martedì 4 gennaio 2011

TRA STELLE, DANTE E DE GREGORI: IMMENSITA' UMANAMENTE UTILI

Se il Sole richiama per l'uomo il concetto di vita, ciascuna stella rappresenta per l'Universo una parte di anima.
Le stelle sono tante, senza dubbio troppe. Ma quante esattamente? Parte di quelle che possiamo vedere sotto un cielo stellato e svuotato da perturbazioni sono nient'altro che frammenti di luce, arrivanti da luoghi sperduti dell'Universo. Ciascuna stella che possiamo vedere oggi magari si è già spenta, stante la svariata distanza in anni-luce che ci separa da ognuna di loro.
Per Dante Alighieri l'ingrediente magico che faceva funzionare il tutto era "l'amor che muove il sole e l'altre stelle" ; ci sono stelle cadenti e corpi cadenti scambiati per stelle. Ciascuna di loro suscita paura, desiderio e possibilità di esaudire un sogno.
Le stelle vengono messe a fondamento dei segni zodiacali, riunite ciascuna di loro in costellazioni.
Tuttavia, nel dettaglio del reale, esse si muovono in un infinito universale ancora non classificato adeguatamente.
Sono raggruppate per tipologie, nel diagramma di Hertzsprung-Russell: le loro discriminanti sono temperatura assoluta e luminosità, capaci di catalogarle in una grande varietà di tipi.
C'è stella e stella, da dimensione a dimensione; si dividono in nane, giganti, supergiganti ed ipergiganti.
Ciascuna stella ha, inoltre, una sua età determinata da quanto carburante giace al suo interno per il compimento delle reazioni chimiche necessarie a farla brillare.
C'erano e ci sono, da sempre: hanno accompagnato lo sguardo del genere umano, in ogni singolo momento della sua storia. La durata delle nostre vite, in confronto alle loro, è infinitesima: quanto valgono cento anni di fronte a miliardi di anni come età media?
Sanno riunirsi in galassie, scontrarsi e collassare. Sanno essere, da qualsiasi punto la si guardi, incontro quasi perfetto tra scienza ed arte.
Sono, allo stesso modo, testimonianza di quello straordinario universo che ci sovrasta e del quale noi niente altro siamo che comparse:
"Com'è difficile riuscire a dare un'occhiata alle carte di Dio. Ma non credo per un solo istante che Lui giochi a dadi..."
(Albert Einstein, da una lettera del 21 marzo 1942 a Cornelius Lanczos)
Le stelle sono, tra fantasia e realtà, incarnazione perfetta di un segno tangibile di qualcosa di superiormente intelligente: bruciano a miliardi di gradi, eppure sono belle da vedere. Come testimonianza delle carte di Dio, se di divino è lecito scrivere, l'essenza della stella è fondamentale.
Ma quante sono? "Le stelle sono tante, milioni di milioni..." cantava Francesco De Gregori qualche anno fa.
Nel dettaglio, però, può fare l'uomo con la sua precaria scienza un calcolo attendibile sul numero di queste realtà così affascinanti? Qualcuno ha provato a contarle, facendo venire fuori cifre impressionanti.
Il conteggio, piuttosto sperimentale ed ancora approssimativo, è stato fatto da due astronomi americani e riportato sulla rivista Nature: il merito è tutto dei ricercatori Peter Van Dokkum (Yale) e Peter Conroy (Harvard).
Tale ricerca mette in piena luce anche la smentita relativa a stelle riunite in galassie in tutto e per tutto simili alla nostra Via Lattea. Secondo gli esperti, nel nostro universo esisterebbero circa 3*10^23 stelle.
Chiunque sia poco matematico e voglia rendersi conto dell'enorme grandezza di questo numero metta dietro ad un semplice 3, appunto, 23 zeri. Si tratta di una cifra impressionante, impossibile da pensare per una miseria come la mente umana.
Nonostante l'autorevolezza della pubblicazione, ad ora il conteggio è tenuto in prudentissima considerazione dalla stragrande maggioranza dei colleghi dei due ricercatori. Attendibile o meno, cifre come queste fanno pensare: dovremmo pensare una volta in più a quanto siamo piccoli, a quanto siamo ininfluenti nonostante certi pietosi deliri di onnipotenza nel voler controllare un pianetino sperduto in una marea infinita.
Le stelle, si sa, servono anche a questo:
"Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi."
(Albert Einstein)

domenica 2 gennaio 2011

TRA MORTE E RELIGIONE: QUANDO E' DISUMANO PAGARE QUALSIASI PREZZO

L'ennesima strage di cristiani si è consumata nella notte di Capodanno, davanti alla "Chiesa dei Santi" nel quartiere di Sidi Bishr ad Alessandria d'Egitto. Per colpa di un kamikaze fattosi esplodere all'interno di un'autovettura, si contano 21 morti ed oltre 40 feriti tra tutti quelli che uscivano dall'edificio al termine delle celebrazioni di fine anno.
Al di là di qualunque giudizio e qualunque colpa, il massimo comune denominatore di queste stragi viene fatto coincidere con temi quali integralismo e fondamentalismo.
A prescindere da qualsiasi religione e da qualsiasi fede possibile, sono troppo spesso gli atteggiamenti disgraziati delle persone a fare le differenze.
Dietro alle minacce di Al Qaeda avvenute nei confronti di attentati verso i fedeli copto-ortodossi, si può celare qualsiasi motivo o ragione. Se avverranno rivendicazioni è prematuro dirlo; ciò che più conta è che dal vero Islam siano arrivate dichiarazioni pesanti e fondate:
"Nessuna religione approva questo crimine, soprattutto l'Islam che chiede la protezione della vita, dell'onore e dei beni dei non musulmani." è l'opinione emessa dal Partito dei Fratelli Musulmani.
Nel discorso tenuto ieri in occasione della Giornata Mondiale per la Pace, anche Benedetto XVI ha espressamente condannato l'accaduto nella tradizionale omelia:
"[...] L'umanità non può mostrarsi rassegnata alla forza negativa dell'egoismo e della violenza. Non deve fare l'abitudine a conflitti che provocano vittime e emettono a rischio il futuro dei popoli. Di fronte alle minacciose tensioni del momento, di fronte specialmente alle discriminazioni, ai soprusi ed alle intolleranze religiose, che oggi colpiscono in modo particolare i cristiani, ancora una volta rivolgo il pressante invito a non cedere allo sconforto ed alla rassegnazione. [...]"
La chiave per assicurare pace e speranza all'umanità passa anche (o soprattuto, nds) per la piena riconoscenza delle libertà e delle fedi religiose. Come poter assicurare però maggior credito alle possibilità di avere più protezione per quella vita e per tutti quei beni che l'Islam stesso ritiene alla base dei propri valori fondamentali? Si potrebbe, forse, credere più nell'uomo e lottare appieno per estirpare i pericolosi virus dell'integralismo e del fondamentalismo?
Condizionale d'obbligo, in quanto queste distorsioni minano in prima istanza le umanità che gli stessi credo religiosi. Qualcuno, forse non a torto, ha sostenuto che tutte le religioni sono un modo come un altro per guardare ad un insondabile tutto:
"La mia religione consiste in una umile ammirazione dello spirito superiore ed infinito, il quale si rivela nei dettagli minuti che riusciamo a percepire con le nostre menti fragili e deboli. Ecco la mia idea di Dio, la convinzione profondamente emotiva della presenza di una razionalità suprema che si rivela nell'universo incomprensibile."
E' questo, secondo Albert Einstein, il nucleo di un'idea divina capace di andare oltre qualsiasi fede umanamente comprensibile. Delitti ed omicidi per causa religiosa rendono, ancora di più, pieno demerito a quell'idea di bene assoluto che il divino deve (o dovrebbe, nds) rappresentare appieno.
La fede, interpretando un'umana esigenza di causa incausata, dovrebbe avere il medesimo scopo di perseguire ed inseguire un bene assoluto? Di pari passo, emerge prepotente la necessità di perseguire un bene unico all'insegna di quella religiosità cosmica che dovrebbe, oggi più che mai, unire e non dividere il genere umano. Allo stesso modo, ed altrettanto a giusta ragione, si può affermare che la colpa di gesti come questi risiede esclusivamente nella testa e nel cuore delle persone:
"Il valore morale di un uomo non si misura sulla base delle sue credenze religiose ma piuttosto sugli impulsi emotivi che ha ricevuto dalla natura durante la sua vita."
La colpa più grande, dunque, è ancora una volta degli uomini.
Di pari passo, forse, agli uomini di buona anima e di grande consapevolezza è assegnato il compito di rispolverare pagine di Storia da temi oscuri come questi.
Secondo criteri radicalmente nuovi, appunto.

giovedì 30 dicembre 2010

SULLA SOGLIA DEL 2011: COSA PENSEREBBE MAFALDA?

Su quell'autentico capolavoro disegnato e scritto dal grandissimo Quino, moltissimi si sono pronunciati: dalla Sindrome Mafalda, per la quale la stessa bimba diventa personificazione di "resistenza umana, di sguardo acuto sulle cose"  (Paola Malgrati, giornalista), al detto di Julio Cortàzar, secondo il quale "Non è importante ciò che io penso di Mafalda. Veramente importante è ciò che Mafalda pensa di me."
Presa come mai a sondare la salute psicofisica di un pianeta Terra sottoforma di  mappamondo da casa, la ragazza assieme ai suoi amici saprebbe tanto darci e dirci ancora oggi. Cosa potrebbe pensarne oggi di questo malato mondo?
Tra crisi economica, disagi sociali e proteste crescenti quanto e cosa potrebbe fare per farci riflettere e sorridere?
La missione si riflette, più che mai ardua.
Nonostante tutto, non è sbagliato appellarsi al pensiero di un suo giudizio. Anche in tempi come questi:
"[...] Così mi è di conforto, nelle situazioni peggiori, chiedermi: <Cosa avrebbe detto Mafalda?> [...]"
(Francesca Capelli, giornalista)
Cosa potrebe domandare a suo padre, preso più che mai a curare piante ed accudire al meglio due figli in divenire?
Cosa potrebbe chiedere a sua madre, riguardo ad un mondo peggiore anche dalle finestre di casa?
Indomitamente, sono più che convinto, la piccola Mafalda continuerebbe ad esserci:
" [...] La pestifera Mafalda, candida, scomoda e disarmante, incapace di tacere di fronte alle ingiustizie, rappresenta l'emblema della bambina oppositiva che trionfa e resiste nel tempo. Con la sua curiosità, il suo umorismo graffiante e le sue acute domande, è diventata icona di una saggezza infantile di cui c'è ancora grande bisogno."
(Emy Beseghi, docente di Scienze dell'Educazione)

"[...] Mafalda è la contestazione adolescente degli anni Sessanta, con le nuove generazioni che si sentono parte del mondo e vogliono salvarlo. Anticipa i tempi, si tiene informata, non ha alcuna fiducia negli aldulti, ma non per questo rinuncia a battersi. Una lezione quanto mai attuale."
(Teresa Buongiorno, scrittrice)

Capace di andare contro tutti, capace di sorprendersi nell'immaginare un mondo diverso e migliore.
Sfrontata nelle sue debolezze ma pur sempre tosta, durissima, impassibile dinnanzi a ciò che si deve migliorare per forza. Disincantata e disillusa, riesce ad interrogarsi spesso sul potenziale futuro delle cose:
"Che cosa è il disincanto? Non sono mai riuscito a spiegarlo con le parole. C'è chi però lo dce per me: la graffiante e disarmante Mafalda. [...]"
(Fulvio Panzeri, giornalista e scrittore)

Mafalda è capace di accogliere il nuovo anno a braccia aperte, ma minacciandolo (rigorosamente a pugno chiuso, nds) di poter dire lo stesso nel luglio successivo.
Che direbbe oggi, assieme a tutte le altre personcine che ne hanno tessuto le trame per moltissime strisce?
Che ne sarebbe delle manie capitalistiche d Manolo dopo la crisi economica?
Che ne sarebbe oggi del cavaliere solitario di Felipe? E dei capelli al vento di Miguelito?
Che ne sarebbe oggi della piccola ma mai doma Libertà nel suo continuo guardare al mondo dei grandi?
Alle porte dell'anno nuovo, è interessante chiederselo.

mercoledì 29 dicembre 2010

SUL FUTURO DELL'UMANITA': FRAMMENTI DAL TESTAMENTO SPIRITUALE DI ALBERT EINSTEIN

Pochi mesi dopo la morte dello scienziato, Bertrand Russell rese pubblico il "testamento spirituale" affidatogli dallo stesso poco prima di morire. Documento importantissimo, che fu sottoscritto e sostenuto da altri sette studiosi di fama internazionale: Bridgeman, Infeld, H.I.Muller, C.S.Powell, Bertrand Russell stesso, Hideki Kukawa ed F.J.Curie.
Se ne trascrive di seguito qualche frammento:
"[...] Nella tragica situazione in cui l'umanità si trova di fronte noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in conferenza per accertare i pericoli determinati dallo sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito del progetto annesso.
Parliamo in questa occasione non come membri di questa o quella Nazione, Continente o Fede, ma come esseri umani, membri della razza umana, la continuazione dell'esistenza della quale è ora in pericolo.
Il mondo è pieno di conflitti e, al di sopra di tutti i conflitti minori, c'è la lotta titanica tra il comunismo e l'anticomunismo. Quasi ognuno che abbia una coscienza politica ha preso fermamente posizione in una o più di tali questioni, ma noi vi chiediamo, se potete, di mettere in disparte tali sentimenti e di considerarvi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una storia importante e della quale nessuno di noi può desiderare la scomparsa. [...] 
Dobbiamo imparare a pensare in una nuova maniera: dobbiamo imparare a chiederci non quali passi possono essere compiuti per dare la vittoria militare al gruppo che preferiamo, perché non vi sono più tali passi; la domanda che dobbiamo rivolgerci è: "Quali passi possono essere compiuti per impedire una competizione militare il cui esito sarebbe disastroso per tutte le parti?". [...]
Questo, dunque, è il problema che vi presentiamo, netto, terribile e inevitabile: dobbiamo porre fine alla razza umana oppure l'umanità dovrà rinunciare alla guerra?
È arduo affrontare questa alternativa perché è così difficile abolire la guerra.
L'abolizione della guerra chiederà spiacevoli limitazioni della sovranità nazionale, ma ciò che forse ostacola maggiormente la comprensione della situazione è che il termine "umanità" appare vago e astratto, gli uomini stentano a rendersi conto che il pericolo è per loro, per i loro figli e i loro nipoti e non solo per una generica e vaga umanità. [...]
Desideriamo che ciò sia ben compreso sia in oriente che in occidente. Se vogliamo, possiamo avere davanti a noi un continuo progresso in benessere, conoscenze e saggezza.
Vogliamo invece scegliere la morte perché non siamo capaci di dimenticare le nostre controversie?
Noi rivolgiamo un appello come esseri umani ad esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto.
Se sarete capaci di farlo vi è aperta la via di un nuovo Paradiso, altrimenti è davanti a voi il rischio della morte universale". 




Scritto in origine per ribadire un'opinione decisa e consapevole riguardo alla tematica nucleare, se riletto oggi trova enorme linfa e forza riguardo a tematiche più moderne.
Argomenti significativi, capaci di riportarci a quel bivio decisivo che intercorre tra nuovo Paradiso o distruzione universale.
Tra cambiamenti climatici, crisi economica e disagio sociale: nuove strade si diramano da qui.

martedì 28 dicembre 2010

QUALCUNO SI E' FERMATO AD HAITI

Molto tempo sta passando, secondo dopo secondo; così tanta acqua è passata sotto i ponti da far sembrare un lusso i nitidi ricordi dell'orrore e della morte di quei tragici giorni.
250mila morti, milioni di sfollati, territorio completamente sfregiato e stravolto: tutto questo fece quel terremoto di inizio 2010. Non se ne è parlato più, purtroppo.
Eppure, nonostante le mancate luci della ribalta, l'emergenza continua ferocemente ad imperversare.
Le Ong presenti nel territorio avevano chiesto a gran voce di non essere lasciate sole nel dirigere le operazioni di emergenza, in un periodo critico anche per le avvenute elezioni politiche.
Haiti è stato classificato ultimo su 180 Paesi nelle classifiche di crescita degli ultimi anni; si è piazzato subito dietro all'Italia, aggiudicatasi un ottimo 179° posto.
Nonostante tutto, questa è un'altra triste storia.
Haiti rimane lì, impassibilmente distrutta. Sciacalli dovunque, bambini rimasti orfani che, "fortunati", a spicciolate riescono a raggiungere Paesi più agiati per adozioni salvifiche.
Tutto questo è Haiti.
Haiti è anche colera; malattia che in queste settimane sta devastando popolazioni già ferocemente debilitate.
Sotto ogni punto di vista, purtroppo. Dalle pagine di rapporti di Peace Reporter si leggono cronache orrende:
Il colera si sta diffondendo a macchia d'olio. È un problema grosso. Nato nella periferia nord della Repubblica haitiana si è diffuso in buona parte del paese, raggiungendo Port au Prince. [...] Le vittime salgono ogni giorno. [...]
Qui la gente vive appesa a un rigagnolo d'acqua, portata da un fantomatico fiume, e con questa ci fanno tutto, la bevono, ci cucinano, ci lavano il bucato. E il colera si moltiplica. La maggioranza delle persone poi vive accampata in tende di fortuna fatte di lenzuola e poco più. Sono distese che si perdono a vista d'occhio. E questo certo non aiuta. Purtroppo dal terremoto di un anno fa la situazione è questa. Senza nessun rispetto per le minime norme igieniche.
Non esistono nemmeno le fognature. Ce n'è una rudimentale qui a Port au Prince che però scarica tutto in mare, senza nessun tipo di filtro. Le peggiori conseguenze si abbattono sui bambini, [...] loro sono le principali vittime del colera perché toccano ovunque, mettono le mani in bocca, si stropicciano.
Ed è la fine. Ed è anche poco facile che qui la gente si metta in mente la prevenzione.
È una cultura che non appartiene loro. E del vaccino che dire? Innazitutto, che va somministrato su pazienti sani. Quindi, pensare di sedare l'emergenza con il vaccino è inutile.
L'unica cosa è cercare di limitare i danni. [...] Si deve tener conto che con il terremoto son venute giù anche le carceri, quindi molti delinquenti sono in giro e certo non contribuiscono a sedare gli animi. Anzi, sono in prima linea nel caos. E' tutto molto complesso. Ci sono sparatorie, roba seria. E certo la presenza dei soldati Onu non placa gli animi.[...]"
E' questo il resoconto espresso, crudamente, da operatori sul luogo del delitto.
Ad oggi, purtroppo, l'emergenza continua a persistere. Più forte che mai.
Nonostante la pochissima visibilità, ad oggi si sono superati i 2700 decessi. Secondo rapporti emessi dal Ministero della Sanità locale, il numero di contagi si aggira attorno a 130mila con un numero di decessi prossimo a 40 persone al giorno.
Stime internazionali parlano di oltre 400mila potenziali contagi, nei prossimi mesi di inizio 2011.
A proposito di stragi silenziose, altre tristissime cronache da aggiungere al libro nero dell'umanità.



lunedì 27 dicembre 2010

A PROPOSITO DI CAMBIAMENTO: RICORDANDO TUPAC AMARU SHAKUR

"Come on come on
I see no changes wake up in the morning and I ask myself
is life worth living should I blast myself?
I'm tired of bein' poor & even worse I'm black
my stomach hurts so I'm lookin' for a purse to snatch
Cops give a damn about a negro
pull the trigger kill a nigga he's a hero
Give the crack to the kids who the hell cares
one less hungry mouth on the welfare
First ship 'em dope & let 'em deal the brothers
give 'em guns step back watch 'em kill each other
It's time to fight back that's what Huey said
2 shots in the dark now Huey's dead
I got love for my brother but we can never go nowhere
unless we share with each other
We gotta start makin' changes
learn to see me as a brother instead of 2 distant strangers
and that's how it's supposed to be
How can the Devil take a brother if he's close to me?
I'd love to go back to when we played as kids
but things changed, and that's the way it is

[Bridge w/ changing ad libs]
Come on come on
That's just the way it is
Things'll never be the same
That's just the way it is
aww yeah
[Repeat]

[2]
I see no changes all I see is racist faces
misplaced hate makes disgrace to races
We under I wonder what it takes to make this
one better place, let's erase the wasted
Take the evil out the people they'll be acting right
'cause both black and white is smokin' crack tonight
and only time we chill is when we kill each other
it takes skill to be real, time to heal each other
And although it seems heaven sent
We ain't ready, to see a black President, uhh
It ain't a secret don't conceal the fact
the penitentiary's packed, and it's filled with blacks
But some things will never change
try to show another way but you stayin' in the dope game
Now tell me what's a mother to do
bein' real don't appeal to the brother in you
You gotta operate the easy way
"I made a G today" But you made it in a sleazy way
sellin' crack to the kid. " I gotta get paid,"
Well hey, well that's the way it is

[Bridge]

[Talking:]
We gotta make a change...
It's time for us as a people to start makin' some changes.
Let's change the way we eat, let's change the way we live
and let's change the way we treat each other.
You see the old way wasn't working so it's on us to do
what we gotta do, to survive.

[3]
And still I see no changes can't a brother get a little peace
It's war on the streets & the war in the Middle East
Instead of war on poverty they got a war on drugs
so the police can bother me
And I ain't never did a crime I ain't have to do
But now I'm back with the blacks givin' it back to you
Don't let 'em jack you up, back you up,
crack you up and pimp slap you up
You gotta learn to hold ya own
they get jealous when they see ya with ya mobile phone
But tell the cops they can't touch this
I don't trust this when they try to rush I bust this
That's the sound of my tool you say it ain't cool
my mama didn't raise no fool
And as long as I stay black I gotta stay strapped
& I never get to lay back
'Cause I always got to worry 'bout the pay backs
some buck that I roughed up way back
comin' back after all these years
rat-a-tat-tat-tat-tat that's the way it is uhh

[Bridge 'til fade]"

TRADUZIONE:


"Andiamo andiamo

Non vedo cambiamenti, mi sveglio al mattino e mi chiedo
E’ degna di essere vissuta la vita, dovrei spararmi?
Sono stanco di essere povero e peggio ancora sono nero
Mi duole lo stomaco e sto cercando un borsellino da scippare
Ai poliziotti non frega niente di un Negro
Preme il grilletto, uccide un --- è un eroe
Da’ il crack ai ragazzini, chi diavolo se ne cura
Una bocca da sfamare in meno sul welfare
Prima spediscono loro la droga poi li lasciano trattare coi fratelli
Danno loro pistole, si mettono da parte a guardarli uccidersi fra loro
E’ ora di ribellarsi, è quanto diceva Huey
Due spari nel buio
Ora Huey è morto
Ho amore per il mio fratello ma non possiamo andare da nessuna parte
Se non lo condividiamo l’uno con l’altro
Dobbiamo cominciare a fare dei cambiamenti
Impara a vedermi come fratello invece che essere due lontani stranieri

Ed è così che dovrebbe essere
Come può il Diavolo prendere il mio fratello se sta vicino a me?
Vorrei tanto tornare indietro a quando giocavamo, da bambini
Ma le cose sono cambiate, ed è così che va
Ponte:
Avanti avanti
E’ così che va
Le cose non saranno mai le stesse
E’ così che va
Aww yeah
Avanti avanti
E’ così che va
Le cose non saranno mai le stesse
E’ così che va
Aww yeah
Non vedo cambiamenti, vedo solo facce razziste
L’odio fuori luogo è una disgrazia per le razze
Noi quaggiù, mi chiedo cosa ci vuole per rendere questo
Un posto migliore, cancelliamo l’immondizia
Togli il male dalle persone, si comporteranno bene
Perché sia il Nero che il bianco fumano crack stasera
E solo quando ci raffreddiamo è quando ci uccidiamo l’un l’altro
Ci vuole capacità per essere veri, e tempo di guarirci l’un l’altro
E anche se sembra mandato dal cielo
Non siamo pronti
A vedere un Presidente Nero
Non è un segreto, non nascondere il fatto che
Il penitenziario è affollato
Ed è pieno di Neri
Ma certe cose non cambieranno mai
Provi a mostrare un’altra via ma restando nel gioco della droga
Ora dimmi cosa deve fare una madre
Essendo reale, non appellarti al fratello che è in te
Devi operare nel modo semplice
“Ho fatto 1000$ oggi” Ma li hai fatti in modo sporco
Vendendo crack ai ragazzini. “Devo essere pagato,”
Bè, hey, bè, è così che va

(Ponte)
Talking: / Parlato:
Dobbiamo fare un cambiamento…
E’ ora che noi, come popolo, cominciamo a fare dei cambiamenti
Cambiamo il modo di mangiare, cambiamo il modo di vivere
E cambiamo il modo in cui ci trattiamo l’un l’altro.
Vedi, il vecchio modo non funzionava, allora sta a noi fare
Quel che dobbiamo fare, per sopravvivere.
E ancora non vedo cambiamenti, un fratello non può avere un po’ di pace
E’ guerra nelle strade e guerra nel Medio Oriente
Invece di fare guerra alla povertà, fanno la guerra alle droghe
Così la polizia può darmi fastidio
E non ho mai fatto un crimine e non ne ho da commettere
Ma ora sono tornato coi Neri e te lo restituisco
Non lasciare che t’innervosiscano, che ti facciano indietreggiare
Che ti mettano fuori uso e che i papponi ti prendano a schiaffi
Devi imparare a reggerti da te
S’ingelosiscono quando ti vedono col telefonino
Ma dicono ai poliziotti che non possono toccarlo
Non ci credo, quando provano a correre pizzico questo
Questo è il suono del mio attrezzo, dici che non è figo
Mia madre non ha allevato uno stupido
E finché sono Nero devo restare al verde
E non riesco mai a distendermi
Perché devo sempre preoccuparmi dei debiti
Dei tipi ben vestiti che ho assalito per difendermi
Che ritornano dopo tutti questi anni
Rat-a-tat-tat-tat-tat è così che va, uhh

(Ponte)"

(Tupac Amaru Shakur - "Changes")

domenica 26 dicembre 2010

A PROPOSITO DI IDEE, CITANDO GIORGIO GABER

"Un'idea, un concetto, un'idea
finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
se potessi mangiare un'idea
avrei fatto la mia rivoluzione.

In Virginia il signor Brown
era l'uomo più antirazzista
un giorno sua figlia sposò
un uomo di colore
lui disse: "Bene"
ma non era di buonumore.

Ad una conferenza
di donne femministe
si parlava di prender coscienza
e di liberazione
tutte cose giuste
per un'altra generazione.

Un'idea, un concetto, un'idea
finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
se potessi mangiare un'idea
avrei fatto la mia rivoluzione.

Su un libro di psicologia
ho imparato a educare mio figlio
se cresce libero il bimbo
è molto più contento
l'ho lasciato fare
m'è venuto l'esaurimento.

Il mio amico voleva impostare
la famiglia in un modo nuovo
e disse alla moglie
"Se vuoi, mi puoi anche tradire".
Lei lo tradì
lui non riusciva più a dormire.

Un'idea, un concetto, un'idea
finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
se potessi mangiare un'idea
avrei fatto la mia rivoluzione.

Aveva tante idee
era un uomo d'avanguardia
si vestiva di nuova cultura
cambiava ogni momento
ma quand'era nudo
era un uomo dell'Ottocento.

Ho voluto andare
ad una manifestazione
i compagni, la lotta di classe
tante cose belle
che ho nella testa
ma non ancora nella pelle.

Un'idea, un concetto, un'idea
finché resta un'idea è soltanto un'astrazione
se potessi mangiare un'idea
avrei fatto la mia rivoluzione
la mia rivoluzione, la mia rivoluzione."

sabato 25 dicembre 2010

BUON NATALE, SEMPRE SOTTO QUESTI TEMPI...

"Era Natale.
Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro.
Faceva freddo. L’aria era morta.
Non un movimento, non un suono.
L’orizzonte era circolare.
Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna.
Non sorto il sole.
Gridai. Non mi udii.
Gridai ancora.
Vidi un corpo disteso sulla neve.
Era Gesù Bambino.
Bianche e rigide le membra.
L’aureola un giallo disco gelato.
Presi il bambino in mano.
Gli mossi su e giù le braccia.
Gli sollevai le palpebre.
Non aveva occhi.
Io avevo fame.
Mangiai l’aureola.
Sapeva di pane raffermo.
Gli staccai la testa con un morso.
Marzapane stantio. Proseguii."

Chiedersi cosa rimane dello spirito del Natale, appunto. Costretti ad essere tutti più buoni, giusto un giorno all'anno.
Perdere fiducia dietro a miti che crollano, dietro a religioni distrutte o fedi perdute.
Neve come vetro, con sopra un'aria morta e silenziosa: ricordando un pò la concezione decadente dell'uomo, per il quale ogni anno basta un festone od una punta a forma di cometa sull'albero a rinnovare spiriti di bontà.
Il crudo racconto di Friedrich Dürrenmatt mette in evidenza, ancora di più, lo spirito di festa picconato a morte nel quale si affaccia l'umanità intera oggi. Nell'Happy Xmas di John Lennon pochissimo si ritrova del "War is over", nelle Feste di Natale poco si ritrova di quella pace divina alla quale dovrebbe mirare l'uomo nella costruzione di qualcosa di migliore.
La realtà è efficace, quantomeno nello smentire le intenzioni di questa festa; giornata che può deludere le aspettative, giornata che può far diventare la fede e la speranza oggetti inanimati da mangiare per non morire dentro. Il racconto del pittore, scrittore e drammaturgo svizzero non può essere parafrasato adeguatamente, se non rapportato alla deludente modernità che andiamo vivendo.
A stelle decadute, capaci di gettare l'umanità nello sconforto più totale e nella mancanza più assoluta di danze interiori, si abbina una luna sepolta senza mai aver mostrato a noi la propria, altra, seconda faccia.
Il silenzio dei tempi moderni è, per lo scrittore, un qualcosa di contemporaneamente assordante: rende infatti incapace l'uomo stesso di ascoltarsi, facendolo annegare in un continuo vortice di pensieri sempre più grandi di lui.
Assediato da tutto e da tutti, non sa illuminare e non riesce a concentrarsi.
Persi di vista punti di riferimento come stelle, Luna e Sole, rimane la sola fame a segnalare che l'uomo deve essere ancora vivo. Vivo, nonostante tutto e tutti.
Preso dalla fame, mangia qualsiasi cosa possa riuscire ad allungare i tempi della sopravvivenza.
Rimane il Natale, però; rimane per ricordare ciò che non va, per farci sapere una volta di più tutto ciò che potrebbe andare meglio. Rimane per farci capire il verso giusto delle cose, rimane per illuminare i sorrisi e per accendere gli occhi dei bambini.
Rimane, sottoforma di qualche signore che, con barba bianca e rosso vestito, giunge dentro le case a rinnovare speranze e sogni.
Dopotutto, anche gli adulti ne hanno bisogno.

venerdì 24 dicembre 2010

SUL SENSO DELLA RIBELLIONE: ATTENZIONE ALLE GENERAZIONI INASCOLTATE

Mentre tutti sono preoccupati a rilasciare dichiarazioni ufficiali sulla necessità di ascoltare i giovani e prestare attenzione alle loro esigenze, nessuno pare cogliere con concretezza progetti e provvedimenti per arginare lo sfacelo al quale sta andando incontro il futuro dell'Italia intera.
Il Presidente del Consiglio, nella fiabesca Conferenza Stampa di fine anno, tra un attacco ai giudici ed un colpo agli eversivi di una Sinistra mai rinnovata, trova occasione per ribadire l'importanza del fattore psicologico per uscire dalla crisi che attanaglia la produttività e l'economia italiane.
E' sufficiente sapersi convincere e saperla raccontare, per potersi inserire a pieno titolo nel mondo che conta. Poco importa se le lauree perdano peso specifico, se i più meritevoli si perdano dietro i telefoni di call center o dietro contratti a progetto senza fine; ciò che conta è, sicuramente, avere la psicologia necessariamente disposta per affrontare l'emergenza.
Chi non trova giuste queste tesi non è un inguaribile ottimista e non può prendere parte al trionfo del miracolo italiano.
Chi scende in piazza per denunciare una riforma nata senza ascolto sbaglia: molto meglio rimanere chiusi serrati in casa a studiare. Chi organizza cortei e dibattiti perde di vista il merito, non ha tempo per portare a casa voti eclatanti.
Così facendo, si stravolge prepotentemente il concetto di ribellione come fattore qualificante per una società dinamica ed attiva.
Le onde di protesta, quando si manifestano, hanno sempre più di una ragione per esistere e resistere:
"Quasi tutte le rivoluzioni che hanno mutata la fisionomia dei popoli sono state fatte per consacrare o per distruggere la disuguaglianza. Scartate le cause secondarie che hanno prodotto le grandi agitazioni, ed arriverete quasi sempre alla disuguaglianza." (Alexis de Tocqueville)
Scartando le cause "secondarie" attinenti alle proteste, si trova con piena convinzione la disuguaglianza di fondo per le future generazioni: l'essere completamente privi o privati della possibilità di scelta riguardo al proprio futuro, appunto.
Se i movimenti studenteschi sapranno edificarsi e strutturarsi, le contestazioni alla de-forma Gelmini saranno paradossalmente un meraviglioso punto di partenza.
Se bussare alla porta del futuro significherà abbatterla, ben venga.
Ribellione è sinonimo, anche, di etica della responsabilità: servirebbe, a tale proposito, "il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazione, che non credano di potersene far scudo nè davanti agli uomini nè davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto."
Se un altro mondo è possibile, trae linfa concreta e pesante dalle anime viaggianti e dai cuori prigionieri di chi ha ancora il tempo dalla sua parte. Non demoralizzarsi per costruire qualcosa di pesante e continuo: è questa la missione che può sventrare la carcassa di un Paese morto.
Fuggire prima della sepoltura è una delle sole cose rimaste per aspirare ad una ribellione vera, capace di consegnare allo Stato rinnovate idee di giustizia sociale e globale.
Dopotutto, ancora molto può cambiare.

giovedì 23 dicembre 2010

EMANCIPARSI DALLA SCHIAVITU' MENTALE: CITANDO BOB MARLEY

"Old pirates, yes, they rob I;
Sold I to the merchant ships,
Minutes after they took I
From the bottomless pit.
But my hand was made strong
By the 'and of the Almighty.
We forward in this generation
Triumphantly.
Won't you help to sing
These songs of freedom? -
'Cause all I ever have:
Redemption songs;
Redemption songs.

Emancipate yourselves from mental slavery;
None but ourselves can free our minds.
Have no fear for atomic energy,
'Cause none of them can stop the time.
How long shall they kill our prophets,
While we stand aside and look? Ooh!
Some say it's just a part of it:
We've got to fulfil de book.


Won't you help to sing
These songs of freedom? -
'Cause all I ever have:
Redemption songs;
Redemption songs;
Redemption songs.


Emancipate yourselves from mental slavery;
None but ourselves can free our mind.
Wo! Have no fear for atomic energy,
'Cause none of them-a can-a stop-a the time.
How long shall they kill our prophets,
While we stand aside and look?
Yes, some say it's just a part of it:
We've got to fulfil de book.
Won't you help to sing
Dese songs of freedom? -
'Cause all I ever had:
Redemption songs -
All I ever had:

Redemption songs:
These songs of freedom,
Songs of freedom."





TRADUZIONE:





"Vecchi pirati, si, hanno fregato me
Venduto me alle navi di mercanti
Qualche minuto dopo aver tolto me
Dall'inferno senza fondo
Ma la mia mano venne fortificata
Dalla mano dell'onnipotente
Progrediamo trionfalmente in questa generazione
Ho sempre avuto solo canti di libertà
Perché non ci aiuti a cantare questi canti di libertà
Ché ho sempre avuto solo canti di
redenzione, canti di redenzione



Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo liberare la nostra mente
Non aver paura dell'energia atomica
Che nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno uccidere i nostri profeti?
Mentre stiamo da parte e guardiamo
Alcuni dicono che è solo un ruolo
Dobbiamo adempiere il libro


Aiutaci a cantare questi canti di libertà
Che è quanto ho sempre avuto,
Canti di redenzione, canti di redenzione
Canti di redenzione


Emancipatevi dalla schiavitù mentale
Solo noi stessi possiamo liberare la nostra mente
Non aver paura dell'energia atomica
Che nessuno di loro può fermare il tempo
Per quanto ancora dovranno uccidere i nostri profeti?
Mentre stiamo da parte e guardiamo
Alcuni dicono che è solo un ruolo
Dobbiamo adempiere il libro


Aiutaci a cantare questi canti di libertà
Che è ciò che ho sempre avuto, canti di redenzione
Ho avuto solo canti di redenzione
Questi canti di libertà, canti di libertà."

(Bob Marley, "Redemption Song")

mercoledì 22 dicembre 2010

PROTESTARE PER CAMBIARE, DAVVERO

Studenti precipitati nel buio di un centro identificazione, studenti che lasceranno i palazzi alla loro solitudine in questa giornata di mobilitazione e protesta costruttiva.
Studenti desiderosi di futuro, appunto; studenti impossibilitati a guardare davanti a loro con indifferenza ed apatia. Nell'odierno numero de L'Unità Luigi Manconi, nell'editoriale quotidianamente affidato a persone interessate alla notizia del giorno, si chiede "E se questo movimento studentesco non si esaurisse con la giornata di oggi?"
Secondo il sociologo, la protesta potrebbe continuare nel tempo prendendo nuova linfa, per due ragioni fondamentali e congiunturate al tempo che stiamo vivendo: da un lato la dimensione non solo italiana del fenomeno, prevedente manifestazioni di massa a matrice non solo studentesca già presenti in questi ultimi mesi e settimane; dall'altro, invece, lo scenario di devastante crisi economica nella quale si è innescata la miccia della mobilitazione. L'editoriale non manca di far notare quella linea sottile ma imprescindibile, secondo la quale questa manifestazione è ancora una volta in più differente dalle precedenti, in quanto verificatesi in periodi di risorse affluenti e di aspettative crescenti.
Ci saranno studenti lontani dalla miseria dei palazzi del potere, ci saranno futuri uomini desiderosi di vedere, oltre ad una diversa Università, anche un domani dotato di maggiore peso specifico.
Ci saranno studenti in corso e fuoricorso, ci potranno essere individui disposti a modernizzare la comunità nazionale, rinvigorendo le relazioni sociali e gli stili di vita che riempiono di dignità uno Stato di diritto.
Ci saranno iniezioni di vita in uno Stato clinicamente depresso, testato da certificati medici e sintomi di ogni tipo: disoccupazione record, debito pubblico alle stelle, secolare distacco tra vertice e base della piramide sociale, con un etc... che mai suonò così carico di significati.
Dietro la grande delusione impressa dalla classe politica italiana, si può aprire un periodo di grande impegno e passione sociale rivolto al pieno e consapevole raddrizzamento del Paese intero.
Dal futuro deve partire la riscossa per il futuro: è forse questa la chiave di volta per scardinare il meccanismo imposto da questo orrendo status quo?
Esiste un monito universale e pienamente verificabile, racchiuso e sintetizzato nelle parole dello scrittore Tommaso Pincio in una lettera pubblicata oggi da L'Unità:
"[...]Io vorrei vi ricordaste che chi protesta è come se reagisse alla massima adulta e rinunciataria "Così va il mondo". Chi protesta vuole che il mondo vada diversamente. E se non può volere, spera. Spera che qualcuno gli dia ascolto, che gli fornisca una ragione per continuare ad andare avanti anche se così va il mondo.
C'è stato un tempo in cui si parlava di immaginazione al potere. Quelle strane parole intendevano proprio questo: che non c'è nulla di inevitabile nel nostro stare insieme, nel modo in cui organizziamo la società. [...]"
Si protesta, quindi. Si protesta per ribellarsi al senso di rotazione del mondo, si protesta per inseminare di partigianesimo moderno questo antiquato mondo.
Si protesta per evitare di trasformare la tristezza in depressione, si protesta per sentirsi meno soli.
Il significato di resistenza attiva è una realtà comune, in moltissimi campi della conoscenza umana: dalla resistenza elettrica alla resistenza dei materiali, dalla resistenza al calore alla resistenza prodotta da coefficienti di sicurezza opportunamente tarati.
In questo mare, deve esserci anche la resistenza pacifica.
In mezzo a questo oceano, gli studenti hanno il dovere di resistere attivamente e modernamente. Resistere e protestare, per essere cittadini e partigiani del nuovo che avanza.
Resistere per non essere indifferenti, abulici, parassiti, vigliacchi e macchiette del mondo che ci circonda.
Si protesterà, quindi, in un solco di tranquillità e civiltà si spera senza colpi di coda ed eccezioni.
Citando Afeni Shakur, alias 2Pac, è più che mai necessario imprimere ai giovani una svolta necessaria:
"[...]Tutti si vergognano dei giovani perchè la verità appare strana /  E per me è il contrario, gli abbiamo lasciato un mondo tormentato e fa male / perchè un giorno qualsiasi premeranno il bottone / ed urleranno condannati come Malcolm X e Bobby Hunton /  sono morti per niente. [...]"  (Ghetto Gospel, traduzione da estratto video)
Per non morire per niente, per non demoralizzarsi, per credere che qualcosa possa davvero ancora cambiare.
Per questo e per mille altri motivi è giusto e lecito ascoltare questa protesta che ha il solo scopo di farsi sentire.
Farci sentire per non farci dimenticare: è questa la nostra sacra responsabilità di studenti.
Perchè essere parte della protesta e di un nuovo ordine di partigiani del diritto allo studio?
Citando Gramsci, capace di rispondere meglio di chiunque altro:
"[...]Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.[...]"
Essere studente e protestante, per scelta consapevole e pacificamente ascoltabile.
Sarò, da studente consapevole, con voi.
Ed in mezzo a voi, si intenda fermamente.

martedì 21 dicembre 2010

"SCRIVERE ED ESSERE"

"Nel principio era la Parola.
La Parola era presso Dio, significava la Parola di Dio, la Parola che era Creazione.
Ma, nel corso di secoli di cultura umana, la parola ha acquisito altri significati, tanto secolari che religiosi.
Avere la parola è divenuto sinonimo di autorità suprema, di prestigio, di potere di persuasione enorme e talvolta pericoloso, di facoltà di apparire nella fascia oraria di massimo ascolto o in un talk show televisivo, di dono dell'eloquenza o delle lingue.
La parola vola attraverso lo spazio, rimbalzata dai satelliti, più vicina di quanto lo sia mai stata a quel cielo dal quale si credeva provenisse.
Ma la sua trasformazione più significativa, per me e per quelli come me, è accaduta molto tempo fa, quando venne incisa per la prima volta su una tavoletta di pietra o tracciata su un papiro, quando si  materializzò passando da suono a rappresentazione, dall'essere udita all'essere letta come una serie di segni e poi come uno scritto; e viaggiò attraverso il tempo dalla pergamena a Gutemberg.
Perchè è questa la genesi dello scrittore, o della scrittrice: è la storia che lo ha scritto, facendolo essere. [...]
Noi scrittori passiamo la vita a cercare di interpretare attraverso la parola le tracce che cogliamo nelle società, nel mondo di cui siamo parte.
E' in questo senso, nel senso di questa inestricabile, ineffabile partecipazione, che scrivere è sempre e contemporaneamente un'esplorazione di sè e del mondo; dell'essere individuale e dell'essere collettivo.
Essere qui."

(Nadine Gordimer - frammento tratto dal discorso pronunciato nel 1991 in occasione dell'accettazione del Premio Nobel)


lunedì 20 dicembre 2010

DASPO, ARRESTO PREVENTIVO E LEGGI SPECIALI: PRONTUARIO D'USO FASCISTA

Qualcuno potrebbe sperare che, in un periodo di così gravi tensioni sociali, non ci fosse nessuno a sparare contro quelle frange che vanno chiedendo ascolto.
Qualcuno potrebbe sperare che, in un Paese normale, il Capogruppo al Senato del Partito dell'Amore riesca ad interpretare ed a capire qualcosa di ciò che deve votare.
Sperare è lecito, ma rimanere delusi è normalissimo in questa Italia.
Presidente di un Gruppo Parlamentare, con un ruolo importante da esercitare con consapevolezza e rigore. Contenti di sapere che, non molto tempo fa, questo Presidente dichiarò di non capire molte delle leggi che era costretto a votare.
Periodicamente ritorna e riemerge, con allucinanti dichiarazioni, questo Maurizo Gasparri.
Dal trono del Partito dell'Amore riesce con efficacia e convinzione a spandere messaggi universali di fratellanza e solidarietà nei confronti di quella componente studentesca già tramortita da decenni di sordità tecnico-politica.
Prima la proposta di estendere il Daspo dalle manifestazioni sportive a quelle di piazza, relegando di fatto le marce e le proteste ad un qualcosa di penalmente rischioso.
Prima tolgono il futuro, poi anche la libertà presente di far sentire e fluire le idee.
Poi arriva, puntualmente, la proposta di fare man bassa di arresti tra chi è socialmente sensibile e vuole difendere i propri diritti, appunto.
Proposta che vede, ancora una volta, protagonisti gli spettri rossi e comunisti tanto temuti ed evocati dal nano maneggione:
"Qui ci vuole un 7 Aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo. [...] Qui serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c'è dietro la violenza scoppiata a Roma.
Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. Per non far vivere all'Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l'area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l'Italia."
Evitando di commentare le parole per non sparare ulteriormente sull'ambulanza, ciò che il Capogruppo del Partito dell'Amore non capisce è che l'Italia, oggi più che mai, va difesa con urgenza, soprattutto da quelli come lui.
Effettuando di fatto espliciti richiami ad un ritorno perentorio e maestoso al diritto di Polizia, si prefigura l'ennesimo attentato allaCostituzione ed alla libera espressione del dissenso.
Lo stesso Roberto Saviano ha definito come folia autoritaria il significato base di questa proposta, ossia l'arresto preventivo di presunti agitatori dei centri sociali.
Ripensando alla frangia politica, si potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Invocò il martirio mediatico per Biagi e Santoro, ed ora si richiama a ricette populistiche e demagogiche per far trionfare l'ordine pubblico. Tutto ciò perchè, in termini molto semplicisti, il contenuto più grande di questa destra è questo: laddove il malessere sociale necessita di risposte politiche coerenti ed efficaci, vengono offerte su piatti dorati straordinarie ricette poliziesche. E' questo il messaggio, risalente a qualche giorno fa, emesso dalle autorità di polizia: reprimendo il disagio crescente, le forze dell'ordine vengono rivestite di un ruolo derivante dall'instabilità e dall'indifferenza politiche.
La ricetta per ricondurre al silenzio è fatta di ingredienti molto semplici: Daspo, arresti preventivi e stupende leggi speciali. L'autoritarismo dilagante è un'altra prova della condizione di regime nella quale siamo a mollo:

"Si imbocca una strada vicina a quella che ha portato alla crisi di molte democrazie nel secolo passato. Il populismo ci insidia tutti, sfrutta ogni debolezza della democrazia e dei suoi fedeli, ci consegna a logiche autoritarie."
(Stefano Rodotà, 2008)

Logiche autoritarie, disposte a zittire per semplificare. Nonostante tutto, da oggi la marcia e la protesta continuano. Iniezioni di umanità, di gran lunga superiore a quella emessa da quelli che, con un grandissimo coraggio, vengono ancora definiti onorevoli.
A che punto stiamo con la riscossa e la considerazione verso le componenti studentesche in rivolta?
Ce lo ricorda il resonsabile nazionale del Link:
"Le forze politiche di opposizione ci hanno lasciato da soli a gestire la critica sociale radicale in un momento storico in cui il potere si pone in termini violenti altro che radicali. Ci interessa poco il dibattito che si è aperto in questi giorni sulle alleanze, ci interessa inquadrare degli obiettivi che hanno a che fare con i bisogni della scuola e della società nel suo insieme e scegliamo la linea di condotta che ci sembra più efficace per raggiungerli."
Il fuoco, giunti a questo punto di basso, non è più amico per nessuno.
Nel mentre, se ha tempo tra qualche legge e l'altra, il Capogruppo Gasparri sappia trovare un attimo per scusarsi.
In alternativa, per farsi schifo.

domenica 19 dicembre 2010

RIFLESSIONI SU UN CANTIERE: DENTRO E FUORI DAL CENTROSINISTRA

Vincerà la teoria della piattaforma democratica e del Patto Costituente con cui vincere le prossime, si spera vicine, elezioni politiche? Sarà vincente il mettere assieme partiti con visioni diametralmente opposte l'uno dall'altro su temi radicalmente importanti per il futuro del Paese?
Con il tramonto di Berlusconi, si sta aprendo anche una fase di declino politico riguardo quella visione omocentrica che ha dominato, dal 1994 ad oggi.
La seconda Repubblica, grazie all'ammodernamento dei mezzi di comunicazione, ha portato meno programmi e più propaganda, più mistificazione e meno analisi dei problemi reali.
L'avvento della destra ha portato allo sradicamento di problemi grandissimi con metodi semplicisti e semplificati: basti pensare allo scudo fiscale per rattoppare qualche miliardo con cui finanziare spese ed opere correnti, basti pensare alla social-card, ormai divenuta oggetto volante non identificato.
Per il resto, stando a tutte le previsioni, il 2011 che incombe infliggerà altre fortissime mazzate alla società italiana.
Basti pensare che, fermandosi per quieto vivere al 2007, circa il 33% delle famiglie italiane non era in grado di sostenere spese straordinarie di 600/700 Euro, mentre nel 2008 pignoramenti di case per mancati pagamenti di mutui sono aumentate del 54%.
Basti pensare alle generazioni senza futuro, incapaci un domani di contribuire al sostentamento delle pensioni di quelli che oggi lavorano per sostenere chi già usufruisce nel sistema pensionistico: ne  viene fuori una visione peggiore a quella di un cane che si morde la coda.
Dentro problemi come questi, si deve muovere l'ars politica, dovendo puntare ad amministrare al meglio (quel poco che rimane, nds) il bene pubblico.
Come amministrare al meglio continuando a raschiare il fondo del barile invocando alternative presenti solo a parole e non a fatti? Invocando, contrariamente a quanto propagandato finora, programmi chiari prima di sbandierare qualsiasi tipo di allenaza.
Si tratta anche di lottare per cercare idee nuove, per trovare qualcosa che dal fondo sappia produrre qualcosa di buono, socialmente ed economicamente.
Il Partito Democratico si pone, in un contesto come questo, come innegabile perno di una qualsiasi alternativa futuribile. Si tratta di scegliere che programma costruire per discuterlo poi con chi vuole alleanze, matrimoni o convivenze.
Si tratta, consapevolmente, di fare più di un conto con quelli che sono i sondaggi emessi relativamente alla scelta che si pone dinnanzi al terzo partito italiano, dopo quello dell'astensione e quello figlio del nano maneggione; la politica capace di guardare alle cifre dei sondaggi impone, giocoforza, tattiche e comportamenti che sfuggono a militanti di matrice esclusivamente sinistrorsa.
Guardando ai sondaggi, si evince come le prossime elezioni possano essere nuovamente al rialzo per la coalizione ad nanum PdL-Lega, data ad oltre il 40%; così facendo potremmo avere un altro bel premio di maggioranza pronto a sostenere la fuga dalla giustizia del solo boss virile (ipse dixit, nds).
Arrivati a quel traguardo, si dovrebbe sperare nuovamente in un altro collasso interno al centrodestra.
Percentuali a parte, vedere un CentroSinistra costretto a sperare nel deficit altrui logora buon senso e volontà di moltissimi.
Quale messaggio dare per rinnovare i contenuti di un Partito che pare, sotto molti punti di vista, prigionero di logiche extra-programmatiche?
"[...] Presentare una credibile proposta per far crescere il paese. Però questo vuol dire sciogliere dei nodi di fondo che da troppo tempo ci trasciniamo dietro senza affrontarli. [...]"
E' questa la sintesi espressa dal Sindaco di Torino Sergio Chiamparino; che ne sarebbe, nel caso di alleanza con frange di centro-destra, di posizioni radicalmente importanti su temi sociali ed etici?
Che ne sarebbe di un confronto su riforma del sistema scolastico con chi ha avvalorato i primi passi compiuti dal ddl Gelmini? Che ne sarebbe di un confronto su temi etici con chi ribadisce no assoluto a coppie di fatto e decisioni sul fine-vita? Che ne sarebbe di tante altre cose, sulle quali permangono posizioni troppo divergenti ed inconciliabili per poter essere discusse?
E' più giusto che un'alternativa al berlusconismo segua il confronto con il popolo o con i quadri di partiti e poli nascenti? Imporre una narrazione all'interno di logiche di palazzo non conviene a nessuno, specialmente in tempi di risveglio collettivo come questi.
Occorre ricomporre collegamenti e comunicazioni con il popolo dell'astensione, con tutte quelle persone (anche giustamente, nds) schifate da questo sistema di controllo ed indirizzo del bene pubblico.
Si parla di astensionismo da curare solo in prossimità di cadenze elettorali, ad urne chiuse, mentre nessuno prova a capire in itinere quali soluzioni adottare per frenare questa continua emorragia.
Convincendo il popolo dell'astensione si potrebbe, forse, sradicare qualsiasi sondaggio, tattica o logica di palazzo?
E' questa, forse, una delle domande su cui investire e far convergere la maggior parte delle riflessioni. E' triste e doloroso sentire molte persone che, similmente a quando Cristo si fermò ad Eboli, credano che la Sinistra si sia fermata al mai troppo rimpianto Berlinguer.
In un Paese reso febbricitante da proteste di studenti e da popoli viola, urge più di una riflessione riguardo alle strategie comunicativo-programmatiche da intraprendere.
Se l'Italia vuole voltare pagina, qualcuno deve poterla aiutare con linguaggi nuovi:
"Bersani ha posto una riflessione giusta. Lo scenario politico è cambiato, e su quello va impostata la linea nazionale. La voglia di voltare pagina è grandissima, bisogna uscire con proposte concrete. [...]" è il parere di uno studente fuorisede della dotta Bologna.
Se lo scenario politico è cambiato, è lecito credere che possano rinnovarsi anche le strategie comunicative con cui fare breccia nel popolo? Confrontarsi con i rischi, abbracciando convintamente strumenti che il popolo non vede più ma reclama a più non posso.
Stringere accordi con tutti può produrre risultati di affidabilità e governabilità, specialmente sul lungo termine?
"In sezione alcuni sono disposti a scendere a patti con chiunque pur di mandare a casa Berlusconi, altri sono più prudenti e si chiedono che senso abbia allearsi con forze con cui poi non riesci a governare." è l'opinione di Chiara, medico precario di uno dei Circoli immersi nella provincia bolognese.
Si potrebbe governare su qualcosa di condiviso programmaticamente, con schieramenti capaci di brandire l'arma del rifiuto ideologico anticipato?
Si può guardare con rinnovata stima al quadro politico in condizioni di assoluta devastazione e disagio sociale come queste? Si può ancora votare turandosi il naso, come consigliò in tempi lontani il grande Indro Montanelli?
Si può ancora guardare ad alleanze politiche con partiti appartenenti ad una destra e ad una sinistra che sembrano aver smarrito linee di confine efficacemente delimitanti?
Si può ancora credere di archiviare politiche basate sulla figura di leader indisposti al contraddittorio ed al confronto?
Si può ancora credere in un Parlamento pulito e svuotato da compravendite varie e da deputati-bandierine?
Si può ancora credere in qualcosa di meglio?
Se l'alternativa vera, come è lecito supporre, parte dal Partito Democratico, è lecito interrogarsi con serietà e consapevolezza sui metodi da fare per convincere.
Dopo aver convinto, si potrà con altrettanta consapevolezza vincere.
Nel solco, appunto, di dichiarazioni di un leader:
"Chi vuol leggere quel che ho detto penso abbia l'intelligenza per capirle. Io ho messo prima di tutto il tema del progetto, cosa vogliamo fare per questo benedetto paese, non ho parlato nè di Vendola nè di Casini, questi sono politicismi. Io voglio capire cosa pensa di fare l'opposizione per questo Paese, ed il Pd a gennaio presenta il suo progetto. Da quelle proposte cominciamo a discutere eventuali allenze, perchè è ora di finirla con questi balletti di Palazzo. [...]"
Progetto, dunque. Sperando un giorno di poter cantare "Vieni via con me" .
Con convinzione e consapevolezza della pesantezza del ruolo, appunto.

sabato 18 dicembre 2010

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI MIGRANTI: QUANTO E' ANCORA DA FARE...

"La fragilità dell’economia mondiale e gli effetti delle crisi multiple si riflettono ancora sulla società.
I 214 milioni di migranti internazionali nel mondo ne sono l’emblema.
Il fenomeno della migrazione favorisce l’intera comunità se passa attraverso canali ufficiali d’ingresso e in condizioni di sicurezza comune.
Tuttavia, le forme di migrazione regolare sono ancora in calo.
La crescita del tasso di disoccupazione ha provocato l’aumento di forme di discriminazione.
Gli Stati stanno mantenendo alta la guarda contro le politiche di polarizzazione.
È importante ricordare, in particolare in questo periodo drammatico, il ruolo fondamentale di rafforzamento dell’economia globale svolto dai migranti.
I migranti contribuiscono alla crescita economica e allo sviluppo umano; arricchiscono le società apportando diversità culturale, scambio di conoscenze e di tecnologie nonché salvaguardia dell’equilibrio demografico contrastando il progressivo invecchiamento della popolazione.
Sebbene molti considerino il fenomeno delle migrazioni un’esperienza positiva e di responsabilizzazione, molti altri sono vittime di violazioni dei diritti umani, di xenofobia e di sfruttamento.
Vi è ancora molto da fare per tutelare i diritti dei migranti, ragione per cui, nel mese di settembre, il Gruppo mondiale sulle migrazioni – costituito da 12 agenzie delle Nazioni Unite, dall’Organizzazione Internazionale della Migrazione e dalla Banca Centrale – ha adottato una dichiarazione congiunta che sottolinea la necessità di proteggere i diritti umani di tutti i migranti, in particolare di quei dieci milioni che si trovano ancora in situazione irregolare.
Tali migranti sono spesso vittime della violazione di norme fondamentali in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, di garanzia dei diritti della difesa, di sicurezza personale e assistenza sanitaria, essendo peraltro vulnerabili a subire periodi di detenzione prolungati o maltrattamenti, condizioni di schiavitù, stupro o perfino omicidio.
Appoggio l’appello del Gruppo mondiale sulle migrazioni per la promozione e la protezione dei diritti fondamentali di ogni persona, indipendentemente dallo stato di migrante, in quanto principi generali sanciti dal diritto internazionale.
Esorto tutti gli Stati a soddisfare tali requisiti al fine di ratificare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
Inoltre esorto tutte le parti coinvolte dalla Convezione a fare tutto il possibile per garantire la realizzazione dei diritti sanciti dalla stessa. La situazione irregolare in cui si trovano molti migranti internazionali non dovrebbe privare questi ultimi della propria umanità o dei propri diritti.
Insieme, riaffermiamo il principio fondamentale della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti."

(Ban Ki-moon)

venerdì 17 dicembre 2010

CALCIO ETICAMENTE SOSTENIBILE? FAIR PLAY FINANZIARIO, APPUNTO...

Del calcio e sul calcio, moltissimi hanno espresso autorevoli opinioni: a partire da filosofi, secondo la cui opinione "il calcio è una metafora della vita." (Jean Paul Sartre)
A prescindere da pareri, ne scrissero in toni prosaici e poetici autori come Pasolini:


«Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»
«Un  bravo  calciatore.  Dopo  la  letteratura  e  l’eros,  per  me  il  football  è  uno  dei  grandi  piaceri».
(da un'intervista svolta dal grande Enzo Biagi, datata 4 gennaio 1973)

Ne scrisse Eugenio Montale, esponendo il sogno di vedere un campionato senza gol: partite nelle quali non potessero esserci più nè vincitori nè vinti. Ne scrisse ancora Giacomo Leopardi, nella canzone "A un vincitore nel pallone" , datata 1821: elogi ad un campione per prestanza fisica e prestazione sportiva.
Il calcio è, da sempre, oggetto di interesse, odio od indifferenza per moltissimi. Lo studio delle dinamiche calcistiche rispecchiano, secondo alcuni, una sfera piuttosto consistente delle dinamiche inerenti al mondo contemporaneo:

"Il calcio è un elemento fondamentale della vita contemporanea." (T.S.Eliot)

Elemento fondamentale, realmente essenziale per spiegare come si muove il mondo? Da qualche punto di vista si, da moltissimi altri no. Giunti all'oggi, il calcio non può essere più metafora di vita quotidiana; può esserlo in una bella azione, in impetuose falcate ed in azioni così pregevoli per diventare da cineteca.
Il calcio è anche, da qualsiasi punto la si guardi, suscettibile di fortissimi squilibri: prima tra tutti è la condizione, quasi paradossale, che le squadre più vincenti siano anche quelle più esposte finanziariamente, tanto per usare un eufemismo. L'equazione vincente, fino a poco tempo fa, pareva anteporre lo spettacolo derivato da grandi acquisti alla gestione etico-economica di un club di calcio.
L'Inter campione d'Italia e d'Europa vanta un debito, aggiornato ai primi mesi del 2010, pari a quasi 395 milioni di Euro. Qualcosa si è sanato dopo le vittorie riscontrate, ma è evidente che rimane ancora molta strada da fare; non a caso, infatti, il mercato intrapreso dalla squadra di Moratti è stato nell'estate del 2010 pressochè inesistente.
Paradossalmente, però, la grande Inter risultava una squadra mediamente indebitata; le cifre del rosso sono nulle, se confrontate con i 791 milioni di Euro del Chelsea o con i 722 milioni del Manchester United.
Segue, non troppo lontano, il Real Madrid pigliatutto con un indice rosso di 563 milioni di Euro: squadra a caccia di assi, che negli ultimi due anni è riuscita, nonostante le difficoltà finanziarie, ad ingaggiare a peso d'oro giocatori come Cristiano Ronaldo od allenatori come lo stesso Mourinho.
E' eticamente e sportivamente corretto che squadre come queste possano vincere pur rimanendo in fortissimo rosso e che club come il povero piccolo Bologna vengano costrette al rischio fallimento per un rosso di qualche decina di milioni di Euro?
Accanto allo spettacolo fatto di azioni, dribbling e passaggi è necessario accostare un rigore etico e metodologico nell'affrontare le spese e gli investimenti. Che ne sarebbe di un calcio ridimensionato, in cui un Cristiano Ronaldo non potesse più essere acquistato per fronteggiare esigenze di bilancio?
Caldeggiare il ritorno ad una dimensione più consona è stata la volontà ferma delle nuove regole imposte dal fair play finanziario, recentemente discusso ed approvato dalla Commissione UEFA di Michel Platini.
Senza un controllo rigoroso e fiscale, gli stipendi ai giocatori hanno subito incrementi più che esponenziali.
Prendendo a riferimento il caso della Premier League, si nota un incremento pauroso: se nel 1992/1993 si spendevano mediamente 61 milioni di Euro l'anno, nel 2009/2010 se ne sono spesi 1138 milioni di Euro.
In altri termini, un aumento di circa 18 volte in pochi anni.
Da stime come queste si evince che era necessario imporre un controllo fermo ed adeguato allo sperpero.
Le normative approvate qualche mese fa dal Comitato Esecutivo UEFA a Nyon vanno in questa direzione: a partire dal prossimo 2011/2012, diventeranno ferree le condizioni sotto le quali poter fare calcio.
Elencandole per punti, si evince quanto segue:
  • Fuori chi sgarra: esclusione dalle coppe europee per chi non è in regola;
  • Obbligo di pareggio: i club non potranno spedere più di quanto incassano, bilanci in pareggio entro un triennio;
  • Sistema trifase: il fair-play finanziario entrerà in vigore dal 2011-2012, ma in tre trienni ed attraverso politiche sempre più rigorose e virtuose;
  • Primo triennio (bilanci 2011-2014): deficit massimo di 30 milioni di Euro, da ripianare con aumenti di capitale o donazioni;
  • Secondo triennio (2014-2017): deficit massimo di 30 milioni di Euro, da ripianare con aumenti di capitale o donazioni;
  • Terzo triennio (2017-2018): riduzione del deficit massimo con obiettivo, entro un anno, del pareggio del bilancio;
  • Calcolo del deficit: sarà pesato sul tipo di spese: voci negative; acquisizioni ed ingaggi dei giocatori; voci virtuose: stadio, settore giovanile, progetti sociali;
  • Copertura deficit: sono ammessi aumenti di capitale e donazioni, non i prestiti, perchè andrebbero a pesare sull'indebitamento dei club, e le finte sponsorizzazioni da parte dei proprietari;
  • Controlli: panello di esperti vigilerà sul rispetto delle regole. In caso di violazioni, verrà aperto un procedimento che si chiuderà dinnanzi la Commissione Disciplinare;
  • Sanzioni: in ordine crescente di gravità, la Disciplinare Uefa punirà i club inadempienti con ammende, punti di penalizzazione e l'esclusione dalle competizioni.
Potremo, forse, avere club incoraggiati a competere nei limiti dei propri introiti, oltrechè formazioni con meno nomi altisonanti ma più sostanziali e pratici. Sarà possibile guardare sul lungo termine, per molti club; potremmo vedere più Verona dei miracoli e meno Milan mondialmente titolati. Premiando gli equilibri virtuosi, sarà dato ampio risalto a progetti sociali e di ampio respiro.
Dal 1923, anno nel quale il giocatore Rosetta passò dalla Pro Vercelli alla Juventus per la cifra record di 45mila lire, tanta acqua sotto i ponti e tanti milioni di Euro sono passati; in condizioni non certo uguali, si è arrivati a scucire fino ad oltre 100milioni di Euro per un solo giocatore.
Ciò che risalta agli occhi è la più assoluta disparità nei confronti di gestioni scellerate e mirate al solo conseguimento di roboanti risultati.
Potrebbe davvero essere l'inizio di una nuova era?
Se il calcio definisce le condizioni di esistenza di certe metafore di vita, è lecito quantomeno sperare in qualcosa di buono.

giovedì 16 dicembre 2010

CORRUZIONE E DISOBBEDIENZA CIVILE: RIFLESSIONI LIBERE SUL GOVERNO DEL FARE...SCHIFO

Dopo aver denunciato maneggioni e manovre di palazzo firmate da tutti fuorchè dal partito dell'Amore, la fiducia alla Camera dei Deputati è raggiunta comprando qualche povero deputato ed aggredendone qualcun altro nella camminata decisiva dopo la chiamata.
Stendendo più di un velo pietoso sulla coerenza di Silvio Berlusconi, si può ragionare sull'ennesima manovra di palazzo fatta per tenere in piedi questo straordinario Governo del fare (Berlusconi dixit, nds).
Provato l'aggancio all'Udc, ora si dispera cercando l'ennesimo inciucio strappando deputati a destra e manca per incrementare quel +3 conquistato a suon di immonde trattative serrate.
Senza di lui, ha detto più volte, l'instabilità regnerebbe sovrana: siamo fortunati ad avere questo nonnetto capace di dirigere l'immenso traffico che si dipana in questa devastata Italia.
Poco importa se, nel mentre il Governo del fare discuta sui deputati da agganciare, il Paese vada a rotoli: proteste dovunque, studenti avvelenati e derubati del loro futuro, futuri precari a vita e pressione fiscale alle stelle sono solo alcuni dei sintomi del malessere generale che attanaglia questa nuova Italia.
La pressione fiscale erode ancora terreno, raggiungendo un record del 43,5%: siamo ancora più poveri, in parole povere. Giacomo Vaciago, economista dell'Università Cattolica, sostiene che ci è "purtroppo toccata la destra peggiore."
Il Governo del fare si è salvato, continuando per un altro pò ad aiutare questo devastato Paese ormai proiettato oltre la canna del gas.
Non basta neppure più un Totò veggente ad avvisarci della situazione, nè servono più i moniti provenienti dall'estero a far capire al nonnetto che è impensabile e disumano salvare solo lui stesso a discapito di altre decine di milioni di persone:

"La sicurezza che ha aiutato Berlusconi a non affondare a qualcosa di miracoloso. Ma quando la sua stella non brillerà più gli italiani si sveglieranno in un Paese desertico dove i compiti inevasi saranno come montagne di immondizia."
(Die Welt, 15 dicembre 2010)

Va a caccia di voti mettendo in palio posti vacanti, in questo straordinario Governo del fare. Saprà intraprendere anche battaglie mediatiche a favore dell'agopuntura, sguinzagliando le sue televisioni ad inseguire miracolati dalla terapia di turno.
Ci si potrà aspettare, in giornali per così scrivere "amici", titoli inneggianti all'agopuntura come panacea contro tutti i mali. Potrà, nella sua figura, intraprendere battaglie personali contro l'usura bancaria che tanto ha convinto Scilipoti a sostenerlo?
Dopo tutta l'usura morale ed etica a cui ha sottoposto l'Italia da sedici anni ad oggi, è lecito avere molti dubbi in proposito. Il Governo del fare aggiusta anche leader a suo piacimento: questo al Quirinale, quest'altro a Palazzo Chigi e quello ancora a fare l'ennesimo ministero o sottosegretariato inventato.
Il quadro che si delinea all'orizzonte è allucinante, pietoso e schifoso; da tronfie conferenze stampa con il Vespa nazionale il nano magnate si mostra sicuro, temprato e sorridente.
Per lui ha senso solo tutto quello che gli ruota attorno, al di là dell'ossessione complottista dei comunisti e del Terzo Polo nascente.
Sullo sfondo, invece, un nuovo Quarto Stato che avanza: ci sono 540mila disoccupati che reclamano attenzioni, giustizia ed equità; ci sono future generazioni che reclamano una ricetta per non sentirsi morti prima del tempo; ci sono malati e disabili che urlano dignità senza voce alcuna; ci sono industrie piccole e medie che ogni giorno chiudono i battenti, o che lottano per tenerli socchiusi.
Seguire questo Quarto Stato dovrebbe essere la sola missione del nano maneggione.
Minacciato dall'ombra delle sbarre, tra una Consulta e l'altra, deve rimandare ancora per un pò il pensiero al bene comune.
Si aggiunga anche la Polizia, rimasta sola a contrastare la crescente emergenza sociale:

"Alle forze di polizia è affidato sempre più spesso il ruolo di supplente rispetto al vuoto della politica e tutte le questioni sociali vengono gestite come problemi di ordine pubblico. Ma se l'esecutivo al posto di al posto di dare risposte attraverso il welfare o il confronto sceglie la via dell'ordine pubblico, allora ottiene ben due effetti collaterali: da una parte inasprisce il confronto e dall'altra sottrae risorse e forze al contrasto alla criminalità."
(Claudio Giardullo, Segretario Nazionale Silp-Cgil)

Da qui si arriva al primario ruolo della disobbedienza civile, in un momento storico come questo. Le ragioni le ricorda, meglio di qualsiasi parola possibile, addirittura il profeta della non violenza Gandhi:

"La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo stato diviene dispotico o corrotto ed un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo."

In un Paese senza ascolto sociale, in un Paese dove un nanetto maneggione corregge gli interventi dei suoi deputati ed aggiusta i numeri parlamentari comprando qua e là qualche aiutino in più, è lecito avere disobbedienza civile.
E' nostra e sacra responsabilità di esseri umani (Einstein dixit, nds).
Continuare a lottare è, purtroppo, la sola cosa possibile.
Comunque vada "Ricordati di non demoralizzarti mai. Non c'è cosa più importante di questa". (Afeni Shakur, alias 2Pac)


mercoledì 15 dicembre 2010

SENSO DELLA VITA, TRA BENE E MALE: CITANDO ALBERT EINSTEIN

"Qual'è il senso della vita, o della vita organica in generale?
Rispondere a questa domanda implica comunque una religione. Mi chiederete, allora, ha un senso porla?
Io rispondo che l'uomo che considera la propria vita e quella delle creature consimili priva di senso non è semplicemente sventurato, ma quasi inidoneo alla vita. [...]
Come principio è giusto che coloro che più hanno contribuito all'elevazione della razza umana e della vita umana siano i più amati. Ma, se si andasse a chiedere chi sono, si troverebbero non poche difficoltà. Nel caso di capi politici, ed anche religiosi, è spesso molto poco chiaro se abbiano fatto più bene che male.
Perciò io credo che uno renda il migliore servizio alla gente dando loro un qualche lavoro edificante da fare e con ciò, indirettamente, edificandola.
Questo riguarda la maggior parte dei grandi artisti, ma anche, in misura minore, lo scienziato. Per capirci, non sono i frutti della ricerca scientifica ad elevare l'uomo e ad arricchire la sua natura, ma lo stimolo a comprendere, il lavoro intellettuale, creativo o ricettivo.
Il vero valore di un essere umano è determinato, in prima istanza, dalla misura e dal senso in cui ha raggiunto la liberazione dal sè. [...]"

A proposito di società e di umanità, trovano ampie possibilità di riscontri d'amore coloro i quali hanno consegnato alla Storia prove certe di quel migliore servizio edificante che per Einstein caratterizza la morale del corretto agire.
Lottare per consegnare alla società un testimone positivo è una delle chiavi di volta per contribuire alla liberazione completa dal sè dell'umanità intera, andando a coinvolgere in missioni etiche e sensibilizzatrici artisti e scienziati al tempo stesso.
L'incrocio tra arte e scienza si mostra decisivo, definitivo e qualificante, nella battaglia per inseguire quel bene comune capace di risollevare l'umanità intera. Inseguire lo stimolo percettivo di una società in mutamento è, per l'artista, da sempre condizione necessaria per essere definito tale.
Inseguendo l'idea di bene comune con creatività  autentica ed innovativa si finisce, quasi sempre, per essere avanti rispetto alla normalità imposta dallo scorrere del tempo; ne fu esempio tipico la scoperta della relatività proprio ad opera dello stesso Einstein.
Con formule nuove e congetture geniali vennero, infatti, smantellate tutte le conoscenze assolute di fisica classica elaborate in centinaia di anni e consacrate dall'affermarsi del seicentesco metodo sperimentale.
Essere avanti rispetto ai tempi significò, a consapevole modo, elaborare formule verificabili ed applicabili per il bene specifico dell'umanità intera. Nel contesto, infatti, l'essere scienziato contempla sempre l'essenza di una forma d'arte assai riconoscibile.
E' missione dell'artista-scienziato saper condurre il mondo su binari nuovi ed utili al bene comune.
Fare l'utile dell'umanità non è, forse, una forma di profonda religiosità innamorata dell'essere umano stesso?



lunedì 13 dicembre 2010

CIO' CHE SIGNIFICA LEGALITA': CITANDO DON CIOTTI

  1. «Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Sono parole di un documento del 1991 della Chiesa italiana.
  2. Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi. Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità.
  3. Legalità sono quei beni confiscati alle mafie e destinati a uso sociale. Per quella legge “Libera” raccolse, quindici anni fa, un milione di firme. Legalità sono il pane, l'olio, il vino che produciamo nelle terre confiscate alla mafia. Tremila giovani sono arrivati dall’Italia e dall’estero per dare una mano, per formarsi, per approfondire!
  4. Legalità è l’attenzione ai famigliari delle vittime innocenti delle mafie e ai testimoni di giustizia. Sabato eravamo a Terrasini, in provincia di Palermo, con 400 famigliari. Persone che hanno avuto la forza di trasformare il dolore in impegno e chiedono tre cose: giustizia, verità, dignità. Ci hanno guidato per le strade di Milano, lo scorso 21 marzo: eravamo in 150mila. Con loro è nata nel 1995 la “Giornata della memoria e dell’impegno”, che quest’anno sarà a Potenza.
  5. Legalità sono quei percorsi che Libera anima in oltre 4500 scuole, quei protocolli firmati con circa il 70% delle università. E poi i progetti con alcune istituzioni e col ministero, la “nave della legalità”, la “carovana antimafie” che attraversa ogni regione d’Italia.  «La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa» diceva Nino Caponnetto.
  6. Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo.
  7. Legalità è la nostra Costituzione. E' il nostro più formidabile testo antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta – l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere – si sconfiggono solo costruendo una società più giusta.
  8. Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza.

(Don Luigi Ciotti, da "Vieni via con me")

domenica 12 dicembre 2010

GIOCO D'AZZARDO, TRA OSSESSIONE E COMPULSIONE

Dagli schermi di computer e televisioni si vedono assaggi di poker, dai telegiornali e dai mass-media nazionali si amplificano con enorme rilevanza promettenti vittorie, esorbitanti montepremi.
Propinare altra ed alta realtà, quantomeno in apparenza: sembra questa la ricetta segreta del calderone televisivo della presunta "informazione".
Girando tra i canali televisivi di numerose emittenti locali, si notano con facilità maghi e ciarlatani spandere numeri testati e personalizzati per vincere grandi somme. Grazie ad una semplicissima telefonata ad un "modico" costo è possibile ottenere numeri per una felicità eterna.
L'Italia è un paese strano, capace di districarsi con scioltezza tra leggi e numeri ad personam. Dietro al business, cosa si nasconde in realtà? Incentivate pubblicità, sottocelando ipocriti lavaggi di coscienza da parte delle autorità statali con slogan del tipo "Giocate responsabilmente".
Pubblicizzando potenziali successi, perchè mai quasi nessuno divulga i pressochè certi insuccessi del gioco d'azzardo.
Sotto qualsiasi forma possibile, si intenda bene.
Lo sbadieratissimo SuperEnalotto fa vincere cifre allucinanti azzeccando 6 cifre, non ripetibili, su un totale di 90 differenti possibilità.
Azzecca sei numeri ed ottieni centinaia di milioni di Euro: la ricetta sembra molto semplice.
Giocando e giocando, però, pochi si interrogano davvero sulla reale fattibilità di una vicenda come questa.
Spendendo e spandendo per l'acquisto di ticket miracolosi, l'illusione è forse troppo forte.
Secondo un ricercatore del CNR, Roberto Natalini, è più probabile che un asteroide colpisca la Terra invece che vincere al SuperEnalotto.
La probabilità, essendo branca ristretta e circoscritta alla matematica, non può assolutamente sbagliare. Quantificando in termini mumerici le possibilità in gioco, si scoprono numeri oggettivamente differenti:
  • probabilità pari all' 1,06*10^(-7) % di vincere al SuperEnalotto;
  • probabilità pari allo 0,0025% di vedere la Terra colpita da un asteroide.
Ragionando in termini puramente matematici, c'è una probabilità di oltre 20mila volte superiore di vedere la Terra morire per colpa di un cattivo asteroide al posto di trionfare su una piccola schedina di carta tanto sponsorizzata.
Eppure, in tempo di crisi, le pubblicità riguardo oscenità come queste non cessano in alcun modo.
Nonostante tutto, il SuperEnalotto è uno dei giochi più cattivi.
Il massimo premio di vincita è, in altri giochi, affetto da probabilità molto più bassa (ma ancora pressochè impossibile, nds):
  • 2,27*10^(-6) % di fare cinquina secca al lotto;
  • 1,54*10^(-4) % di fare avere alla prima mano una scala reale servita al poker;
  • 2,63% di vincere puntando su un numero qualsiasi al gioco della roulette;
  • percentuali oscillanti ed alte per quanto rigurda il generico "Gratta&Vinci".
Nonostante questo, troppi continuano a sponsorizzare a man bassa reali impossibilità come queste. Il motivo della sponsorizzazione non è la responsabilità nel gioco, nè tantomeno il desiderio di vincita per risollevare il popolo.
La ragione è introitare, senza colpo ferire, cifre imponenti nelle casse dello Stato; senza ragioni valide, infatti, le cifre incassate superano di moltissime volte quelle delle massime vincite realizzabili.
Prendendo in esame le prime 7 mensilità del 2010 in conclusione, la realtà è evidente: 1milione e 250mila di schedine giocate, per una spesa totale di 3miliardi di Euro.
Di fatto, una tassa occulta quantificabile in circa 52 Euro a testa (approssimando la popolazione a 57milioni di paganti, nds). Analizzando la sola Romagna, stando ad un report emesso da "Bandiera Gialla", si notano cifre choc; nella sola regione si contano oltre 61mila persone affette da compulsione relativa al gioco d'azzardo.
E'una malattia nuova, in costante crescita dopo il periodo di crisi economica recente e dopo le devastanti campagne pubblicitarie intraprese.
Matteo Iori, Presidente del Coordinamento Nazionale r Gruppi Giocatori d'Azzardo, spiega motivazioni e cifre di questa tragedia silenziosa: "Il messaggio che si vuole comunicare è uno solo è uno solo, forte e allettante: vincere è facile e grosse somme sono alla portata di tutti. [...] Nei periodi di recessione economica si assiste a un aumento del gioco d'azzardo gli slogan sottolineano che con pochi euro si può dare una svolta alla propria vita, senza contare che l'assenza del lavoro, la precarietà e il tempo libero consentono di passare molte ore davanti a una slot machine al bar."
Gioco d'azzardo che, anzichè generare ricchezza e responsabilità, produce in primis ulteriore povertà: tra i più assidui giocatori, infatti, permangono un 47% di già indigenti, un 66% sul totale dei già disoccupati.
Giocano ancora l 56% circa degli appartenenti al ceto medio-basso.
Giocando e sognando, per un miglioramento delle condizioni di vita.
Giocano pensionati, studenti, casalinghe e disoccupati.
Giocando giocando, ed inaugurando una nuova malattia fatta di ossessivi, compulsivi e mortiferi atteggiamenti.
Al di là della vittoria, è altamente più probabile che arrivi un asteroide a disintegrarci.
Puntate, nel caso, tutto sul 2036 (trascurando un 2012 a cui non crede più nessuno, nds).

sabato 11 dicembre 2010

"CAMBIERA'": CORRENDO VERSO UNA NUOVA ALBA

Un giorno, ormai molto lontano, chiesero ad Albert Einstein le ragioni per cui si erano scoperti gli atomi ma non i mezzi per controllarli. Si era arrivati talmente in profondità nello studio dell'infinitamente piccolo, per cui era lecito che l'umanità intera godesse di qualche immaturo delirio di onnipotenza.
A questa domanda, la sua risposta fu lapidaria e fulminante:
"E' semplice, amico mio: perchè la politica è più difficile della fisica."
Tale affermazione è un contributo tratto da un'intervista rilasciata al "New York Times", datata 22 aprile 1955.
Allo stesso modo, oggi, l'arte politica si prefigura come un insieme di virtù dalle soluzioni indecifrabili.
Rimanendo nell'iperurano delle idee e ideologie, guardando alla realtà italiana ci si chiede con sempre maggiore disillusione come e cosa sia possibile fare per cambiare rotta.
Cosa si possa fare per cambiare orizzonte, in chi si debba credere per sperare in un lavoro sicuro, in un ambiente rispettato.
Ci si chiede da qualche pulpito ascoltare le prediche, ricevendo ormai da qualsiasi parte schiaffi di incoerenza senza precedenti.
Arrivati al punto di costituire nuovi precedenti in giurisprudenza relativamente alla corruzione ideologica in seno ad alcuni incerti di partito, larga parte dell'Italia si chiede come e quanto sia possibile fare piazza pulita di un osceno status quo.
Dai fatti recenti emerge un'Italia impaurita, senza passioni ma solo affetta da compulsioni.
Emerge un Paese affetto da disturbi ossessivi, giustamente ripetitivi, come salire su gru per protestare contro un lavoro inesistente od affollare scuole ed edifici pubblici per far sentire una voce che fatica moltissimo a venire fuori.
Eppure, nonostante tutto, la politica è una disciplina che va oltre qualsiasi arte disposta ad analizzare il reale.
Le radici della fisica prevedono formule matematiche disposte ad approssimare il reale svolgersi di semplici situazioni: dal movimento di un piede al volare di un missile aerospaziale, tutto è fisica o fisicamente analizzabile.
Allo stesso modo, in un devastato quadro privo di futuro come quello italiano, è necessario chiedersi cosa sia politicamente analizzabile o realizzabile.
"[...] di questi tempi si vende qualsiasi cosa anche la verità [...]" scriveva Neffa nella sua canzone Cambierà.
In tempi di compravendite mescolate a voti ed ideali, la verità sembra un traguardo irraggiungibile e non analizzabile.
"[...] celebriamo il momento e il tempo che verrà [...]"  continuava a scrivere, perseguendo forse un sogno che oggi pare politicamente molto difficile da realizzare.
Costruire un qualcosa che non sappia solo di alternativa, ma anche di svolta: è questa la missione vincente che la sinistra deve inseguire per riaccendere sogni ormai morti nell'elettorato ormai esclusivamente potenziale?
Cambierà veramente qualcosa?
Citando ancora una volta Neffa, "[...] io stringo i pugni e mi dico/ che tutto cambierà/ per ogni vita che nasce/ per ogni albero che fiorirà/ per ogni cosa del mondo finchè il mondo girerà [...]"
Appuntamento rimandato a quando la politica saprà tornare ad analizzare il mondo che la circonda; magari meglio della fisica stessa.

venerdì 10 dicembre 2010

IMPORTANZA DEL PROGRESSO SCIENTIFICO-CULTURALE IN PERIODO DI CRISI: RICORDANDO ALBERT EINSTEIN

I recenti tagli al sistema culturale hanno minato una grandezza italiana, fatta di eredità acquisite e di patrimoni da incentivare e far conoscere al mondo.
Cultura estesa trasversalmente su più campi, su più arti e su varie discipline. E' culturale, infatti, tutto ciò che serve all'uomo per non sentirsi casuale nell'universo intero.
Con la cultura l'essere umano ha sottomesso parte delle avversità presenti nel mondo, raggiungendo e ragionando su traguardi importanti in grado di semplificare la vita della stessa umanità.
A rigor di logica, più tempo passa più è lecito aspettarsi traguardi importanti per la cultura e per il progresso, generalmente inteso. La sfida da vincere è sottostare alle regole umane, senza farsi "influenzare" troppo dal cambiamento delle condizioni al contorno imposte dal modificarsi delle necessità sociali.
Esempio concreto potrebbe essere, infatti, quello di poter curare il campo della ricerca scientifico-culturale anche in tempo di rigida ed inevitabile crisi economica.
A prescindere dalle condizioni storiche, il rapporto tra vita umana e progresso è ben sigillato e contenuto in un frammento di pensiero appartenente ad Albert Einstein:
"[...] Tutto quello che la razza umana ha fatto e pensato è volto a soddisfare i bisogni e placare il dolore.
Lo si deve sempre ricordare se si vogliono capire i movimenti spirituali ed il loro sviluppo. [...]"
Soddisfare bisogni e semplificare esigenze sono le prime istanze del progresso tecnologico e dell'approccio ingegneristico nei confronti di un mondo esterno all'uomo, da decifrare.
Universo che da esterno deve diventare per l'uomo complementare, in quanto facente parte di quell'unica realtà che l'essere umano deve/dovrebbe sentire come parte integrante di sè.
E' lecito, in tempo di crisi, sforbiciare a tutte quelle forze trainanti che permettono di far avanzare a gran giornate il progresso scientifico, la cultura e quindi lo stato di benessere dell'umanità stessa?
In linea di principio, fedelmente alla linea base del ragionamento, assolutamente no.
Traendo piena forza dalla linfa economica, dovrebbe essere sbagliato liquidare con meno fondi il progresso scientifico, o la cultura parimenti intesa.
Tale congettura non trova, però, purtroppo alcun riscontro nelle congiunture del mondo.
Limitandoci alla realtà italiana, basti pensare allo sfacelo imposto alla sfera culturale e scientifica italiana dalle più e meno recenti manovre aggiusta bilancio.
Evidenziando la cultura come fattore casuale e non fondamentale, è possibile giungere a quello che lo stesso Einstein identificava come "triste condizione della scienza" nel suo capolavoro filosofico "Il mondo come io lo vedo".
Citando dagli scritti lasciati dal grandissimo scienziato, sembra che non sia passata nessuna goccia d'acqua sotto i ponti del tempo:
"[...] In tempi di crisi la gente è generalmente ignara di tutto quello che è fuori dalle sue immediate necessità. Pagherà solo per attività che siano direttamente produttive per la sua ricchezza materiale. Ma la scienza, se deve prosperare, non deve mirare a scopi pratici. [...]"
L'arduo compito della scienza è quello di coniugare approccio teorico a sperimentazione pratica, per poter conseguire risultati preziosi su entrambi i piani: riscontri positivi od, almeno, indizi di pericolosi precedenti da evitare per fare progredire quel pilastro che si identifica sotto il nome di metodo sperimentale.
In parole povere, è lecito e giusto finanziare la scienza, la cultura ed il progresso tecnologico anche se non lasciano immediati risultati e positivi riscontri? Stando alle parole dello scienziato, la risposta è assolutamente affermativa:
"[...] Come regola generale, il sapere e i metodi che crea perseguono gli scopi pratici solo indirettamente e, in molti casi, non prima che siano trascorse diverse generazioni. [...]"
A cosa conduce il trascurare l'aspetto scientifico e l'approccio sperimentale indotto dalla ricerca stessa?
Giunge a ricordarlo lo stesso Einstein: "[...] Trascurare la scienza porta alla susseguente povertà di intellettuali capaci, in virtù dell'indipendenza della loro visione e del loro giudizio, di illuminare nuovi percorsi per l'industria o di adattarsi alle nuove situazioni. [...]"
Perdendo ruolo, presenza e peso di intellettuali, sarà inevitabile la dispersione dei propulsori fondamentali di una società:
"[...] Laddove la ricerca scientifica viene bloccata, la vita intellettuale della nazione si inaridisce, il che significa il prosciugamento di tante possibilità di futuro sviluppo. Ecco quello che dobbiamo prevenire. [...]"
La missione preponderante, confermata anche in questi aridi tempi moderni, è quella di prevenire l'inaridimento morale e culturale di una nazione intera. Avvallando carenze in un fragile campo come questo si potrebbe, non a troppo torto, commettere un genocidio culturale per tutta quell'Italia che verrà negli anni a venire.
Indebolendo uno Stato, i rischi che si corrono sono troppo grandi per poter essere stimati nel breve tempo:
"[...] Ora che lo Stato viene indebolito da cause non politiche, tocca ai membri della comunità economicamente più forti venire direttamente in aiuto per prevenire la rovina della vita scientifica.
Uomini lungimiranti con una chiara comprensione della situazione hanno fondato istituzioni grazie alle quali il lavoro scientifico di qualsiasi genere viene mantenuto in vita [...]. Aiutate a rendere tali sforzi un vero successo. [...]"
Alimentare il progresso scientifico investendo parti consistenti di quello che l'ottica capitalistica vede come profitto da incrementare potrebbe essere una soluzione per migliorare la condizione della ricerca?
Come sempre, contributo e ringraziamento più grandi vanno nei confronti delle future generazioni:
"[...]In verità sembra che la nostra situazione disastrosa abbia di fatto accelerato l'attaccamento a beni non materiali. Ovunque la gente lavora con ardente entusiasmo nelle circostanze più ardue.
Badate a che la forza di volontà e il talento della gioventù d'oggi non periscano sotto la dolorosa ferita dell'intera comunità."
Crisi allora, crisi oggi. Se la storia è fatta di corsi e ricorsi, l'essere umano ha il sacro dovere di imparare qualcosa per sbagliare meno delle volte precedenti.