domenica 1 luglio 2012

"SPENDING REVIEW": GIUSTA RAZIONALIZZAZIONE O MAZZATA "ALTERNATIVA"?


Imporre una spending review per reperire cifre sufficienti ad evitare (ritardare?)  l'innalzamento dell'Iva dal 21% al 23%: sembra questo l'obiettivo primario consegnato a quella che, salvo imprevisti, si appresta a poter diventare un'altra manovra economica. L'equivalente economico dovrebbe rispondere alla necessità di reperire, minimo, circa 4 miliardi e 200 milioni di Euro attraverso tagli e/o riduzioni della spesa corrente. 
Stando agli ultimi dati diffusi da organi e mezzi di informazione, gli organismi preposti ed afferenti al supercommissario Enrico Bondi starebbero lavorando ad un piano di ben più largo respiro, rispetto alle cifre precedentemente messe in conto e limitate al solo "rifugio anti-Iva": calendarizzare entro la fine del 2012 risparmi prossimi a 8-10 miliardi di Euro, salvo aggiungere entro l'intero 2013 altri 20 miliardi circa.
A conti fatti, pertanto, imporre una spending review significherebbe razionalizzare (tagliare?) nella spesa corrente cifre che in un anno e mezzo toccherebbero i 30 miliardi di Euro. La domanda, allontanandosi dai numeri, è sempre una sola: dove e cosa razionalizzare? 
Le ultime indiscrezioni riferite conducono a pre-pensionamenti nei confronti dei dirigenti per le Pubbliche Amministrazioni, applicando una deroga rispetto alla prima riforma "targata" Fornero. Stime sindacali riferiscono, a questo proposito, di riduzioni organiche prossime a circa 13mila unità: riduzioni che, salvo straordinarie riprese, non potranno trasformarsi in sostituzioni. Parallelamente a questo sembra si stia cercando di inserire, anche a giusta ragione, misure e provvedimenti relativi alla riduzione del numero di Province. 
Sullo sfondo (ma non troppo) rimangono, invece, due macro-tematiche su cui è opportuno insistere e soffermarsi con più attenzione: tagli alle spese per beni e servizi alla sanità, in abbinamento alla riduzione di incentivi alle imprese. 
Nonostante le (sbandierate) dichiarazioni del Sottosegretario Catricalà, secondo cui questa manovra occulta(ta) andrebbe ad incrementare le possibilità di ricerca della "crescita", è assai difficile capire come si possa inseguire in termini reali questa opera: tagli alla sanità e riduzione ulteriore dei contribuiti alle imprese significano forse miglioramenti certi?
Rispondere in termini chiari a questa domanda sembra al momento impossibile, in quanto non sono state ancora diffuse nel dettaglio le "zone" di intervento e di applicazione dei tagli. 
Risparmiare in sanità sembra significare, in termini reali, ricercare a quali voci sarà necessario attingere per reperire risorse: accanto alle "limature" nell'acquisto di beni e servizi, sarà veramente necessario intervenire ulteriormente sul settore (assai più importante) dei Servizi alla Persona e del Benessere? 
Su questo fronte, non certo per errore, sembrano sempre più vive le preoccupazioni di Regioni e Sindacati. 
Praticare la spending review significa forse procedere attraverso tagli lineari attraverso campi già provati come imprese, benessere e servizi alla persona: servivano davvero tecnici e (super)tecnici per realizzare provvedimenti aventi questo denominatore comune? Serviva forse questa ennesima "spending review" per qualificare ulteriormente lo stato di emergenza nella quale è immerso il Paese intero? 
Spending review per reperire a malapena 5 miliardi di Euro, a fronte di una produttività interna che supera(va) i 1600 miliardi di Euro: le cifre smobilitabili e riducibili hanno davvero margini così ristretti di azione? 
Sembra inoltre al vaglio l'ipotesi di estendere, in chiave maggiormente centralista e (forse) meno iniqua, a tutti i Ministeri quanto già previsto per il dicastero dell'Economia: riduzione del 20% degli organici dirigenziali, parallelamente ad una riduzione del 10% di tutti i "rimanenti" dipendenti. 
Nonostante qualsiasi smentita di rito, i tratti di questa "revisione di spesa" sembrano delineare i contorni di un'altra manovra che, nelle sue linee generali, sembra non escludere affatto la necessità di predisporre altri tagli in zone nevralgiche e "scottanti". 
Promuovere (disperata ricerca della) crescita trovando in chiave europea insperate basi per un nuovo asse entro cui cercare una (ri)costruzione non basta, mentre in terra italica si susseguono voci che fanno riferimento ad altri tagli concentrati in settori "critici", giusto per usare un eufemismo.
Si attendono delucidazioni, dettagli ed eventuali smentite: ai posteri l'ardua sentenza. 


Per saperne di più:
"Dipendenti pubblici in pensione con le vecchie norme", B. Di Giovanni, L'Unità, 1-7-2012

giovedì 28 giugno 2012

FORNERO'S ATTITUDES HAVE TO CHANGE...AS SOON AS POSSIBLE!


"People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice."
Sembra essere questo l'incriminato frammento attribuito al Ministro Elsa Fornero, trascritta nel corso di un'intervista al Wall Street Journal nella giornata di ieri.
Da italiana abitudine, l'attenzione di molti sembra essersi soffermata esclusivamente sul contenuto esposto nella parte "[...]Work isn't a right.[...]" Contrariamente a quanto riportato invece da Articoli contenuti in quella Costituzione che, fino a prova contraria, un Ministro della Repubblica avrebbe quantomeno il dovere di consultare prima di fare richiamo e riferimento a tematiche "scottanti" come quelle lambite nell'interviste in questione. 
Il rapporto fra lavoro ed essere umano è intersecato e fondato su due punti che, salvo eccezioni, si trasformano in pilastri che rischiano di franarci addosso se non adeguatamente sorretti: 
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. [...]" (Art.1, Costituzione)
"La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società." (Art.4, Costituzione)
E' anche dietro a questi due articoli che si nasconde il dato di fatto più grande e mirabile attorno a cui (ri)costruire, soprattutto in tempi di crisi, un tessuto sociale degno di tale nome. 
Superando la questione del "work isn't a right", all'interno e sul quale sono uscite numerose interpretazioni ed anche troppe polemiche (giustamente) amplificate dal tremendo e sempre più mordente momento di crisi, è opportuno richiamare alla mente anche (soprattutto, nds) i paradossi racchiusi all'interno della frase precedente che, salvo ennesime rettifiche, sembra presentare minori ambiguità traduttive ed interpretative: "People's attitudes have to change.[...]"
Il sostantivo attitude, se declinato al singolare, è traducibile attraverso sinonimi coerenti al contesto quali attitudine, intenzione, modo di comportarsi, modo di pensare, opinione, punto di vista, posizione ed altrettante terminologie dal campo semantico molto più largo e meno stringente. In altre parole, tale riportata citazione significa "I modi di pensare (di comportarsi, opinioni, punti di vista) delle persone devono cambiare.[...]"
Una frase come questa presenta aspetti che, salvo differenti interpretazioni, presentano tratti lacunosi conseguenti ad una devastante miopia sul reale assetto maturato del sistema-Italia
Condizionata forse da una vista ancora occlusa dai residui delle lacrime versate per la riforma delle pensioni, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità ha mancato di focalizzare il "tiro" su alcuni aspetti fondanti dell'Italia, soprattutto in tempi di crisi come quelli "in corso d'opera". 
Contrariamente a quanto da lei forse appreso sui libri e nei sepolcri imbiancati di certe Aule d'Università, le opinioni ed i punti vista di moltissimi italiani sono già cambiati, profondamente e radicalmente. 
Sono radicalmente mutate le capacità di immaginare un medio-lungo termine di vita, a fronte di percentuali di disoccupazione giovanile galoppanti che hanno ormai superato il 33%. 
Sono radicalmente cambiate le consapevolezze di famiglie che, "affette" da disoccupazioni e/o riduzioni lavorative, hanno visto stipendi e potere d'acquisto calare fino all'inimmaginabile. 
Sono radicalmente invertite le consapevolezze di molti laureati (e non raccomandati) che, nonostante anni di studio e sacrifici, si vedono pressochè condannati a mettere le radici in posti dove sono (quasi) costretti a dimenticare le loro conoscenze ed il loro (legittimo) desiderio di vedersi valorizzati per doversi, appunto, piegare a tutto quel "mondo che li cambia". Mondo che cambia, costringendoli ad (iper)produrre. 
Sembrano essere enormemente aumentate quelle attitudini al sacrificio di tutti quei pendolari che, salvo masochistiche eccezioni, pagano abbonamenti e biglietti per giornalieri viaggi su treni e mezzi pubblici che riescono (purtroppo) a commentarsi da soli. Sono radicalmente cambiati i punti di vista di quegli esseri umani che, divenuti lavoratori full-time, sono costretti ad essere madri/padri e mogli/mariti solamente part-time, in quanto costretti ad accettare condizioni di lavoro che li spingono a soggiornare per molti giorni l'anno lontano da quella che (il resto del)la famiglia continua a chiamare "casa".
Sono enormemente cambiate intenzioni e prospettive di moltissimi italiani, soprattutto in questi ultimi anni; l'avere un lavoro (in)stabile è diventato, prima che un diritto sancito da radici costituzionali, soprattutto una fortuna. 
La delega alle Politiche Sociali dovrebbe imporre al Ministro Fornero, sul cui curriculum lavorativo maturato sembra impossibile pronunciarsi in malo modo (cfr. http://www.governo.it/Governo/Biografie/ministri/fornero_elsa.html), serie riflessioni sui toni da usare e perpetuare in un Paese già terribilmente provato come quello italiano. 
Ogni italiano ha ed avrà, nei prossimi anni, sempre maggiori problemi ad andare avanti se la "statal-retromarcia" non sarà fermata ed invertita per tempo. Quando un contesto economico, sociale, ambientale, politico, [...] sembra andare indietro ad incredibili velocità, "retrocedono" e "recedono" (inevitabilmente) anche tutte le "attitudes" a cui il Ministro faceva riferimento.
Identificare il lavoro come vicenda figlia di semplici questioni miste fra diritti e doveri significa, fino a recessione e speculazione cessate, compiere un'azione assolutamente limitata: lavorare è fortuna, lavorare in un contesto civile che permetta di vivere è addirittura panacea per i tempi che corrono. 
Lavorare è Futuro, sgombrando il campo da qualsiasi differente traduzione possibile. 
Lavorare dovrebbe coincidere anche con quanto contenuto nella seconda parte dell'Articolo 4 a cui, in sen(s)o a questa polemica, si è fatto assoluto e giusto riferimento: "[...]Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."
Di fronte a questo tema non dovrebbe esserci testo universitario, banca, speculazione finanziaria, interpretazione o lacrima capace di resistere: il lavoro deve essere integrazione (e MAI sostituzione) della Vita. 
Vita che, salvo imprevisti e fedi differenti, ha una sola possibilità per essere vissuta nel pieno possesso delle nostre facoltà. Sentire o leggere frammenti come questi da un Ministro "tecnico" invocato dalla (commissariata) politica non per "distribuire caramelle" o "paccate di miliardi" fa, al di là di ogni interpretazione e polemica possibile, riflettere profondamente. Su questo fronte, ancora di più che per gli italiani, verrebbe da scrivere che "Fornero's attitudes have to change.
Cambiare...as soon as possibile, oppure immediately (che scriver si voglia, nds).
Rigorosamente senza n-esime possibilità di interpretazione, ovviamente. 


martedì 26 giugno 2012

"CHEROKEE", FRA MUSICA E STORIA

"Loro vivevano in pace, non tanto tempo fa 
una potente tribù indiana 
ma i venti del cambiamento 
gli hanno fatto capire che 
le promesse erano bugie 

l'avidità dell'uomo bianco, in cerca d'oro 
ha fatto sanguinare la nazione 
tutti hanno perso la loro fede 
e adesso hanno dovuto imparare 
che non c'era nessun posto in cui tornare 
nessun posto dove voltarsi 

Cherokee - marciando sul sentiero delle lacrime. 

furono duramente portati tra le pianure 
e camminarono per molte lune 
perchè i venti del cambiamento 
gli avevano fatto capire che 
le promesse erano bugie 

così tanto da sopportare, tutto quel dolore 
li lasciò nella disperazione 
avevano perso la loro fede 
e adesso hanno dovuto imparare 
che non c'era nessun posto in cui tornare 
nessun posto dove voltarsi."

sabato 23 giugno 2012

"IL CASO GRILLO", TRA PROTESTA E PROPOSTA


Come ha fatto un Movimento in cui "uno vale uno" a raggiungere percentuali di consenso prossime (o superiori) al 20%, partendo dal cosiddetto zero virgola di qualche anno fa? La geometria del dissenso per la politica è stata, forse, la spinta propulsiva più grande per questo schieramento: che cosa ne sarebbe stato delle cinque stelle con una politica più coerente ed attenta a svestirsi (di buona/larga parte) dei propri privilegi? 
Cosa ne sarebbe stato delle cinque stelle se, in tempi non sospetti, qualche classe dirigente avesse pensato in tempo a realizzarle, una per una, senza attendere gli spettri di default ed insolvenza? 
Il Movimento 5 Stelle si configura, alla luce di questo, come l'ennesima reazione giustificata dallo status quo di un sistema tremendamente al palo: è assolutamente lecito che, in condizioni di simil-regime, un cittadino sfiduciato guardi ad una protesta-proposta che si proponga di fare da megafono al dissenso generalizzato. 
Attraverso quali altre valvole di sfogo avrebbe potuto sfogarsi questo percepito e diffuso senso dischifo assoluto? 
Sentire politic(ant)i definire ed inneggiare al M5S come il problema esclusivo da abbattere (o deridere) è, per gli occhi e per le orecchie dell'italiano medio (e non solo...), una delle cose più ridicole e tragicomiche a cui assistere. 
Le riflessioni attorno a questo "Movimento" (ed ancora di più attorno al suo leader, nds) sono infinite e, altrettanto potenzialmente, destinate a sfarinare ulteriormente quella consapevolezza maturata storicamente a proposito di parole come sinistra o destra
A prova di questo, rimangono i campi chiave attraverso cui il M5S vorrebbe costruire una democrazia di stampo diretto e "partecipativo" nell'Italia devastata: amministrare i bisogni dei cittadini è facilissimo, destra e sinistra oggi dicono cose diverse per poi fare le stesse, il fare politica significa prestare le proprie competenze alla collettività per un tempo limitato. Attorno a questi argomenti chiave rimangono, inalterate ma non certo inalberate, le richieste fatte ad una classe politica percepita per molti suoi tratti come indegna ed inefficiente (ad essere leggeri, nds). 
Per il resto, senza mezzi termini, qual'è stata la storia e quali sono state (e saranno) le dinamiche di un Movimento in evoluzione come questo? A questa e a molte altre domande cerca di rispondere "Il caso Grillo", raccolta tramite e-book degli articoli provenienti da La Repubblica fatti nel tempo da firme autorevoli del giornale in questione. 
L'introduzione all'e-book, ad opera di Carlo Galli, è chiarissima sin dall'inizio a proposito di questo Movimento: 
"Il nuovo che avanza, volando sulle ali della rotta di Berlusconi e minacciando l'usato sicuro del Pd: questo è il Movimento 5 Stelle. Questo è Grillo. [...] A livello di sistema politico, non siamo davanti a un'insorgenza di destra. 
La destra e la Lega sono il primo boccone che Grillo si è mangiato, nella sua marcia; la prossima preda potrebbe essere una parte - la meno ideologizzata - dell'elettorato del centrosinistra [...] Grillo è una forza di antisistema - antipartitica ed in parte antistituzionale, ma non antidemocratica-, sintomo della debolezza agonica dell'intera politica italiana.[...]"
Quale potrebbe essere il futuro di un Movimento che, salvo suicidio politico, dovrà presto assumersi oneri, onori e responsabilità di "verificarsi" su scala nazionale e non più locale? 
"[...]Il futuro del grillismo, così, è al tempo stesso roseo (di protesta in Italia ce ne è davvero molta, e le offerte politiche sono tanto numerose quanto a dire poco insufficienti) e aleatorio [...]. In complesso, quindi, nella fortuna politica e nelle rischiose prospettive di un comico sceso in campo per il fallimento di un piazzista, e per la debolezza dei suoi avversari, non c'è, dopotutto, niente di divertente. 
La curiosità e l'apprensione sono molto più adeguate del riso."
Identificare il M5S con la figura di Beppe Grillo è, per moltissimi sostenitori dello stesso, un reato figlio di una mancata conoscenza delle dinamiche interne al Movimento: Beppe è un "megafono" delle istanze collettive, un veicolo di diffusione delle proteste da trasformare in proposte.
Rivedendo la domanda in chiave politica e di caccia al consenso, è possibile chiedersi cosa ne sarebbe (in termini di consenso) del M5S senza la figura di Beppe Grillo: sarebbe, salvo imprevisti dell'ultim'ora, possibile prevedere un netto calo dei consensi sul medio-lungo termine? Cosa ne sarebbe di un M5S senza più le basi del (imposte dal?) famoso beppegrillo.it? E' da questo blog che sembrano dipartirsi, a raggiera, moltissime delle coordinate generali entro cui si sono plasmate nel tempo le dinamiche del Movimento. 
Nonostante queste domande, è più che lecito inabissare la figura di Grillo sullo sfondo: in primo piano rimangono elettori che, "sfiduciati" da una classe dirigente non all'altezza della situazione, cercano soluzioni capaci di dare istanza a specifiche voci di protesta. 
Rimangono persone che, spinte forse dalla voglia di fare qualcosa nel loro piccolo, accettano oneri ed onori derivanti dal ruolo di Amministratori. Così come dentro la "vecchia" politica non tutti sono uguali (contrariamente a quanto il leader maximo diffonda e voglia far credere, nds) , altrettanto è lecito scrivere di sostenitori ed aderenti al M5S. 
Parte dell'e-book è dedicata al resoconto storico di questo Movimento, nel periodo 2007-2012: iniziando dai "Vaffa-Day", fino ad arrivare alla conquista di Parma in virtù del consenso assegnato al candidato Federico Pizzarotti. 
Iniziando dalla piazza descritta da Michele Serra fra politica e populismo (9-9-2007), si arriva all'attenta cronaca di una protesta radicatasi nel tempo. Tale protesta dovrà, in quanto costituitasi in un vero e proprio "partito" (dai tratti "esteriori" comunque differenti rispetto a quelli dei partiti più vecchi), riuscire nel tempo a coagularsi in prevalente e decisa proposta: è impensabile (e ridicolo) fare politica a livello nazionale trincerandosi dietro scomuniche e proclami sottoforma di post. La cosa più interessante (e potenzialmente devastante) sarà quella di fare effettiva sintesi: cosa proporre ad un ex-elettore leghista in tema di diritti civili, coppie di fatto o cittadinanza ai minori stranieri? 
Come circoscrivere la protesta in termini chiave quali lavoro e società? 
Come coniugare interessi comuni (e malumori non comuni, nds) di ex-elettori di (centro)destra e (centro)sinistra? 
"Il caso Grillo" getta, attraverso coni d'ombra derivanti da queste ed altre domande, più di un occhio competente attraverso l'analisi storica recente della questione: Curzio Maltese, Goffredo de Marchis, Edmondo Berselli, Giovanna Casadio, Luciano Nigro, Mauro Favale, Michele Smargiassi, Riccardo Bianchi, Filippo Ceccarelli, Annalisa Cuzzocrea, Raffaele Niri, Francesco Nani, Silvio Buzzanca, Massimo Calandri, Massimo Giannini, Ilvo Diamanti ed Ezio Mauro sono i giornalisti che, con piglio critico e consapevole, cercano di dare tono ed opinione a questo fenomeno che, in una fase iniziale, avrebbe potuto essere meglio gestito (capito, ascoltato, arginato?). 
Cosa chiama il futuro? Per chi suona la campana della nascente Terza Repubblica? 
"La questione non è Grillo. E' la richiesta esasperata di cambiamento che i cittadini rivolgono alla politica dopo anni di occasioni perdute che hanno divorato la fiducia nei partiti e nel Parlamento, portandola al livello più basso d'Europa.
La crisi fa il resto, erodendo le basi stesse della democrazia, come accade quando la perdita del lavoro si rivela perdita della libertà materiale, senza la quale non c'è libertà civile. 
Ci si può stupire, a questo punto, se il voto diventa un ciclone in grado di cambiare il panorama politico italiano, o almeno di terremotarlo? In realtà siamo solo all'inizio. [...] Non si capisce per quale strada e con quali strumenti si potrà costruire una nuova classe dirigente del Paese, perchè la protesta non lascia intravedere nessuna proposta. 
Ma si capisce benissimo che per la classe dirigente attuale sta suonando il segnale dell'ultimo giro. 
Grillo è la spia di tutto questo, ed è una valvola di sfogo. [...] O si cambia, o la campana suona per tutti."
Senza lasciare Casaleggio (Associati) troppo sullo sfondo, ovviamente. 




giovedì 21 giugno 2012

21 GIUGNO, FRA ESTATE E POESIA


"Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti
e riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.
La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell'approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione."

(Estate, Herman Hesse)




"Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono,vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio... Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale."

(Meriggio d'estate, Umberto Saba)

"Cicale, sorelle, nel sole
con voi mi nascondo
nel folto dei pioppi
e aspetto le stelle..."

(Estate, Salvatore Quasimodo)

martedì 19 giugno 2012

SOLUZIONI "TECNICHE": MENO FERIE PER TUTTI!


La transizione da propagandisti&buffoni a serietà "tecnica" non potrà essere in alcun modo netta e senza ritorno?
Dovrà per forza essere accompagnata e salvaguardata da repentini (e sobri) cambi di marcia, all'insegna della meravigliosa "ironia" che fino a poco tempo fa caratterizzava continuamente gesti e parole delle massime classi dirigenti di questo Paese?
Ogni possibile risposta a questa domanda trova altre dimostrazioni nell'ennesima "battuta" fatta dal Sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, ribattezzato per l'occasione "Quaresima" nell'odiernoBuongiorno di Massimo Gramellini. 
Quali misure urgenti poter prendere nell'immediato per fronteggiare una recessione (forse) senza precedente alcuno? 
Quali soluzioni può proporre un Tecnico che, in un momento cruciale come questo, dovrebbe avere l'onere di traghettare un Paese devastato fuori da un mare in tremenda tempesta? 
Servirebbero risposte concrete, capaci di coniugare l'ormai celeberrimo "trittico" utilizzato dal Governo dei "Tecnici": rigore, crescita ed equità. Mentre di rigore se ne è visto anche troppo, come inseguire misure reali che sappiano coniugare crescita ed equità sul breve-medio termine? 
La risposta palesata e diffusa dai media è stata tutto fuorchè "tecnica":
"[...]stiamo vivendo sopra le nostre possibilità: per sostenere i nostri consumi interni abbiamo bisogno di prestiti esteri che sono stati pari a 50 miliardi di euro l'anno.[...] Questo gap lo possiamo chiudere[...] o riducendo ulteriormente la domanda interna, inaccettabile per il Paese, oppure aumentando il potenziale produttivo. [...] per aumentare la produttività del Paese [...] lo choc può avvenire dall'aumento dell'input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l'anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve. [...] se noi rinunciassimo (= voi rinunciaste, nds) ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul Pil immediato di circa un punto.[...]" (Fonte: ansa.it)
Stando a questa "ricetta", secondo sue previsioni neppure troppo invisa ai Sindacati, sarebbe possibile ottenere cash fino a 14-15 miliardi di Euro (da gettare nel calderone del debito?). 
Servirebbero davvero sette giorni in più di lavoro per risolvere qualunque problema? 
Se la sfida fosse così semplice ed immediata da risolvere, non servirebbero i tecnici (ed i supertecnici, nds) scelti per cercare di rimediare agli errori fatti da classi dirigenti imbarazzanti. 
Essendo il debito pubblico eccedente di un buon 20% rispetto al PIL italiano, servirebbero solamente venti settimane in più di lavoro per rimediare a qualsiasi problema. Al di sotto del 100% del rapportodebito/PIL, infatti, la tensione dei mercati secondo le opinioni di economisti ed esperti sarebbe propensa ad attenuarsi. 
Servono solamente venti settimane in più di lavoro, fatto ovviamente sempre dai "soliti noti": quelli che pagano già tasse esasperate, quelli che vedranno probabilmente consumi ridursi ancora a fronte di un aumento dell'IVA dal 21% al 23%, quelli che vedono il "lavoro" ormai come un pianeta sperduto. 
Mentre politici (e tecnici) passano, qualche buffonata è inevitabilmente destinata a restare intatta. 
Seguendo queste tendenzialità, forse, potrebbero presto mettere imposte sulle quantità d'aria respirata, chi potrà mai dirlo con certezza. Ciò che conta più di tutto, comunque, è l'invisibile confine fra battuta e "soluzione tecnica": è questo che ci si aspetta da chi dovrebbe risolvere una situazione tremendamente complessa? 
La risposta è scontata e, fortunatamente, ottimamente riassunta nell'odierno Buongiorno di Gramellini:
"[...]Chi lavora, in Italia, lavora tantissimo. Semmai lavora male, a causa della corruzione e della burocrazia, figlie naturali della cattiva politica. Invece di farlo sentire un verme, gli andrebbe restituita una speranza, mandando in ferie non pagate gli ottusocrati e in carcere i ladri."
Se è necessario dare visibilità a questi "tecnici", è meglio fare il possibile per connettere certi individui alla (triste e cupissima) realtà dei fatti: affermazioni come queste rischiano di riportare la situazione sui binari di quel (quasi) ventennale "carnevale" terminato a novembre del 2011. 
Nonostante tutte le aspettative, una fortuna del Sottosegretario Polillo dovrebbe essere quella di conoscere da dentro le dinamiche che regolano l'economia: classe '44, laureato in Economia (?), è entrato in Parlamento come tecnico ottenendo negli anni incarichi al Servizio Bilancio ed al Servizio Studi.
Politicamente ondivago, è passato anche attraverso l'insegnamento universitario e nello studio dei rapporti che intercorrono fra economia e politica. E' stato anche Consigliere Economico del PdL, da cui deve evidentemente aver ereditato qualche battuta(ccia) di troppo.
Una sua descrizione al vetriolo è stata fatta anche dal controverso Marco Travaglio, all'interno del MicroMega 2/2012:
"[...] Già repubblicano e poi socialista, già Presidente di Enel Stoccaggi e funzionario parlamentare, già vicino a Massimo D'Alema e poi ghostwriter di Fabrizio Cicchitto, ma anche adepto dei repubblicani berlusconiani di Francesco Nucara, il vice di Monti al dicastero chiave dell'Economia è stato indicato[...] proprio dall'ex-piduista lombardian-berlusconiano ('sono sottosegretario per caso', ha confidato lui stesso in un programma radio: 'Ho dato il mio curriculum a Cicchitto, di cui ero consulente. Lui lo ha dato a Monti, che non conoscevo.Tutto qui'.) 
Presenzialista televisivo da Guinness, ritiene i Sindacati una jattura, insiste per la controriforma del mercato del lavoro ancor più della Fornero, non perde occasione per decantare estatico le mirabilie del Governo Berlusconi (tanto che non si capisce che bisogni ci fosse dei tecnici al suo posto): 'E' un grandissimo personaggio: nel 1994 ci ha salvato dalla gioiosa macchina da guerra dell'ex Pci. Poi è stato perseguitato peggio di Al Capone. Lo stimo, ha fatto tanto per il Paese. 
Lo vorrei al Quirinale, sarebbe un bravissimo Presidente della Repubblica.[...]" (Fonte: MicroMega)
Questo e molto altro è il Sottosegretario autore della "battuta" sulla settimana in meno di ferie per tutti: se il problema è così semplice da risolvere, a cosa è servita questa pioggia mista fra tecnici, tasse ed aumenti su tutto lo scibile? 
Se questo deve essere il calibro delle proposte capaci di coniugare crescita ed equità (sobrietà inclusa, nds), si consiglia caldamente una velocissima (ed utilissima) full-immersion nel Paese reale...lontano (ma non per troppo) dagli imbiancati e sicurissimi sepolcri romani. 
La sensazione, forse non adeguatamente percepita, è che serva anche qualcuno di più serio al Paese, in un terribile momento come questo. Satiri, cortigiani, buffoni e giullari di corte erano, fino a qualche mese fa, presenza pressochè costante negli scenari socio-economici di un'Italia distrutta. 


 


Per saperne di più:
"Polillo: 'Sette giorni di ferie in meno per alzare Pil'", Ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_politica/06/18/Polillo-Sette-giorni-ferie-meno-alzare-Pil-_7055420.html)

"Il sottosegretario Quaresima", M.Gramellini, LaStampa, 19-6-2012
(http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1200)

"L'ineffabile Gianfranco Polillo", E.Menietti, Ilpost.it
(http://www.ilpost.it/2012/04/02/chi-e-gianfranco-polillo/)

"Quanto Berlusconi c'è in Monti", M.Travaglio - F.Sansa, MicroMega 2/2012


lunedì 18 giugno 2012

ELEZIONI, GRECIA ED EUROPA: QUALE FUTURO?


I dati si susseguono, ormai in maniera pressochè ufficiale, seguendo un'onda che indicherebbe il partito conservatore di "Nuova Democrazia" come il vincitore delle (seconde) elezioni elleniche. 
Stando ad una percentuale vincente ed oscillante fra il 27% ed il 30% sul totale degli elettori, il voto greco sembra aver espresso una condizione che, più di ogni altra, fa rima stretta con concetti quali timore e paura. 
Il secondo schieramento uscente dalle elezioni, ossia Syriza del leader Alexis Tsipras, sembra essere stato (forse non a caso) collettore delle istanze degli elettori più giovani. 
Giovani che, forse a giusta ragione, non vogliono avere un futuro vincolato ad un "memorandum" europeista dai contorni incerti ma comunque stringenti. Stando a quanto fatto trapelare da organi di informazione, chi ha un futuro anagrafico davanti non sembra aver avuto dubbio alcuno sulla scelta fatta all'interno dell'urna: 
"Erano le prime elezioni in cui ho votato. [...] Alexis Tsipras è un volto nuovo, è l'unica speranza per la Grecia. Con Nuova Democrazia non c'è futuro soprattutto per noi ragazzi."
Si aprirà, stando a questi risultati, una fase transitoria che potrebbe condurre ad un Governo capace di ultimare l'iter necessario a rassicurare i "mercati" (= ritardare il default?) imposto dalle autorità europee. 
Quale futuro si disegna a seguito di tale risultato elettorale? 
Servirà veramente un Governo conservatore che, discendente diretto degli "erranti" precedenti, potrà avvallare quanto suggerito dallo spirito assoluto del rigore? Basterà questo a fare migliorare un Paese affetto da disoccupazione galoppante verso percentuali ormai terribilmente vicine al 25%? 
Stando a quanto affermato dalla cosiddetta "Europa che conta", i comunicati di speranza per il futuro ellenico non si sprecano. Non si dovrebbero altrettanto sprecare neppure i numeri che indicano emergenze assolutamente insofferenti alle oscillazioni finanziarie: che ne sarà dei 440mila minori che vivono al di sotto della soglia di povertà? 
Servirà anche inserire realtà come queste dentro salvifici "memorandum", fino a prova contraria ovviamente. 
Ottemperare a qualsiasi misura "anti-default" potrà contribuire nel breve termine a rendere migliori le condizioni di quel (quasi) 30% di famiglie con bambini che sono costrette a vivere al di sotto della soglia di povertà?
La vittoria cosiddetta "pro-Euro" sembra consolidare la tendenza europea ad allentare comunque la morsa imposta al popolo ellenico: dilazionare le misure richieste (imposte) alla Grecia sembra inevitabile. 
Sembrano essere inoltre in fase di studio eurobond più leggeri, in accorpamento ad ulteriori provvedimenti per (ri)finanziare i debiti sovrani in chiave europea attraverso ricapitalizzazioni bancarie più frequenti e meno difficoltose. 
Lavorare per un'ulteriore integrazione dell'Unione Europea dovrà significare, oggi più che mai, lavorare per una mai avvenuta integrazione dei popoli europei: minimizzare il rischio di contagio non è sufficiente, da qualunque punto di vista si osservi la questione. Votazioni terminate con vincitori che hanno inseguito (fino all'ultimo) un'ultima spiaggia non possono, fra paura e timore, far dimenticare la ferma necessità di imbastire politiche capaci di far respirare nuovamente quello che, oggi come ieri, rimane un popolo attraversato da fibre strozzate ed inibite.
Se l'urna elettorale può indirizzare verso un esito, toccherà alle classi dirigenti (elette, ingerenti e non elette) lavorare duramente per riabilitare quello che sembra sempre più un complicato labirinto di intenti ed interessi. 
Dietro queste due parole rimangono, neppure troppo indietro, milioni di speranze da non disattendere per l'ennesima volta. Non servirà minimizzare il rischio di contagio per scongiurare il default sociale a cui intere popolazioni rischiano, oggi più che mai, di essere sottoposte (in maniera perpetuata e perpetrata?). 
Ai posteri l'ardua speranza.



Per saperne di più:
"Brividi per Atene: leader Ue a consulto", Bianca Di Giovanni, L'Unità

"La Grecia a destra - Samaras: Governo di unità nazionale", Teodoro Andreadis, L'Unità

"I greci alle urne nella paura, ma ai giovani non piace la Ue", Alberto Tetta, L'Unità

"Oggi incarico a Samaras Ue: 'Subito un governo'", Ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/06/15/Grecia-appello-Samaras-scegliamo-euro-dracma_7045141.html)

"Grecia, gli effetti della crisi: 400mila minori in povertà estrema", Unicef.it
(http://www.unicef.it/doc/3756/grecia-gli-effetti-della-crisi-440mila-minori-in-poverta-estrema.htm)

"G20, Monti ottimista: 'L'accordo è possibile'", Francesco Bei - Elena Polidori, LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/economia/2012/06/18/news/g20_monti_ottimista_l_accordo_possibile-37414989/)

sabato 16 giugno 2012

DECRETO "SVILUPPO", FRA POTENZIALITA' E DRAMMI IRRISOLTI


"Misure urgenti per la crescita del Paese": è questo il titolo dato all'insieme di provvedimenti presi a favore delle (ormai troppo) famose parole quali Sviluppo e Crescita. 
Diversamente dal passato recente, nel quale venivano spese parole e riforme all'insegna di una crisi dichiarata inesistente, sembrano essere stati pensati provvedimenti capaci (realmente o potenzialmente?) di muovere risorse per un totale di circa 80miliardi di Euro. Stando alle comunicazioni fatte, sembra che da questo provvedimento potranno passare molte delle possibilità di salvezza dellabarca-Italia anche nell'immediato futuro. 
I filoni principali entro cui questo decreto è stato racchiuso sono, da tabelle citate nei giornali, i seguenti:
  1. Misure a favore del lavoro: particolare attenzione merita la paventata attenzione posta al problema dell'occupazione giovanile all'interno della troppo sottovalutata "green economy", all'interno della quale sono previsti sostentamenti e finanziamenti agevolati in settori chiave quali prevenzione (rischio idrogeologico e sismico), ricerca e sviluppo di biocarburanti, energie rinnovabili ed efficienza nei settori civile e terziario;
  2. Misure a favore di casa e famiglie: agevolazioni fiscali per lavori di ristrutturazione e detrazioni d'imposta per riqualificazioni energetiche;
  3. Crescita delle imprese: esenzione Imu per immobili nuovi, revisione sulla legge del diritto fallimentare ed srl semplificata sono alcune delle tematiche presentate. Particolare attenzione merita la sospensione relativa all'operatività del sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri, forse mal pensata sin dall'inizio;
  4. Misure per le infrastrutture: project-bond, riordino delle "coordinate" economico-finanziarie per Enti Locali e porti;
  5. Controllo dei cittadini sulla spesa pubblica: quantificazione e qualificazione della trasparenza nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni;
  6. Accelerazione dei tempi della giustizia civile: snellimento della durata dei processi, con relativi indennizzi proporzionati ai tempi di ritardo maturati;
  7. Misure per le imprese agricole: fondo per distribuzione di derrate alimentari agli indigenti su tutte;
  8. Misure per rilancio dell'edilizia.
Nel corso delle (quasi) 190 pagine in cui è stato racchiuso il decreto, sono stati racchiusi provvedimenti che richiamano un'ennesima speranza di rilancio ed arrivo della tanto sospirata "crescita". Il dubbio che rimane, forse per recenti abitudini "maturate", è quello di ritrovarsi con un pugno di promesse mal (o mai) realizzate e poste in opera: sono (purtroppo) recenti decreti sviluppo, nei quali si era paventata la possibile necessità di realizzare "nozze con i fichi secchi." (pensionato B. dixit, nds)
Il tempo delle promesse, soprattutto per chi si definisce "tecnico" e prossimamente "esentato" dal fare politica, non dovrebbe essere neppure inaugurato senza certezze: grazie a questi provvedimenti la crescita potrebbe diventare veramente un miraggio meno lontano? Quali le tempistiche di realizzazione per i "pacchetti" previsti e non declinati?
Quali le coordinate esatte entro cui declinare i titoli sopra esposti? 
La riapertura della crisi e la dipendenza stringente(mente esagerata?) dallo spread potrebbero frenare le potenzialità delle misure messe in campo? Il peso dei provvedimenti presi è indipendente dalle condizioni al contorno di matrice europea e finanziaria? Sono ancora troppe le domande a cui risulta, ora più che mai, necessario fornire risposta. 
La quantità di risorse economiche previste è potenziale od effettivamente mobilitabile in tempi medio-brevi?
Buona anche la (paventata) intenzione di mobilitare risorse e forze atte a realizzare studi sull'abbattimento del cosiddetto "digital divide" attraverso una specifica agenzia che si occuperà di risolvere una delle questioni più scottanti (ed arretranti) di questo Paese. 
A furor di promesse, invece, ha un effetto giustamente meno roboante quella fatta dal Ministro Passera relativamente al completamento dell'infinita Odissea chiamata "Salerno-Reggio Calabria": "La situazione migliorerà già dall'esodo di quest'estate, ma la priorità è assicurarsi che entro la fine dell'anno prossimo tutti i cantieri della Salerno-Reggio Calabria siano completati." (Fonte: L'Unità)
Promesse o speranze realizzate? Sarà soltanto il (poco) tempo a disposizione a poterlo stabilire con reale certezza. 
A fronte di un decreto "Sviluppo" rimangono, comunque, altrettanti fattori con cui è più che mai urgente "far di conto"; in mezzo alla "crescita del Paese", infatti, è essenziale trovare contemporanee soluzioni per la salvezza di "qualche" italiano dimenticato fra articoli ed urgenza di riforme da gettare in pasto ai mercati. 
Qualunque riferimento alla tragica questione "esodati" è assolutamente voluto, ovviamente. 
Servono conferme e risoluzioni, non solo su singoli fronti. 




Per saperne di più:
"Sblocca crescita - 'In campo risorse per 80 miliardi'", L'Unità, 16 giugno 2012

giovedì 14 giugno 2012

FRA MUSICA E SOGNO, RICORDANDO I LED ZEPPELIN...



"Oh, lascio che il sole batta sul mio viso/ e che le stelle che riempiano i miei sogni./ Sono un viaggiatore sia del tempo che dello spazio/ per essere stato dove sono stato/ per essere stato seduto accanto ad anziani di una razza gentile/ che questo mondo ha visto poche volte.
Mi parlano di giorni che aspettano seduti, giorni in cui tutto sarà rivelato.
Parole e canzoni in lingue dalla dolce cadenza, il cui suono mi accarezza l'orecchio/
Sebbene non capissi una parola, il racconto era comunque chiaro[...]"

giovedì 7 giugno 2012

"ENERGIA PER L'ASTRONAVE TERRA", (RI)LEGGENDO IL FUTURO


La nuova edizione aggiornata ed ampliata si riconosce a partire dalla copertina: quello che era un "tasto" di spegnimento/accensione arancione sul mondo si è trasformato in un "tasto" verde molto più rassicurante, concentrato sulla sola Italia. 
I nuovi contenuti del libro (manifesto) sono introdotti sinteticamente già nella stessa copertina: "Nuova Edizione Aggiornata ed Ampliata - con gli scenari energetici per l'Italia di domani."
Quella prima edizione che aveva vinto il premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica è stata migliorata, resa più attuale ed innovata alla luce degli eventi energetici, sociali e politici che hanno caratterizzato questi ultimi ed intensi anni. 
Sempre più convinti del fatto che "la lotta per l'esistenza è la lotta per avere energia", i due autori scrivono pagine nuove sulle politiche che, da adesso in poi, sarà sempre più urgente e necessario mettere in campo per (ri)scrivere un nuovo mondo ed un rinnovato modo di interpretare i bisogni umani collettivi. 
Arricchire un libro già completo in chiave attuale significa, inevitabilmente, cercare di descrivere con occhio critico, competente e lungimirante molti degli eventi accaduti in questo ultimo periodo: dall'incidente di Fukushima al Referendum del 2011, che ha fatto decidere gli italiani del proprio futuro energetico, sono state moltissime le occasioni in cui si è palesata l'imminente necessità di ideare un nuovo mo(n)do attraverso cui cercare di ricostruire. 
L'incidente di Fukushima seguente all'accoppiata terremoto-tsunami ha innescato riflessioni profonde nelle politiche energetico-sociali-ambientali-[...] di ogni Stato interessato al pianificare il proprio futuro: la risorsa nucleare è stata messa, forse definitivamente, in discussione nella sua utilità e sostenibilità. 
Conviene inseguire e perseguire obiettivi afferenti ad una tecnologia che sembra esausta, incontrollabile ed inadeguata al progredire dei tempi? Quale scenario alternativo può emergere, in termini concreti, dalla necessità di volere intraprendere la strada delle energie rinnovabili? 
Quali benefici e quali rinunce è opportuno predisporre per votarsi esclusivamente alla realizzazione di eolico, solare, geotermico, biomasse, [...]? Inseguire una nuova politica energetica equivale, secondo gli autori, ad una presa di coscienza collettiva sulla svolta da imprimere al tipo di mondo che si vuole costruire.
Serviranno sempre più "attori" seri ed affidabili fra politica, economia, scienza, ingegneria, ambiente, filosofia, etica, [...] con cui trasformare promesse in premesse e, successivamente, in misure concrete capaci di trasformare integralmente questo mondo.
Deporre la voracità energetica di questi ultimi tempi può significare rimuoversi anche una pesante spada di Damocle che incombe su future ed incolpevoli generazioni? Su questo sfondo, non finisce di stupire la mancanza assoluta di dibattiti e confronti sul "fronte" Italia: quale futuro predisporre per un Paese tragicamente al palo come il nostro?
Imprimere una svolta energetica può essere una minaccia od un'occasione capace di "riavviare" anche altri settori oggi in comatoso stato di depressione e/o recessione? 
La realtà presuppone la necessità di sottostare, entro il prossimo 2020, al famoso pacchetto europeo clima-energia 20-20-20: portare al 20% la produzione di energia rinnovabile nei cosiddetti "usi finali", ridurre del 20% le emissioni di CO2 e ridurre del 20% i consumi di energia. 
A che punto è il nostro Paese nella realizzazione di questo obiettivo, tutt'altro che impossibile? 
Quali peggiori 'alternative' rischiano di trasformarsi in realtà qualora l'obiettivo del 20-20-20 non fosse rispettato? 
Come far imprimere allo stivale una svolta nel tentativo di migliorare l'intero sistema? 
"[...]Il flusso sterminato di energia solare e l'ingegno umano non basteranno da soli a salvarci dalla crisi energetica, climatica ed ambientale. La transizione energetica richiede un cambiamento radicale di mentalità, stili di vita e pratiche consolidate. Quello che serve è un'iniezione consistente di sobrietà, buon senso e lungimiranza. 
Questo vale anche e soprattutto per l'Italia, un Paese che per decenni ha vissuto al di sopra delle proprie risorse economiche e naturali, caricando pesanti debiti sulle spalle delle future generazioni."
Rimangono scenari per un futuro possibile, incubi per un domani ormai per fortuna improbabile, domande a cui è sempre più urgente ed essenziale cercare risposta. 
A chi sembra come sempre necessario appellarsi, fra la dilagante sfiducia?
La risposta coincide, per fortuna o purtroppo, con una celeberrima ma forse utopica citazione: 
"Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alla prossima generazione."
(Alcide De Gasperi)


martedì 5 giugno 2012

RIGORE (ECCESSIVO): E' POSSIBILE CAMBIARE DIREZIONE?


Potrà bastare l'aggiunta di nuove (continue) tasse ad innescare tutti i processi necessari a tradurre in realtà quella crescita che ad oggi sembra solamente un miraggio? 
Impostare strategie di rigore equiparando debito pubblico a risparmio privato è veramente l'unica via prevalente che un (cosiddetto) Governo "tecnico" può percorrere per salvare da rischi di default e/o 'effetto domino' la disastrata Italia? 
Potrebbe essere più saggio impostare riforme strutturali che, soprattutto in "montiana assenza", fossero capaci di garantire risultati sul medio-lungo termine? 
Se un Governo "tecnico" non è stato chiamato per "distribuire caramelle" (Ministro cit.), è altrettanto vero che dovrebbe impostare misure capaci di 'creare valore' sul medio-lungo termine: fare riforme strutturali significa imporre provvedimenti ben più prepotenti dell'Imu, della Riforma sul lavoro o sulle Pensioni. 
Dopotutto, forse, è corretto dire che le italiane 'caramelle' vengono mangiate anche (e soprattutto?) dai 'soliti ignoti'?
Se l'italiano medio ha (ed avrà ancora) un'imposizione fiscale di poco inferiore al 50% della retribuzione, è forse altrettanto oggettivo credere che non riuscirà a mettere in circolo liquidità sufficienti a garantire miglioramenti consistenti su scala macro-economica? 
Coniugare eccessivo rigore con (tracce di) equità e crescita è una soluzione che non può condurre alla salvezza sul lungo termine, a prescindere da qualunque provvedimento politico sia opportuno prendere: per informazioni chiedere all'eventuale (ma non troppo?) destino di Grecia ed Europa qualora la presa tedesca non venga allentata.
Il banco di prova del Governo Monti, percepito come in fortissima discussione da una classe politica nazionale immemore (forse) di una sfiducia cumulata per cifre oscillanti fra il 96% ed il 98% degli italiani, dovrebbe (od avrebbe dovuto?) essere quello di condurre anche battaglieextra-contabili nelle opportune sedi Europee: impostare assi di tolleranza eccessiva non potrà portare ad alcun ragionevole traguardo salvifico. 
L'ombrello del rigore assoluto e prioritario rischia di trasformarsi, nei mesi a venire,  in una foglia di fico (in)capace di mascherare quadri generali che oggi sembrano far pensare più al peggio che al meglio. 
Se sacrificio continua a significare per moltissimi italiani responsabilità vera, sembra lecito e doveroso non continuare a sollecitare esclusivamente questa leva per invertire la rotta (di collisione) dell'intera nave. 
Altrettante analisi meriterebbero tutte le losche figure che erano fino a qualche mese fa al Governo di uno Stato che, per ammissione dello stesso neoPremier, non sarebbe forse riuscito a liquidare neppure gli stipendi della Pubblica Amministrazione per i mesi seguenti a quello di ottobre 2011: se siamo precipitati in questa cloaca larga parte dell'irresponsabilità è attribuibile ed ascrivibile a questi attuali cialtroni e malpancisti della "responsabilità". 
Esulando dal contesto passato, su quali piste direzionare le scelte future? 
Il binario dell'esclusivo rigore non porterà a nulla di buono, stando a quanto diffuso dai mezzi di informazione a proposito del Rapporto 2012 sul Coordinamento della Finanza Pubblica fatto dalla Corte dei Conti. 
Avendo ereditato un 2011 figlio di politiche caratterizzate da elevata pressione fiscale ed altissima evasione, persiste il forte rischio di avere anche per i prossimi anni un nucleo recessivo con cui sarebbe impossibile "far di conto". 
Continuando con eccessi di rigore, purtroppo, sembra inevitabile l'innesco di un circolo vizioso capace di allontanare sempre più il segno dagli indici di PIL annuale. 
Disinnescare questo circolo vizioso equivale ad agire sulla riduzione di fattori quali evasione, definita nello stesso report come "piaga pesante per il sistema tributario e per l'economia del nostro Paese."
Servirebbe intaccare meno il risparmio privato dei meno abbienti, promuovendo contemporaneamente la realizzazione di sgravi fiscali che possano contribuire a riportare lo Stato in linea con le medie europee. 
Sullo sfondo rimangono, inalterate, i soliti concetti che non conducono da troppo a nulla di utilmente concreto: spending review, dismissione del patrimonio pubblico, razionalizzazione della spesa pubblica, snellimento delle burocrazie, arginamento e contenimento delle spese correnti solo per citarne alcune. 
Senza questo, purtroppo, qualunque promessa di salvezza corre il rischio di essere tremendamente vanificata...se non lo è già stata. Questione di punti di vista, ovviamente. 




Per saperne di più: 
"'Troppe tasse e troppa evasione'-La Corte dei Conti lancia l'allarme", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/economia/2012/06/05/news/tasse_corte_conti-36560374/)