martedì 29 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE ASTROFISICO", LEGGENDO MARGHERITA HACK


Come può sentirsi una mente umana impegnata nello studio dell'Universo, nell'analisi dell'infinitamente grande ed (almeno altrettanto) infinitamente sconosciuto? Quali consapevolezze possono acquisire scienziati e ricercatori sapendo che, nella nostra stessa galassia, potrebbero esserci fra le 180 e le 180mila civiltà tecnologicamente avanzate? 
Se il pianeta Terra fosse un semplice "puntino" nell'Universo, accompagnato magari dalla più classica delle scritte "voi siete qui", quanto potrebbe essere grande la "dimora" di stelle ed altr(ettant)i pianeti in essa dispersi? Prendendo a riferimento la definizione di "anno luce", identificata come la generica distanza percorsa dalla luce (velocità luce = 300mila km/s) nel vuoto in un anno, si possono scoprire dati impressionanti: 

"[...]La Galassia ha un diametro di circa 100mila anni luce. Al suo centro presenta un rigonfiamento spesso circa 15mila anni luce, mentre lo spessore del disco è 27mila anni [lucedal centro, dove si trova il Sole, è di soli 2mila anni luce.[...]"

Per poter ipoteticamente arrivare da un estremo all'altro della galassia, servirebbero (forse) 100mila anni di tempo andando ad una velocità teoricamente impossibile da raggiungere: quante generazioni di uomini servirebbero? In mezzo a questi numeri impressionanti, rimane la Terra e resta l'essere umano. 
In mezzo a questi dati dimorano, fino a prova contraria, anche le vite e le menti di coloro che tematiche come queste le hanno indagate ed esplorate a fondo: un percorso è, fra tutti i possibili, quello fatto dall'italiana Margherita Hack. 
La lettura del libro "Idee per diventare astrofisico" muove i suoi passi proprio al confine fra la scienza e la vita di questa grande scienziata italiana: quali sono stati i primi passi all'interno del mondo della ricerca, della formazione e dell'insegnamento? Quali evoluzioni ci sono state nel campo dell'astronomia e dell'astrofisica, nel percorso di esplorazione che l'essere umano va da secoli conducendo? 
Quali convinzioni e consapevolezze sono cambiate, nell'essere umano, a seguito di scoperte così grandi?
Quanto senso di impotenza dovrebbe/potrebbe nutrire l'essere umano, di fronte a tutto quello che è infinitamente grande ed ancora oggi largamente sconosciuto? 
In un "mare galattico" formato da oltre 400 miliardi di stelle, ci sono anche il Sole e la Terra: come cambia la percezione dello studioso, a seguito della conoscenza di numeri simili a questi? 
A queste e molte altre domande cerca di rispondere questo lungo dialogo con Margherita Hack, estendendosi anche a "sfere" appartenenti a tematiche differenti: ricerca scientifica, divulgazione, insegnamento, scoperte ed emozioni, ricerca e progresso, [...].
Risulta così possibile scoprire che la ricerca può avere, alle volte, anche fortissime componenti dettate dall'intuizione o da incidenti fortuiti: quanto può incidere il caso nel percorso del progresso?
Quanto può incidere una scoperta sul percorso e sulla vita di un singolo ricercatore, di un interessato alle discipline scientifiche? 
Come può sentirsi uno scienziato conoscendo l'infinito lavoro che rimane da fare nell'infinitamente grande ed ancora terribilmente sconosciuto?
Un libro come questo può contenere, senza dubbio, anche qualche utile idea per capire a quale "spaziale" carriera votarsi: rimangono molte galassie da esplorare, moltissimi pianeti da trovare. 
Qualche idea con cui inaugurare una propria consapevolezza personale? 

"[...]Nell'Universo dovrebbero esserci all'incirca un centinaio di miliardi di galassie. 
Quante ne siano state censite esattamente [...]saranno comunque parecchie decine di migliaia.[...]"

Rimane anche qui un larghissimo lavoro da intraprendere, senza però dimenticare le due più grandi sfide che occuperanno i secoli prossimi: materia oscura ed energia oscura su tutte. 
In questo sfondo, vita e suggerimenti di Margherita Hack possono costituire esempi molto utili con cui confrontarsi per far nascere un interesse, una consapevolezza e, perchè no, anche una carriera di lavoro e studio.
Resta, sullo sfondo, la (da) sempre presente curiosità umana. 


lunedì 28 gennaio 2013

27 GENNAIO 2013 : GIORNATA DELLA MEMORIA





27 GENNAIO 2013 - PER NON DIMENTICARE[..]


Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili". (Anna Frank) 




"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" (Primo Levi)

giovedì 24 gennaio 2013

FRA SOGNO, CONSAPEVOLEZZA ED EMOZIONE...

"Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. 
Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l'assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione."
(M.Gramellini, Fai bei sogni, 2012)

sabato 19 gennaio 2013

"RIPARTE IL FUTURO", UN PIENO DI LEGALITA'


"[...] Oltre ad essere una battaglia di civiltà [...] che vuol far ripartire le migliori energie del paese e della buona politica, la campagna vuole essere uno strumento diverso, aperto alla partecipazione di tutti, senza colore nè partito. La corruzione [...] influisce sulle vite di ciascuno di noi a tal punto da essere tra le cause più importanti della stessa disoccupazione giovanile.[...]"

Sono queste le parole di Don Luigi Ciotti, utilizzate per spiegare le ragioni fondanti della campagna "Senza Corruzione Riparte il Futuro". 
Costruire un'Italia nuova può e dovrebbe significare, in primo luogo, liberarsi dai vincoli imposti da fondamenti ed elementi di cattiva amministrazione e/o scarsa competenza: quanto costa, in termini reali, la corruzione nel nostro Paese? Le cifre dipingono un conflitto perenne con tutti quelli che, all'interno di questo Stato, lottano ogni giorno per costruire un'Italia migliore. 
Al sito della campagna vengono presentati in maniera molto evidente e radicale i "vincoli" imposti da corruzione e/o mancata cultura della legalità: 

"[...] un Paese corrotto è un Paese in cui:
  • i servizi pubblici sono inefficienti;
  • l’innovazione e la ricerca si fermano;
  • le imprese oneste sono penalizzate;
  • la “furbizia” diventa “indispensabile”;
  • la reputazione del Paese peggiora;
  • gli investimenti scarseggiano;
  • la disoccupazione sale;
  • la democrazia e i legami sociali si inquinano nelle logiche del ricatto;
  • la criminalità organizzata trova facili strade per penetrare nei mercati. [...]"
Potrebbe la cultura della legalità costituire un (ennesimo) volano di rilancio per il Paese? 
Potrebbe la costruzione di una nuova classe politica e dirigente contribuire a costruire solide fondamenta sulle quali rilanciare il futuro italiano (e degli italiani)? 
Far ripartire il futuro dovrebbe significare, pertanto, fare di tutto per uscire dall'inverno in cui ci hanno precipitato corrotti e corruttori. Sono queste le basi della campagna "Riparte il futuro", promossa da persone ed associazioni che hanno deciso di non arrendersi di fronte alla triste e drammatica realtà dei fatti. Quale miglior momento per richiedere una presa di posizione forte e decisa davanti a queste tematiche, stando al periodo di elezioni politiche ormai imminente? 
La costruzione di un futuro migliore deve ad ogni costo passare attraverso la correzione e l'eliminazione completa di elementi indegni come quelli afferenti al campo della corruzione, dell'evasione, dell'illegalità, [...]. La campagna "Riparte il futuro!" vorrebbe, in questo senso, riaffermare l'istituzione di classi politiche e dirigenziali all'altezza della situazione imposta dai tempi. 
Firmare questo appello significa, pertanto, sottoscrivere un impegno forte e coerente con la necessità di riscrivere un'Italia migliore, libera da certi pesanti vincoli. Perchè firmare? 

"[...] Firmare per metterci in gioco noi e chiedere di mettersi in gioco a chi si è candidato. Creare insieme un nuovo patto: la lotta alla corruzione ha bisogno di graffiare le coscienze degli uni e degli altri in modo chiaro, pulito e trasparente. Un atto di democrazia. [...]"

E' questa la spiegazione promossa dallo stesso Don Ciotti. La costruzione di un "nuovo patto" è una dimensione che va sviluppata imponendo, alla classe politica veterana e/o esordiente alle prossime elezioni, una notevole presa d'atto morale per l'Italia che verrà. Firmare per far sottoscrivere un impegno forte, serio ed al tempo stesso semplice. Il fine della campagna è articolabile, infatti, in una sorta di "agenda" composta da cinque punti tremendamente semplici per uno Stato normalmente degno di essere identificato come tale. In sintesi estrema, ad ogni candidato dovrebbero essere sottoposti i seguenti punti: 
  1. Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Concretamente, chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità”;
  2. Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti;
  3. Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato;
  4. Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale;
  5. Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari.
Sottoscrivere un appello come questo può bastare a riavviare il sistema moral-sociale dell'intero Paese? 
Per rispondere positivamente a questa domanda dovrebbe servire invece la forza del collettivo.
Per rispondere esaurientemente a questa domanda dovrebbero servire classi politiche e tecniche veramente all'altezza delle tensioni morali che amministrazione e responsabilità comportano. 
Sottoscrivere un appello come questo potrebbe significare,in termini reali, lanciare grida di dignità in un deserto di intenti ed azioni positive senza quartiere. 
Perchè firmare e perchè diffondere, dunque? 

"Più siamo a firmare questa petizione, più i candidati dovranno ascoltare le nostre richieste.Firma adesso per un futuro senza corruzione."



Per saperne di più: 

www.riparteilfuturo.it


martedì 15 gennaio 2013

QUANTI PIANETI SIMILI ALLA TERRA? QUALI PROSPETTIVE PER L'UOMO?


Nel suo viaggio, fra Storia e Scienza, nella mente dell'uomo è balenata molto spesso (fra le molte altre domande) la questione facente rima stretta con la questione del "Siamo soli nell'Universo?
Da questa risposta sono 'scese' teorie, ricerche ed esperimenti finalizzati alla ricerca di altre forme di vita simili od almeno comprensibili per la nostra; potrebbero infatti esistere altre forme di esistenza da noi non conosciute e, pertanto, per noi assai difficilmente concepibili?
Lo sviluppo della vita sarebbe forse più facile all'interno di un pianeta simile a quello terrestre? 
Attraverso quali declinazioni si potrebbe pervenire alla scoperta di altre razze intelligenti, eventualmente complementari all'essere umano? 
Dalla ricerca di risposte a domande simili a queste sono nate teorie, formule e ricerche finalizzate alla definizione di certezze capaci di far sentire (forse) l'essere umano meno solo.
All'interno del dibattito scientifico, fra domande e questioni tutt'ora largamente irrisolte, rimangono solo pochi capisaldi destinati ad essere assunti come "certezze"; il primo su tutti è richiamato da una frase attribuita ad grandissimo scienziato (ed uomo) che, senza particolare sorpresa, riesce a riassumere al meglio due limiti (/potenzialità) del genere umano:

"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana. Della prima non sono ancora sicuro."

Intendendo la stupidità in termini "allargati", è forse possibile riferirla anche al percorso che rimane (e rimarrà) da fare per fare luce sui troppi elementi attualmente sconosciuti nei confronti dell'infinitamente grande? All'interno di un Universo infinito (ed infinitamente sconosciuto) sono stati moltissimi i tentativi promossi per capire quante altre forme di vita simili alla nostra potessero esserci. 
Sono state effettuate ricerche, elaborate formule, ripensati esperimenti e complesse teorie. 
Sono stati costruiti "palazzi " meravigliosi, utilizzando i medesimi criteri radicati nella sola disciplina che potrebbe (forse) farci sentire un pò meno "universalmente stupidi":

"Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza è primitiva e infantile eppure è la cosa più preziosa che abbiamo."

Citando ancora una volta frasi attribuite al celeberrimo Albert Einstein, è sempre possibile trovare immense forme di spunto e riflessione: siamo veramente costretti a fare luce sui misteri che ci avvolgono utilizzando una luce al tempo stesso primitiva, infantile e preziosa? Saremo costretti a farlo per sempre? 
Quanta solitudine ha l'essere umano nell'infinitamente grande che lo circonda? 
In un Universo infinito ma stranamente in espansione, emerge una citazione abbastanza famosa nella letteratura e poi nella cinematografia: 

"Se fossimo soli nell'Universo allora l'Universo stesso sarebbe solo un grande spreco di spazio."

E' davvero solamente questo il punto centrale e risolutivo della questione? 
In un'eternità fisica piena di stelle, buchi neri, galassie, pianeti, asteroidi, [...] l'uomo può veramente definirsi "solo"? A domande come queste si sono aggiunte poi le riflessioni imposte dalle teorie religiose, seguendo un piano inclinato su cui la razionalità fa alle volte moltissima difficoltà a rimanere in equilibrio.
Quanto è solo l'essere umano, dentro ad un sistema immenso come questo?
Quanti pianeti simili alla Terra potrebbero esistere nell'Universo, rimanendo fedeli alla definizione di vita come esclusivamente similare a quella umana? A domande come queste hanno cercato di rispondere anche equazioni particolari (cfr. Equazione di Drake), quasi come se la determinazione della vita potesse essere una questione di rilevanza ed esattezza matematiche. 
Può essere la solitudine della Terra un'inevitabile verità con cui far di conto? 
Quali informazioni provengono da ultimi studi condotti nel settore scientifico? 
Stando a quanto riportato dai giornali, durante il meeting dell'American Astronomical Society, è stato presentato uno studio riguardante il numero presunto di pianeti extrasolari simili alla nostra astronave-Terra: tale report ha condotto ad un risultato pari a circa 17 miliardi di pianeti dalla "taglia" simile a quella terrestre, anche se nella sola Via Lattea. 
Alcuni di questi pianeti potrebbero essere, inoltre, sufficientemente predisposti alla formazione di un qualche cosa di assimilabile alla "vita": acqua ed illuminazione sono solo due delle condizioni minime per poter permettere la concreta formazione di questo grandissimo ma sconosciuto mistero. 
Condanna a rimanere soli o possibilità di vedere meglio sfruttato questo immenso spazio che ci avvolge? 
A posteri ed esperti le ardue sentenze. 
Maturate grazie a lenti scientifiche, ovviamente. 


Per saperne di più:

"Nella Via Lattea 17 miliardi di pianeti simili alla Terra", Corriere.it,
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/13_gennaio_08/via-lattea-pianeti-come-terra_245388a4-59a0-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml)

"L'equazione di Drake ieri ed oggi. Ma domani?", IlSole24Ore.com,
(http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-08-27/lequazione-drake-ieri-oggi-101908.shtml)


domenica 13 gennaio 2013

"PSYCO", CITANDO SAMUELE BERSANI...


"[...] C'è troppa pioggia e sto perdendo quota/ attraversando vuoti d'aria tra le nuvole./ 
Se piango in acqua non si nota/ e in mezzo agli altri si consiglia di sorridere./ 
A volte io ho paura di voi più che della solitudine.  [...]"

lunedì 7 gennaio 2013

"IDEE PER DIVENTARE MATEMATICO", LEGGENDO ODIFREDDI


A quale disciplina appartengono le basi a cui si ancorano le scienze che oggi sembrano descrivere meglio il mondo circostante, fra infinitamente grande ed infinitamente piccolo? Attorno a quali fondamenti sono legate discipline come la fisica, l'ingegneria, la biologia o la medicina, solo per citarne alcune?
A domande come queste, il ruolo della matematica sembra rispondere in maniera esauriente: rimane veramente solo lei alla base di fattori come questi? 
Dalla scienza del calcolo si sono dipartite, nel corso dei secoli, moltissime altre branche grazie alle quali è stato possibile realizzare grandissime scoperte, oggi sottovalutate in quanto ritenute "all'ordine del giorno": cosa ne sarebbe, ad esempio, del controllo dell'elettricità senza matematica?
Cosa rimarrebbe dei computer e della logica informatica senza gli ordinamenti matematici? Cosa resterebbe della scienza e della fisica senza le basi matematiche? Alla modernità sono infatti collegate, a "cascata", altrettante branche oggi essenziali nelle esistenze di tutti: tecnologia, informatica, fisica ed applicazioni correlate (trasportienergia, [...]), impiantistica solo per citarne alcune. 
Se larga parte del mondo è matematizzabile, come è possibile descrivere la matematica ed il ruolo del matematico?
E' attorno a questioni come queste che si muove "Idee per diventare matematico", un libro-intervista-dialogo fatto con il famoso divulgatore e Professore Piergiorgio Odifreddi: grazie al racconto di una vita (lavorativa e non) dedicata allo studio ed all'approfondimento di questa disciplina, vengono fornite opinioni e pensieri riguardo all'importanza del "saper far di conto". 
Matematica intesa come sport per giovani, matematica vista come grande trama "intessuta" di volti, dimostrazioni ed esperimenti.
Matematica intesa come disciplina rigorosa, a cui è impossibile sfuggire definendola una semplice opinione: fino a quando potrà reggere il detto "La matematica non è un'opinione?
A cosa sono attribuibili le pessime opinioni sulla matematica che studenti ed alunni hanno (purtroppo) maturato dopo anni di studio?
Quali sono le storie e le vite di esseri umani che hanno donato la propria vita all'insegna della matematica? 
Quali sono i percorsi di vita del "matematico medio"? A quali esercizi e congetture mentali si deve sottoporre nel corso della vita? 
Sono tantissime le domande e moltissimi gli ostacoli che un testo come questo riesce a portare all'attenzione del lettore: quali confini può assumere la matematica, fra passione e lavoro? 
Cosa dovrebbe rimanere nelle menti di coloro che, pur non essendo matematici di professione, includono questa disciplina come principale fondamento della loro preparazione e formazione? A questa domanda risponde, in maniera significativa, la declinazione di cultura in chiave matematica (ma non solo!): 

"[...]La cultura matematica, così come la cultura in generale, in fondo è ciò che ti rimane quando ti sei 'dimenticato' tutto quello che hai letto od imparato. In altre parole, la cultura non è un fatto di nozioni da telequiz, che si dimenticano tanto velocemente quanto si sono apprese, ma è la forma mentale che quelle nozioni ti hanno dato, plasmandoti in qualche modo il cervello. 
In matematica [...] non è così importante ricordare a memoria mille teoremi o dimostrazioni o formule. 
Certo, le tabelline è utile saperle, così come bisogna saper muovere le dita per saper suonare. 
Ma ciò che è veramente importante è imparare un metodo che permetta di ritrovare da soli ciò che si è dimenticato, e magari ogni tanto anche di trovare qualcosa di nuovo che non si conosceva e che, se si è fortunati, non aveva mai saputo nessuno.[...]"

Può capitare di trovare qualcosa di nuovo, fra illuminazione e dimostrazione rigorosa: sono frequenti nella storia esempi di matematici che sono pervenuti a risoluzioni di dimostrazioni e problemi quasi per caso, magari a seguito di inconsce elaborazioni di nozioni e trasversali componenti della "cultura" sopra dall'autore definita. 
Quali prospettive dare infine a coloro che vedono ed immaginano la matematica come facente parte in una qualche maniera del loro percorso lavorativo e/o esistenziali? Quali suggerimenti ed esperienze raccontare a chi vuole avvicinarsi con ottimistico approccio allo studio di questa disciplina? 
A queste domande viene data risposta, cercando di illustrare soprattutto quelle fondamenta che fanno della matematica una scienza strettamente collegata a moltissime altre tematiche: 

"[...]La causa finale (della divulgazione scientifica intrapresa dall'intervistato) è stata l'esigenza di andare oltre il tecnicismo, per  capire e riuscire a far capire quanto e come la matematica sia parte della cultura in generale: qualcosa [...] che ha legami e interazioni non soltanto con tutte le scienze, ovviamente, ma anche con la filosofia, la musica, la pittura, la letteratura, la teologia, [...]"

Conoscere la matematica per poter conoscere meglio il mondo, dunque? 
E' attorno ad argomentazioni come queste che si muovono le trame di questo libro-intervista: quale ruolo può avere la matematica nelle esistenze di ognuno di noi? Conoscere bene la scienza matematica (e le sue applicazioni pratiche nella vita di ogni giorno) a cosa può servire? Quali potenzialità può "regalare"?

"[...]la matematica non è tutto, ma è già qualcosa: se la conosciamo, abbiamo a disposizione non solo un mezzo per capire la scienza e la tecnologia che permeano il mondo in cui viviamo, ma anche un linguaggio che ci serve per interpretare i fatti della vita quotidiana. 
Non mi sembra poco ed più di ciò che offrono le altre parrocchie, sacre o profane. 
Teniamola da conto, allora, e cerchiamo di farne un buon uso: non ci deluderà.[...]"

Leggere per conoscere, dunque. 

venerdì 4 gennaio 2013

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO, CITANDO CHARLIE BROWN...



"[...] l'anno vecchio è finito ormai/ ma qualcosa ancora qui non va. [...] 
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà/ io mi sto preparando è questa la novità. [...]"
(Lucio Dalla, L'anno che verrà)


domenica 30 dicembre 2012

IL VALORE DELL'ESEMPIO...RICORDANDO RITA LEVI MONTALCINI.


"I giovani non hanno bisogno di sermoni, 
i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, coerenza ed altruismo.
(Sandro Pertini, cit.)

Semplicemente GRAZIE.

venerdì 28 dicembre 2012

FRA LEGALITA' ED IMPRESA: FRAMMENTI DI EMERGENZA NAZIONALE?


Cosa poter dire o scrivere di fronte alle notizie sempre più evidenti secondo cui beni ed aziende confiscate alle mafie non sembrano fruttare e produrre guadagni in moltissimi luoghi d'Italia? Sono chiare, a questo proposito, le parole pronunciate da Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera:

"[...]Così vincono loro, non vinciamo noi. [...] I numeri parlano molto chiaro: sono soltanto pochissime imprese quelle che resistono e tutte le altre prima o poi muoiono. Questa è una situazione che grida vendetta. [...]"

Frammenti di un'intervista che denunciano quelli che sono, purtroppo, dati senza quartiere e senza possibilità di molteplici interpretazioni: 12670 beni confiscati (11007 immobili, 1663 aziende). Quante fra le realtà aziendali hanno i conti e le economie a posto?
Guardando alle realtà imprenditoriali, solo 35 di queste. sembrano funzionare: in altre parole, facendo affidamento ai dati diffusi dall'Agenzia del demanio e riportati su un odierno articolo de La Repubblica, solamente il 2% delle aziende confiscate godono di bilanci in attivo. 
Cosa poter pensare del rimanente 98% morente (o quasi)? Quali ragioni potrebbero nascondersi dietro a quello che rischia di trasformarsi in un fallimento totale? L'articolo de La Repubblicarisponde precisamente a domande simili: 

"[...]Troppa  burocrazia. Troppa indolenza. Troppo disinteresse.
E troppo il tempo che passa dal sequestro di un bene alla confisca, dalla sua destinazione all'assegnazione definitiva. Cinque ani, sette, anche nove anni. 
Terreni che sono ormai abbandonati. Aziende finite inesorabilmente fuori mercato. Dipendenti a spasso. 
Con banche che revocano i fidi, assicurazioni che non assicurano più, foprnitori che chiedono il rientro immediato dei loro creditori.[...]"

Possono davvero questi tratti dipingere un impietoso fallimento per la vera lotta alla mafia? 
L'articolo risponde con un'affermazione che, in uno Stato degno di essere considerato tale, non può essere minimamente accettabile:

"[...]Tutto funziona perfettamente se è nelle mani dei boss, tutto va in rovina se non ci sono loro.[...]"

La distribuzione geografica delle realtà industriali confiscate sembra essere diffusamente maggioritaria per le Regioni meridionali: Sicilia (37% del totale), Campania (20%), Puglia (8% circa) e Calabria (8% circa). Potrebbe questa voce costituire un ulteriore volano di rilancio per cercare di riabilitare la questione meridionale? Quali provvedimenti sarebbe possibile mettere in campo per proteggere e far guadagnare nuovamente i beni che un tempo erano dei clan? Quali sono i colpevoli di questa silenziosa 'strage'? Può essere tutta colpa dello Stato? 
L'opinione di Don Ciotti sembra essere, a questo proposito, articolata ed obiettiva: 

"[...]Dentro lo Stato ci sono stati anche uomini che si sono spesi e a volte anche strutture che hanno funzionato. 
Sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un'aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. 
E poi ci sono state reti di complicità, [...] ritardi, [...] silenzi. [...]"

Quali le alternative da mettere in campo, anche se purtroppo in elevato ritardo? 

"[...]Si sarebbe dovuto seguire il modello delle cooperative che sono nate sui terreni confiscati con bando pubblico e con il coinvolgimento dei giovani del territorio. In questi casi è sempre stato riconsegnato il maltolto, i beni sottratti alle mafie sono stati restituiti all'uso sociale e alla collettività grazie alle reti economiche che si sono messe in gioco. [...] Abbiamo bisogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza.[...]"

Servono cose concrete e speranze, oltre qualunque provvedimento possibile: sarà questo un compito fondamentale a cui dovrà provvedere un prossimo Governo? Gli interventi necessari da mettere urgentemente 'in campo' vengono descritti da Franco La Torre, Presidente di "Flare" (Rete Europea di Associazioni contro il crimine organizzato) e figlio di Pio La Torre: 

"[...]La prima: la presenza di amministratori giudiziari competenti che siano in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e lungo termine per le aziende confiscate. La seconda: sostenere la legge d'iniziativa popolare [...] per la tutela di tutti i dipendenti delle aziende sotto confisca e per garantire loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi. 
La terza: utilizzare il contante sequestrato e reinvestirlo nelle attività dove si registrano le sofferenze.[...]"

Esistono alternative a queste proposte? Sarà possibile, forse, ribaltare e riabilitare molte delle situazioni sopra descritte? 
"Abbiamo disogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza."


Per saperne di più: 
"Il crac delle aziende confiscate, così il tesoro delle mafie diventa un buco nero per lo Stato.", A.Bolzoni, La Repubblica
"Ritardi, omissioni e pochi strumenti - questa situazione grida vendetta.", intervista a Don Luigi Ciotti, La Repubblica

domenica 23 dicembre 2012

"LOVE", CITANDO REZOPHONIC...



"[...]"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini", denunciano [...] FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura), IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) e PAM (Programma Ambientale Mondiale), nella prefazione del rapporto.[...] se da una parte vi sono 870 milioni di persone sottonutrite, il mondo deve fare i conti con un doppio fardello: sottonutrizione cronica e malnutrizione da micronutrienti coesistono infatti con il grave problema dell'obesità, del sovrappeso e delle malattie correlate, che si stima coinvolgano circa 1,4 miliardi di persone al mondo. [...] 
La crescita è necessaria e importante, ma non sempre sufficiente o rapida.   
Da qui la necessità di sistemi di protezione sociale per assicurare che i più vulnerabili non siano lasciati da soli ma possano invece partecipare, contribuire e beneficiare della crescita. 
Per i più deboli, coloro che spesso non possono trarre immediato beneficio dalle opportunità offerte dalla crescita economica, sono necessarie misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto o la copertura sanitaria. Le reti di protezione sociale possano far migliorare la nutrizione dei bambini - un investimento che ripagherà nel futuro con adulti più robusti, più in salute e con migliori livelli d'istruzione. 
Con reti di protezione sociale a complemento della crescita economica, fame e malnutrizione possono essere eliminate, conclude il rapporto."

Fonte: 
"Nuovo rapporto sulla fame nel mondo - Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite.", fao.org (http://www.fao.org/news/story/it/item/161886/icode/)

giovedì 20 dicembre 2012

FRA GIOCO D'AZZARDO E LEGGE DI STABILITA': EMENDAMENTI DISTRUTTIVI?


Un articolo pubblicato sul sito de La Repubblica descrive, in maniera abbastanza chiara, quelli che sarebbero i contenuti di alcuni degli emendamenti apposti alla Legge di stabilità attualmente in corso di (ultima) approvazione: 

"[...]Gioco d'azzardo: Non ci saranno nuove proroghe: entro il 31 gennaio  [...] partiranno le gare per l'apertura di nuove sale per il poker live (le partite nei circoli privati e nelle sale dedicate), nonostante il tentativo di far slittare il bando di sei mesi con emendamenti alla legge di stabilità. La Ragioneria generale dello Stato ha giudicato infatti troppo oneroso uno rinvio, perché la mancata gara implica minori introiti. [...] slitta a giugno l'entrata in vigore della stretta sulle pubblicità dei giochi, prevista dal decreto Balduzzi tra le misure per contrastare la ludopatia.[...]"

Potrebbero quindi arrivare, in caso di celere e distratta approvazione, abbattimenti dei vincoli relativi all'apertura di tante nuove sale per il poker e per il gioco d'azzardo? La stessa sorte di "posticipo" finirà, invece, per investire anche le norme relative alla stretta sulle pubblicità degli stessi giochi. 
Quali sono state, di fronte a queste pessime eventualità, le opinioni del Ministro Balduzzi, autore fra l'altro dello stesso decreto che "limava" per "razionalizzare" il numero di posti letto negli ospedali? Il sito de Il Corriere riporta, in un altro articolo, dichiarazioni apparentemente non equivocabili: 

"[...] Sono sconcertato per gli emendamenti notturni sul gioco d'azzardo patologico che sembrano invertire la direzione che il governo ha avuto rispetto a questa questione di impatto enorme. [...]"

A queste dichiarazione arriva, puntualmente, la replica fatta dal Presidente di Confindustria - 'Sistema Gioco Italia':

"[...]Siamo stupiti e rammaricati per le dichiarazioni del ministro Balduzzi in cui si lamenta che gli operatori del gioco abbiano stravolto i provvedimenti di legge a suo tempo presentati. [...] Dopo che Governo e Parlamento hanno deciso tutto e il contrario di tutto, ora si vuole spostare la responsabilità dei provvedimenti [...] su inesistenti lobbies e su un presunto potere degli operatori del gioco legale che in questa partita nulla hanno fatto. Ricordiamo che gli operatori del gioco sono già pronti all'applicazione delle norme previste dal decreto Balduzzi, con la predisposizione di cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco.[...]"

Servono veramente solo cartelli e messaggi su probabilità di vincita e rischi di gioco per limitare i tragici effetti derivanti dai comportamenti ossessivo-compulsivi riconducibili al gioco d'azzardo? La risposta a questa domanda non può, fortunatamente, essere in alcun modo "puramente affermativa". 
La convizione di arginare questo problema ricorrendo esclusivamente a "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco" è una questione che, purtroppo, profuma più che mai di cialtroneria e buffonata assoluta. 
I numeri ed i mali del gioco d'azzardo sembrano avere, infatti, radici ben più profonde (ed ottimamente innaffiate?) da estirpare. 
Si riporti, a titolo d'esempio, il contenuto di una dichiarazione promossa da "Libera" relativamente al gioco d'azzardo: 

"[...] Il gioco d’azzardo [...] comporta risvolti etici, educativi e patologici, perché crea dipendenza in una fascia non esigua di giocatori, presentando aspetti sociali perché di fatto costituisce una vera e propria tassa sui poveri che si illudono di far quadrare i propri bilanci tramite scorciatoie. E non da ultimo [...] alimenta gli affari della criminalità perché non solo ad ogni espansione del gioco legale si avverte anche un’espansione del gioco illegale, ma soprattutto perché crea indebitamento e quindi ricorso a fonti di denaro illecito e alla pratica sempre più diffusa dell’usura.[...]"

Quali i risvolti reali ed economici di questa alternativa distruttiva? Si riportino le seguenti parole, tratte dal sito cesda.net:

"[...]l’Italia è il terzo Paese nel mondo dopo Giappone e Regno Unito per volume di gioco, ed il primo per spesa pro capite: circa 1260 euro di spesa procapite (neonati compresi). Tra il 2003 e il 2010 il volume del gioco d’azzardo in Italia ha avuto un andamento crescente, a ritmi che non hanno ceduto affatto alla crisi economica [...]."

Se nell'ormai lontano 2007 la mole di gioco era pari a 'soli' 42 miliardi di Euro, nel solo 2011 si sono raggiunte cifre prossime ai 76 miliardi: quale grande sforzo, in tempo di crisi. La pagina prosegue in maniera purtroppo chiara sul silenzioso male causato da questa devastante ossessione: 

"[...]L’incidenza del Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) tra gli adulti riguarda l’1-2 % della popolazione. 
Il forte aumento della pressione pubblicitariaha determinato una maggiore propensione a giocare d’azzardo con conseguente crescita della patologia. 
Negli ultimi anni si è riscontrato un proporzionale aumento di livello consumo, abuso e dipendenza. 
Secondo stime del Dipartimento delle Politiche Antidroga si rischia di passare dal quadro degli anni 2007-2008, in cui l’incidenza del gioco patologico era pari all’1% e quella del gioco problematico pari al 5% della popolazione, ad un’incidenza del gioco patologico pari al 7-10% e del gioco problematico del 10-18% . Grave è la compromissione sociale e finanziaria sui prestiti usuranti.
Fra il 2005 e il 2010 l’Ufficio Antiracket e Antiusura del Ministero dell’Interno ha visto un  aumento del 165% delle istanze di accesso al fondo di solidarietà di vittime dell’usura, conaumento di denuncia per usura anche in Regioni prima non considerate a rischio, fra cui l’Emilia,la Lombardia, la Toscana, e molti casi vedono l’azzardo fra cause e concause. [...]"

Studi promossi dal Coordinamento Nazionale per i Giocatori d'Azzardo, risalenti al 2011, hanno messo in evidenza fortissime probabilità di correlazione fra ricorso al gioco e minore scolarizzazione: quante famiglie finiscono per avere esistenze azzerate di fronte a fortune dilapidate dinanzi a vere e proprie macchinette "ammazza-uomo"?
Quante sarebbero le esistenze spezzate (o spezzabili?) per colpa di questo tremendo male? Esistono stime affidabili ed attendibili? 
Si riporti qualche frammento utile tratto da un articolo de "Il Sole 24Ore": 

"[...] Quattro italiani su dieci sono catturati dal gioco d'azzardo. Il giocatore tipo è un maschio, con la licenza media inferiore, che beve alcolici e fuma. Ma la categoria più a rischio è quella dei giovani giocatori, che abusano anche di farmaci come i tranquillanti. [...]"

Stando al medesimo articolo, riportando fonti del Cnr, si avrebbero circa 15 milioni di adulti puntualmente "interessati" a questa ossessione; è davvero sufficiente applicare "cartelli e messaggi sulla probabilità di vincita e sui rischi del gioco"? 
Quanti e quali sono i costi sociali derivanti dalle cure necessarie da apportare sul piano umano per cercare di salvare le esistenze distrutte da questo male?
A questa domanda cercano di rispondere le Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), riportando nel seguito cifre che non hanno bisogno di spiegazioni o chiarimenti: 

"[...] Sono oltre 6 miliardi di euro i costi complessivi per la società dovuti al gioco d’azzardo in Italia.
800.000 gli italiani che presentano problemi di ludopatia.
Questi i dati evidenziati da “Mettiamoci in gioco”, campagna nazionale contro i rischi del gioco di azzardo promossa dalle Acli [...].
Le cifre sono imponenti. Nel 2011 il mercato mondiale dei giochi d’azzardo ha raccolto 417 miliardi di euro. 
L’Italia [...] rappresenta oltre il 15% del mercato europeo del gioco e oltre 4,4% del mercato mondiale.  
La spesa pro capite per ogni italiano maggiorenne va da 1703 euro [...] a 1890 euro e la stima della spesa complessiva per l’anno 2012 è di 94 miliardi di euro [...]Mentre la crisi colpisce i consumi e i risparmi delle famiglie italiane, la “passione” per il gioco cresce e continua a pesare sullo Stato, con costi sanitari (ricorso al medico di base più alto del 48% per i ludopatici, interventi psicologici, ricoveri, perdita di performance lavorativa del 28%) e relazionali(problematiche familiari, divorzi, violenze, depressione, ansia, deficit di attenzione, bassa resistenza ad altre dipendenze, idee suicide).[...]"

Cosa poter fare per arginare questo male sia economico che sociale? La risposta ha una chiarezza che trova, purtroppo, pochissima luce nelle cifre derivanti dai fondi circolanti nei conti pubblici "grazie" a queste tematiche. Citando un articolo de "Il fatto quotidiano" si ha, infatti, quanto segue: 

"[...]Nel corso del 2011 le entrate totali sul gioco d’azzardo hanno consentito allo Stato italiano di incassare 13,7 miliardi di euro con una crescita di oltre 1 miliardo di euro rispetto all’anno precedente che vale, in termini percentuali, un significativo +8,4%. [...] Nel corso del 2011, ha reso noto l’AAMS , l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, il fatturato dei giochi d’azzardo ha sfiorato gli 80 miliardi di eurocontro i 61,4 del 2010. Al netto delle vincite pagate e delle tasse pagate allo Stato (cui si sommano quelle versate dai vincitori stessi), i concessionari di Lotto – la cui raccolta, grazie ai famosi numeri “ritardatari” è cresciuta del 30% – , videopoker, gratta e vinci e scommesse sportive varie, si sono portati a casa un guadagno netto di oltre 9 miliardi. [...]"

Quali dovrebbero essere le misure da impiegare per estirpare questo male?
Si riporti, nel seguito, qualche spunto di riflessione interessante:

"[...] la propensione dei giovani alla dipendenza da gioco è stata al centro di un dibattito accesosi ulteriormente negli ultimi tempi. Da più parti si è chiesto al governo di intervenire perbloccare con una legge le contestate pubblicità sul "gioco responsabile” con le quali, di fatto, viene promossa l’attività dei monopoli. Un piano legislativo di intervento sulla dipendenza [...] è ancora assente. L’ultimo ‘Atto di indirizzo sulla politica fiscale’, comunque, impegna formalmente l’esecutivo a operare nel contrasto ai fenomeni di “ludopatia, gioco compulsivo e gioco da parte dei minori” e a quelli “di esercizio illegale e non autorizzato del gioco” con l’obiettivo, tra le altre cose, di “consolidare il gettito fiscale”. Adesso, ovviamente, si attende anche il provvedimento di legge.[...]"

Le direzioni funzionali sembravano essere state particolarmente avviate, forse, con parte dei provvedimenti successivamente indeboliti dagli emendamenti alla legge di stabilità. Le proposte della Commissione Antimafia sarebbero, invece, ricollegabili a quelle definite nel seguito: 

"[...]La Commissione Antimafia si è pronunciata [...] richiedendo al Primo Ministro Monti un Decreto con cinque misure essenziali:
  • tutela dei minori;
  • responsabilità civile dei gestori verso le famiglie dei gamblers;
  • divieto assoluto di pubblicità ingannevole;
  • trasparenza sulle società concessionarie con sede all’estero;
  • applicazione norme antimafia sui gestori, anche retroattive.[...]"
Qualunque ulteriore commento sembra essere, purtroppo, superfluo...ma comunque in attesa di importanti e positivi cambiamenti.


Per saperne di più:

"Ddl stabilità, slitta la stretta su spot giochi.Tav, oltre due miliardi alla Torino-Lione", Repubblica.it

"Balduzzi «sconcertato» sulla legge di Stabilità«Sul gioco d'azzardo direzione sbagliata»", Corriere.it,

"Numeri e cifre del gioco d'azzardo in Italia", aise.it

"I numeri del gioco d'azzardo in Italia ed in Toscana", cesda.it,

"Quattro italiani su dieci dipendenti dal gioco d'azzardo. Uomini e giovani i più a rischio.", Il Sole 24Ore,

"Gioco d'azzardo: 6 miliardi di costi sociali", acli.it,

"Gioco d’azzardo, +30 per cento di guadagno nel 2011. Per lo Stato entrate da 9 miliardi", Il Fatto Quotidiano