giovedì 31 maggio 2012

FRA TERREMOTO E MORTE: PREVENZIONE MIGLIORE DELLA CURA?


Terremoto e scosse sono solo alcuni degli ingredienti che hanno portato capannoni interi ad aprirsi quasi come fossero maledetti "regali". Si sono visti tetti strappare vite che stavano, ancora una volta, facendo quella cosa chiamata "lavoro"...che fino a prova contraria dovrebbe garantire lo svolgimento (comunque non sereno, visti i tempi) di un'altra fondamentale cosa chiamata "vita". 
Invece, nonostante tutte le buone speranze, le leggi sismiche sono state forse disattese costruendo stabili con tetti che sembravano semplicemente "appoggiati" su muri che sembravano tutto fuorchè instabili...fino all'arrivo di queste maledizioni targate 6.0 e 5.8. 
E' (im)possibile vedere a 2012 inoltrato costruzioni inadatte a supportare sollecitazioni combinate che superino una certa entità? E' possibile che la Pianura Padana fosse considerata come a "bassa sismicità" sottostando ad un concetto errato di probabilità? 
Da quel che sembra, infatti, la probabilità si dovrebbe riferire alla scarsa frequenza nel riscontrare terremoti, prescindendo da qualsiasi magnitudo possibilmente riscontrabile. Rivedere concetti e mappature sismiche potrebbe forse essere un modo per rendere meno disattesi eventuali fenomeni futuri? 
Nonostante tutte le domande possibili e pensabili, rimangono inalterati alcuni tremendi fatti: economia e società del distretto coinvolto nel sisma risultano, senza appello alcuno, semplicemente distrutte. 
Devastate, in virtù di una ragione che viene efficacemente definita come "politica suicida" dalle dichiarazioni attribuite al Procuratore Capo di Modena. Quella stessa politica suicida sembra rimanere tale ed immutata anche sui fronti extra-economici della questione, in quanto una delle tematiche ricorrenti ad italiana memoria sembra essere quella del "tamponare l'emergenza successiva alla mancata prevenzione". 
Prevenire è un mestiere infatti duro, in cui bisogna investire soldi e denari che non possono fornire uno stretto guadagno sul breve termine. Alla luce di ciò, pertanto, sarebbe stato possibile prevenire certe devastazioni divenute poi (purtroppo) immani? Prevenire potrebbe significare, anche, non piangere addosso alla sola Emilia colpita per cercare di arginare il (tutt'altro che) potenziale riacutizzarsi di certi fenomeni anche in altre zone d'Italia: parte di questo si potrebbe collocare nel tentativo di "messa in sicurezza del suolo" promosso dal Ministro dell'Ambiente Clini? Servirebbero, stando alle tempistiche filtrate oggi, poco più di quindici anni.
Servirebbe anche capire che, senza mezzi termini, le mancate spese per prevenzione porteranno a spese ancora più grandi per quello che si configura (o configurerà?) come un tremendo e lunghissimo "post-sisma". 
Guardando a questo fronte, purtroppo, pratiche come l'ennesima temporanea (ma presto magari definitiva) accisa sui carburanti potrebbero sembrare, senza appello alcuno, una barzelletta: nient'altro che un tamponamento post-emergenza per raschiare il fondo del barile nel tentativo di ottenere risorse immediate con cui "far di conto". 
Premere la leva di esclusive e ritrovate virtù quali solidarietà e sobrietà può risultare, per decisioni come queste, una pura e semplice illusione: è solidale cercare di darsi da fare prima, non certo arrabattarsi per rimediare soluzioni a sisma avvenuto.
Solidarietà è condivisione di argomenti, di informazioni e consapevolezze sulla natura tremendamente in divenire della penisola italica. Sobrietà è dimensionare stabili sulla base di precise e chiare leggi sismiche, ipotizzando fattori e coefficienti di sicurezza che non dovranno mai essere visti come assurdi. 
L'esperienza di queste scosse sta insegnando che, volente o nolente, anche il remoto può verificarsi: due scosse di magnitudo (circa) 6.0 nell'arco di 500 anni potrebbero forse essere tutto fuorchè strane? 
Un arco temporale di mezzo millennio finisce per essere, per un corpo celeste con "aspettativa di vita" prossima a milioni di anni, quasi una nullità assoluta. 
Nonostante questo, i fatti tornano ad incombere per contribuire a costruire quella "Repubblica crollata sul lavoro" che tanto sembra andare per la maggiore in questi ultimi giorni: una zona che contribuisce per l'1% circa dell'intero PIL italiano risulta quasi completamente da riavviare. 
Cosa aspettarsi per il futuro?
E' quello stesso futuro che deve appellarsi, ancora una volta, all'aiuto ed all'ascolto di classi dirigenti che devono essere tutto fuorchè impreparate: "Rischiamo davvero di buttare via un lavoro di 50 anni. Non ce lo possiamo permettere, i giovani hanno diritto a un futuro. "
Per il futuro serviranno non solo solidarietà e sobrietà, rigorosamente "a posteriori". 
Per il futuro serviranno competenza, capacità, consapevolezza e sostenibilità. 
Serviranno idee e progetti derivanti da studi complicatissimi come quelli ingegneristico-architettonici, finalizzati al rendere sempre meno probabili certe morti a seguito di sismi e terremoti che fanno (e faranno) parte, purtroppo, della natura di un pianeta vivo e dinamico come quello terrestre. 
Per il futuro serviranno capannoni con tetti non solo appoggiati, ma anche incastrati e supportati da viti e/o meccanismi particolari tesi all'impedire aperture e tracolli improvvisi. 
Per il futuro servirà meno emergenza e più consolidamento: basterà (forse) ragionare un pò di più sulle opere e sugli stabili più a rischio, ricorrendo all'aiuto di quanti hanno studiato con consapevolezza certe materie per mettere a punto soluzioni per limitare i danni...senza contare che, ovviamente, azzerare qualsiasi rischio è un mestiere prossimo all'impossibile. Per il futuro serviranno anche, volente o nolente, meno sciacalli e tromboni con cui intrattenere relazioni: se "L'avevo previsto!" esistesse, dovrebbe essere un'attività da diffondere non solo a posteriori.
Con il senno di poi, spesso, è per chiunque veramente troppo facile parlare. 
Sullo sfondo, purtroppo, continuano scosse e rimarranno, per sempre, morti per qualcosa che forse poteva essere limitato, arginato od (addirittura) evitato. 




Per saperne di più: 

"Fabbriche crollate - Modena apre un'inchiesta", LaRepubblica,
(http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/30/news/fabbriche_crollate_modena_apre_un_inchiesta-36219096/)

"Danni per oltre due miliardi, cancellata l'industria emiliana", LaRepubblica,
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/31/news/danni_terremoto-36268409/)

lunedì 28 maggio 2012

MENTE UMANA INFINITA: SEDICENNE SPIEGA NEWTON?


Può un sedicenne riuscire con "curiosità ed ingenuità (ingegno secondo alcuni) da liceale" a superare le difficoltà ed i limiti imposti da postulati che attendevano dimostrazione da oltre 300 anni? E' possibile che decenni di tentativi e prove siano superati da uno studente (solo apparentemente) qualunque? 
Laddove esperti e matematici non erano arrivati, sembra sia giunto lo studente indiano Shouryya Ray: sono bastate alchimie mentali di questo ragazzo a risolvere due teorie di dinamica delle particelle a cui prima di lui era stato possibile solamente avvicinarsi. I problemi risolti riguardano, al dettaglio, due delle teorie su cui da secoli si stavano cercando riscontri e conferme sperimentali: calcolo della traiettoria di un proiettile sottoposto a forze di gravità e resistenza dell'aria, in abbinamento a stima del tipo di impatto e/o rimbalzo di determinati corpi contro muri. 
Potrà accadere che, nelle settimane a venire, tali calcoli vengano sminuiti o declassati d'importanza? 
Qualunque ipotesi sembra essere assolutamente plausibile, in un contesto perennemente in trasformazione e discussione come quello scientifico: rimane comunque una bella storia, nonostante tutte le opinioni e tesi possibili.
I mezzi di informazione descrivono un ragazzo con straordinarie attitudini matematiche che, fin dall'età di 6 anni, lo avevano condotto a saper risolvere complicate ed intricate equazioni. 
Le parole riferite del ragazzo spiegano così il percorso maturato per pervenire a queste scoperte: 
"Quando i miei professori mi hanno detto che questi quesiti non avevano soluzioni, ho pensato tra me e me: Bene, non c'è nulla di male nel provare. Alla fine questa ingenuità da scolaretto mi ha aiutato."
L'ingenuità e la casualità sono, da conferma della tradizione umana, caratteristiche fondamentali di scoperte e traguardi che, solo con il famoso 'senno di poi', possono essere identificate come geniali. 
"Ci sono persone ingenue che si conoscono e fanno un abile uso della loro ingenuità.": è questa una citazione attribuita a François de La Rochefoucauld che spiega solo in parte a quali straordinari traguardi possa (e potrà, nds) pervenire una mente umana. Ingegno ed ingenuità sono due variabili che, nella definizione di un qualcosa capace di 'andare oltre', sono spesso costrette a procedere di pari passo. 
Tutto può infatti essere genialità, comprese quelle 'idee future' che per molti sono già nell'intelligenza collettiva in attesa di essere catturate e 'sintetizzate' per l'umana comprensione. L'abile usodell'ingenuità può essere un fattore essenziale su cui addestrarsi, specialmente se nella necessità di sperimentare qualcosa di nuovo all'insegna del "non c'è nulla di male nel provare". 
Quanti altri giovani, se addestrati ed informati dei problemi, avrebbero potuto potenzialmente arrivare alle soluzioni scoperte (od inventate?) dallo studente indiano in questione? L'importanza dei calcoli realizzati è assoluta o sarà relativizzata nei giorni (settimane, mesi, anni) a venire? 
Le domande sono moltissime, in casi simili a questi; a fronte di tutto, rimangono pochissime risposte che solo il futuro saprà (in parte) dare. Sarebbe interessante poter leggere nel dettaglio i calcoli che hanno condotto a questa meravigliosa scoperta, provando a vedere concretamente risultati e traguardi maturati da quella che sembra possedere tutti i requisiti per diventare un'intelligenza straordinaria.  
Diventare, appunto. Lasciare ad un sedicenne tutto il tempo necessario per viversi e maturare dovrebbe essere un'altra fondamentale caratteristica per mandare, di pari passo, avanti il cosiddettolato-uomo con il già probabilmente conosciuto lato-genio. Nonostante questo, si attendono notizie...auspicando che profumino di conferma e non di smentita. 




Per saperne di più:
"Lo studente sedicenne che risolve l'enigma matematico di Newton", F.Tortora, Corriere.it
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_maggio_27/studente-risolve-enigma-newton_995a2d1c-a80a-11e1-988e-2cac10a9ea60.shtml)

"Dresda, 16enne risolve l'enigma di Newton", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/05/27/foto/dresda_16enne_risolve_il_problema_di_newton-36038792/1/)



sabato 26 maggio 2012

"IL CULO E LO STIVALE": SONO DAVVERO I PEGGIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA?


L'obiettivo rincorso dall'ultimo libro di Oliviero Beha è chiaro sin dalla prefazione, scritta per mano di Franco Battiato: 
"Questo libro di Oliviero Beha è uno di quelli che lasciano il segno. 
Con la freddezza di un chirurgo, fa un'analisi caustica e spietata, prendendo di mira i paradigmi della cultura contemporanea: la politica, la televisione (e la Rai), la pubblicità. 
Un grido di allarme sulla trasformazione degli italiani.[...]"
Grazie ad uno stile e ad un pensiero che sembrano non voler accettare compromesso alcuno, l'autore cerca di ragionare sulla piena (o meno) validità della "mutazione antropologica" che Pasolini cercò di inquadrare per ogni italiano.
Partendo dal cosiddetto "cul de sac" (cit.) in cui siamo (stati?) precipitati, l'autore cerca di ragionare fornendo quelle che sono inquadrabili come fasi di un lento ma (fino ad oggi) inarrestabile cambiamento che sembra avere consegnato l'italiano medio in uno stato di involuzione sociale, economica ed anche inconsapevole. 
I disagi manifestati si vanno mescolando continuamente, l'uno con l'altro, seguendo indistinti confini fra società, politica, comunicazione, economia, ambiente e quant'altro (di troppo) che continua a non girare per la direzione giusta. 
Nell'Italia moderna e ferita esistono comunque culture popolari ed elementi di forza che sopravvivono ancora, nel tentativo di tracciare fenomeni e consapevolezze che sappiano ridisegnare (timidamente) orizzonti migliori dentro cui potersi meglio muovere: non a caso, infatti, le cosiddette 'pezze al cu.o' non sembrano essere arrivate di punto in bianco. Quali antidoti esistono al quadro delineato da elementi e vicende così tremendamente variabili? 
Sono sufficienti esclusivamente comportamenti responsabili per arginare quel male che è identificato solamente in ultima istanza e manifestazione come "berlusconizzazione"? L'attitudine ad avere a che fare con cosiddetti 'dittatori morbidi' (cit.Biagi-Montanelli) potrebbe essere sintomo di una febbre più grande e grave?
L'autore invoca ed auspica, fra pagina e pagina, la comparsa di "partigiani differenti, scesi dalle montagne della vita intricata di tutti i giorni." Sullo sfondo sembrano restare, inalterati ed immutati, i soliti elementi di sempre: trasmissione del sapere eliminata, a fronte di un'informazione e di mezzi di comunicazione foderati (pesantemente) di pubblicità e 'consigli per gli acquisti.'
Potrebbero essere anche questi elementi dei fattori di distrazione (e distruzione?) con cui far di conto? 
Può quindi accadere di osservare e percepire un costante 'fondoschiena', una costante presenza che persiste, dall'Italia fino ad arrivare all'Europa: sono (purtroppo) ancora troppo recenti le dicerie secondo cui qualche leader europea (a caso) era stata etichettata come "cu.ona inchiavabile", da parte di un qualche 'bassotto' divenuto (forse per errore?) Presidente del Consiglio. Si ritrovano poi, all'interno dello stesso maleodorante ospedale-Italia, pagine di assurda opulenza, di malcelata ignoranza e di eccessiva fiducia nelle 'dirigenze' che (a parole) si ostinano a difendere l'interesse collettivo. 
Cosa potrebbe servire, in questa desolante situazione, per riabilitare l'intero sistema Paese?
L'autore, richiamandosi alla necessità di far "rimbalzare il cu.o", prova a disegnare parole per far sì che ad ogni italiano possa essere detto con meno agitazione "Alzati e cammina!"
Secondo l'autore servirebbe, fra le troppe cose necessarie, anche il cosiddetto "partito che non c'è". 
Alla pari di un'isola, forse, in cui non fermarsi però all'esclusivo inseguimento del Peter Pan di turno capace esclusivamente di spandere parole e promesse...senza fatto alcuno. 
Ai posteri l'ardua sentenza, per una (si spera) migliore Italia. 


venerdì 25 maggio 2012

BUON COMPLEANNO, ENRICO BERLINGUER: QUALCHE PAROLA IN LIBERTA'...


"La battaglia per la costruzione di una Europa unita, per essere vinta, richiede l'intervento attivo della classe operaia, della sua iniziativa politica, dei suoi rapporti con le istituzioni comunitarie. 
Senza la partecipazione convinta delle classi operaie e dei suoi partiti, non si potrà certo creare l'Europa dei popoli e dei lavoratori, e si lascerà campo libero all'azione dei gruppi capitalistici e delle multinazionali."
(Bruxelles, 1974)

"[...]la democrazia è un bene, è un valore divenuto ormai storicamente universale, e irrinunciabile. 
Ciò vuol dire che se la democrazia è una conquista in atto e operante nella vita di una società e di un ordinamento statale, essa va consolidata, va difesa da ogni stravolgimento e amputazione, da ogni tentativo di svuotamento o soppressione, ovunque questi si manifestino; se la democrazia manca del tutto o anche solo è asfittica o insufficiente o limitata, essa va instaurata pienamente e va allargata, va estesa, nel quadro delle condizioni date, con l'iniziativa e con la lotta democratica di massa la più unitaria possibile all'interno del paese interessato e con la solidarietà degli spiriti liberi di ogni nazione."
(Roma, 1979)

"[...]nel mondo dei giovani si intrecciano spinte diverse e contraddittorie: da un lato la crescita della coscienza civile e culturale, la ricerca di nuovi valori e forme di vita improntati ad uno spirito di solidarietà fra gli uomini; dall'altro fenomeni di disgregazione sociale, di sfiducia, di disperazione, e quindi il profilarsi di pericoli inquietanti di un distacco tra gruppi consistenti di giovani e sistema democratico. [...] La battaglia per risolvere la questione giovanile non si svolge però solo sul terreno della politica economica, della politica del lavoro e della politica scolastica. 
Essa va condotta anche sul terreno politico, ideale e associativo per combattere ogni forma di rassegnazione, di illusorie evasioni, di vacuo ribellismo e per conquistare le masse giovanili ai principi di un'effettiva solidarietà, alla lotta civile e politica per il rinnovamento della vita sociale dello Stato, all'impegno nel lavoro, nello studio e nella propria elevazione culturale."
(Roma, 1979)

"Noi siamo convinti che il mondo, anche quello terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita."
(Intervista a L'Unità, 1983)

"La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle Istituzioni, la effettiva governabilità del Paese e la tenuta del regime democratico. [...]"
(Intervista a L'Unità, 1980)

"[...]bisogna avere anche il coraggio di una Utopia che lavori sui 'tempi lunghi' per raggiungere l'obiettivo di utilizzare sempre nuove scoperte scientifiche per migliorare la vita di uomini e, nello stesso tempo, di guidare consapevolmente i processi economici e sociali."



mercoledì 23 maggio 2012

23 MAGGIO 1992 - 23 MAGGIO 2012: OGGI, PIU' DI ALLORA



"Gli uomini passano, le idee restano. 
Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
(Giovanni Falcone)

lunedì 21 maggio 2012

TERREMOTI E TERREMOTATI, NEL PAESE CHE (NON) C'E'


Sette morti e 'circa' 4mila sfollati che, purtroppo presto o tardi, potrebbero diventare statistiche con cui dovere per forza 'far di conto'; in un momento nel quale cittadine intere sono state tremendamente provate, è comunque necessario cercare le forze per guardare avanti. 
Scosse durate secondi hanno abbattuto testimonianze storico-culturali che giacevano lì, inalterate, solo apparentemente sicure ed inflessibili. Fra scossa e scossa, sono anche crollati dei capannoni industriali dentro cui qualcuno stava lavorando: cicli di produzione continui e mortali, per qualche assonanza impossibile da comprendere a fondo. 
Su questo sfondo, confuso non troppo distintamente fra lavoro e morte, non mancano le riferite opinioni di chi prestava lavoro (e vita, nds) in certe realtà: "Questa struttura non aveva elementi portanti, nemmeno tiranti, non si capisce come l'abbiano tirata su.
Succede così che, sotto una scossa sismica riassunta in una 'magnitudo 6 Richter', qualunque cosa di apparentemente solido riveli un'inaspettata e burrosa natura.
Danni al momento incalcolabili ad edifici storici che, se doverosamente manutenuti in tempi non sospetti, avrebbero forse richiesto cifre minori per una 'messa in sicurezza'.  
Negli scenari più cupi non mancano neppure buffoni e giullari di corte, a cui purtroppo viene data sempre eccessiva visibilità: per informazioni ulteriori chiedere dell'ex-Segretario leghista di Rovato. 
Scosse sismiche che arrivano inaspettate, troppo forti.
Tremori continui che si trasformano in vibrazioni, boati e tonfi che lasciano immobili ed impanicati esseri umani sempre troppo fragili: quando Madre Natura colpisce, purtroppo, può arrivare molto a fondo. 
Si mescolano epicentri a distanze troppo ravvicinate con normative che, forse, non hanno raccolto pienamente le evoluzioni e le trasformazioni di un territorio complesso come quello emiliano-romagnolo? 
I capannoni crollati potrebbero nascondere scheletri di matrice anche "extra-sismica"? 
Le domande non si sprecano, in un Paese forse abituato più a gestire che a prevenire le emergenze. 
E' più che mai chiaro, a questo proposito, un frammento di articolo tratto dal numero odierno de L'Unità
"[...] però l'ipotesi che fa più rabbia è un'altra. Che molti di quei capannoni siano crollati per cedimento strutturale dovuto ad un difetto di costruzione. 
La lezione che i terremoti italiano dovrebbero aver impartito-'che si deve costruire secondo criteri antisismici- c'è chi ancora non l'ha imparata. Anche in una Regione in cui c'è maggiore attenzione alla prevenzione. 
'Dal 2008 - spiega Pignone (Responsabile del Servizio Geologico dell'Emilia-Romagna, nds)- c'è una ordinanza che obbliga a fare delle verifiche sismiche su tutti gli edifici pubblici.'
La Regione ha stanziato 3 milioni a questo scopo. Firnora gli edifici verificati sono circa 600. 
Circa 400 sono scuole: su un totale però di 3mila edifici. 
'Quello che da tempo invochiamo su tutto il territorio nazionale,' scandisce Gian Vito Graziano (Presidente dei Geologi italiani, nds)-'è un censimento degli edifici e l'imposizione del fascicolo di fabbricato per capire come si comporterà ciascun edificio in caso di sisma: mi rendo conto che ci vogliono soldi, ma stiamo parlando della sicurezza delle nostre case, dei nostri ospedali, delle nostre scuole."
(Fonte: L'Unità, 21-5-2012)
Da qualsiasi punto la si guardi, tutto ruota attorno alla magica parola dalle cinque lettere: S-O-L-D-I
Se vi è attitudine non completamente rivolta alla prevenzione, a quante e quali cifre è possibile affidarsi in caso di gestione delle emergenze simili a quella in corso di svolgimento? 
Non sono mancati i richiami di sensibilità dell'esecutivo, all'insegna di solidarietà, coesione sociale e bene comune da ripristinare e salvaguardare: a fronte del patrimonio artistico di millenni bruciato in pochi secondi, rimane inalterata e quasi mummificata la fotografia successiva al terremoto de L'Aquila.
Non bastarono G8 organizzati e dichiarazioni di sostegno da parte di Capi di Stato: ad oggi tutto rimane ancora lì, pressochè immobile (od immobilizzato?, nds). 
La domanda rimane, in quanto è necessariamente da ripetere: con quali S-O-L-D-I sarà possibile fronteggiare le emergenze? Può rientrare in questo campo il paventato riordino della Protezione Civile che dovrebbe assegnare ad un'assicurazione personale la tutela dei propri beni? 
Fino a quando lo Stato sarà intenzionato a fornire S-O-L-D-I per la gestione delle emergenze? 
Che ne sarà di tutte quelle attività commerciali ed imprenditoriali rovinate dagli imprevisti sismi che si sono cumulati in questi ultimi anni? A questa domanda sembra rispondere con efficacia il Governatore Vasco Errani: 
"[...]Noi censiremo le realtà produttive per individuare quelle che non sono nelle condizioni di ripartire immediatamente, il decreto (del Governo, nds) prevede per loro la sospensione del pagamento dei tributi e degli oneri previdenziali. Quanto alla Regione attiverà gli ammortizzatori in deroga e la cassa integrazione straordinaria, così da non creare per i lavoratori colpiti un'emergenza nell'emergenza. Solo dopo, in una seconda fase, si potrà affrontare il tema della ricostruzione. [...]"
(Fonte: L'Unità, 21-5-2012)
Censimento, sostegno e ricostruzione: sono queste le tappe, in rigoroso ordine cronologico. 
Potrebbero servire anche nuove mappe sismiche con cui "far di conto"? Sarebbe opportuno versare (senza sprecare, nds) S-O-L-D-I  per poter affrontare con maggiore consapevolezza le emergenze future? 
Tornano alla mente temi periodicamente urgenti quali dissesto idrogeologico, rischio di disastro alluvionale, costi del mancato intervento che avrebbero abbondantemente superato quelli del monitoraggio in tempi che lo consentivano.
A questi temi è opportuno far pervenire nuove, veloci ed adeguate risposte: la Terra trema e sempre tremerà, contrariamente (forse) alla puntualità cadenzata da periodiche (pseudo)profezie Maya. 
Essendo un sistema vivo ed attivo, ha anche questa come unica costante. 
Sullo sfondo, ma non troppo, un pensiero per quanti se ne sono andati e per coloro che rimangono, fra sfollati e terremotati, a lottare.


domenica 20 maggio 2012

"LE CULTURE DEGLI ALTRI ANIMALI": E' HOMO L'UNICO SAPIENS?

Solamente l'uomo può, in mezzo a tutti i viventi, definirsi intelligente
Può definirsi dotato di intelligenza un animale che nel giro di qualche millennio di esistenza sta riuscendo nell'intento di massacrare sistemi in origine praticamente perfetti? E' autorizzato l'essere umano a potersi definire sola specie dotata di consapevolezza? 
Cosa significa veramente e profondamente la parola intelligenza? A quali campi semantici può essere ricondotta e collegata? 
Le proposte e le opinioni sembrano non sprecarsi in alcun modo, dagli esperti fino ad arrivare agli ignoranti: biologia, cultura, patrimonio genetico, memoria, comunicazione e creatività sono solo alcuni dei pilastri su cui costruire una definizione di intelligenzache sappia essere il meno instabile possibile. 
Come potrebbe collocarsi, in ciascuno di questi terreni, il confronto fra essere umano ed animali? 
Le convenzioni su cui l'uomo ha costruito comunicazione e cultura sono le sole ad essere ritenute valide per la costruzione di una qualunque forma di architettura intelligente? Possono esisterne altrettante fra le altre(ttante) specie animali che popolano questa astronave Terra? 
E' anche attorno queste domande che si costruisce il libro "Le culture degli altri animali", scritto da Michelangelo Bisconti ed edito da Zanichelli: utilizzando una straordinaria sensibilità divulgativa vengono proposti concreti esempi in cui l'intelligenza umana diventa almeno paritetica e paritaria a quella animale. 
Sono esistiti ed esistono specie animali che, per esperienza o per virtù, sono riuscite a fare tesoro di errori, fortuite coincidenze ed episodi particolari per poter migliorare le loro esistenze: andando un pò oltre, forse, dovrebbe essere anche questa la missione principale del cosiddetto "animale uomo". 
Quali culture non umane finiscono con il mescolarsi alle esperienze di ogni giorno? 
Potrebbero esistere anche altri animali sociali differenti dall'essere umano? 
Su quali pilastri si devono fondare i sistemi culturali per poter funzionare a pieno regime? Sono sufficienti memoria, comunicazione e creatività? Servirebbero altri "ingredienti"?
Quali e quante culture si possono collezionare guardando a semplici esempi di primati, cetacei, uccelli e pipistrelli? 
E' solo una questione di senso od anche di sensibilità il poterle pienamente individuare? 
Lo studio delle trasmissioni culturali fra animali converge, inevitabilmente, verso l'individuazione di tutte quelle relazioni che intercorrono fra cultura umana e culture animali?
Citando l'autore, infatti, sembra ormai sempre più urgente e necessario chiedersi se "[...] la cultura degli esseri umani è un fenomeno completamente slegato dalle culture non umane, oppure affonda le sue radici proprio in quel mondo [...]".
Studiare le culture umane ed animali potrebbe essere una chiave utile per poter dipingere anche scenari migliori per il futuro che ci attende? A questa domanda cerca di rispondere, attraverso esempi e paragoni, il libro in questione. Su questo fronte, pertanto, l'investire risorse nella conservazione delle specie selvatiche e dei loro habitat potrebbe essere una prima importante (ma NON sufficiente) spinta al riequilibrio del mondo intero. 







giovedì 17 maggio 2012

TEMPO AL TEMPO, CON TUTTO QUELLO CHE (NON) SI HA


"Il tempo del pensiero è il tempo più veloce che ci sia. 
Se noi chiudiamo gli occhi e pensiamo alla Galassia più lontana, tac, un battito di palpebre e noi siamo là, a una distanza infinita, cosmica. 
E forse è il luogo dove si può sognare davvero. 
Io vi auguro a tutti voi, con sentimento sincero, che sognate tutto il possibile di bello e di buono che c'è."

Quando il tempo scappa, quando un tempo che non sembra non esserci mai stato ritorna più forte che mai. Si ha un tempo da vivere, si possiedono attimi di tempo inevitabilmente destinati a diventare cosa persa. 
C'è un tempo per essere forti, un altro tempo che arriva (spesso troppo) silenziosamente per costringerci ad essere deboli. E' necessario far 'sopravvivere' tempo per costringerci ad essere riflessivi, per poter meglio riuscire a guardarci dentro.
E' necessario imparare a dare altro tempo al tempo, quasi come se minuti e secondi fossero in realtà dipendenti da un qualcosa di ancora più grande e sfuggente di loro.
C'è un tempo per la trasformazione ed un tempo per la fuga, salvo poi provare a ritornare magari più forti, in un secondo tempo (appunto).
C'è una vita che scappa, con un nostro tempo che potrebbe essere distrutto da economie sfuggenti, finanze impalpabili ma disposte con ogni mezzo a ricattarci.
C'è un tempo per (ri)costruirsi, ci sarà forse un tempo per raddrizzare definitivamente questo desolato Paese e questa sperduta astronave Terra.
Secondo dopo secondo, mattone dopo mattone.
C'è un tempo per porre solide fondamenta, un altro tempo ancora per smantellare tutto ciò che è stato incapace di tradurre in realtà infiniti buoni propositi.
Esistono tempi morti che possono diventare importantissimi, in quanto 'autorizzati' a riabilitare anime stanche e disorientate.
Ci sono tempi e Tempi, arginati ma non sconfitti da spartiti e ritmi musicali: ci sono tempi che profumano di convenzioni, gioie che si vorrebbero assimilabili a tempi infiniti.
C'è un tempo lunghissimo di belle sensazioni che fa rima con felicità, può esserci quasi un 'lampo a ciel sereno' che sa trasformarsi in serenità.
C'è un tempo per volare, un tempo per ritrovarsi.
C'è anche un tempo per ascoltare tutto quello che (non) si ha.
C'è un tempo per la speranza, un altro ancora per la rassegnazione.
In fondo, forse non a caso, si dice che ci sia un tempo per tutto.

martedì 15 maggio 2012

QUELLO CHE (NON) HO: POESIA IN MUSICA...




"Quello che non ho è una camicia bianca 
quello che non ho è un segreto in banca 
quello che non ho sono le tue pistole 
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole. 

Quello che non ho è di farla franca 
quello che non ho è quel che non mi manca 
quello che non ho sono le tue parole 
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole. 

Quello che non ho è un orologio avanti 
per correre più in fretta e avervi più distanti 
quello che non ho è un treno arrugginito 
che mi riporti indietro da dove sono partito. 

Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro 
quello che non ho è un pranzo di lavoro 
quello che non ho è questa prateria 
per correre più forte della malinconia. 

Quello che non ho sono le mani in pasta 
quello che non ho è un indirizzo in tasca 
quello che non ho sei tu dalla mia parte 
quello che non ho è di fregarti a carte. 

Quello che non ho è una camicia bianca 
quello che non ho è di farla franca 
quello che non ho sono le sue pistole 
per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole. 

Quello che non ho..."


sabato 12 maggio 2012

FIAT E PRODUTTIVITA': QUANDO LAVORARE SPEZZA?


Dimensionare una linea produttiva sulla base dell'uomo o sulle basi delle esigenze imposte da mercato, vendita e necessità di crescita? Lavorare per vivere o vivere per lavorare? Queste sono solo alcune delle domande che, in tempi di produttività, è più che lecito porsi. 
Dietro alla necessità di risolvere diversamente complesse questioni come queste si nasconde forse la possibilità di rimettere in piedi un sistema debilitato da una forma di "crescita" che sembra avere esigue probabilità di tornare "in positivo" battendo 'strade' e soluzioni già provate e percorse: sembra necessario provare qualcosa di nuovo, sperimentare e (ri)costruire perseguendo modelli differenti dell'agire. 
Sullo sfondo, contrariamente a quanto logica dovrebbe imporre, si perviene alla stessa identica equazione secondo cui l'uomo è un essere che nel mercato deve lavorare ignorando propri limiti e capacità fisiche. In uno Stato come quello italiano, fa ogni volta discutere il caso Fiat: un manager (?) riesce a salvare un'intera realtà imprenditoriale, provvedendo poi a dislocare attività ed investimenti "al miglior offerente"...ovviamente oltre Italia. 
Traslocare al di fuori dello stivale conviene, in termini rigorosamente economici e (quasi?) per nulla etico-responsabili: minori costi, maggiori ritmi e, pertanto, maggiori probabilità di ottenere migliori benefici nei flussi di cassa di inizio anno. 
Crescere sembra significare perseguire indici di utile netto sempre maggiori, senza avere nessuna possibilità di cercare e/o perseguire modelli di stampo alternativo. Chi vive fuori dall'amministrare certe realtà sembra individuare direttive per la costruzione di possibili modelli 'alternativi' in maniera estremamente semplice (semplificata?): i dati del mercato esprimono tendenze negative per la produzione di un automobili, da molto tempo. 
Parte della soluzione risiede forse nella possibilità di (ri)convertire parte delle proprie produzioni inseguendo nuove fette di mercato? Se l'economia sembra non avere soluzioni nel breve periodo, rimangono lavoratori costretti a recitare sempre più part-time il 'mestiere' di esseri umani. 
La brevità di repertorio sembra essere, nei fatidici 420 minuti, composta dalle stesse identiche parole: cartellini di saturazione, tempi di esecuzione, gomma, plastica, ferro, cavi elettrici e meccanismi sono solo alcuni dei 'capitoli' di questa opera. Il resto sembra essere, purtroppo, allo stesso modo identicamente conosciuto: prendere, pinzare, montare e passare sono verbi che esprimono azioni dalla ripetitività (forse?) alienante.
Come dimostra di stare, in questo contesto, l'essere umano che si 'nasconde' dietro ad ogni lavoratore? 
E' questa la domanda principale a cui cerca di rispondere il dossier "Se questa è una fabbrica", riportato sull'ultimo numero di Left. Muovendosi all'interno di quello che per molti tratti sembra essere un quadro desolante, purtroppo, il gesto più semplice finisce per essere anche quello più pericoloso. 
Esulando dalle (tristemente) note questioni economiche ed imprenditoriali, l'articolo in questione riporta numerosi dati capaci di analizzare la condizione degli esseri umani travestiti da lavoratori: cicli di lavoro compresi fra 60 e 90 secondi, da svolgere identicamente per circa 250, 300 o 350 volte ogni giorno. 
E' questo il quadro entro cui ogni lavoratore deve muoversi, nell'arco di una giornata lavorativa di sette ore e mezzo? 
Stando esclusivamente ai dati numerici, nessuna questione problematica sembra palesarsi: diversamente accade cercando di accostare la forza lavoro alla sua (inevitabile) dimensione umana. 
Considerando i limiti di un corpo, destinati senza appello ad aumentare e/o aggravarsi con l'aumentare dell'età, per quanto può resistere una persona costretta a fare identici movimenti ad identiche velocità per decenni interi? 
Le risposte a questa domanda sono moltissime, assimilabili alle voci di disturbo di una cartella medica: sindrome del tunnel carpale, ernia al disco, epicondiliti, disfunzioni alla colonna vertebrale. 
Si potrebbe anche continuare l'elenco, aggiungendo nuove 'accezioni'? 
Cosa diventa un essere umano condannato ad avere qualche problema fisico causato da ritmi sempre più spinti al limite della sostenibilità? In casi come questi si rischia di diventare lavoratori a cosiddettaR.C.L., ossia a 'ridotte capacità lavorative'. Inabilitati a sostenere ritmi simili al periodo 'ante-malattia', si è costretti a mantenersi in un corpo provato a fatica da questo turbinio lavorativo. 
Cosa accade quando si avvertono i primi sintomi di questa lenta discesa? Il dossier in questione è estremamente chiaro a questo proposito: "[...]Nessuno ci bada, all'inizio. Si continua a lavorare, giorno dopo giorno, finchè non si perde la forza nelle mani. Che cedono e gli oggetti cadono per terra. 
In quel momento l'operaio può avere 30, 40 o 50 anni, ma alla fabbrica non serve più. 
Ristrutturazione, mobilità, prepensionamento. Bisogna dare spazio a lavoratori più giovani, sani. 
Gli Rlc [...] sono sempre i primi a lasciare gli stabilimenti. L'azienda li ha usati finchè possibile. Poi si sono rotti, come una macchina. Lo Stato paga loro la pensione, un'indennità per il danno biologico e le cure mediche. 
E avanti un altro.[...]"
Quali cifre (dichiarate) caratterizzano questa problematica? 
L'articolo è chiarissimo anche su questo punto: 
"[...]Gli Rcl in FIAT sono migliaia: la metà dei dipendenti di Melfi (2500 persone ammalate), 1500 su 4mila a Mirafiori, 1700 su 4mila operai alla Sevel. Un esercito di ammalati di lavoro.[...]"
Questi esseri umani rappresentano, inevitabilmente, voci di spesa superiori al normale per lo Stato italiano che deve fornire loro specifiche e durature garanzie sul lungo termine. E' solo attraverso queste cifre e questi metodi che è possibile dimensionare una migliore organizzazione del lavoro?
Il progresso tecnologico applicato alle macchine dovrebbe andare nella direzione di tutelare il lavoratore od in quella di incrementare le produzioni?
"[...]Certo, qualche miglioramento rispetto al passato c'è. Le macchine si alzano e si abbassano, ce le troviamo davanti, non siamo più costretti a stare con le braccia alzate o in posizioni scomode. Però questo miglioramento va tutto a vantaggio dell'azienda. Perchè ora si corre come pazzi. 
E decidono tutto loro. La linea normalmente va a 364, cioè 364 auto prodotte per ogni turno. E già a questa velocità non hai il tempo di bere un bicchiere d'acqua. E se sei raffreddato manco il naso ti puoi soffiare. 
L'altro giorno siamo saliti a 371 auto, poi a 378. Non ce la fai più, e ti imbarchi. 
Si dice così, ti imbarchi, cioè salti il  pezzo, che non arrivi a finire le lavorazioni, e per inseguire la scocca invadi la postazione del tuo vicino.[...]"
Dati e numeri sono le sole voci capaci di descrivere in termini di costi e benefici le qualità di una produzione? 
Quanto contano le vite alterate e deteriorate da un sistema produttivo divenuto ormai sempre più simile ad un cavallo pazzo da imbizzarrire sempre più? 
L'articolo propone le strategie impiegate da Fiat per rendere i lavori più comodi, qualificando su termini matematici i rischi ergonomici sulla base di specifiche tabelle con cui 'far di conto'. Nonostante questo, però, rimangono le riportate opinioni delle componenti umane della produttività: 
"[...]'Oggi le postazioni sono quasi tutte sature al 99 percento. Hai presente un limone? Ecco, ci spremono. 
Vogliono tirar fuori subito tutto il succo. Il mio vicino di postazione ha 40 anni, 10 più di me. A fine turno ogni giorno mi dice: io non ce la faccio proprio. Ecco, io fra 10 anni spero di non essere più qua.'[...]"
Fino a che punto delle uniche vite possono essere spremute per produzioni ripetitive ed ossessive di automobili e veicoli?
"[...]Li vedevamo arrivare alla spicciolata, uno o due ogni mercoledì. Tutti molto giovani, tutti operai della Fiat Sata di Melfi. Tutti alla loro prima esperienza lavorativa. [...] Ricordo una madre, di 35 anni. 
Ci raccontava di non riuscire più a prendere in braccio il proprio figlio.[...]"
Fino a quando sarà (im)possibile continuare in questo modo? 




Per saperne di più:
"Se questa è una fabbrica", M.Bonaccorsi, Left -maggio 2012


mercoledì 9 maggio 2012

9 MAGGIO 1978 - 9 MAGGIO 2012: ALTRI CENTO PASSI


"[...] E' nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio./ Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare./ Aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato./ Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un'ideale ti porterà dolore./ "Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura/ contando cento passi lungo la tua strada".[...]"




martedì 8 maggio 2012

ATTESA (VOLUTA) DELL'ANTIPARTITISMO: REALMENTE IMPREVEDIBILE ED INASPETTATA?


Cosa accade se in uno Stato "calderone" vengono mescolati ingredienti di ogni tipo? 
Cosa può accadere quando una crisi senza precedenti continua, senza sosta, a perdurare? 
Cosa può succedere se quella stessa crisi ha sintomi profondi che non vengono sedati da chi "dovrebbe avere" mezzi e capacità per poterlo fare? Una domanda come questa, se non risolta adeguatamente, rischia di causare inevitabilmente perdite assolute di credibilità in quelli che "dovrebbero sapere" cosa fare per tenere la barra dritta in momenti di terrore. 
Può accadere pertanto che valori essenziali quali coerenza, credibilità, dignità e competenza vengano agli occhi degli elettori pericolosamente incrinate (o spezzate, nds). Sembrano essere proprio queste, fino a prova contraria, le travi portanti su cui è da sempre necessario costruire il rapporto amministratore-amministrato.
Quando queste forze vengono meno, tutto precipita nel caos (rispetto al punto di vista della situazione pre-esistente): quello che l'elettore vede come "caos", purtroppo (troppo) spesso, il dirigente dei Palazzi imbiancati chiama "imprevedibilità". Su questo fronte, pertanto, nulla di più prevedibile è accaduto: votando, fino a prova contraria, l'elettore esprime infatti suoi diritti e doveri. Stante la necessità di mantenere questo equilibrio, per fortuna o purtroppo, il minimo che possa accadere è un tracollo degli schemi pre-esistenti. 
Il voto finisce con l'esprimere, a prescindere da tutto, un magma politico dal quale è impossibile sintetizzare un efficace punto di vista simile ai precedentemente cumulati. Succede così che il successo del M5S venga bollato come clamorosoimmeritato non preventivabile: nonostante queste opinioni, le cosiddette "condizioni al contorno" per un ulteriore affermarsi c'erano tutte. 
Da questo punto, d'improvviso, la figura del Grillo politico si trasforma in un esclusivo problema per l'intero Paese: non c'è forse nulla di più contraddittorio di questo punto di vista. 
La figura di Beppe Grillo e l'affermarsi del M5S nient'altro sono che complesse "conseguenze" dell'instabilità e delle oscene condizioni stabilite e fino ad oggi perpetrate dalle massime classi dirigenti; in uno Stato più serio, forse, si sarebbero potuti con più facilità aprirei nuovi fronti di incertezza in settori "interni" al sistema partitico.
Il successo del M5S si è articolato in più voci, moltissime delle quali direttamente proporzionali alla voce (ed all'influenza) esercitata dall'ex-comico Beppe Grillo. Cosa sarebbe stato senza di lui questo movimento? 
Quante altre liste civiche si succedono da sempre, in ogni singolo Ente Locale?
Non c'è da stupirsi e sorprendersi di un M5S che sfida al secondo turno il CentroSinistra in una città come Parma, colpita (a morte?) da un'Amministrazione di CentroDestra che ha lasciato più di "qualche" debito da saldare. 
Non c'è da meravigliarsi del crollo di un "Partito del Padrone", quando quest'ultimo finisce con l'essere dimenticato, ridicolizzato e colpevolizzato da una serie di dichiarazioni miste fra burlesque e rischio di default. 
Non c'è da inneggiare senza distinguo ad un trionfo di una misteriosa chimera chiamata antipolitica, quando le cifre esprimono più di qualunque altra cosa un'evidente ribaltamento dei concetti: la rivolta nelle urne non è stata anti-politica, ma più "semplicemente" anti-partitica. 
Questo "temporale" è stato, nei fatti, preceduto da infiniti lampi a cielo neppure troppo sereno: la sfiducia nel futuro è talmente percepibile da potersi tagliare nell'aria, suicidi a suicidi si vanno cumulando senza sosta, in un Paese dove le "vedove bianche" rischiano di aumentare esponenzialmente. Il rispetto per le future generazioni è stato per troppo tempo messo al palo, in un Paese dove la sopravvivenza di un Governo veniva percepita come realizzata per favorire la sopravvivenza della poltrona o del (finto) rimborso. Le coordinate entro le quali muoversi sono in perenne mutamento, in un quadro che vede classi dirigenti palesemente inabituate a decifrare il cambiamento: nell'epoca di internet non basta più dire che qualcosa va fatto "perchè si deve fare". 
In uno Stato nel quale chiunque abbia superato le barriere imposte dal digital divide (magari anche voluto, nds) può informarsi e colmare individuali lacune e consapevolezze, una protesta come quella in corso non dovrebbe affatto stupire. Protesta che rischia, ovviamente, di trasformarsi a completo vantaggio di chi cerca di affermarsi scavando solchi in rocce dal millenario immobilismo: il M5S è riuscito, in molti livelli locali, a "fare le veci" di una comunicazione pressochè inesistente con larga parte della classe politica. 
Nonostante questo, però, dovrebbe schiarire più di qualche dubbio per proporsi come reale alternativa nazionale: fino a che punto il tanto amato "uno vale uno" può affermarsi? Fino a quando sarà sufficiente un blog per imprimere direttive politico-programmatiche a livello nazionale? Sapranno resistere M5S (e marchio con diritti, nds) al post-comunicazione esercitata da Grillo? Fino a quando il detto "uno vale uno" saprà allontanare la potenziale realtà de "L'Uno che può scacciare tutti"? Quello che è in corso d'opera può, a tutti gli effetti, essere tutto tranne che inaspettato. 
Il tracollo era nell'aria, mancava solo la cosiddetta "autocertificazione dell'urna". 
Ad ora, per fortuna o purtroppo, chi avrà l'onere di governare ha la "prova provata" del disagio e dello scetticismo maggioritario che vorrebbe mantenere commissariata (o vedere sostituita, nds) buona parte della classe politica italiana. 
L'astensionismo in crescita sembra attingere percentuali sempre più alte, ad ulteriore prova di quanto scritto da moltissimi: dati riferiti del Ministero dell'Interno confermano che, sui 768 Comuni interessati al voto, la partecipazione è calata di quasi 6 punti percentuali (da 73,74% a 66,88%, nds).
La "diarrea" politica a cui il politico Grillo fa riferimento deve essere perpetuata con opportune distinzioni: chi è giovane od inserito nel "declinante sistema" per cercare di migliorarlo non può essere inquadrato alla pari di quanti hanno contribuito allo sfascio totale di questa povera Italia. 
Chi sta cercando di riscrivere un Paese mettendo in opera frammenti di cambiamento non è (ancora?) uguale a quanti hanno colpito (a morte?) l'Italia di domani: su questo fronte, rischia di sfociare nel ridicolo l'intero principio su cui è stato costruito e fatto crescere il M5S. Cosa ci attende dopo questo scorcio di fine Seconda Repubblica? E' prematuro per poterlo scrivere, anche se gli indizi non mancano e vengono ottimamente riassunti dal perfetto articolo di Massimo Gramellini: "[...] La storia ci dirà se si tratta di un gigantesco abbaglio o se dalla rivolta antipartitica nasceranno nuove forme di delega, nuovi sistemi per aggregare il consenso. Ma intanto c’è questo urlo di dolore che attraversa l’Italia, alimentato dalle scelte suicide e arroganti compiute da un’intera classe dirigente. [...] I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi.[...]Naturalmente i partiti possono infischiarsene e bollare la pratica Grillo come rivolta del popolo bue contro l’euro e le tasse. È una interpretazione di comodo che consentirà loro di rimanere immobili fino all’estinzione.[...]"
(Fonte: "Un no ai partiti non alla politica", M.Gramellini, La Stampa)
Si tratta di un'estinzione che rischia di somigliare ad un mortifero bowling con Partiti trasformati in birilli: tiro dopo tirouno ad uno, forse neppure troppo lentamente. 







venerdì 4 maggio 2012

"LE MACCHINE DI LEONARDO": SPUNTI DA UN GENIO ASSOLUTO


La genialità di Leonardo Da Vinci è stata ormai acclarata e resa di dominio pressochè universale; le produzioni di questa mente formidabile hanno spaziato sulle più svariate tematiche dello scibile umano, producendo una serie inestimabile di tesori che è impossibile sintetizzare efficacemente in poche righe. 
Il genio toscano è riuscito ad essere pittore, scultore, inventore, scrittore, ingegnere, architetto e troppo altro; marchiato a fuoco negli annali della Storia, ha mostrato una trasversalità di conoscenze e di studi (forse) senza precedente alcuno. 
Il patrimonio lasciato ai posteri è impressionantemente vasto, figlio di una mente che ha saputo coniugare pressochè alla perfezione moltissime scienze ai tempi molto meno conosciute di oggi: meccanica, fisica, matematica, aerodinamica ed anatomia sono solo alcune delle branche che questo fenomeno ha saputo sintetizzare ed "intrecciare" strettamente fra loro. Accanto a quadri e sculture, Leonardo Da Vinci ha saputo essere anche progettista: durante la sua vita ha sviluppato schizzi e studi di macchine impressionanti e terribilmente complesse. 
Se alla prepotenza degli studi svolti si aggiunge anche il tempo storico nel quale questi studi sono stati maturati, è ancora più facile intuire l'assolutamente straordinario contributo da questa mente apportato al contesto mondiale. 
Dentro Codici si trovano disegni e progetti strabilianti, a cui una mente normalmente dotata ed istruita mai sarebbe potuta probabilmente arrivare: capolavori di ingegneria, dal funzionamento meccanicamente ineccepibile.
Parte di questo stupendo Universo è racchiusa nel libro "Le Macchine di Leonardo - Segreti ed invenzioni nei Codici Da Vinci", edito da Giunti: attraverso semplici pagine è possibile entrare in un mondo in cui sia possibile pervenire a qualche frammento di quel "tutto" da lui (forse) pienamente posseduto. 
Succede così di immaginare una mente umana progettare e pensare a macchine tremendamente complesse: 
  • Macchine per volare: ala battente, meccanismi per ali meccaniche, vite aerea, [...];
  • Macchine da guerra: macchina volante, ali meccaniche, mitragliere, carro armato, catapulta, bombarde, [...];
  • Macchine idrauliche: sega meccanica, barca a pale, ponte girevole, [...];
  • Macchine da lavoro: macchina a moto alternato, macchina per intagliare, mola per specchi, [...];
  • Macchine sceniche: automobile, apparecchiature per allestimenti teatrali;
  • Strumenti musicali: lira a forma di teschio, tamburo meccanico, pianoviola automatica;
  • Macchine varie: torchio a stampa, compasso, [...].
Sullo sfondo rimane, fra le pagine della Storia, un amore sterminato per una branca della scienza che ha potuto (forse) facilitare questi percorsi straordinari: 
"La Meccanica è il paradiso delle scienze matematiche, perché con quella si viene al frutto matematico."
Succede così che, quasi cinquecento anni fa, la mente di un uomo riesca a pensare a progetti capaci di volare, di semplificare le vite quotidiane o di suonare: se questo è il citato "frutto matematico", si tratta di un qualche cosa di difficilmente concepibile e realizzabile per menti normali e normalmente "addestrate" alla progettazione. 
Dall'osservazione della natura si passa a schizzi e disegni tridimensionali, con illustrati perfetti schemi di funzionamento delle macchine presentate: come ruotano alberi ed ingranaggi di trasmissione capaci di imprimere la forza necessaria al volare? Come fare ingranare ruote dentate atte a mettere in moto un apparecchio capace di produrre suoni? 
Quali proporzioni dare a proiettili e telai di bombarde portatrici di morte? 
Come fare a "convertire" moti per realizzare seghe meccaniche capaci di tagliare? 
Queste sono solo alcune delle infinite domande a cui questo Genio ha cercato di dare risposte: questioni reali, progettuali, pratiche. Attraverso i suoi neuroni sono passate le raffigurazioni di barche, ponti e scavatrici. 
Dietro ad ogni progetto, però, è evidente come sia fondamentale non improvvisare: non c'è niente di meglio di una buona teoria per avere un'eccellente pratica. Ne era convinto lo stesso Da Vinci, stando a quanto divulgato: 
"O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti."
Improvvisarsi scienziati senza avere solide basi è un atto proibito, capace di produrre forse più danni che altro: specialmente in scienze tremendamente complesse come quelle di matrice ingegneristica è forse impossibile chiamarsi pienamente "esperti" od imparati. 
Il nucleo del libro in questione verte anche su argomenti come questi: studiare (bene) certe discipline è il solo modo per impadronirsi pienamente e saldamente di certe conoscenze.
Le macchine di Leonardo, dunque, possono avvicinare menti umane (ed umanamente dotate, nds) a capire quel "frutto matematico" da lui descritto e, forse, anche più volte assaggiato. 
In fondo, infatti, è corretto affermare che: 
"Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienzia son come 'l nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada."