeta nel suo insieme, se consideriamo la nostra specie, cosa abbiamo ottenuto? A che punto siamo? Possiamo dire che stiamo meglio? No, nel modo più assoluto. 
Gli stessi problemi incalzanti che si denunciavano negli anni Settanta del secolo scorso continuano ad essere presenti e persino ad aggravarsi, raggiungendo in molti casi livelli di estremo allarme. 
E molti altri nuovi problemi si sono aggiunti alla lista. 
Non abbiamo fatto nulla per arrestare la corsa sfrenata dell'attuale modello di produzione e consumo capitalista. Ogni giorno è più grande la generazione di ricchezze, ma aumentano anche le ingiustizie. Ogni giorno è più scellerato il consumo delle risorse finite del pianeta, e sono più forti i danni all'ambiente. Si stanno realizzando le peggiori previsioni scientifiche in relazione al cambiamento climatico e al riscaldamento globale. [...] 
E' sufficiente enumerare alcuni dati che gli esperti degli organismi internazionali hanno esposto al mondo:
  • Il danno causato dagli effetti del clima potrebbe andare dall'1 al 2% del [...] PIL mondiale entro il 2100, se le temperature registreranno un aumento di 2.5°C al di sopra dei livelli pre-industriali. Questa stima dei danni aumenterà arrivando al 2-4% del PIL mondiale per un aumento di 4°C; [...]
  • La desertificazione avanza a un ritmo tra i cinquantamila e i settantamila chilometri quadrati l'anno, e trentotto milioni di chilometri quadrati [...] sono già deserti [...];
  • Il livello del mare, nella media mondiale, relativamente costante per quasi tremila anni, ha registrato un aumento di circa 170 mm nel secolo XX [...] e si stima che si innalzerà perlomeno di altri 400 mm [...] entro l'anno 2100 [...];
  • Il mondo ha perso più di 100 milioni di ettari di boschi tra il 2000 e il 2005, e ha perso anche il 20% degli habitat marini e delle zone litoranee tropicali [...] dal 1970 al 1980. [...];
  • Tra il 1960 e oggi si è triplicata la quantità di grani [...] prodotti nel mondo, mentre la popolazione mondiale è raddoppiata [...];
  • Fra il 30% e il 50% dei quattromila milioni di tonnellate di alimenti che si generano nel mondo vengono buttati via o non si utilizzano. [...];
  • Degli oltre ottocento milioni di persone che muoiono di fame nel mondo, l'80% vive in zone rurali. [...]
  • Più del 95% delle morti dovute ai disastri naturali fra il 1970 e il 2008 sono avvenute nei Paesi in via di sviluppo. [...] 
Dove risiede allora il problema? Che cosa provoca la paralisi, la mancanza di risposta? [...]
A mio giudizio il nostro problema fondamentale non è con l'ambiente, benché viviamo senz'altro una profonda crisi ambientale. La causa che spiega la ragione per cui non riusciamo ad affrontarla è politica: il problema dell'ambiente è conseguenza di un problema di ordine politico. 
Siamo entrati in un'epoca dell'umanità nella quale abbiamo necessità di cominciare a ragionare come specie, non come singoli Paesi. Bisogna difendere la vita come specie. 
Abbiamo bisogno di un pensiero globalizzato che ricopra tutta la terra, ma siamo senza governo. L'unica cosa che esiste è una lotta spietata di interessi economici, e ci ritroviamo senza bussola. [...]"
Fonte: Un appello urgente all'azione, "La Felicità al potere", J. "Pepe" Mujica - C.Guarnieri - M.Sgroi, Eir Editori

Da questo appello e per tutti questi punti, pertanto, è più che lecito augurarsi un anno nuovo che sappia essere largamente differente rispetto a quelli precedentemente inaugurati e poi lasciati andare. 
L'incedere nella ricerca di soluzioni dovrà avere un passo enormemente superiore rispetto all'impronta lasciata da problemi immensi che sembrano essere sempre più impellenti da arginare.

Fonte immagine: www.labottegadellaluna.it


Per saperne di più: 
"Governo-Comuni: due gradi in meno di calore e auto più lente in caso di emergenza smog", La Repubblicahttp://www.repubblica.it/politica/2015/12/30/news/smog_ministro_galletti_incontra_sindaci_e_governatori-130360556/

"Fino a qui tutto bene", Ciwati.ithttp://www.ciwati.it/2015/12/29/fino-a-qui-tutto-bene/

lunedì 28 dicembre 2015

RICERCANDO FORME DI INGEGNERIA MISTA AD UMANESIMO...

"[...] L'ingegneria ha contribuito a rendere possibile il primo sbarco sulla Luna.
L'ingegneria ha drasticamente migliorato la nostra qualità di vita. 
Eppure, non siamo ancora stati in grado di eliminare la povertà e la disuguaglianza sociale. 
Perché? I problemi [...] continuano a sussistere perché non si danno percorsi di soluzione chiari.
Manchiamo del sapere pratico per risolvere tutta una serie di questioni spinose. Quando si tenta di ragionare a ritroso si rischia di perdersi in un ginepraio.
Le sfide di tipo sociale hanno spesso contorni indistinti. Non sono chiaramente circoscritte, sono scarsamente strutturate, non sono legate a scadenze. Soprattutto [...] comportano costi sociali che risultano distribuiti in modo non uniforme e cambiano a seconda del ritmo di vita e delle priorità delle nostre società. [...] Le soluzioni puramente tecniche, quando non possono contare sul sostegno delle forze i mercato, sono l'equivalente di una circolazione sanguigna senza ossigeno.
L'ingegneria può contribuire a risolvere molti problemi di ordine sociale, ma non tutti. 
In futuro [...] continueranno a emergere nuove opportunità e nuove sfide legate allo sviluppo di sistemi complessi che l'ingegneria non potrà gestire da sola. [...] l'ingegneria dovrà imparare a comprendere meglio le sottigliezze del comportamento umano. 
Dovrà allargare il proprio campo visivo arricchendosi del potenziale visionario, della saggezza e della creatività delle arti, dei saperi umanistici, delle scienze e della filosofia. [...]"
Fonte: Imparare dagli altri, "Come pensano gli ingegneri - Intelligenze applicate",  Guru Madhavan, Raffaello Cortina Editore

Scultura di A.Pomodoro

sabato 26 dicembre 2015

FRA NATURA, STATO DI NATURA ED OPERE UMANE...

"[...] Le cose fuori del loro stato naturale né vi si adagiano né vi durano. [...]"
(G. Vico, att.)

"The aqueduct and lock", P.Cezanne

venerdì 25 dicembre 2015

FRA NATALE E SOGNO...OSSERVANDO TEMPI CONTROVERSI

Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l'impressione d'una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l'anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors'anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi.
Era festa dovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori... E le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

- Buon Natale - e sparivo...

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d'incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d'un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita.
Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l'immagine di lui m'attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente m'arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii.
Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d'una luce interiore, sorvolava su un'alta siepe di rovi, che s'allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant'egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo.
Dall'irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d'una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e, su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino a un punto nell'immenso arco dell'orizzonte. Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide.
A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d'una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.

- Non dormono... - mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d'odio e d'invidia pronunziate nell'interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l'impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: - Anche per costoro io son morto...

Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch'ero la sua ombra per terra, non mi disse:

- Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica, un'immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d'oro alla volta, piena d'una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l'altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d'incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d'argento splendevano a ogni gesto le brusche d'oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale.

- E per costoro - disse Gesù entro di me - sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.

Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:

- Cerco un'anima, in cui rivivere. Tu vedi ch'ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l'anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo... Cerco un'anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d'ogn'altro di buona volontà.

- La città, Gesù? - io risposi sgomento. - E la casa e i miei cari e i miei sogni?

- Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

- Ah! io non posso, Gesù... - feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona.

Come se la mano, di cui sentivo in principio del sogno l'impressione sul mio capo inchinato, m'avesse dato una forte spinta contro il duro legno del tavolino, mi destai in quella di balzo, stropicciandomi la fronte indolenzita. E qui, è qui, Gesù, il mio tormento! Qui, senza requie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa.
                                                                                              (Sogno di Natale, L.Pirandello)

Fonte immagine: 
http://viaggiare.dimoredepoca.it/wp-content/uploads/2011/11/bologna.jpg

giovedì 24 dicembre 2015

NATALE, FRA MUSICA E GIUSTO SPIRITO (DA RITROVARE)...


"[...] C'è la luna sui tetti e c'è la notte per strada 
le ragazze ritornano in tram 
[...] tra due giorni Natale 
ci scommetto dal freddo che fa. 
E da dietro la porta sento uno che sale 
ma si ferma due piani più giù 
un peccato davvero ma io già lo sapevo 
che comunque non potevi esser tu. 
E tu scrivimi, scrivimi 
se ti viene la voglia 
e raccontami quello che fai [...]
E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti 
per i conti che non tornano mai 
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso [...].
Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano 
come un treno dentro a una galleria 
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male 
buonanotte torna presto e così sia. 
E tu scrivimi, scrivimi 
se ti viene la voglia 
e raccontami quello che fai [...]"

mercoledì 23 dicembre 2015

FRA ANNI VELOCI, PERSONE...E TEMPO CHE FUGGE

"[...] Gli anni scorrono troppo velocemente. [...]
Ci sono sempre più persone al mondo, 
ma c'è sempre meno tempo per fare le cose. [...] 
Servono anni più lunghi! [...]"
(Lucy Van Pelt, Peanuts, att.)

Pioggia, vapore e velocità, W.Turner

martedì 22 dicembre 2015

SUL FARE SCIENZA E SUL DARE GERARCHIE NEI RISULTATI CONSEGUITI...

Chiedersi quanto bene possa fare la scienza al genere umano è una domanda che può trovare risposte abbastanza facili, qualora si voglia guardare ai traguardi raggiunti nel passato più e meno recente.
Sono tante le epoche che hanno visto un progresso materiale tangibile, grazie all'incedere del metodo sperimentale che ha conseguito traguardi basati su una serie di esperienze fatte da uomini che hanno adottato il 'costruire scienza' come ragione fondante della propria vita.
Qualora si voglia invece restringere lo sguardo sulle scoperte e/o sui risultati conseguiti in una singola annualità, si potrebbe forse (cercare di) stilare una sorta di classifica per mettere in mostra quali siano stati i risultati di maggior incidenza?
Quali potrebbero essere i criteri di 'organizzazione' della stessa, privilegiando alcuni traguardi invece di altri? Per provare a rispondere con competenza a queste domande si dovrebbe chiarire, prima, quali 'argini' e 'confini' attribuire al concetto specifico di scienza.
Si dovrebbero tracciare delle 'piste', al fine di poter meglio comprendere quali sentieri riesca a tracciare la scienza se ben condotta e ben applicata dagli stessi esseri umani.
Per definire i margini del 'fare scienza' può essere interessante riprendere una definizione alquanto complessa, attribuita al celebre Richard Feynman dai siti di Wikipedia. La stessa è riportata brevemente nel seguito:

"[...] Che cos'è la scienza? Con questa parola [...] s’intendono tre cose diverse, o un misto delle tre. Non credo ci sia bisogno di essere precisi: essere troppo precisi non è sempre una buona idea. 'Scienza' a volte significa un metodo speciale di scoprire le cose; a volte significa l’insieme delle conoscenze che si originano dalle cose scoperte, ma può anche significare tutte le cose nuove che si possono fare usando la conoscenza acquisita, o il fare effettivamente queste cose. [...]"

Il fare scienza può identificarsi, pertanto, con uno schema che prevede speciali 'meccanismi' a cascata che riescano ad organizzare autonome 'architetture' di sapere e cultura per pervenire alle conseguenze sinteticamente descritte nel seguito:

  1. scoperta delle cose;
  2. insieme delle conoscenze generatesi dalle scoperte;
  3. attività innovative concrete che si generano dalle precedenti attività.
Seguendo l'evolversi di questi tre punti cardine, pertanto, si potrà (cercare di) definire quali margini possano avere certe attività e quali gerarchie dare a certe scoperte od innovazioni realistiche/realizzabili. Stando a questa visione dei fatti, pertanto, è possibile 'plasmare' una lente che sappia cercare di porre sotto il giusto fuoco le scoperte realizzate in una singola annualità. 
Si fa pertanto riferimento esplicito ad un articolo presentato sul sito de Le Scienze, in occasione della fine dell'anno 2015. Seguendo fedelmente e citando dallo stesso, si fa riferimento al titolo "La top ten della scienza secondo 'Science'". La definizione della presente classifica è riportata chiaramente dallo stesso; sono infatti tanti i traguardi raggiunti in questi 365 giorni, siano essi scoperte completamente istantanee o percorsi che si sono generati dopo anni ed anni di ricerca e lavoro sul campo. 
I successi ed i completamenti raggiunti in questo ultimo anno e citati dall'articolo sono sinteticamente definiti nel seguito:

  1. Tecnica di mappatura ed editing genetico identificata come CRISPR;
  2. Riprese di Plutone e Cerere, realizzando quindi il salto fra infinitamente piccolo ed infinitamente grande;
  3. Soluzione al mistero dell'uomo di Kennewick;
  4. Pubblicazione di ampi studi su controllo della riproducibilità dei risultati nelle ricerche psicologiche, funzione di potenziali variabilità statistiche;
  5. Scoperta dell'alimentazione di ventotto pennacchi vulcanici, richiamati direttamente dal mantello terrestre senza la presenza di camere magmatiche isolate l'una dall'altra;
  6. Tentativi nella ricerca di un vaccino al virus Ebola;
  7. Definizione di metodo di sviluppo biotecnologico per la produzione di analgesici.
Seguono infine nelle "ultime" posizioni la scoperta secondo cui vi sarebbe una piccola rete linfatica esistente fra le meningi, in richiamo alla conferma di relazioni reputate vere fra meccanica quantistica e realtà locali. Quali risultati potrebbero realizzarsi per il 2016? 
Si realizzeranno altre scoperte seguendo i cardini di priorità ed importanza scientifica precedentemente delineati? Il percorso della scienza è solito avere velocità molto variabili, di pari passo alla complessità delle attività che si cercano di definire o matematizzare. 
L'attesa rimane, di pari passo ad alcune anticipazioni fornite dall'articolo stesso. 
Buone feste anche alla scienza, definita non a caso "[...] cosa più preziosa che abbiamo. [...]"

Macchine volanti, Leonardo Da Vinci

Per saperne di più: 
"La top ten della scienza secondo 'Science'", Le Scienze
http://www.lescienze.it/news/2015/12/18/news/piu_importamti_ricerche_risultati_2015-2900025/




lunedì 21 dicembre 2015

SULL'AVVENTURA DELLO ZERO, SEMPLIFICANDO LA MATEMATICA...

"[...] C’era una volta
un povero zero
tondo come un O,
tanto buono ma però
contava proprio zero
e nessuno lo voleva in compagnia
per non buttarsi via.

Una volta per caso
trovò il numero Uno
di cattivo umore perché
non riusciva a contare
fino a tre. 
Vedendolo così nero
il piccolo zero
si fece coraggio,
sulla sua macchina
gli offerse un passaggio,
e schiacciò l’acceleratore,
fiero assai dell’onore
di avere a bordo
un simile personaggio.

D’un tratto chi si vede
fermo sul marciapiede?
il signor tre che si leva il cappello
e fa un inchino
fino al tombino
e poi, per Giove,
il sette, l’otto, il nove
che fanno lo stesso.

Ma che cosa è successo?
che l’uno e lo zero
seduti vicini,
uno qua l’altro là
formavano un gran dieci:
nientemeno, un’autorità!

Da quel giorno lo zero
fu molto rispettato,
anzi da tutti i numeri
ricercato e corteggiato:
gli cedevano la destra
con zelo e premura,
(di tenerlo a sinistra
avevano paura),
lo invitavano a cena,
gli pagavano il cinema,
per il piccolo zero
fu la felicità. [...]"
(L'avventura dello zero, G.Rodari)


sabato 19 dicembre 2015

FRA NEBBIA, (ASSENZA DI) NEVE E FREDDO...ASPETTANDO L'INVERNO

"[...] La vedi nel cielo quell'alta pressione, 
la senti una strana stagione? 
Ma a notte la nebbia ti dice di un fiato 
che il dio dell'inverno è arrivato [...]"
(F.Guccini, cit.)

Jardin sous la neige, P.Gauguin

mercoledì 16 dicembre 2015

SULL'ANNO ZERO DEL CAPITALISMO ITALIANO...E SU DIFETTI QUASI ANCESTRALI DEL SISTEMA ITALIA

La crisi di stampo economico-finanziario ha lasciato (e/o sta lasciando ancora?) campi sterminati e notevolmente modificati su una pressoché infinita serie di settori: politica, ambiente, società, relazioni diplomatiche, questioni internazionali o sviluppo economico solo per citarne alcuni. 
L'Italia ha probabilmente finito per vedere peggiorate, in questo contesto, una serie di dinamiche interne ad alcuni campi nei quali erano già notevolmente complicate le cose.
Vi erano probabilmente situazioni già precedentemente problematiche che hanno subito un aggravamento strutturale a seguito dei processi di tracollo economico verificatisi. 
Mediante quali passi si è progressivamente destrutturato il contesto italiano di gestione e tutela dei capitali esistenti o circolanti?
Quali sono state le esperienze pericolanti già 'vissute' dallo Stato italiano in epoche precedenti alle riscontrate difficoltà di tipo economico-finanziario?
A queste e molte altre domande cerca di rispondere, mediante un lavoro di cronaca alquanto puntuale, il libro "L'anno zero del capitalismo italiano", scritto dal giornalista e conduttore televisivo Massimo Giannini e pubblicato da Editori Laterza e La Repubblica nella raccolta iLibra
La necessità di analizzare le difficoltà attuali rappresenta una priorità da effettuare, però, tenendo bene a mente quali siano state le vicende che hanno condotto all'impietoso status quo che tutti hanno di fronte. Nonostante lo stesso libro sia aggiornato con le vicende di fine 2013, restano comunque abbastanza fruibili le piste da percorrere per (cercare di) comprendere ove siano precipitate ed affondate (alcune del)le reali cause di questa crisi socio-economica:

"[...] L'idea di questo libro nasce da qui. Rimettere insieme le cronache del capitalismo di questi anni, dalla scala globale (il grande mondo della finanza) a quella locale (il 'piccolo mondo' italiano). Il primo capitolo affronta la scala globale: con l'obiettivo di frugare nel gigantesco 'trolley ovarico' del turbo-capitalismo finanziario [...] tentando di spiegare l'origine del male e giustificare l'urgenza di curarlo. I capitoli successivi affrontano la scala locale. 
La lunga sequela di disastri italiani, che ci ha portato in soli cinque anni a bruciare 9 punti di PIL, 25 punti di produzione industriale e oltre un milione di posti di lavoro, anche se ha consentito a un gruppuscolo agguerrito di esponenti della 'classe dirigente' di portare a casa almeno 60 miliardi l'anno di utili, distribuiti e non reinvestiti. [...]"

Il perpetuarsi di drammatici problemi sulla scala locale pone dinanzi la necessità di esaminare con le dosi più elevate possibili di imparzialità ed obiettività argomenti pesanti quali:
  • rovina del comparto industriale statale;
  • tracollo dell'alta finanza e del comparto borsistico su scala statale;
  • declino strutturale della cosiddetta 'galassia del Nord', crocevia di incroci azionari e flussi di capitale imponenti che hanno dimensionato e diretto sorti e dinamiche del capitalismo privato.
Sono tante le vicende a mescolarsi, altrettante le situazioni di crisi che vanno minando a tutt'oggi le fragili criticità di un'Italia ancora alla ricerca di una crescita economica che vada oltre il cosiddetto zerovirgola. Senza l'impiego di retorica alcuna, nonostante sia passato un certo tempo teoricamente utile per l'implementazione di misure utili a guidare una nazione intera fuori dalla palude, dovrebbe risultare essenziale adoperarsi per (ri)strutturare sia l'economia che la società facendo leva sull'idea di futuro da mettere in campo. Tutto questo, logicamente, senza perdere assolutamente di vista gli errori commessi nel passato lontano e vicino: 

"[...] Oggi che i profitti delle multinazionali tornano a salire, il nostro Paese resta impantanato nella recessione. I poteri della grande industria svaniscono, sacrificati al mito dell'italianità [...], svenduti alla concorrenza estera [...], decapitati da inchieste e arresti [...] o salpati direttamente oltreoceano [...]. Non va meglio ai poteri storti dell'alta finanza, che negli scandali Montepaschi e Fonsai hanno saputo aggirare anche la vigilanza di Consob e BankItalia. [...]"

Nel bel mezzo di questo pantano, purtroppo, rimangono molteplici i problemi tragicamente irrisolti e/o peggiorati da una crisi che non sembra aver concesso a troppi una seconda (o terza, quarta, ennesima) possibilità di crescita e rivalsa. A questo punto fa chiaro riferimento lo stesso autore, individuando nell'opinione pubblica una dirimente ragione da sanare: 

"[...] In questo stato di decomposizione, l'opinione pubblica ha trovato il capro espiatorio nella classe politica. In realtà stiamo vivendo l'eclissi del potere, che nel pubblico come nel privato non ha saputo né voluto affrontare il cambiamento e cavalcare la modernità. [...]"

Tutto questo senza logicamente dimenticare che, però, parte dei problemi del sistema Italia vanno ricercati anche nelle classi dirigenti e nelle modalità da esse stesse scelte per la gestione delle ricchezze e dei capitali. A questo proposito l'autore risulta essere estremamente chiaro nel definire i tratti fondanti di alcune delle principali problematiche: 

"[...] L'Italia ha un tragico problema di classe dirigente. 
E' un problema in politica, e lo è anche in economia. Il nostro è un capitalismo di rendita, che accumula e non investe, che depreda e non paga dazio. [...]"

Quali potrebbero essere le soluzioni a questi problemi? Attraverso quali 'leve' si dovrebbe cercare di agire per migliorare le condizioni esistenti e/o per (cercare di) accelerare l'uscita dalla desolante stasi nella quale l'intero Paese appare precipitato da troppo tempo a questa parte?
Le domande non sembrano sprecarsi, in parallelo richiamo alla quasi totale assenza di soluzioni radicali e definitive. Altro esempio di tanto inversa quanto distruttiva proporzionalità, forse.