martedì 3 aprile 2012

OBIETTIVO LAVORO (MANCANTE)


Alla luce degli ultimi dati presentati dall'Istat qualunque barriera ideologica relativa all'assoluta modifica di un residuo pilastro come l'articolo 18 perde qualunque altra solidità possibile. Se l'Italia è definitasolida nel corso di visite istituzionali nei paesi asiatici, la situazione degli italiani sembra assolutamente sempre più precaria. 
Dare alle imprese la possibilità di licenziare ricorrendo alla modifica di un articolo equivale, forse, ad arrampicarsi su specchi che già riflettono un quadro impietoso: quasi 340mila disoccupati in più, in un solo anno. 
45mila di questi sono stati certificati dall'Istat nel solo mese di febbraio: su questo sfondo, serve veramente inserire la flessibilità in uscita come pilastro di una Riforma del Lavoro? Intestardirsi sullo stravolgimento di un articolo impugnato come ultimo residuo di diritto e dignità potrebbe essere un'attività che allontani ancora di più la percezione dal reale stato di (mancata) salute del Paese intero? 
I dati non si sprecano, su un quadro che vede fasce già deboli accentuare sempre più le loro fragilità: giovani, donne ed abitanti del Sud sono le "ferite" sempre più dolenti del corpo-Italia. 
La disoccupazione ha sforato il tetto del 9%, in "coerente" rialzo con gli ultimi tempi: quale futuro potrà mai essere garantito a queste persone, al momento fuori da qualunque gerarchia sociale e di sostentamento economico? 
Il quadro è enormemente peggiore anche sul fronte della disoccupazione giovanile: quasi il 32% dei giovani under24 risulta senza un'occupazione, in rialzo di oltre 4 punti rispetto al 2010. 
Se è possibile farlo, cosa si potrà mai leggere da queste cifre? 
Quale stato di salute potrà mai essere inquadrato, alla luce di questi sintomi? 
Non è un caso forse che, stando a quanto riportato da alcuni mezzi di informazione, potrebbero esserci nuove misure e manovre di "austerity" sul conto Italia: la strada maestra sembra essere solo quella della crescita come speranza, a fronte di una certezza che ad oggi sembra lontana secoli luce. 
A proposito di speranze mancate, invece, quanto potrà mai valere tutto quel capitale umano bruciato costituito da quanti non si formano, studiano e neppure lavorano in questi momenti di "lenta catastrofe"? 
Stando a quanto riportato, purtroppo, il peso totale dei "Neet" (not in employment, education or training) si aggira sui 27 miliardi di Euro l'anno: siamo davanti ad un potenziale sprecato, figlio di guadagni mancati e di necessari sostegni da dare sotto varie forme per permettere ugualmente che questi invisibili possano riuscire a sopravvivere mangiando non solo aria. Tale cifra è pari, stando alle stime, a circa l'1,7% del PIL italiano: coltivando maggiormente queste speranze, è utopico scrivere che forse questa pluriennale recessione avrebbe potuto essere un pò meno pesante? 
Se il danno è oggi purtroppo fatto, è necessario ed urgente promuovere riflessioni e misure "tecnico-politiche" per impedire che altrettanti errori non si ripresentino domani. Dove sono stati gli sbagli? 
Correggere questi errori con una riforma del lavoro è una cosa possibile che, per qualche tratto, sembra sia stata già impostata. Le "limature" promesse al vituperato Articolo 18 sono realmente così necessarie? 
Le cifre, ammesso che vogliano dire qualcosa, esprimono un disagio dilagante ed un futuro per niente semplificato: se la solidità a livello macro-economico è garantita, altrettanto non può essere detto di quella micro-economica. 
La pioggia infuocata di tasse dirette ed indirette rende ancora solo parziale idea di quanto fattori come coesione ed indipendenza sociale siano fortemente compromessi od incrinati. 
Per il resto, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza. 
Sempre se sarà possibile assistere a spettacolo e ripresa, ovviamente. 

Per saperne di più: 
"Occupazione in caduta libera - Giovani e donne pagano di più", G.Vespo, L'Unità, 3 aprile 2012

"Articolo 18, pressing di Partiti e Sindacati - Monti: solo limature", N.Andriolo, L'Unità, 3 aprile 2012

"FT: 'In Italia verso nuove misure di austerity', P.Chigi: non servono misure correttive", Ansa.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/03/visualizza_new.html_160592982.html)



sabato 31 marzo 2012

"IL DISAGIO DELLA LIBERTA'": (DIS)PIACE AVERE PADRONI?


Cosa significa essere liberi? Cosa significa, rileggendo la questione in chiave contemporanea, essere cittadini capaci di vivere liberamente il proprio futuro? 
Cosa significa vivere in un contesto storico, sociale ed economico dove una parola come libertà è stata ormai confusa, svilita e svuotata? Essere liberi è una virtù od una condanna da pagare? 
Libertà significa consapevolezza nel difendere i diritti di tutti od equivale al permettere agli automatismi delle cose di prendere il sopravvento? Le opinioni sono confuse e confondibili, in un contesto tremendamente complesso come quello che stiamo vivendo: la libertà sembra essere diventato unconcetto definibile con un campo di diritti sempre più ristretto, circoscritto. Perorare convintamente la tesi di un'Italia più libera potrebbe, forse, coincidere con il difendere il diritto di ogni singolo italiano medio ad essere più libero? 
La libertà è veramente ciò che l'italiano medio desidera? E' preferibile liberare progetti oppure delegare intenti ed azioni a qualcun altro? Cosa potrebbe significare veramente vivere in un Paese che ospita trasversali e molteplici concetti di libertà? Libertà non è, infatti, dote afferibile esclusivamente alle competenze di stampo economico-finanziario. 
Libertà dovrebbe essere, anche, discussione consapevole ed interessata sul futuro migliore da dare ad uno Stato come quello italiano: la delega dovrebbe essere un mestiere impossibile, specialmente in momenti di svolta epocale come quello in corso
Pretendere più libertà significa avere un futuro migliore per ogni cittadino? 
L'italiano medio quale forma di libertà preferisce? E' solito usufruire di forme di forzata libera libertà
A queste ed altrettanto infinite domande cerca di rispondere Corrado Augias, nel suo ultimo libro "Il disagio della libertà". 
Siamo in un Paese dove i cittadini sono soliti reggere il peso della libertà con gli onori e gli oneri necessari? 
Preferiamo una libertà eterna od una libertà "usa e getta", quasi soggetta a logiche di costante propaganda?
Quanti anni di mancata libertà abbiamo gettato al vento, storia e leader che ci hanno governato alla mano? 
Quali e quanti sono stati gli anni più brutti della vita italiana dove i capi di ieri hanno fatto sì che finisse per mancare il respiro alle generazioni di domani? 
La risposta più chiara a questa domanda risiede, di fatto, nei tempi che stiamo vivendo: la crisi economico-finanziaria, eventualmente anche architettata, sta crivellando con pericolosi colpi mortali gli spazi e le dimensioni delle nuove generazioni. All'indecenza dovrebbe rispondere risponde la rabbia, all'abuso risponderà l'indignazione per un futuro svuotato: è questo il prezzo da pagare per l'eccessiva libertà d'azione concessa a chi non ha mai avuto mani adatte a controllare il divenire di un sistema complesso come quello moderno? 
Quali e quante sono le componenti della libertà? Quale doppia morale si nasconde dietro al desiderio didelega e seguente condanna che il cittadino attua nei confronti di tragicomici amministratori del bene pubblico? 
Da dove ripartire per poter inquadrare nuove e migliori forme di libertà? 
Quali sono le nuove fondamenta su cui (ri)costruire nuovi argini? 
Riscrivere un sistema è un'azione da fare passare anche attraverso il rinnovamento di pilastri come la libertà?
Per rispondere a domande complesse come queste servono, volente o nolente, abilità ed ambiente per poter guardare lontano. Quali le armi per migliorare il proprio futuro? 
Ricerca, sapere e conoscenza possono essere indizi di strade nuove da battere? 
Quali e quante altre strade potrebbero contribuire a farci diventare "ulteriormente" liberi? 
A così tante infinite domande, con il consueto stile, il giornalista e scrittore Corrado Augias cerca di dare risposte. 
Se il passato di uno Stato può essere assimilato ad una carta di identità, quale futuro può attendere l'Italia e gli italiani? 
Dove libertà chiede, dopotutto, Italia risponde. 

p.s.: Libertà è, per fortuna, una stupenda parola che non ammette sinonimo alcuno alla sua grandezza.
Qualunque ripetizione è, pertanto, ritenuta necessaria.



giovedì 29 marzo 2012

DARSI FUOCO...IN UNA TERRA BRUCIATA


Per quale motivo si potrebbe scegliere di bruciarsi vivi? Per lanciare, forse, alla società intera un monito di estrema sfiducia nei confronti del futuro?
Per mandare a qualcuno "fiamme" inversamente proporzionali alla speranza di un domani?
Siamo in un momento storico nel quale vedere un avvenire è praticamente impossibile, per una serie sterminata di motivazioni e ragioni: alla recessione globale si è mescolata un'eccessivafinanziarizzazione che ha fatto (e farà, nds) gravare sulle spalle dei più deboli le decisioni sbagliate in decenni di cattive politiche. 
Guardare al medio-lungo termine per progettare un'esistenza è diventato un mestiere quasi utopico, su tutti i fronti: dal genitore al ricercatore, dal lavoratore al cassintegrato, dall'esodato al disoccupato. 
Viene richiesta puntualità nei pagamenti anche a chi non ha entrate sufficienti neppure a sopravvivere, a fronte di ritardi e burocrazie con le quali è necessario "far di conto". Tasse, accise sulle benzine che schizzano alle stelle, tasse indirette che vengono buttate "a pioggia" sulle spalle di ogni italiano; il motivo divulgato di tali aumenti sembra essere sempre lo stesso: fare sacrifici ora per impedire il realizzarsi di peggiori (leggasi default, nds). 
Ulteriori ritenute sulle buste-paga ed IMU saranno i prossimi fardelli con cui ogni italiano dovrà confrontarsi; è questo il prezzo da pagare per salvare il Paese da un default finanziario? Quando coesione ed equilibrio sociale vengono pericolosamente incrinate non è possibile paventare altre possibili tipologie di "default"? 
Le tasse rimangono, sempre e comunque, puntualissime nel loro incedere: ad una ne seguirà un'altra, precise come orologi svizzeri. Maggiori tasse corrispondono, in chiave non troppo estesa, a minori spese: sotto questa premessa con quali fondamenta è possibile riavviare un sistema per consentire il raggiungimento di quella "crescita" tanto desiderata?
Quali ferite è opportuno curare per riabilitare il malato terminale Italia? 
Di pari passo, per ogni posto di lavoro che non c'è oggi, sembra che non ce ne sarà uno neppure domani: la recessione tecnica è appena iniziata, con un rintocco che si protrarrà almeno fino al 2014. 
Per il 2012 da poco iniziato si promettono cifre ottimisticamente vicine al -1,6%, per il 2013 si vedrà al variare delle condizioni al contorno. Quando un lavoro viene a mancare, purtroppo, per qualcuno viene a morire anche la dignità. 
Può succedere di vivere in un Paese dove, giorno dopo giorno, qualche italiano sceglie di farla finita: c'è chi si suicida, chi ancora mette fine alla sua vita per non rovinare con contenziosi sempre troppo lunghi le esistenze dei suoi familiari. 
Fare tutto questo, come se con una morte le vite dei propri cari non vengano già tragicamente rovinate. 
Ricevere mensilmente lo stipendio è per alcuni cosa completamente fuori dal normale: sono (e saranno?) sempre più quelli che vivono di cortesie ed elemosine quotidiane. 
Quando qualcuno non sa più a quale porta bussare, qualunque via d'uscita sembra sbarrata. 
Cosa mai sarà umanamente possibile scrivere quando si arriva al punto di darsi fuoco per pretendere attenzione, ascolto e/o fine delle sofferenze? Cosa è possibile aggiungere alle tante potenziali bombe mortifere che stanno precipitando, a valanga, sulle teste degli italiani?
Quale Italia si prospetta, alla fine di questo immenso incendio? Le fiamme stanno mangiando tutto, giorno dopo giorno: dall'ambiente all'economia, dal lavoro alla società. Quale Italia e quali italiani si prospettano all'uscita dal tunnel?
Il rischio di emulazione è una miccia che, sempre più accesa, rischia di deflagrare in tutta la sua (ancora sconosciuta) prepotenza. Mobilità ed instabilità saranno i pilastri fondanti su cui sarà costruita l'Italia di domani?
Quanti ancora avranno la fortuna di poter arrivare ad una Laurea, a fronte di tasse sempre più elevate e proibitive? 
Anche su questo fronte, purtroppo, il merito rischierà di confondersi con una buona sorte di stampo ereditario.
Quanto ancora le vite dei singoli dovranno scontare colpe e delitti commessi dal "macroeconomico delirio" in cui l'intero sistema mondo è attualmente immerso? 
Quanto manca ancora alla fermata "Terra bruciata"? 
Al rintocco della campana-articolo 18, forse, qualcuno dall'alto dice che potremmo saperne di più. 

Per saperne di più: 
"Debiti, esuberi, la vergogna del fallimento - La Spoon River degli imprenditori", Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/21/news/nord_est_la_spoon_river_degli_imprenditori-32395296/)

"Vita dignitosa in Italia? Con 2500 Euro al mese", ANSA.it
(http://ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/03/29/visualizza_new.html_158687509.html)

"Verona, uomo si dà fuoco - "Senza stipendio da mesi"", Repubblica.it,
(http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/29/news/operaio_fuoco_verona-32394524/)

"Lavoro - La grande crisi", Repubblica.it,
(http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/02/08/news/lavoro_la_grande_crisi-29273673/#1)



martedì 27 marzo 2012

"GHETTO GOSPEL": SCORCI DI CONTEMPORANEITA'


"[...] Se potessi rivivere i miei giorni da teppista/ Mi siederei a ricordare, amico, la felicità dei tempi andati/ Mi fermo e osservo i più giovani, il mio cuore va da loro/ Sono stati testati e ne è stata sottolineata l'inferiorità/ Ai giorni nostri le cose sono cambiate/ Tutti si vergognano dei giovani perché la verità appare strana/ E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato / Un mondo tormentato, e fa male/ Perché un giorno qualsiasi premeranno il bottone/ e urleranno condannati come Malcolm x e Bobby Hunton,/ Che sono morti per niente/ Non lasciare che facciano riempire i miei occhi di lacrime,/ Il mondo sembra monotono/ Ma quando ti asciughi gli occhi, lo vedi chiaramente/ Non c’è bisogno che tu abbia paura di me/ Se ti prendi tempo per ascoltarmi,/ Forse puoi imparare a fare il tifo per me/ Non si tratta di nero o bianco, perché siamo umani/ Spero di vedere la luce prima che vada distrutto/ Il mio gospel del ghetto [...]" 

sabato 24 marzo 2012

SICUREZZA E PREVENZIONE: PRIORITA' DIMENTICATE?


Poco importa scrivere che soldi investiti per strutturare ed implementare le misure di sicurezza e prevenzione rendono, mediamente, benefici che sul medio-lungo termine hanno un valore molto più alto del loro iniziale: spendere 1 potendo, a regime, risparmiare in infortuni, rischi e/o sanzioni per un totale di 7/10. 
In un sistema che procede all'indietro, purtroppo, il monito del lavoro ad ogni costo può indurre rapidamente datori di lavoro e lavoratori a trascurare l'applicazione di misure di sicurezza fondamentali a garantire incolumità e vita. 
Le tendenze recessive e disarmanti che il sistema italiano sta imboccando non devono convincere, in alcun modo, sulla necessità di adoperarsi per diminuire le dosi di sicurezza in maniera proporzionale al lavoro che manca. 
Il paradosso del lavoro che fa morire è una convinzione che, a fatti, risulta tutt'altro che eliminata: il problema costituisce una delle troppe gravissime emergenze di cui questa Italia, qualche volta di troppo, puntualmente si dimentica. 
Servono morti che diventano statistiche per parlarne riportando, forse, in maggiore attualità un reale pericolo costantemente presente. 
La necessità di produrre sembra essere prioritariamente importante, al fine di non trascurare quellacrescita indefinita che dobbiamo inseguire tutti per salvare un sistema pericolosamente incrinato. Cosa fare per ricordare quanto sicurezza e prevenzione siano fondamentali in un sistema socio-economico come quello italiano? 
A rigor di statistiche, purtroppo, basta dire che nella sola giornata di ieri sono arrivate altre tre morti acoagulare ulteriormente queste sventure. 
Ad un operaio folgorato si aggiunge un operaio morto schiacciato da una struttura di 200 kg a cuisegue un imprenditore 64enne deceduto per essere stato investito da balle di lana grezza che stava movimentando con un muletto. 
Scritta così, fa un pò l'effetto di un ufficio di collocamento & morte: non significa forse anche questo, oggi, il lavoro in certe precarie condizioni di contratto e prestazioni?
Più produttività significa meno tutela per le condizioni di vita e lavoro umane?
La domanda, per un sistema che cerca come quello italiano di riscrivere le sue regole, dovrebbe essere tremendamente scontata: alla luce delle statistiche, invece, la tendenza sembra invece essere differente. 
Il punto di vista più eloquente e significativo lo offre il Segretario confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere: 
"[...]Chiudiamo l'ennesima settimana dal bilancio drammatico di morti sul lavoro. Troppi incidenti che risuonano come un campanello d'allarme a dimostrazione di come nella crisi diminuiscono le ore lavorate per la dose massiccia di cassa integrazione ma allo stesso tempo l'attenzione sui temi della sicurezza diventa secondaria rispetto alla necessità di produrre. [...] questa situazione deve vedere maggiormente impegnato il Governo che deve interessarsene e soprattutto rendere operative le norme già esistenti e poco applicate. C'è un'eccessiva distrazione sui temi della sicurezza sul lavoro, sintomo di una sottovalutazione grave sia della crisi economica e produttiva sia delle condizioni di lavoro.[...]"
La sottovalutazione della crisi economica scorre anche attraverso (soprattutto su, a seconda dei punti di vista) questi temi, a totale inseguimento di quella necessità di produrre che tanto dovrebbe servire su temi come questi. 
Potrebbero questi infiniti campanelli d'allarme suscitare riflessioni sulla necessità di impiegare risorse ulteriori per implementare misure che possano, a regime, isolare ed arginare queste degenerazioni nei luoghi di lavoro?
Potrebbero sicurezza e prevenzione essere inserite fra le misure che possano contribuire a rilanciare una differente forma di crescita differente da quella tipica della sola analisi dei rapporti domanda-offerta?
Così come le riflessioni non si sprecano, anche la fila per un eventuale Paradiso aumenta. 

Per saperne di più: 
"Tre morti sul lavoro in un giorno - CGIL: Governo agisca su sicurezza", L'Unità, 
(http://www.unita.it/economia/tre-morti-sul-lavoro-in-un-giorno-br-cgil-governo-agisca-sicurezza-1.394478)



 

giovedì 22 marzo 2012

FRA CINEMA, PASSIONE E GIOVANI: RICORDANDO TONINO GUERRA


CHE LA TERRA TI SIA LIEVE 


"Il nostro petrolio è la bellezza
La bellezza ci fa pensare alto
E noi la buttiamo via come se fosse danaro
dentro tasche bucate
La bellezza grida i suoi dolori in modo silenzioso.
Bisogna curare le orecchie di chi comanda
perché riescano a sentirla
La bellezza è il nutrimento della mente
La bellezza in Italia puoi anche incontrarla per strada
e ti riempie subito di stupore
...
Ma nei piccoli mondi c’è tanta bellezza che sta morendo.
Se noi la salviamo, salviamo noi"
(Tonino Guerra)

"Alle 8.30 della mattina del 21 marzo 2012, in Piazza Ganganelli, a Santarcangelo, nella casa di Tonino Guerra è entrato il silenzio.”

La moglie Lora e il figlio Andrea
 

mercoledì 21 marzo 2012

LE DISCUSSIONI RIPRENDERANNO IL MENO PRESTO POSSIBILE...PER GOVERNI TECNICI


A riforma del lavoro presentata, è possibile fare una prima panoramica sulle possibili conseguenze che l'ormai famoso "non si può discutere all'infinito" potrebbe produrre sul tessuto sociale destinato a metabolizzare in toto i provvedimenti assunti dal Governo Monti. Si è scritto e detto che questo Governo, essendo tecnico, avrebbe potuto compiere scelte lungimiranti e di maggior respiro, essendo svincolato da qualsiasi logica afferente alla ricerca ed al mantenimento del consenso politico. 
Questo punto di vista giustifica la rottura del tavolo di dialogo istituito con le parti sociali?
L'unità sindacale precedentemente ritrovata è davvero un punto di così grande debolezza per il futuro dell'Italia?
Il punto che attualmente è maggiormente in discussione risiede, senza mezzi termini, in quella che può essere vista come "manutenzione" del tanto vituperato Articolo 18: serve solamente premere su questo fattore per cambiare il destino socio-economico di un Paese devastato come l'Italia? 
Nel dettaglio, stando a quanto sintetizzato in un ottimo articolo de La Repubblica, i punti fondamentali su cui la riforma andrà ad agire sono fondamentalmente i seguenti: 
  • articolo 18: reintegro mantenuto per i soli licenziamenti di natura discriminatoria, con estensione alle imprese sotto la soglia dei 15 dipendenti. Nei casi di allontanamenti disciplinari sarà il giudice a decidere, fra reintegro (nei casi gravi) od indennità per un massimo di 27 mensilità. I licenziamenti di natura economica, se contestati, vedranno un solo indennizzo capace di muoversi fra le 15 e le 27 mensilità, basandosi sull'ultima retribuzione ricevuta;
  • assicurazione sociale per l'impiego: capace di sostituire l'odierno sussidio di disoccupazione, verrà versata per importi lordi massimi di 1119 Euro/mese. Sarà poi ridotta del 15%, ogni 6 mesi. Dovrebbe durare un anno complessivo, al fine di abolire progressivamente la mobilità; 
  • vincoli sui contratti a termine: il contratto a tempo indeterminato dovrebbe essere quello dominante sugli altri "per ragioni di produttività e legame fra lavoratori ed imprese". Saranno previsti ostacoli sui contratti intermittenti ed a progetto, con costi sui contratti che potranno essere scaricati in caso di assunzione definitiva;
  • contratti di apprendistato: sarà usato come porta principale d'ingresso nel mondo del lavoro, guardando a tale punto come fattore di post-formazione e non come altra forma di elogio alla flessibilità;
  • contrasto alle partite IVA;
  • stage gratuiti post-formazione: uno dei più grandi fattori di instabilità ed assurdità del sistema italiano troverà, forse, una migliore regolazione. Non sarà più permesso di svolgere stage gratuiti per i giovani al termine di un qualsiasi ciclo formativo;
  • dimissioni in bianco: stabilire un limite a questo altro punto scandaloso sembra essere un punto di partenza base per ricostruire gli argini di dignità e civiltà in un mondo che, come quello del lavoro, ha pesanti implicazioni sul tessuto sociale del Paese; 
  • varie ed eventuali: previsti interventi specifici per ridurre le tempistiche sui processi afferenti al lavoro, con possibilità di vedere riorganizzate, in accordo con le Regioni, le strutture per l'inserimento nell'impiego.

Di fronte a questi provvedimenti, è obiettivo affermare che qualche punto cruciale è stato affrontato e, forse, preso radicalmente "di petto": i punti potranno cambiare ancora, forse, in sedi di ufficialità e confronto Parlamentare. 
Il "non si può discutere all'infinito", però, avrà ovvia e probabile valenza anche per le forze politiche eventualmente interessante a modificare/migliorare profondamente questo pacchetto normativo. 
I veti posti sui contratti a termine e sulle forme di lavoro gratuite sono un'essenziale misura di civiltà, in una contemporaneità nella quale sicurezza del lavoro ed esistenza hanno fra loro una profonda assonanza. 
Le strutture per l'inserimento nell'impiego devono essere riviste e migliorate, al fine di poter rendere più agevole quell'incrocio fra domanda ed offerta che oggi sembra mancare nella struttura del mercato del lavoro. 
Sopra a tutti questi provvedimenti è rimasta, come un devastante monito, la "manutenzione" dell'articolo 18: le ragioni del dissesto socio-economico dell'Italia sono tutte racchiuse in poche righe contenute nello Statuto dei Lavoratori?
Basterà diluirne i contenuti per permettere agli italiani interi di risollevarsi, vedendo paccate di investimenti giungere come pioggia nell'attuale deserto-Italia
Le domande sembrano avere, purtroppo, una serie di risposte tremendamente scontate. 
La necessità di avere un mercato del lavoro che sia il meno segmentato possibile è un intento esprimibile in atti pratici solamente attraverso la configurazione prevalente data a questa revisione del tanto vituperato articolo 18? 
In cosa consistono le preoccupazioni espresse dalla CGIL? Su questo punto è chiarissimo il vicedirettore de La Repubblica, in un articolo consultabile on-line: 
"[...]La preoccupazione della Camusso, ancorché non del tutto condivisa da Bonanni e Angeletti, è tutt'altro che infondata. In questo nuovo schema l'articolo 18, di fatto, non viene "manutenuto", ma manomesso. I diritti si trasformano in moneta. [...]"
(Fonte: Il velo strappato, M.Giannini)
Vi è forse il rischio di trasformare uno degli ultimi argini di civiltà rimasti, comprimendo ulteriormente quei diritti che le basi della piramide sociale hanno conquistato dopo anni di lotte e battaglie? 
Il problema fondamentale è solo fornire paracadute a quanti perderanno un'occupazione o cercare modi per rilanciare economia e crescita, percorrendo anche strade fino ad oggi per nulla battute?
La sfida più grande, contrariamente a quanto qualunque Monti di turno sostenga, consiste nel riabilitare un sistema a prescindere da qualsiasi manutenzione fatta su un articolo formato da poche righe e da pochi concetti fondanti. 
Riformare il sistema lavoro potrebbe anche significare adoperarsi per pianificare su quali settori del lavoro sia possibile investire o far investire, ponendo le basi per riaccendere occupazione e creare valore. 
Su questo fronte, ad oggi, mancano i provvedimenti atti al coniugare il trinomio ormai divenuto celeberrimo: rigore, crescita ed equità. Non potranno essere sempre gli stessi a "far di conto" con le riforme destinate a rivitalizzare il Paese, così come è indispensabile minimizzare i rischi di mancata coesione sociale derivanti dal dialogo costante con Parti sociali ed Associazioni di categoria. Rimangono, da quanto sembra, pochi momenti utili di discussione per l'infinito divieto imposto dal Governo. Su questo fronte, successivamente, si potranno aprire le porte del confronto parlamentare...salvo dover liquidare qualsiasi buona intenzione con l'ennesima fiducia di turno. 
In tal caso, emendamenti e buoni propositi avranno asintotica tendenza verso lo zero assoluto. 

 

Per saperne di più: 
"Il velo strappato", M.Giannini, LaRepubblica 
(http://www.repubblica.it/politica/2012/03/21/news/velo_strappato-31926518/)

"Lavoro: ecco le proposte del governo", La Repubblica
(http://www.repubblica.it/economia/2012/03/20/news/lavoro_proposte_governo_a_parti_sociali-31909640/)

lunedì 19 marzo 2012

RIFORMARE...SENZA INTESE: RISCHIO OD OPPORTUNITA'?


Il Ministro al Lavoro Elsa Fornero è stata, specialmente nel suo discorso di ieri a 'Che tempo che fa', comunicativamente chiarissima sul futuro che si prospetta per gli italiani dalle riforme in corso: la loro riuscita in termini efficaci è collegata strettamente alle speranze di rilancio e crescita economica "esterne". 
Senza quelle, dunque, qualunque provvedimento preso potrebbe diventare carta straccia. 
Nell'anno in corso, stando a prospettive ottimistiche, il PIL dovrebbe calare su cifre prossime al 1-2%; percentuali pessimistiche lo decurtano invece di oltre il 4%. Da qui, pertanto, emerge spontaneamente una domanda: quando e di quanto sarebbe necessario "crescere" annualmente per poter definire utili queste riforme e manovre economiche?
La sostenibilità del debito pubblico dipende, in prima istanza, dalla possibilità di poter disporre dei fondi necessari a garantire il ripianamento degli interessi cumulati. 
Su questo fronte, a maggior ragione, le riforme attualmente in corso d'opera hanno richiesto ingenti sacrifici agli italiani nel loro intero: prima la Salva-Italia, poi le semplificazioni ed il prossimo intervento sul mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Sono state aggiunte tasse che, fra dirette ed indirette, hanno nei fatti messo ulteriormente alla prova l'avvenire delle famiglie. Il tentativo che sembra essere stato promosso è, a conti fatti, uno solo: scaricare parte del debito pubblico sul (reputato) immenso risparmio privato delle famiglie italiane. 
La scelta di questa misura può essere discutibile e controversa ma, forse, necessaria ad impedire ildefault dello Stato italiano: di fronte ad un debito di credibilità prossimo a sforare i 2mila miliardi di Euro qualsiasi commento ulteriore rischia di diventare superfluo. 
Su questo fronte, pertanto, la concertazione e l'ascolto con le parti sociali si rivela ancora più necessario ed urgente: è impensabile affrontare tematiche (sciaguratamente) rimandate per decenni, in un brevissimo intervallo di tempo, senza rapportarsi e raccordarsi con tutti coloro che devono (dovrebbero) tutelare gli interessi e le urgenze dei lavoratori. 
Il "non si può parlare all'infinito" deve essere retto, di pari passo, da un'altra condizione necessaria:non si può decidere immediatamente. La situazione urgente, è sempre meglio ricordarlo, non è esclusivamente di natura finanziaria: il tessuto sociale dell'Italia intera si va, pian piano, sfaldando completamente. 
I Ministri del Governo lo sapranno molto più di qualunque italiano medio...sempre a patto che si tolgano le paccate di miliardi dagli occhi. L'urgenza per garantire un domani richiede la necessità di far respirare il Paese, contemporaneamente, su una miriade di altri 'settori' non più rinviabili: ambiente, industria, giustizia, troppa burocrazia, mobilità e sempre più ingente peso fiscale. 
Lo sfascio rischia di essere quindi totale, aggravandosi, specialmente in una situazione nella quale sembriamo più che mai dipendenti dagli equilibri macro-economici e finanziari.
Le persone sicuramente più rispettabili e competenti di questo Governo non possono, su questo fronte, rimandare di troppo la necessità di inquadrare la necessità di una svolta epocale nella sua enorme complessità. 
Recuperare credibilità nei confronti del mercato mondiale non deve essere un'azione fatta, però, a totale svantaggio del cittadino medio italiano: le imprese languono, in un Paese nel quale anche l'urgenza minima di ripagare il debito è venuta a mancare. Il tessuto delle piccole e medie imprese attende, secondo cifre suscettibili di variazione, un importo che complessivamente si aggira attorno ai 70 miliardi di Euro. 
Basterebbe sbloccare (tutti o parte di) questi fondi per sperare maggiormente in una qualunque forma di "crescita"? 
Ripianare un debito potrebbe permettere, forse, al generico imprenditore di poter sperare di (re)investire qualcosa in produzione ed occupazione? Siamo ad un punto di svolta in cui, alla luce di tutto questo, l'intervento sull'impianto del lavoro è prioritario ma non costituisce la sola emergenza a cui è necessario dare visibilità ed urgenza. 
Chiedere ai sindacati di cedere qualcosa non equivale, forse, a chiedere ai loro rappresentati di cedereancora qualcosa? 
Non sarebbe meglio chiedere che siano gli istituti bancari a dover cedere qualcosa, in virtù soprattutto degli ingenti prestiti a tassi di interesse esigui e prossimi all'1% circa? 
La degenerazione neoliberista ha come sola condizione di fuga il chiedere sempre di più a chi ha sempre meno per tappare le falle e rimediare gli errori fatti da leader democraticamente eletti ma, anche inconsapevolmente, lasciati fare? 
E' e sarà sempre solo la base della piramide a dover ovviare agli errori macro-economicamentecommessi da altri? 
A questa domanda è urgente trovare una risposta, dato che proprio su questi temi "non si può discutere all'infinito."
La sfida di riscrivere un sistema può essere compiuta solo ed esclusivamente andando nella direzione di comprimere i diritti conquistati dai lavoratori in anni di battaglie? Dove stanno le potenzialità sterminate che, nella sola Italia, risiedono a livello di risorse non ancora sfruttate ed incentivate appieno? 
Se di certe cose si discute all'infinito, infatti, di altrettante sembra che non si discuta proprio: pianificazione energetica, riconversione industriale e sostenibilità ambientale sono solo alcuni dei pilastri su cui potrebbe essere urgente e dirimente adoperarsi. Sono tematiche di un'urgenza pari o superiore a quella del mercato del lavoro, per una serie di ragioni impossibili da sintetizzare. 
La pianificazione energetica, specialmente in un Paese come l'Italia, potrebbe creare sul medio-lungo termine nuovo valore da reinvestire. La sostenibilità ambientale potrebbe condurre il Paese fuori dalla silenziosa tragedia del dissesto idrogeologico, che in (almeno) 60 anni ha fatto dilapidare all'Italia cifre economiche, difficilmente quantificabili, per il mancato intervento. Il piano di riconversione industriale dovrebbe partire dall'analisi concreta di alcuni bisogni fondamentali: fare rete fra le infinite realtà medio-piccole italiane, favorendo una riduzione dei costi d'esercizio e lavorando di pari passo sulle innovazioni per incrementare le possibilità di riscatto "economico". 
Tutto questo andrebbe fatto in quanto, a posteriori, una delle lezioni cumulate nella crisi è di fondamentale importanza: la sicurezza finanziaria e macro-economica sembra essere completamente scollegata alla sicurezza micro-economica. 
Il vento di cambiamento che dovrebbe avvertirsi come dominante fra qualche anno non potrà lasciare indietro questa semplice ma tremenda verità. Le intese, da qualunque punto di vista la si guardi, finiscono con il diventare tremendamente importanti per garantire quel livello di "coesione sociale" necessario a non mettere ogni cittadino del mondo contro l'altro. 
Il dare concretamente spazio ai giovani è una necessità da attuare senza dimenticare tutte queste "condizioni iniziali" di straordinaria importanza. Sarà possibile riuscirci solamente valutando l'enorme problema nella sua complessità, senza esaminarlo per soli comparti stagni. Tutto sembra essere collegato, per fortuna o purtroppo.
A questa verità ormai irrimediabile dobbiamo porre rimedio.
Svoltare, dopotutto, può ancora essere possibile.


 

sabato 17 marzo 2012

"DIPENDE", ASCOLTANDO IL PUNTO DI VISTA: CITANDO GLI JARABE DE PALO


"Che il bianco sia bianco
che il nero sia nero 
che uno e uno siano due 
che la scienza dice il vero 
dipende 
e che siamo di passaggio come nuvole nell'aria 
che si nasce e poi si muore 
questa vita è straordinaria 
dipende 
dipende 
da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
Ma che bello questo amore specialmente in primavera 
che domani sorge il sole perchè siamo in agosto 
dipende 
e che più che passa il tempo e più il vino si fa buono 
e quest'onda fa su e giù e ti porta giù e su 
dipende dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
Non ho mai vissuto niente che mi piaccia come te 
e non troverai nessuno che ti ami come me 
dipende 
e se tu dirai di si con il suono della voce 
mi vedrai come morir 
inchiodato alla tua croce dipende 
dipende a che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende 
dipende da che dipende? 
da che punto guardi il mondo tutto dipende."

mercoledì 14 marzo 2012

BAMBINI COME PICCOLI PRINCIPI: RICORDANDO LE FORME PIU' PERFETTE

"Un bambino è la forma più perfetta di essere umano."  (Vladimir Nabokov)
Per episodi come quello accaduto presso Sierre qualsiasi parola non basterà, mai.
La vicinanza umana è quella sola cosa che potrà, forse e soprattutto in futuro, far sentire meno opprimente il peso atroce di un dolore senza quartiere che rimarrà vivo, perforante e martellante nelle anime di genitori, parenti e amici.
Un pensiero per i 22 bambini che sono morti, in un assurdo incidente su cui sarà necessario e doveroso fare luce; rimane un Paese intero in lutto, per infinite speranze che hanno lasciato troppo presto questa Terra. Un pensiero per tutti gli altri che, ogni giorno, muoiono lontano dai riflettori distorti di un mondo che non mette da troppo tempo al primo posto la tutela del domani e di quelle generazioni che dovranno viverlo.
Su questa lotta l'intero mondo non dovrebbe recedere ed arretrare, mai.
Una speranza per quelli che, feriti, stanno combattendo, anche in questi momenti, un'immane sfida fra la vita e la morte: c'è qualcuno che prova a starvi interiormente "vicino", per quel che potrà mai contare.
Morire al ritorno da una vacanza, morire sognando con quello stato di perenne felicità nella quale moltissimi bambini vivono e con la quale cercano di dipingere il mondo:
"I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto." (Giacomo Leopardi)
Poche parole, di fronte a sordi e tragici eventi come questi.
Che la Terra vi sia lieve, a tutti. Che il dolore sia il meno insopportabile possibile per tutti coloro che lo dovranno vivere dentro.



martedì 13 marzo 2012

FAMIGLIE ITALIANE, INDIETRO TUTTA

Nonostante i tentativi pluri-ripetuti per mettere in sicurezza il Paese, sembra rimanga a livello microeconomico ancora molto da fare: le famiglie italiane, da sempre percepite come principale sistema di sicurezza per l'Italia intera, sono in condizioni di sempre maggiore difficoltà.
L'ennesimo report, questa volta redatto da Intesa Sanpaolo, sembra confermare quello che è l'orientamento generale di questi ultimi tempi: ulteriore depressione dei consumi e degli extra, a fronte di maggiori spese derivanti da tasse (dirette ed indirette, nds), trasporti e cibo.
Le condizioni dichiarate nel documento in questione sono riportate esplicitamente dagli stessi autori:
"[...]Si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci [...] ma che segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l'agroalimentare.[...]"
Meno consumi dove, ovviamente, risulta possibile e meno complicato risparmiare. 
Le domande che subito sorgono spontanee sono, di pari passo, altre: fino a quando sarà possibile comprimere le spese senza compromettere vita e dignità? Quando sarà raggiunto il punto di minimo? Dove e come è possibile lavorare per innescare risalita e ripresa favorendo quella che sembra la tanto disperata ed osannata crescita
Cosa potrebbe succedere all'italiano medio, ed alla famiglia media, a seguito della manovra Salva-Italia promossa dal Governo Monti?  Sarà possibile e lecito etichettarla, a posteriori, come Manovra Salva-Italiani? Serviranno altre Manovre per mettere in sicurezza conti pubblici e privati? Cosa sarà necessario promuovere per innescare la crescita?
Le risposte a queste domande vengono, senza troppi giri di parole, dal dossier in questione: 
"[...]l'incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi.[...]"
Da questo punto trova pertanto conferma qualunque possibile dubbio. 
Le contraddizioni non sembrano essere, tuttavia, finite; stando a quanto diffuso da giornali e mass-media, la voce auto+bollette ha superato la voce delle spese alimentari. 
Può questo essere normale per una famiglia che deve puntare a raggiungere attraverso acrobazie impossibili la fatidica fine mese
Può questo squilibrio generare crescita e sostenibilità economica sul lungo termine?
Allo stato attuale, a recessione tecnica appena iniziata, i livelli di consumo delle famiglie sono arretrati di trent'anni lambendo quelli degli anni '80. 
Come è possibile intervenire a livello micro-economico per sollecitare la crescita su larga scala? Le domande possibili sono tantissime: spetta ad una tecnica e politica più rispettabili e sensibili concertare le migliori risposte possibili. 
La percezione è che il tempo stringa, sempre più. 

Per saperne di più:
"Famiglie, la spesa alimentare torna agli anni '80- Lo stipendio se ne va in benzina e trasporti", Corriere.it 




domenica 11 marzo 2012

11 MARZO 2011 - 11 MARZO 2012: PERCEPENDO LA GRANDE PAURA


In un pomeriggio di marzo, giusto un anno fa, un episodio devastante sconvolgeva la Terra del Sol Levante e, per riflesso ma non troppo, il mondo intero: un terremoto devastante, con un epicentro situato a 30 km di profondità, arrivava con una scossa lunga 6 tremendi minuti. Magnitudo del 9.0, la quarta più potente mai registrata sul pianeta Terra. Vibrazioni che, a cascata, furono capaci di innescare terribili conseguenze: maremoti, inondazioni, paesaggi sventrati e morti senza quartiere. Strade e paesaggi completamente distrutti, meccanismi di previsione dei sismi che si rivelarono imperfetti. Anche in un Paese abituato a "far di conto", con fenomeni simili, come quello giapponese.
Si vide acqua mista a fuoco lambire le terre di paesi inconsapevoli, si videro barche trascinate in vortici marini di sterminata potenza. Si contarono morti, divenuti solo statisticamente prossimi a circa 19mila unità. 
Unità che, fra morti e dispersi, finiscono ormai per avere lo stesso, nerissimo, colore. 
Arrivarono immagini senza quartiere, ritratti di un Paese distrutto che aveva come sola missione quella di riprendersi. 
Riprendersi, senza aver neppure il tempo di recuperare da uno shock così tremendo. Serviva solo recuperare, ricostruire. 
E' poi arrivato l'incubo nucleare, nella centrale di morte situata presso la tristemente famosa Fukushima: si è trattato (e si sta trattando, nds) di un disastro silenzioso, nel quale piena luce non riuscirà forse mai ad essere fatta. 
Dopo qualche giorno, non troppo silenziosamente, la paura è giunta a farla da padrona: sarà stata o meno peggio di Chernobyl? Le parole e le cifre non si sono sprecate, all'insegna di una vicenda che ha aperto una (si spera definitiva, nds) discussione nei confronti di una tecnologia percepita come decadente, morta, insicura ed obsoleta. Si è parlato di classifica INES, di livello massimo oltrepassato, di Fukushima come futura "terra di nessuno". 
Da lì, come da triste abitudine, la tematica energetica è per breve tempo tornata a farla da padrone: politiche energetiche da rivedere, di pari passo ad improvvisi ed immediati piani di sicurezza da mettere in opera per certificare la completa sicurezza di quella che era percepita come "tecnologia di morte". 
A quasi un anno, vengono ricordati gli errori di trasparenza e di metodo mossi dal Governo Giapponese: dalla nube radioattiva ai dati Tepco troppo confusi ed oscurati non troppo tempo è passato.
Ad un anno di distanza, per quel che può contare, un semplice e troppo umano pensiero da parte di chi ha assistito impotente e sordo al tremendo evento.




Per saperne di più: 

Rifugi nucleari giapponesi, fotografie da un Paese distrutto
(http://www.boston.com/bigpicture/2012/03/japans_nuclear_refugees.html)

Fotogrammi dallo tsunami: prima e dopo
(http://www.boston.com/bigpicture/2012/03/japan_tsunami_pictures_before.html)

La voce dell'incubo
(http://www.youtube.com/watch?v=10Wq1p7GE4E)