martedì 29 settembre 2015

sabato 26 settembre 2015

FRA QUESTIONE ENERGETICA ED APPELLI, CON UN'OCCHIATA A QUALCHE QUESITO DA POTER SOTTOSCRIVERE...

L'energia e le modalità per ricavarla rendendola utile ed impiegabile per l'essere umano sono due punti che, forse e non a torto, rappresentano una delle sfide più grandi che l'umanità intera dovrebbe cogliere per cercare di vincerle. Cosa possa rappresentare la questione energetica per l'essere umano potrebbe essere forse cosa chiara a tutti, osservando la circostante natura dei fatti.
Fra clima, consumi elettrici e termici, attività produttive e necessità di risparmio, di anno in anno, tutto appare sempre più legato a molteplice filo con quanto è definibile come energia.
Senza apporto energetico molt(issim)e delle cose che conosciamo sarebbero senza vita, spente od inutilizzabili. Alla luce di queste generalizzazioni, senza bisogno di scendere in dettagli particolari che potrebbero forse distogliere dalla questione principale, si potrebbe forse considerare la questione energetica come potenziale sorgente per circoscrivere nuovi obiettivi di sviluppo.
Facendo ciò si potrebbe finire per favorire una rinnovata idea di economia, meno imperniata su squilibri di vecchia data ed assai meno radicata su situazioni che denotano una fortissima precarietà di pensiero nuovo. Pensiero mancante, proprio perché servirebbe (cercare di) vedere certi fenomeni sotto una luce nuova al fine di poterli meglio risollevare in un quadro di molteplici forme: globale, mondiale, continentale, statale, regionale e locale che scriver si voglia.
Quale voce può avere la competenza tecnica orientata al compiere certe scelte rispetto ad una politica che troppo spesso si è dimostrata radicata su paradigmi diametralmente opposti a quelli che dovrebbero essere funzionali per realizzare quella differente visione di cui sopra?
A questa domanda cerca di rispondere un tentativo di dialogo ed approfondimento, strutturato da alcuni docenti ed esperti in materia energetica delle maggiori Università Italiane fra le quali spicca quella di Bologna. Il quadro richiamato dall'appello, descritto sotto il titolo di "Energia per l'Italia", risulta esteso a tutte le autorità istituzionali che è possibile coinvolgere per far presente l'importanza di una serie di questioni radicali. Citando dal documento in esame, risulterà possibile scrivere quanto riportato nel seguito:

"[...] vorremo chiarire che non siamo portavoce di nessun partito: non siamo politici, ma scienziati. Crediamo che le decisioni debbano essere prese dalle Istituzioni, cioè dai governi nazionali e locali. Riteniamo [...] che chi è a capo delle Istituzioni, prima di prendere decisioni riguardo problemi complessi come quello dell’energia e del clima, abbia il dovere di ascoltare il parere di docenti e ricercatori che, per la quotidiana consultazione della letteratura scientifica e per le intense relazioni con colleghi di tutto il mondo, possono dare utili suggerimenti per uscire dalla crisi energetico-climatica [...]"

L'urgenza di promuovere una battaglia tanto sensata quanto impellente nei confronti di una situazione simile presuppone la necessità di analizzare con occhio tanto competente quanto imparziale l'attuale orientamento energetico dello stato italiano. Facendo questo passo in avanti da un punto di vista caratteristico di dati e contesti specifici, è possibile scrivere che:

"[...] Consumiamo quantità enormi di combustibili fossili [...] immettendo nell'atmosfera, oltre alle sostanze inquinanti che causano numerose malattie, 36 miliardi di tonnellate l’anno di anidride carbonica, gas serra che ha raggiunto la concentrazione di 400 parti per milione. Ne deriva il progressivo riscaldamento del pianeta che sta già causando conseguenze catastrofiche. Non è certo questo il modo di custodire la Terra, la nostra casa comune. [...] Il Fondo Monetario Internazionale [...] ha recentemente pubblicato un importante rapporto sulle politiche energetiche nel quale afferma che i prezzi dell’energia e dei suoi derivati devono essere collegati ai costi reali comprendenti gli effetti sull'ambiente, sul clima e sulla salute [...] e chiede ai governi di adottare politiche fiscali conseguenti, al fine di facilitare la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. [...] le agenzie di rating [...] mettono in guardia contro i rischi finanziari legati ai cambiamenti climatici e affermano che limitare le emissioni è conveniente anche dal punto di vista dei profitti industriali. D’altra parte le energie rinnovabili [...] non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia [...]. Poiché i combustibili fossili sono una risorsa in via di progressivo esaurimento, la transizione alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. [...]"

Il consumo di combustibili fossili potrebbe quindi essere rapportato all'inevitabile crescita del comparto rinnovabile su scala globale. L'attingere a caratteristiche specifiche e a report definiti da autorità competenti su varie materie può rendere l'idea di quanto vari campi siano in realtà intimamente connessi l'uno con l'altro: ambiente, energia, economia, società, sostenibilità solo per citarne alcuni. Per quanto riguarda invece il comparto legato alla singola Italia, risulta imprescindibile partire dai cardini numerico-tecnici imposti dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN):

"[...] dovrebbe essere chiaro che le istituzioni, a qualsiasi livello, hanno il dovere, oltre che l’interesse, di favorire la transizione dall'uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili. Purtroppo la strategia energetica del Governo non va in questa direzione; non guarda avanti, ma è prigioniera di interessi economici consolidati che ipotecano il futuro energetico e ambientale del nostro Paese. Il Governo [...] ha deciso, col decreto Sblocca Italia e altri decreti più recenti, di facilitare e addirittura incoraggiare le attività di estrazione delle residue, marginali riserve di petrolio e gas in vaste zone del territorio e del mare. 
In particolare l’estensione delle trivellazioni interesserà aree densamente popolate come la nostra regione, zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia. Attribuendo un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, il Governo ha semplificato gli iter autorizzativi, tolto potere alle regioni e prolungato i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. [...] il Governo non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e complica sempre più le procedure che già ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili. Questo atteggiamento è tanto più incomprensibile in quanto a trarre vantaggio dalla transizione energetica saranno i paesi che importano grandi quantità di combustibili fossili, che hanno abbondanti energie rinnovabili e che possiedono un’industria
manifatturiera in grado di promuoverne lo sviluppo. Queste sono [...] le condizioni in cui si trova l’Italia dove, quindi, la transizione energetica dovrebbe essere favorita mediante un’opportuna strategia basata, oltre che sullo sviluppo delle energie rinnovabili, anche sull'aumento dell’efficienza energetica e sulla moderazione dei consumi. [...]"

Il quadro specifico da cui partire risulta, nell'appello in esame, concentrato sulla suggerita realizzazione di alcuni punti programmatici che dovrebbero mirare a perfezionare il più possibile l'unione esistente fra i vari livelli precedentemente citati e predisposti all'integrazione l'uno con l'altro. Richiamandosi al quadro specifico, sarà possibile riassumere quanto segue:

  1. Riduzione del consumo di energia, da perseguirsi mediante un aumento dell'efficienza energetica e mediante creazione di una cultura della sobrietà considerando la limitatezza ormai evidente delle risorse terrestri;
  2. Riduzione dell'uso di combustibili fossili, cercando quindi di limitare danni sia a clima che ad ambiente ed esseri umani;
  3. Promozione legata all'impiego di fonti energetiche "alternative", valutando anche la possibilità di colmare tramite nuove azioni disuguaglianze nel tentativo di strutturare un differente modello economico. 
Leggere per documentarsi, farsi un'idea o contestualizzare nuove modalità di informazione e potenziale confutazione. 



Per saperne di più: 

"Appello - Energia per l'Italia", energiaperlitalia.it

"24 luglio 2015 - Incontro con l'Assessore Regionale Paola Gazzolo", Possibile.com
(http://www.possibile.com/wp-content/uploads/2015/06/Documento-Balzani_Regione-ER.pdf)

"Lettera al Governo - Energia per l'Italia"
(http://www.energiaperlitalia.it/lettera-al-governo/)

venerdì 25 settembre 2015

PROSEGUENDO NELL'AUTUNNO, NUOVE RIFLESSIONI...

"[...] In autunno, il rumore di una foglia che cade è assordante perché con lei precipita un anno. [...]"
(T.Guerra, att.)

"[...] Sì, è così. Come la natura volge verso l’autunno, così l’autunno si fa in me e intorno a me. Ingialliscono le mie foglie, e già le foglie degli alberi vicini sono cadute. [...]"
(W.Goethe, att.)

"[...] Autunno. 
Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito. [...]"
(Autunno, V.Cardarelli)

Ulteriori spunti di riflessione, (ri)costruzione e pensiero sulla stagione rintracciabili all'indirizzo riportato sinteticamente mediante le coordinate seguenti: 'Frasi, citazioni e aforismi sull'autunno', aforisticamente.com

"Lo stagno delle anatre in autunno", C.Monet

giovedì 24 settembre 2015

CERCANDO UN MONDO MIGLIORE, FRA VITA E FUTURO...

"[...] Che è tutta una vita che passo da qua, 
e ancora rischio di perdermi, 
magari è questione di troppa sensibilità, 
o sono soltanto motivi tecnici. [...]
E tu dici la vita dovevi almeno capire perché, 
la vita, il tempo che cambia col vento che arriva 
quest'anima stanca che pure respira 
quest'angolo piatto che gira, quest'anima 
dolce e cattiva [...] 
E tu dici 'La vita', la vita. 
Questa scatola vuota 
quest'anima nuda, questa retta finita, 
quest'acqua che corre veloce in salita, 
quest'anima forte e ferita [...]"
Fonte: La linea della vita, F.De Gregori


mercoledì 23 settembre 2015

ADELANTE, FRA ITALIA E (RI)COSTRUZIONE...




"[...] Di questa [...] pianura, 
di questa terra senza misura, 
che già confonde la notte e il giorno, 
e la partenza con il ritorno, 
e la ricchezza con il rumore, 
ed il diritto con il favore, 
e l'innocente col criminale, 
ed il diritto col carnevale. 
Passa correndo lungo la statale 
un autotreno carico di sale. 
Da Torino a Palermo, 
dal cielo all'inferno [...] 
dal futuro al moderno, 
dalle fabbriche alle lampare. 
In questa terra senza più fiumi, 
in questa terra con molti fumi 
Tra questa gente senza più cuore, 
e questi soldi che non hanno odore, 
e queste strade senza più legge, 
e queste stalle senza più gregge, 
senza più padri da ricordare, 
e senza figli da rispettare. [...]"

martedì 22 settembre 2015

FRA STAGIONI, AUTUNNO, UOMINI ED ALBERI...

"[...] Se un albero scrivesse l'autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo. [...]"
(K.Gibran, att.)

"[...] L'uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore. [...]"
(V.Pratolini, att.)

"La foresta in autunno", G.Courbet

lunedì 21 settembre 2015

"CORSO URGENTE DI POLITICA PER GENTE DECENTE", LEGGENDO E CRITICANDO LO STATUS QUO

Qualora i sistemi politico, sociale, economico, [...] di un Paese lascino a desiderare a chi è possibile attribuire colpe specifiche? Può essere davvero realistico affermare che le colpe per una classe dirigente non all'altezza cadono sulla 'base' della piramide statale?
Cosa potrebbe fare una persona maggiormente informata (e quindi migliore?) per contribuire alla crescita morale ed intellettuale del proprio Paese?
Attraverso quali 'leve' si potrebbe costituire e/o costruire una differente e pe(n)sante serie di contenuti, al fine di innescare miglioramenti sensibili nel modo di fare e soprattutto interpretare sia l'agire politico che il fare tecnico?
Quante possibilità ha la base della piramide sociale di influenzare anche pesantemente l'agire del proprio vertice? La complessità maturata della società rischia di rendere non risolvibile la presente domanda, forse perché sono ormai molt(issim)i i punti nevralgici che hanno finito per intrecciarsi in maniera radicale l'uno con l'altro. La possibilità di estirpare un problema rischia di essere un'azione pienamente effettuabile andando a 'toccare' altre zone, costruendo magari differenti ostacoli laddove prima vi erano (solo apparentemente?) praterie di opportunità non ancora percorse.
A prescindere dai punti di vista, la questione di fondo da porsi risulta essere una sola: quanto è necessario adoperarsi per (cercare di) responsabilizzare la base di una piramide sociale che ha inevitabilmente colpe e demeriti per aver condotto e/o sottovalutato l'incedere di certe situazioni ormai divenute insostenibili? Quali appelli e considerazioni potrebbe essere possibile promuovere nell'individuazione di potenziali metodi di crescita ed uscita da stadi di mancata consapevolezza?
A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere l'opera "Corso urgente di politica per gente decente", scritto da Juan Carlo Monedero e pubblicato da Serie Bianca Feltrinelli.
L'obiettivo del presente testo si richiama in maniera prioritaria all'individuazione di una serie di problemi tanto radicali quanto difficili da estirpare, specialmente se presenti in Paesi ove la crisi economico-finanziaria ha finito per accentuare disparità e per falsare percezioni di varia estrazione:

"[...] Dalla rivolta degli indignados alla fondazione del Partito Podemos [...] la sinistra spagnola sembra stare elaborando non solo una teoria, ma soprattutto una pratica politica che la rende più innovativa [...] a livello europeo. Come mai succede in Spagna? Quali sono le idee di fondo di questo movimento che [...] si va facendo sempre più istituzionalmente importante? Chi c'è dietro? Sul piano dell'elaborazione culturale non c'è dubbio che l'uomo centrale di questo [...] sia Juan Carlos Monedero, che è stato responsabile del programma e del processo costituente del Partito - e che proprio negli ultimi tempi si è dimesso dal gruppo dirigente avvertendo che 'la moderazione potrebbe disarmare Podemos', una rivendicazione di radicalità delle idee contro le tentazioni del potere. [...]"

Bandire la citata 'moderazione' dal contesto socio-politico di un Paese a cosa potrebbe portare? La specifica necessità di lottare per obiettivi tanto ambiziosi quanto forse necessari cosa potrebbe insegnare alla base della piramide sociale? A quali punti di vista è opportuno ricondursi per sperare in un miglioramento consistente delle situazioni esistenti non solo in Spagna, ma ancora di più a livello europeo? Possono essere considerate simili o quantomeno assimilabili le situazioni socio-politiche esistenti a livello europeo prima e mondiale poi? A domande come queste rischiano di non esserci risposte tanto uniche quanto univoche; la necessità primaria è quella di sottoporre (ancora una volta) importanti questioni al vaglio e giudizio della citata 'gente decente':

"[...] Monedero ricapitola con grande efficacia le idee di una sinistra moderna ma al tempo stesso fedele alle sue radici, rimette al centro della discussione temi e problemi che decenni di rivoluzione neoliberale hanno fatto sparire, racconta concretamente come un'impostazione culturale e politica si traduca in azioni dal basso capaci di cambiare le cose. Un vero e proprio corso di politica in cui uno studioso serio mette da parte i tecnicismi e discute [...] cosa non va nella nostra società e come cambiarla. [...]"

Possono essere versione e visione spagnola pienamente adattabili anche ad altri contesti come quello italiano? Sotto quali ottiche possono risultare vincenti e pienamente divulgabili le idee per costruire una sinistra tanto moderna quanto radicata nel saper percepire i cambiamenti di una società in costante trasformazione? E' davvero così vero o quantomeno verificabile la possibilità di affermare che le cose si possono cambiare in maniera radicale e definitiva agendo dal basso?
Le possibili risposte a queste domande possono essere trovate nella necessità di rendere 'decente' un elettorato in perenni trasformazione e stato di rabbia. La potenzialità di costruire proposta scorre infatti attraverso la ferma necessità di ricostruire gli argini entro cui (cercare di) incanalare una tanto radicale quanto assolutamente giustificabile protesta.
I partiti politici rischiano di passare alla storia, in un contesto tanto pessimo quanto attualmente in corso di grande mutamento, come protagonisti principali di un fallimento assoluto legato sia all'interpretazione del presente che alla costruzione del futuro. Come potrebbe muoversi in un contesto di maggioritaria sfiducia il cittadino desideroso di cambiare le cose? La risposta a questa domanda risulta essere alquanto difficile da attuare pienamente:

"[...] La gente decente ne ha abbastanza, ma non vuole avvantaggiarsi sul prossimo, non vuole né vivere nella sconfitta né trionfare sugli altri. E' la gente che si fa coraggio e dice di no quando sarebbe più facile dire di sì o accettare una spiegazione tranquillizzante. La gente che impara a non avere paura e a non diffidare della politica, perché sa che la politica siamo soprattutto noi. La gente che si riflette nello specchio della commovente generosità che sboccia ogni volta che capita una disgrazia, che si dispera perché accusa stanchezza, che non capisce cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo ma non fa dietrofront, tantomeno prima di aver iniziato il viaggio. Gente decente che vuole vivere una vita decente. E in questi tempi, di nuovo bui, non glielo permettono. [...]"

Criticare le argomentazioni proposte e presenti sia nella società che nell'opera presentata, nel tentativo di (fornire il proprio infinitesimo contributo per provare a) strutturare un domani nel quale i 'decenti' possano avere maggiori voci in capitolo internamente all'organizzazione di una profonda complessità quale è quella attuale.



giovedì 17 settembre 2015

FRA GIORNI, NOTTI E SENTIERI DA PERCORRERE...


"[...] Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte. [...]"
(K.Gibran, att.)

Giorno e notte, M.C.Escher

mercoledì 16 settembre 2015

SULLA NECESSITA' DI REINVENTARE POLITICA E SUE PERCEZIONI...

"[...] Se vogliamo che le idee diventino città, dobbiamo reinventare le parole della politica, rivedere gli accessi al centro storico, collegare fra loro i grandi viali.
Trasformare urgentemente le parole in secchi d'acqua gelata da rovesciare sulle nostre teste tiepide, e poi tramutarle in munizioni verbali per una lotta niente affatto teorica.
Sentire la parola 'democrazia' e pensare: 'Sono io il popolo, sono io che comando' è come interiorizzare la frase: 'Vota e fra quattro anni ne riparliamo'. 
Bisogna agitare il discorso come chi lancia un nido di vespe in un confessionale.
E' sufficiente usare il modesto strumentario della scienza politica perché fra le pieghe del pensiero si insinui un inquietante sospetto: non è più possibile universalizzare il sistema capitalista e al contempo farlo funzionare come stato sociale e democratico di diritto.
La democrazia e il benessere di alcuni diventeranno la dittatura e la miseria di altri.
Se riusciamo a immaginare chi è destinato a essere felice e chi miserabile, sappiamo già da che parte sta la gente decente. [...] Dosi esatte di veleno contro la 'superba ostinazione' dei rassegnati. [...]"
(Fonte: Il libro che voleva essere una sovversiva cassetta degli attrezzi, Corso urgente di politica per gente decente, J.C.Monedero, Serie Bianca - Feltrinelli)

Fonte immagine: mistermedia.it

martedì 15 settembre 2015

FRA ALBA, SOGNO, PENSIERO UMANO ED ARTE...

"[...] L'alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d'un residuo di sogno e d'un principio di pensiero. [...]" (V.Hugo, att.)

Impression, Soleil levant, C.Monet

venerdì 11 settembre 2015

A PROPOSITO DI ORIZZONTI, SPAZI...ED ESSERI UMANI

"[...] Sfuggire all'incertezza è un ingrediente fondamentale, o [...] il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità 'autentica, adeguata e totale' sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso. [...]"
(Z.Bauman, L'arte della vita, cit.)

"[...] Un punto microscopico brilla, poi un altro, poi un altro: è l'impercettibile, è l'enorme. 
Questo lumicino è un focolare, una stella, un sole, un universo; ma questo universo è niente. 
Ogni numero è zero di fronte all'infinito. L'inaccessibile unito all'impenetrabile, l'impenetrabile unito all'inespicabile, l'inespicabile unito all'incommensurabile: questo è il cielo. [...]"
(V.Hugo, att.)

"[...] Vento e nuvola e cielo; comuni denominatori della perfezione, eterni. 
Puoi cambiare la terra. Estirpare l'erba, spianare le colline, versare su tutto questo una città. 
Ma puoi estirpare il vento? Seppellire una nuvola nel cemento? 
Deformare il cielo per adattarlo all'immagine che l'uomo se ne fa? Mai. [...]"
(R.Bach, att.)


martedì 8 settembre 2015

"TERRA - STORIA DI UN'IDEA": INDAGANDO IL RAPPORTO FRA UOMO E SCIENZA, NEL TEMPO

Quanti pianeti simili alla Terra potrebbero esistere in un Universo che per larga parte risulta essere ancora sconosciuto all'occhio della scienza umana? Nonostante l'essere umano abbia da molto tempo occhi e ricerca puntati su quanto è infinitamente grande cosa potrebbe dire di ciò che è altrettanto imponente come la piccola astronave nella quale è costretto a stare per navigare nell'Universo?
Il pianeta Terra ha una sua storia, legata a quella del Sistema solare nel quale si trova a gravitare assieme ad altri 'compagni' di viaggio: come sarebbe possibile legare la sua esistenza alla vita di un singolo essere umano disperso su di esso?
Quali 'binari' esistono per (cercare di) mettere in relazione la storia degli esseri umani con quella dell'intero pianeta Terra? Come potrebbero relazionarsi o paragonarsi miliardi di anni con poche centinaia di sviluppo scientifico e tecnologico messo in piedi dalla nostra specie?
Durante questi secoli il pianeta Terra è stato percepito e/o divulgato dall'uomo attraverso una pressoché infinita serie di concetti ed argomenti: prima piatto, poi sferico.
Prima è stato considerato come fulcro centrale ed immobile di un Sistema, successivamente è stato 'declassato' a semplice pianeta gravitante attorno ad una stella chiamata Sole.
Le fasi e le percezioni umane del pianeta Terra come hanno saputo plasmarsi ed intersecarsi sulla base dello sviluppo riscontrato dal progresso umano durante le varie fasi storiche vissute in questa esponenziale al progresso scientifico? Per (cercare di) rispondere con pragmatismo e competenza a domande simili a questa servirebbe ripassare con meticolosa attenzione tutte le fasi del progresso umano, adoperandosi per distinguere come le conoscenze acquisite sperimentalmente abbiano contribuito a demolire certezze radicatesi in maniera assolutamente non modificabile.
La possibilità di analizzare la scienza da un punto di vista storico può essere un passo fondamentale per comprendere quali errori, prezzi, risorse ed opportunità non siano state adeguatamente pagate o colte durante il passaggio dell'essere umano su questa Terra.
Cosa potrebbe accadere infine al pianeta Terra in un momento nel quale la specie umana dovesse essersi estinta od auto-azzerata? La piccola astronave continuerebbe indisturbata il suo viaggio, probabilmente per qualche altro miliardo di anni. Sole e reazioni di fusione nucleare interne permettendo, ovviamente. Nonostante tutte le speculazioni possibili ed immaginabili, però, quel che appare chiaro è che le storie della specie umana e del pianeta Terra sono ad oggi indissolubilmente legate le une all'altra. Attraverso quali punti si potrebbe cercare di riporre lo sguardo per effettuare una sorta di 'ripasso' delle varie fasi che hanno legato sviluppi e consapevolezze scientifico-tecnologiche con la percezione del pianeta Terra?
Qualche spunto utile per rispondere a questa domanda può venire dalla lettura del libro "Terra - Storia di un'idea", scritto da Marco Ciardi e pubblicato da Laterza Editori.
La necessità di allargare lo sguardo per comprendere quali siano stati i passi chiave per lo sviluppo di scienza e storia sono riportate sin dalle prime righe immediatamente leggibili dell'opera:

"[...] 'Siamo andati a esplorare la Luna ma, in realtà, abbiamo scoperto la Terra': sembra un'affermazione paradossale quella fatta dall'astronauta Eugene Cernan, ma non lo è affatto, perché solo guardandolo da lontano possiamo comprendere meglio il nostro pianeta in relazione al resto dell'Universo. Marco Ciardi racconta, a partire dalla nascita della scienza moderna nel 1600, il modo in cui è cambiata l'idea della Terra nel mondo occidentale, mutando il ruolo dell'umanità sul pianeta e il suo rapporto con l'ambiente e le risorse naturali. [...]"

Uno degli scopi fondamentali della presente opera deve essere quindi quello di divulgare nel miglior modo possibile quali siano stati i passi compiuti dall'uomo per la comprensione e la definizione di prospettive afferenti alla natura più chiara possibile del pianeta Terra:

"[...] Un dato sul quale non si riflette mai abbastanza è l'età dell'Universo: 13.7 miliardi di anni [...].
C'è una profonda differenza, per il nostro modo di concepire il mondo e la vita, nel sapere che l'Universo che abitiamo ha alle spalle un tempo così lungo e non è stato creato 6000 anni fa, come riteneva la tradizione biblica nel Seicento [...]. Siamo al centro, sia dal punto di vista fisico che morale, di un preciso progetto cosmico?
Oppure, in uno spazio popolato da miliardi e miliardi di galassie e di stelle, abitiamo un piccolo pianeta, di cui siamo gli ultimi malcapitati occupanti, dopo una serie interminabile di specie che si sono succedute in milioni e milioni di anni [...]? La cosa non è di secondaria importanza. 
Il nostro ruolo di attori sul globo cambia completamente, a seconda che sia vera la prima o la seconda di queste prospettive. [...] cercherò di mostrare come sia progressivamente cambiata l'idea di Terra dal Seicento ai giorni nostri, grazie allo sviluppo dello strumento migliore che fino ad oggi la specie umana ha prodotto per conoscere la realtà che la circonda, cioè la scienza. 
Ponendomi [...] un interrogativo: siamo certi che la consapevolezza di questo cambiamento sia oggi diffusa e generalizzata? [...]"
(Fonte: La scoperta della Terra - Introduzione, Terra - Storia di un'idea, M.Ciardi)

I processi di divulgazione dovranno quindi essere affrontati ed estesi a differenti aree di competenza specifica, ognuna delle quali legata al binomio relazionale uomo-Terra posto al centro della trama dell'opera. A questo proposito, pertanto, è possibile descrivere i seguenti ambiti specifici di definizione:

  • Scoperta del pianeta Terra;
  • Rapporto dello stesso in relazione ai corpi stellari, prima reputati fissi e poi anch'essi 'declassati';
  • Elementi costitutivi della materia, seguendo i binari definiti da ricerca e progresso scientifico;
  • Spazi della geografia, contribuendo ad aumentare e migliorare le percezioni della specie umana nei confronti di quel che la circonda da sempre;
  • Valori e variazioni assunte dallo scorrere del tempo, in rapporto alle scoperte conseguite nel corso degli anni dalla specie umana;
  • Ruoli raggiungibili/interpretabili dalla natura e ricerca dei possibili posti riservati alla specie umana nel corso del passato e del possibile futuro;
  • Studio e timore dei fenomeni naturali tanto straordinari quanto intensi, richiamando ad esempio la realtà costituita dai terremoti;
  • Disponibilità e possibilità di impiego di risorse naturali.
Fra Terra, scienza ed uomo. Leggerne per saperne di più e, magari, per poter divulgare ad altrettanti quanto approfondito. Storia di un'idea, appunto, come da titolo riportato.


sabato 5 settembre 2015

SULL'ARTE DEL RIMEDIO...E/O DEL RIMEDIARE?



"[...] I bambini stanno bene/
/per loro ogni giorno è differente. 
Ci mancavi alla tua festa 
/ma quello che siamo è quello che abbiamo. 
E' come la gente ci vede.
Che vita è questa, che vita è stata 
/mai più saggezza, mai più 
/se c'è un rimedio io corro da te. 
/Senza una mano che mi sfiori 
Io corro da te. [...]"

giovedì 3 settembre 2015

FRA EPOCHE TERRESTRI ED ANNI UMANI, CERCANDO SIMILITUDINI...

"[...] Per coloro che fanno fatica a padroneggiare le scale temporali relative al pianeta Terra determinate dalla scienza contemporanea, consigliamo l'uso di uno strumento didattico [...], il cosiddetto Calendario geologico. 
Questo speciale calendario consiste in una comparazione tra la storia della Terra (circa 4.5 miliardi di anni) e un anno solare. Ecco alcune date da ricordare:

  • 1° gennaio: nascita della Terra;
  • 9 luglio: formazione dell'ossigeno nell'atmosfera (circa 2.2 miliardi di anni);
  • 15 novembre: comparsa dei primi organismi con gusci e scheletri (540 milioni);
  • 13 dicembre: avvento dei dinosauri (230 milioni);
  • 27 dicembre: estinzione dei dinosauri (65 milioni).
Per il resto, tutta la storia che riguarda la comparsa dei primi ominidi sulla Terra fino ai giorni nostri è compresa in un solo giorno, il 31 dicembre. 
L'Homo Sapiens compare qualche minuto prima della mezzanotte.
Lo sviluppo della civiltà sta tutto all'interno dell'ultimo minuto, secondo più, secondo meno.
Come ha scritto Carl Sagan, in questo straordinario calendario 'l'esplorazione spaziale occuperebbe l'ultimo decimo di secondo, e i mutamenti fondamentali negli atteggiamenti e nella conoscenza scientifica si collocherebbero negli ultimi pochi secondi'. [...]"

(Fonte: Il tempo si allunga, Terra - Storia di un'idea, M.Ciardi, Laterza Editori)

Fonte immagine: Calendario geologicopsecrhtool.blogspot.it


mercoledì 2 settembre 2015

A PROPOSITO DI SETTEMBRE...


"[...] Wake me up when September ends
here comes the rain again,
falling from the stars,
drenched in my pain again,
becoming who we are,
as my memory rests,
but never forgets what I lost [...]"

martedì 1 settembre 2015

"I NUMERI DELL'UNIVERSO": COME POTREBBE ESSERE LA REALTA' CON COSTANTI AVENTI VALORI DIVERSI DALL'ABITUDINE?

Cosa ne sarebbe del mondo e della nostra quotidianità qualora alcune leggi della fisica venissero più o meno parzialmente alterate e/o stravolte? Che ne potrebbe restare della forza di gravità qualora la costante g non fosse più pari al valore abitualmente conosciuto pari a 9.81 metri per secondo quadrato? Come si vivrebbe sul pianeta Terra?
Quali teorie e strade avrebbe perseguito la disciplina scientifica qualora altre costanti non avessero valori abitualmente conosciuti? Cosa ne sarebbe di un pianeta a gravità variabile? Cosa ne resterebbe di cerchi, circonferenze e geometrie varie qualora il celeberrimo pi greco avesse declinazione non simile al conosciuto 3.14?
L'importanza di alcune costanti è tanto celebre quanto, nei fatti, largamente sottovalutata internamente alle dinamiche di ogni giorno. Come potrebbe modificarsi la vita quotidiana qualora alcune dinamiche e parametri fossero fatti variare rispetto alle attuali abitudini?
Il pianeta Terra resterebbe quello che è o potrebbero verificarsi anche ingenti e/o non immaginabili cambiamenti qualora alcuni parametri caratterizzanti le sue dinamiche dovessero variare?
Le domande afferenti campi non ancora esplorati dalle scienze fisico-matematiche non si sprecano, in un contesto nel quale la parola chiave sembra essere ogni giorno di più ricerca.
Dietro e dentro a questi campi è opportuno muoversi, specialmente per capire soprattutto quali potrebbero essere le dinamiche anche extra-terrestri: quanto è oggi conosciuto in termini di spazio ed Universo? Cosa si è in grado di sapere di galassie, di pianeti lontani e di presunti esopianeti che potrebbero ospitare forme di vita anche intelligenti?
Quali i punti di forza e di debolezza rispetto alle relazioni che intercorrono fra queste vicende e la ricerca di costanti aventi valori differenti rispetto alle 'abitudini' terrestri?
A questa ed a molte altre domande cerca di rispondere l'opera "I numeri dell'Universo - Le costanti di natura e la Teoria del Tutto", scritto da John D.Barrow e pubblicato da Oscar Mondadori.
L'intento divulgativo e riflessivo dell'opera risulta chiaro sin dalle informazioni riportate in copertina esterna al testo:

"[...] I più recenti risultati della ricerca scientifica hanno portato all'identificazione di quei numeri misteriosi che stanno alla radice di tutti i fenomeni del mondo e ne determinano il ripetersi sempre uguale. Sono i numeri dell'Universo: quei valori che definiscono l'intensità della forza di gravità e del magnetismo, la velocità della luce o la massa delle più piccole particelle di materia. 
In questo libro John D.Barrow ci conduce in un'emozionante esplorazione dei loro enigmi: perché hanno certi valori e non altri? Sono davvero 'costanti' oppure, come nuove ricerche sembrano dimostrare, evolvono nel tempo? [...] esistono altri universi governati da codici differenti da quelli a noi noti? Le costanti di natura sono allo stesso tempo l'espressione della nostra più vasta conoscenza e della nostra più profonda ignoranza del cosmo. Solo quando avremo chiarito il mistero che ancora le circonda, avremo davvero fatto luce sui suoi meccanismi più intimi. [...]"

Quando potrebbe essere fissata questa data? Tale incedere rappresenta un limite temporale qualificabile o solo asintoticamente raggiungibile? Quali potenzialità può avere il progresso scientifico internamente ai processi di indagine e (ri)costruzione di un mondo maggiormente conosciuto in termini di minori ombre? Le potenziali risposte a domande simili passano ancora una volta attraverso quel processo ricollegabile alla tanto celebre quanto sottovalutata parola chiave, la ricerca:

"[...] Di recente, un'importante notizia circa le costanti di natura ha richiamato l'attenzione dei mezzi di comunicazione e proposto l'esigenza di una ricerca scientifica approfondita. 
Tale notizia pone la questione in assoluto fondamentale: le costanti di natura sono in ultima analisi davvero costanti? Un nuovo metodo per valutare accuratamente le costanti di natura nel corso degli ultimi undici miliardi di anni di storia dell'Universo è stato messo a punto [...]
Esaminando le configurazioni atomiche codificate nella luce che ci giunge da quasar lontani possiamo apprendere che aspetto avevano gli atomi quando quella luce iniziò il suo viaggio miliardi di anni fa. Le costanti di natura sono state sempre uguali? La risposta [...] schiude nuove possibilità per quanto riguarda l'Universo e le leggi che lo governano. [...]"

I confini entro i quali (cercare di) qualificare l'importanza delle potenzialità espresse od esprimibili in termini di cambiamento risultano essenziali da definire, specialmente per le pagine di un libro che deve essere giocoforza tanto sintetico quanto circoscritto nelle sue tematiche fondamentali.
A questo proposito, pertanto, l'opera in questione si muove su una serie di tratti fondamentali di seguito indicativamente richiamati:


  • Realtà vicina in termini di spazio e tempo, qualificando quanto rispetto alla realtà terrestre sia stato definito e determinato nel corso dei 'binari' storici fino ad oggi battuti;
  • Definizione e contestualizzazione rispetto a standard extra-umani da poter valutare, considerando l'evoluzione dei principi fisici per l'analisi e la comprensione di eventuali altri mondi ad oggi sconosciuti;
  • Ricerca di una Teoria del Tutto, grazie alla quale poter rendere più facilmente esprimibili (e quindi forse governabili?) alcuni fenomeni ad oggi quasi sconosciuti in termini precisi;
  • Sinfonie incompiute di scienziati e matematici, individuando i limiti strutturali che matematica e fisica hanno dimostrato possedere nel corso della storia relativamente alla descrizione specifica della realtà esterna (ed interna) all'essere umano;
  • Focus su biologia ed Universo, per comprendere quali possano essere i limiti e le potenzialità riscontrabili nell'indagine di un mondo tanto sterminato quanto sterminata appare l'ignoranza umana nei confronti della sua più intima e specifica decifrazione;
  • Evoluzione dei principi antropici e delle costanti capaci di definire la Storia fino ad oggi realizzatasi, inquadrando alcuni principi chiave nella definizione di un equilibrio tanto delicato quanto precario fra realtà e sue possibili interpretazioni storico-fisiche;
  • Esplorazione di nuove e differenti dimensioni, cercando di comprendere quali possibilità siano ancora oggi inesplorate nella descrizione del mondo circostante; 
  • Potenzialità di poter arrivare al cielo, verso la potenzialità di comprendere altri mondi nel tentativo forse mai risolubile di rispondere il più razionalmente possibile ad alcuni immensi interrogativi. 

Cosa potrebbe rimanerne di eventuali multiversi? Quali prospettive assegnare ad eventuali mondi senza 'fine'? Cosa potrebbe esserne della nostra fisica qualora alcune delle proprietà ad oggi ritenute eterne, indissolubili ed incrollabili potessero in qualche remota zona dell'Universo venire meno?
Per ulteriori e più approfondite risposte a queste e molt(issim)e altre domande, pertanto, si consiglia la possibilità di esplorare i mondi circostanti mediante la sola lente a disposizione dell'essere umano:

"[...] La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l'amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall'ignoto e la vocazione dell'uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi. [...]" (E. Fermi, att.)

Fare ricerca, appunto. Sempre con la stessa ed identica parola chiave precedentemente citata.


domenica 30 agosto 2015

A PROPOSITO DI MATEMATICA E DI COSTANTI MATEMATICHE...

"[...] Alcune cose non cambiano mai. [...] Molto tempo fa, a essere considerate degne di memoria erano le irregolarità dell'esperienza: l'evento inatteso, quello catastrofico, quello di cattivo augurio. 
Poi, via via, gli scienziati presero ad apprezzare le meraviglie della regolarità e della predicibilità del mondo. La nostra esperienza, nonostante la concatenazione di moti caotici e imprevedibili che caratterizza gli atomi e le molecole, ci parla di un mondo dotato di coerenza e continuità.
La ricerca dell'origine di tale coerenza si indirizzò in un primo tempo verso le 'leggi' di natura che governano il modo in cui le cose cambiano. 
Ma in seguito si è venuti progressivamente identificando una serie di numeri misteriosi che stanno alla radice dell'assetto coerente dell'esperienza. Tali numeri sono le costanti di natura, che conferiscono all'universo il suo carattere distintivo e lo differenziano da altri che potremmo immaginare. Esse rappresentano a un tempo la nostra massima conoscenza e la nostra estrema ignoranza dell'universo. 
Infatti, benché misuriamo con sempre maggiore precisione, e basiamo le nostre unità fondamentali di massa e di tempo sulla loro invarianza, nondimeno non sappiamo spiegarne i valori. 
Non siamo mai riusciti a spiegare il valore numerico di nessuna delle costanti di natura. 
Ne abbiamo scoperte di nuove, abbiamo messo in relazione quelle vecchie e abbiamo compreso il loro ruolo cruciale nel rendere il mondo qual è, ma la ragione dei loro valori rimane avvolta nel buio più fitto. [...]"
(Fonte: Prefazione, I numeri dell'Universo, John D. Barrow, Oscar Mondadori)

Fonte immagine: buoncompleannofederico.unina.it

sabato 29 agosto 2015

FRA SPAZIO, ORIGINI ED UMANE OPINIONI...

"[...] Ciò che veramente mi interessa è se Dio avrebbe potuto fare il mondo in una maniera differente, cioè se la necessità di semplicità logica lascia qualche libertà. [...]"
(A.Einstein, att.)

"[...] 'Da dove è venuta la materia?' 
'Che  differenza fa? Il segreto dell'Universo è l'apatia. 
La Terra, il Sole, le pietre, sono tutti indifferenti, e ciò costituisce una sorta di forza passiva. 
Forse indifferenza e gravità sono la stessa cosa.' [...]"
(I.B.Singer, att.)


giovedì 27 agosto 2015

SU CIELO E STELLE, FRA ARTE E LETTERATURA...

"[...] Per quanto difficile possa essere la vita, c'è sempre qualcosa che è possibile fare. 
Guardate le stelle invece dei vostri piedi. [...]"
(S.Hawking, att.)

"[...] La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come le stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in sé stessi la loro legge e il loro cammino. [...]"
(H.Hesse, Siddharta, att.)

"[...] E tu, Cielo, dall'alto dei mondi/ sereni, infinito, immortale,/ 
oh! d'un pianto di stelle lo inondi/ quest'atomo opaco del Male! [...]"
(G.Pascoli, X Agosto, cit.)


Notte stellata, V.Van Gogh

martedì 25 agosto 2015

A PROPOSITO DI DISCORSI, FRA MUSICA E CITAZIONI...


"[...] L'uomo ha grande discorso, del quale la più parte è vano e falso. 
Li animali l'hanno piccolo, ma è utile e vero, 
e meglio è la piccola certezza che la gran bugia. [...]"
(Leonardo Da Vinci, Codice F, att.)

"[...] La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. [...]"
(Italo Calvino, Le città invisibili, att.)

lunedì 24 agosto 2015

(PRE)VISIONI SUL FUTURO, FRA AMBIZIONI DI UOMINI E SOGNI DI ANIMALI...

"[...] Scrutiamo tanto volentieri nel futuro, perché tanto volentieri volgeremmo a nostro favore, con taciti desideri, ciò che in esso oscilla, l'incerto. [...]"
(J.W.Goethe, Le affinità elettive, att.)


domenica 23 agosto 2015

"IL TRAMONTO DELL'EURO": QUALI LE PROSPETTIVE DA AVVALLARE E/O DA CONFUTARE PER ARRICCHIRE IL DIBATTITO PUBBLICO?

Possono i cosiddetti luoghi comuni o stereotipi avere diffusione tanto capillare e radicalmente ineliminabile internamente al dibattito pubblico? Quali potrebbero gli argomenti maggiormente degni di nota per i quali il confronto è fossilizzato e/o completamente assente, specialmente se su tesi contrapposte su cui sembra imperare un silenzio tanto assoluto quanto imbarazzante?
A queste domande può richiamarsi in maniera quasi totalizzante il concetto richiamato dalla crisi economico-finanziaria da tanti anni avviata e, in alcuni Stati, ormai almeno apparentemente conclusa nella sua fase più grave e dirompente.
I danni che ha prodotto in questi anni il cortocircuito fra economia e società risultano ormai chiari a tutti, senza ambiguità e doppi sensi possibili: società completamente trasformate, squilibri accentuati ed alimentati da modi di agire politico alquanto discutibili, interessi statali annichiliti nei confronti della prospettiva di (ri)costruire un'Europa unita (ancora oggi missione rimasta per quanta parte campata per aria?), indici di debito pubblico che comportano interessi elevatissimi da pagare.
Queste sono solamente alcune delle conseguenze che la serie di squilibri esistenti fra società ed economia ha prodotto, nel tempo ed in maniera ormai tanto totalizzante quanto radicale per il futuro.
Per comprendere quanto è stato fatto in termini specifici e pragmatici, però, servirebbe avere conoscenze che oggettivamente non tutti possono avere.
Per capire i meccanismi economico-finanziari alle loro radici (potendo quindi meglio esplorare a maggior ragione i danni ed i benefici da loro prodotti) serve avere informazioni alquanto specifiche, dettagliate, non pienamente comprensibili senza un'educazione ed un'istruzione degne di tanto elevata complessità. Con quanta ragione si potrebbe sostenere che le conseguenze della crisi economica sono maturate anche a seguito di non piene comprensioni delle dinamiche che regola(va)no le discipline citate in precedenza?
A prescindere dalla polivalenza di risposte possibili, servirebbe davvero uscire dall'impeto esercitato da luoghi comuni e slogan continui. Per comprendere appieno quali danni possa fare nel tempo il ripercuotersi pressante dei luoghi comuni, si potrebbe ricorrere alla seguente citazione attribuita allo scrittore Victor Hugo:

"[...] Ogni pensatore che vorrà diventare oratore, ogni uomo di spirito e di cuore che vorrà diventare ed essere eloquente, muovere le masse, dominare le assemblee [...] non avrà da far altro che passare dalla ragione delle idee al dominio dei luoghi comuni. [...]"
(V. Hugo, Oceano, att.)

Il percorso di transizione verso ciò che è (o sembra essere) luogo comune può essere allargato alla questione economica, cercando di analizzare quali possano essere elementi di forza (o di ripetuta debolezza?) di tesi apparentemente lontane dall'essere percorribili o quantomeno realizzabili senza incorrere in ingenti danni anche nell'immediato. Restringendo il piano dei campi ove sia possibile incidere, è possibile analizzare quali possano essere i settori caratterizzanti il binomio Euro ed Europa. La moneta unica è parsa davvero in questi anni la sola via possibile (anche se non auspicabile?) per pervenire alla realizzazione di un continente unito nella sua globalità?
L'unione politica è un processo ancora oggi in (lentissimo?itinere oppure avranno davvero tremenda ragione le moltitudini che invocano un'impossibilità radicalizzata nel poter costruire un'altra Europa?
Chi ha sbandierato di voler impostare un continente differente ha finito con il piegarsi ai comandamenti delle istituzioni europee, seguendo i binari di accordi che sembravano avere poco o nulla di coerente con i proclami inizialmente sbandierati in tempo di campagna elettorale e/o in tempo di referendum. E' questo il caso della Grecia, riferibile alla transizione maturata nella stesura dei 'compromessi' raggiunti con la (vecchia?) Troika.
Potrebbe essere possibile inquadrare ulteriori elementi sullo sfondo, senza limitarsi ad individuare la sola Grecia come fattore sul quale concentrare le proprie attenzioni: situazione e prospettive valide per la sola Italia, rapporti esistenti fra Stati deboli e Stati forti, influenza della Germania nella definizione di una sorta di profilo guida entro cui ricondurre le sorti dell'intera Unione Europea, [...].
Sembrano essere molt(issim)e le aree su cui si possa tentare di discutere ed argomentare cercando strade che non siano semplicistiche, demagogiche o più banalmente stereotipate.
Il tratto d'unione fra crisi economico-finanziaria, Stati Europei e futuro dell'Unione Europea risulta essere molto complicato da delimitare ed esaurire tramite argomentazioni convincenti anche se non univoche; tutto questo proprio perché sono esistite e rimangono tutt'ora troppe occasioni in cui la divulgazione di argomenti tanto complicati ed imponenti rischia di trasformarsi in semplificazione strumentale e strumentalmente esasperante per chi prova/cerca di capirci qualcosa.
Quale futuro può essere consegnato ad un'Europa avente una moneta unica percepita sempre più come cappio al collo che come opportunità da cogliere per migliorare gli evidenti limiti di un'architettura istituzionale ormai radicalmente depauperata?
Quanta credibilità potrebbero avere le autorità governative continentali nei confronti di una base elettorale potenzialmente tanto sterminata quale è quella europea?
Le domande sono potenzialmente infinite, nei confronti del tratto d'unione precedentemente definito. Attraverso quali passi potrebbe essere necessario adoperarsi per esaminare o vagliare prospettive differenti da quelle riscontrate fino ad oggi?
A questa domanda, tanto occultata quanto importante, ha cercato di rispondere un libro scritto ormai tre anni or sono da Alberto Bagnai, Professore Associato di Politica Economica.
L'opera in questione si intitola "Il tramonto dell'Euro - Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere  in Europa", pubblicato da Imprimatur Editore.
Il fine specifico della dissertazione è richiamato chiaramente sin dalla copertina del testo:

"[...] Dopo anni di recessione i testi sulla crisi non mancano. 
La maggior parte però propone ricette per salvare l'Euro da se stesso, modificando le regole europee. Ne mancava uno che si ponesse il problema di salvare i cittadini dall'Euro.
Sfondando la barriera dei luoghi comuni, questo libro illustra il legame fra l'Euro e la disintegrazione economica e politica dell'Eurozona, descrive le modalità e le conseguenze pratiche di un eventuale percorso di uscita e [...] indica la direzione lungo la quale riprendere [...] un reale percorso di integrazione culturale, sociale ed economica europea. 
Un altro Euro non è possibile. La sua fine segnerà l'inizio di un'altra Europa, possibile e desiderabile. [...]"

Il confine di prospettiva risulterebbe quindi inequivocabile, stando alle parole dello stesso autore.
Al netto di possibili avvalli o confutazioni rispetto alle tesi in esso formulate, date sia da esperti che da semplici lettori interessati, dovrebbe emergere come imperante la necessità di uscire da quell'orrenda atmosfera di banali luoghi comuni precedentemente definiti.
La possibilità di evadere dai confini imposti da stereotipi dovrebbe essere sempre tanto chiara quanto lampante da percorrere, proprio perché dovrebbe risultare altrettanto necessario (cercare di) inseguire le giuste dosi di approfondimento e conoscenza di questioni importantissime per il futuro collettivo:

"[...] Caro lettore, magari ti chiederai cosa ci sia che non va [...].
E' [il racconto] che da tempo ti senti fare dai politici, dagli editorialisti, dai commentatori nei quali riponi la tua fiducia, che te lo ripetono da ogni possibile mezzo d'informazione. [...]
Eppure [il racconto medesimo] più che un resoconto oggettivo di fatti è un manifesto ideologico: il manifesto del luogocomunismo, l'ideologia del luogo comune, che ha ucciso le menti di milioni d'italiani conducendoli a una supina accettazione della catastrofe che stanno vivendo.
Ideologia insidiosa, proprio perché si appoggia su una serie di asserzioni che sono (o sembrano) di per sé evidenti: i luoghi comuni, appunto. 
Costruire una gigantesca menzogna, usando come mattoni piccole verità: questa tecnica le assicura un grande successo. [...]"

Quali argini rimangono da abbattere per dichiarare certi luoghi comuni debilitati?
Quali prospettive di critica possono esserci nei confronti delle prospettive e delle argomentazioni riassunte nell'opera in questione? Quali potenziali bontà d'argomentazione rimangono radicate internamente al testo presentato? Quali smentite hanno consegnato gli anni passati alle argomentazioni riportate nella presente opera?
La realtà globale di economia e finanza, divenuta ormai matassa apparentemente irrisolubile a livello mondiale, rende le situazioni di disgregazione monetaria davvero simili a quelle realizzatesi nel passato? Quali armi si potrebbero impiegare per (cercare di) confutare i luoghi comuni presenti nelle opinioni sia a torto che a favore della prospettiva monetaria imposta dall'Euro?
Le questioni da porre risultano di una quantità direttamente proporzionale alle dosi di difficoltà ed importanza che la questione economica ha raggiunto nei confronti del sistema mondiale.
Leggere per (cercare di) ampliare le prospettive, per approfondire, per debellare, per avvallare ipotesi o per poter meglio confutare tesi assurde. Con o senza tramonto dell'Euro(pa) di mezzo, ovviamente.


venerdì 21 agosto 2015

ANDAMENTI E RICHIESTE, FRA ESISTENZA E MONDO...


"[...] Tra castelli di carta e promesse 
han dettato le regole senza di te. 
Ti han svegliato che ancora dormivi 
hanno scelto la strada più giusta per te.
E se questo non fosse abbastanza 
ti hanno chiesto di più.
C'è da pagare il conto e chi paga sei tu. [...] 
Ti hanno chiesto di fare carriera 
barattando il tuo tempo al servizio di chi 
ti vorrebbe dalla sua parte per usarti di più 
e poi quando finisce per buttarti giù. 
Tra castelli di carta e promesse 
non è tempo di chiedere quello che è tuo 
e se invece volessi parlare 
ti rispondono che 
ci dispiace ma non c'è più posto per te. [...]" 

(Come va la vita, Nomadi)

giovedì 20 agosto 2015

A PROPOSITO DI DECADENZA E CRISI (NON ECONOMICA)...


"[...] In piena decadenza 
Le parole non hanno chance 
È proprio una faccenda inquietante 
Il pensiero che degenera [...]
In mezzo a tanta oscurità 
Le speranze non hanno chance [...] 
Qui serve un segno di rispetto per la gente 
In questa bassa marea 
Serve un lampo nell'aria che si accenda 
Oppure un'idea [...]"
(La decadenza, I.Fossati, cit.)

mercoledì 19 agosto 2015

FRA DUBBIO E DUBBIOSI, CITANDO E IMMAGINANDO...

"[...] Il dubbio cresce con la conoscenza. [...]" 
(J.W.Von Goethe, att.)

"[...] Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, 
non già di raccogliere certezze. [...]"
(Norberto Bobbio, cit.)

Immagine tratta da "La bambina filosofica", V. Vinci

venerdì 14 agosto 2015

LEGGENDO "GOAL ECONOMY", VERSO LE NUOVE FRONTIERE DEL (FARE) CALCIO...

Cosa ne rimane del calcio sportivamente inteso in un'epoca di tanto globale quanto ormai non circoscrivibile finanziarizzazione? Può la crisi economica ancora in corso di smaltimento aver contaminato i metodi di fare e vivere lo sport?
Il calcio risponde solo ad etica ed ottica di gioco, coinvolgendo meccanismi caratteristici del fare squadra quali possono essere schemi di marcature o di azioni finalizzate alla rete?
Possono invece esistere altre variabili non ponderate e/o non visibili, capaci di influenzare (seppur nella legalità) i meccanismi di vittoria e di costruzione di team vincenti?
A queste e molt(issim)e altre possibili domande cerca di rispondere il libro "Goal economy - come la finanza globale ha trasformato il calcio", scritto da Marco Bellinazzo ed edito da Baldini&Castoldi.
Le ragioni di un'opera simile sono richiamate esplicitamente sin dalla copertina:

"[...] Molti sono i gossip su Cristiano Ronaldo [...] ma pochi sanno quale potente fondo d'investimento è nato grazie al suo primo procuratore o dell'ambigua lotta della Fifa contro queste super agenzie dalle remunerazioni stratosferiche. 
Un Risiko di sponsorizzazioni e televisioni che invadono i mercati emergenti dove il calcio conquista popolarità a ritmi vertiginosi. La neonata Lega del Nordamerica, quella australiana, indiana e quelle mediorientali hanno risorse e pubblico tali da poter arrivare fra pochi anni a far concorrenza alle [...] leghe europee, soprattutto a chi come la nostra Serie A non ha saputo innovarsi. 
La stessa geopolitica di Russia e Cina, con le manovre dei loro oligarchi, s'interseca sempre più spesso con i meccanismi mediatici del calcio. [...]"

La radice per analizzare le presenti e soprattutto future prestazioni, pertanto, potrebbe essere afferente alla necessità di valutare con piglio il più possibile critico quali possano essere le dinamiche che si articolano fuori dal campo di gioco. Risulta essere questo il punto più scottante su cui adoperarsi per (provare a) valutare i possibili punti di futura destinazione per le frontiere calcistiche:

"[...] Seguire il filo delle multinazionali che foraggiano squadre nei più diversi Paesi ci dà l'immagine vivida di cosa sia la 'globalizzazione'. 
Questo libro è un viaggio nel cuore del calcio globalizzato di oggi. Continente per continente, lega per lega, spiega cosa c'è dietro le cifre, gli uomini e gli intrecci di un business multimiliardario che ha superato tutti gli altri sport per ricavi e giro d'affari.
Perché se è vero che i fatturati non fanno goal, scrivono però la storia del calcio e ci rivelano dove andrà. [...]"

Le dinamiche nascoste o che stanno sul 'pelo libero' del visibile aiutano a comprendere quali possano essere le frontiere non ancora percorse da tutto quel modo di 'fare calcio' che si muove fuori dal rettangolo di gioco. Fino a che livello si è spinto e potrà un domani arrivare il modo di fare business afferente all'arte del pallone? I confini di certi meccanismi e di certe trattative mai saranno chiari(ti e/o chiaribili) fino in fondo a chi crede che il percorso per giungere alla vittoria sia solo quello conseguibile invocando campo e risultati favorevoli:

"[...] Se volete disquisire di linee di fuorigioco, calciomercato e arbitraggi fate pure. 
Ma poi leggete questo libro e capirete chi tiene le redini del calcio mondiale. [...]"

Le frontiere ed i confini di questi prepotenti fenomeni risultano essere definibili seguendo il filo conduttore descritto dai capitoli entro cui è racchiusa l'opera in oggetto di recensione:

  • Descrizione e definizione dei bastioni caratteristici della Vecchia Europa: Fair play, Champions League e regolamenti economico-finanziari a cui i club dovranno ottemperare per assicurarsi continuità e competitività nelle coppe;
  • Analisi e contestualizzazioni dei campionati Europei più importanti, fra prospettive di ripresa e decadimento da croniche politiche di affossamento: Serie A, Premier League, Bundesliga, Liga Spagnola e Ligue 1;
  • Definizione dei percorsi di accrescimento dei campionati attualmente in maggiore crescita, analizzando in dettaglio aspetti più e (molto) meno visibili anche agli interessati più attenti: investimenti economico-finanziari, quotazioni in borsa e meccanismi di acquisto di club tramite fondi d'investimento. 
Leggere per accrescere le proprie conoscenze, per informarsi e (forse) per esercitare forme di tifo maggiormente consapevoli e meno dettate dai vari impulsi del momento. 




domenica 9 agosto 2015

SUL VALORE DEL TEMPO...E DEI MOMENTI DI VITA ANDATI


"[...] Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; 
le passioni che proviamo lo dilatano, 
quelle che ispiriamo lo restringono, e l'abitudine lo riempie. [...]"

(Marcel Proust, cit.)

mercoledì 5 agosto 2015

RIFLESSIONI E CONTENUTI DEL "CLEAN POWER PLAN": QUANTO PROMESSO? QUANTO ANCORA DA FARE?

Il desiderio di un mondo libero dai drammi costituiti dal cambiamento climatico, dal surriscaldamento globale e dalle problematiche socio-economiche connesse ai problemi sopra riportati dovrebbe essere, fino a prova contraria, di primario interesse collettivo.
Buona parte degli Stati del mondo intero dovrebbero collettivamente depositare le armi di una stantia diplomazia per privilegiare, coerentemente con l'urgenza delle situazioni, l'attuazione concreta di programmi votati alla realizzazione di punti tanto precisi quanto ormai collettivamente necessari.
Sono state tante le occasioni di discussione ed incontro, moltissime le opportunità che non sembrano essere state raccolte sino in fondo. Al netto di tutto, pertanto, sembra che qualcosa di molto grande debba ancora essere compiuto fino in fondo.
Cosa potrebbe accadere qualora le ulteriori (o residue?) speranze venissero ulteriormente tradite? Sarebbe davvero possibile paventare concrete possibilità di scongiurare il verificarsi ed il perpetuarsi del cambiamento climatico attualmente in tanto palese quanto concreta manifestazione?
Al netto di domande e punti di vista, sembra più che mai urgente adoperarsi per predisporre in campo soluzioni reali e concrete. Può essere fatto rientrare in questo campo il piano attuato dal Presidente USA Barack Obama ed identificato brevemente sotto il nome di "Clean Power Plan"?
E' possibile definire per punti il presente provvedimento riferendosi a quanto riportato nell'articolo "Clima, il piano di Obama in 5 punti" pubblicato sul sito wired.it. Sintetizzando il tutto, si potrà scrivere quanto richiamato nel seguito:

  1. Taglio delle emissioni, prevedendo la possibilità di tagliare le emissioni di carbonio delle centrali elettriche del 32% rispetto ai livelli registrati nell'anno 2005;
  2. Quantificazione il più esatta possibile dei costi del piano energetico, concentrandosi ai livelli concentrati e riportati per il periodo compreso fra 2020 e 2030;
  3. Predisporre una crescita sostanziale delle energie rinnovabili, identificando in circa quindici anni il periodo in cui le fonti di energia rinnovabili dovranno coprire il 30% circa dell'energia prodotta su scala nazionale;
  4. Associare forme di minore assenteismo con possibilità di ottenere miglioramenti anche sostanziali nella salute, vagliando la concreta possibilità di poter prevenire almeno 3600 morti premature per cause riconducibili all'inquinamento;
  5. Piena libertà per gli Stati membri di attuare e perseguire gli obiettivi prefissati dal testo vagliato dal Presidente Obama, considerando come data limite per l'adeguamento normativo l'anno fissato del 2022.
Le parole del Presidente Obama, pronunciate alla presentazione del piano in questione, sono sembrate alquanto emblematiche e significative nel merito della presente questione specifica: 

"[...] Niente minaccia di più il nostro futuro e quello delle generazioni future del cambiamento climatico. [...] Siamo la prima generazione a sentire l'impatto del cambiamento climatico e l'ultima generazione che può fare qualcosa. Dobbiamo affrontare il problema nel modo giusto altrimenti rischiamo il punto di non ritorno. Esiste la possibilità di arrivare troppo tardi. [...]"
(Fonte: Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2030, greenme.it, D.Trunfio)

Vale quindi la pena muoversi per cercare di evitare che il 'troppo tardi' giunga puntualmente a verificarsi. Sempre ammesso che non si sia già superato il limite auspicabile od esistente, ovviamente. I costi complessivi del piano di Barack Obama saranno, stando alle ultime stime, prossimi a sfiorare gli 8.4 miliardi di dollari circa. 
Parimenti a queste spese, inoltre, i potenziali risparmi per i consumatori dovrebbero attestarsi nel decennio 2020-2030 su un ammontare prossimo a circa 155 miliardi di dollari. 
Dovrà essere l'Agenzia Federale per la Protezione dell'Ambiente (Epa) a definire criteri attuativi più stringenti e predisporre piani concreti per le singole realtà componenti il quadro federale, similmente a quanto definito anche dall'articolo "Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere" riportato su Panorama.it

"[...] Il programma [...] prevede che l'Epa [...] lavori per la riduzione delle emissioni di diossido di carbonio delle centrali elettriche degli Stati Uniti. [...] stabilisce per ciascun stato federale un obiettivo di riduzione delle emissioni delle proprie centrali elettriche. Gli Stati possono decidere come arrivare all'obiettivo: possono per esempio passare dal carbone al gas naturale, incrementare le energie rinnovabili, fissare programmi per incentivare il risparmio energetico e la razionalizzazione della case private. Gli Stati devono presentare il piano entro il 2018 e cominciare a tagliare le emissioni entro il 2022. Se uno Stato non presenta il proprio piano dovrà applicare quello preparato dall'Epa. [...]"


(Fonte: Clean Power Plan, Panorama.it, L.Gavazzi)

La possibilità di strutturare un cambiamento reale ed importante potrà passare, pertanto, dalla primaria possibilità di quantificare e qualificare quanto i costi siano potenzialmente inferiori rispetto a risparmi e teorici benefici. Senza contare successivamente quanto si dovrà ancora cercare di fare, perseguendo strade che ad oggi le direttive di questo piano non sembrano aver percorso. 
Quantomeno nelle forme divulgate da stampa e mezzi di informazione nazionali: responsabilità sociale di impresa abbinata a tematiche ambientali ed energetiche, quantificazioni esplicite di consumi da ridurre anche nei settori privato ed industriale, potenziali risparmi e migliorie da contabilizzare per misure afferenti sia per riqualificazione che per risparmio energetico. 
Solo per citare alcuni potenziali riferimenti e punti di differente vista fra i moltissimi possibili. 
La potenzialità di definire un Clean Power Plan adeguato dovrà scorrere necessariamente, un domani non troppo lontano, anche da queste opportunità e possibilità. 
Tale piano potrebbe essere strutturato anche su scala europea, andando ad incentivare e rendere vincolanti meccanismi di 'burden sharing' per gli Stati facenti parte dell'ormai palesemente dissestato 'Vecchio Continente'. Non sembrano esservi più molti istanti da poter perdere, per (cercare di) scongiurare un tanto perentorio quanto lancinante adattamento ad un futuro ambientalmente e climaticamente assai precario.

Fonte immagine: ambientequotidiano.it

Per saperne di più:

"Clima, il piano di Obama in 5 punti", Wired.it
(http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/08/04/obama-clima-5-punti/)

"Clean Power Plan: come Obama promette di ridurre del 32% le emissioni entro il 2020", Greenme.it (http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/17314-clean-power-plan-obama-2030)

"Clean Power Plan di Obama: 5 cose da sapere, Panorama.it
(http://www.panorama.it/scienza/green/clean-power-plan-obama-5-cose-da-sapere/#gallery-0=slide-6)

domenica 2 agosto 2015

RICORDANDO IL 2 AGOSTO, DOPO 35 ANNI...

"I treni partivano
i treni arrivavano
“al mare” dicevano i treni
“alla montagna” dicevano i treni.
I treni ridevano
cantavano
erano felici i treni.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Il cielo era con nuvole azzurre
all’improvviso
il cielo è diventato nero
il cielo è diventato fuoco
il treno non è più partito
il treno non è più arrivato
il treno si è fermato (è in ginocchio per terra).
(Mai più! Mai più! Mai più!)

A un tratto il cielo
il cielo è diventato di fuoco
i bambini piangevano
le mamme gridavano
stesi per terra in silenzio
uomini donne bambine
mentre il sangue cadeva dal cielo.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Le nubi non erano più bianche
erano rosse di sangue
erano nere di fumo.
Poi il tempo è passato
i morti sono ancora con noi
con noi in partenza col treno
al mare in montagna.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascolto
ascolto
ascolto
Quello che vola lassù:
ci porta in vacanza
al mare o in montagna
fra le nuvole bianche
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate guardate
guardate la grande nave
passare
le onde
le onde calde del mare
nuotare
andiamo al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)

Ascoltate
ascoltate
guardate
il treno
che arriva a Bologna
noi nella stazione aspettare
allegri per correre al mare.
(Mai più! Mai più! Mai più!)"

(R.Roversi, cit.)