martedì 17 dicembre 2013

ECONOMIA (E SOCIETA') IN GABBIA: DISCUTERE ED INFORMARSI PER RIACCENDERE LA SPERANZA?

Se la recessione dovesse finire, si potrebbe arrivare (presto? quando?) alla tanto desiderata crescita in questa Italia distrutta. Se la recessione dovesse attenuarsi, si potrebbe arrivare alla meno desiderata (ma comunque positiva?crescita zero: sembra essere quest'ultimo lo scenario più probabile per lo Stato italiano nel trimestre conclusivo del presente anno 2013. 
Dai toni del dibattito pubblico è possibile evincere che, qualora questa crescita dovesse arrivare, larga parte dei problemi del Paese potrebbero essere dati per scomparsi e/o dispersi: serve davvero solo dare il "segno +" alla macro-economia per potersi dire veramente guariti e salvi? 
Quando (come sembra dal 2014) questo segno arriverà si assisterà (forse) a teatrini e commedie di una certa "politica" e di una cert'altra "informazione", disposte a dipingere ogni italiano come attore scampato ad una lunghissima "perfect storm" su una zattera malconcia e disastrata chiamata "Italia".
Si elogeranno radicali parole e concetti mancati per un inenarrabile periodo di tempo e divenuti obiettivi da realizzare in fretta e furia quali: riformismo, stabilità, provvedimenti economici volti a coniugare uguaglianza e sviluppo, capacità di Governo ed Amministrazione della "res publica", [...]. 
Il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sembra indicare ancora una volta (di troppo?) questa necessità di adoperarsi per impedire una catastrofe ed una deriva sociale non ancora scongiurata...e neppure forse mai più scongiurabile fino a quando le condizioni macro-economiche non riusciranno a cambiare radicalmente e definitivamente. 
Le parole riportate nel discorso di ieri risuonano come emblematiche del rischio di "cortocircuito perenne" a cui questa Italia rischia di essere sottoposta nel breve-medio e lungo termine: 

"[...] L'Italia, i suoi cittadini, le sue forze politiche, sono protesi nello sforzo di superamento di una fase difficile e sofferta, che non ha però mancato di rafforzare la convinzione, in una parte sempre più larga dell'opinione pubblica, che tra i doveri delle istituzioni vi sia quello di garantire alla nazione stabilità politiche e governabilità. [...] Sono in pochi [...] coloro che dubitano che, nel rispetto rigoroso dei principi sanciti dalla Costituzione, si debba por fine a quella fragilità endemica che ha caratterizzato in passato le sorti dei troppi governi, impedendo loro di rispondere con piena efficacia e con una adeguata visione strategica alle sfide poste al Paese dal sempre mutevole contesto internazionale. [...] 
Modifiche (all'assetto istituzionale, nds) da tempo delineate, ma finora mai giunte all'approvazione conclusiva del Parlamento, dell'ordinamento della Repubblica quale fu sancito nella seconda parte della nostra Costituzione. Si tratta di un disegno di riforme istituzionali, che proprio ieri ho chiamato tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione a discutere e definire nei prossimi mesi. [...] 
l'Italia non deve solo concentrarsi sui suoi "complessi problemi interni", ma vuole superare questa "difficile fase storica" costruendo, "su solide fondamenta, un'immagine internazionale del Paese più in linea con le sue potenzialità, il suo patrimonio, ideale, culturale e naturale, e i suoi inconfondibili talenti".
L'obiettivo è "rendere il nostro Paese ancora più competitivo ed attrattivo", perché "il rinnovamento del nostro sistema-Paese in un'Europa più integrata è un imperativo che le sfide del mondo globalizzato ci impongono tassativamente". [...] 
E' difficile negare che il processo di integrazione europea viva adesso uno dei momenti più complessi e contraddittori della sua storia [...]. Alimentati dall'insoddisfazione della crisi economica, che ha le sue origini nella sregolata crescita della finanza mondiale, hanno guadagnato peso crescente posizioni di scetticismo e ostilità verso la costruzione europea.[...] 
Il 2014 sarà l'anno delle elezioni per  Parlamento europeo [...].  E sarà anche l'anno del semestre italiano di presidenza dell'Unione. Il nostro Paese intende affronta questi due impegni con la consapevolezza che si tratta di momenti importanti per il percorso di integrazione europea e per il futuro dell'Italia". "Un processo [...] che dopo essersi prevalentemente concentrato sul cammino obbligato della stabilizzazione fiscale e del rigore di bilancio, deve risolutamente imboccare la strada di politiche per l'occupazione e la crescita, che possono rendere più evidenti le ragioni del nostro processo di integrazione, le esigenze ineludibili di una più stretta e solidale unità dell'Europa. [...]"

L'orizzonte di decisione politica non dovrebbe infatti limitarsi all'agire per assicurare riformismo e decisioni in vista di un solo semestre italiano di Presidenza, bensì provare a definire un nuovo orizzonte che sappia apprendere conclusioni utili dagli errori commessi in passato.
E' utopia credere e profondo errore far credere che, durante questi prossimi fatidici sei mesi, si potrà riparare alle molte decisioni "discutibili" sia assunte che subite nelle sedi rispettivamente nazionale e continentale: le forze trainanti e dominanti della Germania e delle politiche di austerità non verranno di certo silenziate durante la presidenza italiana, per scriverla in parole povere.
L'impressione più viva risiede (purtroppo) nella consapevolezza che, per innescare davvero una svolta positiva al futuro italiano e continentale, sia necessario compiere notevoli passi in avanti cercando di concretizzare nei fatti una massima attribuita a George Santayana: 
"Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo."
Allo stesso modo, infatti, chi non sarà capace di apprendere positive lezioni da ogni "passo falso" commesso in passato rischia di vedersi costruito un futuro fatto di "azzoppamenti ciclici". 
Le necessità di affrontare tematiche quali integrazione europea, misure per la crescita e provvedimenti per la stabilizzazione istituzionale sono sicuramente urgenti ma non necessarie per "istituzionalizzare" le proteste attualmente in corso e/o per metabolizzare al meglio possibile il disagio sociale passato, presente e futuro che non tarderà probabilmente a manifestarsi. 
Le elezioni per il Parlamento Europeo avverranno infatti in un contesto nazionale che, salvo miracoli dell'ultima ora, poco o nulla (vuole) conosce(re) della reale importanza e funzionalità di un comune "Parlamento continentale". 
Sono troppo vivide (,livide e giustificabili) le percezioni di un'Europa capace di imporre esclusivamente cappi al collo di Stati "reprobi" a fronte di cittadini non doverosamente informati(si) ed interessati(si) alle forme utilizzate per governare la "res publica": impliciti i riferimenti ad accordi continentali di abbattimento del debito pubblico dalle controverse interpretazioni, implicite le procedure di sforamento del deficit annuale con percentuali inferiori al 3%, [...]. Queste sono solamente alcune delle macro-aree con cui vengono oggi identificati i concetti di Europa e di politiche europee: qualcosa di non completamente "utile" per la salvezza di un Paese, a voler essere buoni. 
Le "spinte populiste" sono solite agire soprattutto (ma non completamente) a seguito di fenomeni terribilmente complessi che sono soliti porre domande dalla difficilissima risoluzione: potrebbero i "populismi" costituire la risposta più semplificata possibile (non semplice) alla degenerazione socio-economica di questi tempi? 
Il cittadino medio e mediamente informato (è stato messo nella condizione di) capisce (capire) poco o nulla davvero di concetti quali: debiti sovrani, derivati, swapbundbtp, mercati finanziari, [...]. 
Da questi punti di vista scomodi ma attuali emerge, pertanto, la necessità di adoperarsi per minimizzare le probabilità di incedere in nuovi "azzoppamenti": combattere questo rischio equivale ad ampliare gli sguardi oltrepassando la recente politica di "navigazione a vista".
Oltrepassare questa politica di "navigazione a vista" potrebbe soprattutto significare ampliare il campo di azione di domande e di questioni oggi particolarmente "scomode" da porre...e da porsi: 
  • Di quanta "crescita" avrebbe bisogno davvero l'Italia per abbattere i livelli di debito pubblico, fornire risorse all'economia reale ed ottemperare a quanto stabilito per restare dentro ai Trattati Europei? 
  • Quali "meccanismi" è lecito ridiscutere e/o provare a (ri)modificare per scongiurare il ripresentarsi di un cortocircuito che sottragga risorse all'economia reale per rimediare ad errori attribuibili alla "finanziarizzazione" incontrollate?
  • Quali "riforme" indesiderate ed impopolari sarebbe necessario intraprendere per definire meglio i processi di integrazione? Quali "porzioni di sovranità" sarebbe necessario cedere ulteriormente?
Queste sono solo alcune delle possibili domande su cui sarebbe opportuno imbastire riflessioni per definire decisioni e/o collettive discussioni. Limitarsi allo svolgimento di discorsi fatti di generici elenchi della spesa, di promesse (s)vuot(at)e e (post)datate, parole chiave senza (efficaci ed immediate) connessioni alla realtà, [...] rischia di essere l'ennesimo "boomerang" per chi si propone di governare un'Italia (quasi completamente) distrutta. Per non parlare, poi, della reale necessità di dover impiegare risorse ingenti per rinnovare la differenza fra politiche di destra e politiche di sinistra: ad oggi è soprattutto questa la missione più difficile per chi cerca consenso finalizzato al proporsi come forza di Governo. 
Il superamento di una "fase difficile e sofferta" come questa dovrebbe significare non adagiarsi al raggiungimento della crescita targata "+zerovirgola", lasciando (dis)perdere tutti i precedenti e passati allarmi. 
Il superamento di una fase difficile e sofferta dovrebbe significare la necessità di discutere attorno a concetti sulla cui utilità sono da tempo in corso dibattiti (eufemisticamente) condotti "sotto traccia", quale è ad esempio quello costituito dalla "Tobin tax". Tale tassa, da applicarsi a certe transazioni finanziarie, ha costituito una battaglia prima rapidamente intrapresa (senza convinzione?) e poi altrettanto velocemente accantonata all'interno della Legge di Stabilità in corso di approvazione nelle Aule Parlamentari. 
Quale sarebbe il quadro di definizione per tale misura? 
Fra le voci possibili si riporta quella del giornalista Federico Rampini, citando un frammento proveniente dalla sua ultima opera "Banchieri - Storie dal nuovo banditismo globale": 

"[...] Di tutti gli antidoti in circolazione, il più efficace resta la Tobin tax, cioè l'imposizione di un prelievo fiscale su ogni transazione finanziaria. 
La Tobin tax avrebbe un'aliquota olto bassa, sicchè l'impatto sul risparmiatore sarebbe insignificante. 
Ma essendo una tassa che scatta a ogni operazione, il suo costo sarebbe invece tutt'altro che trascurabile [...].
la Tobin Tax colpirebbe [...] proprio [...] i grandi squali delle transazioni finanziarie alla velocità della luce [...] 
la Tobin Tax appare e scompare, ma finisce sempre su un binario morto. 
E' forse l'unico caso di una tassa che piacerebbe 'al 99 per cento' delle persone, ma l'1 per cento che ne blocca l'approvazione ha dimostrato di avere un potere di veto[...] insormontabile. [...]
Solo undici membri dell'Eurozona hanno cercato di portarla avanti, tra continui ritardi e tentennamenti. 
Intanto, ventimila leghe sotto i mari, la folle gara dell'alta velocità speculativa non conosce tregua. [...]"

La mancata tregua finisce per ripercuotere i suoi danni anche su un'economia reale già terribilmente provata, allo stato attuale delle cose ben visibili da tutti. 
In un tempo economico-finanziario tragico, inoltre, la politica rischia nei fatti di essere svilita nelle sue possibilità di amministrazione e Governo della "res publica": se devi solo tagliare è meno probabile far progredire un sistema sia in chiave sociale che economica, per scriverla in parole povere. 
In un tempo economico-finanziario tragico, pertanto, rischiano di vedersi ancor più giustificabili le spinte "populiste" e legittimati i punti di vista secondo cui la politica (e politici) è identificabile come schiava del sistema bancario (e quindi dei banchieri).
Quest'altro punto di "bassa" dovrebbe essere adeguatamente pesato, all'interno di una discussione collettiva degna di essere identificata come tale. Il rischio di vedere definitivamente legittimate ed avverate tali visioni viene descritta in termini esaurienti dallo stesso Rampini nel medesimo testo sopra riportato: 

"[...] Le critiche a cui si espongono (i governatori delle banche mondiali, nds)  sono virulente. 
Bernanke [...] è stato accusato più volte dalle nazioni emergenti che dietro l'espansione monetaria hanno dennciato una strategia del 'dollaro debole' ai loro danni. 
A difenderli [...] è uno dei massimi dirigenti della Bri di Basilea, Jaime Caruana, secondo il quale 'le banche centrali sono costrette ad esere le autorità di ultima istanza', perchè le politiche economiche dei Governi sono state fin qui insufficienti. 
Su quest'ultima constatazione sono d'accordo in molti. 
Il gioco è nelle mani delle banche centrali. 
Sempre di più sono loro a infilarsi, con un ruolo di supplenza, dove i Governi non vogliono o non riescono ad arrivare. La politica in alcuni casi sembra relegata in secondo piano. 
Idem per il controllo democratico delle opinioni pubbliche. 
Un premio Nobel di sinistra ed un erede della scuola ultraliberista di Chicago convergono nel constatare il nuovo protagonismo delle banche centrali. 
Il Nobel Joseph Stiglitz [...] evoca "l'enorme potere che si concentra su queste istituzioni non elettive". [...]"

In parole povere, riprendendo il recente passato, è bastato il "whatever it takes" per salvare l'Euro pronunciato da Mario Draghi, Presidente della Bce ad innescare una prima svolta nella crisi di fiducia che dominava i "mercati". Un dibattito pubblico rivolto all'impedire il verificarsi di "azzoppamenti ciclici" potrebbe comprendere anche argomenti di discussione simili a questi. 
Il cortocircuito non si scongiurerà solo con percentuali irrisorie di crescita ma, soprattutto, attraverso un meccanismo di analisi radicale e complessa dei meccanismi strutturali che hanno condotto il mondo intero fino a questo punto.
L'involuzione diffusasi a macchia d'olio ha avuto un iter reso chiaro attraverso pochissime parole da Giulio Napolitano, all'interno del libro "Uscire dalla crisi. Politiche pubbliche e trasformazioni istituzionali" e citato dallo stesso Rampini nella sua recente opera: 

"[...]'Il fallimento di Lehman Brothers nel 2008 e il conseguente panico sui mercati finanziari hanno costretto gli Stati a intervenire per soccorrere banche ed intermediari.
Ma dopo appena due anni sono emerse l'insostenibilità del debito sovrano e l'incapacità di un numero crescente di Governi di affrontare i conseguenti problemi di liquidità e di solvibilità. 
Gli Stati hannno quindi dovuto pensare a salvare se stessi.'
E' importante ricordare  questo punto di partenza, così velocemente dimenticati nei dibattiti attuali sull'austerity. [...]" 

E' importante ricordare e discutere, dunque. 
E' importante ricordare per evitare che la "crescita debole" o la "recessione piccola" vengano scambiate per vie di fuga definitive dallo stato di crisi, è importante discutere per allargare il bacino delle possibili soluzioni ed allontanare il baratro di prospettive (eufemisticamente) definibili come non esaltanti
E' importante discutere per ritrovare un punto di partenza nuovo, senza dover per forza ricercare consenso attraverso promesse di politiche di "Sinistra senza portafoglio e senza redistribuzione delle ricchezze".
Non basta, specialmente sul lungo termine, ricercare consensi affermando genericamente che ora è l'Italia a dover chiedere qualcosa all'Europa quando, nei fatti passati e recenti, le politiche maggioritarie sono state svolte sottostando ad un general-generico "Ce lo chiede l'Europa". 
Servono chiarezza, competenza e, purtroppo o per fortuna, conoscenza e padronanza della complessità che continuerà a circondarci. Tali difficoltà prescindono dalla crisi "circostante". 
Citando lo storico Carlo M.Cipolla, infatti, è possibile scrivere che: 

"Tutto il processo economico è quindi un problema di scelte: scelte da parte dei consumatori e scelte da parte dei produttori. In ultima analisi le scelte si impongono perché le risorse sono limitate rispetto ai desideri."


Per saperne di più: 

"Banchieri - Storie dal nuovo banditismo globale", F.Rampini, Strade blu - Mondadori

"Legge stabilità: accantonato emendamento su Tobin tax a 0,01 per cento. Ok correzione tagli a cuneo fiscale.", Il Sole 24 Orehttp://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-13/legge-stabilita-accantonato-emendamento-tobin-tax-001-cento-ok--correzione-tagli-cuneo-fiscale--212634.shtml?uuid=ABhfIxj

"Napolitano: 'Italiani vogliono governabilità. Riforme pongano fine a fragilità degli esecutivi.",Repubblica.it

venerdì 13 dicembre 2013

"ROCK ME BABY", AL CONFINE FRA MUSICA E PASSIONE...


"[...] Roll me baby, like you roll a wagon wheel/ I want you to roll me baby, like you roll a wagon wheel/ Want you to roll me baby,/ you don't know how it makes me feel [...]"


giovedì 12 dicembre 2013

"SULLE ORME DEL GAMBERO": ALLA RICERCA DELLO SBAGLIO

"Il 19 aprile 2013 è la data che ha segnato il collasso della classe dirigente di CentroSinistra in occasione delle elezioni per il Presidente della Repubblica. [...]
una storia al contrario, sulle orme del gambero, per cercare nel passato vicino e lontano le ragioni degli affanni di oggi. Con l'obiettivo di trovare nuove energie nella lotta. Con la volontà di tornare a vincere. 
Lo sguardo sulla vicenda della sinistra italiana è severo e autocritico: la speranza è che i giovani militanti [...] sappiano fare meglio della generazione che ancora si trova nelle postazioni di comando, pur avendo subito pesanti sconfitte. 
Di queste si cerca la radice nelle [...] tradizioni culturali della sinistra italiana e in particolare in quella comunista [...]. Non aver superato criticamente tutte le tradizioni, non aver saputo prendere il meglio lasciando cadere le zavorre, ha appesantito il bagaglio. [...] 
non si è saputo impedire che un personaggio inaudito prendesse la guida del Paese portandolo fuori strada. 
E tuttavia non sono stati solo limiti soggettivi. 
Si è dovuto combattere [...] contro un ciclo della storia mondiale che ha conosciuto il grande inganno del [...] 'trentennio liberista'; e l'Inganno è destinato a durare [...] fino a quando non sorgerà un'alternativa politica, un nuovo pensiero, una positiva critica di civiltà."

E' questa l'introduzione al libro "Sulle orme del gambero", scritto da Walter Tocci e pubblicato da Donzelli Editore. 
Si tratta di un libro dedicato a tutti coloro che vogliano provare ad approfondire le ragioni di troppi mancati successi, a coloro che cercano una serie di risposte fondate alla supponenza di una (certa, non tutta) classe dirigente che con l'invecchiamento sembra aver aumentato la propria dose di incompetenza ed incapacità di decifrare i cambiamenti di una società. Il tutto a discapito dell'esperienza (solo teoricamente) accumulabile, purtroppo.
Tale opera cerca di contribuire all'analisi necessariamente da compiere a posteriori dell'ennesima occasione sprecata, dell'ennesima "prova provata" di una mancata svolta per l'intera società italiana. 
L'opera di analisi e studio degli errori commessi è un'attività da svolgere con attenzione e competenza, senza incorrere in superflue ed inutili generalizzazioni certamente non adatte alla complessità del momento storico ed economico. Come poter svolgere questo "passaggio" cruciale e determinante per poter meglio (aver qualche speranza in più di) riorganizzare il futuro di uno schema ideologico e l'avvenire di uno Stato? 
La sola strada possibile è quella di tornare con gli sguardi all'indietro, al fine di poter meglio "controllare" tutto ciò che non è stato fatto a regola d'arte: 

"[...] La sinistra poteva cambiare il Paese e non c'è riuscita. 
Abbiamo avuto la grande occasione della nostra vita politica e l'abbiamo mancata. 
Bisogna raccontare la storia a ritroso per capire le cause vicine e lontane dell'insuccesso della nostra generazione. Bisogna andare indietro sulle orme del gambero per scovare sotto le pietre le cause delle sconfitte.
Solo così si prendono le decisioni che ribaltano le pietre. [...]"

La necessità di raccontare questa "storia a ritroso" deve forzatamente implicare la possibilità di ragionare attorno alla necessità di rielaborare nuovi piani e rinnovate logiche per costruire un futuro che dovrà essere per forza di cause migliore: fare peggio rischia di essere davvero difficile. 
In un contesto economico e sociale nel quale una forma "generalmente diffusa" di crisi sembra aver minato credibilità e dignità della parola "politica", l'autore dell'opera ci ricorda la ragione più grande che dovrebbe essere riabilitata per (ri)costruire davvero questo fondamentale "spazio" di discussione ed azione per restituire lo slancio ad un Paese (dis)perso. Tale (ultima?) possibilità è rievocata e racchiusa nell'Articolo 49 della Costituzione Italiana, laddove si riconosce il diritto dei cittadini di "associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". 
Il fine primario della "politica" dovrebbe essere infatti quello di costruire qualcosa per il bene comune, senza tutelare personalismi e/o interessi di parte. Condizionale d'obbligo, visti i tempi e certe (oscene) notizie. 
L'autore, ricordando questa che dovrebbe essere una suprema necessità, riconduce tale problema ad un'esperienza personale percepita come ormai troppo lontana: 

"[...] Nel mondo antico da cui provengo la disciplina non era un vincolo regolamentare, ma un atto spirituale: il senso nobile di sacrificare il proprio punto di vista a favore di un pensiero collettivo che si fa azione; anzi di più, una terapia antinarcisistica che regala la forza di trovarsi insieme agli altri a cambiare il mondo. [...]"

Davanti ad un'Italia distrutta e ad una folta schiera di italiani delusi e/o (dis)illusi, purtroppo giustificabilmente, qualsiasi "senso nobile" sembra essersi quasi completamente estinto dalle fibre della Sinistra. 
Parte del (de)merito di tale vicenda è forse anche imputabile a quel già citato "grande Inganno", in base al quale per il futuro che ci attende rischiano di essere irrealizzabili e non concretizzabili tutti i progetti riconducibili ad un'etica di "Sinistra". Il linguaggio sovversivo della verità con cui cercare di informare e sensibilizzare adeguatamente elettori e/o simpatizzanti rischia di esser stato, su questo fronte ma non solo, tremendamente silenziato e/o enormemente silenzioso. 
Lo spazio per "politiche di Sinistra" a seguito della crisi e di certe discutibili azioni promosse per "calmare" i cosiddetti "mercati" rischia di essersi fortemente ridotto: quante risorse è possibile smobilitare ed immettere nel sistema per minimizzare le disuguaglianze e/o per concretizzare ideali di equità e giustizia sociale? 
A domande come queste una "Sinistra" dovrebbe rispondere senza demagogia, illusione o semplificazione; a tali domande una "Sinistra" potrebbe rispondere provando anche a fare una dettagliata analisi dei propri errori (fatali e) fatalmente sottovalutati. 
La necessità di procedere sulle "orme del gambero" presuppone anche la necessità di procedere con cautela nell'analisi del passato, al fine di poter meglio comprendere ciò che non è andato come avrebbe potuto. 
Per questo motivo, infatti, l'autore e Senatore della Repubblica ha ritenuto essenziale "dislocare" i ragionamenti su qualche punto di dignotoso approfondimento: 
  1. Una storia a ritroso: partendo dal bilancio di una generazione capace di collezionare sconfitte senza (apparentemente) trarne esperienze ed insegnamenti (utili), emerge la necessità di indagare approfonditamente nel passato per provare a costruire un nuovo modello di sviluppo ed una forma di "partito nuovo" soddisfacenti per affrontare le complessità del futuro che ci attende;
  2. La divagazione della Seconda Repubblica: con "umità costituzionale" e con spirito critico (o criticamente disilluso) deve essere possibile adoperarsi per apprendere al meglio gli sbagli che hanno condotto ad una superflua ricerca del consenso, ad un "immobilismo riformista" capace di consegnare Italia ed italiani ad un attendismo poi degenerato in "paralisi socio-economica";
  3. Teoria e pratica dell'Inganno: con consapevolezza derivante da un "senno di poi" provato con l'esperienza diretta, è possibile indagare sul destino che attende il pianeta e l'Italia, al fine di comprendere se sia ancora possibile adoperarsi per dare avvio ad una svolta che permetta di (ri)costruire un Paese totalmente devastato;
  4. Alla rovescia del mondo: fra paesaggi italiani, utopie e piazze è necessario adoperarsi per ricercare rinnovate forme capaci di creare lavoro e rinnovare le fibre di un tessuto economico"lancinato"ed ancora lancinante, quasi fosse ancora possibile salvare merito, Istituzioni, giustizia sociale ed uguaglianza collettiva;
  5. Sulla dignità del Politico: l'analisi di questo concetto presuppone, in virtù dello status quo imperante, la possibilità di comprendere le ragioni che hanno condotto (giustificabilmente) la credibilità del fare politica ai minimi pensabili.
E' davvero possibile per una certa classe politica riconquistare la dignità e la credibilità perdute?
A questa domanda si potrebbe rispondere cercando di sfruttare le spinte (costruttive) fornite dallo sdegno e dall'indignazione collettiva e tremendamente percepibile.
Nel caos e nella complessità contemporanei, purtroppo, i primari significati di questi concetti sembrano essere andati dispersi: 

"[...] Il successo ha portato la parola 'in-dignazione' a esagerare e a perdere la modestia delle distinzioni. 
Si è confusa con la parola 's-degno' che, pur assomigliandole per via della comune radice della dignità, rappresenta il contrario. 
L'indignazione esprime la passione di una parte in lotta contro un'altra. 
Lo sdegno, invece, è il rifiuto totale di un mondo indifferenziato.
Entrambe esprimono un'insofferenza verso lo stato di cose esistente ed aspirano a superarlo in una dimensione altra, ma attraverso modi [...] differenti.
L'indignazione è lo stato d'animo propedeutico ad un'azione politica, non solo radicale ma anche riformatrice, poichè rappresenta i problemi della società come divisi in conflitti di interessi e di valori. 
Anzi, la debolezza della sinistra dipende dall'aver smesso di indignarsi, accettando le verità dell'estabilishment. 
Al contrario la forza della destra è stata proprio nelle sue indignazioni - certo regressive ma potenti - contro le tasse, gli stranieri e perfino contro i comunisti inesistenti. 
Lo sdegno [...] è l'unico grido che si ode quando cala il silenzio della spoliticizzazione, quando non c'è più da prendere parte, ma solo da rifiutare la politica.
Così oscura le differenze, rimuove la complessità dei problemi, saltando a piè pari i conflitti delle diverse visioni del mondo e suscitando nei cittadini l'immedesimazione con 'uno come noi' oppoure con 'uno più bravo di noi', cioè con un comico oppure con un tecnico. [...]"

In un momento complesso, purtroppo, anche la Sinistra ha colpe complesse e non facilmente identificabili; chi pretende di risolvere la questione quasi come se i drammi ed i (de)meriti di una classe dirigente fossero un nodo gordiano di facile rottura rischia di essere un interprete inadeguato a raccogliere le difficoltà imperanti che sembrano attendere Italia ed italiani. 
La semplicità deve infatti essere nitidezza di visione e non semplificazione estrema, la difficoltà deve diventare ammaestrabile anche se (all'apparenza) insormontabile. 
In un momento storico-politico nel quale recenti elezioni primarie sembrano aver impresso una svolta (non necessariamente positiva e migliore, ma comunque svolta) ad un Partito (che ambisce a definirsi) di "(Centro)Sinistra", certe capacità di lenta analisi non dovrebbero mai venire meno. 
Condizionale d'obbligo, ovviamente.
A posteri ed elettori le ardue sentenze.


sabato 7 dicembre 2013

FRA MUSICA E STORIA: RITORNANDO ALL'ESSENZA DEL JAZZ...



"Cos'è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai." (L.Armstrong)
"Cos'era? Non lo so. Quando non sai cos'è, allora è Jazz." (A.Baricco)

venerdì 6 dicembre 2013

STORIA DI UNA VITA FRAGILE E (PRE)POTENTE: RICORDANDO NELSON MANDELA

Sul valore che regole ed esempi possono attribuire alla vita umana si è detto, scritto, pensato e parlato moltissimo:

"Con la parola alla gente non si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l'esempio.
(Don Lorenzo Milani, cit.)

"Prima di predicare altrui, date voi stessi l'esempio. Sarete seguiti.
(F. Dostoevskij)

"Tieni sveglie le leggi, perchè il sonno le uccide. 
Dà vita ai buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle buone regole."
(Pitagora, att.)

"Perchè un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. 
Che si cambi in esempio."
(A.Camus, Taccuini)

"Proponiamoci grandi esempi da imitare, piuttosto che vani sistemi da seguire."
(Jean-Jacques Rosseau, Giulia o la Nuova Eloisa - 1761)

"La parola non sostenuta dall'azione è come un artista che dipinge dell'acqua sul muro e non può togliersi con essa la sete. Quando un uomo parla della virtù secondo le sue esperienze, è come se offrisse agli altri del denaro guadagnato con il proprio lavoro."
(Isacco Di Ninive, att.)

"La vita di un uomo puro e generoso è sempre una cosa sacra e miracolosa, da cui si sprigionano forze inaudite che operano anche in lontananza." (Herman Hesse)

Quali sono regole ed alchimie che riescono a gestire e governare certe esistenze umane è stato, è e resterà per sempre un mistero insondabile ed indissolubile; ciò che conta di più, comunque, è forse che certi uomini siano riusciti a costruire con le loro esistenze un monito per le persone che 'abiteranno' questo Pianeta un oggi più lontano od un domani meno vicino, che scriver si voglia. 
Cosa poter fare, pertanto, per onorare al meglio una vita che è stata e per sempre sarà Esempio con il quale potersi confrontare ed al quale richiamarsi?
In un momento storico-social-economico-[...] nel quale SimboliDonneUomini edEsempi non sembrano abbondare e/o essere portati agli onori che dovrebbero meritare d'onore, la cosa migliore da fare potrebbe essere lasciar 'fluire' le esistenze di certi Uomini. 
Queste vite potrebbero, quasi fossero dirompenti fiumi, arrivare a travolgere anche il cuore più freddo e sordo con una potenza senza tempo e confini: 

"Nelson Mandela  - nato il 18 luglio a Umtata, in Sudafrica, figlio maggiore di un capotribù di lingua xhosa. 
Frequentò la scuola metodista dal 1937 e compì studi per corrispondenza all'Università di Sudafrica, specializzandosi poi in legge all'ateneo di Witwaterstrand (Johannesburg).
Aderì all'Africa Natinal Congress (ANC) nel 1943, svolgendo un ruolo fondamentale nella formazione del movimento giovanile del Partito. 
L'effettivo periodo di apartheid iniziò nel 1948, quando vinse le elezioni il Partito Nazionale.
Nel 1952 Mandela aprì uno studio legale con Oliver Tambo, che sarebbe diventato capo dell'ANC al momento della sua incarcerazione. 
Nel 1956 Nelson fu [...] arrestato [...] con l'accusa di tradimento, anche se la sentenza di un processo fin troppo lungo lo rimise temporaneamente in libertà. 
In seguito al massacro di Sharpville (1960) e alla formazione di un governo di emergenza, egli contribuì a fondare l'Umkhonto we Sizwe, il braccio armato dell'ANC.
Così, nel 1962 fu condannato a cinque anni di prigione per incitamento allo sciopero e violazione del divieto di viaggiare all'estero. 
Nel 1964, il processo di Rivonia lo condannò con altri attivisti all'ergastolo per tradimento e sabotaggio.
Rimase incarcerato per 26 anni, la maggioranza dei quali trascorsi su Robben Island. 
Venne rimesso in libertà nel 1990 e diventò leader indiscusso dell'ANC, il suo Partito ormai legalizzato, iniziando subito le trattative col Presidente F.W. De Klerk per l'autogoverno della magggioranza di colore. 
Per questo, ricevettero insieme il premio Nobel per la pace nel 1993. 
Quando l'ANC vinse le prime elezioni veramente libere, Mandela fu eletto Presidente del Sudafrica (1994), carica che ha lasciato nel 1999; ancora oggi è uno statista ascoltato per la sua saggezza. 
Tutti lo elogiano per aver assicurato la stabilità del Sudafrica e la riconciliazione razziale, quando molti si sarebbero abbandonati alla guerra civile ed alle vendette."

In un'arringa pronunciata in difesa del suo operato e dei suoi obiettivi, questo Uomo aveva pronunciato parole chiarissime a proposito delle troppe ingiustizie sudafricane. Nel seguitoframmenti del suo discorso pronunciato nell'ormai lontano 1964: 

"[...] Sono in possesso di una Laurea e ho esercitato per vari anni [...] la professione di avvocato.
Sono un prigioniero condannato a cinque anni di reclusione per essere uscito dal Paese senza un permesso e per aver incitato la gente a scioperare [...]
La mancanza di dignità sperimentata dagli africani è un risultato diretto della politica di supremazia dei bianchi.
Essa implica l'inferiorità dei neri. 
La legislazione atta a mantenere la supremazia dei bianchi rafforza questa idea. 
I lavori umili in Sudafrica sono invariabilmente svolti da africani. [...]
Con questo atteggiamento, i bianchi tendono a considerare che gli africani una specie animale diversa.
Non li considerano persone che hanno una famiglia, non si rendono conto che hanno emozioni e si innamorano come fanno i bianchi, che vogliono stare con le mogli e con i figli come i bianchi [...], che vogliono guadagnare in modo adegato per mantenere in modo adeguato le loro famiglie, nutrirle e vestirle e mandarle a scuola. 
E quale 'domestico' o 'giardiniere' o bracciante potrà mai sperare di riuscirci? 
Le leggi sui passaporti interni [...] rendono ogni africano soggetto a controlli di polizia in qualsiasi momento. [...]
Ancor peggiore di questo è il fatto che le leggi sui passaporti tengono separati marito e moglie e portano alla distruzione della vita famigliare. 
La povertà e la distruzione della vita familiare producono effetti secondari. 
I bambini vagano per le strade delle 'township' perchè non hanno scuole dove andare o denaro che permetta loro di andare a scuola o genitori a casa che controllino che vadano a scuola, perchè tutti e due i genitori [...] devono lavorare per far sopravvivere la famiglia. 
Ciò porta alla catastrofe dei principi morali, ad un allarmante aumento di situazioni illegittime, e ad una crescente violenza che dilaga non solo nella politica, ma ovunque. [...] 
Aumentano furti e rapine nelle case, malgrado il fatto che ora tali reati siano puniti con la pena capitale. 
La pena di morte non può curare la piaga. 
Gli africani vogliono percepire un salario che permetta loro di vivere. 
Gli africani vogliono fare il lavoro che sono capaci di fare e non un lavoro che il governo dichiara che sono capaci di fare. Gli africani vogliono la possibilità di vivere dove trovano un lavoro e non essere cacciati da un'area perchè non sono nati lì.
Gli africani vogliono avere la possibilità di possedere la terra nei luoghi dove lavorano, e non essere obbligati a vivere in case in affitto che non potranno mai sentire come proprie. 
Gli africani vogliono fare parte delle popolazioni e non essere confinati a vivere nei ghetti. 
Gli uomini africani vogliono che le mogli e i figli vivano con loro dove lavorano, e non essere costretti a condurre un'esistenza innaturale negli ostelli per soli uomini. 
Le donne africane vogliono stare con i loro uomini e non essere lasciate in uno stato di vedovanza permanente nelle riserve. [...] 
Gli africani vogliono la loro giusta parte di tutto il Sudafrica; vogliono la sicurezza ed un ruolo nella società. 
Soprattutto pari diritti politici, perchè senza di essi i nostri handicap saranno permanenti.
So che ai bianchi [...] questo sembra rivoluzionario, perchè la maggioranza degli elettori sarà africana. 
E questo porta i bianchi ad aver paura della democrazia. 
Ma non si può permettere che questo timore blocchi la strada all'unica soluzione che garantisce l'armonia tra le razze e la libertà per tutti. [...] 
La divisione basata sul colore della pelle è totalmente artificiale e, quando scomparirà, scomparirà anche la dominazione di un gruppo su un altro. [...] 
Nel corso della mia esistenza mi sono dedicato a questa lotta [contro il razzismo, nds] del popolo africano. 
Ho combattutto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. 
Ho accarezzato l'ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e con uguali opportunità. 
E' un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. 
Ma, se sarà necessario, è un ideale per il quale sono pronto a morire. [...]"

Qualche anno dopo, invece, si 'ricorda il ricordo' di un Uomo che stava assistendo ad una faticosa realizzazione di uno fra i propri Sogni più grandi e (pre)potenti:

"[...] Miei concittadini sudafricani, popolo del Sudafrica: questa è veramente una notte di gioia. 
Abbiamo ricevuto i risultati provvisori [...] delle elezioni e siamo soddisfatti dell'enorme sostegno rivolto all'ANC. 
Desidero ringraziare e rendere onore a tutti coloro dell'ANC e del movimento democratico che hanno lavorato così duramente in questi ultimi giorni e in questi lunghi decenni. 
Al popolo del Sudafrica e al mondo che ci sta guardando desidero dire: questa è una notte di gioia per lo spirito umano. E' anche la vostra vittoria. 
Avete contribuito a mettere fine all'apartheid, siete stati con noi durante la transizione. 
Ho osservato, insieme a voi, la nostra gente, decine di migliaia di persone, stare pazientemente in fila per molte ore. Alcuni hanno dormito all'aperto per tutta la notte in attesa di dare quest'importante voto. 
Gli eroi del Sudafrica sono leggende che si tramandano da una generazione all'altra ma siete voi, il popolo, i nostri veri eroi. 
Questo è uno dei momenti più importanti nella storia del nostro Paese. 
Sono davanti a voi traboccante di gioia ed orgoglio. 
Sono fiero dei [...] cittadini di questa nazione. [...]
Adesso possiamo gridare a gran voce la nostra gioia dall'alto dei tetti delle nostre case: siamo finalmente liberi!
Sono qui davanti a voi ammirato dal vostro coraggio, con il cuore colmo d'amore per tutti voi. 
Considero un altissimo onore essere alla guida dell'ANC in questo momento della nostra storia ed essere stato scelto per portare il Paese nel nuovo secolo. 
Prometto di impiegare tutte le mie forze e le mie capacità affinchè io e l'ANC possiamo essere all'altezza delle vostre aspettative. 
Sono personalmente riconoscente ad alcuni dei più grandi leader del Sudafrica, cui rendo omaggio. 
Avrebbero dovuto essere qui a festeggiare con noi, perchè questo risultato è anche loro. 
Domani io e [...] l'ANC saremo di novo al lavoro. 
Ci rimbocchiamo le maniche e iniziamo subito a intervenire sui problemi che la nostra nazione si trova  ad affrontare. Vi chiediamo di unirvi anoi, tornare al vostro lavoro domattina. 
Facciamo lavorare il Sudafrica. Insieme [...] dobbiamo iniziare a costruire una vita migliore per tutti i sudafricani.
Ciò significa creare posti di lavoro, costruire case, fornire educazione e portare pace e sicurezza per tutti. 
L'atmosfera di calma e tolleranza che ha prevalso durante le elezioni prefigura il tipo di Paese che possiamo costruire e pone le basi per il futuro. 
Pur nella diversità, siamo un unico popolo con un destino comune nella notra ricca varietà di culture, razze e tradizioni. Il popolo ha votato per il Partito di sua scelta e noi rispettiamo la sua decisione. 
Questa è la democrazia. 
Tendo la mano in segno di amicizia ai leader di tutti i Partiti e ai loro membri, e chiedo a tutti loro di unirsi a noi e lavorare insieme per risolvere i problemi che noi, in quanto nazione, ci troveremo di fronte. 
Il Governo dell'ANC sarà al servizio di tutto il popolo del Sudafrica, non solo dei suoi membri ed elettori. [...]
E' arrivato ora il momento di festeggiare, i sudafricani si uniscano insieme per celebrare la nascita della democrazia. Brindo a tutti voi che avete lavorato così duramente per conseguire quello che può essere chiamato solo un piccolo miracolo. 
Lasciamo che i nostri festeggiamenti siano in linea con il clima instaurato durante le elezioni, ovvero all'insegna della pace, del rispetto e della disciplina, per dimostrare che siamo un popolo pronto ad assumersi le responsabilità di Governo. 
Prometto che farò del mio meglio per essere degno della fiducia e della stima che avere riposto in me e nella mia organizzazione [...]
Costruiamo il futro insieme, brindiamo ad una vita migliore per tutti i sudafricani. [...]"

Parole e gesti che, come schegge verso l'infinito, hanno consegnato alle generazioni di ogni tempo un Esempio a cui poter sempre guardare. 
Quasi come se, nei momenti di sfiducia verso la propria anima e verso l'umanità intera, una voce invisibile potesse riuscire ad arrivare nelle intimità individuali a dire:
"Non avere sfiducia, un Uomo od una Donna possono arrivare anche a realizzare gesti come questi."
E via di seguito con una biografia individuale fatta di battaglie, di prezzi enormi pagati per idee di uguaglianza e libertà in un contesto straniato e straniante, in un mondo dove paura e (pre)potenza finivano per soffocare dignità e diritto all'esistenza di qualunque tipo di essere umano. 
E' esistito qualcuno che ha cercato ed è riuscito a lottare per cambiare qualcosa di grande, radicalmente: 

"Il coraggio non è la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla. [...] L'uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla." (Nelson Mandela, cit.)

Lottare per cambiare, lottare per realizzare sogni di democrazia da anteporre ad incubi che avvolgono realtà e dimensioni quotidiane. Lottare per cambiare significa, in primo luogo, effettuare un grande Lavoro dentro la propria anima. La storia di questo piccolo ma grandissimo Uomo dovrebbe insegnare anche questo, in un ricordo senza dimora e senza tempo alcuno. 
Le speranze che oggi rimangono di vedere un mondo migliore e rinnovato non devono estinguersi con la dipartita di questo straordinario Eroe: 

"Nell'uomo la bontà è una fiamma che può rimanere celata, ma mai estinguersi completamente."
(Nelson Mandela, cit.)

Chiunque ha ed avrà per sempre un qualcosa da dire e da dare al mondo per provare a farlo migliorare, dunque. Esistenze come quelle di Nelson Mandela sono, forse, passate sulla nostra stessa Terra per ricordare proprio questo: il mondo può essere cambiato, davvero e radicalmente. 
Qualche altro grande Uomo un giorno disse una frase che, anche in questo caso, finirà per diventare inevitabilmente profetica del domani che attende questa umanità: 

"[...] gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. [...]" (Giovanni Falcone, cit.)
I migliori modi per ricordare ed onorare le vite di Donne od Uomini come Nelson Mandela potrebbero essere proprio questi: 'addestrarsi' per comprendere come limitare e 'scardinare' la complessità e l'ingiustizia dilagante in questo mondo, facendo leva sulla necessità di farci accompagnare da altre persone disposte ad accompagnarci durante questo 'viaggio'. Non c'è che l'imbarazzo della scelta riguardo al 'punto' da cui partire.
Il fine dell'Esistenza umana, forse, risiede specialmente dentro questo fine. 
Condizionale d'obbligo, purtroppo: la Vita e l'Esempio lasciato da Nelson Mandela contribuiranno forse a rendere meno improbabile questo 'potere' affidato all'essere umano. 
Uomini come Nelson Mandela sono anche la più vivida rappresentazione del fatto che certe battaglie possano contribuire a costruire davvero qualcosa di grande e migliore, con passione e responsabilità (teoricamente) essenziali per la nostra dimensione di esseri intelligenti: 

"Dobbiamo cercare di fare il meglio di ciò che siamo capaci, è la nostra sacra responsabilità di esseri umani. Qualsiasi cosa in meno è imperdonabile." (Albert Einstein, cit.)

Per tutto e per tutto ciò che è scappato scritto/ detto, pertanto, un piccolo ma intenso pensiero rivolto all'anima ed alle battaglie di Nelson Mandela. Con tutta la forza e l'umanità possibili, pertanto, una corta ma semplicissima parola: GRAZIE. Da parte di chi c'è stato, c'è e ci sarà un domani più e/o meno lontano.
Semplicemente questo. Che la Terra ti sia lieve ed il Ricordo un pò meno. 
Abbiamo ed avremo sempre bisogno di Esempi ed Eroi, forse per umana imperfezione:

"Sventurata è la Terra che ha bisogno di Eroi." (Bertolt Brecht)

O forse no, nessuno può assumersi il diritto di dettare legge su questioni così delicate ed insondabili.


Discorsi e biografia tratti da: "I discorsi che hanno cambiato il mondo", Edizioni White Star