venerdì 26 luglio 2013

"LA FACCIA DELLE DONNE", CITANDO CURRERI&ROSSI...


"Sulla faccia delle donne/ batte quasi sempre il sole/ per noi "che se non ci fossero loro"!/ 
A noi basta una parola/ anche un gesto solamente/ per cambiare il colore di un giorno/ noi vogliamo e cerchiamo/ in ogni donna un'amica/ e se poi ci ritroviamo/ puo' durare anche una vita [...]"

giovedì 25 luglio 2013

"CASA PER CASA, STRADA PER STRADA" - LEGGENDO ENRICO BERLINGUER

Quali sostantivi utilizzare per inquadrare, seppur marginalmente, quel qualcosa di straordinario che ha mosso e lasciato nel mondo una personalità quale è stata quella di Enrico Berlinguer?
Quali (impietosi) confronti è possibile fare quando, di volta in volta, si cerca di confrontare la sua figura e le sue parole con i volti ed i discorsi di altr(ettant)i politic(ant)i di questa tremenda contemporaneità?
Quale patrimonio ha lasciato quest'Uomo, soprattutto per coloro che dovranno oggi e domani darsi da fare per migliorare questa Italia, questa Europa e questa Terra?
Quale "testamento morale" ha lasciato alle nuove generazioni, a suo dire investite di un grandissimo dovere e di pesantissime responsabilità? Risuonano come schegge le sue celebri parole, intrise ancor'oggi di speranza e consapevolezza per le possibilità di "ogni generazione" del futuro:

"Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia."

E' risaputo che, per fortuna o purtroppo, non è grazie ai "se" ed ai "ma" che si è costruita la Storia che ad oggi ci consegna un'Italia distrutta; è altrettanto risaputo che, volente o nolente, sarà necessario stabilire, su queste macerie senza quartiere, un nuovo punto di partenza. 
Quale destinazione scegliere, nel tentativo di costruire per davvero un Domani differente e migliore? 
Nella ricerca di un Futuro, potrebbero i pensieri di Enrico Berlinguer cercare di promuovere riflessioni ed opinioni capaci di (ri)definire rinnovate possibilità di svolta? 
Ciascun giovane dovrebbe cercare di rispondere a queste e moltissime altre possibile domande lavorando su studio, competenza, conoscenza e tempo a disposizione per cercare di cambiare le cose. 
E' ai giovani che cerca di parlare in primo luogo il libro "Casa per casa, strada per strada - la passione, il coraggio, le idee", libro-raccolta di tutti i discorsi tenuti pubblicamente da Enrico Berlinguer nella sua storia. 
Le parole dell'autore, il giovane Pierpaolo Farina, chiariscono perfettamente quale deve essere davvero l'intento primario di questo progetto: 

"[...]Noi, sempre attenti a rispettare la figura di Enrico e a non trascinarla nel fango odierno della contesa politica, cerchiamo ogni giorno di manterne viva la memoria e lo stile. 
Il lavoro che facciamo da quattro anni i suoi frutti li sta dando: lavoriamo sul lungo periodo, nella speranza che sempre più giovani si appassionino alla politica [...]
Lavoriamo tutti, seguendo quell'appello pensato anche per noi che non eravamo ancora nati, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, reale o digitale che sia. 
In suo nome, senza chiedere nulla in cambio.
Perchè la politica è Passione, Coraggio, Idee, ma non è niente se non è fatta per gli altri."

Le parole di Berlinguer devono così essere spunto di riflessione, al fine di cercare una via nuova entro cui collocare una rinnovata idea di Italia e di mondo. 
Le tematiche percorse dalla storia politica di Berlinguer sono state tantissime, alcune delle quali anche criticabili od opinabili rispetto allo status quo contemporaneo; quanto incidono nel dibattito e nelle scelte  politiche attuali tematiche chiave quali austerità, "compromesso" figlio dell'emergenza nazionale, questione morale vincolata alla completa revisione dei privilegi attribuiti alla "casta" politica (realmente unica colpevole dello sfascio attuale?)?
In un momento storico-sociale-economico-ambientale-[...] nel quale l'indignazione e la rabbia superano di gran lunga il rispetto e la stima nei confronti di coloro che "fanno" politica, è lecito interrogarsi su quali fra le parole di Berlinguer siano tutt'ora ancora attuali o, peggio, non ancora minimamente attuate. 
Sembrano diventare macigni, a tal proposito, le ultime parole pronunciate nell'ultimo comizio nel giugno del 1984: 

"[...] Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini. 
Con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati e siamo, è possibile conquistare nuovi e più vasti consensi alle nostre liste, alla nostra causa, che è la causa della pace, della libertà, del lavoro, del progresso della nostra civiltà.[...]"

Quanti hanno oggi l'ardito coraggio di chiamarsi dalla "parte" di Berlinguer non dovrebbero quindi stupirsi certamente, qualora i consensi maturati non dovessero corrispondere pienamente alle aspettative; cosa può infatti accadere ad una certa "parte" politica, qualora in un Paese manchino pilastri fondamentali quali libertà, lavoro, progresso, tolleranza, rispetto per l'ambiente, informazione, [...]?
La premessa al libro trova terreno fertile per rispondere anche a questa e molt(issim)e altre domande: 

"[...]In questo libro sono raccolte e sistematizzate le idee del leader comunista attraverso interviste, discorsi e scritti. Dalla questione morale all'austerità, dal compromesso storico allo strappo con Mosca, dalla questione giovanile a quella femminile, le parole protagoniste della vicenda politica di Berlinguer finiscono col disegnare quello che Indro Montanelli, uno dei suoi più grandi avversari in vita, definì 'un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese'.
In una nazione che sta progressivamente perdendo punti di riferimento e in cui la politica si è fatta barbara e senza respiro, le idee di Enrico Berlinguer mostrano ancora l'anima e la forza di un progetto di società diversa.[...]" 

In ogni pagina è possibile quindi trovare spunti di riflessione, di analisi e comprensione della realtà; si ritrovano capitoli e parti richiamanti le tematiche fondamentali del pensiero e dell'anima del Politico prematuramente defunto: 

  • A proposito di Enrico: diceva di sè;
  • A proposito di Enrico: dicevano gli altri;
  • Il PCI, la Sinistra e l'impegno politico;
  • La Questione Morale;
  • L'Austerità;
  • I Giovani;
  • Le Donne;
  • I Cattolici;
  • Il Compromesso Storico;
  • L'Eurocomunismo, lo Strappo con Mosca, gli Usa;
  • Il Governo Mondiale per la Pace;
  • Padova, giovedì 7 giugno 1984 - intervista incompiuta ed ultimo comizio.
L'intento originario del giovane autore è stato quello di "restituire il ritratto di un uomo politico - la cui eredità rimane in larga parte ancora viva e attuale - a tutti i giovani che [...]sono nati dopo la Caduta del Muro di Berlino e che, nel desolante orizzonte politico, culturale ed ideale odierno, fanno fatica a individuare un esempio da seguire, un punto di riferimento cui aggrapparsi.[...]". 
Quali speranze ed intenti affidare a questa meravigliosa raccolta di scritti, interviste, discorsi, comizi ed opinioni?

"[...]Spero che questo libro finisca tra le mani di altri ragazzi che, come me allora, si affacciano per la prima volta ai fatti del mondo e vogliono sapere se c'è un modo diverso di vivere la politica e di essere politico, inteso come cittadino che si occupa della res publica. Io grazie a Enrico Berlinguer ho imparato questo: che si può dare tutto, nella vita, senza chiedere in cambio niente ed essere felici lo stesso. 
E' un debito che ho nei suoi confronti e che spero di ripagare poco alla volta nel corso della mia vita, difendendone la memoria, l'esempio e la passione ideale. 
Soprattutto, continuando nella sua lotta per la difesa dei più deboli, degli sfruttati, degli emarginati. [...]"

Continuando nella ricerca di un'Italia migliore, l'impressione più viva e vivida è che non si possa prescindere assolutamente dagli spunti proposti nel corso degli anni dalle idee di Enrico Berlinguer.
Quante di quelle idee sono ancora oggi inattuate, discutibili o smentibili?
Quanti pensieri fra quelli presentati potrebbero declinare, se attuati, un'Italia migliore/peggiore o quantomeno diversa rispetto al cumulo di macerie oggi (r)esistente?
A domande come queste è possibile rispondere con Coraggio, Passione ed Idee da mobilitare ed arricchire con competenza e coerenza:

"Non si può rinunciare alla lotta per cambiare ciò che non va. 
Il difficile, certo, è stare in mezzo alla mischia mantenendo fermo un ideale e non lasciandosi invischiare negli aspetti più o meno deteriori che vi sono in ogni battaglia. 
Ma alternative non ne esistono."

E' quindi questione di sudore, fatica, immobilismo costruttivo e consapevolezza di poter avere in mano Universi e tempo a piena disposizione? Quanto tempo serve per definire una Vita veramente impegnata e degna di essere vissuta fino in fondo? 

"Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, intepretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. 
La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita."

Oggi più di allora, forse. A prescindere da idee ed ideologie, cosa resiste nel ricordo di Enrico Berlinguer?
Riprendendo parole attribuite a Norberto Bobbio, è possibile trovare interessanti spunti di pensiero e riflessione:

"Caratteristica fondamentale di Enrico Berlinguer è stata, a mio avviso, quella di non avere i tratti negativi che contraddistinguono tanta parte della classe politica italiana. 
Penso alla vanità, all'esibizionismo, all'arroganza, al desiderio di primeggiare, che purtroppo fanno parte del 'mestiere', della professione del politico. 
Ecco, in questo senso Berlinguer era diverso e per questo suscitava un senso di ammirazione che condivido. [...] è stato un uomo di grande coerenza, intransigente nelle sue idee, in cui credeva. 
Insomma, un uomo di grande serietà, morale e politica. 
E non privo di coraggio. [...]"

Od ancora il pensiero di Indro Montanelli, anch'esso fin troppo eloquente: 

"[...] Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede, di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese.[...]"

Qualora fosse rimasto vivo ancora per un pò, questa Italia avrebbe potuto essere forse migliore? 
Il dubbio rimane, parimenti all'opinione di Eugenio Scalfari riportata nella prefazione della presente opera: 

"[...] Forse se fosse vissuta più a lungo il Paese sarebbe più accettabile di quanto è, ma la storia ovviamente non si fa con i se. [...]"


martedì 23 luglio 2013

STARE IN CITTA', FRA MUSICA E LETTERATURA...


"Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone."
(I. Calvino, Le città invisibili)

"Un'assuefazione perfetta alla vita urbana odierna è segno di gravissimo squilibrio. 
È sano soltanto chi ne soffre.
(G.Ceronetti, Il silenzio del corpo)

"Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. 
L'uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine."
(E. Montale, Trentadue variazioni)

lunedì 22 luglio 2013

VALORI (E PREZZI DA PAGARE) PER UN NUOVO "COMPROMESSO"?

Rileggendo un'intervista concessa nel 1976 a "Stern", settimanale della vecchia Repubblica Federale Tedesca, si ritrova un Enrico Berlinguer volto a precisare il valore ed i prezzi da pagare per l'attuazione di misure volte ad arginare i reali stati di disagio subiti dal "sistema-Italia" del tempo. Al suo interno, nonostante il tempo trascorso, si trovano espliciti riferimenti (purtroppo, dati i progressi mancati) validi anche per la tragica situazione attuale:

"[...] D.: L'economia italiana è a zero. La disoccupazione e la recessine produttiva, i debiti con l'estero, la fuga dei capitali hanno raggiunto dimensioni spaventose. 
Come volete fermare questa depressione economica? E non dovete temere il boicottaggio degli operatori del commercio [...]
R.: Risollevare e rinnovare un Paese che è stato portato all'attuale grado di crisi e di dissesto è impresa quanto mai ardua. Ma per riuscirvi esistono ancora le condizioni e le forze. 
Questa impresa può essere compiuta solo attraverso un grande sforzo di solidarietà nazionale e democratica. 
Se non si cambia strada al più presto il Paese sarà esposto in breve volgere di tempo ad un non governabile collasso economico, a uno sbriciolamento del tessuto politico e morale, ad una crescente emarginazione dall'Europa. 
Non è dunque retorico affermare che quel che è in gioco oggi è la salvezza della nazione, l'avvenire dell'Italia come Paese democratico e civile. 
Sarebbe da irresponsabili, in questa situazione, fare della demagogia o tentare di far credere che esistano soluzioni taumaturgiche. Sarà necessario un severo e prolungato sforzo di tutto il paese, una mobilitazione eccezionale di tutte le risorse materiali, di tutte le energie morali, di tutte le forze politiche e culturali. 
Di qui nasce la nostra proposta politica. Noi siamo convinti che l'Italia può risorgere, ma a due condizioni. 
La prima è che lo sforzo abbia un senso, che la gente sia convinta che valga la pena farlo e abbia quindi l'umana certezza e le garanzie politiche che l'impegno che si chiede ha come suo fine un assetto della società più giusto, più libero, più ordinato. La seconda condizione - quella che assicura la risposta e il consenso del Paese allo sforzo che gli si chiede - è che l'Italia abbia una guida nuova, democratica ed unitaria, politicamente e moralmente autorevole, forte della fiducia di tutto il popolo lavoratore e delle forze che con esso vogliono il rinnovamento, come i giovani e le donne, e che abbia il consenso e l'appoggio di tutti gli strati sani della nazione, dei ceti produttivi dell'industria, del commercio, dell'agricoltura, dei servizi. 
Noi siamo convinti che gli ambienti più responsabili e lungimiranti degli altri Paesi dell'Occidente comprendono che un'Italia più stabile politicamente e con un'economia più solida è nell'interesse di tutti.[...]" 

Quanti concetti racchiusi in questo frammento di intervista giocano un ruolo pesante ed ancora più (pre)potente per la situazione di disastro contemporaneo a cui ogni italiano continua ad assistere impotente? 
Quante speranze tradite e quante prospettive sono andate bruciate, da quell'ormai lontano 1976? 
Ogni parola citata di Enrico Berlinguer rischia di trasformarsi ogni giorno di più in una profezia dal sapore troppo amaro per poter essere accettato e sopportato passivamente: 

"[...] collasso economico [...] sbriciolamento del tessuto politico e morale [...] crescente emarginazione dall'Europa [...]"

Concetti come questi sono, nella dimensione moderna, aggravati ed amplificati da una situazione macro-economica 'vincolata' ad un peggioramento percepito come senza quartiere:
  • squilibri finanziari 'rimediati' con tagli al sociale e/o sulla 'carne viva' dell'economia reale;
  • disoccupazione galoppante;
  • eserciti di giovani senza futuro e/o storditi da una drammatica assenza di risposte a problemi sempre più gravi;
  • 'patti' europei che consegnano annualmente all'Italia intera tagli massacranti al bilancio per il mantenimento dei desiderati 'conti in ordine';
  • aziende e realtà imprenditoriali che chiudono a ritmi devastanti, massacrate da tassazioni di esorbitante peso e (pre)potenza;
  • ambiente spogliato da una minaccia ormai costante di dissesto sismico, idrogeologico, [...];
  • spese di guerra difese 'a gran giornate', mentre al cittadino medio e mediamente informato vengono fatti passare come inevitabili tagli ai posti letto degli ospedali od innalzamenti del livello di tassazione nei sistemi di mobilità e trasporto locale;
  • constanti e lancinanti fughe di cervelli, costretti ad espatriare per vedere una parte anche minima dei loro meriti e dei loro sogni realizzati.
Questi sono solo alcuni dei problemi entro cui il Paese Italia è costretto a muoversi, all'interno di strettoie sempre più tremende e profonde. E' ancora possibile assumere provvedimenti reali per riuscire a migliorare qualcosa e/o per invertire una rotta che sembra sempre più invischiata a scivolare verso un basso scuro e tremendamente opaco? Può essere questa la missione di un Governo che, come quello attuale, viene da molti(tudini) difeso a spade tratte e scudi spiegati in quanto legato ad un'emergenza nazionale da arginare con ogni sforzo?
Se un Governo esiste, dovrebbe legittimamente governare qualora sostenuto da valide maggioranze parlamentari figlie di un turno politico che non ha visto dominare alcuno. 
Se un Governo esistesse, potrebbe legittimamente governare portando all'attenzione del dibattito pubblico elementi di maggior impegno che non siano legate alle sole questioni del rinvio/abolizione di Iva ed Imu? 
Ritornano prepotenti, a tal proposito, le parole pronunciate da Enrico Berlinguer: 

"[...]Non è dunque retorico affermare che quel che è in gioco oggi è la salvezza della nazione, l'avvenire dell'Italia come Paese democratico e civile. [...]"

La salvezza della nazione è legata ad un sottolissimo filo alla sopravvivenza socio-economica degli stessi italiani, sempre più devastati e sferzati da una crisi senza quartiere e (forse) ancora piuttosto lontana dal potersi definire sorpassata e superata. Quali sono le reali 'armi' per sopportare e supportare un processo di rinascita culturale, economica, sociale, ambientale, [...] che possa ricondurre questa Italia sulla giusta strada?
Per rispondere a questa domanda è possibile citare nuovamente, oggi più di ieri, le parole attribuite ad Enrico Berlinguer: 

"[...] Sarà necessario un severo e prolungato sforzo di tutto il paese, una mobilitazione eccezionale di tutte le risorse materiali, di tutte le energie morali, di tutte le forze politiche e culturali. [...]"

Essendo probabilmente prossimi ad uno sforzo che rischia di essere più severo e prolungato rispetto alle troppe occasioni mancate dalle classi dirigenti di questa devastata Italia, è lecito chiedersi quali consistenze attribuire al troppo immenso concetto di "mobilitazione".
Quali traguardi sarebbe possibile raggiungere qualora si cercasse di perseguire politiche di austerità e/o di "libertà" nella gestione dei conti pubblici di qualunque livello istituzionale?
Quali traguardi sarebbe possibile raggiungere qualora agli italiani fosse chiesto, in un futuro non troppo lontano, di "dare" ancora di più in termini economici? 
Se l'italiano deve 'dare' qualcosa, è però necessario che chi decide ubbidisca ad un pregiudizio positivo efficacemente riassunto dalle parole di Berlinguer: 

"[...] Noi siamo convinti che l'Italia può risorgere, ma a due condizioni. 
La prima è che lo sforzo abbia un senso, che la gente sia convinta che valga la pena farlo e abbia quindi l'umana certezza e le garanzie politiche che l'impegno che si chiede ha come suo fine un assetto della società più giusto, più libero, più ordinato. La seconda [...] è che l'Italia abbia una guida nuova, democratica ed unitaria, politicamente e moralmente autorevole, forte della fiducia di tutto il popolo lavoratore e delle forze che con esso vogliono il rinnovamento [...]"

Da queste due condizioni deve passare, oggi più di allora, una presa ulteriore (qualora ancora possibile) di valori da parte delle classi politico-tecniche che sono reputate alla difficoltà della decisione. 
Tale incremento di consapevolezze dovrebbe inevitabilmente coagularsi in una serie di imprescindibili valori a cui fare riferimento assoluto per il futuro più prossimo ed anteriore: 
  • credibilità;
  • onestà;
  • competenza;
  • verità;
  • realismo;
  • informazione oggettiva;
  • coraggio;
  • buon senso.
Ciascuno di questi valori, ugualmente importanti l'uno per l'altro, sono stati a più riprese disattesi e traditi per ogni italiano mediamente informato. Basti riferirsi allo stato attuale dell'intera Italia per conferme ulteriori in proposito, qualora non bastassero le "evidenti evidenze". 
La ricerca di questi valori per (ri)dare un assetto rinnovato e migliore all'Italia è un'attività da compiere consegnando oneri ed onori ad una guida "nuova, democratica ed unitaria, politicamente e moralmente autorevole": servirebbe insomma una classe politica che, però, riesca al tempo stesso a garantirsi completamente distante dagli oceani di demagogia e facili soluzioni che si possono promettere in situazioni simili a queste. Ritornano, anche qui, frammenti del discorso precedente di Enrico Berlinguer: 

"[...] Sarebbe da irresponsabili [...] fare della demagogia o tentare di far credere che esistano soluzioni taumaturgiche.[...]"

Se non esistono soluzioni facili, è altrettanto coerente affermare che non possono essere fatte promesse impossibili da realizzare. Quali prospettive può avere una classe politica che sembra, fino ad oggi, preda della "golden share" decisionale consegnata ancora una volta ad uno dei massimi artefici del dissesto socio-economico-culturale-[...] di questi ultimi anni?
Quale futuro può sperare di avere un'Italia regolata e relegata al ricevere informazioni continuamente attinenti alle solite tematiche inerenti a diktat impartiti dal solito fuoco politico ormai palesemente nemico del bene pubblico? Quali e quante emergenze nazionali potrebbero essere risolte, qualora fosse possibile prendere decisioni realmente utili per il futuro dell'Italia intera?
E' davvero sufficiente votare "no" a mozioni di sfiducia rivolte a Ministri, pena la possibilità di far indispettire il B. di turno propenso a far precipitare Governo ed Italia intera in un probabile caos senza uscita? 
Risposte esaustive a queste e molt(issim)e altre domande sono probabilmente recuperabili attraverso un dialogo da ripristinare che, oggi più che mai, sembra lontano da qualsiasi forma possibile di vuota e spoglia(ta) retorica: 

"[...] La seconda condizione [...] è che l'Italia abbia una guida [...] forte della fiducia di tutto il popolo lavoratore e delle forze che con esso vogliono il rinnovamento, come i giovani e le donne, e che abbia il consenso e l'appoggio di tutti gli strati sani della nazione, dei ceti produttivi dell'industria, del commercio, dell'agricoltura, dei servizi.[...]" 

Come tornare ad avere credibilità nei confronti delle differenti basi che costituiscono la piramide devastata di una società come quella italiana? Basi (dovrebbero) chiamano(chiamare) vertici, appunto. 
Oggi più di ieri, senza possiibli dubbi.

Sospetto, incubo o realtà?


Fonte intervista: "Casa per casa, strada per strada - La passione, il coraggio, le idee", Melampo Editore, P.Farina

sabato 20 luglio 2013

"ALLE VENTI", FRA MUSICA E QUOTIDIANE ABITUDINI...



"[...]c'è sempre un inizio in ogni cosa che si fa/ c'è chi insegna quel che devi fare/ gli occhi sbarrati sul tempo futuro/ poche le ombre riflesse sul muro/ 
tutto è già lì a portata di mano/ e una musica vola [...] 
noi siamo quelli che vedono ancora imperterriti il telegiornale/ siamo contenti di rivedere i vecchi films/ in bianco e nero tu puoi immaginare/ a noi sembra normale che anche l'ago stia fermo lì/ a portata di mano./ Tutto è un'incognita/ tremenda tutto è/ 
sempre da provare e da scoprire/ il rovescio la medaglia l'ago che ti punge/ si potrebbe anche essere insensibili [...] ma all'occorrenza ti inventi qualcosa/ che non sia solo un'età/ è come un giro di lancette che si sa/ sovrapposte insieme ad ogni ora[...]"

giovedì 18 luglio 2013

L'ITALIA CONTEMPORANEA: VIAGGIO NELLE POVERTA'

L'opinione promulgata da Don Ciotti riguardo all'attuale status quo italiano sembra essere lapidariamente esaustiva: 

"I dati forniti oggi dall'Istat sulla poverta' assoluta e relativa in Italia, dicono che il nostro Paese non solo e' malato: lo e' gravemente. [...] E' malata la democrazia come forma di Governo chiamata a garantire a tutte le persone una vita libera e dignitosa. [...] Questa garanzia da tempo non esiste piu': vale solo sulla carta, mentre nei fatti e' continuamente smentita."

La vita libera e dignitosa sembra essere minata nelle sue colonne portanti, guardando a quanto diffuso dall'Istat nell'ultimo rapporto "La povertà in Italia"; il quadro è tristemente emblematico: numero di famiglie 'povere' in aumento, considerando qualsivoglia definizione di relativo od assoluto stato di povertà. 
Cosa significa, secondo il report in questione, essere definiti "poveri"? 
Il report, nel distinguere le varie forme di possibili povertà, è esplicito nel circoscrivere la questione in termini numerici:

"[...] La stima dell’incidenza della povertà relativa [...] viene calcolata sulla base di una soglia convenzionale [...] che individua il valore di spesa per consumi al di sotto del quale una famiglia viene definita povera in termini relativi. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona nel Paese, che nel 2012 è risultata di 990,88 Euro [...]. Le famiglie composte da due persone che hanno una spesa mensile pari o inferiore a tale valore vengono classificate come povere. Per famiglie di ampiezza diversa il valore della linea si ottiene applicando un’opportuna scala di equivalenza chetiene conto delle economie di scala realizzabili all’aumentare del numero di componenti [...]."

Se la povertà relativa incide sulla carne viva di Italia ed italiani, esiste un ulteriore 'tipo' di povertà molto peggiore ed in rapida crescita: 

"[...] L’incidenza della povertà assoluta viene calcolata sulla base di una soglia di povertà corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni eservizi che, nel contesto italiano e per una determinata famiglia, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile [...]. Vengono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e ampiezza demografica del Comune di residenza). [...]"

Le definizioni precedenti rendono merito ad un potenziale contesto di vita fortemente provato e debilitato, per i costretti a vivere 'dentro' i confini di queste esistenze: il report mostra una netta, tragica ed ulteriore spaccatura fra Nord e Sud Italia, in quanto la situazione sembra essere peggiore in molte regioni del meridione.
Quanto serve studiare ed investire in formazione e titoli accademici per avere più possibilità di evitare la povertà, sia essa relativa, assoluta o simili? Il Report sembra essere lapidariamente chiaro anche in questo frangente: 

"[...] Un livello di istruzione medio alto e un lavoro, anche di elevato livello professionale, non garantiscono più dal rischio di cadere in povertà assoluta, soprattutto quando altri membri della famiglia perdono la propria occupazione o modificano la propria posizione professionale. [...]"

Flessibilità mescolata ormai indistintamente a precarietà e povertà, nel contesto che l'Italia(no) reale vede maturare nel proprio sistema-Paese. Quale futuro auspicare, a fronte di queste definizioni e situazioni?
Per quanto riguarda i numeri delle macro-economie, invece, il comunicato stampa a corredo del report è chiaro riguardo alle reali dimensioni di questa emergenza: 

"[...] Nel 2012, il 12,7% delle famiglie è relativamente povero (per un totale di 3 milioni 232 mila) e il 6,8% lo è in termini assoluti (1 milione 725 mila). Le persone in povertà relativa sono il 15,8% della popolazione (9 milioni 563 mila), quelle in povertà assoluta l'8% (4 milioni 814 mila).
Tra il 2011 e il 2012 aumenta sia l'incidenza di povertà relativa (dall'11,1% al 12,7%) sia quella di povertà assoluta (dal 5,2% al 6,8%), in tutte e tre le ripartizioni territoriali. [...] Oltre che tra le famiglie di operai (dal 7,5% al 9,4%) e di lavoratori in proprio (dal 4,2% al 6%), la povertà assoluta aumenta tra gli impiegati e i dirigenti (dall'1,3% al 2,6%) e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione (dal 3,6% al 5,3%). [...]" 

La situazione sembra descrivere uno Stato votato al disfacimento, quasi come se fosse neve al sole; quali prospettive rimangono per un tessuto sociale sempre più stremato e colpito a morte come quello italiano? 
I soli a sembrare in calo sono gli anziani, similmente a quanto descritto nel Report in questione: 

"[...] Segnali di miglioramento si osservano esclusivamente tra le persone sole anziane; l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%, anche a seguito del fatto che le pensioni sono redditi garantiti e che le più basse hanno mantenuto l’adeguamento alla dinamica inflazionistica.[...]"

Dentro tale contesto, forse, le lacrime di Ministri del Lavoro (perduto) potrebbero essere servite a qualcosa; niente è risolutivo anche di questa questione, qualora si scelga di guardare anche all'effettiva distribuzione di redditi e pensioni.
I numeri dettagliatamente presentati nel Report sembrano descrivere un Paese gravemente malato, ferocemente debilitato nella propria 'carne' sociale prima ed economica poi. 
La "garanzia" di una vita libera e dignitosa è, riprendendo quanto affermato da Don Ciotti, certificazione valevole solo sulla carta: quale futuro può avere un Paese che è propenso a scivolare su pericolose chine come queste da molto tempo? E' possibile limitare i danni o sperare in indici di crescita economica adeguati all'innescare un circolo virtuoso propenso alla ripresa sociale? 
E' realmente praticabile la riduzione dei livelli di tassazione per concedere respiro a molt(issim)e delle famiglie sempre più provate? 
Domande, domande ed ancora domande: tutto, ovviamente, nell'attesa di ricevere prima o poi qualche risposta degna di essere chiamata tale. 


Per saperne di più:

"Istat, dati 2012 sulla povertà relativa - In Veneto valore tra i più bassi d'Italia"
(Fontehttp://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2013/17-luglio-2013/istat-dati-2012-poverta-relativa-veneto-valore-piu-bassi-d-italia-2222202341948.shtml)

"Istat: Don Ciotti, dati povertà dicono che Paese è gravemente malato"
(Fontehttp://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Istat-Don-Ciotti-dati-poverta-dicono-che-Paese-e-gravemente-malato_32406441964.html)

"La povertà in Italia"
(Fontehttp://www.istat.it/it/archivio/95778)

sabato 13 luglio 2013

FRA EMOZIONE E MUSICA, IN ESTATE...

Fonte: youtube.com

"There's a summer place/ Where it may rain or storm/ Yet I'm safe and warm/ For within that summer place/ Your arms reach out to me/ And my heart is free from all care/ For it knows
There are no gloomy skies/ When seen through the eyes/ Of those who are blessed with love
And the sweet secret of/ A summer place/ Is that it's anywhere/ When two people share/ All their hopes/ All their dreams/ All their love
There's a summer place/ Where it may rain or storm/ Yet I'm safe and warm/ In your arms, in your arms [...]"

giovedì 11 luglio 2013

"IO NON MI ADEGUO": DA DOVE PARTIRE PER (RI)COSTRUIRE UN FUTURO?

A quali concetti di fondo risale l'etimologia del verbo "adeguare"? 
Riprendendo parole presenti in rete, è possibile fare riferimento a due punti essenziali:pareggiareparagonare
Come agisce chi cerca di adeguarsi passivamente, volta per volta, alle decisioni stabilite da altri? 
Chi si adegua, a prescindere dai punti di vista possibili, rinuncia spesso a vincere per convertirsi ad un compromesso: non sempre fallace o sbagliato, si intenda. 
Chi si adegua, a prescindere dai punti di vista possibili, rinuncia a valutare in maniera critica possibili opzioni o soluzioni rispetto all'insieme del cosiddetto "precostituito".
Chi si adegua, insomma, perde la produttiva possibilità di ricercare una qualunque forma di positivo cambiamento. L'adeguarsi allo status quo è un'azione che uccide il confronto, il paragone con qualche cosa di differente e non per forza peggiore. Che importanza e futuro ha, in un mondo strutturato come quello contemporaneo, chi sceglie forme 'intrise' di compromesso per non adeguarsi? Che importanza e futuro ha chi sceglie l'ipotesi della ribellione assoluta, volendo rompere in qualsiasi modo con gli schemi precostituiti? 
E' possibile scrivere che il mondo è ridotto così male anche per colpa di tutti coloro che hanno scelto di adeguarsi passivamente, pur avendo intelligenze e competenze per cercare di strutturare e mettere in circolo semi di "visione alternativa"? In alcuni momenti storici di fondamentale importanza, come quello attualmente in corso d'opera, emergono possibilità chiave per imprimere svolte consistenti al 'pensiero collettivo'; tutto questo è riassunto in una canzone del sempre discutibile ma artisticamente bravo Adriano Celentano: 

"[...] Si dice sempre che ogni popolo assomiglia/ in tutti i sensi alla sua classe dirigente/ ma è solo un modo per generalizzare/ per scaricare la responsabilità/ perché la storia invece è piena del contrario/ di gente brava che ha ispirato altra gente/ ed è proprio quando tutti pensano una cosa/ che trova spazio una versione differente [...] 
Io mi inchino ai valori della Resistenza/ ogni paese ha la sua rivoluzione/ ma tra i valori che si stanno affievolendo/ quello più urgente è quello dell'innovazione [...]"

E' possibile scrivere che forme di innovazione scorrono dentro pensieri e prospettive di chi sceglie di non adeguarsi razionalmente e costruttivamente rispetto alle logiche imperanti di un sistema ucciso anche per mano del tanto conclamato 'pensiero unico'? 
La scelta di non adeguarsi comporta, senza alcun fraintendimento possibile, la necessità di esprimere una visione alternativa, organica e coerentemente capace di denunciare i punti deboli dello 'schifo' imperante: quante e quali competenze è opportuno fare maturare per riuscire in un compito così difficile? Quali caratteri è necessario mettere in circolo per migliorarsi nell'elaborazione di questa visione alternativa? 
Porsi queste domande è fondamentale in quanto, nell'elaborazione di un progetto così (pre)potente, è troppo facile cadere vittima di pericolosi 'predatori' e luoghi comuni: demagogia e populismo su tutti. 
L'elaborazione di una visione alternativa evocata dalla ferma volontà di non adeguarsi conduce, qualora gli strumenti di 'costruzione' non siano adeguati, a produrre effetti controproducenti rispetto alle aspettative: la linea di demarcazione fra 'visione alternativa' e 'costruzione populista' è spesso troppo flebile per poter essere individuata nettamente. Nonostante tutto, è una visione alternativa quella che sembra servire sempre più.
Adattando tali considerazioni al contesto italiano, già mortalmente provato da pensieri (ultra)dominanti e costruzioni populiste-distruttrici, è possibile chiedersi quali spazi e tempi ci siano per l'affermarsi di possibilità e battaglie votate alla costruzione di visioni alternative e 'dignitosamente credibili'.
Adattando le 'infinitamente altre' considerazioni possibili sull'attuale contesto italiano, è possibile porsi una serie di altrettanto infinite domande sull'idea di Italia ed Europa che è opportuno costruire per il futuro; su queste e moltissime altre domande cerca di suscitare qualche elemento di riflessione "Io non mi adeguo", ultima opera del parlamentare "dissidente" Giuseppe Civati. 
In un quadro di totale devastazione, negli ultimi mesi le cronache politiche sono riuscite a far perdere ulteriore credibilità ad una larghissima parte dei loro attori: dalla 'sinistra' alla 'destra', fino ad arrivare a coloro che fino a poco tempo fa dichiaravano di essere 'oltre' le divisioni fino ad oggi conosciute.
Il tenore delle campagne elettorali, all'insegna del più fervido "potrò-potremo", si è trasformato in un più timido e condizionato "avrei-avremmo potuto"; nel mentre questo cambiamento d'opinione avveniva, il Paese continuava e continua a sprofondare. Ad una velocità sempre più prepotente e, forse, ormai inarrestabile. 
E' ancora lecito e possibile, in questo contesto tragico, credere  in una 'visione alternativa' che riesca nell'intento di rivoluzionare o quantomeno migliorare le situazioni attuali? 
Il tempo stringe, la necessità di elaborare competenze per scegliere di non adeguarsi costruttivamente è sempre più urgente: quali scelte e quali riflessioni è necessario provare a mettere sul tavolo della discussione?
La scelta di non adeguarsi allo status quo viene attribuita, dallo stesso autore, ad una frase detta da Sandro Pertini nel lontano 1974: 

"Sandro Pertini [...] teorizzò il dovere di non adeguarsi di fronte ai fatti [...], anche se questo atteggiamento avesse portato ad un indebolimento del 'sistema'. 
Alla domanda: 'Lei riesce, almeno, a farsi capire dai compagni del suo partito?', Pertini rispose: 'Mica sempre. Mi accusano di non avere souplesse. Dicono che un partito moderno si deve 'adeguare'.
Ma adeguare a che cosa, Santa Madonna?[...]"

A distanza di quarant'anni quante cose sono cambiate da questo spirito e/o sentire comune allo schifo di largh(issim)a parte di Italia(ni)? A distanza di quarant'anni, grazie a questo pensiero comune figlio del non adeguarsi, qualcosa è migliorato? Qualcosa si è aggravato? 
Quali 'somme' è possibile trarre dal 'conto economico' di quest'ultimo quarantennio? 
I risultati sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti: debito pubblico proteso al divorare economia reale, squilibri finanziari senza quartiere, dissesto idrogeologico mai affrontato e prevenuto adeguatamente, corruzione politico-tecnica alle 'stelle', dignità di classe politica e rappresentanti delle Istituzioni percepita come nelle 'stalle', ventennio votato all'esclusivo dominio comunicativo-politico-elettorale-[...] di un omuncolo da strapazzo che ha illuso ed ammaliato a più riprese una consistente fetta del Paese, certa classe politica 'alternativa' al precedente percepita come complice ed 'intimamente' collusa con lo stesso, futuro e prospettive di vita negate per milioni di 'giovani' (under35-40), costretti a fuggire per sperare, disoccupati ed illusi da pensionamenti ritardati di anni ed anni, [...]. 
Quale bilancio raccontare, alle generazioni che hanno la (s)fortuna di essere giovani oggi? 
Quali conseguenze ha prodotto, nel sistema partitico ma non solo, questa estrema volontà di adeguarsi a forme perbeniste e precostituite? Quale futuro esiste, per questa Italia? 
Quali visioni alternative mettere in campo, sempre ammesso che non sia troppo tardi per poterlo fare? 
Da queste domande il 'dissidente' Civati cerca di costruire un messaggio che, a prescindere da qualunque possibile punto di vista, spinga l'interessato a dichiararsi e dichiarare sempre un sereno e franco 'Non mi avete convinto': 

"[...]Non adeguatevi a situazioni che non vi convincono, che non sentite vostre, che vi provocano imbarazzi e preoccupazioni. Alle consuetudine ed alle convenienze. [...] Non adeguatevi all'idea di una politica che vive con freddezza la calda indignazione dei cittadini.[...] Non adeguatevi ad una politica basata sulla sfiducia, [...], che preferisce ripararsi dietro parole complicate, distinguo, sottigliezze. 
Che dà del populista a tutti quelli che incontra, ma poi del populismo assume le parole. [...] 
Non adeguatevi per cambiare le cose, per guardarle da un altro punto di vista, per tenere viva la fiducia nella possibilità di trasformare quello che vedete: si può.[...]"

Se è possibile farlo, quante competenze e quante vite servono per farlo? 
Ammesso che la volontà del singolo non sia assolutamente sufficiente, quali sforzi è opportuno compiere per rendersi al tempo stesso capaci e credibili? 
A queste e molte altre domande cerca di rispondere l'autore, mettendo in mostra un punto di vista figlio di situazioni recenti contrastanti e tragicomiche: 101 punti per cambiare, appunto. 
Sempre ammesso che ci siano tempi, spazi, competenze ed individualità sufficienti a farlo. 
Attraverso un'analisi di un'esistenza parlamentare recentemente convulsa e capace di restaurare gli equilibri antichi, respingendo qualsiasi istanza di cambiamento per colpe molteplici con lo scudo delle 'larghe intese', l'autore cerca di spingere il lettore a cercare di porsi domande. 
La capacità di porsi domande è successivamente legittimata dalla necessità di darsi od ascoltare altrettante risposte esaurienti riguardo a propri dubbi od incertezze ulteriori. 
Nel seguito, appunto, i 101 punti per cambiare che fanno da 'complementare sfogo' al titolo dell'opera. 
Al di là di una spinta innovatrice per definire una visione alternativa degna di tale titolo, è necessario fornire spiegazioni adeguate e chiare sul percorso attualmente in corso d'opera: 

"[...]Passato, presente, futuro. Cosa è successo?
Questo è ciò che ci chiedono, continuamente, ancora oggi, tutti o quasi i nostri elettori.
E quindi va spiegato, è necessario, ed è davvero il minimo che dobbiamo loro: una spiegazione. [...]"

Spiegare ciò che ha portato al clima di stallo e costante ricatto attuale, includendo la  possibilità di andare poi 'oltre' con i discorsi a svolgere: 

"[...] Cosa possiamo fare ora? E' la seconda domanda, e si riferisce alla speranza che comunque, anche in questa situazione, si possa vare qualcosa di buono per il Paese. E se ne potrebbero fare, di cose, o quantomeno potremmo provarci. [...]"

Si potrebbe provare ad avviare qualche frammento di 'visione', al tempo stesso competente ed alternativa rispetto all'attuale tragedia. Da qui, riflessioni attorno alla domanda più importante: 

"[...] cosa succederà, poi? Non al Pd, ma alla speranza di un cambiamento. [...]"

Domande e concetti, spesso più ostili al vertice che alla base di una piramide che ambisce (a parole?) a trasformarsi in colonna portante di una società rinnovata. 
La possibilità di andare controcorrente è un'opzione che richiede sforzo, coerenza, competenza e solidità morale: in 'virtù di queste virtù', pertanto, è prioritario mettere in circolo positive forme di 'futuro interiore' che sappiano 'contaminare' positivamente tutte le persone interessate a mettersi in gioco per migliorare questa dolorante Italia. E' possibile innescare qualcosa di nuovo e migliore? 

"[...]Soltanto se la proposta avrà la stessa forza della protesta, soltanto se al vento che soffia corrisponderanno i mulini che sappiano alimentare qualcosa di nuovo, soltanto se ci crederemo e avremo costanza per insistere fino alla fine, allora le cose potranno cambiare sul serio. 
E non ci saranno solo le promesse che annunciano qualcosa che non arriverà mai.[...]"

Quale è l'ingrediente da cui partire, per cercare donne ed uomini dove non li ha mai cercati nessuno? 

"[...]Dobbiamo coltivare fin da ora un futuro interiore. [...] Dobbiamo anticipare dentro di noi le risposte, farle maturare, per iniziare a costruirle e a farle entrare nella politica italiana.[...]"

Elementi di riflessione, appunto. 
Fondamentali per giudicare operato e coerenza dello scrittore, fondamentale per valutare la credibilità delle protese e la possibilità di convertire le stesse in proposte. 
Senza dimenticare che, in fondo alla tragedia, qualcosa può ancora trasformarsi a fondo: 

"[...] se chi decide ha deciso/ che ora la guerra è la necessità/ io stringo i pugni e mi dico/ che tutto cambierà/ per ogni vita che nasce/ per ogni albero che fiorirà/ per ogni cosa del mondo/ finchè il mondo girerà [...]"