giovedì 5 settembre 2013

GOVERNO D'AZZARDO...E DI (S)FIDUCIA.

Nel nato (e declinante?) Governo delle cosiddette "larghe intese", quasi fosse un gioco di parole, è stato spesso il malinteso a farla da padrone. 
Assediato dal ricatto costante di un "Partito" suddiviso fra colombe, falchi e pitonesse, l'esecutivo si è più volte visto attribuire lo 'status' di precario o cadente per motivi radicalmente fondamentali per la salvezza del Paese:
  • abolizione integrale dell'Imu;
  • slittamento dell'innalzamento dell'Iva;
  • decadenza del Senatore B. che, dall'inizio della Legislatura, ha dato un contributo fondamentale per il Paese intero e le politiche finalizzate alla salvezza del Paese;
  • eccessivo (stra)parlare dei Ministri Saccomanni e Zanonato, colpevoli di aver paventato l'impossibilità di trovare coperture economiche adeguate per l'abolizione dell'Imposta sulla prima casa in un bilancio statale dissanguato. 
Le ultime trattative per evitare la decadenza del Senatore B. hanno condotto a qualsivoglia neologismo o possibilità per evitare arresti domiciliari e/o servizi sociali: "agibilità" politica, richiesta di grazia (!!) da inoltrare al Presidente della Repubblica, ricorso alla Corte Costituzionale, ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'uomo, ricorso ad una presunta non costituzionalità della Legge Severino, appello alle forze maggiormente "responsabili" per evitare decisioni controproducenti in Giunta prima ed in Senato poi. 
Non è bastato giungere fino ad un Terzo Grado di giudizio, insomma.E' essenziale richiederne un quarto, anche se non previsto da alcun ordinamento giuridico.
L'ennesimo (estremo?) 'salvacondotto' andrebbe promulgato nei confronti di un rappresentante istituzionale che, dall'inizio della presente Legislatura, ha dato un contributo fondamentale in fatto di presenze e leggi:
  • presente nello 0.08% delle Sedute;
  • assente nel 99,92% delle Sedute; 
  • zero missioni svolte nel periodo previsto. 
Non si capisce pertanto quali siano le ragioni "istituzionali" per salvare un rappresentante così produttivo ed utile per lo Stato italiano.
L'importanza strategico-elettorale dell'abolizione dell'Imu è divenuta, a contorno dei moltissimi fatti di giustizia accaduti, una bandiera da utilizzare per rivendicare la vittoria su un lunghissimo braccio di ferro maturato dentro i confini delle "larghe intese". Poco importa, poi, se dal 2014 tale imposta ritornerà anche se sotto un rinnovato nome: Taser o qualsivoglia altra possibile combinazione. 
Ritornano, non troppo di soppiatto, concetti espressi più volte nel libro 1984 scritto da George Orwell: 

"[...]In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo? [...]"

"[...]Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda; sapendole contraddittorie fra di loro e tuttavia credendo in entrambe, [...] dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Sopratutto, saper applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso.
Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione.[...]"

Allo stesso modo, quindi, brandire l'abolizione dell'Imu come una vittoria sarà una prerogativa inevitabilmente destinata ad essere strumentalizzata, malcelando gli aspetti più nascosti e controproducenti di un provvedimento altamente discutibile per la salvezza economica e per l'equità sociale dell'Italia(no). 
L'abolizione dell'Imu rischia di trasformarsi, in realtà, in un regresso che potrà comportare, nei fatti, la necessità di attingere a coperture economiche da scegliere raschiando ulteriormente il 'barile' economico di uno Stato devastato. 
L'Italia si trova infatti in una condizione economico-finanziaria alquanto 'complicata'', essendo la stessa collocata all'interno di una complessa (e sbagliata) 'tela di ragno' che ha finito per renderla ancora più vulnerabile: 
  • imposizione del pareggio di bilancio in Costituzione;
  • prossimo meccanismo di livellamento del debito pubblico ad una percentuale del 60% circa in rapporto al PIL;
  • necessità di non sforare il 3% annuo di deficit, pena la possibilità di incorrere in ulteriori sanzioni economiche.
Il quadro è estremamente complicato, per non scrivere impossibile da risolvere senza ulteriori danni per il tessuto sociale ed economico del Paese intero. In mezzo ad un quadro a tinte sempre più fosche per gli anni a venire, l'abolizione dell'Imu non può essere in alcun modo fatta passare per provvedimento chiave per riavviare i consumi del Paese. Quale fine hanno fatto altre emergenze di primaria importanza per il Paese intero? 
Si ricorda, in ordine sparso e senza gerarchia di importanza, qualche "emergenza" ancora irrisolta: 
  • problema esodati e disoccupati, derivanti da effetti non tempestivamente valutati della Riforma Fornero;
  • questione ambientale e della tutela dei principi di sostenibilità e biodiversità;
  • problemi legati al dissesto idrogeologico, per merito dei quali Italia ed italiani rischiano di trovarsi in precario 'equilibrio' e sicurezza fino alla prossima tragedia naturale;
  • problemi legati ad inquinamento ed eccessiva cementificazione; 
  • questioni legate a dibattiti su riconversione industriale, delocalizzazione selvaggia, riconversione ed ottimizzazione dei processi produttivi su scala nazionale;
  • possibilità di abbassare e rendere maggiormente equo il livello di tassazione sulla forza lavoro ed imprenditoriale; 
  • pianificazione di strategie finalizzate alla restituzione dei pagamenti dovuti dalla Pubblica Amministrazione alle imprese.
A fronte di emergenze praticamente infinite, può la questione Imu essere il provvedimento più importante per riabilitare le sorti del Paese? La risposta dovrebbe essere, purtroppo o per fortuna, assolutamente scontata. 
La  domanda successiva da porsi potrebbe essere, non troppo retoricamente, un'altra: quali coperture economiche sono state raschiate dal fondo del "barile" per provvedere all'abolizione dell'Imu? 
A questa domanda è possibile affiancare anche un'altra delle tante emergenze sottotraccia di questo storto Paese: questioni legate a malattie da compulsione del gioco d'azzardo. 
Si riportino le parole provenienti dalla presentazione del dossier "Azzardopoli 2.0", redatto lo scorso anno dall'Associazione Libera in collaborazione con altrettante associazioni ed Istituzioni statali: 

"[...] la campagna [...] stima in una cifra compresa tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro annui i costi sociali e sanitari che il gioco d'azzardo patologico comporta per la collettività. A questi vanno aggiunti 3,8 miliardi di euro di mancato versamento dell'iva [...]. Ma ci sono poi i costi non facilmente stimabiliche riguardano l'aggravarsi di fenomeni sociali rilevanti: le infiltrazioni mafiose nei giochi, la crescita del ricorso all'usura, il peggioramento delle condizioni delle persone più fragili e povere, maggiormente esposte alla seduzione di slot e biglietti della lotteria, i sussidi da versare a chi si rovina giocando, l'incremento delle separazioni e dei divorzi, un aumento impressionante di giocatori tra i minorenni. [...] 
La campagna stima tra gli 88 e i 94 miliardi di euro il business dell'azzardo, nel nostro paese, [...] terza industria nazionale con il 4% del Pil prodotto. Ma se il giro d'affari cresce, le entrate per lo Stato [...] scendono incessantemente: si è passati dal 29,4% del 2004 all'8,4% del 2012, sul totale del fatturato. Che significa una cifra più o meno simile di entrate fiscali mentre il fatturato è cresciuto di quasi il 400 per cento!
Mentre i consumi e i risparmi delle famiglie italiane decrescono [...] le spese per i giochi non conoscono crisi: siamo il primo paese al mondo per il Gratta e vinci, abbiamo un numero pro capite di macchine da gioco di ultima generazione - le Vlt - triplo rispetto agli Stati Uniti, deteniamo il 23% del mercato mondiale del gioco on line. La spesa pro capite annua per ogni italiano maggiorenne va, a seconda delle stime, da 1703 a 1890 euro. Le persone che hanno problemi di dipendenza sono tra le 500mila e le 800mila, quelle a rischio sono quasi due milioni. Insomma, l'Italia è tra i primi paesi al mondo per consumi di gioco d'azzardo.[...] 
Il Dossier [...] segnala cifre allarmanti anche per quanto riguarda il coinvolgimento delle mafie e il gioco illegale. Ammonta a 15 miliardi di euro il fatturato stimato del gioco illegale per il 2012.
Ben 49 clan gestiscono giochi di vario genere: dai Casalesi di Bidognetti ai Mallardo, dai Santapaola ai Condello, dai Mancuso ai Cava, dai Lo Piccolo agli Schiavone.[...]"

In un contesto simile, qualsivoglia ulteriore osservazione rischia di essere superflua. 
I costi per le malattie derivanti da gioco d'azzardo sono di difficoltosa quantificazione, contrariamente agli incassi che gli stessi riescono a procurare annualmente. 
Come abbinare la questione relativa alle coperture per l'abolizione dell'Imu con quella relativa al gioco d'azzardo?
Le risposte a questa domanda sono contenute in una notizia "ufficialmente ufficiosa" diffusa in questi ultimi giorni.
Si riportino, a titolo d'esempio, parole provenienti da un dossier redatto da L'Espresso:

"[...] Stavolta il governo Letta ha fatto [...] "jackpot": da una parte abolisce l'Imu per la gioia di Berlusconi e, dall'altra, trova i soldi per cancellare la tassa facendo un bello sconto ai concessionari di slot machine. 
Se l'esecutivo delle larghe intese ha infatti potuto sfoderare il suo colpo, lo deve a un dettaglio [...]: gran parte della copertura finanziaria dovrebbe arrivare (ma il condizionale è d'obbligo) da un super sconto sulla multa comminata a dieci società attive nel business dell'azzardo.
Società che, in cambio di un versamento rapido del contante, otterranno una bella agevolazione: dovranno infatti versare solo un quarto di quanto stabilito dalla Corte dei Conti, risparmiando così quasi due miliardi di euro. 
Per capire meglio la vicenda serve però fare un passo indietro: nel 2012, dopo oltre 5 anni di battaglie legali, la Corte dei Conti commina una multa record da 2,5 miliardi di euro a dieci concessionarie di slot machine.
La loro colpa, passata in primo grado, è quella di non aver collegato le macchine alla rete dei Monopoli che ne poteva controllare l'attività.
Questa 'dimenticanza', andata avanti per anni, prevedeva multe pari a 50 euro per ogni ora di attività 'non collegata'. Secondo la Guardia di finanza, e per la richiesta del pm che si occupava del caso, il conto da saldare era quindi di circa 90 miliardi di euro. La Corte dei Conti non la pensava così e decise di accogliere la richiesta subordinata di 'appena' 2,5 miliardi di euro. 
Vista l'enormità delle cifra, assai comoda per manovre politiche di ogni tipo, l'idea di una sanatoria che potesse sbloccare subito parte dei fondi in cambio di una riduzione della multa girava da tempo. Pochi tra gli addetti ai lavori si sono quindi stupiti nel trovarla nella bozza del decreto legge sull'Imu, che adesso dovrà però passare dal Parlamento, dove l'opposizione e parte della maggioranza non sembrano essere troppo contenti della scelta fatta da Letta. [...]"

La speranza è che, di fronte ad opzioni come queste, il 'condizionale d'obbligo' riportato nell'estratto precedente riesca ad assumere tinte negative. 
Andare fino in fondo all'articolo in questione, è inevitabile scoprire ulteriori elementi di indignazione: 

"[...]Il dettaglio finale [...] è scoprire chi sarà il maggior beneficiario della sanatoria. Si chiama Francesco Corallo, fondatore della Bplus, arrestato lo scorso agosto per un giro di corruzione dopo una latitanza di oltre un anno. La società di Corallo, con un giro di affari da 30 miliardi di euro l'anno, avrebbe dovuto pagare una multa di 845 milioni. Con lo sconto del governo Letta diventeranno poco più di duecento.[...]"

Abolire l'Imu è un provvedimento (ingiusto, discutibile ed iniquo) realizzabile solo attraverso un 'condono' mascherato da rimborso con il mondo collegato al gioco d'azzardo?
E' davvero così impossibile reperire fondi adeguati per coprire un ammanco pari a circa lo0.03% dell'intero PIL italiano? La situazione è veramente così drammatica e senza via d'uscita da spingere i tecnici competenti a prospettare solo ed esclusivamente questa soluzione?
Lo 'sgambetto' odierno e le situazioni riscontratisi nella giornata di oggi rischiano di gettare altr(ettant)e ombre nei confronti di un drammatico problema che dovrebbe essere ad ogni costo arginato e combattuto.
Condizionale d'obbligo, anche su questa questione. 
Il solo imperativo utilizzato sembra abbia riguardato l'abolizione mascherata dell'Imu. 
Nel mentre, il dibattito si è fermato e concentrato sulla decadenza dell'(in)utile Senator B.



Per saperne di più: 

"Slot, il condono della vergogna", M.Munafò, L'Espresso

"Libera - I costi sociali e sanitari del gioco d'azzardo", Libera.it

"Governo battuto al Senato sui giochi d'azzardo", Ansa.it

"Il PD blocca le nuove slot (per sbaglio). Ma la mozione del Senato è 'inapplicabile'.",Il Fatto Quotidiano

"Gioco d'azzardo, Governo battuto. 
Respinta mozione M5S contro condono sulle slot machines", International business Times Italia

"Senato: M5S, bocciato stop condono concessionari slot machine", Asca.it

sabato 31 agosto 2013

"UN MONDO AL BIVIO", LEGGENDO LESTER R.BROWN

Cosa sarebbe la Terra senza l'essere umano? 
Potrebbe l'uomo vivere senza la Terra? Che destino avrebbe l'essere umano qualora lachina su cui abbiamo iniziato a scivolare dovesse aggravarsi ulteriormente? 
Esistono possibilità e strategie alternative, da adoperare per aumentare le probabilità di sopravvivenza ed esistenza dell'intero genere umano? 
I segnali di 'declino' climatico-sociale-economico-ambientale-[...] sembrano confermare sempre più un'allarmante ma inevitabile tendenza: il pianeta Terra sta soffrendo, sempre più. 
Basti pensare, giusto per citare l'ultimo esempio fra i molt(issim)i possibili, al triste traguardoraggiunto lo scorso 20 agosto: l'umanità è riuscita a superare le capacità della Terra. 
In altre parole, purtroppo, da quella data l'umanità è riuscita a dilapidare le risorse che la meravigliosa astronave sulla quale viaggiamo può regalarci. Da allora fino al 31 dicembre saremo 'costretti' a viaggiare in riserva. 
Questi dati provengono da uno studio promosso dall'Associazione "Global foodprint network", nata appunto per quantificare e qualificare i parametri di sostenibilità ambientale che dovrebbero caratterizzare il passaggio dell'essere umano sul nostro pianeta. 
Sono davvero bastati otto mesi per consumare tutte le risorse che la Terra, ogni anno, può produrre e regalarci? 
Avremmo davvero bisogno di una "Terra e mezzo" per riuscire a soddisfare questo ossessionato bisogno di risorse?
In un mondo afflitto da una contemporaneità nella quale i dibattiti sembrano aver assunto tinte a maggioranza economico-finanziaria, sembrano trascurati od azzardati allarmi che riguardano altr(ettant)i settori dell'esistenza umana: riserve idriche in esaurimento, raccolti in sofferenza, erosione del suolo, desertificazione feroce, aumento incontrollato delle temperature, fusione dei ghiacci, (in)sicurezza alimentare. 
La Terra non ha, purtroppo, solo problemi afferenti alla natura umana: esistono questioni che possono assumere tinte di gravità inversamente proporzionali ai troppi silenzi che hanno attorno.
Il mondo non si ferma certo a questioni economico-finanziarie, per fortuna o purtroppo. 
La domanda successiva dovrebbe essere un'altra: possono i problemi precedentemente citati ed ancora non risolti 'fare' danni anche di stampo economico-finanziario? 
E' possibile quantificare in termini reali o quantomeno attendibili i costi ed i mancati benefici derivanti da una serie di politiche che hanno fino ad oggi messo in secondo piano emergenze come quelle precedentemente citate? 
Su queste e moltissime altre domande cerca di fare "luce" il libro "Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico" scritto dall'ambientalista ed economista statunitense Lester R.Brown. 
Il bivio al quale siamo davanti rischia di imporci, nel male più che nel bene, un'urgente scelta ben precisa da prendere: quale destino vogliamo rincorrere, se la scelta è fra collasso e sostenibilità?
In un mondo nel quale le tensioni sono in aumento costante, sembrano rincorrersi e sovrapporsi quotidianamente parole sempre più cupe: recessione, spread, disoccupazione,swapfutures, decrescita, default [...].
Sarebbe forse possibile affiancare a questo elenco altre parole, molto più urgenti rispetto a quelle che fino ad oggi continuano ad imperversare? Quali destini ed importanze assegnare a temi quali dissesto idrogeologico, cambiamenti climatici, biodiversità di flora e fauna, sostenibilità ambientale ed energetica? 
Cosa potrebbe accadere qualora le scelte fatte contribuissero a condurre l'umanità ed il pianeta Terra verso il collasso? E' ancora possibile raggiungere forme di sostenibilità che sappiano mitigare o rallentare gli effetti indotti dal 'piano inclinato' su cui stiamo scivolando? 
Quali provvedimenti riuscirebbero a tradurre in fatti le generiche parole-chiave precedentemente riportate? 
Il libro in questione cerca a questo proposito di "tracciare" i confini di un presunto "piano B" capace di restituire futuro e pace a Terra, flora, fauna ed esseri umani. 
Quali "capisaldi" assegnare al futuro da mettere necessariamente in pratica per non morire? 
I provvedimenti su cui concentrare gli sforzi sono riportati sinteticamente nel seguito: 
  • costruire un'economia globale efficiente dal punto di vista energetico;
  • sfruttare l'energia eolica, solare e geotermica;
  • ripristinare i sistemi di supporto naturale dell'economia;
  • sradicare la povertà, stabilizzare la popolazione e salvare gli Stati in fallimento;
  • sfamare otto miliardi di persone.
L'importanza da legare indissolubilmente a discussioni come queste è vincolata alle parole riportate nell'introduzione del presente testo:

"[...]gli economisti tradizionali prestano poca attenzione al limite della produzione dei sistemi naturali del pianeta. Il pensiero economico moderno e la politica hanno creato un sistema economico che è così poco in sintonia con gli ecosistemi dai quali dipende che si sta avvicinando al collasso. 
Come possiamo dare per scontato che la crescita di un sistema economico che  sta distruggendo le foreste della Terra, ne sta erodendo il suolo, esaurendo le risorse idriche, portando al collasso le risorse ittiche, aumentando la temperatura e fondendo le calotte glaciali possa semplicemente venire proiettata sul futuro a lungo termine? [...] 
oggi nell'economia stiamo affrontando una situazione simile a quella dell'astronomia quando Copernico arrivò sulla scena, quando si credeva che il Sole ruotasse intorno alla Terra. 
Così come Copernico dovette formulare una nuova visione astronomica del mondo dopo molti decenni di osservazione del cielo e di calcoli matematici, anche noi dobbiamo formulare una nuova visione economica del mondo basata su molti decenni di osservazioni e analisi ambientali.
I resoconti archeologici indicano che il collasso di una civiltà non arriva in modo improvviso; gli archeologi che hanno analizzato le civiltà del passato parlano di uno scenario di declino e collasso, in cui il collasso economico e sociale fu quasi sempre preceduto da un periodo di declino ambientale. 
Abbiamo quindi veramente bisogno di cambiare rotta e prima lo facciamo meglio è. [...]"

Le misure invocate dal Piano B sono davvero le più giuste e/o le sole percorribili per riuscire ad evitare al Pianeta un (in)evitabile collasso? Quali ulteriori provvedimenti si potrebbero mettere in campo, stanti le tremende condizioni socio-economiche contemporanee? 
All'ordine del giorno sarebbe opportuno collocare soprattutto queste discussioni, oltre alla risalita economica di un sistema da resettare completamente. 
Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la questione di fondo sembra essere sempre una sola: scegliere.

"[...] La scelta è nostra, mia e vostra. 
Possiamo andare avanti come sempre e condurre un'economia che continua a distruggere i suoi sistemi di supporto naturali fino ad arrivare a distruggere se stessa, o possiamo diventare la generazione che cambia direzione, portando il mondo su un sentiero di progresso sostenibile. [...]"


Per saperne di più: 
"Oggi è l'Earth Overshoot Day - fine risorse della Terra", Globalist.it

venerdì 30 agosto 2013

FRA AMORE E DOLORE, CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...]Se non ti spaventerai con le mie paure, un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle./ In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore e su di me puoi contare per una rivoluzione./ Tu hai l'anima che vorrei avere. [...]"

sabato 24 agosto 2013

FRA STORIA E DIGNITA': RICORDANDO SANDRO PERTINI...


"[...] I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. 
È con questo animo quindi, giovani, che mi rivolgo a voi: non armate la vostra mano. Armate il vostro animo. [...]"

"[...]Oggi la nuova Resistenza in che cosa consiste. 
Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato: di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. 
L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] 
E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. 
La politica deve essere fatta con le mani pulite. [...] Se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato![...]"

venerdì 23 agosto 2013

"LA TUA CANZONE", CERCANDO PUNTI DI RIFERIMENTO UTILI...

Fonte: youtube.com


"[...] Prendi una chitarra e/ qualche dose di follia,/ 
come una mitraglia,/ sputa fuoco e poesia./ L'arma è a doppio taglio:/ 
ti potrai ferire un po',/ non avrai un appiglio/ 
ma stai sveglio, tocca a te!
E' un biglietto per le stelle/ quello lì davanti a te,/ 
cambierai la pelle,/ ma resta speciale/ non ti buttare via! 
In questo inferno di ombre piatte,/ in questo vecchio luna park,/ 
resta ribelle,/ non ti buttare via.[...]"

domenica 18 agosto 2013

FRA UMANITA' E SPRECO: ELEMENTI DI SOCIETA' AL BIVIO

"Secondo i dati diffusi dall'ultimo 'World Population Prospects' delle Nazioni Unite, entro quest'anno (2011) l'umanità raggiungerà 7 miliardi di abitanti. Il World Population Prospects[...] è il più autorevole rapporto sullo stato della popolazione mondiale e sulla sua evoluzione. 
Normalmente, per quanto riguarda gli scenari futuri, il rapporto individua tre varianti principali per la crescita della popolazione definite alta, media e bassa. 
La variante media è ritenuta maggiormente attendibile. 
Nella nuova revisione 2010 la variante media indica una popolazione mondiale al 2050 di 9 miliardi e 310 milioni di persone [...]
Il nuovo rapporto ricorda che l'attuale popolazione umana dovrebbe raggiungere entro il 2100 la cifra di 10,1 miliardi, toccando [...] nel 2050 [...] la cifra di 9.3 miliardi di abitanti. 
 La maggior parte dell'incremento che si verificherà riguarderà i Paesi ad alta fertilità, che comprendono 39 paesi africani, nove asiatici, sei in Oceania e quattro in America Latina.
E' bene ricordare le tappe percorse dalla crescita della nostra popolazione sulla Terra, con la previsione relativa ai valori che saranno raggiunti nel futuro: 
  • il primo miliardo è stato raggiunto nei primi anni dell'Ottocento;
  • il secondo nei primi decenni del Novecento;
  • il terzo miliardo è stato raggiunto il 25 ottobre del 1959;
  • il quarto il 27 giugno del 1974;
  • il quinto il 21 gennaio del 1987;
  • il sesto il 5 dicembre del 1998;
  • il settimo [...] raggiunto nel 2011;
  • l'ottavo il 15 giugno del 2025;
  • il nono il 18 febbraio del 2043;
  • il decimo il 18 giugno del 2083.
[...] La crescita della popolazione ha subito una straordinaria accelerazione negli ultimi due secoli, e si incrocia inevitabilmente con i nostri modelli di uso e consumo delle risorse e di crescente produzione di scarti e rifiuti.
Ogni giorno che passa indeboliamo la capacità di 'supportarci' dei sistemi naturali e la loro capacità di metabolizzare gli scarti della nostra attività. 
Si tratta di una situazione paradossale: sappiamo bene che non possiamo vivere al di fuori dei sistemi naturali dai quali direttamente deriviamo e dipendiamo [...], ma facciamo di tutto per renderli vulnerabili, compromettendo seriamente le capacità di recupero e rigenerazione della natura stessa. 
E' come se stessimo operando per indebolire le capacità del nostro sistema immunitario, consentendo [...] alle situazioni patologiche di avere la meglio.
E' evidente che le nostre società non possono continuare su questa strada. 
Le alternative esistono e la conoscenza scientifica [...] ci ha messo a disposizione accurate analisi per comprendere lo stato in cui ci troviamo, ed è anche stata capace di elaborare [...]proposte operative destinate a modificare significativamente i nostri modelli di sviluppo sociali ed economici. [...] 
Gli studiosi N.Armaroli e V.Balzani ricordano [...] che ogni secondo l'umanità consuma quasi 1000 barili di petrolio, 93mila metri cubi di gas naturale e 221 tonnellate di carbone. 
Se dovessimo mantenere fino al 2050 lo stesso trend di incremento del consumo energetico che abbiamo avuto negli ultimi 60 anni, avremmo bisogno di costruire ogni giorno circa tre centrali a carbone, due centrali nucleari o 10 chilometri quadrati di moduli fotovoltaici. E' possibile tutto ciò? Ha qualche senso?
[...] Dal 1950 a oggi l'economia globale è diventata oltre cinque volte più grande. 
Se continuerà a crescere allo stesso ritmo, nel 2100 sarà 80 volte quella che era nel 1950. 
Questa eccezionale escalation dell'attività economica globale non ha precedenti nella storia.
E' in contrasto assoluto con quel che sappiamo, in termini scientifici, della nostra disponibilità finita di risorse e dei complessi sistemi ecologici dai quali dipende la nostra sopravvivenza. 
E' possibile perseguirla? Ha qualche senso?
Il noto economista [...] Tim Jackson [...] si chiede: 
'E' già impossibile immaginare un mondo in cui le cose andranno semplicemente avanti come prima. 
Ma che dire di un mondo in cui 9 miliardi di persone possano raggiungere tutte il livello di ricchezza e abbondanza atteso per le nazioni dell'OCSE?
Ci sarebbe bisogno di un'economia pari a 15 volte quella attuale [...] entro il 2050, e pari a 40 volte quella attuale [...] entro la fine del secolo. A cosa può mai avvicinarsi un'economia del genere?
Come va avanti? Offre davvero una visione realistica di prosperità condivisa e duratura?
Nella maggior parte dei casi evitiamo di guardare in faccia la dura realtà di questi dati. [...] 
La stabilità dell'economia moderna dipende a livello strutturale talla crescita economica. 
Quando la crescita mostra segni di incertezza [...] i politici si fanno prendere dal panico. Le imprese faticano a sopravvivere. La gente perde il lavoro e a volte la casa.
La spirale della recessione incombe.
Mettere in dubbio la crescita è considerata una cosa da pazzi, idealisti e rivoluzionari.'  [...] 
la fedeltà alla crescita è stato l'elemento dominante del sistema economico e politico che ha portato il mondo sull'orlo del baratro con la recente crisi finanziaria ed economica. 
L'imperativo della crescita ha plasmato l'architettura dell'economia moderna, ha motivato la libertà concessa al settore finanziario, è stato almeno in parte responsabile dell'allentamento delle regole, dell'eccessiva estensione del credito e della proliferazione ingestibile (e instabile) dei derivati finanziari. [...] 
La crisi economica [...] non è la conseguenza di una cattiva prassi isolata in determinate aree del settore bancario. L'incoscienza, l'irresponsabilità, è stata molto più sistematica, approvata dall'alto con un obiettivo ben preciso: far continuare e proteggere la crescita economica. [...]"

(tratto da: 'Le nostre società al bivio: il futuro tra collasso e sostenibilità', G.Bologna -
Un mondo al bivio - come prevenire il collasso ambientale ed economico, L.Brown)

Cosa scrivere di una società nella quale sembrano ormai necessari indici di crescita squilibrati per garantire un futuro (in)sostenibile all'intera popolazione umana?
Cosa poter scrivere di un mondo nel quale lo squilibrio nella distribuzione delle ricchezze è talmente diffuso da non poter essere più arginato e/o mitigato?
Cosa poter scrivere di un mondo nel quale i debiti pubblici cumulati negli anni potrebbero condurre al soffocamento intere generazioni oggi alla ricerca di un posto nel mondo?
Qualcuno ha forse assunto decisioni sbagliate e/o provvedimenti presi non pesando adeguatamente eventuali conseguenze? Può la via di uscita da una crisi essere 'presa' percorrendo 'sentieri' perlopiù identici a quelli già battuti precedentemente? 
A questi contenuti, a queste ed a molt(issim)e altre potrebbero rispondere forse alcune famose parole attribuite ad Albert Einstein: 

"Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
 La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stessosenza essere 'superato'.
 Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza.
L' inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito.
E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.
Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

Giunti ad un bivio che sembra non vedere ancora una fine, è lecito scegliere con ragionevole 'anticipo' quali strade prendere. Prima che sia troppo tardi, ovviamente. 


Foto tratta da: greenreport.it


lunedì 12 agosto 2013

"LA CONDIZIONE UMANA"

"[...] 'Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?' [...] questi sono [...] i problemi centrali della religione e della filosofia. Saremo in grado di risolverli una volta per tutte? A volte sembra impossibile, ma forse non è così. 
Oggi il genere umano assomiglia ad un sonnambulo, intrappolato fra i fantasmi del sonno ed il caos del mondo reale. La mente cerca il luogo e l'ora precisi senza riuscire a trovarli. 
Abbiamo creato una civiltà da guerre stellari con emozioni dell'età della pietra, istituzioni medievali ed una tecnologia fenomenale. 
Siamo terribilmente disorientati dalla realtà nuda  e cruda della nostra esistenza che  minaccia  noi ed il resto della vita sulla Terra. La religione non riuscirà mai a risolvere questo grande enigma. [...] 
se il grande enigma della condizione umana non può essere risolto facendo ricorso alle fondamenta mitiche della religione, non sarà nemmeno risolto dall'introspezione. 
L'indagine razionale da sola è incapace di concettualizzare il proprio procedere. 
Buona parte delle attività del cervello non sono neppure percepite dalla mente cosciente. 
Il cervello è una cittadella, come scrisse Darwin, che non può essere conquistata con un assalto frontale. 
Pensare il pensiero è il processo basilare delle arti creative, ma non dice molto sul motivo per cui pensiamo in un certo modo e nulla sull'origine delle arti creative. 
La coscienza [...] non era attrezzata per l'esame di sè. 
Era progettata [...] per la sopravvivenza e la riproduzione. Il pensiero cosciente  è dominato dalle emozioni e in fondo è totalmente votato alla riproduzione e alla sopravvivenza della specie. [...]
Gli scienziati, perlustrando le mura della cittadella, cercano eventuali brecce nelle sue mura. 
Avendo fatto passi da gigante grazie alla tecnologia attrezzata a questo fine, ormai leggono i codici e seguono le tracce di miliardi di cellule nervose. Probabilmente nel giro di una generazione i progressi saranno tali da riuscire a spiegare la base fisica della coscienza. 
Ma, una volta spiegata la natura della coscienza, sapremo allora chi siamo e da dove veniamo? 
La risposta è no. 
Il fatto di capire le operazioni fisiche del cervello fino allle loro radici ci avvicina al Graal ma, per trovarlo, abbiammo bisogno di un sapere assai superiore mutuato dalla scienza e dagli studi umanistici.
Dobbiamo capire come e perchè il cervello si sia sviluppato proprio in questo modo. [...]
La mia tesi è che ormai i progressi scientifici, specialmente quelli degli ultimi due decenni, sono sufficienti per affrontare in maniera coerente le domande sulla nostra origine e su chi siamo. 
Tuttavia, per farlo, dobbiamo rispondere a due  domande ancor più basilari che la questione ha sollevato. 
La prima è perchè esiste  una vita sociale così avanzata e perchè nella storia della vita questa è stata una rarità.
La seconda è l'identità delle forze motrici che l'hanno creata. 
Questi problemi possono essere risolti radunando le informazioni provenienti da diverse discipline, che vanno dalla genetica molecolare, dalle neuroscienze alla biologia evoluzionistica all'archeologia, l'ecologia, la psicologia sociale e la Storia. [...]"

Tratto da: "La conquista sociale della Terra", E.O.Wilson, Scienza e IdeeR.Cortina Editore

"La condition humaine", Renè Magritte

martedì 6 agosto 2013

"ENERGIA PER I PRESIDENTI DEL FUTURO", FRA (DIS)INFORMAZIONE E DIVULGAZIONE

A quali risultati ha portato, sia in tempi recenti che passati, la cosiddetta "questione energetica"? 
Quanto può "pesare", negli equilibri e nelle dinamiche contemporanee, quella cosa che comunemente chiamiamo "energia"? Quali conoscenze e competenze è opportuno richiamare per svolgere discussioni attorno a concetti quali sostenibilità ambientale, risparmi e sprechi energetici, [...]? 
A prescindere da opinioni e punti di vista, affrontare la questione energetica con occhio critico e capace è forse la missione più importante e difficile che le classi dirigenti dovranno eseguire per cercare di cambiare questo disordine sociale-economico-ambientale-[...] che sembra circondarci. 
Ritornano dal passato, pronunciate probabilmente non a caso, parole pesanti ma molto chiare sulla reale importanza di argomenti come questi: 
"La lotta generale per l'esistenza degli esseri viventi non è una lotta per l'energia, ma è una lotta per l'entropia."
A questo aforisma, attribuito a L.Boltzmann, si deve forse il miglior contributo possibile per cercare di comprendere quanto possano essere collegate sopravvivenza, energia e "disordine umano". 
Quante guerre "travestite" da missioni di pace si sono compiute, si compiono e si compiranno ancora sotto l'ufficiosa "effige" dell'energia? Quante trattative a livello continentale e mondiale si portano annualmente avanti per cercare di (far) ridurre le emissioni o per scongiurare l'(inevitabile) aumento di temperatura a livello globale?
L'argomentare sull'energia può coincidere, pertanto, con una ricerca di miglior ordine da attribuire a mondo ed uomini.
E' invece possibile discutere consapevolmente di un argomento così importante, senza incorrere in errori od errate valutazioni? La pianificazione di scenari e prospettive energetiche di un Paese è una prospettiva che possono realizzare tutti? Cosa potrebbe accadere qualora, invece, fossero richieste competenze e/o conoscenze tecniche particolarmente specifiche e rilevanti? 
La tematica energetica è un argomento di complicata interpretazione, di facile banalizzazione ed, al contempo, di tremenda importanza per il futuro dell'umanità intera: quali suggerimenti è possibile raccogliere per il futuro?
Cosa aspettarci dall'utilizzo del "petrolio"? Quali obiettivi sono realmente raggiungibili attraverso l'utilizzo di "energie pulite e rinnovabili"? Quali fonti energetiche "conviene" seguire per garantire un futuro all'umanità ed al pianeta Terra intero? 
A queste e moltissime altre domande cerca di rispondere, in maniera alle volte anche discutibile ed opinabile, il libro "Energia per i Presidenti del Futuro" scritto da Richard Muller. L'importanza della questione energetica è chiara sin dalla presentazione del testo: 

"La questione energetica è sempre più prioritaria e strategica, per gli equilibri internazionali e lo sviluppo economico. Lo testimonia la cronaca recente  [...] e lo raccontano la corsa degli Stati Uniti all'autosufficienza energetica [...] e il dibattito sullla fine dei combustibili fossili e sulle fonti rinnovabili, senza dimenticare la bestia nera di questi anni, il riscaldamento globale. 
Quello dell'energia è un terreno delicato in cui confluiscono ecologia, politica, attualità ed economia, e dove disinformazione e facili strumentalizzazioni sono un rischio concreto. 
Sapere di cosa si sta parlando sarà quindi cruciale non solo per i futuri Capi di Stato, ma anche per tutti noi, che dovremo valutare e monitorare l'operato dei decisori politici."

In parallelo alla questione energetica rischia di essere, infatti, troppo facile il rischio di incorrere in errori di valutazione e/o di percorso; tale punto di vista è confermato da una citazione attribuita all'umorista inglese Josh Billings: 

"Il guaio di molti non è quello che non sanno, ma la quantità di cose che credono erroneamente di sapere."

Quali consigli poter lasciare in "eredità" al lettore, al fine di ridurre le possibilità di commettere i "guai" precedentemente citati dall'aforisma di Billings? Un libro come questo cerca di lasciare in dono suggerimenti preziosi, sia per elettori che per eletti.
La questione energetica rischia di diventare, nel futuro vicino e lontano, il problema più importante da dover affrontare: è quindi possibile "far di conto" in maniera coerente e competente con questo troppo sottovalutato e delicato argomento?
Le parti in cui il presente testo cerca di fornire spunti di riflessione sono riportate nel seguito: 

"[...] Questo libro inizia con un nuovo sguardo ad alcuni recenti disastri energetici [...]: sono questi eventi che determinano i titoli di giornali e notiziari e [...] sono quei titoli che definiscono l'attitudine del pubblico verso le questioni che riguardano l'energia. [...] La seconda parte [...] copre il cosiddetto panorama energetico, un argomento che sta cambiando con una rapidità che ha del sorprendente. 
Tutti i nostri mezzi di trasporto [...] dipendono da forme liquide di energia [...] e stiamo pericolosamente esaurendo le nostre forniture. I gas naturali si stanno rivelando abbondanti [...] ma possiamo usarli [...]
E la fratturazione idraulica [...] quanto danneggerà l'ambiente? 
Quanto sarebbero efficaci le stesse tecniche se applicate alle [...] riserve di olio di scisto? 
Il risparmio energetico è [...] un concetto così scomodo come molti sembrano credere [...] o si tratta piuttosto di un obiettivo raggiungibile senza privazioni eccessive? [...] 
La terza parte [...] analizzerà le nuove tecnologie chiave, alcune delle quali [...] sono oggetto di una sorta di riscoperta. [...] Solo verso la fine ci porremo una domanda [...]: cos'è l'energia? [...]
Un buon Presidente deve essere un leader, e questo significa qualcosa di più che prendere decisioni giuste: il Presidente deve essere il maestro della nazione.
Nessun consulente scientifico o segretario per l'energia sarà mai in grado di convincere il pubblico che le percezioni comuni non sono necessariamente vere. 
Questa impresa può essere portata a termine con successo solo dalla persona di cui più si fidano: quella che  hanno eletto. [...]"

Leggere per smentire, discutere, conoscere o confutare.