domenica 5 agosto 2012

PROGRESSISTI, MODERATI, RIBELLI & CO.: QUALI ORIZZONTI?


"[...] Credo che nel giro di poco tempo tutto si chiarirà perchè mi sembra che alla base ci sia un equivoco comunicativo. Nessuno ha parlato di un'alleanza fra Bersani, Vendola e Casini. Questa è stata la vulgata ma la realtà è un'altra. Noi pensiamo ad un campo tra democratici e progressisti, non solo tra i partiti ma con associazioni e movimenti, rivolgendoci a tutte quelle forze che non accettano la deriva populista, di destra e anti-europeista, che sta sempre più prendendo piede.[...]"
Fra equivoci ed incomprensioni, sembra essere questo il contenuto fondamentale della proposta politica divulgata dal Pd a livello nazionale: di fronte ad un momento negativamente straordinario della storia italiana, è opportuno e necessario che tutti provino a dare forza al malato-Italia
Il "campo" fra democratici e progressisti dovrà, alla prova dei fatti, cercare con ogni mezzo di evitare la degenerazione in camposanto riformatore: sarà nei fatti possibile realizzare pienamente la carta d'intenti promossa, considerando quanto negativamente i "mercati" possano incidere sulle nature democratiche degli Stati ritenuti maggiormente "a rischio"? 
L'urgenza prioritaria delineata (a parole) è quella di "tenere insieme questione democratica e questione sociale", cercando di non navigare a vista fra le emergenze (improvvisamente?) venute fuori in questi mesi: recessione ed economia, seguite a ruota da questioni afferenti al campo dei diritti civili (attualmente repressi). 
Quali "paletti" anteporre agli eventuali confini da non oltrepassare per realizzare una futura compagine (coerente) di Governo in (dis)continuità con le politiche passate? Il primo è, fra tutti, un netto "no" a posizioni regressive anti-Euro, anti-fisco ed anti-immigrati. Il secondo principale sembra sia infine afferente alla necessità di radunare esponenti di "[...]forze moderate per le quali non è possibile cedere alle sirene populiste.[...]". 
Il richiamo al populismo risuona come univocamente direzionato verso quelle "forze politiche" che, ad oggi, continuano a promettere di risolvere gli stessi problemi che hanno aggravato loro: spunta un PdL (o PdB) che promette un piano di dismissioni, abbassamento delle tasse e del livello di debito pubblico. 
Chi ha contribuito ad infiammare l'Italia continua, imperterrito, a dichiarare intenti "ondivaghi", giusto per seguire l'orientamento istantaneo del consenso da intercettare: prima un no all'Europa, poi un forse ed infine un  condizionato esclusivamente alle "colpe" della Germania. 
In secondo piano, tornano "all'arrembaggio" voci ed interviste inneggianti all'abolizione dell'Imu ed alla soppressione di Equitalia. Tutto, ovviamente, da realizzarsi alla ricerca della soluzione più facile da vendere: come cercare di migliorare l'esistente cercando di alleggerire le spalle di chi è (quasi o già) alla canna del gas? A quali risorse attingere per colmare l'eventuale gap prodotto dal mancato introito della tassa sull'abitazione? 
A queste e moltissime altre domande dovrebbe rispondere, con serietà e consapevolezza, una forza capace di definirsi progressista e non populista. Scrivere ulteriormente di certe dichiarazioni (e certi fantocci) è per certi versi peggio che sparare sull'ambulanza (del manicomio). 
Guardando all'orizzonte del 2013, pertanto, risulta un pò meno difficile destreggiarsi in mezzo a certa melma: su questo fronte, fino a prova contraria, il Pd sembra avere forse un'(altra) occasione chiave da non gettare al vento.
Come promuovere una vera alternativa di Governo senza cadere nella trappola dettata da strapotere e squilibrio finanziario? L'intervista fatta al Segretario Bersani sembra muovere qualche (timidissimo) tentativo di circoscrivere l'eventuale rischio di nuove largh(issim)e intese: 
"[...]Tutto dipende da quelle che succede nelle prossime settimane. L'altro ieri, con la riunione della Bce, c'è stato un passo avanti, ma non risolutivo. Quello che viene fuori è che un Paese, in parte vittima dei suoi problemi, in parte dell'attacco al sistema Euro, per far mettere in moto procedure che lo aiutino [...]deve chiedere l'intervento europeo facendo scattare procedure di supervisione e se nza sapere quali sono le condizioni che questo pone.[...]"
In altre parole, stando a quanto dichiarato, in caso di richieste d'aiuto scatterebbe una sorta di "commissariamento incognito": è questa l'unica soluzione (o compromesso) che un'Europa multi(de)forme è stata capace di elaborare?
Sulla necessità di fornire "garanzie politiche" da parte di chi dovrà amministrare in futuro cosa è possibile dichiarare? 
"[...]Ricordo che i Governi di centrosinistra hanno più volte dimostrato di saper affrontare e superare i problemi. Non c'è bisogno di ricorrere ai governissimi.[...]"
Stando alle nuove condizioni al contorno ed alle degenerazioni maturate in questi ultimi periodi, sarà ancora possibile dichiarare di poter seguire i propri intenti senza riserva alcuna? La storia recente sembra fornire, purtroppo, risposta negativa alla precedente domanda. 
Sullo sfondo di dichiarazioni ed intenti, per fortuna o purtroppo, rimangono sigle e bandiere di Partiti "costretti" a doversi alleare per avere la possibilità di governare (dopo l'approvazione di una legge elettorale degna). 
A quali "voci" ha scelto di parlare il Partito Democratico? L'intento sembra, al momento, quello di delineare un "campo di democratici e progressisti": quali "etichette politiche" sintetizzare sotto questo titolo? 
Al momento, salvo diverse intese, il quadro contempla Pd accanto a Sel
Dalla cornice è stato "espulso" (forse troppo velocemente) l'Idv, vittima di un'eterna rincorsa all'untore. 
E' possibile espellere uno schieramento basandosi esclusivamente su (certe) dichiarazioni fatte dal suo leader incapace di minimizzare le distanze tra fasi di protesta proposta?
Costruendo alleanze su base governativa, è possibile richiamarsi alle moltissime esperienze cumulate a livello locale dove il "trittico" Pd-IdV-Sel ha fatto (e sta facendo) ottenere qualche soddisfazione? 
Quale sembra essere al momento l'orientamento del Pd nel rapporto con l'Idv? 
"[...]Io credo- avendo mostrato, in tutti questi mesi, assoluto rispetto per l'Idv e Di Pietro ed avendo sentito posizioni inaccettabili [...]-che la scelta di Di Pietro sia inequivocabile. Di fronte al passaggio che abbiamo davanti, cioè govenare una crisi inedita [...], Di Pietro ha scelto il disimpegno e da questa scelta sono derivati dei comportamenti che hanno portato a questa situazione. Nessuno potrà mai dire che è responsabilità del Pd.[...]"
Quale sembra essere invece la voce di Di Pietro di fronte a questa scelta, ritenuta inevitabile per colpe unilaterali? 
"[...]La storia dei nostri ultimi anni dice che siamo un partito di centrosinistra. Infatti [...]noi siamo in linea con i dieci punti del programma di Bersani e del Pd. Il punto è che quei dieci punti sono antitetici a quello che Pd e Udc stanno votando in aula in questi mesi.[...]"
Si misura purtroppo su questo il mancato confine intravisto fra protesta e proposta: che ne potrebbe essere ora dell'Italia (e degli italiani) senza le "rassicuranti" misure fatte approvare dal Governo Monti? 
E' più comodo (e funzionale al consenso) demolire, anzichè cercare di costruire qualcosa. 
Di Pietro non dovrebbe dimenticare che, proprio dall'Idv, sono "spuntati" come funghi velenosi alcune tra le figure più indecenti degli ultimi anni che hanno contribuito, salvo differenti visioni, a tenere in vita quell'orrore rimasto in piedi fino all'ottobre del 2011: mai scordare i fatti del passato, appunto.
Sullo sfondo rimane, comunque, la necessità di oltrepassare la visione del "partito personale", attualmente sicuramente incarnata (non solo!) dall'Idv: l'elettore medio sembra voler infatti superare la visione del leader maximo a cui consegnare lo "scettro del potere". 
Idv o non Idv? Essendo incerto fra protesta e proposta, la domanda sembra restare attualmente irrisolvibile. 
Esiste un senso anche nelle parole di Di Pietro? In parte, sicuramente sì: andare "oltre" il Governo Monti può significare (ri)tornare su alcuni discutibili passi promossi ed avvallati in una situazione di emergenza (dichiarata) gravissima? Sarà possibile apporre miglioramenti a qualche provvedimento senza incorrere nella ribellione dei "mercati" e, pertanto, in un nuovo incubo di default finanziario (e quindi sociale)? 
Su queste domande si gioca larga parte della carta d'intenti siglata ed inaugurata come manifesto da cui ripartire. 
Su queste domande si gioca anche larghissima parte del "patto" con quelle forze "moderate" che hanno fino ad oggi sostenuto il Governo Monti senza distinguo alcuno: l'UdC primo fra tutti. 
Quali le parole e quali, quindi, gli intenti conseguenti?
"[...] Alle elezioni ciascuno si presenterà con i propri programmi e le proprie liste [...] e la direzione di marcia è quella del Governo Monti, indietro non si torna. Abbiamo sottoscritto gli impegni della Bce, a partire dal fiscal compact e dal pareggio di bilancio, dunque la strada della prossima legislatura è segnata. [...]"
Se le condizioni lo permetteranno sarà poi possibile una "convergenza" con il Pd, da siglarsi per il "bene del Paese": quali orizzonti hanno dichiarazioni come queste? Quali confini ha la "disponibilità" dimostrata e sintetizzata dal leader centrista? Appoggiare in toto quanto fatto approvare dal Governo Monti (errori compresi) è un gesto azzardato, sotto moltissimi punti di vista. Quali battaglie intraprendere nel campo dei diritti civili, nel quale certi "moderati" sembrano avere posizioni più estremiste che mai?
La sfida sembra essere grande, forse anche troppo per la (mancata) fiducia data al sistema partitico nelle condizioni attuali: l'apertura alla società civile (e coerentemente determinata nel volersi mettere in gioco) sembra, in questo senso, inevitabile. Esiste la possibilità di coinvolgere concretamente "voci" veramente disposte a mettersi in gioco per il bene del Paese, senza dover per forza (e pigrizia?) delegare il tutto a forze partitiche ritenute imbarazzanti? 
Il campo di "battaglia" sembra essere immenso, sia a livello di intenti che di programmi.
Protesta ed indignazione andranno ascoltate, capite e "ragionate" in termini e misure concrete capaci di evitare l'esclusivo beneficio sul breve termine; se così non sarà, probabilmente, il conto non si fermerà alle "cinque stelle" che fino ad ora si sono "manifestate" ai Partiti. 
Le "etichette" dovranno trovare conferma nei fatti, ovviamente. 
Ai posteri (ed elettori) l'ardua sentenza. 


giovedì 2 agosto 2012

2 AGOSTO 1980 - 2 AGOSTO 2012: OLTRE LA MEMORIA


Serve Memoria, servirebbe sangue freddo e serve Ricordo.
C'è un tempo per ricordare che non dovrebbe essere fatto esclusivamente di rigide cadenze, strette e quasi "contabilizzate" dall'inarrestabile incedere dei giorni.
C'è un tempo che ha segnato occhi, pensieri, sguardi e ricordi di vite, sopravvissute e defunte: c'è uno stesso tempo che ha consegnato queste anime ad un cambiamento troppo repentino, troppo veloce ed immeritato.
(R)esiste ancora oggi un Paese, quasi "immerso" e contemporaneamente parallelo al nostro, nel quale ogni verità possibile sembra destinata a ridursi, per poi dimezzarsi: (r)esiste il Paese delle mezze verità, appunto.
Depistaggi e dichiarazioni imbarazzanti si mescolano fra loro, offuscando la visione di una "normalità" ancora stordita, affogata in quell'esasperata ed infinita "calendarizzazione" sopra riportata.
Serve Memoria, appunto.
Servirebbe Memoria costruita su un tempo indefinito, capace di essere potenzialmente sintetizzato nelle parole attribuite allo scrittore Stephen King:  "Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora."
Tempo istintivo, infinitesimo, reale e tangibile: è questa parte del fulcro attorno a cui poter (ri)costruire una rafforzata forma di Memoria? Nel Paese (r)esistente delle mezze verità, invece, qualunque parola rischia di finire affogata o strumentalizzata: serve, anche su questo fronte, assolutamente buona Memoria.
Come può essere (ri)utilizzata questa Memoria da non disperdere?
Parziale risposta a questa domanda è contenuta in una citazione attribuita al filosofo Friedrich Nietzsche:
"Bisogna avere buona memoria per mantenere le promesse."
Servirebbero Promesse e servirebbe Rispetto, specialmente per tutti coloro che hanno perso qualcuno in una maniera così "veloce", sorda e tragica.
E' servita, serve e servirà ancora Memoria, applicata strettamente a quella "Storia" definita dalla scrittrice Elsa Morante come costruita (e vissuta intimamente) sulle spalle e nei cuori delle persone costrette a subire le conseguenze, sia positive che negative, derivanti dal susseguirsi di epoche e gesti fatti da pochi.
Memoria, Ricordo e Consapevolezza: trentadue anni dopo, più forti(ficate) che mai.
Condizionale d'obbligo, ovviamente.


martedì 31 luglio 2012

FRA MUSICA E RIBELLIONE, CITANDO EUGENIO FINARDI

Fonte: www.youtube.com

"[...]Ma da qualche tempo è difficile scappare,/ c'è qualcosa nell'aria che non si può ignorare/ è dolce, ma forte e non ti molla mai/ è un'onda che cresce e ti segue ovunque vai./
E` la musica, la musica ribelle/ che ti vibra nelle ossa/ che ti entra nella pelle/ che ti dice di uscire/ che ti urla di cambiare/ di mollare le menate/ e di metterti a lottare [...]"

domenica 29 luglio 2012

COSE BUONE CHE LA SINISTRA DOVREBBE FARE SUBITO? FRAMMENTI DI PROPOSTA.


Cosa rappresenta, in tempi come questi, l'ideale di Sinistra? Per chi può, invece, ancora rappresentare qualcosa?
In un tempo dove le forme di democrazia sembrano traballanti a causa di alcune forme di (stra)potere finanziario, le discussioni attorno ad una riscossa si vanno moltiplicando: desiderare una società meno vincolata all'andamento borsistico è un'utopia? Su quali binari (morti) potrebbe condurre l'esclusivo rigore in un periodo di mordente recessione come questa? 
Esiste un antipartitismo capace di proliferare dichiarando un'inesistente differenza fra politiche di destra e di sinistra: è reale questa affermazione? E' verificabile e generalizzabile? Ci sono sempre e comunque interessi "di parte" nascosti dietro a decisioni di tutela ed amministrazione della "res publica"? 
In un tempo contemporaneo in cui la società si è complicata enormemente rispetto al passato, è utile prestare esclusivo ascolto e fiducia a tutti coloro che predicano la semplificazione come unica arma efficace per decifrare e risolvere i problemi che questa complessità ha generato (e continuerà a generare?)? 
La risoluzione delle sfide contemporanee è un percorso che richiede, fra le tante possibili, virtù quali esperienza, integrazione fra discipline differenti, creatività, rispetto e consapevolezza d'azione sul lungo termine. 
Dove potranno portare certe decisioni e certi provvedimenti sulla "lunga distanza"? 
Si avranno benefici esclusivi sul breve termine? Quali "costi" al negativo è lecito o possibile attendersi? 
Il "campo d'azione" dei provvedimenti su cui intervenire rischia di ingigantirsi, oggi più che mai. 
Sono moltissime le tematiche su cui, specialmente in questa Italia, è necessario intervenire: ambiente, produttività, economia, giustizia, energia, sicurezza, etica, cultura, urbanizzazione "regolata" e diritti civili.
Solo per citarne alcuni, ovviamente. Quali "mosse" dovrebbe fare la "Sinistra" all'interno di questo tremendamente caotico "scacchiere"? La battaglia da portare avanti è, oggi più che mai, troppo urgente da affrontare: l'emergenza impone, però, di combatterla senza la fretta di portare a casa un risultato favorevole. 
Sono (purtroppo) troppe le spade di Damocle che rimangono sopra le nostre teste, sempre pronte alla caduta: default, spread, debito pubblico, interessi insostenibili e credit-crunch sono solo alcune "voci" di queste (potenziali?) tragedie. Cosa può rispondere una riscossa che voglia smentire la (s)fiducia collettiva per identificarsi ancora come "di Sinistra"? A questa e moltissime altre domande cerca di rispondere "10 cose buone per l'Italia che la Sinistra deve fare subito", scritto da Giuseppe Civati ed edito da Laurana Editore. 
L'azione "sinistrorsa" dovrebbe presupporre, come caposaldo, la necessità improrogabile di avere valori ed esprimere un "agire" affine a quello di questo campo chiamato "Sinistra". 
Cosa vuol dire essere "intimamente" di Sinistra? A quale sentire si richiama chi (continua a) crede(re) in un'etica di Sinistra, nonostante errori e scelte maturate palesemente sbagliate? 
Una bellissima risposta a queste domande è rintracciabile nella prefazione del libro in questione, scritta da Paolo Virzì: 

"[...]Sinistra. Categoria scivolosa. 
Ma se uno prova a rivolgerle uno sguardo lungo almeno un paio di secoli, ne trae la conclusione che il nocciolo dell'esser di sinistra risiede proprio nella sensibilità di fronte alla durezza crudele del mondo, nel non esser disposti ad accettarla come ineluttabile e naturale, nello sforzarsi di porre un rimedio, di produrre un progresso, un miglioramento. [...]"

Categoria scivolosa come il suo "elettorato", si potrebbe scrivere: se l'essere di Sinistra è una questione di "sensibilità", è altrettanto giustificabile esprimere che l'essere di Sinistra sia un'azione coincidente con il Sogno. 
Sogno che, puntualmente, può essere realizzato od illuso. La partita più importante è ancora da giocare, soprattutto su questo fronte: in un Paese che sceglie il "non voto" come prevalente (e crescente) risposta sembra che la voglia di restare svegli (per non farsi fregare ulteriormente, nds) prevalga su tutto. 
Se la crudeltà che (sembra) domina(re) il mondo è evitabile, attraverso quali passi potersi muovere? 
E' proprio obbligatorio continuare a brancolare nel buio, come la storia recente sembra ricordare? 
A questa ed altre(ttante) domande cerca di rispondere questo libro che cerca di circoscrivere le "dieci cose" che potrebbero contribuire a far cambiare ben più pesanti "Cose". Attraverso quali filoni principali potersi muovere? 
Le scelte coincidono con un elenco per macro-aree che non sembra lasciare spazio ai "difetti" emersi nella società contemporanea: 
  • Salva(re) la politica;
  • Corruzione zero;
  • Fisco 2.0;
  • Il credito pubblico per abbassare le tasse;
  • Uguaglianza è un pò più di equità;
  • Una questione maschile;
  • Terra!;
  • Green vuol dire democratico;
  • La cultura del Futuro;
  • Il paese dell'Innovazione. 
Promuovere un programma di Sinistra dovrebbe significare, preliminarmente, mettere in "circolo" un reale ed aperto dibattito su contenuti ed opinioni tesi all'eliminare i regressi ed i peggioramenti cumulati durante ultimi tempi.
In mezzo ad un immenso oceano di problemi, per fortuna, rimangono opere come queste finalizzate a proporre qualche "goccia" di miglioramento. Per una "Prossima Italia", ma non solo. 


giovedì 26 luglio 2012

ESTATE, FRA CIELI ED IRLANDA


"[...]Il cielo d'Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore/ il cielo d'Irlanda è una gonna che gira nel sole/ il cielo d'Irlanda è Dio che suona la fisarmonica/ si apre e si chiude con il ritmo della musica/ si apre e si chiude con il ritmo della musica[...]"

lunedì 23 luglio 2012

FRA "ECONOMIA REALE" E FINANZA: QUALE IL CONFINE?


Borse (nuovamente) a picco, indici di spread prossimi al superare qualunque record, tassi di interesse sul lungo termine pressochè insostenibili per le casse di uno Stato "senza crescita": è questo l'inizio della (nuova) tempesta speculativa promessa (e promossa) da quelle autorità sintetizzate sotto il nome di "mercati"? 
Queste insondabili ed invisibili autorità distruggono, ormai quasi a piacimento, ricchezze di Stati e patrimoni di popoli: possono essere ascoltate, assecondate o combattute. Il percorso intrapreso dalla Grecia rischia di diventare il "memorandum" migliore da citare: fra sacrifici e "compiti a casa" inutili, sembra ormai sempre più realistica (ed imminente) la possibilità di vedere lo Stato ellenico catapultato fuori da quell'irreversibile Euro(pa) da difendere ad ogni costo. Se sta maturando questa "conclusione", forse, è perchè la Grecia rappresenta uno Stato abbastanza piccolo da poter essere ignorato nel "bilancio" mondiale: sarà dunque default finanziario controllato nel mese di settembre? 
Il ventaglio di ipotesi possibili si sta aprendo...neppure troppo lentamente.
Mentre infuria la tempesta finanziaria, continuano le discussioni sulla credibilità del "sistema Europa" e delle entità che lo compongono: (per) quanto resisterà l'intero sistema? Siamo su un piano inclinato in cui è impossibile limitare la caduta?
Rimane, non troppo sullo sfondo, anche la questione italiana: i troppi "compiti a casa" svolti non sono serviti a ridare allo Stato italiano neppure un minimo di credibilità? Stando a quanto dichiarato ufficialmente, l'attuale situazione deriverebbe da un "contagio" ereditato dalla difficile situazione spagnola. Che ne sarà di spending review, riforma delle pensioni, "aggiustamenti" sul mercato del lavoro? Che ne sarà della (solo sbandierate) riforme istituzionali da concordare e concertare in Parlamento? Rischia di finire tutto in un nulla di fatto, a fronte di questo aggravamento nella crisi? Che ne sarà della tempesta di tasse, ritenuta assolutamente inevitabile per risparmiare Italia (ed italiani) dal default generale? Quali risposte è possibile fornire, in chiave neppure troppo ipotetica, a tutte queste domande? 
E' possibile trovare parte delle spiegazioni (e delle soluzioni?) nelle parole pronunciate dal Premier Mario Monti, nella visita in Russia di ieri? Basterebbe affermare che "Politica ed economia devono procedere insieme"?
Il futuro si presuppone più roseo partendo dal solo presupposto che unità politica ed economica vengano fatte "marciare" assieme? L'aver pensato meccanismi di sostegno economico a Stati in difficoltà rappresenta davvero un primo ed importante passo verso una migliore sostenibilità del sistema?
E' anche possibile valutare la possibilità di pensare ed ideare nuove soluzioni per "svincolare" la cosiddetta "economia reale" dalla finanza? E' ormai acclarato che, laddove la finanza produca buchi o danni, debba arrivare l'economia reale a risponderne: basti pensare ai punti di PIL da utilizzare per ripianare gli interessi sulla (maturata) montagna di debito pubblico cumulato.
Guardando alla sola Italia, infatti, (parte del)le misure prese dal Governo Monti hanno contribuito ad arginare l'enorme mole di "danni" prodotta dall'economia finanziarizzata. Tali fatti sembrano andare in netta controtendenza con quanto affermato ieri dallo stesso Premier, giunto a Mosca per un incontro afferente alla firma di trattati commerciali fra Italia e Russia: "Domani abbiamo una serie di importanti contratti da firmare tra imprese italiane e russe: questa è l’economia reale."
Preoccuparsi esclusivamente dell'economia reale esclude la possibilità di preoccuparsi del confine (sempre più labile) esistente con il campo finanziario? Mentre la tempesta speculativa infuria(va), purtroppo, larga parte degli "ombrelli" vengono prodotti attingendo a risorse (e misure) generate nel campo dell'economia reale. 
I contratti da firmare tra imprese sono economia reale, così come sono "economia reale" le infinite micro-economie devastate da questa oscurità senza apparente tregua: 2 nuovi posti di lavoro indeterminato su 10, potere d'acquisto sempre più minimale e risicato, rinunce micro-economiche incapaci di contribuire a "crescita macro".
Tutto questo rischia di aggravare, purtroppo, la contaminazione in corso fra finanza ed economia: possono essere analizzate come comparti stagni e separati l'uno dall'altro? 
Qualunque risposta possibile sembra scontata, stando ai fatti cumulati nella storia recente. 
Mentre la finanza specula, infatti, l'economia reale riesce anche a guadagnare: stando a quanto affermato dallo studio "The Price of Offshore Revisited", infatti, l'economia nascosta in paradisi fiscali ammonterebbe a "soli" 26mila miliardi di Euro. Considerando ed incrociando i dati provenienti da Fmi, Banca Mondiale e Bank of International Settlements sembrano essere queste le proporzioni di guadagno riscontrati da una certa "economia reale" in questi ultimi anni.
E' assurdo scrivere che questi capitali hanno risentito in maniera pressochè irrisoria della crisi? 
Andando oltre qualunque ragionamento, sembra sempre più necessario includere dibattiti come questi nella ricerca di soluzioni per un'uscita da questo tremendo stallo. 
Per il resto, purtroppo, la tempesta prosegue. 
Per non scrivere, poi, delle forme di sovranità perdute e/o sospese a seguito dell'eccessiva "finanziarizzazione".


Per saperne di più:
"Merkel vuol dare lezioni a tutti ma è piena di titoli tossici", L'Unità, 23-7-2012
(http://www.unita.it/economia/merkel-vuol-dare-lezioni-a-tutti-br-ma-ha-banche-piene-di-titoli-tossici-1.431901)

"I mercati? Conta l'economia reale", La Stampa, 22-7-2012
(http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/463235/)

"Il club dei ricchi nasconde 32mila miliardi di dollari nei paradisi fiscali", L'Unità, 23-7-2012

venerdì 20 luglio 2012

(DIS)ONORE NEL CALCIO, FRA CESSIONI E MANCATE CONFERME


L'ormai ex macchina elettorale milanista cede il miglior difensore al mondo Thiago Silva ed il (reputato) migliore attaccante al mondo, al secolo Zlatan Ibrahimovic. 
Gli istinti di un'Italia esponenzialmente attenta al calcio vanno concentrandosi, tutto d'un fiato, attorno a domande che prima di oggi (quasi) nessuno aveva avuto il coraggio di farsi: quali motivi ci sono dietro a queste cessioni? L'aver perso in un solo colpo due giocatori di questa portata rischia di declassare anche il calcio italiano?
Che fine farà l'appeal del nostro Paese a seguito della perdita di due fenomeni di questo calibro? 
Incapace di ascoltare e vedere altr(ettant)i segnali già abbastanza evidenti di decadenza (non solo calcistica, nds), dietro a fatti come questi il dibattito finisce per accentrarsi solamente su questioni afferenti a questo campo. 
Le risposte arrivano, "con finezza ed esperienza", dai diritti interessati e da colui il quale dovrebbe tutelare gli "interessi" di uno solo fra questi: Mino Raiola, procuratore di Ibrahimovic per meriti (?) cumulati. 
"[...]Ho lasciato l'Italia per venire qui [...]. E' un loro problema quel che succede in Italia. Io e Thiago siamo due gravi perdite, per il calcio italiano, ma in Italia è così, non si sa quel che può accadere da un giorno all'altro. Il campionato sarà più povero senza di noi.[...]"
Sono state queste le parole dell'attaccante milanista, secondo cui quello italico sarebbe un Paese immerso e sommerso in una perenne incertezza: oltre al dare calci ad un pallone, sarebbe bello vedere anche milionari interrogarsi sulle ragioni e sulle motivazioni di questa tremenda immobilità...anche se "respirata" dalla cima di un trespolo dorato. 
Arrivano, come se non bastasse, le parole del procuratore a confermare la tendenza inaugurata dal suo assistito: 
"Sebbene sia antipatico dirlo, il calcio italiano ha perso il suo appeal. Siamo un paese che non può permettersi grandi giocatori. Un calciatore del valore di Ibrahimovic[...] non arriverà in Italia nè in questa nè nella prossima stagione.[...]"
Se il calcio italiano ha perso larga parte del suo "appeal", lo deve sicuramente anche a personaggi "soldo-orientati" come i (troppi) volti negativi che ne hanno contraddistinto le straordinarie "gesta" in questi ultimi anni: sempre meglio andare dove tira il guadagno, facendo (ovviamente!) la cresta per passare da 12 a 13 milioni di Euro l'anno. 
Facendosi dare, magari, anche "qualcosina" in più a fine mese dall'assistito. 
Il non potersi permettere più grandi giocatori deve per forza essere uno svantaggio assoluto? 
Seguendo il filone di ragionamenti non solo calcistici italiani, verrebbe da scrivere di sì...quantomeno inseguendo risultati nel brevissimo termine. "Educare" e costruire nuove generazioni di calciatori è un mestiere che richiede dedizione, fatica e (forse) troppa pazienza. 
Sullo sfondo, anche una discreta possibilità di sbagliare: chi può assicurare che, facendo cresceren giocatori, un talento fra loro riuscirà a sbocciare per equilibrare le fatiche fatte (ed i soldi spesi)? 
Meglio comperare giocatori "fatti" e formati, sborsando cifre allucinanti e folli per averli al proprio servizio:
"Sono finiti i tempi in cui vedevamo arrivare in Italia Maradona o Platini. Possiamo provare a costruirli, dobbiamo spingere la Figc ad aiutare i club a costruire stadi e centri sportivi. Questo sarebbe un bene per tutto il movimento. Siamo arrivati veramente al dunque: in Italia bisogna svegliarsi, più in basso di così non si può andare. [...] (Il Sud Italia, nds) fa paura all'Europa. Non la conoscono bene, ci sono preconcetti. Oggi un Messi o un Ronaldo non verrebbero mai al NapoliIl mondo è cambiato e non ce ne siamo accorti:[...]."
Sono ancora queste le parole del procuratore Raiola, secondo cui l'Italia(no) non si è ancora accorta(o) di nulla: la crisi economico-finanziaria ed il suo impatto (ancora lieve) sulle vite dei più è stato, infatti, un qualcosa che ha sicuramente prodotto consapevolezze trascurabili e scontate. 
"Più in basso di così non si può andare": è proprio la cessione di Thiago Silva ed Ibrahimovic a rappresentare al meglio il punto più basso di un calcio contagiato dal malessere che sta in realtà mangiando vivo uno Stato intero? 
Può esserci un qualcosa di peggio con cui dover "far di conto"? Ci sono stati magari altri fenomeni che, passati sottotraccia, hanno espresso reali e ben più gravi perplessità rispetto a quelle di uomini assetati di denaro?
La questione più grave consiste, forse, nel vedere che parte delle soluzioni potenziali a questa (sbandierata) fuga di talenti vengono gettate al vento a gran velocità ed in un silenzio troppo assordante. 
In mezzo ai (troppi) casi possibili, si riportino gli esempi "meno sconosciuti": Fabio Borini e Marco Verratti su tutti.
Giocatori di classe rispettivamente '91 e '92, hanno avuto come unica possibilità quella di trasferirsi all'estero. 
Quale vera filosofia dietro a questo tragicomico modo di agire? Si riportino le parole provenienti da "Il Corsivo" del noto "Guerin Sportivo", una fra le poche riviste sportive serie ed eccellenti rimaste in circolazione tramite carta stampata. Analizzando in chiave allargata l'ottimo risultato conseguito dalla nazionale italiana agli ultimi Europei, il Giornalista (maiuscola non casuale, nds) riporta un'opinione degna di grande rispetto e considerazione:
"Abbiamo vinto il nostro Europeo. Quello della dignità riconsuistata, di un'Europa ritrovata. 
Dal deserto sportivo degli ultimi anni, accresciuto dagli insuccessi dei nostri club, è spuntata un'Italia convincente, fiera, [...]. Balotelli è l'altra faccia del nostro Europeo. E' la forza, il futuro, la potenza benedetta di una nuova integrazione che sta avvenendo nelle nostre scuole, nelle famiglie, nei campi di periferia.
Se non saremo un Paese di vecchi, come teme Prandelli, lo dovremo alle nuove generazioni di italo-africani o di italo-asiatici. [...] A manifestazione appena conclusa, è subito scattato il dibattito sullo spazio vitale da assegnare alla Nazionale. Parole giuste, richieste legittime. 
Ma che trovo del tutto inapplicabili in un Paese che non sa organizzare nemmeno gli esodi estivi verso il mare, figurarsi il futuro di un sistema complesso come il calcio. E' possibile sperare in una programmazione sul modello tedesco o francese dei Centri di Formazione? No. 
Ci si può attendere che i grandi club puntino sui giovani nostrani come ha fatto il Barcellona in Spagna? Neanche. 
Da noi si avanza, con il solo criterio dell'esigenza immediata, nel frattempo marcita in emergenza. 
Tesa al risparmio, alla migliore occasione possibile. 
Mai e poi mai un Presidente italico ragionerò sul bene comune dell'azzurro a scapito dell'interesse privato. 
E' la nostra filosofia, di un Paese che avanza a strappi, secondo intuizioni estemporanee, supplenze creative, improvvisi exploit. Esattamente quanto accaduto con l'Italia di Prandelli. 
E' stato uno spot senza pari per il talento italiano. I club ci riflettano (e non solo quelli, nds)[...]"
Succede così di lasciarsi scippare, dallo stesso PSG e dai medesimi sceicchi, un giovane come Marco Verratti: convocato in Nazionale maggiore direttamente da un treno proveniente dalla serie B, è stato ceduto senza quartiere ed alcuna possibilità. 
Succede così di leggere parole simili a quelle riportate nel seguito: 
"[...] Perché sono venuto qui? E' l'unico club che mi ha cercato davvero, con insistenza ed ho detto al mio agente che questa era la mia prima scelta.[...]All'estero si punta di più sui giovani, ma per un italiano non c'è solo l'Italia e non ho esitato un secondo a dire di sì a questa offerta. Sono orgoglioso di rappresentare questo club, l'Italia dovrebbe puntare di più sui giovani.[...]"
Questo ragazzo di 19 anni giocava, fino a qualche settimana fa, nel Pescara neopromosso in serie A: uscito, altra "strana" casualità, da un anno con un "signor Nessuno" come il grande Zeman. Questo ragazzo aveva, salvo stime differenti, un ingaggio pari a (circa) 0,15 milioni di Euro annui. 
Rispetto al duo sbandierato e sparlottato Thiago Silva ed Ibrahimovic, sotto ogni punto di vista, si tratta di un'inezia. 
"Per un italiano non c'è solo l'Italia", appunto...ancora di più se quell'italiano ha (purtroppo?) la caratteristica di essere giovane. Discorso simile per l'altro talento fuggito "sottotraccia" Fabio Borini: autore di una buonissima stagione alla Roma, corredata da ripetuti infortuni, è stato ceduto senza troppo timore al Liverpool. 
Ritornano le parole de Il Corsivo, precedentemente riportate: 
"[...]Da noi si avanza, con il solo criterio dell'esigenza immediata, nel frattempo marcita in emergenza. 
Tesa al risparmio, alla migliore occasione possibile. [...]"
Esigenza immediata, fair play scoperto improvvisamente, necessità di 'sfoltire' dopo anni di inutili e "pioggiosi" acquisti: è tutto questo il quadro che ha spinto questa Italia a questi traguardi, non solo in campo calcistico? 
Guardando il problema sotto questa ottica, le figure di Ibrahimovic, Thiago Silva o Raiola diventano macchiette su (e di?) cui sorridere senza troppi problemi. 
Le soluzioni al problema paventato (purtroppo) in questi ultimi tempi risiede su altre strade...ovviamente non ancora credibilmente intraprese e percorse. 


Per saperne di più:
"Abbiamo ritrovato la Nazionale", Matteo Marani, Guerin Sportivo, Agosto 2012

"Ibrahimovic: 'Un sogno che si avvera, Italia più povera.'"Tuttomercatoweb.com
(http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=369694)

"Tutti i sogni di Zlatan: uno per ogni occasione!", Tuttomercatoweb.com
(http://www.tuttomercatoweb.com/?action=read&id=370160)

"Ibrahimovic al Psg, Raiola: 'Italia, scordati i Maradona e i Platini'", Blogosfere
(http://calciomalato.blogosfere.it/2012/07/ibrahimovic-al-psg-raiola-italia-scordati-i-maradona-e-i-platini.html)

martedì 17 luglio 2012

"EINSTEIN AVEVA RAGIONE - MEZZO SECOLO DI IMPEGNO PER LA PACE"


Che ne è stato di una Vita vissuta a cavallo di anni così intensi di eventi (e personaggi) che avrebbero potuto determinare catastrofi per l'umanità intera (e non solo!)? 
Che ne è stato di uno scienziato che, da semplice "curioso", ha cercato fino all'ultimo di respirare a pieni polmoni nella società del tempo per cercare di riscriverne qualche pagina? 
Quali passi ha mosso un solo Uomo in un tempo tremendamente complesso come quello degli anni spesi fino al 1955?
Attraverso quali "binari" è stato possibile, per uno scienziato, cercare di inserirsi fra le corde di una società per tentare di modificare o quantomeno arginare il corso degli eventi? 
Sono queste (e molte altre) le domande a cui cerca di rispondere il libro "Einstein aveva ragione - Mezzo secolo di impegno per la pace": guardando alla Storia ed all'impegno di un uomo.
Inseguendo una responsabilità derivante dalla conoscenza scientifica, si (ri)scoprono chiavi di lettura capaci di dare una spiegazione al binomio, difficile da coniugare, fra l'Einstein pacifista e (contemporaneamente) padre della bomba atomica.
Si riscopre così, grazie allo straordinario lavoro di contestualizzazione letterario-storica fatta dall'autore Pietro Greco, la vita (e le opinioni) di un uomo che si è plasmato attraverso varie fasi, parallelamente al corso storico degli eventi:
  • pacifista istintivo (infanzia - 1914);
  • pacifista radicale (1914 - 1932);
  • pacifista autosospeso (1933 - 1944);
  • pacifista per disarmo nucleare (1945 - 1955).
Albert Einstein è visto, quindi, non solamente come straordinario scienziato ed autore delle teorie sulla relatività: dalle pagine del libro si percepisce una vita impegnata, lunga, spesa alla ricerca di un indirizzo utile e positivo per l'umanità intera. Il bene primario per uno scienziato dovrebbe essere, fino a prova contraria, cercare di percepire fino all'estremo le potenziali conseguenze negative dovute ad una scoperta, ad una congettura anche minimale: capacità e consapevolezze che non mancarono al fisico (forse) più famoso del mondo. 
Fra le pagine del libro si mescolano testimonianze, frammenti biografici e citazioni capaci di tracciare contorni e pensieri di una delle menti più geniali ed assolute mai esistite: tutto questo fatto sempre, forse, all'insegna della ricerca del bene per la specie Uomo. 
Si ritrovano volti, personaggi ed altrettanti scienziati che hanno cercato di dipingere, assieme a lui, nuovi potenziali orizzonti con cui "far di conto" per innescare positivi e propositivi miglioramenti nella società: amici riuniti in Associazioni che, per inseguire il realizzarsi di un ideale ritenuto utile e giusto, erano disposti a mescolare e confrontare qualsivoglia conoscenza. 
Sullo sfondo (ma non troppo) resta, invece, la figura di questo Uomo a compiere felpati passi per le strade della Storia: cosa rimane, nei tempi contemporanei fatti di altre(ttante) guerre, dello spirito e delle battaglie condotte da Albert Einstein? Cosa rimane della responsabilità concreta e materiale attribuibile a chi dovrebbe avere dovere e facoltà di guardare un pò "oltre" nello sviluppo delle vicende umane, magari in virtù di una conoscenza largamente superiore alla "norma"?
Sollecitando le "corde" giuste è possibile innescare un miglioramento per la società intera, parallelamente a quanto cercò di fare per tutta la sua vita l'uomo Einstein? 
Leggere per avere una visione più completa su una Vita, mescolata ed intrisa di storia e straordinaria consapevolezza.
Fino all'ultimo attimo possibile, ovviamente e necessariamente.
Sullo sfondo, inalterato fra le pieghe della Storia, un mondo che può (e deve) ancora essere fatto migliorare. 



sabato 14 luglio 2012

"SPUNTA LA LUNA DAL MONTE"...FRA GIORNI D'ESTATE


"[...]Tra volti di pietra tra strade di fango 
cercando la luna, cercando 
danzandoti nella mente, 
sfiorando tutta la gente 
a volte sedendoti accanto 
un canto di sponde sicure 
di bimbi festanti in un prato 
voce che sale più in alto 
di un sogno mancato.[...]"

giovedì 12 luglio 2012

L'ETERNO RITORNO (MASCHERATO) DEL PENSIONATO "RESPONSABILE"?


"Per chi come lui ha (non) governato in anni così complessi, ha ceduto il passo a un nuovo governo tecnico senza mai essere stato battuto in aula e senza avere perso le elezioni; per chi come lui è stato il protagonista (!!) di questi anni è giusto e legittimo chiedere un giudizio al popolo italiano sulla storia di questi anni e su una nuova chance di Governo.
E' stata questa l'opinione dell'ultra-rottamato Angelino Alfano, a fronte di quel "quid" che (ad oggi) risulta introvabile e/o disperso senza appello. 
Contrariamente all'insperato, l'incubo per il 2013 torna per spegnere qualunque possibile novità: B. Candidato Premier, con diretti sottoposti quali Daniela Santanchè, o magari lo stesso Alfano. 
Incapace forse di qualsiasi senso della vergogna, il "nuovo" rappresentato da B. sembra prossimo ad un ritorno implacabile: "Tanti (???) chiedono al Presidente Berlusconi di (ri)candidarsi. Io sono in testa a questi. 
Se deciderà di farlo sarò e saremo (????) al suo fianco. Credo che alla fine deciderà di farlo." 
E' ancora questa l'opinione del Segretario Alfano, riassunta da un'ultima frase che risuona come un inno funebre tetro: "Credo che alla fine deciderà di farlo.
Che qualcuno ce ne scampi, verrebbe istintivamente da dire o scrivere. 
Desideroso forse di inaugurare (rigorosamente a parole!) un nuovo "miracolo italiano" capace di allontanarlo ancora di più da problemi di natura giudiziaria, il pensionato B. non sembra aver conservato neppure un briciolo di quella "responsabilità" che lo portò, giusto qualche mese fa, a scollarsi da una poltrona mai veramente amministrato. 
Qualora dovesse ritornare, come purtroppo sempre da vent'anni a questa parte, si rischierebbero di aprire prospettive nulle sul futuro del Paese. E' abbastanza esauriente parte del commento di Alfano: 
"[...]per chi come lui è stato il protagonista di questi anni è giusto e legittimo chiedere un giudizio al popolo italiano sulla storia di questi anni e su una nuova chance di Governo."
Così facendo, pertanto, le elezioni politiche del 2013 rischierebbero di trasformarsi nuovamente in un plebiscito pro contro la sua figura: in quale "cestino elettorale" finirebbero i problemi portati improvvisamente (!!) alla ribalta dai sussulti di consapevolezza e debolezza nazionale aperti dal Governo Monti? 
In caso di nuovo trionfo del pensionato, forse, si aprirebbero prospettive di nuove ed importanti riforme: intercettazioni, federalismo "strozza-sud", riforma della giustizia e separazione delle carriere, ultra-spartizione dei mezzi di comunicazione ed, ovviamente, altre battute e barzellette destinate a ridicolizzare una nazione...rovinandola ulteriormente a colpi di finanziario spread
Che ne sarebbe del Paese in caso di questo eterno ritorno? Cosa potrebbero dire i famosi "mercati" qualora questo losco figuro dovesse incollarsi nuovamente alla poltrona? Quello che conta non sembra essere portare una nazione verso il futuro ma, come da tradizione, "chiedere un giudizio al popolo sulla storia di questi anni[...]". 
Quale giudizio potrà mai esprimere un popolo nei confronti di una persona che, all'insegna di lustrini e ballerini, ha trascinato un Paese intero in un baratro senza (probabile) uscita immediata? 
Dove finirà lo stock di debito pubblico, ormai prossimo a sforare il 122% in rapporto al PIL? 
Dove finiranno scelte avvallate anche se sciagurate, come la (purtroppo) dimenticata decisione di tornare al nucleare affogata da un Referendum nazionale giusto l'anno scorso?
Dove finiranno le discussioni su tematiche quali lavoro, Europa, sostenibilità ambientale e welfare (solo per citarne alcune, nds) ? 
In questi ultimi anni, sicuramente per colpe maturate anche bi-partisan, poco o niente di tutto questo era stato portato all'attenzione dell'opinione collettiva: bastavano slogan e fumo negli occhi per avere la sicurezza necessaria a decidere dentro l'urna. Non sono bastati questi anni (e questi risultati??) per avere già un giudizio pronto? 
Sia mai, ovviamente. Sempre meglio un ritorno...l'ennesimo ritorno. 
"Con lui il 30% è assicurato", sembra professare (sconfessando ulteriormente la sua intelligenza, nds) una politica finta almeno quanto il suo "ritoccato" volto. Quali "nuovi" (??) ingredienti mescolare per questo eterno ritorno? 
Liste civiche di area "liberale" quasi come fossero foglie di fico, abbinate ad una revisione della legge elettorale per compilare una sorta di "Porcellum" ritoccato ad hoc. 
Prima del rientro, lo stesso pensionato B. sembra scaldare i motori con dichiarazioni roboanti: 
"Gli imprenditori vogliono il mio ritorno.", pare abbia ammesso...confondendo, forse per maturata anzianità, il significato di qualche parola. 
Sostituendo infatti "imprenditori" con "speculatori", tutto sembra (non troppo) magicamente ritornare al suo posto: 
"Gli speculatori vogliono il mio ritorno.", per una svariata serie di motivi: inaffidabilità sul lungo termine, europeismo od euroscetticismo quasi come fosse un girasole alla ricerca del "solo Sole" del consenso, manifesta incapacità e, purtroppo, chi più ne ha più ne aggiunga. Non è affatto difficile, andando con la memoria ai tempi recenti. 
Altro fumo negli occhi sarà aggiunto, eventualmente, cambiando il nome del Partito (ad-personam): da "Popolo della Libertà" a quali altri lidi? Che fine faranno le primarie? Quale progetto seguirà al PdL 2.0 messo in cantiere dall'ultra-rottamato segretario "senza quid"? 
Sono troppe le domande con risposte da dover scongiurare, in vista di questo "eterno ritorno": sullo sfondo, una mai troppo contemplata partecipazione agli incontri di qualche centro-anziani in prossimità di Arcore. 
Salvo ammettere che, forse, tutto questo costituisce un "ritorno" fatto da chi, in realtà, mai se ne è andato dalla tragica situazione italiana.


lunedì 9 luglio 2012

(PER) CHI (SI) ALZA LO SPREAD?


Quella che era stata identificata come "spending review" sta assumendo contorni sempre più vicini a quelli di una manovra correttiva, volta forse a (re)indirizzare i conti pubblici verso un appianamento di quelle spese "indesiderate" maturate nei mesi passati: terremoto ed interessi elevati (insostenibili?) sui titoli pubblici sono solo due delle "voci" capaci di confermare questa tendenza. 
I settori di intervento scelti sono molteplici, alcuni dei quali molto distanti da una reale definizione di "equità"; rimangono anche sicure scelte capaci di indirizzare verso una corretta razionalizzazione e riduzione dell'esagerazione esponenzialmente accresciuta durante questo ultimo venti-trentennio.
Nonostante questo, purtroppo, si possono trovano alcuni elementi che colpiscono negativamente, come ad esempio i paventati tagli all'Infn. 
"Complice" nella recente e straordinaria scoperta della tanto attesa "particella di Dio", l'Istituto di ricerca si vedrà  al momento decurtati i finanziamenti, come previsto dall'allegato 3 posto a corredo della versione definitiva del testo di "spending review": -4% circa per il 2012, a cui faranno seguito percentuali del 10% annuo nel biennio 2013-2014. 
A conti fatti, si trattererebbe di una riduzione annua prossima ai 24 milioni di Euro. 
L'opinione maturata a seguito di tali tagli è perfettamente sintetizzata da Fernando Ferroni, Presidente Infn: "I nostri esperimenti al Cern e al Gran Sasso saranno ridotti del 30%. E i nostri ricercatori, senza esperimenti, cosa faranno?
E' un segnale mortale per la scienza italiana e per chi ce la fa."
Per chi ce la fa, appunto: può una (ennesima) manovra correttiva creare (o peggiorare?) quella potenziale "macelleria sociale" già in atto? Può un Parlamento opporsi o migliorare le decisioni di un Governo "tecnico"? 
Va approvato e deliberato tutto "a scatola chiusa"?
E' necessario votare favorevolmente ogni provvedimento, al fine di evitare il tanto temuto default? 
Tagli ad Enti Locali e Regioni contribuiscono, inevitabilmente, ad aggravare quel rischio di "coesione" sociale tanto decantato: fino a che punto dovrà spingersi quel salvifico "senso di responsabilità" richiesto a Partiti, autorità e cittadini stessi? 
Non si era detto che la "spending review" si prefigurava esclusivamente come panacea necessaria ad evitare solamente l'innalzamento dell'Iva dal 21% al 23%? E' stato fatto qualche errore comunicativo e di gestione delle finalità operative? Ben vengano operazioni strutturali vicine a snellimento e razionalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma sembra comunque necessario guardare con maggiore occhio critico ad alcuni provvedimenti sulla Sanità: a cosa serve passare da 4 a 3,7 posti letto per mille abitanti, in un'Italia dove attualmente esistono moltissimi ospedali che non hanno un numero di posti letto (e ricoveri) adeguato alle esigenze delle popolazioni locali? E' su domande come queste che si gioca la credibilità di un Governo...ed il futuro di milioni di italiani.
Sacrificare ricerca e sanità attraverso paventati tagli lineari è veramente la soluzione giusta (od unica?) da percorrere fino in fondo? La risposta a qualunque domanda sembra essere divenuta, purtroppo, la solita: permettere al Governo Monti la realizzazione di qualunque provvedimento, con la "scusa" di dover scongiurare un fallimento dalle proporzioni devastanti.
Non stupisce ulteriormente il timido "sostegno" al Governo di Partiti che, in realtà, sembrano voler riacquistare una verginità perduta in termini di dignità, credibilità e consenso. 
Cosa replicare invece ad un pericoloso "sovversivo" che cerca di individuare nella spending review qualche lato "debole"? "Dichiarazioni di questo tipo fanno aumentare lo spread".
Sembra essere stato questo infatti il nucleo fondamentale della risposta del Premier Monti a Giorgio Squinzi, neo-eletto Presidente di Confindustria. A fronte di una dichiarazione capace di riassumere anche le voci di quella fetta di imprenditoria debole e già terribilmente provata (probabilmente anche per cumulate colpe sue, nds), giunge la (mai troppo?) temuta minaccia: il "divino spread" ritorna a tormentare gli incubi di uno Stato già segnato.
Bastano solo delle dichiarazioni a fare impennare lo spread? Non contribuisce in alcun modo un Paese freddato da una dirigenza politica per molti tratti sembrata imbarazzante, indegna ed incapace di guidare un'Italia verso il futuro? Non contribuiscono i (dubbiosi e malcelati) giudizi delle agenzie di rating, declassamento dopo declassamento? Non contribuiscono in alcun modo a far impennare lo "spread" una corruzione dilagante od una burocrazia opprimente ed incerta? 
Lo spread, inteso come "differenziale", non dovrebbe qualificare il prezzo che i misteriosi "mercati" sono disposti a guadagnare per finanziare uno Stato che sembra non avere un'adeguata sostenibilità sul medio-lungo termine? 
Se lo spread aumenta, per parole dello stesso Premier, si rischiano fenomeni che "fanno aumentare i tassi di interesse e incidono non solo sul debito pubblico ma anche sulle imprese.
Non contribuiscono all'innalzamento dello spread politiche che, sul lungo termine, hanno condotto Stati come l'Italia a devastanti "paludi" recessive senza fine alcuna? 
Cambierebbe qualcosa lo spiegare che, forse, in caso di mancata approvazione della manovra chiamata "spending review", sembrerebbe necessario aumentare ulteriormente i carichi contributivi (sulle spalle dei soliti noti non-evasori, nds) in attesa della tanto attesa crescita? 
Non hanno contribuito in alcun modo le mancate decisioni in sede Europea a far innalzare i "differenziali" degli Stati ritenuti più a rischio fallimento?
Basta solo un Presidente neo-eletto di Confindustria che, in accordo con i rischi paventati dalle forze sindacali, cerca di sintetizzare e mettere in evidenza quelli che potrebbero diventare i punti deboli di un provvedimento atto a mettere in circolo "misure strutturali"? Basta solamente questo? 
Dove sta il margine separatorio da anteporre alla sempre più pericolosa ingerenza della finanza nel mondo reale e nelle vite delle persone? Esiste anche qui un invisibile spread da eliminare o ridurre, forse? 




Per saperne di più: 
"Monti contro Squinzi: 'Fa male allo spread'", L'Unità, 9-7-2012

"Statali, gli esuberi sono 24mila", L'Unità, 9-7-2012

"Spending review, tocca l'Infn: 'Dopo il bosone, ci tagliano.'", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/politica/2012/07/07/news/spending_review_tagli_mirati_infn-38690871/)

"Spending review: Ferroni (Infn), preso in giro. Addio innovazione.", Asca.it
(http://www.asca.it/news-Spending_review__Ferroni_28Infn29__preso_in_giro__Addio_innovazione-1174474-ATT.html)