domenica 7 agosto 2011

FUKUSHIMA E HIROSHIMA, SOTTO IL SOLE D'AGOSTO


Nell'anniversario che ha visto il Giappone intero fermarsi per ricordare il lancio della bomba atomica su Hiroshima, il Paese intero ha sentito in maniera ufficiale l'annuncio della fine di quello che, fino al marzo 2011, era identificato come pacifico nucleare civile
Le parole del Sindaco di Hiroshima Kazumi Matsui sono state assolutamente inequivocabili: 
"L'incidente di Fukushima e le radiazioni che continuano ancora oggi a essere disperse, hanno creato paura diffusa e minato la fiducia sulla generazione elettrica dal nucleare. Il governo deve accettare la situazione con onestà e rivedere velocemente le proprie politiche per riconquistare la fiducia dell'opinione pubblica."
Questo un estratto proveniente dalla "Dichiarazione della Pace" con cui sono state effettuate le celebrazioni per un ricordo che deve essere indelebile. 
Nel mentre, purtroppo, l'emergenza nella centrale di morte a Fukushima sembra proseguire senza sosta. 
In quella che sembra sempre più essere una slow Chernobyl, gli allarmi continuano ininterrotti. 
La stessa Tepco, autrice nei mesi passati di pericolose censure relativamente agli indici di radioattività presenti nei pressi della centrale, ha diffuso dati secondo cui le radiazioni registrate nei dintorni di Fukushima sarebbero così alte da non avere alcun precedente. 
Sui reperti abbandonati tra i reattori 1 e 2 si sono registrate radiazioni pari a 10 Sievert all'ora, mentre nello scorso giugno si erano limitate a soli 3/4 Sievert all'ora. 
La quantità rilevata potrebbe, tuttavia, essere più alta di quanto stabilito. 
E' l'opinione di Tomoko Murakami, ricercatrice nucleare all'Istituto di Economia Energetica Giapponese (IEEJ), riportata in un articolo sul numero odierno de L'Unità: 
"Radiazioni per 10 Sievert all'ora sono in realtà il limite massimo registrabile. E' una dose letale, che potrebbe causare la morte di una persona entro poche settimane da una sola esposizione."
I dati sono risultati da misurazioni effettuate nei pressi di un tubo dell'aria condizionata della sala macchine, assieme ad alcuni detriti rinvenuti nei pressi dei reattori 1 e 2 sopra riferiti. 
Nel mentre le autorità governative hanno consigliato l'evacuazione di alcune abitazioni poste al di fuori della fascia di sicurezza, attualmente fissata a 20 chilometri dalla centrale stessa. 
La soglia di sicurezza sarebbe prossima ad esssere oltrepassata: 
"In queste zone è stato riscontrato un aumento dei livelli di radiazioni, con il rischio per gli abitanti di essere esposti ad una radioattività oltre i 20 millisievert all'anno, la soglia massima decretata dal Governo."
La soglia di sicurezza era in realtà stata innalzata da 1 a 20 millisievert l'anno, innescando proteste di ambientalisti ed esperti critici. Sono delle scorse settimane le notizie dei sequestri di carne bovina con elevatissimi indici di radioattività, causati da foraggio probabilmente contaminato. 
I picchi di radioattività arrivano a sopresa, dopo che la stessa Tepco aveva diffuso un piano di gestione e monitoraggio dell'emergenza nei pressi della centrale di morte: l'arresto a freddo dei reattori sarebbe stato programmato per il gennaio del 2012, mentre un muro di circa 800 metri di lunghezza sarà costruito per impedire la fuoriuscita di acqua contaminata in mare. 
La stessa Tepco ha presentato un piano di indennizzi quantificabili in oltre 100 miliardi di dollari, di pari passo ad una ricostruzione economicamente quantificabile in 245 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni. 
Anche con la giornata del ricordo, purtroppo, l'emergenza continua. 
In calendari non lontani, forse, la stessa Fukushima diventerà anniversario da celebrare per non dimenticare. 

Fonti: 
http://www.unita.it/mondo/hiroshima-66-anni-dopo-mai-piu-nucleare-1.320878

"Radiazioni letali. A Fukushima la fuga non è risolta." - Dossier di Roberto Arduini, L'Unità del 7-8-2011


Immagine tratta da: http://versoilsogno.blogspot.com

sabato 6 agosto 2011

TRA SOMALIA E MORTE: IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE?


In un afoso agosto intasato da spread, BtpBund default si lasciano scorrere sottotraccia emergenze che stanno devastando parti del mondo che pesano, sia economicamente che produttivamente, molto meno di altre maggiormente titolate
Prosegue senza miglioramento alcuno la tragedia che sta attanagliando la Somalia e larga parte dell'Africa orientale: nonostante ponti aerei di aiuti umanitari, vertici di G20 e FAO convocati in sedute straordinarie, purtroppo, niente sembra migliorare. 
Funzionari del Governo statunitense descrivono numeri da incubo: nel giro di soli 90 giorni, infatti, circa 29mila bambini sarebbero deceduti per l'effetto combinato di malnutrizione e carestia. 
Pochi mezzi di informazione riferiscono consapevolmente e regolarmente di quanto stia accadendo: dagli assalti ai convogli alimentari targati ONU fino ad arrivare alle previsioni di carestia in aumento
La crisi, da quanto si può capire, si sta progressivamente allargando ed aggravando: l'Unità di analisi per la sicurezza alimentare presso le Nazioni Unite (Fsnau) riferisce che, entro il prossimo mese e mezzo, la carestia potrebbe estendersi a tutte le regioni della parte meridionale del paese.
La carestia è dovuta al periodo di siccità più grave degli ultimi 50 anni, di pari passo al fatto che potrebbe durare fino al tardo dicembre 2011.
Estendendosi verso altri luoghi dell'Africa Orientale, sorge spontaneo chiedersi quanti altri innocenti potrebbero rimetterci la vita: stando alle ultime previsioni, si tratterebbe di una cifra prossima ad 11 milioni di persone. 
Tra i già esposti al rischio di denutrizione, oltre 3,7 milioni sono in quella Somalia attualmente devastata. 
La stessa Fsnau conferma quanto e come l'attenzione mondiale sia dirottata su temi ben differenti: "Nonostante un aumento dell’attenzione nelle ultime settimane, l’attuale risposta umanitaria rimane inadeguata a causa soprattutto delle restrizioni di accesso, della difficoltà di aumentare l’assistenza di emergenza e della mancanza di fondi.[...]"
Conferme indirette giungono dalla Croce Rossa Internazionale, in aggiunta all'aumento dei generi alimentari di base che ha già ridotto alla fame il 30% delle famiglie somale (a prescindere dal dramma carestia-malnutrizione, nds). 
Mentre informazione e politica non sembrano spingere al massimo delle possibilità per affrontare sulla tragedia, vengono assaltati campi profughi e sfruttati fino all'esasperazione i Programmi Alimentari promossi dalle realtà di volontariato e cooperazione interessate. 
La siccità, intanto, avanza a macchia d'olio. Similmente a quanto scritto sopra, infatti, altre zone colpite sono quelle nordorientali del Kenya e quelle sudoccidentali dell’Etiopia, in aggiunta al Gibuti.
La situazione attuale in Eritrea rimane, invece, sconosciuta.
Tutto ciò perché il Governo non consente l’ingresso di Ong straniere e non sta fornendo informazione alcuna circa la paurosa emergenza. 
Il peggio deve ancora venire?
Tra problemi economici e speculativi, forse, politica ed informazione dovrebbero preoccuparsi anche di altro. 



Fonte: 


http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/06/la-somalia-ha-fame-in-tre-mesi-morti-ventinovemila-bambini/150056/

http://www.rassegna.it/articoli/2011/08/05/76881/somalia-30000-bambini-morti-di-fame


lunedì 1 agosto 2011

2 AGOSTO 1980, PER NON DIMENTICARE


"[...]La mattina del 2 agosto 1980 Agide Melloni si trovava a qualche centinaio di metri dal luogo della strage ed era in procinto di entrare in servizio.
«Stavo incamminandomi con un collega verso la stazione, perché lì avrei iniziato il mio turno, quando sentimmo un botto violentissimo. Pochi minuti dopo fermammo un autobus per chiedere cosa era successo e ci venne detto che era saltata per aria la stazione. Accelerammo il passo e, una volta giunti in stazione, ci si parò davanti il terribile scenario che potete immaginare. Come tutti quelli che si trovavano nel piazzale cercammo subito di aiutare i feriti e di prestare i primi soccorsi. Un collega, Guglielmo Bonfiglioli, decise di fare un primo viaggio con un autobus, per l’appunto il 37, caricando alcuni feriti per portarli all’ospedale Maggiore».
Mentre il 37 andava e tornava dall’ospedale, la drammaticità della situazione emerse in tutta la sua proporzione: i feriti erano centinaia e le vittime alcune decine. Era una caldissima giornata d’agosto e bisognava trasportare le salme il prima possibile verso le camere mortuarie.
«Una volta tornato Bonfiglioli, decidemmo quindi di utilizzare l’autobus per trasportare i cadaveri per lasciare tutte le ambulanze disponibili per i feriti. Togliemmo i mancorrenti (le sbarre a cui ci si aggrappa per salire) dalle porte per permettere ai corpi di passare ed io mi misi alla guida. Erano circa le undici di mattina, fino al pomeriggio trasportai le salme alla camera mortuaria di via Irnerio poi, quando non ci fu più posto, ci dirigemmo verso gli obitori degli ospedali. Restai alla guida fino alle tre di notte, con me a bordo salirono a turno, vigili o poliziotti, mentre l’autobus viaggiava scortato davanti e dietro da polizia e carabinieri».
Mentre Melloni proseguiva il suo viaggio tutt’intorno un’intera città dava una mano per i soccorsi, i volontari aiutavano i militari a scavare tra le macerie, negli ospedali si formavano code per donare sangue, si formavano servizi d’ordine per dirigere il traffico, si organizzava la distribuzione dell’acqua in qualche modo tutti cercarono di essere d’aiuto.
«Fu una cosa straordinaria – ricorda Melloni con la voce rotta dall’emozione – si sono innescati meccanismi di solidarietà impensabili. Tutti sembravano sapere come comportarsi, i bolognesi in quell’occasione diedero una lezione di vita importantissima».
Proprio di quella straordinaria generosità è simbolo il 37, quell’autobus rosso e giallo con le lenzuola fissate ai finestrini.
«Continuai a lavorare fino alle tre di notte – conclude Melloni - nonostante la stanchezza e nonostante avessi saputo che nella strage era morto Mario Sica, il responsabile del servizio personale dell’Atc, un «avversario», per me che ero un sindacalista. Una persona con cui avevo costruito un ottimo rapporto nonostante la divergenza di opinioni e che fui onorato di guidare in quel suo ultimo viaggio sul 37.»[...]"





Fonte: 

http://www.pernondimenticare.cc/Eventi/stazioneBologna.htm

tratto da "Sabato sera" del 3 agosto 2002

domenica 31 luglio 2011

"PREPARIAMOCI", PRIMA DELL'INEVITABILE


La descrizione a fondo della copertina descrive già molto a proposito dell'opera: 
"Mai tante crisi insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. [...]"
Proprio questa sembra essere l'intenzione del libro "Prepariamoci" scritto da Luca Mercalli, meglio conosciuto come il metereologo di Che tempo che fa
L'articolazione del libro converge sull'analisi delle (tristi) realtà moderne, sotto tantissimi punti di vista: dall'informazione alla politica, dai modelli di sostenibilità al catastrofismo ed ai limiti per prevenirlo. 
Convinto di quanto sia necessario abbinare razionalità a spiritualità, l'autore prova a tracciare una serie di riflessioni adatte a descrivere un nuovo modello di mondo.
Cercando di descrivere una nuova idea di futuro, l'umanità si trova costretta a dover invertire la rotta prima che il tempo scada. Dal locale al nazionale fino allo statale, infatti, le amministrazioni ed i Governi hanno il dovere di mettere in primo piano la tutela dell'ambiente per la sopravvivenza dell'uomo stesso. 
Molti dati e numeri, infatti, indicano una sola cosa: non è più possibile sbagliare. 
In caso di mancato appuntamento con la svolta, tra qualche decennio, le future generazioni rischieranno il default vitale. 
Citazioni ad incipit dei capitoli ricordano appieno lo spirito con cui è necessario (ri)costruirsi per segnare una svolta positiva per il futuro dell'astronave Terra: 
"Diciamo piuttosto che non riformeremo forse il mondo, ma almeno noi stessi che, dopo tutto, siamo una piccola parte del mondo; e che ciascuno di noi ha sul mondo più potere di quanto non immagini;[...]"
(Marguerite Yourcenar, 1980)
Dovendo partire tutto dall'uomo, quindi, sarà necessario imporre una svolta evidenziando quali limiti non oltrepassare e su quali virtù fare leva per innescare un miglioramento.
I punti su cui esercitarsi attivamente per costruire un cambiamento saranno pochi ma essenziali: dall'uomo alle energie rinnovabili, l'importante sarà perseguire qualcosa capace di non peggiorare ulteriormente le cose. 
"La fine della crescita può assumere molte forme. Anzitutto quella del collasso: un declino incontrollato della popolazione e del benessere umano. [...] Può anche manifestarsi un adattamento 'morbido' dell'impronta ecologica umana alla capacità di carico della Terra."
(Meadows&Randers, 2006)
Dovendo costruire un'alternativa sostenibile ed unicamente realizzabile, pertanto, si devono mettere in mostra le colpe dell'uomo e lo status quo che anni di politiche errate hanno costruito:
"[...]
  • crisi economica finanziaria e globale, con enormi debiti pubblici;
  • aumento della conflittualità tra gli Stati e nuove guerre per le risorse energetiche e naturali;
  • aumento del prezzo dell'energia;
  • riduzione di produttività agraria e disponibilità alimentare a causa dell'aumento del prezzo del petrolio e dei cambiamenti climatici;
  • instabilità sociale e migrazioni, masse incontrollabili di profughi climatici;
  • riduzione del benessere e della qualità di vita;
  • aumento delle disparità sociali;
  • aumento della disoccupazione;
  • rischio di derive autoritarie e riduzione della democrazia.
[...]"

Di fronte a ciò che sta avvenendo, pertanto, è necessario mettere in opera un cosiddetto piano B; la svolta deve partire dagli uomini, al fine di poter capire come sia essenziale il supporto ed il contributo di tutti:
"L'uso di lampadine a basso consumo non risolverà la crisi energetica, ma assieme a tante altre azioni virtuose che ciascuno di noi può fare contribuirà al superamento di questa crisi.
Tante piccole azioni, se messe in opera da molte persone, danno importanti risultati."
(Vincenzo Balzani, 2007)

E' imprescindibile che tutti, od almeno la maggior parte dell'umanità, comincino a remare nella stessa direzione per innescare un nuovo cambiamento. Una nuova società ed una nuova economia passano attraverso l'utilizzo delle energie rinnovabili, attraverso un'ottimizzazione degli edifici dentro cui abitiamo, attraverso un uso più razionale delle risorse. 
Sia che si tratti di crescita controllata o di decrescita felice, pertanto, è più che mai necessario imprimere un punto di svolta che sappia essere il più definitivo possibile. 
Il compito dell'uomo, giunti a questo punto di potenziale non-ritorno, si configura come difficilissimo ma non impossibile da perseguire. Il libro riesce a lanciare qualche spunto utile, qualche frammento di vita che può diventare precedente per quanti si interroghino sul come procedere davvero. 
I principi generali su cui costruire una nuova Italia si dislocano su binari complicati da circoscrivere con poche parole: territorio, edilizia, energia, rifiuti, acqua, commercio, turismo, verde, agricoltura, cultura, trasporti, telecomunicazioni e rapporti amministrazione-cittadino sono paradigmi sufficienti per tutelare il nostro stesso futuro?
Tra soluzioni, idee e proposte rimane, infine, qualche domanda per l'umanità:
  • Come l'intensità e la crescente consapevolezza del modo con il quale le attività umane modificano il pianeta cambia la concezione di cosa sono gli esseri umani e come si relazionano con l'ambiente?
  • Come potrebbero essere accelerati i cambiamenti sociali e cognitivi necessari per raggiungere una società sostenibile?
  • Quale ruolo possono giocare le scienze umane e sociali nel situare storicamente e socialmente la nozione di un futuro prevedibile matematicamente?
  • Qual'è la rilevanza degli studi di scienze sociali ed umane delle culture, la sostenibilità e gli usi gastronomici in relazione con i problemi di disponibilità e sicurezza alimentare e quale contributo potrebbero fornire?
Senza dimenticare, ovviamente, il rischio che tutt'ora stiamo correndo:
"Sarebbe già un conforto per la nostra debolezza se tutto perisse con la stessa lentezza con cui si è formato.
Invece la crescita è lenta, la rovina è rapida."
(Seneca, Lettere a Lucilio)
Per riflettere, qualche spunto utile. 

venerdì 29 luglio 2011

NOTIZIE DAL FRONTE RICERCA: ANCORA TRAGUARDI IMPORTANTI

Lo Stato toglie di anno in anno fondi preziosi, ma risultati importanti continuano ad arrivare.
La nuova notizia potenzialmente straordinaria proviene dall'Istituto Giannina Gaslini di Genova, nel quale un team di ricercatori avrebbe raggiunto un importantissimo traguardo sul fronte del come combattere la leucemia.
Risulta necessario precisare l'importante necessità di affrontare con discrezione tematiche come queste, anche perchè il tempo sembra la sola cosa capace di decretare o meno la validità del traguardo raggiunto.
Prima verificare e poi glorificare, come ricerca e metodo sperimentale obbligano a fare.
Nel mentre, comunque, il traguardo minimo è informare.
Da quanto sembra, comunque, il team di ricerca coordinato da Irma Airoldi (Responsabile del Laboratorio di Immunologia e Tumori finanziato da AIRC) avrebbe scoperto che una proteina chiamata interleuchina 27 potrebbe essere un potente agente anti-tumorale nelle leucemie linfoblastiche acute del bambino.
Secondo l'opinione di scienziati ed esperti, lo studio pubblicato sulla rivista internazionale Leukemia avrà presto ricadute cliniche per i pazienti.
La leucemia linfoblastica acuta deriva da un particolare gruppo di globuli del sangue e rappresenta, ad oggi, il tumore ematologico pediatrico maggiormente diffuso. Il gruppo di ricerca dell'Istituto genovese avrebbe dimostrato che la proteina riesce ad ostacolare la crescita delle cellule leucemiche. Per il resto, ovviamente, molto e larga parte dell'efficacia deve ancora essere dimostrata.
In questioni come queste tempo e fondi dovrebbero contribuire al raggiungimento di traguardi inaspettati o, almeno, semplicemente sognati.
Nonostante tutto, senso di stupore e meraviglia regnano sovrani.
Fra tagli ripetuti e perpetuati, comunque, la ricerca continua ancora a lottare per garantire risultati e vita.



Per saperne di più:
http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_luglio_29/anti-leucemia-molecola-gaslini-genova_2aba4436-b9c3-11e0-9ceb-ac21c519f82b.shtml

mercoledì 27 luglio 2011

MASSIME SUI PRESUNTI "CONSIGLI PER GLI ACQUISTI"


"Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l'universo.
Io sono quello che vi vende tutta questa mer.a. 
Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai...
Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. 
C'è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. 
Farvi sbavare è la mia missione.
Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità,
perchè la felicità non consuma."
(Frèdèric Beigbeder, 2000)

"La pubblicità unisce sempre l'inutile al dilettevole."
(Ennio Flaiano)

"Il vero 'ciclo economico', quello che veramente fa andare avanti l'economia, è il ciclo del 'compra, godi e butta via'."
(Zygmunt Bauman, 2008)

"Se riuscissimo a trovare un'altra gamma di simboli per definire lo statuto sociale, gamma meno pericolosa ma altrettanto seducente, allora il futuro sembrerebbe un pò più rassicurante."
(Yona Friedman, architetto, 2009)

Fonte: "Prepariamoci", Luca Mercalli

lunedì 25 luglio 2011

STORIA INFINITA TRA DNA ED UOMO, RISCRIVENDONE LE BASI


L'acido desossiribonucleico, più comunemente detto DNA, è da sempre presentato sui libri di scuola e nella scienza mondiale come il massimo comune denominatore nella maggior parte degli organismi viventi. 
Il DNA è, in sintesi estrema, un dono straordinario ed ancora per la maggior parte sconosciuto alla scienza ed all'umanità. 
In esso è contenuta ogni informazione possibile: dal carattere alla fisionomia, dal comportamento alle attitudini più svariate.
In parole povere, tutto in noi è DNA. 
In ogni singola cellula del nostro corpo è presente, per una lunghezza che può teoricamente raggiungere i due metri. 
Ha una struttura particolare, definita a doppia elica e scoperta da Crick e Watson nel 1953 circa. 
Se srotolata, può teoricamente raggiungere una lunghezza enorme. 
Sommando tutte le molecole di DNA srotolate nel corpo umano si potrebbe raggiungere una lunghezza impressionante: circa 20 milioni di chilometri. 
Pensando alla distanza media Terra-Luna pari a 385mila chilometri, si trova che con tutte queste molecole magiche sarebbe possibile percorrere circa 52 volte il percorso verso il nostro unico satellite. 
Il DNA è ancora oggi tanto misterioso quanto magico, sotto moltissimi punti di vista. 
Ha in sè un qualcosa di divino, di scientificamente o religiosamente attraente. 
In termini scientifici, tuttavia, i suoi mattoni sono fondamentalmente quattro: adenina, timina, citosina e guanina. 
In casi più rari, anche l'uracile può contribuire a realizzare la magia. 
Queste quattro parti, legandosi tra loro con un ordine variabile e mai fissato, descrivono la straordinaria varietà di specie, comportamenti e fisionomie che è rintracciabile nel mondo. 
Sono solo queste quattro/cinque componenti base a descrivere appieno e profondamente ciò che siamo?
Sui libri di scuola, anche giustamente non al passo costante con il progresso tecnico-scientifico, queste basi sono descritte come le sole a plasmare integralmente tutto il patrimonio e la diversità esistenti. 
La scienza, tuttavia, sembra muovere qualche passo oltre a questa semplice mappatura. 
Una ricerca online pubblicata da Science e citata da Lescienze ne chiama in causa, invece, ben otto differenti. 
Le ultime due chiamate in causa sono  la 5-formilcitosina e la 5-carbossilcitosina, aventi (sembra, nds) un ruolo importante nella riprogrammazione delle famose cellule staminali. 
La stessa scienza impone, di pari passo al ventilare certe scoperte, anche un grande pragmatismo nel saperle giudicare per ciò che attualmente sono: "Prima di poter cogliere appieno il significato di questa scoperta, dobbiamo capire la funzione di queste nuove basi", è l'opinione di Yi Zhang dello Howard Hughes Medical Institute dell'University of North Carolina che ha diretto lo studio. 
E' importantissimo pertanto segnare passo e distinzione con l'avanzare della ricerca, la sola capace di fare luce su un mistero e miracolo così grandemente sconosciuto. 
Quali i traguardi potenzialmente raggiungibili? Stando alle parole dell'esperto, si tratta di enormi benefici ancora (purtroppo) solo teorici: 

"Dato che queste basi rappresentano uno stato intermedio nel processo di demetilazione, potrebbero essere importanti per la riprogrammazione del destino delle cellule e per il cancro, che coinvolgono entrambi la demetilazione del DNA."

Le ultime due basi teorizzate si affiancano alle altre due relativamente nuove: 5-metilcitosina e 5-idrossimetilcitosina.
La settima e l'ottava base di questo straordinario DNA sembra siano state scoperte quasi casualmente, in un percorso relativo ad applicazioni pratiche su quinta e sesta appena citate. 
Quali i traguardi potenziali di questa scoperta? Basti riprendere la parte finale del relativo articolo tratto da LeScienze

"[...]La scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per la ricerca sulle cellule staminali, in quanto potrebbe fornire ai ricercatori nuovi strumenti per cancellare dalle cellule adulte le strutture di metilazione adatte, e riprogrammarle. Si potrebbero avere anche conseguenze sulla ricerca sul cancro, in quanto il controllo di questi processi potrebbe offrire la possibilità di riattivare i geni oncosoppressori silenziati dalla metilazione del DNA."

Si aprirebbero, quindi, possibilità straordinarie per la cura e la ricerca di soluzioni per malattie oggi inguaribili o difficili da sconfiggere. Sarebbe possibile correggere gli errori nelle cellule, migliorando la nostra qualità di vita presente e futura?
Il mistero rimane qui, capace ogni tanto di mandarci qualche sporadica luce. 
Per il resto, chiamare straordinarie scoperte come questa è poco. 
Ai lettori l'arduo compito di cercare parole adatte. 


Fonte: 

domenica 24 luglio 2011

"LA LUCE CHE BRILLA IL DOPPIO DURA LA META' ": MORIRE GIOVANI, IN MUSICA


Deve esserci una qualche regola secondo la quale, prima o poi, il genio eccessivo sfoga nella sregolatezza e nella devastazione tutta la sua potenza e prepotenza espressiva ed artistica. Esiste una legge ancora sconosciuta per cui, forse, al sopraggiungere di una certa età è necessario morire per diventare leggende eterne e mai appieno comprese. 
Le stelle maledette, nella storia della musica, hanno spesso aperto ed inaugurato generi o contaminazioni interessanti per il panorama nel quale esercitavano un'arte. 
Incerti nel vivere, probabilmente per via di anime genialmente instabili, alcuni fenomeni hanno preferito trascorrere x giorni da leone anzichè molti di più da pecora. 
E' opportuno perdersi ed esagerare per rinnovare di volta in volta la propria vena di creatività o di misteriosa ispirazione artistica? E' necessario doversi distruggere dentro e fuori per rimanere a galla in un mondo che cambia troppo velocemente per lasciare ad artisti fragili come diamanti le possibilità di esprimere a fondo tutta la loro (pre)potenza artistica? 
La maledizione dei 27 anni come età di transizione risuona come un contrappasso ineluttabile per chi vive o viene fatto vivere ad una velocità insopportabile ed inarrestabile. 
Il successo arriva, ti solletica e ti danneggia. Avanzando indisturbata ed ineluttabile, la fama si scopre di volta in volta sempre più pericolosa per l'anima creativa o vibrante di chi sceglie o prova a fare Arte.
Attribuirono a Jimi Hendrix una frase capace di rispecchiare appieno questa (auto)distruzione che giunge nelle vite di certi fenomeni, forse designati o selezionati in base a qualche regola misteriosa: 

"La luce che brilla il doppio dura la metà."

Risiede forse qui parte del segreto? Produrre e dare tanto equivale a doversi distruggere prima del proprio tempo? 
Non è possibile essere lumicini ma brillare continuamente con la stessa intensità? 
Il mistero delle morti premature in ambito musicale ed artistico è un argomento tutt'ora dibattuto ed affascinante, sotto moltissimi punti di vista. 
Dopo la scomparsa di Amy Winehouse, anch'essa avvenuta a 27 anni, ritorna lo spettro della vita percorsa a mille all'ora. Altrettanti artisti, magari dopo una giovinezza trascorsa tra eccessi e luci detonanti, sono scomparsi a questa età: da Janis Joplin a Jimi Hendrix, fino ad arrivare a Jim Morrison e Kurt Cobain. 
Questi sono solo alcune delle stelle che, brillando forse troppo intensamente, furono costrette ad eclissarsi dopo pochissimo tempo. Rimangono, comunque, immortali e capaci di rievocare atmosfere magiche e particolari. 
Rimangono, anche, noti al mondo come leggende che non hanno saputo esprimere appieno tutto il loro potenziale. 
Il confine tra anima ed arte è molto fragile, specialmente per chi non è abbastanza forte per sopravvivere dentro un carrozzone così devastato ed istantaneo come quello della musica. 
Lunedì sei qualcuno, essendo ben consapevole che martedì potresti già essere diventato nessuno. 
E' un pò questo quel fulcro musicale che, nella modernità, è stato esasperato e trascinato a livelli insostenibili per chiunque. Ciò che dai può non bastare, perchè potrebbe sempre arrivare qualcun altropiù vendibile di te a soffocarti artisticamente. 
I motivi di tali premature scomparse non sono spiegabili esclusivamente per ragioni dovute al mercato od ai folli ritmi della discografia; eccessi ed abusi contribuiscono, inevitabilmente, a fare il resto del lavoro sporco. 
La storia lascia in consegna agli artisti la necessità di essere esempi, modelli positivi ed ispiratori per la società intera. 
La musica è una sola, con un mondo che ha regole spietate e spesso oscurate per rendere il personaggio discograficamente vendibile.
Succede così che una ragazza con una voce incredibile si ritrova, a neppure 26 anni, ad avere un patrimonio quantificabile in oltre 10 milioni di dischi venduti.
Sei celebrata da un folto pubblico, salvo essere fischiata qualche tempo dopo perchè ubriaca e stanca non riesci ad esibirti come dovere recita. 
Incapaci di scendere a patti con la normalità, certe anime finiscono con il diventare stelle sempiterne bruciandosi tra eccessi e bisogni di considerazione, notorietà o semplice aiuto. 
I proclami ed i "se avessi saputo" funzionano pochissimo, per individui condannati ad arrivare nel firmamento prematuramente.
Vendere 10 milioni di dischi per poi morire, probabilmente sola, per un cocktail di droga ed alcool. Il mondo è capace anche di questo, a patto di avere prodotti discograficamente vendibili ad uso e consumo di platee affamate. 
Salvo poi, a ciclo finito, cercare di riabilitare un'anima ormai compromessa inneggiando a scandali e brutte figure sul palco. 
Il paradosso, alla fine dei conti, è molto più semplice del preventivabile: essere famosi ma tremendamente soli. 
Basti leggere un frammento tratto dalla canzone Rehab, cantata da Amy Winehouse nel 2008:

"[...]non voglio bere mai più/ ho solo bisogno di un amico/ non passerò dieci settimane qui mentre tutti pensano che/stia in via di guarigione [...]"

Servono poche cose ad anime fragili ma sensibili.
Servono pochi affetti, ma stabili e funzionali al rendere meno precario il loro equilibrio nel mondo. 
Od almeno credo. 
Al di là dei 27 anni a suggellare una vera o presunta maledizione, rimangono spesso troppi dubbi a corredo di vite spezzate come queste. 
Cosa ne sarebbe stato di loro se [...]?
Quanto avrebbero avuto ancora da dare artisticamente al mondo? 
Domande, troppe domande. 
Ciò che è certo è che, brillando il doppio, si diventa più facilmente eterni. 
Che la Terra vi sia lieve, a tutti voi.
Anime troppo fragili. 

sabato 23 luglio 2011

NORVEGIA, TRA "TAKK FOR ALT" E DAMNATIO MEMORIAE


Sarà legittimato con ancora più forza quel senso corrisposto del sospetto che, citando Samuele Bersani, è cresciuto con il mondo e con l'umanità da quella data di settembre da tutti tristemente conosciuta.
Al cuore del Paese felice (cit. A.Sofri) è giunto un colpo mortale per la fiducia nel futuro che ci attende, così come altre frontiere sono state abbattute con forza e prepotenza senza precedente alcuno. 
Si consuma una tragedia nazionale che fa tornare con la mente alla sorda immediatezza di tutti gli eventi che, improvvisi, riescono a cambiare radicalmente la tranquillità futura del mondo. 
Le ultime informazioni hanno rigettato quasi completamente la matrice islamica, attribuendo integralmente le colpe ad un 32enne fanatico ed integralista. 
Il suo nome lo ometto volontariamente, per poterlo condannare con più facilità ad una damnatio memoriae degna di un atto così sordo. Dai mezzi di informazione arrivano notizie riguardo alla sua vita, a suoi interessi, a sue citazioni che avrebbero potuto spingerlo ad intraprendere un atto così folle. 
Si stanno scoprendo consegne di fertilizzante per potersi, forse, impadronire più facilmente di sostanze chimiche adatte a costruire bombe con cui seminare terrore e panico. 
I racconti dei giovani sopravvissuti al massacro sono allucinanti:
"Io e altre due persone stavamo a terra e ci siamo salvati perché ci siamo nascosti sotto altri corpi, fingendo di essere morti. Potevo sentire il suo respiro, i suoi stivali, mi sono tuffato in acqua, ma non ho avuto il tempo di togliermi i vestiti, così era difficile nuotare. Mi sono allontanato per 100 metri, poi ho capito che dovevo tornare a riva, perché se avessi continuato sarei sicuramente morto."
Scudi umani per resistere alla follia pura, mentre questo pazzo invasato continuava la sua strage: 
"Ero a cinque, forse sette metri da lui, che urlava 'vi uccido tutti, dovete morire tutti'. Mi ha puntato l'arma contro, ma non ha premuto il grilletto."
Le voci a cui prestare attenzione in casi come questi sono quell dei sopravvissuti, investiti all'improvviso del ruolo di testimoni della follia più pura. Invecchieranno con un trauma da raccontare, con una sorda esperienza da dover ogni volta condividere per non morire dentro. Al resto della follia è opportuno non prestare attenzione alcuna.  
Nessuna o tutte le abitudini e le attitudini di una persona folle possono essere strumentalizzate o male inquadrate, essendo tipiche di quelle facoltà umane che la normalità non riesce a spiegarsi. 
Riflessioni sono lecite sulle nuove modalità di diventare terroristi, mescolando ideologie distorte avademecum multimediali capaci di insegnare la ricetta per la bomba perfetta. 
Od almeno per la molotov meno sbagliata. 
Niente e nessuno potrà togliere ai norvegesi quel loro modo di vivere, come riferito dal Primo Ministro Stoltenberg. 
L'opinione di Adriano Sofri in un articolo di oggi inquadra l'anima norvegese come intimamente collegata a quella madre Terra che gli Indiani d'America tanto hanno amato fino al loro ultimo respiro: 
"[...]I norvegesi tengono la natura come la cosa più preziosa, e più che rispettarla le appartengono. Senza smancerie, perché è spesso una natura durissima. Averci a che fare è impossibile senza contare sui propri vicini, e questa solidarietà va assieme a un riserbo e una sobrietà leggendari. [...]"
Appartenere ad un unico tutto, nel bene e nel male. 
E' soprattutto nel male che, in momenti come questi, il mondo si immerge. 
Sia che sia islamismo o sia che sia fondamentalismo derivato da un folle pazzoide, la sostanza della cronaca non cambia di moltissimo la sua natura. 
Si modificano le dietrologie, si confondono ruoli ed effettivi colpevoli.
Tutto ciò viene fatto, forse, nel tentativo disperato di riavere indietro le vite ormai perdute. 
Rimane, invece, ai sopravvissuti il ruolo di ancient mariner; resteranno per sempre condannati a diffondere quelle esperienze, quel dolore e quelle paure. 
Tutto ciò solo per non morire dentro:
"[...]e la nave come piombo affonda nel mare/e l'eremita assolve il Marinaio dai peccati/il Marinaio è costretto a raccontare la sua storia/a raccontarla ovunque vada/per diffondere con il suo esempio la Parola/dobbiamo amare tutto ciò che Dio ha creato/e l'ospite è triste ma più saggio [...]" (cit. The rime of the Anciet Mariner, Iron Maiden)
Ci saranno tristi e saggi, nel sentire parole e messaggi da marinai così terribilmente marchiati a vita. 
Il conteggio dei morti crescerà sicuramente ancora, così come aumenterà il cuneo di strumentalizzazione e di mostri da sbattere in prima pagina. 
Tutto ciò, ovviamente, svilendo quella linea sottile che esiste tra l'essere ricordati per il bene o per il male compiuto. 
Le vite perdute nessuno più le restituirà, così come nessun norvegese potrà più credere di vivere in un Paese dove sia impossibile vedere pazzi autoalimentati compiere gesti fondamentalisticamente folli. 
La gioventù laburista, posta sotto l'occhio del ciclone assassino, ribadisce la sua volontà di non arrendersi: 
"Auf  (il movimento dei giovani laburisti, nds) non sarà ridotto al silenzio. Di fronte a questo attacco odioso e incomprensibile noi lanciamo questo messaggio: Auf e le sue idee sopravviveranno, come hanno sempre fatto. Non abdichiamo nella lotta per le nostre convinzioni, torneremo a Utoya."

Se è vero che sono solo le persone e le loro follie ad essere spesso problemi in situazioni come queste, è altrettanto vero che altrettanti individui devono e dovranno sempre più provare ad essere soluzioni?
Ai morti ed a quelli con più vita stroncata davanti una terra lieve ed un pensiero riportato dall'articolo odierno di Sofri:

"[...]Mi tornano in mente i cimiteri norvegesi, che somigliano a giardini e si chiamano così. Noi iscriviamo nostri ricordi e saluti sulle tombe dei morti. Là sono i morti a salutare chi è rimasto, con tre monosillabi: "Takk for alt". Grazie di tutto."

Takk for alt.

Per saperne di più: 

http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/23/dirette/norvegia_sotto_attacco_87_morti-19498666/

http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/23/news/sofri_norvegia-19494051/?ref=HREA-1

giovedì 21 luglio 2011

SOMALIA, CARESTIA E MORTE: E' POSSIBILE FARE QUALCOSA?


La tragedia che sta attanagliando la Somalia è un'emergenza sorda che non trova tristemente riscontro nelle agende dell'informazione mondiale. Guerra e fame abbinate ad una carestia senza precedenti stanno devastando il Paese, con rischio concreto di vedere esteso l'allarme ad altri Stati limitrofi. 
I numeri, se possono ancora esprimere qualcosa, sono assolutamente drammatici: metà della popolazione a rischio di morte, con cifre pari ad oltre 3,7 milioni di persone.
350mila sono le persone effettivamente nella morsa della fame, mentre ogni giorno muoiono 6 bambini. 
La carestia è la più grave dal 1992, capace di provocare fughe chilometriche capaci di terminare anche con morte per stento e malnutrizione. 
Il coordinatore delle azioni umane Mark Bowden è chiaro su quelle che potrebbero essere le conseguenze se non si riuscirà ad intervenire capillarmente per salvare le persone in pericolo di vita ormai da mesi: 
"[...]Se non interveniamo subito la carestia si estenderà a tutte le otto regioni del sud della Somalia nei prossimi due mesi a causa dei raccolti andati a male e della comparsa di malattie infettive.[...]"
Attualmente, infatti, lo stato di carestia è ufficialmente esteso solo in due delle regioni che compongono il Paese, già di per sè completamente devastato. 
A corredo della situazione in aggravamento si aggiunge anche il perenne stato di guerriglia continua con gli shebab, i fondamentalisti legati alla piovra Al Qaeda. 
Questi ultimi erano stati i protagonisti, qualche mese fa, della cacciata delle organizzazioni umanitarie occidentali. 
L'opinione del direttore generale della FAO Jaques Diouf è analogamente drammatica rispetto alle troppe altre urla di emergenza che provengono dal resto del mondo:
"[...]Centinaia di persone muoiono ogni giorno e se non agiamo molti altri perderanno la vita. Dobbiamo evitare una tragedia di vaste proporzioni. E oltre all’assistenza alimentare di cui c’è bisogno adesso, dobbiamo anche aumentare gli investimenti per interventi immediati e di medio termine, per aiutare gli agricoltori e le loro famiglie, a proteggere le loro attività e continuare a produrre cibo.[...]"
A proposito di cibo, statistiche confermano che il 50% dei  bambini è in condizioni di malnutrizione estrema. 
Questa combinazione letale tra guerra, carestia e fame riguarda in chiave non troppo futura tutto il Corno d'Africa: sono a forte rischio tutti i Paesi compresi tra il Kenya e l'Etiopia, per un totale di 12 milioni di persone potenzialmente coinvolte. 
Altro imponente rischio riguarda i flussi migratori imponenti che dalla Somalia si stanno mettendo in moto, similmente a quanto scritto sopra. 
In condizioni di estrema sete e disagio, migliaia di persone varcano le frontiere nella speranza di poter trovare qualche forma di accoglienza o sollievo. 
La tragedia prosegue, silenziosa ed indisturbata. 
E' possibile fare qualcosa di concreto ed utile per salvare da morte certa centinaia di migliaia di persone?
L'ignoranza, come sempre, chiede con un pò di indignazione inclusa. 


Per saperne di più: 

http://www.corriere.it/esteri/11_luglio_21/alberizzi_morsa-fame-al-qaeda_9172a92e-b366-11e0-a9a1-2447d845620b.shtml

http://www.corriere2000.it/2011/07/allarme-onu-in-somalia-e-emergenza-umanitaria/

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/07/20/visualizza_new.html_783331813.html

martedì 19 luglio 2011

A PROPOSITO DI FUKUSHIMA...


A distanza di (pochi) mesi dal terremoto che ha sconvolto il Paese del Sol Levante, la questione Fukushima rimane avvolta da una fitta nebbia. Nessuno ne parla e ne scrive più, quasi come se si fosse giunti a metà strada tra un incubo ed un problema risolto. 
In realtà, nonostante tutto il silenzio, l'emergenza prosegue. 
A questo punto si è andati oltre qualunque nocciolo fuso possibile, innescando di fatto quella che è stata definita una slow Chernobyl
Il materiale radioattivo si è disperso, si disperde e si disperderà ancora per un tempo non prevedibile. 
Facendo ricerche in rete, con tutto il tatto e la precauzione da utilizzare in casi come questi, si evince un quadro tutt'ora assolutamente allarmante. 
E' recente la notizia di carne rossa con indici di radioattività superiori alla norma immessa comunque sul mercato, appartenente sembra a circa 650 bovini provenienti dalla prefettura di Fukushima. L'incognita radioattiva è stata spedita in 38 delle 41 prefetture giapponesi completamente esistenti, a fronte di una contaminazione avvenuta probabilmente in una zona situata a circa 75 chilometri dalla centrale maledetta. 
Questo indice va, quindi, molto oltre a quello di soli 20-30 chilometri diffuso in origine dalle autorità giapponesi. 
Tutto ciò in quanto, forse, la macchia d'olio radioattiva si sta inesorabilmente ed inevitabilmente espandendo. 
Essendo incapace di essere fermata ed arginata, fluisce indisturbata: dai terreni alle acque, dai pesci a qualsiasi tipo di animale. 
I controlli, intanto, sembrano proseguire anche al di fuori del raggio di cosiddetta interdizione
Essendo la causa probabile di contaminazione riconducibile alla paglia di riso usata per cibare i bovini sopra citati, si stanno effettuando controlli a tappeto anche in altre dieci prefetture vicine a quella della centrale di morte: da Tokyo a Chiba, fino ad arrivare a Kanagawa. 
Il premier Naoto Kan ed il Ministro dell'Agricoltura hanno certificato che nei prossimi giorni saranno costruite le rotte di rifornimento e di commercio delle paglie incriminate, in modo tale da certificare anche i potenziali argini di danno.
Scienziati del CRIIRAD, stando ad informazioni sempre riassumibili dalla rete, fanno notare come la popolazione sia sottoposta continuamente a radiazioni; tutto ciò senza neppure poter essere consapevolmente informata sulle necessarie precauzioni da adottare. 
Al confine tra allarmismo e terrorismo si segnala l'opinione di Bruno Chareyron, ingegnere in fisica nucleare e responsabile dei laboratori CRIIRAD:
"[...]I depositi di cesio radioattivo sul territorio sono stati molto importanti. Generano, e continueranno a farlo per molto tempo a venire, un flusso di raggi gamma causando l'irradiazione della popolazione su delle superfici vastissime. A causa di questa esposizione esterna ed in assenza di misure di protezione, centinaia di migliaia di persone riceveranno delle dosi d'irradiazione molto superiori al limite di 1 mSv/anno. Dobbiamo aggiungere a questo l'esposizione interna e soprattutto tutte le dosi ricevute dal 12 marzo scorso,[...]"
Per lo stesso ente la soglia di contaminazione è ampliamente superiore a quella stabilita ufficialmente, con un raggio di azione e sicurezza prossimo a 60 chilometri dalla centrale di morte. 
Analoga è l'opinione dell'AIPRI (Association Internationale pour la Protection contr les Rayons Ionisants), ente autonomo che si occupa di radioprotezione e misure per arginare la radioattività: 
"[...]A quattro mesi dal disastro nucleare di Fukushima il dubbio non è più permesso. Completamente impreparate alle decisioni catastrofiche che l'industria atomica impone e decisamente sopraffatte dalla situazione, le autorità nazionali ed internazionali hanno deliberatamente optato per la censura radiologica, rilevando solo il cesio e lo iodio, e la palese negazione scientifica della realtà al fine di aggirare gli imperativi categorici delle norme internazionali di sicurezza nucleare che impongono l'allontanamento delle popolazioni dai territori contaminati.[...]"

Il ritratto, tuttavia, impone la riflessione attinente al possibile terrorismo eccessivo. 
Se così fosse, è opportuno rievocare ancora una volta il ruolo supremo che può esercitare in un mondo civile l'informazione. 
E' diritto e dovere del cittadino consapevole sapere quanto tragedie come queste si stiano evolvendo, per quanto potrebbero in chiave futura incidere sugli equilibri socio-economici che ci circondano. 
E' opportuno riflettere molto attentamente e costantemente, contrariamente alle mode attualmente diffuse. 


Per saperne di più - Fonti: 

http://www.ecoblog.it/post/12883/giappone-vietata-la-vendita-di-carne-rossa-di-fukushima-le-scuse-di-naoto-kan

http://www.mainfatti.it/nucleare/Fukushima-AIPRI-morte-genetica-e-radiologica-lenta-e-inesorabile_037546033.htm

domenica 17 luglio 2011

DECALOGO (PSICOLOGICO) DELLA (BUONA) COMUNICAZIONE?


  1. Il nostro successo come comunicatori non dipende da quello che il messaggio fa al pubblico, ma da che cosa il pubblico farà con il nostro messaggio;
  2. Il lettore di solito interpreta i messaggi in un modo che lo faccia sentire più sicuro;
  3. Quando si attaccano frontalmente gli atteggiamenti delle persone, esse tendono a difenderli e quindi a rinforzarli;
  4. Le persone prestano più attenzione ai messaggi che toccano loro stesse o le loro opinioni;
  5. Le persone che non si sentono sicure in un rapporto non sono buoni ascoltatori;
  6. E' più probabile che le persone ti ascoltino se anche tu ascolti loro;
  7. Le persone tendono a cambiare più facilmente in risposta a una nuova esperienza affiancata da una comuicazione che non in risposta alla sola comunicazione;
  8. E' più probabile che le persone siano a favore di un cambiamento che le riguarda se vengono consultate prima che quel cambiamento avvenga;
  9. Il messaggio racchiuso nelle parole sarà interpretato alla luce di come, quando, dove e da chi esse vengono pronunciate;
  10. La mancanza di consapevolezza di sè stessi e la mancata risoluzione dei propri conflitti interni rende più difficile comunicare con gli altri. 

(Hugh Mackay, "Why don't people Listen?" -1994)

[citato da Piero Bianucci in "Te lo dico con parole tue"]