Potrebbe il comico (divenuto politico, nds) Beppe Grillo risolvere tutti i problemi di questa Italia e di questa Europa?
Sarebbero davvero benefici assoluti uscire dall'Euro o rimanerci, nazionalizzando le banche per riavere una sovranità monetaria degna di tale nome? Cosa potrebbe accadere qualora i suoi attacchi dovessero concretizzarsi in attività di governo? Liquidare nella figura di Grillo tutte le colpe per la situazione attuale è una cosa che, sotto moltissimi aspetti, rischia di sfociare nel ridicolo: parte del successo dell'ormai famoso "Movimento 5 Stelle" è attribuibile ad una classe politica percepita come "lontana" (eufemisticamente, nds) dai reali bisogni dello Stato.
La credibilità di chi ha inevitabilmente contribuito a generare lo sfascio attuale è data, senza appello, a percentuali oscillanti fra il 2% ed il 4%: in altri termini, purtroppo, il 96%-98% dei cittadini variamente interpellati non ha più piena fiducia in chi li ha governati e che, salvo imprevisti (panacee?, nds), avrà l'onere di governarli anche nel cosiddetto "dopo-Monti".
Accade così che, su queste onde, c'è chi come Grillo prova a sfruttarne i flutti: in una situazione di assoluto caos sociale, economico, politico, ambientale, [...] sembra essere il "minimo" che possa accadere ad uno Stato già fortemente "provato".
Su questo sfondo, la tempesta del comico infuria senza sosta: attacchi a destra e manca stanno caratterizzando queste settimane di campagna elettorale per le Amministrative.
Succede così che la mafia venga paragonata allo Stato, può così accadere che la figura del Presidente della Repubblica venga sminuita e ricondotta al ruolo di Presidente dei (già devastati, nds) Partiti.
Succede così che tutti gli amministratori, a qualunque livello ed in qualsiasi Ente locale, sembrino diventare "magicamente" l'uno uguale all'altro: solo all'interno del M5S il celeberrimo "uno vale uno" può produrre risultati positivi.
Chi prova a cambiare lo status quo delle cose in qualsiasi altro Partito rischia, magari contro la sua stessa volontà, di contribuire allo sfascio totale: cosa è questo, se non fare di tutta l'erba un cupo e maleodorante "fascio"?
Stando alle parole (pluri-ripetute, nds) del comico divenuto politico, la scelta in qualunque Ente Locale è assimilabile ad un ristretto bivio riassumibile in un teorema dalla (reputata) giustezza più che matematica:
"Chiamando P l'intero sistema politico, fornito l'elemento specifico M5S, è possibile scrivere che:
- in caso di scelta del M5S l'elettore compie un salto nel vuoto;
- in caso di scelta del (P - M5S) l'elettore si rende inevitabilmente complice del suicidio assistito di cui ogni italiano è spettatore.
Le precedenti condizioni valgono in qualunque sistema amministrativo, sociale ed etico."
Non serve neppure un "come volevasi dimostrare", in quanto a priori sembra venire rifiutata qualunque forma di confronto e/o spiegazione: tutti i giornalisti sono di parte, tutti i giornali e le televisioni sono parziali(zzate, nds), tutti gli Amministratori vengono fagocitati all'interno di un sistema da cui è impossibile uscire ed in cui si è impossibilitati a tenere la propria testa il più possibile alta e dritta.
Laddove l'uno non vale uno, invece, si ha un "tutto" complottante alle spalle di chi va (e non va/ non vuole andare, nds) all'interno dell'urna elettorale per esprimere una qualunque forma di preferenza.
Se è impossibile replicare direttamente alla figura del Grillo (parlante?), è però possibile cercare di far levare qualche opportuno distinguo: chi sceglie di entrare all'interno di un sistema, sicuramente marcio, lo fa solo ed esclusivamente per diventare parte di un unico tutto già (purtroppo) noto agli elettori ed alla Storia di questa Italia?
Affiancarsi ad un Partito implica per forza il mettere (definitivamente) da parte la propria dignità e le proprie idee con cui rendere migliore qualsivoglia Ente Locale od Amministrativo?
A queste domande, purtroppo, non vengono da Beppe Grillo date sufficienti risposte: andare in "ogni dove" a sbandierare questo pericoloso "leitmotiv" è illudente ed offuscante.
Ciò non toglie che, ovviamente, questa stessa cantilena potrebbe diventare anche pericolante qualora fosse combattuta da una Politica nazionale degna di tale nome. L'attitudine di Grillo sembra essere, specialmente in questo ultimo periodo, quella della semplificazione estrema: è semplice risolvere i problemi, basta volerlo e non essere inseriti in un contesto già compromesso e mortalmente marcio.
La politica finisce per essere una cosa semplice, in cui sembra essere vero a prescindere il detto "meno soldi hai e meglio fai." Su questo sfondo, ovviamente, la veridicità di certe affermazioni non si spreca: (fare) allentare la morsa della politica sui finanziamenti- rimborsi elettorali è una battaglia di una sacrosanta correttezza, alla luce del comatoso stato in cui sono costretti a rantolare moltissimi italiani.
Come risolvere il problema del debito pubblico che, probabilmente anche in futuro, sarà nuovamente capace di spingere il Paese vicino al baratro del divenuto (purtroppo) famoso default? Come (ri)costruire una nuova Italia senza spendere ogni energia per demolire qualsiasi Istituzione e/o apparato esistente?
Se qualcosa di alternativo esiste, non è in questa politica urlata che riesce a risolversi e prendere forma: se "uno vale(sse) uno" dovunque, possono (potrebbero, nds) esserci anche dentro al sistema partitico "forme di vita aliene" od "oggetti pensanti non identificati" che lottano per avere un Paese diverso?
Possono esserci giovani ed individui che lottano, compiendo infinitamente piccoli e magari ridicoli salti nel vuoto, per cercare di invertire con le loro forze altrettanto insufficienti il corso delle cose?
Al di fuori dei tunnel da Grillo pronunciati, sembrano esserci sempre più luci capaci di diventare altrettanti treni in faccia ad elettori desiderosi di cambiamento: l'arte della generalizzazione spregiudicata rischia di portare l'intera Italia in un baratro molto peggiore di quello attualmente "in corso d'opera".
La contrapposizione "salto nel vuoto - suicidio assistito" rischia di riguardare qualunque essere umano (italiano e non, nds) interessato a stravolgere le cose verso un orizzonte maggiormente positivo: chi non crede pienamente nel Grillo nazionale è condannato "senza se e senza ma" all'essere colonna di un pericolante e malato sistema?
L'adesione ad un Partito compromette a prescindere possibilità, volontà ed intenti di fare qualcosa di buono?
A cosa rischia di condurre un "vaffancu.o" perenne nei confronti di tutto e tutti?
Se la figura del comico divenuto politico ha dei meriti, può averli sicuramente nell'aver avvicinato alla politica persone ed individui che vedevano (e vedranno sempre più se le linee non cambiano, nds) il sistema partitico come un costante repellente della cosa pubblica.
Se la politica ha una colpa realmente verificabile è, a conti e società distrutti, quella di essersi fatta miriadi di autogol ed "offese" a proprio assoluto discredito: su questo fronte si ritorna a quel 96% - 98% di completa sfiducia precedentemente citato. Su questo sfondo, le reazioni di certe parti di sistema partitico per ritrovare credibilità rischiano di risuonare come enormemente ridicole.
Nonostante tutto il detto, dal M5S è anche possibile essere espulsi: basta che sia il Grillo nazionale a volerlo, magari affrancandosi a quanto stabilito da un "non-statuto"? Cosa si nasconde dietro a queste informazioni solo parzialmente fatte trapelare da organi di informazione (ovviamente pilotati e parzializzati, nds)?
Le tematiche da cui ripartire per riabilitare questa Italia sono praticamente infinite: diritti umani, energia, riforme istituzionali, lavoro, ambiente, sicurezza e prevenzione, istruzione, formazione, [...]
Su questo sfondo, purtroppo, il semplice dire "bisogna fare meglio" non è più sufficiente: serve capire anche come, quando, perchè, dove, in quali modalità, con quali conseguenze per il futuro, sotto quali tutele e sicurezze, [...].
La complessità del mondo è divenuta talmente elevata da non poter essere in alcun modo sintetizzata efficacemente dal comico (e comunicatore) Beppe Grillo: in parole più povere, sbraitare ed inveire da un palco o pubblicare interventi da un blog (apprezzato, visitato e seguito) non basta.
Illudere che il "salto nel vuoto" promesso sia positivamente realizzabile solo con gli eleggibili del M5S è un dettaglio che non può lasciare indifferenti le dignità ed i caratteri di quanti si stanno sporcando le mani per cercare di costruire, nel loro piccolo e magari banale, qualcosa di positivo.
Sullo sfondo (ma non troppo!), inoltre, rimangono una serie di domande a cui il confronto rifugge: c'è qualcuno dietro a Beppe Grillo? C'è qualche progetto che sta provando ad attecchire?
Cosa rievocano semplici insiemi di parole come "Casaleggio Associati" o come "Gaia: il futuro della politica" (Info: http://www.youtube.com/watch?v=sV8MwBXmewU) ?
Sono riassumibili o ricondubili a parte del percorso e degli intenti promossi nel M5S?
Alle domande di un ignorante qualunque come il sottoscritto, forse, non ci saranno mai le dovute risposte.
Il "salto nel vuoto" esercitabile in questi momenti rischia di svilire, forse, la differenza che intercorre fra democrazie a matrice rappresentativa e partecipativa? Se ciascun italiano è a modo suo un "pinocchio", forse, non ha affatto bisogno degli insulti del "Grillo" parlante nazionale per emanciparsi in dignità e consapevolezza.
Senza poi contare, ovviamente, quelli che già stanno da tempo cercando di fare qualcosa per impedire il deragliamento del treno Italia.
Rimarranno sempre troppe domande, interessi e dubbi su questi argomenti poco facili e molto fragili al tempo stesso: fino a quando la politica non saprà compiere passi pe(n)santi per riabilitarsi, contrariamente forse a molte voci, la figura di Grillo non si trasformerà magicamente nel problema principale da estirpare.
Cercare voti fra i leghisti scontenti definendo il primo e canottierato Bossi uno "statista" mancato è un insulto per tutti quanti provano a riabilitare questa Italia senza perdere dignità e credibilità: se il leader della Lega è qualcosa, è più definibile come "padanista". Il formulare magici accostamenti a neo-partigiani alla ricerca di mitraglie fumanti per politici di ogni grado rischia di diventare un attentato gravissimo al futuro di un Paese già enormemente provato.
Se esistono programmi di mandato amministrativo-politico e nuove modalità per elaborarli, si lasci che sia la democrazia a proliferare e decidere. Per il resto, come se non bastasse, "l'offesa non deprime chi la riceve ma qualifica chi la fa."
Anche qui, per fortuna, "uno vale uno".