Terremoto e scosse sono solo alcuni degli ingredienti che hanno portato capannoni interi ad aprirsi quasi come fossero maledetti "regali". Si sono visti tetti strappare vite che stavano, ancora una volta, facendo quella cosa chiamata "lavoro"...che fino a prova contraria dovrebbe garantire lo svolgimento (comunque non sereno, visti i tempi) di un'altra fondamentale cosa chiamata "vita".
Invece, nonostante tutte le buone speranze, le leggi sismiche sono state forse disattese costruendo stabili con tetti che sembravano semplicemente "appoggiati" su muri che sembravano tutto fuorchè instabili...fino all'arrivo di queste maledizioni targate 6.0 e 5.8.
E' (im)possibile vedere a 2012 inoltrato costruzioni inadatte a supportare sollecitazioni combinate che superino una certa entità? E' possibile che la Pianura Padana fosse considerata come a "bassa sismicità" sottostando ad un concetto errato di probabilità?
Da quel che sembra, infatti, la probabilità si dovrebbe riferire alla scarsa frequenza nel riscontrare terremoti, prescindendo da qualsiasi magnitudo possibilmente riscontrabile. Rivedere concetti e mappature sismiche potrebbe forse essere un modo per rendere meno disattesi eventuali fenomeni futuri?
Nonostante tutte le domande possibili e pensabili, rimangono inalterati alcuni tremendi fatti: economia e società del distretto coinvolto nel sisma risultano, senza appello alcuno, semplicemente distrutte.
Devastate, in virtù di una ragione che viene efficacemente definita come "politica suicida" dalle dichiarazioni attribuite al Procuratore Capo di Modena. Quella stessa politica suicida sembra rimanere tale ed immutata anche sui fronti extra-economici della questione, in quanto una delle tematiche ricorrenti ad italiana memoria sembra essere quella del "tamponare l'emergenza successiva alla mancata prevenzione".
Prevenire è un mestiere infatti duro, in cui bisogna investire soldi e denari che non possono fornire uno stretto guadagno sul breve termine. Alla luce di ciò, pertanto, sarebbe stato possibile prevenire certe devastazioni divenute poi (purtroppo) immani? Prevenire potrebbe significare, anche, non piangere addosso alla sola Emilia colpita per cercare di arginare il (tutt'altro che) potenziale riacutizzarsi di certi fenomeni anche in altre zone d'Italia: parte di questo si potrebbe collocare nel tentativo di "messa in sicurezza del suolo" promosso dal Ministro dell'Ambiente Clini? Servirebbero, stando alle tempistiche filtrate oggi, poco più di quindici anni.
Servirebbe anche capire che, senza mezzi termini, le mancate spese per prevenzione porteranno a spese ancora più grandi per quello che si configura (o configurerà?) come un tremendo e lunghissimo "post-sisma".
Guardando a questo fronte, purtroppo, pratiche come l'ennesima temporanea (ma presto magari definitiva) accisa sui carburanti potrebbero sembrare, senza appello alcuno, una barzelletta: nient'altro che un tamponamento post-emergenza per raschiare il fondo del barile nel tentativo di ottenere risorse immediate con cui "far di conto".
Premere la leva di esclusive e ritrovate virtù quali solidarietà e sobrietà può risultare, per decisioni come queste, una pura e semplice illusione: è solidale cercare di darsi da fare prima, non certo arrabattarsi per rimediare soluzioni a sisma avvenuto.
Solidarietà è condivisione di argomenti, di informazioni e consapevolezze sulla natura tremendamente in divenire della penisola italica. Sobrietà è dimensionare stabili sulla base di precise e chiare leggi sismiche, ipotizzando fattori e coefficienti di sicurezza che non dovranno mai essere visti come assurdi.
L'esperienza di queste scosse sta insegnando che, volente o nolente, anche il remoto può verificarsi: due scosse di magnitudo (circa) 6.0 nell'arco di 500 anni potrebbero forse essere tutto fuorchè strane?
Un arco temporale di mezzo millennio finisce per essere, per un corpo celeste con "aspettativa di vita" prossima a milioni di anni, quasi una nullità assoluta.
Nonostante questo, i fatti tornano ad incombere per contribuire a costruire quella "Repubblica crollata sul lavoro" che tanto sembra andare per la maggiore in questi ultimi giorni: una zona che contribuisce per l'1% circa dell'intero PIL italiano risulta quasi completamente da riavviare.
Cosa aspettarsi per il futuro?
E' quello stesso futuro che deve appellarsi, ancora una volta, all'aiuto ed all'ascolto di classi dirigenti che devono essere tutto fuorchè impreparate: "Rischiamo davvero di buttare via un lavoro di 50 anni. Non ce lo possiamo permettere, i giovani hanno diritto a un futuro. "
Per il futuro serviranno non solo solidarietà e sobrietà, rigorosamente "a posteriori".
Per il futuro serviranno competenza, capacità, consapevolezza e sostenibilità.
Serviranno idee e progetti derivanti da studi complicatissimi come quelli ingegneristico-architettonici, finalizzati al rendere sempre meno probabili certe morti a seguito di sismi e terremoti che fanno (e faranno) parte, purtroppo, della natura di un pianeta vivo e dinamico come quello terrestre.
Per il futuro serviranno capannoni con tetti non solo appoggiati, ma anche incastrati e supportati da viti e/o meccanismi particolari tesi all'impedire aperture e tracolli improvvisi.
Per il futuro servirà meno emergenza e più consolidamento: basterà (forse) ragionare un pò di più sulle opere e sugli stabili più a rischio, ricorrendo all'aiuto di quanti hanno studiato con consapevolezza certe materie per mettere a punto soluzioni per limitare i danni...senza contare che, ovviamente, azzerare qualsiasi rischio è un mestiere prossimo all'impossibile. Per il futuro serviranno anche, volente o nolente, meno sciacalli e tromboni con cui intrattenere relazioni: se "L'avevo previsto!" esistesse, dovrebbe essere un'attività da diffondere non solo a posteriori.
Con il senno di poi, spesso, è per chiunque veramente troppo facile parlare.
Sullo sfondo, purtroppo, continuano scosse e rimarranno, per sempre, morti per qualcosa che forse poteva essere limitato, arginato od (addirittura) evitato.
Per saperne di più:
"Fabbriche crollate - Modena apre un'inchiesta", LaRepubblica,
(http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/30/news/fabbriche_crollate_modena_apre_un_inchiesta-36219096/)
"Danni per oltre due miliardi, cancellata l'industria emiliana", LaRepubblica,
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/31/news/danni_terremoto-36268409/)