venerdì 11 novembre 2011

"IL CODICE DELLE INVENZIONI": COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE, CON CURIOSITA' E MERAVIGLIA


Cosa significa inventare? Da cosa parte quella spinta a realizzare un qualcosa che possa, nel bene o nel male, cambiare le sorti dell'umanità intera? 
Il mestiere dell'invenzione è un mistero, di straordinaria importanza. Innovando si può costruire un domani migliore, per tutti o per pochi scelti. Cosa significa, esattamente, costruire o realizzare qualcosa di nuovo? 
Ideando e progettando si contribuisce, su piccola o larga scala, a dimensionare una qualche forma di futuro che sappia essere utile a tutti: 
"Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo."  (A.Kay, informatico)
Inizia con questa citazione il libro "Il codice delle invenzioni", scritto da Massimo Temporelli ed edito da Hoepli. 
Grazie alla scienza ed all'investimento sulla realizzazione della creatività, nei fatti, l'essere umano può essere maggiormente padrone del proprio futuro. 
Se è difficile classificare e qualificare il progresso realizzato su scala umana da fattori quali scienza e tecnologia, non è comunque impossibile provarci. E' questo il tentativo promosso, ottimamente, dal libro in questione. 
L'argomento del fare scienza è un percorso complicatissimo, che ha visto intrecci radicati con storia ed umanità. 
Le fasi storiche che hanno prodotto invenzioni ed inventori sono state precise e molto articolabili, in periodi imperniati su vincoli economici e logiche di potere: 
  • 1760-1860: progettisti di Stato;
  • 1860-1930: inventori imprenditori;
  • 1930-a tutt'oggi: tecnologi di R&S
Quasi fosse un curriculum d'esperienza in costante miglioramento, la scienza ha nei confronti dell'umanità ancora infiniti traguardi da raggiungere. All'inizio della storia, essere inventori o promotori di invenzioni erano qualità comuni a moltissimi: 
"[...]Gli inventori, gli scopritori, gli industriali, gli imprenditori- non è facile distinguerli gli uni dagli altri in un periodo di così rapido mutamento-provenivano da ogni classe sociale e da tutte le parti del Paese.[...]" 
(T.S.Ashton, storico)
L'esponenziale miglioramento raggiunto dall'umana scienza è qualificata, in termini temporali, da una massima storica del filosofo Tommaso Campanella: 
"[...]Vi è più historia in cent'anni che non ebbe il mondo in quattromila; e più libri si fecero in questi cento che in cinquemila; e le invenzioni stupende della calamita e stampe ed archibugi sono gran segno dell'unione del mondo.[...]"
Esistono invenzioni che, nel loro piccolo, sono capaci di fornire concrete manifestazioni della straordinaria ed affascinante potenzialità racchiusa in ogni essere umano. 
Il come inventare è una procedura impossibile da spiegare, frutto di una familiarità con la tecnica acquisibile solo in determinati campi di specializzazione. Diversamente da tempi lontani, infatti, sarà sempre meno possibile poter porre le basi per invenzioni che sappiano spaziare su lontanissimi campi dello scibile umano. 
Inventare si basa sul saper concretizzare una qualche pulsione nuova elaborata dal pensiero umano; inventare è fare scoperte maledettamente fortunate e casuali. 
Inventare è saper costruire un qualcosa da concedere a pubblico beneficio del mondo intero, prescindendo dalla dimensione storica nella quale è possibile immergersi. 
Inventare è demolire barriere apparentemente insormontabili, cercando di oltrepassare limiti solo apparentemente imposti. L'invenzione è articolabile, sulla base dei fatti esposti nel libro, nelle tappe principali che seguono: 
  • Scoprire l'invenzione;
  • Dal contesto all'idea; 
  • Dal disegno al prototipo;
  • Il brevetto e il mito della paternità;
  • Ingegnerizzazione e commercializzazione.
Su queste fasi, pertanto, la modernità prova a (ri)costruire qualcosa di utile per l'umanità. 
Scegliendo di riportare esempi di Invenzioni, il libro finisce inevitabilmente con il fare nomi precisi di grandissimi Inventori. 
Uomini che hanno avuto spesso intelligenze totalmente ricettive, non riconducibili spesso ad un solo campo della conoscenza umana: 
  • Telegrafo, con richiami a Samuel Morse;
  • Radio, diversificando tra Maxwell e Hertz; 
  • Televisione, tra meccanica ed elettronica;
  • Personal Computer, tra Von Neumann e Steve Jobs. 
Sono solo alcuni dei fondamentali passi che l'umanità è riuscita a compiere, grazie ad un organo magico quanto difficile chiamato cervello
Se le invenzioni hanno un codice, è anche attraverso quello che è possibile concepire quello straordinario percorso straordinario percorso che chiamiamo umanità. Proponendo spunti per riflessione e ricostruzione, pertanto, questo testo riesce a costruire argini importanti. Dopotutto, per inventare servono coraggio e creatività. 
All'umanità non manca nessuna di queste fondamentali caratteristiche. 

mercoledì 9 novembre 2011

V(U)OTI DI FIDUCIA TRA ECONOMIE IMPAZZITE: RISCRIVERE UN SISTEMA


I tassi di interesse sui Btp hanno superato quella che, da molti statisti ed analisti, è stata da sempre classificata soglia di rischio: ad ora sono prossimi a raggiungere il 7.4%. Il cosiddetto spread ha sforato quota 560, oltrepassando quel limite di allerta che ha prodotto quello che, nei fatti, è un vero e proprio commissariamento da parte degli organi tecnici di vigilanza e tutela monetaria. 
Le dimissioni (non ancora certe, nds) del triste B. rischiano di produrre qualcosa che, a fatti, rischia di concretizzare il titolo di un recente libro scritto da Oliviero Beha: 'Dopo di lui, il diluvio.'
Con la fine di questo uomo, si apre una fase di turbolenza politica ed, ovviamente, partitica senza precedente alcuno. 
Rimasto incollato alla poltrona fino all'ultimo momento, forte di una legittimazione popolare indiscutibile datata 2008, ha aggravato quella che per l'Italia era già da tempo una crisi conclamata. 
Negando progressivamente e ripetutamente crisi economiche devastanti, il Governo del Fare ha coperto falle di ogni tipo con manovre economiche raffazzonate che, per indiretta conferma dei vertici europei, rischiano di essere le prime di una infinita sequela. Cosa accadrà a questo punto? Come reggerà alla tempesta in arrivo una terra di frontiera già stremata come l'Italia? Cosa succederà alla soglia di quel fatidico 7% ormai ampliamente alle spalle? 
Lo chiarisce, in poche righe, un frammento di articolo de L'Unità di oggi:
"[...]Che cosa succede dopo il 7%? Semplicemente che la anzione interessata non viene ritenuta più in grado di camminare con le proprie gambe, come già accaduto a Grecia, Portogallo e Irlanda, ed è quindi 'obbligata' ad accettare gli aiuti ed il rigido controllo delle autorità internazionali. 
Del resto, oltrepassato il limite, il rischio immediato non è quello del colossale esborso per onorare gli interessi sul debito, [...] ma la fuga dall'acquisto di titoli, ritenuti troppo pericolosi. [...]"
(Fonte: 'Spread a quota 500', M.Ventimiglia, L'Unità, 9-11-2011)
Il rischio più grande, quindi, è che l'affidabilità e la credibilità del sistema Italia vengano dal mondo declassate definitivamente a spazzatura
Le misure aggiuntive richieste dall'Europa non potranno più essere esaudite raschiando un barile già stremato, stando agli sforzi già (negativamente) straordinari compiuti con le ultime manovre. Quel miracolo italiano promesso dal Signor B. nel lontano '94 è, ad oggi, un più che totale fallimento. Così facendo, ora, si rischia di veder affogare la nave Italia assieme al suo pensionato ed anziano timoniere. 
Poco importa se, di fronte ai tanti segnali progressivamente lanciati, un uomo solo abbia in questi anni contribuito a ridicolizzare di fronte al mondo uno Stato intero. Il fatto che stia finendo un'epoca (forse) non coincide con il fatto che stiano giungendo a completa risoluzione problemi a cui sarà complicatissimo porre rimedio. 
Il signor B. non era, nè sarà forse mai, l'esclusiva causa di tutti i mali di questa Italia; alla sua figura per certi tratti indegna saranno associate, tra qualche anno, analisi storiche migliori di qualsiasi intepretazione possibile allo stato attuale. Il magma di questo momento storico rimane, nei fatti, un qualcosa di realmente indescrivibile. 
In chiave futura sarà essenziale lavorare sulla questione più spinosa e maggiormente deficitaria emersa in questi ultimi tempi: economia e finanza non devono poter determinare e sconvolgere completamente le sorti della politica, ed indirettamente dell'avvenire prossimo e venturo di un qualunque Stato. 
La finanza non può bruciare liberamente i contenuti di manovre economiche salva-conti, promosse a spese del tessuto sociale di uno Stato già debole come quello italiano. Sarebbe come dire che, forse, i sacrifici (ulteriori) esercitati sulle fasce deboli siano stati resi nulli da mercati e speculatori senza cura alcuna.
I 200ed oltre miliardi di Euro raschiati complessivamente fino ad oggi diventeranno, a quanto sembra, carta straccia
La stabilità dell'Italia si conferma affidata a quei fondamentali buoni che ci allontanano dal rischio Grecia: fino a quando rimarrà radicata e salda questa (eccessiva o motivata?) consapevolezza? 
Superato questo momento, forse, potremmo un giorno chiederci come abbia fatto un uomo come B. a guidare un Paese tanto nobile per così tanto tempo? La rete di consenso-assenso da lui creata e perpetuata ha scaricato su molteplici fronti un sistema di discutibile affidabilità: politica, informazione, società, sport, attacchi alla giustizia ed infinite altre branche dell'umana realtà hanno permesso a B. di arrivare fino a questo punto. 
Ora, però, è necessario andare oltre.
Il passato sarà doloroso, lascia una macchina Italia con motore fuso e ruote sgonfie. 
Le nuove generazioni vengono insignite di una missione che, condizioni al contorno incluse, si rivela poco più che proibitiva: ricostruire un Paese partendo dallo zero (quasi assoluto). 
Quello che in fisica e termodinamica si configura come il punto più basso possibile sembra, per questo Paese, ormai prossimo all'arrivare. Avere la sola Haiti dietro nelle classifiche di crescita e competitività economica è un dato che, oggettivamente, non conforta. 
Su questo fronte, per quando deciderà di togliersi di mezzo, il triste B. avrà buona parte di colpa. 
Altra parte di colpa sarà destinata (destinabile?) ad una politica che ha preferito preferire il consenso alla lungimiranza, con carichi pesati distribuiti da ogni parte. 
La condizione imprescindibile per riscrivere una funzione matematica è, nei fatti, far variare quelle che sono chiamate condizioni al contorno. Abbiamo scoperto, con tragici riscontri sul piano sociale, che il modello Italia fino ad oggi ritenuto valido ha prodotto risultati potenzialmente capaci di uccidere il futuro. 
L'applicazione di un galileiano metodo sperimentale al fare politica, pertanto, impone di rinnovare completamente le modalità di ricostruzione della società. Su questo senso, pertanto, recuperare valori come credibilità ed affidabilità sembra la missione più urgente da ottemperare. 
Il futuro non può più aspettare, nè potranno attendere di nascere quell'Italia e quelle nazioni che dovranno progettare qualcosa di migliore per chi verrà ad ereditare il mondo. 
Attualmente, il commissariamento è nei fatti già presente. 
L'Italia è sotto controllo, sia nei conti che nell'affidabilità. 
Su questo sfondo, il pensionato B. rappresenta nient'altro che un antiquato castello di sabbia asciutta sotto un vento impetuoso. Guardare oltre, rinnovando ovviamente anche buona parte degli altri attori. 
'Dopo di lui, il diluvio', appunto. Scrivere che servono almeno ombrelli per le nuove generazioni sembra, purtroppo, cosa minima e quasi retorica.

Immagine presa da: http://enricosabatino.blogspot.com


martedì 8 novembre 2011

DECENNIO DI TERREMOTI, UN BILANCIO PESANTE


Fra terremoto e terremoto, il bilancio di questo ultimo decennio è risultato pesantissimo. 
Stando ad uno studio pubblicato su Lancet e citato in Italia da Repubblica, nell'ultimo decennio 2001-2011 i terremoti hanno provocato in tutto il mondo oltre 780mila morti. 
Solo loro sono responsabili del 60% circa dei decessi avvenuti per catastrofi ambientali, a fronte di quasi due miliardi di persone che hanno avuto la vita turbata dall'impatto diretto con manifestazioni sismiche di ogni genere. 
Il rischio futuro converge ed amplifica la propria portata a fronte del fatto che, all'oggi, larga parte delle aree più densamente popolate sorgono su megalopoli collocate in zone sismiche od altamente sismiche. 
L'anno più terribile dell'ultimo decennio è stato, anche sotto questo punto di vista, il 2010: su tutti il solo terremoto di Haiti, che ha provocato oltre 316mila morti lasciando dietro di sè una devastazione senza pari. 
A regime di mortalità seguono, dopo quest'ultimo, il sisma che produsse lo tsunami nell'Oceano Indiano del 2004 (227mila morti), seguito dal terremoto che ha colpito la provincia cinese del Sichuan nel 2008 (87mila500 vittime).
Rimane, affidandosi ai numeri, un decennio di stragi naturali che ha visto anche pesantissime conseguenze post-sisma colpire le vite dei sopravvissuti: attacchi cardiaci e problemi psicologici sono tristemente all'ordine del giorno per chi ha la fortuna di uscire indenne da un evento così devastante. 
Prevenzione e preparazione da implementare nelle procedure di rimedio ai sismi si confermano, forse, due delle migliori strategie per arginare questa silenziosa ma devastante girandola di morte. 
Ovviamente imprevedibile (?), si intenda.




Fonte: "Terremoti, decennio nero dal 2001", LaRepubblica

domenica 6 novembre 2011

'METEREOLOGICAMENTE' MORTI: ESISTONO COLPE PRECISE?


I problemi metereologici stanno incrementando progressivamente la propria gravità, di pari passo ad una domanda importante ma di troppo difficile risoluzione: laddove il meteo provoca morti, con quanta e quale frequenza interferiscono le colpe umane? 
L'architetto Vezio De Lucia riporta a ruolo, in un'intervista su L'Unità di oggi, un'amara ma purtroppo vera consapevolezza: 
"[...]la sempre maggiore frequenza con cui si verificano eventi climatici estremi fa perdere quel carattere di eccezionalità per assumere quello di ordinarietà. Il mondo scientifico ci ha messo in allarme da tempo e per questo non ce la possiamo prendere con la natura, perchè sappiamo che si tratta di scenari con cui ci dovremo misurare sempre più frequentemente.[...]"
Ciò che è stato straordinario fino ad oggi, dunque, dovrà forse trasformarsi in abitudine.
Risolvere un problema serio come questo presuppone una lungimiranza che, all'attuale stato dei fatti, è forse venuta progressivamente meno. Ne è convinto lo stesso architetto ed urbanista, seguendo l'intervista in oggetto: 
"[...]La messa in sicurezza del Paese ha potenzialità di densità occupazionale molto forti. Si tratta di operazioni anche minute, ci vorrebbe un piano del lavoro, [...] solo che oggi dovrebbe essere rivolto a ceti preparati per il recupero agricolo, per i centri storici, per l'assetto idrogeologico. Quanti partiti hanno considerato questo problema di difesa del territorio, che è anche un problema di difesa della vita umana, una priorità nazionale assoluta?[...]"
Servirebbero lungimiranza ed attenzione, mettendo in conto la rinuncia a certe grandi opere per lasciare priorità a moltissimi micro-interventi da attuare a fini di tutela e prevenzione?
"[...]Le spese si pianificano, non è una questione che si risolve dall'oggi al domani, ma un tema che riguarda intere generazioni future. C'è la priorità politica che [...] dovrebbe essere allargata al paesaggio. [...] Sicurezza, integrità fisica, difesa del suolo e delle acque: si devono intrecciare crisi economica e crisi ambientale in un grande tema nazionale.[...]"
Le responsabilità potrebbero essere molteplici, derivanti da altrettanti anni di cattive priorità politico-tecniche a cui oggi, forse, è minimamente possibile porre rimedio. Quali colpe muovono la morte nel maltempo? 
Incidenti e catastrofi come queste dovrebbero, in linea di massima, suggerire precise linee di azione alle massime classi dirigenti. Il condizionale è d'obbligo, seguendo la minima precauzione di questi tempi. 

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Fonte: "Un piano del lavoro contro crisi economica e disastri ambientali", J.Bufalini, L'Unità, 6-11-2011

venerdì 4 novembre 2011

MORTI A CAUSA DEL MALTEMPO: MANCATO INTERVENTO A DIFESA DELLA VITA

In quel di Genova si stanno consumando le ennesime testimonianze del male che attanaglia l'Italia intera nelle stagioni ritenute 'metereologicamente' non favorevoli; la giornata di oggi consegna alle cronache l'ennesimo massacro di vite per motivi che, forse, con una maggior prevenzione e tutela del rischio avrebbero potuto essere evitati o limitati. 
Sei sono le vittime che hanno, tristemente, perso (ad ora?)  la vita per motivi attinenti al maltempo; le cronache riportano testimonianze indicibili, ma forse degne di un paese (in)civilmente ridotto quale è l'Italia.
Onde di piena, nubifragi ed alluvioni sono i tratti distintivi dell'ennesima, triste, giornata. 
Lo sviluppo di politiche di prevenzione e tutela del rischio ha, guardando ai fatti, riconfermato tragicamente la propria mancanza. La domanda è, purtroppo a posteriori, una sola: si poteva evitare la strage?
Report specifici hanno, nel tempo, confermato a più riprese la necessità di predisporre interventi adeguati a limitare gli incidenti. Dinanzi a queste tragedie, però, sembra necessario ripetere sempre le stesse cose e perorare identicamente gli stessi argomenti. 
Il dissesto idrogeologico costa, allo Stato intero, cifre di vite destinate ad aumentare se non arginato: frane ed alluvioni rappresentano una concreta realtà per l'Italia, un male con cui è parzialmente imprescindibile fare i conti. 
Sarebbe potuto essere differente l'apporto dato, invece, da politiche adeguate di prevenzione e tutela del territorio.  
Il mancato od insufficiente controllo sta invece pagando, a carissimo prezzo, con le vite spezzate di innocenti cittadini. 
Nonostante tutte le morti, comunque, più di qualche campanello d'allarme viene da molto lanciato. 
Nel seguito, a titolo di esempio, qualche frammento tratto dal rapporto "Terra&Sviluppo", redatto nel 2010 dal Consiglio Nazionale dei Geologi: 
"[...]5. Popolazione e patrimonio a rischio
Il rischio naturale interessa praticamente tutto il territorio nazionale. L’Italia è un territorio fragile: le aree ad elevata criticità idrogeologica rappresentano il 10% della  superficie italiana e riguardano l’89% dei comuni; le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e il 38% dei comuni. La tutela della popolazione residente in queste aree, il risanamento idrogeologico del territorio e la messa in sicurezza del patrimonio dagli eventi disastrosi diventano prioritarie per il Paese.[...]
5.1. Il rischio idrogeologico in Italia 
Secondo la recente indagine elaborata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare le aree ad elevata criticità idrogeologica interessano il 10% circa della superficie territoriale del Paese, pari a più di 29.500 kmq, e l’82% dei comuni italiani, per un totale di 6.631 comuni. La superficie territoriale ad elevata criticità idrogeologica è per il 58% soggetta a fenomeni di frana, che interessano un’area di circa 17.200  kmq, e per il 42% a rischio alluvione, ovvero 12.300 kmq superficie territoriale.  
A partire dalle aree ad elevata criticità è stato possibile calcolare sia la popolazione presente in ciascuno di questi territori che il patrimonio edilizio esistente. Ne risulta che la popolazione potenzialmente esposta al rischio idrogeologico è attualmente pari al 10%, per un totale di circa 5,8 milioni di persone (2,4 milioni di famiglie), e gli edifici interessati sono circa 1,3 milioni. [...]"
Se il rischio generico è esteso al 9,8% del territorio, il rischio sulle zone abitate impatta addirittura all'82% dei Comuni italiani, tradizionalmente zone maggiormente urbanizzate ed abitate dell'Italia. 
La popolazione ed il patrimonio a rischio confermano, a morti avvenute, che il costo dovuto al mancato intervento supererà a gran giornate quello dovuto, teoricamente, all'esclusivo intervento per pura esemplice prevenzione. 
Quell'emergenza fondamentale per il Paese intero è stata forse sottovalutata da chi avrebbe dovuto garantire sicurezza? Quelle vite spezzate hanno un costo in capitale umano che sarà impossibile qualificare, o quantificare. 
Di fronte a quattro donne e due bambine decedute, nessuna parola ulteriore è possibile.
L'indignazione finisce per spingere a scrivere sempre le stesse cose, a consigliare sempre la giustificata sopravvalutazione di un'emergenza come questa. 
Un quadro prospettico e tecnico del tragico quadro italiano è contenuto nell'ottimo Report "Terra&Sviluppo" sopra citato, reperibile e consultabile in toto al link citato nel seguito:   

http://www.consiglionazionalegeologi.it/cngwww/AODocumento.asp?iddoc=5648&idcat=10

La responsabilità, su argomenti come questi, non può nè fare lo scaricabarile e neppure recitare la parte della classica goccia di pioggia, destinata a scappare via dopo la prossima stagione nel sole
L'allerta meteo proseguirà fino a domenica prossima: sarà occasione di pioggia...e fiamme di giusto sdegno.
Il meteo non può essere il solo colpevole. Od almeno è l'indignazione (si spera collettiva, nds) a credere questo. 

giovedì 3 novembre 2011

FUKUSHIMA "SICURA": SERVIRANNO TRENT'ANNI


Quanto tempo sarà necessario per guarire dall'incidente, tutt'ora in corso ma silenzioso, maturato non troppi mesi fa nella centrale nucleare di Fukushima? Quanto tempo sarà necessario per garantire nuovamente sicurezza  e tutela ai territori ed alle popolazioni coinvolte dai disastrosi effetti dello tsunami?
Il silenzio maturato dai mass-media e dai mezzi di informazione non rende pieno merito alle ultime novità emerse dalla terra nipponica. Serviranno, secondo stime ottimistiche, oltre trent'anni per smantellare e bonificare i quattro reattori dell'impianto nucleare in questione. 
Dallo tsunami conseguente al terremoto dell'11 marzo 2011 sono passati quasi otto mesi, all'interno dei quali è accaduto tutto il possibile: indici di radioattività non più misurabili si sono mescolati ad ingenti perdite di radioattività e territori divenuti fantasma. Un rapporto della Commissione giapponese per l'energia atomica stima, come scritto precedentemente, in trent'anni il periodo necessario a renderesicure le aree attorno alla centrale nucleare. 
Seguendo quanto citato in rete e nei mezzi di informazione, infatti, la rimozione di detriti e combustibile esausto dovrebbe iniziare a fine 2021; tutto ciò, ovviamente, sarebbe possibile solo dopo l'arresto completo dei reattori a freddo. 
Con quali costi sarebbe possibile eseguire e completare queste operazioni di bonifica?
L'arresto completo dei reattori a freddo era, seguendo fonti di informazione provenienti dalla Tepco, stato preventivato comunque per metà gennaio 2012. A prescindere dalla tempistica, è essenziale notare come questi trenta, lunghissimi, anni siano vincolati alla messa in sicurezza del visibile
Entro quanto tempo sarà invece possibile assorbire completamente quella minaccia tutt'ora presente e costituita dagli indici di radioattività dispersi? Nell'incidente più grave dopo (forse?) quello di Chernobyl del 1986 sembra, purtroppo, sceso un grave silenzio da parte delle autorità mondialmente competenti in materia di informazione. 
Dal 1986, in quelle zone, rimangono indici di radioattività percepita ancora molto alti: sotto questo punto, anche a Fukushima, servirà forse molto più tempo. 
Sullo sfondo, non da ultimo, una possibile fissione nucleare localizzata. 


Fonte: "Fukushima, trent'anni per bonificare", LaStampa

martedì 1 novembre 2011

BORSA E FINANZA: I 'CONTI' NON TORNANO


La giornata dell'1 novembre 2011 si preannuncia come l'ennesima, tragica, manifestazione della crisi economico-finanziaria che sta devastando il mondo intero. Sfruttando l'annuncio del referendum greco, le cifre si sono scatenate in maniera imprevedibile e, da quanto sembra, devastante. 
I numeri raggiunti superano qualunque pessimistica previsione: crollo del 7% nelle piazze italiane, a fronte di uno spread che ha ampliamente oltrepassato la soglia 400.
Nel mentre, ovviamente, dai giorni scorsi qualche altro elemento utile è possibile trovarlo: il piazzamento di titoli decennali attrae investitori solamente con interessi superiori al 6%. 
Ciò equivale a scrivere che, in breve, con interessi inferiori l'Italia non è in alcun modo appetibile sul mercato. 
L'analisi della situazione sul numero odierno de L'Unità riporta, tra le righe, un frammento fin troppo significativo:
"[...]Il tasso dei Btp italiani al 6,18 è stato accolto come un presagio disastroso. Quota 7, quella cui per convenzione si fissa il livello oltre il quale i rimborsi dei titoli diventano insostenibile e si precipita nel burrone del default, è ormai ad un passo. 
E molti insistono su un precedente inquietante: finora la soglia del 6% è stata superata solo da Grecia, Irlanda e Portogallo e dal momento in cui ciò è avvenuto sono passati solo 150 giorni fino al momento in cui è stato necessario ricorrere agli aiuti diretti. Se i precedenti valgono come regola, per l'Italia c'è tempo fino alla primavera.[...]"
(Fonte: L'analisi, P.Soldini, L'Unità, 1 novembre 2011)
In mezzo al magma, purtroppo, l'Italia se la passa malissimo. 
Il futuro sembra, guardando in prospettiva, ancora più nero ed irrealizzabile del presente. 
La primavera, a fatti, potrebbe essere preceduta da un inverno terribilmente caldo sotto moltissimi fronti: i mercati non aspettano più, la finanza sembra diventata implacabile. 
Le manovre aggiusta-conti varate nei mesi scorsi sono divenute ormai carta straccia, così come niente rischia di rimanere di quel decreto sviluppo che voleva promettere 'nozze con i fichi secchi.' (B. dixit, nds)
La stabilità è un lontano ricordo, di fronte agli ondivaghi e fluttuanti andamenti di questi ultimi giorni. 
La differenza con chi sta economicamente meglio di noi è assolutamente evidente: se l'Italia per finanziarsi paga a dieci anni interessi che superano il 6%, la Germania si assesta più comodamente su indici prossimi all'1,8%. 
Un articolo apparso su Repubblica.it  riporta chiaramente quelli che gli operatori finanziari individuano come punti deboli del sistema Italia: 
"[...]"Le misure annunciate il 26 ottobre scorso dai Grandi dell'Europa hanno avuto un beneficio momentaneo sul mercato, poi sono tornate le vendite. Il motivo è dovuto al fatto che non c'è ancora chiarezza su come verrà finanziato il Fondo salva Stati. Molti grandi Paesi[...] vogliono più garanzie, soprattutto su come uscire dalla crisi", spiega il capo economista di Banca Intesa, Gregorio De Felice. "A disposizione del Fondo ci sono 200 miliardi e bisogna capire come arrivare a 1000. Raccogliere questi fondi non è facile sono tutti molti guardinghi", aggiunge[...]. 
In questo scenario, secondo De Felice, l'Italia "è il sorvegliato speciale" per via della sua "bassa credibilità". "Il rincaro dello spread si spiega con l'immagine del nostro del Paese che non è certo delle migliori. Abbiamo oggi poca credibilità", sostiene l'economista. Tornano così le vendite sui titoli di Stato italiani. "Ci sono molti investitori che scaricano sul mercato i titoli del debito italiano e non si trovano compratori", spiega un operatore di una sim milanese sul mercato obbligazionario. "Le vendite deprimono i prezzi e fanno salire i rendimenti alle stelle, si spiega così l'impennata degli spread italiani",[...]."
(Fonte: 'Gli operatori: serve un piano credibile', W.Galbiati, Repubblica.it)
L'andamento dello spread coincide con il modo che i mercati hanno di chiedere un piano credibile ed attendibile per finanziare i titoli pubblici di uno Stato devastato come quello italiano. 
La situazione non sembra rosea, nè tantomeno chiara: i 150 giorni che la statistica annovera comeanticamera del default possono ancora essere utilizzati al meglio? 
Essendoci anche un problema di credibilità nell'autorità politica, si auspica ancora una volta un'immediata presa di consapevolezza e vera responsabilità da parte dei governanti attuali. 
L'Italia è, per ammissione degli stessi addetti ai lavori, un vero e proprio sorvegliato speciale. Ciascun Euro dei 1911 miliardi che compongono il nostro debito pubblico costituisce un serio rischio per il futuro e la sostenibilità che attendono le generazioni che dovranno ricostruire questa Italia, ormai percepita come ridotta allo stato di malato terminale. 
Il default, nelle sue potenzialmente infinite manifestazioni, affogherebbe ulteriormente le scarse speranze di ripresa che questo Stato possiede. Includendo il rischio di contagio fra Statifinanziariamente limitrofi, inoltre, non si vede un'uscita nell'immediato da questa tremenda situazione. 

lunedì 31 ottobre 2011

RENZI E 'ROTTAMATORI': SALVATORI O GUASTAFESTE?


Il quadro della politica italiana recente consegna alla sensibilità dell'elettorato un'alternativa da molti percepita come più confusa della controparte che sta conducendo, lentamente ed inesorabilmente, l'Italia allo sfascio più totale. 
La cronaca recente di questi scorci di contemporaneità vede spuntare elementi che, di comune, hanno una sola ma essenziale caratteristica: l'essere (od il voler far credere di essere,nds) qualcosa diindefinito
Sono ancora indefinite molte delle componenti che stanno emergendo in quello che sembra, per moltissimi, il tramonto della Seconda Repubblica: dalla politica all'informazione, dalla società all'economia è il caos di idee e proposte a giocare un ruolo importante. 
Sentendo i piedi bagnati dall'acqua che sta facendo affondare inesorabilmente il sistema permeato dal '94 a questa parte, per fortuna o purtroppo, la riconversione di larga parte della schiera di governanti (e stuoini competenti, nds) non tarderà ad arrivare e compiersi.
La base dell'Italia, nei fatti, è intanto sempre più stufa e sfiduciata: scarsa credibilità e serpeggiante disagio sono due ingredienti che, sul medio-lungo termine, potrebbero diventare sintomi di un malessere pesante per un Paese che viene visto come 'incapace' di guardare al futuro con serenità e consapevolezza. 
Il primo 'partito' è quello degli indecisi e di chi, nei fatti, ha già da tempo rottamato la politica (ed i politici, nds) come sistema capace di indirizzare con competenza e lungimiranza le scelte di uno Stato stupendo come quello italiano. 
La percentuale di votanti è oscillante attorno al 60% circa degli aventi diritto, con larghi margini di (de)crescita per il prossimo futuro. Nel magma confuso ed incandescente di questi ultimi tempi, altrettanto indefinite sono le spinte ed i movimenti che vanno nascendo e cercando consenso. 
L'essere indefiniti deriva, forse, dalla caratteristica principale che ha contraddistinto questo quasiventennio di storia italiana; facendo politica, per fortuna o purtroppo, si è riusciti a perforare le barriere della società solo imponendosi come sostenitori od oppositori dell'ormai pensionato B..
Lo sfascio è stato talmente grande, devastante e prolungato (anche ante '94, nds) da rendere necessaria, oggi più che mai, un'opera di lungimirante programmazione e ricostruzione. La politica di finanziamento a debito è andata avanti per un tempo indefinito, tanto per fare un esempio tra i tanti(ssimi) disponibili; il vivere troppo al di sopra delle nostre possibilità è divenuta una costante che, ora, sta diventando una temibile spada di Damocle con cui sarà impossibile non fare i conti. 
Essendo ormai in prossimità di un momento di uscita, è necessario e doveroso che qualcosa di diverso nasca o che qualcosa di già esistente sappia rinnovarsi per favorire alle migliori intelligenze non ancora coinvolte di emergere.
Arrivati a questo punto, è impossibile non fare riferimento alla scheggia impazzita Renzi che tanto sta facendo ribollire sinistra ed interessati all'alternativa sempre più urgente da mettere in piedi.
La tre giorni di proposte ha consegnato alla pubblica opinione ed ai mezzi di informazione più proteste e litigi che altro: questo è, innanzitutto, il primo elemento su cui chi di dovere avrebbe l'onere di riflettere. 
Al recente "Big Bang" sono maturati elementi contraddittori ed, appunto, indefiniti per l'evoluzione delle dinamiche in atto. Alla stazione, tuttavia, non sono mancati i sostenitori: 10mila persone accreditate e mezzo milione di contatti sulle varie dirette streaming sono solo alcune delle cifre che hanno reso l'evento una manifestazione democratica di oggettivo rilievo. A corredo dei numeri positivi, però, qualche riferimento di protesta non è affatto mancato.(rif. http://www.youtube.com/watch?v=xhhZ-S4kFzQ)
Matteo Renzi si è da sempre collocato, fino a prova contraria, come un sostenitore di un'idea rinnovata di Partito Democratico e di centro-sinistra italiano. 
Portando a galla molti umori sopiti della base elettorale ed umana, ha posto però a manifesto del suo fare alcuni punti che 'di sinistra' non sono mai stati. Considerare la villa di Arcore come sede istituzionale per la risoluzione di tematiche afferenti alla sua città è un altro punto scottante che, fra i tanti, ha messo in allerta i sensibili e gli interessati al fare politica
Volendo rottamare dinosauri e brontosauri politici, ha confermato appieno buona parte delle tendenze percepite dall'elettorato comuni, per moltissimi versi, sia a destra che a sinistra. 
E' una figura che, in tutto e per tutto, richiama quell'indefinita idea di cui sopra. 
Che sia poi indefinito o volutamente indefinibile, è ancora prematuro per dirlo. L'atmosfera di attacchi continui tra una parte e l'altra non ha messo necessariamente in mostra quanto, di buono ma non ancora sufficiente, è stato fatto da chi ha il dovere di essere alternativa allo sfascio. 
Sia alla stazione Leopolda che dal Partito Democratico sono arrivate, seppur su piani diversi, proposte con elementi importanti per ricostruire un'Italia diversa e (forse) migliore. Le polemiche hanno consegnato uno Statuto di Partito che, tra regole e presunte deroghe, non ha ancora ben chiaro il recinto entro cui sia giusto definire le modalità di svolgimento delle primarie (di coalizione?, nds). 
Senza trascurare, ovviamente, quei giovani dirigenti ed Amministratori che hanno acceso il confronto con toni meno distruttori e rottamatori di quelli usati dal Sindaco Renzi. 
Al di là di ogni percezione possibile, comunque, rimane il fatto che sia l'indefinito a farla da padrone in questa contemporaneità; le idee di certo usato attribuite al Renzi (di turno?, nds) si scontrano con quelle che, da moltissimi anni a questa parte, sono state qualificate come 'usato sicuro' da chi ha amministrato questa Italia. 
Se l'indefinito saprà diventare virtù qualificante per un dibattito e per una forma di positiva crescita e fuga dal percepito stallo, ben vengano le proposte di chi vuole contribuire a (ri)costruire. 
Come scritto e verificato più volte in questa tragica contemporaneità, la demolizione perenne non serve assolutamente a nulla. Brontosauri e bravi attori permettendo, ovviamente.



sabato 29 ottobre 2011

TRA SCIENZA ED IMPERFEZIONE, CITANDO ALBERT EINSTEIN


"Lo scienziato teorico non è da invidiare. Perchè la natura, o più esattamente l'esperimento, è un giudice inesorabile e poco benevolo del suo lavoro. 
Non dice mai 'Sì' a una teoria: nei casi più favorevoli risponde 'forse'; nella stragrande maggioranza dei casi, dice semplicemente: 'No'. Quando un esperimento concorda con una teoria, per la natura significa 'Forse'; se non concorda, significa 'No'. 
Probabilmente ogni teoria un giorno o l'altro subirà il suo 'No'."

(Albert Einstein)


venerdì 28 ottobre 2011

"DIVULGARE IL MONDO": COME PERFEZIONARE UN'ARTE IMPOSSIBILE


La comunicazione è diventata, per la storia umana, una parola capace di rievocare altrettanti infiniti concetti: convenzione, comprensibilità, pragmaticità e chiarezza sono solo alcune delle parole a cui afferisce il campo semantico del saper fare capire. Qualche riga introduttiva del libro in oggetto conferma, a pieni caratteri, l'importanza radicata che coincide oggi nel possedere quella che può essere definita un'arte: 
"[...]Questo volume nasce dalla convinzione che capire cosa sia un comunicatore equivalga a capire gran parte della società dei nostri tempi. La comunicazione ha tessuto, infatti, una tale indissolubile alleanza con la realtà [...] che di tale confusione questa figura finisce probabilmente per diventare la prima entità da indagare.[...]"
Un'analisi dei tempi svolta in maniera corretta non può in alcun modo prescindere da una dettagliata definizione del grado di evoluzione comunicativa raggiunto da una società. Importantissima è, di pari passo, la differenza tra comunicare e saper divulgare.
La divulgazione è un processo infinitamente più complicato, capace di essere realizzato consapevolmente da pochissimi.
Divulgare significa, in parole povere, rispondere consapevolmente ad un'affermazione banale ma correttissima attribuita al grande Albert Einstein:
"Non hai veramente capito qualcosa finchè non sei in grado di spiegarlo a tua nonna."
Il passo complicatissimo per divulgare qualcosa è, in prima e fondamentale istanza, capirlo così tanto da poterlo semplificare notevolmente. Divulgare è rendere un qualcosa accessibile a tutti, permettendo anche alla persona meno colta di tutte di poter capire qualche segreto del sapere.
Trattando questo e moltissimi altri temi, nel libro "Divulgare il mondo" Corrado Augias e Marco Alloni dialogano sul ruolo, essenziale, che un comunicatore ed il saper comunicare rivestono sul mondo contemporaneo. 
Partendo dal ruolo e dalla visione del mondo che il popolare conduttore ha da sempre messo concretamente in opera, si definiscono riflessioni importanti. Tutto ciò, ovviamente, partendo dai mezzi a disposizione con cui strutturare una comunicazione collettiva: primi tra tutti, ovviamente, i mass-media ed i ruoli da loro rivestiti. 
Da questo punto, crescono con concretezza nuclei di grande prepotenza:
  • Regole e limiti della comunicazione televisiva;
  • Filosofia, storia, letteratura in televisione;
  • Degrado della televisione e buona comunicazione;
  • Lettura professionale come lettura del cuore;
  • Caso Englaro, disinformazione e Chiesa di parte;
  • Cattolici illuminati e differenze tra ateo, agnostico e laico;
  • Morale come imperativo categorico;
  • Sguardo verso i misteri delle città e del futuro.
In poco più di 100 pagine è racchiuso, nei fatti, un mondo intero. 
Si tratta di un universo che, come da conferma e desiderio collettivo, ha il dovere di essere compreso a fondo. 
Spiegare consapevolmente qualcosa di molto complesso è una missione, nei fatti, per moltissimi impossibile da realizzare. 
La storia di Corrado Augias sembra confermare, a pieno diritto, che esiste un'eccezione ad una regola pur(e)troppo vera.
Cercando di capire questa assurda contemporaneità, pertanto, è opportuno provare a comprendere anche l'evoluzione ed il ruolo importantissimo rivestito da comunicatori e divulgatori. 
La ricetta per avvicinarsi a questo ruolo prepotentemente importante è, nei fatti, una sola: 
"I veri maestri comunicano sempre valori preziosi: in questo senso sono sempre più dei divulgatori. Quando dico divulgatori, però, intendo soprattutto una cosa: persone capace di adeguarsi al livello del proprio uditorio; qualità che presso i comunicatori italiani, purtroppo, è invece spesso carente."
Un libro può racchiudere dentro un universo pressochè sterminato? Se ben condensato e riassunto, questo è un miracolo ancora possibile. 


mercoledì 26 ottobre 2011

FRANE, ALLUVIONI E SMOTTAMENTI: GUARDANDO IMPOTENTI ALL'EMERGENZA MAI RISOLTA


Mentre uomini tristi e declinanti si avviano in sedi diplomatiche per cercare di rattoppare la barca che affonda, emergenze nazionali ritornano ogni anno a far sentire la loro, mai finita, presenza. 
Nell'autunno impazzito ed appena iniziato torna, purtroppo, il maltempo a farla da padrone: tra Liguria e Toscana, nel giro di pochi giorni, si sono registrate situazioni tragiche ed ancora non completamente terminate. 
Frane, smottamenti ed allagamenti sono solo alcuni degli imprevisti che, senza colpo ferire, in certi periodi dell'anno si trasformano in tristi cronache. 
Il conto, a questo giro, conta anche dei morti. Il problema in questione è di visione talmente grande che, per essere adeguatamente affrontato, avrebbe bisogno di agende ed incontri di coordinamento tra attori esercitanti varie competenze: la messa in sicurezza del territorio fa rima, in questo caso, con l'ennesima forma di sicurezza nella società. 
L'Italia è uno Stato in cui, per colpe trasversali ed estese, il dissesto idrogeologico non è un tema adeguatamente affrontato ed arginato. Eppure, nonostante tutti gli appelli alla calma, rappresenta un'emergenza con cui è indispensabile fare i conti. 
Guardando ad un Report uscito a fine 2010 si scoprono infinite condizioni iniziali che, di anno in anno, ripercuotono i propri effetti sullo Stato intero. 
Il Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi presentò, nell'ottobre del 2010, il dossier intitolato "Terra e Sviluppo". 
Dal sito di riferimento si riportano le coordinate progettuali che hanno spinto gli organizzatori all'implementazione di un piano prospettivo e, purtroppo, anche preventivo: 
"[...]prima rassegna annuale sullo stato del territorio del nostro Paese, sulla sua pianificazione e gestione, sul suo uso e consumo, sulla sua vulnerabilità, sulle risorse finanziarie impegnate e quelle da impegnare per la sua tutela, sullo stato degli interventi per il suo uso sostenibile e per la sicurezza ambientale, sulle prospettive di sviluppo.[...]"
La tutela del territorio si interseca, dunque, con un'infinità di branche: dalla società all'ambiente, dalla politica alla cultura della prevenzione per citarne solo alcune. 
Sono molti i punti da cui partire, per provare a migliorare la stabilità di uno Stato.
In termini economici, vincolanti per i nostri tempi, è possibile chiedersi quanto costino tragedie come queste? 
I calcoli sono, su temi come questi, l'emblema dell'ennesimo paradosso a cui fare fronte: si spendono cifre assurde, solamente a posteriori, per riparare a fenomeni di questo tipo. 
Invece, se si fosse scelta la strada della prevenzione, le spese sarebbero state solamente iniziali e, per di più, largamente inferiori. Un articolo de "Il Fatto Quotidiano" dello scorso anno riporta, a caratteri sottovalutati, i toni dell'emergenza in questione: 10% del Paese minacciato da frane e alluvioni, oltre il 50% da terremoti. 
Sono oltre 12 milioni le abitazioni a rischio terremoto, a fronte di edifici come scuole ed ospedali a largo rischio anch'essi. 
Negli ultimi dieci anni, in chiave generale, lo Stato italiano ha investito circa 27 miliardi di Euro nell'assetto del territorio. 
La spesa per i mancati interventi, finalizzata quindi al tamponamento delle emergenze, ammonta a circa213 miliardi di Euro. Tale cifra rappresenta, per sommi capi, quella fino ad oggi tagliata e raschiata per far fronte alle speculazioni finanziarie a cui l'intera Europa è sottoposta. 
Nel mentre, soffitti delle Università italiane crollano per infiltrazioni idriche nelle pareti. 
Per mettere in sicurezza l'intero territorio servirebbero, secondo cifre del Ministero dell'Ambiente, cifre prossime ai 40 miliardi di Euro. Se fossero state prese misure adeguate in tempi passati, forse, si sarebbero registrate altrettante situazioni differenti. Il report di cui sopra riporta, per temi centrali, il quadro generale sullo status quo italiano: 
  1. Popolazione e territorio;
  2. Il consumo del suolo;
  3. Il dissesto idrogeologico in Italia;
  4. Gli eventi sismici;
  5. Popolazione e patrimonio a rischio;
  6. Il territorio e i rifiuti;
  7. I costi del Rischio del non controllo;
  8. La pianificazione urbanistica e l'ambiente;
  9. Energia e territorio.
Da questo quadro generico emerge, pertanto, come le singole emergenze facciano in realtà parte di un tutto che non è (mai?,nds) stato affrontato con adeguate urgenza e premura. Nel mentre l'Italia piange e vede piangere dal cielo; il quadro del futuro rimane un'incognita, anche idrogeologicamente scrivendo.


Immagini di repertorio, ovviamente invariato

Per saperne di più:
"Terra&Sviluppo", www.consiglionazionalegeologi.it 
(http://www.consiglionazionalegeologi.it/cngwww/AODocumento.asp?iddoc=5648&idcat=10)

lunedì 24 ottobre 2011

RIDETE DEL SIGNOR B., SENZA DERIDERE GLI ITALIANI


Ci sono una tedesca ed un francese che, durante una riunione diplomatica internazionale e teoricamente fondamentale per il futuro del mondo intero, ridono dell'italiano di turno. Sembra la tipica barzelletta contemporanea sulle vicende dell'italiano medio; invece, contrariamente a qualsiasi buon senso ed ipotesi, è diventata realtà.
Tra sorrisi forzatamente repressi e condivisioni collettive di ilarità generale, la correttezza diplomatica ritorna poi a prevalere per il formale interesse di tutti. L'immagine dell'Italia ridicolizzata è tornata, ancora una volta, ad avere la meglio nel contesto mondiale. L'uomo che mai è stato bocciato in vita suanon è riuscito, per l'ennesima volta, a convincere i leader di Francia e Germania dell'affidabilità e della pragmaticità delle proposte italiane per uscire dalla crisi. 
In aggiunta, ovviamente, anche il danno di essere accostati alla Grecia come situazioni di emergenza; la Spagna, con le annunciate elezioni, è già acqua passata. 
Mercoledì è stato definito, per mezzo dei soliti toni diplomatici, come l'ultimo giorno utile per trovare soluzioni concrete da dare in pasto ai mercati. Al di là di ogni possibile interpretazione, purtroppo, rimane l'ennesima figuraccia rimediata nella giornata di ieri. 
Alle autorità ed alle Istituzioni coinvolte, larga parte dell'Italia rivolge un appello che sa ormai di vecchio: deridendo ed irridendo qualche leader politico ormai tramontato, non trascinate nell'ilarità collettiva anche lo spirito degli italiani.
Moltissimi attendono impazienti che, nei bunker romani, la situazione trovi uno sbocco positivo e maggiormente propositivo per quel Paese che, non molto tempo fa, era considerato il più bello del mondo.
Gli italiani non si meritano risate, nè tantomeno buona parte dell'attuale classe governativa.

domenica 23 ottobre 2011

SI VIENE E SI VA, QUALCHE VOLTA TROPPO VELOCEMENTE. RICORDANDO MARCO SIMONCELLI.


Qualcuno dirà che è stata una morte fra tante, qualcun altro dirà che in sport come quello ogni rischio va calcolato. 
Qualcun altro scriverà che, come lui, altrettanti se ne vanno in silenzio e nel più completo anonimato. 
Tutto vero, sicuramente. 
E' altrettanto vero, però, che l'umanità è costretta, per qualche alchimia sconosciuta, a vivere di simboli. 
Si ricordano episodi e protagonisti, nonostante quella che chiamiamo Storia sia fatta da volti e persone destinate ad essere collettivamente sconosciute. In questo marasma di opinioni e di idee, sullo sfondo ma non troppo, un 24enne che provava a tenere alto l'onore dell'Italia è deceduto svolgendo un lavoro giustamente confuso con passione.
Se ne va così, troppo velocemente, quel ragazzo chiamato Marco Simoncelli.
Quando un ragazzo muore, se ne va anche una speranza. E' un pò come avere un intero libro ancora da scrivere, con una sola penna a disposizione. 
Se si rompe quella, nessuna pagina potrà più essere riempita. 
Così, qualche volta, quella penna viene meno. 
Nel viaggio che siamo costretti a chiamare vita, alle volte, vicende come queste lasciano sensazioni che è difficile spiegare a parole. Se in ciascun giovane è riposto un seme di un'Italia nuova e da ricostruire, una morte come questa non può umanamente lasciare indifferenti.
Quando si provano a cercare ragioni, nessuna giustificazione è possibile. 
Si dirà che lo sport è un circo, che è opportuno non prestarci troppa attenzione perchè 'the show must go on', tanto per citare i Queen. Altrettanto vero, probabilmente. 
Il rischio calcolato e cercato non può giustificare, comunque, un'uscita troppo veloce dal palcoscenico della vita. 
E' opportuno fermarsi a riflettere, in un'Italia che normalmente soffoca e reprime il futuro di chi lo dovrebbe, per diritto, avere. In questo campo, purtroppo, la morte di un ragazzo classe '87 ha il dovere di fare effetto. 
Lascia interviste e simpatia, lascia qualche gara memorabile che per gli esperti sarà oggetto di ammirazione e culto. 
Lascia quello che, di più caro e silenzioso, forse gelosamente e giustamente custodiva: una ragazza che era con lui da 5 anni, una famiglia e tanti amici. 
Lascia una vita che, forse, potrà diventare modello per altrettante nuove generazioni che arriveranno: tanti e troppi capelli per una simpatia che perforava diecimila schermi televisivi. 
In un'Italia che non riesce ad essere un paese per giovani, purtroppo, notizie come queste lasciano un'impronta pesantissima per essere cancellata. Su uno sfondo impossibile da cancellare rimangono parole. 
Rimane, di pari passo, qualche verso della canzone che giornali ed interviste indicarono come la sua preferita: 'Siamo solo noi', del celeberrimo Vasco Rossi. 
Qualche verso che, più di ogni altra cosa, rimarrà scolpito dietro questa vita iniziata nel 1987 e spezzata nel 2011: 
"[...] siamo solo noi.../quelli che poi muoiono presto/ quelli che però è lo stesso[...]"
Dentro ad un verso, purtroppo, un destino spezzato. 
Poche parole per ricordare una vita che avrebbe potuto, forse, regalare alla storia, all'Italia ed allo sport altrettante pagine importanti. Un abbraccio a chi rimane, a chi lo ha conosciuto per davvero da vicino. 
Un abbraccio che, sicuramente, non potrà servire a nulla. 
Si viene e si va, alle volte troppo velocemente per essere ricordati. 
'Quelli che muoiono presto', appunto...'Quelli che però NON è lo stesso.'
Che la Terra ti sia lieve.

Firmato,
un tuo coetaneo

Immagine tratta dal sito ufficiale della giovane vita spezzata

sabato 22 ottobre 2011

DEBITO PUBBLICO, TRA SOLVIBILITA' E CREDIBILITA': SALVARE LE FUTURE GENERAZIONI


Se su 180 paesi siamo al 179° posto per crescita negli ultimi dieci anni, più di un motivo ci sarà. 
Il discorso della gravità della mole di debito pubblico è un argomento che, fino a pochi mesi fa, sembrava essere uno dei tanti scheletri nell'armadio di questa Italia. Ad ora, invece, la situazione è diventata anche mediaticamente grave: trattative serrate vogliono ora innalzare l'entità di un fantomatico fondo salva-Stati da 400 a 2mila miliardi di Euro. 
Se siamo arrivati a questo punto è evidente e scontato affermare che qualche errore è stato commesso. 
Di punto in bianco, invece, ogni Euro dei 1911 (e rotti) miliardi che caratterizzano questa Italia sono tornati prepotentemente a fare paura. Agitando gli spettri di parole prepotenti quali default o fallimento, comunque, ciò che è certo è che la crisi finanziaria rischia di trasformarsi sul medio-lungo termine in emergenza sociale e squilibrio civico senza precedente alcuno. 
Tutto questo perchè, senza possibilità di appello, i rimedi per tamponare la crisi economica vengono cercati raschiando il barile delle politiche sociali, degli Enti Locali e di tanti altri capitoli che dovrebbero essere emergenze per il Paese. 
Fattori primari da curare e prevenire, dissesto idrogeologico su tutti, sono archiviati e deposti in un impietoso secondo piano. Su queste basi, pertanto, nessun futuro può essere costruito con solidità.
Davanti a questi problemi rimane, esaltato da poco tempo a questa parte, il problema del debito pubblico. 
Termini come Btpbund spread fino a pochi mesi fa erano, quasi completamente, sconosciuti all'opinione pubblica. 
Gli allarmi di questi ultimi periodi giungono, a più riprese, da vari attori coinvolti nell'analisi di ciò che sta accadendo.
Dalle Istituzioni alle attività produttive, l'avviso è stato unico: riforme strutturali e crescita, finalizzate alla riduzione del debito pubblico
Il debito stesso scarica, infatti, la propria mole di interesse solvibilità sul futuro che, salvo eccezioni, dovrebbe essere funzionante e funzionale alle nuove generazioni. Ciò che è certo è che, dopo tentativi di maldestro controllo, la creatura economia sta completando la sua trasformazione in mostrolargamente al di fuori del controllo umano.
Prima di procedere ad una inevitabile ricostruzione del sistema, servirebbe identificare con correttezza e coerenza gli errori e le inadeguatezze che le attualmente presenti generazioni hanno commesso. 
Il debito pubblico si è trasformato, nel giro di poco tempo, da fantasma scomodo a spada di Damocle impossibile da evitare. Quali e quanti sono gli interessi che, negli anni a venire, il bilancio italiano sarà vincolato a corrispondere presso gli investitori? Quali i rimedi per rimediare ai troppi anni in cui si è speso di più di quanto incassato?
Domande come queste nascondo drammi che hanno l'assoluto diritto di essere evitati, oltrechè adeguatamente approfonditi. 
Le esigenze di solvibilità ed estinzione del credito accumulato presuppongono, a pieno diritto, una necessaria credibilità delle Istituzioni che devono farsi carico dell'emissione di titoli pubblici. Ad ora, è scontato e retorico affermarlo, la banda di mestieranti che amministrano il bene pubblico non ha quasi più alcuna influenza positiva sulla necessaria svolta da dare al sistema. Gli investitori attendono sfiduciati, mentre si pensa ad un Decreto Sviluppo per celebrare 'nozze con fichi secchi.' (B. dixit). 
Potrà l'Italia uscire da questo pantano per poter sperare in qualcosa di migliore e meno precario di questi ultimi anni?
Senza aumento di PIL  e crescita, pertanto, nessuna soluzione pare facilmente perseguibile. 
Altri sostengono che il debito pubblico non esista, nient'altro sia che un incubo destinato a tormentare le generazioni che attendono il mondo in affitto senza alcuna densità materiale.
Rimane il record che, forse, tra poco supererà i 2mila miliardi di Euro. 
Rimangono gli interessi oscillanti, annualmente ed attualmente, tra 78 e 100 milioni di Euro l'anno. 
Di pari passo, si cercano rimedi raschiando risorse da bilanci devastati: tagli all'ambiente, tagli al sociale, tagli all'istruzione. Tagli ai fondi per arginare emergenze quali il dissesto idrogeologico, come poco sopra si scriveva. 
Tutto ciò, forse, pur di impedire un collasso potenzialmente devastante. 
Cosa accadrà? Cosa serve per garantire un futuro stabile alle generazioni che verranno?
Se il mondo è in affitto, l'indignazione collettiva chiede di sfrattare chi ha contribuito a questa devastazione. 

venerdì 21 ottobre 2011

VAGABONDE BLU: STELLE CHE RINGIOVANISCONO?


Così come alcune persone riescono a portarsi bene i loro anni, anche qualche misterioso corpo celeste sembra riuscire a mascherare i segni del tempo. Quelle che astronomi ed esperti chiamano 'vagabonde blu' sono da sempre circondate da un misterioso fenomeno: risultano più giovani di stelle loro vicine che, teoricamente, potrebbero essere loro coetanee. 
La spiegazione fisica dietro tale congettura è piuttosto semplice: se osservate, infatti, risultano più calde delle loro sorelle vicine. 
Più calde e, dunque, più giovani: conformemente alle teorie astrali, infatti, qualunque stella invecchiando è destinata ad assumere colori tendenti al rosso, salvo poi implodere/esploderesottoforma di nana bianca.
Contrariamente a questo sviluppo, queste 'vagabonde blu' conservano le medesime caratteristiche che avevano da giovani.
Sin dagli anni '50 esperti e scienziati hanno provato a decifrare questa stranezza; gli astronomi Aaron Geller e Robert Mathieu sembrano aver trovato una risposta attendibile. 
Per rimanere così giovani, in parole povere, queste stelle risucchierebbero la massa delle stelle a loro più vicine. 
Svuotando le loro compagne, quindi, le vagabonde blu troverebbero linfa ed energia per conservarsi giovani. 
Il meccanismo d'azione di queste stelle vampiro è stato definitivamente scoperto studiando l'ammasso stellare NGC 188; le stelle in questione sono costrette a ruotare l'una accanto all'altra, per un complesso gioco di mutua attrazione gravitazionale. 
Il trasferimento di massa fra corpi celesti ha trovato, quindi, conferma; tutto ciò va ad avvalorare ulteriormente una delle ipotesi già più accreditate nel passato per l'analisi di questo strano fenomeno. 
Alla faccia dell'infinitamente grande, appunto: di pari passo è evidente l'infinitamente misterioso.

Fonte: notiziedalcosmo.storiepoesie.it, NASA


Fonte: 
"Mistero 'vagabonde blu' enigmatiche stelle bambine", A.Manfredi, Repubblica.it
(http://www.repubblica.it/scienze/2011/10/19/news/mistero_stelle_vagabonde_blu-23477042/)