martedì 6 marzo 2012

LEGA DI GOVERNO, DI LOTTA E...DI INSULTO


In un Paese dalle mille contraddizioni, si è visto per molto tempo amministrare un Partito che, da Statuto, vuole disfare lo Stato italiano per dare piena vita ad un'entità dalle sconosciute forme chiamata "Padania"; si sono succeduti Ministri leghisti agli Interni, alle Riforme ed al presuntoFederalismo Municipale
Si sono viste buffonate clamorose, come l'inaugurazione di tre Ministeri distaccati o decentrati, collocati dentro uffici nei quali mancavano anche le linee telefoniche. Si sono pronunciate frasi degne di Ministri della Repubblica, con le quali il fondatore del Partito più popolare e federalista d'Italia voleva consigliare a signore patriottiche di utilizzare la bandiera tricolore per pulirsi il fondoschiena. 
Si sono visti parlamentari complici ed ottimamente addestrati, che sono stati coinvolti a 361° nella distruzione del Paese operata dall'ultimo Governo B. E' stato più volte paventato, inoltre, il raggiungimento di un obiettivo sacro con parole stupendamente poetiche: "Ci dobbiamo impegnare e accendere il fuoco del federalismo sull’intero territorio, attraverso grandi manifestazioni popolari, ma anche attraverso manifestazioni in ogni comune della Padania. Fuochi che si devono accendere in tutta la Padania a richiamare il patto fondante della nostra libertà che è il federalismo."
Gli unici fuochi veramente accesi sono stati, ad oggi, quelli di un Paese che sta tutt'ora bruciando vivo...assieme all'immensa quota di capitale umano e sociale che lo compone. 
Nessun miracolo federalista è stato compiuto, nessuna panacea rivoluzionaria è stata trovata. 
A questo "partito" va attribuito il (de)merito di aver portato straordinarie individualità al Parlamento Europeo, quali ad esempio lo stesso Mario Borghezio. 
Sono stati accesi fuochi per salvare gli agricoltori e le quote latte, con fondi che si è detto siano stati sottratti ai malati oncologici. Per informazioni guardare alla pagina seguente: 
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/02/26/soldi-per-le-quote-latte-tolti.html
E' bene non dimenticarsi mai di queste stupende gesta, di questa meravigliosa gente. 
Per un Paese normale, avere individualità così in Parlamento potrebbe essere oggetto di profonda e necessaria riflessione. Nel tempo avanzato, a Governo B. terminato, è giunto il momento di ritornare all'opposizione per riconquistare una verginità perduta...dopo aver ovviamente contribuito ad infierire poderose fucilate al Paese Italia. 
Al Partito di Governo si è sostituito un Partito di Lotta, nel quale un leader carismatico ma al tramonto tornava ad indossare bianche canottiere per ritrovare un'indole popolare precipitata e frantumata.
Fra cerchi e poligoni magici, sono ricomparsi come funghi meravigliosi insulti ed offese alle pubbliche Istituzioni ed a coloro che, volente o nolente, provano a raddrizzare la barra di un Paese allo stremo. 
A chi sono attribuibili le colpe per un debito pubblico aumentato di 16 punti percentuali in poco meno di tre anni?
A chi sono attribuibili le mancate lotte a tutela del territorio con una meravigliosa pianificazione energetica che aveva avvallato senza condizione alcuna un repentino ritorno all'energia nucleare? 
A chi sono attribuibili i tantissimi tira e molla nei confronti delle politiche atte a salvaguardare i semi buoni provenienti dall'Italia meridionale? A chi sono attribuibili le colossali buffonate promosse negli anni formidabili passati al Governo di un Paese trasformato nell'ombra di sè stesso?
Ne sono state fatte talmente tante che è impossibile ricordarle con esattezza...Accanto agli atti, ovviamente, non potevano mancare parole di fuoco: offese a zingari, stranieri e quant'altro diestraibile dal cilindro delle varietà. 
Non sono mancati figli di leader politici avviati verso una meravigliosa carriera politica, dopo aver raschiato il tagliando per un'insperata maturità a furor di bocciature pluri-ripetute. Le citazioni sul meraviglioso popolo padano non si sprecano, soprattutto nei manifesti di propaganda politico-elettorale: 
"Quando un popolo come quello padano cammina, piega la Storia."
Si potrebbe anche scrivere, a maggior ragione, che "quando un partito come la Lega si muove, riesce a distruggere un intero Paese." Riesce a farlo anche in pochissimo tempo, a maggior ragione di ciò che è sotto gli occhi di tutti. 
C'è un Partito che odia il Sud e, contemporaneamente, un altro Partito che regala salvifici paracadute ai Cosentino di turno implicati per mafia. C'è un Partito che promuove congressi e partecipazione popolare distruggendo ed isolando, contemporaneamente, quanti cercano di incrinare la distruttiva leadership promossa dal leggendario capitano in canottiera. C'è un Partito che prevede test in dialetto per tutti, quasi come fosse l'esclusiva padronanza linguistica a determinare la validità di un qualsivoglia professionista. 
Padani paragonati agli Indiani d'America, massacrati nello sterminato continente americano giusto qualche secolo fa. 
La morale, comunque, sembra essere una sola: parlare di certi Partiti è un pò come sparare sull'ambulanza, specialmente quando si ricerca una verginità impossibile da riacquistare. 
Esistono Padri fondatori che, in quel glorioso 15 settembre del 1996, proclamarono l'indipendenza della Padania attraverso una splendida dichiarazione di Indipendenza. Accanto alla Lega di lotta e di Governo rimane, immutabile ed immutata, la Lega "d'insulto": rimane lì, imperterrita, a sparare raffiche di offese contro chiunque. 
Offende il tricolore, offende l'inno italiano, offende le Istituzioni ad ogni livello, offende stranieri e zingari, colpendo dove può: sullo sfondo, imperterrito, il leggendario capitano in canottiera
In un momento dove uno fra i pochissimi giovani a star bene è il talentuosissimo figlio fiondato in Consiglio Regionale, forse senza che neppure lui lo sappia, non la smette più di insultare chiunque. Le ultime sentenze sparate vanno contro il Presidente del Consiglio Mario Monti:
"Rischia la vita, il Nord lo farà fuori. Stanno riempiendo il Nord [...] di mafiosi in soggiorno obbligatorio, prima o poi qualcuno si decide a impiccarli sulla pubblica piazza. Hanno mandato a Padova il figlio di un mafioso siciliano; come i miei figli sono leghisti, i figli dei mafiosi... Il Governo Monti [...] è antifederalista, dà retta solo alle banche e all'Europa.
(Fonte: www.ansa.it)
Pur rimanendo nello stato di cose appartenenti ad una persona in evidente bisogno di cure ed aiuti psicologici, è necessario non dimenticarsi che si tratta di un ex-Ministro della Repubblica. 
Dove era questa voce ribelle quando Ruby veniva dichiarata nipote di Mubarak? 
Dove stava questo capitano in canottiera quando il debito pubblico schizzava alle stelle? 
Dove era questo vispo padano quando le piccole-medie imprese del Nord serravano (e serrano ancora, nds) i battenti, l'una dopo l'altra? Dove stava questa voce popolare in questi momenti? 
Il tenore ed il tono delle dichiarazioni fatte, ma poi (guarda caso) puntualmente smentite, è così ridicolo da commentarsi ottimamente da solo. Pur rimanendo lontani dal fare un salvifico bagno nei provvedimenti del Governo Monti, è opportuno riflettere per non dimenticare mai lo straordinario contributo distruttivo apportato dai verdani al sistema-Italia.
Sullo sfondo, invece, rimangono leader ben contenti di amministrare il bene pubblico dalle poltrone romane: 
"Noi marcerem verso Roma ladrona perché chi va a Roma prende la poltrona.
(Fonte: Inno Verdano, Caparezza) 
Tutto ciò, ovviamente, va scritto per non dimenticare. 
La speranza è solo che, nelle prossime politiche, l'Italia sensibile al voto verdano dimostri di aver oltrepassato queste allucinanti buffonate. 

p.s.: quanto scritto non corrisponde a verità ed è frutto di una mente palesemente malata e distorta. 






lunedì 5 marzo 2012

SOUL MAN E BLUES BROTHERS, RICORDANDO JOHN BELUSHI

"I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no."
(John Belushi, 'Una dolcissima ape da una tonnellata, 2002)


"Jake: 'Ah! Ti prego, non ucciderci! Ti prego, ti prego, non ucciderci! Lo sai che ti amo, baby! Non ti volevo lasciare! Non è stata colpa mia!'
Ex-fidanzata di Jake: 'Che bugiardo schifoso! Credi di riuscire a cavartela così? Dopo avermi tradito?'
Jake: 'Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!' "




venerdì 2 marzo 2012

"GRAZIE NO", LONTANO DAI FALSI MITI...LEGGENDO GIORGIO BOCCA


Arrivati al 2012, guardando al mondo, la cosa migliore che chiunque può dire è "qualcosa non va": dall'economia all'ambiente, dalla società all'informazione, dalla sicurezza alla mobilità...Qualcosa può essere migliorato?
Viene spesso detto, scritto o fatto riferimento alle grandi occasioni che le nuove generazioni hanno davanti: nulla di meglio della possibilità di riscrivere un mondo nuovo, ponendo le basi per una società più equa e sostenibile. 
Se le occasioni non mancano, però, quelli che sembrano mancare sono gli spazi e (soprattutto) i tempi: la (ri)costruzione va di pari passo all'incedere inarrestabile del presunto (ma non troppo, nds) punto dinon ritorno. 
Fino a quando sarà possibile rallentare od invertire la marcia per procedere ad un rinnovamento socio-culturale? 
Fino a quando certi "modelli" saranno considerati invalicabili, inalienabili ed inevitabili?
Se è necessario ed urgente dare avvio ad un mondo nuovo, serve anche rimettere totalmente in discussione le fondamenta su cui è fondata l'intera società? Da quali basi pratiche è necessario (ri)partire per scongiurare il ripresentarsi di certi orrendi "sintomi"? C'è, in fondo a tutto al caotico magma contemporaneo, qualcosa che non è più utile accettare incondizionatamente ed eternamente? 
Servono riflessioni pesanti, nelle quali far convergere le migliori intelligenze, competenze ed esperienze possibili: senza dimenticare le condizioni "al contorno" ed i "precedenti" riscontrati, urge darsi da fare. 
Oggi più che mai, unendo fra loro competenze e campi (anche apparentemente) lontani anni-luce fra loro. 
Non potendo più accettare passivamente (ed inconsapevolmente) certe idee, serve adoperarsi per migliorare. 
Fra le tante voci possibili, giunge importante la voce del compianto giornalista Giorgio Bocca: quelle sopra esposte sono le domande fondamentali attorno a cui si articola il suo ultimo libro-raccolta "Grazie NO - 7 idee che non possiamo più accettare". Attraverso conversazioni e tematiche già approfondite nelle sue produzioni, il cronista denuncia quelli che potrebbero essere gli ostacoli da rimuovere per un domani maggiormente sostenibile ed "alla portata": 
  • la crescita folle: è possibile salvare sistema e società solamente perseguendo il mito dell'economia galoppante? Esistono visioni alternative e lungimiranti con cui governare la sostenibilità sul lungo termine?
  • la produttività, il nuovo Dio: è possibile vedere calpestate vite e diritti dei lavoratori per rendere merito e gloria all'aumento delle possibilità di successo delle curve di domanda-offerta? E' possibile governare tutto all'insegna dell'esclusivo motto "vivere per lavorare"? Esistono visioni alternative alle mode dei tempi recenti?
  • la lingua impura: restituire pregio alla lingua in un tempo come questo equivale a rimuovere significati sviliti di fronte a parole importanti quali libertàamoresostenibilità scelta. Quali argini e confini è necessario ricostruire per migliorare questo status quo?
  • il dominio della finanza: come rimediare ai danni prodotti dalla finanza senza gravare sulle spalle e sul futuro della base della piramide-società? Quali misure è possibile mettere in atto per circoscrivere e limitare i (potenziali ma non troppo) danni che una nuova crisi "del mercato" produrrebbe nell'avvenire di ogni singolo cittadino del mondo? 
  • la corruzione generale: come arginare questo scompenso? Si tratta di un problema economico o prima di tutto culturale? Dove trovare e qualificare le radici di un sistema percepito come malato terminale? Come adoperarsi per porre solide basi di prevenzione e/o minimizzazione del rischio? Dove (ri)trovare le fibre di una società sana e maggioritaria?
  • la fine del giornalismo: come andare oltre l'epoca dei dossier canaglia? Come superare l'epoca del reale asservimento mascherato da finto giornalismo? Come riabilitare un ruolo importante ed essenziale come quello dell'informazione? Quale pregio ed importanza attribuire nuovamente a coloro che da sempre lottano per l'onore (e l'onere) della verità?
  • l'Italia senza speranza: come mai il nostro Paese ha risorse che manifesta e riesce a tirare fuori solamente quando è costretto a farlo? Per quale ragione deve ritrovarsi sul punto del collasso prima di riprendersi? Come addestrarsi ad essere cittadini più responsabili per salvare questo Stato da possibili collassi futuri? Entro quali argini collocare l'italiano medio (e non) per consegnarlo ad un domani migliore di questo oggi? Come tutelare le future generazioni?
Gli argini di riflessione sono, specialmente per tematiche come queste, importanti e pesanti. 
E' necessario addestrarsi, giorno dopo giorno, nel superare sbarramenti e resistenze di qualunque tipo. In mezzo alla necessità di rinnovamento rimangono, discutibili o meno, gli ultimi pensieri dell'italiano Giorgio Bocca. 
Ai posteri le ardue sentenze...sperando in un mondo migliore, ovviamente. 

giovedì 1 marzo 2012

"CHE COSA RESTERA' DI ME", RICORDANDO LUCIO DALLA


Dopo aver sempre cercato di descrivere la "Vita", si è spento troppo improvvisamente Lucio Dalla. 
E' stato uno straordinario artigiano della musica che ha provato a descrivere, come tutti gli Artisti che si rispettino, "Com'è profondo il mare" delle emozioni e delle anime umane. 
Ha provato a regalare agli uomini, fino all'ultimo, tutte "le stelle nel sacco" che un cantante del suo calibro sapeva trovare...ed interpretare. Un giorno, forse, scopriremo di essere stati tutti presi in giro: potremmo rivederlo in un frammento di "Piazza Grande", girando fra un portico e l'altro della nostra straordinaria "Dark Bologna"?
Sarà lì, con una "Canzone" fra le labbra ed uno strumento fra le mani, ad inseguire la sua "sera dei miracoli". 
Potremmo forse ritrovarlo in uno sperduto angolo del centro, trasparente ma non troppo, a chiedere al bencapitato passante, fra mille "Angoli nel cielo", se "puoi sentirmi?"
Potremmo ritrovarlo ancora a "Broadway", a "Milano" o "Washington"? Potrebbe pure essere a "Rimini", sperduto dentro ad un'inevitabile "Malinconia d'ottobre" di fine estate. Potrebbe diventare anche "Come il vento", capace di cullare eternamente tutti gli uomini che, come "le rondini", sapranno usare tutti i suoi capolavori come spinte vitali.
Potrebbe capitare di vederlo brindare a "L'anno che verrà", in una sperduta e lontana "Itaca"?
Potrebbe succedere di rivederlo fra i più grandi, assieme a "Nuvolari" od "Ayrton"? 
Quante domande si potrebbero fare, ma senza più poter dire a lui un categorico "Rispondimi". 
Da quel "4-3-1943" moltissime delle sue canzoni hanno cercato di dire alle anime degli uomini "Apriti Cuore"...a chi non è riuscito ad apprezzarlo si è sempre limitato a dire, con coerenza e riservatezza straordinarie, semplicemente "Prendimi così". Da oggi in poi, forse, potrà capitare di vederlo cantare e fischiettare fra qualche nuvola. 
Se ne è andato, in incognito e troppo velocemente, fra oltre "12000 lune"...Potremmo un giorno riuscire a scorgerlo mettendo davanti ai nostri occhi "due dita sotto il cielo"? Sono convinto che potrebbe anche salutarci, fra un "Ciao" ed un "Amen". Cantando "Se io fossi un angelo", sono più che convinto, qualsiasi periodo ipotetico potrà diventare ora realtà. 
"Che cosa resterà di me"...serve ancora chiederselo? 
Ciao Lucio, che la Terra ti sia lieve. 


mercoledì 29 febbraio 2012

ROSSELLA URRU, SEMPLICEMENTE LIBERA


Da quella fine di ottobre stanno passando oltre 4 mesi, senza che di lei si sia saputo ancora nulla.
La mobilitazione che marcia allargandosi a macchia d'olio potrebbe prefiggersi l'obiettivo di farepressione su chi la tiene in ostaggio da così tanto tempo? Rossella Urru è, semplicemente e straordinariamente al tempo stesso, una delle tante figure eroiche che muovono i loro passi in questa Terra: persone silenziose, che credono di poter provare a cambiare parte del mondo attraverso straordinarie ma piccole gesta quotidiane. 
E' di queste che non si parla e si scrive mai abbastanza, è di queste persone che questo mondo avrebbe davvero bisogno.
La dedizione e la costante attenzione verso chi ha meno (o nulla) muovono principalmente gli intenti di certi esseri umani, nel tentativo di riequilibrare questo mondo in costante senso unico di declino. Succede che, alle volte, chi fa del bene venga rapito. Succede che venga preso in ostaggio, per qualche ragione sconosciuta a chi guarda con sconfinata ammirazione a queste persone. Il significato dietro alle gesta di persone come Rossella Urru è profondo e costantemente percepibile: cosa potrebbe accadere all'equilibrio del mondo se chiunque, nel suo piccolo, riuscisse ad adoperarsi sempre un pò di più per il prossimo (vicino o lontano non conta, nds)?
Cosa potrebbe accadere al declino che attanaglia questo mondo che pare ormai malato terminale di un male che, se affrontato in tempo, avrebbe potuto essere tutto fuorchè incurabile? 
Si potrebbero spendere moltissime parole, per una causa così importante e silenziosamente urgente; se è vero che l'operato e la grandezza di certe persone straordinarie si misurano dalla quotidiana pratica di gesta meravigliose, è altrettanto sufficiente vedere la grandezza straordinaria di Rossella Urru da alcune foto tratte dal sito www.rossellaurru.it. Se ne mostra qualcuna nel seguito:

(Fonte: www.rossellaurru.it)

(Fonte: www.rossellaurru.it)

(Fonte: www.rossellaurru.it)


Silenziose, quotidiane e straordinarie gesta per provare a descrivere quei battiti d'ali di farfalla capaci di creare uragani di vita e di vero progresso in questo mondo svuotato. Rossella Urru è una donna che ha scelto di donare, altrettanto silenziosamente e quotidianamente, tutta sè stessa alla ricerca di un punto di equilibrio per riabilitare questa Terra.
Rossella Urru è una Donna, per meglio scrivere...è anche un pensiero straordinario che potrebbe riuscire a far riflettere un pò di più sul tremendo status quo delle cose. 
Rossella Urru deve essere libera, deve tornare a far circolare quell'amore che fino a quella fine di ottobre circolava così straordinario...e silenzioso. Rossella Urru è un'anima che deve far riflettere, è un pensiero che deve tornare realtà fra le mani di quanti le vogliono un bene pari ad almeno tutto l'amore che lei ha provato a diffondere. 
Rossella Urru dovrà diventare presto ritorno, per smettere di essere triste scomparsa. 
In una poesia scritta dal fratello si avvertono le prepotenti eco di questa infinita mancanza: 

"Si aprono i cuori arresi come ance a un solo fiato greve.
Qui contemplando il vuoto, di te dense
reminiscenze da ciascuno
si dipartono se dette,
se ascoltate lo riempiono.
Verrà il tempo di intingere la penna
nell'incavo degli occhi. Ma non ora.
Non ora che ad un palmo
da essi non si vedon che parvenze.
L'iride galleggia a pena: è bruna
certezza su conche di vetro fuso."

(Fonte: http://www.rossellaurru.it/categorie-12180450.html)

In questa fine di febbraio bisestile, un pensiero in più per riaverla libera. 

lunedì 27 febbraio 2012

IMPARARE A SOGNARE...CITANDO I NEGRITA



Ho imparato a sognare,
che non ero bambino
che non ero neanche un' età
Quando un giorno di scuola
mi durava una vita
e il mio mondo finiva un po là
Tra quel prete palloso
che ci dava da fare
e il pallone che andava
come fosse a motore
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Ho imparato a sognare
e ho iniziato a sperare
che chi c'ha avere avrà
ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
che se sogni
ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande
C' era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là

Quando tutte le scuse,
per giocare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone

C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò.

sabato 25 febbraio 2012

RIFLESSIONI SULL'ASSALTO ALLA " DIVINA PRODUTTIVITA' "


Prossimi programmi al piano degli investimenti? Potrebbe essere conveniente far chiudere qualche stabilimento, qualora servisse. Servirà chiudere (minimo) due occhi sulle vite delle famiglie legate ai lavoratori che potrebbero perdere il posto, giusto per avere qualche possibilità in più di prendere sonno la notte. 
Siamo in un Paese paradossale, dove chi controlla un'azienda mette in circolo meravigliose "Fabbriche Italia" che rimangono, puntualmente, campate per aria. Poco importa se, producendo automobili a velocità costante, fra qualche tempo potrebbe accadere di venderle ai neonati: il sistema intero si regge a fatica. 
Il meccanismo è, nella sostanza dei fatti, molto semplice: quanto conviene ad un bilancio familiare acquistare/ cambiare spesso vettura quando il carburante per farla girare raggiunge di mese in mese picchi sempre più alti? 
Quanto conviene acquistare e produrre nuove vetture in un Paese dove risulta faticoso anche solo il fatto di cercare parcheggio? Quanto conviene produrre modelli sempre nuovi lavorando maggiormente su prestazioni e consumi?
La convenienza sembra essere, ai fatti, definita rigidamente da ferree equazioni di bilancio: benefici - costi.
Quanto servirebbe inserire dentro ai benefici voci quali capitale umano, sostenibilità dei consumi o razionalizzazione delle esigenze di un Paese? Contrariamente a questo, sembra che alla voce costisiano inserite soprattutto le matricole di ogni lavoratore costituente la base della piramide produttiva. 
Cosa potrebbe accadere se i benefici non dovessero essere all'altezza? Sarebbe possibile tagliare qualche testa, chiudendo qualche stabilimento all'insegna dell'ormai mitologica competitività
Poco importa se, ai fatti, il modello di economia e crescita pensato e perpetuato fino ad oggi abbia prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: arrabattarsi per salvare il salvabile, rimandando di anno in anno una riflessione pesante che dovrebbe essere invece prioritaria. 
Quanto converrebbe invece realizzare un piano industriale incentrato al rinnovamento dei mezzi di pubblico trasporto ormai distrutti di larga parte del sistema italiano? Sarebbe utile capire che la solavocazione macchina non è più sufficiente a garantire indotto ed occupazione in maniera costante? 
L'affidabilità di un investimento è rilevabile da indagini capaci di impattare nel medio-lungo termine, senza il bisogno di guardare esclusivamente ad indici e guadagni annuali. Affianco a discorsi di ritorno alla crescita, sarebbe opportuno cominciare a parlare di crescita razionalizzata? Potrebbero concorrere ad un miglioramento del tessuto socio-economico del Paese i tentativi di dare valore a quella virtù chiamata capitale umano che, all'oggi, giace (irrimediabilmente?) ridicolizzata e sminuita? 
L'assalto alla ricerca costante di un'esasperata produttività è un punto essenziale su cui si vanno concentrando i tentativi di riabilitare uno Stato completamente devastato da anni di conversazioni attorno alle massime buffonate: sarà utile ripercorrere nuovamente le stesse strade che ci hanno condotto al punto che è sotto gli occhi di tutti?
Servirebbe ripensare completamente i binari su cui far correre il treno del rilancio
La rincorsa alla produttività sembra essere messa davanti a tutto: vita e sicurezza diventano un sottofondo inesistente. 
Vivere per lavorare o lavorare per vivere?
La risposta a questa (tragicomica) domanda sembra essere divenuta una sola: chi vuole mettere la salvaguardia di sè davanti alle catene di montaggio può accomodarsi alla porta, in quanto uno disposto a subordinarsi ci sarà sempre. 
Il disastro derivante da questi tacitati (e perpetuati) atteggiamenti rischia di aggravare il default sociale già in corso d'opera, da troppo tempo. Come inquadrare quei manager modello che gonfiano la produttività davanti a tutto?
Ce lo ricorda il compianto Giorgio Bocca, in qualche frammento tratto dal suo libro uscito postumo:
"[...]L'idea che il potere, in un'impresa come in uno Stato, debba avere mano libera sui dipendenti e sui cittadini è di quelle dure a morire. Il manager della Fiat Marchionne in questo è simile a [...] Berlusconi, entrambi stupiti e quasi delusi che i lavoratori non capiscano, non gradiscano il ricatto del capitalismo globale: o mangiate questa minestra o saltate dalla finestra.  Appartiene alla filosofia del potere la convinzione che la legge del più forte, nel caso del mercato globale, sia anche la più giusta. Ma è un'idea di comodo cara a chi sta al potere smentita dalla storia, cioè dalla lotta di classe e dal progresso produttivo e sociale [...].  Non sembra il caso di ricorrere di continuo nei rapporti di lavoro alle superiori, indiscutibili esigenze del mercato globale, cioè della facoltà che il capitale scambia per un suo inalienabile diritto: trasferire la produzione dove più gli è comoda. E' una pretesa inaccettabile da un paese civile: non si può compiere la prima accumulazione del capitale, la prima crescita produttiva e tecnica usando le risorse umane locali e poi trasferirsi dove al capitale conviene. [...] Cosa vogliono i Marchionne e altri supermanager? Vogliono ciò che hanno desiderato i capitalisti più aggressivi da sempre: sottomettere l'intera società agli interessi dei più ricchi e più forti, dei padroni, mettere tutto al servizio della produzione, tagliare le pause, ostacolare il lavoro sindacale, soffocare la lotta di classe con la scusa che è una cosa superata, una cosa del passato. La loro stella polare, il loro modo di risolvere tutti i problemi è la delocalizzazione [...] dove c'è più convenienza capitalistica. [...] La Fiat di Torino, dice Marchionne, non ha portato neanche una lira al profitto aziendale. Nel 2010 forse, ma in tutti gli anni precedenti ha messo insieme i profitti e il know how che sono serviti per acquistare la Chrysler, per creare dei quadri, dei tecnici, dei venditori che ne hano fatto la maggiore azienda italiana. Marchionne è certamente un uomo di grande intelligenza e di capacità manageriali ma forse, per ragioni che ignoriamo, un pò afflitto da un vezzo di finta modestia. 'Non entrerò in politica', ha detto, 'sono un metalmeccanico.' Un metalmeccanico da qualche milione di Euro l'anno.[...]"
(Fonte: Grazie NO, Giorgio Bocca)
Servirà il tristemente famoso modello Marchionne per rilanciare il Paese? Potrebbe maggiormente servire capire che soldi investiti in sicurezza e prevenzione rendono profitti (solo) statisticamente superiori a 7-10 volte il loro valore? 
Dietro alla divina produttività, forse, potrebbe esistere un nuovo metodo di ragionare su cui (ri)costruire le fondamenta di questa devastata Italia. Condizionale d'obbligo, ovviamente. 
Dedicato a tagliatori di vite, delocalizzatori estremi e governanti irresponsabili.

A proposito di divina produttività

"Marchionne: «Le fabbriche italiane si salvano solo se esporteranno in America»", Il Corriere della Sera
(http://www.corriere.it/economia/12_febbraio_24/le-fabbriche-italiane-saranno-salve-solo-se-esporteranno-in-america-intervista-marchionne-massimo-mucchetti_fcf3820c-5ead-11e1-9f4b-893d7a56e4a4.shtml)

"Auto, a gennaio crollo vendite: -17%Chrysler in utile dopo 15 anni.", Il Messaggero
(http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=179568&sez=HOME_ECONOMIA)





venerdì 24 febbraio 2012

NEUTRINI E VELOCITA' DELLA LUCE: LIMITE INVALICABILE?


E' stato infranto o no l'invalicabile limite della velocità della luce imposto dai modelli fisici? 
Sono esistite nel tanto vituperato "tunnel" particelle che hanno superato quei fatidici 300mila chilometri al secondo?
Gli esperimenti promossi nei mesi scorsi con i neutrini sono stati recentemente (più o meno parzialmente) smentiti dalle stesse autorità scientifiche che li avevano svolti. 
Gli addetti ai lavori hanno infatti rilevato alcune anomalie negli stessi strumenti che hanno effettuato le rilevazioni nel precedente esperimento: si è scritto e riferito di un cavo a fibre ottiche mal collegato che avrebbe accorciato la misurazione del tempo di percorrenza dei neutrini. 
Accanto a questo sembra emersa la cattiva calibrazione dell'orologio di riferimento impiegato per il calcolo del tempo di biaggio della particella: potrebbero bastare queste due imperfezioni a rendere nulli quei 60 nanosecondi che avrebbero potuto potenzialmente rivoluzionare il supremo limite imposto dalla fisica relativistica? 
Il dibattito è tutt'ora in corso, a fronte di una giusta necessità manifestata nel dover ripetere (e migliorare?) il test già in precedenza svolto: l'entusiasmo (e la paura) della comunità scientifca ha(nno) subito un repentino arresto, successivamente a questa imprevista smentita. 
L'invalicabile limite validato da Einstein ritornerebbe, quindi, al vertice della piramide dei "dogmi" scientifici a cui è impossibile trovare una soluzione: dovremo (ri)accettare una velocità della luce insuperabile?
Sia che si tratti di rimediare ad errori e collaudi degli strumenti, sia che si tratti di annuncio destinato ad essere nuovamente smentito rimane il fascino per una sfida estrema a cui è necessario trovare risposte...anche se non alla velocità della luce. 
Sarebbe poi opportuno riflettere sui precoci annunci che coinvolgono alle volte la scienza moderna, in aggiunta all'entusiasmo che pervade troppo spesso comunità ed amanti della scienza...compreso il sottoscritto, ovviamente.
La soluzione è, come sempre, solo una: sperimentare per saperne di più.

Per saperne di più: 
"Neutrini flop: nella fisica di oggi annunci precoci", LaRepubblica,
(http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/neutrini-flop-nella-fisica-di-oggi-annunci-precoci/88797?video)

"Ecco il neutrino "mutante"cambia come un camaleonte", LaRepubblica,
(http://www.repubblica.it/scienze/2010/05/31/news/neutrini-4465385/index.html?ref=search)

"Neutrini più veloci della luce"nuovi test dopo la smentita", LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/23/news/neutrini_pi_veloci_della_luce_nuovi_test_a_maggio-30364440/)

"«Il neutrino non è più veloce della luce»", Corriere.it
(http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_22/neutrino-anomalia-strumenti_a3ade0b4-5d92-11e1-8d58-29f34aaed5a4.shtml)


mercoledì 22 febbraio 2012

SCIENZA, SOCIETA' E DEMOCRAZIA: QUALE RAPPORTO?


Credere in un mondo migliore equivale, specialmente di questi tempi, a sperare in un progresso condiviso fra "larghe intese": dalla società all'ambiente, dall'economia alla natura. La sensazione, da seguire necessariamente, sembra essere quella del "non poter più lasciare indietro nulla" nel mare dimenticato fino ad oggi: ricordarsi che l'astronave Terra è una sola, ricordarsi che l'uomo è semplice anello e non gancio distruttore nella catena "della vita". 
L'essere umano, in quanto dotato di un'intelligenza potenzialmente sterminata, dovrebbe giocare un ruolo esercitando con sempre maggiore consapevolezza il proprio straordinario potere: costruire qualcosa incapace di compromettere negativamente (e definitivamente, nds) gli equilibri che la natura ha costruito attraverso lotte e processi millenari. 
Essere umano dovrebbe significare, in primo luogo e senza accezione alcuna, porre ideali di sostenibilità e vivibilità davanti a qualunque cosa: siano ammessi in questo percorso errori che non siano fatti tramutare in orrori
Nelle dinamiche umane nient'altro è più potente della capacità di fare, di realizzare; grazie a secoli di progresso e sviluppi teorici, l'uomo può (oggi più che mai, nds) tradurre in realtà pensieri e congetture. 
Dentro all'arte del fare è possibile mescolare ogni cosa: dall'uso di un primitivo sasso per fare fuoco alla realizzazione di imponenti progetti derivati da lunghissime elucubrazioni.
In mezzo a questo immenso "fare" si nasconde una delle più grandi "scoperte" umane di tutti i tempi: la scienza. 
La parola scienza vuole significare, oggi come oggi, "troppo di tutto"; in mezzo al suo oceano ci sono l'ingegneria, la biologia, la chimica, la matematica, la fisica, l'astronomia, la medicina, la statistica, le scienze naturali e tanto altro (di ignorato) ancora. Fare scienza dovrebbe significare, in prima istanza, saper individuare legami e/o fili sottili che intercorrono fra tutti questi campi.
Il progresso scientifico dovrebbe essere vincolato, non da ultimo, anche alla diffusione di quella troppo sottovalutatacultura scientifica: scienza ed invenzioni scientifiche hanno (ed avranno) un impatto enorme e sempre maggiore nella vita di ogni essere umano. La cultura della scienza prevede un addestramento significativo e vincolato alla necessità disemplificazione del caos esterno: saper tradurre un fenomeno reale in formule matematiche e concepibili è solo un esempio delle tante missioni a cui la scienza può prestare ascolto. 
Scienza vincolata a comprensione nella società, dunque: può tutto essere fatto a dimensione d'uomo e di natura? Può successivamente quel tutto essere ristrutturato e migliorato in termini di sostenibilità qualora le direzioni impresse non siano corrette? La scienza dovrebbe essere uno dei punti chiave con cui decifrare i repentini cambiamenti della società e del mondo esterno: condizionale d'obbligo, ovviamente. 
In una società contemporaneamente confusa come quella moderna, servirebbero punti di vista democraticamentecondivisi sul valore da attribuire alla scienza ed ai suoi impatti nella vita di ogni essere umano; può una qualunque forma di politica decidere in maniera completamente autonoma sul futuro energetico di un Paese?
Possono rimanere inascoltate le intime volontà personali relativamente alle questioni del fine vita?
Può una rinnovata forma di etica contribuire a ricostruire argini importanti del caos socio-ambientale moderno?
Le domande a cui scienza ed umanità intera dovranno rispondere, anche nel futuro più immediato, saranno sempre più importanti ed imponenti: nulla potrà più essere considerato stagno ed estraneo
Servirà mettere in stretta correlazione ambiente ed economia, società e sviluppo sostenibile: su questo fronte, le discipline scientifiche dovranno giocare la partita più importante. 
Il dibattito fra scienza e democrazia prosegue nell'iniziativa promossa dalla Fondazione diritti genetici e riportata in un articolo multimediale da La Repubblica: chi deve decidere della scienza e della luce da gettare sui suoi percorsi di sviluppo? E' essenziale o superfluo condividere e discutere di imponenti decisioni con la base della piramide-società?
Queste sono solo alcune e marginali domande a cui molti esperti di ogni tipo cercheranno di rispondere: ricercatori, economisti, filosofi, costituzionalisti, scienziati e professori. 
Le riflessioni sono, oggi più che mai, aperte: è necessario discutere e provare a riscrivere anche questa "fetta" di sistema. Progresso scientifico, divulgazione e cultura scientifica: su questi essenziali cardini potrà disegnarsi un domani sicuramente migliore di questa contemporaneità?
Ai posteri le ardue discussioni. 

Per saperne di più: 
"Scienza e democrazia, il dibattito apre al pubblico", LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/21/news/scienza_e_democrazia_dibattito_apre_pubblico-30263242/)

"Il Forum Scienza & Democrazia", 
(http://www.scienceanddemocracy.it/scienza-e-democrazia/)

"Decidere noi della scienza", G.Zagrebelsky, LaRepubblica
(http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/21/news/scienza_e_democrazia_intervento_zagrebelsky-30263309/)



sabato 18 febbraio 2012

"CERVELLI D'ITALIA": ELEMENTI PER L'ITALIA CHE VERRA'


La gloria di un Paese disastrato ma ancora straordinario come quello italiano non sembra essere, in un modo chiaro ed oggettivo, pienamente misurabile. Le domande che si dipanano da questa questione possono essere praticamente infinite: quanto può costare allo Stato italiano la perdita di un cervello scappato dopo essersi formato fra "mura amiche"? 
Quale futuro migliore potrà mai avere un'Italia che vede scappare "a gran giornate" le sue intelligenze migliori? 
Formazione, studio e ricerca dovrebbero essere tre argini fondamentali entro cui provare ad impostare quel medio-lungo termine che, in questi ultimi decenni, sembra essere così tremendamente mancato. 
Adoperarsi per lo studio e per il progresso, oggi, sembra essere sempre più questione esclusiva deimartiri: studiare fino ad un'età rigorosamente definibile, per non rischiare di essere etichettati comesfigati certificati  da autorevoli (!!) ViceMinistri; formarsi ed addestrarsi sempre più, condensando ed evidenziando quella linea sottile che separa la teoria dalla pratica.
Il ragionamento sui cosiddetti 'cervelli d'Italia' rischia di diventare, sotto queste luci, una questione infinita ed infinitamente ripercorribile: proprio per questo motivo dell'eterno ritorno, forse, sarebbe giusto intraprendere un lungo viaggio per poter capire la situazione di questa stupenda (ma immensamente sottovalutata) componente del panorama italiano. Cosa sarebbe possibile scoprire analizzando in lungo e largo questa malcapitata Italia? 
Quali e quante menti straordinarie potremmo trovare immerse in una costante realtà di invisibilità e mai adeguati riconoscimenti? Quali fibre si stanno ora adoperando, anche se solo per immaginare un futuro migliore su scala glocale
Quanti stanno spendendo parte dei loro anni migliori per ragionare sulle soluzioni migliori (o meno peggiori) per semplificare le vite di ogni uomo? La ricerca si muove, mai troppo considerata, dentro ed attraverso tutte queste domande: sullo sfondo, un viaggio per poterne meglio delineare i contorni. 
E' questa un'infinitesima parte di contenuto del libro "Cervelli d'Italia", scritto da Simone Malacrida: al suo interno è plasmato un viaggio, lunghissimo ed interessantissimo, che vive i propri momenti migliori nell'incontro con coloro che vivono di e nella ricerca. 
L'autore, nell'anno del 150esimo dell'Unità d'Italia, sembra lanciare un ennesimo estremo segnale da non abbandonare o trascurare: vietato trascurare la ricerca. Vietato bruciare questa invisibile ma pesantissima questione che sintetizziamo come capitale umano, sola cosa al mondo capace di creare valore.
In un viaggio attraverso la penisola vengono esplorate le vite e le dinamiche realizzative di quelle che sono a pieno titolo definibili come speranze per questo disastrato Paese: come si è formato un interesse verso una disciplina? Quali sono state le congetture e le idee che hanno dato il via a scoperte potenzialmente prolungabili e rivoluzionarie? 
Quali sono le potenzialità attualmente non rilevate in quella che sempre più sembra essere una (desolatalanda-Italia
La ricerca si muove anche (soprattutto?) attraverso le esistenze e le opinioni di queste persone, in ogni possibile fibra. 
cervelli d'Italia incontrati nella strada tracciata dall'opera hanno dimostrato stupendi approcci alla multidisciplinarietà, riuscendo a collegare formazioni culturali solo apparentemente molto lontane fra loro: è questo il caso di quell'infinita varietà del tutto ritrovabile fra le sue pagine.
Fare ricerca significa, quindi, riuscire a concretizzare speranze importantissime: fra economia, ambiente e sostenibilità sembrano delinearsi i prossimi obiettivi di cambiamento per il mondo che verrà. 
Nonostante un certo sistema stia crollando, rimangono persone che lottano e si addestrano per immaginare infinite fondamenta su cui poterne (ri)costruire altrettanti: fra luci ed ombre, la ricerca rimane lì. 
Nella strada dei "Cervelli d'Italia" si definiscono speranze, si aprono migliori possibilità per guardare con meno angoscia ad un presente percepito come sempre più vuoto ed esaurito: grazie a questi italiani di vera lotta, forse, sarà sempre più possibile sentire soffiare questa meravigliosa, desiderata (ma ancora tanto sconosciuta) aria nuova.



venerdì 17 febbraio 2012

"WE TAKE CARE OF OUR OWN", CITANDO BRUCE SPRINGSTEEN




"I’ve been knockin’ on the door, there’s … of throne

i’ve been lookin’ for the map that leads me home
i’ve been stumblin’ on good hearts turned to stone
those good intentions have gone dry as bone
we take care of our own
we take care of our own
wherever this flag’s flown
we take care of our own

from chicago to new orleans

from the muscle to the bone
from the shotgun shack to the superdome
we needed help but the cavalry stayed home,
there ain’t no-one hearing the bugle blown
we take care of our own
we take care of our own
wherever this flag’s flown
we take care of our own

where’s the eyes, the eyes with the will to see

where’s the hearts, they run over with mercy
where’s the love that has not forsaken me
where’s the work that set my hands, my soul free
where’s the spirit to reign, reign over me
where’s the promise, from sea to shining sea
where’s the promise, from sea to shining sea
wherever this flag is flown
wherever this flag is flown
wherever this flag is flown

we take care of our own
we take care of our own
wherever this flag’s flown
we take care of our own
we take care of our own
we take care of our own
wherever this flag’s flown
we take care of our own."


TRADUZIONE:


"Stavo bussando alla porta del trono
Stavo cercando la mappa che mi conduce a casa
Stavo inciampando nei cuori buoni diventati di sasso
Quelle buone intenzioni si sono seccate come le ossa
Ci preoccupiamo per noi stessi
Ci preoccupiamo per noi stessi
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
Ci preoccupiamo per noi stessi


Da Chicago a New Orleans
Dal muscolo all’osso
Dal fucile da caccia
Dalle baracca da caccia ai grandi palazzi
Avevamo bisogno di aiuto ma la cavalleria è rimasta a casa
Non c’è nessuno che sente la tromba suonare
Ci preoccupiamo per noi stessi
Ci preoccupiamo per noi stessi
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
Ci preoccupiamo per noi stessi


Dove sono gli occhi, gli occhi, gli occhi con il desiderio di vedere
Dove sono i cuori, che travolgono con misericordia
Dov’è l’amore che non mi ha abbandonato
Dov’è il lavoro che libererà le mie mani, la mia anima
Dov’è lo spirito che regna, regna su di me
Dov’è la promessa dal mare al mare splendente
Dov’è la promessa dal mare al mare splendente
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata


Ci preoccupiamo per noi stessi
Ci preoccupiamo per noi stessi
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
Ci preoccupiamo per noi stessi
Ci preoccupiamo per noi stessi
Ci preoccupiamo per noi stessi
In qualsiasi posto la bandiera sia sventolata
Ci preoccupiamo per noi stessi."