Alla luce degli ultimi dati presentati dall'Istat qualunque barriera ideologica relativa all'assoluta modifica di un residuo pilastro come l'articolo 18 perde qualunque altra solidità possibile. Se l'Italia è definitasolida nel corso di visite istituzionali nei paesi asiatici, la situazione degli italiani sembra assolutamente sempre più precaria.
Dare alle imprese la possibilità di licenziare ricorrendo alla modifica di un articolo equivale, forse, ad arrampicarsi su specchi che già riflettono un quadro impietoso: quasi 340mila disoccupati in più, in un solo anno.
45mila di questi sono stati certificati dall'Istat nel solo mese di febbraio: su questo sfondo, serve veramente inserire la flessibilità in uscita come pilastro di una Riforma del Lavoro? Intestardirsi sullo stravolgimento di un articolo impugnato come ultimo residuo di diritto e dignità potrebbe essere un'attività che allontani ancora di più la percezione dal reale stato di (mancata) salute del Paese intero?
I dati non si sprecano, su un quadro che vede fasce già deboli accentuare sempre più le loro fragilità: giovani, donne ed abitanti del Sud sono le "ferite" sempre più dolenti del corpo-Italia.
La disoccupazione ha sforato il tetto del 9%, in "coerente" rialzo con gli ultimi tempi: quale futuro potrà mai essere garantito a queste persone, al momento fuori da qualunque gerarchia sociale e di sostentamento economico?
Il quadro è enormemente peggiore anche sul fronte della disoccupazione giovanile: quasi il 32% dei giovani under24 risulta senza un'occupazione, in rialzo di oltre 4 punti rispetto al 2010.
Se è possibile farlo, cosa si potrà mai leggere da queste cifre?
Quale stato di salute potrà mai essere inquadrato, alla luce di questi sintomi?
Non è un caso forse che, stando a quanto riportato da alcuni mezzi di informazione, potrebbero esserci nuove misure e manovre di "austerity" sul conto Italia: la strada maestra sembra essere solo quella della crescita come speranza, a fronte di una certezza che ad oggi sembra lontana secoli luce.
A proposito di speranze mancate, invece, quanto potrà mai valere tutto quel capitale umano bruciato costituito da quanti non si formano, studiano e neppure lavorano in questi momenti di "lenta catastrofe"?
Stando a quanto riportato, purtroppo, il peso totale dei "Neet" (not in employment, education or training) si aggira sui 27 miliardi di Euro l'anno: siamo davanti ad un potenziale sprecato, figlio di guadagni mancati e di necessari sostegni da dare sotto varie forme per permettere ugualmente che questi invisibili possano riuscire a sopravvivere mangiando non solo aria. Tale cifra è pari, stando alle stime, a circa l'1,7% del PIL italiano: coltivando maggiormente queste speranze, è utopico scrivere che forse questa pluriennale recessione avrebbe potuto essere un pò meno pesante?
Se il danno è oggi purtroppo fatto, è necessario ed urgente promuovere riflessioni e misure "tecnico-politiche" per impedire che altrettanti errori non si ripresentino domani. Dove sono stati gli sbagli?
Correggere questi errori con una riforma del lavoro è una cosa possibile che, per qualche tratto, sembra sia stata già impostata. Le "limature" promesse al vituperato Articolo 18 sono realmente così necessarie?
Le cifre, ammesso che vogliano dire qualcosa, esprimono un disagio dilagante ed un futuro per niente semplificato: se la solidità a livello macro-economico è garantita, altrettanto non può essere detto di quella micro-economica.
La pioggia infuocata di tasse dirette ed indirette rende ancora solo parziale idea di quanto fattori come coesione ed indipendenza sociale siano fortemente compromessi od incrinati.
Per il resto, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza.
Sempre se sarà possibile assistere a spettacolo e ripresa, ovviamente.
Per saperne di più:
"Occupazione in caduta libera - Giovani e donne pagano di più", G.Vespo, L'Unità, 3 aprile 2012
"Articolo 18, pressing di Partiti e Sindacati - Monti: solo limature", N.Andriolo, L'Unità, 3 aprile 2012
"FT: 'In Italia verso nuove misure di austerity', P.Chigi: non servono misure correttive", Ansa.it,
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/03/visualizza_new.html_160592982.html)

