venerdì 5 settembre 2014

COSA È LO STATO, CITANDO ANGELO VASSALLO... #NONDIMENTICARE

"[...]Lo Stato siamo noi. Sono i paesi che fanno il Paese: la vera ricchezza è il luogo in cui si vive. 
La malattia della politica è la lontananza dalla nostra comunità e dalla operosità delle nostre donne e dei nostri uomini.[...]"


martedì 2 settembre 2014

A PROPOSITO DI INGEGNERIA... #FRAMMENTIDALPASSATO #INGEGNERIAUMANISTICA

"Il miglior modo per ottenere che un ingegnere risolva un problema è dichiarare che il problema è insolubile. Nessun ingegnere può abbandonare un problema insolubile finché non è risolto." (S.Adams, cit., 1996)

"Per un genitore è importante capire che suo figlio più ancora che un ingegnere o un medico, 
deve saper diventare un uomo.
(P.Angela, cit., 1973)

"Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica, nata da essa scienza. 
Quelli che s'innamoran di pratica senza scienza son come i nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada. 
Sempre la pratica deve essere edificata sopra la bona teoria.
(Leonardo Da Vinci, cit.)


domenica 31 agosto 2014

FRA PAURA, RE-ESISTENZA E LEGALITÀ... #RESISTENZACOMEVITA


"[...] Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo. Legalità è la nostra Costituzione: il più formidabile dei testi antimafia. [...] Legalità è speranza. E la speranza si chiama 'noi'. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.[...]"
(Don Luigi Ciotti, Elenco sul Significato di "Legalità", libera.it)

sabato 30 agosto 2014

GUARDANDO IL MONDO, CITANDO IVANO FOSSATI...


"[...] Se c'è una strada sotto il mare/ prima o poi ci troverà/ 
se non c'è strada dentro al cuore degli altri/ prima o poi si traccerà./ 
Sono nato e ho lavorato in ogni paese/ e ho difeso con fatica la mia dignità/ 
Sono nato e sono morto in ogni paese/ e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi. [...]"

lunedì 25 agosto 2014

ICE BUCKET CHALLENGE, CONDIZIONE NECESSARIA E/O SUFFICIENTE PER FARE BENEFICENZA?

La maratona dei secchi d'acqua ghiacciata in testa sta dilagando ed allargandosi, in maniera sempre più virale ed orizzontale: il fenomeno che va colonizzando il mondo dei social network sta contribuendo ad accendere luci su una malattia (pur)troppo, ad oggi, senza possibilità di guarigione definitiva e completa. Quel che dall'America è stato lanciato ha prodotto, nella sola America, cospicue donazioni a favore della ricerca per la lotta a questa tremenda malattia (cfr. http://www.nytimes.com/2014/08/22/business/media/ice-bucket-challenge-donations-for-als-top-41-million.html?_r=0).
I benefici di questa maratona sono stati, fino ad ora, notevoli ma anche notevolmente carichi di controsensi ed ostacoli.
Fedeli a questa testimonianza sono le parole riportate dal sito Ilpost.it da una testimone "diretta" di questo tremendo male (cfr. http://www.ilpost.it/2014/08/22/sla-ice-bucket-challenge/):

"[...] siamo entrati nella seconda settimana del super virale Ice Bucket Challenge. Lo so, lo so, vi sento già: è cominciata come una cosa carina e ora è fuori controllo. [...] Sta praticamente colonizzando tutti i social network. [...]
Alcuni si lamentano [...] che la sfida stia dando corda al tipico narcisismo americano e che non stia facendo nulla per la sensibilizzazione riguardo la SLA o per la raccolta fondi. Dicono che la gente dovrebbe semplicemente donare soldi in silenzio e andare avanti con le proprie vite.
Capisco che la cosa li irriti, ma credo che non si rendano conto cosa vuol dire affrontare questa malattia beffarda e allo stesso tempo constatare che per il resto delle persone è [...] invisibile. Dato che passo le giornate guardando mio marito seppellito dentro il suo stesso corpo, mi preme moltissimo far sapere alla gente l’esistenza di questa condizione disumana.
Ma per qualche ragione, mentre tutti riconoscono che il destino dei malati di SLA è uno dei peggiori destini immaginabili, le raccolte fondi per la ricerca e le terapie sono praticamente nulle. [...]"

E' evidente un primo controsenso, dalla lettura di queste parole tanto pesanti.
Pur essendo la consapevolezza di questo male (teoricamente) viva, non all'altezza delle aspettative sembrano essere i comportamenti per (provare ad) onorare promesse e coscienza. Questa percezione, inoltre e forse inevitabilmente, sembra essere avvallata dall'assoluta e strutturale aleatorietà del web.
A questo concetto si richiama, inevitabilmente, l'articolo de IlPost.it precedentemente citato:

"[...] stiamo combattendo una battaglia enorme contro questo mostro, e l’ultima cosa che desidero è che le persone donino soldi silenziosamente, anonimamente, e poi si defilino. Scatenatevi! Fate casino! Attirate l’attenzione su di voi! Io sarò contenta per voi e per ogni “mi piace” che riceverete su Facebook, dato che starete spingendo la SLA un pochino più avanti nel tragitto verso la [...] consapevolezza.
[...] anche questa cosa passerà di moda, e la tua timeline di Facebook tornerà ad essere popolata da video di gattini e da ragazzini che cantano Let It Go. [...]"

Soprattutto in Rete, questa manifestazione divenuta ossessivamente virale passerà di moda.
Più o meno lentamente, ma inevitabilmente.
Esprimersi in maniera obiettiva ed univoca su un argomento come questo è tanto, forse anche troppo difficile.
Se si ha la fortuna di essere "esterni" a questa malattia, inevitabilmente, ancor di più: troppo è il dolore provato, troppe le note dolenti, troppi i silenzi assordanti che certe dimensioni esistenziali relegano a chi subisce simili mali.
La missione più difficile potrebbe essere, forse, quella di saper essere esterni senza però essere estranei: la necessaria ricerca per pervenire a definitivi rimedi deve essere una "parte" da recitare collettivamente, senza delegare il tutto ad eroici "virtuosi del microscopio".
Rigorosamente senza portafoglio adeguato, si intenda bene.
Trasferire un discorso simile nel contesto italiano è un compito ancora più complicato del previsto, per una lung(hissim)a serie di questioni:

  1. necessità di fronteggiare una malattia che ha bisogno di cospicui fondi per essere affrontata, vissuta, combattuta e (possibilmente) sconfitta;
  2. impellenza di trasmettere un messaggio che contribuisca ad essere strutturalmente e concretamente utile nell'affrontare questa malattia;
  3. bisogno di scongiurare ed allontanare (difficilmente) forme di inevitabile protagonismo per chi sceglie di bagnarsi per pubblicizzarsi;
  4. superamento del molteplice scontro d'opinioni secondo cui è possibile definire le linee di pensiero principali, solo apparentemente in controtendenza le une con le altre:
  • non mi verso acqua addosso ma scelgo di donare;
  • mi verso acqua addosso non dicendo pubblicamente se donerò o meno;
  • chiunque scelga di versarsi acqua addosso potrebbe semplicemente donare risparmiando tempo ed acqua;
  • mi verso acqua addosso per essere all'altezza della nomina ricevuta;
  • non mi verso acqua addosso non condividendo l'iniziativa;
  • non mi verso acqua addosso per ragioni molteplici;
  • varie ed eventuali.

Le opinioni sono molte e, salvo offese ed ingiurie, largamente giuste o quantomeno giustificabili.
Il tunnel della SLA è troppo buio, è lecito credere che servano buone luci di qualsiasi tipo ed entità per illuminarlo a fondo.
Nell'oceano di secchi rovesciati, però, è lecito porsi una tanto semplice quanto strana domanda: possono fenomeni come questi produrre una sorta di "overdose" da (finte o vere) opere benefiche.
Una questione come questa sembra essere tanto sottile quanto difficile da risolvere, alla luce dei tanti assensi e controsensi comunicativi che un argomento sensibile come questo si trascina (inevitabilmente) dietro.
Cosa si potrebbe affermare, invece, qualora si volesse provare a giudicare nei fatti lo strano "rapporto" fatto fra secchi d'acqua gelida e donazioni effettuate? Su questo fronte, invece, sembrano emergere (pur)troppo chiare le verità a proposito di questo sistema (cfr. http://vitadigitale.corriere.it/2014/08/24/ice-bucket-challenge-24-milioni-di-video-per-70-milioni-di-dollari-ma-in-italia/):

"[...] le secchiate gelide sono tutt’altro che un semplice tormentone estivo, considerando il boom delle donazioni: si sono letteralmente impennate dai 40.000 euro registrati sabato mattina ad oltre 100.000 (la Aisla via Twitterspecifica che siamo a 125 mila, ndr), e soltanto per l’Aisla, la più grande delle associazioni impegnate in Italia nella lotta alla Sclerosi Lateriale Amiotrofica (Sla). [...]"
[ultime fonti riportano un totale prossimo a circa 200mila Euro raccolti: http://www.wired.it/lifestyle/salute/2014/08/25/ice-bucket-challenge-200mila-euro-italia-tanti-o-pochi/]

Il dono effettuato, dunque, sembra essersi realizzato anche se su cifre largamente minori rispetto a quelle riscontratesi negli Stati Uniti.
A furor di secchiate, però, sarebbe necessario dibattere anche di questioni largamente più importanti: quali sono le condizioni di vita dei malati di SLA? Quali sono le Associazioni che nel territorio italiano si occupano (365 gg/anno) delle loro tutela, protezione e sicurezza?
Cosa si potrebbe fare che ancora non si è fatto per rendere migliori le loro condizioni di vita?
A che punto è la ricerca relativa a questa terribile quanto non risolta malattia?
Sulla risposta a queste domande, purtroppo, sembra esserci un grande buio.
A rigor di logica ed umane sensazioni, il moltiplicarsi di secchiate d'acqua benefiche potrebbe presto produrre un fenomeno tanto lecito quanto giustificabile, sintetizzabile da una citazione attribuita allo scrittore Cesare Pavese:

"Non va bene esagerare in beneficenza, perchè ad un certo punto non si guadagna più che l'odio del beneficiato."

Per beneficenza è opportuno intendere, rapportando tale fenomeno alla realtà virale della Rete, anche il principio che ha dato avvio all'Ice Bucket Challenge. Come si potrebbe ottenere il citato odio del beneficiato?
La risposta a questa domanda sembra essere, purtroppo, evidente: sottoponendo a doccia gelida anche i malati.
In parole povere, quindi, non mantenendo elevate le alte aspettative fornite con la secchiata in testa.
Effetti ben peggiori può suscitare, in chiave non troppo teorica, il comportamento svolto da chi ha ruoli politici e deve (o dovrebbe, quantomeno) tutelare il bene pubblico più di ogni altra cosa. Guardando alla doccia ghiacciata ripresa dall'attuale Presidente del Consiglio, è possibile promuovere una lung(hissim)a serie di possibili osservazioni.
Come massimi comuni denominatori di tutte, però, pochi punti soli:

  • gesto (portato quindi ad essere estrema fonte di speranza) fatto dall'uomo solo o dall'uomo in veste di politico;
  • interventi necessari da compiere per rendere la secchiata d'acqua concretamente ed immediatamente operativa;
  • necessità di misurare il gesto compiuto con la coerenza d'azione esercitata in vita dall'autore della secchiata.  

Come poter tradurre il gesto in atti concreti, dunque?
Un esempio concreto sembra venire in questo senso dal Governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi. Un suo status pubblicato su Facebook sembra essere molto esaustivo nel proposito:

"[...] Oggi abbiamo deciso di aumentare i finanziamenti per i malati di Sla da 3,1 milioni a 5,7 all'anno.
Così il loro l'assegno mensile da 1.500 passerà a 1.650 euro, uniformeremo l'assistenza domiciliare in tutta la #Toscana e daremo a tutti i malati il computer per comunicare. Chi governa ha il dovere di fare gesti concreti. [...]"

Non è dunque questione di essere a priori favorevoli o contrari alla "manifestazione" virale; il punto è, bensì, quello di alimentare nei fatti le speranze diffuse con pochi secondi di filmato. La questione più sottile per chi fa (o, per meglio scrivere, sceglie di fare) politica è però quella di mantenersi il più coerente possibile con le aspettative diffuse: annullare o rendere quantomeno minima la distanza fra dire e fare, per farla il più breve possibile.
A questo proposito, sono inevitabili gli attacchi qualora i percorsi passati non vengano percepiti come "idonei" alle nuove (e/o ulteriori) promesse fatte (cfr. http://libernazione.it/icebucketchallange-e-ricerca-negata/):

"[...] Addirittura Matteo Renzi si e’ lodevolemente svuotato una secchiata d’acqua in testa per sostenere la ricerca contro la [...] SLA. [...]
Dunque benvenga ogni iniziativa per combattere questa malattia ? Si’, certo, ma. C’e’ un ma.
Forse qualcuno ricordera’ che la SLA e’ la malattia che nel 2006 ha ucciso Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani.
Una delle ultime battaglie politiche di Luca Coscioni fu la campagna referendaria contro la legge 40 ed in particolare contro il divieto di utilizzare le cellule staminali embrionali per la ricerca. Visto che le cellule staminali embrionali sono una delle possibili vie da percorrere per combattere le malattie neurodegenerative come la SLA, di fatto chi si svuota secchiate d’acqua ghiacciata in testa lo fa per aiutare un tipo di ricerca che in Italia e’ illegale. Forse chi come Matteo Renzi nel 2005 ha deciso di non andare a votare per abrogare la legge 40, e non ha alzato un dito per renderla meno rivoltante per altre vie, farebbe bene a ricordarlo prima di riempirsi la bocca con parole di sostegno ad una ricerca che se fosse per l’Italia non esisterebbe nemmeno. Il diveto di ricerca sugli embrioni e’ ancora in vigore, ultimo tra quelli della legge 40 non (ancora) dichiarato incostituzionale in questi 10 anni. Non sarebbe bello se anche l’Italia potesse fare la portatrice d’acqua contro la SLA e non solo tirarsela in testa per mettere il video su Twitter?[...]"

La viralità non annulla questi controsensi, non concorre certamente a minimizzare queste inevitabili problematiche.
Quando la viralità passerà, però, la malattia resterà: resteranno condizioni di vita proibitive, rimarranno esigenze non risolte per i malati, resteranno problematiche a cui chi ha onori ed oneri di Governo deve (o dovrebbe, italianizzando la voce verbale) porre rimedio.
Porre rimedio con silenzio, verità e trasparenza adottate contemporaneamente; non certo con tanto immediate quanto istantanee secchiate d'acqua e nomination correlate. La manifestazione #icebucketchallenge sembra delinearsi, per questo e milioni di altri possibili motivi, necessaria per far istantanea luce su una malattia tragicamente ancora senza soluzione.
Non sembra però essere, la stessa #icebucketchallenge, neppure lontanamente sufficiente per arginarne problemi e/o ricavarne soluzioni.
I punti a suffragio di questa evidente ambivalenza d'azione sembrano essere assolutamente non evitabili da analizzare, in ogni loro anche contraddittorio aspetto (cfr. http://www.techeconomy.it/2014/08/23/domande-sesta-risposta-matteorenzi-icebucketchallenge/):

"[...] Il modello di #IceBucketChallege è replicabile? Ancora una volta: come tutte le campagne virali l’iniziativa non è replicabile. La ALS potrebbe tentare la strada della campagna annuale, ma senza alcuna garanzia di successo. L’anno prossimo potrebbe provare con secchi pieni di farina, o con bagni nella pece, ma nessuno potrebbe garantire a priori di replicare quello che è successo quest’anno. Neanche con la partecipazione straordinaria di Matteo Renzi [...] #IceBucketChallenge rivoluzionerà  il mondo del fundraising per la beneficenza? Una rondine non fa primavera. Ed un secchio d’acqua gelata sulla testa del Presidente del Consiglio [...] non rivoluziona il mondo del fundraising per il no-profit (al più, può schiarire le idee a Matteo Renzi).  Che #IceBucketChallenge sia un passaggio importante è indubbio. Ma è indubbiamente sbagliato pensare che sia un cambiamento disruptive. Che le logiche del marketing virale entrino nel mondo del no-profit è certamente positivo. Ma tali logiche – ad oggi – possono integrare, non sostituire le dinamiche tradizionali. #IceBucketCHallenge ha raccolto più o meno – su scala globale – quanto raccoglie un’iniziativa come Telethon su scala nazionale. [...]"

I lati oscuri rimangono, inevitabilmente, anche in una manifestazione che come questa sembra avere aspetti di indubbia validità e novità (cfr. http://www.wired.it/attualita/media/2014/08/22/che-vi-piaccia-o-meno-icebucketchallenge-funziona/)
Restando al confine delimitato dalla sola Italia, le richieste dei malati di SLA erano già note anche in tempi ben precedenti alla rassegna #icebucketchallenge (cfr. http://www.repubblica.it/salute/medicina/2014/05/07/news/la_protesta_dei_malati_di_sla_non_ci_lasceremo_rottamare-85446867/):

"[...] Un sit dei malati del Comitato 16 novembre davanti al ministero dell'Economia per chiedere l'istituzione di un tavolo interministeriale per la redazione di un piano per la non autosufficienza. La domanda che pochi hanno posto è, nei fatti, quella riportata nel seguito: quali conseguenze al negativo potrebbe avere, questa viralità, in un ambito fluttuante ed aleatorio quale è quello del web? [...]
Il governo (Monti, nds) si è impegnato a convocare [...] un tavolo interministeriale, che include anche le regioni e aperto a tutte le associazioni, per la realizzazione di un piano nazionale per la non autosufficienza finalizzato alla domiciliarità indiretta e si è impegnato a valutare con attenzione i riflessi dell'inclusione nell'Isee delle provvidenze sociali, assegni di cura, di invalidità, e sopratutto, come da noi richiesto, sono stati chiariti i criteri di ripartizione del Fondo nazionale per la non autosufficienza, nel senso della destinazione ai malati gravissimi del 30% di 275 milioni più 75 già a tal fine vincolati, procedendo, dove necessario, all'apposita riformulazione del decreto interministeriale. [...]
I pazienti sono arrivati  a Roma per proporre una riforma del sistema dell'assistenza che permetta ai malati di restare nel loro ambito familiare, partendo dalle proposte che nascono dalle loro esperienze personali. Sono convinti che così si potrebbero ridurre molti sprechi. "Abbiamo chiesto che almeno quei 350 milioni già stanziati e disponibili per il Fondo per la non autosufficienza 2014 vengano subito ripartiti alle Regioni, non a fine anno come già successo. [...] Sono molte le persone come me, fragili come neonati, in barella, in carrozzina, di ogni età e di ogni malattia, attaccati a quelle macchine che ci tengono in vita, che sono qui per gridare il nostro diritto ad avere  i mezzi che la nostra condizione ci impone. Una pensione di invalidità totale è di 270 euro, con l'accompagnamento si arriva a 700, e spesso in famiglia non ci sono altre entrate [...]."

Quali i precedenti in terra italica per il Fondo di non autosufficienza?
Stando ad articoli tutt'ora reperibili in rete, non certo felici per le sorti collettive (cfr. http://www.repubblica.it/salute/2013/11/20/news/sit-in_dei_malati_di_sla_sciopero_della_fame_della_sete_e_stop_respiratori-71432715/):

"[...] Nel 2011 era di 2.300 milioni, Tremonti lo azzerò, nel 2012 è rimasto a zero, con le nostre proteste l'anno scorso (2012, nds) strappammo 275 milioni per il 2013 che ancora non sono arrivati alle regioni Nella legge di stabilità per il 2014 ci sono 275 milioni. Ma noi chiediamo minimo 600.[...]"

A prescindere dall'#icebucketchallenge di turno, rimangono dunque una serie di problemi non affrontati e da risolvere.
Restano una grandissima quantità di malattie rare che mettono a durissima prova le esistenze di malati e familiari degli stessi.
Restano un'immensa quantità di problemi che una campagna comunicativa (seppur vincente) non può lavare via. Quali altri #icebucketchallenge sarà necessario inventarsi per spostare l'attenzione sulle altrettante malattie rare esistenti?


domenica 24 agosto 2014

"UN ALTRO BLOG E' POSSIBILE", LA DEMOCRAZIA (AI TEMPI) DI BEPPE GRILLO: #BEPPECHIARISCILEOMBRE

Quanto margine di libertà lascia la "Rete", in un tempo di democrazia liquida come quello contemporaneo?
Cosa può significare, esattamente, la parola "Rete"?
E' un concetto piuttosto vasto, quasi impossibile a sintetizzare in poche ed esaustive parole.
Alla "Rete" sono state consegnate, in tempi recenti, una grandissima quantità di sensazioni: aspettative, speranze, indignazioni e ribellioni, solo per citarne alcune. Alcuni ne hanno messo in evidenza problemi, altri ancora non hanno avuto problemi nell'individuarla come "nuova panacea" per rimediare a molte delle questioni che questa crisi ha posto (e sta ponendo) dinanzi agli occhi degli uomini.
Il termine "Rete" è stato definito in mille modi possibili, ciascuno dei quali complementare dell'altro: strumento per realizzare conoscenze diffuse e consensi orizzontali, mezzo per agevolare l'apprendimento collettivo, veicolo di diffusione di notizie e di informazioni altrimenti inaccessibili alle "masse", [...]. Ognuna di queste definizioni non è in grado di chiarirsi appieno, in quanto descritta in termini non specifici.
Per farla breve, infatti, ad oggi la "Rete" è abitualmente conosciuta come strumento del "dire"; manca una descrizione pratica e concreta, relativa al come "fare" a concretizzare la prospettiva rivoluzionaria che alcuni sembrano denotare in questo strumento oggettivamente capace di innovarsi con grande continuità. Esistono, però, una serie di domande a cui è molto difficile rispondere con obiettività; tale fatto ha ragioni che si legano a necessarie competenze e conoscenze da dover legare necessariamente alla definizione di un fenomeno così complesso.
In parole il più povere possibili, infatti, nella "Rete" è davvero tutto come sembra?
Internet è davvero uno strumento pienamente e perfettamente utile per l'essere umano?
Non esistono zone d'ombra al suo "interno"? Non sono impiegabili tecniche o strumenti per influenzare consensi e (ricerca delle) informazioni, alterando quindi le capacità umane di comprensione e definizione della realtà circostante?
Quali competenze servono per dire alla "Rete" una frase del tipo "non posso fidarmi del tutto di te"?
Le domande sono potenzialmente infinite, in quanto caratterizzate da una sterminata (ma costante) ricerca attorno ad uno strumento tanto imperfetto quanto in costanti mutamenti ed ampliamento.
Alla "Rete" siamo soliti affidare, forse tanto velocemente quanto inconsapevolmente, una grandissima quantità di nostre informazioni, comportamenti, abitudini ed attitudini.
Si pensi, per riferimenti specifici, ad un elenco potenzialmente sterminato di sotto-mezzi alla "Rete" affidati e da noi abitualmente utilizzati: social-network, mail, software, applicazioni on-line, [...]. Attraverso quanti di questi canali avviene uno scambio di informazioni potenzialmente sensibili ed importanti per le nostre vite? Attraverso questa domanda scorrono le potenziali risposte da fornirsi necessariamente per rendere meno sprovveduta la navigazione.
E' dal concetto di "Rete" che parte l'analisi presentata nel libro di Federico Mello, intitolato "Un altro blog è possibile - Democrazia ed internet ai tempi di Beppe Grillo" e pubblicato da  Imprimatur Editore. L'urgenza di approfondire il concetto di "Rete" è presente sin dalla copertina dell'opera in questione:

"[...] 'Decide la Rete'. Cosa vuol dire questa frase?
A quale 'Rete' fa riferimento? Quella pubblica e condivisa, o quella privata e commerciale, subdola e manipolatoria?
Questa è la domanda a cui è necessario rispondere. 
Non per parlare di una contingenza nazionale, ma per capire quei tempi presenti che solo chi è ingenuo o in malafede può ancora chiamare 'futuro'. [...]"

Il tempo in costante divenire rende il futuro istantaneamente trasformato in presente, ogni qualvolta la navigazione favorisca e renda possibile il raggiungimento di nuovi orizzonti.
La "Rete" è stata capace, a questo proposito, di influenzare in maniera pesante e consistente svariati campi (solo apparentemente) lontani l'uno dall'altro: scienza, ambiente, economia, società, diritto, giustizia e (non da ultimo) la politica.
E' proprio quest'ultimo settore ad essere uno fra i più complessi in quanto, direttamente ed indirettamente, responsabile della sorte di tutti gli altri.
La politica è influenzata dalla "Rete" e, pertanto, la "Rete" può rischiare realmente di essere influenzata dalla politica.
Per descrivere e ragionare attorno ai fenomeni che si articolano internamente alla generica frase precedente servono conoscenze e competenze non ordinarie, che sappiano andare ben oltre la semplice "indignazione virtuale" o la pagina web da leggere e riempire con commenti ed improperi verso l'untore di turno. In mezzo al rapporto fra "Rete" e politica sono esistiti e/o comparsi, negli ultimi anni e nella sola Italia, una larghissima parte di fenomeni (veri e da baraccone):

  1. MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo;
  2. Schemi vecchi ed obsoleti di Partiti che, stremati da condotte e comportamenti spesso indecenti e al limite della dignità, hanno provato (e stanno provando) con ogni mezzo a riacquistare una credibilità fortemente crollata (eufemismo);
  3. Esponenti della cosiddetta "società", più incivile che civile, capaci di riversare nell'oceano della "Rete" indignazioni e delusioni evidentemente non sfogabili mediante altri canali di rivoluzione costruttiva e/o di partecipazione;
  4. Fenomeni di matrice mista non doverosamente chiariti ma capaci di dar vita a battaglie referendarie e/o di successo partecipativo (ma purtroppo spesso non propositivo all'altezza delle aspettative).

Ognuno di questi punti non è certamente isolato dall'altro, in quanto molto evidenti sono le compenetrazioni fra gruppi.
Quale "numero" fra quelli precedentemente riportati ha apportato (ed applicato) la più grande dose di novità nel sistema italiano?
Attenzione immediata al termine impiegato: novità e non certo cambiamento. Si intenda bene la differenza. La discussione più curiosa ed importante è svolgibile, sotto questa ottica, rispetto ad un'analisi pragmatico-realistica del punto 1.
Svolgere un'analisi realistica significa, in libero ordine, definire un M5S come parte integrante di una discussione il più grande possibile:

  • riconoscere limiti ed errori dei leader che ne hanno gestito (fino ad oggi) in maniera leggermente verticistica le sorti;
  • ammettere che si tratta di un Partito (perchè di questo si tratta, contrariamente a quanto gli insulti e le grida del capocomico vogliano far credere) largamente distante dai suoi intenti iniziali di condivisione e partecipazione;
  • riconoscerlo come effetto (anche benefico e benevolo, per certi versi) e non causa esclusiva dei mali italiani, contrariamente a quanto vogliano far credere politic(ant)i e Partiti non ancora consci di una devastante crisi di rappresentanza non risolvibile a colpi di slogan;
  • individuarne alcuni lati positivi, internamente ad un desolante panorama offerto da una controparte percepita come corrotta, inadeguata e compassata rispetto all'incedere dei tempi.

Il M5S è nato da una realtà molto complessa, capace di predicare (a spron battuto e come un disco rotto) una semplice serie di slogan tanto vuoti quanto impossibili da realizzare in tempi brevi ed in maniera seria:


  • uno vale uno: impossibilità di veder prevalere le decisioni di pochi a scapito di tanti, tanto inconsapevoli quanto incolpevoli;
  • abolizione della democrazia rappresentativa a totale vantaggio di una democrazia diretta capace di far prevalere gli interessi globali delle moltitudini.

A questo proposito, l'orizzonte dell'opera in questione concorre a descrivere in termini molto specifici limiti e potenzialità di questo MoVimento (o di chi ne fa le veci):

"[...] In Italia un movimento nato da un blog ha ottenuto un quarto dei seggi in Parlamento.
Un caso unico che è considerato la prova dell'esistenza della democrazia digitale. 
Ma che cos'è veramente la democrazia della Rete e che forma ha preso in Italia, con il MoVimento 5 Stelle?
Viviamo così immersi nel mare digitale dei social network e dell'informazione online che forse abbiamo perso la capacità i coglierne i rapidi e radicali mutamenti: da strumento di conoscenza orizzontale e aperto a tutti, Internet sta sempre più diventando il motore del turbo-capitalismo in cui il marketing è la cifra di tutto. Quindi di che democrazia parliamo, quando parliamo di democrazia della Rete? [...]"

Giudicare il M5S in maniera il più obiettiva possibile significa porsi nell'ottica di argomentare con realismo e consapevolezza una realtà alle volte differente da come viene fatta percepire.
Da più o meno tutte le voci in gioco.
Le zone d'ombra sono molte, contrariamente a quanto Beppe Grillo ed il suo staff vogliano far credere.
Senza bisogno di discutere dei limiti di Partiti sempre più preda di una crisi da loro stessi generata, figlia di problemi di rappresentanza e sostentamento drammaticamente indotti dal perpetuarsi di una serie di comportamenti (giustificabilmente) indigeribili da parte di una società sempre più al palo e radicalizzata.
Senza volersi soffermare in analisi specifiche, al fine di non togliere argomenti e discussioni presenti nel testo, è possibile affermare che anche per il M5S niente è come sembra. Informarsi per rendersi migliori, dunque. Questa è un'attività (teoricamente) necessaria da compiere:

"[...] per capire quei tempi presenti che solo chi è ingenuo o in malafede può ancora chiamare 'futuro'. Quel futuro è già qui da un pezzo ed è nostro dovere attrezzarci per affrontarlo per quello che siamo: esseri umani dotati di libero arbitrio e non certo microprocessori da far programmare a chi interessa soltanto vendere il suo prodotto. [...]"




venerdì 22 agosto 2014

A PROPOSITO DI SLA... #OLTREICEBUCKETCHALLENGE

"[...] Mia moglie ogni tanto passa di qua.
Tra una faccenda e l’altra non dimentica mai di venire un momento, appena può, ad accarezzarmi il viso.
Mi passa una mano su una guancia e mi sorride, mi chiede se ho bisogno di qualcosa.
Mia moglie con un sorriso può avvicinare le stelle, dovreste vederla.
E la sua mano, la sua mano è spesso umida, di passaggio tra un bucato o una pietanza; eppure mi bagna di calore.
Mi adagia su questi giorni che mi passano intorno come un fiume, un fiume di cui io sono adesso nient’altro che un frammento di inutile ghiaia.
Un giorno stavo lì a farmi un caffè; feci per chiudere la moka, feci per chiuderla.
Avvicinavo i due pezzi, giravo e rigiravo, non capivo, sembravano respingersi, come poli opposti su di un chiassoso stridio di lamiera.
Poi le mie mani mollarono, e venne giù tutto;  e ancora non sapevo che anche io mi sarei sparso così, come quel mucchietto di polvere marrone disegnato sul pavimento. Oggi ho di fronte sempre lo stesso soffitto, e misuro, ogni secondo che passa, quanto sia infinitamente distante il mio essere umano da quella superficie bianca che da mesi ormai mi sovrasta, come un drappo vuoto, una bandiera senza colori che sventola di noia la mia malattia.
Io sono fermo. Io sono muto.
Sono un albero piantato nel mio letto, con le radici che scavano nel materasso, si aggrappano, rigirano attorno ai fili metallici della rete.
Sono in attesa perenne, impotente, farfuglio aria da un tubo in trachea, eppure son vivo.
La prima domanda che mi sono fatto è stata “perchè proprio a me, che ho fatto di male ?". Ma era troppo banale. Questa è la domanda di tutti i malati. Chiunque di fronte a un dolore si chiede perchè, il senso o il motivo, chiunque, si tratti di cancro o di un’unghia incarnita.
Il passo era molto più lungo, l’abisso molto più profondo.
Perchè le altre malattie se ti uccidono, ti lasciano uomo. Questa no.
Qui sei morto, sepolto, prima ancora di andare.
Ecco, mia moglie mi parla, mi tocca, sorride, mi ama.
E io qui è come se non ci fossi, è come se fossi detenuto di me stesso, prigioniero dentro il mio corpo, chiuso per sempre in un barattolo di carne umana.I miei occhi sono il vetro trasparente attraverso il quale guardo fuori.
I miei occhi sono la mia voce gettata al di là delle sbarre, verso il mare, oltre gli scogli.
Io amo in un battito di ciglia, come l’albero che canta di foglie al passare del vento.
Il mio più lungo discorso è un agitarsi di palpebre nel vuoto, un alfabeto morse ridicolo, captato solo da chi mi ama.Io parlo così. Oppure con la voce sintetica di un computer.
Ma non è solo questo. A volte, di notte, mentre dormo, sogno di correre a lungo, senza motivo, senza una meta, come spesso fanno i bambini.
Sogno di andare. Da sveglio, immaginatemi dentro. Mi penetra, mi percorre un’energia infinita e bestiale che ruota, risbatte, si tuffa e risale.
E mai, mai, trova un’uscita. A tratti s’acquieta. Allora mi sorprendo a godere di un raggio di sole che mi raggiunge dalla finestra, o di una canzone che passa dai muri e rigira qui intorno.
Poi tutto riprende e resto schiacciato da una mano invisibile che preme il mio corpo in un supino supplizio.
Sclerosi Laterale Amiotrofica… che cazzo significa… cambiatele nome, datele un senso !
Un cadavere vivo piantato nel mondo, ecco cosa sono; una statua vivente che spera nel tempo o in un gesto pietoso.
Mia moglie ogni tanto passa di qua.
Ho imparato da poco a dirle ti amo con gli occhi. [...]"
(Fonte: Viaoberdan.it, Thomas Pistoia, http://www.viaoberdan.it/sla)

"[...] La SLA è una malattia rara che interessa prevalentemente l'età adulta, con media di età nella popolazione che si attesta tra i 50 e i 60 anni.
Il decorso medio della malattia, in assenza di ventilazione invasiva, va dai 3 ai 5 anni.
Il 50% degli affetti muore entro 18 mesi dalla diagnosi mentre solo il 20% supera i cinque anni ed il 10% i 10 anni.
Esistono anche delle forme benigne in cui la malattia resta stabile per più di 30 anni, ma sono casi rarissimi.
La morte sopravviene nella maggior parte dei casi per insufficienza respiratoria.
In questo momento si stimano circa 3.600 pazienti affetti da SLA in Italia e circa 1.000 nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno. Ad oggi, non esiste in Italia un registro nazionale della SLA e pertanto i numeri sulla prevalenza ed incidenza della malattia provengono da estrapolazioni statistiche.
La SLA è diffusa su tutto il pianeta ed è presente in tutte le popolazioni e razze, indipendentemente dal ceto sociale e dal sesso. Esistono due zone particolarmente colpite dalla SLA nel mondo: l'isola di Guam, nel Pacifico, e la penisola di Kii, nel Giappone. Questa frequenza elevata sembra essere legata a dei fattori ambientali [...].
Inoltre, studi epidemiologici recenti [...] hanno evidenziato che tra i giocatori di calcio professionisti il rischio di sviluppare la SLA aumenta addirittura fino a 24 volte rispetto alla popolazione generale. Tale aumento non è stato riscontrato in altre categorie di sportivi professionisti.
Recentemente si pensa che il numero delle persone affette da SLA sia in crescita. È doveroso sottolineare che non esiste alcuna evidenza che supporti questa teoria e che le diagnosi sono più accurate rispetto agli anni passati, i trattamenti sintomatici migliori e si assiste ad un invecchiamento generalizzato della popolazione. Non da ultimo una maggiore informazione e consapevolezza attraverso il web può alterare la percezione di diffusione della malattia. [...]"
(Fonte: Incidenza e prevalenza della SLA, www.wlavita.org/SLA/incidenza.html)

Per saperne di più:
"La malattia", aisla.it
http://www.aisla.it/news.php?id=00016&tipo=31


Fonte: virginradio.it

giovedì 21 agosto 2014

FRA ECONOMIA ED ETICA... #ETICAMENTESOSTENIBILE #ECONOMICAMENTEVALIDO

"Tu non puoi fare una buona economia con una cattiva etica.
(Ezra Pound, att.)

"Qui voglio ricordare la mia definizione dell'etica: 
essa è ciò per cui l'uomo diventa quello che diventa.
(Søren Kierkegaard, att.)

"In economia, gran parte della saggezza consiste nel sapere ciò che non sai.
(J.K. Galbraith, att.)

Fonte immagine: asvi.it

mercoledì 20 agosto 2014

"LA DIASPORA": POSSIBILE "RIAVVIARE" LA SINISTRA PARTENDO DAI SUOI (TROPPI) ERRORI?

Quali potrebbero essere, in tempo di crisi, politiche e/o progetti attribuibili ad un'etica di (Centro)Sinistra?
In tempo di ristrettezza e di crisi economica, quali provvedimenti potrebbero essere riconducibili ad un progetto definibile come di (Centro)Sinistra?
Sullo sfondo, altr(ettant)e domande a cui dover trovare forzatamente risposta: quale ruolo assegnare all'ambiente? Sulla base di quali principi è possibile subordinare ad esso altri settori come urbanistica e sviluppo industriale? Quali passi in avanti è possibile (far) compiere alla complessa tematica dei diritti civili? Il libero arbitrio deve, in quanto libero, essere sconfinato o avere delle delimitazioni ben precise?
Entro quali argini delimitare le politiche di sviluppo economico? La tematica del lavoro deve essere affrontata in maniera tanto flessibile quanto indiscriminata? Possono esistere forme contemporanee di tutela e delimitazione delle volontà dell'inviduo?
Come potrebbe essere possibile coniugare la salute dell'individuo con la necessità di disporre di un lavoro sicuro?
Le domande potenzialmente da porre possono essere tantissime; in parole povere, però, è lecito porsi un'osservazione tanto fondante quanto essenziale da (provare a) risolvere: ha ancora un senso parlare di Sinistra?
Ha ancora senso ricercare un futuro per quella che dovrebbe essere la parte politica (teoricamente o realisticamente?) votata alla concreta realizzazione di idee di uguaglianza, democrazia e merito? Attraverso quali pilastri è possibile concretizzare e/o ipotizzare un futuro per un qualche cosa che, allo stato attuale, è percepito come (eufemisticamente) lontano o non più esistente?
Per vedere se sia ancora possibile progettare un futuro, dovrebbe essere necessario indagare attraverso la storia passata e presente di quelle forme politico-partitiche che si prefiggono l'obiettivo (solo teorico?) di realizzare ideologie di (Centro)Sinistra.
In un Paese come l'Italia, per fortuna o purtroppo, esistono riferimenti e/o sinonimi che legano (a torto o a ragione) il concetto di Sinistra a parole quali: inciucio continuo e continuamente (mal)celato, distanza dal "popolo", incapacità dirigenziale manifesta, errori e topiche clamorose, incapacità di realizzare appieno politiche di (Centro)Sinistra, [...]. La distanza fra teoria e pratica è tanta, si potrebbe dire per farla (non esaurientemente) il più breve possibile.
In altre parole, però, dovrebbe essere importante definire in termini urgenti quale sia stata la Storia passata e presente dei Partiti e dei Movimenti che, in Italia, hanno provato a incarnare idee e progetti riconducibili al concetto di Sinistra. In altre parole, pertanto, dovrebbe essere necessario valutare quale sia stata la Storia recente per (provare a) interpretare il futuro.
Sempre ammesso che ne esista ancora uno, ovviamente.
La distanza fra "popolo" e classe (altrettanto teoricamente) dirigente non è mai stata così acuita come oggi; in un tempo nel quale disaffezione e scarsa credibilità continuano a dominare il panorama, dovrebbe essere lecito chiedersi quali possano essere confini e margini di un elettorato da dover riconquistare. Non basta un #quarantavirgolaotto per dirsi salvi e riabilitati, per farla breve. Chi crede questo è ipocrita e/o in malafede.
Riacquistare credibilità potrebbe significare riconquistare fasce importanti di elettorato, forse. Condizionale d'obbligo, inevitabilmente.
L'opera più rilevante ed importante di una certa Sinistra potrebbe essere, pertanto, quella di riflettere sui propri sbagli per diminuire e/o per scongiurare ulteriori abbandoni di elettorato e perdite di credibilità: riflettere per migliorarsi, in primis.
Riflettere per arginare la diaspora a cui è andata e potrebbe (forse) andare incontro in un prossimo futuro; tutto ciò senza affrontare, nell'ordine, una lung(hissim)a serie di problemi ad oggi non pienamente individuabili nella loro gravità: dipendenza ossessivo-schizofrenica da un solo leader, strutturazione di Partiti e schieramenti senza progetti concretamente innovativi ed economicamente sostenibili, incapacità di delimitare nuove forme di sviluppo socio-economico, incapacità più assoluta nell'elevare il dibattito collettivo su alt(r)i temi per provare ad inseguire la ricerca di soluzioni condivise, incapacità di tracciare una politica tanto di successo quanto lontana da forme di esasperato marketing politico, [...].
I terreni su cui (provare a) svolgere un'indagine sono moltissimi e molto complicati, stanti le odierne condizioni: discutere per arginare/evitare la diaspora, dunque. E' su questo terreno che si articola il libro "La diaspora - Dov'è oggi la Sinistra italiana", scritto da Alessandro Gilioli e pubblicato da Imprimatur Editore. L'obiettivo di questo libro, connaturato alla necessità di rispondere ad una lunga serie di questioni (simili e/o peggiori rispetto a quelle poste in precedenza) riguarda la necessità di provare ad andare "oltre" la semplice definizione di fallimento:

"[...] Dov'è la Sinistra italiana oggi? E' davvero sparita, come dicono alcuni? O al contrario è finalmente vincente, grazie alla stella di Matteo Renzi?
Ed è di Sinistra il Presidente del Consiglio? O invece è di Sinistra il MoVimento di Beppe Grillo? E che ruolo può avere la cosiddetta Sinistra radicale? 
Più in generale: quali sono oggi gli ideali, gli interessi e gli obiettivi della sinistra in Italia? Chi li rappresenta? E di quali pratiche hanno bisogno? [...]"

L'insofferenza al cambiamento e l'incapacità di restare al passo delle sfide dei tempi sono tristi conferme di una certa Sinistra che, nel tempo, ha predicato in maniera desolante la necessità di vincere per convincersi quasi della propria esistenza nel panorama politico italiano.
Come se l'essere di Sinistra fosse quasi una virtù realizzabile prioritariamente attraverso il consenso esterno e non mediante una programmazione politica pienamente e consapevolmente all'altezza delle aspettative.
Per questo e per milioni di possibili altri motivi, però, un'analisi approfondita degli errori e degli sbagli passati deve essere svolta.
O quantomeno tentata. E' importante districarsi in un labirinto fatto di incoerenze, di assurde prese di posizione, di scelte (eufemisticamente) definibili come discutibili, di retroscena mai troppo discussi ed affrontati. Di errori forse mai doverosamente metabolizzati.
Questo è un percorso tanto necessario quanto urgente da compiere perchè, a prescindere dai punti di vista possibili, la verità sembra essere una sola:

"[...] Ci sono sempre state e sempre ci saranno persone che lottano per la giustizia sociale e i diritti dei cittadini. [...]"

La necessità di ridefinire un percorso futuro per (provare a) ridare fiato e restituire voce a queste persone è una missione tanto complessa quanto difficile da realizzare: serve una mentalità nuova, all'altezza delle sfide realisticamente da vincere.
Non serve far credere di aver trionfato mediante sottili opere di marketing politico, non serve instillare continuo consenso promettendo cose che si sa per certo essere quasi impossibili da mantenere integralmente.
Serve una mentalità capace di coniugare Istituzione e società, restituendo margine decisionale ad un elettorato sfibrato in ogni sua corda.
Servirebbe una mentalità capace di proporsi come fondativa di un nuovo modo di interpretare i rapporti che intercorrono in una società in continuo mutamento. Servirebbe essere di Sinistra per pensare al Futuro e, se possibile, per agevolarne l'arrivo senza traumi.
Servirebbe una Sinistra profondamente diversa, vincolata alla necessità di stabilire un contatto con una società devastata in molte delle sue "voci".
Il tempo per rimediare alla diaspora sembra infatti scarseggiare. Purtroppo.
Assecondare una nuova mentalità per anticipare il cambiamento. Altrimenti inevitabile e non rinviabile, in tutta la sua potenza deflagrante.
L'attuale crisi economico-finanziaria rischia di passare infatti alla Storia come (ennesima) conferma di questa tanto ineluttabile quanto non assimilata tendenza al masochismo umano. Sempre ammesso che sia ancora possibile fare qualcosa per evitare il realizzarsi di accomodanti forme di "vivace depressione", ovviamente.




sabato 16 agosto 2014

FRA DEMOCRAZIA, RETE E (INEVITABILE) PROFITTO: QUALI I POSSIBILI TRANELLI?

"[...] L'acqua nella quale noi pesci digitali nuotiamo ogni giorno è anche questa. 
Connessioni internet che si fanno movimenti, fan sui social network che si trasformano in consenso reale, blog che creano leader, innovano la proposta politica, insidiano il potere. Naturalmente queste esperienze diverse hanno un punto di contatto comune nel loro innesco in Rete, ma contano anche su caratteristiche peculiari. [...] Nessuna fiducia cieca [...] nei confronti della tecnologia digitale. [...]
Nel nostro caso [italiano, rispetto alla possibilità di sfruttare la forza della "Rete" per costruire un movimento dal basso] quello del blog di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, ci troviamo davanti a un diverso modo di intendere la Rete per creare, alimentare e sostenere una proposta politica. 
Beppegrillo.it non è solo la piattaforma di un leader politico, non è solo una vetrina efficace per rilanciare l'attività del Movimento 5 Stelle. 
Beppegrillo.it è un blog che si è fatto Partito. Come recita il primo articolo del non-Statuto, il 'M5S è una 'non Associazione'. Rappresenta una piattaforma e un veicolo di confronto e consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it'. 
Il Movimento [...] è un'emanazione del blog. Per essere più chiari, continua il non-statuto:
'La <Sede> del M5S coincide con l'indirizzo web www.beppegrillo.it. 
I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica [...].'
Se i partiti classici nelle democrazie, in Italia e nel mondo, si basano [o dovrebbero basarsi, almeno teoricamente] su regole, assemblee, delegati e Statuti, il M5S ha inaugurato l'era del blog come spazio fondante di un soggetto politico: le regole del Movimento sono quelle del blog, gli spazi di discussione leciti sono quelli ospitati da beppegrillo.it. E' una novità non da poco.
Perché si fa portatrice [...] della modernità digitale nella quale tutti noi oggi nuotiamo.
E perché si pone come modello per il futuro mettendoci davanti una domanda cogente: potrà davvero la democrazia via blog (o magari un giorno via social network) sostituire la democrazia rappresentativa? 
Quella grillina sarà anche un'idea acerba, giovane, in divenire, ma - dobbiamo chiederci - porta con sé i germi del futuro, di una politica più vicina alle persone e più partecipata grazie alla Rete digitale? E' un quesito decisivo. 
Il Movimento potrebbe rivelarsi una bufala, che presto verrà spazzata via dalle sue rigidità e dalle sue contraddizioni.
Ma in molti si è insinuato un altro dubbio: che questo concetto di democrazia possa essere un'idea storica che deve avere solo la possibilità di essere messa alla prova e migliorata in corsa per esprimere il suo potenziale.
D'altronde anche per gli eroi del Risorgimento, che ardevano di passione per un'Italia unita, libera e democratica, erano portatori di quelli che, ai tempi, potevano essere ritenuti germi di follia. 
Quando parliamo del Movimento 5 Stelle, però, ironia della modernità che ci guarda e sorride beffarda, ci troviamo anche e soprattutto di fronte a uno straordinario caso di successo commerciale. Parliamo proprio del famoso blog, epicentro di una 'galassia web' costruita negli anni. 
Proviamo [...] ad astrarci dal suo contenuto politico, dalle sue battaglie, dai successi e dalle sconfitte. Proviamo a considerarlo come un prodotto commerciale.
Per farlo dobbiamo abbandonare la nostra classica idea di ciò che è 'commerciale' e adattarla ai tempi dell'economia digitale.
Non parliamo quindi di dollaroni sonanti, né di 'petrolio', di energia, di edilizia. 
Il 'successo commerciale' del blog di Grillo è da inserire nel mondo economico delle startup più che in quello delle classiche aziende fordiste; negli orizzonti commerciali della Silicon Valley più che in quelli industriali di Detroit.
Il grande, enorme, successo commerciale del blog di Beppe Grillo è incomprensibile se non capiamo cosa è diventata la Rete. [...]"

Fonte: Un altro blog è possibile - Democrazia e Internet ai tempi di Beppe Grillo, F.Mello, Imprimatur editore

da: officialsm.net

giovedì 14 agosto 2014

"OCCHIALI ROTTI", FRA VITA E GUERRA...


"[...] Finalmente un po' di musica/ 
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l'ho data via/ 
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia/ 
e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia/ 
un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti/ 
i miei occhiali si son rotti/ ma qualcuno un giorno se li metterà/ 
e a occhi semichiusi/ attraverserà posti distrutti/ e silenziosi."
(Occhiali rotti, Samuele Bersani)

martedì 12 agosto 2014

DOVE POTREBBE STARE LA SINISTRA? #COSEDISINISTRA

"[...] Di sinistra, fortemente di sinistra, è quindi la trasparenza. 
Lo è perchè tanto maggiore è la trasparenza quanto più numerosi e robusti sono gli strumenti con cui i cittadini possono controllare il potere. 
'La parola ci fa uguali', diceva Don Milani in riferimento a una realtà in cui chi conosce 200 parole sarà sempre oppresso da chi ne conosce 2000: oggi la stessa massima può valere sul livello di trasparenza (e quindi di conoscenza) della politica, dell'economia, dei media, insomma del potere. 
La trasparenza ci fa uguali. E a proposito di trasparenza, è di sinistra [...] la battaglia frontale all'evasione fiscale. 
Una battaglia campale che comincia nelle scuole, a livello pedagogico e culturale, per arrivare alla tolleranza zero a livello legislativo e penale: chi evade le tasse non commette una perdonabile infrazione, ma una rapina ai danni dei più poveri. 
In mezzo, tra l'istruzione e la repressione, c'è la prevenzione del fenomeno con tutti gli strumenti che oggi la tecnologia mette a disposizione [...].
Allo stesso modo la lotta senza quartiere alla corruzione, pur essendo evidentemente principio etico e di legalità trasversale alle aree politiche, non può che essere nel cuore e nella carne della sinistra, sempre per i suoi effetti in termini di risorse [...] che le mazzette sottraggono alla collettività, allo Stato, quindi ai servizi e alla redistribuzione ai ceti più bassi. [...]
Poi ci sono altre parole che fanno più discutere, a sinistra, e magari dividono per ambiguità, per superficialità o malintesi. 
Prendete il concetto di vittoria, di cui oggi molto si parla dopo tanti anni in cui ha prevalso la subcultura dello sconfittismo: un'emancipazione mentale da accogliere con entusiasmo, quindi, purché però ci si intenda sul suo significato.
Le colonne dei giornali e le librerie sono infatti piene di editoriali e di saggi che spiegano alla sinistra che per vincere deve diventare di destra: convertirsi alle regole del pensiero mainstream neoliberista, andare alla ricerca dell'accordo con le 'forze moderate' o diventare direttamente tali. 
Ma la vittoria non è un fine in sé: è uno strumento per trasformare la realtà.
Se si vincono le elezioni ma poi non si cambiano in meglio le cose, è esattamente come averle perse: quindi l'altra faccio dello sconfittismo.
La vittoria è invece un mezzo, non uno scopo slegato dalle sue conseguenze. [...]"

(Fonte: La diaspora - Dov'è oggi la Sinistra italiana, A.Gilioli, Imprimatur editore)


venerdì 8 agosto 2014

SEC 2010, PER UN NUOVO CALCOLO DI PIL ED ECONOMIA: #ARTIFICICONTABILI #RACCONTATELATUTTA

Riforma del Senato, modifica al Titolo V della Costituzione, (prossima) modifica della legge elettorale: sparate via tweet a parte, il percorso delle "riforme istituzionali" sembra essere cominciato. Come se non bastasse, intanto, sui conti pubblici torna ad aleggiare lo spettro di una (possibile) manovra correttiva finalizzata a riequilibrare il bilancio dell'Erario statale.
In altre parole, l'equazione che si utilizza in questa situazione sembra essere piuttosto semplice:

meno crescita o crescita non sufficiente = minori risorse a disposizione = necessari aggiustamenti ai conti pubblici per ottemperare ad impegni e accordi

Esulando dalle definizioni semplicistiche presenti purtroppo (da troppo) nel dibattito pubblico, nessuno ha provato ad elevare lo stesso (e le conseguenti percezioni dell'elettorato) su questioni più elevate. Soprattutto in termini economici.
Cosa accadrebbe alla strana equazione precedentemente descritta qualora, nei fatti, dovesse arrivare un nuovo "artificio" contabile a modificare il calcolo di "crescita" e, conseguentemente, dei valori economici atti a sostenere gli innumerevoli pesi (e cappi al collo) che lo Stato italiano si porta addosso?
Dovrebbe essere questa la domanda più importante da porre, al fine di migliorare ed elevare il livello delle discussioni attualmente scadute in uno stato pietoso. A questa questione sembrano rispondere nel miglior modo possibile due termini, costituiti da una parola ed un numero: SEC 2010.
In parole il più possibile semplici, tale parola esprime il cosiddetto "sistema dei conti nazionali" contestualizzato all'Unione Europea.
Citando dal sito dell'Istat, infatti, è possibile riportare quanto segue:

"[...] [Il SEC] è lo schema di riferimento per la misurazione dell'attività economica e finanziaria di un sistema economico, delle sue componenti e delle relazioni che fra di esse si instaurano in un determinato periodo di tempo. Oggetto della misura sono le transazioni poste in essere dagli agenti economici [...] nei rapporti con le altre unità residenti sul territorio economico o con quelle non residenti. [...]"

In altra parte, pertanto, presto si avrà un nuovo metodo di calcolo in grado di ridefinire l'entità delle grandezze macro-economiche che regolano i conti pubblici di un Paese: Prodotto Interno Lordo, livelli di crescita annua, [...].
Un'altra importante questione può derivare, inoltre, dai tempi di attuazione di questo provvedimento strutturalmente destinato a mutare conti pubblici ed equilibri economici di scala continentale. Citando dal sito dell'Istat, è possibile leggere quanto segue:

"[...] Il nuovo sistema dei conti nazionali diventa operativo da settembre 2014: a partire da quella data tutti i dati di contabilità nazionali saranno definiti in accorso con il Sec 2010.
Poiché l'applicazione del nuovo Sec 2010 richiede notevoli adeguamenti dei sistemi statistici nazionali, la Commissione ha concesso agli Stati membri delle deroghe temporanee [...] l'Italia potrà adeguarsi con due anni di ritardo al nuovo calendario [...]"

Sarà possibile avere, pertanto, novità sugli indici macro-economici sin dall'anno corrente. E, cosa non da poco, sin dalla prossima rivalutazione dei parametri svolta dall'Istat. I conti pubblici allo stato attuale godono infatti di una regolamentazione che, stando a quanto scritto sul sito della Ragioneria dello Stato, ha origini ormai piuttosto distanti e sicuramente da rivedere:

"[...] In Italia, come in gran parte dei paesi Ue, il passaggio ad una nuova versione delle regole di contabilità - la transizione dalla versione 1995 a quella 2010 del Sec - è il momento più adatto per adottare i necessari miglioramenti dei metodi di misurazione e per introdurre nuove fonti informative che si sono rese disponibili negli anni recenti. [...]"

Sarà quindi opportuno rivedere il conteggio sui dati macro-economici, alla luce delle nuove "fonti informative" che si sono rese disponibili in questi anni. Fino a questo punto, infatti, non sembrano esserci sia esigenza che momento migliori per rinnovare il sistema di contabilità continentale: crisi economica di portata devastante da cui è sempre più urgente uscire, tessuto sociale massacrato in ogni sua fibra, questioni rilevantissime di riqualificazione e/o miglioramento delle attività produttive, [...].
Quali basi tecnico-politiche ha il nuovo regolamento di calcolo che potrà, in termini pratici e concreti, influenzare concretamente le dinamiche e gli equilibri dei conti pubblici che hanno innescato e fatto perdurare la gravità di questa crisi? E' possibile rispondere a questa domanda scrivendo quanto segue dal sito ufficiale dell'Istat:

"[...] Il nuovo sistema, definito nel Regolamento Ue n. 549/2013 pubblicato il 26 giugno 2013, è il risultato di una stretta collaborazione fra l'Ufficio statistico della Commissione (Eurostat) e i contabili nazionali degli Stati membri. [...]"

Tale metodo è quindi imperniato su direttive europee (cfr. http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:32013R0549) che potrebbero, sempre in chiave teorica, anche alterare in maniera consistente l'equilibrio dei conti pubblici per come sono stati fino ad ora conosciuti.
Fra le notizie attualmente in corso di banalizzata e ridicolizzante discussione, una novità come questa dovrebbe riscontrare massima attenzione nel dibattito pubblico. Condizionale d'obbligo, specialmente in una nazione al palo anche (o soprattutto?) culturale come quella italiana.
Recependo informazioni dalle autorità europee, Governo e Parlamento italiano hanno concluso l'iter di approvazione istituzionale di questo nuovo importantissimo atto normativo dall'importanza fondamentale per gli equilibri futuri delle economie. (cfr. http://www.parlamento.it/web/docuorc2004.nsf/Elencogenerale_Parlamento/3EE6714AEB4893A0C12578420049A0F0)
Un'altra domanda importante potrebbe riguardare, forse, la necessità di porsi un'ulteriore domanda: quali differenze saranno introdotte nel calcolo dei parametri economici grazie a questo metodo di contabilità? A questa FAQ risponde, in maniera sintetica, lo stesso Istat:

"[...] I cambiamenti riguardano sia la metodologia di stima delle grandezze economiche all'interno dei conti nazionali, sia la tempestività nella diffusione dei dati. Le principali modifiche sono:

  • cambia il modo con cui sono registrate le spese in ricerca e sviluppo (R&S) e le spese per armamenti: non più costi degli operatori che le effettuano ma spese per accumulazione di capitale (ovvero investimenti fissi lordi);
  • cambia la contabilizzazione dei beni inviati all'estero o ricevuti dall'estero per essere sottoposti a lavorazione senza che vi sia un cambio di proprietà [...]. L'adozione delle nuove definizioni modificherà in modo significativo la stima dei flussi con l'estero di beni e servizi;
  • a partire dal 2017 viene introdotta una tavola supplementare che misura i diritti pensionistici acquisiti;
  • migliora la misurazione dell'output delle assicurazioni contro i danni, in particolare per la parte relativa agli indennizzi a fronte di eventi catastrofici;
  • migliora la tempestività dei risultati sia nel programma di trasmissione a Eurostat, sia nella diffusione a livello nazionale;
  • viene ridefinito l'insieme degli enti appartenenti all'Amministrazione pubblica sulla base degli aggiustamenti metodologici introdotti dal Sec2010. [...]"

Quali conseguenze potrebbe produrre in termini reali l'attuazione piena di questo sistema di calcolo uniforme su piattaforma continentale?
E' possibile rispondere a questa domanda richiamando, in termini sintetici, un'altra risposta piuttosto interessante dal sito dell'Istituto di Statistica:

"[...] Il 16 gennaio la Commissione europea ha fornito una prima stima degli effetti sul Pil connessi al passaggio [al SEC 2010] [...]. Tale stima, basata su elaborazioni del tutto preliminari e provvisorie, valuta l'impatto medio sul livello del Pil europeo a +2,4%, su quello italiano fra +1 e +2%. L'impatto sui tassi di variazione annui è invece marginale. È importante sottolineare che la stima presentata si riferisce esclusivamente all'effetto dei cambiamenti introdotti con il Sec 2010 e non a quello di molte altre modifiche, che molti Stati membri (tra cui l'Italia) introdurranno nella stessa occasione. Tali modifiche riguardano l'aggiornamento e il miglioramento delle fonti informative e delle metodologie di stima. [...]"

In altre parole, pertanto, sarebbe possibile ottenere su scala annuale tassi di crescita piuttosto sostenuti. Fin dall'anno corrente 2014.
Fino ad ora, nessun problema quantomeno apparente: tassi di crescita economica realizzati senza particolari sforzi, senza manovre aggiuntive atte a raddrizzare conti pubblici, registrando benefici per investimenti in R&S, studi diffusi sui diritti pensionistici da condividere a livello continentale, [...].
Grazie a questo SEC 2010, in termini reali, la crisi potrebbe dirsi definitivamente superata. Almeno a livello macro-economico.
Esiste qualche tranello od inconveniente nel calcolo strutturale di questi parametri specifici? Purtroppo sembra di sì.
A questa domanda risponde in maniera chiara un articolo da Repubblica.it riportato nel seguito:

"[...] Tutti i Paesi Ue, compresa l'Italia, inseriranno "una stima nei conti (e quindi nel Pil)" delle attività illegali, come "traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". La novità sarà inserita a partire dal 2014 nei conti, in coerenza con le linee Eurostat. [...]  Si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo [...]. Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che "ha una rilevanza maggiore", in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali [...] aveva previsto, "in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico. [...]"

In altre parole, pertanto, si potrebbero aggiungere benefici al Prodotto Interno Lordo di uno Stato contabilizzando anche i traffici occulti derivanti da droga, prostituzione o forme di contrabbando. Può questo SEC 2010 aggiungere globalmente benefici ad uno Stato falcidiato da una tremenda crisi sociale senza precedenti come quello italiano? Senza valutare, inoltre, la difficoltà di effettuare stime attendibili di attività illegali.
Citando l'articolo precedente, infatti, si valuteranno "tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico".
L'Italia potrebbe tornare a crescere, purtroppo, includendo in maggior parte (come negli altri Stati UE, va specificato) proventi derivanti dall'illegalità.
Si tratta di una cosa giusta o corretta, questa? La crisi economica e l'economia hanno insegnato che, soprattutto in questi anni, ciò che non è nè etico e neppure giusto può comunque essere conveniente: basti pensare al cortocircuito che ha portato l'economia reale a rimediare ai danni prodotti dalla finanza virtuale, per farla il più breve possibile. Quali possono essere ulteriori interpretazioni non "politically correct" a questo provvedimento?
Basti citare, per farla il più breve possibile, il pezzo richiamato nel seguito dal sito di MicroMega:

"[...] L’Eurostat ha rivisto i criteri per il calcolo del Pil. Da quest’anno saranno inclusi nel reddito nazionale anche le spese private per la ricerca e lo sviluppo ed i proventi di molte attività criminali. Secondo le stime più prudenti, il Pil dovrebbe aumentare statisticamente dell’1-2%, ma altre valutazioni fanno pensare ad un incremento [...] del 10%. Al di là dei problemi etici, questa innovazione metodologica avrà conseguenze rilevanti.
Per prima cosa, la rivalutazione farà diminuire artificialmente il rapporto debito-Pil, ad ulteriore riprova della insensatezza di questo ed altri parametri europei. Ma la cosa più inquietante è che da oggi tutti i governi avranno un motivo in più per non perseguire il lavoro nero e l’economia criminale, perché producono reddito e occupazione come qualsiasi altra attività. Anzi, un po’ di delinquenti in più faranno diminuire il tasso di disoccupazione e faciliteranno il rispetto dei famigerati criteri di Maastricht. [...]"

Può questo punto costituire un fattore eticamente corretto e finalizzato all'implementazione su scala nazional-continentale di forme di giustizia sociale?
Porsi questa domanda equivale, in termini reali, a completare il percorso verso un dibattito collettivo che ad oggi langue nel silenzio più totale.
Le "voci" di contabilità esplicitate dal pezzo in questione sono le seguenti:

  • prostituzione; 
  • contrabbando;
  • usura; 
  • spaccio di droga;
  • acquisto di armamenti come spesa per investimento (?).

E' possibile lasciare al lettore qualsiasi sospetto sull'immensa entità di certi proventi in Italia.
Per riferimenti utili bussare alla porta di: economia criminale, corruzione, evasione fiscale, [...]. La complessità socio-etica di una questione come questa, su cui le decisioni e le consapevolezze del popolo italiano sembrano essere tendenzialmente pari allo zero (o quasi), può essere chiaramente interpretabile sottostando ad una serie di logiche che dovrebbero essere facilmente comprensibili. Condizionale d'obbligo, ovviamente.
Quel che dovrebbe essere chiaro ed assodato è in termini espliciti piuttosto semplice, purtroppo:

"[...] Fino a ieri l’economia propriamente criminale veniva invece considerata una semplice redistribuzione di ricchezza dai cittadini onesti verso i delinquenti e [...] non era ritenuta in grado di creare reddito e occupazione, a differenza delle imprese normali.
Ora si osserva pragmaticamente che molte attività criminali sono del tutto assimilabili a normali transazioni economiche.
In fondo [...] parecchi lavori legali sono più pericolosi, precari e mal pagati della prostituzione e il confine tra usura e intermediazione finanziaria regolare è piuttosto labile.[...]"

Può questa essere una china interpretativa su cui (ri)costruire un mondo falcidiato da una crisi economica che dovrebbe aver insegnato qualcosa nel merito di fattori etici ed afferenti alla giustizia sociale? La risposta a questa domanda è, purtroppo, tanto scontata quanto inutile da dare.
Quel che è deciso si farà, da settembre 2014. Quali conseguenze potrebbe comportare una decisione simile, in chiave tecnico-politica?
Parte della risposta a questa domanda si trova, nel breve termine, guardando ad un articolo proveniente dal sito de Il Sole 24 Ore:

"[...] Il dato di ieri  [recessione tecnica a -0.2%] è l'ultimo diffuso dall'Istat sulla base del vecchio sistema europeo dei conti nazionali Sec 95. Da settembre [...] passerà al nuovo sistema Sec 2010, in linea con gli altri paesi Ue. L'aggiornamento comporterà l'inserimento nei conti nazionali di alcune voci finora non utilizzate nel calcolo del [...] Pil. In particolare le spese in ricerca e sviluppo verranno ora considerate come spese per investimento e non più come costo intermedio. L'altra novità riguarda la riclassificazione da «consumi intermedi» a «investimenti» della spesa per armamenti [...].
Novità anche per le attività illegali, con l'inserimento di stime relative al traffico di stupefacenti, prostituzione e contrabbando di sigarette o alcol. La variazione del Pil in termini di valori monetari, ma non certo di dinamica, con Sec 2010 dovrebbe essere positiva e non inferiore al 2% [...].
Istat diffonderà il 9 settembre i dati con il ricalcolo del Pil del 2011 e il 22 settembre i nuovi conti economici annuali basati su Sec 2010.
È ipotizzabile che il nuovo quadro macroeconomico del Governo, contenuto nella Nota di aggiornamento di settembre del Def, sia già basato sul nuovo sistema. [...]"

E' ipotizzabile, pertanto, che l'attuale Governo abbia già messo in cantiere tale evenienza aggiornando le statistiche macro-economiche all'allineamento con la nuova normativa di calcolo. A quando si vedrà il consueto esercito di dichiarazioni che inneggiano al miracolo ed al Governo del fare assoluto?
In altre parole, pertanto, si rischierebbe di avere un surplus nelle percentuali di crescita a causa di attività illegali precedentemente non contabilizzate.
Così facendo l'economia reale sarebbe sicuramente certificata verso una china pericolante ed instabile, specialmente in chiave futura.
Una decisione come questa rischierà (purtroppo) di scatenare una marea di dichiarazioni tronfie di politici e politicanti vari, inneggianti ad un'Italia miracolosamente uscita dalla crisi economica grazie a "riforme" istituzionali condotte in porto nel più breve tempo possibile. E via di seguito.
Nessuno (o quasi) proverà a mettere in discussione l'architettura normativa che ha condotto a tale risultato.
Le possibili motivazioni di questi futuri comportamenti, specialmente in un Paese che ha una classe politica come quella italiana, rischierebbero di essere purtroppo note a tutti. Il ruolo dell'informazione è stato, ancora una volta, non all'altezza della situazione (per non scriverne di peggio): titoli e titoloni su una recessione, articoli su benefici derivanti dal "bonus 80", [...]. La disinformazione sembra essere stata sovrana, una volta di più.
Quali possano essere le conseguenze che una simile scelta porterà al contesto europeo, sarà purtroppo chiaro solo con la Storia.
In parole povere, comunque, è possibile scrivere che i meccanismi che hanno contribuito all'innescare questa crisi potrebbero non essere stati compresi a fondo nella loro gravità e nella loro tragicità.
Quali le conseguenze, invece, nel breve termine? A questa domanda sembrano interessate maggiormente sia l'informazione che la politica italiane, da sempre appese alla voglia (apparente?) di distrarre elettorati e popoli bisognosi di chiarezza. La risposta a questa domanda è presente nel seguito, citando un articolo proveniente dal sito di "Europae - La rivista di affari europei":

"[...] Con la rivalutazione del PIL con i nuovi calcoli, entrano nel computo dell’economia nazionale anche le stime delle attività criminali e vengono rivisti alcuni capitoli di calcolo delle spese per ricerca e sviluppo e per spese militari.  [...] ci si attende [...] una rivalutazione media dell’1%.
Tanto basterebbe per far quadrare i conti pubblici italiani.
Occorrerebbe però uno sforzo maggiore per sbloccare i dossier essenziali per la ripresa  [...].
Con un rapporto debito/PIL ormai oltre al 135% si potrà anche essere tranquilli nell’autunno 2014, per aver rimandato una manovra (non quella per reperire i fondi per la proroga degli 80 euro in busta paga), non sarebbe però abbastanza per cancellare i problemi di lungo periodo."

Spazio a questo strumento dovrebbe essere dato dai media  nazionali, senza attendere le dichiarazioni tronfie dei politic(ant)i di turno che arriveranno a sbandierare la tanto agognata "crescita". L'eticità di questa scelta economica è, in tutto e per tutto, affidata allo scorrere della Storia.
A quello scorrere che ha sancito, negli anni, una sempre maggior interazione fra realtà ed economie criminali: i traffici di droga a livello mondiale spostano capitali sempre più ingenti e consistenti, le ricchezze accumulate nei paradisi fiscali sono sempre più consistenti e sempre meno rintracciabili, i livelli di tassazione esorbitanti sono sempre più insostenibili soprattutto per chi ha fatto scelte di vita oneste, [...].
Così facendo, sicuramente, la marea di problemi attuali rischia di derubricarsi a immensa mole di polvere da trasferire sotto il tappeto di conti pubblici purtroppo devastati.
Ai posteri le ardue sentenze.



Per saperne di più: 
 
"Il nuovo Sistema dei conti nazionali: domande e risposte", Istat.it
(http://www.istat.it/it/archivio/113139#7)
 
Iter parlamentare seguito da SEC 2010, parlamento.it
(http://www.parlamento.it/web/docuorc2004.nsf/Elencogenerale_Parlamento/3EE6714AEB4893A0C12578420049A0F0)
 
"SEC 2010: il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali", Ragioneria dello Stato
(http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/Sec2010/)
 
"SEC 2010: il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali", Istat.it
(http://www.istat.it/it/archivio/110424)
 
Riferimenti istituzionali alla direttiva recepita per l'istituzione del SEC 2010, 
(http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:32013R0549)
 
"Istat: dal 2014 droga e prostituzione in calcolo PIL", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/economia/2014/05/22/news/istat_da_2014_droga_e_prostituzione_in_calcolo_pil-86847923/)
 
"La revisione dei conti economici nazionali con l'introduzione del SEC 2010", Istat.it
(http://www.istat.it/it/files/2012/10/link_in_progress1.pdf)
 
"Italia: il nuovo calcolo del PIL rimanda la manovra", Europae
(http://www.rivistaeuropae.eu/economia/italia-calcolo-pil-rimanda-manovra/)
 
"PIL ancora in calo: l'Italia è in recessione", Il Sole 24 Ore
(http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-07/pil-ancora-calo-italia-e-recessione-063725_PRN.shtml)
 
"Più PIL per tutti", MicroMega
(http://temi.repubblica.it/micromega-online/piu-pil-per-tutti/)

giovedì 7 agosto 2014

AL "NUOVO CINEMA PARADISO", FRA ENNIO MORRICONE E PAT METHENY...


"Non per levare merito al Signore, che il mondo l'ha fatto in due tre giorni. 
Io ci perdevo un po' più di tempo, ma certe cose [...] venivano meglio."
(Nuovo Cinema Paradiso, cit.)

mercoledì 6 agosto 2014

FRA "RENZISMO", RECESSIONE ED ECONOMIA: #MENOSLOGAN E #PIU'DATIDIREALTA'

I dati espressi dall'Istat relativamente all'andamento del PIL sembrano confermare quello che, per molti, era comunque già sufficientemente chiaro: l'Italia è ancora in stallo, in recessione tecnica.
Le percentuali macro-economiche confermano purtroppo una diminuzione pari a -0.2% rispetto al trimestre precedente, consolidando quindi quello stato di tracollo economico che si protrae senza sosta da troppo tempo a questa parte.
Di fronte a questi dati che potrebbero esprimere un pessimismo in termini assoluti, sembra esserci qualche timido segnale di ripresa anche se ancora non abbastanza forte per arginare il crollo cumulato; gli indici di produzione industriale sono in salita (+0.9%), così come quelli relativi a beni di consumo e strumentali. La possibilità di attribuire all'attuale Premier ed al presente Governo la colpa esclusiva per lo status quo dell'economia italiana è una cosa tanto inesatta quanto impropria, per molti punti di vista possibili: è dal terzo trimestre del 2011 che le variazioni sul "trimestre precedente" hanno un segno meno davanti al numero. L'onda lunga di una crisi economica che non sembra conoscere sosta ha "origini" che non sono certo attribuibili ad un Governo in carica da troppo poco tempo: una semplificazione così estrema non può essere accettata, in alcun modo possibile.
Quel che si può imputare al Governo è una cosa che, da certi punti di vista, è ancora più grave: il non aver quasi mai utilizzato un linguaggio comunicativo-istituzionale all'altezza della situazione.
L'aver (pur)troppo speso vane promesse al vento, quasi come se per raggiungere indici di crescita economica soddisfacenti fosse possibile un tocco di bacchetta magica.
L'etica del "ghe pensi mi", rivisitato in chiave renziana, può aver contribuito a produrre un aumento (esponenziale?) di aspettative da parte di quelli che non si intendono in maniera sufficientemente tecnica di economia e politiche macro-economiche: chi non credeva nelle percentuali di crescita stimate era un gufo, chi annunciava di poter raggiungere obiettivi nettamente inferiori era un rosicone interessato solo alla sfascio ed alla distruzione.
Il clima creato (e perpetuato) di semplificazione imperante è stato una delle colpe più gravi dell'attuale Premier: cosa importa se chi ha provato a frenare facili ottimismi lo ha fatto per cosiddetto "buonsenso" e/o per inevitabile "realismo"?
La politica economica non si risolve tramite slides e ricerca tanto affannosa quanto disperata di consenso politico. Qualcuno, non troppo tempo fa, sostenne cose che con il tempo si sono (purtroppo) rivelate fragorosamente inesatte:

"[...] Le previsioni [su una crescita bassa dell’Italia] saranno smentite, lo scommetto. Ieri Moody’s ha detto che l’Italia puo’ crescere fino al 2%, altro che 0,5%. L’importante sono i posti di lavoro, tutto il resto sono solo chiacchiere dei politici. [...] Noi abbiamo abbassato le previsioni, sulla crescita del Pil, rispetto al governo Letta, perche’ vogliamo essere piu’ prudenti. Le previsioni sono una ‘mare magnum’ dove ognuno fa la sua previsione. Che sia lo 0,5% o l’1,8% non mi interessa, quello che mi interessa e’ che le persone trovino un posto di lavoro. [...]"
(Fonte: italpress.com)

L'Italia che rischia di emergere da cicli e ricicli di dichiarazioni simili è uno Stato nel quale l'istinto di estrema semplificazione venga portato in maniera continua agli onori della cronaca, un'Italia nella quale buonsenso e pragmatismo vengano derubricati a meri istinti di pessimismo e sfascismo.
L'Italia che rischia di emergere da un clima di semplificazione simile è un Paese governato da una classe politica che non ha abituato italiani ed elettori a seguire le ottiche dell'istruzione, della lungimiranza e della complessità per guardare alle varie situazioni che potrebbero ripresentarsi in futuro: uno Stato nel quale tutto è semplice ed immediatamente eseguibile, anche la ripresa economica.
Stante l'attuale insieme di situazioni ed istruzioni, purtroppo, questa missione sembra essere teoricamente già realizzata da tempo immemore.
A nessuno sembra importare invece generare un clima capace di "educare" il popolo ad una sempre crescente complessità dei tempi presenti, alle prospettive che potrebbero generarsi a fronte di un perdurare di indici di crescita e numeri economici non all'altezza.
Numeri non all'altezza per onorare tutti i gravosi impegni che pendono su questa Italia, quasi fossero affilatissime spade di Damocle: peso insostenibile del debito pubblico, necessità di garantire ammortizzatori sociali per la mole di disoccupati ed espulsi dal mondo del lavoro, urgenza di garantire fondi per salvaguardare un territorio in perenne e costante disfacimento, gravi interessi da onorare annualmente per ottemperare ai livelli di debito cumulato, urgenza di costruire politiche di mantenimento e riqualificazione industriale, [...].
Poco importa discutere di questi argomenti e della complessità necessaria da "manovrare" per provare a risolverli, l'importante è seguire uno strano "filo logico" che dovrebbe condurre pian piano verso l'uscita dal labirinto:

  • riforme istituzionali da condurre in porto, ad ogni costo;
  • stabilità del Governo per la definizione di un programma dei #millegiorni;
  • impossibilitati ad essere tutto fuorchè "iper-ottimisti".

Chi si azzarda ad essere pessimista od almeno scettico viene preso quasi come eretico nei confronti del verbo imperante: se inaugurare il #cambiaverso non è chiaramente possibile per consolidati dati di realtà, può essere almeno lecito sperare in un #cambiaverso relativo a linguaggi e comunicazioni istituzionali?
Il futuro non sembra essere così roseo come il #cambiaverso vorrebbe far credere, a fronte di un differenziale netto su stime di (mancata) crescita che potrebbe sfiorare l'1%  del PIL. A questo proposito è lecito porsi nell'ottica di porre una lung(hissim)a serie di domande sulla situazione macro-economica attuale: il rischio di avere una manovra finalizzata alla "revisione" delle stime fatte (e poi sbagliate) sta aumentando in probabilità?
Da quali voci di spesa poter trarre risorse utili a mantenere le (troppe) promesse fatte?
Sarà sufficiente una sola "spending review" dilazionata su tre anni fatta da un Commissario che sembra prossimo ad essere rispedito al mittente?
Dove trovare le risorse necessarie ad impedire un (ennesimo) taglio sulla carne viva del Paese, andando ad incidere in settori come Welfare, spesa pubblica utile e/o fondi per lo sviluppo? Attraverso quali voci di spesa garantire il rimborso esteso dei debiti della Pubblica Amministrazione, saldando il rimanente (> 60 mld Euro) entro i termini promessi?
Attraverso quali voci di spesa garantire il fondo di riequilibrio per le politiche ambientali, finalizzato alla riabilitazione di aree attualmente compromesse da inquinamenti e/o scelte sbagliate? A quali voci di spesa attingere per ricavare le risorse necessarie a ridurre i livelli di debito pubblico per rientrare nei parametri "concordati" con le Istituzioni Europee?
Da quali voci di spesa ricavare le cifre utili per onorare gli interessi cumulati sul debito italiano?
Quanti miliardi di Euro servirebbero per finanziare ancora il sistema di ammortizzatori sociali, specialmente per l'anno venturo 2015?
Quanti miliardi di Euro servirebbero per garantire il mantenimento (dato che l'estensione prima annunciata è stata poi pietosamente smentita) del "bonus 80" utilmente rivolto alla detassazione di una platea di soggetti deboli? Quanti miliardi di Euro è necessario trovare per provvedire alla decurtazione promessa delle tasse nei confronti del tessuto di pmi italiane?
Queste sono solo alcune delle possibili domande che si nascondono dietro alla banalizzazione di un perpetuarsi dell'attuale recessione tecnica: così come non basta un -0.2% a far gioire i "gufi", non sarebbe dovuto bastare neppure un +0.x% a far gioire i troppi ottimisti della domenica che continuano a calcare le scene in questi ultimi tempi. La situazione attuale richiede, per essere risolta al meglio possibile, una serie di obiettivi tanto collegiali quanto difficili da raggiungere contemporaneamente:

  • "educare" e responsabilizzare un popolo alla maggiore conoscenza della complessità del sistema socio-economico attuale;
  • consapevolezza di dover costruire un sistema a livello globale in cui rendere "strutturale" l'impossibilità di ricreare cortocircuiti economico-finanziari che scarichino violentemente le proprie negative conseguenze sulla "società reale";
  • necessità di parlare maggiormente un linguaggio della verità, senza illudere od alimentare false e discutibili speranze per inseguire un'assetata ricerca di consenso e di gradimento politico.

E' su questi punti che il cosiddetto "renzismo" sta negativamente dilagando, giocando a ripetizione innumerevoli "carte" sbagliate.
La "spending review" non è sbagliata perchè sono stati "sbagliati" quelli che hanno provato a farla fino ad oggi; i tagli alla spesa non sono facili da compiere, in un Paese che ha radicalizzato la burocrazia facendola diventare parte integrante del sistema che dichiara (a parole) di volerla abbattere.
La difficoltà di predisporre politiche finalizzate a raggiungere indici di crescita economica (abbastanza alti per sostenere l'infinita mole di promesse fatte) è una situazione che non dipende solo da chi governa il Paese, amministrando quel poco che è possibile ottenere raschiando il barile di conti pubblici ormai al palo.
Non può essere lecito far credere che l'uscita da questa crisi sia "strutturalmente" raggiungibile in un'orizzonte di legislatura, inseguendo quei #millegiorni che dovrebbero (teoricamente) far svoltare il Paese in maniera duratura (e sicura).
Se questo Governo è la sola possibilità, non è detto che possa costituire l'unica speranza esistente: per svoltare davvero questa Italia dovrebbe (essere aiutata ad) abbattere definitivamente una lung(hissim)a serie di problemi che la rendono malata cronica.
Problemi che non dovrebbero essere ignorati. In alcun modo. Sembra essere questa una delle pecche più grandi e gravi diffuse fino ad ora dal "renzismo". La direzione di uscita prevede la necessità di agire ed impiegare parole forti su livelli istituzionali più elevati, senza perdersi annunciando al vento una rivoluzione che non riuscirà certo a costruirsi da sola: agire su livelli europei, pertanto.
Agire su livelli europei, smantellando costruttivamente quelle gabbie che l'Italia si è auto-imposta (grazie ad una classe tecnico-politica 'discutibile') sottoscrivendo trattati che potrebbero trasformare i terreni calpestati in campi minati e preclusi ad un futuro migliore.
E' in questo campo che Renzi dovrebbe convertire il "renzismo", imprimendo ad esso una svolta maggiormente propositiva e meno illusoria.
A questo discorso si ricollega estesamente quanto ha detto l'economista francese Fitoussi riguardo alla posizione assunta dal Governo italiano nelle opportune sedi continentali:

"[...] [La posizione del governoitaliano in Europa] e' quella giusta [...], fa molto bene Renzi a chiedere un allentamento dei vincoli per poter praticare politiche di crescita e mettere da parte le politiche di austerità. [...] allentare i vincoli e' una condizione necessaria ma non sufficiente: servono politiche di investimento per poter costruire un futuro dopo gli anni che si sono persi.
Per questo motivo [...] Renzi ha ragione, fa bene ad andare a Bruxelles e a chiedere queste cose.
Se vogliamo uscire dalla recessione l'unica via da percorrere e quella della crescita e degli investimenti. Naturalmente non sara' facile farsi approvare queste ricette dagli altri soci europei [...]. Ma Renzi deve andare avanti su questa strada. [...]"
(Fonte: agi.it)

La strada obbligata scorre attraverso queste battaglie, non di certo in quelle di facciata per concretizzare la candidatura di un "nostro" Commissario per gli Affari Esteri. Il peso di queste battaglie può e deve costruirsi realizzando riforme realmente figlie di un combinato disposto fra mediazione, rinnovamento e risparmio, senza inseguire chimere dalla assai dubbia utilità.
Il peso di queste battaglie potrebbe e dovrebbe concretizzarsi implementando un piano finalizzato alla realizzazione degli infiniti decreti attuativi che aspettano di essere realizzati per rendere attuabili decreti legge ufficialmente varati dalle Aule Parlamentari.
Il peso di queste battaglie non può però essere trascinato avanti annullando le complessità esistenti e mistificando la realtà; il prezzo da pagare può essere troppo grande.
Meno slogan e più analisi di realtà, appunto.